Sei sulla pagina 1di 8

EMANCIPAZIONE INDIVIDUALE E DIRITTI UMANI

Solo rendendosi consapevoli del proprio ruolo politico, si pu cambiare il sistema


Di Claudia Giannini

Chi non si muove, non pu rendersi conto delle proprie catene (R.Luxemburg)

Questanalisi si concentrer sul nesso tra il problema della realizzazione dei diritti umani e la necessit, perch questo obiettivo sia raggiunto, di individui consapevoli del proprio ruolo sociale e politico. In particolare mi riferir al pensiero della filosofa cosmopolita Martha Nussbaum, la quale, con lausilio della sua teoria delle capabilities, ha tentato di stendere una rete di valori che possano essere condivisi e su cui poter costruire una societ giusta.

Partiamo da un accenno etimologico: emancipazione. La parola ha origine latina ed composta da e/ex = fuori di, da e mancipium = dominio, propriet.

Inizialmente indicava latto mediante il quale nellAntica Roma, il padre, una volta che il figlio avesse raggiunto let adulta, lo liberava, emancipava appunto, dalla propria potest. Con questo termine, nel testo Critica della ragione processo filosofica1 mediante viene il definito il

quale

luomo di
1 Delacroix - La libert che guida il popolo (1830)

illuministico

acquista

autonomia

giudizio e autoconsapevolezza, in tre

ambiti differenti: quello psicologico, in relazione ai legami familiari; quello umanitario, nella misura in cui lindividuo entra a far parte di un pubblico che sviluppa capacit critica rispetto alle arti e alla letteratura; quello politico, in quanto si rende consapevole del proprio ruolo sociale.
1

SANDRO BERNARDINI, Critica della ragione filosofica, Rubbettino Universit, 2006. 1

Mi concentrer su questultimo punto, perch solo a partire da questo elemento costitutivo, che lindividuo pu rendersi capace di un miglioramento delle condizioni sociali. E a questo proposito, sulla necessit cio di una consapevolezza politica, si trovano daccordo la maggior parte dei pensatori politici contemporanei, anche coloro che partono da posizioni che sembrano antitetiche. Si pu pensare, per fare un esempio concreto, ai filosofi2 di stampo postcolonialista, come G.C. Spivak o Robert Young, che pur dichiarandosi acerrimi nemici di visioni cosmopolitiche, quali ad esempio quella di Nussbaum o di Thomas Pogge, ne condividono una necessit di base. E cio che debbano essere gli individui a voler aspirare volontariamente e coscientemente al cambiamento della propria situazione politica. Rosa Luxemburg sosteneva che chi non si muove, non pu rendersi conto delle proprie catene, cio a dire che una reazione a un sistema ingiusto pu scatenarsi solo comprendendo lingiustizia del sistema. Solo scontrandosi con la realt dei fatti e indignandosi3 in prima persona, si pu agire attivamente per modificare il dato sociale e politico che ci si para davanti. E in effetti oggi sembra si sia arrivati a questa consapevolezza, almeno a livello teorico. In realt, nella pratica, le cose stanno diversamente, laddove si pretende di agire su realt esterne alla propria. Un esempio eclatante lidea di voler esportare la democrazia. Questidea, senza voler scendere nelle sottintese motivazioni economiche che spingono molti Paesi a farla propria, comunque appoggiata da numerosi pensatori contemporanei, statunitensi e non. Daltra parte, la storia mostra il contrario. Ogni mutamento sociale che si dica tale, necessita dellenergia di un sostrato pubblico che voglia davvero cambiare la propria situazione. E questa energia non pu essere solo ideologica, calata dallalto, nata nei vicoli accademici; deve essere unenergia pubblica, che nasca dallavvertenza di uno scarto tra le aspettative di vita degli individui e la situazione concreta in cui questi vivono. Se lilluminismo nasce nei caff, la rivoluzione si snoda nelle strade. Se non credo di avere diritti, non arriver mai a lottare per averne. Se credo che il mondo sia solo il villaggio in cui vivo con la mia famiglia, Soyo in Angola, e che non ci sia alternativa alla carenza dacqua o alla malaria, non potr mai cambiare le cose. A tal proposito, esplicativo lesempio che G.C. Spivak mostra nel suo saggio Raddrizzare i torti4. In un villaggio indiano nel quale aveva trascorso del tempo, la studiosa
A questo proposito necessario sottolineare che la definizione filosofi in questo caso volutamente vaga, perch in realt, volendo accettare unidea della filosofia intesa come sistema onnicomprensivo, oggi non se ne ravvede traccia. Al contrario, si pu parlare di pensatori che focalizzano la propria attenzione su ambiti particolari, in questo caso sul tema politico. Si intenda quindi filosofi politici, come pensatori politici, che fanno della realt politica contemporanea il proprio terreno di intervento. 3 Mi riferisco esplicitamente al saggio di Stephane Hessel, Indignazione, ADD Editore, 2011, nel quale viene sottolineata limportanza di una reazione, appunto dindignazione, rispetto alle ingiustizie che vengono perpetuate nella societ contemporanea, soprattutto per quanto concerne la violazione dei diritti umani. Solo il coraggio di dire No, di rifiutare un sistema ingiusto pu dare lavvio per cambiare effettivamente quel sistema. 4 Saggio contenuto nel libro Troppo umano. La giustizia nell'era della globalizzazione, a cura di A.A. V.V., Mondadori, 2005, 100-200. 2
2

