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INSEGNARE A LEGGERE AI BAMBINI

- Introduzione

La ricerca didattica degli ultimi anni si è arricchita di strumenti e metodologie che non erano disponibili in
passato, in particolare sono stati perfezionati i sistemi di comparazione scientifica dei dati su larga scala
(evidence – based education). Quando più esperimenti convergono a risultati coerenti con una buona
interpretazione, si può afferrare che si è raggiunta una conoscenza affidabile in un determinato dominio, si
dichiara che il problema è stato risolto. La didattica della lettura deve essere affrontata con estrema
attenzione, sulla base di indicazioni scientifiche affidabili senza lasciare libertà alla creatività personale
dell’educatore. Esistono vari metodi per imparare a leggere: il metodo globale innanzitutto è stato cacciato
dalla ricerca, è uno degli aspetti più deleteri poiché stimola il bambino a LEGGERE la parola guardandola nel
suo insieme, cercando di azzeccarla prima che abbia imparato a decodificarla. Gli educatori di fatto
mostrano il loro disaccordo verso il metodo globale per imparare a leggere e si impegnano infatti a
rimuoverlo dal sistema scolastico. È doveroso ricollocare al centro del percorso un’educazione graduale
sistematica alla lettura fondata sulla DECODIFICA e sulla CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA. Le attività con i
bambini, come i giochi, in questo ambito possono diventare estremamente divertenti.

- 1. Insegnare a leggere ai bambini: facciamo il punto

Tutti i bambini possiedono un ritmo di apprendimento che può variare ma nonostante ciò tutti possiedono
gli stessi circuiti cerebrali. Per quanto riguarda la lingua italiana, essa è una lingua trasparente poiché a ogni
lettera corrisponde uno e un solo suono, non esistono infatti parole irregolari. Per questo motivo i bambini
italiani ad esempio, hanno punteggi di lettura con qualche anno di anticipo rispetto ai bambini francesi e
meno casi di dislessia. Questo è stato affermato da uno dei più famosi neurologi, Dehaene.

- Come funziona la lettura: Si tratta di una rappresentazione intuitiva facilmente comprensibile. Si


pensa che ci siano due canali di accesso alla lettura, uno VISIVO e l’altro FONOLOGICO. Quando
leggiamo solitamente, in quanto lettori esperti, ci basta semplicemente uno sguardo per
riconoscere le parole. Alla visione della parola, scatta una sorta di riconoscimento da una specie di
dizionario che possediamo dentro di noi -> questa è conosciuta come VIA LESSICALE o VIA DIRETTA.
Quando però ci imbattiamo in una parola nuova, la nostra mente, nonostante siamo già molto
esperti nella lettura, tenderà a suddividere la parola in sillabe e la leggerà sillaba per sillaba ->
questa è conosciuta come VIA FONOLOGICA, passa alla corrispondenza fonema-grafema e
pronuncia i suoni individuati, è la via più lenta ed è per questo che si chiama anche VIA INDIRETTA.
In alcuni casi secondo Dehaene, esistono soggetti che in seguito a lesioni cerebrali, perdono la
capacità di convertire segni in suoni ma nonostante questo sono sempre in grado di riconoscere le
parole.
- I metodi proposti per imparare a leggere: I primi metodi sono quelli SINTETICI, ai quali appartiene il
metodo alfabetico con le versioni foniche o fono- sillabiche. Poi abbiamo i modelli ANALITICI, detti
anche ideo visivi o globali, che prendono come punto di partenza la parola, la frase o il racconto.
Infine abbiamo i metodi ANALITICI-SINTETICI, che variano in misura poiché partono dalla parola
intera per poi passare all’analisi delle lettere. Il metodo GLOBALE inoltre parte dalla premessa che
apprendere a parlare e a leggere siano due attività della stessa tipologia. Come i bambini
apprendono in modo naturale, così dovrebbe accadere per la lettura. Il metodo globale, sebbene
sia considerato deleterio ha trovato appoggio nell’attivismo che si basa sull’assunzione che seguire
un processo naturale di sviluppo in educazione sia sempre preferibile e attribuisce agli insegnanti la
responsabilità di rendere l’apprendimento della letteratura astratto e distante dai bisogni e dalle
esperienze infantili. Nel caso però del metodo ALFABETICO, si procede da una prima analisi delle
lettere per giungere a sintetizzare gli elementi più complessi come le sillabe, le parole, le frasi con
una corrispondenza grafema - fonema. È sbagliato perciò affermare che apprendere a leggere sia
un aspetto naturale dello sviluppo linguistico così come apprendere a parlare. Imparare a leggere o
scrivere non è come imparare a camminare, un processo automatico, anzi, leggere può essere
considerato più propriamente della stessa difficoltà come è imparare la matematica o il gioco di
scacchi. Il metodo globale è errato, generando una contrapposizione fra tradizionalismo e
innovazione.
- Il metodo Midoro: il metodo rientra nel quadro degli approcci sintetici o alfabetici. Si basa su
attività ludiche con letterine da raccogliere e sistemare, volte a far scoprire gradualmente la
corrispondenza con il suono. La parola “leggere” etimologicamente significa raccogliere, quindi
raccogliere caratteri stampati per formare parole che convogliano significati. Si parte dalle letterine,
inizialmente dalle vocali e dalla loro combinazione, procedendo poi dal semplice al complesso,
giocando a raccoglierle e comporle. È importante non dare consigli su come si legge una parola, il
bambino deve arrivarci da sé. Midoro ed altri esperti sostengono che l’avvio precoce alla lettura
può avere come metodo sia di prevenzione dei disturbi della lettura sia il potenziamento della
personalità del bambino.

