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Il tempo nella filosofia e nella fisica[modifica 

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Importanti questioni filosofiche, metafisiche e fisiche sul tempo comprendono:

 Il tempo senza cambiamento è concettualmente impossibile?


 Il tempo scorre, oppure l'idea di passato, presente e futuro è completamente soggettiva,
descrittiva solo di un inganno dei nostri sensi?
 Il tempo è rettilineo o lo è solo nel breve spazio di tempo che l'uomo ha sperimentato e
sperimenta?
Concetti e paradossi nell'antichità classica[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione del paradosso di Achille e la tartaruga secondo la descrizione di Borges.[2] Sull'asse sono


indicate le distanze (in metri) percorse da Achille e dalla tartaruga.

I paradossi di Zenone (che molti secoli dopo sarebbero stati di aiuto nello sviluppo del calcolo
infinitesimale) sfidavano in modo provocatorio la nozione comune di tempo. Il paradosso più celebre è
quello di Achille e la tartaruga: secondo il suo ragionamento, attenendosi strettamente alle regole
logiche, l'eroe greco (detto "pié veloce" in quanto secondo la mitologia greca era "il più veloce tra i
mortali") non raggiungerebbe mai una tartaruga. L'esempio è molto semplice: supponiamo che
inizialmente Achille e la tartaruga siano separati da una distanza x e che la velocità dell'eroe
corrisponda a 10 volte quella dell'animale. Achille comincia a correre fino a raggiungere il punto x dove
si trovava la tartaruga ma essa, nel frattempo, avrà percorso una distanza uguale a 1/10 di x. Achille
prosegue e raggiunge il punto "x + 1/10 di x" mentre la tartaruga ha il tempo di compiere una distanza
di 1/100 di x (1/10 di 1/10 di x), distanziando nuovamente l'inseguitore. Continuando all'infinito Achille
riuscirà ad avvicinarsi sempre di più all'animale il quale però continuerà ad avere un sempre più piccolo
ma comunque sempre presente distacco. La paradossale conclusione di Zenone era: Achille non
raggiungerà mai la tartaruga.
La posizione di Parmenide è assai diversa da quella dell'allievo Zenone: questi infatti sosteneva che
l'"ancoraggio metafisico" del reale, l'essenza stessa della realtà, fosse eterno e che, dunque, il tempo
fosse una posizione della doxa ('opinione'), di quella sapienza che non è propria di chi sa veramente. In
seno all'essere (che è l'essenza del mondo), in sintesi, non c'è tempo né moto.
Anche Platone è stato influenzato da questa concezione. Secondo la sua celebre definizione il tempo è
"l'immagine mobile dell'eternità". Per Aristotele, invece, è la misura del movimento secondo il "prima" e
il "poi", per cui lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo. Solo Dio è motore immobile,
eterno e immateriale.[3]
Secondo Agostino il tempo è stato creato da Dio assieme all'Universo, ma la sua natura resta
profondamente misteriosa, tanto che il filosofo, vissuto tra il IV e il V secolo d.C., afferma ironicamente:
"Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so". Agostino critica una
concezione del tempo aristotelica inteso come misura del moto (degli astri): nelle "Confessioni" afferma
che il tempo è "distensione dell'animo" ed è riconducibile a una percezione propria del soggetto che,
pur vivendo solo nel presente (con l'attenzione), ha coscienza del passato grazie alla memoria e del
futuro in virtù dell'attesa. Per Agostino, insomma, il tempo è un'entità soggettiva. Tuttavia ne riconosce
anche una dimensione oggettiva quando, nella "Città di Dio", il santo di Ippona lo definisce, ad
esempio, "divenire del movimento secondo il prima e il poi, dato che le sue parti non possono essere
simultaneamente",[4] oppure quando afferma che senza creatura non esiste il tempo giacché non esiste
alcun essere mutevole e che l'eternità, propria di Dio, al contrario, è l'assenza assoluta della mutabilità,
del movimento, concludendone che il tempo non preesiste al mondo ma è stato creato con esso perché
questi è sottoposto alla caducità, al cambiamento, in una parola, al divenire.[5] Inoltre, nel tentativo di
spiegare come gli angeli sono sempre esistiti, eppure non sono coeterni al Creatore, il santo di Ippona
giunge ad affermare esplicitamente che è ragionevole sostenere che esisteva il tempo prima dell'uomo
e di Abramo, e che gli angeli sono sempre esistiti, ma nel tempo perché senza i loro movimenti,
soggetti al futuro e al passato, era impossibile che si avesse il tempo, ribadendo la differenza tra
eternità che non diviene e tempo che muta e mostrando così chiaramente come egli non vincoli il
tempo alla sola percezione/esistenza dell'uomo.[6]
Da sant'Agostino in poi nel pensiero cristiano il tempo è concepito in senso lineare-progressivo e non
più circolare-ciclico come nel mondo pagano. Dalla caduta di Adamo l'escatologia cristiana procede
verso la "consumazione del tempo", il riscatto dell'uomo verso Dio, il Giudizio Universale e l'eternità
spirituale.[7]

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