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Dante ha scritto la DC in italiano, che allepoca si chiamava volgare, perch era un dialetto, era la lingua parlata a casa, dalla

gente. La lingua dotta, allepoca, era il latino, ma questo lo sapete. Perch ha scritto in volgare? Fondamentale chiedersi sempre perch, come fanno i bambini. E cercare poi di darsi una risposta che sia logica, e soprattutto che soddisfi il buon senso. Quella normalmente quella giusta. Allora: Perch ha scritto in volgare? Per essere capito da tutti. Se avesse voluto scrivere per i professori, avrebbe scritto i latino. Chiaro, logico. A parte il fatto che lo ha scritto lui stesso, che voleva essere capito anche dalle donnette (che allepoca non andavano a scuola). Ora seguite il mio ragionamento: se voleva essere capito da tutti e persino dalle donnette doveva scrivere in modo facile. Infatti: leggere e capire Dante semplice, facile. Quindi anche voi, che siete molto pi colti delle donnette di allora, potete benissimo non solo leggerlo, ma anche arrischiare una vostra interpretazione: fidatevi del vostro buon senso. Quello che lo rende difficile (e noioso) sono i commenti dei commentatori. Non preoccupatevi di identificare i vari personaggi citati (che la preoccupazione primaria dei commentatori): non quello che conta. Cosa ce ne importa a noi di sapere chi fosse Alessio Interminei da Lucca. Era un seduttore, cio uno che raccontava le bugie alle ragazze per sedurle. Cosa che non si fa. questo quello che conta! Il tipo di peccato. Poi Dante metteva nome e cognome di gente che allepoca era famosa. Oggi scriverebbe di Berlusconi e Prodi o Veltroni o Mastella, di papa Ratzinger, di Francesco Totti e della Valeria Marini. E se poi mettesse il papa (e magari anche sua eminenza il cardinal Ruini) in IF e la Valeria Marini e la Luxuria in PD (che esattamente quello che ha fatto) lo trovereste interessante. No? Allora: non preoccupatevi dei vari personaggi citati, ma andate direttamente al succo, al senso, al messaggio, e allora vedrete che non solo Dante facile, ma anche stupendo, meraviglioso, moderno e veramente grande! E ha un messaggio che assolutamente valido e prezioso ancora oggi! Un'altra cosa che rende difficile la Commedia che i commentatori travisano in mille modi il pensiero semplice di Dante, sia forzandolo entro categorie filosofiche e teologiche che il pi delle volte non corrispondono al testo (e quindi rendendolo difficilissimo), sia affibbiandogli significati reconditi che non ci sono. In fondo Dante se voleva dire una cosa (se non era eretica e quindi pericolosa da dire), la diceva. Potrei portare centinaia di esempi, a cominciare dal primo verso: Nel mezzo del cammin di nostra vita che vorrebbe dire: *** quando avevo 35 anni. Io immagino la vostra fatica a dover ricordare che Nel mezzo del cammin di nostra vita vuol dire: quando avevo 35 anni. Ma se Dante avesse voluto dire che aveva 35 anni lo diceva. Non nego che possa anche voler dir quello, ma qui dice una cosa mille volte pi importante che non un qualche dato anagrafico: dice che nella nostra vita c un cammino da compiere. E questo dentro nelle parole: non c bisogno di fare sforzi di memoria. molto pi semplice e molto pi profondo. Io mi occupo di Dante ormai da 15 anni e non vi dico quante persone ho incontrato in questi anni che mi hanno detto che a scuola Dante lo hanno odiato. Non tutti, per fortuna. Il problema sta, secondo me, nel come si legge Dante (e non solo a scuola). Gli errori sono 2: il 1 quello di leggere solo alcuni canti, quelli ritenuti pi belli, pi poetici, e il 2 di tenere separati IF, PG e PD. La Divina Commedia unopera organica: ogni singolo canto come la tessera di un puzzle: una tessera pu essere la pi colorata, la pi bella, ma che senso ha la singola tessera? Nessuno! Il significato lo si coglie solo all'interno dell'opera complessiva. Leggendo canto per canto non si nota una cosa importantissima, e cio che la DC piena di contraddizioni. E queste vanno affrontate, perch solo cos si pu capire il pensiero di

Dante, che il bello della lettura della DC. E poi, lho gi detto, ma fondamentale: chiedersi sempre perch. Soprattutto in quei passi un po strani , dove i critici arrivano a scrivere qui Dante dice delle assurdit, o quando dicono: un poeta Non bisogna sottilizzare troppo. No invece: bisogna sottilizzare e cercare di capire, perch Dante era s un poeta, ma era soprattutto un teologo: cos era considerato allepoca: Petrarca poeta, Dante teologo. Dante espone un pensiero. Lo fa in forma poetica, ma dietro c un pensiero! Anzi: una dottrina. Come scrive allinizio del Convivio (che unaltra sua opera) Movemi desiderio di dottrina dare. Ed questo quello che conta. Io, dicevo, mi occupo di Dante da ormai 15 anni. Non sono una dantista: non lo sono mai stata. Non sono neanche laureata in lettere. Sono laureata, ma in scienze politiche. Non ho mai insegnato: ho fatto tuttaltre cose nella vita professionale. Poi sono andata in pensione e ho scoperto Dante, anzi mi sono innamorata di Dante. Col mio sistema (del chiedermi perch e di cercare una risposta logica) ho trovato risposte diverse da quelle dei commentatori praticamente su tutto: io do uninterpretazione diversa di tutti i personaggi principali della DC. Ora, come potete immaginare, allinizio ero piena di incertezze. Perch o uno un megalomane oppure si dice: calma: chi sono io per sconvolgere 700 anni di esegesi dantesca? Nel frattempo ho scritto un libro, che ha avuto un certo successo e tanta gente mi ha scritto ringraziandomi E questo una cosa bellissima, ma la cosa pi importante che ho avuto una serie di consensi in ambito accademico. Per esempio Bianca Garavelli che ha curato ledizione della DC per leditore Bompiani, entusiasta delle mie idee. Mi cita sempre nei suoi libri. Poi sono stata invitata a tenere un ciclo di lezioni in uno dei pi prestigiosi licei milanesi (il Collegio San Carlo) ma non ai ragazzi: ai professori. Una decina di professori che stava ad ascoltare per ore quello che dicevo io e condivideva le mie idee. Alla fine mi sono convinta che le cose che dico, per quanto originali e fuori dal coro, non sono pazze (di pazzi ce n in giro tantissimi). D'altra parte se non fosse cos la Prof non mi avrebbe invitato a parlare. * * * Di tutte le cose che sono veramente grandi (e la DC lo ) ciascuno (anche i pi dotti professori) riescono ad afferrare sempre solo una parte, riescono a vedere solo un aspetto. Chiunque dica: il mio il vero Dante, sbaglia. unillusione che la verit sia una: la verit ha sempre 1000 facce. E pi grande , pi facce ha Quindi un'opera di tale grandezza e complessit pu e, anzi, deve essere letta secondo diverse angolature e ogni interpretazione apporta sempre qualcosa alla comprensione dellinsieme. La mia una lettura che mette in luce gli aspetti spirituali. Quello che Dante espone un cammino: il cammin di nostra vita, ed un cammino spirituale perch conduce a Dio. Ed un cammino iniziatico. Dante lo suddivide in IF, PG e PD e cos far anchio, bench molto succintamente, perch un cammino che prevede prima l'IF, poi il PG e alla fine il PD. Ma prima vorrei dirvi due parole sulla poesia. Perch la poesia delle 3 cantiche diversa. Si tratta sempre di endecasillabi in terza rima, ma la poesia non fatta solo di forma, ma anche di sostanza. In genere la gente preferisce lIF (perch conosce solo quello). I grandi conoscitori di Dante: Benigni, Umberto Eco, modestamente anche la sottoscritta, considerano la pi bella cantica il PD. Vi do un esempio della differenza della poesia delle tre cantiche con una terzina per ciascuna, che secondo me le rappresenta:

