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Analisi critica dello stato dellarte sulle biomasse

1.1 Definizione e classificazione delle biomasse


Si definisce biomassa una qualsiasi sostanza di matrice organica, vegetale o animale, destinata a fini energetici o alla produzione di ammendante agricolo. Per semplicit le biomasse idonee alla trasformazione energetica, sia che essa avvenga utilizzando direttamente la biomassa o previa trasformazione della stessa in un combustibile solido, liquido o gassoso, possono essere suddivise per comparto di provenienza nei seguenti settori:

comparto forestale e agroforestale: residui delle operazioni selvicolturali o delle attivit agroforestali, utilizzazione di boschi cedui, ecc;

comparto agricolo: residui colturali provenienti dallattivit agricola e dalle colture dedicate di specie lignocellulosiche, piante oleaginose, per lestrazione di oli e la loro trasformazione in biodiesel, piante alcoligene per la produzione di bioetanolo;

comparto zootecnico: reflui zootecnici per la produzione di biogas;

comparto industriale: residui provenienti dalle industrie del legno o dei prodotti in legno e dellindustria della carta, nonch residui dellindustria agroalimentare;

rifiuti urbani: residui delle operazioni di manutenzione del verde pubblico e frazione umida di rifiuti solidi urbani.

Si comprende, quindi, che nel termine biomassa sono raggruppati materiali che possono essere anche molto diversi tra loro per caratteristiche chimiche e fisiche. Di conseguenza anche le loro utilizzazioni, a fini energetici, possono essere molteplici.

In linea generale i processi di trasformazione possono essere raggruppati in due diverse categorie: processi di conversione biochimica: permettono di ricavare energia attraverso reazioni chimiche dovute alla presenza di enzimi, funghi e altri microorganismi che si formano nella biomassa mantenuta in particolari condizioni; processi di conversione termochimica: hanno come fondamento lazione del calore che permette lo sviluppo delle reazioni chimiche necessarie a trasformare la materia in energia.

I fattori discriminanti che indirizzano la scelta verso uno dei due processi sono il rapporto carbonio/azoto (C/N) e il tenore di umidit alla raccolta: quando il rapporto C/N inferiore a 30 e il contenuto di umidit supera valori del 30% si utilizzano generalmente processi biochimici, in caso contrario sono pi idonei processi termochimici.

1.2 Principali applicazioni delle biomasse:


produzione di energia (bioenergia);

sintesi di combustibili (biocombustibili);

sintesi di prodotti (bioprodotti)

1.3

Bioenergia
La bioenergia qualsiasi forma di energia utile ottenuta dai

biocombustibili. La biomassa rappresenta la pi consistente tra le fonti di energia rinnovabile, anche se esistono molteplici difficolt di impiego dovute allampiezza e allarticolazione delle fasi che costituiscono le singole filiere. Le tecnologie per ottenere energia dai vari tipi di biomasse sono naturalmente diverse e diversi sono anche i prodotti energetici che si ottengono. Infine, combustibili liquidi adatti ad essere utilizzati nei motori a benzina o diesel possono essere ottenuti a partire da particolari specie vegetali.

Processi per la Bioenergia

1.3.1 Cofiring (Co-combustione)

Una immediata opportunit per l'utilizzo massiccio delle biomasse come fonte per ottenere energia elettrica data dalla tecnologia della co-combustione (cofiring). Sin dal 1990 molte verifiche sperimentali hanno dato esito positivo nella sostituzione di una porzione di carbone con biomassa da utilizzare nella stessa caldaia dell' impianto preesistente, ci pu essere fatto miscelando la biomassa con carbone prima che il combustibile venga introdotto nella caldaia o utilizzando alimentazioni separate per la biomassa e il carbone.

Si pu arrivare a sostituire il 20% di carbone con biomasse, riducendo cos le emissioni di protossido d'azoto, di anidride solforosa e di anidride carbonica.

In U.S.A. gli impianti termoelettrici a carbone predisposti per il cofiring hanno avuto un tempo di ammortamento medio di 8 anni. Ugualmente il cofiring di gas naturale con biogas o syngas pu dare buoni risultati di efficienza, anche quando applicato a sistemi medio-piccoli.

1.3.2 Pirolisi E un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto fornendo calore, a temperature comprese tra 400 e 800C, in forte carenza di ossigeno. I prodotti della pirolisi sono gassosi, liquidi e solidi, in proporzioni che dipendono dai metodi di pirolisi (pirolisi veloce, lenta, convenzionale) e dai parametri di reazione. Uno dei maggiori problemi legati alla produzione di energia basata sui prodotti della pirolisi la qualit dei medesimi. Spesso il livello di qualit non risulta essere sufficientemente adeguato per le applicazioni con turbine a gas e motori diesel.

Indicativamente, facendo riferimento alle taglie degli impianti, si pu affermare che i cicli combinati ad olio pirolitico appaiono i pi promettenti, soprattutto in impianti di grande taglia, mentre motori a ciclo diesel, alimentati con prodotti di pirolisi, sembrano pi adatti ad impianti di piccola potenzialit.

In particolare, a livello sperimentale, si nota che:

con una pirolisi lenta a bassa temperatura e lungo tempo di permanenza si ha un contenuto di carbone di legna di circa il 30% in massa con un contenuto energetico di circa il 50%;

la pirolisi estremamente veloce (flash pirolisi) condotta ad una temperatura relativamente bassa (intorno a 500 C con un massimo di 650C) e con un tempo di permanenza molto basso (meno di 1 secondo) fa aumentare i prodotti liquidi fino all80% in massa;

la pirolisi estremamente veloce (flash pirolisi) condotta a temperature superiori (sopra i 650C) fa aumentare i prodotti gassosi fino all80% in massa;

una pirolisi condotta in condizioni convenzionali, ovvero a temperature moderate (inferiori a 600 C) d origine a prodotti gassosi, liquidi e solidi in proporzioni pi o meno costanti.

La produzione di bio-olio consente di avere un combustibile a pi alto contenuto energetico, se comparato con la biomassa di partenza e, una volta stabilizzato, stoccabile per lungo tempo a temperatura ambiente senza problemi di degradazione.

1.3.3 Carbonizzazione

La carbonizzazione , in sostanza, un processo di pirolisi. E' un processo di tipo termochimico, che consente di attuare la trasformazione delle molecole strutturate dei prodotti legnosi e cellulosici in carbone (carbone di legna o carbone vegetale). Questo processo ottenuto mediante leliminazione dellacqua e delle sostanze volatili dalla materia vegetale, per azione del calore nelle carbonaie allaperto, o in forni a storte chiuse, che offrono una maggior resa in carbone e vari altri prodotti (alcol, acido acetico, acetone, catrame, ecc.). Il carbone di legna pu essere usato come combustibile o come materia prima per l'ottenimento di prodotti chimici industriali quali ad esempio i carboni attivi.

1.3.4 Biocombustibili solidi

La combustione una reazione chimica in cui una sostanza (combustibile) si combina con l'ossigeno dell'aria (comburente) sviluppando calore. La combustione presuppone la contemporanea presenza in giuste proporzioni di tre elementi fondamentali: il combustibile, il comburente e linnesco. In assenza anche di uno solo di questi fattori la combustione non ha luogo, mentre se le proporzioni non sono rispettate, si parla di combustione incompleta.