Che dobbiamo fare? Secondo Dehaene è scontato il procedimento. Se si tratta di bambini


con disabilità linguistiche o meno è il medesimo. Innanzitutto bisogna utilizzare il metodo che parte dalle
lettere e sillabe e dalla loro corrispondenza in suono e procede gradualmente dal semplice al complesso. La
conversione grafema-fonema è INELIMINABILE, è importantissimo. Il bambino deve accrescere la
consapevolezza fonemica attraverso la manipolazione di lettere e suoni. I giochi più frequenti -> giochi di
rima, di segmentazione, di fusione di sillabe, individuare il suono iniziale o finale di parole, dire quale parola
si ottiene eliminando un fonema da parola stimolo. Nella fase della lettura dobbiamo procedere
lentamente, passo per passo senza andare troppo velocemente.

- Gli errori da evitare: NON vanno mostrati elementi testuali se il bambino non possiede già il
meccanismo per decodificarli, è sbagliato pensare che il bambino possa acquisire la lettura solo
vedendo le parole, poiché altrimenti il bambino tenderebbe ad indovinare senza fare la cosiddetta
decodifica fonologica. NON vanno usati testi ornati di immagini superflue che potrebbero distrarre
il lettore creando dispersione e sovraccarico. NON sono di significativa utilità esercizi di copiatura di
lettere o frasi, possono nuocere perché attirano l’attenzione su aspetti che possono essere
irrilevanti. Bisogna mettere al centro il metodo centrato sull’aspetto FONOLOGICO- AFABETICO.

- 2. Gli aspetti critici dei libri per insegnare a leggere

La maggior parte degli insegnanti utilizza il metodo fono-sillabico mentre solo una piccola parte utilizza il
metodo globale.

- Valutazione dei libri di testo: sintesi dei risultati: nei libri di testo si ricerca l’esaustività dei
contenuti, progressività nei contenuti, consapevolezza fonologica, contestualismo dispersivo,
globalismo implicito, presentazione delle lettere ortografiche, uso di simboli e organizzatori grafici
inappropriati, incongruenza del format, presenza di immagini non pertinenti, non riconoscibilità
dell’immagine, decorativismo distrattivo, mancata chiarezza della consegna del bambino. Vengono
indicate delle sigle che servono ad esprimere se i valutatori sono d’accordo o meno fra di loro ad
esempio CPI (concordanza piena), CPA (concordanza parziale) e DIS (disaccordo fra i tre valutatori).
- I risultati dell’analisi e le fondamentali criticità: le principali criticità sono riguardanti la mancanza di
attenzione alla consapevolezza fonologica, la presenza di una confusa metodologia –
contestualismo dispersivo, un riaffermarsi del metodo globale e un’assenza di progressione
graduale di difficoltà. A volte si trovano anche incomprensibili consegne date ai bambini, errori di
ortografia.

< Assenza della consapevolezza fonologica > Con questa espressione ci si riferisce al fatto che il bambino si
rende conto che le parole sono composte da suoni che possono essere scomposti e ricomposti e che si
ritrovano in parole diverse. Per valutare la consapevolezza fonologica ci si può avvalere di numerosi compiti
e giochi ma spesso attività di questo tipo vengono spesso ignorate. Spesso non viene rispettato il passaggio
dalla meta fonologia globale che si riferisce a sillabe e rime alla consapevolezza fonologica di tipo analitico
che riguarda i singoli fonemi.

< Il contestualismo dispersivo, ovvero “la montagna partorisce il topolino”> Molto spesso si producono
deformazioni didattiche contrarie al buon senso come ad esempio la contestualizzazione. Contestualizzare
può significare esemplificare o trovare un aggancio nella realtà concreta per far meglio comprendere un
concetto astratto. A volte si può incorrere a forzature. Innanzitutto dobbiamo cercare di eliminare il fatto
che un bambino quando deve cercare di capire una cosa astratta sente il bisogno di vederla concretizzata
immediatamente. Nel mondo infantile coesistono il concreto e l’astratto. Ci possiamo avvalere anche di una
metafora di riferimento, insegnanti si richiamano ad un frame noto come “sfondo integratore” che ha lo
scopo di offrire il senso di una continuità alle differenti attività svolte. La ricerca oggi ci dice che per
motivare un bambino bisogna metterlo davanti all’obiettivo e al compito in cui essi possano comprendere
immediatamente che sono in grado di raggiungerlo. Non esiste nessuna razionalità metodologica che
giustifichi il fatto che per insegnare a leggere si debba partire dal leggere o raccontare storie. Riportare testi
scritti quando il bambino non sa ancora leggere è un aspetto scorretto.

