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CONCERTO DEGLI STUDENTI

SARA o ERSILIO – Signore e signori buonasera. Benvenuti al concerto di musica barocca organizzato dagli
studenti della classe III M del Liceo Musicale.

ASIA o SALVATORE – Perché la musica barocca?

SARA o ERSILIO – Perché il Barocco è un periodo estremamente interessante; è un momento di grandi


trasformazioni: dalla musica antica si passa a quella moderna.

EMMA o KEVIN – Sì, possiamo senz’altro affermare che è proprio nel Barocco che la cultura musicale
moderna affonda le proprie radici sotto tutti i punti di vista: quello del linguaggio, quello delle forme e dei
generi musicali, quello degli strumenti.

SARA o ERSILIO – Per quanto riguarda i generi musicali, nel Seicento nasce l’opera in musica e grazie
all’opera acquista sempre maggiore importanza la monodia col basso continuo. Infatti, se nel Cinquecento
la forma più alta di musica vocale era il madrigale polifonico, cioè una composizione caratterizzata
dall’intreccio di più voci, nel Seicento acquista maggiore importanza la composizione per voce sola con
accompagnamento strumentale.

EMMA o KEVIN – Ed è con una composizione per voce sola che diamo inizio al nostro concerto: Marika
Paternò e Mario Aronica ci faranno ascoltare Come again, tratta da The first book of songs or ayres di John
Dowland.
(Entrano Marika e Mario) Mario, chi era John Dowland?

MARIO – Un compositore, un liutista e un cantore irlandese, vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento.
Fu molto apprezzato in tutta Europa per le sue songs. Il primo libro, dal quale è tratta la canzone che
eseguiremo, fu pubblicato nel 1597. Ebbe grande successo e fu da stimolo per altri compositori.

SARA o ERSILIO – Hai detto liutista…

MARIO – Sì, a quel tempo uno strumento a corde molto usato, specialmente per accompagnare la voce, era
il liuto. Oggi le composizioni per liuto vengono eseguite anche con la chitarra moderna.

SARA o ERSILIO – Quindi il liuto è l’antenato della chitarra?

MARIO – No, sono due strumenti diversi, entrambi dalle origini molto antiche. Nel periodo barocco,
accanto al liuto, esisteva anche la chitarra barocca, che era diversa da quella moderna: era a corde doppie e
aveva cinque ordini di corde. Veniva detta “chitarra spagnola” perché si credeva che il quinto ordine di
corde fosse stato aggiunto alla fine del Cinquecento dallo spagnolo Vicente Espinel.

SARA o ERSILIO – Marika, qual è il tema di questa canzone?

MARIKA – É il canto di un innamorato abbandonato che prega l’amata di ritornare. É una canzone piuttosto
triste come molte delle canzoni di Dowland che si definiva semper dolens.
SARA o ERSILIO – Come again di John Dowland. Canta Marika Paternò, alla chitarra Mario Aronica.
ESECUZIONE

ASIA o SALVATORE – Continuiamo con Sì dolce è ‘l tormento, che si trova nel libro Quarto scherzo delle
ariose vaghezze di Claudio Monteverdi stampato a Venezia nel 1624.
Monteverdi è una figura fondamentale della musica barocca: nella sua opera si coglie, infatti, il passaggio
dal contrappunto rinascimentale alla monodia accompagnata dal basso continuo, cioè una successione di
note nel registro grave sulle quali l’esecutore metteva gli accordi al momento dell’esecuzione. Quindi, se
nel contrappunto abbiamo più melodie che si intrecciano fra loro, nella monodia col basso continuo
abbiamo una sola melodia accompagnata dagli accordi.

SARA o ERSILIO – Ma Monteverdi non è importante solo per questo.

EMMA o KEVIN – No, Monteverdi è grande anche perché dà molta importanza all’aspetto emotivo della
musica. La musica per Monteverdi doveva trasformare i sentimenti espressi dal testo poetico in emozioni
che toccavano il cuore di chi ascoltava, doveva, come si diceva allora, “muovere gli affetti”.

SARA o ERSILIO – Marica, chi è l’autore del testo di Sì dolce è ‘l tormento e quali sono i sentimenti che
esprime?

