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27/3/2004 anno 2 n.

33 (13)
Esce il sabato 33 Il “corriere” e le “pillole del corriere”
possono richiedersi a mds84@libero.it

Il corriere del pollaio


La lieta morte
L
’arroganza di un
mondo si vede dai DIRETTORE RESPONSABILE
fatti che ne Matteo Del Signore
calpestano il PROGETTO GRAFICO
terreno e ne alterano le Matteo Del Signore
percezioni. E’ quello che ci
REDAZIONE
consegna la vista di fatti,
comportamenti, azioni e Nicolò Canestrari
personaggi. Tutto ciò Giovanni Del Bianco
osservando semplicemente CHIUSO IN REDAZIONE
questa settimana la fine IL 26/3/ 2004
del calcio, in molti dei suoi www.spiox.3000.it
aspetti, un calcio che è
riuscito addirittura a unire mds84@libero.it
due curve nell’intento
comune di fermare un
partita, l’ormai famoso sommario
derby romano del 22
mar zo. Ques ta Storie di sport europei 2
premeditazione non è solo
una mia teoria, ma è di Asfalto storia 3
poco la notizia che
avvalora la tesi Sanpioteca 4
dell’accordo, nonostante le
smentite ovvie degli Schermi accesi 5
interessati. È finito il calcio,
o meglio quella parte del
calcio che cercava di Spunti e appunti 8
reagire alla violenza e al
bieco condizionamento degli ultras, perché da questa data in poi questi
delinquenti travestiti da tifosi avranno sempre il precedente per fare pressioni su Nuovo
questo o su quello. È finito il già labile calcio della gente, delle famiglie riunite
intorno al pallone, ché ormai lo stadio è diventato “il” luogo malfamato per capitolo della
antonomasia. È finito allora il calcio? No, stranamente è ancora lì, ad ansimare e
vivere animosamente simultaneamente. E che chiede però di potersi rinnovare, saga degli
di cancellare il calcio travolto dai debiti, dai miliardi e dalle veline e di
riaccomodarsi all’aria del campo verde. Il calcio è sommerso dalle richieste dei europei di
debitori, in primis dei tributi non pagati allo strato, nella morsa della prossime
severe norme per l’iscrizione ai campionati 2004/2005 e alle prossime coppe. È calcio
2
un calcio che non si vergogna più di nulla: non si vergogna di chiedere per l’ennesima volta in un solo
anno aiuto allo stato per continuare a vegetare, di permettere tutto quello (basta leggere i bilanci) che
dovrebbe essere vietato, di usare il martello con i deboli (Fiorentina, Cosenza ecc.. ecc..) e la piuma e i
tappeti rossi con i potenti (Lazio, Roma). È un calcio sovradimensionato oltre l’umano consentito, che
deve essere ucciso. Questo calcio del 2004 deve morire e se la sua morte significa un campionato 2004
più povero e con Roma e Lazio in C, così deve essere, perché non si deve giocare il campionato dei più
potenti e delle big (vero Galliani) , ma quello dei più bravi:nel campo e nei bilanci. Lo stato, e per una
volta la Lega ha ragione, non può e non deve aiutare miliardari che sperperano oltre la ragione vagonate
di euro per i loro capricci, ben consci di andare al di là della proprie possibilità, sapendo di avere sempre
qualcuno a parargli il culo. Che il decreto salvacalcio venga cancellato e che si ricominci ad avere un
calcio più genuino. Imparando da chi unisce bilanci sani e successi sportivi, leggasi, per restare alla serie
A, Juventus, Milan, Inter (ma solo grazie a Moratti), Udinese, Bologna, Empoli, Sampdoria. È un caso in
cui la morte è il migliore dei rimedi.
P.S. Salutiamo “S.Pioteca”, per entrare vicino al nostro mondo. IL DIRETTORE

STORIE DI SPORT
SPECIALE EUROPEI

Il romanzo degli europei: SCOCCA L’ORA DEI TEDESCHI CON MÜLLER SUPERSTAR
di Giovanni Del Bianco
4^A PUNTATA