IF: la terzina che secondo me sintetizza la poesia dellIF questa: 1 La bocca sollev dal fiero pasto 2 quel peccator, forbendola a'capelli 3 del capo ch'elli avea di retro guasto. famosa, penso che la conosciate*** truce, carnale, pesante. Fa anche un po schifo, no? Non Dante, naturalmente. Questo lo vorrei mettere bene in chiaro: Dante comunque ad altissimo livello in tutte e tre le cantiche. PG: i versi che secondo me sintetizzano la poesia del PG sono questi (anche questi famosi): 1 Era gi l'ora che volge il disio 2 ai navicanti e 'ntenerisce il core 3 lo d c'han detto ai dolci amici addio; 4 e che lo novo peregrin d'amore 5 punge, se ode squilla di lontano 6 che paia il giorno pianger che si more; latmosfera un po malinconica del tramonto. Il PG un regno terreno, su cui sorge e tramonta il sole ed il pi umano. PD: qui ero indecisa tra 2 terzine, una allinizio nel 3 canto e una nellultimo. Ve le leggo tutte e due. La prima: 85 E 'n la sua volontade (la volont di Dio) nostra pace: 86 ell' quel mare al qual tutto si move 87 ci ch'ella cria o che natura face. E la seconda, dellultimo canto: 85 Nel suo profondo vidi che s'interna 86 legato con amore in un volume, 87 ci che per l'universo si squaderna: Non so se avete colto la differenza. C un respiro nel PD: l'universo e quel mare Nel 1 canto parlava de lo gran mar de l'essere un respiro che non c nelle altre cantiche. Per questo la pi bella. E poi c la luce. Se invece si volesse contraddistinguere le 3 cantiche con un aggettivo, questo non potrebbe che essere: bestiale, umano, divino. Bestiale perch nellIF ci sono coloro che la ragion sommettono al talento: non solo i lussuriosi, tutti. E, come dice Dante (nel Convivio) chi da la ragione si parte (si allontana), e usa solo la parte sensitiva, non vive uomo, ma vive bestia, anzi asino vive. VIVE! Perch bestiale umano divino sono 3 modi di vivere la nostra vita. infatti della vita, della "nostra vita" che parla Dante, parole che non a caso compaiono nel primo verso. Da un punto di vista letterale un viaggio nel regno dei morti, nellaldil, ma, e lo dice lui stesso, questo solo il senso letterale: il vero soggetto della Commedia luomo. Punto. Non dopo la morte, ma prima della morte: luomo che vive. E che pu vivere in modi diversi: bestiale, umano o divino. E faccio un esempio lamore. Lamore non lho scelto perch. come suppongo, largomento che pi vi sta a cuore, ma perch laspetto che pi di ogni altro facilmente rintracciabile nelle 3 cantiche. Allamore infatti dedicato il canto di Francesca, cio dei lussuriosi nellIF, il canto dei lussuriosi in PG e il canto dedicato al cielo di Venere in PD. L vengono chiamati spiriti amanti (dai critici, non da Dante): mica possiamo chiamare lussuriose le anime sante del PD. Quindi IF, PG e PD: 3 modi diversi di vivere lamore. Questo , secondo me, il modo migliore di leggere la DC: per temi, collegando, confrontando vari personaggi, varie situazioni, inerenti allo stesso tema allinterno

dellintero poema. E cercando di sviscerare su quel tema il pensiero di Dante. Conoscer solo quello alla fine, ma almeno su quello il pensiero di Dante lo conoscer. Il canto di Francesca (il 5 dellIF) bellissimo e penso che lo conosciate: *** 100 Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende 101 prese costui de la bella persona 102 che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. ecc. Stupendo! E penso che conosciate la vicenda: lei trad il marito col cognato, ma il marito li sorprese e li uccise e ora sono condannati a essere sballottati qua e l dalla bufera infernale. Quello che invece penso che non conosciate sono gli altri 2, cio i lussuriosi del PG e, soprattutto, quelli del PD. PG: nel canto 26 tra i lussuriosi del PG che bruciano nel fuoco (pena sicuramente pi dolorosa che non lessere sbattuti qua e l dalla bufera) Dante incontra il poeta Guido Guinizzelli (il padre del dolce Stil Novo) e il poeta occitano Arnaud Daniel. PD: nel canto 9 Dante incontra felice e contenta perch si trova in PD, nel cielo di Venere (ovviamente), una certa Cunizza da Romano e anche altri personaggi. IF. PG, PD: 3 modi diversi di vivere lamore. Ora, quello che vi dir senzaltro originale e, vedrete, sembra la cosa pi logica del mondo, ma non stato facile per me trovare questa soluzione. Ci ho messo veramente molto tempo e molta fatica a pensare e ripensare: Cosa vuol dire? Perch? (il magico perch!). Perch che cosa? Qual era il problema. Non Francesca, e nemmeno Guido Guinizzelli. Il problema era Cunizza. Il canto 9 del PD a scuola non lo si fa mai e il problema non lo si tocca, ma i grandi lettori della DC si sono da sempre arrovellati su questa domanda: Perch Dante ha messo Francesca in Inferno e Cunizza in Paradiso? Se pensate che la risposta sia: perch Francesca ha tradito il marito, perch non sapete che cosa ha combinato Cunizza. Cunizza da Romano uno dei personaggi meno noti per noi, ma ai tempi di Dante era famosissima: era la moglie di uno dei potenti dell'epoca, del conte di San Bonifacio, Signore di Verona e sorella di un altro potente: Ezzelino da Romano, Signore della Marca Trevigiana. Se si volesse fare un parallelo con oggi si potrebbe pensare p.es. alla principessa Diana, Lady D: la moglie chiacchierata di uno dei potenti dell'epoca. Dunque famosissima. Cunizza ha avuto almeno 3 mariti, tutti regolarmente traditi e abbandonati, e innumerevoli amanti. Le cronache dell'epoca ne parlano malissimo, la definiscono grande meretrice***. L'episodio che fece maggior scalpore fu l'abbandono del primo marito, il conte di San Bonifacio, per seguire il famoso trovatore Sordello, che venne a cantare a corte, lei se ne innamor e con lui fugg. E Dante la mette in PD. Era morta da poco: subito in PD. Capite bene che un problema. Ugo Foscolo arrivato a scrivere che Dante avrebbe messo l Cunizza "provvisoriamente, in via d'espediente, fino a tanto che gli occorresse alla fantasia personaggio pi conveniente". Qui siamo alla follia: figuriamoci se a Dante non viene in mente nessuna donna casta e pura e allora, intanto, ci mette questa Cunizza (3 mariti, fuggita col trovatore, grande meretrice) Allora: Perch Dante mette Cunizza in PD? I critici dicono: perch da vecchia si pent e cambi vita, mentre Francesca stata uccisa e non ha avuto il tempo di pentirsi. Io respingo nel modo pi assoluto questa spiegazione, non perch da vecchie si cambia vita, lo so benissimo ma non questo il punto: che non corrisponde minimamente a quello che dice Dante, cio a quello che Dante fa dire a Cunizza. Sia chiaro che se vogliamo capire Dante dobbiamo rimanere fedelissimi alle sue parole.

