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,

PROLOGO

Questo serino ffatta fondamemalmeme di anatomia simbo-


lica. Goethe, Ca rus, in Germania , e Geoffroy de Saint Hilaire,
in Francia, nel periodo romantico, hanno inaugurato lo studio
della morf%gia, partendo da una concezione tip%gica della
natura e degli esseri viventi. La pregnanza. simbolica della/or-
ma vivente è sempre stata al centro dell 'interesse di questi au-
tori . U tentativo di questo studio, basato sull'anatomia compa-
rata dei vertehrati, è di ricallegarsi alla corrente inaugurata da
questi geniali studiosi. sfrutt ando le conoscenze scientifiche
sulla natu ra che si sono sviluppate da quei tempi sino a oggi.
Rudelf Steiner ha curato la prima edizione degli scritti scienti-
fici di Goethe. a Weima r, e ha e1aboraro una gnoseologia del-
la concezione goethiana del mondo che permette di inquadra-
re la morfologia di Goethe all'interno di un preciso disegno
, filosofico. Nel contesto di ques[Q scritto, si è tenu[Q molto in
conto delJe prime o pe re di Sicincr, dedicatc alJa gnoseologia
della concezione goethiana del mondo.
Per quando riguarda il problema della sincronidtà, il punto
di riferimento sono stati a1cuni scrini di Jung, che si è occupato
profondamente di questo importante argomento nel tentativo
di comprendere e inrcrp rclare la misteriosa natura degli
archetipi, in relazione a11'inconscio.
Questo sc ritto si rivolge soprauuuo ai medici , agli inse-
gnanti di scienze naturali, agli artisti e a (uni coloro che col-
gono l'impo rt anza di un disco rso sulla forma e sulla sua
pregnanza simbolica.

M,lana, febbraio 200 l Daniele Nani

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INTRODUZIONE

Ciò che tu vedi nel cosmo non è che il ri/lesso del divino
Nella schiero degli Olimpi lroneggia il numero eterno.
Jacobi'

LI corpo umano é composto di pani che stanno tra loro in una


relazione anatomica e funz ionale. Essa ne stabilisce la/orma
peculiare, che si offre all'osservazione come una totalità dinoml:
CIl .L'annonia della/o,mo umana, ben visibile nello scheletro
(fig. I), è stata oggetto di approfonditi studi scientifici, sop rat-

Fig. 1: S,he/etn" di Uomo e di Gorilla (l-lird. 1906).


lJ
,

[Urto nel RinasGlftcn/o. Si pensi soltanto al De umani corporù


lahrica (1543) di Andrea Vesalio e al De mol1l cordiJ (1628) di
William H arvey. In quegli anni il genio di Niccolò Copernico
aveva abbracciato i confmi dell'universo col De retJo/utiombus
orbium coelestium (1543). Tuttavia era ancora nell 'amica con-
cezione lolemaica che i filosofi della Tradizione cercavano le
basi della corrispondenza tra la /orma umana c l'universo, tra
il mù;ro e il macrocosmo (fig. 2 ). L' uo mo costituiva l'immagine
speculare dcI macrocosmo lolcmaico che era un universo senza

f,g.2 .
Frontespizio
del primo
volume
del/a Storia
dei due
cosmi
(Fludd,
1617,
in Roob,
1997).

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evoluz.ione come quello aristotelico, un meccanismo d i sfere
concentriche articolate nellogos secondo un ordine gerarchico
e senza tempo.
Spaz.io, tempo e causalità dominavano invece la fi sica di
Newton e il xvn secolo, annunciando "la separazione della
natura dalla religione e la possibilità di osservazione dei fatti
naturali liberati dalle spec ulazioni teologiche" (Ch ri stou,
1976), elaborò via via un concetto di natura fondat o su "u n
universo ordina (O, perfetto e armon ioso, sostenuto da leggi
invariabili esprimibili in equazioni matematiche, e soggette al-
l'osselVazione, alla scoperta e al controllo" ObidJ. Il pensiero
scientifico anglosassone sosti tuì sem pre di pi ù l'a ntica
fenomenologia, patrimon io della Tradizione, al puntO che
\VIilliam Blake riconobbe l'emanazione spirituale di Albione-
Inghilterra dopo la caduta nelle spire delle forze materialisti-
che, nella donna avvinghiata dal drago (fig. 3), in un emblema
alchemico dell'Ata/antajugiens di Maier (Roob , 1997).

Fig. J: La donna uccisa dal drago,


(Atalan ta/ugiens, Maier, 1618, in Roob, 1997)

"
Il corpo umano studiato dalla moderna anatomia ha subito
lo stesso destino dell'universo e la sua forma secolariuata alla
stregua di quella degli altri vertebrati si offre oggi alla biologia
compa rata come un enigma che viene risolto entro il sistema di
relazioni evoluzionistico neo-darnJinistico basato sull'omologia
e sulle categorie newloniane di spazio, tempo e causalità.
L'omologia risulta il pilastro su cui si fonda oggi lo studio
della storia evolutiva degli esseri viventi. Secondo il punto di
vista attuale, infatti , i principi della filogenesi possono venir
applicati nella classificazione degli organismi solo se i caratteri
derivati, utilizzati per riunire più specie in taxa di ordine supe-
riore, sono stati ereditati da un progenitore comune, cioè risul-
tano ca ratteri simili definibili come omologhi (Pough et al. ,
1989). In un senso ampio, si dicono omologhi organi che deri-
vano da una medesima st ruttura primitiva (come gli arti ante-
riori di tutti i tetrapodi , siano essi uomini, cavalli o uccelli). U
termine analogo invece si usa oggi, generalmente, solo per in-
dicare caratteri che risultano simili per la funzione, ma che
sono derivati da diverse anatomie primitive (come le ali degli
uccelli e quelle degli insettO.
Nella determinazione delle relazioni filogenetiche, sia la siste-
mat ica evo/uliva tradizionale che la nuova sistematica
filogenetica, nota anche come c/adistica, si basano sulla presen-
za di somig/ianze fra le diverse specie e cercano di stabilire se
queste somig/ianze riOenano o meno la discendenza da un an-
tenato comune (ibid.l. La genetica svolge oggi un ruolo deter-
minante nello stab ilire la relazione t ra i caraneri ereditati e
l'omologia viene oggi ricercata a livello mo/eco/are, soprattutto
tra i geni. Q uesto metodo di ricerca delle relazioni si fonda
sullo schema classico, weissmaniano, tipico del darwinismo.
Esso concepisce, infatti, l'eredità come la trasmissione di una
sostanza (teoria della continuità del plasma germinale) e loca-
lizza nel nucleo della cellula la causa della crescita e dello svi-
luppo degli organismi. Inolt re lo schema weissmaniano postula
l'idea di una corrispondenza uno - a uno, O relazione causale,

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fra un insieme di determinanti discreti e indipendenti (gent) e
un insieme di parli discrete indipendenti , variabili e ereditabili
dell 'organismo (Webster & Goodwin, 1988). Q ueslO schema
nena sua essenza è newtoniano. Ci troviamo infatti di frome a
una relazione causale che coinvolge pani celle sostanziali, movi-
mento, trasmissione e continuità. La /orma umana e più in geo
nerale quella biologica vengono perciò analizzate entro le ca-
tegorie d i spazio, tempo e causaltià secondo il metodo sostan-
zialmente atomistico inaugurato da Newton nd Rinascimento.
Come la psicologia (ChrislOu, 1976), anche la biologia è alla
ricerca di un logos, senza il quale la/orma organica non può
trOva re né descrizione né giustificazione, perché appartiene al
mistero che era dell 'anima e dello spiri to. QueslO mistero
"venne secolarizzato e razionalinAto. Esso divenne illogica-
mente inconoscibile, il trascendente, al d i là dell 'esperienza e
della formulazione ..... (ibid.). Dopo la critica kanJiana addirit -
tura questo mistero è stato inesorabilmente relegato al di là
delle possibili tà della scienza e delle categorie di spazio, Jempo
e causalità costitutive della sensibilità e della mente.
Tuttavia vorremmo dire, cercando una soluzione filosofi ca,
che noi non possediamo solo una conoscenza trascendentale
che ci obbliga a vedere la realtà attraverso le catego rie di spa-
zio, tempo e Cilusaltià, come vorrebbe Kam , ma che invece l'ab-
biamo sviluppata noi, a partire dal Rinascimento, questa cono-
scenza trascendentale. lnfarti da allora in poi l'umanità ha co-
mincialO progressivamente a vedere la realtà proprio anr.lverso
queste categorie. Viste così le cose appa re chiaro allora che la
mente um ana non risulta precosliluita, come vorrebbe il vec·
chio di Ko ni gsberg, ma che essa è stat a solo /orgiala. Per
Goethe questo risulterebbe assolutameme ovvio. Kam ha gene-
raliualo una condizione epocale della conoscenza.
Per il filosofo tedesco, spazio, tempo e causalilà non sono al-
tro che condizioni soggettive a priori della conoscenza. "Lo
spazio non è altro se non la forma di tuni i fenomeni dei sensi
esterni , cioè la condizione soggettiva, l'unica per la quale ci è

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possibile un'intuizione esterna, della sensibit;tà." (Kant , 1781).
Lo stesso vale per il tempo. Per quanto riguarda la causalità,
ndl'Analitica dei conceni, Kant la considera una funzione a
priori dcll 'imelleno. La cosiddetta n'vo/ul.ione copernicana con-
siste, perciò, ndl'aver rovesciato l'idea che sia l'oggetto a ren-
dere possi bile la rappresentazione. Nell a nuova p rospettiva
kantiana è invece la rappresentazione a rendere possibile l'og-
getto, nel senso che è il modus cognoscendi del soggetto a deter-
minare a priori le condizioni sotto le quali un oggetto in gene-
rale possa ven ir da noi conosci uto (S ini , 1968). Se vogli amo
vede re le cose diversamente e capovolgere i termini ddla que-
stione, partendo da un punto di vista che tenga conto dell'evo-
{uZlone della cosdenlft umana, possiamo dire, al contra rio, che
la mente umana nel Rinasdmento cominciava ormai a guardare
il mondo diversameme da come aveva fa n o prima. Non è per-
ciò casuale il modo in cui Ncwton ha descritto la realtà fisica,
sottoponendola a rigorose leggi matematiche e facendo uso di
una modalità astratta del pensiero, sconosciuta ai suoi prede-
cessori . In questa evoluzione della mente umana verso il pen-
siero as/ralto era ormai inesorabilmente delineato un cambia-
mento di p rospettiva del modo di conoscere. E' all'interno di
questa nuova siruazione della coscienza che diventa possibile la
filosofia critica di Kant. Essa ci appare a tutta p rima come una
svolta dell' intuizione fil osofica, ma può essere vista in vece
come un oscuramento della coscienza nei riguardi delle essen-
ze, rimaste ormai confinate al di là dell'orizzonte conoscitivo
della coscienza moderna. In questo senso si può affermare che
la mente umana è stata/orgiata. L'uomo ha sempre di più rivol-
ro il suo sguardo verso il mondo dei sensi e verso la conquista
di esso e tutte le fo rze dell 'intelletto umano che hanno "per
strumento il cervello fisico furono adoperate per l'osservazione
e il dominio del mondo dei sensi." (Steiner, 1925). E' in con-
seguenza di quella trasformazione del cervello fis ico umano, di
cui ci parla Steiner in molti dci suoi cicli di conferenze, che r
stato possibile concepire la gnoseologia kantiana: essa è, infatti,

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frutto della sua epoca e appa rtiene perciò al destino ddla co-
scienza stessa dell'uomo.
In questo senso, nei Tre punti di vista sulla conoscenza uma-
na, Karl Popper non può che criticare il temativo di descrivere
la realtà attraverso spiegazioni ultime in termini di essenze.
Egli, pur non negando in assoluto l'esistenza delle essenze, con-
sidera tuttavia le teorie "ve re e proprie congetture: tentativi di
indovinare altamente info rmativi riguardanti il mondo, i qua-
li , pur non essendo verificabili, possono essere sottoposti a se-
veri controlli cririci. " (P opper, 1956). Questa posizione tipica-
mente relativistica di Popper conferma come la mente umana
sia oggi condizionata a pensare in modo astraUo e possiamo
di re trascendentale, in quanto incapace di formillare una de-
scrizione del mondo che non faccia uso dei conceni di spazio,
tempo e causalità. Questa posizione esprime anche il punto di
vista più accreditato dell'epistemologia contemporanea.
Come la psicologiajunghiana anche la biologia goethiana si
rife ri sce ad archetipi. Il pensiero goethiano infatt i non è
atomistico ma rigorosamente fenomenologico ed è imm une
dalle categorie di spazio, tempo e causalità. Mancando di un'in -
troduzione epistemologica nel senso att uale, la morfologia di
Goethe si fonda essenzialmente sugli esempi descritrivi che il
genio tedesco ci ha lasciato nei suoi scritti scientifici. E' stato in
realtà Rudolf Steine r l'epistemologo di Goethe; nelle sue prime
opere, infatti , egli ha tracciato i Hneamenti fondamentali di una
gnoseologia della concezione goethiana (S teine r, 1886). In
Goethe l'amica fenomenologia della Tradizione si incontra con
la raz;onalità e l'espenenza proprie del tempo moderno e insie-
me queste danno vita a un a scienza ideale che Goet he e
Schille r hanno chiam ato empirismo razionale ($chiller, 1798).
A differenza dell 'induzione empirica di Newton e di Bacone,
l'empirismo razionale non pretende di dare origine a teorie e
modelli, ma essenzialmente ha a che fare con Idee efenomeni.
il metodo goethiano restituisce alla forma la sua antica dignità.
Essa, tuttavia, non risulca , in questa prospettiva, come quakosa

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di statico, come una Gestalt, ma rappresenta invece un essere
creativo dinamico che Goethe chiama Bi!dung, cioè!ormazione
e che sta alla base: delJa metamor/osi degli organismi viventi: .. Per
indicare il complesso dell 'esistenza di un essere reale, il tedesco
dispone del termine Gestalt. Questa esp ressione fa ast razione
dal movimento e assume che un complesso sia stabilito, chiuso
e fisso nelle sue caraneristiche. T unavia, se consideriamo le jor-
me, e in particolare quelle organiche, troviamo che non esiste
nulla di immutabile, di fisso, di chiuso, ma che tuno ondeggia in
un movimento continuo. Per questo la nostra lingua suole ado-
perare, con sufficiente proprietà, il termine Bi!dung per indica-
re sia il prodotto sia la produzione." (Goethe, in Ferrario, 1996).
La metamorjos'-, come l'evoluzione, risultano in questa pro-
spettiva entrambe eventi reali. Ma occorre rilevare che mentre
la seconda rapp resenta una pluralità di p rocessijùict", la prima
consiste invece in una totalità d i relazion i :deali.
In questo scritto si vorrebbe forn ire un esempio della
fecondità eurùtica dellajenomenologia goethiana quando que-
sta viene applicata allo studio dei vellebrati che verranno per-
ciò osservati nelle loro relazioni morjodinamiche piuttosto che
in quelle morjogeneliche. L'inte ra serie dei vellebrati, infatti,
può venir considerata come un organismo di livello superiore,
cioè ideale, dotato di una propria articolazione inte rn a, aUa cui
realizzazione partecipano "le diverse forze naturali elemenlarl'
(Goet he, 1820) attive neU'ambiente. G li elementi te"a , acqua,
aria ejuoco dell'antica Tradizion e sono in gioco nella creazio·
ne della jorma e costituiscono le vere e p roprie boundary
condilionI (Sahhe S.N. , 1985) primordiali degli organismi vi·
venti. Col termine morjodinamica va intesa la d'-namica della
jorma. A differenza della morjogenesi che descrive un proces-
so genetico, quindi storico, la morjodinam;CI1 desc rive invece
una relazione ideale e simbolica. ln questa prospettiva, che non
esclude di p rende re in considerazione anche la morjogenesi, i
verteb rati vengono osse rvati neUa loro serie gerarchica, invece
che nel loro ordine evoluI;vo.

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Come suggerisce Evangelos Cbristou, di fronte ai mistcri
dell'in conosc ibile (C bristou, 1976), ri sulta necessaria una
pronoia, cioè una prescienza. Col nome pronoia ci si riferiva,
nell'antica Grecia, alla dea Atena, vencrata a Dilli , e più tardi
alla Vergine, nell'innologia cristiana. Il nostro tempo sembra
infatti aver smarrito i mezzi per riconoscere ed esprimere ohre
cbe l'anima anche la/orma dei viventi e ciò comporta la ricerca
di un metodo "nel punto in cui sono stati raggiunti i limiti del
logicamente conoscibile" Gbid.). La scienza, attualmente, ap-
plica indiscriminatamente alla biologia i metodi con cui studia
il mondo inorganico. Le categorie di spazio, tempo e causalità
vengono oggi usate per comprendere il vivente, mentre la fon-
dazione di un metodo fenomenologico adatto allo studio degli
organismi necessita di una critica di qucsti concerti e del rirro-
va mento di concetti nuovi , più idonei. Una prescienza risulta
perciò indispensabile per organizzare nuove idee intorno a un
metodo cbe non ha raggiunto ancora il suo grado di maturità
e di completezza. In questa prospettiva tuttavia occorre avven-
turarsi con cautela come ha fatto lo stesso Jung quando si rife-
riva agli archetipi e li denominava oggetti psicoidi Qung, 198 1).
All'inizio quindi si possono fare solo considerazioni orientative
nella consapevolezza cbe lo studio lipologico 2 ina ugurato da
Goetbe si trova ancora al suo stato embrionale. Per questo
motivo, ci appare necessaria una rielaborazione/enomenolo-
gica e immaginativa del vasto materiale cbe la biologia campa -
rara ci mette a disposizione nel nostro tempo.

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SlNCRONICITA' E DINAMICA DELLA FORMA

L'applicazione del metodo analitico-causale alle/orme viventi


da parte della scienza, ha portalO alla trasformazione degli or-
ganismi in oggetti meccanid, o più recentememe, nell 'era della
computer science, in oggetti informatici. D'altronde l'attuale
metafora di riferimento non è più la macchina a vapore, ma il
computer, con la sua logica e j suoi algoritmi.
Per quanto riguarda il tempo, è stato messo bene in eviden-
za da Prigogine che il ccncclto di tempo della meccanica clas-
sica non risulta più adatto, quando si prendo no in considera-
zione i processi biologici (P rigogine. 1978, 1988. 199 1). lIlcm-
po esterno l che misuriamo con l'o rologio infatti risuha sim-
• metrico perché nella descrizione dell 'orologio il passato e il fu-
turo vi svolgono lo stesso ruolo e l'equazione fondam entale di
Newwn della meccanica classica risulta invariante rispetto al-
l'inversione lemporale l --+ -l. Questa concezione del lempo fu
.• posta da Newton a fondamento della meccanica: " O tempo as-
soluto vero e matematico, in realtà e per natura sua, senza re-
lazione a qualcosa di esterno, fluisce uniform emente
(aequabiliter) e si chiama durala." (Naturalis philosophiae pnn·
cip"" I, de! VIII , 1687 ).
U fluire uniforme della durata assoluta, del tempo omogeneo,
è in relazione, nella definizione di Newton, con l'uniformità
del mOVù'lento che viene assunto come misura del tempo. Di-
versa mente, come afferma Prigog ine: " Quando pongo una
goccia d 'inchiostro in un bicchiere d 'acqua posso risalire al-
l'istante in cui ho versato la goccia grazie alla forma presa dalla
goccia, alla sua topologia. E' guardando la struttura geometrica
che posso dunque dare senso al tempo interno che misura il
periodo trascorso dal momento in cui ho messo la goccia nel-
l'acqua . Il tempo interno è un tempo estremamente differente
dal tempo dell'orologio, è un tempo globale, un tempo che non

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si riferisce a un puntO bensì alla st runura geometrica dell'in-
chiostro nel biccbiere d'acqua. E' un po' come il problema cbe
avrei se volessi guardare una persona e indovinarne l'età. L'età
non è una proprietà cbe dipende dai capelli, dallo sgua rdo o
dalla pelle: è una proprietà globale dell'essere nel suo insieme.
La visione classica invece è una visione per punti." (Prigoginc,
1985).1l/empo interno è un'entità che esiste solo per i sistemi
dinamici instabili. E i sistemi biologici rappresentano appumo
sistemi di questa natura. Da un punto di vista/ormale il concet-
to di tempo interno viene fornito dall'operatore di tempo inter-
no T (dove con operatore si intende una funzione matemati ·
ca complessa) cbe consente di parlare di età media dei singoli
stati dei sistemi. Da un puntO di vista fisico - matematico, infat-
ti sono il punto di vista insiemistico (Gibbs) e gli operatori che
portano dal dominio delle traiellorie della meccanica classica a
quello delle regioni della teoria dei sistemi dinamici instabili.
Questo concerto di tempo globale risulla un concetto più avano
zato rispettO a quello di tempo lineare di Newton e rende ra-
gione della complessità e dell'evoluzione tipicbe del mondo or-
ga nico, in cui assistiamo a processi di sviluppo dove il futuro
risulta diverso dal passato. Tuttavia, in questo tipo di
teorizzazioni, la/orma vivente risulta sempre qualcosa di astrat·
to. Essa infatti continua a venir t rartata in modo quantitativo
ancbe se viene definita da algontmi più complessi e più raffina-
ti. G ià intorno al 1839, pur sul versante della metafisica, Vino
cenzo G ioberti, nella sua Introduzione allo studio della filoso-
fia, criticava per diverse ragioni sia Kam cbe i panteisti tede·
schi, ma ancbe Newton e Cartesio, intendendo leibniziana-
mente lo spazio e il tempo come/orme pure dell'esistere, quin-
di di pertinenza dell'ontologia , nella consapevolezza della radi-
cale importanza di questi concetti sia per la scienza cbe per la
filosofia .
In tempi più recenti, la possibilità di nuovi concetti più adatti
al vivente è stata esplorata per l'anima da Ca ri Gusr3v J ung. E
il conceno di sincronicùà, cbe lung prende in considerazione

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nei suoi studi sull'inconscio, risulta senz'altro eurislicamenle
più fecondo, per affrontare lo studio della forma vivente, d i
quello di tempo interno. lung Uung, 1952) parte dalla conside-
razione che esistono eventi connessi rea loro da nessi non cau-
salt', come, ad esemp io, quelli descritti da Rhine intorno agli
ann i T rema nei suoi esperiment i di ESP (extra-sensory
perception). In sintesi , in questo tipo di espe rimenti "uno
speriment atore scopre una dopo l'altra una serie di ca rte nu-
merate e contraddistinte da semplici motivi geometrici. Con-
temporaneamente si chiede al soggetto dell 'esperimento, che è
materialmente separato daUo sperimentarore, di indicare i se-
gni corrispondenti . Nell'esperimento si è usato un mazzo di
venticinque carte che recavano a cinque a cinque lo stesso con-
trassegno. Cinque carte erano contrassegna te da una stella ,
cinque da un rettangolo, cinque da un cerchio, cinque da due
linee ondulate e cinque da una croce. Le carte venivano sco-
perte un a dopo l'altra dallo sperimentatore, il quale natural-
mente non conosceva l'ordine di successione del mazzo che gli
stava davanti. Il soggetto dell 'esperimento, che non aveva nes-
suna possibilità di vedere le carte, doveva i~ dica re le carte che
ven ivano via via scoperte, così come gli veniva in mente. Molti
tentativi ebbero naturalmente esito negativo, poiché il risul tato
non superò la probabilità di cinque centri azzeccati a caso. Ma
alcuni risultati superarono nenamemè le probabilità. E' quan-
to accadde con alcuni soggeni. .. Dopo le p rime serie d i espe-
rimenti, la distan1l1 nello spazio tra sperimematore e soggetto fu
estesa, e in un caso raggiunse i 350 chilom etri . 11 risultato me·
dio di numerose p rove diede qui 10,1 centri su 25 carte . In
un'altra serie di prove, in cui sperimentatore e soggetto erano
nella stessa stanza, si ottennero 11 ,4 centri su 25; quando il
soggetto era nella stanza accanto a quella dello sperimematore,
9,7 su 25; se i due erano separati da due stanze, 12,0 su 25 .
Rhine cita gli esperimenti di Usher e Burt, che si svolsero - con
risultati positivi - 6no a 960 miglia di distanza . Facendo ricorso
a orologi sincronizzati, si condussero espe rimenti anche tra

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Durham (Carolina del No rd) e Zagabria in Jugoslavia (ci rca
4000 miglia di distanza) e anche in questo caso i risultati furo-
no positivi .
Il fa n o che la distanza non abbia, in linea d i princi pio, alcun
effen o, dimostra che non può trattarsi di un fenomeno di for-
za o energia , perché in taJ caso il superamento deU a distanza e
la diffusione neUo spazio dovrebbero p rovocare una dimin u-
zione dell'd feno ...
Ancor più strano è che anche il /empo non esercita in linea di
principio un effeno ostacolante, che cioè la lettura di una serie
di can e che saranno scoperte solo in un momento successivo
dia un numero di centri superiore alla pura e semplice p roba-
bilit à... Il risultato degli esperimenti sul tempo indica una re/o-
Jività psichica del tempo, dal momento che si tratta di percezio-
ne di eventi che non si sono ancora realizzati . In casi del genere
il fau o re tempo sembra escluso; esclu so d a una funzione
psichica che è in grado di elimin are anche il fattore spazio. Se
già nel caso degli esperimenti sullo spazio abbiam o dovuto
constatare che l'ene rgia non fa registrare alcuna diminuzione
con la distanza, negli esperimenti sul tempo diventa assoluta-
mente impossibile anche solo pensare a un q ualche rapporto
energetico tra la percezione e l'evento futuro in gene ra1e. Dob-
biamo quindi rinunciare fin dall'inizio a tutte le interpretazio-
ni energetiche, il che significa che eventi di questo ti po non
possono essere considerati dall'angolo visualc della causalità,
perché la causalità presuppone l'csistenza di spazio e di tempo,
dato che in ultima analisi alla base di ogni osservazione si tro-
vano corpi in movimento ... Si è cercato in tuni i modi, e la cosa
è comprensibile , di contestare questi ri sultati , che sembrano
sta re ai confi ni del miracoloso e dell 'impossibile loul courl.
Tutti questi tentativi pe rò sono naufragati nel confronto con i
fa n i, che fin o a oggi non hanno potuto essere contestati. Gli
espe rimenti di Rhine ci mettono di fronte a un fa n o : ci sono
eventi che stanno tra loro in rappo rto sperimentale, cioè in
questo caso significativo, senza che si possa d imost rare che

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questa relazione è causale, dal momenlo che la trasmissione
non permette d 'individuare alcuna delle proprietà a noi note
dell 'energùt. Esiste dunque un fondato dubbio che non si tratti
affatto di una trasmissione. Gli esperimenti sul tempo lo esclu·
dono infatti per principio, perché sarebbe ass urdo supporre
che un fatto non ancora presente, e che si verificherà solo in
futuro , possa trasmertersi come un fenomeno energetico a un
ricevitore presenle. Sembra piuttosto che la spiegazione vada
cercata da un lato in una critica del nostro concetto di spazio e
di tempo, dall'altro nell'inconscio ... Non può quindi trattarsi di
causa ed effel/o, ma d'una coincidcnza nel tempo, d 'una specie
di contemporaneitò. Per sottolineare l'element o della
contemporaneità ho scelto il termine sincronicitò, allo scopo eli
definire un 'ipotetico fa ttore esplicativo che sta a fronle della
causalitò con pari legittimità eli questa... Nel mio saggio Der
Ceist der Psychologie ho presentato la sincronici/ò come una
relatività di tempo e spazio condizionata psichicameme. Negli
esperimemi di Rhine spazio e tempo assumono un comporta·
menlo in certo modo elastico nei confronti della psichc, visto
che in apparenza possono essere ridotti a piacere. Nella serie di
prove sullo spazio e in quella sul tempo, spazio e tempo vengono
in una cerra misura ridotti circa a zero; si elirebbe che spazio e
tempo siano in rapporto con conelizioru psichiche, o che in sé
e per sé non esistano affatto e siano posti solo dalla coscienza.
Nella concezione originaria (cioè presso i primitivO , spazio e
tempo sono cose quanlo mai incerte. Sono eliven tati concetti
s/abili solo con il procedere dell 'evoluzione spirituale, e preci·
samente con l'introduzione della misurazione. Di per sé spazio
e tempo non consislOno in nulla. Emergono come concetti
iposratizzati solo dall 'attività discriminante della coscienza, e
for mano le coordinate indispensabili per la descrizione del
comportamenlo di corpi in movimento. Sono quindi sostan·
zialmente di origine psichzCt1, ed è certo questa la ragione che ha
indono Kant a concepirli come categorie a priori. Ma se spazio
e tempo sono proprietà apparenti di corpi in movimento pro·

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don e dalle necessità intellettive dell 'osserv atore, la loro
rdativizzazione ad opera di una condizione psichica non è più
in ogni caso un che di prodigioso, ma rientra nell'ambito del
possibile. Questa possibilità sorge però quando la psiche osser·
va non già corpi esterni ma sé stessa. E' quel che succede negli
esperimenti di Rhine: la risposta del soggetto dell'esperimen-
to scaturisce non dalla visione delle ca rte fi siche, ma da una
pura immaginazione, da ,dee spontanee nelle quali si manifesta
la struttura dell'inconscio che le produce. Voglio semplicemen-
te accenna re qui che sono i fatto ri decisivi della psiche incon-
scia, gli archetipI; che fan no la st cutrura dell'inconscio colletti-
vo. Q uesto inconscio però rappresenta una psiche che è identi-
ca a sé in tutti gli uomini , e che, al cont ra rio dell'elemento
psichico a noi noto, è imperscrutabile, per cui l'ho definita con
il termine psicoide.
G li archetipi sono fan ori lorma/i che coordina no processi
psichici inconsci: sono panerns 01 behaviour. AJ tempo stesso
gli archetipi hanno una carica specifica: svilu p pano effett i
numinosi che si manifestano come affetti." (ibid.).
AJ di là della concezione che ha Jung dello spazio e del tem-
po, quello che risulta interessame nelle sue considerazioni è il
concetto di sincronicità. E gli la d istingue dal co ncetto d i
sincronismo che rappresenta la semplice contemporaneità di
due eventi. nconcetto di sincroniaià, in Occidente, appartene-
va alla magia e alla mantica, e fu un concetto caro alla Tradizio-
ne, ment re è ed è sempre stato di casa in O riente, come ad
esempio nella fil osofia cinese del Tao Te Ching. A questo pro-
posito si pensi anche ad aJcune medicine originate all'interno
di questo tipo di sistemi fil osofi ci, come la Medicina cinese e
l'agopuntura. Q ueste discipline trattano il corpo come un luo-
go di segni, cioè di connessioni significative e hanno costruito
mappe di relazioni tra la morf%gia esterna e gli organi. Q ue-
ste relazioni restano inesplicabili ad una analisi scientifica di
tipo causa/e. "II p rincipio causa/e ci dice che la relazione tra
causa ed eflectus è una relazione necessa ri a. Il principio di

28
sincronici/à afferma invece che i termini d 'una coincidenza si·
gnificativa sono legati da un rappono di con/emporanei/à e dal
senso." Gbid .).
In altri termini il concetto di sincronicità cioè di una connes·
sione signtfica/iva si riferisce alla st rutrura simbolica degli
archetipi. La sincronià/tÌ costituisce perciò una causalità simbo-
lica ed è la struttura stessa dell'archetipo a produrre la relazione
tra due eventi o tra due componenti di un processo.
Se consideriamo la forma animale, da un punto di vista dina-
mico, dobbiamo per forza nota re che, nella filogenesi dei
venebrati, la cont emporanea compa rsa di o rgani e di p arti
organiche può venir spiegata no n solo sulla base di ipotesi
ada/lative4. Essa infani può venir osservata, prescindendo da
analisi causali, in una prospettiva puramentefenomen%gica,
cioè come risultato della sincronicittÌ. La relazione tra le pani
organiche allora rappresenterebbe una connessione significati-
va. Tra i mosofi, fu Gotrfried WilheJm Lcibniz' (1646· 17 16),
a introdurre in modo essoterico, nella visione del mondo occi-
dentale, il conceno di sincronicittÌ, con la sua idea di armonia
pres/abiltìa. E oggi questo concetto risulta pa rticolannente fe-
condo per le scienze naturali, laddove il metodo fenomenolo-
gico comparativo si sostituisca all 'analisi causale tipica della te·
oria darwinu/ica.