< Il metodo globale cacciato dalla porta rientra dalla finestra> Un errore molto frequente si presenta
quando si cerca di spingere il bambino a leggere quando ancora non conosce la lettura e soprattutto i suoi
meccanismi, questo aspetto ricorre soprattutto nei testi cloze, quando si inserisce una parola con
l’immagine della parola a fianco per stimolare il bambino all’inserimento della lettera mancante. Leggere
parole che il bambino non sa ancora leggere è l’aspetto più deplorevole, significa veicolare al bambino
l’idea che la lettura sia qualcosa che si affronta per tentativi globali. Con l’apprendimento della lettura si ha
il primo imprinting simbolico che segna il modo in cui il bambino si costruisce l’idea di come si acquisiscono
i saperi formali.

< Mancata progressione delle difficoltà dell’apprendimento> Per valutare le loro componenti e le loro
progressione abbiamo individuato concetti di esaustività e progressività. Esaustività si riferisce al fatto che
tutte le tipologie grafemico-sillabiche sono rappresentate all’interno del libro mentre la progressività si
riferisce al fatto che sano presentate in un corretto ordine. Per quanto riguarda l’esaustività la maggior
parte dei testi vanno bene invece per quel che riguarda la progressività tutto il contrario. La sequenza che
appare più ragionevole in una progressione di difficoltà crescente può essere così:

- Sillabe aperte (consonante-vocale) con suoni continui come MA, FA, RE, SU.
- Sillabe aperte (consonante-vocale) con suoni NON continui come PA, TE, BA
- Sillabe aperte con gruppo consonantico (consonante-consonante-vocale o consonante-consonante-
consonante- vocale) come per esempio FRA, TRA, STA, SPA, GRE, SDRA, SPRA.
- Sillabe chiuse da consonante (vocale- consonante) come UN, AL, PER, SUL, TAM, FUR, BAM.
- Sillabe complesse con diagrammi e trigrammi come CA, CO, CU, CI, CE, G, GO, GU, GI ,GE, CHI, CHE,
GHI, GHE, SCI, SCE, GNA, GNE, GNI, GNO, GNU, QUA, QUE, QUI, QUO.

- Si sottovalutano gli effetti negativi dei fattori distrattivi

Secondo la teoria del carico cognitivo, una delle raccomandazioni più importanti da dare a tutti gli educatori
è di ridurre ogni stimolo distrattivo ed evidenziare solamente l’informazione che il bambino deve cogliere –
RIDUZIONE DEL CARICO COGNITIVO.

L’ apprendimento richiede il transito di informazioni dalla memoria di lavoro alla memoria a lungo termine.
La memoria di lavoro ha una capacità di mantenimento delle informazioni molto limitata, dopo poco tempo
un’informazione rischia di essere accantonata se non viene presa e messa in corrispondenza con altre
informazioni che già possediamo nella memoria a lungo termine. Per migliorare gli apprendimenti gli
elementi che introducono informazioni superflue o di poca importanza vanno dunque eliminati. Le
problematiche relative alla scarsa attenzione sono sempre di più e oggetto di sindromi specifiche come la
sindrome di iperattività e di deficit di attenzione. Il livello di attenzione si sta riducendo nei bambini causato
anche da un sovraccarico di stimolazioni percettive nei primissimi anni. Per questo motivo bisogna cercare
di limitare testi troppo decorati perché essi non devono interferire sulle aree di focalizzazione e sui processi
cognitivi coinvolti nei compiti di apprendimento.

I testi del passato mostravano più sensibilità verso il bambino, stavano più attenti a dare consegne
operative chiare e a seguire un ordine di progressione ben controllato.

- 3. Insegnare a leggere: che cosa fare in concreto

Qui di seguito verranno elencate alcune avvertenze che ogni docente dovrebbe tener presente nella
progettazione del percorso di insegnamento strumentale della scrittura e lettura. L’obiettivo è quello di
sollecitare gli insegnanti a effettuare un percorso razionale, sostenibile per permettere a ciascun bambino
di affrontare con successo l’esperienza dell’acquisizione della lingua scritta.

Nel corso del Novecento alcuni orientamenti hanno proposto di mettere in disparte i metodi fono – sillabici
favore dei metodi globali che sarebbero più intuitivi e in grado di sollevare il bambino dall’aspetto
meccanico e ripetitivo della lettura. I sistemi fono – sillabici purtroppo sono stati svalutati poiché rendevano
noioso l’apprendimento. L’attivismo in parte ha contribuito a questa definizione. Ma noi sappiamo con
certezza che il metodo fono – sillabico è indispensabile per un approccio con la lettura e la scrittura, la sua
applicazione può essere piacevole generando attrazione nei bambini.

- Il bambino nella scuola dell’infanzia: è importante che nella scuola dell’infanzia si svolgano attività
didattiche mirate allo sviluppo di competenze che rivestono un ruolo importante per il successivo
approccio con la lingua scritta. Modello di Emilia Ferreiro e Ana Teberosky ->
1. Livello presillabico e preconvenzionale: il bambino ha compreso che disegno e scrittura sono due
sistemi grafici distinti. Il bambino tende a stabilire una relazione tra la parola scritta e le
caratteristiche del referente. Prendiamo per esempio due parole: treno e formichina. Il bambino, in
quanto conosce l’immagine del treno e soprattutto della sua lunghezza pensa, non avendo ancora
consapevolezza degli aspetti fonologici, che questa parola abbiamo bisogno di molte lettere. La
parola formichina invece, secondo loro necessita poche lettere in quanto la immaginano come un
animale molto piccolo e necessita un numero minimo di lettere.
2. Livello sillabico: i bambini cominciano a ricercare delle corrispondenze fra la parola parlata e la
parola scritta, variando la lunghezza della parola scritta in relazione alla durata dell’orale, scrivendo
un solo segno per ogni sillaba.
3. Livello sillabico-alfabetico: i bambini scrivono lettere con valore sonoro convenzionale
rappresentando un numero di suoni superiori a quello delle sillabe. I bambini oscillano fra
un’ipotesi sillabica (a ogni lettera scritta corrisponde una sillaba della parola detta) e una alfabetica
(a ogni lettera della parola scritta corrisponde un fonema della parola parlata).
4. Livello alfabetico: i bambini rappresentano direttamente tutti suoni della parola anche se non c’è
un uso convenzionalmente corretto delle lettere. Il bambino ha capito che la quantità di lettere di
una parola scritta ha a che fare con la quantità di suoni della parola.

