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Diverse culture, bambini diversi?

Capitolo 1 Le diverse culture: approcci e metodi di studio


La cultura assume un ruolo cardine nella trasmissione dei comportamenti.
Levine (1977) → l’evoluzione culturale nelle popolazioni umane produce strategie di sopravvivenza
per i bambini→ queste strategie sono trasmesse socialmente piuttosto che biologicamente.
Osservando le prime fasi di sviluppo del bambino è possibile rintracciare l’importanza della cultura
nella crescita dei bambini.
La psicologia cross culturale si può definire come quella branca della psicologia che studia l’agire
umano e la sua trasmissione→ parte dal presupposto che tutti i comportamenti dell’uomo sono
plasmati e influenzati da componenti culturali e sociali. La psicologia cross culturale si è posta, fin
dall’inizio, come obiettivo primario quello di porre un confronto tra individui appartenenti a culture
diverse per verificare l’impatto della cultura sul comportamento e sul funzionamento
psicologico→ trovare gli universali del comportamento umano.
L’obiettivo è quello di esaminare l’effettiva validità di teorie psicologiche, di provarne l’universalità,
di individuare la specificità culturale→ si parte proprio dal presupposto che esistano processi
psicologici di base universali.
In ultima analisi un altro obiettivo fondamentale della psicologia cross culturale è proprio quello di
ricondurre in continuazione il livello di analisi dall’individuo, con le sue caratteristiche biologiche
e genetiche, alla popolazione come insieme di individui che condividono valori e credenze
culturali.
In questa disciplina c’è un costante passaggio da un livello di analisi individuale a quello della
popolazione→ ciò permette l’individuazione degli universali che regolano il comportamento
umano→ processi psicologici stabili ed indipendenti che caratterizzano la specie umana.
Dunque, se un particolare comportamento viene individuato in tutti gli ambienti sociali e culturali si
può ipotizzare che quel comportamento sia geneticamente determinato e che assolva una funzione
di sopravvivenza della specie e di adattamento all’ambiente.
Il comportamento di un individuo può essere compreso tra le culture solo quando si considerano sia
i fattori biologici che quelli culturali. Importante è il concetto di trasmissione culturale→ una
trasmissione verticale che coinvolge i genitori e la loro prole; si parla anche di trasmissione
orizzontale (si apprende da un pari durante il corso dello sviluppo) e di trasmissione obliqua (si
apprende da un altro adulto e da istituzioni appartenenti alla propria cultura o di culture diverse).
Altri concetti fondamentali sono:
• Inculturazione: acquisizione attraverso l’apprendimento di ciò che la cultura ritiene
necessario senza nessuna deliberata azione di insegnamento o didattica
• Socializzazione: processo intenzionale di formazione di un individuo→ azioni che avvengono
nell’ambito delle istituzioni educative
• Acculturazione: cambiamenti culturali e psicologici che avvengono in un individuo a partire
dal concetto con persone appartenenti a gruppi culturali diversi dal proprio
• acculturazione psicologica: cambiamenti che un individuo sperimenta come risultato del
contatto con altre culture o come risultato del processo d’acculturazione

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Un’altra disciplina molto importante è la psicologia culturale→ considera le specificità dei diversi
comportamenti ritenendo che le manifestazioni comportamentali siano uniche e che l’individuo
possa essere compreso solo nell’ambito della sua cultura. Ci si affaccia così all’individualità e alla
soggettività del singolo individuo.
Weisner: individua nelle routine una delle modalità di trasmissione culturale→ ogni individuo
appartenente ad una cultura è in grado di narrare la propria routine. Le routine sono organizzate
in script che orientano l’individuo in modo inconsapevole nella vita quotidiana→ permette di
trovare i sistemi di significato tipici della cultura.
Rispetto alla psicologia cross culturale, la psicologia cultura ha un approccio più soggettivo che bada
all’esperienza di singoli individui→ non mira alla generalizzazione.

Capitolo 2 L’intreccio interculturale


La cultura di appartenenza produce strategie di sopravvivenza della prole in funzione dell’ambiente
nel quale questa dovrà crescere→ esistono pressioni ambientali di un passato recente che vengono
trasmesse non geneticamente ma socialmente.
Lo sviluppo del bambino è dettato in larga misura dalle modalità di cura dei genitori e da tutto ciò
che lo stesso recepisce dall’ambiente. Le singole culture promuovono modalità parentali differenti
ma atte allo sviluppo specifico di quel determinato ambiente.
L’immigrazione gioca un ruolo non secondario nella crescita dei bambini. L’immigrato deve
affrontare un cambiamento molto spesso radicale delle categorie interpretative acquisite dalla
cultura di appartenenza ma che mal si adattano al nuovo contesto→ risulta essere inesperto
all’interno di valori e convenzioni diverse da quelle della propria cultura.
L’identità etnica è un concetto cardine→ è l’eredità di ogni individuo della propria cultura di
appartenenza→ deriva dalla consapevolezza di essere parte di un gruppo. Rispetto ad altri costrutti
relativi all’identità:
1. Presenta insita in sé una profonda consapevolezza della propria appartenenza ad un gruppo
etnico
2. Solo quest’ultima è rivestita di significati emotivi e di valori personali
Il bambino ha la capacità di etichettarsi e di identificare se stesso all’interno del proprio gruppo e
di comportarsi in maniera etnicamente specifica, la costanza etnica (consapevolezza
dell’immutabilità delle proprie caratteristiche etniche) si forma solo con la scolarizzazione.
Il processo di costruzione di identità diventa estremamente complesso nelle persone immigrate→
l’identità dell’immigrato viene scalfita da riferimenti non più coerenti perdendosi così nella pluralità
delle forme di identificazione fornite dall’ambiente→ le radici etniche tendono a dissolversi.
Per un immigrato, ma non solo, si parla di acculturazione→ modificazione di atteggiamenti e valori
nell’incontro con un’altra cultura.
Ci sono quattro diverse modalità di adattamento ad un’altra cultura:
1. Bi-polarismo→ forte identificazione con i due gruppi culturali
2. Marginalità→ scarsa identificazione con il nuovo gruppo culturale
3. Assimilazione→ identificazione esclusiva con il gruppo maggioritario
4. Separazione→ identificazione esclusiva con il gruppo etnico originario

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Molto dello stile di accudimento del proprio bambino è legato alla cultura di appartenenza→ i
genitori nel seguire e accompagnare la crescita dei loro figli adottano modalità di cura e di
sostentamento derivate dal modello culturale di appartenenza.
Ci sono tre fattori fondamentali:
1. Forte intreccio tra biologico e culturale
Esempio: diverse culture applicano differenti strategie di addormentamento→ bambini di culture
diverse dormono sonni diversi.
Le capacità e gli stili educativi vanno a formare l’individuo con la propria identità personale.
2. Componente etnica
Grazie alla propria identità etnica, l’individuo si sente parte della comunità→ si comporta e pensa
in funzione di questa e alleverà la propria prole seguendo ciò che la propria cultura gli ha
trasmesso.
3. Acculturazione
Costrutto fondamentale ogni volta che c’è un incontro tra culture.
La cultura di appartenenza risulta essere anche il miglior specchio possibile circa i risultati che si
stanno ottenendo nella crescita del proprio bambino.
Esempio di ricerca: una ricerca condotta su due generazioni di immigrati turchi in Germania dimostra
la difficoltà e il lungo percorso che alcuni immigrati devono compiere, la loro non completa
acculturazione ove alcuni principi fondamentali circa la cura della prole e la concezione della
famiglia sono talmente distanti che due generazioni non sono bastate a colmare le differenze.
Per quanto riguarda il linguaggio a far la differenza non è tanto la frequenza delle parole quanto
piuttosto la funzione che queste hanno per lo scambio comunicativo.
Esempio di ricerca: bambini cinesi immigrati in Italia, seppur in difficoltà nel produrre il linguaggio
rispetto ai bambini italiani, non hanno un livello inferiore nella coerenza delle frasi che producono
minor proprietà di linguaggio non è minor coerenza comunicativa.

