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Articolo pubblicato sulla rivista SoloVela

Il 14 giugno 1998, esattamente cinque anni fa, in piena notte,


scompariva tra le onde del Nord Atlantico una delle figure più complesse
e leggendarie dello yachting mondiale: il navigatore Eric Tabarly

Eric il grande di Pietro Fiammenghi

ra nato in estate, il 14 luglio 1931, a Nantes, una sua-

E dente cittadina francese affacciata sulla foce della Loira,


a pochi chilometri dall’Oceano Atlantico. A soli tre anni
il padre, Guy Tabarly, lo aveva portato per la prima volta in
barca. Ancora giovanissimo, 21enne, entrò all’accademia Aero-
navale e non appena ebbe un reddito, convinse il genitore a
vendergli la barca di famiglia. Eric era diventato l’inconsape-
vole armatore di quella che sarà la prima di una leggendaria se-
rie di neri scafi. Era il lontano 1952 e così facendo, quel gio-
vane allievo dell’aeronautica, aveva dato vita all’epopea dei
Pen Duick, la più straordinaria dinastia di barche dello yach-
ting moderno. Quarantasei anni più tardi, in una violenta bur-
rasca estiva al largo dell’Irlanda, sarà proprio quel primo scafo
da lui posseduto a tradirlo, a colpirlo violentemente, facendo-
lo cadere esanime nel mare in burrasca. Una vera beffa del de-
stino. Sarà posta così, drammaticamente, la parola fine ad
un’esistenza dura ed entusiasmante. Eric Tabarly, a 67 anni,
scompariva immerso proprio nell’elemento che lo aveva reso fa-
moso e felice, disperso in quel mare che aveva sempre amato
ma che gli aveva anche rubato i suoi migliori amici. Anche lui
ucciso da quel compagno severo da cui non riusciva e non vo-
leva proprio distaccarsi: l’Oceano Atlantico.

UN UOMO AFFASCINANTE
Lo ricordo come se fosse stato ieri, era il maggio del ‘90, a Por-
tofino, lui stava per essere premiato. “Una vita per la vela” la
calzante onorificenza che doveva ricevere. Mi avvicinai por-
gendogli timidamente la mano, lui, senza accorgersene quasi
me la stritolò. Era un uomo piuttosto robusto e proporzionato,
taciturno e maledettamente affascinante. Indossava una ma-
glietta a larghe righe orizzontali che sembrava presa da una
vecchia foto di barche d’epoca. Indosso a chiunque altro l’a-
vrebbe fatto apparire un pagliaccio, a lui invece stava benissi-
mo. La sua pelle, abbronzata e rugosa, mascherava appena i li-
neamenti squadrati del viso. Il suo era un volto strano, 

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Eric Tabarly alla partenza della glabro e lucido, quasi smussato dal vento. Come le rocce in
sua ultima traversata. prossimità del mare che pur rimanendo granitiche vengono ad-
Dalla Francia all’Irlanda, dolcite dal moto ondoso. Un volto vissuto che la vita aveva
per prendere parte alle feste
celebrative del centenario del
lungamente accarezzato ma non logorato. Integro, intatto, fie-
Pen Duick: non vi arriverà mai ro come il suo portamento. Guardandolo si capiva immediata-
mente perché il suo paese lo amasse, era la rappresentazione
fisica della “grandeur de la France” traslata alla nautica.

