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ME STESSI NOI STESSO

ANDRE LANGANEY
NINIAN HUBERT V AN BL]IENBURG H
ALICIA SANCHEZ - MAZAS
Con la collaborazione del Laboratorio di Antropologia Biologica del Museo Nazionale di Storia
Naturale e del Laboratorio di Genetica e Biometria (Universit di Ginevra).
ME STESSI NOI STESSO
TOUS PARENTS, TOUS DIFFERENTS
MUSIS
MUSEO DELLA SCIENZA E DELL'INFORMAZIONE SCIENTIFICA
MUSEUM NATIONAL D'HISTOIRE NATURELLE
MUSEE DE L'HOMME
EDIZIONI DE LUCA
r
1993 Edizioni De Luca S.r.l.
Via S. Anna, 16 - 00186 Roma - te!. 06/6868678
Stampato in Italia - Printed in Italy
ISBN 88-8016-006-0
MUSIS
MUSEO DELLA SCIENZA E DELL'INFORMAZIONE SCIENTIFICA
MURST
MINISTERO DELL'UNIVERSIT E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA
MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI
SOPRINTENDENZA SPECIALE AL MUSEO NAZIONALE PREISTORICO ETNOGRAFICO
L. PIGORINI
PROVVEDITORATO AGLI STUDI DI ROMA E PROVINCIA
Il libro l'edizione italiana di quello redatto in occasione della mostra "Tous parents tous differents" del Museum
National d'Histoire Naturelle, presentata al Musee de l'Homme dal 18 marzo 1992 a tutt'oggi. Il suo contenuto
essenzialmente il frutto delle ricerche del laboratorio di Antropologia Biologica del Museo e del Laboratorio di Ge-
netica e di Biometria (Dipartimento di Antropologia e Ecologia dell'Universit di Ginevra).
Me stessi, noi stesso
Tous parents, tous differents
Il Progetto MUSIS, Museo della Scienza e dell'Informazione Scientifica, teso alla realizzazio-
ne di una rete, nel territorio romano, capace di realizzare il rapporto tra scienza e cittadino a
partire dalle strutture ed opportunit gi esistenti e da iniziative da allestire, finalizzate alla
proposizione di un tema prescelto.
In questo senso il ruolo di MUSIS inizialmente formativo ed educativo si progressivamente
arricchito anche di marcati aspetti didattici tanto da fare ritenere di particolare rilievo gli
strumenti messi a punto ed attivati e di particolare significato il rapporto con la scuola e con
i cittadini pi giovani.
All'interno di questo progetto viene portata a Roma la mostra "ME STESSI NOI STESSO" edizio-
ne italiana di "TOU5 PARENTS, TOUS DIFFERENTS" del Museo di Storia Naturale e del Museo
dell'Uomo di Parigi.
Tale iniziativa si collega ad altre che nel corso dell'anno, hanno affrontato da differenti pun-
ti di vista, il tema affascinante dell'evoluzione biologica e della vita.
In tal senso basti ricordare gli ((Itinerari didattici" dedicati alla chimica, alla fisica e all' astro-
nomia, il viaggio nella paleontologia fino ai Dinosauri Cinesi, il Laboratorio Didattico sui
Cercatori di Massa.
La mostra affronta il problema dell' apparente contrasto fra la diversit e l'unit della specie
umana ed particolarmente mirata per un pubblico di et scolare, in quanto, facendo il pun-
to sullo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche nel campo, propone un discorso
educativo, la cui essenza pu sintetizzarsi nel concetto di diversit fisica come frutto del caso
nella predeterminazione biologica, delle emigrazioni storiche e delle influenze ambientali.
La mostra si articola in una sezione introduttiva e sette sezioni tematiche ed adotta il princi-
pio della interazione fra pubblico e concetti esposti. I livelli di lettura sono tre, n/eriti rispet-
tivamente ad adultt; approfondimento e bambini.
Luigi Campanella
Presidente di MUSIS
RINGRAZIAMENTI:
Bench sia difficile citare personalmente tutti coloro che ci hanno aiutato, proviamo a farlo con riferimento al
contributo generosamente offerto da ciascuno.
Elaborazione scientifica della versione italiana:
Francesca Borruso, Maria Grazia Favara
Allestimento:
Ideazione e progettazione:
Paola Macera
Realizzazione:
Multimedia - Comunicazione multimediale s.r.l. Roma
Assistenza alla produzione:
Maria Menichini, Anna Maria San tori
Gra/ica:
RCP associati
Organizzazione:
Armosia s.r.l., Roma Ricerche
Consulenza scientifica:
Ernesto Capanna, Angelo Capparoni, Massimo Cresta, Pietro Passarello, Aldo Rossi.
Per la Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini" hanno collaborato alla
versione italiana della mostra:
Maria Antonietta Fugazzola (Soprintendente), Luca Bondioli, Roberto Macchiarelli e Loredana Salvadei (antro-
pologia), Gianfranco Calandra e Daniela Fabiani (allestimento), Patrizia Mazzei e Massimo Sallusti (segreteria
mostre).
Traduzioni a cura di:
Paola Dettori
La mostra a Roma ospitata dal Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini - P.le Marconi, 14 Roma
Eur.
Ringraziamo anche per la sua partecipazione alla versione italiana della mostra "Tous parents, tous differents" -
"Me stessi, noi stesso" Mme Jacques de Beaumarchais, Presidente de l'Association des amis du Musee de
l'Homme.
La foto di copertina di Jean Paul Goude.
Il libro stato scritto nell'ambito della mostra "Tutti parenti, tutti differenti" del Musum National d'Histoire
Naturelle, presentata al Muse de l'Homme dal 18 marzo a tutt'oggi. Il suo contenuto proviene in gran parte
dalle ricerche del Laboratorio d'Antropologia Biologica del Musum e dal Laboratorio di Genetica e Biometria
(dipartimento di Antropologia e Ecologia dell'Universit di Ginevra).
Gli autori ringraziano in primo luogo chi ha loro permesso di raccogliere le informazioni utilizzate: in particola-
re, Batrice Pellegrini, Laurent Excoffier, Jean-Jacques Hublin, Patricia Dard, Laurent Graven, Sim Poloni,
Bernard Vandermeersch, David Roessli, Robert Nadot.
Il contenuto largamente ispirato ai lavori gi menzionati di Gustave Malcot, ma anche a quelli di: Guido Bar-
bujiani (Bologna), Madeleine Blanc (Tolosa), Ren Blitler (Berna), Luca Cavalli Sforza (Standford), Jean Daus-
set (CE.P.H. Parigi), Alain Gallay (Ginevra), Andre Giordan (Ginevra), Michel Jeannet (Ginevra), Herve Le
Bras (INED), Bernard Mach (Ginevra), Newton E. Morton (Southampton), Alberto Piazza (Torino), Derek Ro-
berts (Newcastle upon Tyne), Jacques Ruffi (Collge de France).
Sommario
Il Una sola famiglia
13 Tutti i viventi, tutti parenti
17 Mai lo stesso!
21 Spogliamoci!
26 Una carta d'identit molto lunga
33 Gli uni, gli altri. La diversit genetica nel mondo
35 Tutti fossili viventi! La storia genetica dei nostri antenati
40 Tutti parenti, ma come?
46 La conquista del mondo
49 Le migrazioni e la storia della crescita demografica
50 Chi, quando, dove?
52 Il punto fermo del clima e il flusso della storia
55 possibile classificare gli essere umani?
58 Tutti gli altri ... ed io!
59 Omaggio a Gustave Malcot
61 Per saperne di pi
62 Fonti delle fotografie e dei documenti
Una sola famiglia!
Nell'anno 2000 saremo sulla superficie della terra sei miliardi di uomini e di donne. So-
prattutto indiani ed europei, ma anche non pochi cinesi e un numero ancora relativamen-
te limitato di africani.
Questi sei miliardi di uomini saranno molto differenti fra loro - i sosia sono rari ed ap-
prossimativi! Variano molto a seconda della loro origine, per il colore della pelle, la statu-
ra, i tratti del volto o le proporzioni del corpo. Tuttavia, attualmente, i pi diversi tipi di
uomini e di donne vivono insieme nelle grandi citt; fanno gli stessi mestieri, con la stessa
abilit ... e gli stessi difetti. Possono amarsi e fare figli, qualunque siano le loro origini. So-
no Francesi, Kenioti, Americani o Brasiliani, qualunque possa essere il loro aspetto fisico
e l'origine dei loro genitori. La lingua, i costumi, la religione dipendono dal paese dove
sono nati, e spesso sono molto differenti da quelli dei loro nonni.
Questo libretto ha lo scopo di raccontarvi in poche pagine e con molte illustrazioni in che
cosa differiscano questi sei miliardi e perch, nonostante le differenze, essi abbiano quasi
tutto in comune. In realt, gli enormi progressi della biologia permettono oggi di afferma-
re che tutti gli uomini attuali possiedono un'origine comune abbastanza recente. Hanno
in comune la stessa genealogia - molto complicata - e fanno parte quindi della stessa, uni-
ca famiglia, nonostante le differenze del loro aspetto fisico e della loro cultura. In una pa-
rola, sono tutti parenti gli uni con gli altri.
La storia della specie umana attuale quindi la storia di una sola famiglia, una famiglia
immensa distribuita su tutti i continenti del pianeta. I numerosi avi che l'hanno formata
non hanno esitato a varcare gli oceani e i deserti, ad installarsi nelle giungle o presso i po-
li. Vi hanno acquisito aspetti fisici, modi di vita e di vestire molto diversi. Noi indaghere-
mo sulla loro storia, incominciando a ricercare rapidamente l'origine di questa famiglia,
esaminando quindi minuziosamente i cinque miliardi di indiziati che oggi siamo noi. Non
esiteremo a denudarli, o a portarli in laboratorio per analisi approfondite, tutte le volte
che ce ne sar bisogno.
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Il DNA (Aciclo Desossiribonucleico) il materiale con il quale i geni .rono composti in tutti gli esseri viventi. L'uni-
versalit ciel suo linguaggio, il "coclice genetico", climostra l'origine comune cii tutte le piante e cii tutti gli animali
(Foto Peter F l i i k i g p ~ Universit cii Ginevra)
PIANTA PESCE UOMO
UOVO
EMBRIONE
SESSO
L' uovo, l'embrione e il sesso caratterizzano la maggior parte clelle specie viventi auualt; sia vegetali che animali.
Questa somiglianza cii organizzazione una clelle t estimonianze incliscutibili clelIa parentela clegli esseri viventi
(rappresentazione grti/ica cli FrclIloise Maya).
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1
Tutti i viventi, tutti parenti
Gli uomini sanno da sempre che molti animali hanno, come loro, una pelle, una carne,
uno scheletro, sangue, un cuore e molti altri organi che possono essere paragonati ai loro.
Si sa anche che i fiori sono il sesso delle piante, e che la maggior parte delle piante inizia-
no da un uovo minuscolo, seguito da un embrione ben nascosto in fondo al seme.
L'uovo, l'embrione, il sesso: ecco tre caratteristiche della maggior parte delle piante e de-
gli animali odierni. A causa di queste somiglianze, fra le molte altre, Jean Lamarck si con-
vinse, gi dal 1800, che tutti gli esseri viventi avessero un'origine comune: essi discende-
vano tutti da forme di vita molto elementari. In questa teoria, la storia del mondo vivente
diventava la genealogia di una famiglia immensa, nella quale le specie delle piante e degli
animali si separavano, di volta in volta, le une dalle altre, trasformandosi per dare origine
a nuove specie. In particolare, gli Uomini comparivano, nel corso di questa storia, in se-
guito alla trasformazione di un gruppo di scimmie "quadrumani" (che camminano a
quattro zampe) in scimmie "bimani", che camminano su due gambe e dotate di parola
(oggi si definiscono "bipedi"!).
Attaccato dal clero e da colleghi mal disposti, fra cui il celebre Cuvier, Lamarck non riu-
sc a far accettare la sua teoria, chiamata oggi "dell'evoluzione", se non da una cerchia ri-
stretta di scienziati spesso ostili. Si dovette attendere mezzo secolo perch gli studi con-
temporanei di Charles Darwin e di Alfred Wallace permettessero infine di rendere popo-
lare !'ipotesi dell'evoluzione. Inoltre, ancora troppo spesso Darwin presentato come il
primo ed unico autore di questa teoria, il che assolutamente falso, nonostante il suo im-
portante contributo.
Attualmente l'evoluzione non pi un'ipotesi per i biologi. la sola interpretazione pos-
sibile della storia della vita. Oggi si sa che tutti gli esseri viventi sono fatti delle stesse so-
stanze chimiche, organizzate nello stesso modo in "cellule" viventi, costruite e gestite da
un "codice genetico" universale. I batteri, i platani, i lombrichi, le mosche, i topi o gli es,-
seri umani possiedono nel loro patrimonio genetico, le prove della loro origine comune. E
lo stesso materiale genetico che fa s che gli esseri umani ed i topi abbiano una successio-
ne di vertebre, le mosche e i lombrichi una successione di anelli. La genetica ci permette
di andare a ricercare l'antenato comune a tutti: il primo verme, che, forse un miliardo di
anni fa, si diviso in anelli simili.
Il lombrico dunque un nostro lontano cugino: molto lontano poich il nostro ultimo an-
tenato comune si perde nella notte dei tempi, prima dell'era primaria della geologia.
Gli attuali pesci, invece, hanno delle vertebre come noi; sono dunque molto pi recenti. Il
nostro ultimo antenato pesce non ha che 400 milioni di anni. Noi tutti abbiamo avuto,
d'altronde, delle aperture branchiali ed una lunga coda, verso la terza settimana della no-
stra vita embrionale. Certamente questo non ci serve pi oggi, ma un ricordo degli ante-
nati che vivevano sott' acqua, senza scafandro!