Capitolo 3 Parenting e sviluppo infantile: considerazioni intraculturali e interculturali


Ovunque i bambini hanno gli stessi bisogni biologici e devono superare le medesime sfide
→evolutive ed ovunque i genitori hanno la stessa responsabilità di guidare i propri figli nella
sopravvivenza e nell’adattamento al loro ambiente fisico e sociale.
Il bambino nell’infanzia dipende totalmente dalle cure parentali per la sopravvivenza le sue abilità
di coping sono minime. Il parenting esercita un’influenza notevole sul corso e sul risultato dello
sviluppo infantile.
Alcuni studiosi sostengono che le interazioni genitore-figlio favoriscono anche la rielaborazione di
alcuni aspetti della cultura→ si crea un’influenza reciproca in cui il contesto ecologico e culturale
modella la famiglia, così come la famiglia modella la cultura cui appartiene. Ogni cultura promuove
modalità specifiche di adattamento alle richieste del suo ambiente e ha sviluppato tradizioni ed
etnoteorie parentali uniche su come raggiungere obiettivi comuni del caregiving.
La ricerca intra-culturale e cross-culturale ha diversi scopi:
• Individuare e confrontare somiglianze e differenze tra bambini che crescono in comunità
diverse→ si possono individuare così quelli che sono gli universali dell’educazione che non
variano da cultura a cultura
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• Valutare le basi dei processi adattativi nello sviluppo infantile e accertarne la natura
universale o culturale
È fondamentale riuscire a comprendere e rappresentare somiglianze e differenze all’interno e tra
i gruppi culturali.
Le cure fornite al bambino devono essere analizzate da una triplice prospettiva:
1. Prospettiva parentale
2. Prospettiva centrata sul bambino
3. Prospettiva culturale
Il ruolo genitoriale
Il bambino nell’infanzia apporta una serie di cambiamenti a se stesso (forgia la propria personalità,
impara a parlare, impara a camminare e non più gattonare ecc…). I genitori accompagnano i loro
figli attraverso tutte le tappe fondamentali dello sviluppo e non sorprende che tutte queste
dinamiche evolutive siano modellate dai genitori e che tutte, a loro volta, modellino il parenting.
È fondamentale sottolineare che l’esperienza continua anche dopo l’infanzia→ si è plasmati
dall’esperienza tutta la vita.
I bambini sono piacevoli da osservare, è divertente parlare e giocare con loro; non sanno essere
competitivi o maliziosi e non sanno ingannare. I genitori sono investiti da un ruolo fondamentale→
educare, socializzarli, provvedere alla loro sopravvivenza.
Hill→ i genitori, nella primissima infanzia, passano il doppio del tempo insieme ai figli rispetto che
nella media infanzia.
Non si tratta di un percorso unidirezionale→ i bambini e i genitori mettono in atto scambi reciproci
per co-costruire le esperienze infantili, il parenting e l’ambiente→ gli adulti, quando diventano
genitori, sembrano possedere già alcune capacità da caregiver. Esempio: i genitori parlano ai loro
bambini pur sapendo che questi non possono ancora comprendere il linguaggio. I genitori mettono
in atto risposte proattive, reattive o interattive a seconda dell’esigenza del bambino.
Le teorie sociobiologiche sostengono che tutti gli individui sono spinti a portare avanti con
successo la loro gravidanza e l’allevamento dei figli dal momento che in tal modo assicurano la
continuità dei loro geni.
Gli essere umani acquisiscono ulteriori capacità di parenting poiché inseriti in una determinata
cultura→ genitori appartenenti a culture diverse differiscono nell’età alla quale si aspettano che i
bambini raggiungano le diverse pietre miliari dello sviluppo o acquisiscano varie competenze;
differiscono anche nel peso attribuito a diverse competenze.
I piccoli della specie umana non crescono e non possono crescere come individui isolati.
Effetti diretti e indiretti
Anche se la genetica in parte conta, tutte le più rilevanti teorie dello sviluppo considerano
l’esperienza nel mondo come la principale fonte della crescita individuale e come la componente
che maggiormente contribuisce a tale processo.
Esempio: il livello d’attenzione e l’umore della madre durante i pasti nei primi mesi di vita predicono
il linguaggio del bambino a tre anni – il comportamento affettuoso della madre nel toccare, cullare,
tenere e sorridere al bambino di sei mesi ne prevede le competenze cognitive a due anni.
Tassonomia del parenting

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Vi sono sei categorie differenti che identificano le attività più rilevanti che i genitori mettono in
atto nel prendersi cura dei figli→ il modo con cui vengono messe in atto variano tra le diverse
culture in termini sia quantitativi sia qualitativi.
1. Modalità nurturant→ soddisfa le richieste biologiche del bambino e fisiche nonché quelle
connesse alla salute. I genitori sono responsabili della soddisfazione dei bisogni e del
mantenimento dell’equilibrio omeostatico.
2. Modalità fisica→ promozione dello sviluppo grosso e fino-motorio
Queste due modalità sono obbligatorie.
3. Modalità sociale→ messa in atto di comportamenti visivi, verbali ed affettivi che i genitori
mettono in atto quando coinvolgono il bambino in affettuosi scambi interpersonali. Le chiare
dimostrazioni d’affetto regrediscono con il tempo→ con l’età dei bambini che avanza i
genitori non sono più in grado di mettono in atto determinate espressioni, gesti ecc…
4. Modalità didattica→ varietà di strategie che i genitori utilizzano per stimolare i loro figli ad
esplorare e comprendere l’ambiente al di fuori della diade e ad agire su di esso. Esempio:
fornire opportunità di osservare, imitare apprendere. Ciò avviene a partire dal primo anno
di vita.
5. Modalità materiale→ comprende i modi in cui i genitori organizzano l’ambiente che circonda
il bambino, a partire dalla casa. I genitori sono responsabili del livello di stimolazione
ambientale proposto. Questa modalità può essere sia attiva sia passiva
6. Modalità linguistica→ fondamentale per la comprensione e la produzione graduale del
linguaggio da parte del bambino. Questa modalità si interseca con le altre in quanto il
linguaggio interviene in molti altri ambiti dello sviluppo infantile. Esempio: la modulazione
del tono di voce agevola la modalità di comprensione del linguaggio da parte del bambino.
Queste modalità sono discrezionali.
Inizialmente la responsabilità delle cure è soprattutto in mano ai genitori, nell’infanzia più
avanzata i bambini giocano ruoli più attivi.
Questa tassonomia prevede funzioni parentali:
1. Proattive
2. Compensatorie
Quattro significative caratteristiche che definiscono i domini del parenting:
1. Variabilità tra i genitori: diverse frequenza e durata dei comportamenti parentali tra i
genitori
2. Stabilità: nel tempo si mantengono costanti le differenze tra gli individui all’interno di un
gruppo → il parenting rilevato in un dato momento da un’indicazione della modalità
passata e futura
3. Continuità: si mantiene costante il livello medio di performance in un gruppo
Nella modalità di parenting c’è comunque una certa discontinuità→ nel tempo le modalità possono
cambiare sotto certi aspetti→ i genitori adottano la propria modalità di cura sia all’età del bambino
sia alle esigenze di quest’ultimo.
4. Indipendenza: ci può essere una maggiore o minore dipendenza tra i vari domini→ esempio:
un genitore che coinvolge il bambino in più esperienze emotive e interpersonali (modalità

