Sei sulla pagina 1di 28

CHIMICA ORGANICA

Introduzione alla chimica del carbonio


Si definiscono ORGANICI i composti del carbonio esclusi: ossidi, carburi, acido carbonico e i suoi
sali.

I composti del carbonio.


I composti del carbonio sono costituiti da 6 elementi: Fosforo, Ossigeno, Carbonio, Azoto, Zolfo,
Idrogeno.
Gli atomi di questi composti hanno le seguenti caratteristiche:
- piccolo raggio atomico,
- elettronegatività simile
- forti legami covalenti (questo rende i composti stabili)
I composti organici si possono distinguere in 3 gruppi:
1) idrocarburi, costituiti esclusivamente da atomi di carbonio e di idrogeno;
2) derivati degli idrocarburi, oltre che da atomi di carbonio e di idrogeno, sono costituiti
anche da ossigeno, azoto, fosforo e zolfo;
3) biomolecole, sono polimeri costituiti da atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto.

Le caratteristiche dell’atomo di carbonio e i suoi stati di ibridazione.


Le caratteristiche più rilevanti dell’atomo di carbonio sono:
- La presenza di 4 elettroni spaiati che formano 4 LEGAMI COVALENTI, per spiegare la
formazione di questi legami, dato che ha una configurazione elettronica nello stato
fondamentale di 2s22p2, bisogna introdurre il concetto di orbitali ibridi degeneri, in seguito
all’ibridazione degli orbitali si vengono a formare 4 orbitali sp3, formando 4 legami
covalenti.
- Il numero di ossidazione assume tutti i valori tra +4 e -4, permettendo così all'atomo di
carbonio di formare un numero infinito di composti. Per il calcolo del numero di
ossidazione dell'atomo di carbonio bisogna tenere conto dell'atomo a cui si lega (se si lega
con altro carbonio → n.o.= 0, se si lega con idrogeno e metalli → n.o.= -1, se si lega con non
metalli → n.o.= +1).
- Il valore di elettronegatività è 2,5.
- Ha un piccolo raggio atomico, conferisce versatilità nel formare legami.
- Ha una grande tendenza alla concatenazione

I composti organici si rappresentano con diverse formule.


I composti organici si possono rappresentare con le formule di struttura di Lewis, razionali,
condensate e topologiche.
Esempio:

1
Gli isomeri di struttura.
Gli isomeri sono composti che hanno stessa formula molecolare ma diversa formula di struttura e
anche diverse proprietà fisiche e chimiche.
Quando due o più composti hanno la stessa formula molecolare ma hanno atomi legati in
sequenze differenti vengono chiamati isomeri di struttura. L’isomeria di struttura può essere
distinta in infermeria di catena, isomeria di posizione isomeria di gruppo funzionale. Gli isomeri di
catena differiscono per il modo in cui gli atomi di carbonio sono legati nella catena carboniosa.
L'esame di posizione differiscono per la posizione dei legami multipli. gli isomeri di gruppo
funzionale sono composti che presentano gruppi funzionali nella catena carboniosa.

Gli stereoisomeri
Si definisce stereoisomeria quando atomi o gruppi atomici di due o più composti sono legati tra
loro nella stessa sequenza ma con diversa disposizione spaziale.
La stereoisomeria può essere distinta in isomeri di conformazione e isomeri di configurazione.
Gli isomeri conformazionali, o anche detti confomeri, sono composti che differiscono per
l'orientazione di atomi si possono interconvertire intorno a un legame semplice C-C. Questi hanno
stesse proprietà fisiche chimiche però possono avere due conformazioni possibili: una
conformazione sfalsata e una eclissata.
gli isomeri configurazionali sono composti che differiscono per l'orientazione ma non si possono
interconvertire. alcuni esempi di isomeri configurazionali sono l’isomeria geometrica e l’isomeria
enantiomeria.
Gli isomeri geometrici sono due composti che differiscono per la disposizione spaziale degli atomi
oppure gruppi atomici legati a due atomi di carbonio Uniti con un legame semplice (cicloalcani) ho
da doppio legame (alcheni). Se il gruppo atomico o l'atomo si trova dalla stessa parte il nome è
preceduto dal prefisso cis, se si trova invece dalla parte opposta il prefisso è trans.
Gli enantiomeri o isomeri ottici sono due molecole con diversa disposizione spaziale e che sono
una l'immagine speculare dell'altra ma non sono sovrapponibili, proprio come i palmi della mano.
Il carbonio al centro della molecola e chiamato stereo centro e si indica con il simbolo C*. la
molecola che contiene uno serio centro è detta molecola chirale. gli enantiomeri hanno proprietà
fisiche e chimiche uguali, proprietà achirali uguali, proprietà chirali diverse (es. l’attività ottica).
La luce polarizzata è costituita da onde elettromagnetiche che vibrano su un solo piano. Questa è
misurata attraverso un polarimetro formato da una polarizzazione, un tubo porta campione e un
prisma analizzatore. la luce che esce da questo polarimetro viene analizzata, in particolare se
ruota verso destra viene definita destrogira (indicata con segno +), se ruota verso sinistra viene
definita levogira (indicata con segno -).

Le proprietà fisiche e la reattività dei composti organici.

2
Lo stato fisico di un composto dipende dalla forza e dal numero di legami. se i legami sono deboli il
composto e allo stato aeriforme se sono forti può essere o sotto forma di liquido o sotto forma di
soldo.
I punti di fusione ed ebollizione sono generalmente bassi nei composti organici. Nei composti
organici all'aumentare del numero degli atomi ovvero dalla massa molecolare aumenta il numero
di legami, quindi composti avranno valori crescenti della temperatura di fusione ed ebollizione.
la solubilità in acqua dipende dalla presenza di gruppi idrofili ho gruppi idrofobici.
La reattività e determinata dalla presenza di un legame multiplo oppure di un atomo molto elettro
negativo oppure di uno specifico gruppo atomico che attira o respingere elettroni. Che determina
la reattività di un composto organico e quindi chiamato gruppo funzionale.
La rottura del legame covalente può essere realizzata ho in modo omolitico oppure in modo
eterolitico. nella rottura omolitica, ciascun atomo trattiene uno dei due elettroni di legame,
formando radicali liberi. Nella rottura etero litica l'atomo più elettronegativo
trattiene il doppietto elettronico.
Nelle relazioni eterolitiche si vengono a creare elettrofili, ovvero specie chimiche con carica
positiva, e anche nucleofili, ovvero specie chimiche con carica negativa.

Gli Idrocarburi
Gli idrocarburi sono costituiti da carbonio e idrogeno.
Gli idrocarburi sono composti organici costituiti esclusivamente da atomi di carbonio e idrogeno.

Gli alcani: formula molecolare, nomenclatura e reazioni degli alcani.


Gli alcani sono idrocarburi alifatici a catena aperta, saturi per la presenza di legami semplici
carbonio-carbonio.
Gli atomi di carbonio degli alcani sono ibridati sp3, Quindi presentano quattro orbitali ibridi sp3.
questi orbitali Guidi si orientano formando un tetraedro, i cui angoli sono di 109,5°.
quando due atomi di carbonio ibridati sp3 si uniscono tra di loro, si forma un legame covalente di
tipo σ (sigma).

La formula molecolare generale degli alcani è CnH2n+2 (Dove “n” è il numero di atomi di carbonio
presenti nella formula)
Nomenclatura:

3
Si può verificare fare negli alcani l’isomeria di catena che comporta la presenza di composti che
hanno la stessa formula molecolare ma con atomi in sequenza differente.
I legami tra gli atomi di carbonio permettono la rotazione del legame consentendo così la
formazione di isomeri conformazionali. gli isomeri conformazionali sono molecole identiche ma
ruotate intorno a un legame semplice carbonio-carbonio.

Proprietà fisiche:
A temperatura ambiente e a pressione ordinaria i primi quattro termini della serie degli alcani
sono allo stato di gas, dal quinto al quindicesimo termine sono allo stato liquido, i termini dal
sedicesimo e superiori sono solidi.
I legami carbonio-carbonio sono covalenti omopolari e i legami carbonio-idrogeno sono poco
polarizzati per la minima differenza di elettronegatività. Perciò, gli alcani sono composti apolari e
quindi insolubili in acqua ma solubili in solventi organici apolari. Dato che gli alcani sono costituiti
da molecole apolari, le forze attrattive intermolecolari (forze di London) sono molto deboli e di
conseguenza i punti di ebollizione sono bassi. I punti di ebollizione negli alcani a catena lineare
aumentano con l’aumentare della massa molecolare, mentre in quelli a catena ramificata con lo
stesso numero di atomi di carbonio diminuiscono perché le molecole assumono una forma più
compatta e quindi formano un minore numero di legami intermolecolari.

Le reazioni degli alcani:


Negli alcani sono presenti i legami covalenti sigma che sono molto forti, questo conferisce agli
alcani una forte stabilità e di conseguenza sono poco reattivi. quindi le uniche reazioni possibili
sono la combustione e l’alogenazione.

La reazione di combustione è una reazione di ossido-riduzione fortemente esotermica che


comporta la formazione di diossido di carbonio (CO2) e acqua. È rappresentata con la seguente
equazione:

4
la reazione di alogenazione avviene in presenza di luce e porta alla formazione di un alogenuro
alchilico e di un acido alogenidrico.