UNA VITA ECLETTICA


La sua stravagante esistenza aveva inesorabilmente toccato
tutti i tasti cari ai francesi, senza però mai soffermarsi ecces-
sivamente sull’uno o sull’altro. Evitando, di fatto, di impanta-
narcisi dentro. La sua è sostanzialmente stata un vita anacro-
nistica. Romantica ma disincantata, vagabonda ma orgogliosa,
eclettica ma ostinata, celebre ma riservata. In sintesi, un con-
traddittorio mito moderno. Praticamente la vita che tutti
avrebbero sognato o voluto vivere, ma che nessuno ha mai
avuto il coraggio d’intraprendere. Eric Tabarly da spericolato
aviatore quale era, si è costantemente divincolato tra le pie-
ghe dello scorso secolo senza mai rimanerci impigliato, senza
mai imbrattarsi con le tristi vicende che l’hanno caratterizza-
to. E’ stato pilota dell’aeronautica francese in Marocco nel ‘57,
ma non ha bombardato nessuno. E’ stato aviatore in Indocina
nel ‘59, ma non si è macchiato di quell’odiosa campagna colo-
niale. E’ stato comandante di unità della Marina Militare nel
‘62, ma non ha mai partecipato alle sanguinose campagne an-
ti-liberazione ordite dall’armata transalpina. Lui era paracadu-
tista, motociclista, progettista, velista, aviatore, navigatore
nel senso più puro del termine. Uno strano protagonista dello A sinistra, Eric
appoggiato
scorso secolo, una specie di Ulisse moderno, curioso ed indi-
alla fusoliera
pendente. Consapevole che il mondo era incredibilmente pic- del suo
colo, soprattutto quando lo osservava dalla carlinga del suo Lancaster.
quadrimotore Lancaster. Un uomo disciplinato ma profonda- A destra,
mente libero ed innamorato della navigazione, aerea o navale a colloquio
con Sir Francis
che fosse, ma anche un instancabile pioniere affascinato dal-
Chichester
le novità.

TABARLY VELISTA gate d’altura. Fu contemporaneamente il più innovativo armatore,


Sufficientemente tecnico per intuire che la navigazione a vela, il più bravo navigatore ed il più attento progettista che l’intero pa-
nei primi anni ‘60, era alquanto arretrata rispetto allo stato norama nautico internazionale offrisse. Coraggioso tanto da sfiora-
della tecnica dell’epoca, fu anche talmente spregiudicato da re l’incoscienza, spese, per non dire dilapidò, tutti i soldi che gua-
decidere di colmare personalmente tale significativo ritardo. dagnava nella costruzione dei suoi rivoluzionari scafi. La Marina
Un velista completo e coraggioso, che ha saputo traslare le sue francese, sua inseparabile complice, gli assegnò il comando di una
conoscenze aeronautiche direttamente alla nautica divenendo, grossa unità da sbarco prima e la direzione del porto di Lorient poi.
nei primi anni sessanta, “il più bravo skipper del mondo”. A Lui però, più che dal traffico militare, fu sempre attratto dalle nuo-
dirlo, il suo acerrimo rivale, Sir Francis Chichester. Ma dove Ta- ve idee, dalle modificazioni regolamentari. Ben pronto ad approfit-
barly dimostrò chiaramente la proiezione mentale di cui era ca- tare anche dei più piccoli “buchi” che le pieghe del regolamento
pace fu, cosa che pochi sanno, quando decise di progettare offrivano. Velocissimo nel liberarsi della divisa, pur di sperimenta-
personalmente gli scafi con cui prese parte alle più celebri re- re personalmente le numerose idee che gli sgorgavano perio- 

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lunghe ed
dicamente dalla mente, ha reso le sue
mitiche barche nere, i Pen Duick, delle
approfondite
le opere autentiche icone galleggianti. I suoi an-
bibliografiche tidesignani scafi stanno infatti all’epo-
sulla vita e pea della vela oceanica, esattamente co-
le intuizioni
di Tabarly me le navicelle “Apollo” stanno alla sto-
ria delle esplorazioni spaziali.

I PEN DUICK
Il primo dei Pen Nelle linee d’acqua dei suoi yacht sono
Duick ormeggiato puntualmente racchiusi i temi evolutivi
sull’ Odet nel sud che caratterizzeranno le carene dei de-
della Bretagna
cenni futuri. Le sue, più che barche a ve-
la, sono state autentiche macchine del
tempo naviganti. Tutti i tipi di armamen-
to, piani di coperta, chiglie, trim, balla-
st, alberi alari, redan, foiler, bompressi, o
altra diavoleria immaginabile, hanno pe-
riodicamente fatto capolino sulle sue
creature. Suo fu il primo armamento idea-
to per la navigazione in solitario, sua la
prima carena in “Duralinox”, sua la prima
carena con le appendici “appese”, suo il
Questa è la prima barca progettata da Eric
primo multiscafo oceanico realizzato in Tabarly per una specifica regata: la transat en
lega leggera, come naturalmente sua fu solitaire. La vincerà dopo 27 giorni di regata
l’idea di concepire il primo “ocean racer”
dell’era moderna. Ma soprattutto a lui si deve l’idea folle di teo-
rizzare una barca a vela estrema, leggera come un aereo, che
lievitasse magicamente sopra l’acqua: hidroptère. Di fatto fu il
primo navigatore ad intuire il segreto recondito per essere
estremamente veloce anche sull’acqua: toccarla il meno possibi-
le, sfiorandola appena. Il suo “iter” nautico altro non è che un
progressivo sviluppo della sua folle ambizione: volare sull’acqua.
Essere un velista ma contemporaneamente un aviatore. 

