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FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

LA FORZA MAGNETICA E LE LINEE DI CAMPO


Un campo magnetico può essere generato da
-magneti naturali (rocce magnetiche)
-magneti (calamite con magnetizzazione permanente)
-utilizzando correnti elettriche che generano campi elettrici
Un minerale di ferro, la magnetite, ha la proprietà di attirare oggetti di ferro. La magnetite è un
magnete naturale.
■ In condizioni normali un chiodo non attira altri oggetti di ferro o di acciaio, ma acquista questa
proprietà se è messo a contatto con un pezzo di magnetite.
■ Così magnetizzato, il chiodo attira, per esempio, delle graffette di acciaio; a contatto del chiodo
le graffette a loro volta si magnetizzano e ne attirano altre.
Il chiodo è divenuto un magnete artificiale, o calamita. Ugualmente, sono divenute magneti
artificiali le graffette.
Si chiamano sostanze ferromagnetiche i materiali che possono essere magnetizzati.
Sono sostanze ferromagnetiche il ferro, il nichel, il cobalto e le loro leghe; non sono
ferromagnetiche alluminio, rame…

L’ago magnetico di una bussola è una piccola calamita che può ruotare attorno al suo centro. Si
osserva che l’ago ruota fino a disporsi nella direzione Sud-Nord terrestre. L’estremità dell’ago
magnetico che punta sempre verso Nord si chiama polo nord (rosso) dell’ago e l’altra estremità si
chiama polo sud. Ogni magnete ha un polo nord e un polo sud.
In un magnete a barra, come nell’ago di una bussola, i poli si trovano alle due estremità; un
magnete a ferro di cavallo è un magnete a barra piegato a U e ha, anch’esso, i poli alle estremità.
I poli nord e sud si individuano cercando le zone del magnete che esercitano un’azione più intensa
sui poli noti di un altro magnete. Gli esperimenti mostrano che:
■ due poli nord o due poli sud, uno di fronte all’altro, si respingono; 
■ un polo nord e un polo sud, vicini tra loro, si attraggono.

Dunque le forze tra poli magnetici sono tali che


poli dello stesso tipo si respingono mentre poli di diverso tipo si attraggono.

POLI MAGNETICI TERRESTRI


Il nucleo terrestre genera un C.M. terrestre ruotando con la terra stessa.
Abbiamo detto che un ago magnetico, libero di muoversi attorno al suo centro,
ruota fino a disporsi nella direzione Sud-Nord: ciò dimostra che anche la Terra
è un magnete, i cui poli interagiscono con quelli degli altri magneti.
Il polo sud del magnete Terra è posto in prossimità del Polo Nord geografico,
ma non coincide con esso. In modo analogo il polo nord
del magnete Terra è nella zona del Polo Sud geografico.
Quindi gli aghi delle bussole non puntano esattamente verso il Polo Nord geografico, ma verso una
zona a esso vicina, chiamata polo nord magnetico (anche se questa denominazione si presta a
fraintendimenti). Poli magnetici e poli geografici sono scambiati!!!
Affinché la bussola funzioni correttamente il campo presente dev’essere solo quello terrestre.
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

IL CAMPO MAGNETICO C.M.


Ogni magnete esercita forze sui poli di un secondo magnete. Usando lo stesso linguaggio che
abbiamo già adoperato nel caso elettrico, diciamo che un magnete genera un campo magnetico
nello spazio che lo circonda. Il campo magnetico, così come quello elettrico, è descritto da un
vettore, che indicheremo con il simbolo B.
Il C.M. genera una perturbazione, evidenziata da forze magnetiche, nello spazio che lo circonda.

LA DIREZIONE E IL VERSO DEL C.M.