I cicloalcani.
Il cicloalcani sono idrocarburi alifatici a catena chiusa. la formula molecolare generale è CnH2n
(Dove “n” è il numero di atomi di carbonio presenti nella formula)
Il nome dei cicloalcani è costituito da prefisso ciclo- e dal nome dell’alcano corrispondente.
Un circolo alcano può presentare isomeria di posizione oppure geometrica. per quanto riguarda gli
isomeri di posizione è necessario numerare gli atomi di carbonio dell'anello, in modo tale da dare
agli atomi di carbonio a cui sono legati i sostituenti, i numeri più bassi possibile.
Se è presente un solo sostituente non c'è bisogno di alcuna numerazione.
Esempi:

Il ciclo alcani con due sostituenti uguali presentano anche l’isomeria geometrica, se i sostituenti si
trovano nella stessa parte il prefisso è cis- se dalla parte opposta trans-

Proprietà fisiche:
A temperatura ambiente e a pressione ordinaria i primi 2 termini della serie dei cicloalcani sono
allo stato di gas, dal 3 al 10 termine sono allo stato liquido, i termini dal 11 e superiori sono solidi.
I cicloalcani sono composti apolari quindi insolubili in acqua e con bassi punti di ebollizione.
Gli atomi di carbonio di ciclo alcani sono ibridati sp3 e formano quattro legami covalenti sigma, con
disposizione tetraedrica con angoli di 109,5 °. però esistono delle eccezioni:
- il ciclopropano assume una conformazione di angoli di legame di 60°,
- il ciclo butano il ciclo pentano hanno una conformazione con angoli di legame
rispettivamente di 88° e 105°,
- il ciclo è sano non ha una disposizione planare, ma può assumere due conformazioni
differenti a sedia (+ stabile) o a barca (- stabile).

I cicloalcani sono composti stabili e poco reattivi, perciò le principali reazioni sono di combustione
alogenazione. nel ciclo propano e nel ciclo butano è presente anche la reazione di addizione.

Gli alcheni: formula molecolare, nomenclatura, proprietà fisiche e reattività.

5
Gli alcheni sono idrocarburi alifatici a catena aperta, insaturi per la presenza di un doppio legame
carbonio-carbonio.
Acheni si formano tre orbitali ibridi sp2 e un orbitale non ibrido. I tre orbitali ibridi sp2 e si
dispongono sullo stesso piano in una disposizione planare triangolare formando angoli di 120°.
orbitale non ibrido è disposto perpendicolarmente al piano dei tre orbitali ibridi.
quando due atomi di carbonio ibridati sp2 si legano tra di loro si viene a creare un legame σ
(sigma). Tra i due orbitali non ibridi sia la formazione di un legame π (pi greco).

La formula molecolare generale è CnH2n (Dove “n” è il numero di atomi di carbonio presenti nella
formula)
Nomenclatura:

Isomerie:
A partire da n=4 si verifica l’isomeria di posizione in cui il nome dell’alchene deve essere preceduto
da un numero che indica la posizione del doppio legame

A partire da n=4 si verifica l’isomeria di catena. Per assegnare il nome al composto si deve
individuare la catena carboniosa più lunga contenente il doppio legame e si deve numerare la catena
partendo dall'estremità che permette di utilizzare il numero più piccolo per la posizione del doppio
legame.

Gli atomi di carbonio due doppio legame non possono ruotare, Quando però entrambi gli atomi di
carbonio del doppio legame sono legati a due atomi diversi dall'atomo di idrogeno si verifica di
isomeria geometrica. in questo caso i nomi dei due isomeri sono preceduti dai prefissi cis- o trans-

6
Proprietà fisiche:
A temperatura ambiente e a pressione ordinaria i primi 3 termini della serie degli alcheni sono allo
stato di gas, dal 4 al 15 termine sono allo stato liquido, i termini dal 16 e superiori sono solidi.
Le molecole degli alcheni sono apolari, di conseguenza, questi composti sono insolubili in acqua e
hanno punti di evoluzione bassi.
Le reazioni possibili degli alchini sono la reazione di combustione di idrogenazione di addizione
elettrofila e di polimerizzazione.

Gli alchini: combustione e addizione al triplo legame.


Gli alchini sono idrocarburi alifatici a catena aperta, insaturi per la presenza del triplo legame
carbonio-carbonio. La configurazione degli alchini è formata da due orbitali ibridi sp e due orbitali
non ibridi.
i due orbitali sp si dispongono sullo stesso piano e si orientano lungo la stessa retta ma in direzioni
opposte, con la formazione di un angolo di 180° rispetto al nucleo.
quando due atomi di carbonio ibridati si uniscono tra di loro, si ha la sovrapposizione frontale tra i
due orbitali sp con la formazione di un legame σ (sigma), E la sovrapposizione laterale di quattro
orbitali non ibridi con formazione di due legami π (pi greco).

La formula molecolare generale è CnH2n-2 (Dove “n” è il numero di atomi di carbonio presenti nella
formula)
Nomenclatura:

7
Proprietà fisiche:
A temperatura ambiente e a pressione ordinaria i primi 3 termini della serie degli alchini sono allo
stato di gas, dal 4 al 16 termine sono allo stato liquido, i termini dal 17 e superiori sono solidi.
Le molecole degli alchini sono apolari, di conseguenza, questi composti sono insolubili in acqua e
hanno punti di evoluzione bassi.
le proprietà chimiche: In presenza di una base forte sia la rottura eterolitica del legame carbonio-
idrogeno, di conseguenza gli alchini hanno un comportamento acido.

Le reazioni di addizione che danno gli alchini sono quella di idrogenazione di addizione elettrofila.

BIOCHIMICA

La fotosintesi
Caratteri generali della fotosintesi.
La fotosintesi e il processo anabolico che cattura l'energia luminosa e la usa per sintetizzare i
carboidrati. l'ossigeno nell'atmosfera proviene dalla fotosintesi detta ossigenica, In particolare
l'ossigeno proviene dall'acqua, che è sia reagente che prodotto della reazione.

Un processo in due fasi che si svolge nei cloroplasti.


La fotosintesi si svolge in due fasi una fase luminosa, in cui la reazione dipende dalla luce quindi
trasforma l'energia solare in energia chimica, e una fase oscura, indipendente dalla luce (ciclo di
Calvin). Queste due fasi si svolgono nel cloroplasto, in particolare la prima frase nella membrana,
la seconda nello stroma.

I pigmenti sono organizzati in due fotosistemi.


I pigmenti sono molecole che assorbono la luce visibile, nelle foglie sono le clorofille e i pigmenti
accessori. le clorofille hanno una struttura d'anello con al centro il magnesio, assorbono dal blu al
rosso. i pigmenti accessori si dividono in carotenoidi (dal blu al verde), e in ficobiline (dal giallo al
verde).
La clorofilla svolge due funzioni: assorbe l'energia del sole la trasforma in energia chimica sotto
forma di elettroni; cede questi elettroni ad altre molecole. un pigmento quando assorbe la luce
passa ad uno stato eccitato, molto instabile, Che quindi cede l'energia ad una molecola in
prossimità. Un fotosistema è una struttura dove si trova nei pigmenti, esso è formato da un
sistema antenna e un centro di reazione. il sistema antenna assorbe l'energia solare la trasforma in
energia chimica, che attraverso i pigmenti converge da quelli che assorbono lunghezza d'onda
minore a quelli che assorbono lunghezza d'onda maggiore. Il centro di reazione è l'ultimo

8
pigmento che riceve l'energia e la passa in una molecola di clorofilla, in questo modo e stata
convertita l'energia solare in chimica.
nelle piante esistono due tipi di fotosistemi, il fotosistema I e il fotosistema II. Il fotosistema I
contiene nel centro di reazione una molecola di clorofilla P700, ciò vuol dire che è il suo picco di
assorbimento è a 700 nanometri. Il fotosistema II contiene nel centro di reazione una molecola di
clorofilla P680, con picco di assorbimento è a 680 nanometri.
Il flusso di elettroni ha come obiettivo quello di generale NADPH, cioè un enzima ricco di energia, e
di attivare la sintesi di ATP. Per formare una molecola di o due servono 8 fotoni

Lo schema Z descrive il percorso degli elettroni:


1) la clorofilla P680 assorbe la luce, in questo modo l'acqua si ossida
2) gli H+ provenienti dall'acqua e il trasporto di elettroni forniscono energia per la sintesi di
ATP
3) la clorofilla P700 Assorbe la luce a 700nm
4) il fotosistema uno riduce NADP+ in NADPH
La fosforilazione è la sintesi di ATP nei cloroplasti, a partire da ADP e P. L'energia che si libera durante
la catena di trasporto attiva il trasferimento dei protoni. Quindi anche il trasporto di elettroni
alimenta la sintesi di ATP perché c'è il trasferimento di protoni.

Il ciclo di Calvin.
Il ciclo di Calvin è costituito da tre fasi:
1) fissazione del carbonio: viene generato 3PG, legando CO2 e RUBP, questa reazione è
catalizzata da RuBisCo
2) la riduzione di 3PG a gliceraldeide-trifosfato: viene impiegata una fosforilazione (utilizza
ATP) e una riduzione (utilizza NADPH) per creare gliceraldeide-trifosfato
3) rigenerazione di RUBP: parte della gliceraldeide-trifosfato è convertita nuovamente in
RUBP
Il prodotto era 5 molecole di gliceraldeide-trifosfato ogni tre giri

9
La gliceraldeide può essere trasformata in piruvato, amido e saccarosio

Gli adattamenti delle piante ai diversi ambienti.


