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ELEMENTI DI PEDAGOGIA (Giorgio Chiosso)

DIVERSE PROSPETTIVE INTORNO ALLA FINALITA’


DELL’EDUCAZIONE:
PARADIGMA DEI FINI SOCIALI

Si svolge intorno alle tesi del sociologismo educativo e concepisce l’uomo in stretto rapporto funzionale con
la vita sociale, politica ed economica. L’educazione si identifica con i processi di socializzazione, e si compie
attraverso due principali fasi:

- Integrativo/adattiva (che entra a far parte di un gruppo sociale)


- Riproduttiva (nell’interiorizzare i valori socialmente condivisi, l’individuo garantisce la continuità
della struttura sociale e degli ideali intorno a cui essa si costituisce).

L’uomo ben educato non si può dare al di fuori della struttura sociale, e i suoi fini personali sono buoni e
virtuosi solo qualora concorrano allo sviluppo della società, della politica e dell’utile economico. Non esiste
l’educazione in quanto “fatto personale”. L’IO individuale si può dire educato solo se si innalza a IO sociale,
e quindi è in grado di svolgere il proprio compito all’interno del gruppo sociale. Questa regola generale si
traduce sul piano storico in forme diverse in rapporto ai differenti modi in cui la società è stata organizzata
e a riconoscimento della libertà dei singoli individui all’interno dell’organizzazione sociale.

Nel XIX/XX secolo si è manifestato il funzionalismo sociologico in campo educativo attraverso varie
tipologie, in primis ha assunto le forme della società liberale e borghese, in seguito si è incrociato con le
leggi dello sviluppo economico. Tra le due guerre mondiali si è identificato con la fisionomia dei
totalitarismi di destra e di sinistra, e recentemente con le caratteristiche di vari fondamentalismi di natura
religiosa. Tra 800/900 la cultura liberal borghese manifestò idee ben chiare riguardo al campo educativo. Il
suo modello teorizzato da Durkheim e da Natorp era organizzato intorno alla veicolazione di un forte senso
di appartenenza e di inquadramento guidato dai valori della società borghese posti nell’ideale patriottico,
nel lavoro produttivo, nella concezione laica dell’esistenza e nella fiducia nel progresso. Quanto più questi
ideali erano condivisi, tanto più forte era la società con la garanzia di un ordine più sicuro. Gli strumenti
messi a punto per raggiungere tali obiettivi furono la scienza dell’educazione e la frequenza della scuola. Da
questo momento in poi la scuola assume un valore fondamentale: diventa indispensabile la frequenza, per
potersi assicurare un posto nella società. Importante diventa la padronanza dei codici della lingua orale e
scritta. Tutto
questo dà vita ad un processo di modernizzazione del sistema scolastico, con una diffusione della cultura
scritta e la laicizzazione degli stili di vita.

I totalitarismi decisero di affidarsi alla forza ordinatrice dello stato, anziché all’intelligenza. Questa visione si
diffuse tra le due guerre andando successivamente a creare il modello del totalitarismo ideologico.
Il principio di nazionalità si trasformo in forme nazionalistiche, e quelle forme di nazionalismo ispirate alla
pace si degradarono in forme dispotiche in grado di creare scompiglio anche all’interno dello stesso
schieramento.
Ad accomunare i totalitarismi di destra e di sinistra c’era un’idea di cultura e la prospettiva con cui ci si
confrontò con la crisi della società borghese e con i limiti dell’educazione della stessa.

Le società liberali erano prigioniere di una concezione materialistica della libertà, si prefissero di costituire
una forza fresca, emergente. I totalitarismi di destra e sinistra sono segnati dall’irregimentazione autoritaria
in organizzazioni di massa, dal conformismo e da una graduale perdita della individualità.
I processi di socializzazione ed educazione nelle forme totalitarie costituiscono un grande ingranaggio di
eventi che tendono a espropriare all’individuo la sua libertà.

