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i son volute tre lunghe chiac-
chierate telefoniche e la spe-
dizione per corriere di alcu-
ni Vanity Fair, per riuscire
a convincere il professor Reuven Feuer-
stein a lasciarsi intervistare. Di solito
non sono cos reticente, mi ha confes-
sato, ma per un vecchio ebreo osservan-
te come me non molto simpatico fnire
tra foto di donnine nude.
Con il suo basco ben calcato in testa, la
lunga barba bianca, gli occhi un po na-
scosti sotto le palpebre ormai pesanti,
il vecchio ebreo osservante, psicolo-
go e educatore di fama mondiale, ottan-
tottenne, mi aspettava nel suo piccolo e
sobrio studio, tra i suoi libri e le sue foto,
OGGI UN A$$A$$INO
0OMANI UN ME0ICO
)a cominciato curando /e ferite piu profonde dei bambini scampati a//O/ocausto.
loi si e occupato di traumi cerebra/i. di autismo. di sindrome di Doun. lino a oqqi.
con i/ suo metodo. 3&67&/'&6&345&*/ ha aiutato o/tre ;, mi/a pazienti
ne/ mondo. lartendo da un concetto semp/icissimo: lessere umano puo cambiare
DI MANUELA DVI RI FOTO NEI GE DE BENEDETTI
ta un altro. Proprio per lui ci siamo in-
ventati il bar. Buono il caf? Il migliore
di Gerusalemme. E inizia a parlare
della sua teoria: la Modifcabilit cogni-
tiva strutturale.
Che, a pensarci bene, semplicissima:
sostiene che lessere umano pu cam-
biare, che possono avvenire grandi cam-
biamenti nel cervello umano, in qualsia-
si cervello umano, anche in quello dei
down, dei feriti alla testa, degli autistici,
di tutti coloro che hanno subito traumi
cerebrali o sono nati o diventati porta-
tori di minori o diverse capacit cogni-
tive. Basta investire nel paziente e tro-
vare il metodo e il piano giusto, e, co-
me per miracolo, si scopriranno infnite
kouvon
Fouorsto|n,
SS onn|,
no| suo stud|o
d| Goruso|ommo.
Ps|co|ogo,
bo formu|oto
|o toor|o do||o
Mod|6cob|||to
cogn|t|vo
strutturo|o.
YANI1Y IL SALE DELLA YI1A
di primo acchito un personaggio daltri
tempi, un incrocio tra un ritratto di Pi-
zarro e un dagherrotipo francese anni
Quaranta.
Ma lillustre professore vive ben ancora-
to nel presente. Sorridendo mi ha osser-
vata con occhi acuti, attenti, curiosi, gli
occhi di chi ha gi visto molto nella vi-
ta, e mi ha oferto un caf. ottimo,
lo fa un mio ex paziente nel bar della cli-
nica; era rimasto ferito alla testa durante
lIntifada, lo davano per spacciato, non
parlava, non scriveva, non leggeva, ma,
lavorando con il nostro metodo per tre
ore e mezzo al giorno, si ripreso, ha re-
imparato linglese e lebraico, si spo-
sato, ha avuto un bambino e ne aspet-
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possibilit di modifcare i suoi processi
di pensiero e il suo approccio alla real-
t. Teoria che con gli ultimi studi neuro-
logici si rivelata anche scientifcamen-
te esatta: oggi provato che i neuroni
del nostro cervello, in determinate con-
dizioni, possono potenziare la loro rete
di connessioni, con un conseguente in-
cremento della quantit e della qualit
dellapprendimento.
Professor Feuerstein, la sua teoria
un inno alle potenzialit delluomo. Da
dove proviene il suo straordinario otti-
mismo? Quando inizi a lavorare, cin-
quantanni fa, si sapeva ben poco del cer-
vello umano, eppure lei gi allora crede-
va nella sua capacit di recupero
Il mio ottimismo nasce dalla necessi-
t, dal bisogno, dallesigenza, da quello
che si prova quando non c scelta. Per
riuscire a cambiare qualcosa nellessere
fai lavorare gli altri e combatti e convin-
ci e ti convinci e ci riesci. Persino le ten-
denze, ho scoperto, si possono infuen-
zare, e un potenziale assassino pu di-
ventare un ottimo macellaio o un gran-
de chirurgo.