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sociale) è anche quello che coinvolge il figlio in più esperienze di insegnamento e
apprendimento.
Critica all’approccio dimensionale
Thomas e Chess criticano la sfera delle sei dimensioni→ è inesatto caratterizzare il genitore in modo
globale e diffuso come rifiutante, iperprotettivo, insicuro ecc… Piuttosto, il comportamento di un
genitore dovrebbe variare secondo le situazioni.
Altri critici sostengono che il modello dimensionale sia riduttivo→ è impossibile pensare ad
un’organizzazione monolitica del parenting.
Ciascuna madre sembra enfatizzare particolare tipi d’attività con il proprio figlio→ spesso i genitori
compiono attività che sono combinazioni di domini diversi.
Non sono tanto le attività/stimolazioni più generiche quanto quelle più specifiche a determinare
aspetti delle performance e delle competenze infantili.
Principio della specificità→ specifiche esperienze in momenti specifici influenzano specifici aspetti
dello sviluppo infantile secondo modalità specifiche.
Un genitore che mette in atto più frequentemente o più accuratamente una determinata attività
influenza la performance del bambino in un determinato ambito.
QUINDI: parenting modulare e flessibile.
Oggi è fondamentale inserire lo sviluppo infantile in un contesto socio-culturale→ non si può
generalizzare sotto questo aspetto.
Esempi di studiosi che hanno praticato studi antropologici: Malinowski, Benedict, Mead ecc … → gli
studi cross-culturali derivano dagli sforzi di questi antropologi.
Dal momento che i genitori appartengono ad una cultura e si attengono alle sue specifiche
convenzioni, essi seguono degli script culturali relativi alle cure parentali.
Holden (1999) → esistono almeno 30 variabili che influenzano le cure parentali→ cultura, società,
biologia ecc…
Bornstein→ la cultura guida il parenting in modo da promuovere una relativa uniformità nelle cure
parentali.
Etnoteorie: sistemi di credenze che influenzano in modo omogeneizzante i genitori all’interno di
una data cultura. → esempio: quando e come prendersi cura dei figli; rapporto famiglia-lavoro.
I genitori sono influenzati da immagini convenzionali di cosa rientra e cosa dovrebbe rientrare nel
dominio del parenting → cercano d’implementare un programma di obiettivi e attività di cura a
partire da modelli specifici della propria cultura.
È centrale nel concetto di cultura il fatto che la cultura porti a diverse credenze e diverse modalità
di parenting→ parenting responsabile numero 1 di come gli individui appartenenti a diverse culture
siano così diversi.
Perché intraprendere una prospettiva cross-culturale?
1. La descrizione
Le descrizioni culturali in ambito evolutivo sono le più complete e le più ampiamente comprensive
nell’ambito della scienza e dello sviluppo→ le norme sono fondamentali per fornire norme
evolutive realistiche e valide e per sottrarsi da un punto di vista etnocentrico. L’adozione di una
prospettiva comparativa affina la percezione e amplia la comprensione della propria cultura, inoltre
permette di comprendere su cosa generalizzare e su cosa no.
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2. La spiegazione
La prospettiva cross-culturale permette di spiegare in modo chiaro in che modo aspetti globali di
natura socio-culturale modellino i diversi fattori chiave per lo sviluppo umano→ lo sguardo culturale
permette di cogliere spiegazioni che non sono captabili da una prospettiva monoculturale.
Uno dei propositi fondamentali della psicologia cross-culturale sullo sviluppo è esaminare i
comportamenti e le interazioni universali specifici del bambino e della madre.
3. Interpretazione
Comprendere il significato di un’attività spesso dipende dalla valutazione di quell’attività nel
contesto culturale in cui questa viene messa in atto→ attività differenti possono avere significati
analoghi o differenti a seconda della cultura. È lo sviluppo del bambino in una specifica cultura la
principale circostanza per esaminare in che modo il significato di un’attività viene modellato dal
contesto.
( Ipotesi della psicologia cross-culturale dello sviluppo umano:
1. Panorama epigenetico→ ipotesi panculturale
2. La tassonomia di parenting diventa universale se confrontata con diversi contesti culturali
3. Ambiente medio-atteso→ i bambini sono geneticamente pre-adattati a modelli specie-
specifici di caregiving e d’interazione che promuovono un normale sviluppo sociale ed
emotivo→ l’ambiente esplorato nella prima infanzia fornisce modelli d’interazione
specifici di una determinata cultura. )

Capitolo 4 Credenze parentali sulla relazione genitori figli: confronto tra diversi gruppi etnici
Ideas: credenze ed idee che si sviluppano nel bambino→ vengono definite dai valori culturali e
dall’esperienza scolastica, con i pari e con gli altri significativi. Riflettono la tendenza psicologica
soggettiva del genitore e si esprimono attraverso gli atteggiamenti verso la disciplina, l’espressione
degli affetti e la promozione al successo.
Alcuni studi:
Winder e Rau (1962) → parlano di due attitudini:
1. Attitudine parentale orientata all’ambivalenza e alla punizione→ sviluppo di aggressività,
dipendenza, depressione
2. Attitudine parentale orientata al controllo autoritario→ ostilità manifestata in adolescenza
Super e Harkness (1986) → tre sono le dimensioni che organizzano il contesto evolutivo del bambino
1. Setting sociale e fisico nel quale il bambino vive
2. Abitudini nella cura e nell’allevamento del bambino
3. Psicologia di chi se ne prende cura

Le famiglie immigrate, che da una cultura di appartenenza si trovano catapultate in una cultura
nuova, vedono una certa complessità nel concetto di ideas:
1. Tendenza da parte dei genitori immigrati a perseverare nel mantenimento delle modalità di
interazione cura fondate sulla cultura originaria
2. Processo di apertura verso il nuovo contesto culturale
Tutto ciò potrebbe non influire sul suo sviluppo cognitivo o affettivo, ma sul suo ruolo sociale e sulla
percezione di sé e degli altri.
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Esempio di esperimento:
Descrivere le idee circa la genitorialità di gruppi etnici residenti in Campania da almeno due anni,
immigrati da differenti ambienti e culture e confrontarlo con un campione di soggetti italiani.
Descrivere e confrontare la valutazione che i due gruppi considerati hanno relativamente la propria
genitorialità.
Campione di 247 genitori, 202 madri e 45 padri→ 51% italiani 49% immigrati
Strumenti: Compilazione di un questionario self report per valutare i comportamenti relativi a tre
domini specifici: interazione sociale, didattica, disciplinante. In più si trovano comportamenti che si
rivolgono ad una autovalutazione generale. Per ogni tipo di scala è stata fatta una media (es: media
dell’interazione sociale … )Viene chiesto a ciascun genitore, utilizzando una scala likert a 5 passi,
quanto frequentemente gli capita di mettere in atto un certo comportamento. Questionario con 28
item
Risultati:
• Correlazioni tra le scale
o Relazione tra interazione sociale e didattica→ i genitori che si definiscono sociali si
definiscono anche didattici
o Relazione tra stile didattico ed età→ più i genitori sono adulti e maggiore è la
frequenza di interazioni didattiche che stimano d’avere
o Relazione tra lo stile disciplinante e l’autovalutazione della propria genitorialità→
coloro che stimano di avere un maggior numero di interazioni disciplinanti hanno una
migliore autovalutazione della propria genitorialità
• Analisi post-hoc
o Indipendentemente dall’etnia i genitori interagiscono prima in modo sociale, poi in
modo didattico e meno frequentemente in modo disciplinante
• Confronti tra la variabile etnia
o No differenze significative
o I genitori italiani hanno un’autovalutazione della propria genitorialità
significativamente più bassa rispetto ai genitori immigrati
• Modelli ad albero
o Primo modello
I genitori immigrati sono caratterizzati da una maggiore flessibilità rispetto ai genitori italiani, i
quali sono focalizzati emotivamente su loro stessi piuttosto che sui figli; se è vero che da un lato
mostrano di essere interessati ai propri figli, stimolandoli in senso didattica, dall’altro non mostrano
una reale attenzione alla loro vita. I genitori immigrati hanno una maggiore attenzione alle esigenze
dei propri figli, soprattutto da un punto di vista emotivo, e se è vero che anche loro a volte non
sentono di avere fiducia nelle propria abilità, riescono ugualmente ad accettare il punto di vista dei
propri figli.
o Secondo modello ad albero
I genitori italiani lasciano ai propri figli la possibilità di fallire e ne incoraggiano l’espressione delle
idee, al contrario giocano poco, sono poco inclini ad interagire affettivamente e usano poco

