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RTBicocca Note Turismo n.

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Vittorio Ferri e Riccardo Matteucci LOFFERTA DI TURISMO NAUTICO DELLE REGIONI ITALIANE

2011

Questo lavoro analizza lofferta e la distribuzione di posti barca e di strutture portuali a livello nazionale e regionale per evidenziare gli squilibri tra le Regioni nella dotazione di questa importante categoria delle infrastrutture turistiche ed individuare quelle che presentano maggiori potenzialit di sviluppo. Inoltre, si avanzano alcuni suggerimenti per uno sviluppo equilibrato del diportismo.

Il diporto nautico in Italia Il turismo nautico costituisce, attualmente, uno dei settori economici con maggiori prospettive di espansione. Il suo sviluppo comporta ricadute positive sul territorio, di tipo diretto (per mezzo delle attivit economiche collegate al movimento dei diportisti, per la manutenzione, il rimessaggio, il ricovero e il noleggio delle imbarcazioni) ed indiretto (per la quota del fatturato dellindustria della nautica derivante dalla crescita del mercato interno, che dipende anche dalla disponibilit di posti barca e da strutture portuali efficienti). Il settore della nautica, quindi, genera un indotto rilevante, legato alla produzione e commercializzazione di scafi, di attrezzature e di servizi alle imbarcazioni ed ai utilizzatori. Vale la pena di ricordare che gli effetti economici collegati alla nautica da diporto variano a seconda delle tipologie di imbarcazioni, sono infatti maggiori per quelle di grandi e medie dimensioni,mentre il rimanente segmento produce un modesto impatto sullo sviluppo delle attivit nautiche e turistiche. La maggior parte dei settori turistici caratterizzata dalla concentrazione dei flussi in un ristretto periodo dellanno. Nel turismo nautico e nella portualit turistica, invece, la domanda di servizi non cessa nella stagione pi debole. Allincremento di movimento nel periodo estivo segue infatti una pi forte necessit di ricovero e manutenzione invernale delle imbarcazioni da parte dei proprietari delle unit da diporto. Ne consegue che la domanda di servizi massima proprio quando la presenza turistica propriamente detta minore. Anche per questa ragione la nautica rappresenta un opportunit in particolare per leconomia dei territori costieri delle regioni del Mezzogiorno.

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1. Levoluzione dellofferta di infrastrutture portuali e la distribuzione regionale Nel periodo 2007-10 il numero delle infrastrutture portuali in Italia presenta un debole crescita complessiva per le tre categorie, pi marcata nel segmento dei punti di ormeggio che rappresenta la parte meno pregiata dal punto di vista degli effetti turistico-economici rispetto a quello dei porti turistici.

Come si pu notare dalla figura 1.1., nellanno 2010 il numero di infrastrutture portuali in Italia salito a 534, in quanto sono entrati in funzione 32 porti in pi rispetto allanno 2007 e 9 in pi rispetto allanno 2009. Secondo quanto riportato dal Rapporto sul Turismo Nautico 2010 questi nuovi 32 porti possono distinguersi in 11 porti turistici, 12 punti di ormeggio, 5 porti polifunzionali, un porto canale, due darsene e una spiaggia attrezzata. Per tutto il periodo considerato i porti polifunzionali (infrastrutture pubbliche) presentano una debole crescita e costituiscono circa il 65% del totale dei porti italiani, mentre un aumento pi rilevante, nel corso del quadriennio, stato registrato dalle altre due tipologie di strutture. Nel 2010 i punti di ormeggio e i porti turistici hanno rappresentato rispettivamente il 21% e il 13 % del totale.

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Nel 2010 la distribuzione regionale del numero di infrastrutture portuali, rappresentata nella figura 1.2, evidenzia che quasi un terzo delle strutture portuali italiane si trova nelle due regioni insulari, ma la percentuale di porti turistici interamente dedicati alla nautica da diporto, rispetto al totale delle strutture, pi elevata in Liguria, in Friuli, nelle Marche e in Emilia Romagna, con una situazione di particolare svantaggio per la Sicilia e la Calabria. Se si considera invece il numero di porti turistici in termini assoluti, Liguria, Sardegna, Friuli e Veneto rappresentano complessivamente ben il 57% del totale. In ogni caso, i porti polifunzionali sono la tipologia di infrastruttura pi diffusa, infatti esse costituiscono in tutte le Regioni italiane almeno la met del totale, e in alcune Regioni del centro-sud superano addirittura l80%. proprio in Regioni come Sicilia, Calabria e Campania che le strutture portuali turistiche private, in grado di offrire una maggiore qualit dei servizi, si confermano numericamente molto inferiori non solo ai porti pubblici polifunzionali, ma anche alle strutture costituite dai punti di ormeggio.