Nella scuola dell’infanzia si cerca di stimolare le competenze conversazionali, ad allenare le capacità visuo-
percettive e grafo-motorie, trascurando gli aspetti fonologici della lingua. È un grave errore perché
bisognerebbe che la formazione degli educatori e dei maestri ricollochi la consapevolezza fonologica al
centro della loro attenzione. Per quanto riguarda il livello di consapevolezza fonologica vediamo che i
bambini già a tre anni sono sensibili alla rima, immersi da molto tempo in un mondo fatto da ninna nanne e
filastrocche. Già all’età di 4-5 anni i bambini son in grado di effettuare spontaneamente la segmentazione e
la fusione sillabica, a livello orale senza che nessuno in maniera esplicita gliel’abbia insegnato. Si possono
inventare e fare numerosi giochi di rime nella scuola dell’infanzia – si creano insiemi di figure che
terminano in -etto o in -ino, le immagini vengono distribuite ai bambini che devono muoversi liberamente
nello spazio (classe), la maestra batte le mani ed è come un richiamo, ciascun bambino deve affiancarsi ad
un altro in maniera tale che le parole che possiedono facciano rima fra di loro. Altrimenti è molto utile il
gioco del Memory delle rime, si chiede a ciascun bambino di individuare e associare tra carte coperte le
coppie corrispondenti a parole che rimano tra di loro. Per la segmentazione sillabica è molto importante
che i bambini si aiutino con il battito delle mani o dei piedi, si deve procedere in maniera graduale, si parte
dalle parole bisillabiche fino ad arrivare alle quadrisillabiche. Per l’identificazione della sillaba iniziale, per
esempio TA, la maestra ripete una serie di parole che iniziano e non iniziano per TA, i bambini devono
ascoltare attentamente per ciascun parola che non inizia per TA devono mettere la mano davanti alla
bocca. Si possono creare insiemi di animali che iniziano con una determinata sillaba e i bambini devono
individuare quali parole non corrispondono a tale sillaba. Per individuare la sillaba finale e intermedia si può
presentare una parola, per esempio RANA e i bambini devono trovare una parola che inizi per NA (ultima
sillaba di rana. Inoltre si possono creare puzzle di figure, l’immagine della balena viene divisa in tre parti, la
testa rappresenta la sillaba BA, IL corpo centrale rappresenta la sillaba LE e infine la coda rappresenta la
sillaba NA. Nella scuola dell’infanzia è fondamentale utilizzare accompagnati alle parole anche immagini e
disegni. È importante non far copiare ai bambini parole e frasi intere.

- Programma per l’apprendimento della lettura e della scrittura: le due fasi fondamentali per
l’acquisizione della lingua scritta sono la FASE ALFABETICA E LA FASE ORTOGRAFICA. È importante
essere a conoscenza di queste due frasi perché il procedimento della lettura non prevede salti ma
anzi deve seguire dei passi molto precisi.
1. FASE ALFABETICA: è caratterizzata dall’insegnamento esplicito e diretto delle corrispondenze stabili
e regolari tra fonemi e grafemi. Si dovrebbe partire dalla presentazione delle vocali, unici fonemi
con autonomia ricettiva e produttiva, per passare alle parole bisillabiche semplici, con struttura
regolare nelle quali si alternano consonanti e vocali, per introdurre le trisillabiche con la stessa
struttura. A completamento della fase alfabetica iniziale si presentano le bisillabiche e trisillabiche
con gruppi consonantici eterosillabci (IL, PER, MONTE, FRONTE). Bisogna dare molta attenzione alla
presentazione delle lettere che cambiano il loro valore sonoro in base al contesto (CA, CO, CU, GA,
GO, GU, GI, GE, CI, CE).
2. FASE ORTOGRAFICA: è legata alle mappature ortografiche più complesse, non esiste univocità di
corrispondenza tra fonemi e segni grafici. Si consiglia di iniziare con la presentazione dopo che sono
state stabilizzate le strutture sillabiche della fase alfabetica iniziale.

