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NUOVI PERCORSI DELLA GEOGRAFIA UMANA IN UNA STORIA NON LINEARE

Author(s): Giuseppe Dematteis


Source: Quaderni storici , APRILE 2008, NUOVA SERIE, Vol. 43, No. 127 (1), Una
geografia per la storia Dopo Lucio Gambi (APRILE 2008), pp. 15-32
Published by: Società editrice Il Mulino S.p.A.

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NUOVI PERCORSI DELLA GEOGRAFIA UMANA
IN UNA STORIA NON LINEARE

Perché i «quadri ambientali»?

Il primo volume della Storia d'Italia Einaudi (1972) si apre con


capitolo di Lucio Gambi I valori storici dei quadri ambientali. Questa
introduzione geografica alla storia pare collocarsi nel solco di u
lunga tradizione a cui appartengono opere classiche come il Tablea
de la géographie de la Trance di P. Vidal de la Blache (1903), scritto in
origine come introduzione alla Histoire de la Trance curata da E.
Lavisse1. Ma, pur seguendola formalmente, Gambi si discosta da ques
tradizione per il modo con cui prende le distanze da una visione stati
del territorio tipica della geografia ambientalista a favore di uno stud
basato sul fatto che «qualunque società venuta a organizzarsi in chiav
industriale ha scelto e maturato, nei contenuti ambientali fra cui vive
le potenzialità o disposizioni di natura o configurazione più compless
Tali cioè che la loro interpretazione supera i termini di una ecologia -
U lascia come mero profilo di un fondale scenico - e porta invece gli
uomini a disegnare idealmente e poi ricercare in termini sperimentali
infine a edificare un loro ambiente»2. Quindi la presentazione dell'am
biente geografico non è qui né la matrice «ecologica», né il sempli
scenario passivo del discorso storiografico, ma intende dar conto
quanto il progresso umano ha trasformato e organizzato; quest'ultim
si è andato - e si va - sempre più allontanando dall'assetto natura
originario nel corso della sua evoluzione storica.
Lo strumento concettuale che Gambi utilizza per avviare quest
percorso è quello di «quadro ambientale». Con esso egli si rifa a u
tradizione la cui ripresa e reinterpretazione - dopo la lunga parentes
della geografia positivista e riduzionista - ha un forte contenuto inno
vativo. Il concetto è esplicitamente derivato dai «quadri della Natura»
di Alexander von Humboldt, che Gambi così definisce: «unità d
contenuto paesistico - designate pure col nome di "omeocore" - c
emergono dal coesistere e dal congiungersi in una medesima area

QUADERNI STORICI 127 / a. XLIII, n. 1, aprile 2008

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fenomeni dovuti a elementi diversi co


morfologia e la idrografia»3 . Poco sop
espressioni «panorami naturali» e «inqu
Humboldt aveva parlato di Ansichten
nel significato pittorico di «vedute»,
quello stadio analitico-visivo che è l'ini
che dal livello estetico-emozionale {Ein
scientifico del Zusammenhang.
Siamo dunque ben lontani dal «paesag
di Sestini, che vuole sintetizzare l'insie
fisica e umana, ciò che invece Gamb
Critica ai concetti geografici di paesagg
avendo ribadito la concezione storici
enunciata nel 19566, egli aveva argomen
geografico, come sintesi astratta di pa
per delineare una geografia naturalisti
parte della natura. [. . .] Ma al di là de
della storia che solo così si esprime ne
la geografia dell'uomo non può limitar
bili, ma è fatta anche e soprattutto di
e volontà soggettive che su queste c
secoli, creando «strutture» intese co
sociale»8. Storia umana e storia natura
processi evolutivi distinti, operanti ci
non reciprocamente riducibili sul pian
interagenti su quello fattuale9.
Se la geografia dei Tableau di Vidal e
biente naturale, dopo un primo avvio
canalizzato i «generi di vita» fin a form
bile dei pays , i «quadri» paesaggistici
fisico - cioè immerso nel tempo profo
una geografia umana che registra il suo
che evolvono nel tempo storico, attrib
«inclinazioni» o «vocazioni» ambient
gradualmente, fin appunto a «edificar
libero dal dettato naturale.
Il ruolo assegnato ai «quadri ambienta
della geografia humboltiana e della Erd
questa sede non esplicita tale orizzonte
un orientamento pratico, che in Italia
presentare il progresso umano come un
ambientali che un esame visivo o una

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non riescono a cogliere; e che invece bisogna ricavare con o


vera esplorazione ed estrazione, e riplasmare con arte, mediante
studio che implica scienza più progredita e dotazione di stru
evoluti»11. Nell'introduzione alla traduzione italiana del poderoso
di J. Gottmann, Megalopoli , egli lo additerà appunto come mo
indagine capace di superare «il muro di una epidermica descr
una ricerca rivolta a documentare la conquista e l'organizzaz
una grande regione urbana su cui solo inizialmente hanno influit
«vocazioni» naturali (essenzialmente la posizione nord-adantica),
resto opera di quel «Prometeo liberato» che Gottmann identific
civilisation occidentale e Gambi, più realisticamente, nella strut
storica del «capitalismo neotecnico, neocoloniale e neoutop
nord-americano12.
Il pensiero di Gambi è innovativo per la geografia degli anni
quanta e Sessanta, prima ancora che per i suoi contenuti, per ap
nere a quel vasto filone - civicamente e politicamente motivato
vede nella sconfitta del nazi-fascismo e nella ricostruzione postb
punto di avvio di un cammino di progressiva emancipazione da
costrizioni, tra cui appunto quelle - vere o presunte - dell'am
geografico. La sua novità si esprime nel rifiuto del determinism
turale in nome di un volontarismo che si rifa, come s'è detto,
visione «politica» del rapporto società-ambiente a lungo oscu
positivismo geografico. All'immobilismo dell'Italia rurale, come
privilegiato dalla geografia umana dell'epoca fascista, egli oppon
namismo della trasformazione ambientale, fino a tracciare nella
parte del saggio introduttivo al primo volume della Storia d'Itali
compiutamente nel capitolo «Da città ad area metropolitana» de
volume)13, la nuova geografia dello sviluppo urbano e metropol
«cioè dei fenomeni che meglio esplicano l'azione con cui l'uomo
fica e ricrea gli ambienti in cui vive e dà loro una organicità che
le sue strutturazioni sociali»14. Al dualismo climatico subcontin
(Nord) e mediterraneo (Sud), tipico del determinismo ambie
egli oppone quello «fra regioni ove la dinamica dei valori [. . .]
o è debole: cioè fra regioni protese a una costruzione di sistemi
progrediti e aperti - o almeno più soddisfacenti - e regioni chius
o fino a qualche anno fa in antiquate condizioni di vita»15.
Pur non tacendo le gravi alterazioni ambientali e i numerosi
«disintegrazione paesistica» che queste dinamiche comporta
le considera come «la logica generazione del sistema sociale i
nostro paese vive» e dei «processi dialettici» in cui la storia si esp
Il messaggio implicito è che la trasformazione dei quadri ambie
una necessità storica che obbedisce ai principi organizzativi prop

