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Elementi di Patologia Generale

Dott.ssa Samantha Messina Lezione: Inammazione

Anno accademico 2009/2010 I anno, II semestre CdL Infermieristica e Fisioterapia

INFIAMMAZIONE
Nei tessuti connettivi vascolarizzati, in risposta ad uno stimolo lesivo, si verica una complessa reazione chiamata inammazione Questa una reazione dei vasi sanguigni che porta all'accumulo di liquidi e leucociti nei tessuti extravascolari

INFIAMMAZIONE
La risposta inammatoria strettamente connessa al processo riparativo Essa serve a diluire, connare e distruggere l'agente lesivo Innesca gli eventi che producono la guarigione e la sostituzione del tessuto danneggiato

INFIAMMAZIONE L'inammazione fondamentalmente una risposta protettiva che ha come obiettivo l'eliminazione del danno

INFIAMMAZIONE Se sproporzionata al danno, la risposta inammatoria ed il processo riparativo possono rivelarsi potenzialmente dannosi

INFIAMMAZIONE

I sintomi cardinali sono


Rubor Calor Tumor Dolor Functio laesa

PROTAGONISTI DELLA RISPOSTA INFIAMMATORIA

INFIAMMAZIONE ACUTA
L'inammazione acuta la risposta immediata e precoce ad uno stimolo lesivo Gli eventi principali sono: Alterazione del calibro vascolare con aumento del usso ematico Modicazioni strutturali dei vasi del microcircolo con fuoriuscita di proteine plasmatiche e leucociti Migrazione dei leucociti nella direzione dello stimolo lesivo ed accumulo nella regione

EDEMA
Con il termine edema si indica la presenza di un accumulo di liquidi nei tessuti interstiziali (tumor) L'edema pu manifestarsi sotto forma di:
Trasudato Essudato

EDEMA
Trasudato
liquido inammatorio extravascolare a basso contenuto di proteine (albumina)

Essudato
liquido inammatorio extravascolare con un'elevata concentrazione di proteine plasmatiche

MODIFICAZIONI VASCOLARI
Vasocostrizione arteriolare transitoria Durata fugace ed incostante (pochi secondi) Iperemia attiva da vasodilatazione arteriolare precapillare con reclutamento di capillari ed aumento del letto vascolare Ne consegue aumento del usso (rubor, calor) Durata da alcuni secondi a diversi minuti in funzione dello stimolo nocivo

MODIFICAZIONI VASCOLARI
Iperemia passiva per riduzione del usso in seguito all'aumento della permeabilit vascolare del microcircolo con sovvertimento dell'equilibrio colloidoosmotico Stasi per aumento della viscosit del sangue. In questa fase si assiste alla diapedesi dei leucociti e ad un eventuale stravaso delle emazie

EVENTI CELLULARI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA


Durante il processo inammatorio i leucociti
migrano verso la sede del danno Inglobano gli agenti lesivi, uccidono i batteri e gli altri microorganismi, degradano il tessuto necrotico e gli antigeni estranei I leucociti possono indurre danno tissutale attraverso il rilascio di enzimi, mediatori chimici e radicali dell'ossigeno

EVENTI CHE CARATTERIZZANO LA MIGRAZIONE LEUCOCITARIA


Marginazione, rotolamento, adesione avvengono nel lume del vaso Passaggio attraverso l'endotelio fenomeno chiamato diapedesi

MIGRAZIONE LEUCOCITARIA

ATTIVAZIONE DEI LEUCOCITI


Fattori chemiotattici inducono risposte leucocitarie che vengono denite attivazione leucocitaria Questa pu essere evocata/potenziata dalla formazione di complessi antigene anticorpo e dalla fagocitosi

FAGOCITOSI
La fagocitosi ed il rilascio di enzimi litici lisosomiali da parte dei leucociti -granulociti neutroli e macrofagi consentono l'eliminazione dell'agente patogeno

FAGOCITOSI La fagocitosi comprende tre fasi :


Riconoscimento ed adesione (opsonine) Ingestione (fagosoma) Uccisione o degradazione (fagolisosoma)

UCCISIONE E DEGRADAZIONE

MEDIATORI CHIMICI DELL'INFIAMMAZIONE


Svolgono un ruolo centrale durante la risposta
inammatoria Ad essi riservato il compito di coordinare e concertare le risposte vascolari e cellulari a livello locale Reclutano e dirigono nel sito interessato le cellule della risposta inammatoria

MEDIATORI CHIMICI DELL'INFIAMMAZIONE


Scatenano, mantengono e amplicano la
risposta inammatoria Innescano le reazioni complesse che coinvolgono l! intero organismo (febbre, dolore, adattamenti del sistema cardiovascolare) Iniziano e coordinano la reazione riparativa

MEDIATORI CHIMICI DELL'INFIAMMAZIONE

MEDIATORI CHIMICI DI ORIGINE PLASMATICA


Comprendono: Il sistema del Complemento Il sistema delle Chinine Il sistema della Coagulazione

MEDIATORI CHIMICI DI ORIGINE PLASMATICA


Sono presenti nel sangue sotto forma di precursori inattivi Sono fattori di natura proteica e la loro sintesi ha luogo nel fegato Sono tutti prodotti in conseguenza dell!attivazione del fattore XII di Hageman (una globulina sintetizzata dagli epatociti)

COMPLEMENTO
Il sistema del complemento possiede una azione accessoria a quella degli anticorpi E! costituito da numerose proteine plasmatiche indipendenti (numerate da C1 a C9) E! siologicamente inattivo per la presenza contemporanea nel sangue di inibitori L'attivazione del sistema avviene con un meccanismo a cascata enzimatica, ogni componente assume attivit proteolitica specica nei riguardi di un altro componente