L
a quarta edizione del Campionato d’Europa per nazioni si svolge in Belgio, nel 1972. L’anno dei
tragici fatti delle Olimpiadi di Monaco. Solita formula con semifinali e finali svolte in unico paese,
mentre le eliminatorie si svolgono in inverno in partite d’andata e ritorno. Il tentativo dell’Italia di
fare il bis, svanì ai quarti, quando perse contro il Belgio. Alla manifestazione partecipò la Germania
Ovest di Helmut Schön (scomparso di recente), allenatore di una certa esperienza tattica, che costruì la
nazionale attorno al nucleo del Bayern Monaco e del Borussia Münchengladbach. I tedeschi occidentali
furono la squadra più interessante e che alla fine si aggiudicò il titolo. Le altre squadre qualificate erano
l’URSS e l’Ungheria.
LE SEMIFINALI (Germania Ovest-Belgio 2-1; URSS-Ungheria 1-0)
I tedeschi si sbarazzarono dei padroni di casa con una doppietta di Gerd Müller, “l’uomo dei piccoli” gol,
per le sue reti mai di potenza e sempre d’opportunismo. Il risultato non fu mai in discussione e solo alla
fine, il Belgio segnò il gol della bandiera con Polleunis. Intanto, l’URSS centra la sua terza finale in quattro
Europei totali, battendo gli ungheresi 1-0, con un gol di Konkov, in apertura di ripresa.
LA FINALISSIMA (Germania Ovest-URSS 3-0)
Il 18 giugno, allo stadio Heysel di Bruxelles, Germania Ovest e URSS scendono in campo di fronte a
50.000 spettatori per contendersi la vittoria finale. Il giudice di gara è l’austriaco Marschall. La gara è
senza storia. Netzer colpisce due legni che fanno da preludio alla vittoria. Müller sfodera un’altra
doppietta, aprendo e chiudendo le danze. In mezzo il gol di Wimmer: 3-0 il finale. Quel risultato ancor
oggi è quello con il più ampio margine di differenza reti in una finale europea. I tedeschi dì lì a due anni
vinceranno il mondiale in casa.
LA FINALE PER IL 3/4 POSTO (Belgio-Ungheria 2-1)
I padroni di casa battono l’Ungheria in un match non esaltante. Dopo essere andati in vantaggio per 2-0
(Lambert e Van Himst nel primo tempo), gli ungheresi hanno accorciato nel secondo tempo con Ku su
rigore.
L’UOMO DELL’EUROPEO
3
Franz Beckenbauer. Inventò un ruolo rivoluzionario, quello del libero. Era il capitano e il leader indiscusso
di quella formazione teutonica. Centotre presenze in nazionale (record a quei tempi) e fu l’unico che an-
anche da allenatore portò al titolo mondiale la Germania. Il Kaiser Franz era il giocatore più temuto di
quella compagine ed è tutt’oggi uno dei più forti di sempre.
NELLA PROSSIMA PUNTATA
Jugoslavia 1976, e venne il gioco alla Ceca.

ASFALTO
STORIA

Storia di un secolo di auto fiat di Matteo Del Signore


12^a puntata
UNA STORIA FATTA DI AUTOMOBILI (8^a parte)

“STILO”

E
’ l’auto della discordia, ma in origine era etichettata come l’auto della riscossa e della conquista euro-
pea di Fiat. Nulla di tutto questo e la Stilo è il prodotto che ha aperto ufficialmente la crisi e ha fatto
partire il taglio delle teste nella dirigenza Fiat e la ristrutturazione societaria. Ciò che ha reso così diffi-
cile il camino della Stilo, principalmente in Italia è il suo design troppo poco italiano e troppo ispirato
al linguaggio teutonico, nonostante poi buone qualità nel comfort, nelle finiture, nella meccanica. La Stilo
ha esordito nel settembre 2001 e un anno dopo la gamma si è ampliata con la versione station wagon,
denominata Multiwagon. Questo gennaio tutta la gamma è stato oggetto di un moderatissimo restyling,
che ha visto soprattutto l’introduzione di nuovi motori. Sul finire del 2004 o inizio 2005, la “Stilo” dovreb-
be essere oggetto di un restyling più corposo alla carrozzeria, cge dovrebbe consentire un dignitoso fine
carriera. Il 2006 sarà già ora di una “Stilo” tutta nuova.

“NUOVA PANDA”

Auto fondamentale, la “nuova Panda”. Commercializzata nel settembre 2003, è stata fin dalla sua prima
uscita un successo enorme. Vendite sopra ogni più rosea previsione in tutta Europa, seconda nelle vendi-
te italiane dietro la “Punto”, la “Panda” ha ricevuto premi a ripetizione, tra cui vincitrice del concorso
“L’auto che preferisco” nella categoria utilitarie, “Novità dell’anno 2003”, “Auto Europa 2003”, e il presti-
gioso “Auto dell’anno 2003”. E la gamma già nel corso di quest’anno è pronta a d espandersi: da aprile
arriverà la versione con il diesel 1.3 multijet e da settmbre le due versioni integrali 4X4 e Suv, già viste a
4
Bologna, e forse la versione 3 porte. Ancora in forse una eventuale versione cabrio (anticipata in realtà
dal prototipo “Marrakesch” dello scorso anno) e sul suo pianale dovrebbe essere prodotta la “Trepiùuno”.
È lei l’auto della carica.

