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Montale

04/04/22 12:51

Nasce in liguria, forte rapporto con questo paesaggio nella prima raccolta. Nasce in una famiglia della media
borghesia ligure. Fece un istituto tecnico, la sua formazione letteraria se la fa da autodidatta, sua sorella
faceva filo all'uni e gli dava delle indicazioni di lettura, legge nietszche, schop, antipositivisti, classici italiani,
poeto decadenti, contemporanei.
Nasce nel 96, vive la sua giovinezza a genova, passa le estati a monterosso, durante la prima guerra mondiale
segue un corso di ufficiali a parma dove fa nuove conoscenze, va in guerra e quando torna inizia a scrivere
poesie. Nel 25 esce la prima raccolta e firma il manifesto degli intellettuali antifascisti, che gli costerà la perdita
di un lavoro prestigioso a firenze. Va a vivere a firenze dove collabora con riviste (ex solaria), diventa direttore
del gabinetto vieussieu e perderà il lavoro perché si rifiuta di aderire al fascismo. Conosce svevo e sarà uno dei
primi a capire la sua grnadezza, scrive una prefazione per una delle edizioni più importati della coscienza di
zeno. Si avvicina ai gobettiani, scrive per la loro rivista. Vedrà anche al seconda guerra mondiale alla quale non
partecipa, in quegli anni scrive la seconda raccolta importante, "le occasioni" che esce nel 49. scrive anche le
finisterre ma verrà pubblicata in svizzera e verrà assorbita nella sua terza raccolta importante.
Nel 48 si trasferisce a milano e viene assunto dal corriere della serie, si occupa anche di musica, dotato per il
canto. Dopo la "bufera e altro" c'è un periodo di silenzio in cui si interroga sul senso della poesia nel mondo,
pensa che non ci sia più spazio per essa nel mondo contemporaneo. Torna a scrivere con uno stile molto
diverso, il linguaggio prosaico è ostentato e fortemente sarcastico, per sottolineare come il linguaggio
contemporaneo sia piatto e insignificante, la figura del poeta viene fortemente ridimensionata. Satura è la
prima raccolta che esce mo, vengono pubblicati alcuni articoli e saggi ecc.
Notiamo la scelta della poesia come strumento per riflettere sull'esistenza umana, debitore a leopardi.
È fin da subito famoso, massimo poeta italiano del dopoguerra ma riceve anche tante critiche per il poco
impegno politico, la sua poesia però dichiara montale, non tratta di politica, non ama schierarsi, non si occupa
degli eventi storici ma di ciò che lui ritiene essenziale per l'esistenza umana, lo fa con molta umiltà, non crede
di poter proferire una verità assoluta, prende in giro d'annunzio, ritiene che la poesia non sia l'unico mezzo per
vivere una vita degna. La riflessione sulla vita umana deve proseguire anche se apparentemente non c'è un
senso.
Ossi di seppia è una raccolta sul senso della vita umana, sul rapporto giovinezza e maturità e sulle scelte che
bisogna compiere nel passaggio tra giovinezza e maturità. Capacità di creare un linguaggio poetico subito
riconoscibile, mette insieme il lessico più quotidiano e quello aulico, quello che ne esce è un impasto originale.
Ossi di seppia h auna struttura interna che per certi aspetti rimanda ad alcione, uno degli aspetti fondamentali
è il paesaggio ligure, solo che è un paesaggio scabro, arido. C'è una poesia introduttiva "il limine" e poi ci sono
alcune sezioni.
L'osso di seppia ci da un'immagine di leggerezza ma rappresentano ciò che rimane, la sostanza più asciutta di
un essere vivente che non c'è più, asciutto e morto

