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REDENTORE – la strada di REDENZIONE

C’è un evento assai caro ai veneziani che – la terza domenica di luglio – segna per rilevanza
religiosa, storica e culturale una ricorrenza plurisecolare particolarmente sentita: la Festa del
Redentore.
Correva l’anno 1576 e a Venezia imperversava la peste, che in due anni fece 50 mila vittime, il
25% della popolazione. L’8 settembre il doge Alvise Mocenigo, nella sua cappella dogale (la
basilica di San Marco), proclamava il voto solenne del Senato di dedicare un tempio al
Santissimo Redentore promettendo che “ogni anno, nel giorno che questa città fosse stata
dichiarata libera dal contaggio, Sua Serenità et li successori suoi anderanno solennemente a
visitare predetta chiesa, a perpetua memoria del beneficio ricevuto”.
La città fu liberata dalla peste ed il voto fu rispettato: all’isola della Giudecca, visibile da
tutte le rive del bacino di San Marco, fu scelto il posto dove erigere la chiesa e fu scelto
anche l’architetto: Andrea Palladio. Il risultato di questa scelta è oggi sotto gli occhi di tutti.
E ogni anno i “successori” – cioè tutti i veneziani – si recano solennemente in questa chiesa per
ringraziare il Cristo Redentore della grazia ricevuta, e per farlo costruiscono un ponte di
barche che consente di attraversare l’ampio canale della Giudecca.
Accanto a questo aspetto religioso della ricorrenza vi è anche un aspetto gioioso: la vigilia
della festa, che viene vissuta in barca ed allietata dai tradizionali “foghi”, i fuochi di artificio
che – rispecchiandosi sull’acqua del bacino San Marco – creano incredibili meravigliosi effetti
di luci e colori.
In questa città unica da qualche tempo organizziamo un evento in chiave scout che, proprio
perché si svolge a Venezia, diviene un evento “prezioso”.
Preziosa è la cornice e preziosi sono i luoghi selezionati per sviluppare il tema del “cuore”, che
è quello del titolo: Redentore e Redenzione.
Il tema prescelto – che non è nuovo, ma è nuova la possibilità di vivere la REDENZIONE che è
sempre attuale - è quello che la città di Venezia celebra ricordando devotamente di essere
stata “redenta” da Cristo Gesù, tanto nei corpi dei suoi cittadini liberati dalla peste quanto
negli animi purificati dalla sofferenza.
L’omaggio di Claudio Gentili a padre Silvio Zarattini sj ci permette di proporvi la riflessione sul

Novum
Non importiamo nel MASCI e nelle nostre Comunità la politica che divide, ma esportiamo nella
politica il nostro "novum", il servizio che unisce. Sì, dunque, senza esitazione alla Comunità
MASCI che educa alla politica, che coltiva vocazioni alla politica, che spinge i suoi membri a
pagare di persona ed a spendersi anche nella vita civile.
No, invece, alla trasformazione della Comunità MASCI in comitato elettorale. Il "novum" del
MASCI non è portare nello Scautismo le divisioni, lo spirito di potere e di guerra della politica
"vecchia", ma esportare nel mondo civile e politico (dall’Associazione di volontariato al Consiglio
circoscrizionale, al Consiglio Comunale, al Parlamento) una novità: la ricerca della comunicazione
e della comunione ed il primato del servizio nell’agire politico.
Lo Scautismo esporta comunione e comunicazione, non divisione, esporta servizio, non demagogia.
E lo fa dando grande attenzione alla vita all‚aperto e alla vita interiore delle persone. Il cuore del
nostro metodo (le famose tre "C") è sicuramente fare strada nel cuore. Occorre un grande impegno
per crescere in questa direzione, mediante la lectio divina in stile scout e l’animazione della vita
familiare che devono diffondersi in ogni nostra comunità.
Questo è possibile se sappiamo passare da gruppo alla comunità, se sap- piamo costruire una
comunità vera, cioè una comunità di fratelli, e se sappiamo contenere il pagano che è in noi, se
sappiamo scoprire ed esaltare il bambino che è in noi, se sappiamo amare in eccesso, amare i nostri
nemici, non giudicare ne condannare, ma perdonare, in comunità, in famiglia, senza stancarsi.
Il nuovo Patto Comunitario (http://www.masci.it/patto-comunitario/) è una sorta di carta
costituzionale del MASCI, aggiornata alla luce delle esigenze del nuovo millennio. Ci sono diversi
capitoli riassumibili in tre grandi aree. Il cuore è il simbolo dell’interessamento dell’Adulto scout
alla conversione personale. La città è la metafora del suo impegno nella politica come servizio agli
ultimi e veicolo dei valori fondanti quali la solidarietà. Il Creato è un inno di lode a Dio.
Quest’ultimo punto avvicina per certi aspetti il MASCI agli ecologisti, ma mentre una cospicua
fetta dell’arcipelago dei"verdi", vorrebbe mantenere la natura incontaminata e liberarla dalla pre-
senza ingombrante dell’uomo, noi vogliamo rimettere al centro l’uomo, che ritrova nel Creato le
tracce di Dio. Se a Venezia mille anni fa avessero impedito di costruire, realizzando un parco
naturale, oggi una delle meraviglie della creatività umana sarebbe una palude.
In definitiva il MASCI ha il compito, in questo nuovo millennio, di rilan-ciare l’umanesimo
cristiano, dentro un linguaggio attento ai segni dei tempi, traghettando nella nuova era quei valori
universali che difendono e pro- muovono la dignità della persona umana.

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