Nella realt quotidiana pi facile in-
contrare chi si arrende subito, ancora
prima di iniziare
Negli anni ho imparato che in molti ca-
si chi sente la necessit assoluta di mi-
gliorare il proprio fglio, chi muove il
mondo per lui, la madre. Se io le do
speranza lei lavorer e metter in prati-
ca la mia teoria. E combatter. E se lei
combatter, a volte contro tutto e tutti,
persino contro i medici, c speranza di
recupero e neppure i cromosomi, alla f-
ne, avranno lultima parola. Le faccio
un esempio. Un giorno una signora mi
arriva con la fglia, una ragazzina di do-
dici anni, si chiamava Revital, la ricordo
come fosse oggi: aveva il viso di un uc-
cellino, con gli occhi sporgenti, il naso
che le scendeva verso la bocca, il men-
to appuntito. Non parlava. Le ho da-
to in mano un pezzetto di plastica per
vedere cosa ne avrebbe fatto e per due
Ino modre
muove i/ mondo
per suo q/io.
Se /ei combotte.
c` e speron:o di
recupero
umano devi averne la necessit, poi de-
vi credere fermamente che sia possibile,
anche se ti dicono che impossibile, an-
che se ti dicono che non c pi niente
da fare, che stai, per esempio, dando fal-
se speranze a chi ha un fglio irrecupera-
bile. Nel primo dopoguerra, per esem-
pio, ho lavorato con bambini appena
usciti dallinferno dellOlocausto, bam-
bini che avevano visto morire i loro ge-
nitori e fratelli, che vivevano solo il quo-
tidiano e non credevano che potesse es-
serci un domani. Come potevo insegnar-
gli a pianifcare il futuro? A credere ne-
gli altri esseri umani? A sviluppare lim-
maginazione? A dargli un senso di sicu-
rezza? Sembravano dei ritardati, e cer-
tamente erano terribilmente disturbati,
e io non avevo la minima prova che ci
fosse alcuna possibilit di recupero, ma
dovevo assolutamente aiutarli. E quan-
do c la necessit ti metti a lavorare e
kobo| Emuno,
uno p|cco|o
poz|onto
no||o c||n|co
d| kouvon
Fouorsto|n.

I
|o oro un bomb|no normo|o o hno o
Iro onn| ho por|oIo, rocconIo S||v|o
Hosbon|, |o mommo d| I|o, poco,
mo ho por|oIo. F|no o soIIo ho conIoIo
o ur|oIo. Po| p| n|onIo. Sono r|mosI|
so|o g|| ur|| o g|| sIr||||. L'obb|omo
IoIIo vodoro do| p| grond| spoc|o||sI|,
obb|omo g|roIo mozzo IIo||o. A||o hno,
od oro g|o grond|co||o, co |'honno
d|ognosI|coIo como ouI|sI|co.
Por Iro osIoI| o un |nvorno g|| Hosbon|
sono sIoI| do| proIossor FouorsIo|n,
cho || ho sompro |ncorogg|oI| od
ondoro o|Iro |'|mmog|nob||o. A I|o
ho sompro doIIo cho ho |o sguordo
d| uno cho d|vonIoro uno porsono
|mporIonIo, con no| sosIonovo cho ||
rogozzo sonI|vo, cho c| cop|vo, cho c|
ho sompro cop|Io, o con quosIo ho
doIo o IuII| un nuovo oII|m|smo, uno
gron vog||o d| provorc|.
Do ogn| v|s|Io o Goruso|ommo g||
Hosbon| Iornovono con |o boIIor|o
cor|cho o |ovorovono soguondo |o
|nd|coz|on| d| FouorsIo|n: A||'|n|z|o
Iocondog|| vodoro do||o hguro, po|
possondo o||o |oIIoro, do||o |oIIoro
o||o poro|o, do||o poro|o o uno
IosI|oro hnIo, po| o uno IosI|oro voro.