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società umane e non a quelli dell'amb


valore di questi ultimi venga coscientem
dagli attori, come ad esempio là dove la
regioni istituzionali con quelli dei baci
atto di puro adeguamento alla razional
culturali, urbanistici della situazione e
Ma se quello che conta non è il quad
creato dalle società umane, perché G
pure come specificazione del tema dei
non solo era un buon conoscitore della g
ma - a dispetto di una vulgata banalizz
della geografia umana contro la geog
ruolo essenziale ai «quadri ambientali
di essi non si poteva trattare la geog
come l'uomo plasma e rifoggia la Terra
come opera sua»19. L'attribuzione di
vanifica il ruolo che essi svolgono nei
organizzazione del territorio. Com'è no
partire dagli anni Cinquanta, non era cont
la geografia ecologica, ma contro il rid
trasferire i metodi naturalistici allo st
nel 1956 scriveva che la geografia ec
con l'ambiente, che sono insopprimi
dell'uomo non potrà mai sfuggire o pr
Nel saggio che compare su questo s
colloca giustamente il pensiero gambia
nismo. Il ruolo che Gambi assegna a
però anche di mettere in evidenza una
dialettico di derivazione hegeliana21
di «negazione» dialettica dell'ambien
opposto - l'agire umano cosciente e v
superamento in termini di costruzione
più libero dalle costrizioni naturali. Il f
esaurisca nel passato, ma continui ne
come s'è detto, Gambi ritiene «insoppr
l'ambiente fisico), assegna perciò ai qua
le in una geografia dell'uomo, proprio
Questa visione teorico-filosofica rima
di Lucio Gambi. Egli non l'ha mai resa
accontentandosi di affermare, a pro
che la geografia umana se vuol esser
tempo, dopo l'esperienza positivista «s

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Nuovi percorsi della geografia umana 19

grande corrente che si muove nello spirito di questo moderno um


mo»23. Egli riconosce quindi l'influenza delle correnti filosofiche
storicismo in particolare sulla sua concezione della geografia uma
solo in quanto «atmosfere culturali», arrivando ad affermare in
apodittico che «chi è convinto che l'unica realtà umana a questo
è la storia (e quindi ogni cosa che diventi storia) e che la storia
in un'unica direzione, non ha alcuna vocazione per fare il filoso
A mio avviso questo ricorso alla storia, come a una sorta di ont
implicita, fondata su qualcosa di intuitivamente certo, che dà coe
unitarietà logica al suo pensiero, ha un fondamento etico e poli
che teorico. Esso si esprime nell'impegno civile e nella responsa
dello studioso che come scienziato e politico è chiamato a «
in termini unitari il problema dei rapporti fra l'uomo come to
l'ambiente in cui si svolge la sua vita», così come Gambi lo delin
modo incisivo nell'illustrazione della collana «Geografia uma
dirige per l'editore Franco Angeli. E questa tensione rivela un imp
illuminista certamente più profondo di quello neoidealista

Quale geografia per la storia e quale storia per la geografia?

Risolvere problemi, contrapposto a descrivere i fatti che ogn


sciplina ritaglia dal fluire della vita - cioè della storia - è la cri
radicale che Gambi rivolge al sapere accademico del suo tem
investe la geografia sia come disciplina in generale, sia per il su
specifico di considerare i fatti. Questo modo, che Gambi identif
lo studio di ciò che si vede perché sta immobile davanti a noi (i
saggio geografico») è in antitesi con ciò che serve a risolvere pro
in quanto applica una visione statica e naturalistica a ciò che è s
mente in movimento e su cui è nostro compito intervenire. Ne
così l'esistenza stessa dei problemi, il geografo si sottrae all'imp
civile di contribuire a risolverli. Questo è il senso profondo della
di Gambi alla geografia del suo tempo: non la sottovalutazione de
dell'ambiente naturale, ma la naturalizzazione dell'ambiente
ridotto a ciò che si presenta con i caratteri congiunti dell'ap
visiva e della fissità, in modo appunto da poter essere inscritto n
sufficiente e perciò fuorviarne costrutto del «paesaggio geografi
geografia «integrale» tardo-positivista Gambi oppone una geogra
autori francesi suoi contemporanei, come Pierre George (sovente
a sostegno delle sue tesi), chiamavano «volontaria» e «attiva».
Ma se eliminiamo ciò che è stabile, fisso, invariante, che cosa
della geografia? Infatti, come osserva ironicamente, ma no

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ragione, Saint Exupéry nel Petit Princ


