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Indice di qualità ambientale


Ing. Giuseppe Di Marco

L’indice di qualità ambientale è un numero da 0 a 10 associato a un area geografica che riassume il


valore dell’area rispetto ai bisogni, presenti e futuri, della vita umana.

Indice di qualità Situazione/stato ambientale Note


ambientale
0 Aree geografiche caratterizzate da una Discariche abusive
situazione di rischio e/o di inquinamento Aree industriali abbandonate
pericoloso per la popolazione non Aree popolate soggette a disastri
sottoposte a un regime autorizzativo e di naturali
controllo
1 aree geografiche caratterizzate da una Discariche controllate
situazione di rischio e/o di inquinamento Aree industriali
pericoloso per la popolazione, ad uso Aree di salvaguardia per i disastri
esclusivo e sottoposto a un regime naturali
autorizzativo e di controllo Aree in risanamento
2 aree geografiche caratterizzate da una Centri cittadini non monitorati
situazione di rischio e/o di inquinamento Aree a cultura intensiva non
non sottoposte a un regime di controllo monitorate
3 aree geografiche caratterizzate da una Centri cittadini monitorati
situazione di rischio e/o di inquinamento, Aree a cultura intensiva monitorate
sottoposte a un regime di controllo
4 aree geografiche caratterizzate da una Aree con interventi di
situazione di rischio e/o di inquinamento sicurezza/depurazione
minimizzato non sottoposte a un regime di
controllo
5 aree geografiche caratterizzate da una Aree monitorate con interventi di
situazione di rischio e/o di inquinamento sicurezza/depurazione
minimizzato, sottoposte a un regime di
controllo
6 aree geografiche caratterizzate da una Aree non monitorate e non soggette
situazione di rischio e/o di inquinamento a fattori di pressione significativi
trascurabile, non sottoposte a un regime di
controllo
7 aree geografiche caratterizzate da una Aree monitorate e non soggette a
situazione di rischio e/o di inquinamento fattori di pressione significativi
trascurabile, sottoposte a un regime di
controllo
8 aree geografiche caratterizzate da un Aree naturali
sistema ecologico, sottoposte a un regime
di controllo
9 aree geografiche caratterizzate da una Riserve naturali
valore naturale/paesaggistico ad uso Riserve archeologiche
esclusivo, sottoposte a un regime di
controllo
10 aree geografiche caratterizzate da un Parchi naturali
valore naturale/paesaggistico sottoposte a Parchi archeologici
un regime di controllo

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Un’area geografica può essere caratterizzati in base a diversi elementi e secondo finalità diverse ed
è difficile immaginare/proporre una classificazione per qualità ambientale che sia facilmente
sovrapponibili con altre di diversa finalità anche se affine (come può essere il rischio ambientale, i
piani regolatori, ecc.) e gli elementi che sono riportati in tabella per caratterizzare le aree ai fini
della qualità ambientali, sono stati individuati con l’obiettivo fondamentale di dare un strumento di
facile applicazione e capace di rappresentare tutte le diverse situazioni ambientali (le aree dovranno
costituire una partizione del territorio in esame).

L’indice di qualità ambientale esprime la situazione/stato di un area geografica e la sua definizione


discende da una attività di individuazione e di perimetrazione delle diverse aree sul territorio datata
nel tempo e pertanto va considerato che nel tempo la situazione può evolvere in una nuova
caratterizzata da un altro indice di qualità ambientale.

L’evoluzione della situazione ambientale di una certa area può essere descritta mediante un
diagramma di flusso che rappresenta la successione dei cambiamenti di stato avvenuti ad opera
delle trasformazioni naturali/artificiali sulle aree di interesse.

E' importante considerare che il paesaggio che caratterizza un certo territorio è comunque soggetto
a una sua dinamica anche nell'ipotesi di "opzione zero", pertanto la verifica di compatibilità delle
trasformazioni va fatta rispetto a questo quadro e non a quello "ex-ante".

Nel diagramma di flusso riportato in figura 1 vengono rappresentate le trasformazioni fondamentali


che si esercitano su un area geografica e illustra la dinamica ambientale ovvero come una area passa
da uno stato ambientale, caratterizzata da un indice di qualità, ad un altro.

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Per analizzare la qualità ambientale si ricorre ad Indicatori ambientali, cioè a caratteristiche


empiricamente osservabili o calcolabili che descrivono un fenomeno e il grado di vulnerabilità
prevedibile dell'ambiente.

Gli indicatori possono essere di tipo:


- - economico;
- - sociale;
- - chimico-fisico;
- - biologici.