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punizioni e regole. I genitori immigrati sono meno abili nella stimolazione educativa e sembrano
compensare questa lacuna con una maggiore attenzione agli aspetti affettivi, punitivi e ludici.
Si riscontrano, dunque, differenze significative nella propria abilità di parenting.

Capitolo 5 Le reti sociali nelle famiglie di immigrati: il ruolo delle nonne


Il fenomeno dell’emigrazione ha molte cause e diversi effetti a livello della struttura familiare e delle
reti sociali. Tipica conseguenza dell’emigrazione dal proprio paese è, ad esempio, quella di rimanere
isolati dalle generazioni precedenti→ ciò significa manca di supporto multi-generazionale.
Esempio: immigrati turchi in Germania→ la comunità turca, rispetto a quella tedesca, esprime una
parentela più sociocentrica mentre quella tedesca mette in luce un orientamento maggiormente
individualistico.
Che cosa cambia tra le varie generazioni di immigrati?
Studio che riguarda le informazioni circa le reti sociali ed il ruolo delle nonne.
Le madri turche emigrate in Germania affermano:
• Desiderio che i figli mantengano uno stretto contatto con i familiari, anche una volta
cresciuti→ la famiglia viene prima del gruppo dei pari
• Mostrare rispetto nei confronti dei nonni
• Il figlio dovrebbe restare in casa finché non si è formato una propria famiglia
• Anche dopo aver costruito una famiglia, non bisogna perdere le proprie relazioni parentali
• Prendersi cura dei familiari sempre
Le famiglie tedesche sono più distaccate→ non è essenziale rimanere in contatto con le varie
parentele.
Le madri turche ricordano con molta negatività la loro infanzia→ spesso condizionata dal duro
lavoro. Le madri di figlie femmine, dunque, preferiscono risparmiare queste avversità alle proprie
figlie. Una cosa molto presente, però, è il ruolo cardine della nonna, quella materna soprattutto→ i
sentimenti nei confronti di madri e nonne, dunque, sono misti. La stretta relazione con i parenti,
però, è un elemento cardine della cultura turca.
Le reti sociali
Le madri di culture individualiste hanno reti sociali più ampie contenenti un maggior numero di
persone; le madri di culture sociocentriche instaurano meno relazioni ma molto più intense.
Studio tedeschi vs turchi:
1. Il 52% dei parenti si trova nelle reti sociali delle famiglie turche di prima generazione, il 60%
in quelle di seconda generazione
2. Il 43% è la proporzione di parenti nelle reti sociali di famiglie tedesche→ meno importanza
attribuita ai parenti sia quantitativamente che qualitativamente
Quando le madri sono state intervistate circa l’importanza di parenti e amici nelle reti sociali,
quella dei parenti è risultata maggiore in tutti e tre i gruppi.
Il ruolo delle nonne nelle reti sociali
Le nonne giocano un ruolo fondamentale nelle reti sociali delle famiglie turche. Nel campione dei
turchi di seconda generazione, le nonne materne sono più accessibili di quelle paterne (in prima
generazione le nonne paterne sono rimaste in Turchia). Nel campione tedesco un terzo ha riportato
di avere contatti settimanali con i nonni.
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• Nel campione turco di prima generazione si nota che solo il 10% ha contatti settimanali con
le nonne→ nonne sono in Germania clandestinamente
• Nel campione turco di seconda generazione il 25% riferisce di avere contatti settimanali con
le nonne
Perché le nonne sono così importanti?
• Forniscono un caretaking per il bambino, soprattutto nelle famiglie tedesche
• Forniscono supporto emotivo in tutte e due le generazioni turche e nelle famiglie tedesche
• Forniscono aiuto domestico
• Solo pochi persone di tutti e tre i gruppi dichiarano di ricevere supporto economico dalle
nonne
Infine, la proporzione di madri turche che ricevono supporto economico dalle suocere è esiguo.
In generale, le nonne forniscono un grande supporto molto più delle nuore.
In conclusione:
• Il valore culturale degli stretti legami famigliari non è intaccato né dall’esperienza della
propria infanzia né dalla limitata accessibilità alle parentele per le famiglie turche
• Nonostante esperienze passate, lo studio dimostra come il comportamento è
maggiormente organizzato in considerazione delle situazioni concrete e degli effettivi
bisogni individuali
• Le madri turche ritengono che le famiglie tedesche non siano veramente unite→
dimostrazione che le aspettative nei confronti di un gruppo sono costruite in base a modelli
culturali più che in base all’esperienza effettiva
• La notevole mancanza di contatti tra figli e nonni nelle famiglie di emigrati turchi potrebbe
essere ricondotta alla
o Distanza geografica
o Legami familiari meno stretti
o Tensioni nei rapporti
Capitolo 6 Credenze materne e modalità di parenting sul sonno del neonato: differenze culturali

Il problema del sonno è la preoccupazione più frequente dei genitori→ lo sviluppo dei ritmi sonno-
veglia non è soltanto il frutto dell’evoluzione neurobiologica del SNC, ma è modulato dal rapporto
genitori-bambino. Le modalità con le quali i genitori intervengono sul sonno sono influenzate da
fattori di tipo socio-culturale. In particolare, ciò che è influenzato dalla cultura d’appartenenza è la
modalità di consolidamento del sonno.
Esempio di studio: confronto tra differenze di atteggiamenti genitoriali con bambini di Roma e
Bruxelles→ i bambini di Roma dormono 51 minuti di meno la notte e 26 di più di giorno. L’orario di
addormentamento era più tardivo a Roma, mentre l’orario di risveglio più precoce.
Cfr. libro per altri studi

Ciò che cambia da cultura a cultura è la rapidità con cui si realizzano certi comuni processi di
sviluppo che consentono al neonato di sostenere episodi di sonno ininterrotto via via più lunghi e
collocati nel periodo notturno.