29
CONNESS IONI SiMBO LICHE
NELL' ANATOMIA DEI VERTEBRATI

CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE

Se osserviamo gli animali attraverso gli occhi della


fenomenologia, come ha fano Goethe, senza porci problemi di
ordine causale, ci [Coviamo di from e a un mondo variegato di
forme.

Fine a se stesso è ogni animalci per/elio si sprigiona


Da/ grembo de//4 natura, e figli genera per/eui.
In base a leggi eterne si/ormano tutle le membra
E la forma più strana conserva in segreto l'archetipo'.

l ven ebrati costituiscono un gruppo di animali di aspeno


assai multiforme, ma provvisti di mohe caratteristiche in comu-
ne che permettono di raggrupparli nel medesimo phylum,
quello dei cordati. Quest'ultimi sono caratterizzati da una par-
ticolare Slrutiura eli sostegno, la notocorda o chorda dorsa/is.
Essa si estende dorsalmente lungo almeno una parte del corpo,
al di sono del tubo ncurale da cui origina il sistema nervoso.
Nei vertebrati , la nOlOcorda si trasforma nei corpi delle vertc-
bre che si sviluppano intorno ad essa e conferiscono una mag-
giore resistenza al dorso. Essa è sempre ben sviluppata nell'em-
brione e, in diversi vertebrati inferiori, persiste con pochi cam-
biamenti per tutta la vita (Romer & Pa rsons, 1986).
L'inunagine degli scheletri della mano di alcuni vertebrati meue
bene in evidenza la grande varietà della forma, tipica di questo
gruppo di animali (Fig. 4). Non è necessario far derivare una sin-
gola fo rma dall'altra attraverso un'analisi causale di tipo
meccantcistico, il metodo fenomenorogico consente infatti, attra-
verso un 'osservazione comparativa condotta con lo stesso rigo-
re di un'analisi ma/ematica, di far emergere nell'anima dell'os-
servatore un'immagine riferibile al Tipo e quindi un'immagine

JI
Fig. 4.-
Scheletri della
mano di
alcuni
vertebra!; (in
alto al centro:
e/elan/e, di
seguito in
senso
antiorario:
pesce, reuile
marino,
anfibio, rellde
tC"Cslre,
pipistrello e
da ultimo
uomo)

di natura simbolica. Naturalmente questo genere di indagine


non può essere condotta /ou/ COli,t su qualche mano di
verrcbraro come nell'esempio della figura 4, per quanto anche
questa immagine sia dotata di un'evidente carica simbolica, ma
deve venir applicata a un campione abbastanza ampio e ben
documentato, che risuhi capace di esprimere una totalità ide-
ale. li campione dovrebbe poi venir messo in rapporto a un
comesto più ampio possibile di proprietà fisiologiche, anato-
miche e strutt urali . Nel caso della mano, ad esempio, la sua
forma potrebbe venir accostala a quella del cranio (figura 5) e
a quella della colonna vertebrale (fi gura 6) e, più in generale,
alla/orma globale dello scheletro degli animaU presi in consi-
derazione, come ha fatto Leroi-Gourhan nel suo saggio intito-
IalO Il gesto e la parola (Leroi Gourhan, 1965). La regressione
del prognatismo (prominenza delJe mascelle), la conquista della
manualitlÌ, l'acquisizione della posizione eretta e lo sviluppo del
linguaggio tipici dell'essere umano rendono infarti comprensi-
}2
F/g.5,
Crani di:
a, uomo;
b,babbuino;
C, anfibio
(da Cam!,
1852).

Fig. 6: Serie di scimmie fino all'uomo (da Hird, 1906).


}J
bile la/orma della sua mano e contribuiscono, insieme all 'os-
servazione comparativa delle singole/orme. a far emergere l'im-
magine simbolica che vive od Tipo. Un prezioso esempi o di
un'osservazione di questo genere ci è stato fornito dagli studi
di Jochen Bockemiihl sulla metamorfosi fogli are delle piante
(Bockerntih1, 1982). Tuttavia la comparazione della /orma del-
le foglie nel processo ontogenetico della crescita dalla radice al
fiore si svolge nella successione temporale e costiruisce uno stu-
dio moho diverso da quello necessario quando si affronta l'os-
servazione delle forme del mondo animale, in cui sono per lo
più in gioco re1azioni filogene/iche. Sopran uno se l'osservazio-
ne non viene condona su un singolo individuo, ma si affronta-
no piani anatomici che appartengono a catego rie superiori a
quello della specie. In ogni caso risuJla chiaro che il Tipo non
appartiene a nessuna categoria tassonomica, ma sta sop ra e al
di fuori di esse, in quanto archetipo di natura ideale che contic-
ne in se stesso la potenzialità creativa di tutte le/orme. Non
perché tutte le/orme siano racchiuse in esso in potentia, ma
perché in esso vive la rdazione originaria di tutte le form e in
actu. La pianta pnmordiale e il Tipo animale formano perciò la
totalità delle re1azioni ideali che compenetrano l'infinita molte-
plicità degli organismi viventi e delle loro parti. E' compito del
pensare comparativo o evolutivo co me lo chiama Stei ner
(Steiner, 1886>, portare alla luce le connessioni che pervadono
la natura organica. In essa, infarti, l'ordine spazio-temporale è
dalo e non necessita di venire posto artificialmente, ma solo di
venir conosciuto. Al contrario neUa sfera inorganica , come
S,einer ha sottolincato, è l'csperimemo scientifico a porre le
condizioni per le quali un/enomeno pnìllordiale possa rive1arsi
(ibid .).
Da un puma di vista epistemologico, è necessa rio a questO
punto fare alcune considerazioni intorno al significato di que-
sto metodo di indagine. Le catego ri e di spazio, tempo e
causalità risuJrano infarti dei principi fondamentali all'interno
dei paradigmi della scienza normale (Kuhn, 1969). Per quanto

J4
le singole discipline rivendichino tUHe la propria autonomia
metodologica , esse tuttavia finiscono per fare riferimento alla
fisica, assumendola come modello di scien tificità. Le scienze
naturali nel loro complesso finiscono perciò per rientrare tutte
entro i paradigmi della scienza normale. Per quanto dagli anni
Settanta del XX secolo si siano affacciati tentativi di interpre-
tazi one olùtici, essi tuttavia hanno mantenuto e tendono a
mant enere formulazioni fortem ente astratte, basate sull'uso
degli stessi aigorùmi logico-matematici della fisica. Sono state
le medicine non-convenvonaii a creare un movimento di rivol-
ta contro la scienza normale, senza tuttavia riuscire fino a oggi
a trovare modelli interpretativi diversi da quelli dell'olùmo o
da quelli che risultano dall'elaborazione dei sistemi filosofi ci
orientali. Si è giunti addirittura a una sorta di patto di non bel-
ligeranza nel concetto di medicina integrata, ma solranto per-
ché non si è riusciti a far valere un metodo autonomo in grado
di dar vita a un paradigma diverso da quelli della scienza nor-
male e dotato di propri principi teorici e sperimenta/i. Mi rife-
risco qui in pa rticolare all'Omeopatia che fa uso di sostanze
diluite al di sopra del numero di Avogadro e sottoposte al trat -
tamento di dinami1.1.aZ;one (Hahnemann , 1810). Essa, pur
mostrando imporranti evidenze sperimentali, manca tuttavia di
una teoria esplicativa in grado di elaborare e di dar senso ai
propri risultati.
II metodo goethiano, fondato sulla/enomenologia, per quan -
tO ancora in una forma immatura, presenta nondimeno le ca-
ratteristiche per rispondere positivamente alla crisi delle medi -
cine non-convenzionali e più in generale della biologia, che
dovendo trattare con gli organismi manca tuttavia di concetti
e metodi adatti allo studio del vivente, avendoli infatti fonda -
mentalmente mutuati dalla fisica . U metodo goethiano potreb-
be condurre a una reale rivoluzione scientifica, che potrebbe
sfociare nella costituzione di un nuovo paradigma. Natural-
mente non mi riferisco al metodo goeJhiano in senso stretto,
quale emerge dagli scritti scientzfici del grande poeta tedesco.

"
Ma sopratturro mi riferisco all'elaborazione epistemologiru che
Rudolf Steiner ha condotto di tale metodo (Steiner, 1886). Nel
tempo presente, possediamo una vasta conoscenza, che ci per-
mette , diversamente da quello che sarebbe stato possibile ai
tempi di Goethe, di condurre un 'accurata indagi ne
fenomenologica sul vasto materiale che abbiamo accumulato
negli ultimi due secoli. Si pensi all'anatomia comparata ,
all'embriologia , alla genetica, alla paleonrologia e più in gene-
rale alla biologia. Tale materiale necessita di un 'elaborazione e
nello stesso tempo ci fornisce la possibilità di un 'indagine a
moltcplici livelli, merrendod a disposizione conoscenze prezio·
se sull'ambiente e sulla fisiologia degli organismi viventi.
Va comunque messo bene in evidenza che il metodo
fenomenologico non si differenzia dal metodo scientifico solo
per il suo rapporto con le categorie di spazio, lempo e causalilà.
Come è stato già detto, infatti, sia la versione riduzionistiru che
quella olislica della scienza fanno uso di modelli e di sistemi
interprctarivi teorici, nei quali la componente fo rmale risulta
prevalente . Essi finiscon o per usa re lo stesso procedimento
astratto di pensiero per elaborare la realtà. In queslO modo, il
mondo, come ha messo bene in evidenza Husserl, rimane oe-
cu/Jalo sotto una griglia di strutture formali e gli scienziati fini·
scano per confondere la rcaltà con il metodo (Husserl, 1936).
Le entità usate da entrambi questi metodi risultano infarti per
lo più variabili aslralte, in generale riferite a oggetti empirici
(ad eccezione del caso della fi sica quantislica con la sua rete
fo rmale auto-consistente) e definite da algoritmi (statist ico-
probabi/is/ici, logico-cibernetici, o comunque derivati da una
particolare scelta di modelli). Oltre al modo con cui la reah à
viene fo rmaliwta, esiste inoltre un problema di scala. Il pun·
to cruciale infatti , nella prospettiva fenomenologica goethùma,
consiste nel concentrarsi sul mesocosmo, inteso come la sfera
dei fcnomeni direttamente percepibili coi sensi. Poiché questi
ultimi possono venir osservati direuamente, essi risultano l'uni·
co tipo di eventi che si svolgono aUa medesim a scala in cui è

36
postO il soggeuo osservante (Nani , 1998). Questo metodo per-
ciò non frantuma la reahà in framm enti più piccoli , ma la con-
serva nella sua completa integrità. L'osservazione e la compara-
l.ione vengono quindi effettuate nell'ambito mesocosmico, che
diventa il luogo di ogni ricerca e sperimen tazione nell 'ambito
della fenomenologia. In questa prospettiva , la morf%gia
riacquista la sua potenzialità di approccio, che aveva avuto in
passato nella sua fa se qua/ilativa e prescientifica (Giorello &
G rieco, 1998), acquistando ora la possibilità di rinascere con lo
statuto di disciplina rigorosa e autonoma. In ogni caso, la cita-
zione di Husserl non deve sviare rispeuo all'uso che qui viene
fano del termine fenomenologia. In questO COntestO, in fatti, il
terminefenomen%gia indica soltanto la descrizione di ciò che
appare (Abbagnano, 197 1) e non , invece. la scienza eidetica
inaugurata da Husserl nelle sue Ricerche logiche.
Va comunque sottolineato che il conceno di Tipo come ano
che quello di Archetipo non andrebbero visti in modo troppo
rigidamente platonico. Facc.io questa precisazione perché con-
ceni che possono avere sapore troppo strutturale o che posso-
no richiamare all a mente qualche universo/e in senso anti co
rischiano spesso di gettare in cattiva luce chi li usa, come è
accaduto perfino a Lévi -Strauss. I suoi colleghi anglosassoni,
infatti. come ha riferito egli stesso, lo tacciavano spesso di ide-
a/ismo o di mentalismo. La prospettiva strutturale, sotto cui
l'antropologo fran cese si era awicinato allo studio dei fatti so-
ci ali , l'aveva fatto marchiare come hegeliano. Oppure i suoi
co ncetti venivano chi ama ti ironi camente " unive rsali lèvi-
straussiani" (Lèvi-Strauss, 1983).
Il concetto di archetipo come viene qui usato va inteso
innanziwno come una categoria euristica. Esso ha senz'altro
natu ra ideale, ma sa rebbe un'impresa troppo metafisica fargli
giocare qualche ruolo che non sia rigorosamente empirico.
D'altronde lo stesso Goet he non si è mai occupato di inqua -
drarlo in qualche tipo di sistema filosofico. U concetto di cate-
goria euristica tuttavia non deve venir confuso con quello di
regola o massima euristica. Con questi termini infatti Kam ha
affondato i conceni d i causa formale e finale nella Crzìit:a del
Giudizio. Il motivo dell 'uso dd tennine categoria euristica in
questo comesto è che in una prospettiva fenomenologica risul-
terebbe contraddittorio definire a priori il valore ontologico di
una categoria necessaria per l'interpretazione e per l'dabora-
zione d i un numero ancora non sufficiemememe ampio di os-
servazioni empiriche. Sc rive Goethe a questo p roposito:
"L'esperienza deve, in primo luogo, insegnarci quali parti sia-
no comuni a tutti gli animali, e in che cosa queste parti si dif-
ferenz ino. L'idea deve abbracciare l'insieme dominandolo, e
dedu rre per via genetica l'immagine generale. Fissato un simile
archetipo, anche solo a titolo sperimentaJe, ci si può servire dei
generi di compa razione attualmente in uso, per sonoporlo a
verifica." (Goethe, 1820). Per via genetica Goethe inte nde
"l'osservazione (compa rativa) dello sviluppo di una serie con ·
tinua d i forme animali: risultato d i questo p rocedimemo è la
lettura del Tipo quale immagine gene rale." (cfr. nota 65, in
Ferrario, 1999).

AsPETTl GENERALI ED ELEMENTI DI CLASSIFlCAZ10NE

Fane queste considerazioni, vogliamo ora rivolgerei all'osser·


vazione dei venebrati per ce rca re di studiare le loro forme re-
stando sul terreno deUafenomenologùl. In particolare ci occu-
peremo deUa serie che va dai pesci ai mammiferi.
NdI'otticafenomenologica, I pesci, gli anfibi, i rettili e j mam-
miferi possono venir considerati q uatt ro livelli di mamfestazio-
ne del Tipo, all'interno di ognuno dei quali è in opera la meta-
morfori, con i suoi strumem i d i plarmazione costituiti dalla
polarità e dall a Sleigerung (intensificazione). Mamfestazione,
metamorfosi, polarità e Steigerung rappresemano q uattro cate-
gorie fondamentali del metodo fenomenologico goethiano.
Vogliamo mostrare come ognuno di questi quattro livelli di

38
manlles/azione sia espressione di una stTllUura1simbolica con·
nessa con un piano di organizzazione anatomica (Baup lan)
specifico di un gruppo di questi animali . Essa costituisce una
categoria diversa da quel1a di metamorfosi. Q uest'ultima risulta
infatti attiva all 'interno di ogni livel/o e determina la relazione
morfologica tra i diversi animali di un gruppo:

AI/'interno sembra louare prepotente uno spirito,


Quasi spmasse lo cerchia, e conferire arbitrio al/e fo rme
Come al volere. Ma ciò che inizia, invano inizia.
Ché a queste membra, o a quel/e, esso si spinge
E riccamente le dota, ma languono in compenso
Altre membra; l'eccesso di peso distrugge
Ogni beltà de/la forma, ogni pureZ1.t1 del moto.
Se ad una creatura vedi perciò accordato un vantaggio
Non por tempo in mmo e chiediti di quale dtlello
Essa soffre altrove, e cerca con mente indaga/rice:
Mai avvenne, infallt; che animale a cui tutti i denti
Recingano la mascella superiore avesse un corno in fronte;
Per lo stesso motivo, alla Madre eterna creare un leone cornuto
Fu impossibile, per quanta energia v'impiegasse,
Non avendo massa sufficiente per pianlare
L'interafila dei denti e, insieme, sbal'ltlre coma e impalcaturt!.

I grandi piani di organ izzazio ne anatomica tipici di ogni


gruppo, invece, possono venir compres i, nell a prospettiva
fenomenologica, attraverso il concetto di strnllura simbolica che
ri sulta strenam ente coUegato a quello d i sincronicilà. D a un
punto di vista gerarchico, al di sotto dd Tipo, le categorie dci
vertebrati e quella degli inverteb rati (quest'ultima coniata da
Lamarck nel suo Système des Animaux sans Vertèhres, Parigi,
1801, e oggi priva di alcun valore lassonomico), costituiscono
due categorie morfologiche, dotate di grande generalità. Esse
rapp resentano, in quest'ortica, qual cosa di paragonabile agli
assiomi della geometri a euclidea, cioè dei principi

"
inruitivamenre certi che non necessitano di dimostrazione (con
ciò si vuoi solo dire che, in una prospetuva/enomen%gica, i
concerti di vertebraro e invertebrato risultano abbastanza
intuitivi, se paragonati a concerti come qudlo di rettile, uc-
cello o celenterato).
Negli invertebrati è tipico lo scheletro esterno (anche se in
essi la mineralizzazione avviene prevalemememe attraverso il
carbonato di caldo invece che atlraverso il fosfato ), mentre i
vertebrali sono dotati di schelet ro imerno. Le differenze fon-
damentali tra vertebrati e inverteb rati risultano chi are se si
prende in considerazione lo sviluppo. ln pa rticolare "il con-
fronto Ira l'emb riologia dei verteb rati e qud la degli insetti ri-
vela differenze impressionami; rra gli insetti non c'è pratica-
mente endoderma; mentre tutta la mor/%gia dei vertebrari è
di origine dorsale (blastoporo, o linea primitiva), negli insetti
è vemrale" (Thom , 1980). Elienne Geoffroy de Saint Hilaire
(1772- 1844) assimilava l'insetto a "un vertebrato che cammina
sulla schiena " (ibid .).
Il grande zoologo francese en unciò, nella sua Phi/osophie
analomique (Saint Hilaire, 1818), il prinàpio di connessione
del/e parti a cui l'autore attribuì grande valore/doso/ico come
strumento euristico idoneo alla comprensione dell 'unità di
composizione nell'organizzazione dei vertebrati. Saint Hilaire
intendeva con connessioni "la posizione, le rdazioni e le d ipen-
denze deUe parti" (ibid .) e, senza privilegiare nessuna anatomia
particolare, considerava gli organi là dove appaiono al grado
massimo del loro sviluppo, per seguirli progressivamente fin
dove essi raggiungono esistenza zero. La teoria degli ano/aghi
permetteva inoltre a Saint Hilaire di mettere in relazione orga-
ni sim ili in animali dotati di anatomie molto diverse come i
pesci e i mammiferi , ricondu cendo l'insieme dei vertebrati
all'unità del Tipo. La considerazione delle reJazioni tra le pani
degli animali secondo un puntO di vista geometrico (posizione,
relazioni e dipendenza delle parti), da parte di Saint Hil ai re,
rende ragione di ciò che è stato deno prima dei vertebrati e

40
degli invertebrati, quando sono stati definiti come categorie
mor/%giche, paragonabili agli assiomi d ella geometria
euclidea.
Per quanto riguarda il sistema di classificazione dei
vertebrati, verrà qui presa in considerazione soprattutto la Ji·
Jtematica evo/utiva tradizionale con particolare riferimento allo
schema della figu ra 7.

OsltaCodermi
Agnali luiopsidi
Ciclostomi

_ Anamni
Placodcrmi
Coodroitti Pesci
Osteilti
GnatOSIomi Anfibi

Rettili
Sauropsidi Tetrapodi
_ Am niOli
Uccelli
Mammirtri

Fig. 7: Clom!ico1.ione dei vertebrati (da Giavim: 1989),

Come si può chiarame nte osservare dalla figura , la p rima


grande divisione è tra agnati e gnatoJtomi, cioè tra vertebrati
privi e vertebrati forniti di mandibola. G li ostracodc rmi, ami·
ch i agnati del periodo ordoviciano (500 milioni di anni) oggi
estinti , non possedeva no ancora uno sc heletro interno , ma
come unico schelet ro assiale, era in essi preseme la norocorda .
Era invece sviluppato un poderoso scheletro esterno, una co·

41
razza compatta, composta di piastre ossee, grandi e spesso fuse
in uno scheletro cefalotoracico (Suchantke, 1983 ). Lo sche·
let ro rappresenta una strunura moho rilevante da un p un ·
to di vista morfodinamico, come ha fano rilevare Goethe
che si riferisce ad esso come alla "impalcatura di tune le
forme " (Goet he, 1820). "Una volta riconosciuto, esso faci ·
lita la conoscenza di ogni ahra parte del corpo " (ibid. ). La
struUura generale degli organismi si ritrova , per così dire,
riassunta nello scheletro. L'evoluzione dello scheletro, come
è indicato dalle testimonianze paleontologiche, suggerisce
un modello storico di grad ual e in vasione dei tessuti
connenivi profondi , da parte del processo di ossificazione:
la primitiva corazza dermica, infatti , fu la prima a compari.
re, poi si verificò l'ossificazione del cranio e, più tardi , quel.
la deUe vertebre (Pough et al , 1989). Questo modello stori·
co si può riscontrare, oltre che nei vertebrati , anche in allri
phyla , come nei celenterati e nei molluschi. Gli elementi di
analogia, evidenziati nei processi formativ i dello sc helc!ro,
in Ire categorie di animali così lontani genea logicamente,
forniscono un buon esempio d i convergenza evolutiva
(Su chantke, 1983). Lo scheletro, da un punto di vista stori·
co, nasce quindi come strunura di protezione e diventa solo
in un secondo tempo una struttura di sostegno. Nei pesci
gnaJosJomi l'elemento schelet ri co tipico è costituito dal1a
colonna vertebrale. Essa si sviluppa dalla segmentazione del
mesoderma, in coopera zione con la notocorda, che subisce
in genere delle st rozzature segmentali. Queste danno o rigi-
ne a una successione di noduli che, nei mammiferi, vanno a
costituire parti dei dischi intervertebrali (Pough et aL,
1989). Lo scheletro esterno, in quanto st ruttura rigida che
avvolge pani molli, è tipico degli invertebrati. Da un punto
di vista strettamente morfodinamico e simbolico, pe rciò, il
cran io risulta un ' acquis izio ne di questi anima li . Nei
ciclostomi, i più not i dei quali, alle nostre latitudini , sono le
lamprede, il centro o corpo delle ve rtebre manca e questi

42
pesci agnati non possono venir considera ti vertebrati che
per CQrtes;a (Romer & Parsons, 1986). La definizione delle
ve rteb re, in questa prospettiva, risulta quindi una novità dei
pesci gnatostom;, mentre il cran io risultajdogenetwJmente
moho più antico.
I placodermi, antichi pesci fossili dotati di mandibola, sono
comparsi sulla terra all'inizio del periodo devon;ano (410 mi-
lioni di anni) e possedevano colonna venebrale cartilaginea ,
testa e corpo protetti da grandi placche ossee. I condro;u; (eti-
mologicamente pesci ca rtilaginei) sono invece rappresentati
soprattutto dagli squali o pescecani. Essi sono costituiti da uno
scheletro cartilagineo, mentre gli osteÙtt" (etimologicamente
pesci ossei), tra i quali i teleostei rappresentano la maggior
parte dei pesci ossei attualmente viventi, costituiscono [Une
quelle forme di pesci che possiedono sc heletro più o meno
ossificaw.
L'altra divisione nella figura 7 si riferisce agli anamn; e agli
amnioti. Gli anamn; che comprendono gli anfibi sono gli ani-
mali privi della membrana amn iotica d urante lo sviluppo
emb rionale. Mentre gli ammo/; che comprendono i mammi-
feri, i rettili e gLi uccelli sono dotati di questa membrana . Essa
delimita un sacco ripieno di liquido, il liquido ammot;co, in
cui viene a trovarsi immerso l'embrione poco dopo l'inizio
del suo sviluppo. E' uno di quegli in volu cri che gli
em briologi annoverano tra gli anness; embr;ona{; e che ha
funzione d i proteggere l'embrione impedendone
l'essicamento. Il term ine teJrapod; indica invece il possesso
dei quattro arti. I letrapod; comprendono gli anfibi , i renili,
gli uccelli e i mammiferi. I saurops;d;, per finire, comprendo-
no sia i rettili che gli uccelli . Questi ultimi sono stati definiti
rettili glon!ù:at; c per molti aspeni non differiscono moho dal
ceppo comune dei rettili , pur venendo inclusi in una classe
distinta (Romer & Parsons, 1986).
Nelle classificazioni della tassonomia, in generale, gli animali
vengono divisi nelle seguenti categorie classiche:

4J
REGNO (esempio: animale)
TIPO O PHYLUM (esempio: cordati)
SUBPYLUM (esempio: vertebrati)
INFRAPYLUM (esempio: gnatostomi)
SUPERCLASSE (esempio: [e[rapodi)
CLASSE (esempio: anfibi)
ORDINE (esempio: anuri)
FAMIGLIA (esempio: ranidi)
GENERE (esempio: rana)
SPECIE (esempio: tempora ria)

tuttavia, qui prende remo in considerazione, come è già SWto


deno, solo pesci , anfibi, rettili e mammiferi, intesi come quat-
tro livelli di mantlestazione dd Tipo. Nello studio delle strullu·
re simboliche relative a questi gruppi di animali si vuole cercare
una corrdazione tra scheletro e organi nella serie dei vertebrati
che evolutivamente giunge fino all'uomo. Per questa ragione
non verranno presi in considerazione gli uccelli. Anche se que-
sti gruppi di animali verranno guardati in senso gerarchico e
dinamico piunosto che in senso sJorico, occorre tunavia nota-
re la deviazione filogenetica che avviene tra uccelli e mammiferi
(figura 8).

UCCELLI MAMMIFERI

~ETTI LI/ f,t· &


Filogenesi
dei verJebraJi
\ NFlBI (Romer&
Parsons,
CONDROIliI

"'"
\ STEITTI
1986)

/
AGNATI
La/orma umana per venir compresa nella sua totalità deve
venir messa in relazione con l'intero mondo animale. Lo studio
del1e connessioni simboliche nascoste nell'anatomia dei
vertebrati ci dovrebbe permeHere di scoprire i seg reti del1a
corporeità umana che un'anatomia e una/isiologia meccanici-
stiche lascerebbero per sempre nascosti.

L A MANO DEI VERTEBRATI

Lo studio fenomenologico non esclude quello sull'evoluzione,


purché quest'ultimo non si esaurisca in analisi causali e in ipo-
tesi adattative. Come afferma Steiner: "Il Tipo non esclude la
teoria della discendenza; non contraddice al fatto che le/orme
organiche si sviluppano una dalle altre. E' solo la protesta ra-
zionale contro l'idea che l'evoluzione organica si esaurisca pu-
ramente nelle forme effettive (sensibilmente percettibili) che si
manifestano successivamente." il Tipo "è quello che sta alla
base di tutta l'evoluzione, che stabilisce il nesso in quest'infmita
molteplicità; è l'interiorità di ciò che apprendiamo come/orme
esteriori degli esseri viventi. La teoria di Darwin presuppone il
Tipo." (Steiner, 1886).
Prima di affrontare lo studio delle relazioni mor/odinamiche
t ....J lo scheletro e gli organi dei vertehrati, può risuJtare interes-
sante prendere in considerazione le estremità anterio ri nel1 a
serie di questi animali per acquisi re famigliarità con essi e rico-
noscere la varietà del1e loro fo rme.
Il prezioso e affascinante studio de~, c uJtori di anatomia COffi -
parata alla fine del XIX secolo e nei primi decenni del XX se-
colo ci ha forniro una mole di importanti conoscenze sull a
mano dei vertebrati. G ià Gegenbaur intorno al 1870 ha messo
in relazione la mano primordirue (chiropterigium) dei tetrapodi
con quella dei pesci primitivi (ichthyopJerigium). RisuJta estre-
mamente interessante seguire la relazio ne tra le parti dell a
mano, nei diversi vertebrati, e menerle in rapporto con le cor-

"
rispondenti parti della mano umana.! ci pesci ad esemp io
prevaleva il melaplerigio (omero + ulna), che ha assunto la fun -
zione di asse principale. Q ueste conoscenze risultano int eres·
santi perché ci permellono di dare un senso alle p art i della
mano umana. li loro significato ahrimenti resterebbe un segre-
to dclle antiche fonne istintive di chiromanzia. Naturalmente lo
studio delle relazioni morfodinamiche tra gli organi e lo schele-

Fig. 9,
Le mani
della
Vergine
e del
Cristo
in due
quadri
del XV
secolo.