Anche ai giorni nostri abbiamo esperienze di fondamentalismo a matrice religiosa, il fondamentalismo è un


tipo di pensiero e di agire religioso che si interroga sul vincolo etico che tiene assieme le persone che
vivono nella stessa società. Il fondamentalismo si pone in maniera radicale il problema del fondamento
ultimo, trovato questo fondamento, gli esponenti di quella religione lo difendono lottando politicamente,
ma spesso anche con le armi.

Caratteristica del fondamentalismo è la modellazione dell’individuo fino ad amalgamarlo al gruppo religioso


e politico.

PARADIGMA DELL’EVOLUZIONE NATURALE

Non esistono altri fini se non quelli intriseci nello sviluppo naturale della specie e dell’individuo. Da Darwin
in poi, l’antropologia occidentale guarda l’uomo come un prodotto di un complesso gioco di forze naturali e
l’esito casuale dell’evoluzione. Nell’uomo non c’è mistero, e se c’è qualche aspetto della sua natura che è
ancora oscuro, è semplicemente rinviato a successive scoperte.

L’uomo è indagabile in tutte le sue manifestazioni, poiché le leggi che regolano la sua vita sono le leggi della
natura.

Non c’è nessun disegno “intelligente” nella creazione del mondo della natura e dell’uomo: ma è tutto
dovuto ad una serie di mutazioni casuali.
Il cammino dell’evoluzione è sostenuto da un moto propulsivo e da una forza di conservazione e di
riutilizzazione delle esperienze.

Ogni uomo è in stretta correlazione con le cose e le persone che lo circondano, ovvero è influenzato-
influenzante. Le idee e le azioni non sono frutto di una “supercoscienza” collettiva. L’esperienza dell’uomo
si trova all’interno di relazioni interattive biologiche più ampie della sua singola esperienza.

A cominciare dagli esseri monocellulari, ogni specie deve compiere le giuste scelte per la sopravvivenza,
qualora queste si rivelino utili è importante apprenderle. L’esperienza dell’apprendimento è quindi comune
a tutte le forme di vita, a differenziare le menti umane vi è semplicemente la complessità delle operazioni
mentali, possibili grazie al linguaggio verbale.

Parlare di uomo “educato” significa parlare di un individuo in grado di soddisfare i proprio bisogni.
L’esperienza cresce dal primo momento grazie all’apprendimento e va a collaborare con la memoria, la
motivazione e l’emotività.
Secondo Dewey, l’apprendimento si compie secondo la costante riorganizzazione della nostra esperienza,
andando a formare il carattere. Ogni individuo nascendo apprende quel che gli occorre per agire
nell’ambiente, sia fisico (bisogni primari) che umano (consuetudini, linguaggio ecc.).

L’educazione, secondo Bruner, ha come fine il sapere organizzato che consiste nel garantire nell’individuo
l’autosufficienza. Nel processo educativo molto importanti sono le capacità fondamentali, come le
operazioni manuali, quelle del vedere e dell’immaginare.

La scienza psicologica diventa perciò la bussola degli interventi educativi e l’istruzione diventa a modalità
attraverso cui promuovere gli apprendimenti.

PARADIGMA DEL FRAMMENTO

All’uomo occidentale non resta che vivere fino in fondo la propria esistenza, fare del proprio io l’oggetto e il
fine della cura, e concepire l’etica come estetica dell’esistenza. L’educazione quindi ha lo scopo di mettere a
disposizione le risorse necessarie per fare in modo che la vita sia vissuta in “bella forma”.

L’amor proprio, e quindi la cura di sé è qualcosa che “reclamiamo e che ci reclama”, ovvero esalta lo stadio
soggettivo come qualcosa capace di autogovernarsi.

Per conseguire questo obiettivo è importante esercitarsi nella “cura di sé”, che si manifesta come volontà di
selezionare continuamente le idee che si affacciano allo spirito accettando solamente ciò che è degno di
noi. Il “sé” che si forma è capace di auto controllarsi e di sopportare le sventure e le disgrazie. La cura di sé
diventa una vera e propria “pedagogia dell’anima”.