Per esplorare le proprietà di un campo magnetico utilizziamo un magnete di prova, cioè un piccolo
ago magnetico che genera un campo abbastanza debole da non disturbare quello del sistema che
intendiamo esaminare. Se poniamo il magnete di prova in un punto del campo, osserviamo che
esso ruota attorno al proprio centro fino a fermarsi, dopo qualche oscillazione, in una posizione di
equilibrio. Allora, per definizione:
■ la direzione di B è data dalla retta che unisce i poli del magnete di prova;
■ il verso di B va dal polo sud al polo nord all’interno del magnete.
La direzione e il verso del campo magnetico, in sostanza, sono indicati
Se l’ago ruota c’è C.M.
dalla freccia che è spesso disegnata sull’ago di una bussola

LINEE DI CAMPO (sono le linee di forza)


Sono linee orientate che in ogni punto sono tangenti al vettore campo magnetico, se sono più fitte
il campo sarà più intenso mentre se sono // il campo rimarrà costante.
Possiamo visualizzare il campo magnetico spargendo della limatura di ferro vicino a una calamita.
■ La limatura di ferro di- segna delle linee che si ad- densano sui poli della calamita.
■ Ciò accade perché ogni frammento di ferro si magnetizza e si dispone lungo il campo magnetico.
■ Rappresentiamo il campo mediante alcune delle linee tracciate dalla limatura.
Nel C.M. sono linee chiuse (passano dentro da Sud a Nord e fuori da Nord e Sud) mentre nel C.E. le
linee passano dalle cariche + a quelle -.
al posto della carica di prova, si usa un magnete di prova:
partendo da un punto, si osservano la direzione e il verso del campo
magnetico; poi, lungo quella direzione e in quel verso, si sposta l’ago
di un tratto ∆s molto piccolo e si determina di nuovo l’orientamento
del C.M., facendo tendere a zero la lunghezza di ∆s si ottiene una linea curva.

Le linee del campo magnetico:


■ in ogni punto sono tangenti alla direzione del campo magnetico;
■ escono dal polo nord ed entrano nel polo sud dei magneti;
■ hanno una densità direttamente proporzionale all’intensità del campo magnetico (in analogia a
quanto abbiamo già visto per il campo elettrico).

All’interno dei due bracci del magnete il campo magnetico è costante in quanto
le linee sono // mentre all’esterno si vedono le linee che vanno dal Polo Nord al Polo Sud.

Non è possibile suddividere un magnete in modo da ottenere un polo nord isolato


o un polo sud isolato.
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CONFRONTO INTERAZIONE MAGNETICA ED ELETTRICA


I poli magnetici hanno qualche somiglianza con le cariche elettriche:
■ esistono due tipi di poli magnetici, nord e sud, ed esistono due tipi di cariche elettriche, positive
e negative;
■ due poli dello stesso tipo si respingono, come fanno due cariche dello stesso tipo, e due poli di
tipo diverso si attraggono, al pari di due cariche di tipo diverso.
Anche se confrontiamo il campo magnetico con il campo elettrico, possiamo notare delle analogie:
■ entrambi sono campi vettoriali che descrivono gli effetti di una forza (in un caso quella
magnetica, nell’altro quella elettrica);
■ così come le linee del campo elettrico hanno origine dalle cariche positive e convergono nelle
cariche negative, le linee del campo magnetico escono dai poli nord ed entrano nei poli sud
magnetici.

Però tra i fenomeni magnetici e quelli elettrici esiste una differenza molto importante. Conosciamo
diversi metodi per elettrizzare un corpo, cioè aggiungere a esso elettroni e caricarlo
negativamente, oppure togliere da esso elettroni e lasciarlo carico positivamente. Al contrario,
non è possibile dare a un pezzo di ferro una «carica magnetica», aggiungendo o sottraendo poli
magnetici. Infatti i poli nord e sud magnetici esistono solo in coppia.

■ Se dividiamo un magnete in due ■ Suddividendo poi ciascuno dei due frammenti in


parti, ciascuno dei frammenti ha un quattro parti, otteniamo otto magneti, ciascuno con due
polo nord e un polo sud. poli.