Lenergia termica recuperata viene utilizzata generalmente per riscaldamento o per processi produttivi industriali oppure per generare elettricit grazie a cicli a gas o a vapore. La combustione di biomassa associata a cicli a vapore Rankine non sempre consente di ottenere ottimi rendimenti di generazione elettrica. Valori tipici per impianti di potenza medio grande (nel caso delle biomasse, ci significa almeno dellordine dei 10 MW elettrici) si aggirano intorno al 25% come rendimento elettrico netto, mentre sono nettamente inferiori in caso di impianti di piccola taglia. La combustione di combustibili poveri, inoltre, presenta alcune problematiche dovute, sostanzialmente, a bassi valori di PCI , scarsa efficacia del processo di essiccamento, mancanza di condizioni ottimali di stoccaggio al fine di diminuire il contenuto di umidit e basso punto di fusione delle ceneri (in funzione del tipo di biomassa considerata). Tali problematiche possono essere in parte o del tutto affrontate con sistemi di cippatura, bricchettatura o pellets, sistemi attualmente in fase di sviluppo e sperimentazione.

Anche alcune tipologie di scarti dell'industria del legno (segatura, polveri ) possono essere utilizzate per produrre combustibili ecologici quali pellet, bricchetti o cippato

Il pellet si distingue per la bassa umidit (inferiore al 12%) , per la sua elevata densit nonch per la regolarit del materiale. Il presupposto per l'utilizzo di questo prodotto l'impiego di legname vergine, non trattato cio con corrosivi, colle o vernici . I pellets sono prodotti con la polvere ottenuta dalla sfibratura dei residui legnosi, la quale viene pressata da apposite macchine in cilindretti che possono avere diverse lunghezze e spessori (1,5-2 cm di lunghezza,6-8 mm di diametro). La compattezza e la maneggevolezza danno a questa tipologia di combustibile caratteristiche di alto potere calorifico (p.c.i. 4.000-4.500 kcal/kg) e di affinit ad un combustibile fluido. E' molto indicato quindi, per la sua praticit, per impianti residenziali di piccola e media taglia.

Con residui e polveri pi grossolane vengono prodotti i bricchetti, tronchetti pressati, in genere di 30 cm di lunghezza e 7-8 cm di diametro. L'utilizzo assimilabile a quello del legno in ciocchi.

I processi per la produzione di pellets e bricchetti non richiedono l'uso di alcun tipo di collante, poich la compattazione avviene fisicamente e con l'alta temperatura generata nel processo.

Cippato deriva dall'inglese Chips ed costituito da pezzetini di legno ricavati dagli scarti di segherie che lavorano piante prive di sostanze inquinanti quali vernici, ecc. Naturalmente tra i biocombustibili solidi bisogna annoverare i pezzi (o ciocchi) di legno vero e proprio, il costo marginalmente superiore, dato che i combustibili sopradescritti possono essere ricavati da scarti industriali e/o delle lavorazioni agricole e boschive, comunque in genere i biocombustibili solidi sono competitivi anche nei confronti del metano, sia per la produzione di calore che per quella di energia elettrica, applicando i sistemi adeguati.

Uno dei maggiori inconvenienti della combustione dei biocombustibili solidi l'alto tenore di emissioni, come il CO, sopratutto nei piccoli impianti residenziali dove pu anche dar luogo ad intossicazioni, dato che tale gas altamente tossico. Per ovviare a questi inconvenienti si attuato il processo di post-combustione, che consiste proprio nel bruciare il monossido di carbonio presente nei fumi della combustione primaria, ottenendo cos una bassa emissione di materiale inquinante, con massimo rendimento e sufficiente margine di sicurezza.

I vantaggi di questa nuova tecnologia di post-combustione sono la riduzione dei gas tossici immessi nell'ambiente, aumento del rendimento termico di circa il 10%, risparmio economico ed energetico.

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1.3.5 Gassificazione

Processo di conversione del carbone e/o della biomassa in composti gassosi (ossido di carbonio, anidride carbonica, metano, idrogeno e miscele di essi come il syngas), eseguito per reazione con aria, ossigeno, vapore o loro miscele. Il gas prodotto pu essere impiegato direttamente nellindustria chimica ed elettrica, o altrimenti convertito in idrocarburi liquidi o solidi tipo cere (Processo FischerTropsch).

La gassificazione consiste nell'ossidazione incompleta di una sostanza realizzata in ambiente ad elevata temperatura (900/1000C) per la produzione di un gas combustibile detto gas di gasogeno o syngas, gas di sintesi composto da H e CO. Il gas di gasogeno pu essere trasformato in alcool metilico (CH3OH), che pu essere agevolmente utilizzato per l'azionamento di motori e per la produzione di biogasolio.

Le tecnologie di gassificazione della biomassa sono ritenute promettenti sia perch nell'immediato possono essere abbinate alle attuali tecnologie di produzione dell'energia elettrica, in particolare nelle centrali a gas a ciclo combinato, e sia perch possono essere applicate alle eventuali future centrali elettriche a fuel-cell, come Molten Carbonate Fuel Cell ( MCFC) e Solid Oxide Fuel Cell ( SOFC), nelle quali lalimentazione attraverso gas composti da idrogeno e carbonio, particolarmente indicata.

L'ENEA impegnata, presso il Centro della Trisaia, in attivit di ricerca e dimostrazione sull'utilizzo delle biomasse per la produzione di energia elettrica, con particolare riferimento allo sviluppo della tecnologia della gassificazione al fine di ottenere, con efficienza dell'80-85%, un syngas a basso medio potere calorifico, molto flessibile e con ridotto impatto ambientale. Le macchine che utilizzano il syngas prodotto vanno dai classici motori alle microturbine e alle celle a combustibile.

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La gassificazione pu contribuire allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e/o all'utilizzo del combustibile da rifiuti. La gassificazione degli RSU (rifiuti solidi urbani) ha come prodotto il syngas, che alimenta la turbina a gas dell'impianto a ciclo combinato, ci con le seguenti principali finalit:

rimuovere le barriere tuttora esistenti sull'applicazione delle tecnologie di gassificazione degli RSU;

favorire la diffusione dei cicli combinati a gas che restano una delle tecnologie pi valide per lambiente e per la produzione di elettricit;

ampliare il ricorso alle fonti rinnovabili (il tasso di rinnovabilit degli RSU correntemente indicato nel 66%)

evitare il ricorso al conferimento in discarica degli RSU.

Con riferimento ad un insediamento urbano della dimensione di 500.000 abitanti stato calcolato che l'utilizzo del syngas ottenuto dagli RSU congiuntamente a gas naturale in una turbina della potenza di circa 100 MW (invece che i normali motori a combustione interna, come proposto dalle tecnologie correnti) consente di innalzare le rese di conversione in elettricit dal 35% al 52%, mentre i costi di produzione sarebbero pari a 0,045 /kWh. (Fonte: Legambiente)

1.3.5 Biogas da digestori anaerobici

La digestione anaerobica un processo di conversione di tipo biochimico che avviene in assenza di ossigeno e consiste nella demolizione, ad opera di micro-organismi, di sostanze organiche complesse (lipidi, protidi, glucidi) contenute nei vegetali e nei sottoprodotti di origine animale.

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Il processo genera biogas costituito abitualmente per il 5070% circa da metano e per la restante parte da CO2 ed altri componenti. Il potere calorifico del gas ottenuto varia a seconda del contenuto di metano. Un valore medio pu essere posto pari a circa 23.000 kJ/Nm3 . Il biogas cos prodotto viene trattato, accumulato e pu essere utilizzato come combustibile per alimentare caldaie a gas accoppiate a turbine per la produzione di energia elettrica o in centrali a ciclo combinato o in motori a combustione interna.

I sottoprodotti di tale processo biochimico (Figura 1) sono ottimi fertilizzanti poich parte dell'azoto, che sarebbe potuto andare perduto sotto forma di ammoniaca, si trova in una forma fissata e quindi direttamente utilizzabile dalle piante.