Cunizza dice: Cunizza fui chiamata, e qui refulgo risplendo perch mi vinse il lume d'esta stella; mi vinse l'influsso di Venere ma lietamente a me medesma indulgo mi perdono (indulgo) da me stessa la cagion di mia sorte, l'inclinazione ad amare che ho avuto in sorte e non mi noia; PD9,32-35 e non mi dispiace Dov' il pentimento? Non c'! Non c' una parola di pentimento in tutto il discorso di Cunizza. Al contrario, dice: Non mi dispiace di aver subito l'influsso di Venere, ovvero: Non mi dispiace di aver amato tanto. Dunque: dire che "Cunizza in PD perch da vecchia si pent e cambi vita" non accettabile, perch in evidente contraddizione con quello che lei stessa dice. Allora: su questa Cunizza (che a me molto simpatica) torner pi avanti. Ma adesso andiamo al punto: avevamo detto che Dante mette in scena 3 diversi modi di vivere lamore. E quali sono? Basta leggere con attenzione e: rimanere fedeli alle parole di Dante. 1. IF: Francesca vive lamore in modo passivo. La bufera infernal, che di qua, di l, di gi, di s li mena; IF5,31+43 non la punizione per un peccato commesso in vita, (anche se questo il senso letterale), ma la raffigurazione (ed una raffigurazione perfetta) di questo modo di amare mentre si in vita, lasciandosi trascinare passivamente dalla passione, perdendo il controllo di s. Il suo discorso bellissimo, sublime, ma denota la sua passivit: Francesca non ha consapevolezza di quello che fa, non se ne assume la responsabilit. Non dice: ho sbagliato. Colpevoli, in un modo o nell'altro, sono tutti meno che lei: colpevole l'amore, che l'ha presa, al quale non riesce a resistere: Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer s forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Colpevole il marito che l'ha uccisa, e che Caina attende Colpevole il libro galeotto. Tutti, meno che lei. Chiaro? Questo modo di amare infernale. 2. PG: Qui c' consapevolezza del proprio peccato: fummo rei non servammo umana legge, (la ragione) seguendo come bestie l'appetito. PUR XXVI, 88 + 83-84 L'amore viene vissuto come un istinto bestiale, (la parola bestie ossessivamente ricorrete in questo canto). Lamore visto come un istinto bestiale al quale non si riesce a resistere e del quale ci si vergogna. Anche qui: il fuoco in cui ardono non tanto una punizione quanto la raffigurazione di questo modo di amare provando vergogna per non riuscire a dominare questo istinto bestiale. doloroso stare nel fuoco, perch dolorosa questa tensione tra la propria azione vissuta come bestiale e la sete di un comportamento umano: umano tra virgolette perch listinto ad amare umano. Cera nel Medioevo (ma c ancora oggi) lidea che umano sia lascetismo, la castit Non certo quello che pensava Dante, come dimostra il punto 3. PD, dove Dante incontra Cunizza da Romano, della quale ho gi parlato e dunque non sto a ripetere, e che evidentemente vive lamore in un modo giusto (per Dante) e cio NON in modo inconsapevole, irresponsabile come Francesca; NON in modo tormentato come quelli del PG, ma in modo lieto (come dice). Cunizza considera lamore tra uomo e donna non un istinto bestiale al quale si deve resistere, ma un dono di Dio del quale si deve godere.

