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La catechesi sul “PADRE NOSTRO” di Don Romano Nicolini

(A)
”Padre nostro”

1)Noi ormai ci siamo abituati alla parola “padre” attribuita a Dio ma la storia ci dice che questo
senso di affetto verso la divinità non era affatto frequente,anzi...

2) Compiendo alcuni scavi alla periferia di Lima, in Perù, un giorno venne alla luce un cunicolo di
mattoni, alto circa un metro, largo sì e no 80 cm., lungo almeno 15 metri. In fondo al cunicolo i
muratori videro uno spettacolo inatteso: il corpo mummificato di una bambina dalla apparente età
di circa 10 anni, rannicchiata su se stessa,piegata in avanti, con le mani sul volto.

3) Gli esperti della Università giunsero sul luogo e diedero velocemente la risposta: guardando i
vestiti dorati della fanciulla, le corone di fiori e verdura rimasti sul collo,le collane e gli anelli,
dedussero che si trattava di una morte sacrificale risalente a circa 2-3000 anni prima. Cosa era
successo? Forse a causa di una calamità naturale, i sacerdoti di un certo dio avevano convocato le
bambine del villaggio. Dopo lunghe e tortuose preghiere, avevano dedotto che quella calamità
naturale poteva terminare se una fanciulla veniva murata viva per placare le ire della divinità.

4)Fatto il sorteggio,rivestita di vesti dorate e fiori, accompagnata da canti e preghiere, la bambina


era stata portata nello stretto cunicolo e murata viva! Immaginate se quella povera fanciulla poteva
pensare a Dio come ad un padre!

5) Un primo accenno a Dio che è padre e non vuole la morte di nessuno lo abbiamo già nella
GENESI (22,1-18) quando un angelo ferma la mano di Abramo che sta per uccidere Isacco.
Abramo era diventato triste quando gli fu chiesto di sacrificare il suo unico figlio ma non è rimasto
certamente sorpreso: la immolazione di bambini per le divinità era una prassi normale nelle
religioni dell’epoca.

6)Gesù invece ribalta tutto: Dio non è un padrone cui sottomettersi ma un padre con cui collaborare
per il nostro bene. Anzi, suggerisce di chiamarlo “Abbà”, diminutivo di “papà” o “babbo”. E’ una
vera rivoluzione cui non facciamo mai abbastanza caso.

7)IMPEGNO: Facciamo una indagine per sapere se ci sono vicino a noi (negli istituti o case-
famiglia) bambini che non hanno un padre cui rivolgersi. Secondo opportunità e discrezione, non
sarebbe male entrare in contatto con loro.

8)RICERCA: chiediamo al parroco da dove viene la parola “papa” e perché nella chiesa cattolica
alcuni vengono chiamati “padre” dalla gente. Chi sono i “frati” e i “monaci”? Che differenza c’è?
(B)
“CHE SEI NEI CIELI”

1) La parola “cielo” indica simbolicamente che una persona è in alto, sopra di noi, immune dal
rischio della malattia e della morte.

2) Abramo è stato il primo a capire che un dio – se è Dio – non può essere né di oro né d’argento né
di bronzo né di alcuna altra materia. Nella Bibbia si vede bene che ha intuito tutto fin da principio ,
allorché intorno a lui c’era una grande lista di dèi fatti tutti più o meno di materie prime oppure
collocati dentro un vulcano o negli inferi.

3) Anche i Greci, pur con la loro enorme sapienza, non erano stati capaci di pensare a un dio
spirituale, tanto è vero che avevano popolato l’Olimpo di una moltitudine di dèi sempre in lite fra
loro e gelosi degli uomini. Un grandissimo artista come Fidia scolpì una stupenda statua
“crisoelefantina” (da krysos:oro; elephas: avorio) di Giove: era di una bellezza suprema, alta 14
metri, posta nel tempio di Olimpia. (Nota: come era inevitabile, essendo d’oro, la statua non c’è
più.) Ebbene: questa statua così bella, nella sua freddezza, non aveva nulla in comune con il nostro
Dio che “sta nei cieli” e si appassiona come padre ai nostri destini.