La famiglia di animali che ci vicina quella delle scimmie, alla quale apparte-
niamo senza ombra di dubbio. E da meno di quaranta milioni di anni che delle vere scim-
mie popolano la terra. Quelle che ci assomigliano di pi datano dai quindici ai venti mi-
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DROSOFILA
LOMBRICO
DROSOFILA
SEGMENTI
VERTEBRE
TOPO
UOMO
EMBRIONE DI TOPO
Il "davanti" e il "clietro", cost' come anche la segmentazione del corpo in anelli, segmellti o vertebre, si ritrovano nel-
la maggior parte degli animah dal lombrico all'Uomo. Il confronto dei geni che li governano, in tm insetto (la dro-
sofila) e in un mmmmfero (il topo), mostra che eHi hanno in comune le stesse carattertiche (Rappresentazione
grtlfica di Franoise Maya, tratta, con mocllfiche, cl" E. de Roberti..- e coli., Pour la Science, val. .155, 1990).
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lioni di anni. Intorno ai quattro milioni di anni, delle scimmie grandi come noi, gli "Au-
stralopiteci" , camminano in posizione eretta. Ma bisogna attendere ancora un milione di
anni per "vedere" dei veri Uomini che intaglino degli utensili di pietra, che costruiscano
abitazioni, che forse parlino.
Quindi il genere umano ha 3 milioni di anni (soltanto!) in una storia della vita che ha ben
pi di 3 miliardi di anni. Vale a dire che i primi Uomini fossili appaiono solo durante l'ul-
timo millesimo della storia della vita. Se la vita fosse durata un anno di calendario, questi
primi esseri umani avrebbero fatto la loro apparizione non prima del pomeriggio del 31
dicembre, dopo l'ora della merenda!
E ancora! Durante la quasi totalit di questi 3 ultimi milioni di anni, gli esseri umani fossi-
li restano molto diversi da noi, nonostante il nome che stato loro dato di Homo habilis o
di Homo erectus.
Bisogner risalire a 100.000 anni fa, solamente mille secoli - l'ultimo quarto d'ora del 31
dicembre dell ' anno della vita - perch compaiano esseri umani moderni, come noi. Questi
primi esseri umani moderni, ritrovati in Palestina, in Etiopia, forse nell ' Africa settentrio-
nale e sud-orientale, sotterravano i loro morti con riti funebri. E assai poco si sa sul rap-
porto che c'era fra loro e quelli che li avevano preceduti, di cui molto probabilmente so-
no i discendenti. Ma non c' alcun dubbio che sono stati i loro figli a partire alla conqui-
sta dei cinque continenti, e che gli attuali cinque miliardi di esseri umani sono i loro di-
scendenti.
Ci resta da capire come gli eredi di un piccolo gruppo di cacciatori-raccoglitori, partiti
dal Vicino Oriente, o dall ' Africa, mille secoli fa, abbiano potuto conquistare i cinque con-
tinenti. E come poi, dopo aver inventato l'agricoltura su questi cinque continenti da me-
no di quindicimila anni, siano diventati quasi un miliardo verso il 1800, all 'inizio della ri-
voluzione industriale, e cinque miliardi oggi.
Pri mi Uomini
Homo
Primi Uomini
modefll i
Homo Sflp:nS
sopiens
Se la totalit del tempo trascorso dalt'origine detta vita Ion e ridotta ad un al1/1O di calendario, i primi vertebra ti ter-
restri sarebbero appani intorno al 20 novembre, i primi uomini (Homo) il 3 1 dicembre verso le ore 16, e la nostra
specie, t' Uomo modemo (Homo sapiens sapiens) il 31 dicembre a mezzanotte meno un quarto
l
(Gralica di
FranoiIe Maya).
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700650 600 550 500 450 400 350 300 250 200 150 100
--------------------,1 i I i I i I i I i I
I 1
3,5 MILIARDI
DI ANNI
-'
/
/ li UOMO
5i- . .rt
SCIMPANZ
RODITORl
.... 32
RETTILI
___ A.
ANFIBI

PESCI-
INSETTI,
CROSTACEI


ANELLIDI
.. BATTERl
Prime cellule
viventi
ORIGINE
COMUNE
ALGHE

FUNGHI
Y,,,,,

PIANTE
DA FIORE
Lo studio dei resti/assili (paleontologia) e la comparazione delle specie attuali permettono di ricostruire l'albero ge-
nealogico del mondo vivente_ Il nostro cugino pi prossimo lo scimpanz, che pi vicino a noi che a tutte le altre
scimmie: l'antenato che avevamo in comune con lo scimpanz viveva certamente solo 5 milioni di anni/a! (Gra/ica
di Franoise Maya).
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Mai lo stesso!
stupefacente che degli esseri umani cos numerosi quali siamo noi, non possano mai es-
sere confusi. Ciascuno ha il suo fisico, la sua personalit, i suoi gesti, la sua storia e la sua
cultura personale. Certamente, si sente molto spesso dire in Europa che i Cinesi o i Con-
golesi sono tutti uguali! D'altro canto i Cinesi e i Congolesi dicono la stessa cosa degli Eu-
ropei... In effetti, dal momento in cui si viene ad avere una conoscenza approfondita di
persone che provengono dall'altro capo del mondo, i pregiudizi spariscono, e ciascuno
riacquista la propria personalit unica, non appena la nostra esperienza ci permette di ri-
conoscerla. Molti Vietnamiti si chiamano Nguyen, e molti abitanti del Mali si chiamano
Camara, ma non accade mai che due Nguyen o due Camara, al pari di due Smith, due
Rossi o due Dupont, siano identici.
Persino i gemelli veri (monozigoti), nati dalla riproduzione di uno stesso ovulo umano, e
caso unico di esseri umani dotati dello stesso patrimonio genetico, non sono mai uguali.
Certamente, si assomigliano molto di pi di qualsiasi fratello o sorella, e chi li conosce po-
co talvolta li scambia, quando l'uno si fa passare per l'altro. Ma nessuno, nella loro fami-
glia, si sbaglia mai, e le loro differenze visibili spesso aumentano con l'et, ad eccezione di
quando essi stessi si sforzino di cancellarle; come qualche volta il caso nelle riunioni di
gemelli! Quale che sia la loro somiglianza iniziale, le loro storie personali si differenziano
assai presto perch le attitudini, i movimenti e le attivit creano in loro molteplici diffe-
renze. E se ciascuno di loro, invece di imitare l'altro, si lascia andare ai propri gusti perso-
nali, non vi assolutamente alcuna ragione che portino le stesse calze o che si pettinino
alla stessa maniera!
La somiglianza impressionante dei gemelli veri (monozigoti) generalmente si attenua man mano che crescono, se-
condo le inclinazioni e le esperienze dei due fratelli o delle due sorelle. L'identit del patrimonio genetico non crea
individui identici sotto tutti i punti di vista, nonostante delle apparenze talvolta ingannevoli.
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Tutti i miei altri possibili
fratelli e sorelle
lo
r,
Mio fratello
I meccanismi della sessualit non generano mai lo stesso patrimonio genetico, salvo che si tratti di gemelli veri
(monozigoti). Tutti gli ovuli prodotti dalla madre e tutti gli spermatozoi prodotti dal padre sono geneticamente d t ~
versi. Ogni fecondazione ['incontro fortuito di due cellule estratte a caso da ciascuno dei due patrimoni genetici. Il
numero di combinazioni genetiche possibili per un bambino che dovr nascere cos praticamente illimitato (Grafi-
co Yves Reymond).
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In altre parole, la procreazione sessuata, prima ancora che le nostre storie si differenzino,
genera soltanto esseri dissimili. Ciascuno di noi fatto di decine di migliaia di caratteri,
che sono presi a caso tra quattro possibilit: assomigliare al padre, alla madre, a tutte e
due, oppure n all'uno n all'altro. Quando i genitori hanno due figli o due figlie, ciascu-
no di essi formato come da una serie di estrazioni di un vero e proprio gioco del lotto in
cui vi siano varie migliaia di palline. Tutti sanno che gi molto difficile azzeccare il nu-
mero estratto in un gioco a cinque palline. Ed ancor pi impensabile estrarre due volte
di seguito lo stesso numero. Ma il gioco del lotto genetico si avvale, lo abbiamo visto, di
migliaia di palline. Non pu quindi mai riprodurre due volte lo stesso individuo. Il caso
spesso produce somiglianze, talvolta anche notevoli, fra due esseri umani: i pubblicitari o
i cineasti riescono quasi sempre a trovare dei sosia di personaggi celebri. Ma l'esperienza
ci insegna che questi sosia sono spesso assai approssimativi e che la loro somiglianza con
l'originale non supera un attento esame. I sosia sono molto rari, e spesso, per raggiungere
una somiglianza che possa trarre in inganno, necessario curare con grande attenzione i
dettagli dell' abbigliamento, della pettinatura, del trucco. D'altra parte, i buoni truccatori,
parrucchieri e costumisti ed anche coloro che creano la moda, spesso finiscono per forza-
re le somiglianze di individui fisicamente assai differenti, per farli assomigliare, per esem-
pio, ad una cantante o ad un attore famoso.
Ci che noi notiamo di un uomo o di una donna, l'insieme dei tratti fisici - la statura, la
corporatura, i tratti del volto, il cdore della pelle e dei capelli ecc. - e certe caratteristiche
artificiali, culturali, che spesso modificano i primi: vestiti o scarpe che allunghino, assotti-
glino, o ingrossino, pettinature che rendano lisci i capelli crespi o rendano riccioluti i ca-
pelli lisci, un trucco che schiarisca la carnagione o imiti l'abbronzatura. Il "look " di un
individuo una mescolanza di ci che egli realmente , di ci che vorrebbe essere, e di
ci che egli stesso e gli altri fanno di lui, attraverso tutti gli artifici che gli esseri umani
hanno inventato.
In molte culture, professioni, movimenti di moda o di idee, si coltivano volontariamente,
o per imposizione, apparenze esteriori come l'abbigliamento, il trucco, e persino i gesti,
gli atteggiamenti, i modi di parlare, che svolgono il ruolo di segnali sessuali o sociali. Que-
sti aspetti esteriori indicano la funzione di un individuo, rinforzano i suoi sentimenti di
appartenenza ad un gruppo, come anche la solidariet prioritaria con i suoi simili. I para-
cadutisti dal cranio rasato, i gendarmi con i baffi, o gli ayatollah barbuti abiurano la loro
personalit con la stessa efficacia degli skinheads o dei fans di Madonna. Ma sufficiente
togliersi la maschera, struccarsi, per ritrovare degli esseri unici dietro ogni uniforme. Per
conoscerci meglio, spogliamoci!
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Foto]. L. Dubin
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Spogliamoci!
Anche spogliati, gli uomini rimangono degli esseri segnati da elementi culturali, come la
pettinatura o la tintura dei capelli, i possibili tatuaggi o abbronzature della pelle, le even-
tuali mutilazioni a fini estetici (buchi alle orecchie o al naso, ornamenti alle labbra, ecc.) o
religiosi (circoncisione, incisioni, rasatura del cranio, ecc.). Per parlare del loro aspetto fi-
sico, dovremmo dimenticarci di tutti questi caratteri del corpo modificati dalla cultura.
Parleremo di colore della pelle senza tatuaggi o abbronzature, di capelli non tinti e non
pettinati, di barbe non rasate, di orecchi non deformati da orecchini, ... in breve di esseri
umani quali non si vedono mai. E gi si pu notare che cos abbandoniamo una buona
dose delle differenze tra individui di una stessa popolazione, ma anche, e soprattutto,
molte diversit sistematiche osservabili fra gruppi che seguono regole o mode in grado di
creare differenze fittizie fra una popolazione e l'altra.
Nonostante ci, le differenze non mancano fra i nostri esseri umani nudi e "deculturizza-
ti". In tutte le popolazioni ci sono individui di ogni statura. Le donne misurano in media
fino a dieci centimetri meno degli uomini; i pi alti possono superare anche di cinquanta
centimetri i pi bassi, senza parlare dei nani e dei giganti, che hanno sofferto disturbi del-
la crescita. Ma si sa anche che alcune popolazioni sono mediamente caratterizzate da una
statura molto maggiore o molto minore di altre. Un uomo di un metro e cinquanta e una
donna di un metro e quaranta sono nella giusta media dei Pigmei, degli Esquimesi, di cer-
ti Amerindi delle Ande o Indonesiani. Al contrario uno Scozzese o una donna Tutsi del
Rwanda saranno piccoli se misurano meno di un metro e settanta.
Si sa anche che la statura degli esseri umani aumentata, nel corso dell'ultimo secolo, in
tutte le regioni industrializzate e urbanizzate del pianeta, senza, tuttavia, che se ne com-
prenda bene il perch. Gli uomini di oggi non riescono ad entrare, per oltre una decina di
centimetri, nella maggior parte delle armature del Medio Evo, e gli studenti dell'Univer-
sit di Ginevra misurano, in media, due centimetri in pi dei loro genitori dello stesso ses-
so. Eppure sono proprio questi ultimi ad aver trasmesso loro il patrimonio genetico e la
maniera di alimentarsi. Ci sono stati dunque dei cambiamenti nel modo di vivere, i quali,
a partire da una stessa eredit genetica e dalle medesime abitudini alimentari, hanno pro-
dotto individui pi alti. E come spesso capita, non se ne conosce ancora la causa.