Indicatori chimici sono: acqua: bod (biological oxigen domand), carbonio, fosforo, solidi, metalli;
aria: anidride solforosa, ossidi di azoto, CO2.

Indicatori biologici - ecologici sono:diversità di specie, indici biotici delle acque, analisi
vegetazionale;
Indicatori tossicologici: prova di tossicità, indici biochimici, indicatori di bioaccumulazione,
radionuclidi, test di mutagenesi.

Gli indicatori biologici sono quegli organismi vegetali o animali la cui presenza o assenza può
essere associata all'inquinamento dell'ambiente. Negli ambienti inquinati riescono a vivere soltanto
le specie più tolleranti, infatti la competizione è minore aumentando così la possibilità di sviluppo
di specie di una singola comunità.

Diversità di specie: Gli indici di diversità di specie vengono applicati per confrontare il livello di
inquinamento di ambienti diversi e il variare nel tempo del livello di inquinamento dello stesso
ambiente.

Paesaggio

Il paesaggio è essenzialmente l'integrazione di tre componenti:


 fisico (che funge da substrato e presenta aspetti geologici, geomorfologici, pedologici e
climatici);
 vegetale (ecologia e geobotanica);
 umano (assetto territoriale dell'insediamento umano dal punto di vista agricolo e urbano).

Anche la vita animale (fauna) rientra in questi aspetti, ma vi è una certa difficoltà a considerare gli
animali come parte del paesaggio.

La vegetazione è l'aspetto più evidente del paesaggio.

Per la comprensione, descrizione e modellizzazione del paesaggio è necessario ricorrere al concetto


di sistema, inteso come insieme di elementi integrati. Si tratta quindi di una nozione "complessa",
che può essere analizzata nei sui elementi: ad esempio separando l'ambiente fisico dalla
vegetazione, e successivamente distinguendo nella vegetazione il bosco dal prato, le singole
associazioni vegetali, ecc. In questo modo il paesaggio viene analizzato, ma tuttavia bisogna sempre
tener presente che nel concetto di sistema è insita l'interazione tra i sui elementi, e che il tutto non è
quindi la somma delle parti ma qualcosa di più che deve tener conto delle interazioni tra questi.
(impossibilità di adottare un metodo riduzionistico e necessità di mantenersi, nell'analisi del
paesaggio su un approccio olistico).

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Un punto abbastanza fermo raggiunto nell'analisi adottate fino ad ora è che il paesaggio può essere
considerato a vari livelli, e pertanto risulta strutturato in maniera gerarchica: substrato, vegetazione
e l'osservatore.

Indicatori paesaggistici

I contenuti degli indicatori paesaggistici traggono origine anzitutto dalla loro individuazione come
oggetti e aspetti da parte della legislazione di tutela e di vincolo del paesaggio e dalle normative
riguardanti le aree protette.

Altra fonte è costituita dalla pianistica del paesaggio, dai piani e programmi regionali e provinciali,
ai Piani Regolatori comunali, ai piani di settore, e alle varie altre forme di piani e programmi di
valenza paesistica.

Infine, altri indicatori possono essere definiti dalle particolari connotazioni dei luoghi o suggeriti
dalle tradizioni e dalla coscienza popolare (valori simbolici dei siti).

Categorie degli indicatori

Gli indicatori principali sono riferiti agli aspetti significativi del paesaggio naturale, e sono
caratterizzabili da aspetti qualitativi e dinamici quali: origine, tendenze evolutive, rischi, limiti,
consistenza, singolarità, rarità. Fondamentale, anche in questo caso risulta l’individuazione delle
modalità e significati delle relazioni nei confronti delle altre componenti comprese nella unità
paesistica individuata.

 Gli indicatori Geomorfologici, fanno riferimento alle caratteristiche geomorfologiche che


determinano il paesaggio. Numerosi sono quelli esplicitamente indicati nella L.431/85 e in
diversi regimi di vincolo. Essi appartengono anche ad altre discipline, quali la geologia,
l’idrologia, la geografia ecc. e sono anche quantificabili in maniera oggettiva.

 Gli indicatori Idrogeologici, fanno riferimento agli aspetti significativi del paesaggio naturale
generati dalla presenza delle acque. Per gli altri aspetti metodologici è rilevabile una stretta
analogia con gli indicatori geomorfologici.

 Gli indicatori Vegetazionali, definiscono tipologicamente, qualitativamente e quantitativamente,


i principali caratteri delle componenti ambientali relative alla vegetazione. Essi presentano
caratteri di individuazione e metodologie operative assimilabili a quelle delle categorie
precedenti.