Eric e Alain Thebault, Il foil Paul Ricard in piena velocità nella baia
insieme iniziarono nell’84 a studiare di Quiberon. I bilanceri laterali sono già stati
i modelli in scala dei foils ingranditi rispetto al progetto iniziale

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Il primo dei Pen Duick, IL PEN DUICK I IL PEN DUICK II


è un “linear rater” di Il primo dei Pen Duick è uno “cotre Elemento questo che caratterizzerà an- Il Pen Duick II è un piccolo ketch di 10 metri al galleg- spinnaker di oltre 80 metri quadrati; prima di allora nes-
36 piedi. Armato a
franc” di 15 metri. Disegnato da Wil- che i futuri Pen Duick. Partecipò al Fa- giamento per una lunghezza fuori tutto di 13,60. Sarà suno lo aveva fatto in una regata senza equipaggio. Il
cutter fu disegnato da
William Five junior (II) liam Five (II) nel 1898 fu costruito, in- stnet del ‘57 e ad altre prove dell’altu- l’ultimo Pen Duick costruito in legno, realizzato dal can- Pen Duick II dopo questa storica regata, sarà ripetuta-
teramente in legno, in Irlanda a Carri- ra mondiale. Oggi è una delle barche tiere Costantini di La Trinité sur Mère, risulterà essere il mente modificato sia nel piano di coperta che nell’ar-
gloe. Guy Tabarly lo acquistò nel ‘38 da d’epoca più belle e famose del mondo. primo progetto interamente ideato dallo stesso Eric Ta- mamento. Aumentò considerevolmente il suo piano ve-
André Hachette. Questi lo aveva porta- Interamente ristrutturato sul finire degli barly. Varato nel maggio del ‘64 per la “Transat en soli- lico divenendo prima goletta e quindi ketch. Il tutto per
to a Le Havre dopo averlo a sua volta anni ‘90, nell’agosto del 2001, parte- taire” la mitica Ostar, regata transatlantica tra Ply- trovare il rapporto ideale tra armo, superficie velica e
acquistato in Inghilterra dandogli il cipò, con la moglie e la (bellissima) fi- mouth (Inghilterra) e New York, sarà la prima bar- penalizzazioni di stazza, equilibrio sottile che permet-
nome di Griselidis. Guy lo vendette al glia di Tabarly, alla regata commemorati- ca espressamente creata per una specifica regata. terà al futuro Pen Duick III di dominare l’altura mon-
figlio Eric, nel ‘52. Il Pen Duick era ar- va del centocinquantenario della Coppa Varato solo due settimane prima della partenza, diale sul finire degli anni ‘60.
mato di randa con picco e controranda America a Cowes. In Francia è ritenuto e questo ketch la vincerà sorprendentemente, Al Pen Duick II saranno amputati 3 metri di poppa per
ed aveva l’opera morta di colore nero. catalogato come monumento nazionale. comparendo dalla nebbia, mentre era dato partecipare alla Bermuda Race del ‘66 quindi sarà
per disperso. Al via, suscitò scalpore vede- venduto all’ “Ecole National de Voile” venendo in-
re un solitario, Eric Tabarly, issare uno teramente ristrutturato nel 1994.

Questo ketch di 10 metri al


galleggiamento fu realizzato in legno
dal cantiere Costantini a La Trinité-
sur-Mer. Il proprietario, Gilles
Costantini, era molto amico di
Eric. Quando Eric vinse la
Transat con la sua barca,
pianse per la felicità. Tabarly
allora aveva 33 anni.