,.
tro dei venebrati renderà più completa la conoscenza del signi-
ficato delJe diverse pani delJa mano umana. Infarti esse potran-
no venir messe in relazione con una struttura simbolica attiva
nel divenire della forma. (Figu ra 9)
Nella figura lO si può osserva re l'evoluzione della mano
pimo rdiale come ristUra dagli studi degli aUlOri tedeschi:

Fig. 10: Evoluzione del chiropterigium dall'ichthyopterigium


dei pesci primilitli: A forma di partenza; B stadio dei pesci
cartIlaginei; C stadio dei crossopterigi; D stadio dei dipnot;· E
stadio degli anfibi primitivI;- F stadio dei rettili (Kiilin, 1938).
47
In A possiamo osservare una rappresentazione della pinna
primitiva che è formata da una piega laterale e da raggi di so-
stegno ordinati metamericamente, le cui estremità prossimali si
differenziano in strutrure chiamate basalia. In B, che raffigura
la pinna dei pesci cartilaginei primitivi (gli odierni squali sono
pesci cartilaginei), si può notare la formazione dell'asse princi-
pale (metapterigium) e della cintura scapolare anraverso la fu-
sione dei basalia. I raggi più anteriori si fondono in un ampio
raggio radiale R (propte rigium). Quest'ultimo darà origine al
radio. La frec cia indica la posizione dell 'incisura metapte-
rigoidea in via di sviluppo, anraverso la quale viene iniziato il
distacco dell'asse principale dal corpo. Nei pesci cartilaginei
essa risulta visibile, mentre nei tetrapodi è presente solo a livel-
lo embrionale nell'abbozzo scheletrico dell'estremità. C rap-
presenta lo stadio dei crossopterigi , pesci ossei oggi estinti del
periodo devoniano. L'unico sopravvissuto di questa categoria
di pesci è rappresentato daUa Latimeria, considerato un/ossi-
le vivente. Come si può osservare nella figura , l'asse principa-
le metapterigiale risulta fortemente ruotato verso l'esterno.
L'ordine corrisponde già precisamente a quello che si ritroverà
tet rapodi (cfr. i simboli in C e E) . Il raggio radiale R è molto
più robusto e più lungo dei rimanenti , in questo modo si col-
loca in direzione distale al raggio intermediale i; questo COffi-
portamento caratteristico si mantiene anche nei tetra podi e
risulta osservabile nella fase embrionale di questi ultimi. In D
osserviamo la pinna nello stadio dei dipnoi o pesci polmonati.
L'asse principale è sempre costituito dal metapterigium, sul
quale giungono ad inserzione anche raggi postassiaIi come
nuove formazioni. Gli clementi originali H (omero), R (radio),
U (ulna), i (intennediale), u (uncinato) conservano i rapporti di
posizione gli uni ri speno agli altri tipici dei crossopterigi. E
rappresenta lo stadio degli anfibi primitivi. I raggi laterali (I , TI,
m, TV, V in B) si trasformano in dita. Si può notare la riduzio-
ne dei raggi Ill· V delJe dita (che nella mano degli anfibi porta
alla perdita del V dito). La mano degli anfibi viventi infarti è

48
costituita da quattro dita. In F, che raffigura la mano dei ret-
tili , si può notare l'accorciamento del carpo (originato da al-
cuni basalia) con fusione di alcuni elementi e riduzione del
loro numero. Lo sviluppo dei raggi posteriori delle dita risul -
ta più forte, in particolare del IV dito. La figura 11 chiarisce
ulteriormente lo schema originario della mano mostrato nella
figura lO.

I. Il. III.

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Fig. 11." tre scheletri della mano dest ra visti dalla regione
dorsale. l anfibio; II gonila; III uomo (da Hird, 1906).

Da queste considerazioni e da quelle che risulteranno dal-


l'osservazione delle connessioni simboliche t ra gli organi e lo
schelètro, le diverse parti della mano umana possono esse re
messe in relazione con un particolare gruppo di ve rtebrati.
Così ad esempio nei pesci appare caratte ristica la parte ulnare
contrassegnata d alla predominanza dell'asse metapterigiale.
Negli anfibi la parte emergente è invece quella delle dita (ne-
gli anfi bi primitivi le dita potevano essere anche sene o orto
come risulta dai reperti paleontologicO. Nei rettili , anche in

49
base al progressivo sviluppo deUa sua fun zione di sostegno,
diventa preminente la pa rte ramale. "Negli animali che preva·
lentemente stanno in piedi , camminano e corrono, il radio ha
la sup remazia, diviene il fulcro , l'ulna è per così di re solo l'ar·
ticolazione con l'omero. li suo fusto si indebolisce e si appog·
gia nella parte posteriore, verso l'esterno, al radio; la si potreb.
be chiamare a buon diritto una fibula.(Goethe, dai Quaderni di
morjologia, 11 pa rte, 1822· 1824, in Ferrario, 1999). La mano

"-
~\,

Fig. 12: eltremità anteriori di mammiferi (in alla a l inùtra:


mano umana, di seguito in senso orario mano di scimmia e
mano diplantigrado; 5 mani di ungulatr: /apiro, rinoceronte,
cavallo, maiale, cammello; in ultimo: mano di balena).
'0
dei mammiferi (figura 12, 13 , 14) è carau crizzata da un lato,
dalla sua incredibile variabilità (si pensi ad esempio alle diffe-
renze tra l'estremità anteriore di un roditore, di un cane, di un
leone, di un cavallo, di un elefante, di una scimmia, di un pi -
pistrello e di un cetaceo) , dall 'altro lato, dalla perfezionefun'Zio-
naIe e dall'armonia che vengono raggiunte nella mano umana .

Fig. 13: arto superiore umano e arto anteriore di cavaI/o


(da Car.s, 1852),

Armonia di composizione, perfez.ionamento funz.ionale.


dIfferenziazione e specialiW1z.ione delle parti , e estrema vanabi-
lità sono le caratteristiche fondamentali della mano dei mam-
miferi . II perfezionamento funzionale porta allo sviluppo di al-
cune abilità , come la prensione e l'opponibilità del poUice con
l'indice, tipiche della mano umana. Si ricordi che la divergen.

'1
Fig. 14: mani di primati fino all'uomo (da Hird, 1906).

za del pollice risulta in rapporto con il trend arboricolo e con lo


sviluppo deIJ a prensione già tip ica dei mammife ri primitivi.
Queste due abilità rendono la mano dei mammiferi uno stru-
mento perfetto (Napier, l %2). T aie armonia e perfezionamento
funzionale potrebbe risultare dal fatto che nella mano umana
viene per così dire trattenuto l'immenso potenziale morfoge-
ne/ico contenuto neU 'estremità anteriore dci mammiferi. Un fe-
nomeno analogo sembra awenire negli uccelli , nei quali l'im-
menso potenziale che porta allo sviluppo dell'encefalo dci mam-
miferi viene trattenuto e conduce all'evoluzione del volo.
11 perfezionamento funzionale ddIa mano e la sua grande va-
riabilità l1Iorfologica risultano st rcuamenre correla te con la
caraneristica fondamenta le dei mammiferi , cioè con la loro
esHema versatilità, per cui questi animali sono stati in grado di
invadere tutti i tipi di habitat , perfino i più estremi, dai deserti
all'Antartide. Tale versatilità risulta a sua volta corrdata, da un
lato, con lo sviluppo dell'endolemuo e, dall'altro, con lo svilup-
po dd cervelJo e con la capacità di sviluppare comportamen-
ti non- stereotipali, come è stato chiaramenre messo in evidenza
dagli studi dei neuropsicologi.
Nella figura 15 sono rappresenlate le est remità anteriori di
un pipistrello e nella figura 16 sono messe a confronto una
mano di balena e una mano umana . Quesri esempi mettono
uheriomlente in evidenza le grandi differenze mor/ologichc che
si possono trovare nei mammiferi.

Fig. 15: mano dipipùJrello. Si notino le lunga dita sonili che


formano /'010 (da J-lird, 1906).

La conoscenza dd significato evolulivo ddle diverse parti


della mano dei vertebrati risulta estremamente interessante per
dare un senso alle diverse parti della mano umana, come è sta-
to già detto. Si pensi agli innumerevoli tentativi di classificare
le regioni della mano, nell'ambito dell a Tradizion e. Il palmo
della mano infatti veniva spesso lctto come un paesaggio con i
suoi monti, fiumi e valli. In esso vi venivano leni i serle pianeti
che in genere corrispondevano alle sue principali gibbosità (fi-
gura 17).

Fig. 16: A sinistra mano di balena e a destra mano umana


(do Hi,d, 1906).

Studi più scientifici sono stati condotti sulla mano umana,


come qucUo di Charlotte Wolff (Wolff, 1979), in cui sono state
classificate le diverse regioni della mano sulla base di conside-
razioni psicologiche. La prima zona comprende il pollice (I
dito), l'eminenza tenar (la rilevanza muscolare sono il pollice),
il dito indice 01 dito) e il palmo della mano sonostante. Que-
sta zona viene chiamata dalla Wolff lona radiale. La seconda
zona comprende il mignolo (V dito), il dito anulare (IV dilO) e
il palmo della mano sotto questi ultimi , compresa l'eminenza
ipolenar (il monte della lun a della chiromanzia). Questa zona
è chiamata lona lI/nare. La terza zona sta tra queste due e è
costituita dal dito medio e dalla regione sotto questo e sotto il
dito anulare e comprende anche la porzione corrispondente
dd cavo della mano. Quest'ultima zona è: stata chiamala lona
intermedia. La lona radiale con il dito pollice e il dito indice
risulta connessa sop rattutto con l'orientamento. Grazie a que-
ste dita si ottiene infatti secondo la studiosa tedesca la cono-
FIg. 17.
Lo mano
dei filosofi
(HoIlmtdll'
1773, in
Roob,
1997)'.

sceoza dell'ambiente attraverso la q uale si è sviluppaHI la co-


sdenza e il senso dell'idenlllà. La zona ti/naTe invece è più con·
nessa con la/an/asùI e con la vita inconsda. Secondo la \'V'alfr,
la zona intermedia è connessa col comportamento sociale. Le
relazioni che queste parti della mano umana hanno con le cor-
ri spondenti parti dell'estremit à ante rio re nell'evo luzio ne dei
vcrtebrati rendono le considerazioni della \'Uolff anco m pi ù
interessanri da un pumo di vista scientifico. Luatri se la regione
delle dita nel loro insieme risulta in generale più correlata con
gli anfibi , la zona ulnare della mano è senz'altro correlata con
i pesci (a proposito della relazione tra zona ulnare deUa mano
e inconscio si pensi anche al fano che il metapterigium
[ulna+omero] nei pesci primitivi risulta orientato verso l'indie-
tro, essendo la pinna in questi animali ancora attaccata al cor-
po). La zona radiale risulta in vece correlata con i rettili, nei
quali la funzione di sostegno divenra sempre più rilevante nella
p rog ressiva conquista dell e regio ni terrestri-a ree, dopo il
superamento dei vincoli esercitati daU'acqua negli anfibi. Per
quanto rigua rda i mammiferi, invece, va piunosto considerata
la mano nel suo insieme, soprattutto se si tengono presenti le
considerazioni faue in precedenza sulla versatilità della/orma
in questo gruppo di vertebrari e sull'armoma e sul per/eziona-
mento /unzionale raggiunti nd J' uomo.
In termini più metaforici possiamo dire che la pinna rappre-
senta la mano a dita chiuse, la mano paletta. Nei pesci prevale
la funzione di direzione durante iI nuoto. E' la mano timone, la
mano che stabilizza, la mano superficie, come la foglia. L'ala
invece rappresenta la mano a dita aperte, la mano che contie-
ne, la mano che afferra e accoglie, come la vela gonfia di ven-
to. La mano piede è invece la mano sostegno, la mano solleva·
mento. La mano che si oppone alla gravità terrestre. La mano
vera e propria invece è la mano che manipola, la mano che tra-
sforma , dove l'opponibilità del pollice con l'indice e la mobi-
lità di tutte le parti coopera.
Carus, nel paragrafo sulla storia mor/ologica dell a mano, af-
ferma: "Da tuttO ciò si riconoscerà qui, come siamo perfetta-
mente autorizzati a dichiara re che lUrta la straordinaria varie-
tà di mani a 1, 2,3, 4,5 dita che si presentano principrumente
tra gli anfibi e i mammiferi dovrebbero veni r considerate so-
prattutto soltanto come anelli intermedi di congiunzione tra
quelle formazioni est reme della pinna e delJ'ala e che tra tutte
queste ancora , tra la troppo grande sottigliezza e espansione da
un lato, e la smisurata goffaggine e contrazione dall 'altro, la

,.
nobile fonna della mano umana appa re come il vero e proprio
più alre centro. Nella maggioranza degli animali la mano man-
tiene ancora soltanto il significato del piede, e si scosta spesso
di poco dal vero piede, in modo tale che da questo, a dire il
vero, risulta già deciso, come ogni inclinazione della fo rmazio-
ne della mano umana o verso una maggiore riduzione o verso
una massa goffamente aumentata debba sempre necessa ria -
mente esp rimere un ceno svilimento della forma o una somi-
glianla con gli animali (Thieriihnlichkeit)''' (Ca rus, 1852). li
grande naturalista tedesco che amava Goethe descrive 4 tipi di
mano: 1) la mano elementare (elementare Hand ); 2) la mano
motoria (moto rische Hand ); 3) la mano sensibile (sens ible
Hand); 4) la mano psichica (psychische Hand). Secondo Carus,
le qualità, che emergono dall'osservazione di questi diversi tipi
di mano, assumono importanza per lo svil uppo di una
fisiognomica e per una classificazione psicologico-costituliona-
le dell'essere umano.

Lo SCHELETRO Cm.iE IMMAGINE


E LA SUA RELAZIONE CON GLI ORGANI

L'anatomia studia lo scheletro come un sistema di parti ossee


dotate prevalentemente di un significato meccanico. oltre che
di un significato di protezione e di sostegno. Nell'architettura
generale dello scheletro risultano di grande importanza i rap-
porti di contiguità che intercorrono tra i diversi elementi che
sono disposti tra loro in modo da formare delle strutture dina-
miche, le articolazioni. Ogni singola regione del corpo umano
è in relazione sia con la struttura immediatamente sotrostante
che con l'intero. In questo caso si parla di relazioni sistemiche.
Nella medicina ànese, come è già stalO detto precedentemente,
il corpo veniva considerato come un sistema di segni che si ri-
fe rivano agli organi interni. Tuttavia, il sistema medico ànese
non giungeva a stabilire la relazione tra una regione corporea
e un organo interno anraverso un 'analisi causa/e, come fa oggi
la fisiologia nell'ambito della medicina sdentifica, ma proiet-
tando sul corpo un'immagine del cosmo. Il metodo risultava
perciò intuitivo e rigorosamentefe nomen%gico.
Possiamo avere un'idea del sistema medico dnese, prenden-
do in considerazione, come esempio, un altro sistema analogo,
cioè quello della tradizione indo-tibeto.mongolica, di cui posse-
diamo una preziosa testimonianza. In particolare, risu1ta molto
interessante ciò che viene riferito a proposito dello scheletro,
in questo sistema.
Lo scheletro, nella medicina della tradizione indo-tibeto-
mongolica, come risu1ta da un prezioso documento del monaco
benedettino CyriU von Korvin-Krasinski ID, scritto into rno al
1930, appartiene alla manifestazione Chi del I livello dell'essere.
A sua volta la mantfestazione Chi si divide in tre aspetti o strati.
All'aspetto Chi appartiene il capo, all'aspetto Schara appartiene
il dorso, all'aspetto Badgan appartengono le estremità. Chi per
i Tibetani risulta correlato con lo spiri/o, Sehara con la vita e
Badgan con la materia. Questi tre livelli sono ad un tempo
macrocosmici e microcosmici. In altri termini il piano
macrocosmico si proietta in quello microcosmico, per cui il cor-
po umano risulta l'immagine specula re del COSmO. E' molto
interessante prendere in considerazione quello che i Tibetaru
ci hanno lasciato riguardo allo scheletro. I seguenti passi sono
tratti dalla testimonianza di Korvin-Krasinski : "L'aspeuo o
st rato Badgan dello scheletro è fo rm ato dalle ossa delle estre-
mità . La ragione per cui esse sono subordinate allo strato
Badgan cioè alla materia e allo stato fluido, sta nel fano che
sono le estrem ità che collegano il co rpo con la terra , portano
passivamente il suo peso e nel nuotare con il loro movimento
gli permettono, nonostante il suo peso, di mantenersi alla su-
perficie dell 'acqua . Quando l'uomo stando eretto allunga le
braccia ed estende le dita, le sue estremità circoscrivono
un 'unica grande superficie. Dei tre modi di essere geometrici
è noto che è il piano a essere correlato al principio Badgan. Le

'8
dita dei piedi e delle mani estese nello spazio ricordano nella
loro forma una fluidità (Bdg .) senza forma , che si espande sulla
superficie del terreno, ma ancora di più la sostanza (Bdg.l dei
raggi eterici che appunto irraggia in tutte le direzioni dello
spazio. Quesro strato Badgan dello scheletro viene diviso neJ -
le tre parti C. S. B. (Ch I; Sehara e Badgan) secondo le dimen-
sioni dello spazio... La parte Chi delle estremità è fo rmata dille
cinque dita e dalle falangi delle mani e dei piedi. La lunghez-
za della mano o rispettivamente deJ piede è la misura data dalla
Natu ra, e nell 'anatomia topografica lamaista gioca un ruolo
importante... Allo sviluppo delle dita si accompagna quello del
senso deJ T atto ... Dei tre modi di essere geometrici, il dito (la
mano) . come parte Chi (lunghezza ) dello st rato Badgan (pia-
no) . è correJaro al piano esteso in lunghezza ... La parte Sehara
delle estremità è formata da quelle ossa deJ braccio (gamba) che
sono di importanza determinante per la libertà di movimento e
il dispiegamento delle forze (Sehara) dell'uomo e dell'animale,
cioè le ossa della parte superiore del braccio e dell'avambraccio
(coscia). Si esprime in esse la dimensione dell'altezza (Seh.). La
parte Badgan delle estremità è formata dalle ossa delle spalle o
rispettivamente del bacino. Si esprime in esse la dimens ione
della larghezza (Bdg .), dove la larghezza della parte inferiore -
del bacino· è una particolarità della donna e quella della supe·
riore . delle spalle - quella dell 'uomo ...
Noi vogliamo ora mettere in risalto una proprietà delle
estremità che può essere compresa nella sua piena portata sol·
tanto dopo la descrizione dell'intera piramide dei livelli. Come
portatrici (passive) le estremità rappresentano infatti più degli
altri organi l'immagine del Tutto, che è già indicato nella divi·
sione in tre parti del corpo in estremità, dorso e testa (materia,
vita e spirito)." (Krasinski). Le estremità vengono poi divise
ulteriormente in tre parti e ogni parte a sua volta in tre o due
segmenti. In questo modo hanno origine otto suddivisioni che
corrispondono agli otto livelli dell'essere realmente esistenti. "I
primi tre segmenti sono le tre falangi delle dita che con la loro
,.
libera mobilità accennano alla libertà deUo spirito. Esse corri·
spondono ai IiveUi dei Principi (VIII), deUo spirito (VII) e del·
l'uomo (VI). AI secondo gruppo appartengono le tre suddivi ·
sioni succedentesi l'una all 'altra delle ossa del metaca rpo, del
carpo e deU'avambraccio (e deUe corrispondenti ossa del pie·
de e della coscia), che corrispondono ai liveUi degli animali
(V), del sesso (IV) e delle piante ([ II). Le ossa del carpo con·
sistono di più ossa piccole, ma formano tuttavia una massa di
ossa unitaria , una piccola totalità in sé. A questa massa unita·
ria corrispondente al IV /itlello del sesso viene attribuita nel·
"anatom ia topografica tibetana un'importanza particolare. E'
infarti quella parte deUe estremità con cui negli animali qua·
drupedi le ossa perpendicolari deUe gambe toccano il terreno
ed insieme sperimentano un piegamento ad angolo retto. AI
contrario degli uccelli , i quadrupedi e ,'uomo· per il peso del
corpo coduJo sulla terra· hanno rovinato un osso e trasformato
questo in un mucchio d'oISo. Su questo mucchio si appoggia ora
l'intero albero del mù:rocosmo animale. Esso è il punto di con-
tatto o meglio di incrocio della parte dclle es[femità alta (Sch.)
e di quella piana (Mg.), del Principio che sta eretto (maschile)
e di quello che giace (femminile). A ciò si aggiunge ancora la
circostanza accennata, che - neH'in sieme delle estremità· il
mucchio d'DISO secondo l'ordine è subordinato al IV /itlello del
sesso, che come è detto nella descrizione è stato influenzato
negativamente dagli Asuro precipitati dal cielo dei Droo. Que·
sta cadUla mili ca deve quindi essere l'o rigine dell'attuale, in-
completa fonna del mondo materiale. Essa ha portato al nostro
mondo non soltanto il fuoco terrestre (sessuale), ma ebbe, ben
al di sopra di ciò, come conseguenza la catast rofe cosmica - la
rovin a dell'antico mondo. Al terzo gruppo appartengono la
parte superiore del braccio e le ossa delle spalle (o bacino), che
corrispondono allitlello dci corpo (II) e dei raggi (I). In questo
modo è indicato negli 8 segmen ti delle est remità il piano del·
J'intero diviso in 8 /itle//i. E' anche da notare come la corri·
spondenza della parte Chi, cioè le ossa deUe dita - ai tre /itlell,.

60
spirituali e l'ultima suddivisione della parte Badgan , cioè le
ossa delle spalle (o bacino) vengono particolarmente prescelte
per scopi mantici. Come prodotto delle ossa delle estremità ,
come pure delle altre ossa dello scheletro vale il midollo osseo,
e ciò in contrapposto al sebo della pelle e al grasso, che rap-
presentano il prodotto del II e del VIl Iiuello dell 'essere ...
Lo strato Schara dello scheletro è fonn ato dalle ossa del dor-
so. La ragione per cui esso è correlato aI10 strato Schara, alla uùa
e aI10 stato di aggregazione solida sta nel fatto che nel dorso (in
contrapposto alla parte spirùua/e, cioè alla testa) si trovano gli
organi più im portanti per il campo vegetativo e fisiologico del
111, IV e V livello dell 'essere, che comprendono il regno della
vita organica. li dorso contiene inoltre le ossa più massicce e
solide dell'int ero scheletro. Per questa ragione si pensa
innanzitutto al dorso, quando si parla senza ulteriore indicazione
del corpo umano o rispettivamente animale. Dei tre modi di es-
sere geometrici il corpo è però subordinato al principio Schara.
Anche il dorso è suddiviso secondo le tre dimensioni dello spa-
zio, nelle tre parti C. S. B. La parte Chi del dorso è fonnata dai
cinque segmenti dello sterno. Si esprimono in esso le dimensioni
della lunghezza (Chi.). La parte Schara del dorso è formata dal1e
ossa della colonna vertebrale {negli animali anche quelle della
coda}. Si esprime in esse la dimensione dell'altezza. La parte
Badgan del dorso è fonnata dal1e costole. In esse viene rappre-
sentata la dimensione della larghezza (Bdg.) Alloro essere 12 di
numero viene attribuito un alto significato strunurale (tipico).
Nell'anatom ia topografica /amaista, in cui le singole parti del
corpo vengono teteologicamente spiegate e sistematizzale secon·
do i tre Pn'ncipi, l'Uomo Badgan d'animo buono tende alla su-
perficie larga, e il forte, volontaristico Uomo Schara al corpo alto
e l'acuto, intellerrualistico Uomo Chi alla linea lunga nella sua
struttura corporea: con il che sono dirette: verso l'altOl'altezza,
la lunghezza verso il davanti e la larghezza ai lati (fianchi).
Lo strato Chi dello scheletro è formato dalle ossa della lesta.
In essa sono contenuti gli organi spirituali dell'uomo ... La parte

61
Chi della testa è fonnata dalle 5 ossa della calona cranica: l'oc-
cipit e, i due parietali (che formano la voha del cranio) e i due
frontali (dest ro e sinistro, che subito dopo la nascita si riuni-
scono in uno solo, senza surura). Queste 5 ossa dd cranio cor-
rispondono alle cinque dita (cioè alla pa rte Chi delle estremi-
tà) e ai 5 segmenti dello sterno (cioè alla parte Chi dd dorso).
Essi sono insieme .'5 dita cresciute insieme, che avvolgono e
delimitano il cervel lo. E' come se dal I livello degli Asura si
innalzi una mano che afferra il cervello (che appartiene al VII
livello degli Spiriti) e voglia rinchiudcrlo in un'oscura prigio-
nc ... La parte Schara dd cranio è formata dalle ossa del viso...
Al quesito come le ossa dd viso vengano ad avere questo signi-
fi cato Schara, si deve far qui p reced ere la corrispondenza
Macrocosm;ca della parte dd viso: al viso corrisponde il piano
visivo di un co rpo - ad esempio della terra o della superficie
della luna. Questa superficie è circondata dall'orizzonte come
da un cerchio che la racchiude . Questa funzi one di ci rconda-
re propria del ce rchio è esp ressione della forza (Schara) . Si
aggiunga a ciò la spiegazione anatom ica con la constatazione
che la parte inferiore della regione occipitale si attacca imme-
diatament e alla colonna verteb ra le. La colonna vertebrale è
però la parteSchara (l'altezza) delle ossa dci dorso, che consiste
in una seric di anelli (le vertebre) che si innalzano a torre o si
ammonticchiano. Nella parte spirituale dello scheletro ora de·
scritta le vertebre devono far parte alla testa o allargarsi e la-
sciarsi form are in modo da diventa re casa per il cervello ivi
dimorante. U cerchio di ossa che si attacca immediatamente
all a colonna vertebrale e che ci rconda la testa dalla regione
occipitale, attraverso la regione labirintica e orbitale 6no nd·
la regione etmoidale su1 davanti è. secondo questa concezione,
un tale anello vertebral e trasformato ... La parte Badgan del
cranio è form ata dalle ossa delle mascelle. In esse si esprime la
dimensione della larghezza (Bdg. ). Le mascelle secondo i prin-
cipi dell'anatomia topografica C. S. B. si chiamano le coslOle
del cranio ... n (Krasinski).

62
Queste preziose info rmazion i di narura quali/aliva e
fenomenologica provenienti daJla t radiz ione indo-libelo-
mongolica gettano luce sullo scheletro, che appa re quindi ai
nostri occhi come un ' immagine simbolica. Prescindendo dal-
le considerazioni di natura fortemenlc esoterica conten ute nella
testimonianza di Korvin·Krasinski, risulra evidente che nello
scheletro la forma si manifesta immediatamente. Se osserviamo
infatti lo scheletro di un animale nel suo insieme (vedi figure
18, 19,20), in lIna prosperrivajenomenologica scientifica , non
possiamo non notare immediatamente che esso si p resenta
come un'immagine, dotata di una notevole pregnanza simboli-
ca, quasi come un geroglifico o una runa. Esso ci appa re quasi
come un'icona, quasi come unafi'nestra metafisica dove il vi-
sibi le di venta rapp resentazio ne dell'invisibi le (Flo renskij,
1922 ).

P,g. 18.
scheletri di
vertebrali:
in alto un pesce
(Argyreiosus
setipinnis), in
mezzo un
coccodrillo (Alligalor missistpiensis), in basso un armadillo
(Chlamyphoms tmncatus) (da Owen, 1866).

63
Fig. 19: scheletri di vertebra/i: ;'1 alto bue (Bos Jaurus)), in
mezzo elefante (Mastodon giganteus), in basso foca
(Phoca groenlandica) (da Owen, 1866).