 Gli indicatori Faunistici, costituiscono elementi di qualità del paesaggio rappresentati dagli
esseri viventi non umani più significativi. Essi fanno parte, sia degli aspetti ecosistemici del
paesaggio, che dei suoi significati simbolici, attribuibili sotto il profilo degli aspetti qualitativi
della naturalità. Essi sono anche quantificabili in modo oggettivo.

 Gli indicatori Agricoli, definiscono le tipologie significative dei principali caratteri


dell’organizzazione agricolo colturale del suolo. Numerosi sono quelli esplicitamente indicati
nella L.431/85 e in diverse leggi del settore. Appartengono anche alle discipline di matrice
agricola e territoriale, e sono anche quantificabili in maniera oggettiva. Essi si distinguono in
sottocategorie, quali: elementi caratterizzanti le sistemazioni dei suoli coltivati; elementi

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caratterizzanti la maglia dell’irrigazione; elementi caratterizzanti la maglia fondiaria; elementi


riferiti alle tipologie delle colture; le strutture agricole significative annesse.

 Gli indicatori Insediativi sono riferiti ai caratteri dell’organizzazione e qualità degli


insediamenti umani. Essi riguardano aspetti quali, il tipo di urbanizzazione, le tipologie
insediative, le destinazioni d’uso delle aree urbanizzate, la natura dell’insediamento, e sono
patrimonio anche di altre discipline, quali la geografia, la storia dell’arte, l’urbanistica ecc.
Numerosi sono quelli indicati nelle leggi di tutela e vincolo del patrimonio
paesistico/ambientale. I principali sono caratterizzabili da aspetti qualitativi e dinamici quali:
origine, tendenze evolutive, rischi, limiti, consistenza, singolarità, rarità. Fondamentale risulta in
ogni caso l’individuazione delle modalità e significati delle relazioni nei confronti delle altre
componenti comprese nella unità paesistica individuata.

 Gli indicatori infrastrutturali, riguardano i caratteri delle infrastrutture territoriali ed impianti a


rete, quali elementi di qualità costitutivi del paesaggio. Essi assumono significato valutativo
quando correlati nell’ambito di una unità paesistica. Sono patrimonio anche di altre discipline,
come nel caso precedente. Essi sono suddivisibili in diverse sottocategorie: le infrastrutture
della mobilità, quelle riguardante i corsi d’acqua artificiali e sistemazioni idrauliche, e altre.
Sono patrimonio anche di altre discipline, quali la geografia, l’idraulica, la storia dell’arte,
l’urbanistica, ecc. Anche in questo caso gli indicatori principali sono caratterizzabili da aspetti
qualitativi e dinamici quali: origine, tendenze evolutive , rischi, limiti, consistenza, singolarità,
rarità. Inoltre fondamentale risulta in ogni caso l’individuazione delle modalità e significati
delle relazioni nei confronti delle altre componenti comprese nella unità paesistica individuata.
Numerosi di essi sono oggetto di trattazione da parte della legislazione di tutela nazionale e
norme locali.

 Gli indicatori storico/culturali, costituiscono una delle fonti di maggiore importanza delle
qualità del paesaggio. La maggior parete di tali indicatori costituisce un bene specificamente
vincolato o destinato alla tutela dalle leggi nazionali, regionali, oltre ad individuazioni di
carattere locale (P.R.G. comunali ecc.). Essi sono patrimonio anche di altre discipline, quali, la
geografia, l’urbanistica, la storia dell’arte, l’archeologia ecc. Essi sono suddivisibili in diverse
sottocategorie, quali: presenze monumentali, agglomerati storici e tessiture storiche del suolo,
luoghi della memoria (siti di significato simbolico), sistemi insediativi di appartenenza, siti
archeologici conosciuti, aree di potenziale interesse archeologico. Anche in questo caso gli
indicatori principali sono caratterizzabili da aspetti qualitativi e dinamici tra i quali: origine,
tendenze evolutive, rischi, limiti, consistenza, singolarità, rarità. Fondamentale risulta in ogni
caso l’individuazione delle modalità e significati delle relazioni nei confronti delle altre
componenti comprese nella unità paesistica individuata.

 Gli indicatori percettivi, costituiscono una categoria specifica della significatività del paesaggio.
Essi fanno riferimento alle caratteristiche percettive di lettura del paesaggio e permettono le
correlazioni con i significati che gli osservatori attribuiscono alle sue componenti ed alle
relazioni tra le stesse. Correntemente usati per identificare gli aspetti significativi dei rapporti
morfologici e scenici del paesaggio; tali indicatori permettono altresì di cogliere le
interpretazioni attribuite da diversi gruppi o comunità di cittadini agli elementi di significato
naturalistico ed antropico. Essi sono comuni anche ad altre discipline quali, la psicologia, la
sociologia, le scienze legate alla visione dell’occhio umano, le scienze territoriali, ecc.

