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13/05/22

Vizi della volontà/Invalidità

L’accordo è il consenso delle parti a concludere un contratto. Il legislatore va disciplinare


tutti una serie di casi che incidono sul percorso di formazione di questa volontà e che
incidono negativamente sul percorso di formazione di questa volontà negoziale, che sono i
cosiddetti vizi del consenso. Sono elementi che incidono in modo anomalo sul processo
di formazione della volontà. Ma ogni elemento non è idoneo ad incidere alla formazione
della volontà del contraente. Ci sono solo 3 magro categorie di vizi del consenso: (Art.
1.427 c.c. in avanti).

L’errore: Incide su un consenso che viene prestato. L’errore consiste in una falsa
conoscenza della realtà; ad esso è equiparata l’ignoranza. Nel nostro ordinamento
abbiamo 2 errori che possono rilevare:

 L’errore vizio/motivo: Anche detto errore proprio. Consiste in una falsa


rappresentazione della volontà che induce quindi la parte a contrarre sulla base di una
volontà che viene espressa in materie e forme alle intensioni del contraente. Lo
abbiamo quando ad esempio la parte contrattuale non ha la corretta percezione della
realtà negoziale dell’ambito dal quale ha stato operando. O quando suppone di
concludere un contratto e in realtà conclude un altro. Oppure perché non è in grado di
avere l’esatta percezione degli elementi pattugli che incidono su quella formazione
giuridica. Esempio: Tizio compra un terreno ad un dato prezzo ritenendolo edificabile.
Se avesse saputo che non lo era non lo avrebbe comprato o lo avrebbe comprato ad
un prezzo decisamente inferiore.
 L’errore ostativo: Anche detto errore improprio. Incidono sulla dichiarazione, o sulla
sua trasmissione. Vuol dire che in questo caso il contraente forma una determinata
volontà, ma nel momento in cui questa volontà viene portata all’esterno, cioè
comunicata ai terzi, viene comunicata in modo erroneo. Con l’errore ostativo abbiamo
una dichiarazione diversa dalla volontà dei contraenti. Con l’errore ostativo abbiamo
una dichiarazione che è conforme alla volontà del contraente, ma la volontà del
contraente si è formata su presupposti errati. Tizio dichiara di acquistare il fondo X
mentre intendeva acquistare il fondo Y.
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L’errore non è sempre rilevante. Nell’errore ostativo non sempre una indicazione erronea
può essere rilevante alla fine di nullità del contratto. Perché l’errore possa essere rilevante
alla fine di nullità del contrato deve presentare due caratteristiche fondamentali e devono
essere presenti entrambi, e sono:

 La riconoscibilità: Quando in relazione alle circostanze in cui le parti stanno


operando, e quando in relazione alla qualità dei contraenti, sostanzialmente quel
errore sarebbe stato riconosciuto dà chiunque. Quando si parla di chiunque si parla
di una persona dotata di una diligenza media. Questa riconoscibilità dipende
sempre dalla qualità e dalla qualifica delle parti contraenti. L’errore si considera
riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto o alle
qualità dei contraenti, la controparte, usando la normale diligenza, avrebbe potuto
accorgersene.
 L’essenzialità: Quando l’errore ricade su quello che è un elemento determinante
nel contratto, e su un elemento determinante nella formazione della volontà del
contraente. La essenzialità dell’errore non è rimessa alla valutazione delle parti, ma
a una previsione normativa. Una previsione normativa che pone proprio un elenco e
sulla quale c’è un puntuale contrasto sulla giurisprudenza. L’errore è essenziale
quando ricade sulla natura o sull’oggetto del contratto, e anche sull’identità
dell’oggetto o sulle qualità delle persone del lato contraente essendo che l’una o le
altre sono state determinanti nel consenso. Una altra previsione è quando si tratta
di un errore di diritto, e è stato che sia necessaria un'unica ragione o comunque la
ragione principale del contratto; e questo errore di diritto deve essere
inscindibilmente legata al contratto e deve riguardare all’oggetto e al soggetto.
All’art. 1.429 c.c. va proprio a determinare quelli che sono i casi di errore
essenziale:

“L'errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto;

2) quando cade sull'identità dell'oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello
stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve
ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro contraente, sempre che
l'una o le altre siano state determinanti del consenso;
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4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stata la ragione unica o principale del


contratto.”