Gli schelelri degli animali inoltre non possono non ri chiama·


re alla mente le figare di Chladni , cioè quelle sl nlo rdinarie
immagini che si ouengono sfregando un archetto di violino sul
lato di una lamina metallica su cui è slala poSIa della sabbia di
fiume mollo fine. Queste immagini che appaiono nella sabbia
(fi gura 21) hanno fano dire a apolcone che Chladni è slato
colui che ha reso visibile il suono. NeUe En/deckungen iiber die
Theorie des Kkmges, sc rin e alla fine del 1700, il fisico tedesco
enunciò la sua teoria acustica che rappresenta un im eressame
st udio fenomenologico del suono.
Ogni singolo scheletro ci rivela dunque qualcosa dell'anima·
le, anche se, in assenza di un approfondito studio fenomeno--

64
Fig. 20: scheletri di
vertebrati: in alto a sinistra
scimpanzé (Troglodytes
niger), a destra giraffa
(Camelopardalis gira/fa),
sollo ippopotamo
(J-lippopotamus amphibius)
(do Owen, 1866).

logico, risulta impossibile decifrare, in modo scientifico, il sim-


bolo che si cela entro ogni immagine. In quesra luce, ruttavia,
ogni singolo scheler ro non rappresenta più solo un animale
individuale, ma in esso si proietta la struttura simbolica di un
intero gruppo di ve rrebmri . AJl'inrerno di essa si arricolano
tutte le dererminazioni lipologiche specifiche di ogni gruppo.
Da un punto di vista biologico, l'essere umano risulta il più
evolut o dei mammiferi e riassume dentro di sé ,'inrem swria

6'
Fig. 21 : Due figure di Chladni. La figura triangolare
rappresenta un do, e quella quadrata un sol.

evo/utivo del mondo anim ale. Se osserviamo il corpo umano


nel suo insieme e in particolare lo scheletro, ci possiamo chie-
de re, come abbiamo fano per la mano, quale rapporto inter-
corra tra le singole parti di esso e le parti corrispondenti dello
scheletro degli altri veneb rati . Inoltre, come è già stato accen-
nato, poss iamo mette re in relazione queste parti con quegli
organi interni che, per la loro importanza , dominano l'i ntera
fisiologia dell 'organismo dei vertebrati. Per fare questo occorre
studiare l'i ntera se rie di questi animali e osserva rla nel suo in-
sieme, come un organismo di livello su periore e dotato di una
prop ria dinamica interna .
Nell'organizzazione dei vertebrati gioca un ruolo fondamen-
tale la fu nzione di quattro o rgani interni: il fegato, il polmone,
il rene e il cuore. Essi rappresentano rispettivamente, per così
d ire, i nuclei del sistema digerem e, respiratorio, urogenitale c
circolatorio. La tipologia dci va ri gruppi di verrebrati risulta
fortememe caraucriuata dai d iversi gradi di sviluppo di questi
orglmi e la morl%gia globale di un o rganismo verrebrato, oso
SClVata in una prosperriva/enomen%gica e dinamica, permenc
di riconoscere delle carauerisu che emergenti in rapporto allo

66
sviluppo dei quattro organi fondamentali. TaHca ratteristiche
coinvolgono turto l'organismo e in particolare il sistema nervoso,
la pelle e lo schd etro che giocano un ruolo eli grandissima impor·
lanza od produrre la mor/o/cgia esteriore, il cui notevole interesse
semeiotico risulta fuori discussione. Come impalco/uTa di lulle le
forme , tuttavia , lo scheletro assume particolare rilevanza
nell 'evidenziare i gesti fennativi che modellano gli organismi dei
venebrau, anche se l'anatomia globale non può mai venire t rascu-
rata nelle considerazioni mor/o/cgiche. L'osservazione delle sopra
citale caran erisri che emergenti riveste inoltre un a rilevanza
tassonomiCll, in quanto la definizione e il perfezionamento di uno
di questi quattro organi fondamentali, in una determinata serie di
animali, penneue di delineare una classificazione dei vari gruppi
di vcncbrati. Tale classificazione basata sugli organi non si disco-
l sta da quella tradlziona1e, ma permette di mettere in luce le dina-
miche simboliche tra i diversi gruppi di animali e, in primo e più
alto luogo, di evidenziare e di studiare le connessioni simboliche
tra gli organi e le diverse parti dello scheletro in ogni serie di
vertebrati. Tutto ciò risulta di fondamen tale impol1anza per la
comprensione dell 'anatomia umana e del significato simbolico
delle diverse regioni corporee. Ricordiamo che Rudolf Steiner
(Stciner, 1920) nella dodicesima conferenza (Domach, 1 aprile
1920) dci ciclo intitolatoSde71l.tl dello spinto (! medidna ha parlato
dci quanro organi citati e li ha messi in rclazione ad a1cuni elemen-
ti chimici (ossigeno, azoto, idrogeno e carbonio) presenti nell'amo
biente e costituenti fondamentali delle proteine. Secondo Stciner
questi quattro organi sono gli artefici della struttura delle protet'"
ne umane e svolgono quindi un ruolo fondamentale nella costitu·
zione e nella fisiologia dell'organismo.
Iniziamo dunque questo sudio partendo dallo scheletro dei
mammiferi . Scenderemo poi via via fin o allo sche1erro dei pe-
sci e cercheremo di mettere ciascuno dei quattrO organi fonda-
mentali in relazione con una parte dello scheletro dei diversi
animali per scoprire le connessioni simboliche che si manife-
stano ai diversi livelli di manifestazione del Tipo.

67
Lo scheletro dei mammiferi, pur neUe sue multiformi varia-
zioni, rivela tuttavia uno stile che si esprime fondamentalmente
nella tendenza alla divisione interno. La testa risulta più o
meno ben distinta dal torace e questo a sua volta dall 'addome
che si riduce alla colonna ve rteb rale (figura 22).

Fig. 22: scheletro di lepre (Lepus limidus) (do Owen, 1866).

Q uesta situazione costituisce l'immagine visibile deUa separa-


z.ione dci sistemi organici che avviene in vivo e può essere mes-
sa in evidenza dalla dissezione. l mammiferi , infa tti , si distin -
guono dagli altri vel1ebrari per lo sviluppo del diafr'Jmma, SCI·
to che separa la cavità toraci ca da queUa addominale e chiude
definitivamente le cavit à pleuriche con una lam in a di muscolo
striato soggeu o a controllo volontario (Rom er &. Parsons,
1986). Anche la colonna vel1cbralc mostra il suo più allo gra-
do di dI//eren1.ia1.ione con la ncna sepa razione delle regioni
cervicale, toracica, lombare, sacrale e caudale, costante in rutti
i gruppi. G li ani dei mammiferi, inoltre, rispetto a quelli degli
altri vertehrati, sono caratterizzati innanzitutro dalla rotazione
dei segmenti prossimali che garantisce all'omero e al femore di
muoversi, nell'andatura quadrupede, lungo lo stesso asse della
colonna vel1ebrale (HinchLiff &johnson, 1980)) e, in secondo
luogo, da una struttura più raffinata deUe ossa lunghe. Queste

68
risultano maggiormente differenziate con diafisi più sottili e
allungate (soprattutto negli animali di piccola mole) e epifisi
p iù arrotondat e e distinte d al resto dell 'osso (Rome r &
Parsons, 1986; Hinchliff & Johnson, 1980). Per quanto riguar-
da il cranio, i mammiferi , in generale, mostrano la già rilevata
riduzione delle mascell e rispetto alla volta , che risulta pi ù
espansa che negli altri ven ebrati, in relazione a un cervello più
sviluppato e mostrano inoltre la completa definizione di un
palato osseo secondario (preseme anche nei coccod rilli) che
separa completamente le vie respirato rie da quelle digestive
(Romer & Parsons, 1986). Anche i denti risultano aIrameme
differenziati (eterodomia ) e sono dotati di cusp idi e radici
multiple (Pough et al. , 1989).
Lo scheletro di lepre osservabile nella figura 22 mostra chia-
ramente una triarticolazione. Capo, torace e addome risultano
completamente separati. Nell'uomo questa triarticolazione si
accompagna alla più generale armonia di composizione delle
parti e inoltre a un ' architettura completamente centrata sulla
stazione eretta e sulla liberazione della mano dall'attività di
sostegno e di locomozione. Per la sua armonia di composizione,
lo scheletro umano è stato oggetto dei famosi scudi anatom ici
di Leonardo da Vinci e di Andrea Vesalio.
Separazione delle parti, divisione interna e triar/icolazione
costituiscono perciò le peculiarità struttu rali che caratterizza-
no l'immagine simbolica dello scheletro dei mammiferi. Possia-
mo dire che nello scheletro di questi animaU, queste peculiarità
strutturali divengono visibili.
O ccorre sottolineare che nei mammiferi viene raggiunto, in
generale, il più alto livello di organizzazione del co rpo rispet-
to agli alt ri venebrati. Questo fatt o riflette la condiz ione d i
com pleto sviluppo dei quattro organi principali: fegato, pol -
mone, rene e cuore. Tuttavia, la formazione del cuore, rispetto
a quella degli altri tre organi, assume panicolare rilevanza nei
mammiferi (e negli uccelli) perché , da un pumo di vis ta
qualitativo, quest'organo raggiunge il suo massimo (per citare

69
lo Sfesso te rmine usato da Saint Hilaire) in questi vertebrari
che, attraverso lo sviluppo di un serto interventn'colare comple-
to, possono separare, per [Una la lunghezza deUe camere caro
diache, il sa ngue venoso da quello arterioso (Romer &
Parsons, 1986) (vedi fi gure 23 e 24 ). Tra i rettili , solo i cocco-
drilli fo mlano un serro intervenlricolare completo. Tunavia, la
presenza di una piccola apertura (forame di Panizza) alla base
dei tronchi arteriosi impedisce, in questi animali , la separazio-
ne completa dei due tipi di sangue. Turti gli alt ri rettili non
completano la form'lzione del seno interoenlricolare nella re·
gione vicino agli atri (Nelsen, 1953).
La suddivisione del cuore per essere fu nzionale necessita ano
che di una riorganizzazione dei vasi, in modo che tutto il san-
gue venoso venga avviato ai polmoni e quello 3nerioso al capo

f,&.2J,
Schema
della
drcolavone
del sangue Fig. 24: Sezione del cuore
nell'uomo umano che mostra il sellO
(da C"y, interventricolare (da Gray,
1901). 1901).

70
e al resto del corpo. La dinamica di flusso del sangue gioca Ull
ruolo imponante nella morfogcncsi (normale e patologica) dci
cuore dei vertcbrati. Nel cuore di embrioni d i pollo. ad esem-
pio, intorno al tcrzo giorno. ha origine un movimento a spira-
le di due flussi sanguigni quando il sangue, proveniente da di·
verse sorgenti, dopo la fusione delle vene onfalomesenteriche
nel fegato , confluisce nel seno venoso, dove il flusso sinistro si
avvolge a spirale intorno al destro e descrive un ampio arco che
risuha fondamenta le nel determinare le proporzioni tra gli arri
Oaffee, 1977). I flussi sanguigni scorrOIlO quasi paralleli l' uno
ru('altro attraverso il singolo atrio e ventricolo, ma nel bulbo
arterioso (figura 25) i rapporti si invertono e il flusso destro si

FIg. 25,
Dinamica di
flusso del sangue
1-1-1- FS ncl cuorc di un
F'tI cmbrione di
pollo di J giorni.
FSflusso
sinistro; FD
flusso dcstro (da
Ia/fee, 1977).

avvolge a spirale intorno ru si nistro, in modo progressivamen-


te c rescente nel successivo corso dello svil uppo. Se il movi-
mento a spirale dci flussi sanguigni, descritto ru terzo giorno,
dovesse persistere, l'aorta rimarrebbe associata ru ventricolo
destro e verrebbe impedjto il movimento dell'aorta e della
polmona re verso la loro posizione normale. In questo modo si
produrrebbe ulla malformazione. Un movimento contra rio di
despiraliuazione invece, generato da complessi fatto ri dinamici
e favorito dall'incompleta chiusura del setto interatrirue a que-

71
sto stadio, riduce la tendenza esagerata alla spiralizzazione nel
bulbo arterioso, nei giorni successivi (ibid .). Fin daU'origine,
perciò. il sangue e il cuore risultano strettamente associati , da
un punto di vista dinamico, nell'onlogenesi dei verrebrati, e la
dinamica del flu sso sanguigno riveste un ruolo fondamentale
nel processo morfogenelico.
TI dizionario americano Webster definisce il cuore" un orga-
no muscolare che costituisce il mezzo di propulsione del san-
gue nel1 'organismo ... La ci rcolazione è sosten uta dall'alternarsi
delJa sua dilatazione e cont razione". In termini fisiologici "si
tratta di una definizione davvero accurata del muscolo cardia-
co. Questo risu1ta composto di celJule del tuno differenziate,
postmitotiche, attivate da fenomeni di depolariz.za'l.ione elettri -
ca. Le sue proprietà ritmiche permettono un'efficiente anività
di pompa: il ciclico riempimento-svuoramento muove il sangue
attraverso il sistema vascolare cosicché l'ossigeno e le sostanze
nutritive raggiungono i tessuti e le sostanze di scarto vengono
allontanate. I meccanismi di regolazione intrinseci, così come
il controllo esercitato dal sistema nervoso autonomo , permet-
tono al cuore di mantenere un flusso sanguigno adeguato in
un'ampia varietà di condizioni" (Ste.in, 1994). Da un punto di
vista fenomenologico simbolico basato sull'anatomia comparata
e sulla biologia evolutiva, il cuore risu1ta invece l'organo capace
primariamente di sepa rare le due circolazioni venosa e
arteriosa. Dai pesci ai mammiferi, infatti, assistiamo al progres-
sivo sviluppo del setto interventricolare. La chiu sura del
forame di P anizza nei mammiferi dà luogo alla completa chiu-
sura delle due parti del cuore e permette definitivamente alle
due circolazioni di restare separate. Questa separazione delle
due circolazioni risulta, perciò, da un punto di vista quali/alivo
e simbolico, l'essenza del1a morlologia del cuore. Esso non può
quindi venir ridotto al concetto di una pompa meccanica come
vorrebbero invece la fisiologia e la medicina.
Naturalmente gli organismi viventi necessitano per la loro
esistenza attiva del flusso di sostanze (afflusso e efflusso). Negli

72
animali l'aumento della mole corpo rea e della complessità di
organizzazione, infatti, è sempre in relazione a un perfeziona-
mento del sistema circolatorio (Romer & Parsons, 1986). In
particolare, le esigenze dell a locomozione terrestre e del volo
possono essere soddisfatte solo da organi circolalOri ben svi-
luppati . L'apparato cardioci rcolatorio risulta, nd suo comples-
so, un sistema dinamico per eccellenza. Aristotele, come ha
fano notare Prigogine (Prigogine, 1978), a proposito del movi-
mento in fisica, aveva distinto i processi dinamici (kinesis),
oggeuo della cinematica e della dinamica, da quelli di genera-
zione e corruzione (meJaholè) , oggi studiati dalla termodina·
mica. Anche nell'ambito del vivente, in effetti, ci troviamo di
fronte a organi, come il cuore e il rene (di o rigine
mesodermt'ca), che poss iedono p rop rietà p iù dinamiche e
regola/ive, legate al trasporto e alla diffusione, e a organi, come
il fegato e il polmone (di origine enJodermica), di valenza più
termodinamt'ca, legata alle reazioni chimiche e perciò al meta-
bolismo. Anche nel1a sua genesi, come è stato delto, il cuore
mostra immediatamente come l'elemento dinamico vi svolga
un ruolo cruciale. Nei mammiferi , la produzione metabolica di
calore (endotermia), che risulta un'importante novità di questo
gruppo di animali, e l'aumento della capacità di locomozione
vengono considerati , dagli stu diosi della/tlogenesi, caratteri
strenamente associati (Pough et al., 1989». L'attività muscola-
re può portare, durante la locomozione, a un aumento d i pro-
duzione di calore che supera di 10-15 volte quella del metabo-
lismo basale. Va osservato che i muscoli costituiscono una sor-
ta di ponte tra l'attività metabolica e quella dinamica. La loco-
mozione dei mammiferi , inolrre, è collegata con una se rie di
cambiamenti scheletrici peculiari. L'apparato circolato rio e
quello scheletrico di questa classe di verteb rau possiedono
perciò un rapporto fortemente basato sull'attività di movimen-
to, inteso ncl senso dinamico. Lo schel etro perfett amente
tripartito dei mammiferi , con la definizione della regione
toracica, separata da quella addominale, con gli arti perfezio-
nati e con il paJaro secondario ben sviluppato che separa a sua
volta le vie respiralOrie da quelle nutritive, costituisce l'imma-
gine vis.ibile della libertà di movimento di questi animaJi. Liber-
tà che è collegata con l'emancipazione dai vin coli del caJore
esterno dovuta all'endotcrmia e che si manifesta, come già det-
to, nella loro capacità di colonizzare ambienti molto diversifi-
cati e di produ rre comportamenti non-stereotipati e forme
avanzale di apprendimento.
La tendenza alla seI/azione e aUa divisione interna e il perfe-
zionamento dell 'organizzazione dinamica sono dunque due
caratteri peculiari, strerramente associati, che stanno alla base
della relazione tra il cuore, con la parte arteriosa completamen-
te separata da quella venosa, e la struttura generale dci mam-
miferi, che si rivela, come in un simbolo, nello stile del loro
scheletro. La relazione tra il cuore e lo scheletro nella sua tota-
lirà, nei mammiferi , con la sua divisione interna e la perfetta
triarticolazione, dovuta a un'architettura perfettamente dinami·
ca, può quindi essere interpretata come l'esp ressione della
struttura simbolica in opera a questo livello di manl/estazione
del Tipo. TaJe relazione può quindi veni r considerata una vera
e propria connessione simbolica.
Per connessione simbolica si intende dunque una connessio-
ne significativa, nel senso di jung, tra le parti o elementi che
entrano nella costituzione di un simbolo. E' la forza archetipale
della sJrullura simbolica che contiene in sé l'intima anicolazio-
ne tdeale propria del Tipo a creare nel mondo fenomenico, at-
traverso la sincroniciJà, quella particolare disposizione tra le
parti di un organismo vivente.
Prima di continuare può essere interessante dire quaJcosa di
più sul concetto di/orma che è strertamente collegato a quel-
lo di simbolo. James Hillman, nel suo splendido libro lA /OT7.l1
del carattere, usa la metafora del calzino di lana per spiegare ciò
che, attraverso i concetti di Identità e Diversità desc ritti da
Platone nel Solista, perdura nel divenire: "Prendiamo, per
esempio, il nostro paio di calzini di lana preferito. Si fa un

74
buco in un tallone, e noi lo rammendiamo. Poi si fa un buco al
posto dell'alluce, e rammendiamo anche qudlo. Rammenda
oggi, rammenda domani, alla fme sono più i rammendi della
lana originale e il nostro amato calzino è fatto di una lana com-
pletamente diversa. Eppure è sempre lo stesso calzino. In rela·
zione all'aspetto e in relazione al suo compagno inftlato nell'al-
tro piede, è sempre lo stesso calzino. I due calzini vanno a
spasso insieme, stanno ripiegati insieme nel cassetto; anzi, an-
che in relazione a se stesso, riguardo alla propria identità, si
tratta sempre dello stesso calzino, benché sia diverso. E qui i fi-
losofi possono rifarsi a Platone, applicando le idee archetipiche
di Identità e Diversità. 11 calzino è completamente diverso dal·
l'originale per quello che riguarda la lana , ma la sua/orma è
rimasta la stessa. Nonostante la radicale alterazione materiale,
il mio calzino non diventa mai un altro calzino. La fIlateria di
cui è fatto è diversa; la sua/orma è uguale. n (Hillman, 1999).
Quando parliamo di forma o di simbolo parliamo sempre di
qualcosa che perdura. Lo scheletro stesso dei vertebrati rappre-
senta una meta/ora del perdurare, non solo al d i là della mor-
te, ma ncl tumulto del divenire organico. E proprio sul perdu-
rare della/orma, quindi delle connessioni simboliche, si fonda
la possibilità di osservare, continuando nello svolgimento di
questo argomento, il rapporto che intercorre tra il rene e quella
parte del torace-addome dei rettili che chiude l'organismo in
una gabbia di coste, realizzando, in questo gesto di chiusura,la
simbolica deJl'individuavone. Questi animali tendono a isolBrsi,
a chiudersi in un interno che è anche un'interiorità psichica.
Questo processo si accenna anc he negli invertebrati, man
mano che dalle fo rme inferiori si sale verso i celomati, anima-
li dotati di una cavità piena di liquido e circondata da una
membrana mesodermica (Barnes et al. , 1988). Tali cavità che
compaiono nei vermi più evoluti (anellidi) hanno funzione di
scheletro idrostatico e permettono a questi animali una mago
gior libertà di movimento avvolgendo e contenendo gli organi
viscerali.
Lo stile deUo schdetro dei renili risuha più difficile da rico-
noscere rispetto a queUo dei mammiferi per le notevoli diffe-
renze all'interno del gruppo. Una tartaruga, un serpente e un
coccod rillo sono animali moho diversi tra loro. Tunavia se li
consideriamo soprattutto in rela-
zione a vertebrati inferiori come
gli anfibi (attuali) e i pesci, pos-
siamo notare immediatamenle
un carattere distintivo di grande
rilevanza simbolica , cioè la ten-
denza a sviluppare un torace do-
lato di cos le che lo circondano
(Walte r et aL , 1956). Queste, in
alcuni casi, come nei coccodrilli ,
raggiungono uno sterno. Inoltre
sono com uni coste addominali
(Neal & Rand , 1939). L'immagi-
ne offerta daUo scheletro di un
serpente (figura 26) risuha parti-
colarmente suggestiva. Le verte-
bre lombari si ritrovano, tra i
vertebrati inferiori ai mammiferi,
solo nei rettili. In particolare, nei
rettili primitivi, la presenza di Fig. 26: scheletro di
coste lombari dava origine a una serpente (Naija tripudians)
gabbia che si estendeva sino alla (da Owen, 1866)
regione sacrate e racchiudeva la
totalità degli o rgani viscerali. Si trattava di un vero e proprio
torace-addome avvolto di coste. Nei vertebrati, la cavilà del
corpo, il celoma di cui si è accennato prima a proposito degli
invertebrati, si sviluppa nei tessuti mesodermici ll . "Sebbene
delle piccole cavità celomaticbe possano compari re nei somiti
o nel tessuto da cui origina il rene, queste sono effimere per cui
il termine celoma, negli stadi più avanzati deU 'embrione e nel-
l'adulto, è riservato alle cavità che compaiono neUe parti più

76
laterali e ventrali del mesoderma, le piastre laterali." (Romcr &
Pa rsons, 1986).
Nei rettili (coccodrilli, alcune lucertole e serpenti) si raggiun-
ge un notevole grado di sviluppo delle cavità celomatiche, in
particolare si raggiunge " un a completa chiusura dei distretti
destinati ai polmoni , rispen o al restante celoma, per cui si de-
limitano le cavità pleuri che " (ibid.) . In tal modo "il celoma
pe rilOneale risulta costituito da quatt ro cavi tà: la cavit à
perica rdi ca, la cavità perito neale e due cavità pleu riche "
(G iavini, 1998). Come è già stato deno, l'inclusione degli orga-
ni ent ro cavità celomatiche, che avviene anche negli invertebra-
ti più organizzati, garantisce agli animali una ce rta libertà di
movimento, perché gli organi si trovano sospesi in spazi pieni
di liquido. La funzione del celoma è perciò quella di isolare gli
organi e proteggerli , in relazione alle va rie attività funzionali e
alle modificazioni di volume e di forma nei processi di accrescz~
mento. L'avvolgimento del tronco tramite le coste e la forma-
zione di celomi costituiscono quindi gesti formativi simili dal
punto di vista morfodinamico e mettono in evidenza una ten-
denza all' isolamento, osservabile anche nella caratteristica
corazza delle tartarughe. Si dice che sembra una tartaruga una
persona chiusa in se stessa e che tende a isolarsi.
Nei rettili non si trova mai un cuore capace di separare com-
pletamente il sangue arterioso da quello venosa. Tuttavia, ri-
spetto ai quattro orga ni principali , va osse rvato che , negli
amnio/i, di cui i rettili rappresentano la classe inferiore, ha luo-
go la definizione e il perfezionamento del rene. Da un puntO di
vista qualùativo, infatti , il rene dei rettili risulta un organo de-
finitivo (figu ra 27), anche se nei mammiferi esso si perfeziona,
sop rattutto in rappo rto allo sviluppo peculi are dell 'ansa di
Henle. Nella descrizione del rene dei verteb rati sono stati uti-
lizzati due gru ppi d i termini anatomici, che spesso vengono
confusi Ira loro: un gruppo si riferisce aU'ontogenesi e i tennini
pronefro, mesonefro e melonefra indi cano i diversi tipi di rene
che si succedono nel corso dello sviluppo embrionale degli

77
Fig. 27: Regioni dei
' ::'''';= nelTotomi (piccoli blocchi
melamerici di tessuto
renale embrionale) in
uno schema di embrione
di amnioti con
sovrapposta lo regione in
CUI Il angma
['opù/onelro degli
anamni adulti (da Potlgh
el a/., 1989)

amnioti; l'altro gruppo, coi termini %ne/To (ipO[c tico),


opistone!TQ (anamm) e melone/To (amniotI), si riferisce invece
alla disposizione, al drenaggio e aDa strutfUrn imema del rene
eli diversi tipi di vertebrati adulti (Pough et al., 1989). Dal pun·
to di vista ontogenetico c, si presume , filogenetico, i rubuli
cenali primitivi avevano disposizione segmemale e si aprivano
nella cavità celomatica con aperture dotate di ciglia e con la
funzione di drenare il liquido, di origine intersriziale, contenu-
to nel ce/orna, e di convogliarlo, anraverso i dotti archincfrici,
fino aUa regione dell'ano, dove l'urina veniva espulsa all'ester-
no ObidJ. Nel corso dell'evo/uvone del rene, i tubuli si associa-
rono sempre più alle reti capiUari e le sostanze di rifiuto inizia-
rono a passare direttamente dal sangue ai tubuli stessi, fino allo
stadio corrispondente alla fase deUo sviluppo embrionale del
merone/ta, quando il sistema diventò più efficiente e, insieme
all'aumento del numero di tubuli in ogni regione del rene,
scomparvero i collegamenti aperti col celoma (ibid.). ln segui-
to, con lo sviluppo del melane/ro degli ammo/i, i tubuli aumen-
tarono di numero, divennero ulteriormeme compattati e ac-
quisirono un nuovo meccanismo di drenaggio, attraverso
un'estroflessione della cloaca, capace di concemrare l'urina
(ibid .). La separazione tra le vie urinarie e quelle genitali ,

78
morfologicamente associate per il loro tipo di sviluppo e per
l'uso di dotti comuni, raggiunge il suo grado massimo nei mam-
miferi (Romer & Parsons, 1986), che mostrano una struttura dcl
rene più organizzata e capace di realizzare un intervallo delle
concentrazioni urinarie eccezionalmente dinamico (Pough et al.,
1989). Essi incorporano anche definitivamente la vescica nd si-
stema urinario (eccetto i monotremi), separandolo dall'intestino.
Infatti, in questi animali non è più necessario che l' urina per
raggiungere la vescica anraversi la cloaca (Rome r & Parsons,
1986). Tuttavia il metanefro, nella sua essenza, in quanto novità
degli amnio/i, si rit rova primordio/mente nei rettili.
Un'altra novità, che rappresenta un alt rettanto importante
caranere diagnostico che distingue i rettili dagli anfibi, è costi-
tuita dal cosiddetto uovo amniote (ibid .). A differenza degli
anfibi, i rettili depongono le uova sulla terra: "Questo tipo di
uovo è simile a quello, a noi moho familiare, degli uccelli loro
discendenti. La presenza di un guscio offre la p rotezione e un
grande tuorlo fornisce tutte le sostanze nutritive necessarie allo
sviluppo dell'embrione. n piccolo rettile, diversamente dal gi-
rino, può schiudere, quando ha raggiun ta una d iscreta dimen-
sione, come replica in miniatura dell'aduJto... " (ibid.). La fase
larvale degli anfibi, con la sua esistenza acquatica, scompare e
avviene, per così di re, all'interno dell'uovo, che crea dentro di
sé uno spazio pieno di fluido , " una repuca in min iatura delle
raccohe di acque ancestrali " (ibid.). Questo ambiente Hquido
è circondato dall'amnios, una membrana interna , che dà jJ
nome a questo tipo di uovo. Inoltre sono presenti altre due
membrane: quella più esterna (corion) si avvolge alla superficie
interna del guscio e avvolge il tuorlo e l'embrione , l'a ltra
(allantoide) costiw isce un organo per gH scambi gassosi con
l'ambiente esterno attraverso il guscio poroso dell'uovo.
Il gesto formativo fondamentale dei rettili che si esprime
innanz itutto nello sv il uppo del sistema urogenitale, col
meJanefro e l'uovo amniote, è in relazione con la loro esistenza
nell 'ambiente aereo della terra. Il perfezionamento dell 'omco-

79
stasi, cioè della capacità di creare e mantenere costante ,'am-
biente interno del corpo,liberandosi dai vincoli dell'aria atmo-
sferica secca con i suoi pericoli di disidratazione e conseguen-
te aumento della concentrazione salina e soprattutto di azmo
catabolico nei liquid i corporei, rappresenta un gesto di isola-
mento, cioè di delimitazione di uno spazio interiore. Nella
struttura generale degli amnioti questo gesto è osservabile nel-
l'elevato sviluppo delle cavità celomatiche e del sistema
tegumentario, così diverso da quello degli altri tetrapodi. L'epi-
dennide con le tipiche squame forni sce uno strato di isolamen-
to importante per evitare la perdita di acqua, diversamente che
negli anfibi , dove la pelle risulta penneabile all'acqua e costi-
tuisce un importantissimo organo respiratorio. RispettO a quel-
la degli uccelli e dei mammiferi , che è termoisolante e costitu-
isce, insieme alla produzione metabolica di calore, l'altro fon -
damentale fattore per la tennoregolazione, la pelle dei rettili
fornisce un isowmento peculiare contro la disidratazione. Tut-
tavia, come è già stato rilevato, è nello stile dello scheletro che
si rivela simbolicamente la relazione mor/odinamica tra il rene
di questi animali e la struttura generale del corpo. Infatti, nella
tendenza a chiudere il tronco att raverso un sistema di coste
ben sviluppate che a volte raggiungono lo sterno (associate con
una muscolatura complessa che avvolge e protegge i visceri), è
visibile in immagine il gesto di delimitazione di un ambiente
interno, che in alcuni casi, come nei serpenti con la ripetizione
innumerevole delle coste, e nelle tartarughe con il loro schele-
tro dermico inconfondibile, risulta caratte rizzato in modo ad-
dirittura caricaturale.
Da quanto è stato fi nora espos to, risulta chiaro che per
mor/ologia non si intende qui una scienza puramente descrit-
tiva, cioè "l'esame delle parti esterne di un organismo" oppure
"la descrizione di ogni caratteristi ca della/orma animale"
(Gegenbaur, 1876). Per Gegenbaur, ad esempio, la mor/ologia
deve essere considerata una parte deUa/isi%gùl, "perché la
forma è certamente una/unzione della materia" (ibid.). Nella

