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LEZIONI DI ANALISI MATEMATICA I

c.l. in Ingegneria Meccanica (A-L)

I NUMERI REALI E ALCUNE PROPRIETÀ

Il punto di partenza della nostra trattazione è la costruzione dell’insieme dei numeri


reali con il quale abbiamo sicuramente lavorato ma che qui presentiamo in maniera
assiomatica e da qui partiremo per costruire i contenuti di tutto il corso.

L’insieme dei numeri reali, che indicheremo con R, è tale se verifica i seguenti
assiomi:
• Assiomi relativi alle operazioni
Su R sono definite due operazioni, una di somma: + e una di prodotto ·,
nel senso che
∀a, b ∈ R ⇒ a + b ∈ R e a · b ∈ R
che verificano le seguenti proprietà
– Proprietà associativa
∀a, b, c ∈ R ⇒ (a + b) + c = a + (b + c), (a · b) · c = a · (b · c).
– Proprietà commutativa
∀a, b ∈ R ⇒ a + b + c = b + a, a · b = b · a.
– Proprietà distributiva del prodotto rispetto alla somma
∀a, b, c ∈ R ⇒ a · (b + c) = a · b + a · c.
– Esistenza degli elementi neutri
Esistono in R due elementi distinti indicati con 0 e 1 che sono elementi
neutri rispettivamente per la somma e per il prodotto, nel senso che
∀a ∈ R ⇒ a + 0 = a e a · 1 = a.
– Esistenza degli opposti
Per ogni a ∈ R esiste un unico numero, indicato con −a ∈ R tale che
a + (−a) = 0.
– Esistenza degli opposti
1
Per ogni a ∈ R, a 6= 0 esiste un unico numero, indicato con a−1 o in
a
R tale che a · a−1 = 1.
• Assiomi relativi all’ordinamento
Su R è definita una relazione di ordine, detta di minore o uguale e indicata
con ≤, che verifica le seguenti proprietà
– Proprietà di dicotomia
∀a, b ∈ R ⇒ a ≤ b oppure b ≤ a.
– Proprietà asimmetrica
Se a ≤ b e b ≤ a ⇒ a = b.
– Proprietà di cancellazione
Se a ≤ b ⇒ a + c ≤ b + c, ∀c ∈ R.
– Se 0 ≤ a e 0 ≤ b ⇒ 0 ≤ a + b e 0 ≤ a · b.
• Assioma della completezza
Due sottoinsiemi non vuoti di R tali che tutti gli elementi del primo pre-
cedono tutti gli elementi del secondo hanno sempre almeno un elemento
separatore.
Cioè:
1
2

∀A, B ⊂ R, A 6= ∅, B 6= ∅ tali che ∀a ∈ A e ∀b ∈ B ⇒ a ≤ b



∃c ∈ R tale che a ≤ c ≤ b, ∀a ∈ A, ∀b ∈ B
Un insieme che soddisfa tutti gli assiomi ora elencati è l’insieme dei numeri reali.
In esso ritroviamo gli insiemi numerici con cui siamo abituati a lavorare:
(1) N: insieme dei numeri naturali. Si ottiene sommando i due elementi neutri
0, 1 e anche i risultati delle operazioni. Otteniamo
N = {1, 2, 3, 4, ....}.
(2) Z: insieme dei numeri interi. Si ottiene ampliando N con 0 e tutti gli
opposti. Otteniamo
Z = {±1, ±2, ±3, ...} ∪ {0}.
(3) Q: insieme dei numeri razionali. Si ottiene ampliando Z con tutti gli inversi
e i risultati di tutti i prodotti possibili. Otteniamo
nm o
Q= : m, n ∈ Z, n 6= 0 .
n
Ovviamente N $ Z $ Q. Risulta anche Q $ R, infatti esistono numeri reali che
non sono razionali come ad esempio il numero c tale che c2 = 2. Tali numeri sono
detti irrazionali il cui insieme si indica con R \ Q che quindi risulta non vuoto.