- FASE ALFABETICA Quando ci troviamo in prima della primaria dobbiamo essere


consapevoli che i bambini hanno livelli diversificati. È consigliato di iniziare con giochi che sono
tipici della scuola dell’infanzia poiché non è detto che tutti gli alunni abbiamo fatto le stesse cose, si
tratta di giochi metafonologici. Dopo aver effettuato osservazioni per rilevare la presenza in ogni
bambino dei precursori critici dell’apprendimento della lingua scritta ed aver individuato eventuali
carenze, iniziamo il percorso didattico. Possiamo evitare di fare attività di coloritura di disegni,
considerate superflue, così come partire da narrazioni di storie e presentare contesti grafici
ridondanti sono operazioni inutili e dispersive, ancora più gravi sono tutte quelle attività che
spingono il bambino a leggere parole guardandole semplicemente senza che si possegga la chiave
per la decodifica fonologica – reintroduzione del metodo globale. È SBAGLIATO completamente
nella fase iniziale della lettura impegnare i bambini in esercizi di copiatura e ancor di più pensare
che tali esercizi aiutino a imparare a leggere. Non bisogna inoltre sovraccaricare i bambini con una
precoce sistematizzazione delle conoscenze, l’obiettivo da perseguire è quello di insegnare in modo
esplicito il principio alfabetico eliminando ogni fattore di ridondanza inutile o di disturbo rispetto
all’obiettivo. Ecco lo schema da seguire nella presentazione del materiale alfabetico:
1. Vocali e combinazioni tra vocali: le vocali vengono presentate sollecitando la competenza
articolatoria dei bambini nel pronunciarle – apertura completa della bocca quando pronuncio la
A.
2. Vocali scandite in posizione iniziale, intermedia e finale delle parole: attraverso giochi fonici,
realizzati solo a livello orale, si individuano elementi lessicali che hanno il suono vocalico in
posizione diversa rispetto al loro contesto. Con i suoni vocalici finali si possono creare delle
catene: ogni parola comincia con la lettera finale della precedente, che dovrà essere
pronunciata prolungandone il suono.
3. Vocali sillabe: si effettua una ricerca lessicale di parole che nella scansione sillabica presentano
una vocale in posizione iniziale.
4. Sillabe aperte: si introducono i fonemi continui, i fonemi risultano più facilmente individuabili
sia per la loro durata sia per le caratteristiche acustiche, come M e N, R e L. Ogni consonante va
unita alle vocali per formare la sillaba aperta. È necessario insistere sull’unicità dell’emissione
vocale della sillaba CV, presentando ogni consonante con un prolungamento del suono e non
come somma M+A, questo permette agli alunni il precoce superamento della fase iniziale della
lettura.
5-6. Parole bisillabe piane - Parole trisillabe: il bambino nei suoi primi tentativi di lettura
strumentale, per decodificare una parola come BALENA, applica un processo di conversione
ortografia-fonologia:
a. Riconosce i singoli grafemi che compongono la parola, distinguendoli da altri segni grafici.
b. Trasforma gli stimoli visivi in stimoli uditivi, attraverso l’associazione del simbolo visivo B e
la sua corrispondente forma fonologica, in unità fonologiche.
c. Assembla l’insieme dei fonemi o delle sillabe in una sequenza ordinata di suoni fino a
ricomporre la parola.
d. Identifica o meno il significato della parola, posso saper leggere la parola balena ma non
avere la corrispondenza immagine mentale.
e. Pronuncia la parola BALENA.
7. Gruppi consonantici in sillabe aperte: la componente più complessa è costituita dalle sillabe con
gruppi consonantici omosillabici che dovranno essere oggetto di una didattica specifica. I gruppi
omosillabici i bambini tendono a ridurli, ad esempio scrivono BUCO al posto di BRUCO. Nella
presentazione dei gruppi consonantici omosillabici è importante focalizzare l’attenzione sul
gruppo consonantico costituito dalle lettere C E g seguite da consonante.
8-9.Sillabe chiuse da consonante - Gruppi consonantici eterosillabici: i gruppi consonanti
eterosillabici sono più soggetti ad essere sbagliati e semplificati ad esempio scarpa diventa
capa, trasformata in sillaba aperta in successione CV. Il gruppo eterosillabico MP-MB è spesso
soggetto di errore di scrittura.
10. Lettere C e G proposte come unità sillabiche – parole trisillabe: molta attenzione deve essere
data alle lettere C e G, non hanno un valoro sonoro univoco e autonomo: la selezione del
fonema corrispondente ai segni grafici C e G è condizionata dal grafema successivo -> viene
pronunciato K prima di A, O, U come in cane, il grafema C viene pronunciato come CI prima di I
e E come in cinema. I bambini sono più coinvolti perciò in errori di lettura, leggono la parola
gara come giara, vocali come vociali … La verifica finale per vedere se sono state apprese tutte
le regole è un dettato di 16 parole.

- Suggerimenti per la fase alfabetica: la presentazione delle lettere deve essere realizzata associando
suono, segno grafico, gesto immagine relativa favorendo le condizioni per avere un aggancio
mnemonico. Le prime parole da proporre ai bambini devono avere una struttura semplice e
regolare. I bambini devono imparare a isolare fonologicamente i singoli suoni che compongono la
parola da scrivere e selezionar la sequenza corretta dei grafemi. In ogni sillaba deve
necessariamente esserci una vocale e i bambini questo lo devono sapere, vengono stimolati infatti
anche da giochi pratici ma non solo anche da personaggi-pupazzo che hanno un comportamento
linguistico particolare. Queste attività devono essere realizzate solo oralmente senza preoccuparsi
di scrivere tutti gli stimoli linguistici. Per manipolare i singoli fonemi si possono fare giochi di
eliminazione, sostituzioni e aggiunte di fonemi all’interno di parole date. (gazza rubina). Ciascun
bambino dovrebbe possedere il sillabiere.