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IL PEN DUICK III IL PEN DUICK IV IL PEN DUICK V cere, nel ‘72, la regata in solitario più prestigiosa al mondo: la
Il Pen Duick IV era un avveniristico trimarano lun- Transatlantica in solitario (la Ostar). Assieme a Michel Bigoin,
go 20,80 metri e largo 10,70. Dotato di scafi late- ideò l’ennesima carena innovativa, quella del Pen Duick V. Sarà
rali simmetrici e deriva centrale, fu armato ini- il monoscafo più avveniristico mai concepito. Dotato di una
zialmente con due innovativi alberi alari ruotanti zavorra minima, era fornito di due enormi serbatoi d’acqua ma-
e due rande interamente steccate. Soprannomina- rina per aumentare il raddrizzamento solo quando occorreva, il
to “la piovra gigante”, fu progettato nel ‘67 da tutto installato su una carena piatta e larga dotata di redan.
André Allegre e realizzato dal cantiere La Perrière Tutte soluzioni che risulteranno nuovamente vincenti nella
interamente in lega leggera, senza essere mai ver- Transpac del ‘69 (San Francisco-Tokio) e che definiranno i ca-
niciato. Gli interni erano praticamente inesistenti ratteri genetici di una nuova generazione di yacht: gli attuali
ed il peso riuscì ad essere contenuto nei 6500 chi- racer oceanici. Infine si dedicò al giro del mondo (Pen Duick
logrammi. Un risultato sorprendente. Ideato per la VI) ed ai grossi trimarani (Cote d’or) spingendosi sino ai foils
Ostar del ‘68, la famosa transatlantica in solitario, (Hidroptère). Il tutto passando per il primo maxi yacht co-
si ritirerà per problemi legati al pilota automatico struito interamente in carbonio. Per interi decenni, Eric Tabarly
dovuti a mancanza di messa a punto. si è sistematicamente trovato al timone delle barche concet-
Appena varato, questo incredibile trimarano ave- tualmente più nuove della flotta: le sue. La separazione tra il
va prontamente mostrato sia doti velocistiche Il Pen Duick V è un avveniristico sloop di 10,67 metri Tabarly velista e l’aviatore, col trascorrere degli anni, si è as-
sorprendenti, superando i 20 nodi di velocità realizzato espressamente per vincere la Transpac, la sottigliata sempre più, due personalità accomunate dalle stes-
massima, che grossi problemi strutturali legati al- regata oceanica riservata ai solitari da San Francisco a se intuizioni ed affascinate dagli stessi principi. La velocità, la
Più attento alle regole di stazza, questo scafo vanta- l’armamento. Sostituiti gli alberi, nel ‘69 attra- Tokio. Libero da vincoli di stazza, era dotato di una portanza e soprattutto la leggerezza. Temi che oggi, dopo qua-
va una lunghezza al galleggiamento di 13 metri, svi- versò l’Oceano Atlantico a tempo di record e vin- chiglia stretta e profonda, pescava 2 metri e trenta rant’anni, ritroviamo intatti.
luppando una lunghezza fuori tutto di 17,45 metri. se la classica regata americana Los Angeles-Hono- con un piccolo siluro finale, confidava, per incremen-
Realizzato interamente in lega d’alluminio (Durali- lulu, battendo di 20 ore il maxi Windward Passa- tare il raddrizzamento, in due serbatoi d’acqua capaci L’EROE NAZIONALE
nox) presso i cantieri La Perrière di Lorient, sarà va- ge. Sarà acquistato da un membro d’equipaggio, di 500 litri l’uno. La carena, piatta e larga, era dotata In parte sognatore, in parte avventuriero, in parte esploratore,
rato i primi di maggio del ‘67 per selezionarsi con la Alain Colas, che lo riporterà in Francia e vincerà di un bordo libero ridottissimo e di un originale redan Eric Tabarly è stato però anche un grande trascinatore. Fu il
squadra francese all’ Admiral’s Cup di quell’estate. la Ostar del ‘72, stabilendo anche il nuovo record che riduceva il rollio nelle andature portanti, dimi- primo navigatore, era il 1964, a far appassionare i francesi al-
Vincerà con distacco sia la Channel Race sia il Fastnet. della regata. La barca ed il suo skipper scompari- nuendo la superficie bagnata a piccoli angoli di sban- la “Course au Large”. La sua storica vittoria, col secondo dei
Si classificherà secondo alla Sydney-Hobart per sola ranno nel ‘78 al largo delle Azzorre durante la pri- damento. Varato nel ‘69 fu anch’esso costruito in lega Pen Duick, alla “Transat en solitaire”, la famigerata Ostar (da
sfortuna, vincendo comunque la sua classe. Il Pen ma edizione della Rotta del Rhum. Né il relitto né leggera presso i cantieri La Perrière di Lorient. Nel ri- Plimouth a Newport), fu la prima di una lunga serie di strabi-
Duick III pescava 2,75 metri ed aveva una chiglia in- il suo skipper verranno mai recuperati. voluzionario progetto, Eric Tabarly fu coadiuvato dal- lianti vittorie condite da record oceanici che avvicinarono i
novativa dotata di siluro terminale e trim tab. Il di- lo studio Bigoin-Duvergie. Il dislocamento era ridot- francesi al loro mare: l’Oceano Atlantico. A suon di primati, di-
slocamento era contenuto in soli 13.500 chilogram- tissimo, 3200 chili a serbatoi vuoti, gli interni molto venne il capostipite di un’intera generazione di navigatori
mi, un risultato notevole per l’epoca. L’armamento, spartani e scomodi. Il bordo libero ridotto imponeva oceanici che hanno regalato alla Francia quella “aplombe” che
dopo la prima trionfale stagione con ben sette vitto- un’altezza sottocoperta di solo un metro e venti. Nel- la storia contemporanea non era più intenzionata a riconoscer-
rie, venne trasformato da goletta a ketch per confor- le andature portanti però il Pen Duick V poteva issare le. Tra i componenti dei suoi equipaggi scorrono i nomi che il-
marsi alle nuove specifiche regolamentari introdotte 140 metri quadrati di tela, una superficie impressio- lumineranno l’altura oceanica nei decenni futuri: Alain Colas,
dal Royal Ocean Racing Council (Rorc) nel 1968. Quel- nante anche per un 35 piedi di oggi. Era anche dota- Jean- Yves Terlain, Olivier De Kersauson, Marc Pajot, Philipe
lo del Pen Duick III, fu il primo scafo ad essere at- to di un trimmer sulla parte poppiera della chiglia, di Poupon. Come Eric stesso, buona parte di loro sono oggi en-
tentamente testato nella vasca navale di Nantes, per un rollafiocco e di un timone a vento. Tutte novità per trati di diritto nella leggenda della vela, ma sono anche triste-
decidere quale tipo di chiglia adottare. Parteciperà allora. Di fatto, questo piccolo yacht si può porre co- mente annoverati tra le indimenticate vittime di esistenze
anche alla Whitbread del ‘77, alla Route du Rhum del me il precursore degli attuali racer oceanici. Vinse la estreme, vite sospese, inesorabilmente pretese dal mare. Anche
‘78 ed alla Vendée Globe dell’ ‘89. Transpac del 1969 con 10 giorni di vantaggio sul se- per questo Tabarly divenne così emblematico per i francesi.
La sua figura travalicò persino le sue gesta, divenendo l’imper-
sonificazione di un qualcosa che sostanzialmente non esisteva
LE SUE BARCHE che gli permisero, a suon di vittorie, di assurgere agli onori gre progettò e personalmente finanziò, finendo praticamente più: “La grandeur de la France”.
Nei primissimi anni ‘50 ristrutturò personalmente, utilizzando delle cronache internazionali, dominando le regate oceaniche, sul lastrico, la realizzazione di un’altra intuizione geniale: il Paradossalmente proprio lui che viveva proiettato nella vela del
una tecnica innovativa, lo storico Pen Duick I. Successivamen- sia in solitario che in equipaggio. Il tutto agli albori della nau- Pen Duick IV. Un trimarano velocissimo, costruito interamente futuro, era acclamato, insignito e incensato proprio a bandie-
te studiò e tracciò le linee di carena dei successivi due Pen tica moderna, tra il ‘63 ed i primi anni ‘70. Parallelamente in- in lega d’alluminio che, anni più tardi, quando verrà finalmen- ra di un mondo ormai passato. Anacronismi della popolarità.
Duick, il II° e il III°. Ne nacquero due monoscafi innovativi tuì le reali potenzialità dei multiscafi, assieme ad André Allè- te messo a punto, consentirà al suo amico Alain Colas di vin- Tabarly ha rappresentato l’emblema della libertà, lo spi- 
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Proggettato da Joubert & Nivelt nell’ 85 questo sloop fu costruito da