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Determinanti delle differenze culturali nella cura del sonno:
• Caratteristiche ambientali
• Come il bambino viene accudito al momento del sonno
o Cosa viene fatto al momento dell’addormentamento
o Monitoraggio più o meno stretto del sonno del bambino→ alcuni utilizzano
cosleeping
o La gestione del risveglio
I genitori nordamericano sentono forte la responsabilità di far dormire fin da subito il bimbo da
solo, genitori giapponesi dormono con il proprio figlio addirittura fino a che questo ha 15 anni.
N.B. Il cosleeping sembra un fattore favorevole nel risveglio notturno del bambino.
Il ruolo delle credenze
Lo sviluppo delle modalità di parenting da parte dei genitori di neonati è molto influenzato dai
sistemi di credenze sul sonno. L’abitudine di cosleeping è esito di un sistema radicato di
rappresentazioni:
Giapponesi→ il cosleeping è un’abitudine facilitante lo sviluppo di quel senso di interdipendenza
con i membri della comunità che i giapponesi dovrebbero sviluppare.
Maya→ una madre Maya sostiene che i bambini americani risultano più disobbedienti poiché
separati dai genitori la notte
Americani→ la scelta di non dormire con il proprio figlio è volta ad una volontà di far sviluppare il
proprio figlio meglio psicologicamente
Possibili effetti negativi del cosleeping secondo pediatri:
• Soffocamento causato da un genitore
• Trasmissione reciproca di malattie contagiose
• Difficoltà di interrompere il cosleeping in età più avanzata
• Stimolazione sessuale durante il periodo edipico del bambino
Il contesto socio-cultural-geografico di appartenenza influenza profondamente anche i sentimenti
e le idee materne sui temi della separazione dal proprio bimbo e della responsività ai suoi segnali.
Modello Raphael-Leff→ distinzione tra madri facilitatrici e regolatrici
• Madri facilitatrici: l’ambiente deve essere adattato al bambino; massimo conto delle
manifestazioni fisiologiche e comportamentali; vivono con ansia la separazione. Prediligono
il cosleeping. E’ un orientamento maggiormente associato ai risvegli notturni ma, questo
tipo di madre, favorisce lo sviluppo di un attaccamento sicuro.
• Madri regolatrici: la maternità come abilità da acquisire; il bambino deve imparare ad
adattarsi all’ambiente; maggiore distanza e separazione fra sé e il figlio. Non prediligono il
cosleeping.
Bisogna considerare che, comunque, i bambini che si risvegliano la notte con il tempo tendono a
diminuire questa tendenza spontaneamente.
Le madri che oscillano tra facilitatore e regolatore presentano figli con maggiori disturbi del
sonno.
Le credenze sul sonno delle donne in gravidanza
Toselli→ studiò le idee delle madri in attesa circa l’inizio e la fine del sonno del bambino.
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Notò che le madri condividono molti aspetti che riguardano il sonno a prescindere dal loro grado
di informazione→ interviene un fattore culturale→ credenza culturale.
Le madri in attesa ritengono che il sonno dei loro bambini sia un fenomeno fondamentalmente
spontaneo→ prevedono di utilizzare tecniche specifiche per indurlo→ soprattutto tecniche basate
sul contatto fisico.
Un cenno merita la convinzione che le madri hanno sul fatto che i bambini abbiano già un ritmo
sonno-veglia ben definito prima della nascita. Le madri inoltre, il 75%, dichiarano di intuire
correttamente se il bambino sia sveglio o meno dai movimenti motori→ il campione di donne
mostra peculiari e interessanti modalità comunicative con il loro bambino quando ancora egli è
nel grembo materno.
Quindi:
• Il progressivo sviluppo delle caratteristiche del sonno infantile non è un fenomeno
universale, basato esclusivamente sulla maturazione del SNC, è altresì modulato dal
contesto geografico e dalla comunità d’appartenenza.
• La natura del parenting appare molto più dipendente da un sistema di credenze e
rappresentazioni pre-esistente che non da quanto sarebbe possibile apprendere da fonti
informative esterne

Capitolo 7 Stile comunicativo delle madri italiane e americane nell’interazione con bambini di 13 m
Diversi studi hanno preso piede negli anni ’90 al fine di individuare quali pattern comportamentali
possono definirsi comuni e specifici di ogni cultura in relazione sia a di diversi modelli di cura
dell’infanzia sia ai possibili effetti sullo sviluppo del bambino.
Il linguaggio rivolto ai bambini è profondamente diverso da quello utilizzato tra gli adulti→ tuttavia
non tutte le culture utilizzano gli stessi pattern comunicativi.
Esempio 1: i genitori nordamericani tendono ad incentrare sul bambino l’interazione sociale della
famiglia→ adattano il loro linguaggio alle necessità del figlio.
Esempio 2: nell’isola Samoa i genitori non parlano con il figlio finché questo non comincia a parlare
ma, soprattutto, quando parlano con lui non semplificano il linguaggio→ stile più direttivo.

Studio di Bornstein
Osservazione dello stile comunicativo delle madri, con bambini di 5 e 13 mesi, in quattro Stati
diversi: Argentina, Francia, Giappone, Stati Uniti.
Sono state prese in considerazioni due componenti della comunicazione: comunicazione affettiva,
comunicazione informativa.
Risultati:
• Le madri di ciascun Paese parlano maggiormente con i bambini di 13 mesi che di 5
• Con i bambini più piccoli prevalgono gli enunciati a carattere affettivo, verso i 13 mesi quelli
a carattere informativo
• Le madri giapponesi adoperano un numero maggiore di espressioni affettive
• Le madri americane enfatizzano soprattutto l’aspetto informativo del linguaggio

Esempio studio intra-culturale


Studio di madri italiane viventi in un contesto urbano e di madri viventi in un contesto rurale:
1. Contesto rurale: uso di enunciati che servono a dirigere l’attenzione e l’attività svolta

12
2. Contesto urbano: uso di enunciati con finalità didattiche, tutoriali, conversazionali

Esempio studio trans-culturale


Studio di stile comunicativo delle madri italiane (residenti a Padova città) e delle madri americane
(residenti a New York città).
Obiettivo: analizzare lo stile comunicativo di madri italiane e americane al fine di verificare eventuali
somiglianze e/o differenze nel modo di parlare ai bambini di 13 mesi d’età.
Stili comunicativi analizzati: tutoriale, didattica, di conversazione, di controllo, asincronica→ fanno
riferimento a 21 comportamenti tra verbali e non verbali.
I comportamenti sono stati collocati lungo un continuum che prevede ad un estremo interventi che
sono pertinenti con l’attività svolta e sono finalizzati a stimolare la prosecuzione dell’attività;
all’altro estremo si trovano quei comportamenti totalmente asincroni rispetto all’attività da
svolgere.
Campione: 40 madri, 20 italiane e 20 americane, 20 bambini e 20 bambine.
Procedura: osservazione con videoregistrazione in contesto familiare durante una seduta di gioco
di 15 minuti.
Risultati:
• In entrambi i gruppi prevale l’uso della funzione di Conversazione →
o le madri italiane successivamente preferiscono quella di controllo→ tendono a
caratterizzare maggiormente l’interazione con il proprio bambino in termini di
interventi verbali e non verbali
o le madri americane quella didattica→ tendono ad usare maggiormente descrizioni,
denominazioni …
N.B. Questa differenza d’uso può derivare dalla differenza di lingua parlata→ l’inglese enfatizza i
nomi (maggiore attività denominativa), l’italiano i verbi (maggiore attività).
• La funzione meno utilizzata è quella asincronica→ elevata capacità di entrambi i gruppi di
mettere in atto funzioni comunicative coerenti con il contesto comunicativo
• L’età svolge un ruolo rilevante nell’enfatizzare nello scambio comunicativo gli aspetti
informativi del linguaggio
• Il livello socio-economico maggiore è associato ad un minor utilizzo della funzione di
controllo→ madri con un livello socio economico più basso (ma non di bassa classe sociale)
hanno uno stile più direttivo
• Le madri italiane e americane non si differenziano granché per l’uso della funzione di
conversazione, tutoriale e asincronica
Non sono emerse, dunque, grandi differenze ma piuttosto molte analogie tra le funzioni
comunicative adottate. Le uniche differenze le vediamo nell’uso della funzione di controllo e
didattica.
Lo stile comunicativo centrato sul bambino, dunque, sembra prevalere nella società occidentale.
Infine, si può porre di nuovo un accento sul fatto che è molto complesso l’intreccio di caratteristiche
culturali e linguistiche→ i particolari aspetti del linguaggio più o meno enfatizzati all’interno di
ciascuna cultura e/o lingua possono dipendere non soltanto dai diversi modelli d’interazione sociale
e di cura all’infanzia adottati da ogni cultura, ma anche dai vincoli che le lingue diverse possono
imporre per soddisfare le medesime funzioni.
Capitolo 8 Etnoteorie parentali in famiglie italiane e nigeriane immigrate in Italia
13
La controversa questione dell’influenza di natura e cultura sullo sviluppo umano ha evidenziato
l’utilità di un approccio più ampio nello studio del bambino, che tenga conto contemporaneamente
delle caratteristiche personali interne all’individuo ma anche di quelle del contesto in cui i processi
di crescita maturano.
Studiare il sistema di credenze genitoriali che sta alla base delle pratiche quotidiane per la cura dei
figli è un ambito di ricerca rilevante e in continua espansione.
Nicchia evolutiva→ si fa riferimento all’ambiente di sviluppo e all’ecologia che sta intorno ad un
determinato bambino all’interno di una cultura. Si fa riferimento dunque a abitudini, luoghi,
contingenze sociali, psicologia di chi si prende cura del bambino.
Un elemento centrale della nicchia risulta essere dunque il modo in cui i genitori si rappresentano
il bambino e la sua crescita e le teorie sviluppate per una maggiore comprensione del proprio
bambino.
Etnoteorie parentali→ modelli culturali che rappresentano le idee sui figli, sul loro sviluppo sul loro
allevamento e su cosa sia importante fare da parte dei genitori.