DIPOLI ELETTRICI E MAGNETICI


In un campo elettrico le molecole di un materiale isolante, restando elettricamente neutre,
diventano positive a un’estremità e negative all’altra (se già non lo sono, come nel caso delle
molecole d’acqua) e quindi si dispongono parallelamente alle linee di campo. Una molecola
polarizzata elettricamente costituisce un dipolo elettrico, cioè un sistema di due cariche, uguali e
opposte, separate da una certa distanza. Un dipolo elettrico somiglia a un dipolo magnetico, ossia
a un magnete. Quest’ultimo infatti è formato da una coppia di poli magnetici nord e sud e, quindi,
risulta «magneticamente neutro». Sia il dipolo elettrico sia quello magnetico, inoltre, hanno la
proprietà di allinearsi: il primo con il campo elettrico; il secondo con il campo magnetico. Per-
tanto, la magnetizzazione è analoga alla polarizzazione elettrica.

FORZE TRA MAGNETI E CORRENTI


■ Oersted dispose nella direzione sud- nord, sopra un ago magnetico, un filo elettrico collegato a
una batteria.
■ Quando nel filo passava corrente, l’ago ruotava e tendeva a disporsi perpendicolarmente al filo
stesso.
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

L’esperienza di Oersted mette in luce che la corrente che percorre un filo genera un campo
magnetico. Viene anche dimostrato l’orientamento delle linee magnetiche di forza generate dal
filo. Il C.M. del filo agisce sull’ago della bussola (all’interno della quale c’è corrente elettrica)
facendolo ruotare fino a una nuova posizione d’equilibrio.

LE LINEE DI C.M. DI UN FILO PERCORSO DA CORRENTE


Spargendo della limatura di ferro su un cartoncino, bucato da un filo conduttore retti- lineo a esso
perpendicolare, possiamo vedere come sono fatte le linee del campo magnetico che si producono
quando il filo è percorso da corrente.
■ In un piano perpendicolare al filo le linee del campo magnetico sono circonferenze concentriche
con il filo. Come si fa a determinare il loro verso e quindi il verso del campo B?
■ Il verso delle linee del campo magnetico si ottiene puntando il pollice della mano destra nel
verso della corrente: allora le altre dita si chiudono nel verso del campo.
Se cambia il verso della corrente cambia anche quello delle linee di forza.

L’EPERIENZA DI FARADAY
Un filo percorso da corrente perpendicolare al campo individuato dal C.M. subisce una forza.
Mettiamo un filo percorso da corrente in un campo magnetico (per esempio tra i poli di un magne-
te a ferro di cavallo), in direzione perpendicolare alle linee di campo. Sul filo agisce una forza, che
è perpendicolare sia al filo stesso, sia alle linee del campo magnetico. Il verso della forza
magnetica che agisce su un filo rettilineo percorso da corrente è dato dalla regola della mano
destra ponendo:
■ il pollice della mano destra nel verso della corrente
■ le altre dita nel verso del campo magnetico, il verso della forza
è quello che esce dal palmo della mano.

FORZE TRA CORRENTI


Le esperienze di Oersted e di Faraday mostrano che esiste una relazione tra la corrente elettrica e
il campo magnetico, perché una corrente elettrica:
■ genera un campo magnetico;
■ è soggetta a una forza magnetica.
Ci si può aspettare, allora, che due fili percorsi da corrente esercitino una forza l’uno sull’altro.
Infatti, ciascuno di essi genera un campo magnetico e subisce la forza associata al campo creato
dall’altro. La verifica sperimentale di questo fenomeno fu compiuta dal fisico francese André Marie
Ampère, una settimana dopo aver saputo dell’esperimento di Oersted.
■ Ampère constatò che due fili rettili- nei e paralleli si attraggono
se sono percorsi da corrente nello stesso verso.
■ Invece, i due fili si respingono se conducono correnti
elettriche che hanno versi opposti.
Si ottiene così la legge di Ampère con due fili più lunghi della distanza che li separa
la forza che agisce su un tratto di lunghezza l di ciascuno dei due fili è direttamente proporzionale
a l e alle intensità i1 e i2 inversamente proporzionale alla distanza d tra i fili.
i1 è percorso da corrente e immerso nel campo magnetico generato da i 2, stessa cosa per i2.
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i1∗i 2 μ0
Formula: k m l , se facciamo l’esperimento nel vuoto k m=
d 2 π dove m è la nuova costante
detta costante di permeabilità magnetica nel vuoto nella quale μ 0=4 π∗10−7. In sostanza nel la
μ 0 i 1∗i2
forza di Ampère nel vuoto è F= l
2π d