Risultano suddivisibili in sottocategorie quali quelle che seguono.


 Indicatori percettivi generici:
1. Le condizioni atmosferiche e stagionali che influenzano la leggibilità del paesaggio.

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2. Gli elementi strutturanti le immagini ambientali, utilizzati per le categorie di “segni”


generalizzabili quali identificazioni morfologiche comuni ai vari soggetti del paesaggio
(nota metodologia utilizzata in origine da Lynch).
3. I rapporti scenici tra naturalità e antropizzazione, con l’attribuzione dei significati di
naturalità attribuibili ai luoghi e la loro importanza.
4. La “wilderness", intesa come identificazione del grado stimato di mantenimento dei
caratteri “selvaggi” originari.
5. Le qualità visive, espresse secondo la valutazione del pubblico, che permette di stabilire
il livello di gradimento di un paesaggio da parte dei suoi fruitori.
6.
 Indicatori da singoli punti di vista: essi riguardano i caratteri di percettibilità, quali
l’ampiezza del quadro visuale, la profondità visiva, la percettibilità dello skyline, l’efficacia
generale della percezione, i detrattori visivi.

 Indicatori relativi alla specifica valutazione del nuovo intervento.


1. Il grado di intrusione visiva, la distanza del nuovo intervento, l’angolo di visione,
l’ingombro fisico del nuovo intervento, la quantità degli osservatori, la frequenza delle
osservazioni, i caratteri qualitativi dell'intrusione visiva, il grado di mimetismo
dell’opera nel contesto.
2. Infine, riguardano i termini per determinare la valutazione della qualità paesistica
complessiva, cogliendo le modificazioni del nuovo intervento sul significato e valori del
paesaggio individuati nell’unita ambientale in precedenza.

 Gli indicatori ecosistemici. Ricordo sinteticamente come essi individuano il paesaggio quale
sistema gerarchico multidimensionale caratterizzato sia strutturalmente che funzionalmente
dagli ecotopi in cui è organizzato. L’ecotopo (ecosistema spazialmente individuabile, che
assume un ruolo funzionale specifico all’interno dell’ecomosaico a cui appartiene), costituisce
l’elemento strutturale di base del paesaggio .Le caratteristiche del paesaggio sono individuabili
in base allo studio da più scale spazio/temporali degli ecotopi presenti, delle loro modalità
distributive e di interazione all’interno del paesaggio stesso.

Essi individuano categorie del tipo:


 Di carattere strutturale.
Sono quelli che fanno riferimento alla caratteristiche strutturali del paesaggio, e sono
rappresentati da:
1. Habitat standard pro capite (indice per la “capacità portante"di un ambito territoriale),
2. Connettività (misura le effettive possibilità di scambi funzionali all’interno delle
strutture paesaggistiche);
3. Grana (indicatore della dimensione delle macchie paesistiche);
4. Eterogeneità (il grado di eterogeneità è in relazione con la capacità dell’equilibrio dei
sistemi paesistici);
5. Dominanza (misura differenza tra diversità rispetto alla diversità max. raggiungibile).
6. Dimensione dei frattali (indice per lo studio della complessità delle strutture paesistiche
e per la lo valutazione funzionale).

 Di tipo funzionale:
1. Biopotenzialità territoriale (indicatore di metastabilità del sistema paesistico);
2. Circuitazione (misura dell’efficienza dei sistemi a rete);
3. Percolazione (per la costruzione di modelli neutrali per lo studio della struttura dinamica
degli ecotessuti).

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Il sistema paesistico è un'unità territoriale caratterizzata da un determinato paesaggio, ossia
omogeneo/uniforme dal punto di vista del substrato e della vegetazione, e di conseguenza anche del
clima.

I sistemi paesistici dipendono, dal punto di vista della percezione dell'osservatore, dai complessi di
vegetazione (nelle zone a bassa presenza umana) e dall'uso del suolo (nelle zone ad alta e
consolidata presenza umana). I primi sono in genere associati alle fasce altitudinali del territorio, i
secondi alle pianure/altopiani.

La frammentazione del paesaggio è una percezione negativa dell'ambiente in quanto segnala sempre
una suddivisione artificiale di una unità paesistica e, pertanto, non è assimilabile alla
diversificazione di questo, che segnala invece una naturale accostamento/avvicendamento di unità
paesistiche.

