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17 giugno 2022 - 22:13 > Versione online

"Il Silenzio" di Jacopo Zucchi restaurato


anche grazie alla Scuola di Conservazione
e Restauro di UniUrb

3' di lettura17/06/2022
- L’utilizzo di prodotti e metodologie sostenibili è una pratica che sta prendendo sempre
più piede anche nel mondo del restauro delle opere d’arte. È stato questo, in effetti,
l’obiettivo di una proficua sinergia creatasi tra la Microbiologia della Fondazione
Policlinico Gemelli, la Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università degli Studi di
Urbino, i restauratori supervisionati dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e gli Uffizi
che ha portato, grazie all’ausilio di una metodologia “green”, al restauro della tela
cinquecentesca di Jacopo Zucchi intitolata “Il Silenzio”.

Il dipinto orna il soffitto della Terrazza delle Carte Geografiche delle Gallerie degli Uffizi
fin dal 1588, anno in cui per volere di Ferdinando I quest’opera, insieme ad altre otto,
venne trasportata nella Terrazza da Palazzo Firenze a Roma e oggi ha beneficiato di un

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restauro “ecologico”.
Ormai da molti decenni la ricerca nel campo dei materiali per la conservazione e il
restauro del Patrimonio Culturale si è indirizzata verso la messa a punto di materiali non
aggressivi per le opere d’arte e soprattutto non dannosi per gli operatori. Più di recente,
inoltre, si è cominciato a cercare di individuare la possibilità dell’utilizzo di sostanze
ecosostenibili e biocompatibili, in grado di intervenire con efficacia sulle problematiche
che interessano le opere d’arte, ma anche di minimizzare l’impatto sull’ambiente. In
questo caso applicativo la sperimentazione ha avuto come obiettivo quello di trattare un
attacco fungino dal quale era interessato il retro della tela, grazie a miscele antifungine
naturali, realizzate a partire da olii essenziali e idrolati.
La sperimentazione e la successiva applicazione della metodologia sul dipinto di Zucchi
sono state seguite dalla dottoressa Maura Di Vito, ricercatrice presso la Microbiologia
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e dalla dott.ssa Daphne De Luca, restauratrice
e docente presso l'Università di Urbino; entrambe avevano seguito una tesi di laurea
magistrale, discussa presso l’Ateneo di Urbino nel 2018 dalla restauratrice Lara Vergari
relativa alla sperimentazione della formulazione in vitro e alla sua applicazione su un
dipinto presso il Laboratorio dei dipinti su tela della Scuola di Restauro urbinate.Dopo i
risultati incoraggianti, la formulazione è stata successivamente applicata anche al
Silenzio dello Zucchi, grazie alla dottoressa Debora Minotti, che in quel momento era
impegnata nel suo restauro, eseguito con la direzione tecnica dell’Opificio delle Pietre
Dure di Firenze.
La procedura seguita per applicare il mix dell’olio essenziale e dell’idrolati alla tela è
stata la seguente: alla dott.ssa Minotti è stato chiesto di prelevare dei piccoli campioni
dal fronte e dal retro della tela; tali campioni sono stati successivamente spediti al
Laboratorio di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, diretto dal
prof. Maurizio Sanguinetti, per isolare i ceppi fungini che attaccavano la tela e valutare
se la miscela a base di idrolato di arancia amara e olio essenziale di corteccia di
cannella fosse efficace anche per i biodeteriogeni isolati da “Il Silenzio”. Dopo questa
prima fase si è passati all’applicazione vera e propria del mix antifungino sulla tela,
applicazione eseguita a spruzzo su tutto il retro del dipinto e per imbibizione attraverso
un foglio di carta assorbente. Il dipinto così trattato è stato successivamente inserito in
una busta di Melinex (un tessuto isolante utilizzato nell’ambito del restauro e della
conservazione dei dipinti) e adagiato su una piastra riscaldante e aspirante per alcune
ore, poi è rimasto a riposo per una notte ed il mattino seguente è stato rimosso dalla
busta e lasciato asciugare.
La delicata operazione ha richiesto continui controlli per una durata di 24 ore, grazie ad
una sinergia tra le dottoresse Di Vito e De Luca, collegate da remoto, e la dottoressa
Minotti in laboratorio. Al termine del processo, i campioni di controllo hanno dato esito
negativo per ogni biodeteriogeno, sancendo così l’ottima riuscita dell’intervento.

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