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o ”

ili B
n t rlo
ge Ca
e r “
CORSO DIPi GENETICA n o
o rb i
rt
be i U
o
LA
R tà d
GENETICA DI
s i
BATTERI E VIRUS
er
iv
Un
La coltivazione dei batteri
o ”
ili B
n t rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er Una colonia è formata da
iv 7
circa 10 cellule.
Un Clone = discendenti di
un’unica cellula.
Scambio di materiale genetico
o ”
ili B
n t rlo
Meccanismi mediante i qualieavviene a
rg “ C scambio

ie o
di materiale genetico tra batteri:
P i n
o rb
¸ trasformazione
t
e r U
ob i
¸coniugazione
d
R ¸tàsesduzione
i
s ¸trasduzione
e r
iv
U n
La trasformazione
o ”
La trasformazione è il trasferimento di materale genetico da un
ili B
batterio all’altro mediato da frammenti di DNA extracellulare.
n t rlo
La trasformazione (in Streptococcus e
g Griffith
C a
pneumoniae) è stata
r
e o
osservata per la prima volta da Frederick “ nel 1928.
i
Nel 1944 Avery, MacLeod P i n
t
McCarty dimostrarono rche il r
o e
b
principio trasformanteb e era iil U
DNA. o
R tà d
Nella trasformazione s
i
e r frammenti

iv
isolati di DNA vengono assorbiti
dall’esterno
U n
all’interno della
cellula.
La mappa per
trasformazione
o ”
il i B
n t rlo
g e Ca
Con la
e r “
trasformazione
P i è
o
possibile mappare iin
geni: r t o
quanto piùrb
dueemarcatori
b i U sono
o
R probabile d
it à
vicini, tanto più
è la loro
rs
cotrasformazione.
iv e
Un
p ed o non stanno mai insieme ->
sono i più distanti -> q è al centro!
La trasformazione a livello
molecolare o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
La scoperta
della o ”
ili B
nt rlo
coniugazione - 1 ge Ca
er “
Nel 1946 Joshua Lederberg e P
i no
o b i
Edward Tatum dimostrarono
rt r
che due ceppi di eE.coli
b bio di U
auxotrofi (E. coli A omet- -

thr leu thi ed E.R à


+ + +

s it
coli B met
+

r
+ - - -
bio thr leu thi ), posti a
contatto, possono e
iv scambiarsi

U n
materiale genetico e creare
dei batteri prototrofi.
Colonie prototrofe: 1x10-7
La scoperta della coniugazione - 2
o ”
ili B
Alla fine degli anni
n t rlo
‘40 Bernard Davis
ge Ca
scopre che se i
e r “
due ceppi sono Pi o
separati da un o i n
rt r b
e
filtro attraverso
b i U
o
cui possono
R tà
passare sostanze
d
i
(ma non batteri) non si hasla
e r il
vdue ceppi è
formazione di prototrofi:
i
indispensabile! U
n
contatto fisico tra i
Il fattore di fertilità (F)
o ”
ili B
Nel 1953 William Hayes scoprì che il trasferimento
nt rlo
genico avviene in una sola direzione: da un donatore
ge Ca
(maschio) ad un ricevente (femmina). Hayes trovò
er “
i
un donatore “sterile” (cioè incapace di trasferire
P ino
l’informazione) che si era trasformato in un
to rb
ricevente, pertanto ipotizzò che la capacità di
e r U
fungere da donatore fosse una condizione ereditaria
o b d i
determinata da una fattore di fertilità F. I ceppi che portano F sono
R tà
i
donatori (F+), quelli senza F sono riceventi (F-). Inoltre osservò che il
s
r
trasferimente genico era un evento raro, ma il fattore F veniva
e
v
trasferito facilmente. Successivamente fu dimostrato che il fattore
i
n
F è un plasmide, cioè un anello di DNA indipendente dal cromosoma
U
batterico e non facente parte del genoma batterico, che si replica
nel citoplasma batterico in maniera autonoma.
La scoperta della
o ”
coniugazione - 3 ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
I ceppi Hfr
o ”
i li B
Luca Cavalli Sforza scoprì un nuovo ceppo
n t rlo
derivato da un F+ chiamato high frequency of
ge Ca
recombination (Hfr). L’incrocio Hfr x F- dava
er “
i
1000 volte più ricombinanti dell’incrocio F+ x
P ino
F-, ma nessuna cellula F- diventava F+. Si
t o rb
scoprì poi che il ceppo Hfr si forma in seguito
e r U
Quando si mescolanoob d
cellule
i
all’integrazione di F nel cromosoma batterico.
F+ con cellule F- il fattore F si
R à
integra nel cromosoma tbatterico
i con una bassa frequenza. Ciò
s di geni batterici ma con bassa
r
determina trasferimento
e
v
i hanno F integrato, la frequenza di ricombinanti
frequenza. Nell’incrocio Hfr x F- invece, dal momento che tutti i
n
batteri donatori
U
è alta.
L’integrazione
o ”
ili di F
B
n t rlo
ge Ca tra due anelli di
La ricombinazione
e r in “seguito ad un singolo
i DNA,
P crossing n o
o b i over, porta alla