La frammentazione infrastrutturale può considerarsi sempre reversibile, anche se spesso con


costi molto elevati e con impegni tecnologici di enorme portata.

La frammentazione infrastrutturale può essere misurata tramite l’indice IFI (Infrastructural


Fragmentation Index):

IFI = Li/At
dove:
Li = Lunghezza dell’infrastruttura (decurtata dei tratti in tunnel e di viadotto);
At = Area del territorio considerato.

Le barriere urbane
Sono le barriere dovute alla presenza delle urbanizzazioni. Le maggiori occlusioni si riscontrano a
causa delle strutture urbane lineari che sono frequenti anche nelle aree interne appenniniche. Il
fenomeno riguarda sia le grandi conurbazioni, sia i piccoli insediamenti le cui nuove appendici di
espansione sono di frequente localizzate lungo le strade principali.
La rimozione o il superamento di una barriera urbana lineare, anche di dimensioni ridotte, è
estremamente difficile in quanto vengono coinvolti gli aspetti della proprietà privata. In tal senso è
possibile affermare che, tranne qualche caso particolare, la frammentazione urbana non è
reversibile.
Sulla base della considerazione che vede, a parità di dimensioni dell’insediamento, la forma
polarizzata circolare come quella che provoca meno effetti di frammentazione ambientale, la
frammentazione urbana lineare può essere misurata mediante l’indice UFI (Urban Fragmentation
Index):

UFI = L * S
dove:
L = Dimensione massima della barriera urbana lineare;
S = Superficie dell’area urbanizzata.

La deframmentazione infrastrutturale è tecnicamente molto più semplice da effettuare che non la


deframmentazione urbana; il tessuto urbano denso, per sua natura, comporta enormi difficoltà
tecniche e sociali per la sua deframmentazione

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Grado di interferenza (di un opera lineare)

La cartografia relativa alle criticità dell’infrastruttura lineare è predisposta attraverso la lettura di


due macro ambiti tematici:

 le criticità dell’interazione tra l’infrastruttura e l’uso del suolo con riferimento particolare
all’urbanizzazione del territorio;
 le criticità dell’interazione tra l’infrastruttura e la vincolistica ambientale e paesaggistica.

Operando attraverso una tecnica di GIS, utilizzando informazioni di tipo cartografico in formato
vettoriale, in seguito vengono specificate le fonti informative, la metodologia ed i valori di criticità
applicati nell’elaborazione. La descrizione della metodologia adottata risulta fondamentale per la
corretta comprensione dell’informazione restituita negli elaborati cartografici.

La “valenza paesaggistica” è stata desunta da elementi compositi costituiti dalla vincolistica


sovraordinata di settore, nonché da puntuali destinazioni dei piani territoriali dei parchi.

La cartografia elaborata si propone di rappresentare la distribuzione sul territorio di una variabile


definibile come impegno del suolo per unità di lunghezza degli elettrodotti.

Il ‘peso’ associato a tale impegno per unità di lunghezza è ottenuto da una valutazione di “criticità”
relativa alla presenza dell'infrastruttura lineare su una specifica situazione territoriale; tale criticità è
valutata separatamente considerando da una parte i vincoli ambientali e paesaggistici e dall’altra le
tipologie di urbanizzazione. Inoltre la suddetta criticità non tiene conto delle caratteristiche
dell’opera (elettrodotti di Alta o Media Tensione, Strada Principale o Secondaria, ecc.).

Per consentirne la lettura cartografica, il dato della criticità dell’attraversamento viene associato
(integrato) ad areali; in questo esempio tali areali sono stati definiti arbitrariamente come le celle di
una griglia regolare a maglia quadrata sovrapposta al territorio considerato. Sulla base anche di altre
esperienze di studio, è stata scelta una griglia con celle di 250 metri di lato, dimensione che si è
ritenuta congrua a rappresentare il livello di interazione sotto il profilo della percezione visiva di
sostegni (e quindi di interferenza sotto il profilo paesaggistico) e delle dinamiche urbanizzative. Per
ciascuno dei due piani di analisi (urbanizzato e vincoli) sono state così elaborate due carte tematiche
con celle di 250 m di lato.

Il dato di criticità è calcolato per la singola cella come sommatoria su tutti i tratti dell'infrastruttura
lineare ad essa interni e risolti rispetto al tipo di suolo attraversato, moltiplicando la lunghezza dei
suddetti tratti per la criticità riferita alla situazione territoriale (categoria) da ciascuno di essi
attraversata, secondo lo schema metodologico di valutazione delle interazioni presentato nella
figura che segue.