80
prospettiva di questo scritto, invece, la morf%gia deve essere
inlesa innanzi tutto come una scienza simbolica, completamen-
te fondata sul1a fenomenologia, nd senso precedentemente
indicato. Essa non disdegna lafisi% gia, come risulta chiaro
dagli esempi fi nora esposti, ma cerca soprattutto di portare alla
luce le rciazioni più profonde tra le pani degli organismi, fino
a scoprire quel particolare tipo di connessioni che ho chiamato
connessioni simboliche.
Gli anfibi possiedono uno schdetro il cui stile risulta domi-
nato dagU arti. Le rane e i rospi (anu rO mostrano questo fatto
quasi come in una caricatura (figura 28). Anche in questa c1as·
se di vertebrati esiste una notevole varictà, in particolare esiste
un gruppo di animali vermiformi, senza arti (gimnofiom). inol-
tre, va messo in evidenza che, da un punto di vistafi/ogenetico,
gli ordini viventi si sono allontanati moho dagli antichi anfibi
labirinlodonti che vengono consi-
derati come le fo rme primordiali.
Tuttavia , da un punto di vista
morfodinamico, sono interessanti
in particolare quei caratteri che
raggi ungo no , all' interno dci
gru ppo, un ceno grado di mani·
festazione. Nel1e rane e nei rospi,
appunto, gli ani, che rappresen-
tano la peculiarità dei teirapodi,
raggiungono un massimo. G li ano
fibi viventi presentano, rispetto a
quelli estinti, uno scheletro molto
ridotto, con perdita di ossa , spe-
cie nel cranio (Romer &. Parsons,
1986). La colonna verrebrale
manca di verteb re lombari, inol-
tre , Ic costc risultano semp re ri-
Fig. 28: scheletro di rana dotte e non raggiungono mai lo
(da Owen, 1866). sterno. Ad cccezione di quclle

81
sacrali , nella maggioranza delle rane e dei rospi, esse mancano
completamente Obid.L Nelle salamandre (urodelzì le coste
sono presenti, ma sono moho brevi e risultano meglio svilup-
pate nei gimnofion i Obid .). Le cinture, soprattutto quella
pdvica, risuhano strettamente associate alla colo nna
vertebrale, mettendo, in questo modo, ben in evidenza una ne-
cessità st rutturale legata allo sviluppo di arti robusti necessa ri
al sostegno del peso corporeo nell 'ambiente terrestre, dove la
gravilà non è più controbilanciata dall'acqua. Lo sterno, inol ·
tre, si ritrova, tra i vertebrati inferiori ai renili, solo negli anfibi
(Waher & Saylcs , 19.56). Anche nell a regione pelvica questo
gruppo di animali presenta una peculiarità. Infaui , al posto
delle due placche ossee ventrali tipiche dei pesci, gli anfibi
sono dotati di tre ossa pari che costitui scono le cinture
pelviche di {Uni i tetrapodi: il pube, l'ischio e l'ileo (Pough et
al , 1989). Per quanto riguarda gli arti, negli anfibi si manifesta
chiaramente la struttura fondamentale dei tetrapodi (figura 28) ,
con la sequenza omero/ femore, radio·ulnaltibia-fibula, mano!
piede; questi ultimi ulteriormente divisi in tre parti: ca rpo/
tarso, metacarpali/ met at arsali , dita con falangi (Rom er &
Parsons, 1986). Negli anfibi vivemi sono in genere presenti
solo quanro dita nella mano. Alcuni anfibi, come gli urode/i,
mostrano un tipo di movimento ondulato rio coordinato del
tronco e dell a coda che ricorda quello dei pesci. Rispetto al
salto, che costituisce la specialità degli anuri, il movimento
delle salamandre risulta continuo. Questi due tipi di movimen-
to continuo e discontinuo sono polari e l'auo dd ca mmin are
rappresen ta una condizione intermedia che coniuga un movi-
mento discontinuo con uno continuo, garantito dalla coordina-
zione degli arti . Qucsw modalità di locomozione trova il suo
coronamento nei mammiferi, nei quali il ginocchio è volto in
avanti, mentre il gomito gua rda all'indietro e si accosta al co ro
po (ibid.). L'immagine nOIa a tutti di un cavallo che corre illu·
stra chiaramente questo tipo di movimento. Anche ncl nuoto,
gli anuri, a differenza di urode/i e gimnofioni che nuotano

82
come i pesci, facendo scorrere un'onda sinuosa lungo il corpo,
nuotano in modo discontinuo con spinte simultanee degli arti
posteriori (Pough et al. , 1989). Riassumendo, le forze che par·
tecipano alla formazione del corpo degli anfibi sono legate con
la resistenza alla spinta verso il basso della gravilà (ibidJ. Nei
pesci, a causa della loro vita nell'acqua, la resistenza alla gravi-
tà, per quanto riguarda lo scheletro, risulta meno importante e
sono prevalenti le esigenze della locomozione (ibid.). Lo sche·
letro ben ossifìauo, lo sviluppo degli ani e la connessione delle
cinture con la colonna vertebrale vanno perciò osservati in rap-
portO alla gravità terrestre.
Il polmone costituisce l'organo caratteristico dei teJrapodi
che possiedono anche, per la prima volta, una laringe vera.
L'aumento di complersità di questo organo (figu ra 29) è in rc-
lazione ano sviluppo di setti, che raggiunge il suo grado massi·
ma nei mammireri , per una fine suddivùione della cavità

Fig. 29: sezioni che moslrano gli sladi di sviluppo del polmone
nella filogenesi dei vertebrati: 1 giovane salamandra, 2
tartaruga,3 uomo, 4 bronchiolo di polmone umano
fortemente ingrandito (da Hertwig. 1931).

polmonare. Si realizza così, nei mammiferi, un aumento della


superficie di scambio respiratorio in rapporto con la maggio·
re attività dinamica di questi animali (Romer & Parsons, 1986).

8J
Negli anfibi , tuttavia, il polmone risulta definilo per la prima
volta nella sua essenza d i organo della vita terrestre, dmaro di
dotti bronchiali e di alveoli che ne costituiscono le struttu re
fondamentali . Sebbene i polmoni siano svil uppati in modo
caratteristico nei tetrapodi, tuttavia, sono presenti in una for-
ma moho semplice nei dipnoi (pesci polmonati), nei quali co-
esistono con le branchie e risultano altrettanto importanti per
l'attivilà respiratoria. l polmoni mostrano una relazione di fO-
miglianza con le branchie rispetto alla fu nzione (ana logia ) e
con la vescica natatoria, p rcscme in alcuni osteiui, rispeno al-
l'origine strutturale (om%gia). Le brdnchie hanno una fun -
zione fondamentalmente respira[Qria , mentre la vescica
natatoria costituisce un corpo galleggiante imerno. Essa per-
mette ai pesci che la possiedono di salire e scendere nell'acqua,
aruaverso la regolazione del suo riempimento d i gas.
Da un pumo di vista morfodina1llico, il polmone è in relazio-
ne con lo sviluppo degli arti . ella figura 30 si può osservare il

~::;::" 1
· Sii. ~(bl
u~
Fig. 30: il pesce polmonato Neoceratodl/J che cammino sul
fondo del mare (do J Iinch"lf & }ohnson, 1980).

84
pesce polmonato Neoceratodus che cammina sul fondo del
ma re (a) in avanti , (b ) in dietro e (c) l'a nimale a riposo
(Hinchliff &Johnson, 1980). Vi è in questi pesci un accenno al
movimento discontinuo che risulta simbolicamente in relazione
alla presenza di un polmone primitivo. Rispetto al nuoto dei
pesci, il camminare dci tetrapodi inferio ri risulta, come già
detto, un movimento discontinuo. Nei tetrapodi, gli arti hanno
innanzituno il compito di sostenere il peso del corpo e la strut-
tura generale di questi animali risulta dominata dalla necessi-
tà d i superare la gravità terrestre. I pesci , invece, sono puro
movimento. La relazione del polmone con la gravità risulta
evidente se si considera , da un lato , l'omologia del polmone
con la vescica natatoria e se, dall 'altro, si osservano le trasfor-
mazioni dell 'apparato respi ratorio di alcuni anfibi . I polmoni,
infatti, quando sono ben sviluppati funz ionano come organi
idrostatici e le salama ndre (urodelt) che vivono nei ruscelli di
montagna, dove è frequentemente necessario nasconde~i sotto
le rocce per evitare la corrente, non possiedono mai polmoni
cosi sviluppati come le t.ipiche salamandre degli stagni (Noble,
1931). La riduzione dei polmoni è correlata con un aumento
della respirazione cutanea, tipica degli anfibi (per una maggior
vascolarizzazione dell'epidermide che rimane sottile sopra la
rete dei capillari), e di quella buccojanngea (ibid.) . Da un pun-
to di vista morjodinamico, inoltre, risulta interessante la corre-
lazione tra perdita degli arti e riduzione del numero dei polmo-
ni (in genere spiegata come adauamento aU'allungamento del
corpo) che si osserva nei gimnojioni, nella maggior pa rte dei
serpenti (ibid .) e in alcune lucerrole prive di arri (Romer &
Parsons, 1986). In questi animali si sviluppa, infatti, un solo
polmone, di norma il destro.
Le salamand re possiedono ancora una locomozione ondula-
toria continua e sono gli unici venebrati al d i sopra dei pesci
(sop rattutto le salamandre pletodontidz') che possono fare a
meno dei polmoni (Noble, 193 1). Anche la metamorjosi dall a
laNa acquatica alla forma terrestre, negli urodeli, rappresenta
un evento moho meno drammatico che negli anun', tanto che.
superficialmente, i giovani urode/i prima della metamorfori
risultano simili nell'apparenza alle fanne me/amorforate più vec-
chie (Fax, 1983). Inohre, tra le salamandre, vi sono molti generi
neotenici, che ritengono, cioè, una varietà di ca ratteristiche
larvali durante l'intera esistenza (ibid.). G li annoni tiroidei gio-
cano un ruolo fonda mentale nella metamorfosi degli anfibi e
l'iniezione dell'onnone triiodotironina nelle tarve di anun'produ-
ce un netto aumento del peso del polmone e una diminuzione di
quello delle strutrure branchiali imeme (ibid.), fatto che, senza
dubbio, mette la ghiandola tiroide, produttrice di questo anno.
ne, in un particolare rapporto con lo sviluppo del polmone.
Il gesto formativo degli anfibi, osservabile soprattutto negli
anuri, risulta quindi in relazione con la controspinta necessaria
per superare la gravità terrestre nel ror/egno del corpo fuori
dell'acqua e nel movimento discontinuo. Tale gesto è riconosci-
bile nella struttura generale e in particolare nello scheletro di
questi animali, nei quali , al momento della me/amorfori, ta co·
lonna vertebrale, le cint ure petto rale e pelvica e gli arti si
rimodellano, in rapporto alle esigenze locomotorie dell'ambien-
te terrestre (H oudry & Beaumonc, 1985). Il polmone, simile
alle branchie per la funzione e alla vescica nalatoria per l'origi-
ne anatomica, collegato inoltre agli arti in senso morfodinamico
e simbolico, rappresema una sorta di organo gravi/azionale, con
il quale si esprime, in generale, una tendenza a liberarsi dal
peso. Questa tendenza è implicita sia nella funzione d i galleg-
giamento della vescica naratoria che in quella di ercrezione
dell 'anidride carbonica tipica delle branchie e dei polmoni. li
carbonio, infatti, è un elememo chimico tipicamente terrestre.
Si pensi alle sue forme cristalline allotropiche come ca rbone,
diamante e grafite. Esso è inoltre l'elemento fondamentale che
entra nella composizione delle sostanze organiche che com-
pongono gli organismi viventi e che stanno all a base della vit a
biologica, come le proteine, i grassi e i carboidrati.
Inoltre è interessan te osservare che, negli anfibi, esiste in

86
generale una notevole labilità mor[ogenelico di varie parti coro
poree che era nota ai ferol%gi del passato. Se, sul piano del·
la variab il ità fisiologica a livello di /axa , troviamo molte
modificazioni soprattutto in relazione allo sviluppo dei polmo·
ni (con o senza diminuzione degli arti) , sul piano della variabi·
lità tera/%gica a livello individua/e, è meritevole di nQ[a la fa·
cilità con cui gli arti di questi animali possono duplicarsi o molo
tip/icarsi CReichenbach · K.linke & Elkan , 1965).
Lo scheletro dei pesci, come è stato accennato, si modella
soprattuno in funzi one della /ocomo7.ione, in quanto l'acqua
risolve in gran parte il problema della resistenza alla gravità. Lo
scheletro di un teleosteo (figura 30, il cui stile può considera r·
si rapp resentativo per i pesci, serve a mettere in luce la preva·
lenza dell a colonna ve rt ebrale nella determinazione d ell a

Fig. J I: scheletro di te/eos/eo (Godus oeg/e/inus)


(da Owen, 1866).

morf%gia di questo gruppo di anim ali. Essa cost itui sce la


struttura assia/e del corpo e rappresemail carattere distintivo
dei verrebrati, nel cui sviluppo, l'asse primordiale o noJocorda
viene generalm enle sostituito dalle vertebre (Po ugh et aL ,
1989). Tuttavia, non in tutti i vertebrati inferiori ha luogo il
processo di ossifico1.ione dello scheletro. T fa i pesci, i condroiui
(squali, razze, chimere) form ano un endoscheletro cartilagineo
che non giunge mai a ossificazione. G li osteiui, eli cui i teleostci

87
(la maggior parte dei pesci a noi familiari) rappresentano un
gruppo avanzato, sviluppano invece uno schelet ro ben
ossifica[Q con una colonna vertebrale flessibile , ma robusta.
Entrambi questi tipi di pesci sono gnatostomi (figura 5), cioè
dotati di masceUe. In particolare, questi animali (dai pesci ai
mammiferi) fonnano un'arcata mandibolarc, sudclivisa in ma-
sceUa superio re e manclibola (masceUa inferiore) e possono, a
diffe renza degli agnati Oamprede e missine) che sono sempli.
ci succhia/ori, catturare prede e compiere con la bocca opera-
zioni complesse (Cockrum & McCauley, 1965 ). La colonna
venebrale e le masceUe rappresentano quindi , nei pesci, strut·
ture strettamente collegate col movimento. Pur possedendo
pinne pari (ptengl), queste non esercitano un ruolo preminente
nella propul sione, ma rappresentano soprattutto strutture di
direzione e cli stabilizzazione dd nuoto, che si realizza attraver·
so le contrazioni sequenziali della muscolarura lungo un lato
del corpo e il rilassamento simultaneo
di quella del lato opposto. In questo
modo, una porzione del corpo si curva
momentaneamente e la curvatura si
propaga lungo il corpo. Qua ndo si
muove, perciò, un pesce oscilla da lato
a lato iPough et al. , 1989). La figura 32
mostra un pesce durante il nuoto, visto
dal dorso. Nei pesci permane una visi-
bile segme ntazion e assiale della ,
muscolatura, che riflette la me/ameria
dei somiti dell 'embrione (ibid.). L'ac-
,
coppiamento tra muscoli e articolazioni
deUa colonna venebrale rappresenta la
struttura di base del nuoto dei pesci. La F,g.32.-
colon na oppone resistenza all 'acco r- ondulazioni nel
ciamento del corpo durante i movimen- movimento dei
ti di ondulazione laterale mantenendo, pesci (da Romer& 1
ruttavia, la flessibilità, per cui non può Parsons, 1986).

8B
essere formata solo da verteb re mineralizzate rigide. Tra verte-
b ra e ven:ebl1!., infa rti , si sviluppano delle stru[[ure di tessuto
conneuivo, per lo più fib rocartilagineo, formate da residui di
notocorda (che nei mammiferi costituiscono pan:e dei dischi
interven:ebrali). Queste fo rmazioni sono responsabili della fles -
sibilità della colonna ven:ebrale. L'a rticolazione tra due verte·
bre consecutive costituisce, perciò, l'elemento primordiale del
movimento nei ven:ebrati e rapp resema perciò l'articolazione
archeJipica (fi gura 33).

Fig. 33: Vertebre di storione, a sinistra e di


carpione, a destra (da Hertw ig. 193 1).

Tra i quattro organi fondamentali, il fegato è il primo a defi·


nirsi nei verrebrari. Le lamp rede (agna tt) possiedono un fega.
to istologicamente simile a quello dei vertebrati gnatostomi,
turtavia per la sua sede (intestino medio), vascolarizzazione e
modo di origine viene, in genere, considerato omologo al cieco
epatico dei cordati inferiori (anfiosso) che sono caratte rizzati
dalla persistenza della notoco rda (Coc kru m & McCauley,
1965). Il cieco epatico dclJ'anfiosso secerne enzimi, ma non
sembra sia capace di assolvere fu nzioni metaboliche (Romer &
Parsons , 1986). Esso va quindi considel1!.to come una ghiando-
ia esocrina . Le variazioni di forma del fegato , nei verrebrati,
non hanno molto interesse, ma risuJta fondamentale, nella sua

89
definizione strullu rale e funzionalc, l'organizzazionc delle
suc cellule c dci suoi vasi (Romer & Parsons, 1986). Nell e
lamprede e nei pesci il (egalo diviene ist%gicamente una strul-
IUra complicala, consistente di hlmine cellulari anastomizzate
separale e anmvers:lIe da canali occupati da sinusoidi (Fiinge
& G rove, 1979). Nella figura 34 sono mostrate due piccole

Fig. 34: due piccole


paTii, ingrandite,
di /obuli epatici
(da RomeT&
PaTsons, 1986).
b

pani, ingrandile, di lobuli epatici formati da lamine ccUul ari :


(a) di vertebrato inferiore, con due strat i di cel lule e (b) di
mammifero, con un solo strato e suddivisione più fine (Romer
& Parsons, 1986), I canali, in vivo, cont engono i si nusoidi.
Negli squali , il fegato può ave re anche funzione di galleg-
giamento per il suo alto contenuto di olio. Tutt avia, la fun zio-
ne più importalllc di qucst 'organo è qucUa metabolica. In ef-
felti, il fegato si definisce pienamente nei pesci gnatostomi,
che perfezionano il movimento del nuoto <Colonn a vcrtcbralc)
e svilu ppano quello dcII a mastica7.ione (mascelle). Va rileva-
to che, in questi ve rtebrat i, l'arti colaz ione dclla mandibola
con il cranio avvie ne attraverso pezzi schdet rici del secondo
arco branchiale, in particolare l'osso iomand ibolare (Giavini ,
1989). Negli anfibi , l'iomandibolare si svincola c viene inglo-
bato nell'orecchio medio come ossicino dcU'udito {columclla
o staffa ). Nei mamm iferi , la riduzione dcUe ossa della mandi-
bola al solo dentale è seguita dall 'incorporazione del quadra-
to (incudine) e dell'anicolare (martello) nella cavità dcU 'orec-
chio medio Ob icl .), per cui l'apparato uditivo si scpara

90
definitivamente da quello masticatorio, legato soprattutto alla
nutrizione.
Nel fegato si raccoglie e si organizza la funzione metabolica,
che sta aUa base dei processi di trasformazione di tuni gli orga·
nismi viventi . Come è stato osse rvato p recedentemente la
metabolè e la kinesis sono due aspetti del divenire della natura ,
di ciò che, più modernamente, chiamiamo processi. Negli orga-
nismi semplici, il movimento e il metabolismo risuh ano st retta-
mente associati. Nella separazione deUe funzioni che avviene
nel processo di differenziazione degli organismi più complessi,
il fega to si sviluppa e si definisce in relazione alla struttura dei
ven ebrati gnatostomi. La struttura dinamica di questi animali
raggiunge il suo massimo g rado nei mammiferi , che, con
l'endotermia elevano la loro capacità di regolazione interna e si
liberano dai vincoli deU 'ambiente. l rettili, pur o rganizzando
un ambiente interno, restano neUa loro forma chiusa vincolati
dal calore, che controllano p revalentemente co n stereoti pi
comportamentali adeguati (ectotermia) . Gli anfibi stanno di
fronte ai vincoli dell'atmosfera e della gravità te rrest re, che ten-
dono a disidratarli e a inchiodarli al suolo. I pesci sono, per
così dire, tutt' uno con l'ambiente acqueo in cui vivono immer-
si. L'acqua , aUeviandoli daUa gravità terrestre e dagli auriti
connessi ad essa, permette loro una locomozione con "onde
sinuose del corpo" (Pough et al., 1989), che abbiamo definito
come un moro continuo. In termini e ne rgetici, si dice che "il
nuoto costa meno del volo e quest' ultimo della corsa n (ibidJ.
In senso più qualùativo, il movimento dei pesci appartiene alla
natura più infima dell 'acqua e aUe sue onde. li fegato, come
organo metabolico, esiste dunque in relazione con questo tipo
di movimento.
TI gesto formativo dei pesci, quindi , va visto come risposta
alla natura ondulatoria dell'acqua . Dal punto di vista
fIlorfodinamico e simbolico, il fegato può essere posto in rela-
zione, innanzitutlo, con la colonna vertebrale e in particolare
con le articolazioni tra vertebre successive. L'articolazione tra

'I
~

due vertebre presema un caratte re archetipico. Insieme alla


muscolarura metamcrù;a e al disco inrcrvcrtebrale coi suoi resi-
dui di norocorda, infani , questa articolazione costituisce una
sorta di unità dinamica tipica dei vertebrati. Essa sta alla base del
movimento ondu!tJtorio continuo tipico dei pesci (figura 32),
In queste considerazioni si è tentato, come ipotesi di lavoro,
di ca ratterizza re i gesti /ormativi fondamentali che stanno alla
base delle relazioni morfodinamiche e simboliche tra i principali
organi interni e la strurtura generale del corpo nei vcrtebrati,
con particola re riferimento al loro scheletro. Lo schema della
figura 35 mostra, in fo rm a schematica,le principali connessio-
ni simboliche che risultano da quanto è stato detto:

ORGANO SCHELETRO DINAMICA

PESCI fegato colonna movimento continuo


verteb rale ondulatorio

sollevamenro,
ANFIBI polmone arti movimento
discontinuo

avvolgimenro,
RETTILI rene Ironco, coste definizione di spazi
interni

scheletro nella
sua totalità, con d ivisione e senazion
MAMMIFERI cuo re la definiliva attività dinamica
d ivisione in testa, complessa e articola!
torace e addome

Naturalmente, se si mette a fuoco, come fenomeno primario,


lo sviluppo dei quattro organi fondamenrali , in ogn uno dei

92
quali si riassume, per così dire, l'essenza del gesto formativo di
un gruppo di vertebrati, l'indagine sulle relazioni morfodina-
miche, oltre che ai compone nti strutturali più generali dello
scheletro, può venire es tesa anche a molte altre parti. Le
articolazioni dei gomiti e delle ginocchia, ad esempio, appaiono
contempof'dIleamente allo sviluppo del polmone. La possibilità
di costruire mappe morfodinamiche, fondare sull a pura
fenomenologia e indipendentemente da analisi causa/i, risuJra
perciò un progetto affascinante e può costituire un imeressame
approccio semeiotico alla morf%gia del corpo umano.
Come è stato detto, gli uccelli non sono stati presi in consi-
d erazione in questo scritto a ca usa d ell a loro deviazione
filogenetica. Come ha fano notare Romer, gli uccelli hanno
sviluppato il volo e i mammiferi il cervello. Pur possedendo
un'organizzazione molto elevata, infatti, gli uccelli non sono in
grado di produrre comportamenti non-stereotipati e fo rme di
apprendimento paragonabili a quelle dei mammiferi. Conside-
razioni comparative suIJ'encefalo dei verrebrati mettono in evi-
denza, dagli agnati ai mammiferi, un progressivo sviluppo de-
gli emisferi cerebrali che da semplici aree per la percezione
olfattiva diventano sempre più importanti per l'integrazione
degli stimoli sensitivi. In generale si ritiene (Romer & Parsons,
1986) che, nei vertebrati inferiori, importanti centri associati-
vi si siano sviluppati nella regione ante ri ore del t ronco
encefaJjco in rapporto con l'occhio, nel cerve1Jeno in rappor-
[Q con il sistema acustico-laterale e nel telencefalo (emisferi
cerebrali) in rapporto con l'olfano. L'area acustico-laterale del
midollo allungato, in particolare, è molto importante nei pesci
e ad essa giungono le sensazioni di equilibrio provenienti dal-
l'orecchio interno (la parte più antica dell'orecchio) e quelle
inviate dagli organi della linea laterale (che ri spo ndono alle
onde o alle modificazioni dinamiche de1J'acqua). Al di sopra di
questa area si sviluppa il cervelletto. T ca i tipi di stimoli
sensirivi che sono in relazione all 'encefalo dei vertebrari infe-
riori, risultano particolarmente interessanti , evolutivamente, le

93
vibrazioni sùmiche (Narine, 1995), coinvohe nella comuni ca-
zione degli anfibi (anurr). Queste, attraverso l'orecchio medio
che rappresenta una novità evolutiva dei tetrapodi , e attraverso
il polmone , giungono, da due parti opposte, alla mem brana
timpanica. La sensibilità a questO tipo di vibrazioni ha sede nd
sacculo dell 'orecchio interno che, per la sua sensibilità ai suoni
di bassa frequenza UnfrasuonO, costituisce il sismografo di que-
sti animali. Inolt re, in alcuni urodeli ed anuri, le vibrazioni del
suolo possono venir trasmesse all'orecchio interno anche attra-
verso gli arti e il muscolo opercolare (Romer & Parsons, 1986).
Nella figura 36 è mostrato, in forma schematizzata, un encefalo


o , •
v , ,,
u , •
,
A

Fig. 36: 1 prosencefa/o, 2 mesencefalo, 3 romboence/alo:


O cervello olfauivo, V cervello visivo, U cervello uditivo;
4 telencefalo, 5 diencefalo, 6 me/encefalo, 7 mielencefalo,
8 vescicole oUiche, 9 emisferi cerebrali e ventricoli lateralt;
lO cavità del ten.o ventricolo, Il acquedotto,
12 cavzlà del [ V ventricolo (da Giavini, 1989).

p rimitivo di vertebrato allo stadio di tre (A) e di cinque (B)


vescicole. Nei mammiferi l'area corticale grigia enormemente
espansa degli emisferi (neopall io) d iviene il centro di associa-
zione dominante, mentre nei rettm , come negli uccelli, domi-

94
nano i nuclei della base e in questi ultimi , in panicolare , l'iper-
striato, una struttura interna situata dorsalmente al corpo stria-
tO (ibid.). Nei vertebrati inferiori (pesci e anfibi) acquista gran-
d e importanza un centro di coo rdin azione nel tetto del
mesencefalo, in cui sono sit uati i principali centri visivi e che
nei renili e negli uccelli risulta ancora prominente (ibid.) . Il
cervello degli uccelli è stato desc ritto come un cervello-occhio
(Walter & Sayles, 1956), menlre quello dei mammiferi semb ra
più corrdato, nella sua filogenesi, all 'integrazione degli stimoli
uditivi (Pough et al. , 1989). Si pensi alla rdazione tra la perce-
zione de1 linguaggio e lo sviluppo filogenetico e onlogenetico
dell 'encefalo umano. Gli uccelli sono stati definiti da Romer
rettili glorificali e per molti aspetti non differiscono molto dal
ceppo comune dei rettili , pur venendo indusi in una cl asse
distinta (Romer & Parsons, 1986).
Con quanto è stato detto, si è cercato di mostrare che, ad
ogni livello di mantfestazione del Tipo , osservando le cose in
un'ottica fenomenologica e simbolica, può essere riconosci uta
in opera una struUura simbolica caraueristica di ogni gruppo.
E ' stat o detto precedentemente c he i dive rsi gruppi d i
vertebrati presi in considerazione (pesci , anfibi, rertili e mam-
miferi) non possono essere messi tra lo ro in una relazione di
metamorfosi. Questa categoria tipicamente goethiana è invece
in gioco all'interno di ogni singolo gruppo. Si può infatti a ben
diritto comparare un leone con un cervO come ha fatto lo stesso
Goethe: "Mai avvenne, infarti, che animale a cui tutti i denti!
Recingano la mascella superiore avesse un corno in fronte"'.
Non appare invece sensata la comparazione di un pesce con un
mammifero, mentre il dialogo tra gli animali dei diversi grup-
pi sembra garantito proprio dalle strutture simboliche. Que-
st'ultime infatti non determinano degli embranchemenls (nel
senso di Cuvier), isolati gli uni dagli altri , ma creano la possi-
bilità di un confronto di tipo morjodinamico e simbolico tra i
diversi gruppi , dove lo scheletro svolge la funzione di principio
unificante.