Dal trattamento delle acque reflue provenienti dal processo si ottengono anche ammoniaca e nitrati utilizzati per la produzione di fertilizzanti e fanghi organici adoperati da aziende di compostaggio per ottenere ancora sostanze fertilizzanti.

Il biogas pu inoltre essere ottenuto dalle discariche dei rifiuti urbani. Una discarica completamente isolata mediante impermeabilizzazione naturale o con teli sintetici diviene un "contenitore di accumulo" del biogas che si produce in seguito al processo di decomposizione della sostanza organica contenuta nei rifiuti. I principali composti prodotti sono metano ed anidride carbonica. Per evitare dispersioni nel sottosuolo e nellaria (con relativo rischio di esplosioni), diffusione di odori molesti e danni alla vegetazione, il biogas viene raccolto mediante unapposita rete di captazione. Il sistema di estrazione costituito da una serie di pozzi verticali, dai quali si dipartono a raggiera delle tubazioni fessurate, disposte orizzontalmente, che raggiungono tutto il corpo della discarica; la pressione, alla quale sono sottoposti i gas allinterno del corpo della discarica, ne permette la raccolta e lasportazione.

Il sistema di aspirazione del biogas pu essere di tipo naturale o forzato.

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Il biogas raccolto pu essere convogliato tramite un collettore principale ad una centrale a gas per la produzione di energia elettrica e teleriscaldamento, il metano contenuto nel biogas sarebbe altrimenti destinato a disperdersi in atmosfera, e questo potrebbe essere dannoso dato che il metano un gas ad effetto serra 7 volte pi attivo dell'anidride carbonica.

Residui industriali o municipali di base organica Residui industriali RSU Reflui di impianti di depurazione

Residui di aziende zootecniche Bovini Suini Pollami

Impianti Centralizzati per la produzione di biogas Omogeneizzazione Digestione anaerobica Riduzione degli odori Migliori condizioni igienico- sanitarie

Concimi Migliore qualit nutrizionale per le piante Riduzione del consumo di fertilizzanti di origine minerale Riduzione di inquinamento delle acque

Biogas Riscaldamento e/o produzione di energia elettrica Fonte rinnovabile di energia Fonte neutrale per il bilancio di CO2 Riduzione dellinquinamento dellaria Fig. 1: Schema a blocchi della filiera

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1.3.6 Digestori aerobici

La digestione aerobica un processo biochimico di degradazione delle sostanze organiche per opera di micro-organismi, il cui sviluppo condizionato dalla presenza di ossigeno. Questi batteri convertono sostanze complesse in altre pi semplici, liberando CO2 e H2O e producendo un elevato riscaldamento del substrato, in modo proporzionale alla loro attivit metabolica. Quindi la fermentazione aerobica una potenziale fonte di energia termica, sfruttabile sopratutto in ambienti agro-zootecnici.

1.3.7 Sistemi Small modular

I piccoli sistemi modulari, alimentati con le pi svariate tipologie di biomassa, potrebbero potenzialmente soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 2,5 miliardi di persone attualmente sprovviste di energia elettrica, ci per il fatto che queste popolazioni vivono in aree con abbondante disponibilit di biomassa destinabile all'ottenimento di combustibili bioenergetici. Piccoli sistemi modulari da 5 kW a 5 MW potrebbero rappresentare soluzioni ottimali per piccole comunit o interi villaggi.

Questi sistemi possono inoltre avere un potenziale mercato anche nei paesi industrializzati: hanno costi di produzione e di gestione molto competitivi e grazie alla loro modularit e taglia permettono di avere una fonte di energia elettrica e di calore in prossimit dei luoghi di utilizzo. Uno dei sistemi small modular prevede l'utilizzo di microturbine per cogenerazione integrate in un gassificatore di materiale legnoso. Il prototipo della potenza di 30 kW ha un costo di scala potrebbe essere inferiore ai 500 /kW, per la produzione di elettricit, mentre l'efficienza globale si aggira intorno al 2530%.

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1.4 Biocombustibili
I biocombustibili sono prodotti derivati dalla biomassa che, oltre a prestarsi per produrre calore e/o energia elettrica, possono essere usati per autotrazione, sia miscelati con i carburanti da combustibili fossili e sia utilizzati puri.

Si suddividono in:

bioetanolo biometanolo biodiesel olio vegetale biogas bioidrogeno

1.4.1 Bioetanolo

La fermentazione alcoolica un processo di tipo micro-aerofilo che opera la trasformazione dei glucidi contenuti nelle produzioni vegetali in bio-etanolo (alcool etilico). Il prodotto utilizzabile nei motori a combustione interna normalmente di tipo dual fuel. Liniziale ampia disponibilit ed il basso costo degli idrocarburi avevano impedito di affermare in modo molto rapido luso di dei biocarburanti come combustibili ma, dopo lo shock petrolifero del 1973 sono stati studiati numerosi prodotti per sostituire il carburante delle automobili (benzina e gasolio). Oggi, tra questi prodotti alternativi, quello che mostra il miglior compromesso tra prezzo, disponibilit e prestazioni il bioetanolo che in alcuni paesi del Sudamerica viene utilizzato puro in normali motori a combustione interna opportunamente tarati.

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Nell' immediato il bio-etanolo potrebbe essere utilizzato additivato alla benzina fino al completo sfruttamento delle risorse agricole disponibili senza dover lasciare improduttive le vaste aree.

I residui di lavorazione e produzione del bioetanolo sono sostanze azotate e minerali, quindi fertilizzanti, che possono essere immessi nei terreni di coltura.

Le materie prime (Figura 2) per la produzione di bioetanolo possono essere racchiuse nelle seguenti classi:

residui di coltivazioni agricole;

residui di coltivazioni forestali;

eccedenze agricole temporanee ed occasionali;

residui di lavorazione delle industrie agrarie e agro - alimentari;

coltivazioni ad hoc;

rifiuti urbani.

Per quanto riguarda le coltivazioni ad hoc, quelle pi sperimentate e diffuse sono la canna da zucchero (si veda l'esperienza Brasiliana), il grano, il mais. Ci sono poi altre colture; quali la bietola, il sorgo zuccherino, il topinambur ed altre, che rimangono ancora in fase sperimentale.

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Figura 2: Schema a blocchi della filiera del bioetanolo

Esempi di applicazioni del bioetanolo

1) Un progetto innovativo ad opera di una societ canadese stato applicato ad un impianto in fase di costruzione in Nuova Scozia. Questo impianto, definito "bioraffineria", basato su una tecnologia avanzata del frazionamento a vapore (steam fractionation),

frazionamento sequenziale della biomassa con autoidrolisi.

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La produzione del bioetanolo si ottiene da materiale lignocellulosico, quindi meno pregiato di quello che attualmente viene utilizzato per ottenere bioetanolo. Ci comporta un minor costo del prodotto finito potendo utilizzare sia colture ad hoc a basso costo e sia biomassa derivante dagli scarti agro-industriali, forestali, ecc. I sottoprodotti di produzione sono fertilizzanti, materiali polimerici biodegradabili e altri prodotti utili nell'industria chimica con alcuna emissione nellambiente di inquinanti alla fine del ciclo produttivo.

2) Una societ di Palermo sta ingegnerizzando un sistema simile che dovrebbe portare alla realizzazione di un impianto pilota in Malaysia, sfruttando i rifiuti dellolio di palma prodotto in quella regione. Il costo dell'impianto di 35 milioni di dollari e produrr 80.000 m^3 di etanolo all'anno con un ritorno dell investimento previsto in circa 2 anni.