rt r
formazione di un anello unico che

be i U è la somma dei due precedenti. In


o
R tà d questo modo un ceppo F+ (con F
plasmide libero) può trasformarsi
s i
er in un ceppo Hfr. Una volta

iv inserito, il plasmide F mantiene la

Un sua capacità di riconoscere un


batterio F- e, in questo caso,
tenta di iniziare la coniugazione.
Il trasferimento
o ”
di Hfr - 1 ili B
Il trasferimento di F integrato (Hfr)n
t rlo
comincia sempre a partire dall’origineg di
e Ca
e r “
replicazione O. Ma quando è integrato
P i O
n o
o i
non si trova all’estremità di F: il ricevente,
b
r
per poter diventare F+, dovrebbet r
ricevere
tutto il cromosoma ebatterico
b i U del
donatore. Poiché il piloosessualedè instabile,
R à
anche a causa del motoitbrowniano del
r s
liquido di coltura, il trasferimento non è
i
(quasi) mai completo:v eil ricevente resta F-

U n
ma ottiene una parte di DNA batterico dal
donatore che può eventualmente essere
integrata nel cromosoma.
Il trasferimento di Hfr - 2
o ”
li B
A questo punto, il ricevente non ha ricevuto un DNA circolare, ma
i
nt rlo
lineare! Questo potrà eventualmente essere integrato nel genoma

ge Ca
del ricevente per ricombinazione sfruttando l’omologia del DNA

er “
batterico, e solo in seguito ad un numero pari di crossing over.
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
La coniugazione interrotta
Elie Wollman e François Jacob, 1957
o ”
ili B
nt r l o
Si può sfruttare la labilità del e
g “C a
pilo e l’inserzione di F per r
e o
mappare i geni di un cromosoma i
P in
leo
batterico. Infatti,
rt r b
integrazioni di F sono casuali
be
sia come punto di inserzione, i U
sia come orientamento
o
R tà del
d
i
s geni
plasmide, quindi ogni ceppo
e
batterico Hfr trasferirà r
v
nel ricevente con uni ordine che
n
U dei geni
riflette la disposizione
lungo il cromosoma.
La procedura
o ”
I due tipi di cellule vengono
li B
Esempio: donatore HfrH
i
thr+leu+aziRtonR lac+gal+strS

mescolate in gran quantità in


nt rlo
ricevente: F- thr leu aziStonS lac gal strR

un terreno liquido a 37°C. A


ge Ca
vari tempi vengono prelevati
er “
dei campioni della coltura, i
P ino
vengono agitati
to rb
(per

e r
interrompere artificialmente
U
o b d i
la coniugazione) e piastrati su
R tà
terreni selettivi (nell’esempio
s i
illustrato a lato, contenente
er
streptomicina) per uccidere le
iv
Un
cellule Hfr. Si ottiene in
questo modo una mappa a
tempo del cromosoma
batterico donatore.
Le mappe a tempo o”
li B
t i lo
en
Wollman e Jacob arrivarono a queste conclusioni perché:
a r
¸ ogni allele del donatore appariva nel g C
e r “
ricevente F- dopo un intervallo
i
P ino
di tempo ben preciso dall’inizio della coniugazione;