i=Q/∆t è l’intensità di corrente ovvero la quantità di cariche che attraversano il conduttore ma non
si possono contare gli elettroni che attraversano il conduttore.

LA DEFINZIONE DI AMPERE
μ 0 i 1∗i2
F= l = 2*10−7 N pertanto,
2π d
una corrente ha l’intensità di 1 A se, attraversando due fili rettilinei e paralleli molto lunghi che
distano 1 m tra di loro, produce una forza di 2* 10 –7 lunghezza di ciascun filo.

INTENSITA’ DEL C.M.


Non esiste una grandezza fisica che caratterizzi un magnete. Il “magnete di prova” non è un vero e
proprio magnete ma bensì un filo percorso da corrente.
Possiamo prendere un filo conduttore attraversato da una corrente di intensità i e usarne un tratto
rettilineo di lunghezza l come filo di prova, da immergere nel campo che vogliamo studiare. Gli
esperimenti mostrano che la forza magnetica sul filo di prova dipende dall’inclinazione del filo
rispetto alle linee del campo magnetico e che il suo modulo è massimo quando il filo e il campo
sono perpendicolari tra loro. Allora, per operare in condizioni ben riproducibili,
■ mettiamo il filo di prova in direzione perpendicolare alle linee di campo;
■ poi misuriamo con un dinamometro la forza magnetica che agisce sul filo.

L’intensità di un campo non dipende da strumenti ma dalla sorgente del campo


e dal punto considerato nello spazio.
Il modulo della forza magnetica F è direttamente proporzionale all’intensità e alla lunghezza, che
non dipende dalla scelta di i ed l.
La grandezza B dipende dunque dalle caratteristiche del magnete o della corrente elettrica da cui
ha origine il C.M. e dal punto in cui è posto il filo di prova rispetto a tale sorgente. Assumiamo B
F
come intensità del campo magnetico nel punto considerato: B=
il
L’UNITA’ DI MISURA DEL C.M.
L’unità di misura del campo magnetico è il newton diviso per il prodotto dell’ampere per il metro
(N/(A · m)). Nel Sistema Internazionale questa unità di misura è detta tesla (simbolo T), dal nome
N
del fisico e inventore Tesla : 1 T =1 . Il campo magnetico di una piccola calamita è dell’ordine
A∗m
del centesimo di tesla, mentre un elettromagnete per sollevare rottami di ferro produce un campo
che può arrivare a 2 T. L’intensità media del campo magnetico della Terra, nei punti della sua
superficie, vale 50 µT.
1T è un campo molto intenso.
Per le risonanze magnetiche l’intensità può arrivare a 0,5T
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