Osserviamo inoltre gli assiomi relativi alle operazioni e all’ordinamento sono soddis-
fatti anche in Q. L’assioma della completezza è quello che permette di distinguere
R da Q, infatti Q non verifica tale assioma: basta assumere come A l’insieme dei
razionali minori dell’irrazionale c (tale che c2 = 2) e come B l’insieme dei razionali
maggiori dell’irrazionale c. Tali insiemi, dall’assioma della completezza hanno un
elemento separatore che risulta essere proprio c che però non è razionale.

L’assioma della completezza rappresenta la condizione indispensabile per costruire


in R il calcolo infinitesimale.

LIMITATEZZA ED ESTREMO INFERIORE E SUPERIORE DI UN INSIEME

Enunciamo ora le seguenti definizioni che costituiscono descrizione di proprietà rel-


ative ai sottoinsiemi non vuoti di R. In quel che segue indicheremo con A un
sottoinsieme non vuoto di R.

• Insieme limitato superiormente ( inferiormente)


Un insieme A ⊂ R, A 6= ∅ è LIMITATO SUPERIORMENTE (INFERIOR-
MENTE) se ∃k ∈ R : a ≤ k, ∀a ∈ A (∃h ∈ R : h ≤ a, ∀a ∈ A).

In tal caso il numero k viene detto MAGGIORANTE di A e osserviamo che


se ne esiste uno ne esistono infiniti (h viene detto MINORANTE di A e se
ne esiste uno ne esistono infiniti).

La negazione delle precedenti definizioni fornisce le proprietà di insieme illimitato


superiormente e inferiormente. Si ottiene allora
3

• Insieme illimitato superiormente ( inferiormente)


Un insieme A ⊂ R, A 6= ∅ è ILLIMITATO SUPERIORMENTE (INFERI-
ORMENTE) se ∀k ∈ R, ∃a ∈ A : a > k (∀h ∈ R, ∃a ∈ A : a < h)

Abbiamo poi che un insieme che è contemporaneamente limitato inferiormente e


superiormente si dirà limitato. Abbiamo

• Insieme limitato
Un insieme A ⊂ R, A 6= ∅ è LIMITATO se ∃h, k ∈ R : h ≤ a ≤ k, ∀a ∈ A
o, equivalentemente (come si vede facilmente),
un insieme A ⊂ R, A 6= ∅ è LIMITATO se ∃m > 0 : |a| ≤ m, ∀a ∈ A.

Dalla negazione della precedente otteniamo che un insieme è ILLIMITATO se è


illimitato superiormente o inferiormente. Oppure

• Insieme illimitato
Un insieme A ⊂ R, A 6= ∅ è ILLIMITATO se ∀m > 0 : ∃a ∈ A : |a| ≥ m.

ESEMPI: Consideriamo i seguenti sottoinsiemi di R.


   
1 1 1 1
(1) A = :n∈N = 1, , , , ...
n 2 3 4
Risulta semplice osservare che A è costituito da numeri positivi non maggior
di 1. Si prova infatti che
1
0< ≤ 1, ∀n ∈ N.
n
A è limitato sia inferiormente che superiormente (0 è un minorante e 1 è un
maggiorante), quindi A è limitato.

(2) A = {n + 1 : n ∈ N} = {2, 3, 4, 5, ...}

Risulta semplice osservare che

n + 1 > 1, ∀n ∈ N ⇒ 1 è un minorante, mentre ∀k ∈ R è possibile trovare


un numero naturale n̄ : n̄ + 1 > k, quindi A è limitato inferiormente ma
non superiormente. A è illimitato.

(3) A = {−n + 1 : n ∈ N} = {0, −1, −2, −3, −4, −5, ...}

Ragionando come nell’esempio (2) si prova facilmente che A è limitato su-


periormente ma non inferiormente. A è illimitato.

(4) A = {(−1)n n : n ∈ N} = {−1, 2, −3, 4, −5, ...}

Si prova facilmente che A è illimitato sia superiormente che inferiormente.


A è illimitato.
   
n1 1 1 1
(5) A = (−1) : n ∈ N = −1, , − , , ...
n 2 3 4
4

Si prova facilmente
1 1
−1 < (−1)n ≤ , ∀n ∈ N.
n 2
Quindi A è limitato sia inferiormente che superiormente (−1 è un minorante
1
e è un maggiorante), quindi A è limitato.
2

Andiamo ora a introdurre i concetti di estremo inferiore e superiore di un insieme.


