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Una delle lingue più belle del mondo.

È abbastanza giustificato che l'italiano sia considerato una delle lingue più belle e
seducenti del mondo; per capire perché, conviene sapere che l'Europa era un tempo un
pandemonio di innumerevoli dialetti derivati dal latino che gradualmente, col passare
dei secoli, si sono divisi in una manciata di lingue diverse: francese, portoghese,
spagnolo, italiano. In Francia, Portogallo e Spagna si è verificata un'evoluzione
organica: il dialetto della città più importante è diventato la lingua principale di tutta la
regione. Quindi quello che oggi chiamiamo francese è in realtà una versione del
linguaggio parigino medievale. Il portoghese è infatti il lisboeta. Lo spagnolo è
soprattutto lo spagnolo. Tutte loro furono vittorie capitalistiche; la città più forte finiva
per stabilire la lingua dell'intero paese.
In Italia è successo qualcosa di diverso. La differenza fondamentale è che, per molto
tempo, l'Italia non è stata nemmeno un paese. Ci volle molto tempo per unificarsi e
fino al 1861 fu una penisola di città stato contrapposte tra loro al comando di arroganti
principi locali o di altre potenze europee. Ci erano parti dell'Italia che appartenevano
alla Francia, o alla Spagna, o alla Chiesa, o al primo che si faceva con il castello o il
palazzo corrispondente. Questa intromissione produceva negli italiani due reazioni
contrastanti: alcuni si sentivano umiliati e altri lo prendevano con l'indifferenza tipica
dei nobili. La maggior parte si opponeva alla colonizzazione del prossimo europeo, ma
c'era un settore apatico che diceva: "Lo stesso mi dà la Francia o la Spagna finché ho
qualcosa da mangiare".
Questa disgregazione interna significava che l'Italia non si è mai unificata
correttamente e nemmeno l'italiano. Per questo non sorprende che, per secoli, gli
italiani scrissero e parlassero dialetti locali che erano indecifrabili l'uno per l'altro. Uno
scienziato fiorentino riusciva a malapena a comunicare con un poeta siciliano o un
mercante veneziano. Nel XVI secolo si riunì una serie di intellettuali italiani e decisero
che ciò era assurdo. La penisola aveva bisogno di una lingua italiana, almeno nella sua
forma scritta, che convincesse tutti allo stesso modo. E questa cricca di intellettuali ha
fatto qualcosa di senza precedenti nella storia d'Europa; Scelsero il più bello dei
dialetti locali e lo proclamarono come la lingua italiana.
Per trovare il dialetto più bello di tutti quelli che si parlavano nella penisola, dovettero
tornare indietro di duecento anni nel tempo, fino alla Firenze del XIV secolo. Ciò che
questa assemblea decise di rendere ufficiale l'italiano fu la lingua particolare del
grandissimo poeta fiorentino Dante Alighieri. Correva l'anno 1321 quando Dante
pubblicò la sua Divina Commedia, narrando un periplo visionario per l'inferno, il
purgatorio ed il cielo, e scandalizzò il suo ambiente culturale non avendolo scritto in
latino. Secondo lui, il latino era una lingua corrotta ed elitaria e il fatto che la prosa
colta lo impiegasse aveva "prostituito la letteratura", rendendola adatta solo alle classi
aristocratiche, che erano quelle che avevano il privilegio di parlare. Quello che fece
Dante fu di ricorrere al linguaggio della strada, al fiorentino autentico che parlavano
gli abitanti della sua città (tra i quali c'erano coetanei del calibro di Boccaccio e
Petrarca) e di utilizzarlo per scrivere il suo racconto.
Scrisse il suo capolavoro in quello che chiamava il dolce stil nuovo, il "dolce stile
nuovo" della lingua vernacola, che fu stilizzando mentre scriveva con lei, dandogli
un'impronta molto personale. E venne fuori che diversi secoli dopo un gruppo di
intellettuali nazionalisti decise che l'italiano di Dante sarebbe stato la lingua ufficiale
d'Italia.
L'italiano di cui parliamo oggi, quindi, non è né il romano né il veneziano (nelle cui
città si concentrava rispettivamente il potere militare e mercantile), né il fiorentino
propriamente detto. È un italiano dantesco. Nessun'altra lingua europea ha un
pedigree così artistico. Come non ci sarà nessun altro condizionato per esprimere i
sentimenti umani, come è accaduto all'italiano fiorentino del XIII secolo, abbellito
da uno dei più grandi poeti della civiltà occidentale. Dante scrisse la sua Divina
Commedia in "terza rima", una strofa la cui rima si ripeteva tre volte ogni cinque versi,
dando al suo bel fiorentino vernacolo quello che gli esperti chiamano "una rima
incatenata", fa rima che perviene nelle parrocchie melodiose e poetiche che parlano i
tassisti e i macellai e i politici di oggi. L'ultimo verso della Divina Commedia, in cui
Dante affronta lo stesso Dio in persona, esprime un sentimento facilmente
comprensibile per chiunque parli italiano attuale. Dante descrive Dio non solo come
la visione accecante di luce celeste, ma soprattutto come l'amore che muove il sole e
l'altre stelle… "L'amore che muove il sole e le altre stelle"
Quindi, in realtà, non è così strano che tu abbia voluto imparare questa lingua.

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