.,
Goethe considerava il Tipo animale un entità di natura idea·
le, una legge e non elevava né qualsiasi categoria tassonomica
come la classe, l'ordine o il genere né l' uomo al suo livello:
"Meno che mai è lecito elevare l'uomo a modello degli altri
animali imperfetti nonostante la sua perfezione organica, anzi
proprio a causa di questa perfezione. " (Goethe, 1820). Diver-
samente, Emst-Michael Kranich, goelheanista tedesco, conside-
ra alcune caratte ristiche biologico-evolutive dell'essere umano,
come quell a che Bolk chia ma ritardo O fetaliu_azione e che
Steiner.chiama devoluzione, come proprietà essenziali del Tipo
(Kranich, 1995) . Queste proprietà, che spiegherebbero l'armo-
nia della costituzione organica dell 'essere umano, lo e1eggereb.
bero anche a modello per tutto il mondo animale. In questa
prospettiva, perciò, il principio unificante del mondo animale
risiederebbe nell 'essere umano.
n problema dell 'unità di composizione del Tipo animale fu ,
come è noto, al centro della famosa disputa che si ten ne a Pa-
rigi presso l'A cadèmie Royale des Sciences nel 1830 e che vide
l'uno di fronte all'altro Gcorges Cuvier e Etienne Geoffroy de
Saint Hilaire. Entrambi insegnavano storia naturale al Jardi"
des Plantes di Parigi, segretario permanente dell 'A cadèmie, il
barone Cuvie r e membro elettivo di quest'ultima Geoffroy de
Saint Hilaire. Il primo propenso per unfunziona/ismo di tipo
aristotelico, il secondo fautore d i un'anatomia trascendentale
centrata sul concetto di unità di composizione del Tipo animale.
Riguardo all a disputa Goet he tenne se nz'altro la parte di
Geoffroy de Saint Hilaire e dette così importanza all'avveni-
mento da considerarlo di gran lunga più imponante della rivo-
luzione che in quegli stessi giorni era scoppiata a P arigi. Come
afferma Goethe: "Cuvier lavora senza posa come analista,
come meticoloso descrittore, e conquista un sicuro dominio su
un territorio immenso. Geoffroy de Saint Hilaire, invece , si
occupa in silenzio delle analogie fra gli esseri vive nti e delle
loro misteriose affinità: quegli va dal singolo al tutto, che è
bensì considerato presupposto, ma come giammai riconoscibi-

%
le; questi persegue la conoscenza del tuttO nel suo significato
interno, e vive nell'incrollabile ce rtezza che il singolo potrà
esserne a poco a poco enucleato,"L2 Il mistero della somiglian-
za e della diversità nella natura è stato sfiorato mirabilmente da
Goethe all 'inizio della poesia Metamor/osi delle piante:

"Cara, ti con/onde la variegata mescolanza


di questa folla difio ri su tutto il giardino.
Tu ascolti molti nomI; e sempre all'orecchio
con barbaro suono l'uno allontana l'al'ro.
Ogni/orma è simile, nessuna uguale all'altra.
E cosi il coro accenna ad una legge segreta,
ad un enigma sacro. "I)

Richard Owen , zoologo e Hu nterian pro/essor al Royal


College 0/5urgeons di Londra ebbe a quell'epoca, col suo con-
ceno di archetipo animale, quasi una posizione di riconciliatore
riguardo alle vedute dei due zoologi francesi (Sloan, 1992).
L'archetipo di Owen era a un tempo un piano di organizzazio-
ne trascendentale e una legge immanente che manifestava la sua
azione agendo dialeuicamen/e con la materia. Anraverso forze
causali esso doveva portare a realizzazione un progressivo au-
mento deli' organizzazione biologica. Owen cercava forse un
bilanciamento tra le posizioni di Cuvier e Geoffroy de Saint
Hilaire. Egli combatteva da un lato un eccesso di anatomia tra·
scendentale in Saint Hilaire e dall'altro non era d 'accordo con
la sottovalutazione di Cuvier riguardo al valore delle somiglian-
ze e delle analogie. Tuttavia gli embranchements di Cuvier re-
stavano raggruppamenti destinati a rimanere isolati l'uno dal-
l'altro e l'unità di composizione animale non permetteva una
semplice deduzione loul court della multiformità delle singole
manifestazioni del mondo animale.
Dalle considerazioni farte in questo scritto emerge una situa-
zione che può richiamare alla mente il problema che fu alla
base della disputa fra i d ue zoologi francesi. Come è già stato

97
detto, i diversi gruppi di verrebrati presi in considerazione non
hanno tra loro, in questo contesto, delle connessioni di tipo
metamorfico. Naturalmente, ndIa prospettiva evoluzionistica,
esistono delle probabili forme di passaggio tra i diversi gruppi,
come ad esempio i crossopterigi, nd passaggio tra i pesci e gli
anfibi e i rettili teromorfi, nd passaggio tra i rettili e i mammi-
fe ri. Tuttavia, la ricerca di connessioni morfodinamiche e sim-
boliche pone lo scheletro nella posizione centrale di principio
unificatore. Esso, infatti, per le relazioni che intercorrono tra le
sue parti e i quattro organi interni, permette un dialogo tra i
quattro gruppi di vertebrati che, diversamente, resterebbero
isolati totalmente. I quattro organi, come è già stato detto, dan-
no origine a una clamficar.ione che, pur non deviando da quel-
la tradizionale, permette tuttavia di sottolineare e di mettere in
evidenza il peculiare valore simbolico delle quattro categorie di
animali. E' per questo motivo che si è richiamata alla mente la
famosa disputa tra i due zoologi francesi, poiché il tema nodale
del rapporto tra il tullo e le parti resta uno dei problemi fonda-
mentali e irrisolti della biologia di tutti i tempi. Tale tema tocca
infatti il puntO cruciale del problema della vita e del misterioso
linguaggio con cui essa opera nelJ a natura . Nell 'ottica
goethiana, tra i due piani dell' essenz.a e della mantfestaz.ione si
articola il misterioso gioco degli esseri viventi:

-Guardate dunque con occhio modesto,


della eterna tessitrice Il prodigio:
come un colpo di piede mella in moto migliaia difili,
e su e giù la spola passi e ripassi mai stanca,
e invisibili scorrono ijz'b; e da solo
un colpello li intrecci e combini.
T ullo ciò essa ha riunito non d'accatto,
ma l'ordisce da sempre,
perché possa l'arte/ice eterno,
gettare sicuro la trama. "u

98
Col concetto di struttura simbolica si è cercato di superare
l'ostacolo che rende inconjron/abili tra loro, se si adotta una
prospettiva di tipo fenomenologico, gli animali appartenenti a
categorie molto al di sopra della specie, come quelli che appar-
tengono ai gruppi di vertebrari presi in considerazione. Nella
simbolica dello scheletro, l'unilà di composiz.ione del Tipo ani -
male, cara a Goethe e a Saint Hilaire, trova una sua giustifica-
zione, almeno per quanto riguarda i vertebrati.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUUE GHlANOOLE ENIXX:RlNE

Le caratteristiche morfologiche e le attività fisiologiche che


permettono agli animali di vivere in ambienti murevoli e di
occupare una varietà di habitat ecologici si realizzano nello
sviluppo e neUa vita ddl'organismo attraverso i processi di
coordinazione del sistema endocrino, del sistema nervoso e del
sistema immunitario. Nei tempi più recenti si parla di sistema
psico-neuro-immuno-endocrino per indicare un super-slstema
che ha origine dalla stretta relazione tra i diversi siste mi
funzionali negli animali e nell 'uomo.
Nei vertebrati, il sistema endocrino si presenta variamente
strutturato. "Le cellule endocrine possono mostrare variabili
gradi di associazione e essere disperse come cellule individuali,
in piccoli segmenti, o lsole, o essere strenamente associate
come una ghiandola compatta chiusa in una capsula. Tale ag-
gregazione di un tessutO endocrino si osserva comunemente se
si ascende la scala evolutiva (ofi/etica)." (Bendey, 1998). Infat-
ti , solo nei vertebrati superiori le ghiandole tendono a presen-
tare una struttura ben definila e compatta che li fa sembrare
veri e propn organi.
Lo studio delle relazioni morfodinamiche ha messo in luce,
come è stato già deno, all 'interno della serie dei verrebrati, una
dinamica che nei pesci risulta ben rappresentata nella stru ttu-
ra tipicamente assiale e metamerica del loro scheletro domina-

99
to daUa colonna vertebrale e che si configura, funz ionaLnente,
in un movimento continuo e ondulatorio. Tale dinamica si svi-
luppa, negli anfibi, nel gesto radiale degli arti con il loro movi-
mento discontinuo e con l'azione di sollevamento esercitata sul
corpo. Nei renili, poi , la [orte delimitazione del loro ambien-
te interno è simboliz7.l1/a dalla fo rm azione di un tronco con le
coste e dal gesto di chiusura e di isolamento caratteristico dei
celomi che si definiscono e si perfezionano in questi animali.
Nei mammiferi, infine, si raggiunge un'attività articolata e re-
lativamente libera dai vincoli esterni , caratterizzata dalla com·
pleta divisione in capo, torace e addome, tipica del loro sche-
letro. Vogliamo ora considerare il sistema endocrino in questa
prospettiva, nel tentativo di evidenzia re alcune relazioni
morjodinamiche che lo coJJegano coi quattro o rgani e con le
diverse parti dello scheletro nei diversi gruppi di vertebrati .
U sistema endocrino dei verteb rati sembra articolarsi fonda·
mentalmente tra due ghiandole endocrine che mostrano, nel-
lo svilu ppo filogenetico , un andamento polare: l'ep ifisi e
l'ipoEisi. Queste due strutture, infatti, presentano nella serie dci
verrebrati dai pesci ai mammiferi , rispettivamente, un' evoluzio·
ne regressiva c un 'evoluzione progressiva. Esse risultano due

Fig. 37: cervello di


pesce (trota) a
sinistra, a destra
di pescecane
(Scyllium calulfls).
M 1-1 mesencefalo
(Corpora
quadrigemina);
NH me/encefalo;
Gp epifisI;·
N 1-1 mIdollo
allungato (da
Herlwig. 193 1)..

100
smnrure particolarmente impanami per la loro stren a connes-
sione anatomica e funzionale con il cervello, che la più recen-
te neuroendocrin%gia considera come la vera e propria master
glond dell 'organismo dei verrebrati (Norris, 1997). Il cervello
stesso mostra , nel corso deJJa)iiogenesi, un 'impressionant e
evoluzione (fi gure
37,38 e 39) attraver-
FIg. )8, so il progressivo svi-
cervello di rana. luppo degli em isferi
VI-I emisferi cerebra li (telente-
cerebrali falo ) con l'area CO f -
(te/encefa/o); ticale gri gia (neo-
ZH diencefalo; pallio) enom1cmente
M H mesencefalo; espansa dci mammi -
H H cervellello; feri (Romer &
NH midollo Parsons, 1986). In
allungato; modo molto genera-
Z epifisi le si può dire che, at-
(da Hertwig, 1931). traverso l'epifisi o
ghiandola pin eale,

Fig. 39: a sinistra cervello di coniglio (recondo Gegenbaur), in


mezzo cervello di cane (recando Widersheim), a destra cervello
di babbuino. I le/encefalo; IV cervelletto; V midollo allungato;
/0 lobo ol/actorio; \Vu verme (da Hertwig. 1931).
10 1
l'organismo è in grado di coordinare le proprie attività , in rap-
po rto coi ritmi esterni dell'ambiente e del cos mo , ment re
l'ipofisi o ghiandola pituitaria, garantisce all'organismo un pro-
prio n·lmo interno, coordinando le fu nzioni di alcune ghianda.
le fondamentali . Per analogia coi termini usati per l'ambito del
calore, nell 'ambito del ritmo si può parl are di e/eroritmia ed
omeoritmia. In particolare nella ghiandola pineale "ha luogo la
coordinazione del ritmo biologico con quello deIJ a terra "
(Boie, 1968). Infalti il significato fondame ntale di questa
ghiandola consiste nella " sincronizzazione del ritmo interno
dell 'organismo con il ritmo deIJa notre e del giorno dell 'amo
biente" (ibid.). Man mano che si ascende la scala evolutiva,
l'organismo tende a iso/arsi daIJ 'ambiente, come dimostra lo
sviluppo della funzione renale e dell ' endotermia nei vertebrati
superiori . L'ipofisi tende semp re di più a diventare la ghiando-
la dom inante, ga rantendo all'organismo un a capacità
omeostalica semp re più perfezionata.
L'endocrinologia è una disciplina relativamente giovane e si
è sviluppata soprattutto nell a seconda metà di questo secolo.
Nel 1909, Gegenbaur affermava: "Anche la ghiandola pineale
(Zirbeldriise, Epiphysis) che appartiene al tetto de.! diencefalo
risulta un o rgan o rudim entario , i cui epitel i derivano
dall 'ependima e nei vertebrati inferiori presentano più le qua·
lità di epiteli sensoriali (epiteli visivi). Essi sembrano mancare
di proprietà secretorie, per cui l'epifisi , con ogni probabilità, va
esclusa dalle ghiandole." (Gegenbaur, 1909). Anche la funz io·
ne dell 'ipofisi (I-lypophysis), "una formazione molto diffusa nei
vertebrati e originariamente in rapporto con l'organo dell 'al·
fatto" (ibid .), era per lo più ancora ignora.
Nel ciclo di conferenze tenute a P raga nel 1911 , Rudolf
Steiner fa alcune inte ressant i cons id erazioni a propos ito
dell'epifisi e dell 'ipofisi (Steiner, 191 I). Egli mette in evidenza,
infatti. la presenza d i una duplice corrente polare di forze che
sarebbe collegata all 'attività delle due ghiandole inte rne. In
pa rticolare Steiner afferma che quando le d ue correnti oppo·

102
ste si condensano nelle due ghiandole e si pareggiano, una rap-
presentazione può diventare memoria.
La ghiandola epifisi origina emb rio logica meme come
un 'evaginazione a fo rma di sacculo, dalla pa rte dorsale del
cervello (diencefalo). Giace sotto il c ranio nella posizione me-
d iale ed è anche chi am ata ephiphysis cerebri. Embriolo-
gicamente mantiene rapporto col III ventricolo e la sua st rut-
tura permane in molti vertebrati non-mammiferi. Essa è pre-
sente neIJ a maggior pa n e dei verteb ra ti ed è assente nei
ciclostomi missinoidi (agnati), nei coccodrilli e almeno in due
specie di condroitti (Torpedo oce/lata e Torpedo marmorata). E '
assente anche in numerosi mammiferi , compreso le balene. E '
tuttavia possibile che del tessuto pineale persista nel cervello di
tali vertebrati. La ghiandola pineale è molto piccola negli d e-
fami e nei rinocero nti. Nell ' uo mo, essa consiste in un piccolo
nodulo relativamente semplice di tessutO, ma in altri venebrati
risulta più complessa. Il ruolo primitivo di q uesta ghiandola
semb ra sia stato quello di unjotorecelJore (Ben rley, 1998).
L'ormo ne principale escreto da questa g hi andol a è la
me/atonina.
Tra i rettili , qualche lucertola e loSphenodon possiedono un
occhio parietale ben sviluppato (il terzo occhio) che contiene
una cornea, una lente e strutture di tipo retinico connesse con
la ghiandola pinea1e.
li principale tipo di cellula contenuto nel corpo della ghian-
dola pineale consiste nel pinea!ocita. Questa cellula subisce
un'evoluzione dai pesci ai mammiferi. Nei vertebrati a sangue
freddo mamiene una st ruttura di tipo jOlo-sensilivo che risul-
ta simile a quella delle cellule dei coni della retina. Risulta evi-
dente il significa[O perceuivo di questo tipo di cellule. La
ghiandola pineale di questi verteb rati possiede una funzione
tutta rivolta alla percezione esterna dell'ambiente. Negli uccelli ,
la morj%gia subisce qualche mutamento e i pinea/ociti vengo-
no in genere descritti comejoJoreeeUori modifieali. La tipica
struttura di tipo jotorieettivo è stata perduta nei pinea/ocili dei

10J
...

mammiferi che tuttavia conservano una struttu ra fine e pro-


prietà immunochimiche che suggeriscono la persistenza di un
sistemafotorecettivo (il markcr per l'antigenefolorecettivo $).
Nei mammiferi e negli uccelli un'innervazione simpatica con-
nerre la ghiandola pineale con altre regioni dd cervello, incluso
j'ipotalamo. I ne rvi simpatici passano att raverso il nucleo
soprachiasmatico che riceve un imput dalla retina e che è con-
siderato il sito di un orologio biologico collegato alla ghiando-
ia pineale (Bcntley, 1998).
Nei pesci, la ghiandola pineale risulta coinvolta nell'attivi-
tà di movimento orientata da cambiamenti d i luce o di calo-
re nell 'ambiente esterno. Ques ti fenomeni mostrano chiara-
mente come nei vertcbrati inferiori la gh iandola pineale deb-
ba essere considerata principalmente un o rgano d i senso con-
nesso con la percez ione esterna e col ritmo gio rno/notte
(Norris, 1997).
Nei mammiferi , sono note diverse interessa nti attività biolo·
giche della ghiandola pineale, che mostrano come q uesta sia
evoluta, da organo origi nariamente dotato di attività
fotosensiliua rivolto p rincipalmente alla percezione esterna, a
organo di tipofoloneuroendocrino. E' stata dimost rata in labo·
ratorio, ad esempio, un 'interessante attività rigeneratiuQ della
ghiandola pineale sul fegato dei ratti. La rigenerozione del fe-
gato, infatti , dopo l'asportazione chiru rgica sperimentale di
una pa rte di esso, risulta inibita (Abbasoglu , 1995) , dopo
pinealectomia. Tuttavia, la maggior parte dell'attività
neuroendocrina di questa ghiandola, nei mammiferi, è connessa
con la riproduzione. Sembra infatti ben dimostrata un'attività
antigonadica di questa ghiandola nell ' hamster Mesocricetus
auratus e nei ratri (Norris, 1997). E' stato inolt re ipotizzato un
ruolo di orologio biologico ddIa pineale nel processo ddI'invec-
chiamenro biologico (ibid.).
Per la sua importanza, nei vertebrati inferiori, e soprattutto
nei pesci, si potrebbe immaginare un qualche tipo di relazione
morfodinamica tra q uesta ghiandola e la colonna vertebrale. E'

lO.
interessante notare , da un punto di vista simbolico. che la
metameria delle vertebre, cioè la ripetizione di un demento, la
vertebra, nella struttura della colonna , può essere considerata,
in qualche modo , come un impronta visibile del ritmo.
La ghiandola pituitaria o ipofisi, invece, mostra un lrend
opposto a quello della ghiandola pineale. Essa diventa sempre
più importante man mano che si sale dai pesci verso i mammi-
fe ri e l'uomo. Questo fatto diventa ovvio se si pensa anche al-
l'aumento di organ izzazione e di complessità , quindi alJ'au ·
mento di informaz.ioni da coordina re. che risulta tipico dei
vertebrati superiori e, soprattutto dei mammiferi. " La ghiando-
la pituitaria è un conglomerato di tessuti e di cellule cbe riflette
i IO o più ormoni che essa seceene. Q uesti ormoni aiutano a
regolare le attività della tiroide, della corteccia surrenale e delle
gonadi e contribuisce al controllo di altre numerose attività
fisiologiche , incluso il metabolismo dell'acqua e del sale, la
crescita, la lanazione, il parto e la pigmemazione della pelle. ti

(Bentley, 1998). Embriologicamenre, questa ghiandola origina


come risultato di un a crescita verso il ba sso di tessuto
(l' infundibolo ) dal cervello e d i un a crescita verso l'alt o
(l'ipofisD dalla radice del faringe. Incl uso entro i tessuti vi è un
frammento di mesoderma che forma una rete di vasi sanguigni.
L'ipofisi giace in stretta connessione con l'iporalamo alla base
del cervello. Nei mammiferi essa resta inclusa in una piccola
camera ossea, la sella lurcù:a dell'osso sfenoide e è connessa al
cervello tramite un peduncolo di tessuto nervoso, appena al di
sono del chiasma ottico. La ghiandola risuha parzialmente dif·
ferenziata nella adenoipofisi, che seceme sette o otto o rmoni,
i quali sono prodotti da un certo num ero di cellule distinte.
Questi sono in genere indicati dal suffisso tropo. Così abbiamo
gli ormoni tireotropi, gonadotropi, somatotropi e così via
(ibid.). L'adenoipofisi si divide mor/ologiCl1mente in tre o quat·
tra sezioni: la pars tuberalis, la pars distalis e la pars interme-
dia. Quest'ultima dà origine all'ormone MSI-I e alle endorfine;
nei pesci teleostei produce anche la somalolattina (ibid.).

105
11 tessuto ncurale, O infundibolare, fenna la neuroipofisi, che
giace basalmentc dietro l'adenoipofis i, da cui i termini lobi
anteriori c posteriori dell' ipofisi. I due ormon i (ADH c
orsiiacina nei mammife ri) che essa seceme sono prodotti in
ceIJul e nervose (attraverso un processo chiamato
neuTosecre1.ione) che origi na nei nuclei sopraoltico e
paravenlrico/are nel cervell o degli amnioti O nel nucleo
preotrico dei pesci e degli anfibi . La neuroipofisi è molto più
sviluppata nei lelrapodi terrestri che nei pesci (ibid,),
La ghiandola pituitaria dei ciclostomi è moho semplice e le
diverse parti che la compongono risultano solo labilmeme as-
sociare l'una con l'altra. Sia i ciclostomi che i pesci teleostci (la
maggior pane dei pesci) 110n posseggono connessioni vascolari
tra ipotalamo e adenoipofisi (ibid.).
L'attività della ghi andola pituitaria è controll ata dall'ipo-
talamo sia amaverso impulsi nervosi che attraverso la secrezio-
ne di sos tanze, dette RF o releasing factors. Le ghiandole
endocrine, come la tiroide, la corteccia surrenale e le gonadi,
possono ri spon dere di rettamente o ind irettamen te alle
modificazioni fisiologic he interne, ma gli stimoli dell'ambien-
te esterno seguono in genere una via nervosa. La ghiandola
ipofisi ha il compito principale di trasdurre tali informazioni.
Per questo si parla, per gli organismi più evoluti come i mam -
miferi superiori e l'uomo, di correlazioni psico-neuro-immuno-
endocrine. L 'ipofisi, attraverso la sua relazione strettissima con
l'ipotalamo risulta connessa con tutto il cervello. Si pensi a
come, nell ' uomo, condizioni di stress o depressione possano
condurre a d isfunzioni ofmonati o a défai/lance immunitaria
mediate dall 'ipofisi. La ghiandola piruitaria assume particolare
importanza allorché l'o rganismo si chiude e si isola dall 'am-
biente eslerno, come accade per la prima volta nei rettili e di-
viene necessaria una precisa regolazione dell 'equ ilibrio
idrosalino. Inoltre lo sviluppo di una psiche complessa e di
un'interiorità psichica necessitano di una base fisica che viene
ottenuta mediante l'a ttività di correlaz ione psico-n euro-

106
ormonale mediata dal sistema iporalamo-ipofìsario. " Le infor-
mazioni riguardanti lo stress (che provengono o da fonti este r-
ne attraverso il sistema sensoriale o da fomi inte rne, come per
esempio un cambiamento della temperatura corporea o della
composizione del sangue) vengono ricevUle e integrate dal si-
stema nervoso ceorrale e probabilmente passate all 'ipotalamo,
che si trova alla base del cervello. L 'ipotalamo secerne una
sostanza chiamata farrore di liberazione (releasinglactor) del-
la co rticotropina (CFR), che stimola l'ipofi si a secernere l'or-
mone ACTH . Questo a sua volte stimo la la con eccia surrenale
ad aumentare la simesi e la secrezione di o rmoni e, in partico-
lare , di quelli noti come glicocort icoidi. Nell ' uomo i
glicoco rricoidi sono cosrituiti soprattutt o da idrocortisone.
mentre in mohi animali infe riori, come per esempio il rana,
sono costituiti da corticostero ne. Tutto questo meccanismo è
finemente controllato da un sistema a retroazione Veed back).
Q uando nella circolazione sanguigna c'è un livello elevato di
glicocorticoidi, il sistema nervoso centrale, ricevendo il mes-
saggio, fa interrompere il processo che porta alla secrezione
dell'ormone stimolame ACTH " (Levine, 197 1). La percezione
interna deUa composizione chimica del sangue si basa quindi
sulla fun zione delle strutture ipotalamo-ipofisarie.
l vertebrati inferiori come gli anfibi e soprattutto i pesci han-
no invece ancora un interiorità che appartiene pe r cosi dire
all'ambiente esterno. Perciò quesri animali hanno una fisiolo-
gia più dominata dalla ghiandola e pifi si e d alla p ercezione
esterna. Ed è in questa polarità tru percezione interna e perce-
zione esterna che la ghiandola epifisi e la ghiando la ipofisi ac-
quistano la lo ro valenza simbolico.
Meuere quindi la ghia ndol a ipofisi in una relaz ione
morlodinomice con la struttura tripartite dello scheletro dei
mammiferi e con la sua dinemica articolata e complessa risul-
terebbe abbastanza immediato. Si pensi, inoltre, anche a quella
condiz ione patologica, nell'uomo, legata a un 'insufficienza
congenita dell a funzione dell ' ipofisi, chi amat a nanismo

107
ipopituitario. Si tratta, infani, di un nanismo armonico, in cui le
proporzioni tra le parti del corpo sono rispettate. li soggetlo
affeno da questa patologia risulta come una miniatura del sog-
getto normale.
Per quanto riguarda le altre ghiandole endocrine, occorre
notare che, nel contesto preso in considerazione in questo
serino, risultano particolarmente interessanti soprattutto la
ghiandola tiroide e la corteccia surrenale. Non si è parlato, qui,
a lungo , delle gonadi e delle paratiroidi , in quanto queste
ghiandole sembrano connesse, da un punto d i vista simbolico
e a livello evolutivo, rispeuivamente con le ghiandole surrenali
(apparato genilO-urinario) e con la tiroide.
Tessuto tiroideo è presente in tutti i vertebrati e gli ormoni
tiroidei risultano presemi ubiquira riamente in tutti gli eventi e
p rocessi del ciclo vitale come crescita, differenziazione , meta-
morfosi, ri produzione, ibernazione e termogenesi. L 'effetto e
il ruolo degli ormoni tiroidei , tuttavia, non sono semp re chia-
ri , soprattutto nei verteb rati a sangue freddo. L'unità tiroidea
ris ulta costituita da un follicolo in cui un gruppo di cellule
epiteliali circonda una cavità centrale che è riempita con una
secrezione glicoprOleica chiamata lireog/obu/ina. I follicoli
riroidci possiedono una rima rchevole capacità di intrappolare
iodio inorganico, che può venire immagazzinato e incorporato
negli ormoni che sono, a loro volta, immagazzinati nella cavi-
tà follicolare (Bentley, 1998). Negli esseri umani, la ghiandola
tiroide è situata nella regione del collo e negli altri verrebrari la
ghiandola ha una posizione generalmente confrontabile. Nei
ciclostomi e neUa maggioranza dei pesci teleostei, i follicoli
tiroidci giacciono sparsi lungo i vasi sanguigni sotto la fa ringe.
Nei condroitti (squali e razze), in qualche te/eosleo, come il
pesce pappagallo delle Berm uda e il tonno, nei pesi polmonati
e nel celacanto (Sarcoplerygù), i follicoli sono aggregati in una
massa ghiandolare distinta Obid.).
Gli ormoni tiroidei sono responsabili della metamorfosi dopo
la schiusa delle uova in molte specie di pesci te/eostei. In alcu-

108
ne specie di quesli pesci, la metamorfosi riguarda la migrazio-
ne dell'occhio e delle relative stru[[u re nervose da una parte
della tes ta all'ahra , mentre la bocca e le st rutture associate
migrano nella parte opposta (Norris, 1997). In mohe specie di
pesci re1eostei esiste una fo rte correlazione positiva tra stato
della tiroide e cicli riprodurtivi. La tiroxina (ormone tiroideo)
stimola la maturazione precoce delle gonadi (ibid.).
Dove il ruolo della tiroide diviene particolarmente significa-
tivo, è tuttavia negli anfibi, sia negli anuri (rane) che negli
urodeli (salamandre). infatti, in questi animali , la ghiandola
tiroide risulta essenziale nel processo di metamorfosi della latva
acquatica nella forma terrestre. E a questo livello, proprio al
passaggio dall'acqua alla terra, la tiroide acquista anche la sua
rilevanza simbolica. Gli anfibi, infarti , sono gli animali che
sviluppano contemporaneamente gli arti e il polmone, organi
che sono in relazione, come è stato detto. alla gravità terrestre.
La tiroide, in questa prosperriva, acquista perciò il significato
di ghiandola critica, di ghiandola della ma/urazione e della tra-
sfom/azione organica.
E' interessante notare che nell'ipoliroidismo dovuto ad alte-
razioni prenatali dell a ghiandola, nell 'uomo, gli arti risultano
corti rispeno al tronco (Teodori, 1974). Questa patologia met-
te, perciò, in evidenza la connessione simbolica tra la ghiandola
tiroide e questa parte dello schelet ro.
Le ghiandole surrenali p rendono il loro nome dalla loro po-
sizione adiacente ai reni. Nei mammiferi, esse formano una
ghiandola composta da due tessuti distinti disposti in due dif-
ferenti regioni, una più esterna corticale che circonda una zona
più i~terna midolla re. La corteccia h~ origine mesodcrmica e
seceroe numerosi ormoni steroidi coinvolti nella regolazione
del metabolismo intermedio e minerale. Da questa particolare
funzione, la ghiandola trae anche la propria rilevanza simboliCiJ
che si traduce nel già descritto gesto morfodinamico di chiusura
e di isolamento, connesso strenamente con il rene e ossetvabile
nell'avvolgimento delle coste e dei celomi, tipico dei rettili. La

109
parte mi dollare risulta invece composta da tessuto nervoso
omologo a quelJo dei gangli simpatici. Gli ormoni secreti dal-
Ia componente midollare delle ghian dole su rrenal i sono
,'adrenalina e la noradrenalina. Essi svolgono molteplici ruoli
nell'orga ni smo come la mobilizzazione dei grassi e dei
carboidrati e esercitano un'influenza sulla muscolatura liscia
dei vasi e su quella del cuore (Benùey, 1998).
Le ghiandole surrenali sono spesso formate da tess uto di-
sperso in varie regioni attorno ai reni e vasi renali nei venebrau
inferiori e si stabiliscono come ghiandole dotate di una st rut-
tura compatta intimamente connessa con i reni negli amnioli,
quindi a partire dai fcu ili , perché in essi si sviluppa il rene
melane/Tico defin itivo (ibid.).
Come è st alO già den o, sono stare trascurate le altre ghian-
dole, come le parat iroidi e le gonadi, perché non p resentano
caratteristiche importanti per lo svil uppo del mo conduttore
seguito in questo serino.
Riassumendo, dai pesci ai mammiferi , epifisi e ipofisi mani-
festano uno sviluppo polare. L'epifisi svolge un ruolo impor-
tante, con nesso con la pe rcezione esterna dell 'ambiente, nei
vertebrati inferiori e questa ghiandola è in rapporto con un
orologio biologico coinvolto nei rilmi giorno/ notte e annuali
che scandiscono la vita di questi animali . Sembra che questo
orologio svolga qualche ruolo anche nei vertebrati su periori .
L' ipofis i, invece, acquista semp re maggior impo rtanza man
mano che si va verso i mammiferi e l'uomo e la sua funzione è
con nessa sop rattutto con la percezione interna e con l'otneo·
stasi che garantisce la costanza della composizione chimica dei
liquidi biologici e ddJ a temperatura corporea. Fra queste due
ghiandole sono poste tiroide e surrenali che acquistano impor-
tanza rispettivamente negli anfibi e nei rertili e la cui valenza
simbolica è già stata descritta.