L’obiettivo ultimo della pratica di sé è il buon rapporto con sé stessi, il diventare soddisfatto di sé stesso.
Questa strategia pedagogica affonda le sue radici nella società ellenistica.

La cura di sé stessi è estranea ai concetti di “male” del cristianesimo.

Al giorno d’oggi è importante il cosmopolitismo perché permette di cogliere nelle persone quanto di buono
e nobile c’è in loro. Le culture locali andrebbero infatti supportate tramite la comunicazione e la
contaminazione di altre culture.
“PRENDERE FORMA” TRA NECESSITA’ E
POSSIBILITA’:
POSSIBILI DIMENSIONI DELLA FINALITA’ EDUCATIVA

Ogni società è soggetta alle leggi del cambiamento, la sua sopravvivenza è legata alle capacità dei suoi
componenti di raggiungere il benessere collettivo.

Il paradigma dei fini sociali mette in risalto due elementi per l’attività educativa:

- Nesso tra sviluppo sociale e esperienza umana;


- Principio di solidarietà all’interno di una società.

Non esistono individui educati al di fuori della società, e non è neanche possibile trovare all’interno di un
contesto sociale un individuo estraneo al destino della comunità in cui vive. Questo tuttavia non vuol dire
che i fini sociali costituiscano esclusivamente l’esperienza umana, che è ovviamente caratterizzata anche da
interiorità, emotività ecc., e quindi pensare all’uomo in termini di pura socializzazione sarebbe riduttivo.

Anche il paradigma dell’evoluzione naturale, che ci raccomanda di guardare all’uomo non come abitante
privilegiato dell’universo, presenta caratteristiche ambivalenti. La teoria secondo la quale l’uomo eserciti un
dominio mediante la capacità di risolvere problemi, si rivela esposta a fallimenti. Mentre l’ameba può
imparare solo dai successi (perché non sopravvive ai fallimenti), all’uomo sono concesse più possibilità;
secondo Popper la scienza stessa è l’esempio più lampante di tentativi ed errori.

La vita dunque è strettamente dipendente dall’apprendimento intelligente, e quest’ultimo costituisce la


chiave di volta per svelare tutti gli interrogativi e i misteri che ruotano intorno all’uomo.

L’intelligenza e la sua formazione hanno una grande importanza, ma così come la socialità, non è possibile
ricondurre tutte le esperienze umane alla capacità intellettiva. L’amore e l’odio per esempio, sono dei
sentimenti che non hanno nulla a che vedere con l’intelligenza.
In questo caso sarebbe meglio affidarsi al paradigma del frammento che permette di guadagnare una
maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni.

La finalità dell’intervento educativo trova la sua massima espressione nell’attribuire individualmente e


socialmente senso e valore a ciò che si è e che si fa.

Il rischio di questa posizione è che a causa dell’orientamento diretto esclusivamente verso la propria
esperienza, si potrebbe andare incontro ad una “deriva individualistica”. Da non sottovalutare vi sono
inoltre le povere radici storiche e il relativismo che inevitabilmente è presente nell’esperienza umana
autocentrata.

Tutte e tre le finalità educative si propongono valori importanti: la socialità, l’educazione intellettuale e la
soggettività; tuttavia ognuna di queste posizioni presenta un carattere unilaterale.

Per superare questa parzialità in campo educativo è importante riprendere il discorso di deduzione e
induzione. Da una parte l’esperienza educativa ha seguito un ordine deduttivo, partendo da un’idea iniziale
capace di comprendere le determinazioni essenziali, ma al tempo stesso la stessa esperienza ha suggerito di
seguire un ordine induttivo: da una uniformità indotta si trae una tendenza per la definizione di ogni
formazione.

Di fronte alle diverse interpretazioni di questa dimensione, il pensiero pedagogico tende a creare un nuovo
paradigma, occorre dunque trovare un’occasione diversa dove le diverse soluzioni vengano comprese in
una più ampia e complessa combinazione di idee.

Una possibile via d’uscita è posta nel pensare la finalità dell’educazione come un prendere forma tra
necessità e possibilità.

LA FINALITA’DELL’EDUCAZIONE: QUALE FORMA?

