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Nonostante l’anno appena passato e con l’Etna in eruzione alle nostre finestre, credo che questo sia il

momento più adatto per sentirsi fieri di essere siciliani, per quanto chi venga da fuori stenti a capire come si
riesca a stare calmi mentre la forza prorompente della natura ci avverte di quanto siamo noi ad essere nelle
sue mani e non viceversa. Proprio per questo e nonostante i limiti dei recenti regolamenti, credo anche che
il libro in questione ci aiuterebbe a ricordarci di cosa facciamo parte; sono al telefono con Giusy Sciacca per
parlare del libro che ha recentemente curato, “Siciliani per sempre”, edito da Edizioni Della Sera con la
collaborazione di ben ventitré autori in libreria dal 25 febbraio. È una donna brillante, lo intuisco dalla voce,
dalle sue parole e dalle sue uscite in dialetto siciliano, qualcosa che ci permettiamo di fare quando ci
sentiamo a nostro agio e far davvero capire “il succo” di quello che stiamo dicendo senza fronzoli
italianistici di mezzo.

Ho l’onore di parlare con chi ha organizzato un lavoro di così rara importanza. Da dove proviene “Siciliani
per sempre”?

Viene dall’idea di Stefano Giovinazzo, mio collega di Edizioni della Sera. Quando l’anno scorso mi propose di
scrivere un libro sulla mia regione, io accettai nonostante i miei impegni del tempo ma mi entusiasmava
l’idea di coordinare un progetto siciliano, e a quanto pare lo furono anche tutti i colleghi a cui chiesi
collaborazione perché tutti loro mi risposero subito di sì. Mi piace dire che fu una selezione chirurgica: ho
voluto con me le penne più sincere dell’isola. Come si può vedere dai nomi, infatti, c’è una diversità
territoriale non casuale: ho appositamente voluto autori provenienti dalle tre punte della Sicilia, entroterra
incluso, perché hanno concezioni diverse di cosa significhi abitare su un’isola: Linda Barberino, per
esempio, trascina con sé e ovunque vada uno stile narrativo tipico delle maglierie antiche e misteriose,
quasi magiche; Alessia Franco ha unito le sue due passioni, la scrittura e il mare, esattamente come ha fatto
anche Leonardo Lodato, con il suo stile avanguardista. Per lui sono musica e mare (non stupisce che su tre
autori che ho citato, il mare faccia parte di almeno due di questi, n.d.r.); mentre Vladimir di Prima getta un
soffio fantasy al limite con la distopia che è un piacere… O Grazia Pulvirenti, che ci regala un romanzo
storico di ispirazione artistica; insomma, anche se non cito tutti gli autori, avrai capito che in questo libro c’è
una regione intera.

La prefazione è di Mario Venuti, penna sensibile e geniale nel campo musicale, ma… Siete tanti scrittori,
come mai avete voluto un musicista per, così dire, aprire le danze?

Sono contenta di questa domanda, perché finora posso dire che nessuno se ne era effettivamente accorto:
siamo tanti scrittori, come hai detto tu, tante penne e personalità creative nel campo letterario. Io, per
controparte, volevo che ci introducesse un personaggio siciliano noto anche a livello nazionale, qualcuno
che sì, fosse bravo con la penna ma che avesse un’altra storia alle spalle rispetto a noi dell’ambiente
editoriale, in modo che il libro fosse equilibrato, inclusivo e paritario. In fondo, anche con “Catanesi per
Sempre” adottammo lo stesso criterio e chiedemmo a Leo Gullotta, per la prefazione.

Non avete il timore che i vostri racconti possano essere interpretati come la solita sagra del tamburello?