MARICA – Il testo è di Carlo Milanuzzi, compositore e organista contemporaneo di Monteverdi. Il


sentimento fondamentale è il “mal d’amore”. È un uomo che soffre perché l’amata non ricambia il suo
amore. Ma lui non si dispera e trova consolazione nella speranza che un giorno la crudele amata possa
pentirsi e tornare a lui.

SARA o ERSILIO – Quindi meglio soffrire per amore che non amare…

MARICA – Esatto. E infatti, la melodia che Monteverdi scrive per questo testo non è drammatica: la linea
melodica è in prevalenza discendente e procede per piccoli intervalli, senza salti e la misura ternaria rende
il ritmo cullante. Tutto questo, insieme al modo minore, dà al brano un carattere dolce e malinconico.

ASIA o SALVATORE – Sì dolce è ‘l tormento di Claudio Monteverdi. Canta Marika Paternò


ESECUZIONE

EMMA o KEVIN – Continuiamo con una suite per chitarra di Robert de Visée tratta dal Livre de
pieces pour la guittarre dedié au roy, il Libro di pezzi per chitarra dedicati al Re.

MARIO – Si tratta di Luigi XIV, detto “il Re Sole”. Non è affatto strano che i brani fossero dedicati a
lui. Il contesto storico in cui viene prodotta la musica barocca è il periodo dell’assolutismo
monarchico; tutto ruotava attorno alla figura del sovrano che doveva essere circondata da un apparato
di grandezza che suscitava rispetto e ammirazione.
La musica, quindi, si divideva in due generi: da una parte quella di carattere grandioso e celebrativo: la
tragedie liryque per il teatro, i grand motets e gli imponenti Te Deum per la chiesa avevano lo scopo di
creare attorno alla figura del sovrano un’aura di grandiosa, stupefacente magnificenza.
E poi c’era la musica da camera, che aveva la funzione di dilettare il sovrano nei momenti di relax. Di Robert
de Visée si dice che aveva l’incarico di suonare la chitarra quando Luigi XIV stava a letto. A questo genere
appartiene la Suite di cui vi farò ascoltare alcuni brani.

EMMA o KEVIN – Cos’è la Suite?

MARIO – È una raccolta di danze introdotta da un Preludio. La suite strumentale barocca, comunque, non
era destinata alla danza: i vari brani che la compongono prendono i nomi delle danze perché ne assumono i
ritmi caratterizzanti, ma sono destinati all’ascolto.

EMMA o KEVIN – Di Robert de Visée Suite in Re minore. Alla chitarra Mario Aronica.
ESECUZIONE

SARA o ERSILIO – Ancora un brano per chitarra, Canarios di Gaspar Sanz. É uno dei brani di Istruccion de
musica sobre la guitarra espanola, Istruzioni di musica sulla chitarra spagnola, il più conosciuto testo
didattico per chitarra del periodo barocco. Il titolo fa riferimento alla canaria o canario, una danza originaria
delle isole Canarie che aveva un ritmo ternario simile a quello della giga, la danza che solitamente
concludeva la suite. La struttura formale è quella del tema con variazioni.

Canarios di Gaspar Sanz. Alla chitarra Alessio Andaloro.


ESECUZIONE

SARA o ERSILIO – Chantal Dello Spedale e Federico Millunzi ci faranno ora ascoltare due brani per flauto di
Michel Blavet. Chantal, nel periodo Barocco il flauto non faceva parte del nucleo fisso dell’orchestra,
l’orchestra barocca era un’orchestra d’archi.

CHANTAL – Sì, è vero, ma veniva molto utilizzato come strumento solista, soprattutto nel tardo Barocco,
cioè nella prima metà del Settecento. Lo troviamo come strumento solista in sonate, cantate e concerti di
molti autori: Bach, Haendel, Telemann…

SARA o ERSILIO – Chi era Michel Blavet?

CHANTAL – Un compositore francese, apprezzato soprattutto come flautista. Infatti, divenne


primo flauto dell’orchestra dell’Opéra di Parigi ed era molto ricercato dalle famiglie nobili che
desideravano avere al proprio servizio un flautista. Il flauto, infatti, nel Settecento era uno
strumento molto popolare negli ambienti aristocratici. Federico II di Prussia, ad esempio, era un
ottimo flautista e aveva come insegnante e compositore di corte Joachim Quantz, grande flautista,
con cui Blavet fece amicizia.