«cose eterne». La critica di Gambi non
della geografia tardo-positivista italian
geografia in generale, cioè di quella di
lenaria, occupandosi di oggetti e di rel
configurazioni significative perché sta
movimento. In effetti Gambi nega ch
semplicemente una scienza dello spazio
questa entità puramente fisica o men
spazio da parte delle comunità uman
solo dentro una visione storica la ge
scientifico e socialmente utile. Gli stes
oggetti o «strutture» significative di
visto, solo quando un'attribuzione di v
trasformazione.
Ma se questo processo è dialettico, ess
te terrestre, ma al tempo stesso trasfo
interagiscono con esso. Lo aveva già vi
occhi di K. Ritter, e poi, più realisticam
lavoro come il processo in cui l'uomo, m
modifica la sua propria natura26. Una v
cita nella proposta di Gambi di sosti
con quello di «strutture» nello studio
dosi a Bloch e a Braudel28, egli attribu
caratteri di stabilità che i geografi tra
del paesaggio. Ma poiché queste strutt
storia, esse non possono che derivare
gli uomini e il loro panorama ecologic
Qui Gambi è a un passo dal concett
fermato nella biologia evolutiva e nell
secolo scorso30 e che è diventato un r
territorialismo31. Ma egli non farà
concetti, supposto che li avesse presi i
munque ritenuti inapplicabili al rappo
geografici, in quanto altrimenti si dov
naturale la qualifica di soggetto attivo
Gambi era proprio l'errore fondament
ecologica e geografia umana. Dunque p
componenti fondamentali e inevitab
essa il loro ruolo è essenzialmente p
processi di evoluzione naturale, cioè in
storia, secondo principi e modalità tot

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essa e non riconducibili all'agire proprio dell'uomo neppure su un


analogico-concettuale32. Nella sua visione l'ambiente esterno
essere incorporato nella storia solo dall'agire umano, mentre eg
pensava che ci potesse essere una storia capace di incorporare
«opposti», ponendosi sin dall'inizio al di sopra di entrambi.
Egli usò sovente la parola «evoluzione», ma con due significat
tutto diversi a seconda che si riferisse all'«uomo della storia» op
all'«uomo dell'ecologia»33. A mio avviso questa sua posizione s
più radicale di quella di autori al cui pensiero egli è tuttavia
legato, come Febvre e Braudel. La loro posizione al riguardo
piuttosto ambigua, non essendosi mai del tutto liberata dall'organ
evoluzionista di stampo lamarkiano che ha ampiamente impront
scuola di Vidal de la Blache34.
La differenza rispetto agli epigoni della geografia ambientali
che Vidal e altri geografi di inizio secolo erano, come Gambi sott
inseriti nel filone centrale della cultura scientifica del loro tempo e,
ad aver aperto la strada a esperienze come «Les Annales», ve
citati da autori come G. Canguilhem35 che fu maestro di Fou
Bourdieu. La geografia vidaliana era dunque ben diversa da quel
gione depressa» che la lucida e spietata analisi di Gambi identifi
nel 1962 con la geografia italiana. Nella prima metà del secolo s
il trionfo del determinismo e del riduzionismo ha poi screditat
plicazioni del pensiero evoluzionista alla geografia, dando cos
validità alle critiche di Gambi a supporto della distinzione tra ge
umana e geografia ecologica. Ma, come ricorda Claudio Grepp
altro saggio di questo fascicolo, da allora ad oggi le cose sono
cambiate, se due biologi del calibro di S. J. Gould e N. Eldredge
1993 scrivevano, a proposito delle più recenti teorie evoluzionis
scienza contemporanea ha sostituito alla grande le convinzioni p
sul determinismo graduale, progressivo e prevedibile con le noz
indeterminatezza, contingenza storica, caos e punteggiature»36.
scienziato autorevole come M. Cini ha potuto di recente affe
che «conoscenza scientifica e conoscenza storica non sono p
forme fondamentalmente diverse di spiegazione del mondo f
incompatibili»37.
Alla luce di questi nuovi sviluppi, vorrei cogliere l'esortazion
cui Lucio Gambi chiudeva il suo saggio del 1956: che cinquan
dopo si proponesse una «visione diversa e nuova» e «al passo
evoluzione della cultura» circa il rapporto tra le «tre geograf
egli aveva delineato. A me pare infatti che oggi la netta sepa
tra geografia ecologica e geografia umana, pienamente gius
mezzo secolo fa, debba essere ridiscussa. Venendo a cadere il

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minismo, come fondamento della co


biologica e una storia umana, la preg
risultare molto meno netta, pur tenendo
nella natura (e nella scala temporale) d
rispetto a quelli storico-culturali. Se
razionalmente la vita nell'universo (e p
so) è quello di farne la storia, in quan
prevedere la concatenazione di contin
da cui - sotto tutti gli aspetti naturali e
turo, bisogna concludere che la realtà
la storia umana, ma una totalità più vas
parte e all'interno della quale si è forg
sua stessa natura di animale particolarm
Credo anche che per i medesimi mot
razione tra sapere naturalistico e umani
di quest'ultimo, come quella proposta da
ma che «les objets font le propre de l
umana è la storia del suo interagire con
di tecniche che sono prodotte dalle scie
umane e sociali finiscono oggi per dipend
Basta pensare a che cosa sta capitando c
tecnologie applicate alla genetica anim
delle scienze dell'uomo tradizionali di fr
impadronirsi a fondo dei saperi tecnico
confrontare con essi nella (ri)definizione
e politici che ne derivano.
Certo per accettare un discorso del ge
lismi materia/intelletto, natura/uom
cultura fin dall'antichità, per portare a
recenti teorie della complessità, una cor
il mondo occidentale) che ha fatto app
decisive, in pensatori come Lucrezio,
recente, proprio in scienziati-filosofi co
Morin e altri, oggi sempre più numeros
Questa prospettiva suggerisce tra l'alt
so fin a che punto Gambi sarebbe d'ac
razionalità occidentale, che ogni form
sulle cose, sia che si rivolga ai nostri sim
talmente, i suoi risultati; che essa confo
a un modello ideale e astratto che trasce
operare. Il fatto che la nostra storia sia
mai realizzati per l'inadeguatezza dei m