si imbatt in un problema. Lunico pozzo disponibile agli studenti aborigeni di una scuola rurale, non era funzionante. Il Governo, per negligenza, violava il diritto di quei ragazzi a poter bere, non essendo loro in grado di risolvere il problema in maniera autonoma. Loro stessi non se ne rendevano conto, racconta Spivak, non erano consapevoli del loro diritto di usufruire dellacqua. Solo quando, tramite un confronto e unanalisi della situazione, si resero consapevoli di questo diritto, scrissero una lettera per richiedere la risoluzione del problema. Come a dire, un uomo inconsapevole dei propri diritti non pu avanzare richieste politiche e di conseguenza non potr mai cambiare la propria posizione. Leducazione, ci dicono sia Spivak che Nussbaum, pu rendere in questo senso, luomo libero. E per educazione si intende laccesso ad informazioni e la possibilit di confrontarsi su queste. Se il capitalismo nel suo sviluppo ha qualcosa di positivo, probabilmente proprio lo scambio dinformazioni e 2Martha Nussbaum lallargamento delle prospettive, come coglie bene Bernardini nel suo saggio5. Daltra parte, se dal confronto e dallo scambio vicendevole, di stampo socratico6, si pu arrivare a prospettare un cambiamento politico rendendosi partecipi in prima persona, si risolve il problema della partecipazione, ma non quello degli obiettivi. Detto diversamente, si pu essere daccordo sulla necessit di garantire i diritti umani, ma non detto che tutti intendano allo stesso modo i diritti umani. Se lindividuo, figlio di illuminismo e democrazia7, comprende la necessit di rivoltare lo stato attuale delle cose, daltra parte deve aver chiaro in mente verso quale obiettivo impiegare le sue energie. Il problema di ogni rivoluzione, non tanto farla, quanto pensare a cosa verr dopo. E sul tema dei diritti umani, il problema diventa: quali sono i diritti umani per cui lottare. O meglio, quale pu essere considerato un diritto umano. Se Hannah Arendt, gi nel 1951 in Le origini del totalitarismo, si interrogava sul nesso tra crisi dello Stato Nazionale e crisi dei diritti umani, emerge ancor di pi oggi la necessit di stilare una rete di valori che possano essere condivisi a prescindere dal proprio confine culturale. E il tutto, per buona pace dei post-colonialisti, non deve essere ridotto
5 6