Partiamo dal concetto di estremo superiore (in maniera analoga si procede per
l’estremo inferiore). Supponiamo che A ⊂ R, A 6= ∅. Se A è limitato superior-
mente A possiede dei maggioranti. Il minore fra i maggioranti rappresenta l’estremo
superiore. Abbiamo allora
• Estremo superiore di un insieme limitato superiormente

Sia A ⊂ R, A 6= ∅, A limitato superiormente. Definiamo ESTREMO SUPE-


RIORE di A il numero
s := sup A
che verifica le seguenti due condizioni
(1) a ≤ s, ∀a ∈ A
(2) ∀k ∈ R maggiorante di A ⇒ s ≤ k.

In maniera equivalente la precedente definizione può essere riformulata di-


cendo che s è il minore dei maggioranti se considerando un numero più pic-
colo di s esso non può essere un maggiorante. Abbiamo allora la seguente

s = sup A se accade che

(1) a ≤ s, ∀a ∈ A
(2) ∀ > 0 ∃a ∈ A : s −  < a

Se s ∈ A, la (2) è trivialmente verificata e s viene chiamato MASSIMO di


A.

Analogamente possiamo introdurre il concetto di estremo inferiore.

• Estremo inferiore di un insieme limitato inferiormente

Sia A ⊂ R, A 6= ∅, A limitato inferiormente. Definiamo ESTREMO INFE-


RIORE di A il numero
i := inf A
che verifica le seguenti due condizioni
(1) i ≤ a, ∀a ∈ A
(2) ∀h ∈ R minorante di A ⇒ h ≤ i
o, equivalentemente,
(1) i ≤ a, ∀a ∈ A
(2) ∀ > 0 ∃a ∈ A : a < i + 

Se i ∈ A, la (2) è trivialmente verificata e i viene chiamato MINIMO di A.


5

Abbiamo il seguente

Teorema 1. L’estremo superiore (inferiore) di un insieme limitato superiormente


( inferiormente) esiste ed è unico.
Tesi. Proviamo il teorema per l’estremo superiore, in maniera analoga si procede
per l’estremo inferiore. Per provare l’esistenza si utilizza l’assioma della completezza
procedendo nel seguente modo:

sapendo che A è limitato superiormente, esso ammette dei maggioranti. Sia allora
B = {k ∈ R : k è un maggiorante di A}.
Gli insiemi A e B verificano le posizioni dell’assioma della completezza (sono non
vuoti e gli elementi dell’insieme A precedono quelli di B) quindi esiste un numero
reale c che separa i due insiemi, ossia:
a ≤ c ≤ b, ∀a ∈ A, ∀b ∈ B.
Dall’essere a ≤ c, ∀a ∈ A di deduce che c è un maggiorante.

Dall’essere c ≤ b, ∀b ∈ B di deduce che c è il più piccolo fra i maggioranti. Quindi


c è l’estremo superiore.

Per provare l’unicità si procede per assurdo. Supponiamo che s e s0 siano due
estremi superiori di A. Essi sono due maggioranti di A e quindi essendo s il più
piccolo fra i maggioranti, ne segue che s ≤ s0 . Analogamente anche s0 è il più piccolo
fra i maggioranti, quindi s0 ≤ s. Necessariamente deve essere s = s0 ossia l’estremo
superiore è unico. 

Nel caso in cui l’insieme A risulta illimitato abbiamo la seguente

• Estremo superiore (inferiore) di un insieme illimitato superior-


mente ( inferiormente)
Sia A ⊂ R, A 6= ∅, A illimitato superiormente (inferiormente). Definiamo
ESTREMO SUPERIORE (INFERIORE) di A il valore
sup A = +∞(inf A = −∞).
Pertanto ogni insieme non vuoto di R ha sempre estremo inferiore e supe-
riore.