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impedisce di pensare che il modello ideale abbia un valore in


superiore a quello delle banali contingenze (cioè della realtà delle
che non gli hanno permesso di attuarsi.
Com'è noto tradizioni di pensiero sviluppatesi nell'ambito di a
civiltà, come quella cinese classica, si rappresentano diversam
mondo e l'efficacia delle nostre pratiche. In particolare l'attrito
cose, che si oppone alla realizzazione di un disegno che le tra
non è visto come una contingenza secondaria e fastidiosa; né
siderato un merito l'andar contro la dinamica interna all'evolversi
delle situazioni, per ridurle ai nostri modelli «razionali» e ai desideri
di dominio ad essi ispirati. Al contrario tale evoluzione è considerata
come, un flusso in cui immergersi, una via da seguire, dove non serve
elaborare modelli mentali astratti, perché l'ordine delle cose e i principi
della loro trasformazione sono immanenti al loro svolgimento. Secondo
questa tradizione l'efficacia dell'azione dipende dalla nostra capacità
di cogliere il «potenziale» delle situazioni e orientarle verso i nostri
obiettivi con un'efficacia che corrisponde al minor dispendio possibile
di mezzi e di energie39.
Applicare questa logica a una geografia che voglia mettere in evi-
denza le condizioni favorevoli al cambiamento, mantenendo la sua
natura di rappresentazione sincronica, implica uno spostamento di
prospettiva dalla produzione di immagini del mondo statiche a quella
di immagini che, pur essendo spaziali, colgono e alimentano la fluidità
dei processi; dalla rappresentazione di stati di cose solidificati a quella
delle propensioni insite in essi; dalla cogenza dei fatti al dispiegamento
delle potenzialità; da una negazione implicita del tempo al riconosci-
mento delle circostanze come occasioni per il loro evolversi. Secondo
questa prospettiva la geografia è storia anche quando si limita a indi-
viduare nel presente le condizioni del cambiamento. Per esserlo non
ha bisogno di rinunciare alla sua vocazione sincronica, per dedicarsi a
una ricostruzione più o meno arbitraria di un passato a cui il divenire
non appartiene. Esso infatti, come affermano Deleuze e Guattari, «na-
sce nella Storia, e vi ricade, ma non ne fa parte. In sé non ha né inizio
né fine, ma soltanto un ambiente. In tal modo è più geografico che
storico»40. E in questo senso che ho affermato (come ricorda Massimo
Quaini in questo numero) la «parzialità specifica della geografia come
rappresentazione puramente spaziale del mondo»41. La mia tesi è che
si tratti di un modo di conoscere parziale, in quanto, rappresentando
rapporti sociali attraverso ordini materiali, opera sul piano analogico-
metaforico e non su quello della spiegazione causale. Introducendo
nelle sue rappresentazioni una dimensione temporale esplicita, la
geografia o diventa banalmente determinista o diventa storiografia. In

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24 Giuseppe Dematteis

quanto conoscenza puramente connettiv


è in grado di dirci come e perché certe
storiografia), né se e come accadranno (c
quelle normative, come l'economia), ma
dato (dell'oggi o del passato) le condizion
lità, così intesa, non la pone fuori della
temporale, pur rimanendo implicita, è
tuale - da cui deriva la pertinenza delle
la scelta consapevole degli oggetti e d
cui le immagini del mondo vengono cos
come afferma Quaini, questa parzialità
«il presupposto più lontano da Gambi»,
dichiarazioni di principio, esaminiamo l
Ad esempio è di questo tipo la descrizio
Gambi fa nel quinto volume ( Document
con ampio ricorso a raffigurazioni cartog
«una psicologia storica della percezione
( Atlante )42, ma a dar conto di specifich
getti e relazioni sincroniche, la cui scelt
sulle aree metropolitane, orientata a do
Non diversamente hanno operato quegli
inscindibile scienziati e politici» e che «
si sono sforzati di vedere in termini un
tra l'uomo come totalità e l'ambiente ov
esempio C. Cattaneo nel suo famoso s
la popolazione in Lombardia , dove la vi
componenti di un quadro sincronico,
per quanto storicamente fondato, potreb
e dare un contributo al divenire.
Dunque credo occorra distinguere da u
fica statica, che è determinista perché c
con i significati e che, non essendo prob
alla chiusura e alla conservazione; dall'al
e dinamica che, a partire dai problemi,
tima è quella che a mio avviso consente d
la storia. E anche quella che permette d
mondo che, in una visione statica, solidi
tutto esplorato e conosciuto, facendo
che tale visione ignora o nasconde; crea
ziali nuove, rispondenti a bisogni social
che è consapevole della sua «superficiali
Infatti, come fa dire Italo Calvino al sig

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conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare q


c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile»44.