FouorsIo|n ovovo rog|ono: |u| cop|vo o
sonI|vo bon|ss|mo, como s| vodo do||o
poos|o cho |u| ho po| scr|IIo, o Iorso
cop|sco Iroppo, non Iroppo poco.
8osIovo dorg|| |o hduc|o o |o sI|mo|o
g|usIo o non cons|doror|o un r|IordoIo.
Ogg| I|o |oggo mo|I|ss|mo,
scr|vo |o poos|o o v|vo duronIo
|'onno o||o Cosc|no kossogo
(vod| oncho 5?LGRW%?GP n. 35}2DD9,
UUUA?QAGL?PMQQ?EMLCR).
Ah, d|monI|covo, o oncho obbonoIo
o 5?LGRW%?GP, cho g|| p|oco mo|Io!
IKE NON FAkLAYA FI, OGGI $CkIYE FOE$IE
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tompo d| |otturo prov|sto: 9 m|nut|
ore ho cercato di farla lavorare senza al-
cun successo. La madre ha visto la mia
espressione sconfortata ed scoppiata a
piangere: Se anche lei dispera, chi po-
tr aiutare mia fglia?. Prima ancora
di vederla i medici che lavevano in cu-
ra mi avevano assicurato che la madre
era una psicotica per nulla disposta ad
accettare la triste realt di una fglia con
un quoziente intellettivo bassissimo. Al-
la fne, malvolentieri, accettai di inse-
gnare alla madre che cosa fare e come
lavorare con la bambina. Ma in realt ci
credevo poco anchio. Tre anni dopo lei
torn da me, e mi disse che la bambina
sapeva leggere. E da quella madre c
do che la circonda e per questo siamo
qui, veniamo apposta da Londra. Poi
ho salutato il timido Yakov Eli, nato in
America, che sta imparando a leggere,
lentamente e un po in ritardo. Ho incro-
ciato madri, padri, insegnanti, psicologi,
staf, pazienti giovanissimi e meno giova-
ni. Il centro Feuerstein era in piena attivi-
t, una piccola grande ofcina di miglio-
ramento umano. E sono tornata dal pro-
fessore con unultima domanda.
C qualcosa che riesce a intristirla?
Lui mi mostra un giornale: il Malay
Mail, un quotidiano della Malesia. In
lettere cubitali, in prima pagina, leggo
un titolo: Boicottare Tel Aviv!, in secon-
da pagina un lungo articolo canta le lo-
di di Feuerstein: Un metodo innovati-
vo che aiuta bambini con problemi di
apprendimento. Che tristezza,
dice lui, abbiamo pi di 45 centri nel
mondo, compresa, appunto, la Malesia,
abbiamo aiutato pi di 75 mila bambini
ovunque ce lo chiedessero, e poi scopri
un odio cos viscerale nei confronti del
nostro Paese. Questo un grandissimo
dolore per me.
Prima di salutarmi, mi porge un libro.
il libro di poesie di un paziente milanese
del metodo Feuerstein, di nome Ike Ha-
sbani, autistico, un ragazzo che dallet
di tre anni non parla, ma ha imparato a
scrivere, ed diventato poeta. Sintito-
la Io sento anche se non parlo. Mi copio
una poesia su un foglietto: eccola.
Dico stop a regole e leggi inutili per me
ed altra gente
Levo le mie urla verso il cielo, stridono,
La mia voce voglio che si oda ()
Se acuto e simile a un fschio, sono sere-
no e felice
Se civettoso e a tratti muto, sono agitato
Se simil pianto, sono stufo
Come non capite i miei gesti? ()
Bene vi parlo e sopportate miei bizzarri
gesti
Come Io faccio con Voi
Quando sofocate con troppe parole
Quando fngete che non ci sono e parla-
te di me
Io sento anche se non parlo
(continua su: http://manueladviri-tela-
viv.blogspot.com)
S
|omo ondoI| o Goruso|ommo
por |o pr|mo vo|Io no| '93,
rocconIo |o doIIorosso
AnIon|o Modo||o Nojo
do||'Assoc|oz|ono IIo||ono Ass|sIonzo
SposI|c| d| M||ono (LCJJ?DMRM
uno do| rogozz| sogu|I| do| conIro
m||onoso). Frovomo un gruppo
d| nouro|og|, nourops|ch|oIr|
|nIonI|||, |ogopod|sI|, hs|oIorop|sI| o
ps|comoIr|c|sI| o vo|ovomo cop|ro so
|| moIodo FouorsIo|n ovrobbo poIuIo
ovoro un'opp||coz|ono c||n|co o non
so|o podogog|co, c|oo Iunz|onoro
oncho no| cos| d| grov| |os|on|
corobro|| |nIonI||| o non so|o como
moIodo d| r|oducoz|ono.