¸ gli alleli del donatore sito b


r U r
presentavano sempre in una specifica
sequenza;
b e i
o à dpiù tardi comparivano in un numero
¸ i marcatori cheRentravano
minore di cellule.
s it
e r
v
Da queste osservazioni dedussero che il trasferimento avviene a
i ben preciso sul cromosoma del donatore chiamato
n
partire da un punto
U secondo una modalità lineare.
origine O e prosegue
Costruzione della
mappa ”
li B o
i
Come unità di misura si usa il tempo in
t rlo
n
minuti impiegato dagli alleli del donatore
e Ca
r g
ad entrare nel ricevente.

ie
P ino
t o rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
Solo dopo circa 2 ore i riceventi diventano
F+ Ÿ il fattore F entra per ultimo.
L’integrazione di F
o ”
il i B
nt rlo
g e Ca
er “
i
P ino
t o rb
e r U
o b d i
R l’integrazione
Fu Campbell che scoprì che t à
i di F avviene tramite un singolo
sanelli di DNA, portando alla loro fusione e
crossing over tra i due
e r
iv
creando un unico anello che è la somma dei due componenti. Poiché

U n
esistono nel cromosoma batterico vari siti con sequenza omologa alla
regione di appaiamento di F, si possono ottenere tanti ceppi Hfr, ognuno
dei quali trasferisce i geni in un ordine diverso.
Il cromosoma batterico
è circolare i o ”
il B
Usando vari ceppi Hfr ed ottenendo mappe n diverse, lo ipotizzò
t rCampbell
g e Ca
che il cromosoma batterico fosse circolare.
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
U n
Il saggio a tre punti nei batteri
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
La sesduzione,
ovvero F’ o ”
ili B
n t rlo
Nel 1959 E. Adelber scoprì che in
ge Ca
un ceppo Hfr il fattore F può
excidersi e generare un ceppo F+.ie
r “
P n o
Se però excide in maniera errata,
o b i
rt
può incorporare il gene batterico r
b e
accanto al quale era inserito. i
In U
R o
questo caso prende il nome d
di F’. Il
plasmide F’ può coniugare it à ed
s
inserire il gene che ha rincorporato
in un
iv
batterio e ricevente
(sesduzione) chen diventa F+ e
U
produce un diploide parziale
stabile, o merozigote.
La trasduzione
o ”
ili B
È il trasferimento dei geni batterici mediato
n
da batteriofagi.
t rlo
g e Ca
I fagi che r
e veicolano“
effettuano la trasduzione
i
P ino
generalizzata qualsiasi porzione
del ogenoma b
r t r dell’ospite, mentre i fagi che

be U
effettuano
i
la trasduzione specializzata
o
R La d
trasferiscono solo porzioni specifiche.

it àtrasduzione generalizzata fu scoperta nel


rs 1951 da Joshua Lederberg e Norton Zinder
iv e che ottennero prototrofi anche con

Un l’esperimento del “tubo a U”. Il meccanismo


venne poi chiarito da Ikeda e Tomizawa con
il fago P1 nel 1965.
Il ciclo vitale di un fago litico
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
La trasduzione generalizzata
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà NB: nella

s i testa del

er fago non

iv restano

Un geni fagici!
La mappa per trasduzione
o ”
ili B
t rlo
Con la trasduzione generalizzata si possono stabilire relazioni
n
di associazione tra i geni.
ge Ca
La cotrasduzione è il trasferimento di due geni batterici
er “
i
P ino
(molto vicini) ad opera dello stesso fago. Ad esempio:

to rb donatore leu+thr+azi x
r
R

be i U ricevente leu-thr-azi S

o
R tà d Dalla prima parte (leu ): +

s i thr leu azi

er oppure
iv thr azi leu
n
U parte si deduce che è la prima, la mappa giusta!
Ma dalla seconda
La frequenza di cotrasduzione
o ”
donatore a+b+ x
l
ricevente a-b-
i i B
n t rlo
a+b-
g e dei
numero
C atrasduttanti
trasduttanti
frequenza di
e r “
per entrambi i marcatori
a-b+ cotrasduzionei =
P numero n o x 100
a+b+
o rb i di trasduttanti totali