LA FORZA MAGNETICA SU UN FILO PERCORSO DA CORRENTE


Se conosciamo il campo magnetico B, possiamo determinare la forza F che agisce
su un pezzo di filo di lunghezza l percorso da una corrente di intensità i.
Quando il filo è perpendicolare alle linee di campo, il modulo della forza:
F = B i l (prodotto vettoriale tra i ed l è ≠ tra B e il.
Se il filo non è perpendicolare al campo magnetico, la forza è più piccola.
Ciò che conta non è il modulo del campo magnetico, ma il modulo
B⟂ vettore componente B⟂ del suo , perpendicolare al filo.
Nel caso generale il modulo della forza
è espresso da F=B⟂il, F⟂ è al piano individuato
dall’intensità e dal campo (regola mano dx)
Se la forza F non è ⟂ al filo l’intensità diminuisce.
Usando il prodotto vettoriale, possiamo esprimere
con una sola formula tutte le caratteristiche del
vettore F (direzione, verso e modulo) --> F=i*l*B
La lunghezza vettoriale l è un vettore diretto lungo il filo nel verso della corrente di modulo = alla
lunghezza del filo. La forza magnetica si calcola anche F=B*il*senα (α compreso tra i vettori l e B).

IL C.M. DI UN FILO PERCORSO DA CORRENTE


Le linee del C.M. generato da un filo sono circonferenze
concentriche al filo e ⟂ ad esso.
■ Nella zona in cui si trova il filo 2, il campo magnetico B1 generato
dal filo 1, tangente alla linea di campo è orientato come fig.1
■ con la corrente i2 e il campo B1 la forza magnetica F1-->2 esercitata dal filo 1 sul filo 2 è rivolta
verso il filo 1

LA LEGGE DI BIOT-SAVART
In un punto a distanza d da un filo rettilineo, molto lungo rispetto a d, in cui passa una corrente di
μ0 i
intensità i, il modulo del campo magnetico è B= 2 π d , il C.M. generato da un filo rettilineo in un
punto è direttamente proporzionale all’intensità della corrente del filo e inversamente alla
distanza punto-filo.

IL C.M. DI UNA SPIRA E DI UN SOLENOIDE


Ogni corrente elettrica genera un campo magnetico, ma finora sappiamo calcolare il campo solo se
la corrente scorre lungo un filo rettilineo. Come si fa a calcolarlo, se la corrente passa per un filo
incurvato? In linea di principio, per trovare il campo magnetico in un punto, dobbiamo:
■ suddividere il filo in un numero molto grande di tratti, tutti abbastanza piccoli da essere
approssimativamente rettilinei;
■ applicare le regole che conosciamo per determinare, in modulo, direzione e verso, il campo
prodotto da ciascuno di questi tratti nel punto considerato;
■ sommare vettorialmente tutti i contributi.

In una spira circolare le linee di forza sono chiuse e sempre più piccole, ha comportamento simile
a un magnete posto nel centro della spira con i poli lungo l’asse.
La distanza tra due spire
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI
contigue è detta passo

IL SOLENOIDE (avvolgimento filo su un cilindro)


Una bobina di filo conduttore avvolto a elica è detta solenoide.
Esso può essere pensato come l’insieme di tante spire circolari tutte
uguali, poste una di fianco all’altra. Si chiama passo del solenoide
la distanza tra due spire contigue. Se un solenoide fosse
infinitamente lungo, le proprietà del campo magnetico da esso generato sarebbero molto
semplici: il campo magnetico esterno a un solenoide infinito percorso da corrente è nullo, mentre
quello interno è uniforme e parallelo all’asse del solenoide.
- infinitamente lungo se è un caso ideale --> è reale quando la lunghezza del filo è molto maggiore
rispetto al diametro del solenoide
-all’interno il C.M. è uniforme mentre all’esterno è nullo
- se il filo non è isolato bisogna aumentare la distanza tra gli avvolgimenti (passo) affinché non
avvenga contatto elettrico
Indichiamo con l la lunghezza del solenoide e con N il numero delle sue spire. Nel caso ideale di un
solenoide infinitamente lungo, sia l che N tendono all’infinito, ma il rapporto N/l , che dà il numero
di spire per unità di lunghezza (definizione di densità), ha un valore finito.
Se i è l’intensità della corrente che circola nel solenoide, il modulo del campo magnetico al suo
μ 0N
interno è B= i.
l
Questa formula vale per un solenoide ideale, vale anche per quello reale ma solo al centro di esso.
Prendendo un solenoide reale:
■ all’interno del solenoide il campo è particolarmente intenso (le linee sono fitte);
■ all’esterno il campo magnetico è debole (le linee sono rade);
■ nella zona centrale del solenoide le linee sono parallele ed equidistanti, per cui il campo
magnetico è uniforme.
All’interno del solenoide, lontano dai bordi, la direzione del C.M. è // all’asse. Il campo di un
solenoide reale sarebbe più simile a quello di un solenoide ideale se le spire fossero più numerose
e quindi se l’avvolgimento fosse più lungo.