E questo concetto non lo dice solo Cunizza, ma anche laltra anima che Dante incontra nel cielo di Venere, e cio Folco, il quale dice: nessuna divinit dellOlimpo, nessuna delle figure mitologiche (che, come sapete: grandi amori, grandi passioni) nessuno ha amato quanto me fintanto che ero giovane: infin che si convenne al pelo.99 dice. E pi avanti: Non per qui si pente, ma si ride.103 Come dicevo: Non c pentimento. Dante consapevole di quanto sia innovativo, per non dire rivoluzionario, ci che scrive. Quando fa dire a Cunizza i gi citati versi ma lietamente a me medesma indulgo la cagion di mia sorte, e non mi noia; le fa aggiungere: che parria forse forte al vostro vulgo. che parrebbe forse difficile da capire alla vostra gente. Secondo il Foscolo, Dante avrebbe aggiunto questa terzina perch consapevole che i suoi contemporanei non si sarebbero indotti ad avere per santa un'adultera d'infame celebrit. E aveva ragione Dante a ritenerlo difficile da capire, dato che ancora oggi non si riesce ad accettare l'idea che l'amore sensuale possa a pieno titolo trovar posto in Paradiso. Per questo dico: fidatevi del vostro buon senso. facile Dante ( in italiano) ed bellissimo, modernissimo. Certo, se gli si vuol far dire cose che lui non si sogna di dire allora diventa difficile e antipatico. Spero di avervi convinto di una cosa: e cio che se si fanno i paragoni tra i vari canti, soprattutto se tra cantiche diverse, si capisce il pensiero di Dante. * * * Allora, ricapitolando: IF, PG e PD rappresentano 3 modi di vivere: bestiale, umano, divino. Ma IF, PG e PD hanno anche altri significati. Dante: di una ricchezza infinita. Dicevo allinizio che la mia una lettura che mette in luce gli aspetti spirituali e che quello che Dante espone un cammino: il cammin di nostra vita: che un cammino spirituale e un cammino iniziatico, suddiviso in IF, PG e PD perch un cammino che prevede prima l'IF, poi il PG e alla fine il PD. Ora, chiariamo bene che cosa intendo qui per cammino. Voi qui in mezzo a queste belle montagne siete abituati a camminare: fate una bella gita, vedete tante cose e poi tornate a casa e magari scrivete un diario o unemail a unamica in cui raccontate quello che avete visto e vissuto. E allora magari pensate che Dante ha avuto la fortuna, per grazia ricevuta, di fare questo lungo viaggio attraverso lIF, il PG e il PD e poi torna a casa e scrive la DC. Un viaggio fatto non fisicamente, ovvio, ma in sogno, in una visione estatica No, in ogni caso non questo il cammino di Dante. Si usa la parola cammino in tutte le lingue per indicare un processo di crescita spirituale. Ed in questo che consiste essenzialmente il cammino e il viaggio di Dante. Adesso vi dico una cosa che dovreste sempre tenere presente leggendo Dante, perch molto importante: nella DC vi sono 2 aspetti: da una parte le anime, fisse, ferme, l. Non importa se dannate o salvate, sono fisse, come incastonate nel loro destino. Dall'altra Dante, che cammina e insegna un cammino. Un cammino iniziatico, dicevo. Cosa significa? La parola viene da in ire, entrare. Entrare in un tempio si intende, entrare in uno spazio sacro, in una dimensione sacra. un cammino che va appreso, che prevede una lunga preparazione, una disciplina. una via che pochi scelgono, perch una via difficile, ma quella che porta alla felicit, come dice Dante: e questo vero! Nel libro che ho scritto paragono questo cammino di Dante alla via dello Yoga, che una via spirituale, iniziatica e non una ginnastica, e con la quale ci sono notevoli analogie. E

adesso intendo spiegarvi in estrema sintesi in che cosa consiste il cammino di Dante. Andiamo con ordine. Iniziamo dal 1 canto. Il 1 canto fondamentale. Tutti i 3 primi canti sono importantissimi, perch espongono i temi fondamentali che poi verranno sviluppati. A maggior ragione il primo in assoluto. Nel mezzo del cammin di nostra vita. Come gi detto Dante parla della nostra vita, cio di noi, e dice che nella nostra vita c un cammino da compiere. E questo cammino ci deve portare nel mezzo, cio nel centro. Di che cosa? Ma di noi stessi! Tutto dentro di noi! IF e PD. Tutto. Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ch la diritta via era smarrita. Il cammino inizia non con il perdersi, ma con il ritrovarsi. il momento che segna il risveglio: poco pi avanti Dante dice che era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ora il sonno non c' pi e c' la volont di ritrovare la via, di ritrovare se stesso. E la selva oscura? In genere viene detto: il peccato Ora, voi siete molto giovani, ma per quanto giovani siate, penso che possiate avere gi esperimentato momenti di sconforto, in cui il mondo vi sembra crollare addosso e non riuscite a vedere una via duscita Questa la selva oscura. E poi potreste avere anche esperimentato momenti in cui, in mezzo a questa disperazione, vi dite: ma cosa sto facendo? Ecco: questo il momento del risveglio. In questo momento vedete una possibile uscita dalla vostra angoscia, uno spiraglio di luce. quello che c in Dante. Vede uno spiraglio di luce, vede una luce in cima a una montagna e vorrebbe raggiungerla, ma tre bestie gli impediscono il passaggio: una lonza, un leone e una lupa. Disperato torna indietro, l dove 'l sol tace... in basso loco. Ed ecco che gli appare Virgilio, Dante gli chiede aiuto, e Virgilio gli dice: No, guarda, contro queste bestie non c niente da fare: A te convien tenere altro viaggio altro rispetto alla salita diretta che avrebbe voluto fare Dante, verso la cima del monte illuminata dal sole. Laltro viaggio prospettato da Virgilio molto pi lungo e consiste nellattraversare tutto l'IF e salire poi il PG, in cima al quale c quella luce. A te convien tenere altro viaggio se vuo' campar d'esto loco selvaggio perch l'ostacolo di queste 3 bestie insuperabile. Perch? Ve lho gi detto: utilissimo chiedersi sempre perch? Pi avanti, come sapete, c la citt di Dite con la porta chiusa. I diavoli ne dicono di tutti i colori a Dante e Virgilio, e non li fanno entrare, fino a quando, cosa succede? arriva *** un messo celeste che con una verghetta (tipo bacchetta magica) zum zum, apre la porta. Allora perch non lha fatto qui? Bacchetta magica e zum zum: le 3 bestie spariscono. Oppure ricorderete le volte che qualche demonio vuole impedire il loro viaggio e Virgilio dice: vuolsi cos col dove si puote / ci che si vuole, e pi non dimandare. E perch non lha detto qui? Perch? Perch per campare (cio per salvarsi) da questo loco selvaggio Dante deve fare questo lungo altro viaggio attraverso lIF? Perch le tre bestie in qualsiasi modo le si voglia intendere (le varianti interpretative sono quasi infinite), rappresentano comunque, sempre, in ogni caso il male, e se tu vedi il male fuori di te, come qualcosa di esterno a te, non lo potrai vincere mai. L'unica possibilit di vincere il male, quello di imparare a vederlo all'interno di s. E l'altro viaggio proposto

