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FASCISMO, FOIBE, ESODO dall’approvazione del Parlamento il 10 gennaio

2007, abbiamo ritenuto utile proporre al confron-


Un contributo per lo studio ed il confronto
to: A) un sintetico contributo all’inquadramento
storico della questione delle “foibe”; B)
l’indicazione di una attendibile bibliografia.
Testo redatto dai docenti del Dipartimento di Storia e Filo-
sofia del Liceo “Terragni” in occasione della mostra sulle
foibe organizzata dagli studenti per il Giorno del Ricordo (10 A) ELEMENTI DI INQUADRAMENTO STORICO
febbraio), nel 2007.
Il testo è on-line all’indirizzo: www.liceoterragni.it/archivio
Le operazioni militari di Mussolini contro la Jugo-
slavia ebbero inizio il 6 aprile 1941. La ricerca sto-
rica ha documentato (Enzo Collotti, Davide Rodo-
Lo storico Guido Crainz, autore di uno dei più re- gno, Costantino di Sante) che l’aggressione
centi ed importanti lavori di ricerca sulle dolorose dell’Italia fascista nei Balcani fu caratterizzata da
e terribili vicende avvenute tra il 1941 e il secon- efferatezze sistematiche. Nessuno degli italiani
do dopoguerra sui confini orientali e nei Balcani, denunciati per crimini di guerra fu consegnato ai
in occasione del “Giorno del Ricordo” ha scritto: paesi che ne avevano fatto richiesta alla fine del
conflitto: 750 incriminati dalla Jugoslavia, 180 ac-
“Una storia lunga, un intrecciarsi di dolori e lace- cusati dalla Grecia e 140 dall’Albania. Lo Stato
razioni che possiamo comprendere appieno solo Maggiore dell’Esercito Italiano nel 1945 curò una
ponendo a confronto punti di vista differenti, fa- controinchiesta, cioè un memoriale difensivo nel
cendo dialogare le diverse e opposte memorie che quale si giustifica l’operato italiano con le vessa-
in questa storia si sono sedimentate, al di qua e al zioni subite da parte del “barbaro partigiano titi-
di là di confini che dovrebbero ora avviarsi a no”, ma le testimonianze riportate confermano in
scomparire. Questo in larga misura ancora ci sostanza i delitti denunciati, in particolare le cru-
manca, e a colmare questa lacuna occorre lavora- deltà dell’occupazione della Dalmazia (“Parecchi
re. Possono acquistare ulteriore, positivo signifi- villaggi incendiati”, “molti civili passati per le armi
cato in questo quadro quegli atti simbolici e istitu- o internati”, “la popolazione ritenuta ostile ba-
zionali di pacificazione fra Italia, Slovenia e Croa- stonata o vessata con l’olio di ricino” dalle squa-
zia che sono ancora allo studio e di cui si è parlato dre di Giuseppe Alacevic, segretario del fascio di
anche di recente. All’interno della costruzione di Sebenico). Documentate risultano essere anche le
un’Europa più ampia atti pubblici di questo tipo responsabilità del “Tribunale straordinario arbi-
sono stati compiuti da tempo da paesi segnati da trario” istituito dal Governatore della Dalmazia,
lacerazioni del passato ancora più profonde. E na- con sbrigative condanne alla pena di morte. Le
turalmente atti simbolici diventano realmente fe- rappresaglie prevedevano la morte di 8 civili per
condi se li accompagnano processi culturali capaci ogni militare italiano ucciso. Il contenzioso tra Ju-
di coinvolgere in profondità la società, la scuola, goslavia e Italia sui crimini di guerra commessi
tessuti connettivi differenti e molteplici. Siamo dagli occupanti italiani in Dalmazia, Istria, Monte-
ancora lontani da questo. Siamo lontani da un negro e Croazia si è chiuso nel 1951 con
confronto diffuso di conoscenze e di vissuti che l’archiviazione dei procedimenti. Dopo la rottura
sappia comprendere i dolori e le sofferenze di tut- tra Tito e Stalin, nel giugno del 1948, la Jugoslavia
te le vittime e che permetta a ogni comunità na- aveva perso l’appoggio della potenza che sino a
zionale di riconoscere anche le proprie responsa- quel momento l’aveva sostenuta nelle sue recri-
bilità (...) Misurarsi con ferite talora nascoste, ri- minazioni. Il mutamento del ruolo della Jugoslavia
muovere sordità, far dialogare memorie ancora sulla scena internazionale, in seguito
tenacemente divise appare oggi aspetto non se- all’allontanamento dal blocco dei paesi comunisti
condario e non superfluo di un impegno culturale” alleati all’URSS, provocò nei suoi confronti un
(dalla Repubblica del 10 febbraio 2007). progressivo sostegno da parte degli Stati Uniti e
della Gran Bretagna. Con l’Italia rimaneva il con-
Facendo nostre queste parole, assieme a quelle tenzioso su Trieste, ma una volta risolto – alla
del Presidente Della Repubblica accolte metà degli anni Cinquanta – la Jugoslavia divenne