IL PEN DUICK VI Amtec, dislocava 34 000 chili. Esponeva 249 metri di tela in bolina COTE D’OR I
Il Pen Duick VI è un potente Ketch d’alluminio dise- cifiche dell’allora imperante regolamento IOR. Lungo Il Cote d’Or I è uno splendido sloop di 86
gnato da André Mauric per la prima edizione della oltre 22 metri e largo 5,30 dislocava ben 32 tonnella- piedi espressamente costruito per dispu-
Whitbread, il giro del mondo in equipaggio, del 1973. te, aveva la particolarità di essere dotato di due alberi tare la Whitbread dell’85. Varato poco pri-
Dotato di una carena filante con una distribuzione mol- d’alluminio non passanti sottocoperta. Questa caratte- ma del via, si classificherà quarto dopo
to omogenea dei volumi, era realizzato secondo le spe- ristica, tanto cara ai francesi, ne decretò il ritiro poco aver patito gravi problemi di delaminazio-
dopo il via della terza tappa, al largo di ne delle sezioni prodiere durante la prima
Sidney, quando perdette l’albero di mae- tappa da Plymouth a Città del Capo.
stra per la seconda volta. Tabarly solo al- L’anno successivo vincerà la Transat ma
lora decise di modificarne l’armo e di Eric tabarly è ormai troppo coinvolto nel
prendere parte alla Transat in solitario del mondo dei multiscafi per dedicarsi a que-
‘76. Dopo aver resistito a ben cinque de- sto tradizionale sloop.
pressioni atlantiche, sarà il primo ad arri-
vare a New York tra lo stupore generale.
“La mia regata più bella” sarà il soddi-
sfatto commento di un Eric Tabarly sfini-
to ma raggiante dopo questa fantastica
vittoria.
Nel ‘75 aveva vinto il Triangolo Atlantico
(Saint-Malo/ Capetown/ Rio) e nel ‘77
parteciperà al Fastnet, la regata lunga
dell’Admiral’s Cup. Nel 1981 il Pen Duick
VI, sopnsorizzato dalla Euromarché, pren-
derà nuovamente il via alla Whitbread.
Concluderà la sua carriera come barca
scuola e da charter.

