Sei sulla pagina 1di 4

13 marzo 2004 Il Sole 24 Ore COMPETITIVIT E SVILUPPO - possibile superare il rallentamento della crescita perch esistono opportunit di modernizzazione

e Tre linee d'intervento: innovazione, coesione sociale e mobilit - Il ruolo delle banche e degli atenei

Il Paese riparte dalla fiducia.


Classi dirigenti pi capaci di gestire il cambiamento Ieri il rettore del Politecnico di Bari ha conferita a Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, la laurea honoris causa in Ingegneria gestionale. Passera ha tenuto una lectio magistralis su Costruire la fiducia. L'universit e la banca, motori di crescita e di coesione sociale. Pubblichiamo un ampio stralcio. DI CORRADO PASSERA

L'Europa in generale e l'Italia in particolare non stanno crescendo abbastanza. Ma lo spazio per crescere di pi c': innanzitutto c' spazio per crescere in Italia, dove sono ancora enormi le opportunit di modernizzazione. C' lo spazio per crescere nell'Unione europea, dove siamo ben lontani dall'aver esaurito il nostro potenziale; c' lo spazio per crescere soprattutto nella nuova Europa: sia quella gi partecipe dell'allargamento sia quella della prossima fase. C' lo spazio in alcuni grandi Paesi in via di sviluppo, che oggi vengono visti solo come minacce, ma che sono in realt opportunit decisive per le nostre societ avanzate. In India e in Cina, quella che viene considerata classe media supera complessivamente il mezzo miliardo di persone: quanto la classe media di Stati Uniti, Unione europea e Giappone messi assieme. Il presunto declino del nostro Paese del tutto evitabile e deve essere evitato, non solo perch esistono grandi potenziali di ulteriore crescita, ma anche perch il modello economico e sociale italiano, se sapr evolvere, pi che mai in grado di competere con quelli dei grandi concorrenti. Il maggiore punto di forza del sistema italiano, e in generale europeo, la combinazione di coesione sociale e di competitivit; di stato e di mercato, di pubblico e di privato; di democrazia e di imprenditoria; di istituzioni e di individualismo. Non ci mancano n capitali, n tecnologie, n spirito imprenditoriale, n cultura. La ragione fondamentale per la quale stiamo attraversando questa fase di stasi, soprattutto in Italia, pi profonda: la nostra attuale crisi una crisi di fiducia che attraversa quasi tutta la societ.

Crisi di fiducia diventa spaccatura e contrapposizione sociale, rinuncia alla partecipazione e qualunquismo; crisi di fiducia diventa difesa a oltranza di rendite e privilegi contro l'interesse comune. Soprattutto, crisi di fiducia diventa mancanza di speranza nel futuro: nell'imprenditore che non rischia, nella coppia che non ha figli, nella famiglia che non investe nell'istruzione. Credo che il peggior errore che si possa commettere davanti a una crisi di fiducia sia quella di ignorarla o di cercare diagnosi autoconsolatorie. Cerchiamo invece di capirla nelle sue radici, per poterla combattere meglio: * il presente diventato pi difficile, e non solo per i vecchi e nuovi poveri ma per una vasta area di classe media che vede a rischio un benessere che sembrava definitivamente raggiunto; * il futuro ha smesso per molti di apparire un'opportunit di miglioramento ma sta diventando una fonte di ansia, una minaccia di rischi indeterminati; * la classe dirigente e talune istituzioni appaiono a molti sempre meno affidabili, sempre meno orientate al bene pubblico, incapaci di superare contrasti personalistici, paradossi, risse incomprensibili, incapaci di guardare oltre il breve termine. Alcune linee di azione, certamente sommarie e incomplete, potrebbero contribuire a rimettere la nostra societ in carreggiata. Primo: dobbiamo rendere il nostro sistema pi competitivo. Cosa c' da fare non difficile immaginarlo, basta rileggere l'Agenda di Lisbona. Innovazione, ricerca, formazione, capitale umano: sono chiare le priorit e anche i parametri; il problema che non stiamo mantenendo gli impegni e il gap verso altre aree del mondo in termini di innovazione e produttivit - invece di restringersi - si allarga. Secondo: dobbiamo salvaguardare la coesione della nostra societ. Avremo bisogno di sistemi di protezione sociale pi forti e pi giusti se vorremo vincere la tripla sfida demografica: invecchiamento, immigrazione, denatalit. E ancora, la valorizzazione del nostro vitalissimo terzo settore: il volontariato e l'impresa sociale (che pu compiere il "miracolo" di creare nuova occupazione e allo stesso tempo nuovi modelli di welfare). Terzo: dobbiamo immettere "opportunit" e "mobilit" nel nostro tessuto sociale. Salire nella scala sociale estremamente difficile per coloro che partono da situazioni svantaggiate: sembra ovvio ma, oltre a non essere giusto, alcuni Paesi hanno dimostrato che non inevitabile. Siamo una societ ferma, con classi sociali quasi stagne. In Italia dobbiamo far s che il merito sia premiato di pi, che non vi sia limite alla crescita