Ogni soggetto va posto nelle condizioni di trovare nell’educazione qualcosa che sostenga da una parte
l’unitarietà dell’uomo e dall’altra il suo valore necessario e universale. In sostanza bisogna pensare a quali
possano essere i tratti di quella “forma” alla quale l’uomo è destinato.

“Prendere forma” vuol dire affermare la propria unicità e irripetibilità, se l’uomo è chiamato ad esprimere
questa individualità la sua forma si preciserà fino a diventare totale/unica.
Ciascun soggetto che prende forma deve interpretare quel profilo che fa della realtà umana una persona.
La forma inoltre, implica un tratto ulteriore: l’uomo aprendosi agli altri e riconoscendo la loro unicità, ha la
possibilità –come in uno specchio – di riconoscere sé stesso.

L’apertura implica il rispetto verso la propria natura umana, e tramite il rispetto, l’uomo ha l’occasione di
affermare il senso e il valore dell’umanità intera.

L’affermare la propria forma rientra nelle modalità del “l’azione responsabile”. Da un lato ciascun soggetto
informazione è responsabile per il proprio percorso, dall’altro lo è per gli altri.
È considerato educato colui che riesce ad affrontare la realtà anche qualora questa sia scomoda, regolare i
propri desideri e in generale partecipa al senso e al valore dell’umanità.

Il “prendere forma” assume un valore di responsabilità nei confronti di sé stessi e degli altri.

LA FINALITA’ DELL’EDUCAZIONE: QUALE AZIONE?

L’educazione si manifesta in un processo graduale che culmina nella capacità di vivere secondo virtù.
L’uomo educato è capace di esercitare la propria libertà districandosi tra le norme, i vincoli e la realtà.

Il “prendere forma” è una necessità perché lo svolgersi dell’essere umano non avviene in un singolo atto,
ma fa parte di un processo di trasformazione, e inoltre il “prendere forma” si svolge in una temporalità
nella quale agiscono vincoli, norme, tradizioni ecc.

Il “prendere forma” è visto anche come possibilità, poiché per l’uomo si apre uno spazio all’interno del
quale la possibilità non riguarda solo l’arbitrario, ma riguarda l’essere stesso di ciascun uomo.
Il soggetto in-formazione non è un essere che prende forma, ma è chiamato a prendere la propria forma,
non costituisce solo un punto di inizio ma anche la proposta finale.
La proposta educativa in ordine di preservare la libertà e l’unicità di ciascun soggetto sembrerebbe fermarsi
laddove ha inizio la realizzazione del proprio corso esistenziale. Tuttavia secondo l’originario senso
pedagogico, il fine dell’educazione non può sospendere il giudizio.

LA FINALITA’ DELL’EDUCAZIONE: QUALE MODELLO?

La domanda che ci si pone consiste nel chiedersi quale indicazione sia in grado di orientare il singolo
soggetto senza annullare l’originalità del suo percorso.

La prima difficoltà che si incontra è quella della definizione dell’indicazione, per povertà di termini e per il
rischio di incorrere in una matrice anti pedagogica.

Per l’uomo è impossibile riconoscersi in un’idea chiusa nella definizione di una figura da realizzare o di un
traguardo da raggiungere.

L’educazione può ritrovare nell’orizzonte dell’ideale la capacità di alimentare e promuovere la trans-


formazione.

L’ideale educativo può assumere la misura reale come fine stesso dell’educazione, e dunque implica
l’impegno e la fatica necessari al suo compimento.

L’uomo mediante l’esercizio del prendere forma diviene un uomo vero, giusto e libero.

Mediante il seguire e il vivere il bene, si definiscono i limiti e le possibilità del genere umano. Per questo
ciascun uomo è chiamato a vivere la propria esistenza lungo le tracce di questo compito, visto come prova.

L’esercizio della verità, della giustizia e della libertà, muta in base alla situazione, e spetta al soggetto il
compito di saperlo amministrare. Questo non vuol dire che il giudizio sia relativo, ma vuole riconoscere la
centralità del ruolo interpretato dall’uomo.