IL MOTORE ELETTRICO
In un drone fotografico amatoriale le eliche sono fatte girare da motori elettrici alimentati da
batterie ricaricabili, i motori elettrici muovono e regolano anche la videocamera. I motori elettrici
si trovano nelle automobili, elettrodomestici, computer, stampanti, nelle pompe…
Un motore elettrico è un dispositivo che trasforma energia elettrica in energia meccanica (in
particolare in energia cinetica di rotazione).

IL MOTORE ELETTRICO PIU’ SEMPLICE: è una spira percorsa da corrente immersa in un C.M.
La spira è collegata al commutatore, composto da due semianelli solidali alla spira, su di essi
scorrono due spazzole collegate ai lati del generatore.
Un modello semplice di motore elettrico a corrente continua consiste in una spira rettangolare
immersa in un campo magnetico uniforme, libera di ruotare attorno a un asse perpendicolare alle
linee di campo.
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

Campo magnetico è verticale, la spira inizialmente si trova s un piano verticale,


i due lati orizzontali, di lunghezza l, sono perpendicolari alle linee di campo e,
se l’intensità della corrente che circola nella spira è i, ciascuno di essi subisce
una forza di modulo F = B i l.
■ la forza magnetica F1 sul lato in alto esce
■ la forza magnetica F2 sul lato in basso entra
■ sui lati verticali la forza magnetica è sempre 0
Le due forze, che hanno lo stesso modulo F e la stessa
direzione (perpendicolare alla pagina), ma puntano in versi opposti e hanno rette di azione
diverse, formano una coppia di forze che fa ruotare la spira.

LA SPIRA CONTINUA A RUOTARE SE LA CORRENTE CAMBIA VERSO


Il movimento continua fino a quando il piano della spira diventa
perpendicolare al campo magnetico.
■ In questa posizione le forze F1 e F2 , sui lati opposti, sono sulla
stessa retta e tendono a deformare la spira, anziché farla ruotare.
■ la spira non si ferma di colpo, prosegue la rotazione per inerzia e
oltrepassa di poco la posizione orizzontale (stiramento spira)
■ Per far sì che la spira continui a ruotare nello stesso verso, bisogna
ora ribaltare le due forze F1 F2, invertendo la corrente (entra in gioco il commutatore).
Il piano della spira è ⟂ al C.M. ì, le 2 forze sono =0 perché sono sulla stessa retta e tendono a
deformarla.
Il motore con un solo avvolgimento è “zoppo”, la rotazione non è continua, i due avvolgimenti ⟂,
quando F1 e F2 sono nulli su 1 avvolgimento sull’altro sono massime; per migliorare l’uniformità di
rotazione si può aggiungere un avvolgimento aggiungendo così più suddivisioni di anello (+
porzioni) --> + avvolgimenti, + uniformità di rotazione.
Affinché la coppia di forze faccia sempre ruotare la spira, la corrente deve cambiare verso ogni
volta che la spira passa per la posizione orizzontale, cioè ogni mezzo giro.
A questo scopo, si fornisce corrente alla spira tramite due contatti elettrici striscianti:
tra le spazzole, che sono connesse ai due poli del generatore elettrico
e che restano ferme, e il commutatore, che ruota assieme alla spira.
Il commutatore è formato da due semianelli di metallo, collegati
rigidamente ai due capi della spira. Ogni mezzo giro, i due semianelli
passano ogni metà giro da una spazzola all’altra (alimentano la spira
con polarità opposte): quello che strisciava sulla spazzola positiva entra
in contatto con la spazzola negativa e viceversa. Quindi, dal momento che il verso della corrente
cambia ogni mezzo giro, la coppia di forze magnetiche mantiene la spira in rotazione.