Sposso, ormo|, o| gon|Ioro v|ono
d|ognosI|coIo con ro|oI|vo Ioc|||Io
|o mo|oII|o do| propr|o hg||o, mo ||
gruppo d| spoc|o||sI| |Io||on| corcovo
LA FAUkA 0OFO LA 0IAGNO$I:
E OkA CHE CO$A FACCIAMO7
Applicare il metodo anche nel caso di lesioni gravi su piccoli pazienti
possibile. Ecco lesperienza di un gruppo di medici
uno r|sposIo o||o domondo cho
v|ono sub|Io dopo |o d|ognos|,
quondo quo||o sIosso gon|Ioro s|
ch|odo ongosc|oIo: F odosso cho
coso Iocc|omo?.
No| moIodo FouorsIo|n honno
IrovoIo |o r|sposIo. I| grondo vo|oro
do| suo moIodo sIo no| |ovoro IoIIo
o ||vo||o d| poIonz|o||Io, sosI|ono |o
Modo||o Nojo, FouorsIo|n crodo ~
g|usIomonIo ~ cho |'ossoro umono
(o o mogg|or rog|ono || d|sob||o)
non o quo||o cho r|su|Io do| IosI su|
quoz|onIo d'|nIo|||gonzo, mo quo||o
noscosIo no| suo poIonz|o|o, o qu|nd|
non rosIo cho scopr|ro, porIoro o||o
|uco IuIIo c|o cho oncoro non s|
vodo no||o porIormonco mon|IosIo.
Ho rog|ono. Lo scoporIo IoIIo do|
proIossoro IonI| onn| Io |n modo
|nduII|vo od omp|r|co o r|su|IoIo
sc|onI|hcomonIo osoIIo. Funz|ono.
Ogg| |o s| puo vodoro oncho o ||vo||o
d| r|sononzo mognoI|co.
NoIuro|monIo nossuno sosI|ono
(o g|usIo soIIo||noor|o por non doro
Io|so sporonzo o gon|Ior| d| bomb|n|
d|sob||| o corobro|os|) cho un
quoz|onIo d'|nIo|||gonzo d| 35 posso
orr|voro o 9D o un bomb|no down
r|morro down, |no|Iro || moIodo
FouorsIo|n Iunz|ono con corIo
poIo|og|o o mono con o|Iro,
o | r|su|IoI| vor|ono do bomb|no
o bomb|no, mo || p|cco|o poz|onIo,
so bon sogu|Io o |n omb|onIo
Iovorovo|o, r|usc|ro comunquo o
I|ror Iuor| || mog||o d| so sIosso. F
oncho quosIo o un grondo r|su|IoIo.
tanto da imparare: era certa di poter far
migliorare la sua bambina e ci riusci-
ta. Se invece avesse continuato a trattar-
la da imbecille, se lavesse curata e tenu-
ta e considerata come tutti gli altri le di-
cevano, senza alcun dubbio quella stes-
sa bambina sarebbe rimasta per sem-
pre limbecille che era destinata a essere
dalla nascita.
Nella clinica di Reuven Feuerstein ho in-
contrato Rahel Emuna, una bellissima
bambina down e il suo babbo: una
bambina felice, ha detto lui mentre le
faceva fare pazientemente degli esercizi.
Ma deve imparare a conoscere il mon-

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