L’itinerario che ogni uomo deve seguire nel processo di prendere forma, ha il compito di interrogare il
soggetto, per fargli esprimere le sue capacità di pensiero, di sentimento e d azione. Ciascun uomo risponde
ad una domanda concreta o a una contraddizione concreta in una situazione concreta, prendendo
posizione nei confronti della realtà in cui vive: l’uomo educato è in sostanza un soggetto capace di scegliere
e di decidere per il bene.

Di fronte alla scelta, che comprende l’atto di decisione e quello di responsabilità, l’agire educativo diventa
educazione del carattere, un tratto essenziale che riconosce l’originalità di ogni singolo uomo e l’integralità
della sua identità.

La capacità di scegliere non è soltanto una caratteristica di un principio morale, ma individua una possibilità
nell’essere umano che ha bisogno di esercizio e di un modello da seguire.
Il compito dell’uomo è quello di provare e testimoniare coi suoi pensieri e le sue azioni, un’identità capace
di decidere e responsabile delle sue decisioni nel nome del bene.

Il profilo ideale che si è tracciato, suggerisce che il fine dell’educazione gioca le sue possibilità in ogni
singolo atto che conferma l’unità tra il soggetto, le sue azioni e il mondo dei valori. Non si tratta di una
condizione che l’uomo può conquistare e mantenere, ma di una continua ricerca sostenuta nella fatica
dall’onestà dell’impegno.
Per svolgere l’intervento educativo nel senso che si è descritto è necessario ordinare, articolare e
concentrare gli interventi educativi nella dimensione dello spazio progettuale.
LA PEDAGOGIA COME PRATICA DEL “PRENDERE
FORMA”:
IL DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

Il diritto all’educazione, che per anni è stato riservato agli uomini considerati liberi, appare ancora oggi ben
lontano dall’essere pienamente soddisfatto. In diverse parti del mondo infatti, molti bambini si ritrovano in
una condizione in cui questo diritto viene negato a causa di cattive condizioni familiari ed economiche.

IL PRINCIPIO DELLA CURA EDUCATIVA

La cura educativa è un insieme di atteggiamenti che esprimono speranza, affetto e premura nei confronti
dell’uomo. Il maestro si fa carico dei dubbi e delle incertezze degli allievi e li aiuta a scoprire la verità mai
sostituendosi alla loro intelligenza, ma al contrario allontanandosi nel momento in cui il suo ruolo potrebbe
sovrastare la loro libera iniziativa. In questa chiave di pensiero, la genitorialità funge da paradigma della
cura.

Vi sono due osservazioni riguardanti questo paradigma:

- La prima riguarda l’idea che qualsiasi libertà venga considerata verità assoluta. Qualsiasi libertà
umana è tale quando è inserita in un contesto in cui può confrontarsi con altri e con le regole della
convivenza;
- La seconda osservazione prospetta un modello educativo che può essere accolto o respinto: la cura
del’agire educativo avanza proponendosi all’altro quale occasione di confronto, di riflessione e di
crescita. La cura si pone in attesa della maturazione dell’evento educativo e costituisce una
costruzione di un progetto per l’identità personale.

La cura non assume solo caratteri psicologici, ma qualcosa di più profondo e sostanziale. Se non c’è un
altro che si prende cura di lui, il soggetto non è in grado di svilupparsi. L’evento educativo è duplice:
non c’è un maestro senza allievo e un allievo senza maestro.

LA COSTRUZIONE DEL PROGETTO

L’idea di progetto ha una doppia genealogia:

- Progetto come piano di un’esecuzione di un lavoro;


- Progetto come scopo che si ha intenzione di fare.

Nella pedagogia anglosassone, il progetto corrisponde alla prima definizione e si è andata via via
configurandosi nell’organizzazione scolastica curricolare e programmatoria.