3) Negli USA sono stati effettuati alcuni interessanti studi sulle potenzialit del bioetanolo tra le quali:

minor costo della benzina se additivata con bioetanolo;

maggior profitto per i coltivatori delle colture adatte ad ottenere bioetanolo, riduzione del deficit commerciale, 13.000 nuovi posti di lavoro.

L'ultimo studio sul bilancio energetico nella produzione del bioetanolo segnala un attivo del 34%, tenendo presente che si basa sull'odierna tecnologia e non prende in considerazione le innovazioni che sicuramente ci saranno nei prossimi anni.

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Nonostante questi considerevoli vantaggi sulla potenzialit del bioetanolo, tuttora le sovvenzioni date all'industria petrolifera sono maggiori di quelle concesse all'industria del bioetanolo.

Vari studi hanno portato ad affermare che, quando i carburanti sono additivati con bioetanolo producono un inquinamento minore dell'aria e la non contaminazione dei terreni e delle falde freatiche nel caso di sversamento incidentale del bioetanolo nell'ambiente.

1.4.2 Biometanolo

Il metanolo un liquido mobile che bolle a 67 C, miscibile in acqua e in numerosi solventi. Industrialmente viene impiegato come solvente per la produzione di eteri metilici degli acidi organici e inorganici. Per ossidazione con aria in presenza di rame o argento d la formaldeide. Il metanolo, o alcool metilico, di formula CH3OH, in natura si trova sotto forma di:

estere salicilato nell'essenza di fiori di arancio;

etere con numerosi fenoli (eugenolo, vanillina, ecc.).

L'alcool metilico in passato veniva ottenuto industrialmente per distillazione secca del legno. Il distillato, detto acido pirolegnoso, contiene il 3-5% di alcool metilico la cui separazione molto laboriosa. Attualmente tutto l'alcool metilico si ottiene per idrogenazione dell'ossido di carbonio Bisogna operare a 350-400 C e a circa 200 atm. in presenza di ossido di cromo e ossido di zinco. Lutilizzazione del Biometanolo pone alcune limitazioni legate essenzialmente ai problemi connessi con il suo immagazzinamento e trasporto, causa il basso contenuto energetico per unit di volume. Ci fa s che risulti eccessivamente costoso il trasporto su lunghe distanze.

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Tali inconvenienti possono essere superati trasformando il gas in alcool metilico allo stato liquido che pu essere agevolmente utilizzato per lazionamento di motori.

Il metanolo, pu essere successivamente raffinato per ottenere benzina sintetica che pu essere paragonata alle benzine tradizionali, oppure impiegato nella produzione del biodiesel.

Dopo la crisi energetica, la necessit di sostituire il petrolio con combustibili alternativi ha risvegliato notevoli interessi verso l'uso energetico dell'alcool metilico, specie nel settore dei trasporti dove pu essere usato puro o mescolato alla benzina, senza porre eccessivi problemi di riprogettazione dei motori, oppure nelle centrali termiche o con tecnologie avanzate (ad esempio nelle pile a combustibile, in sostituzione dell'idrogeno).

Fino agli anni Settanta tutto il metanolo commercializzato nel mondo stato ricavato da sintesi (CO+H2) o da gas naturale. Dopo la crisi energetica, vi stata una notevole ripresa d'interesse per la produzione di metanolo a partire dalla biomassa. Il processo per la produzione di metanolo rappresenta una fase successiva, per esempio, al trattamento delle sostanze di rifiuto per via biologica. In un altro tipo di trattamento, per esempio del gas d'acqua, miscela di CO, CO2 e H2 a partire da carbone e acqua, il gas raffreddato, depurato dagli inerti e dai componenti dello zolfo e introdotto in un reattore intermedio per aumentare il rapporto fra idrogeno e ossido di carbonio, mediante la reazione H2O+CO H2+CO2. Il prodotto risultante infine immesso in un convertitore dove, in presenza di catalizzatori, avviene la reazione esotermica principale CO + 2H2 CH3OH. In questo passaggio circa l'80% del valore energetico del gas iniziale viene trasferito al metanolo. Il rendimento del processo di liquefazione per gli impianti attualmente commercializzati, con gassificatori ad aria e del tipo a letto fisso, del 3538%.

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Tuttavia la notevole attivit di ricerca e sviluppo sul processo di gassificazione con ossigeno a letto fluido, condotta sia in Germania sia negli USA, ha messo a punto processi con rendimenti superiori al 50%. Un impianto americano, che utilizza tali processi, produce 428 t/d di metanolo partendo da 910 t/d di materiale lignocellulosico. La coltivazione di colture adeguate, con alto valore lignocellulosico, permetterebbe di supplire all'attuale domanda di petrolio e gas utilizzando meno del 10% del terreno disponibile per tali colture. Alcune specie vegetali non abbisognano di terreni particolarmente fertili, non richiedono diserbanti e hanno bisogno di modeste quantit d'acqua.

1.4.3 Biodiesel

Il Biodiesel un prodotto naturale utilizzabile come carburante in autotrazione e come combustibile nel riscaldamento, con le caratteristiche indicate rispettivamente nelle norme UNI 10946 ed UNI 10947. Il biodiesel ha le seguenti caratteristiche:

rinnovabile, in quanto ottenuto dalla coltivazione di piante oleaginose di ampia diffusione;

biodegradabile, cio se disperso si dissolve nellarco di pochi giorni, mentre gli scarti dei consueti carburanti permangono molto a lungo;

garantisce un rendimento energetico pari a quello dei carburanti e dei combustibili minerali ed ha unottima affidabilit nelle prestazioni dei veicoli e degli impianti di riscaldamento.

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Processo di transesterificazione

Il biodiesel si ottiene dalla spremitura di semi oleoginosi di colza, soia, girasole, ecc attraverso una reazione di transesterificazione, che determina la sostituzione dei componenti alcolici dorigine (glicerolo) con alcool metilico (metanolo). Il processo di transesterificazione (o esterificazione), che ha come risultato pi evidente la rottura della molecola del trigliceride in tre molecole pi piccole e quindi meno viscose (Fig.3).

Fig.3: Schema del processo di transesterificazione

Come si pu osservare la reazione di esterificazione, da un punto di vista chimico, semplice. La reazione pu essere catalizzata da basi (alcali), acidi o enzimi. Le basi includono NaOH, KOH, carbonati e metossidi di sodio ed etossido di potassio; gli acidi comprendono acido solforico, acido fosforico, acido solfososo e acido idroclorico, mentre le lipasi (enzimi) possono essere utilizzate come biocatalizzatori.

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Esistono tre processi per ottenere il biodiesel da trigliceridi: 1. transesterificazione con catalizzatore basico dellolio mediante alcoli; 2. transesterificazione diretta con catalizzatore acido dellolio con alcoli; 3. conversione dellolio in acidi grassi e dopo in esteri basici con catalisi acida. In genere la transesterificazione con catalizzatore basico molto pi rapida rispetto a quella con catalizzatore acido e molto pi spesso utilizzata commercialmente per i seguenti motivi: - bassa temperatura (massimo 65C) e bassa pressione (atmosferica); - elevati livelli di conversione (98%) ed un ragionevole tempo di reazione; - diretta conversione in metilesteri (biodiesel) senza fasi intermedie; - comuni materiali di costruzione. Il materiale utilizzato deve essere sostanzialmente anidro, perch la presenza di acqua innesca una reazione di saponificazione e la presenza di saponi abbassa la resa della reazione (produzione degli esteri) e rende difficile la separazione degli esteri dalla glicerina ed il lavaggio con acqua finale. Inoltre la stessa transesterificazione con catalizzatore basico richiede un contenuto molto basso di acidi grassi liberi nel materiale di base (oli e/o grassi). Dovranno essere sottoposte a trattamenti aggiuntivi (pre-trattamento) le seguenti materie prime: - olii grezzi con contenuto in acidi grassi liberi superiori 2,5% (FFA); - grassi animali generalmente solidi e idratati, con acidit che pu andare da 2 a 6% (FFA); - olii esausti da frittura possono arrivare anche a un 15% di acidit (FFA). Le tecnologie di processo utilizzate commercialmente per la produzione di biodiesel da materiale (trigliceridi) con alto-basso contenuto di acidi grassi liberi possono essere differenti in dipendenza dalla dimensione degli impianti. Esistono differenti tecnologie di processo a seconda della temperatura utilizzata.