personale e professionale per chi ha i numeri e sa dimostrarlo. Oggi spesso non cos, e lo dimostra la scarsa rappresentanza femminile in quasi tutte le posizioni di responsabilit. Competitivit, coesione sociale, mobilit e opportunit sono principi da far maturare a livello europeo, perch diventino un sentire comune e perch contribuiscano a costruire quell'identit europea che ancora manca. Ce n' bisogno contro le tentazioni di ritorni al passato: abbiamo bisogno di pi Europa, non di meno Europa come qualcuno vorrebbe farci credere. L'Europa ha espresso per ora solo una piccola percentuale del suo potenziale, sia come potenza economica sia come potenza politica. Ma l'Europa che ha inventato nella sua storia molti dei valori che rendono vivibili le nostre societ: il diritto, la tolleranza, la democrazia. Oggi, la nostra democrazia mostra il fianco a molti rischi; anche qui possiamo trovare ragioni di sfiducia e di frustrazione, e forse ne parliamo molto meno di quanto dovremmo. Tutte queste sfide necessitano di un approccio di sistema. Per ristrutturare e rilanciare la nostra economia dobbiamo suddividerci sacrifici e benefici e lavorare, almeno per una parte della nostra giornata, pensando all'interesse comune. un compito di tutti, ma in particolare per l'Universit e il sistema del credito. Il settore bancario italiano negli ultimi anni ha fatto grandissimi passi avanti e di ci va reso merito a chi ha gestito le singole banche e a chi ne ha fatto la regia. Siamo entrati in Europa da tutti i punti di vista. Una decina di anni fa, quando abbiamo lanciato a noi stessi la sfida dell'integrazione monetaria che avrebbe portato all'euro, il sistema bancario italiano era frammentato, le grandi banche erano tutte pubbliche, la loro presenza nei network internazionali praticamente nulla. Le banche italiane hanno saputo ristrutturarsi, accorparsi, internazionalizzarsi, privatizzarsi, rafforzarsi patrimonialmente senza privare il nostro sistema economico e il nostro tessuto sociale dell'adeguato supporto. Sebbene il cammino non sia concluso, possiamo essere fieri dei risultati raggiunti. Per superare la crisi di fiducia abbiamo bisogno di una classe dirigente all'altezza; produrla sar il contributo principale dell'Universit. La classe dirigente dovr essere capace di vivere e gestire un tasso di cambiamento mai prima di oggi sperimentato e affrontare un livello di concorrenza neanche immaginabile prima. Ci vorranno specialisti di ogni tipo, ma soprattutto specialisti in gestione della complessit, cio persone capaci

di dialogare tra discipline scientifiche, interessi, culture e religioni. Gente convinta e capace di salvaguardare le diversit. Gente capace di fare da collante fra generazioni. Per fare tutto questo ci vogliono valori forti, determinazione, coraggio. Perch i giovani si impegnino in un cammino pi difficile e incerto di quello che noi avevamo davanti a noi alla loro et, dovranno trovare la motivazione. E la motivazione non pu venire pi dalle parole ma solo da modelli credibili, esempi di vita e di comportamento: dal rispetto del merito. I giovani sanno che nessuno pu garantire loro la sicurezza per il futuro, ma vogliono prove che "se si vuole, si pu", che se ci si impegna si pu arrivare: e il primo campo di prova l'Universit. Politica, imprenditoria, finanza, cultura, istruzione e universit, stampa sono le diverse facce di quell'unica entit trainante che si chiama classe dirigente e della quale tutti dobbiamo sentirci egualmente responsabili. Corrado Passera. L'amministratore delegato di Banca Intesa ha ricevuto la laurea honoris causa al Politecnico di Bari.

Interessi correlati