Una geografia consapevolmente parziale per una storia non linear

Il valore euristico ed ermeneutico delle rappresentazioni geogr


era stato sottaciuto da Gambi nella sua critica alle concezioni «vis
del paesaggio svolta negli anni Cinquanta e Sessanta, se si esclud
accenno a un'«impressione aurorale»45, che poteva avviare un pe
conoscitivo. In questa fase del suo pensiero tutti gli argomenti
egli sostiene l'inadeguatezza concettuale e metodologica del «
gio geografico» si possono ricondurre all'incapacità di rappre
adeguatamente il reale e più precisamente a dar conto della
delle strutture umane con mentalità non di ecologo ma di stori
Ma anche dopo le «correzioni di rotta» degli anni Ottanta se
nel saggio di Quaini (in questo numero), alla base di tutto riman
Gambi un problema di verità, intesa come rispondenza diretta tr
fatti e i significati della loro rappresentazione in funzione dei
politici a cui essa soddisfa47. Quaini e Lanzani (sempre in questo
mero) sottolineano la sua attenzione, in anni successivi, allo
delle rappresentazioni geografiche - in specie quelle cartogra
iconografiche e dei «quadri paesistici» che ne derivano - non tan
indagare i loro contenuti fattuali (i cui significati non potevan
rivelati semplicemente dalla forma topografica e visiva), ma per
e documentare il momento dell'attribuzione di valore, che è la ch
volta di tutta l'interpretazione gambiana della realtà geografica4
ovviamente ben lontani dal decostruttivismo di una «geografia
rappresentazioni» post-moderna che considera irrilevante il pro
della referenzialità con il mondo esterno rappresentato. Siamo
a mio avviso, molto vicini a uno studio «realistico» delle rap
tazioni geografiche intese come momento essenziale di una circ
performativa che va da un'interpretazione del mondo (legata
valori e a certi obiettivi), alla sua traduzione - più o meno cons
- in immagine geografica, al suo affermarsi consensuale nella s
all'agire collettivo che ne consegue, fino a realizzare quelle form
teriali con cui «l'uomo riplasma e rifoggia la Terra»49.
In questa prospettiva il problema dei valori non può d
prescindere da quello della «verità» delle rappresentazioni
derivano e, più in generale, di che cosa significhi vero/fals
geografia umana50. Va premesso che le rappresentazioni geogra
del mondo sono sempre in qualche misura «false», nel senso che

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26 Giuseppe Dematteis

possono comprendere tutti i fatti osser


che quindi la loro «verità» dipende anz
considerati, cioè da una loro scelta coe
e con le intenzionalità che ne derivano
nostre geografie non debbano avere
rappresentano. Perché una geografia s
innumerevoli fatti materiali (nel senso
cui una società umana può interagire entr
alcuni e non altri ne entrino a far par
loro un valore positivo o negativo. L
ne geografica oltre ad essere consen
corrispondenza oggettiva con una real
assieme alle regole e all'intenzionalità
mondo esterno fatto di rapporti mult
un necessario - anche se, secondo Ga
la biosfera.
Se la verità in geografia consiste nel
dizioni - in termini di vincoli e di pot
società di gestire con successo i suoi ra
riorità51, essa viene a corrispondere,
delle rappresentazioni, cioè con la loro
solo comunemente accettate, ma anc
durevoli ai problemi di chi abita il p
possono esserci geografie, come quelle
semplicemente quelle che sono state all
banlieues francesi, o delle aree industr
italiana, o dei paesaggi ridotti a scenog
globale52 (e si potrebbe continuare a l
consenso, hanno avuto e hanno esiti per
legittimando trasformazioni politiche,
ingiuste non sostenibili. Questo è sopra
la nostra, che solo oggi comincia a me
sentazioni del pianeta come serbatoio
sfruttare senza curarsi degli squilibri
culturali, dell'entità dei prelievi e dell
Tutto ciò non può non avere consegue
Se la verità geografica si misura nel s
politica, economica e ambientale, attrav
cui s'è detto, questa circolarità va nece
unitario anche e soprattutto nella f
rappresentazioni geografiche. Quindi l
che in esse coesistono - o, per usare la

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vi sono «coinsidenti» - non possono essere considerate come del t


distinte e «autonome» sul piano concettuale. Mi pare utile a ta
riferirsi a un livello meta-teorico unitario che comprenda l'evolu
storica della vita e quella umana nella biosfera, e che, in particola
incorpori i vincoli e le opportunità che essa offre ai cammini di
luppo delle collettività insediate, dalla scala locale a quella planeta
Non si tratta di «riscrivere la storia dalla parte della natura» cer
di trovare «un modo più efficace per ricostruire e comprend
processi storici, includendovi come parte integrante quelli biofisic
quanto piuttosto, come suggerisce E. Gagliasso, di «pensare, pi
a sostituzioni di metodo, a un confronto tra le interferenze dei co
tra metodologie delle scienze del mondo vivente e della storio
propriamente detta»54.
A questo proposito A. Berque, riprendendo il concetto di «c
sociale» dell'antropologo Leroi-Gourhan, suggerisce l'idea del terr
come «corpo mediale» collettivo^ in cui l'ecologico si combina
tecnologico e con il simbolico55. E un modo per dire che il territ
ambiente non è qualcosa di esterno alla società, ma ne è una co
nente costitutiva, e che quindi non si può separare il governo
società dalla materialità dei territori. Secondo C. Raffestin quest
è costitutiva di un «paradigma della territorialità», fondamento
teoria della «ecogenesi territoriale»56. La trasformazione e la rego
del territorio non può porsi al di sopra né al di fuori di un proc
evolutivo di cui è una componente interna. Oggi sappiamo ch
processo non obbedisce a necessità predeterminate, ma consiste n
sviluppo di certe potenzialità, limitate da una pluralità di vincoli,
traiettorie in cui intervengono contingenze, emergenze e biforc
di cui le costruzioni geografiche devono tener conto57.
Ciò non significa però che ogni scelta sia buona purché condiv
ovvero che non ci siano interpretazioni e rappresentazioni della r
territoriale più «vere» di altre. Esiste pur sempre una «verità
nel lungo periodo, ci aspetta al varco delle verifiche di efficacia
nostre interazioni con gli altri e con il mondo esterno. In partic
un sistema di selezione e di regolazione come quello oggi imposto
globalizzazione economico-finanziaria - poco sensibile alla pe
della biodiversità e della diversità culturale, alla bassa produt
energetica, al sotto-utilizzo di risorse naturali e umane, all'au
delle diseguaglianze e dei conflitti - è destinato a cambiare o a fa
al pari di qualunque mutazione organica che si scontra con i li
i vincoli che regolano la vita sul pianeta. Se il nostro sistema glo
non è ancora collassato è solo perché il suo rapporto con i bi
umani e con la biosfera è mediato da meccanismi che presentano