ELETTRODOTTI
AT / MT

Categoria A
Criticità = Ca

Categoria B
Criticità = Cb

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CELLA

Categoria C
Criticità = Cc

Categoria D
Criticità =Cd
Tratto 1, Lunghezza L1
Tratto 2, Lunghezza L2

Tratto 3, Lunghezza L3 Tratto 4, Lunghezza L4

Tratto 5, Lunghezza L5

Nell’esempio grafico di figura il calcolo del valore totale assegnato alla cella è calcolato come
segue:

V = L1*Ca + L3*Ca + L2*Cb + L5*Cc + L4*Cd

con Li in metri e Ci in valori di criticità.

In particolare, nel caso dell’analisi di interazione con i vincoli ambientali e paesaggistici, laddove il
tratto dell'infrastruttura attraversi un’area sottoposta a più di un vincolo, in generale la criticità
unitaria viene calcolata come la somma delle criticità unitarie riferite a ciascun vincolo. In casi
particolari, nell’occorrenza cioè di specifiche combinazioni di vincoli, tale somma viene sostituita
con un valore diverso appositamente assegnato come appare nel relativo prospetto.

Nei prospetti che seguono si riportano i valori delle criticità assegnate alle singole componenti
paesaggistiche e naturalistiche considerate significative per la loro interazione con le reti: tali
criticità si distribuiscono su una scala compresa tra 1 e 5, con il seguente significato:

Criticità bassa 1 Criticità media 2 Criticità medio-alta 3 Criticità alta 4 Criticità molto alta 5

Assunto l’insieme dei beni ambientali, paesaggistici e naturali si è operato attribuendo,


discrezionalmente, un peso di criticità alle singole zonizzazioni, e alla sovrapposizione e/o
compresenza di più vincoli e/o destinazioni di interesse ambientale e paesaggistico così come
riportato nel prospetto che segue.

Tipologia d’area e/o vincolo Combinazioni specifiche di vincoli


Criticità Criticità
Riserve Naturali Integrali 3 Riserve Naturali Integrali - Parchi naturali 5
Riserve Naturali Orientate 3 Riserve Naturali Orientate - Parchi naturali 5
Zone umide 2 Aree di interesse storico monumentale - 5
Aree di interesse storico monumentale 3 Parchi naturali
Aree agricole di tutela paesistica 3 Vincoli Legge 1497/39 - Parchi naturali 5
Aree agricole di interesse forestale 2 Aree agricole di interesse forestale - Vincoli 5
Parchi naturali 2 Legge 431/85 art.1g (Boschi)
Parco regionale o nazionale 1

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Parco locale di interesse sovracomunale 1 Aree agricole di tutela paesistica - Aree di 5


Vincoli Legge 1497/39 3 interesse storico monumentale
Vincoli Legge 431/85 – art.1c) (Fiumi) 1
Vincoli Legge 431/85 – art.1m) (Aree Archeol.) 1
Vincoli Legge 431/85 – art.1g) (Boschi) 3

Analogamente si è proceduto per i territori urbanizzati e nel caso delle diverse destinazioni d’uso
dei suoli le criticità possono essere così attribuite:

Categorie di urbanizzato Criticità Significato


Residenziale Saturo 4 Interferenza elevata
Residenziale Non Saturo 4 Interferenza elevata
Produttivo Saturo 1 Interferenza bassa
Produttivi Non Saturo 1 Interferenza bassa
Misto Saturo 3 Interferenza alta
Misto Non Saturo 3 Interferenza alta
Parco Giardino 2 Interferenza media
Impianto Sportivo 2 Interferenza media
Servizi 2 Interferenza media
Extraurbano 0 Interferenza scarsa o nulla

I diversi gradi di interferenza, elaborati secondo l’approccio sopra descritto, possono quindi essere
rappresentati, per l’insieme della rete infrastrutturale, rispettivamente nella tavola “Livelli di
interazione rete - aree urbanizzate” e nella tavola “Livelli di interazione rete - aree a valenza
naturalistica e paesistica”.

La biopotenzialità territoriale

Un elemento caratteristico del paesaggio è la sua metastabilità, cioè il particolare stato in cui il
paesaggio, pur stazionario, è sempre sul punto di evolvere verso uno stato più organizzato e quindi
meno instabile del presente, oppure di degradare. È bene mettere in rilievo che non si tratta di un
compromesso tra la stabilità e l'instabilità: la metastabilità è una condizione specifica del paesaggio.