MERIGGIARE
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia


spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare


lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia


sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Riesce a creare uno stile particolare dato dal ritmo e da un impasto lessicale particolare, è una specie di
classicismo moderno, c'è sempre una piccola deviazione dalla norma in farro di metrica ex qua nell'ultima
strofa c'è un verso in più. Ricerca fonica particolare, parte dall'esperienza del decadentismo per superarlo,
possiamo parlare di fonosimbolismo, qua non c'è nulla di decadente, idea di poesia come linguaggio magico e
misterioso che esprime la natura del mondo qua non c'è. Montale è un uomo comune, non ha nulla di speciale
quindi non è un poeta decadente. La funzione oltre a rimandare a delle sensazioni attraverso i suoni (aspri), si
vede l'influenza dantesca (rime chiocce), difficili da trattare e nel suono, messe in rima creano una dissonanza,
l'unica rima morbida e banale è palpitare-mare, non è un caso perché in ossi di seppia al mare è legato
l'elemento dell'infanzia, solarità, pienezza della vita, però viene subito allontanato il mare, si vede luccicare
alla luce del meriggio da lontano perché ossi di seppia rappresenta l'accettazione di una realtà dura, arida,
aspra. Mette in evidenza la DISTONIA tra l'uomo e ciò che lo circonda ma anche con se stesso.
Poesie ricche di oggetti, luoghi precisi chiamati col loro nome, non evocati. Il muro d'orto rappresenta
l'incapacità dell'uomo di andare oltre a , è qualcosa di soffocante, l'uomo è costretto ad una esistenza
soffocata tra leggi immutabili che non hanno un senso--> insensatezza della vita umana. Il mondo animale è
rappresentato nei suoi aspetti banali e sgradevoli. Natura vista nei suoi elementi minimi, il suolo è spaccato
dall'aridità dell'estate. La penultima strofa sembra lasciar passare un barlume di speranza. L'immagine del sole
non è vitale, è quel sole estivo che abbaglia, sfinisce, toglie la lucidità della visione. Immagine banale del muro
coi cocci diventa la rappresentazione concreta di questo andare dell'uomo in una vita di cui non trova più il
senso. Appare spesso l'immagine del varco, lo spiraglio che sembra suggerire un'epifania in cui l'uomo è vicino
a cogliere il senso della vita.
Oggetti emblematici: assumono un significato, non uguale al correlativo oggettivo (oggetto che veicola una
serie di stati d'animo che sta al lettore riuscire a comprendere).
La natura non è come nelle poesie romantiche che si carica di un suo significato, qua il paesaggio è
respingente dell'essere umano, quello che l'umano prova è triste meraviglia, il soggetto sembra smarrito nella
natura che non ha nulla di vitale o coinvolgente.

Commento di calvino
La ricerca di un senso dell'esistenza è faticosa, dolorosa, non riusciamo mai a venirne a capo quindi possiamo
definirlo eroismo antieroico perché è pur sempre un eroismo di una persona comune che non ha nessun super
potere (il poeta). L'uso di verbi volutamente indefiniti (all'infinito) ci fa perdere di vista la soggettività
dell'uomo.

Ossi di seppia rappresenta l'abbandono di ogni credenza decadente per accettare la limitatezza e la fragilità
dell'insensatezza della vita umana, considerando questo percorso l'unico modo per rendere la vita degna.
Relazione con la pittura metafisica (de chirico) straniamento ma anche immobilismo come se si stesse
aspettando qualcosa che non arriverà mai.

NON CHIEDERCI LA PAROLA


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l'ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Poesia apparentemente semplice, linguaggio scabro, emergono oggetti emblematici come l'ombra sul muro.
Considerato il manifesto della poesia di montale, inizia con una negazione che si ripete in anafora.
L'io poetico c'è ma viene stenterato, emerge chiaramente alla fine. Si rivolge a un ipotetico lettore.
Il poeta non è in grado di trovare una parola che possa dire la verità, che squadri l'animo.
Lettere di fuoco--> evoca la bibbia, non c'è niente di assoluto.
fiore
Struttura molto geometrica, in mezzo c'è una riflessione amara: l'uomo sicuro amico a se stesso e agli altri è
l'uomo moderno che ha delle certezze, non si domanda mai niente perché se si domandasse quale è il senso di
quello che fa non sarebbe così amico di se stesso e non sembrerebbe così spavaldo. Il muro rappresenta le
nostre vite che sono tenute insieme giorno per giorno, l'ombra è ciò che l'uomo si lascia dietro perché non ci
vuole pensare però rimane, idea di aridità e pochezza. Non si capisce se ah è di rimprovero o invidia, ambiguo.
Tornano i suoni e immagini di meriggiare, sillabe dure e aspre, dice che ci può dire ciò che non siamo, che non
vogliamo, usa la 1 pers plurale come se fosse una scelta collettiva. Critica al fascismo ovvero denuncia della
censura e rifiuto di aderire a una verità che in quegli anni si voleva uguale per tutti, rifiuto della retorica di
regime. La poesia di montale è tutt'altro che retorica e slogan.
Questa poesia prende tutte le distanze possibili dal decadentismo e simbolismo.

SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCOTRATO


Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Male di vivere è una condizione che riguarda tutti gli uomini. Poesia simmetrica perché gli emblemi sono
posizionati quasi in climax discendente-ascendente, versi lunghini.
Nella prima strofa gli emblemi rimandano alla terra, al basso, nella seconda strofa invece rimandano verso
l'alto, il cielo.
Le immagini che elevano lo sguardo verso l'alto sono comunque fredde, inanimate.
Tema dell'indifferenza. In alcuni momenti sembra comparire un elemento che tenga conto di una dimensione
non per forza terrena, qua si nota la divina indifferenza. Non c'è bene, felicità, pienezza che non sia
riferimento a una realtà superiore, una dimensione metafisica che dia senso e che spezzi quella catena di
causa effetto di cui l'uomo non capisce il senso. Questa catena soffocante sembra spezzarsi per un attimo non
ho capito quando.
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LIMONI
Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantanoi ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall'azzurro:

più chiaro si ascolta il susurro

dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,

e i sensi di quest'odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s'abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità.

Lo sguardo fruga d'intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno piú languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo

nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra

soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.

La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta

il tedio dell'inverno sulle case,

la luce si fa avara - amara l'anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo dei cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d'oro della solarità.

Gioca sui ritmi--> colloquiale


Versi alternati lunghi e corti
Il tono dato dal ritmo prosaico
Natura semplice, paesaggio ligure, nella parte iniziale usa l'ironia, i poeti laureati che si muovono solo tra le
piante dai nomi poco usati si riferisce a dannunzio anche se c'è una parte in cui suona proprio come la pioggia
nel pineto ma è spoglia di tutta la retorica dannunziana (non c'è nessun rapporto metamorfico o canico con la
natura). Non è una poesia descrittiva ma è realistica perché parla della vita, della realtà della vita umana.
Compare un "io"
Paesaggio umile, pozzanghere mezze seccate--> tema dell'aridità degli uomini, della vita contemporanea.
Gli alberi dei limoni sono un correlativo oggettivo.
Montale è parco di metafore
Profumo che avvolge e sembra placare la sofferenza degli uomini
Il rapporto dell'uomo con la realtà non è mistico, la mente indaga perché l'uomo deve comprendere la realtà
in cui vive.
Il giallo dei limoni appare così senza averli cercati
Cerca la spiegazione su internet

LA BUFERA E ALTRO completa il percorso iniziato con ossi di seppia


Esce tanti anni dopo le occasioni, nel 56 e contiene poesie composte tra il 40 e il 54, anche questa è diversa
dalle scorse raccolte, anche se stilisticamente continua sulla scelta del classicismo delle occasioni, ritorna il
pluristilismo, allegoria dantesca, figura di clizia donna salvifica (nella bufera viene definita cristofora) tratta dal
mito greco, viene sostituita dalla figura femminile della volpe, che prob era la spaziani (poetessa di cui si
innamora) che a differenza di clizia è più legata all'erotismo, alla realtà e si concentra sulla visione individuale
ovvero l'amore. Anche se era innamorato di questa spaziani montale si sposa comunque con quella che lui
chiama "mosca" perché non ci vedeva e le dedica tante poesie, drusilla tanzi. Sono gli anni che vedono l'arrivo
a milano dopo tanti anni a firenze, l'ambiente culturale è molto diverso, molto vivace non come la tradizionale
culla dell'umanesimo.
Montale come tutti gli anti-fascisti crede nella possibilità di una società nuova con i principi della costituzione,
equità, diritti, minimamente giusta, non economicamente perché non è comunista assolutamente. L'italia del
dopoguerra è tutto meno che questo, è l'italia della speculazione dove gli affaristi fanno fortuna, devianza dei
servizi segreti, parte dell'italia fascista viene coptata nelle istituzioni democratiche senza particolari condanne
o processi, chi aveva aderito al partito fascista si camuffa nella vita politica democratica del paese, convivenza
tra politica e corruzione è accertata. Quindi montale rimane profondamente deluso e sconcertato infatti
smette di scrivere e quando ricomincia notiamo come il suo modo di scrivere sia cambiato. C'è spazio per la
poesia nel mondo moderno? Ormai la televisione domina la quotidianità.
Struttura molto complessa, 7 sezioni che raccolgono testi in ordine abbastanza cronologico infatti alla fine non
crede più nell'immagine di clizia che può salvare l'umanità portando cultura ecc. l'unica possibilità sembra
essere quella della salvezza individuale.
Muore sua madre, sorella e poi padre e ci sono poesie dedicate a loro. Nelle prime sezioni ci sono poesie
dedicate al fascismo.
La prima sezione è finisterre, pubblicata da sola in svizzera negli anni 40.