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1. Il processo a medio - alta temperatura, utilizzato per grandi impianti, prevede: a) un pre-trattamento di raffinazione dell'olio: per migliorare le rese e aumentare l'efficienza del processo seguente, opportuno eliminare le lecitine ed eventuali acidi grassi liberi ed ottenere una materia prima con caratteristiche costanti; b) la miscelazione dell'alcool con il catalizzatore (quasi sempre KOH) in ambiente controllato e sicuro in quanto la reazione libera una notevole quantit di energia; c) la miscelazione dell'olio con il mix alcool/catalizzatore. Normalmente si opera con il doppio (1:6) del rapporto stechiometrico che vuole, per ogni mole di olio, tre moli di alcol (1:3). L'utilizzazione di metanolo richiede di adottare, come previsto dalla legislazione, opportuni accorgimenti di sicurezza che incidono sensibilmente sui costi. Tale operazione pu avvenire in continuo (richiede alti costi, impianti di taglia superiore a 20-25.000 t/a, tecnologie di punta) oppure in batch (discontinuo) utilizzando agitatori. La miscela viene fatta reagire a 70 C per un'ora. L'ambiente di reazione corrosivo, per cui tutta l'impiantistica deve essere realizzata in acciaio inossidabile e in materiale plastico; d) la purificazione del metilestere per eliminare le tracce della fase idrofila (glicerolo, eccesso di metanolo, catalizzatore). Normalmente si eseguono semplici lavaggi con acqua del prodotto che successivamente viene fatto decantare o viene centrifugato. e) il recupero dell'alcool in eccesso per mezzo di un procedimento di evaporazione sottovuoto (stripping) e la sua reimmissione nel ciclo. Tale operazione si esegue sia sul prodotto (metilestere) che sulla fase acquosa contenente glicerolo. f) la raffinazione della glicerina ottenuta in funzione dei differenti utilizzi.

2. Il processo a temperatura ambiente utilizzato per piccoli impianti (10003000 t/a). Richiede poca energia e, quindi, relativamente economico; pu essere utilizzato per esterificare oli grezzi o oli esausti di frittura, ma in tal caso si devono dosare i reagenti (soprattutto il catalizzatore) in funzione della composizione, molto variabile, della materia prima e si deve usare l'accortezza di non miscelare stock differenti.

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Il processo prevede: a) l'analisi dello stock da trattare per poter individuare le giuste quantit di reagenti; b) la miscelazione dell'alcool con il catalizzatore (normalmente NaOH o KOH) in ambiente controllato. Poich il catalizzatore alcalino reagisce con gli acidi della miscela e crea dei saponi si osserva un certo consumo di tale reagente. c) la miscelazione dell'olio con il mix alcool/catalizzatore in un primo tank (Batch 1).Normalmente si opera con il doppio (1:6) del rapporto stechiometrico che vuole, per ogni mole di olio, tre moli di alcol (1:3). Tale miscela viene a reagire e fatta decantare e successivamente la frazione idrofila viene allontanata dal fondo del tank. L'intero processo dura 8 ore circa a 20 C; d) il travaso della fase idrofobica contenente il metilestere in un altro tank (Batch 2) nel quale si ripete il processo di miscelazione con l'alcool e il catalizzatore al fine di raggiungere un buon livello qualitativo del prodotto finale. I processi pi semplici riducono al minimo, sino a quasi annullarlo, l'impiego di acqua (che implica sempre problemi di smaltimento) per il lavaggio del prodotto. e) la neutralizzazione del catalizzatore con acido fosforico con conseguente produzione di fosfato di potassio (utilizzabile come fertilizzante). f) il recupero dell'alcool in eccesso per mezzo di un procedimento di evaporazione sottovuoto (stripping) e la sua reimmissione nel ciclo.

3. Il processo continuo ad alta temperatura e alta pressione. Il processo di esterificazione normalmente discontinuo, ma per impianti con elevata capacit si pu utilizzare un processo in continuo caratterizzato da elevate pressioni e temperature di reazione, dall'uso di catalizzatore acido e quindi dalla possibilit di utilizzare oli con acidit fino al 4%; altro vantaggio la produzione di glicerina che non richiede successiva raffinazione. Il processo continuo prevede: a) la riduzione del contenuto di fosforo fino a 25-50 ppm; b) la miscelazione dell'olio con metanolo (purezza del 99,5%) in quantit pari al 13,5% dell'olio trattato e con il catalizzatore in quantit pari allo 0,15;

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c) il riscaldamento a 200 C e la pressurizzazione a 5 MPa della miscela in un reattore; d) il recupero del metanolo in eccesso per evaporazione e stripping; e) la decantazione della miscela per separare l'estere dalla fase acquosa; f) il lavaggio della miscela con acqua; g) l'asciugatura dell'estere; h) la distillazione del composto per ottenere una purezza del 99 % in metilestere. I mono-, di- e tri-gliceridi residui vengono reimmessi nel processo; i) la distillazione di tutte le frazioni per recuperare il metanolo che viene reimmesso nel processo (purezza dl 98,5%) j) la concentrazione della glicerina per usi industriali (82-88%) o per usi farmaceutici (99%). Altre possibili schematizzazioni dei processi possono essere le seguenti. Semplice transesterificazione con catalizzatore basico mediante alcoli.

- Molto economico in quanto non prevede nessun pre-processamento dei grassioli; - perdite di prodotto (diminuzione di efficienza di conversione) allincirca di una % doppia rispetto alla % degli acidi grassi liberi presenti nel materiale di base; perdita dovuta alla formazioni di saponi; - aumento di costi di smaltimento; - difficolt nel controllo qualitativo; - limitazioni del quantitativo di acidi grassi liberi nel materiale di partenza. Eliminazione degli acidi grassi liberi (lavaggio caustico) seguito dalla semplice transesterificazione con catalizzatore basico mediante alcoli. - Purificazione del materiale di base che facilita le successive attivit di processamento ed il controllo di qualit; - un quantitativo di olio pulito viene perso con gli acidi grassi liberi sotto forma di sapone, con una significativa perdita produttiva (dipendente dal contenuto di acidi grassi liberi della materia di base); - gli acidi grassi liberi devono essere venduti (difficile trovare il mercato) o semplicemente esterificati con catalizzatore acido in metil-esteri (costo del processo addizionale).

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Esterificazione acida seguita da una normale transesterificazione basica con basso-alto contenuto di acidi grassi liberi.