Il RuBisCO può agire in due modi: come ossigenasi (quando RuBP si Lega con O2), carbossilasi
(quando RuBP si Lega con CO2).
La fotorespirazione utilizza NADPH e ATP, rilascia CO2 e consuma O2, Ha rendimento di un quarto
inferiore al ciclo di Calvin.
3 fattori determinano se RuBisCO agisce come ossigenasi o carbossilasi:
1) Affinità: RuBisCO ha un’affinità 10 volte maggiore per O2;
2) Concentrazione: quale concentrazione di CO2 o O2 è maggiore nelle foglie;
3) Temperatura: Quando la temperatura è alta gli stomi si chiudono in questo modo si riduce
il CO2 e aumenta l’O2. In questo modo la concentrazione di ossigeno aumenta favorendo
l'attività di ossigenasi.

Il Regno delle piante può essere suddiviso in tre categorie:


Piante C3: come rose, soia, avena, ulivo… hanno come primo prodotto la gliceraldeide-trifosfato,
quando fa caldo chiudono gli stomi e inizia la fotorespirazione.
Piante C4: come mais, canna da zucchero… quando fa caldo chiudono gli studi ma continua la
fotosintesi, grazie ad un enzima la PEP carbossilasi (che lega C a PEP).
Piante CAM: soprattutto piante grasse, la fissazione del carbonio e il ciclo di Calvin hanno due
posti differenti quindi due tempi diversi. In particolare, di notte (temperature basse) riducono la
perdita d'acqua e aprono gli stomi, di giorno (temperature alte) producono CO2 chiudendo gli
stomi.

Il metabolismo del glucosio


La biochimica studia le molecole dei viventi.
La biochimica studia le BIOMOLECOLE, le molecole costituenti degli organismi viventi, e il
METABOLISMO CELLULARE.
Le biomolecole sono composti organici polifunzionali, che formano le cellule e svolgono il
metabolismo cellulare. Sono costituite da Fosforo, Idrogeno, Carbonio, Ossigeno e Zolfo e sono
suddivisibili in carboidrati, lipidi, proteine e acidi nucleici.

I carboidrati: monosaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi.


I carboidrati sono biomolecole composte da 2 o più gruppi ossidrile, aldeidico, chetonico.
Sono le biomolecole più diffuse, sono importanti e hanno funzione: ENERGETICA, RISERVA
ENERGETICA, STRUTTURALE.
Sono classificabili in MONOSACCARIDI (monomeri di carbonio), OLIGOSACCARIDI (sono 2 o più
monosaccaridi), POLISACCARIDI (sono molti monosaccaridi).

I monosaccaridi sono i monomeri del carbonio e non sono suddivisibili per idrolisi. Sono distinti in
aldosi (se è presente il gruppo aldeidico) e chetosi (se è presente il gruppo chetonico). Sono
classificati in triosi, tetrosi, pentosi e esosi in base al numero di C.
I monosaccaridi più diffusi sono

10
Le molecole dei monosaccaridi si presentano come dei ENANTIOMERI, quindi sono molecole
chirali. Per poter rappresentare una struttura 3D sul foglio si utilizzano le proiezioni di Fischer. In
orizzontale sono rappresentati i gruppi sopra il foglio, in verticale i gruppi sotto il foglio, in alto
viene posizionato il gruppo carbonile, se l’ossidrile si trova a destra si mette D, se l’ossidrile si trova
a sinistra si mette L, destrogiro (+) levogiro (-).

Il NAD, il NADP e il FAD

Gli enzimi che catalizzano l'ossidazione dei composti nella deidrogenasi sono chiamati NAD, NADP
e FAD. Il NAD e NADP sono coenzimi costituiti da due nucleotidi. Il NAD deriva dalla vitamina B3 o
niacina. Il NAD opera nelle reazioni cataboliche, come l'ossidazione del glucosio, mentre il NADP
ha un ruolo in molte reazioni anaboliche. Entrambi questi due coenzimi esistono in due forme
distinte ovvero la forma ossidata e la forma ridotta. Il FAD è il coenzima tipico delle flavoproteine.
Anche il FAD si presenta in due forme distinte ovvero la forma ossidata (FAD) e la forma ridotta
(FADH2). Il fad deriva dalla vitamina B2 o riboflavina ed è coinvolto nelle reazioni cataboliche e
nell'ossidazione del glucosio.

Ossidazione Glucosio

Bruciando un po' di glucosio su una fiamma questo reagisce con l'ossigeno per formare diossido di
carbonio e acqua rilasciando energia secondo la formula:
C6H12O6 + 6O2 → 6CO2 + 6H2O + energia libera
Questa è un ossidoriduzione ovvero il glucosio si ossida e l'ossigeno si riduce. E’ simile per il
catabolismo del glucosio, solo che comprende molte reazioni intermedie e l'energia prodotta
viene usata per l'attività del nostro organismo come ad esempio per il movimento...

Catabolismo del glucosio

Per estrarre l'energia dal glucosio ci sono tre processi catabolici: Glicolisi, respirazione cellulare e
fermentazione. La glicolisi comprende una serie di reazioni trasformando il glucosio (6 atomi di C)
in piruvato (3 atomi di C). In questa reazione si libera poca energia accumulata in ATP e NADH, che
viene usata da poche cellule come i globuli rossi. Questo è un processo anaerobico ovvero non ha
bisogno di ossigeno. La respirazione cellulare ossida il piruvato e si forma acqua e anidride
carbonica. È un processo aerobico nel quale si libera tanta energia per formare 32 ATP. La
fermentazione è un processo anaerobico nel quale il piruvato è trasformato in etanolo oppure
lattato. La reazione è una reazione incompleta e si libera molto meno energia ovvero 2 ATP.

La glicolisi

11
La glicolisi avviene nel citoplasma di tutte le cellule e comprende un totale di 10 reazioni. Durante
la glicolisi si verifica l’ossidazione incompleta della molecola di glucosio con la conseguente
formazione di due molecole di piruvato e la liberazione di energia chimica, impiegata per la sintesi
di ATP e la riduzione di NAD+ in NADH. LA glicolisi è divisa in due fasi: una endoergonica e una
esoergonica. La fase endoergonica comprende le prime cinque reazioni della glicolisi ed è
chiamata così perché per avviare tale processo è necessario fornire energia sotto forma di due
molecole di ATP. Inizialmente il glucosio viene trasformato in glucosio 6-fostato che a sua volta
sarà convertito in fruttosio 1,6-bisfosfato a sei atomi di carbonio che verrà poi scisso in due
composti a tre atomi di carbonio, ovvero 2 molecole di gliceraldeide 3-fosfato da cui poi avrà inizio
la fase esoergonica. In tale fase dunque vengono consumate 2 molecole di ATP e si formano
molecole di gliceraldeide 3-fostato. La fase esoergonica comprese le ultime cinque reazioni della
glicolisi e comporta la liberazione di energia chimica e l’ossidazione della gliceraldeide 3-fostato in
piruvato. La gliceraldeide 3-fosfato viene quindi trasformata in 1,3-bisfosfoglicerato, a sua volta
convertito in 3-fosfoglicerato successivamente trasformato in 2-fosfogliceato, poi convertito in
fosfoenolpiruvato da cui si ricava infine il piruvato. In questa fase complessivamente di verificano
inoltre la sintesi di 4 molecole di ATP e la riduzione di due molecole di NAD+ in NADH. Di
conseguenza il bilancio totale della glicolisi per ogni molecola di glucosio è di 2

molecole di piruvato, 2 molecole di ATP e 2 molecole di NADH. Inoltre la glicolisi è un processo


solo sette delle dieci tappe che la compongono sono reversibili.
La fermentazione
IL piruvato prodotto con la glicolisi segue diverse vie a seconda che la cellula si trovi in presenza o
assenza di ossigeno. In condizione aerobiche si verifica l’ossidazione completa del piruvato grazie
alla respirazione cellulare, mentre in condizioni anaerobiche la respirazione cellulare non avviene e
la cellula ricorre invece alla fermentazione per evitare che la glicolisi si blocchi per l’assenza di
NAD+. La fermentazione può avvenire in due modi che permettono entrambi la rigenerazione di
NAD+ in assenza di ossigeno. Tale fattore è molto importante per molti tipi di cellule che prendono
energia solo dalla glicolisi come ad esempio i globuli rossi. Nella fermentazione lattica il piruvato si
riduce a lattato grazie all’azione dell’enzima LATTATO DEIDROGENASI con la conseguente
formazione di NAD+ a partire da NADH

Tale processo avviene tipicamente nelle cellule muscolari durante un’attività fisica intensa, nel
momento in cui il sangue non riesce a fornire abbastanza ossigeno per ossidare il piruvato tramite
la respirazione. Il muscolo utilizza in questo modo il glucosio per produrre ATP anche se in minor
quantità rispetto all’ambiente aerobico con il lattato come prodotto finale. Il ciclo di reazioni che
comprende la conversione del glucosio in lattato nel muscolo e la conversione del lattato in
glucosio nel fegato è detto Ciclo di Cori. La fermentazione è impiegata anche da alcuni batteri e
viene sfruttata per la produzione dello yogurt per esempio. La resa netta della fermentazione per
molecola di glucosio è di 2 molecole di lattato e 2 molecole di ATP.

