Sei sulla pagina 1di 8

02/03/22

Applicazione della legge e situazioni giuridiche soggettive

Rapporto della legge e il tempo:

È evidente che la legge ha una portata precettiva; tale è la legge nel momento in cui la
legge è obbligatoria. Abbiamo visto che ciò che distingue una norma di carattere
giuridico da un imperativo di carattere morale è la obbligatorietà, la precettività della
norma, sintomo di questi è la sanzione, che è ciò che poi distingue una norma di
carattere giuridico rispetto di una norma di carattere morale. Chi non rispetta la legge, è
sanzionato, ovviamente la sanzione cambia in funzione del tipo di norma violata. Ciò
che accomuna i vari tipi di legge è il fatto che tutte le tipologie di legge contengono in
ogni caso la sanzione. Una legge che non preveda la sanzione, non è una norma/legge.

La sanzione non è detto che sia necessariamente una sanzione che si traduca in una
ammenda piuttosto che una privatizzazione della libertà; a volte le sanzioni possono
essere indirette. Nella costituzione abbiamo delle norme le quali non hanno una portata
chiaramente precettive, sono le cosiddette norme di indirizzo programmatiche; ma non
vuol dire che non siano vincolate, semplicemente quelle norme sono vincolanti per chi
legifera.

Se la costituzione incentiva l'iniziativa privata, il legislatore che è dove adottare una


norma che disincentiva l'iniziativa privata, adotterebbe una norma costituzionalmente
illegittima perché hanno conto a un precetto programmatico. Pur non e semplice una
sanzione in senso classico, in realtà la sanzione esiste tra la sanzione che porta alla
dichiarazione di legittimità della norma. Se come quivi la legge ha effetto obbligatorio, è
molto importante capire quando quella norma entra in vigore, perché dal momento in
cui la legge entra in vigore, avendo una portata precettiva per tutti (Obbligatoria per
tutti), occorre rispettarla.
02/03/22

L’ordinamento non ammette fare caso di giustificazione, quella per cui il trasgressore
non fosse a conoscenza della natura della presenza della norma. Non si può invocare
la propria discolpa per aver violato una norma, per il semplice fatto che quella norma è
stata violata solo perché non è conosciuta. La legge se applica indipendentemente dal
fatto che questa sia o meno conosciuta.

L’ordinamento adotta delle cautele a fronte della severità di questo principio


prevedendo un periodo detto di vacatio legis. Il fatto che si preveda che una norma
abbia un periodo di vacatio tale per cui la collettività ha 15 giorni è per conoscere
l'esistenza di un nuovo precetto. La norma c'è indipendentemente dal fatto di chi la
conosce. Ma quello che è più complicato è stabilire se, entrata in vigore la norma,
quella norma possa disporre per il passato.

Preleggi art. 10 c.c. La norma può produrre effetti vincolanti una volta che sia stata
pubblicata, cioè, non è sufficiente l'approvazione delle camere, ma necessariamente la
norma deve essere pubblicata per poterla applicare a un soggetto indipendentemente
dal fatto che la conosca o meno; deve avere una pubblicità di quella norma. La norma
diventa opponibile nel momento in cui è stata pubblicata. Il legislatore legifera e opporre
attraverso la pubblicazione. È onere di chi è tenuta rispetto alla norma di conoscerla e
di consultarla alla pubblicazione.

Preleggi art. 11 c.c. La norma non ha effetto retroattivo, vuol dire che non può disporre
per il passato. Se il contratto ha gli effetti reali vuol dire che il contratto produce effetto
istantaneo (Compravendita; nel momento in cui nasce, mori). Il contratto di locazione è
un contratto consensuale, ha effetti obbligatori, vuol dire che è un contratto di durata in
cui gli effetti si producono nel tempo, e durano per un certo tempo.

Se io ho un rapporto che dura 10 anni, al 4 anno interviene una norma che me lo


modifica, io di fatto per la norma va a toccare un rapporto formato prima della norma. È
una norma retroattiva quella che va a regolare per il futuro, ma va a incidere su accordi
formali prima della entrata in vigore della norma. La norma non può essere retroattiva,
ma su alcuni settori del diritto la norma pur non essendo retroattiva, incide sulla
disciplina del rapporto di durata, modificandoli. La norma può modificare un
02/03/22

regolamento già formatosi. La norma è retroattiva quando va a incidere sul fatto


prodottosi. Nel penale mai può essere retroattiva.

Nella mia condotta assumo i rischi della violazione di una norma in funzione della
gravità della sanzione. Tanto maggiore è la sanzione, tanto maggiore è il percepito.

Fino a quando dura la norma?

Deve essere abrogata. In un sistema di fonti come il nostro, dove le norme si


stratificano, non spariscono mai. Il nostro ordinamento e le norme se vanno quando
vengono abrogate. L'abrogazione può essere express, ogni volta che entra un
decreto, il vecchio e sostituito per il nuovo; el vecchio è modificato e parzialmente
sostituito con quella norma.