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Come si pu notare dalla figura 1.3 infine, negli ultimi quattro anni una significativa crescita del numero di strutture stata rilevata in Sicilia, Sardegna, Liguria e Veneto, sebene soltanto in Liguria sono state realizzate esclusivamente nuove strutture di tipo privato attrezzate unicamente per il diporto, mentre tra le 7 nuove strutture siciliane, ad esempio, si riscontra principalmente la tipologia dellapprodo turistico. 2. Levoluzione dellofferta di posti barca e la distribuzione regionale Laspetto pi rilevante da considerare nellambito del turismo nautico quello relativo allofferta di posti barca, cio alla capacit delle strutture portuali di accogliere unit da diporto. Nel 2010 il numero di posti barca in Italia risultato essere pari ad oltre 153.000, con un aumento di circa 13.600 posti rispetto al 2007 e di quasi 6.400 rispetto al 2009.

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Rispetto al 2007, laumento pi significativo, pari al 15% circa, stato quello rilevato per i posti barca dei porti turistici privati, mentre i posti barca nei porti polifunzionali hanno registrato soltanto una crescita del 4,2%. Anche per la tipologia dei punti di ormeggio si riscontra una tendenza di crescita costante (si veda la figura 2.1). La situazione attuale della distribuzione per regione dei posti barca rappresentata nella figura 2.2.

Anche in questo caso si nota come la maggior parte dei posti barca si concentri in Liguria, Toscana, Friuli, Sardegna e Sicilia, che offrono quasi il 60% dei posti totali. In particolare, i porti turistici privati offrono un numero di posti barca pari a circa il 24% del totale, una quota maggiore rispetto al numero di posti barca offerti dai punti di ormeggio, che equivale solamente all11%. Distinguendo fra le diverse tipologie di porti, interessante notare come lEmilia Romagna sia lunica Regione in cui pi della met dei posti barca totali appartiene ai porti turistici, mentre solamente in Calabria, Sicilia e Puglia la quota di posti barca nei punti di ormeggio superiore rispetto a quella dei porti turistici. Inoltre, il 55% dei posti barca offerti nei porti turistici si concentra in Liguria, Toscana, Sardegna e Friuli, con un valore percentuale superiore al 10% per ciascuna Regione; Sicilia e Calabria presentano, invece, un numero di posti barca nei punti di ormeggio maggiore di quello dei rispettivi porti turistici.

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Le variazioni del numero di posti barca intervenute a livello regionale nel periodo 2007-10 (si veda la figura 2.3) rilevano un notevole aumento della dotazione di ormeggi in Sicilia e soprattutto per le tre Regioni tirreniche, Liguria, Toscana e Lazio, tra le quali spicca ancora una volta la Liguria con oltre 2400 nuovi posti barca; tra le Regioni adriatiche, invece, lunico aumento significativo si registra in Veneto, dove negli ultimi quattro anni sono stati resi disponibili oltre 1200 nuovi posti barca.

3. La densit di strutture e di posti barca a livello nazionale e regionale Per analizzare pi specificatamente lo stato dellofferta della portualit turistica in Italia interessante considerare la densit e la frequenza dei porti lungo le coste italiane; se si considera il generale rapporto tra le 534 infrastrutture complessive e i 7425 km di costa, si ottiene per il 2010, un valore medio pari a un porto ogni 13,9 km, cio una distanza inferiore rispetto ai 14,2 km del 2009, e ai 14,9 del 2007.

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Effettuando lanalisi per singola Regione, invece, si ottiene un quadro molto diversificato rappresentato nella figura 3.1: Calabria, Sardegna e Basilicata presentano una distanza variabile tra 20 e quasi 50 km, mentre la Regioni dellAlto Adriatico costituiscono le aree maggiormente presidiate, dove la distanza tra un porto e quello successivo non supera in media i 6 km di costa. Altre Regioni che forniscono risultati inferiori alla media nazionale sono Liguria, Toscana, Lazio e Campania. Pertanto si evidenzia la maggiore presenza di porti sulla costa tirrenica rispetto a quella adriatica. Particolare attenzione, tuttavia, da riservare alla Sardegna, le cui coste sarde presentano una infrastruttura ogni 25 km, con uno scarto di oltre 10 km rispetto alla media nazionale, che rappresenta comunque la met del valore della Calabria, di poco inferiore ai 50 km. Senza entrare nel merito circa la conformazione fisica e le dinamiche delle correnti marine pi o meno favorevole per ospitare infrastrutture portuali, si evidenzia uno squilibrio significativo nella distribuzione territoriale delle infrastrutture portuali che penalizza lo sviluppo del turismo sulle coste di molte regioni italiane. Per quanto riguarda invece la distribuzione dei posti barca, la media nazionale nel 2009 risulta essere di circa 20,5 posti barca per ogni km di costa, con un aumento di quasi 5 posti barca rispetto al 2007.