Errore di calcolo: È proprio un errore matematico. Questo non dà luogo all’annullamento


del contratto, ma solo a rettifica. Tramite l’errore non si tramiti su un errore sulla quantità
dell’oggetto e che quindi sia stato determinato per il consenso; questo vuol dire che se
l’errore è strumentale alla quantificazione dell’oggetto, comunque ricade sulla
quantificazione dell’oggetto, in quel caso l’errore è rilevante e può dare luogo
all’annullamento.

Il dolo: (Art. 1.439-1.440 c.c.) Viene collegato a quando un consenso viene carpito. Il dolo
è un diritto penale civico. Abbiamo solo quando un soggetto pone in essere di raggiri
finalizzati affinché l’atto contraente contratta quel contratto che non avrebbe mai concluso
in assenza di raggiro. È rappresentare una realtà diversa da quella che effettivamente è
tranne l’inganno l’altra parte contrattuale.

“Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti


sono stati tali che, senza di essi, l'altra parte non avrebbe contrattato. Quando i raggiri
sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che
ne ha tratto vantaggio.”

“Se i raggiri non sono stati tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché
senza di essi sarebbe stato concluso a condizioni diverse; ma il contraente in mala
fede risponde dei danni.”

Per essere rilevante è necessario che tra raggiro e conclusione del contratto, ci sia il
cosiddetto nesso di causalità, che vuol dire che il legame che ci deve essere tra il
comportamento doloso, la formazione della volontà contrattuale e la conclusione del
contratto, deve essere un legame per cui tolgo il dolo, quel legame salta. Il nesso di
causalità è quel rapporto tra l'evento dannoso e il comportamento del soggetto (autore del
fatto), astrattamente considerato. Ad esempio Tizio, commerciante di armi, responsabile
dell’omicidio posto in essere da Caio perché ha venduto l’arma.

Il dolo deve essere tenuto e distinto da quello che è un comportamento effettivamente


ingannevole, da quello che è invece un comportamento involto a invogliare un soggetto a
contrarre un determinato contratto, in questo caso siamo nella cosiddetta fattispecie di
dolus bonus, dove il comportamento del lato contraente in genere è esclusivamente un
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comportamento che cerca di invogliare ai soggetti terzi a comprare quel determinato bene
(Esempio in tutti i casi di pubblicità). Il dolus bonus diventa bonus malus quando la
pubblicità non è sola a invogliare l’acquisto di quel determinato prodotto, ma diventa la
cosiddetta pubblicità ingannevole.

La solo reticenza può essere dolo, quando per reticenza si fa riferimento ad un


comportamento che tace elementi che potrebbero invece essere fondamentali nella
formazione della volontà contrattuale.

Il dolo comporta la nullabilità di tutti i contratti, solo in alcuni pochi casi no. In presenza di
dolo, colui che ha stato raggirato può ottenere il risarcimento del danno, perché il dolo è
un atto illecito.

C’è anche un tipo di dolo che ha una disciplina attenuata, che è il cosiddetto dolo
incidente, che è un comportamento ingannevole, tuttavia l’altra parte (Colui che ha subito
il comportamento ingannevole) avrebbe comunque concluso quel contratto ancorché in
condizione diversa rispetto a quelle alle quali lo ha effettivamente concluso. Il contratto è
valido ma la parte contraente la cui volontà risulta viziata, è viziata solo nelle previsioni
contrattuali e non sull’effettivo condotto del contratto. È un vizio del consenso previsto
dall'art. 1440 del c.c., che consiste in raggiri che non sono tali da determinare il consenso
della controparte, che avrebbe comunque concluso il contratto, ma a condizioni diverse,
sicuramente meno gravose. Non è una causa di annullabilità del contratto ma il contraente
in mala fede deve comunque rispondere dei danni.

Invece il dolo determinante è una Causa di annullabilità del contratto che consiste negli
artifici o raggiri usati da un soggetto (deceptor) per far cadere un altro soggetto (deceptus)
in errore al fine di indurlo a concludere un contratto, che, in assenza del dolo, non avrebbe
concluso.

La violenza: Risulta quando un consenso viene estorto. Ogni forma di menomazione e


coazione della volontà contrattuale, quindi, qualsiasi elemento che va a creare una
costrizione. La violenza può essere anche morale, e la abbiamo quando si minaccia un
male ingiusto. Esempio: Tizio viene costretto con una pistola puntata alla tempia a firmare
un contratto. È evidente che egli, in assenza di tale costrizione, non avrebbe firmato il
contratto. La violenza fisica determina la nullità del negozio.
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Anche la violenza deve essere legata alla conclusione del contratto attraverso il nesso di
causalità, per cui, si tolta la violenza, quel contratto si sarebbe ugualmente concluso, quel
contratto non è annullabile. Per che possa essere rilevante deve fare riprensione a quello
che è un uomo medio, cioè di una persona sensata che ha una corretta percezione della
realtà che lo circonda.