PAUL RICARD
La settima barca di Tabarly è un rivoluzionario trima- gli interessi stabilendo il nuovo primato di traversa-
rano dotato di foils. Paul Ricard, questo il nome da- ta atlantica. Partito il 21 luglio 1980 da New York,
togli dallo sponsor, è un progetto del ‘79 della DNC di polverizzerà l’imbattibile record della goletta Atlan- rito anti-borghese per eccellenza, il tutto condito da uno stra-
AQUITAINE INNOVATIONS
Brest. Realizzato in lega AG4 dalle Costruzioni Mec- tic che resisteva dal 1905. Il nuovo primato di Paul no miscuglio francofono di patriottismo e romanticismo. Anche L’ultima grande vittoria della sua carriera Eric Ta-
caniche di Normandia, questo hidrofoil grazie ai suoi Ricard sarà di soli 10 giorni e cinque ore. A bordo si il suo carattere, taciturno e schivo, difficilmente gestibile barly la ottiene nella Transat Jaques Vabre del 1997,
“pattini” era capace di lievitare sopra l’acqua ad alte utilizzavano caschi da motociclista. dagli sponsor e fin troppo crudo anche con la stampa, ha stra- pochi mesi prima di morire.
velocità, esattamente come un namente reso questo duro personaggio un autentica icona Assieme ad Yves Parlier domina questa regata tran-
aliscafo. Dotato di albero alare mondiale. satlantica in doppio. La barca che li porterà alla vit-
era più largo (17 metri) che lun- Un vero antieroe. Tutte note che lo resero ancor più popolare. toria è il 60 piedi Aquitaine Innovations, un moder-
go (16,5) pesando solo otto ton- Praticamente ateo, “si battezza una barca più per superstizio- no ocean racer dotato di ballast, rollafiocchi, timo-
nellate. Dotato di 144 metri qua- ne che per spirito religioso” la tagliente frase che sussurrò al ne automatico, bordo libero basso e linee di poppa
drati di tela in bolina, era frutto varo del Pen Duick III, era palesemente infastidito dalle pa- potenti e svasate. Esattamente l’erede in chiave mo-
di lunghe sperimentazioni inizia- role inutili. Famose le sue secche repliche alle domande ba- derna del Pen Duick V.
te anni prima su piccoli hidrofoil nali. Anche delle donne, cosa che non gli è e non si è mai fat-
testati davanti al porto de La Ro- to mancare, ha sempre apprezzato, oltre la bellezza, la spon- essere. Per l’energia che il suo carattere racchiudeva e per l’o-
chelle. Nel ‘79 non vincerà la taneità. stinazione che lo accompagnava. Lo spessore della sua figura
“Transat en duble” (Lorient-Ber- A questa figura limpida e sincera, prima la Francia, quindi l’in- lo si misura oggi con l’incredibile numero di scuole, accademie,
muda-Lorient) per soli 5 minuti, tero mondo sportivo si interessarono, la capirono, si affezio- licei, vie, piazze, francobolli e persino varietà vegetali che por-
ma l’anno successivo si rifarà con narono e ne rimasero realmente affascinati. Non tanto per le tano il suo nome. Un uomo che non è stato solo uno dei tanti
sue imprese, comunque maiuscole, quanto per il suo modo di bravi navigatori, uno dei tanti sportivi di successo, ma il 
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Anche questo tecnologico trimarano realizzato interamente