La abrogazione implicita, è quella che annulla la precedente. Se io ho due norme che


si succedono nel tempo, la seconda modifica la prima; la abroga implicitamente

Rapporto tra la legge e lo spazio:

La norma è vincolante nello stato dove siamo. La norma ha il limite della territorialità. Lo
stato ha la territorialità ei propri confini. Le organizzazioni sono totalmente integrate, per
cui, se anche un diritto che è sovranazionale dal momento che la nostra costituzione
accetta come limite alla propria sovranità, quello derivante dalle convenzioni o le
organizzazione internazionali generalmente riconosciute; quindi, non è l’Europa che
limita la potestà legislativa dell’Italia, ne è l’Europa che norma il modo extraterritoriale. E
L’Italia che come stato autonomo ha deciso per costituzione di autolimitarsi quindi di
rinunciare a un peso assoluto della propria sovranità territoriale e quindi della propria
potestà legislativa affidando un peso della sua potestà legislativa di un organismo
internazionale superiore.
02/03/22

Interpretazione della legge:

Quando interpretiamo un contratto, siamo tenuti a dare a quel contratto/norma una


lettura anzitutto letterale, cioè Preleggi art. 12 c.c.:

1. Interpretazione letterale: Non posso attribuire alla legge un significato


diverso da quello delle parole che lo compongono. È una interpretazione
di carattere cautelativo, ci consente in modo conservativo e non rischiare.
L’interpretazione letterale rischia di essere una interpretazione miope
(Esclusivamente letterale). La norma se deve leggere anzitutto ma finché
la lettura porta a un significato che è quello della tutela del bene protetto di
quella norma.

2. Interpretazione della Ratio Legis

3. Interpretazione evolutiva

Il giudice non crea la norma. Se decide, il giudice cambia la regola a secondo della
sensibilità del giudice. Il giudice deve essere semplicemente colui che ricerca la norma,
le dà vita, ma non la crea. Quanto è più limitata e discrezionalità del giudice, tanto più è
la certezza del diritto. Si come il nostro ordinamento vede il giudice l’esecutore di una
norma, non l'attuatore di una norma, ci dice che non esiste alla cura. Può esistere alla
cura in un ordinamento che dice che il giudice deve applicare la legge e non la può
diventare. Perché sì il nostro ordinamento ammette che esiste alla cura, vorrebbe dire
che può essere un caso che va deciso senza una regola, ma in un ordinamento dove il
giudice ed esecutore della volontà del legislatore non può esistere la senza di regola.

Preleggi art. 12, 2 c.c. Analogia legis e analogia iuris.

L'analogia si distingue dalla interpretazione estensiva. L’interpretazione estensiva è


quella che riesce a fare il cadere della norma la parte spesse. Esente il perimetro della
02/03/22

norma. La analogia la applichiamo quando c’è proprio un caso che non è normale, non
che si può regolare estendendo il perimetro di una norma, ma occorre applicare una
norma dedicata sia per un caso diverso per materie simili o analoghe. Il caso non è in
alcun modo possibile di comprendere nella norma, né anche attraverso l’interpretazione
estensiva.

L’analogia può essere legis, cerco un altra legge. Iuris cerco dei principi.

Esiste piuttosto il fatto che oggi i giudici leggono le norme in modo costituzionalmente
orientato. Un giudice colto verifica se la applicazione che ha fatto di quella norma che
apparentemente è una norma tecnica, precisa, è attuativa dei principi costituzionali. La
costituzione non è un limite esterno alle norme; non è un limite che dice come la norma
non deve essere applicata, cioè, non è un ente negativo; ma è una chiave di lettura
della norma. Leggo la norma per attuare la costituzione.

Queste norme regolano dei diritti, questi diritto appartengono ai soggetti, ma i diritti che
appartengono ai soggetti non sono tutti uguali. Quando ci rapportiamo tra di noi al
interno dell’ordinamento siamo tutelari di situazioni di facoltà che sono tra di loro dei
diverse, a secondo di quale è il diritto; le cosi dette le situazioni giuridiche soggettive.
Non conoscere le situazioni giuridiche soggettive è come se si volesse approcciare un
gioco di società senza conoscere le regole di quel gioco. Non sono tante le situazioni
giuridiche soggettive, ma sono tra di loro profondamente diverse e determinano
caratteristiche profondamente diverse.

L’emblema delle situazioni giuridiche soggettive è il diritto soggettivo, cioè, è la


situazione a cui l’ordinamento appresta la massima tutela. Quindi, chi ha un diritto
soggettivo è titolare della situazione a cui l’ordinamento riconosce maggior
responsabilità di tutela; sia in termini di forza come espressione della possibilità di fare
valere quel diritto, sia in interni di tutela, cioè, come protezione a chi è titolare di quel
diritto.
02/03/22

Quali situazioni sono ricomprese nella categoria del diritto soggettivo?