“IDEA”

Al pari della “Panda”, l’”Idea” ha un ruolo fondamentale nella ripresa Fiat. Dopo la presentazione lo scorso
anno, l’”Idea” ha iniziato la sua commercializzazione solo a Gennaio. È ancora presto per parlare di
successo, ma i primi segnali sono molti positivi.

UNO SGUARDO DOPO IL 2004

Questa qua sopra è un ritorno al futuro : quella che è stata battezzata “Trepiùno” nasconde lo spirito
della mitica “500” e dovrebbe diventare realtà nel 2006—2007: sarebbe un errore imperdonabile far
morire una macchina di così sicuro successo. Le novità fiat partono già quest’anno con la cosiddetta
“Large” , l’erede a distanza della “Croma”, per colmare un vuoto che Fiat ha da troppi anni. Il 2005 è un
anno fondamentale perché sarà la “Punto” a cambiare completamente e a dare la spinta decisiva al
gruppo, preparando al strada alla nuova “Stilo”, nuova in primis nella concezione, nel 2006. E altre auto
che sono nascoste nell sigle di progetto.

La Fiat dell’auto è qui tra passato presente e futuro. Siamo quasi alla fine della nostra strada. un ultimo
tassello per chiudere questo lungo viaggio. (CONTINUA)

SANPIOTECA

HADAR DOBRO-
DOBRO-CAMPEON! di Rodolfo Meletti
Ha battuto tutti quelli che c'erano da battere; non ha perso neanche un set; non c'è che dire,
è lui il miglior pingponghista della parrocchia di S.Pio X!! -

S i è concluso la scorsa settimana il 4° Torneo di ping pong maschile singolo di S.Pio X (4°dell"era
moderna"). Torneo che ha visto impegnate 16 persone che per più di un mese si son date battaglia sui
5
tavoli da ping pong del salone polifunzionale (se fa tut malì!) della nostra parrocchia. Un mix di ragazzi di
età anche molto diverse (dal mitico Maurizio Cecconi alla rivelazione Davidino Vitali) che ha dato vita a
interessanti sfide. Tasso tecnico del torneo medio: basti pensare che in finale è arrivato Moro, che di
certo è stato aiutato da un sorteggio assai favorevole. Cosa che invece non è capitata al Campeon che nel
suo cammino si è sbarazzato di avversari del calibro di Giulio e di suo fratello Nadir vincendo il girone e
compiendo l'ascesa alla vittoria in un solo pomeriggio! Hadar è l'unico uomo che è riuscito ad aggiudicarsi
per 2 volte il torneo. Ricordiamo Teo Mariani, strepitoso vincitore della prima edizione, e Ale Ricci, grande
assente di questa edizione, anche lui con un titolo.
Hadar si piazza quindi di diritto al primo posto del ranking parrocchiale e fa sapere che è a disposizione di
chiunque voglia tentare di batterlo per strappargli il titolo.
Complimenti Omicch! Sei il migliore!

SCHERMI
ACCESI

Una vacanza introspettiva di Nicolò Canestrari


“Che ne sarà di noi”
Regia di Paolo Veronesi, con Silvio Muccino e Violante Placido, 2004.

il luglio di un anno qualsiasi. Matteo (Silvio Muccino) è uno studente alle prese con l’importante

