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passaggio dalla poesia -> alla prosa filosofica perché la poesia non è più possibile né

come idilliaca (espressione dell’io) né civile.


In questi anni, troviamo la conversione filosofica, dal bello al vero. Secondo
Leopardi, è fondamentale affrontare la letteratura alla luce della ragione, indagare la
realtà e cercare di comprendere il vero e non più le illusioni.
1824 Operette morali
Sono costituite da 24 prose filosofiche, espressione di un paradosso (filosofia che
dubita della filosofia, non ha verità e si limita a sollevare questioni).
Le fonti sono Luciano di Samosata con i suoi dialoghi, la satira del ‘500 e il dialogo
platonico.
Leopardi si affida alla prosa in quanto sono tramontate sia le possibilità di esprimersi
nella poesia civile sia in quella esistenziale. Questo pessimismo asistematico trova
nella forma satirica e paradossale la possibilità di esprimersi.
In fondo Leopardi, vuole scuotere la patria con la ragione, la filosofia e il ridicolo
(allontanare le false verità). Per ottenere questo egli non vuole guidare il lettore ma
vuole sconcertarlo per costringerlo ad apprezzare la verità. => pensiero sperimentale.
Operette (diminutivo, tende a ridurne il valore) Morali (aggettivo serio, indica il
comportamento, nasconde la volontà degli uomini di accettare il vero). Questa
contrapposizione è alla base della teoria del riso.
A differenza del comico antico che si basava sul basso, sul corpo, derivava da
operazioni sceniche, il comico di Leopardi ha una natura spirituale, deriva
dall’ambientazione e dalla conversazione e ha l’obiettivo di smantellare i miti.
La strategia è quindi quella di non guidare il lettore e impedire la creazione di una
gerarchia interiore.
Temi principali:
- natura come nemica
- contrapposizione tra esistenza e felicità
- valore della filosofia
- critica al proprio secolo e all’antropocentrismo
- pessimismo cosmico
Tristano alter ego di Leopardi, sottolinea l’assurdità dell’ottimismo
Anche nello stile egli deve costruire una lingua nuova, fondatore della prosa
materialistica, atea. Per fare ciò utilizza elementi di diverse lingue (pluristilismo) ma
anche effettuando una semplificazione sintattica e una lingua argomentativa e ironica.
periodo di transizione dal pessimismo storico al pessimismo cosmico
Sottolinea come la felicità non sia frutto dell’evoluzione del cambiamento quanto
piuttosto sia legata ad una condizione assoluta dell’uomo. La natura nasconde la
condizione di infelicità all’uomo attraverso le illusioni e quindi comunque pone
l’uomo in una condizione di infelicità.
La natura in questa fase è considerata come matrigna, dominata da leggi che l’uomo
fatica a conoscere e che si cura esclusivamente di sé stessa.
La ragione acquisisce una valenza positiva una diginità (meglio essere infelici
conoscendo la verità che essere infelici senza conoscerla), è quindi uno strumento di
conoscenza del vero.
L’infelicità è la conseguenza di mali a cui nessuno può sfuggire, in questa fase la
civiltà e il suo evolversi è ancora considerato in opposizione alla natura tuttavia essa
acquista un ruolo positivo in quanto attraverso la civiltà l’uomo acquisisce
consapevolezza del vero e recupera la sua dignità.
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