Soprattutto in Europa, si è sviluppata un’altra accezione di progetto, che secondo questa


interpretazione significa possibilità di poter essere o divenire sé stesso. Max Scheler la interpreta come
il terzo momento di un complesso atteggiamento interiore che parte da una tensione verso un valore, si
fa intenzione e diventa progetto quando individua le condizioni per la sua realizzazione. Il progetto
diventa una conquista personale.
In questo senso il progetto assume rilevanza pedagogica. Il conseguimento del progetto personale si
svolge solo nel contesto della cura educativa, che lo agevola o può addirittura ostacolarlo. Il progetto
matura attraverso l’incontro con altre persone.

La costruzione del progetto non è un’attività programmata ma è la messa in opera di una relazione o
evento interpersonale nel quale gli educatori promuovono il loro progetto agli altri.
LE FORME DELL’EDUCAZIONE

1.Educazione e formazione tra teorie filosofiche e


pratiche scientifiche
La pedagogia ha il diritto e il dovere di interrogarsi sulle modalità con cui è possibile costruire uno sguardo
scientifico sul suo oggetto principale, ovvero l’educazione. Questo diritto e dovere ruota intorno a quel
nesso che vi è tra educazione, formazione, istruzione.

Trattando d’identità si aprono i varchi attraverso cui è possibile ricomporre la riflessione intorno alle forme
dell’educazione. Molto importanti sono le relazioni tra educazione e formazione, formazione intesa come
analisi critico-progettuale delle varie forme in cui si presenta l’universo educativo.

All’interno del pensare e del fare pedagogico, vi sono principalmente due linee guida che possono chiarire
questi due aspetti:

- Una prospettiva diacronica: indaga sulla storia del concetto di formazione;


- Prospettiva sincronica: si individuano i rapporti tra il termine formazione e altri aspetti della
pedagogia.

La formazione dunque, si colloca tra la riflessione filosofica, che ne richiama l’universale antropologico
attraverso la categoria di persona e della riflessione scientifica.

Il concetto di formazione, in particolare, può essere interpretato partendo da due grandi idee che
hanno caratterizzato l’universo culturale occidentale: persona e tecnica hanno caratterizzato il primato
mondiale dell’occidente filosofico.

La rivoluzione moderna vede la formazione ancorata da un lato alla matrice filosofica e all’altro ad
aspetti tecnico-scientifici ed economico-politici.

Sheller ha sintetizzato dei punti che corrisponderebbero all’identità della formazione percorrendo tre
cerchi problematici:

- Essenza della formazione;


- Realizzazione della formazione;
- Tipi e forme del sapere e del conoscere.

Non è facile definire l’essenza della formazione, poiché costituisce una parola chiave del pensiero
filosofico a partire dall’illuminismo greco.

In termini pedagogici, la forma denota come dall’intreccio tra natura e cultura, tra potenziali individuali
e sollecitazioni ambientali, nasce l’avventura della formazione dell’uomo.
In termini pedagogici si da forma e si prende forma. Il dar forma sottolinea l’importanza dell’intervento
di qualcuno per la formazione e l’educabilità del soggetto. Il prender forma sottolinea le capacità del
soggetto di attivarsi e di elaborare le proprie esperienze cosi come gli incontri e gli eventi che
caratterizzano la sua vita.

L’interrogativo che concerne l’essenza della formazione si snoda, tra filosofia e scienza, in una
concezione che vede il prender forma come qualcosa che non si da senza il supporto e
l’accompagnamento di altri che agiscono con e per il soggetto.

L’istruzione non è più sufficiente a garantire un’educazione globale e di conseguenza andrebbe


affiancata da proposte di educazione non formale e informale, per formare una sorta di democrazia
culturale.

La formazione è un processo che si snoda tra molteplici variabili e all’interno degli ambiti in cui si
studiano le scienze umane, si tende ad analizzare il nesso educazione-formazione-istruzione,
presupponendo che la conoscenza di alcune leggi dello sviluppo, porterebbe ad un miglioramento del
processo di umanizzazione dell’uomo.

2. Dal prender forma al darsi forma


Xodo ha individuato tre paradigmi per parlare dell’evoluzione della formazione:

- Dell’identificazione: intercambiabilità tra educazione e formazione (educazione alias formazione).