S. BERNARDINI, Op.Cit. Il riferimento a Socrate esplicito in Nussbaum, nel testo Not for profit. Why democracy needs the humanities, Princeton Press, 2010. In particolare il metodo socratico inteso come un interrogarsi reciproco, in cui i soggetti possano autonomamente riflettere, ma anche arricchirsi attraverso laltro, centrale nella pedagogia proposta da Nussbaum. 7 Definizione tratta da S.BERNARDINI Op. Cit. 3

a unestensione illegittima dei diritti occidentali, perch in questo caso sarebbe, ci dice Spivak, lennesima violenza colonialista. Giunti a questo punto, da un lato c la necessit, sancita a livello teorico e resa evidente dalla storia, di individui che siano soggetti politici attivi. Dallaltro, la necessit di accordarsi sui diritti umani, o per lo meno su valori da poter difendere in quanto esseri umani. Ci giunge in aiuto Martha Nussbaum, che attraverso un viaggio nei meandri emotivi dellessere umano8, arriva a fornirci una chiave di lettura interessante per risolvere questo problema, che prima di essere pratico teoretico. Nussbaum parte dalletimologia. Come possibile definire i diritti umani, affinch questi valgano universalmente? Risponde parlandoci di capabilities9, non di diritti veri e propri. come se ci volesse dire: dal momento che non si possono stabilire dallesterno di un qualsiasi sistema sociale, i modi attraverso i quali il sistema si debba sviluppare, si pu per fare un lavoro inverso. Si pu cio partire dalla natura dellessere umano e stabilire dei principi che lo attengano cos precipuamente da dover essere garantiti da qualsiasi sistema formato da esseri umani. Le capacit di cui parla Nussbaum, sono life, bodily health, bodily integrity, senses and imagination, emotions, practical reason, affiliation, other species, play, control over ones environment e devono, a suo avviso, essere garantite in ogni societ che possa dirsi giusta. Daltra parte deve rimanere soggettivo, al pi comunitario, il modo specifico di sviluppare quelle capacit. La societ, intesa in questottica, non deve imporre lo strumento attraverso cui le capacit devono essere espresse, ma deve garantire che queste possano essere espresse. Spostandoci nel campo dellesperienza e del fatto storico, si possono individuare alcuni esempi, che possano rendere la questione pi chiara. Rendere legittima listituzione del divorzio10, significa garantire ai cittadini la possibilit di scegliere in maniera autonoma riguardo alla propria vita familiare, garantendo semplicemente un diritto. Non significa incentivare le persone a divorziare. Semplicemente, ampliare il loro ventaglio di possibilit. In Nigeria, nel 2002, Amina Lawal venne condannata alla lapidazione per essere rimasta incinta fuori dal matrimonio. In quel caso, grazie alle pressioni internazionali, la pena fu annullata. Nellottica di Nussbaum, accordarsi su capabilities, tra le quali spicca il rispetto dellintegrit fisica e linviolabilit del corpo, significa impedire il verificarsi e la legittimit di casi come questo.
Si veda, a conclusione del percorso di studio iniziato nel 1993, MARTHA NUSSBAUM Lintelligenza delle emozioni, Edizioni Il Mulino, Bologna 2004. 9 Teoria enunciata per la prima volta nel testo di M. NUSSBAUM E AMARTYA SEN, The quality of life, Clarendon Press, Oxford 1993. 10 In Italia il divorzio fu istituito definitivamente solo dopo il referendum del 12 maggio 1974, quando gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini: partecip al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i s furono il 40,7% . 4
8

Lassunto di base lidea che lindividuo, in quanto essere umano, sia pi importante rispetto alla cultura o alla comunit dappartenenza. Ci non significa mancare di rispetto alle culture o alle tradizioni specifiche, nonostante i post-colonialisti non siano daccordo, ma salvaguardare dei diritti minimi, come quello, ad esempio, a non essere lapidati. Se si assume questo punto di vista e lo si vuole trasporre a livello pratico, nasce spontaneamente la necessit di creare istituzioni sovranazionali che possano legiferare in casi di violazione dei diritti fondamentali. Ci per cui gi Hannah Arendt si era battuta e che tuttora un nodo problematico nella vicenda dei diritti umani, che per avvalersene si debba essere cittadini di un qualche Stato. La condizione di apolide, vissuta dalla stessa Arendt, significa limpossibilit di ottenere un riconoscimento e una tutela legale. Oggi, e anche su questo si interrogano i cosmopoliti, non pi sufficiente un Tribunale Internazionale, chiamato a decidere solo su questioni di particolare eccezionalit. N tantomeno adeguato lONU, democratico sulla carta, ma effettivamente monopolizzato membri dai cinque (Stati