da Virgilio infatti un viaggio interiore. Un viaggio al centro della terra. S, ma non alla Jules Verne, bens il viaggio degli alchimisti in interiora terrae. Quindi un viaggio iniziatico. Visitare interiora terrae una metafora per esprimere lo scendere nel profondo di se stessi. All'inizio del PG Catone (il guardiano del PG) vede sbucare dalla terra questi 2 (Dante e Virgilio), tutti neri di fuliggine infernale, e Virgilio gli dir: io fui mandato ad esso (a Dante) per lui campare [ritorna, non certo a caso, lo stesso verbo se vuo' campar d'esto loco selvaggio] e non l era altra via che questa per la quale i' mi son messo. Non c' altra via. Non c' altra via che quella di un viaggio all'interno di se stessi. Questo , secondo me, il significato profondo non solo di questa scena della Divina Commedia , ma di ogni viaggio attraverso gli Inferi: lunico modo per vincere il male vederlo all'interno di s. In altre parole: conoscere se stessi. Conoscere se stessi la cosa pi difficile in assoluto. Non a caso era loracolo di Delfi, ed era quello che dicevano i grandi filosofi dellantichit (Socrate) ma una raccomandazione valida ancora oggi: perch si va dallo psicanalista? Per conoscere se stessi. Anche se, secondo me, sarebbe molto pi economico, ma soprattutto molto pi valido seguire Dante, che insegna un cammino verso la conoscenza di s stessi. Che un cammino difficile, difficilissimo, ma essenziale. Dentro di noi c tutto il male possibile, c lIF, ma c anche il PD e c Dio, la scintilla divina. Ma questo lo psicanalista non te lo dice, e non ti ci porta. Dante invece s. I vari personaggi che Dante incontra in IF non sono che la personificazione del male, di tutto il male che pu esserci nel cuore delluomo. In essi egli si specchia. Infatti un dannato conficcato nel lago ghiacciato sul fondo dellInferno gli chieder: Perch cotanto in noi ti specchi? IF32,54 Dante si specchia perch vuole vedere e riconoscere il male nel suo cuore, nella sua mente, e, dove lo riconosce, lo affronta. Emblematico a questo proposito lepisodio di Filippo Argenti. nell8 canto dellIF che un canto che a scuola in genere non si fa. Lha letto Benigni recentemente, che ha letto i primi 10 canti, a mezzanotte bravissimo nel presentare ma dice quello che dicono tutti anche lui, purtroppo, una vittima dei commentatori. Chi era sto Filippo Argenti? Era uno di cui non esiste traccia nei documenti dellepoca (e questo un fatto strano, perch Dante parlava sempre di personaggi famosi). Si trova tra gli iracondi, ovvero nella prima parte dellIF, tra i peccatori meno gravi. Dante, che dimostra sempre (o quasi sempre) grande compassione per le pene, per il dolore dei dannati contro questo Filippo Argenti di una crudelt che rasenta il sadismo: prima lo chiama spirito maladetto e lo respinge in malo modo, poi dice che lo vorrebbe vedere affondare nella palude e gode nel vedere come gli altri dannati ne fanno strazio e infine dice che a questo ricordo Dio ancor ne lodo e ne ringrazio. E non solo Dante: anche Virgilio, il quale dovrebbe fungere da guida spirituale, non solo non redarguisce Dante, ma lo loda, paragonandolo nientemeno che a Ges Cristo per aver trattato male questo poveraccio. Tutti i commentatori, antichi e moderni, hanno da sempre espresso perplessit di fronte a questa estrema durezza. Allora cosa fanno per giustificare questo comportamento sconcertante da parte di Dante? Inventano (a cominciare dal Boccaccio) un'identificazione per questo personaggio di cui, ripeto, non c' traccia nei documenti dell'epoca. Ovviamente sar un avversario politico di Dante, un esponente di parte Nera. E poi ci ricamano su che forse era corresponsabile del suo esilio e della confisca dei suoi beni. Qualcuno sostiene che sia stato proprio lui a impossessarsene, che avrebbe dato uno schiaffo a Dante, ecc. ecc. Non vi dico Benigni. Saltando qua e l sulla scena, come usa fare, diceva: era uno ma

proprio antipatico, arrogante, presuntuoso e allora Dante: mo vedi come ti sistemo io e tutti a Firenze, che non lo poteva sopportar nessuno, tutti curiosi a vedere dove lo mette Dante sto buzzurro Insomma, per farla breve, questo Filippo Argenti non solo si trova, come gi detto, tra gli iracondi, ma di lui Virgilio dice: quei fu al mondo persona orgogliosa.IF8,46 Quindi ira e orgoglio: MA ira e orgoglio erano i peccati di Dante, come riferiscono tutte le biografie sulla sua vita, a cominciare da quella del Boccaccio, e sono i 2 peccati dei quali si riconoscer colpevole nel PG. Solo se si tratta del suo peccato, tutto ha senso: il volerlo vedere affondare nella palude, il plauso di Virgilio, il dire Dio ancor ne lodo e ne ringrazio. Perch? Perch ho potuto vedere il male nella mia anima e me ne sono liberato. Ma che senso avrebbe dire: Dio ancora, cio adesso, a viaggio finito (con tutto quello che Dante ha visto in questo viaggio) ne lodo e ne ringrazio: perch? Per avergli fatto vedere come gli altri dannati fanno strazio di questo piccolo uomo (sconosciuto) che si era (forse) impossessato dei suoi beni e gli aveva (forse) dato uno schiaffo? Ma non sta in piedi! E mi chiedo: come fanno i critici (e anche Benigni) ad accettare un'assurdit del genere? A non vedere che si tratta di una personificazione dei suoi peccati! Mi sono soffermata su questo episodio perch lo ritengo emblematico di tutto il viaggio attraverso l'IF, che consiste essenzialmente nel guardare allinterno di s. I ti conosco, anche se sei tutto sporco di fango, dice Dante a Filippo Argenti. E certo che lo conosce: sono i peccati suoi! E non certo un caso che quando Dante affronta certi peccati che sa di non avere, guarda i peccatori e dice: non ne conobbi alcun. Cos fa p.es. con gli avari e con gli usurai: questo genere di peccato non ce l'ha proprio. Ma l'ira e l'orgoglio s. Questo lIF. E passiamo al PG. In IF Dante incontra peccatori che hanno tutti commesso un qualche peccato. Questo aspetto c', ed l'aspetto morale. Ma ai fini dell'aspetto iniziatico o spirituale il peccato conta poco. Quello che conta una cosa molto pi pericolosa: e cio la disposizione dell'animo, della mente, che ha reso possibile il peccato. Pensate al lago ghiacciato in cui sono incastonati i traditori. Hanno tradito, vero: il loro peccato. Ma molto pi importante il lago ghiacciato, nel quale sono isolati. Questo loro essere isolati uno dall'altro, questo gelo tra di loro rappresenta la disposizione mentale che ha reso possibile il tradimento. La disposizione mentale, fino a quando non la si purifica, continuer a rendere possibile qualsiasi peccato. Il PG di Dante ha esattamente questa funzione: di purificare la mente. E ora ve lo dimostro. Gi nel PG (e poi molto di pi nel PD) Dante alterna gli incontri con i vari personaggi a passi dottrinali. Uno dei pi importanti il discorso sul libero arbitrio, che si trova (come sottolineano tutti i commentatori) nei canti centrali del poema. Viene iniziato dal cosiddetto Marco Lombardo, e ripreso e ampliato poi da Virgilio in quello che diventa uno dei passaggi dottrinali pi complessi e pi importanti di tutto il poema. A Marco Dante chiede di spiegargli dove nasce il male E aggiunge: nasce forse dalle influenze astrali? Ma quando mai! risponde Marco: Voi cercate sempre ogni ragione nel cielo (cio nelle influenze astrali). Ma se tutto venisse dal cielo sarebbe distrutto il libero arbitrio e non ci sarebbe alcuna giustizia nel premiare i buoni e punire i malvagi. Il male nasce da voi! E come? Come nasce il male? Lo spiega sempre Marco Lombardo: l'anima semplicetta che sa nulla, cio l'anima del bambino appena nato, desidera solo ritornare a ci che le d gioia, cio a Dio, perch da l viene, quello conosce. Questo un concetto molto importante, che Dante ribadisce pi volte, e non solo nella DC: la natura, l'istinto dell'anima umana di tornare a Dio, perch sa che Dio le d piacere. Ma cosa succede?