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La maggioranza delle regioni italiane, infatti, ha fatto registrare un generale miglioramento della situazione rispetto agli anni precedenti: Basilicata e Molise sono state interessate dal maggiore incremento di posti barca rispetto al 2009, seguite da Toscana, Sicilia, Liguria e Abruzzo, che hanno aumentato la loro dotazione rispetto al 2007. In ogni caso, nel 2010 il primato per la frequenza di posti barca resta sempre in mano alle regioni Friuli, Veneto e Liguria, mentre il risultato peggiore stato conseguito da Calabria, Molise, Sicilia e Sardegna (si veda la figura 3.2). Se consideriamo ora lindice di pressione ovvero il rapporto tra i bacini di utenza potenziali, cio la popolazione residente in ogni Regione, e il numero di imbarcazioni di ogni singolo bacino di utenza, possiamo calcolare il numero di utenti potenziali per ogni posto barca per Regione. A fronte ad una media nazionale pari a 374 utenti per posto barca, la figura 3.3 evidenzia che le regioni Sicilia, Toscana, Sardegna Friuli e Basilicata si collocano al di sotto di tale valore, mentre la Liguria, presenta lindice di pressione pi elevato oltre al primato dei posti barca e delle immatricolazioni.

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Fonte: ONN, Rapporto sul turimo nautico.

Se consideriamo ora il numero di imbarcazioni per ogni posto barca, il valore medio nazionale pari a 3,8 imbarcazioni per ogni singolo posto barca, mentre il dato delle Regioni Sicilia, Toscana, Sardegna, Friuli e Basilicata si colloca al di sotto di tale valore.

4. Osservazioni conclusive La situazione della portualit turistica italiana presenta significativi squilibri dal lato dellofferta tra le regioni. In particolare, nelle regioni meridionali si registra un ritardo che favorisce la concorrenza di altri paesi del bacino Mediterraneo.

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In particolare, dai dati analizzati, emerge che fra le Regioni costiere italiane: 1) la Liguria lunica che continua a mostrare un costante trend positivo, con una quota di domanda regionale ancora molto superiore rispetto alla pur elevata dotazione di posti barca; 2) Friuli, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna hanno una buona distribuzione di porti e di posti barca, la nautica una realt ben consolidata, ma necessita di un miglioramento dei servizi complessivi offerti; la Toscana, in particolare, necessita di integrare maggiormente le proprie strutture con i turismi dellentroterra; 3) nel Lazio e in Campania il turismo nautico si sviluppato solo negli ultimi anni grazie alla presenza di nuovi porti turistici, ma nel caso di infrastrutture dei dimensioni eccessive occorre tener presente i rischi di pregiudicare uno sviluppo durevole della costa; 4) Abruzzo e Marche, pur essendo dotate di un discreto numero di posti barca, non possiedono una dotazione sufficiente di ormeggi per i megayacht, e spesso i loro porti costituiscono dei gateways verso i paesi balcanici; 5) Calabria, Puglia, Molise e Basilicata, nonostante le potenzialit offerte dalle loro coste, sono le Regioni in cui il turismo nautico stenta ancora a decollare, a causa della scarsa dotazione di infrastrutture e servizi; 6) in Sicilia la domanda di turismo nautico in continuo aumento, tuttavia indispensabile riqualificare lofferta dei servizi portuali e la rete infrastrutturale di accesso; inoltre necessario creare un network turistico che coinvolga le strutture presenti nelle isole minori; 7) la Sardegna, infine, necessita di un adeguamento dellofferta alla crescita del numero di diportisti, da conseguire mediante la realizzazione di nuove infrastrutture ed una migliorare distribuzione territoriale dei posti barca. Affinch si realizzi un effettivo sviluppo della portualit turistica occorre dunque potenziare lofferta de porti e dei posti barca delle destinazioni turistiche nelle regioni che attualmente non sono interessate da un sufficiente flusso di diportisti e di turisti nazionali ed internazionali rispetto alle loro potenzialit. necessario, pertanto procedere alla realizzazione nuovi porti turistici, preferibilmente di piccole e medie dimensioni, nonch all adeguamento funzionale di quelli esistenti. Non solo. Una strategia pi ampia per migliorare e rendere pi competitiva lofferta del diportismo dovrebbe: 10

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favorire la crescita della cantieristica navale, del diportismo e delindotto del turismo nautico mediante incentivi economici da parte dei diversi livelli di governo coinvolti;

adeguare il livello dei servizi offerti dai porti turistici italiani a quelli presenti nelle migliori strutture del Mediterraneo;

attrarre visitatori e nuovi utenti verso i nuovi porti turistici e integrare lofferta di questi ultimi con le attivit turistiche delle destinazioni dellentroterra;

riqualificare i waterfront delle principali citt costiere creando delle piazze sul mare, dove promuovere eventi che favoriscano lintegrazione dei porti turistici con le rispettive citt.

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