- Elevate rese in quanto il pre-processo di esterificazione acida converte gli acidi grassi liberi in metilestere; - limpianto di pre-processamento semplice ed economico; - consente un buon controllo di qualit; - il processo pu essere aggiustato in funzione del contenuto degli acidi grassi liberi presenti nel materiale di base; - richiede un elevato quantitativo di metanolo, che deve per essere recuperato durante il processo (distillazione) perch il tutto sia economicamente sostenibile. Gli impianti pi evoluti permettono di utilizzare quantit ridotte di metanolo ed il suo recupero totale; - il processo produce acqua che deve essere continuamente rimossa per assicurare la completezza della reazione. Le diverse tecnologie di processo possono, infine, dare luogo a ulteriori classificazioni. Un impianto a sistema discontinuo (batch) generalmente costituito da una serie di serbatoi (4-5) in cui viene completata ciascuna fase di produzione, prima di passare alla fase successiva. Questa tecnologia relativamente semplice e meno automatizzata rispetto ad un processo continuo. Generalmente il processo opera mediante una serie di valvole, pompe e miscelatori. Ciascuna fase impiega fino a 5 giorni per completarsi, quando nello stesso tempo, in un processo continuo, diverse fasi potrebbero essere completate. Questo sistema offre la possibilit di variare la materia prima organizzando ciascuna fase per proprio conto in funzione delle caratteristiche della materia prima (contenuto di acidi grassi liberi) ed inoltre offre anche una maggiore flessibilit di organizzazione durante le fasi del processo. Richiede normalmente turni di 8 ore di lavoro al giorno. Il sistema a flusso continuo molto efficiente e veloce nel processamento di materiale a basso contenuto di acidi grassi liberi (< 0,5%). Il sistema altamente automatizzato, con un eccellente controllo della qualit del prodotto finale e per

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mantenere tale la elevata efficienza produttiva, richiede un operativit di 24 ore al giorno. Recentemente sono stati messi a punto sistemi in continuo in grado di processare materiale anche con elevato contenuto di acidi grassi liberi, ma comunque tali impianti, per essere economicamente convenienti, richiedono almeno la produzione di 10.000 t anno-1 e quindi economie di scala considerevoli (Figura 4)

Fig. 4 Reattore di transesterificazione in continuo

Oggi esistono molte industrie che stanno utilizzando sistemi ibridi, che agiscono con processo discontinuo per il pre-processo di esterificazione acida di materiale con vario contenuto di acidi grassi liberi (5-30%). Il materiale omogeneo di base ottenuto in grado di alimentare il successivo sistema di transesterificazione continua. Dato il suo costo, comparabile con i sistemi in continuo, il suo utilizzo deve essere valutato attentamente. Il biodiesel quindi, dal punto di vista chimico, un estere metilico di acidi grassi di oli vegetali e/o animali prodotto attraverso una reazione di transesterificazione, un processo nel quale un olio vegetale fatto reagire in eccesso di alcool metilico, in presenza di un catalizzatore alcalino. Il prodotto finale costituito da una miscela di alcuni (6-7) metilesteri che non contiene zolfo e composti aromatici; contiene invece ossigeno in quantit elevata (non meno del 10%). Il sottoprodotto che si ottiene dalla reazione di produzione 29

il glicerolo (comunemente conosciuto come glicerina), che, dopo essere stato raffinato, pu avere diversi impieghi industriali. Per lutilizzazione nei motori diesel il metilestere deve rispondere alle specifiche EN 14214 e solo questo pu essere commercializzato come biodiesel. Il Biodiesel una fonte energetica rinnovabile e come tale comporta anche un ciclo produttivo che interessa altri settori, come lagricoltura. Parte dellolio da trasformare pu essere fornito da paesi del Centro- est Europa (futuri paesi UE) che dispongono di immense superfici scarsamente utilizzate. Inoltre le zone povere del nostro territorio, (terreni marginali) in passato adibite a coltivazione ed attualmente abbandonate, potrebbero fin da subito specializzarsi nella produzione di semi di colza, soia e girasole, dando cos nuove opportunit al mercato del lavoro locale. Il biodiesel pu essere anche ottenuto da oli vegetali usati, il cui recupero consente di sottrarli definitivamente dal circuito dellalimentazione zootecnica o da utilizzi ancora pi pericolosi per la salute umana. La sua produzione del tutto ecologica, poich non presuppone la generazione di residui, o scarti di lavorazione. Il bilancio di massa semplificato dell'intero processo il seguente: 1000 kg di olio raffinato + 100 kg metanolo = 1000 kg biodiesel + 100 kg glicerolo

Come si nota, la reazione di transesterificazione prevede anche la generazione di glicerina quale sottoprodotto nobile dallelevato valore aggiunto, della quale sono noti oltre 800 diversi utilizzi. L'utilizzo pu essere diretto poich non richiede alcun tipo dintervento sulla produzione dei sistemi che lo utilizzano (motori e bruciatori). La glicerina il principale sottoprodotto della produzione di biodiesel. Se pura, incolore, inodore, viscosa, atossica e pu essere utilizzata in molteplici modi dopo pretrattamenti. In particolare modo, trova ampio uso nel settore farmaceutico e cosmetico.

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Il Biodiesel nel riscaldamento pu essere utilizzato direttamente sugli impianti esistenti, sia puro (al 100%) che in miscela con gasolio in qualsiasi proporzione.

Il biodiesel in autotrazione

Il funzionamento, l'usura dei motori e le prestazioni sono del tutto assimilabili a quelle ottenute con gasolio tradizionale in termini di resa ed affidabilit.

Il biodiesel pu essere utilizzato: puro al 100% od in miscela con gasolio in qualunque proporzione, in tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel di recente concezione, i quali possono usufruirne senza accorgimenti tecnici; puro al 100% in tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel di produzione antecedente, con lievi modifiche da eseguire in officina (sostituzione di guarnizioni e condotti in gomma, eventuali semplici modifiche al circuito di iniezione); in miscela con gasolio fino al 30- 40% su tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel, di qualunque et, senza la necessit di accorgimenti tecnici.

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Aspetti ambientali nelluso del Biodiesel

In confronto con il gasolio, il Biodiesel determina numerosi effetti positivi per lambiente: non contribuisce all effetto serra poich restituisce allaria solo la quantit di anidride carbonica utilizzata da colza, soia e girasole durante la loro crescita; riduce le emissioni di monossido di carbonio (-35%) e di idrocarburi incombusti (-20%) emessi nellatmosfera; non contenendo zolfo, il Biodiesel non produce una sostanza altamente inquinante come il biossido di zolfo e consente maggiore efficienza alle marmitte catalitiche; diminuisce, rispetto al gasolio, la fumosit dei gas di scarico emessi dai motori diesel e dagli impianti di riscaldamento (-70%)

non contiene sostanze pericolosissime per la salute quali gli idrocarburi aromatici (benzene, toluene ed omologhi) o policiclici aromatici;

giova al motore grazie ad un superiore potere detergente che previene le incrostazioni;

non presenta pericoli, come lautocombustione, durante la fase di trasporto e di stoccaggio;

la sua diffusione determina lattivazione di un circuito virtuoso che promuove lo sviluppo di produzioni agricole non destinate alla alimentazione (no food), quindi non generatrici di eccedenze.

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Le Emissioni del Ciclo di Vita

Confronto dei centri di costo in termini energetici per la produzione di biodiesel e diesel (tabella 1):

Costo Materie prime

Biodiesel Produzione semi, fertilizzanti e pesticidi

Diesel Estrazione petrolio

Produzione

Produzione piante oleoginose Estrazione dellolio Transesterificazione in biodiesel

Operazioni di raffineria

Distribuzione

Distribuzione Trasporto

Distribuzione Trasporto

Tabella 1: confronto tra biodiesel e diesel Approssimativamente possibile stabilire che lestrazione/coltivazione dellolio di semi richiede circa il 41% dellenergia dellintero processo, la raffinazione ne richiede il 23%, mentre la transesterificazione ne richiede il 5% ed il restante 31% rappresenta il contenuto energetico del metanolo. In tabella 2 riportato il bilancio energetico per la produzione del biodiesel.