Di picciol bene in pria sente sapore; quivi s'inganna, e dietro ad esso corre. Cio: lanima singanna, perch ogni cosa che le d piacere, anche solo un piccolo piacere, crede che sia quello (che sia Dio) e dietro ad esso corre: in altre parole la desidera. Da questo desiderio, che nasce per inganno, nasce il male. Il discorso di Marco prende poi una piega politica (importantissima) ma a noi quella non interessa. Poi Virgilio integra il discorso e parla dellamore. Amore una parola fondamentale in Dante, ma pu significare mille cose: Amore Dio (lAmor che move il sole e laltre stelle), amore lamore sensuale, (lamor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, e ch'a nullo amato amar perdona), ma amore ha anche un altro significato: ogni desiderio, ogni movimento dallanimo umano amore. Poi Virgilio gli dice che non tutto quello verso cui luomo rivolge il suo amore male. Pu essere male, ma pu anche essere bene. A questo punto, come potete immaginare, il povero Dante va in tilt: se tutto ci che muove l'animo umano (cio che luomo ama e desidera) di fuori a noi offerto, come pu esserci merito o colpa? Con che giustizia si premiati o puniti? In altre parole: come facciamo a distinguere ci che bene per noi, da ci che non lo ? A questa domanda risponde Virgilio con un discorso lungo (occupa due canti) ed estremamente complesso che cercher di sintetizzare in parole semplici. Se insisto molto su questo punto perch questa veramente la chiave fondamentale per capire il pensiero di Dante, troppo spesso travisato. Non facile, ma, una volta capito, bellissimo! Il problema centrale questo: come nascono i desideri? Ovvero come nasce linganno di cui parlava Marco Lombardo. Ecco come lo spiega Dante: Vostra apprensiva non lasciatevi spaventare da questi termini, che sono i termini della filosofia scolastica: basta sostituirli con i termini usati da noi oggi, e tutto diventa chiaro: l'apprensiva che cos'? la capacit di apprendere, cio di incamerare nella mente. Vostra apprensiva da esser verace tragge intenzione: Cosa vuol dire? La capacit di apprendere che ha l'uomo trae l'immagine (intenzione significa immagine) da un qualcosa di reale, vero (un oggetto, un uomo, una donna, un gelato, unautomobile) da esser verace dice Dante. Vostra apprensiva da esser verace tragge intenzione Chiaro? E, adesso viene il bello: e dentro a voi la spiega, la dispiega. Che cosa? Attenzione: al femminile, quindi non lessere verace, ma lintenzione, cio l'immagine! L'immagine mentale! s che l'animo ad essa volger face. L'anima si volge verso che cosa? Essa, l'immagine mentale. Non verso gli oggetti esterni, no: verso l'immagine mentale! di una modernit eccezionale, Dante! Non finito: lanimo si piega verso questa immagine mentale e questo piegarsi amore; lanimo viene preso ed entra in disire, cio nasce il desiderio, che mai non posa / fin che la cosa amata il fa gioire. Chiaro? Bellissimo, no? Nel canto successivo Dante fa un esempio di questo discorso, che nessuno dei critici presenta come esempio di questo discorso. Perch? Perch gi questo discorso lo fraintendono, nel senso che non sottolineano il fatto che si tratta di un'immagine mentale! E allora non possono capire quello. Questo esempio, con cui inizia il canto successivo, il famoso sogno della femmina balba (balba vuol dire balbuziente). Ne l'ora (segue una lunga spiegazione astronomica per indicare le 4 del mattino) Diciamo: alle 4 del mattino

mi venne in sogno una femmina balba, ne li occhi guercia, e sovra i pi distorta, con le man monche, e di colore scialba. una specie di mostro! Io la mirava; la guardavo e come 'l sol conforta le fredde membra che la notte aggrava, cos lo sguardo mio le facea scorta sciolta la lingua, (non era pi balbuziente) e poscia tutta la drizzava in poco d'ora, e lo smarrito volto, com'amor vuol, cos le colorava. chiaro perch si tratta del discorso fatto prima? L'essere verace, la cosa reale una donna brutta. Diventa bella? NO! Brutta era e brutta rimane. Dove diventa bella? Solo nell'immagine mentale. Chiaro? solo nellimmagine mentale (o, con termine pi moderno, nella proiezione mentale, che diventa bella e desiderabile. Infatti Dante l che non riesce a togliere lo sguardo da lei. A questo punto interviene una donna santa che dice: O Virgilio, Virgilio, chi questa?. Allora Virgilio che, come sapete, rappresenta la ragione, va verso la femmina balba, le strappa i vestiti e mostravami l ventre; quel mi svegli col puzzo che nusca. Va gi duro, Dante Cosa significa? Dante ritornato a vedere le cose come sono realmente, ha distrutto limmagine mentale menzognera, si liberato dalla proiezione mentale. Il PG dantesco consiste essenzialmente nel liberarsi da queste proiezioni mentali quando non corrispondono al vero! Liberarsi dai propri pensieri sbagliati, dannosi. Anche questo fa parte del cammino di conoscenza di s: conoscere il contenuto della propria mente per quello che , e non per quello che vorremmo che fosse. Potrei portare altri esempi: Dante lo dice pi volte che si tratta di purificare il pensiero. Questa lessenza di ogni cammino iniziatico. * * * E ora passiamo al PD. La gloria di colui che tutto move il primo verso del PD, il cui famosissimo ultimo verso recita l'amor che move il sole e l'altre stelle. C sempre questo ampio respiro che tipico del PD. Tutti i commentatori notano l'assonanza tra il primo e l'ultimo verso della cantica e pi o meno tutti ricorrono all'immagine del cerchio che si chiude. Hanno ragione: il Paradiso in un certo senso un mondo a s stante. Il Purgatorio e l'Inferno sono, da un punto di vista strutturale, due mondi opposti, ma speculari, per cui nonostante le profonde differenze, sono per molti aspetti simili. Il Paradiso altra cosa. C' in questi due versi, il primo e l'ultimo, un elemento che mi sembra significativo: in entrambi compare il verbo move. Il Paradiso il regno del movimento. Perch? Perch il regno della libert. Negli altri due regni Dante percorreva il suo cammino attraverso un paesaggio immobile. Qui sale verticalmente, senza fatica e quasi senza accorgersi. In un certo senso si potrebbe dire che egli sia fermo. Ma intorno a lui tutto si muove in una fantasmagoria di luci. Le luci (che sono le anime che incontra) salgono, scendono, danzano, ruotano, girano. Ma girano anche i pianeti, i cieli. tutto in movimento. Il 1 canto del PD (come sempre i primi) importantissimo, perch, come gi detto, contiene tutti i temi fondamentali. 1 La gloria di colui che tutto move