PICCOLO TESTAMENTO
Questo che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d'officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest'iride posso
lasciarti a testimonianza
d'una fede che fu combattuta,
d'una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, dell'Hudson, della Senna
scuotendo l'ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l'ora.
Non è un'eredità, un portafortuna
che può reggere all'urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l'estinzione.
Giusto era il segno: chi l'ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi: l'orgoglio
non era fuga, l'umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero

Ha come interlocutrice una donna.


Correlativo oggettivo
Traccia molto umile e fragile
L'ideologia diventa una fede alla fine, acceca gli uomini, non li fa ragionare. I valori guidano i comportamenti
degli uomini però questa fede cieca impedisce di ragionare e montale non vuole che gli accada questo ne a lui
ne alla donna al suo fianco.
Ci sono molti emblemi tipo talismani: lo specchietto racchiude quelle poche povere idee che sono limitate
nell'assolutezza non nell'importanza quindi non è una verità assoluta, non è una fede salda, sono comunque i
pensieri di una vita intera quindi sono la SUA verità, non è una luce che illumina ma un bagliore.
Quando non ci sarà più nessuna lampada e nessuna speranza per l'umanità allora il caos ci invaderà.
In questo periodo si diffonde la paura per le armi nucleari perché gli americani ne hanno sganciata una.
Quindi può essere che questo povero diavolo (affaticato da tutti questi secoli) scenda sui tre fiumi a dire è
l'ora ovvero la fine.
Niente dura nel tempo, tutto è destinato a perdersi. Quello che resiste nei secoli è la fine.
Montale si sente dalla parte del giusto
Per quanto fragili e destinati a perdersi nella storia bisogna avere dei valori.
Il fatto di non essersi riconosciuto in nessuna delle ideologie non è un atto di viltà, semplicemente ognuno
decide a cosa credere.
Il mondo che si sta creando ci mette nelle condizioni di rendere ancora più fasulle le nostre vite, come se non
ci fosse un senso.