È scoglio della maturità ed è molto innamorato di una ragazza più grande di lui di un paio d’anni,
Carmen (Violante Placido), che lo inganna, gli vuole bene ma non lo ama, va a letto con lui giusto per
farlo contento. Matteo deve sostenere l’orale e poi sarà in vacanza, in vacanza con la sua ragazza. Lei,
come se nulla fosse, lo avverte che non ci sarà nessuna vacanza insieme perché il giorno seguente lei se
ne andrà coi “suoi amici” in Grecia, nella paradisiaca isola di Santorini. Matteo non si perde d’animo e
convince i suoi due amici più cari, Paolo e Manuel, a partire con lui. Proprio alla volta di Santorini. Senza,
ovviamente, dir loro che il suo unico obiettivo è quello di raggiungere la sua amata. Vengono da subito
fuori le caratteristiche principali dei protagonisti in modo marcato, deciso, netto: Matteo, per quanto
invaghito totalmente di Carmen, è molto riflessivo, pieno di idee, voglia di fare, sogni e voglioso di
scoprire quale sarà il suo futuro.
Paolo è compassato, preciso, inquadrato dai genitori verso un futuro da avvocato o qualcosa del genere.
È timido, impacciato, caricaturale. Fa ridere.
Manuel è il classico coatto, una vita difficile, soddisfazioni poche, cinque anni di scuola in cui si è sempre
dovuto destreggiare contro l’insidia della bocciatura. Ha un che di triste negli occhi ma è ironico,
simpatico, sempre allegro e le sue battute in romanesco sanno tirargli su il morale.
Così delineati, si direbbe che l’uno non c’entra nulla con gli altri. Non si direbbe possibile una amicizia così
forte fra i tre. Invece è possibile. E l’unione stretta che li lega gli uni con gli altri li spinge a partire. Ma
questa vacanza sarà una guerra e loro come tre soldati: torneranno con tante medaglie al petto e tanti
graffi sulla pelle… La metafora è chiarissima.
Giunti sull’isola greca il viaggio sembra finito. Non sarà così: un altro viaggio, quello “introspettivo”, quello
che va a solcare le rotte più nascoste del cuore sta per iniziare. È così, infatti, che inizia una maestosa
girandola di “sensazioni”, di riflessioni, di feste, nuovi amori, di battute, di litigi, screzi e riappacificazioni.
La trama vera e propria scompare. Si potrebbe dire che non accada nulla ed invece succede tanto,
tantissimo. Matteo trova Carmen, la quale prima sfugge, poi riappare per poi scomparire di nuovo
lasciandolo in uno stato di totale confusione, nervosità, difficoltà. Paolo è lo zimbello del gruppo, tutti
ridono di lui, tutti scherzano con lui. È un tipo senza manico, si direbbe. Ed invece, alla fine… Manuel vive
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appieno la sua vacanza, senza problemi né difficoltà, senza pensare a nulla. Ma poi gli giungerà la notizia
della sua bocciatura ed allora tutto cambierà per lui: non ne vuole più sapere di se stesso, di quello che
era, di quell’anima sbracata che ha convissuto con lui per tutti i 19 anni della sua vita. Ha voglia di
cambiare e rendersi utile. Ci riuscirà…?
Come detto, se dapprima andava tutto a gonfie e vele, poi, nello svilupparsi della storia, i problemi
personali che ognuno porta dentro di se vengono a galla e finiscono per rendere problematico il resto
della vacanza.
Ma poco importa: ad ognuno dei tre ragazzi interessa sapere che ne sarà della loro vita, del loro futuro,
dell’amore, della morte, della vita. “Che ne sarà di noi…” si chiede Matteo. Senza mettere il punto
interrogativo. Anche perché forse una risposta non c’è. O quanto meno, non si può dare subito.

SPUNTI
E APPUNTI

Il filosofico ostacolo del ponte il direttore risponde


Caro direttore,
Ho una domanda in testa che mi sta togliendo il sonno ed arrovellando le cervella. Ma...mi
chiedo: se costruiscono il ponte sullo stretto, la Sicilia rimane un’isola? Grazie ed alla
prossima…
Eupremio Pippocorto

O
gni tanto uno si guarda intorno e si chiede come va il mondo. E quando senti certe domande, la
risposta è ovvia: male, molto male. Il ponte come amava tanto esclamare il prof. Cane, è un artifizio
creato dall’uomo come prolungamento dei soffusi poteri della ragione e dell’inventiva umana. L’isola è
circondata nei suoi quattro quarti dal mare: un ponte per caso impedisce ad un alto di essere
accarezzato dalle soffuse brezze marine? Il ponte rimane per caso una protuberanza inamovibile della
nostra isola? O abbattendolo, la terra ritorna slegata completamente dalla terra ferma? Lascio a voi le
risposte. Forse filosoficamente possiamo dire che un’isola con un ponte diventa una penisola di fatto, ma
rimane isola nell’essenza. Ma, giunti in fondo alla questione, resta da chiedersi, che cazzo di problema è
questo da non dormirci la notte. Almeno non dormissi per qualcosa di molto serio che mi sembra di capire
ti attanaglia:anche perché dormendo potresti sognare un qualcosa che non esiste o non nelle dimensioni
desiderate. A buon intenditor…