Altri microorganismi riossidano il NADH a NAD+ tramite la fermentazione alcolica che produce
etanolo e CO2. Tale processo comprende due reazioni. Inizialmente il piruvato prodotto tramite la
glicolisi viene decarbossilato grazie all’azione dell’enzima PIRUVATO DECARBOSSILASI, con
formazione di acetaldeide, nella seconda reazione l’acetaldeide è ridotta ad etanolo grazie
all’enzima ALCOOL DEIDROGENASI con la contemporanea formazione di NAD+.

La resa della fermentazione alcolica netta per molecola di glucosio è di 2 molecole di etanolo, 2
molecole di CO2 e due molecole di ATP.

12
Le tre fasi della respirazione cellulare

In condizioni aerobiche, per tutti gli organismi la glicolisi è solo la prima fase dell’ossidazione del
glucosio. In presenza di ossigeno quindi il piruvato prodotto dalla glicolisi viene ulteriormente
ossidato a CO2 e H2O, questa fase costituisce la respirazione cellulare. Tale processo avviene nei
mitocondri, organuli avvolti da una doppia membrana. La membrana mitocondriale esterna è liscia
e permeabile a piccole molecole e ioni che si muovono che si muovono liberamente attraverso i
canali transmembrana formati da proteine dette porine. La membrana mitocondriale interna,
estesa e ripiegata a formare le creste, è invece impermeabile a piccole sostanze e ioni. I
mitocondri quindi hanno due compartimenti: lo spazio intermembrana, posto tra la membrana
esterna e quella interna, e la matrice mitocondriale, delimitata dalla membrana interna. Proprio
l’esistenza di due compartimenti separati da una membrana selettivamente permeabile è alla base
dei processi biochimici che si verificano. La respirazione cellulare comprende tre vie metaboliche
in sequenza. La decarbossilazione ossidativa del piruvato che avviene nella matrice mitocondriale
e che ossida il piruvato in gruppo acetile. Poi il Ciclo Di Krebs, una serie ciclica di reazioni che
ossidano in gruppo acetile a CO2. L’energia rilasciata è accumulata sotto forma di coenzimi ridotti
(NADH e FADH2). É svolto nella matrice mitocondriale. Infine la fosforilazione ossidativa che
riossida i coenzimi ridotti NADH e FADH2, liberando elettroni e protoni che portano alla riduzione
di O2 in H2O. Lungo tutto il processo si libera molto energia, accumulata sotto forma di ATP.

La decarbossilazione ossidativa

Per entrare nel Ciclo di Krebs, il piruvato deve essere prima trasformato in acetil-CoA. Tale
processo avviene nella matrice mitocondriale grazie ad una proteina di traporto che porta il
piruvato. La reazione è catalizzata dalla PIRUVATO DEIDROGENASI, un complesso di enzimi, e
comprende due eventi. In un primo momento si ha la decarbossilazione e l’ossidazione del
piruvato a tre atomi di carbonio ad acetile a due atomi di carbonio con la conseguente liberazione
di una molecola di CO2 e la riduzione di una molecola di NAD+ in NADH, inoltre si ha la formazione
di un legame tra il gruppo acetile e in coenzima A (CoA) per produrre infine acetil-CoA. Il CoA
trasporta e attiva i gruppi acilici grazie alla formazione di un legame estere detto tioestere che si
forma tra il gruppo carbossilico e quello tiolico.

In questo processo per ogni molecola di glucosio si ottengono 2 molecole di CO2, 2 di acetil-CoA e
2 di NaDH. Il complesso enzimatico della piruvato deidrogenasi è fondamentale per il metabolismo
del cervello, che dipende interamente dall’ossidazione del glucosio per la propria sopravvivenza.

13
Il ciclo di Krebs

Il ciclo di Krebs è una via metabolica costituita da otto reazioni, ciascuna catalizzata da uno
specifico enzima. Il ciclo inizia con il legame tra il gruppo acetile dell’acetil-CoA all’ossalacetato con
formazione del citrato che viene successivamente isomerizzato a isocitrato, il quale a sua volta
viene decarbossilato per formare α-chetoglutarato. Anch’esso va incontro ad un’altra reazione di
decarbossilazione che libera il succinil-CoA, che viene convertito in succinato, successivamente il
succinato è ossidato in fumarato che reagendo con una molecola d’acqua forma il malato che
infine viene ossidato a ossolacetato, per permettere al ciclo di ricominciare quando tale composto
reagirà nuovamente con una molecola di acetil-CoA. Dato che ogni molecola di glucosio che entra
nella glicolisi produce due molecole di piruvato, che poi vengono ossidate a due molecole di acetil-
CoA, il Ciclo di Krebs è compiuto due volte per ogni molecola di glucosio, pertanto il bilancio
complessivo per molecola di glucosio o per due molecole di acetil-CoA è di 6 molecole di NADH, 2
molecole di FADH2 e due molecole di ATP e 4 molecole di CO2.

Fosforilazione ossidativa

È un processo dove viene usata l'energia di NADH e FADH2 per produrre ATP. Essa avviene in due
processi distinti ma connessi tra loro: la catena respiratoria mitocondriale, che si trova nella
membrana interna del mitocondrio, e la chemiosmosi.
La catena respiratoria

La catena respiratoria è una serie di reazioni le quali libera piccole quantità di energia contenuta.
Questa catena è importante perché rilascia 52 kcal di ATP per NADH, una quantità ingestibile di
14
energia e grazie alla catena respiratoria questa energia può essere gestita. La catena respiratoria
può essere paragonata ad un processo a cascata. Essa è costituita da quattro grandi complessi
capaci di svolgere reazioni di ossido riduzione. I complessi I, III, IV, sono anche pompe protoniche,
ovvero allo spostamento esoergonico degli elettroni accoppiano quello endoergonico dei protoni.
Inizialmente gli elettroni provenienti da NADH entrano nella catena del complesso I chiamata
anche NADH deidrogenasi. Questo complesso catalizza il trasferimento di elettroni all' ubichinone
o coenzima Q. Il complesso II è il punto di ingresso degli elettroni provenienti da FADH2 e vengono
anch'essi trasferiti nel ubichinone. Il complesso III contiene i citocromi e esso catalizza il
trasferimento al citocromo c. Il complesso IV o citocromo C ossidasi preleva H+ dagli spazi
intermembrana e produce acqua secondo la reazione

− +
𝑂2 +4𝑒 +4𝐻 →2𝐻2𝑂

La chemiosmosi

La chemiosmosi segue la catena respiratoria nel processo della fosforilazione ossidativa. Essa
permette il trasferimento dei protoni dalla matrice mitocondriale allo spazio intermembrana.
Questo processo genera un gradiente elettrochimico tra i lati della membrana. Il gradiente
elettrico è dovuto dalla maggiore abbondanza delle cariche positive nello spazio intermembrana,
mentre il gradiente chimico è generato dalla differente concentrazione di protoni. Questo
gradiente costituisce una fonte di energia potenziale è detta forza proton-motrice, che riequilibra
le differenze di concentrazione. La membrana mitocondriale interna non permette alle cariche
positive di attraversare liberamente poiché è costituita da creste che la rendono Impermeabile alle
molecole di piccole dimensioni e agli ioni. Per poter attraversare la membrana le cariche positive
passano attraverso l’ATP sintasi, Un complesso proteico che svolge due funzioni ovvero
sintetizzare la ATP da ADP + P, e permettere il passaggio agli ioni H+. La tipi sintasi è composto da
due parti: L'unità F0 ovvero il canale dove passano i protoni e l'unità F1 utile per la sintesi di ATP.

Il bilancio energetico dell'ossidazione del glucosio

Con la fosforilazione ossidativa si conclude il processo di ossidazione del glucosio. Il bilancio


energetico del processo può essere di 32 molecole di ATP per molecola di glucosio se la glicolisi è
seguita dalla respirazione cellulare oppure due molecole di ATP se la glicolisi è seguita dalla
fermentazione. Una resa energetica così elevata è causata dal fatto che per ogni molecola di NADH
si ottengono circa 2,5 molecole di ATP e per ogni molecola di FADH si ottengono 1,5 molecole di

15
ATP. In questi organismi quindi il ricavo netto, escluse 2 molecole di ATP impiegate nella glicolisi, è
di 30 ATP per molecola di glucosio.

Biochimica corpo umano

Con l’alimentazione il nostro organismo riceve i nutrienti necessari sia per la costruzione e il
mantenimento dei tessuti, ovvero per le funzioni plastiche, sia per quelle energetiche. Il glucosio è
la nostra principale forma di energia, mentre le proteine svolgono nel nostro corpo un ruolo
prevalentemente plastico e talvolta a scopo energetico in condizioni patologiche o di prolungato
digiuno.

L’apporto calorico fornito dagli alimenti è distribuito nel seguente modo: carboidrati e proteine 4
kcal per grammo, lipidi proteine 9 kcal per grammo, alcol etilico 7 kcal per grammo.

Il nostro metabolismo mantiene l’omeostasi, ovvero permette che le nostre cellule dispongano
costantemente di un adeguato apporto energetico sotto forma di ATP.