rt
selezionando b e
per a+ i U (a+b+)
o d
R tà (a+b-)+(a+b+)
freq. di cotrasduzione = x 100

s i
e r
iv
selezionando per b+ (a+b+)
n
freq. di cotrasduzione =
U (a-b+)+(a+b+)
x 100%
La trasduzione specializzata
o ”
ili B
nt rlo
Alcuni batteriofagi, una volta entrati e
g C a
nell’ospite, possono seguire
due strade alternative. Come descritto, r
e entrare “
possono procedere con il
P i
classico ciclo litico. Oppure possono
n o in un ciclo detto
o
lisogenico (o lisogeno); in questo b
caso i
si parla di fagi temperati o
rt sonor dei fagi quiescenti che
profagi. I fagi temperati
b e i U
o
sopravvivono nell’ospite
R tà
lisarlo, e sfruttano la
d
attraverso
replicazione
le generazioni cellulari senza
del DNA batterico per la loro
s i
stessa replicazione e sopravvivenza. La quiescenza avviene grazie
r
ad un sistema di econtrollo genetico che impedisce al fago di
iv litico finché non si verificano determinate
n
innescare il ciclo
U questo modo il fago può sopravvivere senza nuocere
condizioni. In
all’ospite, in teoria indefinitamente.
Il ciclo lisogenico
o ”
del profago l ili B
nt rlo
Il profago l si può integrare con un ge Ca
e r “
P i
singolo crossing over a livello del “sito di
attacco di lambda” tra i geni gal e bio. in
o
t o rb
e r U
o b d i
R tà
s i
e r
iv
U n
Meccanismo della
trasduzione specializzata

li B o
i
t rlo
n
e Ca
rg “
ie
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
NB: nella testa del
fago restano
ANCHE i geni fagici!
Riassumendo…
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
Gli eterozigoti
o ”
Un organismo eterozigote ili B
doppio rispetto a due nt rlo
ge Ca
mutazioni può essere cis o
er “
i
P ino
trans eterozigote rispetto ad

o rb
esse. Se le due mutazioni sono
t
e r
sullo stesso cromosoma, allora
U
b i
si dice che esse sono in cis.
o d
R tà
Altrimenti sono in trans. In
i
generale, tutti gli elementi
s
r
genetici che si trovano sulla
e
iv
stessa molecola di DNA sono

Un
in cis tra loro.
Le
o ”
muta- ili B
nt rlo
zioni ge Ca
er “
i
P ino
in cis o rb
rt
Le due be i U
mutazioni o
R tà d
possono
s i
essere
er
intrageniche iv
o Un
intergeniche!
Le muta- ”
li B o
zioni in i
t rlo
n
e Ca
trans rg “
ie
P ino
to rb
Le mutazioni in
e r U
trans possono
o b d i
NON dare R tà
fenotipo s i
selvatico! er
iv
U n
I fenotipi dei fagi

I fenotipi fagici possono essere riconosciuti per la forma e/o le
o
ili B
dimensioni delle placche di lisi, e per la specificità d’ospite (ceppo
batterico che un fago è in grado di lisare).
n t rlo
ge Ca
Marcatori del fago T2:
e r “
i
P il ceppoB/2
n o
h+ lisa il ceppo B di E. coli ma non
o b i
r t
h lisa sia il ceppo B che il B/2 r
b e i U
R o
r+ forma placche piccole con d
margini indistinti

r forma placche grandi con i t à


margini netti
r s
v e
Quando i fagi h+ crescono su uno strato misto di cellule B e B/2
formano placche itorbide
batteri B/2 U
n perché lisano solo i batteri B, mentre i
crescono nelle placche provocandone la torbidità. I
fagi h formano invece placche chiare.
I fenotipi dei fagi
Esistono alleli mutanti del gene
o ”
r detti rII.
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
L’incrocio
tra fagi o ”
ili B
nt rlo
Per incrociare tra loro
ge Ca
dei fagi (organismi
er “
aploidi, riproduzione
i
P ino
non sessuata) di to rb
genotipo diverso si può er U
o
coinfettare un batterio b d i
ospite usando oppor- R tà
tune concentrazioni dei si
e r
tre organismi. I DNA
iv
fagici nel
U n
batterio
possono eventualmente
ricombinare tra loro.
Mappatura dei geni fagici
o ”
il i B
n t rlo
Frequenza e di a
r g “C
e o
ricombinazione
i
traPh ed rin
t o rb
e r U
ob d i
R tà
si
placcher (h+r+) + (h-r- )
v e
i placche totali
x 100