Salve direttore,
A qualche settimana dalla fine del Sanrenis, volevo chiederle una cosa. Gli ultimi tre anni
hanno visto a San Remo tre sontuosi interpeti della canzone italiana: mino Reitano nel 2002,
Bobby Solo e Little Tony nel 2003, Adriano Pappalardo nel 2004. So dapprincipio la difficoltà
della questione, ma chi salverebbe dalla fameliche fauci del fuoco? Complimenti per tutto.
Palmiro Occhidimerda
Guarda, domanda più semplice non potevi porgermela:ma l’immenso Mino, di cui sono indissolubile fans.
Anche se in effetti hai nominato tre grandissimi autori italiani che hanno deliziato la platea dell’Ariston
negli anni scorsi, in sintonia con la direzione presa dal festivalone ultimamente, sempre più show. E show
che si rispetti chiede sempre un folto numero di comici. E questi qua sono comici di prima specie: canzoni
che sono evidenti prese per il culo, due Elvis che pensano che il carnevale sia eterno, un uomo delle
caverne o scimpanzé travestito e un uomo meraviglioso, tellurico, svampito come solo Mino può essere.
Era in effetti una bella sfida, hai ragione. P.S. Penso che nessuno ti abbia mai detto che “occhi belli hai”,
vero. Come ho indovinato? Beh, sesto senso.
7
Cos’è il digitale terrestre?
8
Maniera, con una bella linea ispirata ad alcune vecchie Ferrari. È ancora in vendita, tra l’altro
recentemente oggetto di restyling che ne ha accentuato con piccole modifiche la componente sportiva
senza intaccare più di tanto la linea originaria. Non si sa niente al riguardo del suo futuro: gli anni si
fanno sentire e dimenticare l’emozione delle spider è un peccato che fiat non deve permettersi.

“DOBLO’ ”

Sul finire del 2000, ecco il “Doblò”, sulla scia del successo di “Berlingo” e “Kangoo” di Citroen e Renault
con cui Fiat si getta nel nuovo settore di questa nuova categoria di multispazio che si pongono al confine
tra auto e veicoli commerciali. Ma di un furgoncino (anche se esiste poi anche una versione
appositamente creata per il lavoro) ha solo l’andamento della linea, ma per il resto, motori,
equipaggiamenti sono da moderna auto del 2000. Il “Doblò” ha e ha ancora oggi un buon successo,
grazie all’immensità dello spazio interno e del suo bagagliaio, tra i più grandi tra le auto dell’intero
mercato, per trasportarsi dietro un’intera casa. (CONTINUA)

SPUNTI
E APPUNTI

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico il direttore risponde


Buongiorno direttore. Ho saputo dello spiacevolissimo episodio occorsole domenica sera in
una piadineria e vorrei offrirle tutta la mia solidarietà. Mi sembra assurdo che per un errore
banale come confondere Praga con Barcellona alcuni soggetti che non esiterei a definire
cretini, abbiano cominciato a prenderla in giro. Per rincuorarla vorrei dirle che anche a me
capita di commettere simili inezie: ricordo di una volta in cui confusi “calzaturificio” con
“Giorgio Mastrota”. Poi errori come sbagliarsi tra pettine e Rubber cappello di paglia,
deltoide e Paraguay, bandicot coniglio e Maria Teresa Ruta, telefono e giardino zoologico,
filologia e God save the Queen, manicomio e Gatteo a mare sono all’ordine del giorno. Da
piccolo mi confondevo spesso tra xilofono e industria aeronautica e tra cartello autostradale
e Maga Magò, ma adesso non mi sbaglio più. Quindi coraggio direttore! Le faccio i
complimenti per il suo bellissimo giornale.
P.S.:Spero che la mia lettera le arrivi, perché qui al Gatteo a mare di Ortona controllano tutta
la nostra posta.
Napoleone Augusto
Guarda, ti ringrazio perché è stato un episodio deplorevole che mi ha veramente fatto male e ci ho
sofferto qualcosa come due nanosecondi. Che poi hai perfettamente ragione, sbagliare è umano: spesso
mi sbaglio tra cerotti e Monte Bianco o tra baobab e bomba nucleare, o tra Nelson Mandela e Marco
Pedrolin. È normale, come se cocomero e catetere non siano uguali. O come entrare in una piadineria e
spavaldo ordinare un piadina rucola e stracciatella. È assolutamente normale.