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un cuscinetto strategico essenziale rispetto ai pa- nici: quanto purtroppo non di è verificato nella ex
esi del Patto di Varsavia. Questi cambiamenti nel- Jugoslavia. Oggi, a più di trent’anni dal Trattato di
lo scenario internazionale ebbero un peso anche Osimo del 1975 con cui è stato chiuso ogni con-
sulla diffusa rimozione della tragedia dei circa tenzioso territoriale sui confini orientali, dopo
cinquemila italiani infoibati nel 1943 e nel 1945 l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e in
dai partigiani di Tito e della dispora che coinvolse attesa di quello della Croazia, esistono le condi-
circa 300.000 connazionali, costretti ad abbando- zioni per un recupero condiviso e civile delle me-
nare tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta le morie: ciò di cui meno abbiamo bisogno, perché
città di Zara e di Fiume, le isole del Quarnaro e la le atrocità del passato non si ripetano, è un uso
penisola istriana (tra l’80% e il 90% della popola- strumentale del passato.
zione italiana storicamente insediata in quelle zo-
ne). Lo storico Raoul Pupo – con un gruppo di col- B) BIBLIOGRAFIA
laboratori denominato “laboratorio giuliano” –
docente di Storia Contemporanea all’Università di o CATTARUZZA Marina, L’Italia e il confine o-
Trieste, ha lavorato per trent’anni alla ricostru- rientale; Il Mulino, 2007
zione rigorosa dei fatti, pubblicando un testo a o COLLOTTI Enzo-KLINKHAMMER Lutz, Il litorale
tutt’oggi considerato fondamentale: Il Lungo eso- adriatico nel nuovo ordine europeo; Ediesse
do. In esso lo studioso cerca di dimostrare che le edizioni, 1995
stragi degli italiani e le foibe furono conseguenza o COLLOTTI Enzo, Fascismo e politica di poten-
dei comportamenti fascisti negli anni Venti e du- za; La Nuova Italia, 1996
rante l’occupazione dopo il 1941, ma non solo: o CRAINZ Guido, Il dolore e l’esilio. L’Istria e le
incisero anche gli antagonismi nazionali preesi- memorie divise d’Europa; Donzelli, 2005
stenti al fascismo e la conquista del potere da o DI SANTE Costantino, Gli italiani senza onore. I
parte di un movimento comunista e nazionalista crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-
come quello di Tito. La sua analisi tende a dimo- 1951); Ombre Corte, 2005
strare come, nel dopoguerra, sia le maggiori forze o LORENZINI Sara, L’Italia e il trattato di pace
politiche di governo (democrazia cristiana e parti- del 1947; Il Mulino, 2007
ti centristi), sia quelle di opposizione (in particola- o PUPO Raoul, Il lungo esodo. Istria: le persecu-
re il Partito Comunista Italiano), ebbero per moti- zioni, le foibe, l’esilio; Rizzoli, 2003
vi differenti scarso interesse a fare luce sulle vi- o SEMA Paolo, Siamo rimasti soli. I comunisti
cende orientali: le prime a causa del nuovo ruolo del Pci nell’Istria Occidentale; Edizioni Leg,
internazionale della Jugoslavia, il secondo per gli 2004
stretti rapporti con il regime di Tito. Nel recente o RODOGNO Davide, Il nuovo ordine mediterra-
lavoro di Guido Crainz, Il dolore e l’esilio. L’Istria e neo. Le politiche di occupazione dell’Italia fa-
le memorie divise d’Europa, la vicenda dei profu- scista in Europa (1940-1943); Bollati Borin-
ghi italiani dell’Istria viene collocata nell’ambito ghieri, 2003
dei rivolgimenti subiti da tutta l’Europa orientale, o Particolarmente completa ed efficace, inoltre,
a partire dalla Prima guerra mondiale, che hanno la mostra www.deportati.it a cura
cancellato la sua struttura plurietnica. La stabiliz- dell’Associazione nazionale ex deportati poli-
zazione postbellica, prevalentemente sotto tici nei campi di concentramento
l’egida dei sovietici, ha nuovamente coinvolto
l’intera Europa orientale: in particolare tedeschi,
polacchi, ucraini, baltici e, in minor numero, ita- Il Dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo “Ter-
liani. Il denominatore comune di tali politiche è ragni”
stato il fare della “pulizia etnica” uno strumento
di stabilizzazione dei singoli stati: un denominato- Olgiate Comasco, febbraio 2007
re comune a piccoli e grandi totalitarismi, nella
storia del ‘900. E’ stato l’allargamento ultimo
dell’Unione Europea a cauterizzare, nell’Europa
orientale, i possibili regolamenti di conti interet-

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