permanenti

Uniti, Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia) che decidono fattivamente degli interventi. Sarebbe necessario, perch si possa parlare di diritti umani davvero sanciti e garantiti a livello globale, un ordine mondiale che riuscisse a leventualit

canalizzare anche le voci dei Paesi non occidentali, intesi 3 L'Onu come popoli e non come elites al Governo. Molto spesso infatti, la stessa collusione dei dittatori dei Paesi in via di sviluppo, a porre un freno allascesa economica di quelle popolazioni.11 solo tramite listituzione, che rende norma il valore condiviso, che una societ pu sopravvivere. Per questo, se si pensa alla possibilit di ricercare valori condivisi da tutti, aspirando a una condivisione a livello globale, va da s che si rendono necessarie istituzioni che possano garantirne il rispetto. E lidea di istituzioni sovranazionali non poi cos irrealizzabile. LUnione Europea, fin dai primi accordi economici come il Trattato di Roma del 1957, riuscita, su molte questioni di
11

A tal proposito si veda THOMAS POGGE, Povert mondiale e diritti umani, Laterza, 2010. 5

primaria importanza, a scavalcare il diritto decisionale degli Stati membri, in favore di accordi comuni. Non impossibile quindi pensare a un accordo sovranazionale. Ci che importante per, che siano i popoli, in quanto comunit di individui che aspirano a realizzare i propri diritti, a prendere parte allordine mondiale. Cio a dire, non sufficiente che un rappresentante, ad esempio, dellAfrica nera, sieda al tavolo dei potenti del mondo, se poi le sue istanze non vengono considerate, oppure vanno verso una collusa intesa con i governi occidentali, invece che garantire il rispetto dei diritti del popolo di provenienza. Fintantoch ci sar uno scarto cos importante tra popolazioni in via di sviluppo12 e loro rappresentanti a livello globale; o anche uno scarto cos notevole tra potenti del mondo (vedi i membri permanenti dellOnu) e governanti dei Paesi non occidentali, non si potr neanche aspirare al riconoscimento dei diritti fondamentali. E di nuovo si rende necessaria una presa di consapevolezza da parte dei soggetti definiti, in termine post-colonialista, subalterni, cio passivamente adeguati a un ordine mondiale monopolizzato dalle potenze occidentali. fondamentale appunto unemancipazione, che per sia sentita dallinterno del sistema sociale, dagli individui stessi, non supposta n imposta dallesterno, a ben vedere spesso strumentalmente. I soggetti devono diventare tali. Hegelianamente, si potrebbe dire che il soggetto deve pensarsi in quanto soggetto, arrivare cio allautocoscienza, in particolare rispetto al suo ruolo politico. Verrebbe da chiedersi, accettando che questa consapevolezza sia figlia dellilluminismo e della modernit, se sia prerogativa occidentale. Detto diversamente, se il consenso dei nigeriani alla lapidazione di Amina Lawal, sia figlio di una mancanza di consapevolezza dei propri diritti, oppure semplicemente peculiarit del sostrato culturale. Se si debba opporre, cio, la modernit raggiunta dallOccidente allarretratezza del popolo africano o semplicemente si possa parlare di due forme diverse di modernit, non eguagliabili e diacronicamente parallele. Anche in questo caso, la risposta cambia a seconda delluniverso concettuale da cui si prende avvio. Coloro che sono interessati a tutelare, in qualche modo, la territorialit, le specificit culturali, il rispetto delle tradizioni nazionali risponderebbero affermando il principio di una forma diversa di modernit, non occidentale, ma non per questo di grado inferiore allOccidente. Invece chi considera la modernit figlia del pensiero occidentale, ritiene le altre culture, hegelianamente, su un gradino di sviluppo inferiore sulla strada della propria autocoscienza e maturit. Per fare un esempio che riesca a chiarire meglio questo assunto, mi riferisco allidea di femminismo post-coloniale13elaborata da R. Young. Si deve distinguere, sottolinea Young, una forma di femminismo sviluppatosi dopo lindipendenza in molte
12 13