In seguito ai pasti, i livelli di glicemia nel sangue aumentano e, per ripristinarne i valori, il glucosio
può essere metabolizzato per ottenere energia o può essere immagazzinato sotto forma di
glicogeno. Quest’ultimo presenta due tipi di processi, la glicogenosintesi e la glicogenolisi, che
rispettivamente sintetizzano e demoliscono il glicogeno, in base alle necessità.

Glicogenosintesi

La glicogenosintesi inizia con l’isomerizzazione del glucosio 6-fosfato a glucosio 1-fosfato, che poi
si lega al nucleotide UTP per formare UDP glucosio. A questo punto l’enzima glicogeno sintasi
trasporta l’UDP glucosio a una estremità di una molecola di glicogeno e forma legami alfa(1-4). Poi
l’enzima ramificante crea le ramificazioni con legami alfa(1-6).

Glicogenolisi

Nella glicogenolisi, l’enzima glicogeno fosforilasi rompe legami alfa(1-4). Poi, in prossimità dei
legami alfa(1-6), l’enzima deramificante risolve le ramificazioni. Il glucosio 1-fosfato viene poi
riconvertito in glucosio 6-fosfato dall’enzima fosfoglucomutasi.

Gluconeogenesi

Alcuni tessuti dipendono quasi completamente dal glucosio per il proprio fabbisogno energetico;
ad esempio, il cervello ha bisogno ogni giorno di 120 g di glucosio sul fabbisogno totale del nostro
corpo di 160 g.

Visto che l’unica riserva di glucosio è il glicogeno epatico, l’organismo dispone di una via
metabolica chiamata gluconeogenesi, che produce glucosio da altri precursori.

Questo processo avviene nel fegato e nei reni e il glucosio una volta sintetizzato passa nel sangue.
Pur avendo tappe in comune, la glicolisi e la gluconeogenesi non sono vie metaboliche identiche
percorse in direzioni opposte. I precursori da cui si produce glucosio sono il piruvato derivante dal
lattato, l’ossalacetato e il diidrossiacetone fosfato.

16
Metabolismo lipidi

I lipidi sono una classe eterogenea di biomolecole con funzioni strutturali, regloazione e trasporto
di vitamine liposolubili. Negli esseri umani il quaranta percento dell’energia richiesta proviene dai
trigliceridi, anche se il problema della digestione dei lipidi è la loro insolubilità in ambiente
acquoso.

I sali biliari, sostanze anfipatiche prodotte dal fegato, disperdono i trigliceridi in minute micelle
nell’ambiente acquoso intestinale, dove i trigliceridi sono degradati dalle lipasi in acidi grassi e
glicerolo, formando i chilomicroni. Questi si riversano nel sistema linfatico, poi nel sangue e
giungono nei tessuti dove i trigliceridi sono immagazzinati o demoliti in acidi grassi e glicerolo per
produrre energia.

Il catabolismo degli acidi grassi è detto beta-ossidazione e avviene nella matrice dei mitocondri.
Essa consiste in cicli ripetuti di ossidazione a livello del carbonio beta (il terzo), da cui si distacca un
frammento bicarbonioso sotto forma di acetil-CoA. Ciò avviene con riduzione di NAD+ a NADH e di
FAD a FADH2. L’ossidazione completa di un acido grasso ha una elevata resa energetica.

In alcune condizioni, come nel diabete mellito o in carenza di zuccheri, non tutto l’acetil-CoA
generato dalla beta-ossidazione entra nel ciclo di Krebs, perché l’ossalacetato, che dovrebbe
legare gruppi acetile permettendo il loro ingresso nel ciclo di Krebs, viene dirottato verso la
gluconeogenesi. Quando ciò avviene, il fegato usa l’acetil-CoA in eccesso per produrre corpi
chetonici: l’acetoacetato, il beta-idrossibutirrato e l’acetone.

L’acetoacetato e il beta-idrossibutirrato vengono distribuiti attraverso il sangue ai tessuti periferici,


che possono usarli come fonte di energia in assenza di glucosio. L’acetone viene eliminato con le
urine e con la respirazione.

Glicemia

I livelli di glicemia rimangono costanti sui 60-99 mg/dL grazie all’azione coordinata di

insulina, glucagone, adrenalina e cortisolo.

L’insulina in condizioni di iperglicemia stimola l’assunzione del glucosio da parte dei tessuti
insulino-dipendenti, che si differenziano dai tessuti insulino-indipendenti che non necessitano di
insulina per incorporare il glucosio. Inoltre, l’insulina favorisce la conversione del glucosio ematico
in glicogeno epatico e muscolare e in trigliceridi adiposi.

Il glucagone induce il fegato a rilasciare glucosio nel sangue, mentre l’adrenalina dilata le vie
respiratorie e aumenta i battiti cardiaci e la pressione sanguigna.

Il cortisolo in condizioni di stress, ansia ecc. stimola il rilascio di acidi grassi dal tessuto adiposo e
demolisce le proteine per produrre glucosio.

Squilibri metabolici

17
In alcuni casi, le malattie e lo stile di vita possono portare a squilibri metabolici. Alcune patologie
ereditarie dipendono esclusivamente dal patrimonio genetico, mentre in altre il patrimonio
genetico predispone allo sviluppo della malattia, insieme ad un cattivo stile di vita.

Diabete Mellito

Tra le patologie metaboliche, la più diffusa è il diabete mellito.

Nel diabete di tipo 1 o insulino-dipendente, che insorge in giovane età e progredisce velocemente,
avviene la distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas, che non producono più
insulina. Ciò comporta un accumulo di acetil-CoA, che a sua volta comporta un aumento dei corpi
chetonici, che non possono essere usati con la stessa velocità con cui vengono prodotti. Deve
essere trattato con iniezioni di insulina a vita.

Il diabete di tipo 2 o non insulino-dipendente è meno grave e può derivare o da una produzione di
insulina inadeguata o dal fatto che l’organismo non risponde all’insulina.

L’obesità è il principale fattore di rischio.

Obesità

L’obesità è il risultato dell’assunzione con la dieta di un eccesso di calorie rispetto a quelle


necessarie all’attività corporea. Nella maggior parte dei casi deriva dalla sedentarietà o diete
ipercaloriche, mentre in alcuni casi può essere il segnale di ipertiroidismo o sindrome di Cushing.
Gli studi hanno mostrato come una mutazione genetica causa una minore produzione dell’ormone
leptina, che non permette di avvertire la sazietà. Una situazione analoga avviene se ad essere
mutato è il recettore cerebrale della leptina: l’ormone è presente, ma non trovando il recettore
non segnala la sazietà.

Tra le sostanze che causano il sovrappeso vi sono gli alcolici. Nel fegato l’etanolo subisce una
doppia trasformazione, prima a acetaldeide e poi ad acetato. L’acetato è convertito in acetil-CoA,
entra nel ciclo di Krebs ma, se prodotto in grandi quantità, aumenta i corpi chetonici e degli acidi
grassi che si depositeranno come trigliceridi nel tessuto adiposo. Inoltre, l’etanolo e l’acetaldeide
sono sostanze tossiche che se superano la capacità di smaltimento del fegato, raggiungono
attraverso il sangue tutti gli organi.

Regimi alimentari sbilanciati

Si potrebbe pensare che una dieta iperproteica sia l’ideale per dimagrire o sviluppare massa
muscolare, fornendo amminoacidi utili sia per la sintesi delle proteine muscolari sia per la
produzione di glucosio, ma occorre tener presente che un elevato catabolismo impegna fegato e
reni. Inoltre, il catabolismo degli amminoacidi aumenta la produzione di corpi chetonici, che
possono causare una pericolosa metabolica.

Nutrienti

Se è un elevato consumo di grassi aumenta il rischio di obesità, una loro abolizione indiscriminata
può portare a gravi carenze nutrizionali. Alcuni lipidi sono nutrienti essenziali, come le vitamine
liposolubili A, D, E e gli acidi grassi essenziali.

18
La vitamina E si trova nei semi oleosi e negli oli vegetali.

La vitamina A è presente in alimenti di origine animale come il fegato, il latte non scremato, le
uova e in alimenti vegetali come frutta, ortaggi rossi, gialli e arancioni, ricchi di carotene. Mentre i
primi forniscono un apporto nutrizionale adeguato, i secondi necessitano di una piccola quota di
grassi per veicolare il carotene a livello intestinale.

Anche la vitamina D, deve essere introdotta come supplemento nella dieta e deve essere sciolta in
una piccola quantità d’olio: è il caso dell’olio di fegato di merluzzo, ricchissimo di acidi grassi
polinsaturi, di cui fanno parte gli acidi grassi essenziali. Questi ultimi sono presenti negli oli
vegetali, nei semi oleosi e nel pesce azzurro e appartengono al gruppo degli omega-3 e omega-6.

È necessaria una piccola quota di grassi di buona qualità, da usare crudi per non alterare vitamine
e acidi grassi con la cottura, evitando anche i cibi confezionati.

BIOTECNOLOGIE
CARATTERISTICHE VIRUS
I virus sono piccoli agenti infettivi che invadono le cellule e le trasformano in fabbriche per produrre
altri virus. I virus sono parassiti endocellulari obbligati
I virus sono costituiti da:
- genoma virale costituito o da DNA a uno o due filamenti o RNA,
- il capside cioè un rivestimento proteico,
- in alcuni casi c'è la periapside

Per completare il ciclo vitale di virus, questi dipendono dalla cellula ospite che si fa carico della
replicazione del genoma e della sintesi delle proteine.