110
LA MJSTERlOSA NATURA DELLA MILZA

La milza è un organo la cui intima natura è sempre stata awol-


ta nel mistero. I medici antichi e lo stesso Rudolf Steiner ne par-
lano come di un organo domo di una profonda valenza spiniua-
le e simbolica. Da un punto di vista topogra/ico. la milza domina
l'intero ipocondrio sinistro. E la sua posizione nella regione si-
nistra del corpo è sempre stata importante nel deter~inare la
particolare valenza simbolica di questo organo intemo.
La milza è un organo a pura genesi mesodermica e compare
prccocemenle nd corso della storia dci vertebrati; "infatti essa
è presente nella maggioranza dei pesci e in tutli i tetrapodi.
Sto ricamente, essa appare in rapporto con la sede iniziale di
formaz ione delle cellule del sangue nell 'embrione, pe rché ori·
gi na in conness ione con il tu bo intestinale. I ciclostom i e i
dipnoi non hanno una milza ben {annata. Nei primi essa è rap-
presentata da una lamina di tessuto reticolare ematopoietico
che circonda gran parte deU'intestino; negli altri forma una
massa di tessuto di aspetto più compatto, ma comp resa anco-
ra nella parete dell'intestino. Nei rondroiui e negli attinopterigi
questo tessuto si separa a fo rmare una milza distinta. La sua
forma varia in rapporto a quella degli organi vicini. Una milza
allungata, disposta parallelamente all'intestino, è presumi-
bilmente primitiva e è conservata nella maggioranza dci pesci,
urodeli, anuri e dei rertili. Una struttura più compatta, tuttavia,
è già presente in alcuni pesci, urodeli, anuri, molti uccelli e in
tuni i mammiferi sopra il livello dci monotremi." (Romer &
Parsons, 1986). U tessuto ematopoietico, che dà cioè origine al
sangue, si organizza in strutture ben delimitate solo nella mil-
za e nei linfonodi, quest'ultimi caratteristici dei mammiferi. La
milza rappresenta la maggior massa di tessuto reticolare del
corpo in cui le cellule del sangue vengono prodotte, accumu-
late e distrutte; non meno importante è la sua fu nzione di dife-
sa contro gli agenti patogeni (ibid .). Nella maggior parte dei
vertebrati la milza è un organo di colore rossastro, rivestito da

III
una robusta capsula conneltivale, situato nd mesemere dorsale
in prossimità dello stomaco. Dalla capsula si dipanono dei setti
verso l'interno dell 'organo costiruendone l'intdaiarura princi·
pale. "Da questa si origina una fitta rete di tessuto reticolare
neUe cui maglie è possibile distinguere una polpa bianca e una
polpa rossa. La polpa bianca contiene gruppi di dementi dd·
la serie bianca, queUa rossa consiste di ammassi di cdluJe dd
sangue, t ra le quali abbondano gli eritrociti (globuli rossi).
Nei pesci e in alcuni anfibi , la polpa è prevalentemente roso
sa; nei tetrapodi più evoluti prevale invece la polpa bianca ...
La milza è sempre un importante cent ro per la p roduzione
delle cellule dci sangue. Nell'embrione di tuni i vertebrati, sia
gli eritrociti che i granuloàti (un tipo di globuli bianchi) sono
formati in questo organo. Tale funzione persiste nell'adulto
d i tutte le classi, meno i mammiferi. In questi uhimi, in cui il
midollo osseo è divenuto la sede prominente ddla formazio·
ne dei globuli rossi , la ematopoiesi della milza appare confi-
nata ai soli lin/ociti (un altro tipo di globuli bianchO. l globu1i
rossi sono conservati in grande numero ndla milza e la loro
distruzione avviene in quest'organo ad opera dei macro/agi. I
macro/agi della milza sono, inolt re, di grande importanza per
l'diminazione di agenti infettivi trasportati dal torrente san·
guigno. In questo senso la milza assomiglia a un linfonodo di
dimensioni nOlevoli (ibid.). E' estremamente interessante che
nei mammiferi la milza assuma questo significato
immunitario. I mammiferi sono, infatti, gli animali in cui co·
mincia a svilupparsi uno psichismo di tipo individuale, dopo
che coi rettili l'organismo ha potuto chiudersi e isolars~,dal .
l'ambiente esterno. La presenza di Iinfonodi e d i una milza
clmata di rilevanza immunitaria si spiegano appunto in base
a queste osservazioni. La figura 40 mostra l'immagine di una
sezione di una porlione ddla milza di un mammifero. U bel·
lissimo disegno della (rama mOSlra la struttura sottile e l'aro
mania presente in questo organo e ne mette in evidenza la
pregnanza simbolica.

112
Fig. 40: Schema di una porzione della milZil di un mammIfero
(dd Romer & Porsons, 1986).

Si noti il ritmo nella fine disposizione degli elementi che


sembrano ripetersi.
Nel sistet]la mcdico-filosofico indo-/ibelo-mongolico, la milza
appartiene alla manifestazione Badgan (Badgan = ma/crio) dd
I livclJo. "La ragione per questa correlazione sta nd grande nu-
mero di vasi linfatici con cui essa è imrecciata, sebbene essa in
se stessa non possa essere considerala come una ghiandola
linfarica. Essa rappresenta un organo spugnoso che cambia fa-
cilmente il suo volume e si gonfia SOHO l'influsso della febbre
proveniente dal caldo fegato. Per questa sua proprietà spugnosa
essa è conside rata un impo rtante organo Badgan del tempo
primigenio, in cui la vita germogliava senza impedimento nelle
acque originarie del mitico Oceano di Lane. Essa è quindi un
organo primordiale che oggi non possiede più di gran lunga
l'i mportanza che possedeva negli stadi iniziali della sua esi-
stenza. Da allora l'O ceano di Lane del tempo originario è an-
dato perso e la vecchia milza · raggrinzitasi - non vive più nel-
le acque originarie. La linfa che essa immagazzin a è tunavia
quel Badgan che è rimasto oggi dell'Oceano che è andato per-
duto. Q uesto Badgan è qui concepito in senso aUargato come
lo stato di aggregazionefluidtJ di Micro e Macrocosmo. Poiché
i solidi corpi macrocosmici diventano fluidi soltanto nell'ardo-
re del fuoco cosmico, q uelle acque del tempo originario sono
già qui rappresentate al l livello eterico-infuocato dei raggi.
L'animale tipico per la manifestazione Badgan del I livello è a)
il pesce per via della sua vescica ittica spugnosa e come animale
delle acque, b) il cavallo, in cui, quando corre si percepisce il
tipico rumore della milza che si muove; insieme il cavallo è
l'animale che porta. Questa sua proprietà corrisponde anche
alla originaria materia eterica del I livello, il cui compito è di
portare l'intera gerarchia di livelli del mondo. " (Krasinski) . La
pn'mordialità della milza è anche messa ben in evidenza dalla
sua relazione con Sa/urno neUa tradi zione medica greca e
rinascimentole.
Stoner parla della milza nd ciclo di conferenze del 192 1, già
citate a proposito di epifisi e ipofisi, e ne parla come di un or·
gano ritmico. Essa sarebbe responsabile di dare e mantenere
nell 'organismo un ritmo p roprio. Av rebbe cioè una funzione
euri/mizzante, annullando gLi effeni del mondo esterno (ali·
menti) isolando la circolazione da tune le influenze dell'am-
biente e costituirebbe così un organo individuoliWlnte. Gli ali·
menti posseggono fo rze interio ri peculiari che devono essere
annullate per garantire la normale funzionalità dell 'organismo.
Per van Helmont la milza è collegata , insieme allo stomaco, al

114
mondo dell'immaginazùme. li duumvirato di milza e stomaco
avrebbe a che fare , per il medico olandese, con la genesi della
follia "per abuso e distorsione dell'immaginazione" (G iglioni,
2000). "La distorsione delle immagini l'ossessiva ripetizione di
pensieri (conceptus), la fissazione su un'idea " (ibid.) sarebbero
dovuti a un'incapacità a dominare i processi organico·immagi·
nativi. Anche qui risalta il significato della milza come organo
di difesa e di manten imento dell'integrità dell 'individualità
organica.
Johann GOIUried Rademacher, medico dell'epoca romantica
e seguace di Paracelso, mette, in particolare, la milza in rappor-
to con la SciI/a mari/ima che egli considerava un ottimo
Splenicum. E' tipicamente paracelsiano classificare gli organi in
rapporto ai rimedi, nell'ortica che i rimedi sono gli organi ester-
ni della natura. In questo senso una malattia della mil za do·
vrebbe venir ch iamata un morbus Scil/ae. La Sa"lla (U rgi nea
maritima Bok.) è una pianta bulbosa dd litorale mediterraneo,
specialmente meridionale. che appartiene alle Liliacee, piante
monOaJtiledoni e contiene sostanze cardiocinetiche e diuretiche,
di azione analoga a quella della DigitaliI purpurea usata come
rimedio del cuore. La droga attiva ncUa pianta, il glicoside
sciI/arene, rallenta le pulsazioni cardiache, quindi il ritmo e
aumenta la pressione arteriosa , inoltre ha un'azione diuretica e
veniva usata in presenza di edemi (Negri). E Rademacher parla
esplicitamente di edemi splenici (Mi lzwassersucht) e di
costipazione della milza (Milzverstopfung). Situazioni che indi-
cano nella milza un regolatore del flusso organico. Queste in-
dicazioni di Rademacher vanno nell a medesima direzione di
quelle di Steiner e attribuiscono alla milza una funzione emi-
nentemente eurtìmiuante e regolatrice. Pa racelso metteva la
milza in simpatia con Salurno alla cui sfera appartenevano ma ·
lattie come l'ipocondria, le emorroidi e la malinconia
(Hartmann, 1982).
DelJa connessione della milza con il ritmo, parlano anche i
testi di medicina scientifica. Nel libro di Mario T orrioli sulla

"'
milza si legge: "Di grande interesse sono le ri cerche di Knisely
sulla dinamica delJ a circolazione splenica. Q uesto auto re ha
potu[Q dimostrare che la circolazione splenica ha un'anivid
funzionale n·tmica: gli sfimeri a manicotto posti all'origine delle
arteriole presinusali si contraggono periodicamente secondo un
rilmo costante e regolato cronologicamente nel senso che ogni
arteriola diviene permeabile alla circolazione mentre le altre
dello stesso splenone vengono chiuse per un periodo corri-
spandente. A loro voha i seni venosi hanno un 'attività ciclica,
che attraverso fasi successive porta alla separazione del plasma
dal sangue: i seni hanno pareti contin ue e lasciano passare solo
la parte liquida del sangue ... E' nelle venule poi che avviene il
rimescolamento fra il plasma mtrato attraverso gli spazi della
polpa rossa e i globuli rossi concentrati dei seni splenici. Si
tratta in deflOitiva di una circolazione separata, cioè aperta per
quamo riguarda il plasma e chiusa per quanto riguarda la parte
corpuscolara del sangue. Bisogna ancora precisa re che ogni
ciclo, anzi ogni singola fase d i esso, ha una durata variabilissi-
ma e che le diverse unità funzionali (splenomJ entrano in atti-
vità alternatamente. " (TorrioLi , 1958).
In queste parole viene alla luce la peculiare valenza simboli-
ca della miJza, appunto connessa con la sua funz ione n"tmica.
Se la valenza simbolica del fegaro, o rgano della parte deslra è
connessa col movimento continuo implici[Q nella sua funzione
metabolica e nella sua connessione morjodinamica con la colon-
na verteb rale, la va lenza simbolica della milza, organo della
parte sinistra, è centrata sulla sua funz ione n·tmica. Questa va
inoltre considerata nd suo significato temporale che riecheggia
nel rapporto tra la milza e Saturno/ Cronos, signore del Tempo.
Se la simbolica del cuore ha a che fare con la /orma intesa nel
senso dello spazio, come armonia, divisione interna e riguarda
in particolare l'attività dinamica complessa e articolara, la sim-
bolica della milza ha a che fare col ritmo e rigua rda in genera·
le la/orma vista sottO il profilo del tempo. E' interessante nota-
re come nell'antichità il cuore venisse messo in rapporto al

116
Sole. In questo senso ci troviamo qui d i fronte a una polarità,
nella considerazione de1Jaforma , intesa appunto, in rapporto
al Sole e alla sfera apollinea, come armonia dello spazio e, in
rapporto a Saturno e alla sfera dionisiaC/J, in rapporto al ritmo
e al tempo. A questo proposito si ricordi, a proposito della
pianta indicata da Rademacber come rimedio de1Ja milza, cbe
essa appartiene alle Lrliacee, come l'Asfodelo, che nella mitolo-
gia greca veniva messa in rapporto col regno dci morti e la cui
triste bellezza ctonia richiama le sponde del Lete e il regno
dell 'oltretomba.
Da un punto di vista simbolico, risulta interessante che una
patologia completamente domin ata dall a milza sia chiamata
infan tilismo splenico . In tale condizione , dovut a a un
disp/enismo (una patologia che può avere un'origine sia ipo che
iperrplenica), un soggeno dell 'età di oltre vent 'anni può dimo-
st rarne solo quattordici o quindici. Si tratta di un infantilismo
armonico (T orrioli, 1958) che mette chiaramente in evidenza il
misterioso rapporto tra questo organo e il tempo.

CoNSIDERAZIONI CONCLUSIVE SUL SIGN IFICATO SIMBOLICO


DEI QUATIRO ORGANI FONDAMENTALI

Nel ciclo di conferenze dal titolo ScienZtJ dello jpin~o e medi-


cina (Steiner, 1920), Rudolf Steiner fa akune importanti con-
siderazioni sui quattro organi che stanno alla base dell 'anato-
mia e della fisiologia dell'organismo umano. EgU, come è già
stato accennato, mette questi quattro organi in relazio ne a
quattro elementi chimici che sono contenuti nell 'atmosfera
terrestre, cioè il carbon io, l'idrogeno , l'ossigeno e l'azoto .
Steiner attribuisce particolare imponanza a questi quattro ele-
menti perché essi costituiscono i componenti essenziali delle
proteine che, come è noto, rapp resentano le sostanze organi -
che fo ndamentali. Esse stanno alla base della composizione dei
tessut i e d egli organi , i quali poss iedono la consistenza e

11 7
l'aspetto c h ~ conosciamo , proprio pe r il lo ro contenuto
proteico.
Da un punto di vista chimico moleco/are (cioè ridu1.ionistico),
le proteine sono formate da una sequenza va riabile di
aminoacidi, i quali sono appunto composti di carbonio, idroge-
no, ossigeno e azoto. Il nome proreina, che deriva dal greco
proteuo (= occupo il primo posto). è stato coniato dal chimico
Berzelius ed è stato usato per la p rima voh a d a Mudler nel
1840. Proteo, inoltre, è anche il nome di un personaggio mi/o-
logico dotato della proprietà di cambiare continuamente/orma
e carancrizzato daU'ina/le"abilità. Nell'etimologia del termine
pror ein a è dunq ue racchiu so il dupli ce mis/ero della sua
primordialità e della sua estrema vanabililà e plasmabilità.
Le proteine occupano certamente il primo posto tra le so·
stanze di importanza biologica (Karlson, 1969). Il principio
chimico strutturale delle proteine risulta abbastanza semplice.
Una proteina risulta dall'unione di numerosi aminoacidi con
un legame peptidico. Un frammento di una catena proreica può
essere rappresentato nel modo seguente (N sta per azoto, C sta
per carbonio, O sta per ossigeno, H sta per idrogeno e R indica
un particolare gruppo chimico, come C~ o CH , ad esempio):

Rl H O R3

I II
Oi
I
N C Oi

\ N/"'-/\/\/\
l Il Oi N
H O l
R2
H
l

"La comprensione della struttura delle proteine presuppone


innanzi tutto la conoscenza della successione o sequenza degli

118
aminoaddi nella molecola proteica: tuttavia essa non esaurisce
il problema. Infatti, è facilmente comprensibile come una lun-
ga catena di atomi, quale risu lta dall'unione di centin aia di
aminoaddi, possa disporsi variamente nello spazio, assumendo
la forma lineare oppure quella di un'elica o formando un gro-
viglio disordinato. La disposizione delle catene nello spazio è
dena conformazione delle catene. n (ibid.).
Rudolf Steiner, nel ciclo di conferenze citatO, mette il cuore
in relazione all'idrogeno, il carbonio in relazione aJ polmon e,
l'azoto in relazione aJ rene e l'ossigeno in relazione aJ fegato.
Da un punto di vista fenomenologico, risulta molto interessante
riflettere sul significato simbolico dei quattro organi e di que-
sti quattro elementi chimici, cercando di inquadra rli in relazio-
ne aJ loro significato funzionale. Per visualizzare due imporran-
ti polarità, possiamo concepire due assi on ogonali tra lo ro,
come gli assi cartesiani, dove sull'asse ori1.1.ontale poniamo la
polarità sostanUl/lorma, e sull'asse venicale la polarità movi-
mento/n'tino. Come è già stato detto, il polmone e il fegato , di
origine entodermica, sono dotati di una vaJenza termodinamica,
che abbiamo messo in relazione con la metlJbolè, termine indi-
cato da Aristotele per indicare il movimento nel senso della
trasformazione (generav'one/corruzione). Rene e cuore, invece,
sono o rgani di origi ne mesodermica e sono dotati di una
valenza dinamica. Con il termine kinesis, Aristotele indicava il
movimento, inteso ncl suo senso dinamico.

movimen to/ ritmo


(kinesis)

sostanza/forma
(metabolé)

"'
Possiamo anche di re, in senso generale, che il fegato sta al
polmone come la sostanza sta alla /orma e che il rene sta al cuo-
re come il movimento sta al dtmo. La fu nzione del rene, infatti ,
è quella di regolare il movimento dell'acqua e dei sali all 'interno
dell'organismo. Inoltre, è attraverso un movimento circolare
che possiamo visualizzare il modo con cui si definisce lo spazio
interiore che caratte rizza il geslO di chiusura e di isolamento
tipico del rene. Il cuo re, invece , connesso con l'idrogeno, nel
senso indicato da Sreiner. è certamente un organo ritmico. Per
quanto riguarda il fegato, esso risulta certamente l'organo che
sta alla base della/ormazione e dell'immagazzinamento delle
sostanze organiche, mentre il polmone, per il suo rapporto con
la gravità e con il peso. ha a che fare con la forma corporea, in
quanto essa è strettamente connessa con il supera mento del
peso, inteso come l'elemento oscuro e amor/o della materia . Un
cristallo ri sulta , infa tti , l'esp ress ione visibile di tale
superamento, dove l'elemento/armale è prevalente rispetto al
cupo elemento del peso. TI cristallo, inoltre, risulta una sostanza
tipicamente terrestre. Si ricordi , a questo proposito , che il
carbonio, che Steiner mette in rapporto al polmone, possiede
uno stato allotropico in cui si presenta in natura come diamante
e il diamante rapp resenta la/orma più pura di cristallo. Si ri-
cordi, inoltre, che l'idrogeno è una sostanza a1tameme infiam-
mabile e esplosiva. Q uesta proprietà può essere vista come un
aspetto impulsivo della natura e,/enomenologicamente, può
essere fac ilmente messa in rapporto con il ritmo, inteso come
sequenza di impulsi ritmici. Per quanto riguarda l'azoto che
rappresenta circa il 70% dell 'aria atmosferica, il suo rapporto
con il movimento risulta abbastanza immediato, in quanto il
movimento rapp resenta un'evidente proprietà dell'aria. L'ossi-
geno, infine, come componente essenziale dell'acqua può ve-
nire senza difficoh à messo in rapporto con la fluidità.
La sostanza può venir vista simbolicamente in rapporto con
il movimento lineare e continuo. Il concetto di fluidità defi-
ni sce, infatti, una proprietà fondamentale d ella sostanza ,

120
mentre laforma risulta definita da un movimento discontinuo,
che rompe la linearilIÌ e genera una differenza. E' interessante
notare come questa dinamica dell a sostanza che trapassa nella
forma att raverso la differenza, lntrodona da un movimento di-
scontinuo, richiami alla mente la dinamica generale del pen-
sare. E' infatti un processo archetipico quello che nd pensare
discorsivo porta alla definizione di una speàe attraverso la dif-
ferenza, come risult a dalle ind agini classiche di logica e di
ontologia (Porfirio, 1995). I concerti di sostanza e ilif/uidilà,
inoltre, richiamano alla mente il panta rei di Eracliro e le pa-
role di due famos i frammenti di ques[Q grande filosofo
presocralico: Acque sempre diverse scorrono per coloro che
U

s'immergono negli stessi fiumi" (Ar. Diym. ap. Euseb. praep.


evang. XV 20 [Dox. 471], in Giannantoni, 1975) e: "La ter-
ra si liquefa come mare e si estende fino a quel punto a cui
era prima di diventare terra" (Clem. Alex. st rom . v 105 [II
396,13], in G iannantoni, 1975).
Per concluderc, vogliamo fare ru cune brevi considerazioni
intorno alla matematica e alla morf%gia. Le considerazioni
appena fatte e quelle che riguardano in generale gli argomen-
ti di queslO scriuo, infatri, sono fondate principalmente su
un 'osservazione morfologica efenomen%gica della natura. li
rapporto (fa il lato ideale della rerutà e i fenomeni, inoltre, sta
al cent ro delle p roblematiche metod%giche della morfologia
e il nodo fondamentrue nella teoria della conoscenza riguar-
da proprio il rapporto tra soggetto e oggello e tra osservatore
efenomeno.
l fenomeni sono i fatti del mondo che vengono afferrati dal
soggetro atrraverso percezione e pensiero. Occorre ricordare
che nella mosofia classica prevalse l'ideale della conoscenza
che fissava la definizione ili verità come "adeguazione dell'in-
telletto e della cosa" (adaequalio rei et in/el/eclus) e che questa
concezione giustificò ampiamente il procedimento ma/ema/i-
co sempre più capace di sottoporre a concetti chiari i proces-
si fisici (Nani, 1995). La morfologia rappresenta per il pensie-

121
ro intuitivo ciò che la matematica rappresema per il pensiero
logico. Sia la matematica che la morfologia, infatti, usano il più
assoluto rigore sciemifico nel modo con cui afferrano e descri-
vono la realtà. I simboli e i conceI/i scoperti e usati dal metodo
morfologico possono possedere, perciò, lo stesso valore sden-
tifico delle entità in gioco nelle elaborazioni della matematica e
della geometria. Tuttavia, la morfologia non ha ancora raggiun-
tO un grado sufficiente di elaborazione metod%gica e necessi-
ta , quindi, di sviluppa re un adeguato sistema di strumenti con-
cettuali e simbolid per affromare il multiforme piano deifeno-
meni della natura e sottoporlo ad indagine con sufficiente au-
tonomia. Solo così, infatti, la morfologia può aspirare a diven-
tare una vera e propria attività sdentifica ..... nella direzione di
un'esperienza unificante, trasversale ai diversi ambiti discipli.
nari , e tesa a far traspari re, mediante la creazione di un lin-
guaggio sovradisciplina reartificiale ma intuitivo, p regnanle di
suggestioni immaginative ma esatto, i principi e i contenuti
ideali che la natura vuole manifestare con i suoi più differenti
fenomeni." (Ferrario, 1999).

122
EPILOGO

Gli antichi , soprattutto i pittori , ci hanno offerto un ' imma-


gine dclI'archettpo. Non avevano certo in meme il Tipo animale
di Goethe, ma nelle loro opere la splendente luce archetipale
diventava visibile. Per le icone dcl1a tradizione aden/a/e questo
è addirittura statuiro: " le icone, dicono i Santi Padri e. con le
loro parole, il Senimo Concilio Ecwnenico - evocano per co-
loro che pregano i prop ri archetipi c, guardando le icone, iJ
fedele 'solleva la mente dalle immagini agli archetipi ...•
(Florenskij, 1922) Si pensi, ad esempio, ai grandi maestri della
piuura rinascimento/e, alle chiese, coi loro quadri e con gli af-
freschi . Non soltamo il richiamo spirituale a Dio a ai Santi da
parre dei dipinti, ma la struttura stessa delle opere d'arte e l'ar-
chitettura delle chiese evocano nella coesistenza e nell a
contemporaneità della presenza delle immagini, la simbolicità
dell'arche/lpo. Stando nel mezzo di una chiesa del Rinascimen-
to si può avere un' esperienza delJa sincronicità, un 'esperienza
ineffabile , non intellettuale e filosofica.
Parlando della spiritualità dell'icona e della struttura metafi.
sica dell'opera d 'arte, Florenskij dice: " Un organismo vivente
è una totalità e in esso non ci può essere niente che non sia or-
ganizzato dalle energie vitali; e se ci fosse quakosa di non vivo,
fosse pur minimo, ne sarebbe distrutlo il complesso dell 'orga-
nismo. Questo esiste io quanto energia vitale che si esteriorizza
visibilmeOle, ovve ro come idea formatrice; e se così non fosse ,
la parola stessa organismo, dovrebbe essere radiata dal vocabo·
lario. Dd pari l'organismo dell'opera d'arte, se ci fosse in esso
qualcosa dj casuale, proverebbe che l'opera non è atmata in
{une le sue parti, che non è stata covata dal suolo, che era stata
cosparsa dj zolle di terra mo rta. L'esistenza metafisica che si
manifesta concretamente dev'essere tutta chiaramente manife-
stata, la sua manifestazione, che l'icona presuppone, comp ren-
de tutti i suoi particolari, formando un rutto unico, e dev'esse-
re evidente: se nell'icona qual cosa fosse un mero particolare
esteriore naruralistico o decorativo, andrebbe dist rutta la ma-
nifestazion e complessiva e l'icona non sa rebbe un'icona. "
(ibid.). Tutte le vere opere d 'ane sono organismi e rivelano lo
spirito oltre che il contenuto conceJlua/e di un'epoca. Per lo
storico dell'arte En.vin Panofsky "l'abito mentale della chiari-
ficazione" {Panofsky, 1950, raggiunge il suo massimo trionfo
- per quanto rigua rda le ani fi gurative - in architenura e in
particolare nel gotico maturo. Le cattedrali gotiche posseggono,
secondo Panofsky, un'articolazione compos itiva che corri-
sponde alla gerarchia dei livelli logici di un ben riuscito trartato
scolastico come la Summa theologiae di Tommaso d 'Aquino: "j
singoli elementi, pur formando un'unità indivisibile devono al
tempo Stesso proclamare la propria identità restando chiara-
mente separati l'uno dall'altro - i fu sti dal muro o dal nucleo
del pilastro; i costoloni da quanto li circonda; ogni membra·
{Ura venicale dai rispettivi archi ; e inoltre deve esistere tra
loro una correlazione senza equivoci ... Lo stile gotico classi-
co esige che si possa dedurre non solo l'interno dall'esterno,
oppure la forma delle navate laterali da quella della navata
centrale, ma anche, ad esempio, l'organizzazione dell'inte·
ro sistema daUa sezione trasversale di un pilastro. n {ibidJ.
Tuno ciò fa venire in mente un organismo vivente nel senso
di Goeth e, ogni parti colare ispirato dal tutto. Inoltre, neHe
pa role d i Panofsky, che evocano l'immagine deU'archet(oo e
della sua struttura sincronica, proprio nd senso dell'aton di
Aristot ele , e d el totum simul di To mma so, term ini che
esprimono la simultaneità metafisica dell 'eterno, è implicita
l'idea dell'articolazione logica del pensiero. E la sincronicità
è espe rienza che, comprensi-bi1mente, solo con difficolt à
può entrare a far pane dell a memoria, come invece può far-
lo ogni altro concetto. Mirabilmente, Dante esprime questa
esperienza in poesia, all 'inizio del I canto del Paradiso:
Nel ciel che più de la sua luce prende

124
-
fu' io, e vidi cose che ridiTc
né sa né può chi di là su discende;
perché apprerrando sé al suo dùire,
nostro inle/lel/O si profonda tanto,
che dietro k memoria non può ire.