SARA o ERSILIO – Cosa ci farete ascoltare?

FEDERICO – Gigue en Rondeau per flauto solo. Si tratta di due brani dal carattere virtuosistico: il
primo ha, come si intuisce dal titolo, il ritmo ternario della giga, il secondo è in forma di rondò, è
caratterizzato, cioè, da un episodio, il refrain, che si ripete, come un ritornello, alternandosi a
episodi diversi, detti couplet. Eseguirò il rondeau con il flauto contralto anziché con il flauto
soprano.

SARA o ERSILIO – Gigue en rondeau di Michel Blavet. Chantal Dello Spedale La Paglia e Federico
Millunzi.
ESECUZIONE

SARA o ERSILIO – Chantal, dicevi che Blavet aveva fatto amicizia con Joachim Quantz, compositore
di corte di Federico II di Prussia. Ed è proprio di Quantz il prossimo brano che ci farai ascoltare
insieme a Giulio Bellone. Giulio, chi era Joaquim Quantz?

GIULIO – Un musicista dai molteplici interessi. In gioventù aveva studiato molti strumenti, ma poi
si dedicò esclusivamente al flauto. Viaggiò molto, in Italia, in Francia, a Londra. Infine, nel 1741,
Federico II lo chiamò a corte e da quel momento Quantz svolse attività di insegnante, compositore ed
esecutore del re di Prussia. Federico II aveva grande stima di lui, tanto che era il solo a cui concedeva di
criticarlo.
Importantissimo il suo contributo alla didattica del flauto: scrisse un Saggio per ben sonare il flauto
traverso e diede un importante contributo anche al miglioramento dello strumento perché aggiunse una
seconda chiave e la pompa d’allungamento posta presso l’imboccatura che permette di mantenere
costante l’intonazione anche quando lo strumento si riscalda.

SARA o ERSILIO – Cosa ci farete ascoltare?

GIULIO – Gran minuetto con variazioni in una trascrizione per due flauti. Il minuetto, una delle danze
tipiche del Barocco, costituisce il tema che poi viene variato. Le variazioni sono di carattere virtuosistico.

SARA o ERSILIO – Di Joaquim Quantz Minuetto con variazioni per due flauti. Giulio Bellone e Chantal Dello
Spedale.
ESECUZIONE

ASIA o SALVATORE – E torniamo alla musica vocale. Una delle più importanti novità del Barocco è, come
dicevamo all’inizio, la nascita dell’opera in musica.

EMMA o KEVIN – È vero. Alla fine del Cinquecento, a Firenze, alcuni intellettuali che si riunivano a casa del
conte Giovanni Bardi, discutevano della possibilità di far rivivere l’antico teatro greco, nel quale la musica
rivestiva un ruolo molto importante.

SARA o ERSILIO – Dalle loro discussioni, che, quando il conte Bardi si trasferì a Roma, continuarono a casa
del marchese Jacopo Corsi, nacque l’idea del “recitar cantando” e il 6 ottobre del 1600, a Palazzo Pitti, in
occasione delle nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia, venne rappresentata l’opera Euridice di
Jacopo Peri e Ottavio Rinuccini.

ASIA o SALVATORE – Da quel momento l’opera in musica è diventata uno dei generi musicali più amati e la
produzione di opere non ha mai subito momenti di stasi, anche se, naturalmente, il genere si è adeguato,
nel tempo, ai mutamenti di gusto e di stile.
SARA o ERSILIO – Un importante momento di svolta per l’opera è l’anno 1637.

EMMA o KEVIN – Sì, è l’anno in cui a Venezia venne inaugurato il primo teatro pubblico, il teatro di San
Cassiano.

ASIA o SALVATORE – E quindi l’opera, che fino a quel momento era stata uno spettacolo di corte per un
pubblico ristretto, diventò uno spettacolo pubblico fruibile da chiunque avesse la possibilità di acquistare il
biglietto.

SARA o ERSILIO – E questo, naturalmente, comportò la necessità, per gli impresari che producevano gli
spettacoli, di soddisfare i gusti del pubblico pagante.