BATTERIOFAGI
i virus che infettano i batteri sono detti batteriofagi o fagi. Questi alternano due frasi cioè: il ciclo
litico e il ciclo lisogeno.
- Nel ciclo litico vengono prodotti nuovi virioni che fuoriescono ad infettare altre cellule,
- Nel ciclo lisogeno il virus entra in una condizione di latenza cioè il virus permane nella
cellula ospite ma senza generare nuovi virioni.

IL CICLO LITICO
Il ciclo litico è un processo estremamente rapido esso avviene in 25 minuti, ad appena 15 minuti dal
momento dell'infezione iniziano ad apparire nuove particelle virali e dopo 10 minuti il processo si
conclude.
Il ciclo è diviso in tre frasi immediata precoce, precoce e tardiva.
1) Il batterio riconosce il virus e trascrive i geni immediati precoci del virus,
2) le proteine codificate da questi geni bloccano la trascrizione di DNA nella cellula ospite,
3) in questo modo, vengono trascritti geni tardivi.

IL CICLO LISOGENO
Nel ciclo lisogeno, il DNA del virus si integra nel DNA dell’ospite e diventa un profago. I batteri che
ospitano i profagi sono detti batteri lisogeni e i virus sono definiti temperati.

19
Quando la cellula ospite di divide, si duplica anche il DNA virale, questo permette al virus di generare
tante copie del proprio genoma. Il virus può cambiare il proprio ciclo da lisogeno a litico in condizioni
di stress

I VIRUS A DNA
I virus a DNA sono quelli che infettano le cellule eucariote, contengono un filamento doppio o
singolo di DNA.
Questi compiono i cicli litici e lisogeni del tutto simili a quelli dei batteriofagi. Differentemente però
nel ciclo litico i virus integrano il proprio DNA nella cellula ospite sotto forma di provirus così si
stabilisce un'infezione latente.
Ad esempio, il papilloma virus sono piccoli virus privi di pericapside, Questi attaccano le mucose
dell'apparato genitale e alcuni sono cancerogeni. Se le difese immunitarie dell'ospite non sono in
grado di eliminare l'infezione il genoma virale entra in una fase di latenza e persiste senza causare
sintomi evidenti, però quando passa alla fase replicativa attiva il virus fa comparire delle prime
lesioni.
I VIRUS ANIMALI A RNA
Il materiale genetico di virus RNA è costituito da una molecola di RNA singolo o doppio filamento.
Questi hanno diverse strategie per infettare la cellula ospite, ad esempio il coronavirus. Il virus Sars-
cov-2 appartiene alla famiglia di coronavirus e grazie al recettore ACE2, il virus può diffondersi e
lasciando il suo genoma nel citoplasma.
Un altro esempio è la HIV che è un retrovirus responsabile dell'AIDS. Questo ha un complesso ciclo
riproduttivo perché quando infettano una cellula utilizzano un DNA polimerasi particolare, detta
trascrittasi inversa.

I PLASMIDI
Le cellule batteriche sono prive di nucleo e possiedono un unico cromosoma circolare. Non tutta
l'informazione è contenuta nel cromosoma ma molti batteri ospitano molecole di DNA dette
plasmidi.
I plasmidi sono molecole circolari di DNA doppia elica separata da cromosoma principale. I geni
portati da plasmidi si possono distinguere in tre categorie:
- Operoni metabolici specializzati, capaci di metabolizzare,
- Geni per la resistenza agli antibiotici,
- Geni per la coniugazione.
I plasmidi possono passare facilmente da una cellula batterica all'altra, ad esempio quando muore
una cellula questa si rompe i plasmidi vengono rilasciati e presi da un'altra cellula.

LA CONIUGAZIONE
I batteri si producono per scissione binaria, in questo modo vengono generate due cellule figlie che
sono completamente identiche alla cellula madre e vengono chiamati cloni.
Per rimescolare i loro geni, i batteri usano un processo chiamato coniugazione simile alla
riproduzione sessuata. La coniugazione avviene attraverso un canale detto pilo sessuale che mette
in comunicazione i citoplasmi delle due cellule. Anche in questo processo sia l'unione di un individuo
maschio con una femmina in particolare con un batterio donatore F+ e uno ricevente F-.

LA TRASDUZIONE
Il trasferimento di geni può avvenire anche attraverso la trasduzione.
Il processo di trasduzione può avvenire o in maniera generalizzata oppure in maniera specializzata.
1) Nel primo caso un fago infetta il batterio, introduce al suo interno il proprio DNA,

20
2) successivamente il fago compie un ciclo litico, gli enzimi frammentano il genoma mentre
DNA è duplicato,
3) in questo modo vengono sintetizzate le proteine del capside e vengono poi assemblati i
vironi, alcuni contengono DNA virale altri contengono frammenti di genoma batterico.
4) Si vengono a formare quindi nuovi fagi che infettano una nuova cellula introducendo i geni
dell'ospite precedente, in questo mondo vanno incontro a ricombinazione.

Per quanto riguarda la trasduzione specializzata,


1) inizialmente il genoma batterico presenta DNA virale sotto forma di profago (ciclo
lisogeno),
2) successivamente a particolari stimoli ambientali, il cromosoma batterico viene diviso in una
piccola parte contenente parte del DNA batterico.
3) una volta assemblati, alcuni possono contenere DNA batterico,
4) successivamente i fagi infettando una nuova cellula introducono i geni dell'ospite
precedente andando incontro a ricombinazione.
LA TRASFORMAZIONE
La trasformazione è un altro modo attraverso il quale i batteri scambiano materiale genetico. Con
la trasformazione il batterio acquisisce DNA libero dall'ambiente. Quando le cellule muoiono il DNA
fuoriesce questo può capitare che entri nella cellula ospite, questo processo viene chiamato
trasferimento genico orizzontale.

IL DNA RICOMBINANTE E LE BIOTEGNOLOGIE MODERNE


Le tecniche di ricombinazione possono essere applicate anche artificialmente, di questo si occupa
l'ingegneria genetica. Chiamiamo come genotipo = l'informazione genetica e fenotipo = le
caratteristiche manifestate.
Il DNA ricombinante è una molecola di DNA che contiene l'informazione genetica proveniente da
due organismi differenti.
Il clonaggio genico consiste nella produzione di numerose copie di un gene di interesse mediante
le tecniche di DNA ricombinante.
Per fare ciò gli elementi necessari sono
- il gene, che si intende clonare
- gli enzimi che permettono di tagliare e cucire DNA
- un vettore di clonaggio.

TAGLIARE, ISOLARE E CUCIRE IL DNA


Per creare una molecola di DNA ricombinante sono necessari due tipi di enzimi ovvero la DNA ligasi
e gli enzimi di restrizione.

Per tagliare una doppia elica di DNA occorre agire sui legami fosfodiestere, per fare ciò utilizziamo
gli enzimi di restrizione, questi rompono in modo preciso il legame fosfodiestere tra due nucleotidi
adiacenti. Questi enzimi infatti sono importantissimi perché devono tagliare unicamente nei punti
desiderati chiamati sequenze di taglio. A seconda di come avviene il taglio questi possono produrre
estremità piatte oppure estremità coesive, se il punto tagliato nei filamenti e corrispondente o
sfasato.

L’ELETTROFORESI
Negli esperimenti di clonaggio importante verificare quelli enzimi abbiano tagliato nel punto giusto,
per fare ciò si utilizza l'elettroforesi su gel d’agarosio.

21
CUCIRE IL DNA
Grazie agli enzimi di restrizione abbiamo ottenuto un frammento di DNA adesso lo dobbiamo
inserire, “cucire” all'interno di una seconda molecola di DNA. Per unire i frammenti di DNA è
necessario che questi siano stati tagliati con lo stesso enzima di restrizione. Utilizziamo le DNA ligasi
per cucire frammento di DNA all'interno del vettore.
Le DNA ligasi sono enzimi che catalizzano la formazione del legame fosfodiestere tra 2 nucleotidi
adiacenti.

CLONARE UN GENE IN UN VETTORE


Un vettore di clonaggio è una molecola di DNA che entra in una cellula e genera molte copie di sé
stessa.
I plasmidi sono i vettori di clonaggio più usati perché sono capaci di replicarsi in modo autonomo. i
vettori di clonaggio devono possedere questi elementi:
- un'origine di replicazione,
- un sito multiplo di clonaggio (dove va inserito il gene che vogliamo clonare)
- un marcatore di selezione.
Oltre ai plasmidi sono stati usati altri vettori di clonaggio realizzati a partire dal batteriofago lambda,
ad esempio nelle cellule umane sono stati usati vittori derivati da adenovirus o da retrovirus.

ESEMPIO INSULINA
Un esempio di clonaggio è il gene dell’insulina, per fare ciò ci sono vari processi:
1) inizialmente si tagliano le estremità del frammento che contiene il gene dell'insulina;
2) poi si taglia un plasmide di clonaggio;
3) le estremità coesive del gene si mettono all'estremità complementari del plasmide;
4) poi si inserisce il plasmide in una cellula ricevente utilizzando o la tecnica di trasformazione
oppure la tecnica di elettroporazione;
5) infine, si mettono in coltura le cellule.
Per distinguere le cellule ricombinanti si usano i vettori con marcatori di selezione. Le proteine
ricombinanti sono proteine ottenute dall'espressione di un gene clonato all'interno di un vettore.

