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Il risorgimento è stato un processo politico-culturale che ha unificato al di sotto della corona sabauda i

territori della politica italiana. Nel brano di Isnenghi si pone l’attenzione a una questione che ha interessato
anche gli storiografi del primo dopoguerra Gramsci e Romeni: la partecipazione attiva del popolo nel
risorgimento.

Isnenghi afferma che il popolo non ha partecipato al risorgimento e la mobilitazione patriottica ha interessato
solamente l’aristocrazia illuminata: la minoranza ha fatto la storia, mentre la maggioranza, oltre ad averla
subita, è rimasta confinata nella non-storia. Gli unici momenti in cui ha espresso la sua volontà sono stati
contestuali ad atti di brigantaggio delle masse contadine nel meridione, repressi drammaticamente dal
braccio destro di Garibaldi, attraverso la fucilazione.

Date queste premesse io sostengo una tesi diversa rispetto a quella dello storiografo. Per me il risorgimento è
stata un’opera che è sicuramente stata mossa da pochi intellettuali, però questi hanno saputo veicolare le loro
idee e hanno coinvolto nelle loro istanze i bisogni e i desideri del popolo, che lo ha sostenuto e ha partecipato
attivamente.

Il risorgimento è da inserire in un contesto europeo e trova il suo inizio come “periodo storico” nel ‘700,
quando comincia ad affermarsi nelle coscienze del popolo l’ideale di unità e indipendenza.
La politica del risorgimento è una politica nuova che nasce con le influenze della rivoluzione francese, in è
cui il popolo a dover essere messo al centro e colui che esercita la sovranità. Gli anni dal 1789 non possono
essere confinati sono alla Francia perché sono stati essi stessi la spinta al risorgimento.

Il liberalismo durante il periodo giacobino in Italia ha permesso che il popolo si interfacciasse con la
rivoluzione e i primi sentimenti di nazionalismo e indipendenza. È il popolo stesso che è influenzato da
queste nuove correnti radicali e ricerca quella che è sia la liberazione dallo straniero, dunque l’indipendenza,
sia l’unità al di sotto di un unico stato di quei popoli che condividono storia, lingua e cultura.

Gli stessi moti del 20-21 e del 30-31 anche se privi di successi data la poco organizzazione e le divisioni
intendente fra i democratici radicali e moderati, furono moti che partirono dalla borghesia ma sostenuti
ampiamente con una mobilitazione popolare.

Il risorgimento può essere visto, come nel caso di Isnenghi, come un’opera di minoranza la quale dirige
fattivamente, ma è largamente sostenuta da una maggioranza che partecipa. Questo perché la frammentarietà
e le diverse scuole di pensiero, trattano il problema italiano in tutti i suoi aspetti.

La scuola mazziniana, liberale moderata e liberale radicale sono complementari: i moderati portano il senso e
la conoscenza del reale, i radicali l’esigenza innovatrice e i mazziniani lo spirito morale e religioso, unito alla
necessità di azione e non solo pensiero. Il risultato di queste correnti fu proprio quello di enucleare i diversi
sentimenti di tutti gli strati della società, fornendo una base solida e pronta. Queste correnti di pensiero
furono l’anima del risorgimento e si concretizzarono con il sollevamento delle masse attraverso congiure,
insurrezione, guerre, dimostrazioni di popolo. È solo sostenendo questa tesi che si può arrivare a capire
perché dopo gli eventi sfortunati del 48, in cui ci fu un ritorno ai vecchi regimi assoluti e forte repressioni, ci
fu una rapida ripresa.

Il risorgimento deve essere considerato come un movimento di massa, come afferma lo storiografo Banti,
perché hanno preso parte attivamente migliaia di persone nel senso di movimento politico che ha avuto come
fine politico la costituzione di uno stato nazionale, ma altrettanti hanno guardato con partecipazione. In
un’Italia in cui le vie di comunicazione sono deteriorate, i mezzi di spostamento erano ancora molto in
ritardo rispetto all’Inghilterra ormai attraversata da chilometri di ferrovie e in cui il primo mezzo di trasporto
era ancora la carrozza con il cavallo, gli italiani non si sono fatti fermare.
I volontari che presto accorrono sia nella prima che nella seconda guerra di indipendenza, gli iscritti alla
giovane Italia mazziniana, uomini che combattono affianco ai militari dell’esercito regolare sabaudo, che
organizzano ospedali, che cospirano trame insurrezionali, uomini pronti a morire in nome della patria e della
libertà, come i celebri fratelli bandiera, uomini che si affollano ai funerali di Garibaldi, Vittorio Emanuele II
e Cavour. Questi sono numeri importanti che non possono essere ignorati e che dimostrano che il
risorgimento è stato veramente un fenomeno che ha unito gli italiani oltre ad unire l’Italia.
Al contrario di come afferma Isnenghi, l’idea di nazione italiana in quanto comunità linguistica, culturale,
religiosa ed economica era ben presente nelle coscienze degli italiani. Ciò lo testimonia anche la stessa
apostrofe alla penisola italiana sia nel 1300 nel purgatorio dantesco con l’invettiva nei confronti dell’”Italia”,
sia nel principe di Machiavelli, trattato cinquecentesco.

Nonostante le premesse e le richieste dell’unità sono partiti dai ceti più socialmente avanzati, ciò non toglie
che abbia portato beneficio sia economico che di modernizzazione allo stato.
Negli anni immediatamente prima del risorgimento nasce l’esigenza, da parte della borghesia municipale, di
mercati più ampi: si costituisce così una borghesia definita nazionale. Sono istanze tipicamente liberiste, e
questa indipendenza politico-economica, si identifica con la costituzione di uno stato unitario. Ciò dimostra
che il risorgimento non ha avuto spinte solamente idealistiche, ma anche da problemi di vita pratica. La vita
sociale e lavorativa è diventata moderna, perché si interfaccia con l’Europa molto più avanzata sia
economicamente che politicamente, dunque una necessità di un altrettanto moderno stato.

In conclusione il risorgimento è stato un momento che concretamente ha avuto il suo compimento grazie alle
istanze dell’aristocrazia liberale a cui fa riferimento Isnenghi, ma è sicuramente stato sostenuto con
partecipazione ed entusiasmo da tutto il popolo italiano. Non va visto il termine “minoranza” in modo
negativo, in quanto dimostra che una parte della società italiana ha maturato prima quelle stanze, che poi
sono state accolte dall’intero popolo.

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