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Osservazione etnografica Osservazione


Scrive Peter R. Hofstatter (Voce "Osservazione", in P.R. Hostaetter, Psicologia, Enciclopedia Feltrinelli Fischer, Feltrinelli, Milano, 1964, pp. 160-165). "Ogni scienza comincia da un senso di stupore che induce ad ampliare e ad approfondire internzionalmente, attraverso l'osservazione, le esperienze gi acquisite. Qualora si proceda anche ad una modificazione controllata delle condizioni nelle quali si realizzano i fenomeni oggetto di osservazione si parla di esperimento" (p. 160). "Gi col semplice atto del guardare, e cio, col rivolgere l'attenzione a questo o quel fenomeno, mettiamo in atto un processo di astrazione che consiste nello scegliere e nel decidere quali altri fenomeni debbano essere pi o meno trascurato rispetto ad essi. Concentrarsi significa, tra l'altro, restringere la visione su ci che realmente interessa. Pu succedere che allo specialista, abituato a scorgere solo determinati nessi strutturali, ne sfuggano alcuni accessibili invece ad altri che siano estranei a quell'ordine circoscritto di interessi. Tenendo conto di questa possibilit, Freud raccomandava allo psicoterapeuta di conservarsi in uno stato di attenzione indifferente di fronte al resoconto del paziente, e di non fissare il proprio interesse su questo o quel particolare, ad esempio sul racconto di un sogno, ma di lasciarsene passivamente impressionare. Il consiglio sembra particolarmente utile quando le connessione fra i singoli oggetti osservati sono ancora incerte. Prima di poter emettere un giudizio di valore sugli elementi di una realt nuova a chi la osservi, necessario entrare in un certo grado di familiarit con essa; non solo, ma per averne un'immagine veramente rappresentativa indispensabile riportare i singoli aspetti, nei quali essa si manifesta, alla dimensione spazio-temporale, che le propria. Quest'affermazione, che sempre valida, lo diviene in modo particolare quando si tratti di forme culturali o anche solo di singole persone prima sconosciute. Non si potr mai conoscere compiutamente un uomo, osservandolo o avendo rapporti con lui sempre in una medesima situazione" (p. 161). Quando si vogliano studiare forme culturali o sistemi di relazioni sociali col metodo dell'osservazione, bisogna proprio per acquisire quella familiarit necessaria affinch lo sguardo diventi perspicace, entrare in qualche modo a far parte dell'oggetto da indagare. In tal modo si perviene all'osservazione partecipante. Quando si intenda sottoporre l'osservazione a possibilit di replicazione e comunque introdurre degli elementi di controllo, in modo che diventi osservazione sistematica si far ricorso a studiati ed opportuni protocolli. Il termine protocollo sta ad indicare un insieme di

linee guida, documenti o procedure concordati, regolati e pubblicamente riconosciuti.


"Quando si sia raggiunto un sufficiente grado di familiarit con i fenomeni osservati, diviene utile stabilire un sistema di categore nel quale inquadrare i dati di osservazione (protocollo)" (p. 161).

Osservazione partecipante
Quando l'espressione compare per la prima volta negli scritti di alcuni antropologi, designa i resoconti degli amministratori coloniali, i quali erano dei testimoni in qualche modo privilegiati, comunque partecipanti, con uno specifico ruolo, alle vicende della cultura descritta. I primi a praticarla, per come oggi noi la intendiamo, furono Boas e Malinovski, padri dell'etnografia moderna, ma essi