4) La prima volta che un dio “del cielo” prende a cuore i problemi dell’uomo – sembra incredibile -
è quando Dio chiede conto a Caìno della vita di suo fratello Abele. Lo risposta di Caino non è
dettata solo da irritazione verso Dio ma da sorpresa: ”Cosa ti interessa se io ho ucciso Abele?
Semmai dovrò difendermi dalla tribù di Abele che lo vorrà vendicare, non da te. Che ti importa di
lui?” “No Caino – risponde Dio – io mi preoccupo tanto dei vostri problemi che addirittura
castigherò sette volte tanto chi ucciderà te. Vieni qui: ti pongo un segno sulla fronte affinchè tutti
sappiano che non devono vendicarsi di te che sei un omicida.”

5) Come si vede, se il nostro Dio “sta nei cieli” non vi abita davvero per trascurare le nostre
vicende. E’ il vero motivo per cui il Figlio si è incarnato ed è morto per noi.

6) Morire al posto di un altro – dopo l’esempio di Gesù – non è mai stata una rarità nella chiesa
cattolica. Nel Medioevo c’erano i Mercedari che si offrivano agli schiavisti per liberare qualche
schiavo. San Massimiliano Kolbe, polacco, nel 1941, si offrì di morire nel bunker della fame, ad
Auschwitz, spinto solo dal suo amore per Dio. Papa Giovanni Paolo Secondo ha nominato san
Massimiliano patrono del secolo 20° (1900-2000) perché è stato il secolo che in assoluto ha visto
più morti cruente di qualsiasi altro.

7) Il vero cristiano non “sta nel cielo” della indifferenza verso gli altri ma si appassiona alle
vicende dell’uomo fino al punto di aiutarlo per primo. La parola “SERVIRE” è la sigla
identificativa di tutto lo Scautismo: non sarebbe male tentare di fare una catalogo di tutti i servizi
resi dal nostro gruppo. Forse resteremo sorpresi!
(C)
“SIA SANTIFICATO IL TUO NOME”

Santificare il nome di Dio significa innanzitutto non bestemmiarlo o nominarlo invano, usandolo ai
propri fini.

Lo scrittore toscano Giovanni Papini , quando era giovane laureato, non andava per niente in chiesa
e non voleva sapere nulla di preti. Un giorno però cambiò idea .

Stava passeggiando con un suo amico su un viale della stazione di Firenze quando un povero si fece
avanti chiedendo l’elemosina. L’amico di Giovanni Papini – un tipo sempre brillante – ebbe l’idea
di tirare fuori 5 belle monete d’argento, un vero capitale! Dopo averle mostrate al povero gli disse:
“Senti, te le do tutte se tu mi dici 5 bestemmie, qui, sul posto!”

Quel poveretto lo guardò sorpreso e poi, lentamente, proferì tutte le 5 bestemmie. Ricevute le
monete, se ne andò via a testa bassa. Anche Giovanni Papini si licenziò dal suo amico
e…..cominciò a ripensare la sua scelta di Fede. Trascorso un certo periodo di tempo, si convertì e
divenne un fervente cristiano: aveva capito che chi non “santifica il nome di Dio” è capace di
qualsiasi bassezza: infatti, che bisogno c’era di bestemmiare Dio così senza senso?

Che il nome di Dio sia stato usato come strumento per le proprie nefandezze è cosa risaputa: lo
usarono i Crociati per distruggere intere città mussulmane; lo usarono i popoli europei per
combattersi fra cattolici e protestanti; lo usarono le truppe di Hitler che avevano scritto sulla fibbia
della loro cintura : “Gott mit uns- Dio con noi”. Forse pensavano di fare un favore a Dio anche
coloro che, l’11 settembre 2001, scagliavano gli aerei passeggeri contro le Torri Gemelle di New
York.

Impariamo a santificare davvero il nome di Dio usandolo a fin di bene.


Ogni volta che cominciamo una azione, che passiamo davanti una chiesa o anche quando siamo
tentati dal male, facciamo il segno della Croce dicendo lentamente le parole solenni: Nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.- Amen.
(D)
“VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTA’ COME IN CIELO COSI’ IN
TERRA.”