Concetto classico di educazione, in Greco Paideia e in tedesco Bildung;
- Della contrapposizione: opposizione formazione ed educazione (formazione vs educazione).
Radici nell’età moderna;
- Dell’unità: concentrazione tra formazione ed educazione. Riguarda la fase post-tayloristica, che
corrisponde ad un clima di cambiamento all’interno delle aziende e ad una maggiore attenzione nei
confronti del lavoratore.

L’educazione e la formazione creano un intreccio indissolubile che non permette di scegliere quale delle
due è più importante e hanno origine in Grecia, con l’idea d Paideia: si acquisisce una forma interiore con la
maturazione culturale e la crescita etica-cognitiva del soggetto.

Nella concezione classica, educazione e formazione coincidono e all’interno di questo concetto vi è un


processo che va ben oltre gli anni della scolarizzazione.
Il prender forma dunque, accompagna l’uomo per tutta la vita e si evolve costantemente fino a consolidarsi.

Questo concetto non si riduce al soggettivismo, per i Greci Paideia è sinonimo di Humanitas.
La Paideia giustifica il primato politico della città Greca. Analizzata in termini antropologici, rappresenta le
espressioni del popolo, ma vista come ideale formativo consapevole, richiede un investimento razionale
che può causare un attrito tra individualità e socialità.
L’essenza dell’educazione coincide con il prendere coscienza con le leggi universali della natura umana
prendendo in considerazione l’immagine dell’uomo come esemplare della specie.
Secondo analisi più attente si è scoperto che l’uomo Greco ha una forma viva, è uomo politico, che può
realizzare la sua umanità solo nella polis, e quindi in base alla sua condizione di cittadino.

Con la modernità, la scienza sperimentale ha sostituito ha sostituito il finalismo della concezione


precedente con una trasposizione trascendentale. Secondo Kant realtà e oggetti sono conoscibili solo
quando sottoposti alle condizioni a priori della soggettività. La forma si presenta come la condizione di
unificazione dell’esperienza, quindi si basa su un fondamento soggettivo pur restando trascendentale ed
universale.

Con gli inizi del XX secolo vi è una scissione tra educazione e formazione e si passa ad enfatizzare il dato
interiore o quello esteriore. La formazione diventa solamente un percorso predefinito che guida l’individuo
nella sua esteriorità, e assume una duplicità concettuale:

- Positivista, realizzazione completa del fare operativo e artistico;


- Idealista, processo trasformativo interiore;

Formare rimanda da una parte ad un’azione evolutivo-trasformativa, dall’altra è un’azione di plasmazione


dello spirito.

Con gli anni Settanta il concetto spirituale viene abbandonato per far posto agli aspetti politico-economici e
psico-sociologici, poiché vi sono dei cambiamenti a livelli socio-culturale.

Nel decennio successivo il concetto di formazione assume significati sempre più legati all’ambito
professionale costituendo nuovi collegamenti con il concetto di apprendimento e radicandosi in ambiti
esistenziali, relazionali e sociali, in grado di sostenere i cambiamenti della società contemporanea.

La ricomposizione tra educazione e formazione è possibile grazie ad una visione dell’apprendimento, inteso
non come addestramento o indottrinamento, ma come coltivarsi, grazie al quale l’uomo adempie la forma
della sua umanità.

Durante gli anni Novanta si generano tre grandi acquis per quanto concerne la formazione nell’era della
globalizzazione:

- “Lifelong learning”: detemporalizza i processi formativi lungo il corso della vita;


- “Learning society”: apprendimento oltre i recinti del sistema formale (lifewide learning);
- “knowlwdge society”: centra le dinamiche sociali sulle conoscenze, sulla loro innovazione e “messa
a mercato” quali punti di riferimento principali per le politiche di sviluppo e l’innovazione
pedagogica.

Dall’incrocio tra cultura e educazione è augurabile che possa nascere un’intenzionalità formativa
attenta alla presa in carico dei bisogni di apprendimento di tutti e di ciascuno sulla basce di scelte
educative mirate.

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