non usarono quell'espressione a designare l'opzione metodologica compiuta. Sar dopo gli anni Cinquanta del secolo scorso Nellosservazione partecipante il ricercatore si cala in una situazione, in un contesto culturale, in un gruppo sociale e ne diviene in qualche modo parte, instaurando rapporti interpersonali coi soggetti che di quella situazione, di quel contesto, di quel gruppo fanno parte. Provvede a registrare i fatti che osserva, interpretandoli al fine di darne un senso. Volendo dare una sintetica definizione diremmo: l'osservazione partecipante indica le osservazioni prolungate fatte sul campo da un ricercatore che partecipi alla vita dei gruppi studiati. L'osservazione partecipante non esclude l'utilizzazione oltre che degli strumenti costituiti da conversazione e colloquio anche l'uso di materiali scritti a valenza etno-sociologica, quali registri, verbali, lettere personali, autobiografie, diari, ecc. Diversa l'interpretazione del costrutto offerta da Blumer, esponente della Scuola di Chicago, tuttavia profondamente influenzato dall'interazionismo simbolico. L'osservazione che fa lo studioso deve essere la pi oggettiva possibile. Partecipare non significa entrare in una situazione e far valere la propria soggettivit. Partecipare piuttosto significa avere la capacit di farsi un'idea di come in una situazione sociale gli attori che ne fanno parte la interpretano e la agiscono. Sentire come si fosse dentro una situazione, senza veramente entrarci, per conservare lucidit e capacit effettiva di lettura. Nell'ambito dell'etnosociologia l'osservazione partecipante una sorta di rito di passaggio. In quanto tale prevede una fase delicata che l'entrata la quale deve essere opportunamente negoziata. Segue poi il soggiorno nella comunit da studiare e infine un'uscita dal campo, che parte integrante del processo, in cui avviene eventualmente la restituzione dei risultati alla comunit Durante la permanenza il ricercatore innanzitutto proceder alla osservazione, si avvarr della conversazione, del colloquio e dell'intervista, pi o meno strutturata, raccoglier delle informazioni, prender visione di documenti ufficiali e privati, che indagher o meno sulla base di un protocollo idoneo a produrre osservazione sistematica. Si tratta di un'interazione non superficiale con i soggetti studiati con raccolta ordinata di dati. Possono diventare oggetto di studio le interazioni sul campo tra ricercatori ed attori. Prima per di arrivare ad osservare il suo oggetto di indagine, il ricercatore deve farsi ammettere. Egli deve riuscire ad agganciare chi nel gruppo ha l'autorevolezza adeguata a legittimarlo nella sua

funzione di osservatore. (Negoziazione dell'ingresso) Succede che dopo che il ricercatore ha acquisito in qualche modo il diritto di accedere ad una situazione, debba costantemente negoziare e rinegoziare la sua presenza, e ci durante l'intero periodo in cui si svolge la ricerca. L'accesso sul campo si acquista non tanto nel momento in cui formalmente si ammessi ad osservare, ma il momento in cui i membri del gruppo cominciano a fidarsi e ad aprirsi realmente al ricercatore. Woods, un etnografo scolastico, ha descritto tutto il suo negoziato d'entrata in una scuola che egli intendeva studiare. In un primo momento la scuola gli si presenta sotto il suo aspetto migliore. Le persone cio si comportavano come nelle migliori occasioni, come quando venivano gli ispettori o c'erano le giornate di apertura dell'istituzione al pubblico. Ma poi le attenzioni nei suoi confronti diminuirono, gli insegnanti cominciarono a preoccuparsi meno di lui e con ci diminu pure l'autocontrollo. La sua libert aument, ma certi spazi continuavano ad essergli interdetti, per esempio non era ammesso ad assistere a certe lezioni, a certe riunioni. Veniva insomma ancora mantenuta una certa distanza. Nella terza fase fu ammesso a riunioni riservate in cui venivano prese decisioni improtanti. Le persone cominciarono a confidare le loro speranze, i loro timori, le loro angosce. Tuttavia il progresso non fu omogeneo, nel senso che poteva capitare che con certi attori avesse pi confidenza, con altri meno. Cosa significa propriamente partecipare? Significa entrare a far parte di un processo di partecipazione, cio di un sistema relazionale. L'osservatore deve sforzarsi di integrarsi nel gruppo, deve vivere cio il pi possibile come le persone del suo campo di indagine, ma senza dare l'impressione di imitarle. Non per ci deve avvenire una conversione totale al modo di vita del gruppo studiato, sufficiente integrarsi in alcune attivit e in altre mantenere la propria identit di ricercatore. Questi deve essere percepito come qualcuno a cui si possano confidare delle cose, qualcuno da rendere partecipe dei propri sentimenti. Anche per questa ragione bisogna evitare relazioni troppo strette con alcune persone, almeno sino al momento in cui non si sia acquisita una conoscenza preceisa delle relazioni presenti nella

situazione osservata. Adler e Adler (Cfr. P.A. Adler e P. Adler, Membership Roles in Field Research, Newbury Park, Sage, 1987), presentano tre tipi di implicazione del ricercatore nell'oggetto del suo studio: a) partecipazione periferica; b) partecipazione attiva; c) partecipazione completa.