Il Regno di Dio , quando arriva davvero, è un regno di libertà e di pace. Se ne accorsero gli Ebrei di
Gerusalemme quando (ATTI DEGLI APOSTOLI 2, 42-48) vedevano i primi cristiani aiutarsi fra di
loro , dividere i beni (compresi i campi), andare ad abitare gli uni vicini agli altri,fare in modo che
nessuno soffrisse la fame o la solitudine. Si volevano così bene che la gente diceva: “Guarda come
si amano! Sono i più poveri della città eppure nessuno di loro soffre perché si amano come fratelli.”

Nel 1943 una ragazza di Trento, Chiara Lubich, rimase in città malgrado che tutti fuggissero sulle
montagne per evitare i terribili bombardamenti che gli Alleati scagliavano su quella città, ultimo
nodo ferroviario prima della Germania. In certi giorni avvenivano anche 12 bombardamenti,
tremendi, implacabili, “a tappeto”(così dicevano gli Americani) perché se in quel luogo c’era un
solo tedesco, bastava distruggere una intera località così moriva anche il nazista. (Alla faccia della
guerra giusta!)

Chiara fuggiva anche lei nei rifugi,sotto grandi speroni di roccia, e si stringeva alle sue amiche
dicendo: “Se la prossima bomba cadrà su di noi e ci ridurrà in mille pezzi, , facciamo in modo che
andiamo davanti a Dio con una sola carta di identità: l’amore reciproco. Così avremo portato un
pezzo di Regno di Dio sulla terra anche se si vede bene che l’odio sta trionfando”.

Chiara Lubich sopravvisse, le sue amiche restarono con lei e si diede vita ad un immenso esercito di
persone (i Focolarini) che si amano nel nome di Dio e portano qui in terra uno spezzone del Regno
di Dio . Anzi nelle loro riunioni annuali (“Mariàpoli”) o nelle cittadelle permanenti come Loppiano
(Firenze) si vive con una sola regola: Amiamoci come Dio ci ha amato, 24 ore su 24, 365 giorni
all’anno.
Voi non ci crederete ma i seguaci di questa ipotesi di vita sono milioni e milioni nel mondo. Il
foglietto della “Parola di Vita”, i canti bellissimi del GEN ROSSO e GEN VERDE, le riunioni di
zona stanno a documentare che questo “regno di Dio” non è poi così limitato come si vuole far
credere. Il bello è che nessuno degli aderenti lo fa sapere in giro ma cerca di fare in modo che la
gente lo scopra da sola, guardando il suo volto sempre sorridente e la sua carità premurosa verso
tutti. E’ incredibile ma, a fare del bene a tutti , ci si diverte un mondo!

Chi vuole visitare Loppiano (Firenze) anche per poco tempo, restare ivi ad aiutare nei vari lavori
con i quali ci si auto-finanzia (ceramica, falegnameria,allevamenti, imbottigliamento del vino e
dell’olio,bricolage,arte povera, atelier di moda e sartoria….) si rivolga a me e io gli darò volentieri
ogni referenza. Dico solo una cosa: chi va una sola volta a Loppiano sappia che non tornerà mai più
pessimista sul futuro del mondo perché avrà visto come il Regno di Dio è possibile ed anche facile
già qui in questo tempo. Provare per credere!
E)
“DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO”.

1) Il pane è il cibo più diffuso nel mondo. Anche se i Cinesi consumano molto riso, tuttavia
mangiano volentieri anche il pane che ha la virtù inattesa di non stancare mai.

2) Durante la guerra Russia – Ukraìna ci si accorse che le immense distese della Ukraìna (grande
quasi come la Francia) producevano una sconfinata quantità di grano. Scoppiata la guerra e minate
le acque dei porti, venimmo a sapere che molta parte di quel grano andava a finire in Africa dove
diventava spesso l’unico cibo per quelle popolazioni. Così è affiorata una delle cattiverie della
guerra più abominevoli che si possano immaginare: un bambino della foresta africana deve morire
di fame perché il grano prodotto in Ukraìna non può giungere a lui e diventare pane.

3) Durante la seconda guerra mondiale la mia famiglia aveva un mulino della farina su una collina
sopra Rimini. Le discussioni delle politica erano infinite ma tutti concordavano su un punto: il
mugnaio non si tocca: se chiude il mulino della farina andiamo tutti nei guai. Così avvenne ed anche
per questo….. sono vivo!