LIMITATEZZA ED ESTREMO INFERIORE E SUPERIORE DI UNA FUNZIONE

Funzioni: generalità

Una funzione è una legge che associa ad ogni elemento di un insieme uno e un solo
elemento di un altro insieme. Noi considereremo funzioni che operano fra R e R.
Il dominio di una funzione è un sottoinsieme dell’insieme di partenza in cui ha
senso applicare la legge, pertanto se A è il dominio di una funzione f , ∀x ∈ A
ha senso determinare il valore che viene aasociato tramite la legge che chiamiamo
immagine di x e indichiamo con f (x). Denotiamo con f : A → R, A ⊂ R, una
funzione di dominio A e a valori in R.
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Il codominio di una funzione è un sottoinsieme dell’insieme di arrivo costituito da


tutte le immagini provenienti dal dominio. Si indica con f (A) e risulta essere il
seguente insieme:
f (A) = {y ∈ R : ∃x ∈ A : y = f (x)}.
Il grafico di una funzione f : A → R, A ⊂ R, è un sottoinsieme del prodotto
cartesiano fra l’insieme di partenza e l’insieme di arrivo dato da
Γ = {(x, y) ∈ R2 : y = f (x)}.

Osservazione: Dalla rappresentazione sul piano cartesiano del grafico di una


funzione si deduce il suo dominio e il suo codominio che sono rispettivamente la
proiezione del grafico sull’asse delle ascisse e su quello delle ordinate.

Diremo che una funzione è limitata inferiormente, limitata superiormente, limitata,


illimitata se lo è il codominio e l’estremo inferiore e superiore di una funzione saranno
l’estremo inferiore e superiore del codominio. Pertanto

• Funzione limitata superiormente ( inferiormente)


f : A → R, A ⊂ R è LIMITATA SUPERIORMENTE (INFERIORMENTE)
se ∃k ∈ R : f (x) ≤ k, ∀x ∈ A (∃h ∈ R : h ≤ f (x), ∀a ∈ A),

• Funzione illimitata superiormente ( inferiormente)


f : A → R, A ⊂ R è ILLIMITATA SUPERIORMENTE (INFERIOR-
MENTE) se ∀k ∈ R, ∃x ∈ A : f (x) > k (∀h ∈ R, ∃x ∈ A : f (x) < h)

• Funzione limitata
f : A → R, A ⊂ R è LIMITATA se ∃h, k ∈ R : h ≤ f (x) ≤ k, ∀x ∈ A
o, equivalentemente,
f : A → R, A ⊂ R è LIMITATA se ∃m > 0 : |f (x)| ≤ m, ∀x ∈ A
f : A → R, A ⊂ R è ILLIMITATA se ∀m > 0 : ∃x ∈ A : |f (x)| ≥ m ovvero
f è illimitata inferiormente o superiormente

Osservazione: Dalla rappresentazione sul piano cartesiano del grafico di una fun-
zione, si deduce se è limitata oppure no. In particolare

∗f è limitata superiormente se il suo grafico si trova al disotto di una retta orizzon-


tale (del tipo y = k);

∗f è limitata inferiormente se il suo grafico si trova al disopra di una retta orizzontale


(del tipo y = h);

∗f è limitata se il suo grafico si trova compreso fra due rette orizzontali .

• Estremo superiore (inferiore) di una funzione limitata superior-


mente ( inferiormente)
Sia f : A → R, A ⊂ R limitata superiormente. Definiamo ESTREMO
SUPERIORE di f il numero
s := sup f (x)
x∈A
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che verifica le seguenti due condizioni


(1) f (x) ≤ s, ∀x ∈ A
(2) ∀ > 0 ∃x ∈ A : s −  < f (x)
Se s ∈ f (A), allora s si chiama MASSIMO di f (quindi diremo che M è il
massimo di f se ∃x̄ ∈ A : M = f (x̄) ≥ f (x), ∀x ∈ A).

Sia f : A → R, A ⊂ R limitata inferiormente. Definiamo ESTREMO


INFERIORE di f il numero
i := inf f (x)
x∈A

che verifica le seguenti due condizioni


(1) i ≤ f (x), ∀x ∈ A
(2) ∀ > 0 ∃x ∈ A : f (x) < i + 
Se i ∈ f (A), allora i si chiama MINIMO di f (quindi diremo che m è il
minimo di f se ∃x̂ ∈ A : m = f (x̂) ≤ f (x), ∀x ∈ A).