- FASE ORTOGRAFICA nella lettura i gruppi ortografici complessi non necessitano una
decodifica di tipo seriale come nella fase alfabetica ma di un processamento in parallelo della
stringa di lettere (CHI, CHE, GHI, GHE, GLI, etc.). Infatti i bambini quando incontrano la parola
RAGNO, di fronte alla G che hanno imparato a decodificare come G di gatto continuano a leggerla
con quel suono lì. Dobbiamo considerare questi errori come intelligenti. Le lettere ortografiche
devono essere presentate come gruppo sillabico agganciandole a immagini – chi come chitarra, ghi
come ghiro, associandole anche a dei gesti che mi servono per memorizzarle, quando sento chi
fingo di suonare la chitarra. Per favorire il riconoscimento dei gruppi sillabici complessi si invita i
bambini a ricercarli prima in alcune parole, poi nelle frasi e infine nei testi e poi inserirli in un
rettangolo colorato. Si vede che alcuni bambini avvertono la necessità di collegare il gruppo
complesso alla corrispondente rappresentazione grafica – chi – chitarra.

- Come insegnare la scrittura: la competenza grafica: quando si procede all’insegnamento della


scrittura per prima cosa bisogna illustrare lo spazio grafico del quaderno, dire che la scrittura va da
sinistra verso destra e una riga sotto l’altra. È fondamentale prendersi cura del gesto grafico. La
scrittura non può essere acquisita autonomamente, ma oggetto di insegnamento formale. Il
docente deve insegnare la specifica sequenza dei movimenti e la direzionalità dei tratti necessari er
comporre il grafema. Per quanto riguarda la scelta della tipologia di scrittura dobbiamo presentare
inizialmente un solo carattere, lo STAPATO MAIUSCOLO, composto da elementi semplici da
realizzare, la spaziatura esistente tra gli elementi grafemici favorisce la scansione fonemica delle
parole. L’uso del carattere maiuscolo della scrittura dovrà essere mantenuto per l’intero periodo di
stabilizzazione della fase alfabetica e ortografica. Lo script presenta molto elementi di confusione
quindi bisogna prestare molta attenzione. Il corsivo invece è fatto di movimenti curvilinei continui,
può essere presentato negli ultimi mesi della prima primaria.

- Dati sperimentali: il metodo di prima alfabetizzazione viene usato da molti anni da numerosi
docenti.

- Conclusione: sono fondamentali le attività volte alla scoperta e al padroneggiamento delle


corrispondenze grafema – fonema che sembrano essere messe in disparte. La consapevolezza
fonologica svolge un ruolo molto importante. Il principio di apprendimento deve rispondere al
principio della gradualità. Importanti sono la frequenza e l’intensità con cui queste attività vengono
realizzate: frequenza giornaliera in tutte le classi per non meno di 20 minuti. Non si deve avere
fretta di finire il programma, i bambini non devono saper scrivere autonomamente la lettera a
babbo Natale. Questo tipo di didattica è molto utile soprattutto perché coinvolge i bambini in
maniera giocosa.

- I libri di testo per la scuola primaria: il parere dei bambini

Indagine su 234 studenti su come sono organizzati i libri di testo. Inizialmente a bambini DSA e
successivamente alla classe di appartenenza. Viene chiesto ai bambini se cambierebbero alcuni aspetti dei
loro libri di testo. Vengono analizzati gli aspetti denotativi e connotativi in particolare:

- Impatto percettivo del corpo di scrittura


- Impatto percettivo delle immagini
- Impatto percettivo delle colorazioni utilizzate
- Chiarezza complessiva dell’impaginazione/struttura delle pagine analizzate
- Impatto percettivo dell’effetto crowding

Vengono poste una serie di domande appunto riguardanti le caratteristiche del libro di testo. Molti dicono
che il carattere della scrittura è troppo piccolo e la spaziatura è troppo ridotta. Le immagini sono troppo
grandi, invadenti e tendenti a distrarre, i comandi che introducono le attività sono troppo lunghi e
complessi per la loro età, il modo migliore per mettere in evidenza le parole è scrivere in stampato o in nero
o rosso non con altri colori. L’impaginazione è troppo spesso errata, ci sono troppe cose in cui il bambino
non sa più dove guardare. Successivamente vengono modificati tutti i punti in cui i bambini avevano trovato
delle difficoltà, viene chiesto loro se capivano meglio il testo originale o il teso modificato. Molti di loro
dicono che il testo modificato era più chiaro e più snello di immagini, era più semplice capire ciò che il
comando richiedeva. Vediamo solo pochissimi casi in cui i bambini preferiscono il testo originale e quei
bambini che non esprimono il loro giudizio. Contrariamente a quanto si pensa i bambini non prediligono
pagine troppo decorate, con formati di presentazioni irregolari, preferiscono linearità, chiarezza,
essenzialità delle informazioni.
- Sussidi didattici del passato: abbecedari, sillabari, manuali di lettura