4) Nel Vangelo (Giovanni 6, 1-13) si vede che Gesù moltiplica il pane ed i pesci per sfamare 5000
uomini nel deserto. Il miracolo è grande ma grande è anche la generosità del ragazzo che ha ceduto
i suoi 5 pani a Gesù senza sapere se sarebbe rimasto digiuno.

5) Il punto culminante tuttavia è quando Gesù, nell’ultima cena, fa in modo che il pane smetta di
essere pane e diventi LUI, niente altro e niente meno.In tal modo si può dire tranquillamente che
nella Consacrazione non c’è più don X e Don Y ma Gesù in persona . Infatti il celebrante dice :
MIO corpo, MIO sangue… IO TI ASSOLVO”: è qualcosa di favoloso!

6) PRIMO IMPEGNO: una volta tanto mangiamo lentamente, senza fretta, in silenzio un pezzetto
di pane che i capi forniscono: è un omaggio a “sua maestà il pane” che trattiamo con troppa
superficialità a vantaggio di dolci, merendine, eccetera.

SECONDO IMPEGNO: gli scout e le guide non pensano solo a se stessi ma anche ad altri. Una
volta cuociamo del pane oppure del cibo a lunga conservazione e, ben incartato, portiamolo alla più
vicina Mensa Caritas. Vedreste cosa significa cercare il pane e trovarlo con fatica.
F)
“RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME ANCHE NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI
DEBITORI”

1) Negli anni attorno al 1960 ci fu il caso di Don Lorenzo Milani, prete toscano (figlio di madre
ebrea) che fu trattato veramente male dal suo vescovo, un friulano abituato più alle urla che alle
parole.
Visto che Don Lorenzo non faceva come voleva lui, il vescovo lo spedì a Barbiana, una frazione di
montagna alla quale si arrivava solo a piedi, senza luce né acquedotto. Don Lorenzo prese la cosa in
allegria e ci andò senza battere ciglio. Ovviamente i suoi colleghi professori di università gli
dicevano di ribellarsi al vescovo ma don Lorenzo rispondeva: “ No: se mi ribello alla Chiesa da chi
vado a confessarmi?”
Esatto! I nostri debiti esistono ma noi dobbiamo avere il buon senso di non sprecare tempo a cercare
i difetti degli altri.

2) Un giorno, nella scuola di Mondonio (Torino) i ragazzi gettarono della neve nella stufa che
faceva caldo a tutta la classe. Salito in cattedra, il professore era furibondo poiché la legna si era
bagnata e quindi tutta la mattinata doveva subire il freddo.
Arrabiatissimo, il professore chiedeva:“Chi è stato?”.
Nessuno rispondeva quando il ragazzo Domenico Savio, il migliore della classe, disse: “ Sono stato
io!” “Tu? Proprio tu che sei il più buono e diligente? Va bene; visto che è la prima volta, non ti
espello dall’aula”. Finita la mattinata la verità venne a galla: erano stati due discolacci.
Il professore ferma Domenico Savio e gli dice: “Perché i sei preso tu la colpa se non era vero?
“Perché, professore, io sapevo che era la prima volta mentre invece quei due sono abituati a fare
scherzi come questo.”

3) Gesù è di una bontà infinita quando vede che uno pecca ma poi chiede umilmente perdono. Il
figliol prodigo, per esempio, combina una serie di guai immensi: va via di casa con i soldi della
eredità, si comporta malissimo e poi va a finire in miseria. Quando però vede che i suoi peccati sono
davvero grandi, torna a casa e il padre lo perdona con una immensa generosità. VANGELO DI
LUCA 15,11-24.

4) PRIMO IMPEGNO: scriviamo su un foglietto anonimo un peccato o un dispetto che abbiamo


compiuto; deponiamolo nel mezzo e lo facciamo leggere da un capo.
SECONDO IMPEGNO: diamoci l’ordine di tornare a confessarci spesso e bene, tenendo davanti
agli occhi i 10 Comandamenti: è guardando essi che capiamo se abbiamo fatto bene oppure no.
G ):
“E NON CI ABBANDONARE ALLA TENTAZIONE”.