Un paesaggio, normalmente, è composto da parti a bassa metastabilità, e quindi molto sensibili ai


disturbi, ma anche molto resilienti, ovvero con grande rapidità di recupero; e da parti con una forte
metastabilità, e quindi molto resistenti ai disturbi ma a bassa resilienza. "Se questi elementi hanno
livelli complementari di metastabilità, essi arrivano a formare un più vasto campo di esistenza per
l'intero paesaggio, acquisendo la capacità di incorporare una più vasta gamma di perturbazioni".

Anche se è difficile misurare e valutare trasformazioni su larga scala, è sempre possibile valutare se
il paesaggio sta avvicinandosi ad un punto di instabilità, controllandone la metastabilità. Il
raggiungimento di una soglia di metastabilità implica che il paesaggio tende ad essere rimpiazzato
da uno nuovo: se il nuovo paesaggio non può incorporare i disturbi che hanno portato all'instabilità,
significa che si va verso un degrado e che serve un'azione di risanamento.

Si capisce bene come il calcolo della BTC (capacità biologica territoriale), che misura la
biopotenzialità territoriale di un paesaggio, sia uno strumento molto comodo per diagnosticare il
rischio di degrado di un paesaggio; un pò come un termometro che ci avverte che la temperatura sta
salendo.

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Infine il confronto tra le BTC dello stato di fatto, delle previsioni degli strumenti urbanistici
generali vigenti e del progetto, sarà utile per capire quanto il progetto di riqualificazione
paesaggistica e ambientale proposto sia sufficiente al recupero reale dell'area in esame.

La BTC è un indice di ecologia del paesaggio che valuta la capacità biologica del territorio (il
flusso di energia solare metabolizzato dal sistema vegetale attraverso la fotosintesi, correlata
alla capacità di autoriequilibrio delle parti del territorio), è una stima della metastabilità dei
sistemi di ecosistemi (Ingegnoli, 1991) e si misura in Mcal/mq/anno.

Per esempio nel caso di Tab.3, la BTC è stata stimata con schede appositamente predisposte per i
diversi ecotopi locali distinti in 7 tipi, con dimensione media di 28.7 ha.

Tab.3 - Valutazione (N° di ecotopi e BTC media) fra la riserva naturale regionale del lago di
Cornino e l’unità di paesaggio di cui fa parte.

Habitat (Hb) Unità di paesaggio Riserva

Misure e stime Ha ecotopi Btcmedia Ha Ecotopi Btcmedia


Boschivo-termofilo 258,1 10 5,0 29,7 1 4,8
Arbustivo-igrofilo 91,9 6 3,3 91,5 4 3,3
Arbustivo-(arboreo) su roccia 180,6 8 1,5 128,8 4 1,5
Acque 207,4 2 0,3 207,2 2 0,3
Prativo 102,5 2 1,6 0 0 0
Agricolo 133,1 4 1,4 42,6 3 1,5
Urbanizzato-cave 32,5 3 0,3 10 1 0
Totali 1.006,1 35 2,3 509,8 15 1,5

Le misure precedenti vanno associate con altre in grado di valutare l’eterogeneità del complesso
mosaico locale. Per questo si può utilizzare la Diversità di Shannon (Turner. 1989):

H = - k=1 s (P ) ln (P )
k k

dove: Pk = la proporzione degli ecotopi nell’habitat k-esimo


s = il numero di habitat osservati

Inoltre, una misura della Naturalità relativa (N.rp) a livello di paesaggio: BTCmedia x H = N.rp si
può facilmente dare moltiplicando una componente funzionale con una strutturale. entrambe
generali (Tab.4).

Tab.4 - Valutazione (diversità e naturalità relativa) fra la riserva in esame e la sua unità di
paesaggio.

Indici Unità di paesaggio Riserva


H 1,81 1,40
Hmax 1,95 1,95
H / Hmax 0,928 0,718
Naturalità r. p. 4,2 2,1

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Documento: 596454951.doc – Data: 14/06/22 – Ora:14.02

Come è noto, l’ecologia del paesaggio esige anche il confronto fra diverse scale spazio-temporali.
Per questo si è stimato lo stato ottimale locale riferito all’unità di paesaggio, supponendo di tutelarla
e guidarla per almeno 15-20 anni. Inoltre si è stimato lo stato ecologico attuale a livello di intera
regione.

Dai principi di ecologia del paesaggio, si evince che una unità di paesaggio che abbia un ruolo di
conservazione biologica deve avere una BTC media sicuramente superiore a quella regionale.
Perché assume funzione protettiva nel sistema paesistico di scala superiore. La riserva attualmente
vigente è ben lontana da questo obiettivo: BTC = 1,50 < 2,08; l’unità di paesaggio invece no: BTC
= 2,3 > 2,08.