Energia Produzione Ricavo dal biodiesel Ricavata dai sottoprodotti

Valore [GJ/ha] 26-35 42-50 31-37

Tabella 2: Bilancio energetico del biodiesel [GJ/ha]

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Le variabilit dei valori dipende dalla raffinatezza del processo produttivo adottato. Trattandosi di una fonte energetica rinnovabile il bilancio risulta essere sempre pi che positivo. Importantissimo inoltre il contributo ai fini energetici dei sottoprodotti che gi da soli renderebbero il processo vantaggioso. Nel caso di impiego di oli usati, i vantaggi sono ulteriormente amplificati.

Emissioni di Gas (effetto serra)

In uno dei pi completi studi sulle fonti energetiche, realizzato da Sheehan (1998) sono emersi molti aspetti vantaggiosi nella valutazione del Biodiesel come valida fonte di energia rinnovabile:

Il bilancio energetico nel life-cicle di soli 0.31 unit di energia fossile per produrre 1 unit di Biodiesel.

Le emissioni di CO2 nel suo ciclo di vita sono particolarmente basse ( una riduzione del 78% rispetto al gasolio fossile), suggerendone un utilizzo urbano.

Le emissioni di particolato risultano essere complessivamente il 32% di quelle del gasolio (il particolato sotto ai 10 m, altamente nocivo, inferiore del 68%).

Il monossido di carbonio emesso durante il processo il 35% rispetto al gasolio.

Gli ossidi di zolfo SOx non superano mai l8% rispetto al gasolio.

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La quasi totale assenza di zolfo e le sue propriet chimico- fisiche suggeriscono limpiego del Biodiesel come additivo al gasolio fino a specifiche ULS (Ultra Low Sulfur).

Coltivazioni ad hoc per la produzione di Biodiesel: Brassicacee

La coltivazione delle Brassicacee sta prendendo sempre pi piede in Italia grazie allaumento della quotazione di queste oleaginose, passando dai 20 dello scorso anno ad oltre i 40 fino ad un mese fa con una stabilizzazione attuale sui 30 .

Caratteristiche botaniche

Lapparato radicale delle Brassicacee fittonante, non molto profondo (70-80cm) e si espande nei 35-40 cm di suolo. Il fusto si presenta eretto e ramificato raggiungendo normalmente unaltezza di 1,5 m e differenziando circa 20 foglie. Le foglie sono semplici, alterne; di colore verde glauco dovuto alla presenza di abbondante pruina. Linfiorescenza a grappolo terminale, formata da 150-200 fiori ermafroditi, che presentano quattro petali a croce, sei stami e ovario supero con corolla gialla. Il frutto che si sviluppa dal fiore fecondato una siliqua (frutto secco deiscente) che contiene da 15 a 40 semi a seconda della variet. I semi sono piccoli, lisci e sferici con tegumento di colore bruno rossastro che diventa pi scuro con la maturazione. 1000 semi pesano 3,5-5 grammi, a seconda della variet. Il 12-20% della massa del seme rappresentato dal tegumento; tolto questo, il seme risulta composto da due cotiledoni e dallembrione che contengono le sostanze di riserva. Lembrione contiene dal 38 al 50 % ( in media 40-42%) di olio e il 21-24% di proteine. 35

Alla famiglia delle Brassicacee appartengono diverse specie di piante, tra cui la Brassica carinata e la Brassica napus (colza).

La colza (Brassica napus)

Biologia

Nel clima italiano il ciclo biologico della colza (figura 5) autunnoprimaverile. Seminata tra la fine di settembre e i primi di ottobre, emerge dal terreno dopo 10-15 giorni con la nascita di una rosetta, che permette alla pianta di resistere al freddo ( fino a -15C).

Figura 5: colza

La levata inizia nella seconda met di marzo; alla fine di questo mese il fusto lungo circa 20 cm ed gi presente linfiorescenza principale. Nella prima decade di aprile inizia la fioritura.

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Dopo 30-40 giorni dallavvenuta fecondazione, i semi cominciano a riempirsi di materiali di riserva: il contenuto di olio raggiunge il massimo valore dopo circa 60 giorni. Il seme giunge a maturazione dopo 80 giorni dalla fioritura.

Esigenze pedoclimatiche

La colza non necessita di temperature elevate per svilupparsi. Le variet autunnali resistono molto bene al freddo. La pianta predilige climi temperati, umidi, non troppo soleggiati. A livello di terreni li predilige profondi, freschi, fertili e leggeri. Essa si adatta a terreni argillosi, calcarei e torbosi, purch ben drenati. La colza tollera la salinit e il pH del terreno.

Rotazione

La colza coltivata una pianta erbacea annuale che pu essere ruotata con cereali vernini e leguminose da granella.

Tecniche colturali

1. Preparazione del terreno: E necessaria una buona preparazione del letto di semina perch i semi di colza sono di piccole dimensioni. In genere si esegue unaratura di media profondit (25-30 cm).

2. Concimazione La colza uneccellente coltura miglioratrice che consente di sfruttare al meglio la fertilit residua del terreno in autunno. Essa deve tenere conto del modesto fabbisogno del colza nel periodo autunnale con una dose di azoto di 150 kg/ha ( simile a quella consigliata per il frumento) sottoforma di nitrato ammonico o urea da distribuirsi 1/4-1/5 in presemina e la restante poco prima della levata.

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3. Semina Il periodo per la semina varia in funzione dellambiente di coltivazione e delle caratteristiche dellibrido-variet. La densit di semina varia mediamente da 80 a 110 mq per ottenere alla raccolta una densit di 50-60 piante/mq. Il quantitativo di semi necessario varia da 5 a 8 kg/ha considerando un 30-40 % di perdite. La profondit di semina di circa 22,5 cm. La semina pu essere effettuata con seminatrici a righe o anche di precisione a distanza tra le file di 45 cm.

4. Raccolta Viene effettuata quando lumidit media del seme inferiore al 14 %. Dopo il raggiungimento della maturazione fisiologica, la pianta cambia di colore ed il seme passa da una tinta verde-giallognola al bruno-nero, arrivando cos alle condizioni di raccolta.

5. Rese La colza non diffusa a livello nazionale con una produzione di 16000 ha concentrati nel centro-sud. Le attuali produzioni medie sono dellordine di 2,6t/ha. Per la commercializzazione della produzione richiesto di rispettare i parametri del 9% di umidit e del 2% di impurit.

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La Brassica carinata

La Brassica carinata (figura 6), nota anche come mostarda etiopica, ritenuta originaria dellAfrica orientale (altipiani etiopici) in quanto proprio in queste regioni sono state individuate il maggior numero di popolazioni selvatiche.