La lunghezza del corpo umano non che un caso particolare, e tutte le altre nostre di-
mensioni variano a seconda dell'individuo e della popolazione. Alcuni sono pi magri ed
altri pi robusti, alcuni hanno le gambe corte, come gli Esquimesi, o lunghissime, come
certi abitanti della valle del Nilo; alcuni hanno una corporatura d'atleta, mentre altri sono
sottili e fragili. In tutti questi casi impossibile precisare ci che dovuto al patrimonio
genetico della popolazione di origine, ci che dovuto alle particolarit genetiche, alla
storia, o alle abitudini alimentari, professionali o sportive del soggetto. Il fisico di un lot-
tatore di Sumo giapponese, di un pugile, di una ballerina classica o di un giocatore ameri-
cano di basket sono altrettante varianti estreme, dove le caratteristiche biologiche della
popolazione e dell'individuo s'intrecciano con le tradizioni sociali e la storia personale
che ne trasformano artificialmente il risultato.
Generalmente si pu misurare il colore della pelle, al suo stato naturale, per lo meno su
quelle parti del corpo che abitualmente sono coperte. Troppo spesso, la pelle viene anco-
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Ipotesi di ripartizione delle stature n ~ l mondo prima del 1492 e delle grandi migrazioni
moderne.
-
[-]
- -
inferiore a 148 cm da 148 a 158 cm da 158 a 163 cm da 163 " 168 cm d" 168 a 173 cm superiore a 173 cm
La dirt ribuzione per statura della popolazione mondiale maschile (nel 1953) pu essere messa in relazione alle di-
versit ambientali dei territori abitati dalle diverse popolazioni. Bench esistano numerose ecceziol1l; le stature me-
die maggiori si osservano principalmente nelle zone temperate f redde o nei deserti caldi; le stature pi basse negli
ambienti polari o nelle foreste equatorialt; le stature intermedie nelle praterie o nelle savane (Da BiaSl/lIl; modifica-
to).
ra descritta come nera, gialla, bianca, ed anche rossa, nel ricordo errato di quegli Amerin-
di che si dipingevano il corpo di tinta rossa. In effetti queste classificazioni non vogliono
dir niente: dal momento che le cose sono allo stesso tempo pi semplici e pi complesse.
Pi semplici, in quanto le variazioni di colore della pelle sono dovute ad un solo pigmen-
to bruno, la melanina, presente in quantit variabile e agglomerata in accumuli pi o me-
no fitti negli strati profondi dell 'epidermide. I "gialli ", che in effetti sono molto bianchi
verso il Nord, da questo punto di vista si collocano in mezzo tra i neri e i bianchi, cos co-
me le diverse categorie di bruni e di mulatti. Non esistono pigmenti gialli diversi nelle po-
polazioni umane, e il solo rosso naturale della pelle quello del sangue, visto in trasparen-
za attraverso le pelli chiare, soprattutto al freddo, al caldo o dopo un forte consumo di al-
cool!
Le cose si fanno per pi complicate perch il colore della pelle varia enormemente fra
gli individui di una stessa popolazione, specie nelle popolazioni dalla pelle pi o meno
scura. Non esistono quindi categorie nette per il colore della pelle, bens una gradazione
che va dagli individui pi scuri appartenenti alle popolazioni di pelle scura, agli individui
pi chiari appartenenti alle popolazioni di pelle chiara. Fra questi due estremi ci sono tut-
ti gli altri individui e le altre popolazioni, che formano una gamma ininterrotta di grada-
zioni di colore.
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SARA
(Ciad)
BOSCIMANI
CHAOUIAS
(Al geria)
BELGI
EsiSte una gamma ininterrotta di gradazioni del colore bruno della pelle tra gli individui pi chiari e quelli p scuri
che sono al mondo. Ogni popolazione umana presenta al proprio interno una diversit tale che, mettendo fianco a
fianco le gradazioni di colore di quattro popolazioni umane solamente, pu essere ricostituita tutta la gamma delle
variazioni moneliali (Documento LGB).
Si sa anche che le popolazioni di pelle scura sono originarie della zona intertropicale,
mentre quelle di pelle chiara provengono dalle regioni fredde, sia dell 'emisfero boreale
che australe. Le popolazioni che hanno origine nelle zone intermedie, come i Filippini,
certi Arabi, o molti Indiani hanno colorazioni intermedie, senza che questo sia dovuto
nella maggioranza dei casi a mescolamento. Si tende dunque a credere che siano state le
condizioni locali a determinare il colore della pelle degli esseri umani. Tuttavia, a diffe-
\enza della statura, il colore della pelle non varia, sotto i nostri occhi , dai genitori ai figli.
E meno sensibile all'azione diretta dell ' ambiente, e vari motivi ci fanno pensare che ci sia-
no voluti dai ventimila ai quarantamya anni perch certe popolazioni passassero dal colo-
re chiaro a quello scuro o viceversa. E molto, secondo il metro del tempo che usiamo noi ;
ma ci ha permesso cambiamenti spettacolari, forse qualche volta in senso inverso, da
quando, 100.000 anni fa, sono apparsi gli esseri umani moderni sulla terra. La necessit di
avere la pelle chiara per meglio effettuare la sintesi della vitamina D ed evitare il rachiti-
smo nelle regioni poco soleggiate, una spiegazione che viene avanzata, ma questa ipotesi
deve essere ancora confermata. Comunque, questa teoria pu solo valere per la preistoria,
poich oggi diamo la vitamina D a tutti i bambini!
I nostri esseri umani nudi hanno ancora molte caratteristiche fisiche esterne differenti: co-
23
"
Ipotesi di ripartizione dei colori dela pelle nel mondo prima del 1492 e delle grandi
migrazioni moderne.
- -
D ,---- I ----,I [ ~
nero molto scuro scuro poco scuro poco chifl ro chiuro mol! o chiaro bianco
La njJart izione geografica dei colori medi della pelle (prima della scoperta dell'America e delle grandi migrazioni
moderlle) il/dica che le popolazioni con la pelle pi scura si ripartiscol1o ne/le zOlle intertropicali di tutti i continen-
ti. Processi di adattamento cd clima, indipendenti ne!!e diverse regioni geografiche, SOIlO stati probabilmente respon-
sabili della diversificazione di questo carattere nel corso de/la storia del papa/amento del mondo (Da Biasutll; modi-
ficato).
lore dei capelli , degli occhi , pelosit pi o meno accentuata e distribuita in maniera diver-
sa, riparti zione differente dei grassi o dei muscoli, forme diverse delle stesse ossa, in grado
di dare al viso o alle membra, espressioni o proporzioni cbe variano da un individuo
all'altro, e spesso da un capo all'altro del pianeta. Ma proprio di fronte a questa diversit
di dettaglio dell ' anatomia umana, Charles Darwin aveva gi notato (nel suo libro su
"L'espressione delle emozioni nell' uomo e negli animali") che i m uscoli, e le espressioni
che essi producono per sottolineare e trasmettere le nostre emozioni , sono dappertutto le
stesse, e che questa somiglianza non poteva essere spiegata altro che da un'origine comu-
ne di tutti gli esseri umani attuali, indipendentemente dal loro colore, dalle loro dimensio-
ni e proporzioni e dall a loro origine.
La diversit visibile, a volte molto spettacolare, che rende gli esseri umani differenti gli
uni dagli altri, una diversit di dettaglio e di superficie, che non cambia fondamental-
mente il loro modo di comunicare e di interagire. Ciascuno di noi in grado di riconosce-
re in qualsiasi altra persona, prima ancora di sentirla parlare, la collera, il dolore, il sorri-
so, la gioia o la maniera di rivolgersi a un bambino. Le diffe renze di colore, di statura, di
capigliatura o di fisionomia creano molte meno difficolt delle differenze di lingua, di tra-
dizione, di gesti convenzionali o di religione. E questa universalit dei mezzi fisici di co-
municazione e di espressione di emozioni fondamentali spiega come qualsiasi bambino
24
La diversit degli uomini quale noi la percepiamo direttamente, il prodotto complesso di un insieme di caratteri-
.l'fiche culturali (abbigliamento, pettinatura, ornamenti, costumi, credenze, lingue parlate, ecc) e biologiche (forme,
dimensioni, colori del corpo, caratteristiche strutturali dei capelli, ecc). Le stesse emozioni di base si esprimono alla
stessa maniera presso tutti gli esseri umanz; qualunque siano le differenze di aspetto fisico e culturali (Foto ]ean-Luc
Dubin).
25
che venga allevato in una societ differente da quella dei suoi genitori biologici assimili
senza la minima difficolt la cultura e i costumi dei suoi genitori adottivi, mentre ignora
completamente quella dei suoi antenati.
Gli esseri umani possiedono dunque delle "carrozzerie" molto diversificate, tanto fra con-
cittadini quanto tra individui abitanti agli antipodi. Ma queste differenze non creano alcu-
na forma di originalit biologica definitiva nei loro rapporti. La diversit dei visi e dei cor-
pi si sovrappone ad una grande uniformit nell'organizzazione e nel funzionamento dei
nostri organi, nelle espressioni e nelle emozioni che queste manifestano. Quando poi si
seziona un corpo umano, ci si accorge che gli organi interni sono gli stessi dappertutto, a
parte le variazioni di dimensione collegate al volume globale e alle forme esterne del cor-
po, oppure a certe particolarit delle condizioni di vita, come ad esempio le grandi gabbie
toraci che delle popolazioni che vivono a forti altitudini. La diversit visibile degli esseri
umani nudi una diversit di superficie, e le differenze esistenti fra le popolazioni si pos-
sono notare solo ponendo a confronto i casi pi estremi, dimenticando la diversit all'in-
terno delle popolazioni e tutte le popolazioni intermedie.
4
Una carta d'identit molto lunga
Sappiamo che tutti gli esseri umani si ripartiscono in quattro gruppi sanguigni. Spesso
uno di noi pu ricevere il sangue da certi individui solamente e donarlo solamente a certi
altri. Poco importa l'origine di colui che dona e di colui che riceve: la sola cosa importan-
te per una trasfusione di sangue che i due gruppi sanguigni siano compatibili. Ora, ac-
cade assai spesso che si sia incompatibili con il padre, la madre, il fratello o la sorella co-
me si pu essere incompatibili con molte persone cui pi o meno assomigliamo, e che in-
vece si possa ricevere il sangue da individui fisicamente molto differenti. Poco importa
che il donatore sia cinese o etiope e il ricevente americano o papua; la sola cosa che conta,
affinch il sangue dell'uno possa salvare l'altro, e che vengano scelti gruppi sanguigni
compatibili.
Questo ci fa ricordare che esistono fra noi differenze nascoste, che solo le analisi di labo-
ratorio, spesso complesse, sono in grado di rivelare. E queste differenze sono molto im-
portanti perch, in alcune circostanze, significano la vita o la morte.
All'esempio della trasfusione di sangue, che ripartisce i cinque miliardi di esseri umani in
quattro gruppi sanguigni, se ne pu opporre un altro: quello del trapianto di organi per il
quale praticamente impossibile trovare un donatore perfettamente compatibile. Lo stu-
dio del sistema genetico HLA (Human Leucocyte Antigen in inglese, Maggiore Comples-
so di Istocompatibilit in italiano), scoperto dal professor Jean Dausset (Premio Nobel),
ha dimostrato per la prima-volta che ciascuno di noi possiede in ciascuna delle sue cellule
(ne abbiamo circa cinquantamila miliardi!) una vera carta d'identit genetica. E le combi-
nazioni possibili dei numeri di questa carta d'identit sono cos numerose, che solo i ge-
melli veri, copia genetica esatta l'uno dell'altro, possiedono la stessa. Affinch un trapian-
to sia compatibile, bisogna dunque effettuare il prelievo dal ricevente stesso (talvolta ad
26
Posso dare il sangue
a tutti e due i miei fratelli,
ed anche al babbo e alla mamma ...
... ma nessuno di loro me lo pu dare.
Possiamo tutti e due
dare il sangue alla mamma ...
ma lei non pu darlo a noi.
Le possibilit di trasfusione di sangue non hanno un rapporto diretto con la somiglianza fisica visibile degli indivi-
dui o il loro grado di parentela. All' interno di una stessa famiglia, gli scambi possono essere vitali o mortali. Per
esempio, un bambino di gruppo O pu donare il sangue ai genitori che appartengono al gruppo A o B, ma non ne
pu ricevere da nessuno dei due (il gruppo O donatore universale). Cos una madre di gruppo AB non pu donare
il sangue ai figli di gruppo A o B, ma pu riceverlo da loro (il gruppo AB ricevente universale) (Grafica di Yves
Reymond).
27
Locus A Locus B Locus C Loclls DR
20 vari anti 40 variant i lO varianti 14 varian ti
Sistema HLA
Il sistema HLA (Human Leucocyte Antigeli in inglese, Maggiore Complesso di Istocompatibilit in italiano) una
vera e propria carta d'identit genetica che impedisce i trapianti di organif,'a gli individui. Ciascuno di noi possiede
su Ctt/SC/I//O dei mai due cromosomi n06:
- una variante del gene HLA-A Fa le 20 possibili
- una variante del gene HLA-B Fa le 40 possibili
- l//W variante del gene HLIl -CFa le IO possibili
- II/W variante del gene HLIl -DR FtI le 14 po.uibili
Un semplice calcolo porta a p di sei milic/ rdi di combinazioni genetiche /-lLIl possibili per un individuo, cio p
del numero degli esseri umani attuali. Questa Cifra diventa praticamente inj,'nita se comiderano tutte le altre in-
numerevoli varitlllti dei geni l-ILA scoperte recentemente dalla biologia molecola re. E dunque impossibile osservare
due imlividui identici per questi gel1l; eccezione latta per i gemelli veri (Grafica cii (ves Reymond).
un grande ustionato si preleva la sua stessa pelle ), oppure farlo da un gemello vero ... se
esiste! Ma questo non accade quas i mai , e, nella pratica, ci si deve accontentare di trovare
donatori e riceventi di organi che si assomiglino quanto pi possibile dal punto di vista
del sistema HLA. Inoltre bisogna dare al ricevente dei medicinali pericolosi per limitare il
rischio di rigetto del trapianto. Tuttavia ci si pu ricordare che, fra i primi trapianti di
cuore, vari sono stati effettuati fra neri e bianchi, senza che questo comportasse dei pro-
blemi tecnici particolari. Anche in questo caso, la nostra diversit genetica non sembra af-
fatto scomporsi di fronte alle nostre differenze di aspetto.