in composito esponeva il mitico numero 14 sulla randa COTE D’OR II Da “Memorie a largo”, LA SCOMPARSA
Costruito per la Route du Rhum scritto da Eric Tabarly Durante una crociera nel mar d’Irlanda con il Pen
dell’ 1986, questo maxi trimara- ed edito da Mursia Duick I, nella notte a cavallo tra il 13 ed il 14 giu-
no, lungo oltre 22 metri, si riti- gno 1998, Eric Tabarly perdeva la vita in mare. Que-
rerà vittima anch’esso delle proi-
bitive condizioni meteo che falci-
dieranno la flotta di quella tragi-
Il mio vecchio sta la drammatica ricostruzione di quella notte da
parte di un membro d’equipaggio.
“Il vento soffiava ad oltre trenta nodi e le onde era-
ca regata. Eric Tabarly per la pri-
ma volta lancerà l’SOS per essere
tratto in salvo. I maxi-multiscafi
Gentleman
uando lo osservo, con il suo abito nero ed il suo “sparato” di ve-
no alte più di tre metri. Stavamo navigando al largo
del Galles, verso l’Irlanda, dove erano previsti dei fe-
steggiamenti proprio in occasione del centenario del

Q
oceanici sono ormai arrivati ad un varo del primo dei Pen Duick. Il vento stava aumen-
punto di non ritorno. Il loro de- le mi sembra un anziano e degno “gentleman”. Tra lui che fe- tando costantemente, abbiamo ammainato le vele
stino verrà segnato proprio dalle steggia i suoi cento anni e me, pensionato della Marina, è nato una dopo l’altra. Alle 23.30 Tabarly ha deciso di am-
tragiche conseguenze di quella un affetto che ha segnato le nostre vite. Senza di me, lui, non sarebbe mainare anche la randa ed issare la sola tormentina.
regarta. Verrà limitata la loro lun- che un relitto. Senza di lui, la mia vita, sarebbe stata di sicuro diversa. Ha chiesto a tutto l’equipaggio di assisterlo durante
ghezza a “soli” 60 piedi, 18,28 Si chiama Pen Duick; Non ha un numero come i suoi successori. Al li- l’operazione. Il mare era molto mosso e quando la
metri decretandone l’estinzione. mite potrei battezzarlo Pen Duick I. Come si dice primo amore. Perché grande randa era quasi completamente ammainata, il
Il Cotè d’Or II si rovescerà l’anno la storia di questo cutter centenario è una storia sentimentale. Anche picco è venuto giù e la barca ha virato all’improvviso
successivo al largo di Madeira. se so di deludere i più romantici, il mio legame con questo scafo nero proprio mentre stavamo cercando di afferrarlo. In
non è legato al fatto che appartenesse a mio padre. Credere che mi sia quel momento Eric era in piedi sul boccaporto inten-
invaghito di questo veliero, indebitato per lui, tormentato per salvarlo to ad ammainare la vela. Il picco lo ha colpito in pie-
unicamente per amore di mio padre, è falso. Ho salvato il Pen Duick che no petto gettandolo in mare. Nonostante i numerosi
marciva in un banco di fango perché sono sempre stato sensibile alla tentativi per recuperarlo, non siamo stati capaci nep-
sua bellezza. Il tempo non ha tolto nulla alla sua nobiltà. L’Uomo ha pure di individuare il corpo.”
bisogno di passioni per esistere, alcuni si battono per mantenere a gal-
la Venezia, altri trascorrono la loro vita per restaurare un vecchio ca-
stello in rovina. Pen Duick è un capolavoro di architettura navale d’al- chiaro che sentire la sua coperta sotto i miei piedi mi rende felice e che
tri tempi. Non doveva morire. Ho sempre desiderato che sopravvivesse ascoltare i suoi scricchiolii familiari, il suo modo di parlarmi, mi fa in-
e che navigasse. credibilmente piacere. Altrimenti, perché mai mi sarei indebitato per ol-
La storia d’amore tra me e la mia barca, delle emozioni nate da questa tre quarant’anni e avrei tirato il diavolo per la coda affinchè il Pen Duick
lunga “amicizia” ora vi racconterò. Ciò sorprenderà senz’altro quelli che riprendesse il mare? Non ho dimenticato nulla di ciò che abbiamo vis-
mi hanno affibbiato la reputazione inesatta d’orso suto assieme. Mi rivedo ancora.... Ho sette anni, la