INTERVISTA RADIOFONICA DEL 51


“Intervista radiofonica a Eugenio Montale” In più occasioni Eugenio Montale si è espresso sul rapporto tra arte e
politica, tra poesia e attualità, sia agli inizi dell'affermazione del fascismo (nel 1925, sul «Baretti», egli polemizzava
contro l'uso strumentale della cultura), sia in pieno fascismo (nel 1940, sul «Primato» di Bottai rivendicò
l'autonomia del fatto artistico dalle finalità non artistiche). In questa intervista del 1951, egli torna a distinguere tra
gli avvenimenti delta storia sociale e politica e la "condizione umana in sé considerata" che, secondo Lui, è il vero
argomento detta poesia.
“L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata, non questo o
quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e
volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio. Non sono stato indifferente a quanto è accaduto negli ultimi 30
anni; ma non posso dire che se i fatti fossero stati diversi anche la mia poesia avrebbe avuto un volto totalmente
diverso. Un artista porta in sé un particolare atteggiamento di fronte alla vita e una certa attitudine formale a
interpretarla secondo schemi che gli sono propri. Gli avvenimenti esterni sono sempre più o meno preveduti
dall'artista; ma nel momento in cui essi avvengono cessano, in qualche modo, di essere interessanti. Fra questi
avvenimenti che oso dire esterni c'è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non
sono stato fascista e non ho cantato il fascismo; ma neppure ho scritto poesie in cui quella pseudo rivoluzione
apparisse osteggiata. Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare poesie ostili al regime d'allora; ma il fatto è che non
mi sarei provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo. Avendo sentito fin dalla nascita una totale
disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.
Non nego che il fascismo dapprima, la guerra più tardi, e la guerra civile più tardi ancora mi abbiano reso infelice;
tuttavia esistevano in me ragioni di infelicità che andavano molto al di là, e al di fuori di questi fenomeni. Ritengo si
tratti di un inadattamento, di un maladjustement1 psicologico e morale che è proprio a tutte le nature a sfondo
introspettivo, cioè a tutte le nature poetiche. Coloro per i quali l'arte è un prodotto delle condizioni ambientali e sociali
dell'artista potranno obiettare: il male è che vi siete estraniato dal vostro tempo; dovevate optare per l'una o per
l'altra delle parti in conflitto. Mutando o migliorando la società si curano anche gli individui; nella società ideale non
esisteranno più scompensi o inadattamenti ma ognuno si sentirà perfettamente a suo posto; e l'artista sarà un uomo
come un altro che avrà in più il dono del canto, l'attitudine a scoprire e a creare la bellezza. Rispondo che io ho optato
come uomo; ma come poeta ho sentito subito che il combattimento avveniva su un altro fronte, nel quale poco
contavano i grossi avvenimenti che si stavano svolgendo. L'ipotesi di una società futura migliore della presente non è
punto disprezzabile, ma è un'ipotesi economicapolitica che non autorizza illazioni d'ordine estetico, se non in quanto
diventi mito. Tuttavia un mito non può essere obbligatorio. Sono disposto a lavorare per un mondo migliore; ho
sempre lavorato in questo senso; credo persino che lavorare in questo senso sia il dovere primario di ogni uomo
degno del nome di uomo. Ma credo altresì che non sono possibili previsioni sul posto che occuperà l'arte in una società
migliore della nostra.
Platone bandiva i poeti dalla Repubblica; in certi paesi di nostra conoscenza sono banditi i poeti che si occupano dei
fatti loro (cioè della poesia) anziché dei fatti collettivi della loro società. In un mondo unificato dalla tecnica (e dal
prevalere di una ideologia) io non credo che i poeti «individualisti» potrebbero costituire un pericolo per lo Stato o il
Superstato che li ospiti (o li tolleri). E’ possibile concepire un mondo in cui il benessere e la normalità dei più lasci
libero sfogo all'inadattamento e allo scompenso di infime minoranze. In ogni modo questa ottimistica prospettiva
lascia aperto il dissidio fra l'individuo e la società. E’ altrettanto possibile l'ipotesi che il dissidio sia risolto manu
militari,2 sopprimendo l'individuo inadattabile. Quello che appare invece improbabile e indimostrabile è l'automatico o
rapido avvento di una età dell'oro (nelle arti) non appena sia mutata la struttura sociale.
Dopo questa premessa posso dirvi, in risposta alla vostra domanda, che io gli avvenimenti che fra le due guerre hanno
straziato l'umanità li ho vissuti standomene seduto e osservandoli. Non avevo altro da fare. Nel mio libricino
Finisterre (e basta il titolo a dimostrarlo) occupa tutto lo sfondo anche l'ultima grande guerra, ma riflesso.
Nondimeno la mia reazione era tale che il libro sarebbe stato impubblicabile in Italia. La stampai a Lugano nel 1943.
La sola epigrafe iniziale sarebbe stato fumo agli occhi dei censori fascisti. Essa dice: Les princes (cioè i dittatori) n'ont
point d'yeux pour voir ces grandes merveilles, leurs mains ne servent plus qu' à nous persécuter.3 Sono versi di un
uomo che di stragi e di lotte s'intendeva: Agrippa d'Aubigné. In definitiva, dettero al mio isolamento quell'alibi di cui
esso aveva forse bisogno. La mia poesia di quel tempo non poteva che farsi più chiusa, più concentrata (non dico più
oscura). Dopo la liberazione ho scritto poesie di ispirazione più immediata che per certi lati sembrano un ritorno
all'impressionismo degli Ossi di seppia, ma di un più cauto controllo stilistico. Non vi mancano accenni a cose e fatti
d'oggi. In ogni modo sarebbe impossibile il pensarle scritte dieci anni fa. E perciò, a parte il loro valore, che non posso
giudicare, debbo concludere che mi sento perfettamente a posto col cosiddetto spirito del nostro tempo.
1. maladjústement: disagio, disadattamento. 2. manu militari: con la forza. 3 Les princes…i dittatori non hanno
occhi per vedere queste grandi meraviglie; le loro mani non servono altro che a perseguitarci (A.d’Aubigné, A Dieu)

Si riferisce al marxismo
Pyt nanje

È attraverso l'individuo che passa ogni possibili miglioramento per il collettivo

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