Oggi la conoscenza della nostra diversi t nascosta progredisce a grandi passi . Sappiamo
che la personalit di ognuno di noi organizzata, sul piano genetico, da una specie di
messaggio composto da tre miliardi di lettere concatenate, scelte da un alfabeto che ne ba
solamente quattro. A titolo di confronto, se il messaggio genetico di uno di noi fosse scrit -
to ln una sorta di dizionario di mille pagine di 3000 lettere, ci comporterebbe circa mill e
volumi, cio una pila di cento metri d' altezza o, se si preferisce, si riempirebbe un camion
di una tonnellata. Notevoli sforzi finanziari e di ricerca sono stati effettuati ai nostri giorni
per conoscere l'organi zzazione di questo messaggio genetico, le cui deficienze sono la
causa di malattie gravi, che potranno essere curate e prevenute solo quan-
do l'avremo capito meglio. E il progetto "genoma umano", che l' oggetto di una collabo-
razione internazionale notevole, nella quale sono coinvolti numerosi ricercatori europei,
28
sebbene spesso vi siano state lentezze nel fornire strumenti di lavoro adeguati alle loro
competenze e agli impegni presi sul piano politico. Tuttavia centinaia di migliaia di malati
attendono in condizioni drammatiche i risultati di una ricerca senza la quale siamo impo-
tenti nei loro confronti e nei confronti di quelli che nascono ogni giorno. La nostra diver-
sit nascosta non ha che lati buoni: come potremmo non desiderare di agire per attenuar-
ne gli inconvenienti?
Ciascuno dei nostri geni un messaggio scritto in un linguaggio codificato e contenuto nel DNA. In totale il DNA
di ogni individuo comporta 3 miliardi di segnali A, T, G e C, che contengono un'informazione ancora poco cono
sciuta. Se la totalit dei segnali che ciascuno di noi porta in s fosse stata scritta e raccolta in grandi dizionart; essa
occuperebbe all'incirca un migliaio di volumi ... il cui peso corrponderebbe ad un camion di una tonnellata! (grafi-
ca di Yves Reymond).
29
Ogni individuo pu possedere una delle molteplici varianti dei geni ABO, Rbsus, HLA, ecc. in ciascuno dei due
cromosomi di ogni coppia (nO 9, nO l, nO 6, ecc ... .). Cosi il patrimonio genetico cii ciascuno di noi uno tra i miliardi
di "mosaici" genetici possibilt; e la probabilit di trovare due individui geneticamente identici nulla. ("L'amino ge-
notipico" stato ideato in collaborazione con l'agenzia Tape l'OeiJ).
30
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Gruppo A Gruppo B Gruppo O Gruppo AB
Classificare le popolazioni , per chi lo volesse fare, un rompicapo senza soluzione. Per esempio, classi/icare gli indi-
vidui secondo la loro origine geografica (e, attraverso quest'ultima, secondo alcuni dei tratti /isici pi appariscenti)
porterebbe a scompaginare i raggruppamenti possibili sulla base dei loro gruppi sanguigni A BO (Figura A). Analo-
gamente, classi/icare gli individui secondo il loro gruppo sanguigno condurrebbe t/ rimescolare tutti i raggruppamen-
ti effettuati in base all'origine geografica (Figura B). Un simile tentativo con altri gem; come il Rhsus, porterebbe
ancora a raggruppamellti differenti (la soluzione al prossimo numero
l
), Nessun indice visibile dell'aspetto /isico di
un ti/dividuo permette di predire il stiO gruppo sanguigno, e la conoscenza del gruppo sanguigno di UII individuo
non consente di indovinare a chi egli assomigli (Grafica di Yves ReymolldJ.
31
Popolazioni
Zambiani
y oruba (Nigeria)
Amhara (Etiopia)
Tunisini
Francesi
GENE Rl DEL SISTEMA RHESUS
Lapponi 1 1 I 1 I 1 I 1 I 1 I 1 I 1 I 1 I 1 : : : ~ ~ 1
Sardi (Italia)
Iraniani
Indiani
Cinesi del Sud
Giapponesi
Papua (Nuova Guinea)
Y onomama (Venezuela)
Popolazioni
Zambiani
Y oruba (Nigeria)
Amhara (Etiopia)
Tunisini
Francesi
Lapponi
Sardi (Italia)
Iraniani
Indiani
Cinesi del Sud
Giapponesi
Papua (Nuova Guinea)
Y onomama (Venezuela)
o
O
Frequenza
.2 .4 .6 .8 1
GENE O DEL SISTEMA ABO
Frequenza
.2 .4 .6 .8
L'attuale conoscenza genetica delle popolazioni umane ha ormai rigettato la vecchia idea secondo la quale esisteva
no geni specifici di "razze", come i "geni neri", "i geni bianchi" e i "geni gialli". La maggior parte dei geni conosciuti
sono presenti dappertutto e sono semplicemente pi o meno rari secondo l'origine geografica delle popolazioni. In
certi casi le differenze di frequenza sono ampie, ma il medesimo gene pu esistere in popolazioni molto diverse e as-
sai distanti fra loro (Figura A). In altri casi la frequenza praticamente uguale in tutte le popolazioni (Figura B)
(Documento LGB).
32
5
Gli uni, gli altri
La diversit genetica nel mondo
Le vecchie idee sono dure a morire, cos come le classificazioni troppo semplici. Al tempo
delle prime ricerche sulla diversit nascosta degli esseri umani e sui gruppi sanguigni, i ri-
cercatori si attendevano di trovare che i gruppi sanguigni dei neri fossero differenti da
quelli dei gialli o dei bianchi, secondo le vecchie categorie dell' antropologia coloniale.
L'idea che i gruppi sanguigni possano essere gli stessi in tutto il mondo stata ammessa
solo dopo mezzo secolo di esperienza e che cosa essa significhi non stato ancora com-
preso da tutti gli specialisti. Ne la prova il fatto che certi ricercatori, compresi anche al-
cuni delle migliori universit americane, pretendono nuovamente - attraverso lo studio
della chimica dei nostri geni, che si avvale delle tecniche pi moderne - di descrivere i ge-
ni dei neri, dei gialli, dei bianchi! E poi si meravigliano, qualche mese pi tardi, quando
scoprono che i "geni bianchi" sono frequenti presso i gialli o i neri e viceversa. Ci nono-
stante, gli ultimi venti anni non hanno mai cessato di dimostrare che la maggior parte dei
Una qualszasi unione fra due individui che si somiglino pu produrre dci figli molto differenti per varie caratterl.\-
che, come il colore dei capelli o degli occhi. Questa "sorpresa" dovuta ,dl'incredihile diversit genetica di ciascuna
popolazione umana, nella quale dei geni qualche volta dimenticati si trasmettono dai genitori ai figlz; e n'appaiono
in questi ultimi. Ogni procreazione , in qualche modo un meIcolamento anche se Ii effettua all' interno di una sleI-
Ia popolazione (Foto Art et Nature).
33
geni "non ha colore". Migliaia di geni differenti si ritrovano, con maggiore o minore fre-
quenza, in tutte le popolazioni del mondo. Quello che qui molto raro, l sar pi fre-
quente, e altrove ancora di pi. Ma non si ancora trovato un gene che sia presente in
tutti gli individui di una popolazione, e assente in tutte le altre. Non si conoscono veri
'marcatori genetici" che, attraverso l'analisi di un individuo, mettano in grado di afferma-
re a colpo sicuro, sia in positivo che in negativo, quale ne sia l'origine. Ci che si chiama
abitualmente marcatore genetico, corrisponde ad una situazione pi sfumata: si tratta o di
geni che sono effettivamente conosciuti in una sola popolazione, ma anche in questa sono
rari; o di geni che sono pi frequenti in un particolare gruppo demografico che non negli
altri. La loro presenza costituisce allora un forte indizio - ma non una prova - dell' appar-
tenenza di un soggetto ad un dato gruppo. Non tecnicamente possibile determinare
l'origine degli individui umani partendo dai geni sinora conosciuti; e le classificazioni del-
le popolazioni sono arbitrarie e variano a seconda dei geni di volta in volta considerati.
Questa situazione certamente contraria all'intuizione e alla nostra abitudine di descrive-
re i nostri simili in termini di "caratteri razziali" approssimativi come il colore, la forma e
le dimensioni del viso e dell'insieme del corpo.
Bisogna dunque rinunciare all'idea banale e del tutto falsa, secondo la quale la diversit
tra gli esseri umani sarebbe dello stesso tipo di quella che esiste tra cani o vacche domesti-
che, che sono stati selezionati allo scopo di creare razze pure, scartando per secoli gli in-
dividui che non rispondevano ai canoni desiderati. D'altronde noto che il sia pur mini-
mo degli incroci liberi sufficiente per produrre, in qualunque specie domestica, dei "ba-
stardi" assolutamente inclassificabili nell'elenco delle variet degli allevatori. Si vede quin-
di come le razze animali siano il prodotto artificiale e fragile delle meticolose scelte di ge-
nerazioni di allevatori nel corso di secoli, e come la minima interruzione in questa selezio-
ne ne sconvolga il risultato, producendo dei bastardi. Si sa anche che questi ultimi sono
spesso molto pi robusti degli individui "di razza pura" da cui sono nati.
Naturalmente niente di simile avvenuto per le popolazioni umane. Le "razze" umane
non sono il prodotto di una selezione artificiale rigorosa, che nel nostro caso avrebbe ri-
chiesto degli incroci strettamenti controllati. Le differenze fra le popolazioni umane sono
molto minori che fra le razze di animali domestici il cui patrimonio genetico stato reso
uniforme artificialmente. Le popolazioni umane sono popolazioni naturali, la cui diversit
genetica tale che gli incroci fra individui della stessa popolazione o di popolazioni diffe-
renti, sono geneticamente equivalenti. Non si riscontrano dunque degli esseri umani n
vantaggi, n svantaggi nel mescolamento. Le popolazioni umane non sono per niente con-
frontabili con le razze pure degli animali, e i meticci non hanno n le qualit, n i difetti,
dei bastardi degli allevatori o dei coltivatori.
34
6
Tutti fossili viventi!
La storia genetica dei nostri antenati
Lo studio e soprattutto la datazione degli scheletri che i nostri antenati hanno abbando-
nato in tutto il mondo, finisce col dare un risultato semplice: esseri umani cos simili a
quelli attuali da non poterli quasi differenziare, esistono gi a partire da 100.000 anni,
cio da mille secoli. In tempi anteriori, tre milioni di anni fa, esistevano esseri umani dif-
ferenti, che non davano certo adito a possibili confusioni. Taluni esseri umani, differenti
anch'essi, sono sopravvissuti dopo la comparsa dei nostri primi antenati; ma questi
"Neandertaliani" sembrano essere scomparsi senza lasciare discendenti riconoscibili.
Gli esseri umani moderni di centomila anni fa erano senza dubbio pochi: qualche centi-
naio di migliaia o, al pi, qualche milione. Erano dei cacciatori-raccoglitori che vivevano
in Palestina, in Etiopia e forse anche nell'Mrica settentrionale e sud-orientale. Certamen-
te altri, di cui non si sono trovate tracce, potrebbero aver vissuto altrove. Ma fino a nuovo
ordine, l'idea pi semplice e pi probabile che i cinque miliardi di uomini attuali di-
scendano tutti da questi primi uomini moderni di mille secoli fa. Non esiste alcun argo-
mento decisivo in grado di sostenere l'ipotesi opposta: quella di una discendenza diretta
di certi uomini attuali da gruppi differenti di umanoidi di tipo pi antico, quali l' Homo
Erectus o anche gli uomini di Neandertal. Questi ultimi erano contemporanei ~ i primi uo-
mini moderni, ma non si sa se facessero veramente parte della stessa specie. E certo che
noi discendiamo dall'Homo erectus. Ma la mancanza di prove contrarie fa supporre, senza
che questo sia stato definitivamente provato, che il passaggio dall'Homo erectus a noi sia
avvenuto in una sola volta. Alcuni esperti della materia non sono d'accordo con questa in-
terpretazione provvisoria, che corrisponde al principio secondo il quale va mantenuta
l'ipotesi pi semplice. Ma coloro che non sono d'accordo appartengono generalmente al
novero dei paleontologi, che male conoscono i dati della genetica.
Il patrimonio genetico degli Uomini attuali , in effetti, una formidabile fonte di informa-
zioni sul passatQ della nostra specie, cos come - l'abbiamo gi visto - sul passato dei no-
stri antenati animali, per quanto lontani e primitivi essi siano stati. Ciascuno di noi possie-
de 3 miliardi di informazioni genetiche, di cui una gran parte porta le tracce delle abitudi-
ni e della storia dei nostri antenati. Noi siamo dunque tutti, in un certo qual modo, dei
fossili, ma dei fossili viventi, al contrario delle vecchie ossa dei paleontologi!
Tuttavia noi non sappiamo ancora bene utilizzare tutti i segreti che la vita passata ha la-
sciato giacere nel fondo del nostro materiale genetico, non fosse altro che per la sua com-
plessit: 3 miliardi di segnali che spesso variano nei 5 miliardi di Uomini, il che fa 15 mi-
liardi di miliardi di informazioni! Se si pensa che il trattamento di ciascuna di queste
informazioni costa dalle 4.000 alle 13.000 lire, evidente che per ora se ne pu conoscere
molto poco!