● Diritti assoluti: Ha la caratteristica di essere opponibile a tutti. Si soddisfa


con la astensione, cioè, quando uno ha un diritto assoluto, quello che
pretende dagli altri è che non gli rompano le scatole; di astenermi rispetto
al godimento del diritto. L'essenza del diritto è che gli altri si astengono. Il
diritto assoluto per eccellenza è la proprietà; la proprietà ha la
caratteristica di essere verso tutti, tutti si devono astenere da turbare il
godimento della proprietà.

Certamente fanno parte anche i diritti della personalità (Il nome, l'identità, ecc.)

● Diritti relativi: Il diritto relativo per eccellenza è il diritto di credito; Il diritto


di credito è solo con il debitore, e gli altri non chiedono niente; se il
debitore non mi paga, non mi soddisfo, mi soddisfo con una procedura
esecutiva.

Questi diritti in realtà vengono tra di loro in modo circolare, vuol dire che questi diritti
non è che nascono e muoiono separatamente, ma esistono l’una in funzione dall’altra.
L’economia vive di questi due.

● Diritti personale/ reali di godimento: È tale nel limite in cui consente di


godere sul passaggio sul fondo dominante (Esempio del vicino), ma
questo diritto non un diritto che è costituito in favore della persona fisica
titolare del fondo intercluso della casa, perché altrimenti vendendo la casa
a un terzo, il terzo non avrebbe più quel diritto e di nuovo dovrebbe
ritornare a quel vicino per fare ridare il passaggio. Ma la caratteristica
della realtà vuol dire che quel diritto è legato al bene, non al proprietario
del bene (Ecco perché è assoluto, perché vale per tutti).

● Onere
02/03/22

Quelli che appartengono alle situazioni giuridiche soggettive, ma rappresentano una


categoria autonoma rispetto al diritto soggettivo sono:

● La aspettativa.

● L'interesse legittimo.

CASO:

Pronuncia dalla corte di cassazione. Questo è l'ultimo giudizio che abbiamo nel nostro
ordinamento.

Nel nostro ordinamento è possibile avere tre gradi di giudizio:

1. Che si encarga innanzi al tribunale. C’è uno per ogni città.

2. Corte d'appello. Una per regione.

3. Cassazione. C'è solamente una, che sta a Roma.

La cassazione è organizzata in sezioni. Le funzioni principali sono tre:

● Funzione nomofilattica: Assicura che vi sia nel nostro ordinamento


un’interpretazione uniforme della legge.

● Funzione regolatrice.

● Funzione no giudirizionale: Che interviene nella vita pubblica dello stato.

Questa sentenza è dalla prima sezione.

C'è una signora che adisce il tribunale di primo grado perché vuole che al figlio, che fino
a quel momento aveva portato il suo cognome, venga attribuito il cognome del padre; in
quanto la sorella della signora conviveva nel medesimo comune con un soggetto che
era collaboratore di giustizia, e quindi ad avviso della signora, questa particolare
connessione con questa persona comportava al figlio comunque a pregiudizio e lo
facera sottostare all’attivita discriminatoria al interno del comune. Ovviamente il padre
02/03/22

del minore se opone al giudizio. Il tribunale di primo grado accoglieva la domanda della
signora e quindi accoglie la possibilità che venga attribuito il cognome del padre al
minore perché dice che effettivamente se opponeva a questo problema in collegamento
a questo soggetto che era un collaboratore di giustizia, e quindi aveva potuto operare
un pregiudizio nella vita sociale del minore.

Ovviamente il padre ricorre in corte d’appello, quindi impugnato alla sentenza di primo
grado e la corte d'appello dà ragione al padre del corrente e dice, non c'è nessun tipo di
pregiudizio, il fatto che un soggetto sia collaboratore di giustizia questo non importa
nessun tipo di problematica o di infamia per tanto non è stato provato né allegato
alcuna attività discriminatoria al minore, per cui può rimanere con il cognome della
madre.

La signora ricorre in cassazione sostenendo la violazione di questa disposizione del


codice civile. Sostiene che è stata violata perché in realtà dice che l’uso altro il fatto che
l’ordinanza del tribunale perché non aveva spiegato le ragioni per cui l'attribuzione
invece del cognome del padre potresti essere contrario al interessi del minore, cioè, la
corte d'appello dice, non c'è nessun motivo giudizievole, deve essere collegato ad alcun
collaboratore di giustizia, non avete provato nessun tipo di pregiudizio nati, non mi
avete portato nessun fatto che evidenza la esistenza di quel giudizio, per cui per regole
rimane il nome della madre.

La norma dispone il caso di attribuzione del cognome al figlio nato fuori dal matrimonio.

Il figlio assume il cognome dei genitori che per primo lo ha riconosciuto.

La cassazione fa una interpretazione sull'applicazione in questa norma che tutela uno


dei diritti fondamentali della personalità, il diritto al nome, che è un diritto
costituzionalmente garantito (Art 21/22).

Doveva avere cura di verificare se il minore è interessato a rendere evidente il proprio


rapporto di filiazione.

Potrebbero piacerti anche