Nei diversi periodi storici si può riscontrare la tendenza al superamento del metodo alfabetico consistente
nel memorizzare il nome delle lettere. Questo metodo, in uso già presso Greci e Romani, consiste nel
chiamare le lettere con il loro nome: bi, elle, effe, ecc. Tra i primi sussidi didattici appare l’abbecedario che
rappresenta anche il libro di lettura e si richiama al metodo alfabetico. Nelle scuole l’apprendimento
dell’alfabeto viene appreso in maniera collettiva, guardando il pannello appeso alla parete, il maestro indica
con la sua bacchetta le lettere che tutti devono pronunciare correttamente. Un tentativo di superare la
parte più negativa del metodo alfabetico viene realizzato da Ickelsamer, un predicatore luterano che nel
1527 pubblica Il metodo corretto per imparare a leggere nel più breve tempo. L’elemento portante di
questo metodo consiste nel fatto che la lettura deve essere fissata e appresa per mezzo dei suoni delle
lettere, mentre i metodi precedenti procedevano dai nomi delle lettere stesse. La lettura viene definita
come la capacità di dare suono alle lettere. Egli è il primo a dare l’avvio agli abbecedari illustrati, sostiene
che la lettera sia accompagnata dalla figura di un oggetto o un animale o altro che produca il suono che la
lettera rappresenta. Anche questo metodo nel tempo viene considerato poco produttivo e cede il posto al
metodo sillabico, che trova la sua espressione didattica nel sillabario, libro fondato sul presupposto
didattico che occorre partire dalla sillaba per formare la parola. Il metodo sillabico prevede prima
l’insegnamento delle vocali, poi delle sillabe semplici, delle inverse, delle complesse e infine delle
composte.

In Italia il programma da seguire è quello sintetico che prevede un procedimento dal particolare al
generale. Il maestro deve iniziare l’insegnamento della lettura utilizzando i cartelloni e il sillabario
L’insegnamento deve seguire un andamento dal facile al difficile, facendo esercizi basati sull’imitazione del
maestro. In molti documenti si condanna l’esercizio di copiatura, in cui gli alunni ricopiano ciò che il
maestro scrive alla lavagna; bisognerebbe procedere all’eliminazione di questo processo che è superfluo
perché non garantisce nessun miglioramento al processo di lettura del bambino. Dopo la conoscenza delle
vocali, la maestra indirizzerà gli alunni alla conoscenza delle consonanti partendo dalle parole normali
contenute nel libro. I bambini fanno a gara a trovare parole contenenti la nuova consonante.

A livello di apprendimento inziale della lingua iniziale della lingua scritta i metodi in uso sono parecchi e
ciascuno di essi si rifà a motivazioni teoriche. La scelta del metodo deve tener conto di una attenta
osservazione e valutazione del livello di sviluppo percettivo e mentale. Una delle prime conquiste del
fanciullo nella prima fase dell’apprendimento è la costatazione che le variazioni della scrittura sono dovute
a variazione di aspetti fonici della lingua orale. Scrivere non significa copiare graficamente e non è soltanto
problema di manualità. È essenzialmente traduzione sulla pagina con mezzi adeguati. La pratica della
scrittura viene introdotta in modo graduale, qualunque sia il metodo usato dall’insegnante, durante la
prima alfabetizzazione il bambino, partendo dall’esperienza, viene guidato contemporaneamente a leggere
e scrivere parole e frasi sempre legate a bisogni comunicativi e inserite in contesti motivanti.

La letteratura scientifica per la lettura e la scrittura sconsiglia il metodo globale, per andare incontro al
bambino DSA si potrà utilizzare il metodo fono-sillabico o quello puramente sillabico.

- Riferimenti teorici per la lettura

Si parla di modello cognitivo della lettura, di modello delle due vie o di modello standard. Questo modello
prende in esame l’analisi del processo di lettura di singole parole, che possono essere lette attraverso due
vie: diretta o lessicale, indiretta o fonologica.

- Via diretta o lessicale: permette la lettura di parole che si conoscono attraverso il recupero della
forma ortografica globale presente nel lessico mentale, abbiamo una specie di archivio in cui le
parole sono immagazzinate nella forma visiva, senza che sia necessario convertire i segni in suoni.
Questa via permette di leggere correttamente le parole che presentano delle eccezioni nella
pronuncia come ad esempio yacht perché riconoscono questa parola all’interno del lessico mentale
ortografico e ne estraggono il significato dal sistema semantico. Non posso usare questa tecnica per
quelle parole che sono le cosiddette non parole, che non esistono. L’uso della via lessicale
presuppone l’esistenza di un ricco lessico ortografico.
- Via indiretta o fonologica: permette di leggere una parola in base alle regole di segmentazione
grafemica, attraverso la transcodifica dei singoli grafemi. I diversi segmenti fonetici ottenuti devono
essere messi nella memoria fonologica a breve termine per rendere possibile la successiva fusione
fonemica. Grazie a questa procedura riusciamo a leggere parole sconosciute o nuove. Dobbiamo
tener presente che per un bambino che si avvicina piano piano all’apprendimento della lettura
inizialmente sono tutte non-parole. La maggior parte dei bambini impara a leggere attraverso la via
indiretta o fonologica. Questo tipo di lettura avviene per costruzione ed è la procedura
predominante del lettore principiante. La via fonologica permette al lettore di creare le fondamenta
per quello che sarà il lessico ortografico.