Nonostante tutto, i molteplici studi di genetica delle popolazioni umane non avrebbero
mancato di mettere in evidenza tracce di patrimoni genetici molto differenti, se queste
fossero state individuate soltanto in alcune popolazioni. Niente di ci stato riscontrato,
nonostante le numerose ricerche effettuate anche su quelle popolazioni che sembravano
le pi differenti o le pi isolate. La conclusione pu essere, o che gli esseri umani moderni
35
Il fossile dell'uomo di Qa/zeh, scoperto in Palestina e risalente a 100.000 annifa (Foto A), non si distingue pratica-
mente da quello della donna di Cro-Magnon, europea e molto pi vicina a noi (Foto B). Tutti e due hanno una
mor/ologia simile alla nostra: la mor/ologia moderna. Sono gli stessi esseri umani che ci hanno generato circa 1.000
secoli fa. (Foto A: Bernard Vandermeersch - Foto B: D. Ponsard - Muse de l'Homme).
36
La ricostruzione del nostro passato coinvol
ge sia gli "inventori" di fossili, sia gli studio
si di genetica. Ma, secondo le fonti di illfor
mazione e le analisi utilizzate, talvolta gli
scenari divergono:
A: sulla base di qualcbe fossile, alcuni pa
detti pretendono
una evoluzione (quasi) indipendente delle
razze umane, gi separate prima della nasci
ta dell' Uomo moderno, vale a dire ai tempi
dell' Homo erectus. Un tale scenario nOI1
spiega come gli uomini moderni avrebbero
potuto fare la loro comparsa sui continentI;
indipelldentemente, ed contraddetto dai
dati della genetica cbe rtfiuta la nozione di
"grandi razze umane".
B: i genetisti sono oggi concordi nell'attri
bUlre tino origine unica agli esseri umani
moderni. Tuttavia un esame troppo parziale
della diversit genetica mondiale attuale (la
riduzione ad alcune "grandi razze" arbitra
rie) porta a volte a ricostruzioni discutibili
del 110stro passato, come in questo schema.
Schemi possibili (semplificati)
deU'ori gine degli umani attuali
Secondo certi paleontologi:
Differenti "r,lzze M Ilnli cht: di Homo crcCtllS nei diffcremi condnemi
Ci rca 100.000 anni
prima di noi
Fine de.Ua Preistoria
Circa 100.000 anni
prima di noi
Circa 70.000 anni
prima di noi
\.
Afri c:mi
Circa 30.000 anni
prima di noi " .
Fine dell a Preistoria
;
, Afri cani
\
Oceaniani ./
Secondo alcuni genetisti:
l-I omo c: rC:CfUS
Oceaniani
. ..--/'"
37
50.000 anni
prima di noi
Circa 20.000 anni
prima di noi
Circa 8.000 anni
prima di noi
Circa 100.000 anni
prima di noi
Secondo noi:
Origine comune
africana o
medio-orientale
di Homo sapiens
5flpiens
Migruzi oni
importanti per tutt3
. "'Ia preistori:l. sopratuHo .
nel corso degli uhimi
10.000 :l nni
Sc:unhi pilL mri,
dovuli alla presenza
di ghi(lciai (Europa
e Asia del Nord)
o di deserti (S:Lhnra)
Lo scenario pi verosimile della stona dell'Uomo moderno l'potizza una rete permanente di scambi genetici tra po-
polazioni vicine, sin dalla nostra origine. La forma dei continenti; ma anche alcuni eventi climatici, hanno modella-
to questa rete di scambi. 20.000 anni fa, ad esempio, il raffreddamento dei poli ha creato una barriera di ghiacciai
sull'Europa e l'Asia del Nord, limitando i contaui. Nello stesso periodo, il prosciugamento delSahara e dell'Africa
orientale impedivano le migrazionifm l'Africa e il vicino Oriente. Al contrario, l'abbassamento del livello del mare
ha facilitato il passaggio a piedi dall'Asia all'America attraverso lo stretto di Bering. Nel corso degli ultimi 10.000
anm; le migrazioni SOIZO state favorite dalla crescita demografica al momento del passaggio all'agricoltura (Neolz'ti-
co). Tutti questi avvenimenti possono spiegare l'apparentamento genetico delle popolazioni (ll/uali (Gra/ica cii Yves

38
America
I legami genetici attuali fra popolazioni umane (misurati in percentuali di somiglianza genetica calcolate per i geni
Rhsus, HLA e Cm) sono tanto pi forti quanto le popolazioni sono pi vicine geograficamente. La rete genetica
umana delle popolazioni attuali dimostra cost' che le differenze genetiche si sono modellate nel corso della storia del-
la conquista del mondo intrapresa dai nostri antenati (Documento LCB)
39
hanno un'origine unica, o che le loro differenti popolazioni ancestrali avevano gli stessi
patrimoni genetici. L'ultima ipotesi poco verosimile e, metterebbe di nuovo in ballo la
questione dell' origine comune in uno stadio anteriore recente.
Tutti gli odierni specialisti di genetica della popolazione concordano sul fatto che lo stato
odierno del patrimonio genetico umano non pu essere compreso che in base ad una ori-
gine comune non lontana nel tempo, che risalga, al massimo, a centomila o centocinquan-
tamila anni, cosa che coincide (anche troppo bene!) con l'apparizione dei pi antichi fos-
sili conosciuti, il cui scheletro molto simile al nostro. Al contrario, questi esperti non so-
no pi d'accordo quando si tratta di ricostituire in dettaglio la storia genetica del passato.
In definitiva, sull' origine comune di tutti gli uomini attuali, e quindi sul loro legame di
parentela non ci sono dubbi. Ma il modo in cui le popolazioni si sono distribuite sulla ter-
ra si presta a molte discussioni! Non ci dilungheremo in questa sede su tali diatribe di ini-
ziati ...
7
Tutti parenti, ma come?
L'avere degli antenati in comune significa che tutti gli Uomini attuali sono "parenti" o
"imparentati" (si pu dire in entrambi i modi). Effettivamente il fatto di avere antenati
in comune che definisce i membri di una stessa famiglia: le sorelle e i fratelli hanno in co-
mune il padre, la madre, o tutti e due; i cugini germani hanno in comune i nonni; il padre
o la madre di uno zio (o di una zia) sono i nonni dei suoi nipoti, e cos via ... Pi gli ante-
nati in comune sono a noi vicini, e pi siamo parenti gli uni degli altri. Pi sono lontani, e
pi si sono potute produrre trasformazioni fra gli antenati e i loro discendenti attuali. Per
conoscere e misurare il grado di parentela degli individui, bisogna quindi studiare le loro
genealogie, fare l'inventario degli antenati in comune, ed effettuare dei calcoli un po'
complicati del "coefficiente di parentela" e del "coefficiente di consanguineit", il cui
principio stato messo a punto da un grande genetista francese, Gustave Malcot. Ma se
si risale molto indietro nel tempo, le nostre genealogie non sono pi conosciute, e bisogna
procedere altrimenti per avere una qualche idea del legame di parentela degli uomini at-
tuali.
Ognuno di noi ha due genitori. Poich ciascuno di questi genitori ha, egli stesso, due ge-
nitori, noi abbiamo, risalendo alla seconda generazione, 2 x 2 = 4 nonni. Cos come, risa-
lendo alla terza generazione, i nostri bisnonni erano 2 x 2 x 2 = 8. E, cos in generale, 'n'
generazioni prima della nostra, ciascuno di noi aveva 2 x 2 x 2 X .. x 2 ('n' volte) antenati,
un numero che si ha l'abitudine di indicare con '2
D
' (2 elevato alla n). Si calcola cos che
verso l'anno 1200, pi o meno all'epoca di San Luigi, che visse 33 generazioni fa, ciascu-
no di noi aveva pi di 8 miliardi di antenati! Cio molti di pi di quanti fossero all'epoca
gli uomini sulla terra, dal momento che il primo miliardo stato raggiunto verso il 1830 e
che ancora oggi (sic!) siamo meno di 6 miliardi ...
Per fare rientrare 8 miliardi di antenati in qualche centinaia di milioni di uomini contem-
poranei del Medioevo, non c' che una sola soluzione: che le nostre genealogie risalgano
40
Ammontare della popolazione mondiale
6 miliardi
5 miliardi
4 miliardi
l miliardo
500 milioni
200 milioni
lO milioni
Invenzione
e diffusione
dell' agricoltura
1 milione -Q----r---,---.--,----,,---.--,---
anno O 1200 1830 19531980 1995 Data
100.000 10.000 anni prima di noi
Curva dell'accelerazione della crescita della popolazione mondiale in funzione del tempo. Si osservano due grandi
periodi di boom demografico: il periodo neolitico (invenzione della agricultura) e, recentemente, la rivoluzione in-
dustriale. Come conseguenza di questa crescita demografica, per l'effetto stabilizzatore del numero di individui sulle
frequenze dei genz; i caratteri genetici delle popolazioni attuali sono indubbiamente cambiati molto poco dal Neoli-
tico (Documento LCB).
DATA POPOLAZIONE GENERAZIONI NUMERO DI ANTENATI
STIMATA PRIMA DI NOI DI CIASCUNO DI NOI
-100.000 anni da 100.000
(d,,] tempo di Qafzeh, Orno) (Kibbish) a lO milioni 5.000 praticamente
di individui? infinito
-10.000 anni da lO milioni 500 praticamente
(inVl'llziolle dell'agricoltura) a 300 milioni infinito
di individui
+1200 anni da 100 milioni 33 8 miliardi
(MldioL'\'o) a 500 milioni
di individui?
+1800 anni 1 miliardo
di individui? 8 256
+2000 anni 6 miliardi
(oggi) di individui 2 4 nonni
1 2 genitori
Facendo una stima, per periodi di/ferenti della storia e della preistoria, del numero complessivo dei componenti del-
la popolazione mondiale e del numero degli antenati teorici di ciascuno di nOI; ci si accorge che le Cifre ottenute so-
no, paradossalmente, molto differenti. Per esempio, verso l'anno 1200 il numero di antenati di ogni individuo at-
tuale doveva essere di 8 miliardi, mentre la popolazione mondiale non superava i 500 milioni. La soluzione di que-
sto paradosso a pagina 42!
41
Matrimoni
fra cugini
Sette percorsi differenti
separano il babbo
dall'antenato comune:
1-2-3
1-2-4-5-6
1-7-10-3
1-7-8-9-6
11-10-3
11-12-3
11-12-13-5-6
L'antenato in comune dunque
7 volte l'antenato del babbo
Uno degli antenati in comune
lo
" L'antenato COlllune
15 volte il mio antenato.
,
14-15-16-17
14-15-9-6
14-18-19- 17
14-18- 16-17
20-21-8-9-6
20-21-13-5-6
20-22-8-9-6
20-22-13-5-6
Otto percorsi diversi
separano la mamma
dall 'antenato in comune:
L' antenato comune dunque
8 volte l'antenato della mamma.
Soluzione del paradosso di pagina_ 4 1. Ciascul10 dei nostri antenati reali pu eSJere ripetutamente 110stro antenato se
si risale nella nostra genealogia. Per questo sufficiente qualcbe matrimonio fra cugini nella storia della famiglia. 11
numero di antenati di ciascuno di Iloi allora molto inferiore rispetto a quello cbe si calcola senza tener COl1to di
questa "consanguineit". Il basso numero di antenati lontani cbe tutti noi condividiamo diventa allora coerente con
il lIumero stimato dei componenti della popolaziolle mondiale nei differenti periodi della storia e clella preistoria
(grafica di Yves Reymoncl).
42
un gran numero di volte a ciascuno dei nostri antenati effettivi, differenti gli uni dagli al-
tri; che cio ciascuno di essi sia stato molteplici volte antenato di nostro padre e di nostra
madre.
Chi ha il padre e la madre con antenati in comune detto "consanguineo". Il ragiona-
mento che abbiamo fatto or ora dimostra che la consanguineit non una situazione
anormale, o eccezionale, riservata ai soli discendenti di unioni incestuose, o di matrimoni
fatti fra parenti prossimi. Al contrario, la consanguineit una situazione del tutto banale,
non esiste alcuna popolazione in cui gli uomini non siano consanguinei. Tutti, in generale,
lo sono pi o meno, anche se non si in grado di misurarla.
Proseguendo il calcolo del nostro numero teorico di antenati, fino ai nostri primi antenati
umani moderni, si risale indietro di centomila anni, cio a circa 5.000 generazioni fa.
All'epoca noi avevamo dunque
2
5000
= 2 x 2 x 2 x 2 x 2 X ... x 2 (5.000 volte) antenati!!
Il problema che questo, che sembra un numero da niente, in realt pi grande del nu-
mero delle particelle dell'universo intero: compresi soli, galassie, buchi neri e altri pul-
sars! Dal momento che abbiamo visto che i nostri antenati dell'epoca, comuni a tutti i 5
miliardi di contemporanei, non erano che qualche milione al massimo, bisogna dedurne
che ogni essere umano dell'epoca che ha lasciato discendenti era, miliardi di volte, l'ante-
nato di ciascuno di noi. Era anche, certamente, miliardi di volte l'antenato di molti altri
uomini di tutti i continenti; Europei, Orientali, Papua, Australiani, Indiani d'America o
Mricani, tutti hanno quindi in comune gli stessi lontani antenati. Tutte le popolazioni,
tutti gli esseri umani attuali sono dunque imparentati, hanno in comune le stesse genealo-
gie e costituiscono una stessa famiglia, anche se, in certi casi, bisogna risalire a migliaia, o
a decine di migliaia di anni, per ritrovare i loro numerosissimi antenati comuni. Si vede
come la parentela "alla bretone" o "all'africana" non niente in confronto alla realt: an-
che con molta buona volont e molto denaro, sarebbe difficile riunire tutta la famiglia per
le prossime feste!!