Niente affatto, perché non lo è: Francesca Maccani ha dato voce ai bambini dei quartieri residenziali di
Palermo; Viviana Fiorentino parla di omosessualità al femminile, Ettore Zanca invece ci ricorda il rapporto
odio/amore con la propria terra che caratterizza molti siciliani e Luciano Modica descrive un cammino di
crescita personale. Anche stavolta non ho esaurito l’elenco degli autori ma hai capito che non si parla di
stereotipi: ognuno di noi ha raccontato la Sicilia che conosce nel bene e nel male, un’isola che tutti sognano
ma che malediciamo continuamente per tutte le contraddizioni che mostra. Come ho detto prima, c’è il
bello e c’è anche il brutto, anche se non mi piace descriverlo così, perché non vogliamo denigrare qualcosa
che ha dei profondi meriti, dopotutto. Tanto per farti un esempio: è la Sicilia del mare come del sacco di
“munnizza” che si vede al lato della strada quando gli interessati non sanno dove buttarla… O per lo meno,
lo sanno perfettamente ma non gliene importa poi molto. E quella busta di plastica diventa una pugnalata
che colpisce al petto chi questa terra la ama veramente e se ne dispiace, e magari si ferma e la butta dove
più appropriato al posto dei signori di cui sopra. Non è il solito piagnisteo ma non è neanche un catalogo
vacanze per turisti… È difficile spiegare un luogo complesso come la Sicilia con le sole parole: si deve vivere
per poterla comprendere, non c’è altro modo.

Quanto c’è di vostro nel libro e nei vostri racconti?

C’è tanto: ogni autore ha scritto partendo prima di tutto dalle proprie esperienze personali, chi più chi
meno; anche se abbiamo cercato di mascherare quei piccoli accenni biografici per evitare che qualcuno,
riconoscendosi, potesse infastidirsi. Tuttavia, gli accenni che riportano a chiari indizi realmente esistenti
sono stati prontamente ritoccati con molta fantasia, se così si può dire.

Nel libro si vive una Sicilia a tutto tondo, osservata sotto qualsiasi aspetto venga in mente di considerare
una terra che, volendo usare un eufemismo, definirei strana. Cosa penserebbe un “extraregionale” dopo
aver letto i vostri racconti? Se non ci sono stereotipi, volete fare la paternale a qualcuno?

Assolutamente no. Come dicevo prima, tutti i racconti sono semplici aspetti diversi della regione vissuta
nelle sue molteplici realtà e l’unico obiettivo è mostrare quanto essa sia piena di storia, arte, cultura e
tanto, tanto altro. Nessuna morale. In fondo, ci si potrebbe fidare anche soltanto degli autori: non ci sono
esordienti nel mezzo, tutti hanno un proprio seguito, hanno già scritto per case editrici importanti, sono
conosciuti e riconosciuti e hanno una loro – passami il termine – “pesantezza” culturale da non
sottovalutare.

Un testo così importante potrebbe avere risvolti culturali importanti, qualcosa che vada al di là
dell’editoria, ci avete pensato?

Sinceramente? No. Perché non siamo un collettivo: siamo un gruppo di autori che si è riunito in nome di un
progetto insieme e nulla più. Qualcosa che desidero per questo libro, però, è poterlo presentare insieme
agli altri degli autori, nelle maggiori città siciliane e no anche per sapere le opinioni di chi l’ha letto, ma
vedremo per il futuro.

Avevamo bisogno di testimonianze di tale portata, che analizzano storia, cultura, geografia e società di una
piccola punta di diamante in lavorazione da tantissimo tempo, dunque ancora grezzo nonostante i millenni
e le popolazioni che l’hanno formata. Per tutto ciò e anche di più, oltre che agli autori già menzionati,
rivolgo un sincero ringraziamento anche a Marta Aiello, Stefano Amato, Letizia Bilella, Salvatore Massimo
Fazio, Sal Ferranti, Vincenzo Galluzzo, Camille Guillon-Verne, Francesco Lisa Angelo Orlando Meloni, Alberto
Minnella, Luciano Modica, Anita Pulvirenti, Luca Raimondi, Gaetano Schinocca e Jim Tatano per le loro
infallibili scritture, le loro personalità coinvolgenti, il loro animo siciliano imperituro e la loro collaborazione
a un progetto editoriale di siffatta raffinatezza.

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