EMMA o KEVIN – I soggetti più adatti per le opere vennero considerati i racconti mitologici e la storia
antica. Uno dei temi prediletti era la spedizione di Giulio Cesare in Egitto e la sua storia d’amore con
Cleopatra.

ASIA o SALVATORE – Beatrice Arancio ci farà ascoltare un’aria tratta dall’opera Giulio Cesare in Egitto di
Antonio Sartorio, uno dei più prolifici compositori di musica per i teatri di Venezia negli anni Sessanta e
Settanta del Seicento. Contribuì a favorire il mutamento di poetica e drammaturgia musicale che portò a
fare delle arie solistiche la parte più importante dell’opera a scapito dei recitativi.

SARA o ERSILIO – Beatrice, chi è il personaggio che canta l’aria Quando voglio con un vezzo che ci farai
ascoltare?

BEATRICE - Cleopatra: in quest’aria dice che con il suo fascino può fare innamorare chiunque.

SARA o ERSILIO – Quando voglio con un vezzo da Giulio Cesare in Egitto di Antonio Sartorio. Canta
Beatrice Arancio.
ESECUZIONE

EMMA o KEVIN – E torniamo alla musica strumentale con il grande Johann Sebastian Bach che a buon
diritto possiamo considerare il massimo compositore del periodo barocco, non solo per la ricchezza di
contenuti che l’enorme mole delle sue opere ci offre, ma anche per la perfetta sintesi che realizza tra
scrittura contrappuntistica e armonia tonale. Samuele Napoli e Mavie Pappalardo ci faranno ascoltare due
preludi.

SAMUELE – Io eseguirò il Preludio in Do minore 999 che nell’unico manoscritto esistente è per liuto, poi è
stato trascritto per clavicembalo e ora viene eseguito sia con la chitarra moderna che col pianoforte.

MAVIE – Io eseguirò il Preludio della Suite per violoncello n. 1 in Sol maggiore nella trascrizione per
chitarra.

EMMA o KEVIN - Cosa hanno in comune questi brani?


SAMUELE – Probabilmente sono stati composti entrambi nel periodo che Bach trascorse a Köthen, come
kapellmeister del principe Leopold di Anhalt, tra il 1717 e il 1723. Poiché a Köthen c’era la Chiesa calvinista,
e nel rito calvinista la musica non aveva spazio, Bach si dedicò prevalentemente alla musica strumentale e
alla musica didattica, mentre poi, quando assunse l’incarico di kantor nella chiesa di San Tommaso di Lipsia,
dove c’era il rito luterano, anche se non trascurò la musica profana, si dedicò prevalentemente alla musica
sacra.

MAVIE – Questi preludi hanno in comune qualcosa anche per quanto riguarda lo stile. In entrambi Bach
costruisce il discorso non mediante una ben definita linea melodica, quanto piuttosto con un susseguirsi di
arpeggi che mettono in risalto il percorso armonico senza però mortificare il carattere discorsivo, di grande
profondità espressiva.

EMMA o KEVIN – Di Johann Sebastian Bach Preludio in Do minore 999 eseguito da Samuele Napoli e
Preludio dalla Suite n. 1 in Sol maggiore eseguito da Mavie Pappalardo.
ESECUZIONE

SARA o ERSILIO – Giulio Bellone ci farà ora ascoltare un brano per flauto solo di Philippe Telemann. Giulio,
vuoi dirci qualcosa di Philipp Telemann?

GIULIO – Al suo tempo era un compositore molto apprezzato, anche più di Johann Sebastian Bach, e grazie
anche alla sua lunga vita ha prodotto un’enorme mole di composizioni toccando tutti i generi: musica sacra,
musica profana, musica vocale, musica strumentale, opere teatrali. Nel suo enorme repertorio figura anche
la cosiddetta Tafelmusik, musica da tavola, destinata ad allietare i banchetti.
Il brano che vi farò ascoltare è la Fantasia n. 10 che fa parte della raccolta di 12 fantasie per flauto solo.
Questa raccolta, insieme alla Partita di Johann Sebastian Bach e alla Sonata in La minore di Carl Philipp
Emanuel Bach, costituisce un importante contributo alla letteratura per flauto solo del periodo barocco. Le
12 Fantasie toccano le 12 tonalità più adatte allo strumento e sono costruite come sonate in miniatura, con
tre o quattro movimenti nella stessa tonalità. La Fantasia n. 10 è in Fa diesis minore ed è suddivisa in tre
movimenti: Tempo giusto, Presto e Moderato. Come in tutte le fantasie della raccolta Telemann gioca sui
contrasti per suscitare “affetti” diversi: così al Tempo giusto, velato di tenera malinconia, succede la vivacità
briosa e saltellante del Presto; conclude la Fantasia un Minuetto di straordinaria eleganza e raffinatezza.