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28 Giuseppe Dematteis

maggior complessità, estensione geogr


riscontro diretto e quasi immediato c
gior parte delle interazioni coevolutiv
medio-lungo periodo la verifica di ef
umane e dai vincoli naturali è tuttavia in
ultimi, più facilmente calcolabili (in term
esaurimento delle fonti energetiche fos
fronte di una crescita prevista di due o
i tempi utili per il cambiamento veng
una o due generazioni. Se non si prow
tempo, il collasso del sistema globale
anche perché il serbatoio di alternati
disporrà la nostra civiltà all'indomani
quanto più il procedere dell'omologaz
varietà culturale del pianeta58.
Ciò significa che, sebbene in questo cam
di fuori della nostra portata conoscitiva,
possibilità che si aprono all'interno di v
e misurabili e che possono essere colt
situazioni. Dalle nostre geografie del m
vare regole predittive né prescrittive, m
normatività (delle rappresentazioni e de
e proscrittivo59. La prima, delimitand
informa sui cammini più opportuni da
altri, per vincoli di impossibilità natura
Questa visione evoluzionista sottolinea
paesaggio geografico. Anzitutto le sue f
le tracce, gli indizi, la chiave di ingress
specifica che, superando il visibile geogra
efficacemente con i sistemi locali nat
di territorio. In secondo luogo la mat
quella che Gambi ha chiamato «una co
rivelano ordini spaziali, strutture e asse
riproducibili come tali, ma con una fort
di coglierne le potenzialità evolutive. Co
loro trasformazione storica, i paesaggi
genetica del rapporto coevolutivo di lung
locali. Come tali sono anche strutture d
scelte e le modalità degli interventi61.
strutture socio-territoriali sedimentate
componenti possono svolgere nell'evoluzi
un ruolo ortogenetico analogo a quello

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Nuovi percorsi della geografia umana 29

residui svolgono nell'evoluzione degli organismi grazie al mecca


delTex-attamento {exaptation)62 . Si pensi ad esempio all'importa
parcellare agrario e delle trame viarie rurali nello sviluppo odier
insediamenti periurbani e più in generale all'attenzione sempre m
re dedicata da urbanisti e pianificatori del territorio a preesisten
hanno cessato di svolgere le loro funzioni originarie: frammen
del significato che avevano in un contesto territoriale ormai di
ma che si offrono come risorse progettuali a chi sappia attribu
essi un nuovo significato contestuale, cioè a chi sappia immagin
nuova geografia di quel territorio63.
Ciò non significa che il geografo debba diventare biologo olt
antropologo, sociologo, economista ecc. A mio avviso il suo c
rimane quello di costruire quadri connettivi «orizzontali» (sincr
di fatti che altri saperi indagano in «verticale», al fine di dare u
tributo euristico e meta-progettuale all'interno del processo cir
di produzione del territorio. Ma a questo scopo egli deve conosc
natura e le dinamiche dei fatti rappresentati, attingendo ai diver
analitici. Questo è quanto una buona geografia umana fa da sem
riferimento alle scienze umane. Oggi che entrano sempre più a f
di esse la genetica, la paleontologia, le neuroscienze e altre scienz
vita, la geografia umana non dovrebbe ignorarle. Credo anzi ch
riprendere con esse un dialogo interrotto all'inizio del secolo sc
quando il discorso evoluzionista, dopo aver ispirato l'opera di ge
come Reclus e Vidal de la Blache, ha subito la deriva riduzionist
cosiddetta «sintesi moderna», oggi in via di superamento. In
dialogo la geografia deve avere ben presenti i rapporti multiscal
società tra loro e con gli ambienti (naturali e costruiti) nel cor
storia umana, ma con una concezione di essa meno lineare e prog
più vicina a quell'idea di complessità che la storia della materia
ci sta ora rivelando. Si tratta insomma di dare ancora una volta
a Lucio Gambi, quando nel 1967 esortava i geografi: «a riesamin
ragione delle proprie idee riguardo alla società e riguardo alla s
due cose inscindibili»64.

Giuseppe Dematteis

Note al testo

1 E. Lavisse (a cura di), Histoire de la France, Paris 1979.


2 L. Gambi, I valori storici dei quadri ambientali, in Storia d'Italia, vol. I, Torino 1972, p. 32.
3 Ivi, p. 7.
4 F. Farinelli, Geografia. Un'introduzione ai modelli del mondo, Torino 2003, pp. 42-3.