2 per l'universo penetra, e risplende 3 in una parte pi e meno altrove. : In questa terzina c gi tutto: c la gloria, c il movimento, c luniverso, c che risplende, lo splendore, la luce, e c, fondamentale, il pi e meno! Il PD il regno della diversit, non dell'uniformit: quello era il PG, dove tutti cantavano all'unisono. Qui c' distinzione, diversit: pi e meno. Sempre: fino alla fine. Arrivati a questo livello del cammino, in cui si trovano i beati, ma non ancora Dante (ci arriver alla fine) tutto felice, cio tutti sono felici nonostante non vi sia uguaglianza, ma pi e meno. Chiaro? Recentemente ho sentito alla radio Moni Ovadia che raccontava una storiella araba: 3 fratelli avevano ricevuto una grossa eredit per cui andarono dallimam affinch la dividesse tra di loro. Limam chiese: volete che la suddivida secondo la legge umana o secondo la legge divina? Secondo la legge divina, risposero i 3. Moni Ovadia la tirava in lungo, ma io vado subito alla conclusione: Limam decise: a uno il 95%, a uno il 5% e al terzo niente. Alle proteste dei 3, limam si difese: cos fa Dio. vero! Basta guardarsi intorno: cos fa Dio (se lo si vuole chiamare Dio). E cos in Dante: pi e meno. E la condizione di beatitudine consiste nel tenersi dentro a la divina voglia, cio accettare la volont di Dio. Ma attenzione: non nellaldil: qua! Qua, mentre si in vita, esattamente come fa Dante che raggiunge lunione con la volont di Dio mentre vivo. Tenersi dentro a la divina voglia significa accontentarsi di quello che si ha e di quello che si . Accontentarsi ha una connotazione riduttiva che non mi piace. Preferirei: gioire, gioire di quello che si ha e di quello che si . Ma prima di poterne gioire bisogna conoscerlo: siamo sempre l. *** Adesso voglio dirvi brevemente che cosa il conoscere se stessi in PD. E lo far con un esempio, quello della mia amica Cunizza, che vi ho gi presentato. Ricordate cosa diceva? Cunizza fui chiamata, e qui refulgo risplendo (cio sono in PD) perch mi vinse il lume d'esta stella; mi vinse l'influsso di Venere La risposta alla domanda Perch Cunizza in PD? sta, a mio avviso, in questo verso in cui dice, in altre parole, di aver seguito la sua stella, Venere. Direte: ma anche Francesca ha seguito l'influsso di Venere. NO! Non l'ha seguito, l'ha subito, che un'altra cosa! Una cosa strana, ma molto importante, che i critici non hanno mai notato, che nessuno in IF ha mai detto: sono qui perch mi ha vinto l'influsso del tal pianeta. Mai. Non lo dicono nemmeno quelli che sono in PG. Lo dicono sempre e soltanto quelli del PD. un po' strano, vero? Ma innegabilmente cos. Le influenze astrali sono ovviamente diverse, hanno effetti dissimili, ma sono equivalenti. Ogni uomo, sotto qualunque stella nasca, pu raggiungere l'eccellenza (che in Dante significa essere in PD). Importante che l'uomo segua la sua stella: se tu segui tua stella, gli aveva detto Brunetto Latini, non puoi fallire a glorioso porto. Il male nasce proprio dal non seguire la propria strada, quella segnata dalle stelle, quella voluta da Dio. *** Seguire la propria stella significa anche realizzare se stessi, diventare se stessi. Adesso direte: ma io sono gi me stesso. No! Bisogna diventare se stessi. Diventare se stessi: termine modernissimo. C in Jung e nei grandi psicanalisti, ma c gi anche in Dante: Dio, dice Dante, l'etterno piacere, al cui disio / ciascuna cosa, quale ell', diventa.PD20,77-78

Diventare se stessi significa essere finalmente felici e liberi (lo dice Dante). Non si tratta, badate bene, di cambiare se stessi (come spesso ci viene detto, no?+++), ma di diventare se stessi. Ma diventare se stessi non significa: dare libero sfogo ai propri capricci. Assolutamente no. Diventare se stessi difficile: intanto implica il conoscere se stessi che non la cosa pi semplice del mondo, implica tutto un lavoro su se stessi. Insomma per diventare se stessi ci vuole talvolta unintera vita e spesso non basta, cio sono pochi coloro che riescono veramente a realizzare se stessi: infatti sono pochi coloro che sono in PD (nel PD dantesco). La grande maggioranza della gente dov? Sono quelli di cui Dante dice che formano una s lunga tratta / di gente, chi non averei creduto che morte tanta navesse disfatta. cio i cosiddetti ignavi, coloro che visser sanza nfamia e sanza lodo, e che Dante disprezza come nessun altro: non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Certo questi non sono mai diventati se stessi, non seguono la loro stella, ma corrono dietro a una banderuola qualsiasi. Sono pecore, non uomini. Questo un discorso molto caro a Dante. Ogni tanto qualcuno si chiede: Perch leggere Dante oggi? Domanda che sottintende: Dante un uomo del ME, espone dottrine, idee filosofiche, scienza del ME: che interesse pu avere oggi per noi? Al limite quello storico, di sapere cosa si pensava nel ME. Cosa ce ne facciamo noi oggi, p.es., di un'idea come quella dell'Impero? necessario per il benessere dell'umanit, scrive Dante. Roba da ME! S, ma: non fermiamoci alla parola (Impero) guardiamo al di l, guardiamo all'idea. L'idea di Impero in Dante NON quella di una nazione che si espande a spese delle altre, a forza di aggressioni e guerre. NO. l'idea di un potere sovranazionale che in quanto tale pu essere garante della pace e della concordia tra le nazioni, da cui consegue il benessere dell'umanit. L'anelito che sta dietro all'idea di Impero in Dante esattamente lo stesso che ha mosso gli uomini del XX secolo a istituire l'ONU un'utopia! Ha potere l'ONU? Riesce a far smettere le guerre? No. un'utopia. Ma, e questo il punto: era un'utopia gi per Dante! Dante espone questa idea, questo sogno, ma il primo lui a sapere (e a dire) che irrealizzabile! SE non si va alla radice del problema. il primo lui a dire quali sono i motivi per cui non realizzabile. E sono gli stessi motivi per cui ancor oggi non c' pace sulla terra. E quali sono? Da un lato la cupidigia dei potenti, interessati solo al potere e al denaro (ieri come oggi) e, dall'altro lato (e questo molto pi importante e non viene sottolineato), il popolo, la gente (cio noi!) che come pecore segue i propri capi (religiosi o civili che siano), che segue una qualche bandiera: gli ignavi, che sono la stragrande maggioranza della gente. Tutti sviati dietro al malo essemplo PD18,126 dice Dante. E dice anche (e questo un verso che amo moltissimo): Se mala cupidigia altro vi grida (altro rispetto a quello che la giusta via) uomini siate, e non pecore matte. PD5,79-80 Siate uomini, non pecore! Ecco allora una ragione importante per leggere Dante: per trovare risposte alle grandi domande della vita per trovare indicazioni che ci aiutino a crescere, a diventare uomini E su questo punto Dante un vero maestro. grande. E le sue "ricette" sono assolutamente valide ancora oggi. E credo che qui stia una delle ragioni principali del suo fascino, del suo successo. * * * Allora: io ho parlato di molte cose. Ho iniziato dicendo che Dante facile e come

