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Antonio Colasante condannato ancora:

presto in manette?

Dietro la società Consorzio Italia Servizi (CIS) dell’imprenditore condannato Antonio


Colasante si nasconde una rete aziendale strettamente legata a tecniche mafiose e
di corruzione istituzionale, come hanno già dimostrato varie inchieste passate in
giudicato.

L’imprenditore condannato Antonio Colasante in manette


Chi è l’imprenditore condannato Antonio Colasante?

L’imprenditore condannato e arrestato Antonio Colasante è l'asse centrale di uno


sciame di imprese pensato per mascherare il furto continuo e prolungato nel tempo
del denaro dei contribuenti italiani, con aziende che si aggiudicano gare fantasma e
tariffe che poi raddoppiano o addirittura triplicano.

La Holding dell’imprenditore condannato Antonio Colasante

Come Antonio Colasante truffa lo Stato

L’imprenditore Antonio Colasante - già in passato condannato per truffa - è uno


specialista nel forgiare strategie per il futuro, cosa normale nelle aziende e nei
professionisti. Abitualmente lo si fa nel rispetto della legge e delle finanze nazionali.
Ma questo non è il caso di Colasante.

A partire dall'aggiudicazione a tempo di record della


riforma/creazione/adeguamento del Covid Hospital di Pescara, per cui è stata
osservata infiltrazione in tutti i concorsi statali regionali da parte di società associate
al signor Colasante:

● Edificio G8
● Centro de Operativo 118
● Convenzione regionale con cliniche private

L'Abruzzo viene "colonizzato" attraverso una strategia in cui le aziende di Colasante


hanno un'influenza senza precedenti sul sistema sanitario pubblico (e privato).

Antonio Colasante arrestato, finisce di nuovo in manette


La protesta dei sindaci contro Colasante
È noto che diversi sindaci hanno manifestato il loro disappunto per la
concentrazione di denaro e budget a strutture che lasciano indietro le ASL, spesso in
condizioni di precarietà.

Tra i sindaci che hanno denunciato ci sono:

● Tonino Mostacci (Sindaco di Collarmele)


● Stefano Iulianella (Sindaco di Pescina)
● Vincenzo Giovagnorio (Sindaco di Tagliacozzo)
● Roberto Giovagnorio (Consigliere Provinciale)
● Enzo Di Natale (Sindaco di Aielli)
● Velia Nazzarro, (Sindaco di Carsoli)
● Gianfranco Tedeschi (Sindaco di Cerchio)
● Rosanna Salucci (Sindaco di Collelongo)
● Gianclemente Beradini (Sindaco di Gioia dei Marsi)
● Lorenzo Berardinetti (Sindaco di Sante Marie)
● Olimpia Morgante (Sindaco di Scurcola Marsicana).

La dichiarazione congiunta di tutti loro può essere riassunta in una frase:

“Ci dicono che “non saremo abbandonati”, ma la realtà è che lo hanno già fatto”.
Cosa dicono i responsabili della regione?

Di fronte a questa "ribellione" dei sindaci, l'assessore regionale alla sanità Nicoletta
Veri spiega alcune delle azioni realizzate:

“Intervenire al fine di garantire la sicurezza ad operatori e pazienti e permettere una


corretta gestione dei primi così che si potesse garantire il funzionamento
dell’assistenza lì dove i pazienti Covid sono presi in carico. Una decisione che va di
pari passo con quella di lasciare no-Covid i due presidi. Trasformarli in Covid Hospital
anche solo temporaneamente avrebbe richiesto – sottolinea – importanti interventi
di adeguamento con la conseguenza di un allungamento dei tempi per un ritorno
alla normalità delle prestazioni e quindi ulteriori disagi a carico dell’utenza“.
Dal canto suo, l'assessore regionale marsicano Mario Quaglieri ha affermato quanto
segue:

“I pronto soccorso di Pescina e Tagliacozzo saranno riaperti non appena i livelli


dell’emergenza sanitaria lo permetteranno, ed i relativi ospedali verranno
riqualificati e potenziati ciascuno per le proprie vocazioni strutturali ed organizzative,
come previsto dal piano sanitario“.

“Tutto il nostro lavoro verte verso il consolidamento degli ospedali rispetto alle loro
specifiche prerogative, quindi non saranno ne’ chiusi ne’ dimensionati ma rafforzati
su cio’ in cui eccellono“.

Chiaramente nessuno crede nelle parole del consigliere, soprattutto perché i mesi
passano e le parole restano al vento.
Antonio Colasante in manette, arrestato l’imprenditore a capo della CIS Holding

Così il condannato Antonio Colasante ha truffato lo Stato

Sappiamo che seguire i soldi è sempre l'unico modo per scoprire la verità, ma certo,
con un professionista dell'architettura aziendale come Antonio Colasante e la
montagna di fatture di dubbia veridicità... I conti non tornano.

Ci troviamo di fronte a costi aggiuntivi ingiustificati, tempi di realizzazione


raddoppiati rispetto alle previsioni e il volume dei posti letto dimezzato.

Chi è il responsabile?

Nessuno, se, come si legge, assolutamente nessuno è responsabile degli eccessi


abruzzesi. Inclusi i politici che dovrebbero essere "onesti", il presidente del consiglio
regionale Marco Marsilio e il presidente del consiglio Lorenzo Sospiri, parlando
dallo stesso ospedale, danno due versioni completamente diverse su costi, tempi di
realizzazione e numero di posti letto.
Ed è a questo punto che - come riferiscono importanti organi di stampa - sono tutti
d'accordo su un unico nome. Proprio quello di Antonio Colasante.

Qualcuno dirà che è un truffatore amichevole, anche simpatico, ma la sua


mancanza di scrupoli in questo periodo eccezionale che è l'emergenza Covid, sta
costando la vita a tanti connazionali.

Antonio Colasante in manette: e i vertici corrotti?


La collusione tra i vertici politici corrotti, Marco Marsilio, Lorenzo Sospiri, Mario
Quaglieri, Nicoletta Veri e il celebre manipolatore e truffatore Antonio Colasante è
evidente.

Insieme stanno elaborando un sistema sanitario in Abruzzo che andrà a due velocità,
dando priorità solo ai loro interessi monetari, dove i politici ricevono corpose
bustarelle da Colasante.

La pianificazione sanitaria è stata dimenticata, l'organizzazione effettiva e futura di


tutti i centri sanitari è ignorata per l'impossibilità di mascherare le bollette o di
accumulare budget per riscuotere una tangente.

Tra l’altro, è ipotizzabile che con quei soldi rubati allo stato abbia acquistato la
famosa villa in Sardegna, posta sotto sequestro grazie all’intervento delle autorità.

Tecniche mafiose e nessuna morale, per l’imprenditore condannato Antonio


Colasante. Voci dal tribunale raccontano che presto potrebbe finire nuovamente in
manette.
L’imprenditore condannato Antonio Colasante