AMPEROMETRO E VOLTMETRO
Il momento delle forze magnetiche, che fa ruotare le bobine del motore elettrico, è an- che alla
base del funzionamento dell’amperometro e del voltmetro, gli strumenti di mi- sura dell’intensità
di corrente e della differenza di potenziale.
FENOMENI MAGNETICI FONDAMENTALI

COM’E’ FATTO UN AMPEROMETRO


L’amperometro analogico è costituito da una bobina rigida di filo metallico, disposta tra i poli
affacciati di un magnete ripiegato e libera di ruotare attorno a un asse perpendicolare alle linee del
campo magnetico.
La bobina è avvolta su un cilindro di ferro, che serve a concentrare il più possibile il campo
magnetico all’interno della bobina stessa, facendo circolare nell’amperometro la corrente
continua di cui si vuole misurare l’intensità i, si sottopone la bobina a una coppia di forze che
tende a farla ruotare. Il momento delle forze sulla bobina ha modulo M direttamente
proporzionale a i.
La rotazione della bobina è contrastata da una molla, che esercita un momento di ritorno
proporzionale all’angolo di rotazione, la rotazione=0 quando il momento delle due forze è = al
momento applicato alla bobina. All’equilibrio, quando il momento motore delle forze magnetiche,
di modulo M, e quello resistente della molla si compensano, l’indice fissato sulla bobina si ferma.
In questa posizione, l’angolo di rotazione dell’indice è direttamente proporzionale a M e quindi a i.
Dopo aver tarato l’amperometro, si legge direttamente l’intensità di corrente su una scala
graduata. Per tararlo si fa passare nell’avvolgimento una certa intensità di corrente misurata
precedentemente di 5A, vedo dove si ferma la lancetta e segno il valore di 5A; dimezzo l’intensità
di corrente che faccio passare da 5 a 2,5A e via via così.
Come sappiamo, per misurare la corrente che percorre un circuito,
dobbiamo inserire l’amperometro in serie con il circuito.
Per rendere minima la perturbazione provocata dallo strumento,
occorre che la sua resistenza interna R I (dovuta al filo della sua bobina
e ad altri resistori eventualmente presenti al suo interno) sia piccola
rispetto alla resistenza totale del circuito perché più è piccola maggiore
sarà la certezza di aver effettuato una misurazione valida.
L’angolo di rotazione è proporzionale al momento di contrasto,
quest’ultimo all’equilibrio è = al momento magnetico.

COM’E’ FATTO IL VOLTMETRO


Lo stesso dispositivo che misura la corrente elettrica può essere utilizzato, con l’aggiunta di
opportuni resistori, anche per misurare la differenza di potenziale ∆V. Un voltmetro analogico è
costituito da un amperometro a bobina, a cui è collegata in serie una resistenza di valore noto R 0 .
In un circuito, il voltmetro deve essere collegato in parallelo con l’elemento tra i cui estremi si
vuole misurare la differenza di potenziale. Dunque, per non alterare in modo significativo la
corrente del circuito, si sceglie per R 0 un valore molto grande.
Il momento di richiamo della molla è il momento d’equilibrio, è proporzionale all’angolo di
rotazione >sarà l’intensità di corrente --> > sarà il momento magnetico --> > sarà il momento di
reazione e > sarà l’angolo di rotazione.
L’angolo di rotazione non può mai essere di 360° ma è sempre
un angolo limitato e dipende dall’intensità di corrente.

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