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30 Giuseppe Dematteis

5 Ripubblicato poi in Questioni di geografia , Napo


la storia , Torino 1973, pp. 148-74.
6 In L. Gambi, Geografia fisica e geografia umana di f
di geografia cit., pp. 15-50.
7 Gambi, Una geografia per la storia cit., p. 151.
8 Ivi, d. 169.
9 Già in Geografia fisica e geografia umana , Gambi aveva affermato che «la geografia dell'uo-
mo ha una problematica ecologica e una problematica storica , contemporanee e coincidenti, ma
autonome». Id., Geografia fisica cit., p. 37.
10 In particolare l'idea di Ritter di «una liberazione progressiva dei popoli civili dalle condi-
zioni dei loro ambienti naturali», verso uno stadio in cui essi «si svincolano completamente dalla
natura», idea che Hegel riprenderà nelle lezioni berlinesi sulla storia universale. Cfr. P. Rossi,
Storia universale e filosofia in Hegel , Firenze 1975, p. 31.
11 Gambi, I valori storici cit., p. 27.
12 Introduzione a J. Gottmann, Megalopoli. Funzioni e relazioni di una pluricittà , Torino
1970, vol. I, p. XIV.
13 In Storia d'Italia , Torino 1977, vol. V, I, I Documenti , pp. 370-424.
14 Gambi, I valori storici del quadri ambientali cit., p. 41.
15 Ivi, p. 54.
16 Ivi, pp. 51-2.
17 L. Gambi, Considerazioni geopolitiche da un istruttivo caso di studio , in V. Calzolaio,
G. Nebbia, G. Chicchi (a cura di), La risorsa fiume: il bacino idrografico come unità di analisi
economico-ecologica , Ancona 1983, p. 91.
18 Come risulta da molti suoi scritti, come L. Gambi, L'insediamento umano nella regione
della bonifica romagnola , Roma 1949 o i primi capitoli del volume Id., Calabria , Torino 1965, e
ancora in scritti più recenti, come il citato Id., Considerazioni geopolitiche cit.
19 Id., Questioni di geografia cit., p. 64.
20 Id., Geografia fisica e geografia umana cit., p. 36.
21 Come risulta da sue esplicite ammissioni, sia per quanto riguarda il neoidealismo (soprat-
tutto in Id., Questioni di geografia cit., pp. 22-3 e in Id., Una geografia per la storia cit., pp. 83 e
90-3), sia per la sua adesione allo strutturalismo di derivazione storico-materialista. Su cui vedi
infra M. Quaini, «Poiché nulla di quello che la storia sedimenta va perduto».
22 È significativo notare che il concetto di quadro ambientale (o quadro morfologico-
ambientale) è stato ripreso nella ricerca Itaten (Indagine sulle trasformazioni degli assetti del
territorio nazionale), condotta per conto del Ministero dei Lavori pubblici e utilizzato per la
definizione l'individuazione degli «ambienti insediativi» locali che sono stati l'oggetto principale
dell'indagine. Si veda A. Clementi, G. Dematteis, P.C. Palermo (a cura di), Le forme del territorio
italiano , Roma-Bari 1996, 2 voli.
23 Gambi, Questioni di Geografia cit., p. 23.
24 Id., Una geografia per la storia cit., p. 88. In polemica con D. Gribaudi che gli aveva attri-
buito un'appartenenza allo storicismo neoidealista crociano, egli dichiara di non aver neppure «il
minimo brincello di mentalità simile ai filosofi», che pure in questo e in altri testi (in particolare
in Geografia fisica e e geografia umana) dimostra di conoscere piuttosto bene. Ma solo perché le
correnti filosofiche fanno parte della storia della cultura e «per quanto le teorie si formino in essa e
si inalveino con essa: di certo non scendono dal primo mobile a condizionarla». Cfr. Id., Questioni
di geografia cit., p. 88. Egli ammette che il suo pensiero sia stato influenzato dal neoidealismo, ma
in quanto corrente culturale dominante negli anni della sua formazione, ma osserva che questa è
un'esperienza comune a tanti altri, da Gramsci a Chabod e agli stessi filosofi come Abbagnano,
Paci e Geymonat che ne hanno poi superato l'orizzonte seguendo altri indirizzi. Nel suo caso è
evidente un Orientamento, almeno sul piano metodologico, verso il materialismo storico negli
approcci per lui esemplari, anche se differenti, di autori come Emilio Sereni e Marc Bloch.
25 L. Gambi, Coloro che si dichiarano geografi in realtà si dedicano a problemi storici , in Col-
loquio sulle basi teoriche della ricerca geografica , Torino 1975, p. 18.
26 In vane occasioni, come nel I libro del Capitale , soprattitto al par. 5.1. K. Marx, Il Capi-
tale , Torino 1975.
27 Gambi, Una geografia per la storia cit., pp. 168-9.

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Nuovi percorsi della geografia umana 3 1