Quanto alle nostre genealogie, che discendono da qualche migliaio di individui di mille
secoli fa ad alcuni miliardi di oggi, per 5000 generazioni di antenati, attraverso i quali si
ritorna miliardi di volte, ci si pu immaginare quale groviglio di nodi! I genetisti che cer-
cano di capirci qualcosa non hanno ancora finito di mettere in difficolt i pi potenti
computers ...
Il fatto che siamo tutti parenti, che tutte le popolazioni umane abbiano gli stessi lontani
antenati, permette tuttavia di spiegare ci che all'inizio ci sembrato paradossale: il fatto
che le diverse popolazioni umane abbiano le stesse varianti dei geni, per quanto differenti
possano essere nell'aspetto fisico esteriore. Tutti; nostri geni sono delle copie dei geni dei
primi uomini moderni. Mille secoli un lasso di tempo troppo corto perch ci siano state
molte modifiche ed errori di copiatura. L'origine unica delle popolazioni umane, per ge-
nealogie in comune, a partire da una sola popolazione ancestrale, spiega dunque perfetta-
mente le somiglianze genetiche osservate tra le popolazioni della T erra intera.
43
Generazioni
01
I
2
3
Matrimoni
". ....

.. n_i
Migrazioni
Divergenza
iniziale
Rete
locale
delle
genealogie
Due popolazioni figlie derivate da una stessa popolazione madre conservano una elevata parentela genetica scam-
biandosi componenti attraverso migrazioni e matrimoni. La stessa cosa vale per tutte le popolazioni vicine, a meno
cbe 1'I0n ci sia un olamento geografico e culturale particolarmente notevole. Le popolazioni mondiali sono pit O
meno fortemente imparentate a seconda delle distanze cbe le separano (Grafica di Yves Reymond) .
44
Popolazioni che non si scamhiano n n migranti (popolazioni A e E) possono tuttavia mantenere una
parentela stretta grazie a scambi genetici tra le popolazioni intermediarie. Un gene partito da Il si pu cos ritrovare
in E dalla 15 fino alla 17 generazione (vi stato traJ/erito l1el corso delle generazioni Cl, CIO e Cl5 come anche
C12, Cl4 e Cl?). Questo lasso di tempo troppo breve se rapportato alla durata della preistoria, e ci permette di
spiegare cbe quasi tutti i geni sono presenti ovunque, per lo meno come tracce. La rapiditc del passaggio sicura-
mente tanto pi forte, quanto la frequenzcl del gene pi elevata nella popolazione A (Cra/ica di Yves Reymoncl).
45
8
La conquista del mondo
Tutti i genetisti sono concordi nell'attribuire all'insieme degli esseri umani attuali una ori-
gine comune e recente (mille secoli non sono nulla in rapporto ai milioni di anni della
preistoria!). Ma non sono pi d'accordo fra loro quando si tratta di stabilire il punto di
partenza dei nostri antenati, oppure il seguito della loro storia.
In effetti , la conoscenza dei nostri patrimoni genetici non ci pu dare alcuna informazio-
ne diretta sul luogo dove vivevano i nostri antenati centomila anni fa, dal momento che i
loro discendenti si sono potuti spostare su distanze anche molto grandi. Si sa, inoltre, che
sono stati costretti a farlo poich, in seguito alle variazioni di c1inla ed in particolare alle
grandi glaciazioni, i paesaggi e le risorse disponibili hanno subito continue modificazioni
durante il corso di questi mille secoli.
D Nevi , ghiacci C] Deserti C] Savane
c praterie secche
Cb:] Locss, stcppc
c zone
semidesertiche
_ Foreste e zone
a copenura
vegetale spessa
Carta ambientaLe pLanetaria, reLativa aLL'ultima grande gLaciazione, avvenuta 18.000 anni fa. La ritenzione d'acqua
dei ghiacci poLari si accompagn ad UII abbassamento deL !t'veLLo dei mari di 120 metri, congiungendo ti Giappone e
L'insieme deLLe isoLe deLL'Asia sud-orientaLe aL continente asiatico, cosI' come La Nuova Guinea aLL'Australia. Le mi-
grazioni umane sono stelle faciLitate daLLa creazione di questi ponti terrestri. In compenso, ti deserto de! Sahara era
molto pi esteso di quanto sia oggi: Limitando pertanto i conlalti!ra L'Afn'ca e ti Vicino Orient e o L'Europa. L'isoLa-
mento temporaneo deLLe popoLazioni deLL'Africa australe e occidentale pu spiegare La particolare frequenza di alcu-
ni cC/l'atteri genetici: ogni isolamento accelera i cambiamenti genetici attraverso ti meccanismo di "del'l'va" (Da CLI-
MAP, Science, vol. 191, 1976, modificato).
46
Effetto del fondatore. U/1 semplice effetto di campionatura, in occasione di migrazioni .wcces.rive, pu portare popo-
lazioni detta stena origine ad essere geneticamente dIfferenti datta loro popolazione madre, e molto di/ferenti fra lo-
ro. In particolare, dei geni poco frequenti netta popolazione di origine rischiano di essere perdutI; come sembra sia
successo per certi geni osservati molto di rado nette popolazioni delt'Europa del Nord, dett'Africa occidentale e au-
sllale, dett'Oceania o dell'America.
47
Durante le glaciazioni pi intense, sessantamila e ventimila anni fa, per esempio, la mag-
gior parte dell'Europa, dell' Asia settentrionale e dell' America era coperta di ghiaccio, e i
cacciatori della preistoria non potevano vivere che alla periferia di questo mondo ghiac-
ciato. Durante le stesse epoche, il Sahara e alcuni altri grandi deserti erano molto pi este-
si di oggi, rendendo impossibile la vita umana. D'altra parte, dato che l'acqua era concen-
trata nelle calotte polari, il livello dei mari era fino a centoventi metri pi basso rispetto a
quello di oggi, e permetteva di andare, senza bagnarsi i piedi, fino alle Filippine o al Bor-
neo!
Durante queste epoche glaciali, i nostri antenati hanno dovuto rifugiarsi negli spazi abita-
bili; ma hanno anche avuto la possibilit di conquistare nuovi territori, come l'Australia e
la Nuova Guinea, allora riunite dal basso livello dei mari e popolate da oltre cinquantami-
la anni.
Dopo i periodi di glaciazione, il Nord e il Sud dei grandi continenti ritornavano ad essere
abitabili, e la stessa cosa avveniva per i deserti; lo stesso Sahara - come accadde novemila
anni fa - poteva trasformarsi in prospere praterie.
Sarebbe dunque assai azzardato supporre che i nostri antenati non si siano pi mossi do-
po la loro prima installazione nei differenti continenti. I cambiamenti di clima e la neces-
sit di seguire la selvaggina e le piante di cui si nutrivano bastavano certamente a spingerli
a lunghi spostamenti, a pi riprese, nel corso di questi centomila anni, verso la maggior
parte delle regioni del globo. Sono dunque i fossili, e solo loro, che ci danno la localizza-
zione dei primi esseri umani moderni, a quell' epoca, solamente in Africa e nel Vicino
Oriente.
Tuttavia la genetica ci fornisce degli scenari possibili per il seguito della storia, tenendo
presente che la popolazione d'origine ha dovuto lasciar partire dei gruppi migratori che si
sono spinti a colonizzare tutta la Terra. In tali migrazioni, gli emigranti, che generalmente
sono poco numerosi, portano con s solo una parte delle varianti dei geni della popolazio-
ne d'origine. Pi essi si spostano, pi restano isolati a lungo, e pi la loro diversit geneti-
ca risulta ridotta rispetto a quella della popolazione madre. Si constata cos che le piccole
popolazioni isolate come i Pigmei, certi Amerindi o aborigeni Australiani, gli abitanti del-
le piccole isole, delle vallate isolate o gli Esquimesi, hanno spesso una variet genetica ri-
dotta e non possiedono che una parte dei geni presenti nelle grandi popolazioni. Questo
meccanismo di isolamento delle popolazioni della preistoria permette di comprendere co-
me le frequenze dei geni siano mutate, da una popolazione all'altra, durante la colonizza-
zione del mondo: i primi uomini moderni, partiti, senza dubbio, da qualche area
dell'Africa orientale o del Vicino Oriente, non hanno per puro caso "dimenticato" o per-
duto le stesse varianti genetiche quando si sono diretti verso l'Asia meridionale, setten-
trionale, l'Europa o l'Africa orientale. Partendo da uno stesso stock originario di geni, so,-
no solo dei campioni parziali e differenti che sono arrivati ai quattro angoli del mondo. E
possibile che la prima popolazione moderna possedesse l'insieme quasi completo dei geni
umani attuali, dal momento che centomila anni un periodo troppo breve perch appaia-
no molte nuove varianti e si diffondano nelle popolazioni. Si pu dunque pensare che la
prima fase della storia del popolamento umano moderno sia consistita nel ripartire in ma-
niera ineguale il patrimonio genetico originario fra piccole popolazioni di cacciatori-rac-
coglitori che si sono sparse per tutti i continenti. Pi queste erano piccole e isolate, pi si
differenziavano, a causa della perdita di geni.
48
9
Le migrazioni e la storia della crescita demografica
Se la preistoria non fosse stata che una successione di migrazioni e di separazioni di popo-
lazioni, essa si potrebbe rappresentare come un albero che riproduce queste ripartizioni
successive; ed ci che tentano di fare certi ricercatori che si ispirano alla separazione
delle specie viventi nella storia della vita. Ma la situazione delle popolazioni umane mol-
to differente: contrariamente alle specie animali, esse possono incrociarsi senza restrizio-
ni, e la storia ci mostra come, ogni volta che entrano in contatto fra loro, si scambino
componenti grazie a matrimoni e migrazioni. Le molteplici modificazioni climatiche della
preistoria hanno cambiato pi volte, in un senso e nell'altro, le possibilit di contatto dei
nostri diversi antenati. Le popolazioni dei cacciatori sono state, alternativamente, isolate e
rimesse in contatto" a seconda del ritirarsi o dell' espandersi dei ghiacciai, dei deserti o
delle linee costiere. E verosimile che nessuna popolazione, anche nei casi pi estremi, sia
mai restata isolata per pi di ventimila o trentamila anni, fatta eccezione per i Neanderta-
liani d'Europa. Ora i calcoli dei genetisti della popolazione dimostrano che bastano po-
che migrazioni, in un lungo periodo di tempo, per riavvicinare sensibilmente i patrimoni
genetici delle popolazioni.
Inoltre la preistoria ci insegna anche che la fase di raccolta intensiva, che ha preceduto
l'invenzione dell'agricoltura, ha causato una crescita demografica notevole. Questa poi
veramente esplosa, a partire dal "neolitico", quando l'agricoltura stata inventata con-
temporaneamente nel Vicino Oriente, in Mrica occidentale, nella Cina del Nord e del
Sud, in Melanesia e, pi tardi, in America. L'agricoltura permette di nutrire una popola-
Date sicure o probabili dei primi insediamenti umani moderni, secondo i dati paleontologici e/o archeologici, in an-
ni precedenti il periodo attuale. Per il continente americano sono state ottenute datazioni dell'ordine di 25.000-
50.000 anni, ma vengono contestate da alcuni studiosi di preistoria, per i quali insedimenti anteriori ai 15.000 anni
non sono stati dimostrati (Documento LGB).
49
zione umana all'incirca venti volte di pi della caccia praticata sullo stesso territorio; la
sua invenzione, gi pi di dieci mila anni fa, ha moltiplicato le tracce di attivit e i fossili
umani in tutte le regioni del mondo dove stata scoperta. Essendo pi numerosi, gli agri-
coltori facevano retrocedere i cacciatori o li costringevano a cambiare modo di vita, quan-
do entravano in competizione per gli stessi spazi. Territori poveri di selvaggina potevano
essere coltivati con ottimi risultati, e l'agricoltura fin per incentivare la ricolonizzazione
di molte regioni del pianeta, a partire dai "centri" ove era stata inventata.
Molto pi numerosi, gli agricoltori dovevano avere pi contatti e scambi dei cacciatori
che li avevano preceduti. Si pu dunque pensare che le differenze genetiche, che si erano
potute instaurare nel corso della prima colonizzazione del mondo da parte dei nostri an-
tenati, siano state progressivamente ridotte da questa seconda fase e dalle migrazioni che
ha favorito fra le nuove grandi popolazioni. Le grandi popolazioni di agricoltori moderni
non si sono evolute quindi come rami isolati di un albero, ma come una rete di popolazio-
ni che si scambiavano tanti pi geni, quanto pi erano vicine e in contatto.
In un tal sistema di rete, la variazione genetica delle popolazioni pu essere descritta con
l'aiuto di modelli matematici di isolamento genetico dovuto alla distanza geografica, quali
quelli approntati da Gustave Malcot, pi di quaranta anni fa. Un certo numero di studi
di genetica della popolazione su scala mondiale, o in Europa, in Asia e in Oceania, ha mo-
strato che le variazioni effettivamente osservate sono completamente conformi alle predi-
zioni di questa teoria dell'isolamento dovuta alla distanza. In alcuni casi, che appaiono co-
me eccezioni, divergenze evidenti fra la ripartizione geografica delle popolazioni e le loro
frequenze genetiche sono spiegate da spostarnenti storici recenti, da barriere geografiche
quali montagne o bracci di mare, oppure da notevoli differenze culturali fra popolazioni
vicine. Esistono dunque casi in cui isolamenti particolari hanno provocato localmente
un'evoluzione "ad albero"; ma lo stato delle scoperte recenti suggerisce piuttosto una
evoluzione generale della nostra specie "a rete", soprattutto nel corso degli ultimi dieci-
mila anni.
lO
Chi, quando, dove?