andrebbe letto. Ho parlato delle differenze poetiche tra IF, PG e PD. E delle differenze di contenuto: 3 modi di vivere: bestiale, umano e divino Ho parlato dellamore, facendo un parallelo tra Francesca da Rimini, i lussuriosi del PG e Cunizza, la grande meretrice in PD. E che in PD perch ha seguito la sua stella, come fanno tutti quelli che sono in PD. Ho parlato del cammin di nostra vita e della selva oscura, dellimportanza di vedere il male dentro se stessi, e che questo il senso della DC: un cammino allinterno di s, verso la conoscenza di s. Ho parlato di Filippo Argenti, che rappresenta i peccati di Dante. Ho parlato del PG, del purificare la mente dalle false immagini mentali. Poi ho parlato del PD, che il regno della libert e della felicit nonostante vi sia pi e meno. Ho parlato del diventare se stessi, e degli ignavi, che non vivono da uomini, ma da pecore. E infine ho accennato allidea dellImpero. Insomma: Su qualcuno di questi argomenti avrete (spero) delle domande o anche delle perplessit. Io sono qui.

Ulisse l'esempio della parola capace di infiammare, ma che porta alla rovina. Ma come? direte, le sue sono parole cos belle: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenzaIF26,119-120 Caspita! Uno che dice delle cose cos un personaggio che Dante non pu non ammirare! (Cos pensate voi) Vediamo. Certo le parole sono belle, bellissime, sublimi! MA: vediamo in che contesto vengono dette: Ulisse le dice ai suoi vecchi compagni quando? quando, dopo essere partiti da Circe, arrivarono a quella foce stretta 108 dov'Ercule segn li suoi riguardi, 109 acci che l'uom pi oltre non si metta: ovvero alle Colonne dErcole. ovvio che questi marinai avevano un po paura. Ed qui che Ulisse fa questo discorso (questa orazion picciola, come la chiama) per convincerli a intraprendere questo viaggio verso lignoto (di retro al sol, nel mondo sanza gente). E li convince. bravo Ulisse a parlare, convincente. E poi come finisce? Sono tutti morti. Ulisse un capo, un leader, un condottiero. Ora, quando mai avete sentito un condottiero, Giulio Cesare, Napoleone, che fanno una guerra dopo l'altra, e perch la fanno? Ma per il loro potere, naturalmente, per il potere, la ricchezza, il petrolio, non certo per il bene dell'umanit. Quando mai un condottiero cos dice: ragazzi, mi serve carne da cannone (scusate se un po brutale, ma questa sarebbe la verit). Ovviamente non dir mai questo: parler invece di patria, la gloria, l'onore, la libert, la democrazia Cos Ulisse: virtute e conoscenza . Poi sono morti. Ulisse un uomo senza piet, che si contrappone non solo a Dante (questo sarebbe un altro discorso) ma anche al pio Enea. Dante mette in bocca al suo Ulisse il nome di Enea. Non certo a caso, perch sentite come: Enea viene citato da Ulisse quando di Gaeta dice prima che s Enea la nomasseIF26,93 e subito dopo (il verso successivo) dice n dolcezza di figlio, n la pieta del vecchio padre,IF26,94-95 n l'amore della moglie poterono fermarmi. Enea invece usc da Troia con la moglie, il figlioletto e il vecchio padre sulle spalle. Questo l'eroe per Dante, non Ulisse. Non ci sono dubbi: Ulisse uno pseudoeroe e viene stigmatizzato da Dante: tanto vero che lo mette in IF! Ulisse l'uomo ambizioso, senza piet, la cui parola capace di infiammare, ma porta alla rovina. Ma come? direte, le sue sono parole cos belle: Appunto! Usa parole alte, parole alate, ma ingannevoli. C un concetto che come un filo rosso attraversa tutta la Commedia, ed questo: la poesia deve essere parola vera, non parola alta, alata e ingannevole: vera! Non c nessuna ammirazione di Dante per Ulisse. Siamo noi che lo ammiriamo, siamo noi che rimaniamo affascinati, intrappolati dalle sue belle parole e dalle belle parole di tutti gli Ulissi che la storia ha propinato allumanit, i tanti consiglieri di frode che per perseguire i loro scopi hanno portato alla rovina, alla morte chi li seguiva. Pensate a Hitler e al prezzo pagato dalla Germania o a Bush e alle migliaia di ragazzi morti, per non parlare di quelli tornati a casa senza mani, senza gambe, sulla sedia a rotelle. Dante, che era un grande conoscitore della psiche e dei costumi degli uomini (che sono sempre gli stessi), non poteva non mettere in bocca a Ulisse parole stupende, nobili, altissime. Perch cos parlano i leader. Ma noi non abbiamo colto il messaggio di Dante, lo abbiamo totalmente frainteso e

continuiamo a considerare il suo Ulisse un personaggio lodevole, grande, moderno. Non lodevole. grande, s, ma nel male. Ed moderno: questo s: decisamente moderno, il pi moderno dei personaggi danteschi. E sapete perch moderno Ulisse? Perch naufragato, perch il suo un viaggio senza ritorno. Il suo il primo viaggio senza ritorno della letteratura mondiale. In tutti i racconti di viaggio dell'antichit leroe raggiungeva sempre la meta prefissata e sempre ritornava. Non esisteva il viaggio senza ritorno: lo ha inventato Dante, lo ha inventato il genio creativo di Dante proprio con questo suo Ulisse. E poi lo sentiamo moderno perch non un tiranno come quelli antichi: non ha gli schiavi che fanno quello che lui ordina, non costringe i suoi marinai a seguirlo a suon di frustate. No: lui vuole il consenso. democratico: vuole il consenso e li manipola. Pi moderno di cos.