“”
taciturno, di catastrofe pubblicitaria. Non mi cono- Pasqua del ‘38 si avvicina. I ricordi dell’infanzia
scono. Senza essere un chiaccherone, non sono cer- Ho salvato il Pen hanno un lato strano, sono spesso vaghi, imprecisi
to un silenzioso. Al contrario. Amo parlare e quan- oppure di una chiarezza sconcertante. In automo-
caposcuola di un’intera generazione di do il soggetto della conversazione mi interessa, non
Duick perchè bile mio padre, mia madre, mia sorella Annick più
HIDROPTÈRE sono sempre
solitari, e soprattutto, il fertile paladino riesco più a fermarmi. Ma se la conversazione scivo- giovane di me ed io, stiamo andando a Basse-In-
L’Hidroptère è un foil estremo
di tutte le novità che hanno percorso la la su temi che non mi interessano, mi assento men- stato sensibile dre, un luogo sulla Loira vicino a Nantes. Di questo
varato nel 1994 per sostituire
l’ormai datato Paul Ricard. Mes-
nautica negli ultimi quarant’anni. talmente, taccio e a volte mi addormento. Nono- alla sua bellezza percorso che comincia a Préfailles, dove trascorre-
Quando veniva prospettata una novità, stante i miei sforzi per non essere maleducato, la vamo le vacanze di Pasqua, ho dimenticato ogni
so faticosamente a punto da
lui era sicuramente favorevole. Se non mia testa si inclina e le palpebre si chiudono. Que- cosa. Invece dell’apparizione improvvisa di un ve-
Eric Tabarly e da Alain Thébault,
c’era il tempo per testarla, lui optava sto carattere poco loquace l’ho ereditato da mia madre, donna volitiva liero con il suo scafo immerso in un canneto, dove il suo proprietario
nel novembre del ‘97 toccherà i
per installarla comunque. e discreta, che detestava parlare di niente. Per finirla coi miei silenzi, l’aveva messo a svernare, mi è rimasto tutto impresso nella memoria.
39 nodi di velocità massima. I
In sintesi era un essere creativo e curio- ammetto che mi è difficile rispondere a domande banali se non addi- Con la mia logica di bambino avevo pensato:” Ma non è mica il posto
due enormi foils di cui è dotato,
so, che, non avendo più nuove terre da rittura stupide. L’esempio tipico è la domanda che mi viene posta alla giusto per una barca!” Prima mio padre e poi io, salimmo a bordo. Il
sono calcolati per sopportare
scoprire, si è spinto comunque dove nes- fine di una regata: “ Contento di essere arrivato primo?” Che altro se suo ponte di quindici metri mi fa impressione e mi meraviglia per la sua
carichi superiori alle 20 tonnel-
suno è mai stato, nelle acque agitate non: “Si”? Non conosco vincitore che si sia rattristato per una vittoria. immensità. Vorrei percorrerlo tutto ma mia madre mi tiene saldamente
late per metro quadrato.
della sperimentazione pura. Le acque a Quando mi si chiede a proposito del Pen Duick se sono felice che na- per mano perchè sono un bambino scatenato. Le mie marachelle sono
lui più care. vighi alla sua età, sono incapace di fare uno sforzo e rispondere. E’ imprevedibili. Ho delle ispirazioni improvvise..... 

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