Male notevole.

In principio la violenza per che possa essere rilevante ai fini dell’annullamento del
contratto dovrebbe incidere solo e esclusivamente sul contraente o sul patrimonio del
contraente. Ma può rilevare anche quando è rivolta al codice del contraente o
all’ascendente o discendente del contraente. Non è a un terzo estrano.

Timore riverenziale (Consiste nella soggezione – talvolta nel rispetto – che si provano
verso una figura autorevole, per motivazioni quali l'età, il prestigio, la posizione ricoperta o
il rapporto tra le parti) è rilevante, ad esempio negli ambiti lavorativi, quei timori che si ha
nei confronti di una persona più grande.

Quando un contratto si è concluso per una volontà viziata, il rimedio che il legislatore pone
è la nullabilità.

Nullità e annullabilità sono rimedi che vengono posti dal legislatore a cura di una
situazione insita del contratto.

L’invalidità del contratto:

Se l’atto è carente dei presupposti o dei requisiti richiesti dalla legge, ovvero se i limiti
imposti alla libertà negoziale dei privati sono oltrepassati, o ancora se il procedimento
formativo della volontà individuale è affetto da anomalie, la sanzione che colpisce l’atto
compiuto è l’invalidità.

Un contratto può essere:

o Validamente concluso, cioè è concluso e è un contratto valido. Ma non sempre un


contratto valido può essere efficacie perché possono avere elementi accidentali che
vanno a modulare l’efficacia di quel determinato accordo; lo posso sospendere oppure
possono caducarli gli effetti al verificarsi degli eventi dedotti nelle varie condizioni.
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o Possono accadere contratti validi ma inefficaci, quando dove il vincolo contrattuale si è


concluso regolarmente, tuttavia l’effetto del contratto non si esplicano perché sono
sospesi.
o Posso avere anche contratti invalidi. E anche contratti inefficaci.

Quando parliamo d’invalidità il codice sostanzialmente prevede due ipotesi d’invalidità


negoziale:

 Annullabilità: (Art. 1.425 c.c.) Il negozio produce i suoi effetti, cioè è efficacie, ma tale
effetti possono essere rimossi attraverso una sentenza, che sarà una sentenza
costitutiva ed esplica i propri effetti ex tunc (Dal momento in cui sia concluso il
contratto).

L’annullabilità è legata alla presenza di vizi del consenso, quindi quando le volontà
negoziali mai si formano o mai vengono rappresentate. Possono essere casi
d’annullabilità tutti casi di raggiro, o d’errore, violenza e dolo. Può essere richiesta da
chiunque vi interessa o rilevata anche dal giudice di ufficio. L’annullamento del contratto,
può essere richiesto solo dalla parte nei cui l’interesse è stabilito dalla legge. L’azione
della nullabilità si prescrive in 5 anni.

Il contratto annullabile può essere convalidato, mediante o l’eliminazione della parte affetta
dall’annullabilità o mediante un atto.

Il contrasto con l’ordinamento giuridico è meno profondo: in genere l’annullabilità deriva


dall’inosservanza delle regole che, pur dettate nell’interesse generale, mirano a
proteggere particolarmente uno dei soggetti. Il codice civile prevede perciò, quali generali
cause di annullabilità:

a) l’incapacità del soggetto, con la sola esclusione, a tutela dell’affidamento dell’altro


contraente, del caso in cui il minore, abbia posto in essere raggiri per occultare la
propria minore età.
b) I vizi della volontà: errore, violenza, dolo.

 Nullità: (Art. 1.418 c.c.) La abbiamo quando il negozio è inefficacie. Possiamo avere
contratti che si pure inefficacie sono contratti validi, e in questo caso ancorché il
legislatore preveda il rimedio più grave, sono comunque contratti che hanno una loro
rilevanza giuridica. Questa rilevanza può essere una rilevanza assoluta, che quindi
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coinvolge sia le parti contraenti che tutti soggetti terzi. Può essere invece una rilevanza
relativa per cui è relativa solo ed esclusivamente alle parti del contratto. (Ad esempio,
la vendita di un prodotto inesistente).

Un contratto nullo è un atto improduttivo di effetti per quello che è un vizio strutturale. Il
contratto è nullo quando manca uno dei requisiti essenziali, o quando non ha la forma
prevista per legge, quando la causa è illecita (Quando è contraria a norme imperative, al
buon costume e all’ordine pubblico). L’illecita dei motivi, o quando l’oggetto non ha i
requisiti previsti dalla legge. Il contratto è sempre nullo quando è contrario a norme
imperative.