Nell'osservazione partecipante periferica i ricercatori ammettono che sia necessario un certo grado di implicazione per cogliere dall'interno le attivit delle persone, la loro visione del mondo, ecc., ma non ritengono importante essere collocati nel mezzo delle attivit, pi utile - ritengono - mantenersi ai margini: non assumono, cio, nessun ruolo importante nella situazione studiata.
Il ricercatore pu scegliere una posizione periferica perch una implicazione pi profonda lo metterebbe in conflitto con se stesso, come per esempio quando debba trovarsi a studiare gruppi sociali devianti o gruppi sociali di cui non condivida alcune pratiche. L'osservatore partecipante periferico entra nel gruppo e ne esce liberamente, la sua presenza sporadica. Nell'osservazione partecipante attiva il ricercatore si sforza di acquisire uno status all'interno del guppo o dell'istituzione che studia. Questo status gli permette di partecipare attivamente alle attivit come un membro, mantenendo tuttavia ancora una certa distanza. Una osservazione partecipante attiva ha una criticit nel mantenersi osservazione partecipante e nel non diventare altro (ad esempio una ricerca-azione o una ricerca-intervento). In altri termini come si pu essere attivi e insieme osservatori e non cio agenti di cambiamento? La partecipazione attiva, per tale ragione, stata qualficato come un intervento mascherato. Il ricercatore che entra in una situazione con uno status non ha problemi di ingresso, ma poi una volta che dentro la situazione rischia di diventare parte della situazione, vive i conflitti che vivono gli attori col medesimo ruolo ed entra nelle dinamiche relazionali che possono vedere categorie di attori in conflitto. Si immagini il caso di un ricercatore, che entri a studiare

una situazione assumendo il ruolo di docente: egli avr difficolt a ricostruire il punto di vista autentico degli studenti rispetto alla situazione. Terzo tipo di partecipazione quella completa. Essa pu essere tale o per una appartenenza preliminare del ricercatore alla situazione studiata, ovvero pu derivare da una conversione. Nel primo caso il ricercatore si avvale dell'opportunit di indagare a partire da uno status gi acquisito nella situazione, nel secondo caso, il ricercatore, prima estraneo alla situazione, successivamente diventa interno ad essa. Quando la partecipazione completa il ricercatore o diventa l'oggetto che egli studia. L'osservatore che si reca sul campo deve dichiarare o non deve dichiarare di essere un ricercatore che ha precise finalit di studio, che si propone certi obiettivi, ecc.? Molti studiosi ritengono che la risposta a questa domanda sia una sola: il ricercatore deve dichiarare in maniera esplicita alle persone che intende studiare la propria identit professionale. Altri sono pi possibilisti ed ammettono che in talune circostanze pi opportuno procedere nascondendo tale ideentit. Il ricercatore in questo caso agir sotto copertura, non dichiarer, entrando nella situazione, il vero motivo della sua presenza. Spesso il ricercatore, entrando a studiare un gruppo o una comunit, si trova ad essere coinvolto in conflitti interni al gruppo o all comunit stessi. Egli si trova in situazioni di oggettiva difficolt perch viene sollecitato a prendere parte, ma egli deve resistere, pena la perdita della sua credibilit scientifica. Tuttavia i conflitti non vanno evitati in quanto essi fanno parte della realt studiata e quindi vanno documentati. D'altro canto durante i conflitti emergono alcune caratteristiche della situazione che altrimenti rimarrebbero inattinte. Nei momenti di crisi le persone sono pi propense ad aprirsi, rivelare dettagli, a fare confidenze. L'osservazione partecipante, che, come abbiamo visto, pu prevedere diversi gradi di implicazione pone una domanda a cui appare difficile rispondere. Come si pu essere insieme implicati e trovare la giusta distanza che consente di svolgere una ricerca adeguata? Come pu il ricercatore evitare di diventare egli stesso un indigeno? Queste domande sono state rivolte all'etnografia in maniera

pressante dalla sociologia standard, tanto da costringere l'etnografia sulla difensiva in ordine alla necessit di dimostrare la sua scientificit. Fin sul termine degli anni Cinquanta la ricerca etnografica parlava, non a caso, ancora del campo come "verifica delle ipotesi". Successivamente, liberandosi dalla soggezione alla sociologia standard, l'etnografia ha potuto sostenere di non avere la necessit di avvicinarsi al campo avendo preventivamente formulato delle ipotesi di ricerca da riscontrare, in quanto proprio della ricerca etnografica produrre le proprie ipotesi cammin facendo. Qual la differenza tra osservazione partecipante e ricerca-azione? La principale differenza nel fatto che la ricerca-azione intende produrre dei cambiamenti, chiamando gli attori di una situazione a diventare esaminatori critici della stessa, prospettando percorsi di progettazione partecipata del cambiamento. L'osservazione partecipante pu essere qualificata come un "incontro sociale", anch'esso a sua volta indagabile con gli strumenti messi a disposizione dalla sociologia. Come si pone il ricercatore nei confronti del soggetto che osserva, col quale intrattiene un dialogo? Qual grado di interazione e perch il ricercatore decide di stabilire con la situazione esaminata?