SARA o ERSILIO – Da 12 Fantasie per flauto solo di Philip Telemann, Fantasia n. 10. Al flauto Giulio
Bellone.
ESECUZIONE

ASIA o SALVATORE – E adesso un grande autore italiano, Antonio Vivaldi, di cui ci parlerà Federico.

FEDERICO – Antonio Vivaldi ha scritto opere vocali, opere per il teatro e soprattutto una grande quantità di
concerti: concerti grossi, concerti ripieni, concerti solisti.

ASIA o SALVATORE – Qual è la differenza?

FEDERICO – Nel concerto grosso si ha un dialogo tra due gruppi strumentali, uno più piccolo, detto
concertino e uno più nutrito, detto concerto grosso; nel concerto ripieno si ha solo l’orchestra, nel concerto
solista si ha un dialogo fra uno strumento solista e l’orchestra. Tutti i concerti si suddividono in tre
movimenti, dei quali quello centrale è un movimento lento dal carattere lirico, mentre il primo e il terzo
sono di andamento vivace.
Io, Giulio e Chantal vi faremo ascoltare una trascrizione per tre flauti del secondo movimento di uno dei
concerti più famosi di Vivaldi, il n. 3 dell’op. 10, detto Il gardellino. É un concerto per flauto e orchestra, in
cui il flauto fa riferimento al canto del cardellino. Il secondo movimento è caratterizzato da una melodia
particolarmente dolce ed espressiva.

ASIA o SALVATORE – Di Antonio Vivaldi Cantabile dal Concerto Op. 10 n. 3 – Flauto solista Giulio Bellone,
flauti Chantal dello Spedale e Federico Millunzi.
ESECUZIONE

SARA o ERSILIO – E torniamo all’opera. Lucy Malannata ci farà ascoltare un brano tratto dall’intermezzo
giocoso La serva padrona di Giovambattista Pergolesi. Lucy, cosa vuol dire intermezzo giocoso?

LUCY – L’intermezzo giocoso era una storia di argomento comico che veniva rappresentata tra un atto e
l’altro di un’opera seria. Due o al massimo tre personaggi interagivano sul proscenio, a sipario chiuso,
quindi senza scenografia; al massimo, potevano esserci un tavolo e due sedie. La storia che si raccontava
non aveva nessun legame con la storia dell’opera seria che andava in scena; era giusto un intermezzo per
intrattenere il pubblico durante le pause tra un atto e l’altro dell’opera. Pergolesi aveva scritto questo
intermezzo per la sua opera Il prigionier superbo, ma mentre l’opera principale è stata presto dimenticata,
l’intermezzo La serva padrona ebbe enorme successo e viene rappresentato ancora oggi. E non fu un caso
isolato: gli intermezzi comici piacevano molto al pubblico, tanto che pian piano diedero origine a un nuovo
genere operistico, l’opera buffa.

SARA o ERSILIO – Cosa ci farai ascoltare?

LUCY – L’aria Stizzoso mio stizzoso. Viene cantata da Serpina, la serva di Uberto. Serpina ha un
atteggiamento molto impertinente nei confronti del padrone, lo tratta come se lei fosse non la cameriera
bensì la padrona di casa. In quest’aria, infatti, rimprovera Uberto che si era arrabbiato perché lei non gli
aveva servito la colazione; gli dice che deve stare zitto e non parlare perché “Serpina vuol così!”

SARA o ERSILIO – E come andrà a finire la storia?