Sono l'Etiopia e la Palestina a fornire i resti dei nostri pi antichi antenati, databili fra i
95.000 e i 110.000 anni prima di noi. Altri, mal datati, o la cui "modernit" controversa,
sono stati ritrovati nell'Africa del Nord, del Sud e dell'Est. Un primo essere umano mo-
derno stato trovato nella Cina meridionale e datato - la datazione da confermare - in-
torno ai 70.000 anni. L'occupazione dell'Australia risale a pi di 50.000 anni, e il primo
popolamento della Nuova Guinea stato senza dubbio contemporaneo.
Nel periodo che va dai 60.000 ai 40.000 anni prima di noi, numerose tracce di presenza
umana sono state ritrovate in Europa e in Africa. Ma quelle in Europa sono collegate ai
fossili "Neandertaliani" generalmente considerati come assai differenti dall'Uomo moder-
50
Origine da -100.000 da -50.000 a 40.000 armi 30.000 nnni -20.000 anni 10.000 (\li ni
a 1.50.000 :mni 60.000 anni
-6.000 !I nni d:l '.000 nnni
fino al X Osecolo
della nostra era
Ricostruzione ipotetica della storia del popolamento del mondo da parte dei 110stri l/l1tel1llll; secondo i dati fomiti
dalla paleontologia, dall'archeologia, dalla linguistica storica e dalle genetica. L'origine unica di tutti gli uomini a/-
tuali si localizzerebbe, sulla base dei pit anticbi fossili conosciutI; da qualcbe parte fra l'Africa meridionale, l'Africa
orientale e il Vicino Oriente. L'Africa sud-occidentale sembra il1vece essere stata, se 110n popola/a, almeno ripopola-
ta in UI1 periodo molto p recente, comprem negli ultimi 10.000 anni (Documento LGB).
no, e qualche volta come membri di un' altra specie. Gli utensili di pietra trovati nell'Afri-
ca Nera, della stessa epoca, non sono associati a fossili significativi .
Bisogna attendere 35.000 anni perch i primi Europei moderni , gli Uomini di Cro-Ma-
gnon, siano ritrovati: erano senza dubbio risaliti dal Vicino Oriente in un'epoca in cui il
clima lo permetteva. Questi primi Europei moderni, sono dunque gi dei tardi immigran-
ti , venuti dal Vicino Oriente o dall ' Africa settentrionale. Si ignora tutto dei loro rapporti
con gli ultimi Neandertaliani, con i quali si sono divisi l'Europa per almeno 5.000 anni,
utilizzando le stesse tecniche, ma, a quanto pare, non negli stessi luoghi.
soltanto tra i ventimila e i trentamila anni fa che si ritrovano dei fossili umani somiglian-
ti agli attuali abitanti dell ' Africa Nera. impossibile affermare se questi esseri umani sia-
no i discendenti dei primi uomini moderni di Etiopia, o di quelli , sconosciuti , che hanno
intagliato pietre, negli stessi luoghi, da dieci a trentamila anni prima. Ci che sicuro
che numerosi argomenti, sia di carattere genetico, sia basati sui fossili o sulla storia dell e
lingue africane, portano a concludere che il popolamento attuale dell ' Africa occidentale e
orientale e della zona sahariana ha meno di 30.000 anni, e che quello dell 'Africa centrale e
meridionale risale a un periodo che va dai 6.000 ai 3.000 anni, ad eccezione dei cacciatori
Choisan del Sud-Est africano, pi antichi, ma di dubbia data.
Il popolamento dell'America, pretesto di molte polemiche fra gli specialisti, senza dub-
bio awenuto a pi riprese. Sembra ora definitivamente accertato che le prime industrie
51
umane datino almeno a 40.000 anni fa, ma la maggior parte delle immigrazioni ha avuto
luogo certamente pi tardi, 20.000 anni dopo. Gli Esquimesi, invece hanno lasciato la Si-
beria pi di diecimila anni fa, per seguire tutta la banchisa americana fino alla Groenlan-
dia.
La colonizzazione della Micronesia e della Polinesia, che esigeva tecniche di navigazione
molto evolute, stata compiuta nel corso degli ultimi millenni, partendo da Formosa, e
non ha raggiunto l'isola di Pasqua che poco prima dell'avvento degli Europei.
Sussistono ancora m<?lte incertezze per quanto riguarda la storia dettagliata dei continenti
e delle popolazioni. E certo che le numerose ricerche che vengono fatte oggi, sia da parte
dei paleontologi, che di studiosi di preistoria, archeologi, linguisti e genetisti, ci forniran-
no, nel corso dei prossimi anni, ulteriori precisazioni sulla storia, ancora assai poco cono-
sciuta, dei nostri antenati.
11
Il punto fermo del clima e il flusso della storia
Ci che abbiamo appreso, considerando di volta in volta i caratteri visibili e quelli nasco-
sti, responsabili delle differenze tra gli uomini, pu essere riassunto in due proposizioni
molto semplici, ma completamente contrarie all'intuizione:
- i caratteri nascosti contengono tracce dei centomila anni di storia della nostra specie e
permettono di ricostruire, o di verificare alcuni avvenimenti;
- i caratteri visibili variano tutti in maniera continua, e hanno potuto cambiare molto velo-
cemente nel corso delle ultime decine di migliaia di anni, in funzione del luogo abitato dai
nostri ultimi antenati.
Come conseguenza, due popolazioni che vivono nello stesso tipo di ambiente, ma che so-
no separate da molto tempo, possono facilmente avere acquisito notevoli somiglianze fisi-
che, essendo, tuttavia, molto diversi sia geneticamente che per la loro storia. Questo , ad
esempio, il caso delle popolazioni dell' Africa centrale e della Papuasia. Sono uomini e
donne di statura media o bassa, dalla pelle scura o molto scura e dai capelli crespi. Biso-
gna conoscerli molto bene per distinguerli a prima vista senza l'aiuto di qualche dettaglio
dell' abbigliamento o degli ornamenti. Tuttavia i loro antenati sono certamente separati da
pi di sessantamila anni, i loro patrimoni genetici sono quanto di pi dissimile esista al
mondo, e i Papua, geneticamente, assomigliano pi ai Vietnamiti o ai Cinesi del Sud che a
degli Africani! Al contrario si osserva che popolazioni fisicamente molto differenti posso-
no avere patrimoni genetici notevolmente simili, se i loro antenati si sono separati sola-
mente qualche migliaio di anni fa, per andare a vivere in climi molto diversi. Gli Scandi-
navi e i Portoghesi, oppure gli Amerindi del Canada del Nord, confrontati con quelli del-
la foresta messicana, testimoniano questa possibile rapida trasformazione dell' aspetto fisi-
co delle popolazioni.
52
Europeo
Senegalese
'Ii


.ii/t" k
n
Cinese Giapponese
Singalese Oceaniano
L'ambiente e le condizioni climatiche hanno indubbiamente lasciato la loro impronta sulla maggior parte delle ca-
ratteristiche morfologiche visibili degli individui negli ultimi 20.000 anni della pretoria. Ne testimonianza la
stretta relazione che esiste fra i colori medi della pelle nel mondo e le latitudini delle regioni abitate ...
53
180
150
120
90
140 - 150 cm
Foreste equatoriali
Zone artiche
140,8 cm
MAWAMBI
Africa
equatoriale
181,7 cm
163 cm SARA
YORUBA Ciad
Nigeria
165 cm
180 - 190 cm
Deserti caldi
Zone temperate fredde
Savane
Prateric
Montagne
180r;--__________________________________________________ ___ 177cm
i1 ____________________ ________
150 L..J-----,
cm SVEDESI
SPAGNOLI
LAPPONI
120
90
... cos come tra le stature medie (maschili) delle popolazioni e il tipo di ambiente occupato. Caratteristiche simili si
possono cos ritrovare in popolazioni molto distanti che non abbiano contatti diretti fra loro. Questi effetti di "con-
vergenza" impediscono che possano essere individuati i legami di parentela fra le popolazioni sulla base di questo ti-
po di carattere (Grafica di Franoise MayaJ.
54
Caratteristiche come la statura, il colore della pelle, le proporzioni del corpo, e forse alcu-
ni tratti del viso, sono dunque indici dei tipi di ambiente frequentati dagli ultimi antenati
degli attuali uomini. Le pelli scure si ritrovano in tutte le popolazioni originarie della zona
intertropicale, sia in Africa, che India, Australia o Melanesia. Le pelli chiare, al contrario,
provengono dalle regioni temperate fredde, sia che queste si trovino in Europa o in Co-
rea. Le popolazioni delle zone molto fredde sono basse e tarchiate, sia nelle regioni polari
che in alta montagna, nelle Ande o sull'Himalaya. Al contrario, si sar molto alti e piutto-
sto magri, se si proviene dai deserti caldi, e di media statura sia nelle savane, che nelle
praterie ben temperate. Tuttavia non bisogna fidarsi troppo di questo tipo di adattamen-
to, dal momento che abbiamo gi visto che certe caratteristiche, come la statura, cambia-
no molto velocemente (in certi casi in poche generazioni); d'altra parte, alcune p o p ~ l a z i o
ni hanno potuto spostarsi recentemente cambiando le loro condizioni ambientali. E il ca-
so, ad esempio, degli altissimi Tutsi del Rwanda e del Burundi, che vivono nelle foreste
equatoriali, ma che sono originari dell'Alto Nilo; oppure quello dei Polinesiani, molto pi
alti e chiari di pelle di quanto ci si aspetterebbe dalla latitudine e dall'ambiente che fre-
quentano. Non neppure escluso, in casi molto rari, che preferenze sociali o culturali per
certi tipi fisici possano aver determinato modificazioni di pigmentazione o di statura di
certe classi sociali, di certe caste o di sotto-popolazioni particolari.
L'aspetto fisico, dei gruppi umani non ci ragguaglia quindi sul loro apparentamento stori-
co e genetico. E, al contrario, fonte di somiglianze ingannevoli fra popolazioni a volte se-
parate da molto tempo, ma che hanno acquisito caratteri analoghi per selezione naturale
vivendo in ambienti con condizioni climatiche simili. Tali somiglianze artificiali sono ci
che, in biologia, si chiamano convergenze. Il fatto di avere la pelle scura, per esempio,
una convergenza nelle popolazioni che hanno passato la fine della preistoria nella zona in-
tertropicale, siano i loro ultimi antenati comuni recenti o molto antichi.
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possibile classificare gli esseri umani?
Certamente! Si pu sempre classificare qualsiasi gruppo di oggetti o di individui secondo
un certo numero arbitrario di categorie. Se ci si attiene alle caratterisitiche biologiche si
pu, con pochi errori, separare tutti gli uomini da tutte le donne, poi gli individui in ordi-
ne di et, dai neonati agli ultracentenari. Si potrebbe anche, per la trasfusione del sangue,
ripartire gli esseri umani nei loro quattro gruppi sanguigni ABO, senza tener conto questa
volta n del sesso n dell'et, che non hanno alcuna importanza, oppure nelle trentasei
principali combinazioni del gruppo Rhsus, o ancora nei miliardi di combinazioni possi-
bili del sistema HLA, se ci si interessasse solo ai trapianti di organi. Si comprende bene
che gli esercizi di classificazione hanno un significato solo in funzione dell'obiettivo che ci
si propone, e che classificare per classificare non porterebbe a niente, dal momento che
sappiamo che ognuno di noi geneticamente unico. Si pu sempre dire che l'umanit at-
tuale costituita da oltre cinque miliardi di razze, ma ci non ci insegna gran che!
Tuttavia, durante due secoli di colonizzazione europea su una gran parte del mondo, gli
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Per l'antropologia "classica", i Melanesiani di Bougainville (in alto a sinistra) sono dei "melanodermi" o degli "au-
straloidi", ma il loro patrimonio genetico chiaramente orientale ne fa dei mongoloidi!
Gli abitanti dello Sri Lanka (a destra) sono, sia per i tratti fisici che per il loro patrimonio genetico tipicamente in-
do-europeo, dei caucasoidz; ma sono di pelle molto scura, quindi "melanodermi",
Quanto a questi bambini delle isole Andaman (in basso a sinistra), essi sfidano le classificazioni senza che se la pas-
sino poi tanto male .. , (Foto a sinistra:]. VilleminotJ.
scienziati delle nazioni colonizzatrici - Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Stati Uni-
ti soprattutto - non hanno mai smesso di produrre classificazioni razziali che si ritrovano
ancora ai nostri giorni in alcuni manuali, o in dizionari che ci si dimenticati di aggiorna-
re da mezzo secolo. In queste classificazioni, il numero delle razze descritte varia dalle 3
ad oltre 400, passando per tutti gli intermediari possibili. Basate su caratteri differenti, le
razze di queste classificazioni non corrispondono le une alle altre. La maggior parte di es-
se stata descritta prima che si conoscesse la bench minima cosa sulla genetica delle po-
polazioni, e quasi tutte si basano soprattutto sul colore della pelle. Quali che siano i nomi,
spesso pittoreschi, con cui si adornano queste razze (xantoderme, caucasoidi, veddoidi...
ecc.), le classificazioni si riducono quasi sempre a descrivere i neri, i gialli, i bianchi e so-
prattutto a contrapporre questi ultimi alle categorie precedenti, avendo, qualche volta,
una certa indulgenza per gli orientali, che venivano trattati meno duramente. Poco impor-
ta se gli Indiani del Sud erano dei Caucasoidi Melanodermi, o se i Kanaks sono storica-
mente degli Orientali, nonostante la loro pelle scura.