Esempio di ricerca: etnoteorie di madri nigeriane emigrate in Italia e etnoteorie di madri italiane
Per quanto riguarda il metodo di ricerca, dopo essere stati indecisi tra un metodo più tradizionale
ed uno più naturalistico, si è fatto riferimento al metodo ecologico-culturale.
Metodo ecologico-culturale→ metodo in grado di catturare i contesti dell’attività umana,
l’esperienza delle persone che partecipano a tali attività attraverso le loro stesse parole, il
significato dei diversi comportamenti così come le persone stesse li descrivono.
Questo metodo concorda con il punto di vista dei ricercatori per cui la cultura orienta il
comportamento pratico della gente perché fornisce ritmi ed attività preconfezionate per la vita di
tutti i giorni.
L’analisi delle attività di routine quotidiana comprende:
1. Script
2. Sentimenti
3. Scopi/valori
4. Persone
5. Compito
Gli studi fatti partono da tre diverse assunzioni:
1. Per comprendere i modelli culturali relativi all’allevamento del bambino è indispensabile
focalizzarsi sui sistemi di significato culturalmente fondati.
2. Le narrative parentali danno forma esplicita sia ai valori e alle credenze culturalmente
fondate sia all’esperienza individuale d’allevamento del bambino
3. La scelta metodologica più giusta è affiancare l’analisi delle narrative ad altre forme di
misura→ osservazioni, interviste ecc…
In ogni caso, è bene utilizzare un metodo che stia più dalla parte del partecipante che da quella
del ricercatore. L’analisi della narrazione permette proprio questo.
Etnoteorie genitori italiani
Campione: 60 coppie di genitori residenti a Padova con bambini dai 5 mesi ai 7 anni→ suddivisi in 5
coorti sulla base dell’età del bambino.
Strumento: intervista etnografica semi-strutturata
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Dalle interviste e dall’analisi sono emersi tredici tematiche→ diverse espressioni nelle etnoteorie
parentali. Ad ogni categoria è stato assegnano un valore da 0 a 5 a seconda dell’importanza
attribuita da parte di ciascun genitore ad una determinata tematica.
La narrazione della vita familiare, dunque, è stata analizzata a partire dalle variabili indicate.

Conclusioni:
• I genitori italiani vogliono che i loro figli siano aperti e socievoli, desiderano trasmettere
regole e valori stabili e, soprattutto, pensano che la vicinanza fisica ed emotiva sia centrale
per lo sviluppo del bambino
• Competenza sociale, indipendenza e stimolazione cognitiva risultano essere più importanti
per genitori con figli più grandi, dai 5 ai 7 anni
• L’età del bambino fa ruotare l’importanza relativa delle diverse aspettative
• Esistono etnoteorie tipiche, culturalmente fondate sull’essere bambino in Italia
• Famiglie di livello socio-economico più alto danno più importanza alla competenza socio-
cognitiva e alla sicurezza maturata attraverso lo sport
Dunque, la credenza centrale in Italia sembra essere che la sicurezza del bambino si fonda sulla
vicinanza fisica ed emotiva con i suoi genitori→ il nostro è un paese caldo e socievole, un paese
materno.

Etnoteorie in madri nigeriane


Campione: 18 madri nigeriane con bambini di un anno nati a Padova
Strumento: interviste semi-strutturate riguardanti:
1. Ecologia della famiglia
2. Rete sociale
3. Rapporti con i servizi sociali
4. Gravidanza e maternità
5. Temperamento del bambino
6. Idee e pratiche in relazione all’allevamento del bambino
Due fasi di analisi:
1. Individuare i principali temi emersi dalle risposte delle madri
2. Costruzione dello schema di codifica
L’obiettivo era quello di creare item che fossero culturalmente sensibili e che quindi riflettessero
le idee spontaneamente riferite dalle madri del campione.
Conclusioni:
1. I figli delle madri nigeriane piangono poco e quando capita le madri associano il pianto a
malessere fisiologico
2. Il pianto viene generalmente associato alla difficoltà del bambino→ è importante che il
bambino non disturbi i genitori, che sia buono e tranquillo
3. Il bambino che piange, per le madri nigeriane, è un bambino o che sta male o che vuole
disturbare i genitori.
4. Le madri nigeriane attribuiscono una certa importanza all’allattamento al seno che
permette al bambino di crescere bene e di non prendere malattie

15
5. Per il sonno→ i bambini dormono con i genitori e il ritmo sonno-veglia viene dato quando il
bambino è più grande
6. C’è una grande importanza per le caratteristiche fisiche del bambino→ descritto in termini
di forza e bellezza
7. Particolare importanza viene data anche allo sviluppo loco-motorio→ un bambino forte e
sano fisicamente→ si pensa alla sopravvivenza
Considerando l’alta mortalità infantile che caratterizza molti Paesi africani, è facile comprendere
come la salute fisica del bambino sia un elemento fondamentale che permea le credenze e le
azioni quotidiane di queste madri in relazione alla cura dei loro figli.
Conclusioni finali:
1. Le narrazioni qualitative della vita quotidiana e la loro analisi quantitativa sembrano
aprire finestre illuminanti sulle etnoteorie parentali
2. Culture diverse vedono cose molto diverse nei bambini ed in ciò che è importante per il
loro sviluppo→ le etnoteorie parentali sono il risultato dell’adattamento ad una
particolare eco-cultura. I genitori di una determinata cultura, dunque, si sforzano di
rendere il bambino adatto a quella eco-cultura attraverso una fitta rete di aspettative e
progetti, spesso inconsapevoli.