CREARE UNA LIBRERIA DI DNA


Quando l'organismo è più complesso di un singolo gene, ad esempio, il genoma umano è molto più
difficile clonare tutta la popolazione di frammenti, quindi si utilizza una libreria di DNA, cioè una
collezione di cloni contenente ciascuno un diverso inserto di DNA.
Per fare ciò viene frammentato il DNA di partenza in tante piccole parti è utilizzato ciascuna per
creare dei cloni, in questo modo andremo a creare dei cloni di cellule che contengono ognuna un
singolo frammento di DNA.
Adesso però è necessario cercare il frammento di DNA che ci interessa all'interno della libreria. Per
fare ciò utilizziamo la tecnica dell'ibridazione che si basa sulla capacità di un filamento di accoppiarsi
al filamento complementare
1) utilizziamo il DNA contenuto nel clone e una sonda di DNA.
2) Successivamente prendiamo le colonie formate nella libreria e le trasferiamo su un filtro di
nitrocellulosa, in questo modo rende accessibile la cellula alle sonde di DNA.
3) Le cellule di interesse saranno marcate, in questo modo potremmo ricondurci alla colonia
di partenza.

22
LA PCR
In caso in cui si conosca la sequenza del gene non è necessario ricorrere alle librerie di DNA,
utilizzando un passaggio molto più economico e veloce chiamato PCR o reazione a catena della
polimerasi.
Il PCR è un sistema per isolare e amplificare DNA in provetta, questo si basa sulla capacità
dell'enzima DNA polimerasi di sintetizzare un nuovo lineamento di a partire da un filamento
stampo.
Per la PCR servono quattro tipi di reagenti:
1) la DNA stampo,
2) la taq polimerasi,
3) dei primer
4) quattro nucleosidi trifosfato.
La reazione della PCR si svolge in tre tappe:
1) denaturazione
2) appaiamento
3) allungamento
queste hanno tre temperature diverse e possono Una grande quantità di DNA partendo da una
minima parte di DNA.

IL SEQUENZIAMENTO DEL DNA


Il sequenziamento del DNA permette di definire il preciso ordine della sequenza di nucleotidi che
formano una molecola di DNA.
Il primo metodo di sequenziamento del DNA a fu messa appunto da Frederick Sanger nel ‘900.
questo è definito metodo Sanger ed è stato superato da altri metodi di sequenziamento i cosiddetti
metodi di sequenziamento e di seconda e terza generazione

IL METODO SANGER
Questa procedura si basa su una reazione simile alla PCR, che e prevede cicli ripetuti di
denaturazione appaiamento e allungamento; tuttavia, in questo caso viene usato solo un primer e
la reazione deve contenere quattro DDNTP.
Questi DDNTP agiscono da terminatori di catena perché sono privi del gruppo necessario alla
formazione de legame e fosfodiestere.
La procedura comprende diversi step:
1) inizialmente si sono frammento di DNA da sequenziare;
2) poi i frammenti di DNA vengono Uniti ai reagenti e suddivisi in quattro provette ciascuna
contenente uno dei quattro DDNTP;
3) in ogni provetta viene generata una miscela di frammenti che terminano tutti con lo stesso
nucleotide;
4) vengono analizzati i prodotti delle quattro creazioni; infine si costruisce le l'ordine con i
nucleotidi incorporati procedendo dal frammento più piccola verso qualche grande.
Per quanto riguarda la lettura dei frammenti in passato era effettuata manualmente in seguito la
procedura è stata autorizzata utilizzando l'elettroforesi. vengono anche utilizzate delle molecole
fuoriuscenti per identificare i DDNTP.

IL NEXT GENERATION SEQUENCING


Il metodo Sanger venne poi sostituito da un metodo più tecnologico definito di seconda generazione
chiamato sequenziamento di nuova generazione o NGS.

23
Questo metodo si basa sul sequenziamento massivo in parallelo di molecole di DNA. Questo aiuta
ad abbattere di molto i tempi di sequenziamento riuscendo a sequenziare anche interi genomi.
Una delle tecniche di lancio è il pirosequenziamento, la tecnica prende il nome dalla molecola
pirofosfato che viene rilasciata quando è aggiunto un nucleotide. il pirofosfato attiva quindi
l'enzima luciferasi che emette chemiluminescenza. In questo modo appunto attraverso l'enzima
nucleotididasi, vengono ripuliti i residui automatizzando facilmente la procedura.

IL SEQUENZIAMENTO DI TERZA GENERAZIONE


Le tecniche di terza generazione permettono di essere ancora più rapidi ed efficienti. Questa tecnica
sfrutta il sequenziamento a nanoporo, basato sul fatto che il DNA a quando attraverso un canale
minuscolo modifica il campo elettrico della membrana. questo permette di sequenziare milioni di
nucleotidi riducendo la percentuale di errore.

La clonazione e la pecora Dolly.


La colorazione è la creazione di copie geneticamente identiche di un intero organismo. il primo
mammifero clonato è stata la pecora Dolly. la tecnica di clonazione si basa su questi passaggi:
1. innanzitutto, si asporta con una micropipetta un nucleo di una cellula somatica di una pecora
Finn Dorset;
2. in parallelo si preleva un oocita non fecondato da un’altra pecora Scottish Blackface viene
enucleato lasciando intatti la membrana il citoplasma;
3. successivamente il nucleo della prima cellula viene inserito all'interno dell’oocita enucleato
generando uno pseudo zigote poi stimolato a diventare un embrione;
4. l'embrione poi viene impiantato nell'utero di una terza femmina, chiamata madre surrogata,
che era una pecora Scottish Blackface;
5. infine, si verrà a sviluppare un animale che ha un patrimonio genetico identico a quello della
cellula somatica iniziale cioè in questo caso il clone della pecora Finn Dorset.
Creare copie geneticamente identiche resta però una tecnica molto complessa, ad esempio la
clonazione della pecora dolly è il risultato di 276 esperimenti falliti.
Da questa tecnica di clonaggio e stato possibile generale cloni di animali con caratteristiche
particolarmente pregiate, come i tori resistenti alle malattie e le capre cashmere.

L’editing genomico.
L'editing genomico permette di modificare specifiche sequenze genetiche senza intaccare
l'integrità del genoma.
Inizialmente le tecniche di editing genomico erano molto costose e complicate, però la scoperta
delle sequenze CRISPR (scoperte nel genoma di alcuni batteri) diede una svolta alle tecniche di
editing genomico.
Quando i batteri vengono infettati si viene a creare un archivio di sequenze CRISPR, quando il
batterio incontra nuovamente lo stesso virus le sequenze CRISPR vengono trascritte in RNA guida.
L’appaiamento tra il genoma virale e l’RNA guida richiama l’enzima Cas9, che blocca l’infezione.
Quindi questo sistema CRISPR/Cas9 può essere usato per l’editing genomico; in particolare, nella
cellula vengono inseriti l’enzima Cas9 e l’RNA guida, in modo tale da “tagliare” il genoma e inserire
il frammento di DNA desiderato.

Le applicazioni delle biotecnologie


Le biotecnologie tradizionali. Le biotecnologie moderne: gli OGM.
I metodi tradizionali di selezione genetica dipendono dalla possibilità degli organismi di
ricombinare casualmente i propri genomi, in modo tale che i caratteri vantaggiosi possano essere

24
trasmessi nella loro prole. Questi metodi richiedono tantissimi incroci per arrivare alla varietà
desiderata.
Grazie alle biotecnologie moderne è possibile velocizzare questo processo trasferendo in modo
mirato solo i geni di interesse.
Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono organismi viventi il cugino tipo è stato
modificato con le tecniche dell'ingegneria genetica.

Produzione di farmaci ricombinanti. L’insulina: primo farmaco ricombinante.


Le biotecnologie sono applicate maggiormente al campo medico, con lo scopo di sviluppare
farmaci ricombinanti.
Il primo farmaco ricombinante è stato l'insulina.

Il pharming.
Il pharming è una procedura che utilizza animali di allevamento per la produzione di farmaci
biotecnologici.
una delle applicazioni del pharming prevede di inserire il gene all'interno di uno specifico tessuto,
come ad esempio e avvenuto con il gene per la proteina del latte, questo viene espresso ghiandole
mammarie e la proteina ricombinante viene rilasciata nel latte. tenere questo risultato vengono
utilizzati animali transgenici, cioè animali contenenti tratti di DNA di altre specie. Però, la
tecnologia del pharming solleva forti dubbi etici, difatti si preferisce utilizzare per la produzione di
farmaci biotecnologici piante transgeniche.

Vaccini con proteine ricombinanti.


Le biotecnologie si occupano anche della produzione di vaccini.
un vaccino è un farmaco che induce lo sviluppo di una memoria immunitaria che protegge una
persona quando viene a contatto con un determinato agente patogeno.
i vaccini che sono oggi a disposizione possono essere divisi in due categorie: vaccini tradizionali
vaccini di nuova generazione. i vaccini tradizionali introducono all'interno dell'organismo
l'antigene in modo da sviluppare anticorpi. Per quanto riguarda i vaccini di nuova generazione
questi utilizzano proteine ricombinanti.

Vaccini con vettori virali ricombinanti.


i vaccini ricombinanti vengono prodotti grazie alle tecniche del DNA ricombinante.
Un esempio è il vaccino contro l'epatite B.
i vaccini basati sui vettori virali usano la naturale capacità di virus di trasferire materiale genetico
all'interno di una cellula.