Abbiamo gi visto che il colore della pelle si prestava, come tutte le caratteristiche della
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"carrozzeria " del corpo umano a delle" convergenze", rassomiglianze artificiali che non
hanno nulla a che vedere con le comunit di origine. Abbia!ll0 anche visto che questa so-
miglianza poteva, in certi casi, cambiare assai rapidamente. E dunque evidente che le clas-
sificazioni razziali, facili a stabilirsi tecnicamente sulla base di caratteri, non hanno senso
se prese in rapporto all' origine o all' apparentamento delle popolazioni.
Ed inoltre sappiamo che, tanto geneticamente quanto per i caratteri fisici, la diversit de-
gli individui di ciascuna popolazione enorme. Sappiamo anche che nella maggior parte
dei grandi continenti non esistono limiti fra le popolazioni. Le frontiere o le divisioni lin-
guistiche sono spesso pi zone di passaggio che barriere biologiche. In tali condizioni,
classificare gli individui uno per uno non avrebbe alcun senso, perch frammenterebbe le
popolazioni naturali in molte razze; e classificare le popolazioni non sarebbe meno arbi-
trario dei limiti che si vorrebbe volentieri attribuire ad esse.
Per tornare al problema sollevato all'inizio, si pu notare che la pratica delle classificazio-
ni razziali, che ha toccato il culmine come si sa negli Stati Uniti, nella Germania nazista e
in Sud-Africa, non si per niente estesa fuori dai paesi colonizzatori, ed sempre stata
violentemente contestata dagli scienziati dei paesi in cui essa veniva praticata. In Francia,
Buffon parlava gi di razze, ma insistendo sul fatto che era una semplice "comodit" per
designare i grandi gruppi geografici umani. In Germania, Herder nel 1748 scriveva che
non esistevano "n quattro, n cinque razze umane". Egli sottolineava la continuit della
variazione dei caratteri fisici degli esseri umani da una popolazione all' altra e affermava
che il concetto di razza, che si applica assai bene alle specie domestiche selezionate
dall'Uomo, non si poteva applicare alla nostra specie.
chiaro che la nozione di razza umana una maniera imprecisa di designare delle popo-
lazioni che si intrecciano le une alle altre, la cui incredibile diversit non si presta a nessu-
na classificazione semplice e scientificamente accettabile. I soli che abbiano voluto a tutti
i costi farne una nozione scientifica sono coloro il cui obiettivo dichiarato era di stabilire
delle gerarchie, giustificare delle disuguaglianze o delle oppressioni economiche, quando
non si trattava, pi semplicemente, di sopprimere gli altri. La scienza delle classificazioni
razziali era quella della segregazione razziale negli Stati Uniti (si era "neri" se si aveva ...
un nonno "nero"!), della genetica razziale del III Reich (6 milioni di morti),
dell' apartheid (si poteva talvolta ... con un atto giuridico, cambiare razza, e i Giapponesi
erano "bianchi d'onore"!) e della Francia coloniale, di cui alcuni militari misuravano e
classificavano i "selvaggi" fra due sbornie nelle guarnigioni lontane.
Certamente non esistono due esseri umani simili, ed i Senegalesi autoctoni si distinguono,
al primo sguardo, dai Bretoni autoctoni o dagli Esquimesi! Ma ridurre la diversit umana
a qualche categoria arbitraria non che il mezzo migliore per dimenticarne ci che pi
conta. Abbiamo ereditato l'uso comune delle parole "razza umana" da una storia sinistra
e da una scienza perversa. Non l'elimineremo altrettanto presto dalle nostre conversazio-
ni. Ricordiamoci, almeno, che non appartiene pi al vocabolario della scienza attuale, e
che dunque arbitraria.
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Tutti gli altri ... ed io!
Finalmente ognuno di noi si ritrova ben isolato ... fra cinque miliardi di altri. evidente
che i nostri rapporti con gli altri esseri umani dipendono assai poco dai loro caratteri fisi-
ci, tanto che questi ultimi non determinano differenze comportamentali, di atteggiamenti
e di reputazione. Ma ogni continente, ogni nazione, ogni villaggio o ogni quartiere ha la
sua storia particolare e si pone in rapporto agli altri, spesso in opposizione, spesso in con-
correnza. Le societ umane si riproducono conservando i loro particolarismi, che la pre-
senza degli altri rimette in discussione. Gli altri che si comportano diversamente, senza
soffrirne, o, peggio, cavandosela meglio, rimettono in discussione la mia identit, la fon-
datezza della mia cultura e delle sue regole arbitrarie. La maggior parte delle societ uma-
ne si sono stabilite e conservate grazie a insiemi di leggi e di usi particolari che i loro
membri si erano impegnati a rispettare senza discussione. La presenza degli altri era ac-
cettata soltanto se uno statuto particolare evitava che essa rimettesse in questione il siste-
ma dominante.
Oggi i trasporti e le migrazioni, volontarie e non, hanno aperto il mondo e messo a con-
fronto degli esseri umani, delle societ e delle culture che in altri tempi si ignoravano.
Molte tradizioni si sono estinte per i cambiamenti dei modi di vita e soprattutto per l'ur-
banizzazione. Flussi di lavoratori hanno seguito i capricci dell'economia e dei suoi diri-
genti, mettendomi di fronte a vicini un tempo ostili, come pure a uomini dell'altro capo
del mondo.
Al primo impatto le culture si affrontano: non abbiamo le stesse abitudini, gli stessi modi
di comportarci nella vita di tutti i giorni, non parliamo la stessa lingua e non ci fidiamo
l'uno dell'altro. Tuttavia non si mette in dubbio n la natura umana dell'altro, n le sue
sofferenze e le sue gioie. Ma la maniera di esprimerle e di comunicarle pu essere radical-
mente differente da una cultura all'altra, moltiplicando i malintesi e le incomprensioni.
Guardare un Africano negli occhi un atto ostile. Non guardare un Europeo negli occhi
un atto di scortesia! Parlare forte e vicino un atto di amicizia presso gli Arabi, un atto
incongruo presso gli Anglo-sassoni o gli Scandinavi. Non si risponde mai no, per gentilez-
za, ad un ospite in Oriente. Ma la gentilezza esige anche che l'ospite si astenga dal do-
mandare l'impossibile, o semplicemente ci che noioso, a chi lo ospita.
Si potrebbero moltiplicare all'infinito le differenze di etichetta o di significato dei gesti
quotidiani, che, insieme alle differenze di abitudini di orario, di atteggiamento nei con-
fronti dei rumori, degli odori, o dello spazio, moltiplicano gli incidenti fra i membri delle
comunit che coabitano senza conoscersi, ciascuna delle quali pensa che il proprio modo
di vivere sia il solo accettabile.
Ma sarebbe meglio ricordarsi, che si tratti dello straniero che vive di fronte o di qualcuno
che vive nella propria societ, che si ha a che fare con un essere differente che ha la sua
storia e la sua maniera di agire e di essere; se si vuole comunicare con lui bisogna impara-
re a riconoscerle e a comprenderle. Poco a poco, la frequentazione di componenti di so-
ciet differenti crea familiarit tra alcune di esse, e si finisce cos per apprezzarne le pecu-
liarit, una volta superate le prime riserve, con lo stesso piacere con cui si apprezzano la
cucina o le musiche esotiche.
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Nelle grandi citt, dove gi da tempo ha avuto luogo il processo di assimilazione di popo-
lose comunit straniere, pur conservando certe abitudini dei paesi d'origine, l'origine et-
nica o i caratteri fisici differenti diventano presto insignificanti quando, alla seconda o alla
terza generazione, tutti parlano la stessa lingua e frequentano gli stessi luoghi di lavoro e
di svago.
Gli altri non pongono problemi, infatti, se non nel caso in cui il sistema sociale ed econo-
mico ne faccia dei concorrenti, o quando una propaganda irresponsabile prende come
pretesto i colori, i rumori, le religioni o gli odori per dissumulare un rigetto dell' altro che
semplicemente egoismo collettivo e rifiuto di comprendere. I drammi storici creati per
l'intolleranza, i razzismi o semplicemente le competizioni territoriali ed economiche sono
state sufficienti perch si sappia che 1'odio trova sempre delle differenze, reali od immagi-
narie, per radicarsi. Ed il successo delle culture che sono riuscite ad affermarsi sempre
passato attraverso la coesione sociale. Rispettare e sforzarsi di capire gli altri senz' altro il
solo mezzo per potere entrare nella societ planetaria di oggi.
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Omaggio a Gustave Malcot
I risultati esposti in questo piccolo libro e nella mostra che si accompagna ad esso, sono la
conferma pi straordinaria di quanto siano ben fondati i lavori e le intuizioni di un gran-
de genetista francese, celebre nell' ambiente professionale negli Stati Uniti e in Giappone,
ma molto poco conosciuto in Europa, Gustave Malcot.
Matematico e teorico della genetica delle popolazioni, Gustave Malcot si interessato, in
particolare, a due problemi che ci riguardano:
- la misura della parentela fra individui e popolazioni per mezzo delle reti genealogiche. Il
titolo "Tutti parenti, tutti differenti", allude a questa misura ed alle comuni genealogie
della specie umana.
- la misura degli effetti genetici delle migrazioni e dell'isolamento per la distanza geografi-
ca delle popolazioni. Le inchieste genetiche effettuate, molto dopo la messa a punto dei
modelli matematici di Gustave Malcot, hanno dimostrato che, nella maggior parte dei
casi, la diversit genetica degli esseri umani era conforme a quei modelli, e che le differen-
ze genetiche fra popolazioni derivavano soprattutto da questo isolamento geografico.
La cosa pi sorprendente che, in questo campo, come in quello dell'evoluzione moleco-
lare, Gustave Malcot ha pubblicato i suoi lavori teorici pi di venti anni prima che gli
studi di genetica pratica lo richiedessero, e permettessero di verificare quanto fossero ben
fondati e utili. Che il Prof. Malcot, oggi in pensione, ma sempre molto attivo, riceva qui
la testimonianza della nostra ammirazione ed un omaggio molto cordiale!
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-(
Per saperne di pi
Il soggetto di questo libro si evolve molto rapidamente, al ritmo sempre pi sostenuto
delle scoperte della paleontologia, archeologia, linguistica, biometria, e soprattutto della
genetica che progredisce a passi di gigante, grazie, particolarmente, alle ricerche sul geno-
ma e sulle malattie genetiche. Abbiamo cercato qui di presentare risultati assai semplici e
chiari in modo da essere accessibili al gran pubblico. Abbiamo inserito, in linea di massi-
ma, solo ci che oggetto di largo consenso fra gli specialisti. In tali condizioni, moltepli-
ci problemi restano senza risposta, sia perch rimangono inaccessibili, sia perch sono an-
cora materia di discussione fra gli scienziati.
Speriamo cos che questa esposizione conservi una sua attendibilit per i prossimi dieci
anni. Ma evidente che dovr essere ampiamente completata sulla base di nuove scoper-
te.
Nell'attesa, coloro che ne vorranno sapere di pi troveranno molteplici complementi e re-
ferenze bibliografiche nei libri e negli articoli qui citati:
Libri in francese:
A. Langaney - Les Hommes: pass, prsent, conditionnel, Armand Colin, 1988.
R. Lewontin - La diversit gntique humaine. Belin, 1984.
A. Jacquard et colI. - Gntique des populations humaines, PUF, 1974.
G. Malcot - Probabilits et hrdit, INED-PUF, 1966.
Libri in inglese:
F. Vogel et A. Motulsky - Human Genetics. Springer Verlag ed., 1979 (rdit).
L. Cavalli-Sforza et W.A. Bodmer - The genetics of human populations. Freeman ed.,
1971.
Articoli e tesi:
L. Excoffier, B. Pellegrini, A. Sanchez-Mazas, C. Simon et A. Langaney - Genetics and hi-
story of Sub-Saharan Africa, Yb. Phys. Anthrop., 30, 1987 : 151-194.
L. Excoffier - Polymorphisme de l'ADN mitochondrial et histoire du peuplement. Thse de
Doctorat s Sciences, Universit de Genve, 1988.
L. Excoffier et A. Langaney.Origin and differentiation of human mitochondrial DNA -
Am. J. Hum. Genet., 1989,44: 73-85.
A. Langaney et colI. - Human populations do not descent Irom phylogenetic trees. Manu-
scrit.
A. Langaney, N. Hubert van Blijenburgh, R. Nadot - L'histoire gntique des mille der-
niers sicles et ses mcanismes: une revue. Bull. Mm. Soc. Anthropol. Paris, 1990, 2 (1) :
43-56.
A. Sanchez-Mazas - Polymorphisme des systmes immunologiques Rhsus, GM et HLA et
histoire du peuplement humain. Thse de Doctorat s Sciences, Universit de Genve,
1990.
A. et A. Langaney - Common genetic pools between human populations. Human Gene-
tics, 78, 1988 : 161-166.
Per i bambini
C. Marchak: A qui je ressemble? Odge, Le Livre de Paris, 1974.
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Fonti delle fotografie e dei documenti
Copertina: Jean-Paul Goude
Pagina 12 (in alto) : Peter Flukiger (Universit di Ginevra)
Pagina 17 : M. Vegezzi
Pagina 20 : J. L. Dubin
Pagina 25 : J. L. Dubin
Pagina 33 : Art et Nature
Pagina 36 (in alto) : Bernard Vandermeersch (Universit di Bordeaux)
Pagina 36 (in basso) : D. Ponsard (Muse de l'Homme)
Pagina 53 (Oceania) : Georges Breguet
Pagina 56 : (le due foto a sinistra) J acques Villeminot
Le altre fotografie sono di Andr Langaney.
I grafici sono di Yves Reymond (Universit di Ginevra) e di Franoise Maya, ad eccezione
dei documenti indicati LGB che provengono dalle collezioni del Laboratorio di Genetica
e di Biometria dell'Universit di Ginevra.
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Finito di stampare
nel mese di aprile 1993
dalla Selegrafica '80 - Roma