LUCY – Ovviamente c’è il lieto fine. Uberto si mostra burbero con Serpina ma in realtà le vuole bene; alla
fine cederà alle sue lusinghe e la sposerà, così Serpina riuscirà a ottenere quello che voleva, diventare
“padrona”.

SARA o ERSILIO – Da La serva padrona di Giovambattista Pergolesi Stizzoso mio stizzoso. Canta Lucy
Malannata. Al pianoforte il maestro Vincenzo indovino
ESECUZIONE

ASIA o SALVATORE – E ora un brano tratto da un’opera seria di un autore che pur non essendo italiano, ha
composto molte opere in stile italiano di alto livello artistico, Georg Friederich Haendel.
EMMA o KEVIN – Haendel amava viaggiare e dal 1706 al 1710 soggiornò in Italia, dove ebbe modo di
conoscere dal vivo la musica e i musicisti italiani, che apprezzò moltissimo. Quando si stabilì a Londra, nel
1712, divenne il più autorevole rappresentante dello stile italiano che tanto amava. Nel giro di trent’anni
scrisse circa quaranta opere e non fu soltanto compositore, ma anche impresario: gestì la Royal Academy of
Music e successivamente il Covent Garden.

ANTONIO – L’aria che eseguiremo, in una trascrizione per voce e fisarmonica, è tratta dalla prima opera di
Haendel, Rinaldo. La storia è liberamente tratta dal poema La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso e
l’aria Lascia ch’io pianga viene cantata da Almirena, promessa sposa di Rinaldo, che si dispera perché è
stata imprigionata dalla maga Armida.

ASIA o SALVATORE – Lascia ch’io pianga dall’opera Rinaldo di Georg Friederich Haendel. Canta Emma
Anfuso. Alla fisarmonica Antonio Laganga.
ESECUZIONE

EMMA o KEVIN – Concludiamo il nostro concerto con alcuni brani tratti dall’opéra-ballet Les indes galantes
di Jean Philippe Rameau.

SARA o ERSILIO – L’opéra-ballet era un genere musicale fiorito in Francia accanto alla tragédy lyrique,
creata da Jean Baptiste Lully con l’intento di dare forma a un’opera in musica francese che si distinguesse
dall’opera italiana. L’opéra-ballet, a differenza della tragédie lyrique, attribuiva minore importanza alla
trama. La storia raccontata era solo un pretesto per creare coreografie il più possibile spettacolari.

ASIA o SALVATORE – Les Indes galantes è composta da un prologo e cinque atti. Nel Prologo Ebe, Dea della
giovinezza e coppiera degli Dei, che ha radunato nella sua reggia la gioventù di tutto il mondo, si scontra
con Bellona, dea della guerra, che vanta i suoi diritti sulla gioventù guerriera. Ebe, allora, invoca Amore che
viene subito in suo soccorso. Ebe e Amore si accorgono, però, che il loro potere sta venendo meno in
Europa e decidono di guardare agli altri continenti. Il termine Les Indes del titolo, cioè Le Indie, fa
riferimento, infatti, ai paesi esotici in generale: in ciascuno dei quattro atti viene rappresentata una storia
d’amore ambientata di volta in volta in un Paese diverso: così il primo atto, Il turco generoso, è ambientato
in Turchia, il secondo atto, Gli Inca del Perù, è ambientato in Perù, il terzo, I fiori, feste persiane, in Persia e
il quarto, I selvaggi, in America settentrionale.

EMMA o KEVIN – Les indes galantes è un’opera di grande modernità sia per il contenuto, perché anticipa
l’interesse per “il buon selvaggio” che sarà dei pensatori illuministi sia per la musica: per alludere a un
tessuto musicale diverso da quello occidentale Rameau sperimentò intervalli melodici stravaganti per quel
tempo e in scene particolarmente spettacolari, come quelle delle feste e quella dell’eruzione del vulcano in
Perù, fa suonare l’orchestra con un vigore sorprendente per le sonorità a cui il pubblico dell’epoca era
abituato.

SARA o ERSILIO – Da Les indes galantes di Jean Philippe Rameau

Prologo
Air pour les esclaves affricains
Contredanse
Danse de grand calumet de Paix executee par les Sauvages
Orchestra del liceo Musicale diretta dal Maestro Luigi Botte

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