• Estremo superiore (inferiore) di una funzione illimitata superior-


mente ( inferiormente)
Sia f : A → R, A ⊂ R illimitata superiormente (inferiormente). Definiamo
ESTREMO SUPERIORE (INFERIORE) di f il valore
sup f (x) = +∞( inf f (x) = −∞).
x∈A x∈A

Pertanto ogni funzione ha sempre estremo inferiore e superiore.

LIMITATEZZA ED ESTREMO INFERIORE E SUPERIORE DI UNA SUCCESSIONE

Successioni

Una successione di numeri reali è una funzione che ha come dominio l’insieme dei
numeri naturali N e come insieme di arrivo R. Viene cosı̀ indicata: (an )n∈N , ove an ,
chiamato termine generale della successione, rappresenta l’immagine dell’elemento
generico n. Le precedenti definizioni date per una generica funzione si possono
allora applicare anche alle successioni diventando le seguenti:

• Successione limitata superiormente ( inferiormente)


(an )n∈N è LIMITATA SUPERIORMENTE (INFERIORMENTE) se ∃k ∈
R : an ≤ k, ∀n ∈ N (∃h ∈ R : h ≤ an , ∀n ∈ N),

• Successione illimitata superiormente ( inferiormente)


(an )n∈N è ILLIMITATA SUPERIORMENTE (INFERIORMENTE) se ∀k ∈
R, ∃n ∈ N : an > k (∀h ∈ R, ∃n ∈ N : an < h)

• Successione limitata
(an )n∈N è LIMITATA se ∃h, k ∈ R : h ≤ an ≤ k, ∀n ∈ N
o, equivalentemente,
(an )n∈N è LIMITATA se ∃m > 0 : |an | ≤ m, ∀n ∈ N
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(an )n∈N è ILLIMITATA se ∀m > 0 : ∃n ∈ N : |an | ≥ m ovvero (an )n∈N è


illimitata inferiormente o superiormente

• Estremo superiore (inferiore) di una successione limitata superi-


ormente ( inferiormente)
Sia (an )n∈N limitata superiormente. Definiamo ESTREMO SUPERIORE
di (an )n∈N il numero

s := sup an
n∈N

che verifica le seguenti due condizioni


(1) an ≤ s, ∀n ∈ N
(2) ∀ > 0 ∃n ∈ N : s −  < an

Sia (an )n∈N limitata inferiormente. Definiamo ESTREMO INFERIORE di


(an )n∈N il numero

i := inf an
n∈N

che verifica le seguenti due condizioni


(1) i ≤ an , ∀n ∈ N
(2) ∀ > 0 ∃n ∈ N : an < i + 

• Estremo superiore (inferiore) di una successione illimitata supe-


riormente ( inferiormente)
Sia (an )n∈N illimitata superiormente (inferiormente). Definiamo ESTREMO
SUPERIORE (INFERIORE) di (an )n∈N il valore

sup an = +∞( inf an = −∞).


n∈N n∈N

Pertanto ogni successione ha sempre estremo inferiore e superiore.

Vogliamo riportare uno schema sulla limitatezza delle successioni, portando esempi
di successioni che soddisfano o no le proprietà sopra descritte.

Indichiamo con A l’insieme di tutte le successioni reali (insieme giallo), esso contiene
al suo interno l’insieme C (rosso) delle successioni limitate inferiormente e l’insieme
B (azzurro) delle successioni limitate superiormente. La parte comune D = C ∩ B
(verde) costituisce l’insieme delle successioni limitate.
9

Esempi

Portiamo esempi di successioni come risulta dal disegno:

La successione (cn )n ∈ D = C ∩ B ⊂ A è un esempio di successione limitata:


1
cn = .
n

La successione (bn )n ∈ B − C è un esempio di successione limitata superiormente


ma non inferiormente : bn = −n2 .

La successione (dn )n ∈ C − B è un esempio di successione limitata inferiormente


ma non superiormente : dn = n2 .

La successione (an )n ∈ B − C è un esempio di successione illimitata sia superior-


mente che inferiormente : an = (−1)n n.

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