U n
La complementazione nei fagi

Esistono tanti ceppi mutanti di fagi di tipo rII; per vedere se questi
o
li B
appartengono tutti allo stesso locus genetico si esegue un test di
i
complementazione.
n t rlo
g e conCmargini
a netti; sono in
r
I fagi mutanti rII producono placche grandi
e “
i
grado di lisare il ceppo B di E. coli ma
P in non il o
ceppo K(l).

I fagi selvatici rII+ producono toplaccherbpiccole con margini irregolari;


sono in grado di lisare siaeilrceppo BU di E. coli che il ceppo K(l).
b
o àd i
Per fare il test diRcomplementazione tra due fagi mutanti rII (es.
1 2
rII e rII ) si fa una doppiait
soppure no.
infezione (o infezione mista) su K(l) e si
e r
verifica se avviene la lisi
v
i mutanti vengono piastrati ad alta molteplicità di
n
I fagi dei due ceppi
Uad un concentrazione elevata in modo che i batteri
infezione, cioè
vengano infettati allo stesso tempo da entrambi i tipi fagici mutanti.
I risultati di una doppia
infezione o”
ili B
Se si ha la lisi delle cellule K(l) vuol
nt rlo
e Ca
dire che le mutazioni sono a carico di
g
er
geni diversi e pertanto complementano.

i
P ino
Se non si osserva lisi le mutazioni sono

o rb
a carico dello stesso gene e di
t
e r
conseguenza non complementano.
U
o b i
Nella complementazione i genotipi della
d
R tà progenie fagica rimangono mutanti come

s i quelli dei genitori. Avviene solo un

er mescolamento di prodotti genici.


iv Viceversa, nella ricombinazione i

Un genotipi della progenie sono diversi da


quelli dei genitori.
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
Analisi genetica della
progenie fagica o”
i li B
n t
La progenie fagica si piastra su
r l o
e
g “C a
r
e E.colio K(l)
E.coli B
i
P in
t o rb
tutti i fagi non si osserva
Complementazione
e r
formano placche
U
formazione di

o b d i
(titolo elevato) placche

R tà formano placche

s i
tutti i fagi la metà dei fagi

Ricombinazione
e r
formano placche (i selvatici) che

i v (titolo molto lisano B. I doppi

U n basso) mutanti non


formano placche

La frequenza di ricombinazione è di solito molto


bassa e non interferisce con la complementazione.
Il cistrone
o ”
Mediante il test di trans
ili B cis
complementazione m1
nt rlo
+ m1 m2
è possibile definire +
ge Ca m2 + +
il gene come unità
er “
di funzione. Un i
P ino
complementazione complementazione
gene o cistrone è la
to rb
regione genetica
e r Utrans cis
all’interno b
della
o d i
m1 + + m1 m2 +
quale non R tà
c’è + m2 + + + +
complementazione
s i assenza di complementazione
e
tra mutazioni. Ilr complementazione
iv
cistrone è l’unità
U
di funzione.n
Il cistrone prende il nome dal test di complementazione che si
chiama test cis-trans.
La struttura fine del geneo” - 1
il i B lavorando
n t rlo
Negli anni ‘40 Edward B. Lewis,
sul locus Star e del acromosoma 2 di
g controlla
C
Drosophila r(che “ le dimensioni
ie trovòoche su 57.000 individui
P
dell’occhio)
i
natiodall’incrocio
n S (Star, dominante) per
rt r b
be ast
U
(asteroid, recessivo, anch’esso con
occhioi ridotto) solo 16 avevano occhi
o d
R tà (quindi con genotipo +/+). La
normali
s ispiegazione più semplice era che fosse
er avvenuta ricombinazione tra mutazioni in
iv siti diversi dello stesso gene. S ed ast
Un furono chiamati pseudoalleli.
La struttura fine del gene - 2
o ”
ili B
Nel 1940 Oliver lavorava sul gene n t lozenge
r l o (lz) sul
ge lz/lz C a
e r
cromosoma X di Drosophila (gli individui
“ hanno occhi
con superficie lucida e liscia).i
mappavano allo stesso locusP(lz lz in
Isolò
o molti alleli lz che