Figura 6: Brassica carinata

La coltivazione di questa specie in Etiopia si sviluppata da circa 40 anni e si diffusa prevalentemente sugli altopiani, tra i 2000 e 2700 m s.l.m., dove sembra in grado di fornire rese in granella di 2,5-2,6 t/ha con percentuale di olio nei semi che oscillano dal 37 al 51%. Recentemente la coltivazione di questa specie ha suscitato notevole interesse anche in altri Paesi con caratteristiche non particolarmente favorevoli alla coltivazione del tradizionale colza invernale da olio (Spagna, California). 39

Le ragioni di questo interesse sembrano risiedere nella maggiore vigoria e potenzialit produttiva manifestata da questa specie in alcuni ambienti nei confronti di B. juncea e B. napus e nella maggior resistenza a stress biotici ed abiotici, caratteristiche queste che nel loro insieme lascerebbero ipotizzare la buona adattabilit di questa specie a condizioni agro-pedoclimatiche sub-ottimali. Tale ipotesi sembra confermata dagli studi recentemente condotti in Italia. Nella media di pi anni di prova, le rese sono oscillate da 1,89 a 3,51 t/ha in diversi ambienti della penisola, mentre in Sicilia si assistito a produzioni variabili da 1,89 a 3,02 t/ha, con un contenuto percentuale in olio nei semi oscillante tra il 33 e 40% circa. Le minori oscillazioni delle rese tra le localit rispetto a quanto osservato per B. napus, indicano una maggiore adattabilit di questa specie agli ambienti pi tipicamente mediterranei. La maggior capacit produttiva espressa dalla B. carinata negli ambienti pi decisamente mediterranei rispetto a B. napus, stata confermata anche da esperienze (+28% condotte a Pozzallo) condotte in Sicilia (Copani et al., 1999). Lelevata produttivit sembra imputabile alla maggiore resistenza alla deiscenza delle silique, allallettamento, alle principali avversit (parassiti e crittogame) ed allo stress idrico. Le ordinarie operazioni colturali che vanno dalla preparazione del letto di semina sino alla raccolta della coltura, sono simili sia per B. napus che per B. carinata, e nellottica di avvicendare tali colture con il frumento duro, il parco macchine aziendale potrebbe rimanere immutato o sistemato con lievi modifiche di messa a punto, come a titolo di esempio nella mietitrebbia da cereali si deve ridurre al minimo la ventilazione, ridurre la velocit del controbattitore, ridurre la distanza tra battitore e controbattitore. Il lavoro di tesi si incentrato sulla coltivazione di queste due specie nella Regione siciliana.

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1.4.4 Biogas

Il biogas viene prodotto da residui organici, ad esempio come prodotto di processo nel trattamento dei reflui fognari. Pu essere adoperato in veicoli progettati per essere alimentati a metano, il gas deve essere prima purificato per poterlo usare come carburante per autovetture. Il rimanente materiale proveniente dal trattamento dei residui organici, pu essere utilizzato come fertilizzante di alta qualit.

1.4.5 Bioidrogeno Un progetto integrato, che vede coinvolti lENEA e diverse societ industriali (Ansaldo, Fiat, Peugeot, Renault), universit italiane e straniere (LAquila, Vienna, Londra, Belfast, Patrasso) ed enti di ricerca europei (VTT, ECN), si propone di: sviluppare processi e tecnologie per la produzione di biocarburanti liquidi (etanolo) da destinare alla produzione di H2 per autotrazione on board; sviluppare processi e tecnologie per la produzione di idrogeno mediante reforming catalitico di oli di pirolisi; sviluppare, mettere a punto e caratterizzare un processo di gassificazione a vapore di biomasse per la produzione di syngas ad alto contenuto di idrogeno per la generazione distribuita di energia elettrica mediante celle a combustibile; sviluppare e caratterizzare un processo di gassificazione con ossigeno per la produzione di un syngas ad alto contenuto di idrogeno da utilizzare in combustori di turbine a gas e in caldaie di post combustione;

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sviluppare processi e tecnologie di separazione dellidrogeno dal gas prodotto da impianti di gassificazione che sfruttano differenti tecnologie.

1.5 Bioprodotti
La biomassa opportunamente trasformata, oltre che per luso energetico, pu avere molteplici impieghi:

materiali per l'industria edilizia ed abitativa e per la produzione di compositi;

fibre tessili;

prodotti per l'industria quali lubrificanti, solventi, plastiche biodegradabili, additivi vari, ecc.;

cellulosa, carta ed assimilati;

fertilizzanti o ammendanti per i terreni agricoli.

1.6 Aspetti economici


E evidente che le diverse fasi del ciclo produttivo del combustibile da biomassa, sia esso di origine agricola o forestale, creano posti di lavoro e favoriscono la ripresa dei settori agricolo e forestale. Inoltre, anche l'industria collegata alle tecnologie di conversione energetica potrebbe trarre un considerevole beneficio occupazionale. Circa 1.700 posti di lavoro per TWh/anno

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sono necessari per produrre energia elettrica da biomasse, contro i 100 richiesti per la fonte nucleare e 115 per il carbone.

Secondo uno studio dell'UE il danno prodotto dai combustibili fossili valutabile in 0,03-0,08 /kWh per il carbone, 0,02-0,05 /kWh per il petrolio e 0,01-0,02 /kWh per il gas naturale.

Un'altro recente studio dell'Unione Europea ha stabilito che i costi sanitari per le conseguenze dannose prodotte per ogni litro di benzina bruciata dalle auto nelle citt sono di 0,7 Euro.

1.6.1 Benefici per la politica energetica

L'energia delle biomasse vegetali contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e a diversificare le fonti di

approvvigionamento energetico oltre che al perseguimento degli obiettivi imposti nellambito delle conferenze internazionali sul clima.

1.7 Quadro del settore e sviluppi futuri


Ad oggi, le biomasse soddisfano il 15% circa degli usi energetici primari nel mondo, con 55 milioni di TJ/anno (1.230 Mtep/anno). Lutilizzo di tale fonte mostra, per, un forte grado di disomogeneit fra i vari Paesi.

I paesi in via di sviluppo, nel complesso, ricavano mediamente il 38% della propria energia dalle biomasse, con 48 milioni di TJ/anno (1.074 Mtep/anno), ma in molti di essi tale risorsa soddisfa fino al 90% del fabbisogno energetico totale, mediante la combustione di legno, paglia e rifiuti animali

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Nei paesi industrializzati, invece, le biomasse contribuiscono appena per il 3% agli usi energetici primari con 7 milioni di TJ/anno (156 Mtep/anno). In particolare, gli USA ricavano il 3,2% della propria energia dalle biomasse, equivalente a 3,2 milioni di TJ/anno (70 Mtep/anno); lEuropa,

complessivamente, il 3,5%, corrispondenti a circa 40 Mtep/anno, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria, lItalia, con il 2,5% del proprio fabbisogno coperto dalle biomasse, al di sotto della media europea. Limpiego delle biomasse in Europa soddisfa, dunque, una quota abbastanza marginale dei consumi di energia primaria, rispetto alla sua potenzialit. Allavanguardia, nello sfruttamento delle biomasse come fonte energetica, sono i Paesi del centro-nord Europa, che hanno installato grossi impianti di cogenerazione e teleriscaldamento alimentati a biomasse. La Francia, che ha la pi vasta superficie agricola in Europa, punta molto anche sulla produzione di biodiesel ed etanolo, per il cui impiego come combustibile ha adottato una politica di completa defiscalizzazione. La Gran Bretagna invece, ha sviluppato una produzione trascurabile di biocombustibili, ritenuti allo stato attuale antieconomici, e si dedicata in particolare allo sviluppo di un vasto ed efficiente sistema di recupero del biogas dalle discariche, sia per usi termici che elettrici. La Svezia e lAustria, che contano su una lunga tradizione di utilizzo della legna da ardere, hanno continuato ad incrementare tale impiego sia per riscaldamento che per teleriscaldamento, dando grande impulso alle piantagioni di bosco ceduo (salice, pioppo) che hanno rese 34 volte superiori alla media come fornitura di materia prima. Nel quadro europeo dellutilizzo energetico delle biomasse, lItalia si pone in una condizione di scarso sviluppo, nonostante lelevato potenziale di cui dispone, che risulta non inferiore ai 27 Mtep.

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