Laddove per sviluppo si intende non solo laspetto economico, ma soprattutto il piano dei diritti umani. R. YOUNG, Introduzione al postcolonialismo, Meltemi Editore, 2005. 6

ex colonie, dal femminismo di matrice occidentale. In entrambi i casi si pu parlare di emancipazione, di presa di consapevolezza e di ruolo sociale attivo, ma le differenze sono notevoli. Luno, il femminismo post-coloniale, si fonda sui brandelli di una societ da ricostruire, che attraverso il suo orgoglio nazionalista si emancipa dal gioco coloniale; laltro, il femminismo occidentale, figlio di una societ costituita in se stessa, radicata e strutturata, e per questo opera su valori consolidati. Daltra parte, il primo si inserisce in una realt politica immatura nelle sue dinamiche e per questo, da un lato pi elastica, dallaltro priva di strumenti politici codificati. Il secondo invece opera su un terreno politico gi collaudato, i cui meccanismi sono strutturati ma possono essere modificati dallinterno. In questo caso, volendo tornare alla teoria dei diritti umani, viene da chiedersi se concezioni di un femminismo cos diverso, parallele e nate da sostrati opposti possano in qualche modo dialogare. Due emancipazioni, due mondi, due consapevolezze, eppure possibile darsi un obiettivo comune? Nussbaum risponderebbe tramite le sue capabilities, trovando nei valori propriamente umani un possibile punto di incontro. Se, ad esempio, per le suffragette inglesi14 lobiettivo era il diritto di voto, per Phoolan Devi15 era il riconoscimento allinviolabilit del corpo. Eppure, da entrambe le parti, la lotta partiva dalla consapevolezza di avere diritto a. E si potrebbe trovare gi in questo un terreno comune su cui lavorare, a partire dallautoconsapevolezza dei propri diritti. Quando Nussbaum parla di life, intende la vita umana da sviluppare in tutte le sue forme. E da un lato la lotta per il diritto di voto,
4 Emmeline Pankhurst durante la lotta delle

dallaltro la lotta per la difesa del proprio corpo suffragette rispetto ai soprusi, possono benissimo essere intesi come due modi diversi di difendere un medesimo valore. Proprio per questo la teoria della filosofa cosmopolita trova nella sua assenza di specificit e nella sua pretesa universalit, la sua stessa forza. Ma di fronte alluniverso poliedrico in cui viviamo, per salvare la molteplicit, ma creare valori condivisi, questa forse rimane lunica strada percorribile.

Movimento fondato da E. Pankhurst alla fine dellOttocento, con il nome di Woman Social and Political Union, che intraprese una lotta continua per ottenere il suffragio universale in Inghilterra. 15 Pholan Devi (1963-2001) era una carismatica donna indiana, resasi nota prima come bandito, con lobiettivo di vendicare uno stupro subito, poi per la sua lotta politica contro la violazione dei diritti. 7

14

E se possibile trovare un punto di incontro tra le suffragette inglesi e figure carismatiche, figlie dellex colonia indiana, come Pholan Devi, non escluso poterne trovare un analogo tra mondo occidentale e mondo non occidentale. Tornando allassunto di partenza, il tutto presuppone, come ho sottolineato pi volte, una presa di consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti. Il mio tentativo, snodatosi attraverso il pensiero di Nussbaum, le lotte
5 Phoolan Devi

delle suffragette, i post-colonialisti, lOnu, Hannah Arendt e altri

contributi fondamentali, era tentare di mostrare il nesso profondo tra emancipazione e realizzazione dei diritti umani. Se luomo illuminista si reso consapevole del suo potere politico, dando forma alla democrazia in cui viviamo oggi, la speranza, per i tempi a venire, che a livello globale gli esseri umani vittime di soprusi legalizzati, nello scontrarsi con la realt trovino la forza per cambiarla. Emancipazione liberazione da, cio libert da. Ma a questa libert negativa importante segua una libert di, una libert positiva. Libert di agire, di autorealizzarsi, di fondare diritti condivisi e lottare per farli rispettare. Lilluminismo non compiuto. C ancora molto da lavorare.