28 Ivi e Id., Questioni di geografia cit., p. 44.


29 In Id., Coloro che si dichiarano geografi cit., p. 21.
30 E. Gagliasso, Verso un'epistemologia del mondo vivente , Milano 2001, pp. 150 e
31 In particolare, A. Magnaghi, Il progetto locale , Torino 2000 e G. Dematteis, I
territoriali in un'ottica evoluzionista , in G. Dematteis, E Governa (a cura di), Territo
sviluppo locale, sostenibilità: il modello SLoT , Milano 2005, pp. 89-117.
32 Si veda in particolare la sua critica a quella che egli chiama «dottrina dell'organis
Gambi, Questioni di Geografia cit., p. 19.
33 Id., Cna geografia per la storia cit., p. 151.
34 V. Berdoulay, La formation de l'école française de géographie ( 1870-1914 ), Paris 19
stesso concetto di «generi di vita», come risultato dell'interazione tra comunità locali e am
può essere considerato come anticipatore di una visione coevolutiva, che si rifa sopra
alle teorie ortogenetiche di fine Ottocento, su cui si veda S .J. Gould, La struttura del
dell'evoluzione , Torino 2003 .
35 Nel capitolo III («Le vivant et son milieu») di G. Canguilhem, La connaissance de
Paris 1965.
36 Cit. in Gould, La struttura della teoria dell'evoluzione cit., p. 1212.
37 M. Cini, Dialoghi di un cattivo maestro , Torino 2005, p. 55.
38 M. Serres, Hominescence , Paris 2001, p. 206.
39 Per il confronto tra il concetto di strategia nel pensiero occidentale e in quello cinese si
veda F. Jullien, Trattato dell' efficacia, Torino 1998. A conclusioni analoghe, in termini più gene-
rali, arrivano anche G. Deleuze, F. Guattari, Che cos'è la filosofia ?, Torino 1996, in particolare
nei capitoli 2 e 4, dove discutono del rapporto tra piano d'immanenza dei concetti, territorio,
storia e geografia.
40 Ivi, p. 104. Prima avevano affermato che «il "divenire non appartiene alla storia; a tutt'oggi
la storia designa soltanto l'insieme delle condizioni, per quanto recenti, a cui ci si deve sottrarre
per divenire, ossia per creare qualcosa di nuovo» (p. 88).
41 In G . Dematteis, Le metafore della Terra. La geografia umana tra mito e scienza , Milano
1985, pp. 122-5.
42 Cfr. la premessa dell'editore, in Storia d'Italia , vol. VI, Atlante , Torino 1976, p. XII.
43 Introduzione alla collana «Geografia umana» dell'editore F. Angeli.
44 1. Calvino, Palomar , Torino 1983, p. 57.
45 Gambi, Questioni di geografia cit., p. 15.
46 Ivi, p. 152
47 Lo si vede bene ad esempio nella critica alla legge sui piani paesistici del 1985 in cui nega
che si possa intervenire sul paesaggio senza pensarlo anche e anzitutto come territorio. «Il terri-
torio non nasce dal paesaggio, ma il paesaggio nasce entro e dal territorio», in Id., La costruzione
dei piani paesistici , in «Urbanistica», 85 (1986), p. 102. Lo stesso per quanto riguarda il discorso
sui fondamenti storico-geografici e fisico-geografici delle regioni istituzionali. «La regione, come
spazio di governo non è uno spazio qualunque, ma per funzionare deve costituirsi come spazio
dotato di una sicura personalità e quindi di una forte omogeneità: personalità e omogeneità per
la cui definizione entrano in gioco di volta in volta elementi di natura diversa», tra cui occorre
«tener conto anche di molto discriminative e non escamotabili o eludibili condizioni richieste da
un'equa valutazione degli elemento ambientali: precisamente, di quelli oroidrografici». In Id.,
Elzeviro per la regione , in «Memoria e Ricerca», 4 (1999). Sull'approccio «realistico» a questi
temi si rinvia infra ai saggi di A. Lanzani e di M. L. Sturani.
48 Come introduzione a una lezione tenuta a Lugano nel 1985 Gambi precisava che «è bene
iniziare il discorso da alcune cose su cui presumo ci sia concordanza. Cioè: a) che il concetto di
città come fenomeno e istituzione - qualunque sia presso di noi - è già un'immagine, poiché si
solidifica inevitabilmente in un'immagine, formata (da ciascuno a suo modo) con quegli elementi
che definiscono la città; b) che questo concetto è in ogni caso inquadrabile in un sistema di idee o
- come si dice - in una ideologia; c) che questo sistema di idee entra in azione ugualmente quando
si guarda dal vivo una particolare, specifica città, e quando invece si considera non più una città
dal vivo ma per mezzo di una figurazione scritta o disegnata, eseguita da altri. Id., E immagine
della città , in «Cenobio», (1985), p. 284.
49 Id., Questioni di geografia cit., p. 64.

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32 Giuseppe Dematteis

50 Credo che un discorso analogo, che supera però


farsi a proposito della storiografia. Mi limito qui a ric
mente attinenti al nostro tema, lo scritto di G. Celat
Torino 1975, connesso (in quanto derivato dal proge
quello di I. Calvino, Lo sguardo dell'archeologo , in Un
Ginzburg, Spie , in A. Gargani (a cura di), Crisi della
«Ali Babà» si veda il n. 14 (1998) di «Riga», a cura d
51 II riferimento è alla definizione che C. Raffestin
ho scritto sopra sull'oggetto delle rappresentazioni
blemi). «L'insieme delle relazioni che la società, e na
intrattengono con l'ambiente fisico e sociale per sodd
nella prospettiva di ottenere la più grande autonom
disposizione nell'ambiente territoriale». C. Raffesti
di paesaggio , Firenze 2007, p. 22.
52 Sui limiti di questa politica si veda A. Lanzani, P
53 Come si esprime P. Sereno nella sua critica alla e
na , in F. Cazzola (a cura di), Nei cantieri della ricerca
pp. 40-1. Una critica analoga potrebbe farsi ai best se
(Torino 1998) e Collasso (Torino 2005).
54 E. Gagliasso, Verso un'epistemologia del mondo v
conclusivo del volume, «Tempo profondo e storia di l
sono sfuggiti al dibattito epistemologico sulle possibi
storiche. «L'eventualità di una riflessione sulla sto
scienze processuali e l'affaccio della storiografia sui p
evolutive» (p. 239). Gagliasso segnala come questo vu
dagli storici delle «Annales» e propone - in alternat
e idealismo da un lato e neopositivismo e riduzionis
storia» - una serie di «inclusioni alternanti» e di «tran
a volta allo spaccato di realtà sotto esame e sempre
vista della parzialità soggettiva dell'osservatore» (p
indirizzo metodologico, con riferimento al contrib
Dematteis, I sistemi territoriali in un'ottica evoluzion
55 In A. Berque, Ecoumène. Introduction à I étude
56 C. Raffestin, Ecogenèse territoriale et territorialit
de), Espace, jeux et enjeux , Paris 1986.
57 Si vedano i due saggi di M. Cini, Un paradiso pe
mondo dei processi evolutivi , Milano 1994 e Id., Il
dell'economia della conoscenza , Torino 2006.
58 Non è possibile approfondire in questa sede il pa
teorico) tra riduzione della biodiversità e della diversit
cui rinvio al mio già citato Dematteis, I sistemi terri
59 Gagliasso, Verso un'epistemologia cit., p. 222.
60 L. Gambi, I musei della cultura materiale , in
citato e commentato da A. Lanzani in questo numer
beni culturali.
61 Magnaghi, Il progetto locale cit.
62 Termine coniato da S .J. Gould e E.S. Vrba per d
lutasi come adattamento per un certo utilizzo, viene
con poca o nulla modificazione anatomica ulteriore
in questo numero. Il concetto si può applicare all'ev
Gambi fa del termine «vocazioni» è analogo a quell
struttura cit., cap. XI).
63 Oltre a quello dell'ex-attamento, altri esempi si p
concetti di origine biologica applicabili a una geograf
per cui rinvio ancora a quanto ho scritto nel già citato
Una geografia per la storia cit., p. 208.

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