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LA FOLLIA DI ADOLF HITLER

In ambito storico, comunque, il tema della follia è maggiormente collegabile alla


figura, instabile e allo stesso tempo carismatica di Hitler.
Politica antisemita, l'orrore dell'olocausto, la persecuzione anticomunista, facevano
parte di un programma accuratamente organizzato il cui tentativo era quello di
disumanizzare questi uomini, spogliarli della loro libertà e dignità, renderli schiavi
della superiorità tedesca, ed infine privarli della vita stessa.
È proprio in questo "progetto di annientamento" che consiste la lucida follia di
Hitler.

Questo programma era già stato delineato in gran parte nel "Mein Kampf" ('la mia
battaglia"), scritto e pubblicato intorno al 1925. Le teorie esposte si articolavano in
cinque punti fondamentali:

1. Il concetto di razza: i Tedeschi avevano il diritto di affermare la superiorità della


razza tedesca, discendente di quella ariana e per questo la più pura.

2. La difesa della razza: essendo la “razzapadrone”, i Tedeschi dovevano dominare


il mondo e le “razze schiave”. Inoltre dovevano preservare la purezza della razza,
instaurando l’obbligo ai Tedeschi di sposarsi solo tra loro. Furono sterminati i malati
di mente, le persone deboli, gli infermi e chiunque fosse un portatore di handicap.

3. La comunità razziale: lo Stato nazista doveva espandersi sino a creare una


comunità che abbracciasse tutti i tedeschi puri nel mondo.

4. Il culto della personalità: era un principio già presente nella dittatura fascista e in
quella comunista. Il Capo era l’incarnazione di tutte le virtù e del principio di
autorità, per cui bisognava sottostare ai suoi ordini.

5. Lo spazio vitale: i Tedeschi avevano il diritto di espandersi e di conquistare

l’egemonia in Europa, fino ad estendersi verso est in Polonia,


Cecoslovacchia e Russia.

Benché non esistessero fondamenti scientifici, Hitler affermava con grande


sicurezza la superiorità della Germania e la purezza della suo popolazione,
ricavando tali concetti dalla "Germania" di Tacito, libro scritto durante il primo
secolo dell'Impero Romano.
I pilastri della follia di questo personaggio e, quindi, dell’ideologia nazionalsocialista
sono l’antisemitismo e le persecuzioni razziali. Inizialmente i provvedimenti
persecutori contro gli ebrei si mantengono sul piano economico e lavorativo, per poi
passare progressivamente all’emarginazione, all’esclusione da università, cariche
pubbliche e giornali. Con le leggi di Norimberga si ha un netto inasprimento della
discriminazione razziale: gli ebrei vengono dichiarati estranei alla “comunità
nazionale” e, quindi, privati della cittadinanza tedesca, perdendo ogni tipo di diritto.
Poco più tardi verrà avviata la “soluzione finale”, consistente nell’annientamento e
nello sterminio delle comunità israelitiche. Nei campi di concentramento, oltre ai
comunisti, agli oppositori, ai cattolici, ai democrati, troviamo un numero sempre più
crescente di ebrei.

Hitler formulò un vero e proprio discorso sulla razza: i mali del mondo (comunismo,
capitalismo) sono dovuti all’ebraismo. Il führer sostiene la tesi per la quale i mali
provengono dagli ebrei non solo su basi ideali, ma anche biologiche: teoria
biologica per la quale i diversi ceppi sono diversi gli uni dagli altri per elementi
biologici e non solo culturali. Gli ebrei non hanno patria, sono avidi di denaro, legati
al commercio e hanno contribuito alla diffusione del comunismo e per questo
motivo sono una razza maligna, inferiore e devono essere eliminati.

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