La situazione si aggrava guardando la naturalità relativa di paesaggio. In questo caso anche l’unità
di paesaggio locale è inferiore alla media regionale, sia pure di poco: 4,2 contro 5,1. Però la sua
N.rp può diventare circa 6 entro pochi anni. La riserva, che ha N.rp = 2,1, non ha invece alcuna
speranza di superare il livello regionale, data la quantità di substrati rocciosi affioranti.
Inoltre, la riserva presenta alcuni ecotopi incompleti (verso Nord), carenza di connessioni in più
punti, una insaccatura dei confini a Sud, e nessuna “buffer zone” verso le aree più antropizzate.
Essa comprende solo in parte il proprio “pattern” ecologico ed è quindi da ridimensionare.

Habitat Standard: standard ecologico riferito all’habitat umano utilizzato al fine di individuare la
capacità portante di un territorio. Il concetto di habitat umano, se messo in relazione alla densità
specifica della popolazione, è utile parametro urbanistico che innova, su basi ecologiche, il concetto
di densità geografica e territoriale.
Hs=HU/abitanti (ha/ab)

Percolazione (P): modello fisico e neutro; fisico, in quanto è nato per descrivere le proprietà fisiche
dei polimeri o delle sostanze vetrose e costituisce la base per lo studio del flusso dei liquidi
attraverso i materiali aggregati; neutro, in quanto non ha unità di misura ma valuta la probabilità che
le comunità biotiche transitino lungo tutto il mosaico ambientale, occupando gran parte delle celle
in cui è stata suddivisa la matrice ambientale. Se le celle occupate dal sistema naturale e
seminaturale sono circa il 60% si ha percolazione.

L’utilizzo degli indici dell'Ecologia del Paesaggio (BTC, Hs, P, ecc.) consente di quantificare i
fenomeni e i processi che trasformano il territorio.
Per esempio, analizzando singolarmente e a due sezioni storiche due comuni, con caratteristiche di
forte antropizzazione uno, e di forte naturalità l’altro, si e’ notato come ci sia oggi più che nel
passato la presenza di grandi sconnessioni tra macchie naturali. Ma è sulla base della carta della
percolazione che si è elaborata la tavola di progetto; la rilevata presenza di flussi energetici
antropici, comunque necessari per la sopravvivenza della città, e di flussi energetici naturali dati dal
sistema dei boschi e dei fiumi, non è sufficiente per l’equilibrio del sistema ambientale. E’
necessario creare un flusso energetico naturale che colleghi i grandi bacini naturali. Su queste
considerazioni possono essere fatte ipotesi di intervento. Anche la gestione del territorio assume un
certo ruolo in questa ottica di risanamento del sistema ambientale: l’agroecosistema se
correttamente gestito può rappresentare una preziosa fonte per la creazione di reti ecologiche.

L'analisi e la diagnosi del paesaggio in esame può essere quindi condotto, a diversi livelli,
attraverso:
1. lo studio della morfologia di base, dell'uso del suolo e vegetazione, dei caratteri dell'ecotessuto,
2. l'applicazione di indici di controllo riguardanti le funzioni:
- Biopotenzialità territoriale (BTC) (Mcal/mq/anno)
- Appartenenza agli apparati funzionali (%)

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3. e la struttura:
- Habitat Umano e Habitat Naturale (%)
- Eterogeneità
- Grana media del territorio (ha)
- Percolazione dei biotopi

Gli Indicatori ambientali individuano l'integrazione delle misure ambientali adottate con le politiche economiche dei
singoli Paesi dell'Oecd.
Il percorso metodologico costituisce un aspetto della ricerca interessante. Le analisi sono articolate secondo il
cosiddetto sistema "Pressione-Stato-Risposta": al fine di attuare valide politiche di salvaguardia ambientale, sia a livello
nazionale che internazionale, le amministrazioni devono raccogliere informazioni utili derivate dai fattori di pressione
sull'ambiente e di stato-condizione dell'ambiente e successivamente verificare l'efficacia delle azioni intraprese,
analizzando le variazioni nel tempo degli indicatori chiave.
Gli indicatori ambientali presi in esame sono:
 Variazioni climatiche
 Riduzione dello strato di ozono
 Eutrofizzazione
 Acidificazione
 Contaminazione con prodotti tossici
 Qualità dell'ambiente urbano
 Biodiversità e paesaggio
 Rifiuti
 Risorse naturali

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