E questa esperienza ha, come altre nella Divina Commedia, la


struttura propria della vùione. Anche della verità ci può esse-
re visione (De Sanctis, 1924). U /OgOI può essere pensato, 0 ,
nella prospettiva fenomenologica essere soggeno alla visione
imeriore. Inohre, gli archetipi, come anche gli archetipi dell'in-
conscio di cui parla jung, oltre a essere rincronici sono
numinori. Dalla loro potenza dipende anche la loro possibili-
tà di espressione e di pe.netrazione nella realtà immanente. Nel
mondo della natura, come si è cercatO di mostrare, possono
venir portati a manifestazione, cercando le loro tracce nel dive-
nire della/orma, attraverso uno studio fenomenologico e com-
parativo che indaghi le rclazioni morfodinamiche nella struuura
degli esseri viventi Tuttavia, come è stato detto aU 'inizio, ab-
biamo usato i11crmine archelipo, indicando con questo una ca-
tegoria eunStico. La morfolegia e la fenomenologia, infatti sono
discipline scientifiche e occorre fa re attenzione a non oltrepas-
sare i limiti, come ha detto Jung a proposito della psicologia,
.. con affermazioni mela!tsiche o con altre forme d i professioni
di fede- Oung, 1944). U termine Ttpo deriva dal greco IUpOS =
colpo, impronta , 1<1a parola archetipo stessa presuppone un
soggetto che dia l'impronta, che imprima" (ibid.). Sia per le
opere d'arte che per la narura organica , gli archetipi sono for-
me ideali e di essi si ha soprattutto espenen1P. Gli esseri viventi
sono permeati da un ecceden2.ll di splendore."La pregnanza
quali/ativa e simbolica che caratterizza gli organismi ddIa natu-
ra è tipica oltre che delle opere d'arte anche delle entità male-
matiche e geometriche. U concerto di diagramma di forze, con
cui D'Arcy Thompson (D'ArcyThompson, 1942) definisce la
forma di un oggeno. che può essere anche un organismo, ri-
chiama immediatamente quello d i numero. Mat ematica e
mor/ologia sono infarti i due lati della stessa medaglia. li trat-
to peculiare della scienza, come si è evoluta dal Rinascimento
ai nostri giorni, consiste, come è noto, nell 'espressione delle
conoscenze acquisite sulla natura nell a forma di rappresenta-
zioni astratte nella cui costruzione gioca un ruolo fondamenta·
le il linguaggio della matematiC/J. G li organismi viventi e, più in
generale, le entità biologiche non sono suscettibili di un a
/ormaliuazione di tipo malematico come gli oggetti fisici. La
natu.ra vivente, infatti, necessita di una descrizione che tenga
conto, olrre che del1a sua complessità, anche del suo lato
qtlalitativo e/ormale. l tentat ivi di desc ri zione matematica
compi uti da Thom (Thom , 1972), da Prigogine (N icolis &
Prigogine, 1977) e da altri scienziati hanno cercato di tener
conto della mor/ologia.dinamiC/J che si nasconde negli esseri vi-
venti . G ià Pl atone, nel Timeo, aveva d escritto la genesi del
mondo fisico a pa rtire dal numero e dalla forma geometrica.
Per PlalOne, Dio armonizzò con esattezza assoluta secondo
proporzione (anà logon). Inoltre, nd Feclone, egli affermò che
chi riguardasse dall'alto la Terra la vedrebbe press'a poco
come un paUone "a dodici pezzi di cuoio", e inolt re, che lo
svilu ppo del mo ndo vegetale avviene in propo rzione (anà
logon) e che in uguale rappo rto (anà tòn autòn logon) si pre-
sentano anche alcuni fenomeni del mondo minerale (Frajese,
1963). Nietzsche , nella sua Introduzion e ai dialoghi p/atoni.
16
CI , afferma che per Platone "ci sono tre regni di onta, idéat;
mathematikti, s6mata." (Nietzsche, 187 1· 1876). Cioè esistono
tre tipi di enti: le tdee, gli enti matematici e i corpt17. E' com-
p rensibile dunque che nella tradizione p/atonica che giunge
sino a Galileo e Keplero, il numero, vi svolga un ruolo così
importante. Esso rappresenta infatti la veste con cui le :dee si
manifestano nel mondo dei sensi, dispensando ovunque aro
monia e proporzioni.
Nell a costruzio ne delle ch iese, gli architetti gotici e
rinasàmentali tennero conto in modo particolare delle propor-

126
zioni dd corpo umano, nella considerazione della sua natura
divina. E fino ancora con Galileo e con Keplero, la concezione
pitagorica e platonica di armonia e di propon.ione contin uò a
riecheggiare nelle sc ienze fisiche. Fu con Newton e con
Cartesio, che l'astrazione matematica uscì dalla dimensione dd
pensiero puro e diventò un potente strumento per calcolare i
fenomeni . L'demento qua/ùativo si perse con l'applicazione
della geometria analitica. Nella Dissertazione sul/e orbite dei
pianeti, Hegd accusò Newton di aver alterato con la sua appli-
cazione della matematica alla grometria la razionalità pura pro-
pria delle discipline matematiche e geometriche. Secondo
Hegel, infatti, Newton aveva assegnato alle "operazioni di cal-
colo" e alle "dimostrazioni geometn'che" un "significato che si
riferisce alle cose stesse", ammonendo, per quanto riguarda
l'unione della jilz'ca con la matematica, a che ci si riguardi dal
confondere i rapporti puramente matematici con i rapportifi-
sici (Nani, 1995). Come afferma Stei.ner: "La matematica astrae
dalle cose la grandezza e il numero, stabilisce i rapporti affatto
idea/i tra grandezze e numeri e si libra così in un puro mondo
di pensiero. Gli oggetti della realtà, in quanto sono grandezza
e numero, permettono poi l'applicazione deUe verità matema·
tiche. E' dunque decisameme un errore il credere di poter af-
fe rrare, con giudizi matematici, la natura intera nd suo com-
plesso. La natura non è solo quantità, è anche qualità; e la
matematica ha a che fare solo col quanto. n (S teiner, 1883-
1897). La descrizione morf%gz'ca dei fenomeni rappresenta
l'altra via poss ibile di descrizione deJJa natura. Per Goethe
questa altra via doveva però mamenere nella sua metodologia
lo stesso rigore della matematica e della geometria Obid.). Solo
in questo modo la morf%gia, facendo uso della comparazione
rigorosa avrebbe potuto portare alla luce il contenuto
archetipico nascosto nei processi del mondo naturale. Le rela-
zioni morfodinamiche di cui si è trattato in questo scritto rive-
lano i simboli che caratterizzano gli organismi viventi e le con-
nessioni tra le loro parti. L'appagamento della ragione di fron-

121
te a un processo di dimostrazione matematico o geometrico ha
la stessa natura deU'appagamento dell'intelletto di fronte al-
l'apparire di un simbolo. La natura intellettuale dell'esperienza
simbolico è stata oggetto di profonde considerazioni da parte
di molti autori. Van Helmont, ad esempio, la concepiva come
adaequa/io inle/leclus ad res ipsos (adeguazione dell'intellerro
con le cose stesse) (Giglioni, 2000). Per Steiner la conoscenza
del Tipo ha natura inluitiva. Nel Tipo, materia e/orma sono
strettamente congiunti. "Perciò il Tipo non detennina il conte-
nuto in modo puramente formale come la legge, ma lo compe-
netra in modo vivente dal di dentro, come cosa sua. Al nostro
spirito si p resenta il compito di partecipare produttivamente
non solo alla creazione della/orma, ma al tempo stesso anche
a quella dd contenuto." (Steiner, 1886). Questa compenetra-
zione ha anche un effetto sulla vita di sentimento. La percezio·
ne di un el emento dotato di p regnanza simbolica è infatti
un'esperienza di natura estetiCtJ, come quella che si ha di fronte
a un'opera d'ane. L'osservazione delle connessioni simboliche
nell 'ambito della serie dei venebrati, pur nella sua rigo rosità
scientifica, è d unque anche un'esperienza estetica. Non si trat-
ta, infatti, né di una conoscenza quantitaliva, né di una cono·
scenza puramente descrittiva, come quella della morfologia di
tipo ollocentesco. Somiglia più allo studio delle forme geometn·-
che nell'ambito deUa topologiiJ, dove la va1enza estetica appa re
fuo ri discussione. Come ha sottolineato Cassirer, la pregnanUl
simbolica, in quanto "esperienza vissuta nella pe rcezione, in
quanto esperienza di senso· deve indicare "una ideale
compenetrazione ", ci troviamo, infatti , di fronte a dei "rappor-
ti dd fenomeno dato qui e ora con una caratteristica totalità di
significato" (Cassirer, 19661 1998).
Le strutture simboliche sono form e ben definite e non p re-
sentano il valore transitorio delle teorie. Giustamente Popper
ha paragonato le teorie agli ingrandimenti di un microscopio
(Popper, 1956), per sonolineam e il valore relativo. Le strutture
simboliche trovano il loro fo ndamento nella natura ideale del

128
Tipo, che, in quanto to/alità organica, è in grado di produrre la
svariata e illim..itata molteplicità deUeforme animali sono l'azio-
ne dei diversi elementi dell'ambiente esterno (Ferrario, 1999).
Per concludere, si vuoi mettere in chiaro che le considerazioni
fatte in questo scrino non vogliono essere in contraddizione con
i punti di vista della genetica moleco/are e della teono evolutiva.
Si vuoI solo rivendicare l'autonomia metodologica deIJa
morfologia e dellafenomenologta. Q ueste discipline, infatti, han-
no orientato le considerazioni esposte in questo scritto. Va inol-
tre sottolineato che aJcuni risuJtati importanti per la scienza non
sarebbero potuti venire alla luce se, ad esempio, Mendel avesse
condotto i suoi studi genetici sui i suoi semi d..i pisello a livelli
diversi da quellofenomenologiro (Mondella, 1987). L'indagine
scientifica condotta a livelli superiori a quello nauzionislico per-
mette, infatti, di cogliere aspetti e prospettive che risuherebbe-
ro impossibili operando al solo livello molecolare. La
f enomenologia permetle, dunque, allo sguardo di sollevarsi so-
pra "aridità degli algoritmi che dominano il sapere tecnologico e
è in grado di portare alla luce nessi d..i grande portata fùos06ca
e scienti6ca che diversamente resterebbero celati. Questo fatto
ha grande significato oltre che per il destino del sapere scienti-
fico, anche per la didanica e per l'insegnamento delle scienze
naturaJi con cui ci si propone di educare i futuri uomini e don-
ne del nostro tempo. La pedagogia steinenana ha adottato il me-
todo fenomenologico e morl%gico nell'insegnamento delle
scienze naturali, secondo le indicazioni date da Rudolf Steiner
all'inizio del secolo appena trascorso. La concezione goftthtona
del mondo è stata sempre 21 centro in tutta l'opera di Steiner.
Non a caso il periodo romantico ci ha donato tanti spiriti il-
luminati come Goethe, Schille r, Geoffroy de Saint Hilaire,
Cuvier, Carus e molti aJ(ri. Schelling ha espresso l'essenza del
romanticismo nelle sue Conferenze di Erlangen del 182 1:
" L'eterna libertà è l'eterno volere-potere, l'eterno mogen, non
il volere-pote re qualcosa, ma il vole re-potere in sé, ossia, per
usare un altro termine equivaJente, l'ete rna magia ... Ma nella

.29
magia originaria è contenuto più che un mero sapere; vi è in-
fatti contenuta anche una prod uzione oggettiva. Penamo, per
distinguere quel sapere, che è al tempo stesso produzione e
generazione oggettiva, dal mero sapere, che è sollanto ripeti-
zione idea1e del sapere origina rio. occorreva cercare una spe-
cifica espressio ne linguistica, che fu trovata con la parola sa·
pienza. Sapien za è ancor più che sapere: è il sapere effi ciente,
è il sapere attivo e vivente, ossia il sapere in quanto è anche
p.-atico." (Schelling, 1974).
E per concludere questo scritto, i dubbi e la meraviglia di un
pinore del periodo romantico, Eugène Delacroix, in uno dei suoi
Frammenti metafisici, di fronte al mistero ddla forma e del suo
ripetersi a molteplici livellt; lasciando tracce spesso confuse, se·
gni incomprensibili, se non si abbraccia con lo sguardo la tota-
lità degli eventi, in una sintesi che solo l'anima di un artista è in
grado di compiere: "Noi conosciamo della scienza solo le volgari
anticamere in cui la massa degli studiosi sta a fianco dei più abili ;
costoro scorgono ogni tanto una scintilla che si sp rigiona solo
per loro, e ancora confusamente, dall'interno del tempio in cui
sta chiusa la natura. Q uel misero escremento seccato al sole in-
durrà a una riflessione come il sole e l'universo. e susciterà un
problema che comporta a sua volta un universo di osservazioni.
Ditemi, signori, qual è il compasso onnipresente teso a disegnare
nel fango, come a tracciare nell'aria la rotta degli astri, questa
trama varia e regolare nei suoi ritmi?
A1U3 questione. Perché questa forza sconosciuta si preoccu-
pa di ripetere sulla sabbia del mare la forma disegnata sulla
pelle deUe tigri? Perché qui ci sono rapporti moho evidenti,
perché là ci sono differenze così profonde tra oggetti per altri
aspeni simili ?
La grazia di certe linee sinuose, queUe dei sentieri per esem-
pio. L'abitudine li traccia inconsapevolmente; anche in pro-
speniva, sono sempre graziosi. Sarebbe interessante osservare
la traccia deUe lum ache." (Delacroi x, 1923).

BO
NOTE

Nota I: JlI.cobi Karl Gustav Jacoh, matematico tedesco ( 1805 -


185Il. parllfrusi alla poesia d i Schiller A,chim~d~ ~ il giovinetto, (in
Jung, 1952)

NOla 2: a proposito del Tipo, Goethe afferma: ·Se in base al Tipo


fissa lo nelle sue Hoe(' genernli, ossclViamo le diverse parti degli ani-
mali p iù complessi, e quindi perfetti, che chiamiamo mammiferi,
verifich iamo che se l'arco creativo della nalUra è limitato, la forma
appare lu tlavia passibile d i infinite variazio ni, essen do le pa rti mol-
teplici e straordinariamente modificabili ... Come giungere a stabili-
re un Tipo, ce lo ind ica il suo stesso concetto; l'esperienza deve poi
insegnard quali parti siano comuni a tutti gli an imali, e in che cosa
divergono nei singoli animali; prowederà infine l'astrazione II. riordi-
nare e a stabilire un quadro generale ... C he, in questo, il nostro pro·
cedere non sia soltanto per ipotesi, ce ne d à conferma la nat uOl del·
l'operazione. Infatti, quando cerchiamo intorno a noi le leggi a cui
obbedisce la formazione d i esseri viventi autonomi, agenti per forza
propria, non ci perd iamo nella vastità dello spazio, ma sono le pro·
fond ità stesse della nalura ad ammaestra rci ... Afferrala però l'id ea di
questo Tipo, ci si renderà subito conto che ~ impossibile elevare a
canone un singolo genere. li singolo non può essere il modello del·
l'insieme; non dobbiamo quindi cercare nel singolo un modello uni·
versale. Le classi, gli ordini, i gene ri, gli individui si comportano
come i casi nei confron ti d ella legge; sono in esSll contenu ti ma non
la cOOlengono e neppure la fonda no.· (Goethe, 1820). E' la potenza
simbolica dell'orrhellpo che penetrn nel divenire della naturd e rende
ragione della molteplicità delle sue manifestazioni e dell 'ordine delle
pani organiche. Le relazion i in gioco nel d ivenire d ella natu ra orga·
nica sono qu indi di ti po non·gt'nt'Iico/non,couIole e possono, in linea
generale, essere considef'dte relazioni simbo!;che, in quanto riflettono
u na dinom ico di n atura p uramente ideolt'. Come affe rm a Rudolf
Steiner: - Il Tipo è il vero o rganismo p rimord iale; a seconda che si
specializza idealmente è archetipo di p ianta o archeti po d i animale.
Non può essere alcun singolo essere vivente, sensib ilmente reale. Ciò
che Haeckel o altri natu ralisti riguard ano come archeti po, è già una

131
forma particolare; è la forma più semplice del Tipo . Il fatto che
cronologicamente esso compaia dapprima nella forma più semplice,
non impliC'd che le forme cronologicamente seguenti risultino la con·
seguenza di quelle precedenti. T une le forme risultano come conse·
guenze del Tipo; lo prima come l'uhima sono sue manifestazioni:
{Steiner, 1886).

Nota 3: Un tipo di connessione ocousole tra gli eventi è noto nella


QM ('1uontum mechomà). "Nel formalismo della QM, due parti di
un singolo sistema quant istico rimangono connesse indipendente·
mente da quanto distanti risultino nello spazio e nel tempo. Se viene
effettuata una misurazione di una pane del sistema, risulta immedia·
tamente noto anche il corrispondente stato dell'altra parte. Questo
fatto è conosciu to come connessione kntong/ement =
avviluppamento) di Einstein· Podolsky . Rosen (EPR), secondo lo
studio di questi autori, in cui essi cercarono di mostrare che lo QM
non può risultare completa.· (Walach, 2000). Questo tipo di connes·
sione ocousole risulta strettamente collegala col conceno di sùnmr·
lrio. Così ad esempio, per la simmelrio connessa con la conservazione
della quantità di moto, se una particella formata da due prolOni si
disintegrasse, un protone dovrebbe dirigersi a nord e l'altro a sud e
la misurazione della quantità d i moto dell' uno determinerebbe al·
l'istante quella dell'altro anche se nel frattempo la loro distanza fosse
divenuta infinitamente grande. li concetto di simmetno dissolve quel·
lo di localito e di musolito e rappresenta una categoria non traducibile
in termini tradizionali. Essa afferma essenzialmente una co" elovont
no,,·locole e non·musale tra eventi. Come per lafunv"one d'alido, an°
che per le operazioni di s'-mmetno, il momento empirico risulta cru·
ciale, poiché le simmetrie sono legate alle leggi di conservazione di
quantità osservabili e non rispecchiano direttamente lo spavo·tempo
fisico, ma lo riflettono solo indi rettamente aUraverso la fibra che rapo
presenta lo spazio di gradi di libertà interni ai ca mpi quantizzati
(Nani . 1995).

Nota 4: Con ipotesi adottative, si intende il tipo di spiegazione dei


cambiamemi, quindi della multiformità degli organismi viventi, che
fa ricorso al conceno darw;nùtico di selezione naturale. La nozione di
adattamento ha perso oggi una quota della sua assolutezza. Dati di
origine stalistico-mo[eco/are, infatli , hanno portato alla formulazione
di ipotesi cosiddeue neutra/isticbe. Numerosi cambiamenti genetici
risu lterebbero neutrali. Secondo il biologo giapponese Motoo
Kimunl, la maggior parte dei cambiamenti genetici avviene per deriva
casuale di geni mutanti. Alcuni mutanti possono infatti diffondersi in
una popolazione basandosi sulle loro forze soltanto e senza possedere
alcun vantaggio se/ett/vo. Altre critiche al progI"dmma adaua:donista
provengono sia dall'interno che dall'esterno del neo-darwinismo.
Adolf Portmann (1897 - 1982), ad esempio, biologo goetMano, ha
sostenuto delle ipotesi n01/ adattatIve e i suoi studi sulle piante e su-
gli animali hanno messo in evidenza delle strmture di aulo-presenla-
zione. Così egli ha affermato che il senso profondo delle innumerevo-
li forme vegetali non è in primo e più alto grado la conservazione in-
dividuale e della specie, come si legge in certe definizioni della vita ,
ma l'aulo-presenlav'one, l'apparire alla luce. La fonna è per Portmann
l'organo dell'esser visto. Egli afferma che i processi di mutazione, se-
lezione e isolamento pa rtecipano senz'altro nei più vari modi alla
conservazione e alla trasformazione dei c-.tratteri ottid. Però egli af-
ferma anche che le peculia ritàformaii di questi caratteri vanno in
ogni caso moho al di là di quantO spiegabile con i processi di muta-
zione oggi noti (in Nani, 1995).

Nota 5: ~Ora questo collegamento o questo adattamento di tutte le


cose create Il ciascuna e di ciascuna a tutte le altre, fa sì che ogni so-
stanza semplice ha dei rapporti che esprimono tulte le altre e che, per
conseguenza, esS<l è uno specchio vivente e perpetuo dell'universo"
Leibniz, Monad%gia, (inJung, 1952). La categoria fondamentale di
Leibniz può essere espressa con le parole barmon/a universalis, id est
Deus, e costituisce il punto di partenza della metafisica /eibnizial/a,
moltO tempo prima che sia concepita la vera e propria monadologia:
- al tempo stesso essa rimane il termine finale , cui accennano e cui
tendono congiuntamente le molteplici direzioni dell ' indagine. "
(Cassirer, 1953). Come afferma anche J ung, i concetti d i Leibn iz si
ritrovano già nella concezione peripalelica. Infatti, per Aristotele, l'al·
lo, cioè la forma, appartiene all'eternità, all'aion, che rappresenta il
tutto simultaneo, il totum simul, come lo chiama Tommaso
d'Aquino. Gli individui sono, per Aristotele, ousEa;, cioè soslallle.

133
L'universo arù/ole[;co è costilUito da una gerarchia metafìsiclI d i so-
Slt1n~t',
che ha come termine ultimo Dio espro;sione pura di aian e
sorgente d i lun a l'al/ualitlÌ. ArislOleie chiama microcOJmo l'organi-
smo vivente (De anima, Fisim). Esso imita, senza raggiungerla, l'eter-
m~ò. Per Aristotele, infatti la/orma è. no n diviene, neppure nel mon-
do sensibile. All a male,;a spetll! il d ivenire. L'ind ividuo concreto si
IOs/anlia nell'al/O, riproducendo nel particolare l'essenza del dil/ino.
A Dio appartiene l'aiei einai, (letteralmente: sempre l'fIere), che non
corrisponde all'e.rure .umpre ddla durata, ma ra p p resenta i15igillo
metafisico dell'allO e segna il passaggio della soglia tra nalUra e spiri-
tO, tra tempo e eternità (ai6n) . "Anche questO nome di 11;6n si direbbe
pronunciato dagli antichi quasi per divina ispirazione: si dice infatti
aion di ciascuno l'ultimo tennin!! che circoscrive il tempo di ogni sin-
gola vita, al di fuori del quale non c'è più nuUa secondo natura:
(Aristotele, D~I ci~/o). Per un organismo la/orma non esiste che al
compimento dello sviluppo, al passaggio della soglia tra la po/~nU1 e
l'alfo, che fonda la soslanz.iolilò del sinolo (com posto d i ma/~ria ~
forma) . L'organismo poi può st!iv~nir~ secondo le leggi dell'invec-
chiamento e della morte, ma la simultan~ità metafisica dell'atto ha
realizzato nel particolare e nell 'istante l 'ai6n, I '~t~mo. L'oUo rappre-
senta per l'organismo individuale ciò che per l'intero universo è Dio
(Nani, I990.

Nota 6: Tratto dalla poesia M~tamor/OJi d~gli animali di Goethe.


Composta nel 1806 col titolo &am~ter sur Morphologi~, introdotta
n ell~1 Morphologie, 1,2, 1820, come Melamorphose der Tier~n. Nelle
raccolte di poesie goelhian~ compare in gene re con il t itolo di
Athroismos.

Nota 7: In passato il rapporto tra id~a e/mommo è stato concepito


e elaborato all'interno di d iverse concezioni fil osofi che. Ruperl
Sheldl"'dke (Sheldrake, 1988) ha riassunto le d iverse elaborazioni in
poche righe offrendo una sintesi delle più important i concezioni.
Un'interpretazionepla/onica delle/orm~ degli o rganismi in termini di
ldeearch~/ipich~ implica un'azione in una sola d irezione d alla/orma
all'organ ismo e l'idea in se stessa non risulta soggetta ad alcun cam-
biamento. Infatti essa no n può C"dmbiare, poiché risulta trascend~nt~,
al di là dello spazio e del/empo. La/orma è potenzialmente ovunque

,3<
e sempre, e può essere riflessa nella formo degli organismi ovunque
e ad ogni tempo nell'universo, se le condizioni risultano appropriate.
Lu teoria m~cconicis/ica sottolinea invece la realtà degli atomi e del ·
le molecole nella costituzione degli organismi . Atomi e molecole
imel"',tgiscono sotto l'azione di leggi univerroli che, alla slregua delle
idu platonich~, non risultano cou materiali che possono essere col-
locate nello rpa1.io e nel tempo. Piuttosto tali leggi sono poten1.ialmen-
t~ diffuse in tutto l'universo. Esse sono sempre state e sempre saran-
no_ Le tmt~/echieons/oJ~/iche al comrario non possiedono un'esisten-
za 'rorcend~nu al di là dello spazio e del tempo. Esse risultano asso-
ciate agli organism i e non possono esistere indipendetl/~m~n/~ da
essi. Tuttavia esse: rimangono sempre uguali e non evolvono. Come le
id~~ plotonich~ esse risuhano leggi univerroli e la loro azione sugli
organismi risulta in una sola dircione_La loro natura infatti non può
essere influenzata dagli organismi stessi. l compi morfogen~/ici somi -
gliano alle entelechie per il fatto che non posseggono esistenza Iro -
rcendente e non possono liberument eflUl/uore indipendetl/~metJt~
dagli organismi olluoH Ma essi possono essere influenzati dagli orga-
nismi e attraverso la rùononUl mor/ica (questa è la teoria dello Stesso
Shddrake) possono essere formati dai campi di organismi simili esi·
stiti nel passato. Sheldrake considero questo tipo di formot.iotJ~ non
soggetta a forz e di alcun tipo e ricorre al concetto di cO tlrot. io n ~
formalivo per spiegare le Irarformo1.ioni organiche.
Es islOno alt re teorie cosiddene t/rullurali per spiega re III
"Iorfogeneri. Si fa ricorso ad esempio a rtrullure ma/ematiche sia di
tipo platonico che onstot~lico a seconda che le equazioni del campo
siano rtnlt/ur~ mot ~motiche o priori o consistano di ollrollori. Que-
st'ultimo tipo di o/goritmi agirebbe infatti o por/erion' funzionando
come un bacino di ottrovon~ per i processi morfogenetici. In ogni
caso tutti questi formolùmifmiscono per essere fonemente astl"',tl ti e,
se si fa eccez.ione della teoria della CJ1utOuone formalivo di Sheldrake,
essi risuhano molto IOnlani dalla prospettivafenom ell%gica.

Notll. 8: L'evoluzione della mano d~gli ungulati è caratterizzata


dalla riduzione o ~I im inazion e di dita. Nella mllggioranza di questi
mammiferi il primo dito fu perduto precocemente e una mano costi ·
tuila da quanro dita era C",tran eristica di forme molto diverse come i
predecessori dei cavalli e i bovini (Romer & Parsons, 1986).

'"
Nota 9: Pagina tratta dai Chymische Schrt/len di]. 1. Hollandus,
Vienna, 1773. Si notino su ll a mano i simboli ti p icamente
alchemici.

Nota lO: P. Cyrill van Korvin-Krasinski era un monaco benedetti-


no dcll'abbazia Maria Laach. Intorno agli anni T rcnta, scrisse il libro
Die Tihelùche Med,.:tinphi/osopbie der Mensch a/s Mikrokosmos che
rappresenta la sua trascrizione in lingua tedesca delle informazioni
sulla tradizione di conoscenze medico-filosofiche di origine tibelano-
mongolica che risalgono alla famiglia dei Principi Burjati Badma (o
Padrna .: Fior di 1010) che si diceva discendere da Gengis Khan.
Abband onata la patria, P. A. Badmaev andò a Pietroburgo e a Mo-
sca. "Praticava la medicina e godette di grande considerazione alla
corte degli Zar Alessandro Il e m e di Nicola II , e visse ancora du-
rante i primi anni della RivoluVone. Morì nel 1923, a 112 anni. Nel
1898 pubblicò un libro: O sisteme vr-dcebnoj nauki Tibeta (il sistema
della scienza medica tibetana). Il nipote W. N. Badmaev, dopo essere
stato educato dai lama buddisti - come lo zio paterno, lama egli stes-
so - nel monastero Aga in T ransbaikal ia, ne seguì le orme e andò in
Russia dove seguì i corsi di medicina all'Università di Pietroburgo e
di Mosca, indi passò a Varsavia e qui praticò la medicina e pubblicò
diverse opere sulla medicina filosofica C. S. B. (Chi-Schara· Badgan).
Bisogna ricordare che la Mongolia nel secolo xm cadde sotto l'in-
nuenza tibetana ed espresse una fiorente scuola medica. Di questa
linea di insegnamento esistono così attraverso la fam iglia Badma una
serie d i scritti - a cominciare dalla traduzione del trattato ribetano Le
quattro Radici - in russo e in polacco, e in tedesco l'opera di P. C.
Krasinski che fu a lungo in contallO in particolare con W. N .
Badmaev.· (nota dell'editore, da Krasinski).

Nota Il : 11 celoma dei vertebrati non ha la stessa origine di quello


degli invertebrati, cioè non risulta omologo. Tuttavia entrambe que-
ste strutture di rivestimento sono di origine mesodermica.

Nota 12: Da un saggio appa rso in due cap itoli successivi nei
Jahrbiicher fii r wissenschaftliche Kritik, Berlino 1830 e 1832 (da
Maffì, 1986).

116
Nota 13: J. W. Goethe, poesia La metamorfosi della pian/a, dai
quaderni di Mo rfologia, I parte 08 17· 1822), trad uzio ne di Silvia
Nicolato.

Nota 14: J. W. Goethe, Sul/a morfologia, 1820, sono versi del


Faust (in Zecchi, 1983).

Nota 15: Con queste parole, il filoso fo Luigi Lombardi Vallauri ha


definito la pregnanza quali/a/iva e simbolica che caratterizza lafor·
ma degli esseri viventi, nel rv convegno dell 'Osaka Group for /he
Sludy ofDynamic S/ruc/ures, che si è svolto a Milano presso il Museo
Civico di Sioria Naturale il 14 e 15 giugno 1997. Q uesto convegno è
stato o rganizzato da ll'Associazione Scienz.a Goe/hiana, in collabora-
zione col Museo Civico di Storia Na/ura/ee con l'Osaka Group for the
S/udy ofDynamic Struc/um.

Nota 16: L'Introduzione ai dia/oghiplalonici risale ai tempi in cui


NietzSche tenne lezioni agli studenti a Basilea 0869-79), all 'inte rno
del suo incarico difd%gia clossica presso l'Università.

Nota 17: Uno dei problemi fo ndamentali della biologia riguarda il


rapporto tra laforma e la materia. Srian Goodwin, biologo di origi-
ne alnadese, vivente attualmente in Inghilterra, ha cercato di spiegare"
la relazione tra universale e particolare, partendo da una prospettiva
slrultura/is/a. Egli ammetle l'esistenza di equazioni di campo operanti
nel divenire degli organ ismi. Un Cilmpo "è un dominio spaziale in cui
lo stato di un elemento regionale è correlato a q uello degli elementi
vicin i, in modo tale che l'intero dominio ha una struttura relazionale
ben defi nita. Ci sono diversi campi, e diverse equazioni di campo che
li descrivono ... ~ (Webster & Goodwin, 1988). Secondo Goodwin, il
campo propone modelli e il gene ne sceglie uno. In questa pros pet·
tiva, tunavia, sarebbero le equazioni del campo mor/ogene/ico la base
della forma o rganica, piuttosto che il codice genetico. Laforma spe-
cifica dell'organismo adulto deriverebbe dalla soluzione delle equa-
zioni del campo generalivo universale (Nani, 1995). Conside rando ciò
che afferma Nietzsche a proposito della classificazio ne p/atonica in
idee, enti matematici e corpi, sembrerebbe plausibile ipotizzare che le
equazioni di campo, in quanto enti lIIa/cma/ici, rapp resentino solo

DJ
qualcosa di inlcrmed io tra il mondo delle ;Jee e il mondo dei corpi.
In quest'onica, un tlrche/ipo, in quamo struttura dOlata di tutte le
detenninazioni relazionali degli organismi viventi, potrebbe aver bi·
sogno di una precisa strultu ra motetnotiCl1 per d ivenire operanlc nei
p rocessi morfogt nt tici. Tultavia, ricordando il detto nt wlonù/nQ
~ hypoteses non fingo" , and rebbe osservata una certa cautela, prima
di ricorrere il/~,;uazionilroppo azzardale. Conviene quindi restare
sul terreno rigorosamenteft'nommologico e limitarsi a osservare le
relazioni Ifa ifMomeni. sospendendo huuerlùmomMle il giudizio
riSpellO al come debba operare un archetipo nd divenire dei p~j
naturali.

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