Capitolo 9 Inibizione comportamentale e stile di parenting in un’ottica cross-culturale


Inibizione comportamentale→ predisposizione innata del bambino a rispondere a situazioni nuove
con preoccupazione e ansia.
Un ruolo di grande rilievo, nell’inibizione comportamentale, viene attribuito alle differenti
pratiche educative adottate dai genitori sulla base delle norme culturali→ sono culturalmente
connotate.
L’inibizione dunque, considerata in gran parte una disposizione innata, può essere riletta anche alla
luce della cultura di appartenenza.
In Cina e in Canada possiamo notare come l’inibizione comportamentale assuma due significati
diversi→ la Cina è una cultura collettivista mentre il Canada individualista.
CINA: il comportamento inibito, espressione della repressione di iniziative e di successi personali, è
fortemente incoraggiato dalle madri.
CANADA: l’inibizione, poiché non funzionale al raggiungimento del successo personale e
all’autorealizzazione desta preoccupazione ed ansia nelle madri che ricorrono a metodi educativi
controllanti e punitive.
ITALIA: è un paese ad orientamento individualista, tuttavia, sembra che le condotte punitive dei
genitori vadano a reprimere il comportamento di inibizione→ al contrario del Canada→ risultati
simili a quelli ottenuti in Cina
Esempio di Ricerca: confronto tra Italia, Canada, Cina
Obiettivo: esplorare il ruolo che le differenze culturali giocano sulla relazione tra inibizione
comportamentale del bambino e pratiche educative→ ci si aspetta che i bambini italiani
dispieghino meno comportamenti inibiti dei loro coetanei canadesi e cinesi.
Campione: 100 bambini di due anni e le loro madri
Procedura: sono stati analizzati:
1. Inibizione comportamentale→ behavioral inhibition paradigm

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Il bambino viene osservato e videoregistrato→ l’osservazione prevede fasi di gioco e fasi più
strutturate. Ad un certo punto entra un estraneo con un giocattolo. Si valuta dunque il tempo che
intercorre tra l’ingresso dell’estraneo e la confidenza che gli si dà e il livello di attaccamento alla
madre.
2. Comportamenti di parenting→ child rearing practices report+ intervista semi-strutturata
Risultati:
• C’è un livello significativamente più basso di inibizione comportamentale tra i soggetti
italiani in confronto con quello dei loro coetanei canadesi e cine→ i bambini italiani
spendono meno tempo a contatto con la madre
• Le madri italiane utilizzano comportamenti di accettazione e di rifiuto nei confronti dei loro
figli in misura maggiore rispetto alle madri cinesi e canadesi
• Le madri italiane incoraggiano maggiormente al successo rispetto alle altre e sono più
protettive
• La maggior parte delle madri ricorre a punizioni verbali e fisiche, solo il 9,99% delle madri
non utilizza comportamenti punitivi
Costrutti:
• Accettazione materna→ aumenta con la diminuzione dei comportamenti di inibizione nel
gruppo canadese ed italiano
• Incoraggiamento all’indipendenza→ aumenta con la diminuzione dell’inibizione
comportamentale nel gruppo italiano; aumenta con l’aumentare dell’inibizione
comportamentale nel gruppo cinese
• Comportamento di inibizione→ correlato all’inibizione comportamentale nel gruppo
canadese
I dati italiani, comunque, non differiscono significativamente né da quelli canadesi né da quelli
cinesi.
Infine, l’inibizione comportamentale può produrre effetti diversi sugli altri, in particolare sui
genitori, i quali percepiscono, valutano e reagiscono all’espressione di comportamenti inibiti da
parte dei figli in base ai propri desideri culturali ed individuali.
Conclusioni:
1. Madri cinesi: tendono ad adottare uno stile educativo autoritario, hanno un precoce e
continuo incoraggiamento al successo, mostrano uno stretto controllo sui figli che
manifestano sia con comportamenti punitivi sia di protezione, cercano di creare le
condizioni migliori per lo sviluppo e di incentivare il raggiungimento del success; sono poco
calorose
2. Madri canadesi: sono meno punitive e protettive nei confronti dei figli, sono meno
controllanti e più permissive sia perché sono meno preoccupata di incoraggiare i propri figli
sia perché ritengono che i comportamenti precoci dei figli non avranno conseguenze sul loro
sviluppo successivo
3. Madri italiane: incoraggiano maggiormente al successo rispetto alle madri canadesi e in in
misura minore rispetto alle madri cinesi; mettono in atto strategie punitive finalizzate al
controllo; risultano contemporaneamente accettanti e rifiutanti→ disregolate nelle loro
pratiche educative→ non mettono in atto in modo determinate le pratiche educate
punitive.

17
Capitolo 10 Aspetti cognitivo-linguistici e rappresentazioni familiari in bambini immigrati e italiani
L’emigrazione si configura come un fenomeno eterogeneo in relazione sia alle motivazioni che
spingono le persone a lasciare i loro paesi d’origine sia alla natura dei percorsi migratori.
Si parla di:
1. Emigrazioni al maschile→ tipiche delle regioni africane
2. Emigrazione femminile→ tipica dell’est
Sono tre i modelli di acculturazione:
1. Assimilazione→ identificazione esclusiva della persona con la cultura maggioritaria e si
esprime come una generale omologazione
2. Separazione→ le persone non prendono in considerazione la possibilità di acquisire i valori
della nuova cultura
3. Integrazione→ reale incontro tra la cultura d’origine e quella d’appartenenza
4. Marginalità→ soggetti che non si considerano parte né della cultura d’appartenenza né di
quella nuova
Un ruolo particolare e continuo, svolto da un genitore o da un tutore, è la trasmissione delle
conoscenze, delle norme, dei valori e delle abilità che caratterizzano l’ambiente sociale in cui il
bambino vive e al quale deve adattarsi.
Già da diversi anni gli studi cross-culturali hanno cercato di individuare il ruolo esercitato dalla
cultura nel plasmare le precoci esperienze di un bambino evidenziando le differenze tra culture in
questo.
Esempio: Italia vs America→ in Italia si punta sull’affetto e la cura fisica del bambino, in America si
enfatizzano indipendenza e assertività.
Esempio di ricerca: quali sono le somiglianze e le differenze nello sviluppo che risultano
caratterizzare bambini appartenenti a diversi gruppi etnici?
Campione: 56 bambini tra i 36 e i 57 mesi→ 28 italiani, 10 polacchi e albanesi, 10 cinesi, 6 africani.
Si è considerato sia lo sviluppo cognitivo sia lo sviluppo affettivo.
Per lo sviluppo cognitivo:
1. Lunghezza della storia→ conteggio del numero di proposizioni
2. Coesione narrativa→ complessità della storia elaborata dal bambino
3. Struttura narrativa→ ricchezza di particolari nel racconto
Per lo sviluppo affettivo:
1. Elementi problematici→ individuazione di episodi conflittuali o situazioni difficili e la
valutazione della loro eventuale soluzione
2. Dinamiche relazionali→ numero di episodi in cui si manifesta interazione madre-figlio
3. Dinamiche comportamentali→ comportamenti che esprimono la modalità di reazione del
bambino nei confronti di specifiche situazioni
4. Uso dei personaggi e degli ambienti
Per questi aspetti dello sviluppo cognitivo e affettivo si è utilizzato un test costruttivo chiamato La
famiglia degli orsi→ viene chiesto ai bambini di giocare liberamente con i personaggi della famiglia
e poi di costruire una storia a riguardo.
La famiglia degli orsi permette di ricavare informazioni sia su alcuni aspetti tematici relativi al
vissuto emotivo circa le rappresentazioni delle relazioni familiari sia su aspetti formali relativi
all’analisi del livello di coesione e struttura narrativa.
Risultati:

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• Il gruppo di bambini cinesi è quello che produce un numero di proposizioni minore ma risulta
omogeneo al suo interno→ tra i momenti di gioco e il momento di invenzione di una storia
• Emerge che i bambini stranieri producono un numero estremamente inferiore, rispetto ai
bambini italiani, di proposizioni in entrambi i segmenti
Relazioni significative tra le variabili:
• Correlazione significativa tra il quoziente intellettivo e la coesione nei bimbi africani
• Correlazione tra QI e struttura narrativa nel gruppo di africani
I figli di immigrati utilizzano indistintamente un numero minore di volte tutti i personaggi della
famiglia degli orsi. In particolare:
• Bambini italiani→ maggiore utilizzo di papà orso
• Bambini immigrati→ utilizzo bilanciato di mamma orso e papà orso (bambini africani usano
quasi solo i genitori, gli altri bimbi immigrati anche i figli)
Conclusioni:
1. Ci sono evidenti discrepanze nella lunghezza della storia ma poche differenze nel livello di
organizzazione linguistica. Bisogna tenere sicuramente presente la difficoltà nel produrre e
comprendere la lingua non natia nei bambini immigrati. In particolare questo per i bimbi
cinesi più che per i bimbi albanesi o polacchi. La natura ed il livello di conoscenza della lingua
madre influenzano l’uso della lingua del paese d’immigrazione (fattore da tenere in
considerazione→ utilizzo della lingua madre per parlare con i genitori)
2. Le preposizioni prodotte nei singoli momenti (gioco e produzione storia) sono praticamente
assenti nei bambini figli di immigrati→ c’è un maggiore uso nel momento in cui viene
esplicitamente richiesto di raccontare una storia
3. Occorre comunque tenere presente che le possibili difficoltà nell’apprendimento della
nuova lingua non compromettono il raggiungimento di un livello di sviluppo cognitovo-
linguistico appropriato
4. Le culture collettiviste, come quelle asiatiche, fanno riferimento ad un sistema culturale di
tipo collettivista→ promuovono una modalità di comunicazione con il bambino cinestesica
(contatto corporeo) → meno utilizzo di proposizioni
5. Le culture individualiste usano il linguaggio parlato come strumento privilegiato→ maggiore
abilità nei bambini americani circa le competenze linguistiche

Capitolo 11 Interculturalità e narrazione a scuola


L’esperienza educativa da sempre ha dovuto fare i conti con il confronto fra differenze e nello spazio
fra le varie diversità ha situato la riflessione rigorosa su di essa. La dimensione interculturale, in
particolare, va considerata come una dimensione fortemente connessa alla riflessione
sull’educazione.
L’ingente flusso migratorio che ha interessato l’Italia negli ultimi 15 anni ha mutato gli scenari
ordinari soprattutto delle istituzioni educative e hanno sfidato significativamente il pensiero
pedagogico attuale.
La scuola italiana ha risposto come istituzione alle problematiche legate ai processi d’immigrazione
con insolita tempestività e puntualità→ formazione e aggiornamento degli insegnanti, produzione
di testi, manuali e guide didattiche.

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Questa scelta di adattare la scuola italiana a questo nuovo grande fenomeno, stranamente, è stata
priva di conflitti. Tuttavia bisogna riconoscere che, imitando altri Paesi che precedentemente hanno
adottato lo stesso modello, si sono fatte scelte acritiche e poco pensate.
Sappiamo bene che la pedagogia italiana dagli anni ’90 pone fortemente l’accento sulla marginalità
e su una scuola più inclusiva→ questo fattore può portare a lavorare molto sull’inclusione
dell’immigrato ma anche a dimenticare il valore e la ricchezza che ha una cultura diversa dalla
nostra.
Operare per l’inclusione è una scelta per nulla facile né scontata che va nella direzione
dell’intervento piuttosto che del non-intervento→ si percepisce un problema e si ha la volontà di
rispondere, con metodi differenti, a questo problema.
(Cfr. Politica del laissez-faire; neutralismo daltonico).
Operare per l’inclusione mira a promuovere le due grandi dimensioni di fondo: uguaglianza e
differenza. Tra il polo dell’uguaglianza e quello della differenza, comunque, si innestano una serie
di scelte.
Cosa deriva dall’incrocio tra differenza ed uguaglianza?
1. Diritto alle pari opportunità→ educare all’uguaglianza
Si tratta dell’azione educativa volta a garantire e rafforzare il diritto alle pari opportunità→
uguaglianza come diritto ma soprattutto come giustizia sociale. Quest’azione educativa si
concretizza come: educazione al razzismo e a diritti umani (poco praticata) educazione alla seconda
lingua, quella meno conosciuta (troppo spesso ci si occupa solo di questo aspetto).
2. Omologazione→ sciovinismo culturale
Le azioni praticate sono le stesse dell’educazione all’uguaglianza, tuttavia sono fortemente
orientate da un giudizio etnocentrico. Il soggetto arrivato da un’altra cultura viene trattato
praticamente al pari di un emarginato, come un handicappato→ si compensa ma non si valorizza.
3. Diritto alla differenza→ multiculturalismo
Seppur nel mondo il multiculturalismo sia un tema fortemente dibattuto, in Italia non è un tema che
entra in politica. Il multiculturalismo è importante e viene adottato in diversi contesti. Tuttavia
possiamo riconoscere diversi possibili esiti negativi del multiculturalismo. Il relativismo culturale è
uno tra questi→ tendenza a impacchettare le culturale e considerarle una indipendente dall’altra e
valida per sé.
La discussione sul razzismo e sulla parola di per sé ha portato nel tempo ad una rivendicazione, da
parte di quelle culture maggiormente discriminate e considerate inferiori ma anche dalle culture più
“potenti”, del proprio valore e della propria unicità. Tuttavia la valorizzazione estrema della
differenza porta ad inaccettabilità di qualsiasi giudizio→ romanticismo culturale (Nussbaum). Non
è accettabile dare sempre giudizi di indifferenza e scettici.
4. Indifferenza
La declinazione degenerata della valorizzazione della differenza è l’indifferenza→ c’è
un’accettazione in forma politicamente corretta di tutte le differenze. Dietro a questo, però, manca
un reale impegno per la valorizzazione del diritto alla differenza→ sembra celare più un
indifferenza per le differenze. Nessuno viene discriminato, ma ciascuno viene svalorizzato→ c’è
una spersonalizzazione degli individui per farli aderire ad un modello massificante. È la faccia
negativa e degenerata della tolleranza.

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Nel contesto scolastico, invece, siamo tutti assolutamente responsabili e coinvolti, non può
esserci indifferenza.
La relazione è ciò che occorre anche per superare le impasse teoriche che emergono dalle visioni
estremizzate→ necessità dell’interculturalità, del dialogo, dello scambio, del confronto …
Mediazione→ occorre sempre la mediazione di un educatore, di un contesto, di una tecnica→
media i conflitti che derivano dalle estremizzazioni.
L’importanza della narrazione
La relazione interculturale vede come concetto portante e si esprime attraverso la narrazione. Se
l’incontro tra culture avviene attraverso il racconto di storie, il sapere narrativo esprime e sa
cogliere meglio la differenza. Il riconoscimento del valore della narrazione all’interno del contesto
scolastico rappresenta una rivoluzione per la scuola italiana che si riconosce ancora in un paradigma.
Bruner→ le persone organizzano le proprie esperienze sotto forma di costruzioni narrative.
La narrazione necessita di un percorso di rielaborazione del vissuto soggettivo che si esplica in un
attribuzione di significato all’esperienza→ accento sul significato che ha per me quel racconto,
quella narrazione.
Perché, dunque la narrazione è un’importante risorsa?
1. Per la ricerca sociale→ gli strumenti di ricerca che permettono una narrazione (intervista,
IPA) sono utili per esplorare determinati fenomeni
2. Per la didattica interculturale→ sviluppare la capacità di attribuire significati diventa
prioritario rispetto all’acquisizione dei contenuti. La narrazione a scuola costituisce uno
spazio d’accoglienza entro il quale possono inserirsi narrazioni differenti provenienti da
altre culture
3. Per la narrazione di sé→ narrare la propria storia, fa bene a se stessi
4. Per la comprensione dell’altro→ la narrazione consente di cogliere ciò che la ragione
analitica non coglie poiché i legami comunitari sono basati su sistemi simbolici e di senso e
questi simboli si lasciano afferrare dal racconto.
FINE

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