- Modello evolutivo stadiale di Uta Frith: lei ha ripartito in quattro stadi il processo di apprendimento
della lettura e della scrittura:

1. Stadio logografico o pittorico: caratterizza l’età prescolare, il bambino in questo stadio riconosce un
numero limitato di parole che appartengono al proprio vocabolario visivo. Il riconoscimento
avviene per la presenza di indizi visivi, come la forma, il colore, il colore o la presenza di gruppi di
lettere particolari che il bambino ha imparato a riconoscere. Un esempio potrebbe essere la scritta
coca cola inserita sull’etichetta della bottiglia o della lattina, se essa fosse messa in un altro sfondo il
bambino avrebbe più difficoltà a riconoscerla.
2. Stadio alfabetico: il bambino attraverso l’attività formale di scrittura ha appreso il principio
alfabetico, le unità grafiche mappano le unità di suono. Le parole scritte non rappresentano
direttamente gli oggetti, ma le parole parlate e quindi impara a scomporre le parole. Questa fase
caratterizza le prime fasi di acquisizioni.
3. Stadio ortografico: il meccanismo di conversione grafema- fonema si modifica: la traduzione in
suono della parola scritta non si limita più ai singoli grafemi, ma prende in esame unità ortografiche
più ampie, come sillabe o altri gruppi di lettere. Questo passaggio è importante ai fine della
correttezza e rapidità della nella lettura.
4. Stadio lessicale: consente al bambino l’automatizzazione della lettura attraverso la formazione di
un magazzino lessicale: le conoscenze dello stadio ortografico gli consentono di abbandonare la
strategia di conversione grafema- fonema per tutte le parole. Questa è la fase del lettore abile che
legge direttamente parole o frasi senza recuperare il fonema associato ad ogni singolo grafema. È la
fase omologa alla via diretta di lettura.

- Ruolo della consapevolezza fonologica

Il bambino nel momento in cui in cui incontra il linguaggio scritto deve fare un cambio di prospettiva, cioè
deve spostare la sua attenzione dal significato del linguaggio alla sua struttura fonologica. Per quanto
riguarda la lingua scritta, il linguaggio non è più solo uno strumento di comunicazione ma diventa un
oggetto di riflessione esplicita. Il bambino deve concettualizzare che la scrittura è un codice grafico di
trascrizione delle unità sonore, rappresenta la dimensione fisica della lingua orale. Focalizzare l’attenzione
sul suono delle parole significa accettare che termini come cane, camicia, casa possono stare insieme
perché condividono la prima sillaba CA nonostante abbiamo campi semantici differenti. La consapevolezza
fonologica permette di spostare l’attenzione dal significato delle parole per porla sui singoli suoni. Da
recenti ricerche si nota che tutti i bambini che possiedono buone abilità in consapevolezza fonologica
apprendono con maggior facilità a leggere e a scrivere.

I fonemi sono legati l’uno con l’altro e privi di sia di autonomia percettiva che di invarianza acustica, uno
stesso fonema cambia struttura acustica a seconda del contesto nel quale si trova in seno alla corrente
acustica. Il linguaggio è fondamentale per le difficoltà di lettura, infatti è bene proporre ai bambini esercizi
linguistici sotto forma di giochi. L’insegnamento della consapevolezza fonologica è una componente chiave
dell’alfabetizzazione emergente, da recenti ricerche abbiamo visto che l’adozione di strategie per
migliorare la consapevolezza fonologica nelle classi d’asilo è fondamentale per il successo
dell’alfabetizzazione.

- Consapevolezza fonologica globale e analitica

Queste due competenze non compaiono insieme perché la conoscenza di sillabe si sviluppa molto prima di
quella dei fonemi, secondo un andamento gerarchico. Nella lingua italiana la consapevolezza avviene nel
modo seguente:

- A livello della parola, legata alla capacità di identificare singole parole all’interno della frase
- A livello della struttura delle sillabe
- A livello dei suoni fonemici iniziali, finali, intermedi

CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA GLOBALE: è detta anche olistica, interessa capacità come riconoscimento
e produzione di rime, segmentazione e sintesi sillabica, identificazione della sillaba iniziale, finale,
intermedia. Questa consapevolezza è stata riscontrata in persone che utilizzano sistemi di scrittura non
alfabetici, in soggetti adulti analfabeti e in bambini in età prescolare. Questo perché le sillabe, a differenza
dei fonemi sono marcate acusticamente e possono essere pronunciate da sole, hanno un’evidente
autonomia percettiva e articolatoria.

CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA ANALITICA: è meno accessibile e si applica ai fonemi, unità linguistiche


più piccole delle rime e delle sillabe. In quest’area troviamo abilità come fusione e analisi fonemica,
individuazione del fonema iniziale, finale e intermedio delle parole, manipolazione dei fonemi. La capacità
di riconoscere fonemi costituenti la parola è tipica delle persone alfabetizzate. Infatti, i soggetti non
alfabetizzati non sono in grado di riconoscere i suoni che compongono la parola ma affermano di sentirne
uno solo ovvero quello della parola stessa.

La segmentazione in fonemi favorisce molto l’attività di scrittura e la lettura. I bambini non a caso, quando
scrivono devono effettuare un’analisi fonologica sequenziale e la coordinano con la scelta di un grafema. La
capacità di segmentazione analitica delle parole, nella scrittura è un’attività implicita. Possiamo affermare
infine che la scrittura esercita un’influenza sulla lettura rendendo quest’ultima più efficiente in termini di
strategia alfabetica.

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