Vaccini a RNA.
I vaccini a sono costituiti da filamenti di RNA sintetico che una volta entrati nell'organismo
inducono la sintesi di proteine che attivano una risposta immunitaria specifica.
Alcuni vaccini a RNA sono i vaccini anti covid-19, come ad esempio i vaccini Pfizer e Moderna.

Le biotecnologie per l’agricoltura: piante transgeniche, piante cisgeniche e piante ottenute con
metodiche di editing del genoma.
Le biotecnologie per l'agricoltura modificano il genoma delle piante per creare nuove varietà
vegetali in grado di rispondere ad alcune sfide moderne, come cambiamenti climatici e diffusione
di nuovi patogeni.

25
le piante geneticamente modificate possono essere suddivise in tre grandi categorie: piante
transgeniche che possiedono nel loro genoma geni provenienti da altre specie; piante cisgeniche,
In cui un tratto di DNA viene inserito nel genoma da piante che sono interefertili con la specie
coltivata; piante ottenute con l'editing del genoma, attraverso questi sistemi di editing genomico
si modifica lo stesso DNA non introducendo nuove sequenze di DNA.

I primi tentativi di creare piante geneticamente modificate sono stati per creare piante resistenti a
patogeni ed erbicidi.
Una delle piante transgeniche più diffuse in assoluto è il mais Bt, l'attività insetticida è dovuta dalla
tossina Bt, e ciò permette alla pianta resistere agli insetti.
Un altro esempio e la soia transgenica del cui genoma è stato inserito un gene che e conferisce
resistenza ha un comune erbicida.

le piante transgeniche sono utilizzate anche per innalzare le proprietà nutrizionali delle
coltivazioni. L’esempio più noto è quello del Golden Rice. Poiché in molte regioni dell'asia il riso è il
principale costituente della dieta, questo genera una grave mancanza di betacarotene che provoca
gravi danni e cecità nei bambini. Il Golden Rice è stato arricchito di betacarotene per sopperire la
mancanza di questo nel riso normale.

Infine, le piante geneticamente modificate possono essere utilizzate per indurre la sintesi di
farmaci o vaccinici. Infatti, è possibile modificare geneticamente una pianta per somministrare alla
popolazione medicine o vaccini attraverso il cibo. con questa modalità si può far fronte al
crescente bisogno di farmaci nei paesi in via di sviluppo, poiché il vaccino non può essere assorbito
per via orale, nutrendosi della pianta transgenica.

SCIENZE DELLA TERRA


Struttura interna della Terra.
La terra all'interno non è omogenea, essa infatti presenta una struttura a involucri concentrici.
1. la crosta è la parte più esterna, ha uno spessore di pochi chilometri;
2. il mantello è la parte centrale, arriva fino a 2900 km di profondità;
3. il nucleo è la parte più interna, è diviso in due involucri: nucleo esterno, nucleo interno
complessivamente ha un raggio che supera 3400 km.
Vi sono due tipi di crosta terrestre:
- la crosta continentale, che corrisponde ai continenti, ha uno spessore medio di 35 km,
raggiunge al massimo 70 km in corrispondenza delle montagne;
- la crosta oceanica, che costituisce il pavimento degli oceani ed ecco aperta dalle acque, ha
uno spessore medio di 6 km;
Le rocce che formano la crosta continentale sono di ogni età, ossia quelle formatesi circa 4 miliardi
di anni fa fino alle più attuali; Le rocce che formano la crosta oceanica sono al contrario più recenti
arrivano ad un massimo di 190 milioni di anni fa.
La crosta continentale comparsa di rocce di ogni tipo, mentre quella oceanica da pochissimi tipi di
rocce.

L’isostasia
La crosta terrestre è meno densa e può galleggiare sul mantello. Infatti, quanto più la crosta
terrestre è spessa, tanto più essa affonda. Se lo spessore della crosta aumenta, ad esempio
quando si forma una montagna, la porzione di crosta affonda nel mantello. Quando, invece, una
catena montuosa si abbassa per l'erosione, la porzione di crosta si risolleva.

26
Questo fenomeno è detto isostasia. Da ciò si potrebbe pensare che sotto la crosta terrestre si trovi
immediatamente un liquido, e che quindi il mantello sia allo stato liquido, però sappiamo che
immediatamente sotto la crosta il mantello è formato da rocce allo stato solido. Il fenomeno
dell’isostasia è spiegato perché sotto il peso della crosta le rocce possono deformarsi come se
fossero un liquido molto viscoso.

Le onde sismiche.
I terremoti sono movimenti della superficie terrestre. possono essere classificati in tre tipi
1) da crollo, Cedimento della struttura di una montagna o del soffitto di una grotta,
2) da eruzione vulcanica, risalita del magma
3) da origine tettonica, In zone precise della litosfera masse rocciose si frantumano da forze di
elevata intensità che agiscono in profondità.

terremoto tettonico
Teoria del rimbalzo elastico: un blocco di rocce che viene sottoposto a sforzo si comporta
inizialmente come un elastico. però ogni roccia ha un limite di elasticità, se si supera questo limite
la roccia si Spacca e libera tutta l'energia accumulata. il ponte in cui la roccia si frantuma si origina
una faglia, in questo punto due placche scivolano l'una sull'altra creando slittamento.
Ipocentro: punto sottoterra di origine del terremoto
Epicentro: punto posto in superficie perpendicolare dall'ipocentro
L'energia liberata dalla frattura della roccia si propaga in tutte le direzioni sotto forma di onde
sismiche.

Le onde sismiche si dividono in onde primarie (P), onde secondarie (S) e onde superficiali (L).
Le onde primarie hanno verso e direzione longitudinale alla traiettoria della loro propagazione.
Le onde secondarie hanno verso e direzione perpendicolari alla traiettoria della loro propagazione.
Le onde superficiali si generano quando le onde P ed S incontrano una superficie di discontinuità.
Partono dall’epicentro propagandosi in 2 modi diversi:
a) oscillazione terreno dall’alto verso il basso (moto sinusoidale) generando un terremoto
sussultorio;
b) oscillazione terreno trasversalmente sul piano orizzontale da destra a sinistra “moto
sinusoidale” (il movimento di un serpente) generando un terremoto ondulatorio;

La velocità di propagazione delle onde sismiche varia in base al mezzo attraversato, in particolare
quanto più il mezzo è rigido tanto più veloce sarà l’onda.

Misura potenza sprigionata da un terremoto


1. Mercalli: valuta intensità dei danni provocati.
2. Richter: valuta energia liberata dalla scossa (Magnitudo) “più scientifica”.

La Magnitudo si misura in base all’ampiezza oscillazione disegnata dal pennino del sismografo sul
rullo di carta e si elabora con la seguente formula in scala logaritmica:

A = Ampiezza massima oscillazioni del terremoto che si sta osservando.

27
A0 = Ampiezza massima oscillazioni di un terremoto di riferimento.
Q = Fattore di correzione che tiene conto distanza reale della stazione di rilevamento
dall’epicentro e dall’ipocentro.

La teoria della deriva dei continenti.


Nel 1912 Wegener propose la teoria della deriva dei continenti. Egli credeva che in passato
esistesse un unico supercontinente, che egli chiamò Pangea, circondato da un grande mare, la
Pantalassa. In seguito, i continenti si sarebbero allontanati gli uni dagli altri, comportandosi come
zattere. A sostegno della sua ipotesi ci furono le seguenti prove:
- prova paletnologica: reperti di alcuni fossili simili trovati in aree geografiche molto distanti
tra loro,
- prova geologica: le coste del Brasile dell'africa meridionale sembrano combaciare,
- prova paleoclimatica: ritrovate in Brasile India e Africa occidentale rocce rosse da ghiacciai
nonostante il clima caldo di quelle regioni.

Teoria della Tettonica delle placche.


La teoria della tettonica delle placche sostiene che le rigide placche litosferiche sono libere di
muoversi e spostarsi in senso orizzontale. Le placche quindi si possono muovere
indipendentemente, si possono avvicinare o allontanare tra di loro.
Ciò che fa muovere le placche sono in molti convettivi della astenosfera. I moti convettivi infatti
sono caratteristici dei fluidi, poiché quando ricevono calore dal basso, la parte di fluido che si trova
in basso tende a salire perché diminuisce di densità, mentre quella che sta in alto scende.

Se due placche litosferiche si allontanano l'una dall'altra, il loro margini vengono detti divergenti.
le fratture che si formano perpendicolarmente alla dorsale sono dette faglie trasformi.
I moti convettivi spingono verso l'alto la litosfera, e può capitare che dalle spaccature inizi ad
uscire magma. Lo stiramento della litosfera proprio che una grande depressione chiamata
tettonica o Rift Valley.
Il fenomeno della subduzione avviene quando una placca oceanica collide con una placca
continentale, è questa si flette verso il basso entrando a far parte del mantello. Quando avviene
questo evento le aree delle due placche sono dette margini convergenti.
il margine della placca oceanica che si piega verso il basso dà luogo ad un profondo solco che
corrisponde ad una fossa oceanica.
Quando la litosfera oceanica sprofonda sotto quella continentale, subisce un riscaldamento. Il
magma formato tende a risalire e in superficie origina fenomeni vulcanici formando un arco
vulcanico e catene montuose.

28

Potrebbero piacerti anche