oReincrociando
BS K l g
lz lz ) ed in eterozigosi
davano fenotipo mutante.
r t r b eterozigoti per due

b e i
diversi alleli lz si ottenevano U selvatici, a bassa frequenza.
Anche in questo o d
R tà del gene lozenge e gli alleli lz
caso si suppose che avvenisse

si
ricombinazione all’interno
furono chiamati rpseudoalleli. Usando la frequenza dei
iv e
ricombinanti selvatici si poteva costruire una mappa delle
mutazioni lznall’interno del locus lozenge.
U
Seymour Benzer
o ”
Benzer negli anni ‘50 utilizzò un sistema molto
sensibile per mettere il
ini B
evidenza la
n t rlo
ricombinazione intragenica nel fago T4 e costruì
ge Ca
e r
una mappa genetica dettagliata di siti all’interno

i
P ino
del gene rII. La sensibilità del sistema adottato

t omolto numerosa,
era data dal fatto che i fagi producono progenie
r b
rII +
rII
e r U
per cui era possibile

K(l) assenza di
o
placche b d i
mettere in evidenza eventi di
lisi R
piccole
t à ricombinazione estremamente rari come
margini
irregolaris
i quelli che si verificano all’interno di un

e r singolo gene. Egli isolò circa 3.000


B placche
v
placche
i mutanti rII e li saggiò a coppie, tramite
grandi
margini
Unpiccole
margini doppie infezioni, per vedere se erano
netti irregolari
allelici o no.
rIIA ed rIIB
o ”
il i
Dai dati di complementazione Benzer capì che le mutazioni rIIB
n t rlo
mappavano in due unità di funzione, che chiamò cistrone A e cistrone B.
g e Ca tra loro ma
r
I mutanti del cistrone A non complementavano
e “
complementavano con tutti i mutanti
P i del
n ocistrone B. I mutanti del
cistrone B non complementavano tra loro ima
i mutanti del cistrone A. r
o b complementavano con tutti
Iltnumero rdei mutanti assegnati a ciascun
be
cistrone risultò più o meno lo i
stessoU (circa 1.500).
o
R tà Benzer d fece doppie infezioni con

s i coppie di mutanti r I I (tutti

er appartenenti allo stesso cistrone)


iv sul ceppo B ed il lisato fagico
n
U sul ceppo K(l) (sul quale potevano crescere solo i
ottenuto lo piastrò
ricombinanti selvatici) ed ottenne ricombinanti selvatici che si erano
originati da ricombinazione intragenica.
La metodologia
I dati di Benzer
o ”
confermarono ciò ili B
che avevano intuito nt rlo
Lewis e Oliver, cioè ge Ca
er “
che la ricombina-
zione può avvenire
i
P ino
to rb
anche tra siti all’
e r U
interno del gene
stesso. Questi siti o b d i
R tà
furono all’epoca
s i
chiamati reconi.
er
iv
frequenza di
ricombinazione =
Un
ricombinanti rII+ x2
totale progenie
tra due alleli
(numero di placche
presenti sul ceppo B)
I risultati ottenuti
o ”
ili B piastrando
Per ciascun incrocio Benzer faceva un
n t l o
controllo
sulr ceppo B e poi
e
singolarmente i fagi di partenza (mutanti)
g C a
r
trasferendo il lisato su K(l). In questo modo“era possibile calcolare
etutti iocasi si vide che essa era
P
la frequenza di retromutazione. In i n
o rb
trascurabile rispetto alla frequenza di i
ricombinazione.
r t
Benzer non osservò mai frequenze
0,01% anche se il suobsistema era
U
e i in grado di mettere in evidenza
di ricombinazione inferiori allo