La nullità può essere completa, cioè investire l’intero regolamento contrattuale, e incidere
sull’intero negozio.

Ma può essere anche una nullità parziale o di singole clausole (Art. 1.419 c.c.), che vuol
dire che colpisce solo ed esclusivamente alcune previsioni del contratto.

Il legislatore rispetto a un contratto che riporta un difetto ad origine prevede come


sanzione quella più grave, ovvero la nullità, perché di fatto la nullità comporta un contrasto
normativo e quindi un disfavore normativo.

L’illegalità è la violazione di una forma, un comportamento che viene posto in essere in


contrasto ad una norma. L’illecita è un effetto sostanziale.

Tutte le parti del contratto sono posti in essere illese.

La nullità può essere rilevata anche ad ufficio dal giudice, vuol dire là dove venga
sottoposto il giudice, l’esame di una questione che si forma ad esempio sulla esatta
esecuzione di prestazione derivante da un contratto, da dove il giudice rilevi una causa di
nullità di quel contratto la potrà rilevare di ufficio, senza che venga spiegata.

Cosa succede quando un contratto è nullo?

Il legislatore prevede la possibilità che un contratto nullo possa comunque in qualche


modo essere sanato, che vuol dire che può essere convertito, cioè che un contratto nullo
può produrre gli effetti di un contratto diverso. Il contratto nullo è convertibile, ma non è
convalidabile, al meno che non sia esplicitamente previsto dalla legge.
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Rappresentanza: è l’istituto per cui ad un soggetto (Rappresentante) è attribuito (Dalla


legge o dall’interessato) un apposito potere di sostituirsi ad un altro soggetto
(Rappresentato) nel compimento di attività giuridica per conto di quest’ultimo e con effetti
nella sua sfera giuridica.

L'elemento fondamentale della rappresentanza è lo sdoppiamento di una parte negoziale.


Esempio: l'imprenditore che, non essendo in grado di svolgere direttamente tutti i suoi
affari, si affida ad un'altra persona, il rappresentante, affinché quest'ultimo si sostituisca lui
nello svolgimento di uno più negozi.

Con questo, però, non abbiamo certo esaurito la figura della rappresentanza, perché
quest'ultima può trovare la sua fonte, oltre che nella volontà del rappresentato, anche nella
legge quando si decide di sostituire un soggetto ad un altro che non è in grado di badare
ai propri interessi; distinguiamo quindi:

Rappresentanza volontaria: è quella che trova la sua fonte nella volontà dei soggetti.

Rappresentanza legale: trova la sua fonte nella legge e, di regola, ricorre quando vi è la
necessità di proteggere un soggetto incapace.

Clausole vessatorie: Nei contratti conclusi tra un consumatore ed un professionista si


considerano vessatorie quelle clausole che - malgrado la buona fede (ovvero
indipendentemente dall'intenzione) - determinano a carico del consumatore un
significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Capita, ad esempio,
che i consumatori debbano pagare penali consistenti per interrompere un servizio, mentre
dall'altro lato il professionista possa recedere dal contratto senza dover pagare alcunché.

Prelazione: Il patto di prelazione è un contratto in forza del quale un soggetto


(promittente) si obbliga a dare la preferenza, nella stipulazione di un futuro ed eventuale
contratto, a un altro soggetto (promissario) rispetto a terzi, in genere a parità di condizioni.
Un classico esempio di prelazione legale si ha in materia di eredità. Secondo la legge, il
coerede che vuole vendere a terzi la sua quota o parte di essa deve notificare la proposta
di vendita, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, che vantano un diritto di prelazione.

È il diritto di essere preferito ad ogni altro, a parità di condizioni, nel caso in cui la persona
soggetta alla prelazione dovesse decidersi a stipulare un determinato contratto. Il soggetto
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passivo della prelazione non è affatto obbligato a concludere tale contratto e conserva la
sua piena libertà di decidere, se ad esempio, vendere o medo il bene oggetto della
prelazione, senza che il beneficiario possa avanzare pretesa alcuna al riguardo: qualora
però decida di vendere, egli è obbligato, prima di stipulare con un terzo, ad offrire al
titolare della prelazione di perfezionare il contratto alle stesse condizioni pattuite con il
terzo.

La prelazione può essere volontaria, quando venga concessa con un accordo tra privati,
ovvero può essere legale, ossia accordata da una norma di legge, ricorrendo determinati
presupposti, per finalità di interesse generale.

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