1) Se c’è stato qualcuno che ha avuto la tentazione di lasciare tutto è stato proprio Gesù poiché egli
sapeva esattamente cosa gli sarebbe capitato se andava a Gerusalemme. San Pietro, pieno di buon
senso,gli dice: “Se sai che lì ti uccidono, vai da un’altra parte: per esempio Atene, Antiochia,
Alessandria, Roma”. Gesù rimane un poco esitante ma poi grida a Pietro: “ Vai via da me, satana: tu
non hai capito niente: io non sono venuto nel mondo per ottenere il massimo risultato con il minimo
sforzo ma il minimo risultato anche dopo che ho fatto il massimo sforzo per farmi amare”.
Così è avvenuto: il dottore italiano Judica Cordiglia e il medico francese Dottor Barbet hanno detto:
“Come medici non riusciamo a immaginare cosa bisognerebbe fare per far soffrire di più una
persona. Gesù ha sofferto il massimo possibile ad un essere umano.”

2) Anche padre Massimiliano Kolbe, ad Auschwitz, ha certamente avuto la tentazione di tirare un


sospiro di sollievo per non essere stato scelto dal comandante del lager a morire nel bunker della
morte. In effetti era accaduto proprio così : dieci erano stati sorteggiati per morire ma il suo nome
no. Invece il suo amore a Dio ed ai fratelli lo ha spinto ad alzare la mano: “ Vado io al posto di quel
signore che ha moglie e figli”. Così è accaduto. Se non avesse avuto una fede fortissima mai e poi
mai avrebbe chiesto di morire di fame e di sete al posto di un altro.

3) Leggiamo il brano delle tentazioni di Gesù (Matteo 4, 1-11) e diciamo a voce alta quale è la
tentazione più grande nella quale può incorrere il nostro gruppo. Poi diamoci l’appuntamento per
andare a confessarci bene tenendo davanti i 10 Comandamenti.
H)
“ MA LIBERACI DL MALE- AMEN”

1) I mali commessi dall’uomo sono immensi ed infiniti:sono essi quelli che fanno soffrire più di
tutto. Se un terremoto, una alluvione, una carestia fanno piangere, ci si rimane male ma, in fondo, si
dice che non ci si può fare niente. Se però si vede che il male è prodotto volontariamente dall’uomo,
allora il dispiacere è lancinante.

2) Durante la guerra (io sono nato nel 1940 in paesino sopra una collina vicina a Rimini) ho visto
con gli occhi gli effetti della cattiveria: soldati e civili morti, animali in putrefazione, amici ridotti in
mille pezzi a causa delle bombe, mutilazioni in varie parti del corpo, eccetera. Una vera tragedia!
Ogni tanto mia mamma scoppiava in un pianto dirotto, senza freni, al solo pensiero che non si
sapeva quando mai quella guerra sarebbe finita.
Attorno al 1945 finalmente la guerra cessò e io mi salvai miracolosamente con tutta la famiglia.
Giunto però a 18 anni, guadagnata la maturità classica, mi sono detto: “Ho visto una guerra e mi
sono salvato ma non ne voglio proprio sentire parlare di una’altra. Cosa posso fare perché a nessuno
venga in mente di far partire un’altra guerra? Faccio venire Gesù in persona, niente altro e nessun
altro. Solo Lui ha la capacità di convincere un poco alla volta a non fare il male . Quindi continuo la
presenza in seminario, divento prete e faccio tornare ogni giorno, nella Messa e Confessione, Gesù
in persona.” Fatto questo, dopo 60 anni di apostolato come parroco e e assistente scout, posso dire
che ho messo dei mattoni veri per arginare la fiumana nera della guerra. Non ho visto la fine di ogni
male ma posso dire che migliaia di ragazzi (credo) sono cresciuti buoni anche per merito mio che
ho dato loro Gesù nella Eucarestia o nella catechesi.

RAGAZZI/E, se volete fare un vero regalo a chi è scampato miracolosamente alle bombe,
promettete che non lascerete mai la Chiesa e lo Scautismo.

Perché questo si veda, fate lentamente il segno del saluto scout.- Grazie!

Don Romano Nicolini


Via di Mezzo, 1
47923 Rimini
Email: nicoliniromano40@gmail.com
Cell. 3398412017

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