o d
R tà 0,0001%. Ciò suggeriva l’esistenza
frequenze di ricombinazione dello
di un limite fisico ali di sotto del quale non può avvenire
r s
ricombinazione.
v e
Successivamente isi capì che la più piccola unità di ricombinazione
n
U con la singola coppia nucleotidica.
(il recone) coincide
Risultati strani ”
l i B o
i
t Benzer l o
en a
notò
r coppie di che

rg “mutanti
alcune
C
ie rII analizzati
P ino non davano mai luogo
to rb né a reversione
e r U (retromutazione) né a
o b d i ricombinazione. Quali
R tà tipi di mutazioni
s i
er possono dare questi

iv risultati?
n
complementazione ricombinazione retromutazione +

U intragenica assenza di placche


Le delezioni
o ”
ili BenzerBipotizzò che
n lo trattare
t sirpotesse
g e Cadi delezioni. Queste
er “
i o infatti non possono
P in ricombinare con mu-
to rb
e r U tazioni puntiformi

o b d i sovrapposte.
R tà Benzer mappò le delezioni

s i incrociandole tra loro: se


er dall’incrocio tra due diverse
iv
Un delezioni non si ottengono
ricombinanti selvatici, allora
esse si sovrappongono.
Due delezioni NON sovrapposte
possono invece ricombinare
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
Le delezioni scoperte da Benzer
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
La mappa per delezione
Benzer mappò le o ”
ili B
delezioni tra
nt rlo
loro e poi le
ge Ca
utilizzò per
er “
mappare più i
P ino
velocemente
to rb
tutte le
e r U
mutazioni
o b d i
puntiformi della
R tà
regione rII
s i
tramite test di
er
complementa- iv
zione a due a
Un
due.
La tecnica genetica
o ”
ili B per esempio
nt rlo
Come si mappa un mutante utilizzando le delezioni? Siano
D1 e D2 due delezioni del gene rIIA. e
g C a
Esse definiscono tre aree del
gene, che chiameremo i, ii, iii. r “
eSe unaomutazione dà ricombinanti
i
P in
to rselvatici
b solo se incrociata con
e r U D2, allora risulterà localizzata
m o
b md
i nella regione i.
m
R tà
Se una mutazione non dà si ricombinanti selvatici né con D1 né con D2,
e r nella regione ii.
v
allora risulterà localizzata
i
Se una mutazione n dà ricombinanti selvatici solo se incrociata con D1,
Ulocalizzata nella regione iii.
allora risulterà
La mappa fine dei loci rII - 1
o ”
ili B
Benzer utilizzò deficienze sempre più piccoleted infine
n l oincrociò in tutti
r segmento per
g
i modi possibili i mutanti puntiformi internie ad unoastesso
C
r
e o
costruire una mappa genetica dettagliata. “
i
P intra loro non davano ricom-
Se due mutazioni puntiformi incrociate
t oesse erano
r b
e r
binanti selvatici significava che
U
a carico dello stesso sito.

b erano itutti uguali rispetto alla suscettibilità


o
Benzer notò che i siti non
d
R tà aveva una sola mutazione per sito, ma in
alla mutazione. In molti casi si
alcuni casi se ne avevanoi molte. I siti maggiormente mutabili furono
rs
iv e
chiamati hot spots (punti caldi).

U n
Gli hot spots si mettono in evidenza anche trattando con mutageni.
La mappa fine dei loci rII - 2
o ”
ili B
nt rlo
ge Ca
er “
i
P ino
to rb
e r U
o b d i
R tà
s i
er
iv
Un
Conclusioni o ”
ili B
n t rlo
ge Ca
e r
L’analisi della struttura finei del gene

P n o ha dimostrato che
ciascun gene è costituito o da b
unai serie lineare di sub-
rt r
be
elementi o siti che possono
i U
essere alterati dalle mutazioni
e possono essere o d
separati dalla ricombinazione.
R tà che ciascun sito consiste in una
Successivamente si videi
s della doppia elica del DNA.
r
singola coppia di basi
e
iv
U n

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