COMPLEMENTO

L! attivazione del complemento pu avvenire attraverso La via classica La via alternativa

COMPLEMENTO

CHININE
Il sistema delle chinine genera peptidi vasoattivi da precursori presenti nel plasma: i chininogeni L'enzima responsabile della conversione del chininogeno la callicreina Il prodotto nale il nonapeptide bradichinina

CHININE
La bradichinina possiede propriet vasoattive simili a quelle dell'istamina:
1) Aumenta la permeabilit vascolare 2) Induce vasodilatazione 3) Provoca contrazione della muscolatura liscia 4) Evoca dolore

CHININE
La callicreina dotata di attivit chemiotattica per i polimorfonucleati (PMN) L'azione della bradichinina molto breve per la presenza nel plasma della chininasi, un enzima proteolitico che degrada il mediatore

SISTEMA DELLA COAGULAZIONE


Il sistema della coagulazione consta di due vie di attivazione convergenti che culminano nell!attivazione della trombina La via intrinseca i cui iniziatori sono il fattore XII e la callicreina La via estrinseca il cui iniziatore un fattore tissutale di natura lipoproteica: la tromboplastina

SISTEMA DELLA COAGULAZIONE


Entrambe le vie convergono sul fattore II (trombina) che trasforma il brinogeno in brina La trombina ed i brinopeptidi risultanti dalla proteolisi della brina hanno azione proinammatorie quali aumento della permeabilit vascolare ed aumento dell'adesivit dei leucociti

SISTEMA DELLA COAGULAZIONE

MEDIATORI CHIMICI DI ORIGINE CELLULARE


Possono essere presintetizzati e sequestrati
all'interno dei granuli intracitoplasmatici (istamina, serotonina, enzimi lisosomiali )

Possono essere sintetizzati de novo


(prostaglandine, leucotrieni, PAF, NO, citochine ) Vengono rapidamente rilasciati in risposta ad una variet di stimoli

AMINE VASOATTIVE L'istamina abbondantemente distribuita nei tessuti E! contenuta principalmente nei mastociti che colonizzano il tessuto connettivo Altre cellule che contengono istamina sono i granuociti basoli e le piastrine

AMINE VASOATTIVE L! istamina viene rilasciata in seguito a:


Stimoli lesivi di natura sica (calore, trauma) Reazioni immunitarie (IgE) Liberazione di analotossine (C3a; C5a) Liberazione di neuropeptidi Liberazione di citochine (IL-1; IL-8)

AMINE VASOATTIVE L! istamina causa


costrizione delle grandi arterie dilatazione arteriolare aumento della permeabilit delle venule

AMINE VASOATTIVE Serotonina (5-idrossitriptamina)


Possiede, a livello periferico, azioni simili a quelle dell'istamina E' presente nelle piastrine e nelle cellule enterocromafni

AMINE VASOATTIVE
Le piastrine rilasciano serotonina quando ne viene stimolata l'aggregazione in seguito al contatto con il collagene

La trombina, il PAF rilasciato dai mastociti ed i complessi antigene-anticorpo possono promuovere l'aggregazione piastrinica ed il rilascio di amine vasoattive

METABOLITI DELL!ACIDO ARACHIDONICO

CITOCHINE
Le citochine sono proteine prodotte da molti tipi cellulari (endoteliali, epiteliali, broblasti, linfociti) che modulano le funzioni di altre cellule Regolano le funzioni linfocitarie
IL-2, IL-4 stimolano proliferazione e differenziazione IL-10, TGF-! sono modulatori negativi della risposta

Modulano le risposte dell! immunit naturale


TNF-", IL-1!, IFN-", INF-!, IL-6

Attivano i macrofagi
IFN-#, TNF-", TNF-!, IL-5, IL-10, IL-2

Stimolano l'emopoiesi
CSF, IL-3, IL-7

Principali effetti di IL-1 e TNF nel corso della reazione inammatoria

CHEMOCHINE

Le chemochine sono citochine di basso peso molecolare (8-10 kD) con attivit chemiotattica

OSSIDO DI AZOTO
NO un gas solubile prodotto da endotelio, macrofagi e neuroni Possiede emivita di pochi secondi ad azione paracrina (agisce solo a livello locale) NO viene sintetizzato da un enzima (ossido nitrico sintetasi NOS)

OSSIDO DI AZOTO
E' un potentissimo agente miorilassante e vasodilatante (topi KO per eNOS soffrono di ipertensione) Riduce l'aggregazione piastrinica e attenua il reclutamento, la marginazione e l'adesione leucocitaria svolgendo un meccanismo compensatorio che contiene la risposta leucocitaria Limita la proliferazione dei microorganismi mediante la formazione di perossinitriti (OONO-) Riduzione nella produzione di NO sono riscontrabili nel diabete, aterosclerosi, ipertensione

ESITI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA


Risoluzione completa
In presenza di stimoli lesivi modesti e di breve durata il ritorno alla normalit nella sede dell'inammazione rappresenta l'esito normale La risoluzione del processo inammatorio prevede la neutralizzazione dei mediatori chimici Il ripristino della permeabilit vascolare La morte dei neutroli inltranti La rimozione dei liquidi e dei detriti cellulari

ESITI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA


Formazione di un ascesso o di un emmone
Raccolta di pus localizzata e circoscritta (ascesso) o libera (emmone) sostenuta da cocchi pirogeni (staflococco, streptococco)

ESITI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA


Guarigione per sostituzione con tessuto connettivo
quando il danno ha provocato una perdita estesa di tessuto o quando il processo inammatorio si sviluppato in un tessuto con ridotte capacit rigenerative l'esito una cicatrice brosa Anche i versamenti brinosi nelle cavit celomatiche possono esitare in brosi (pleurite)

ESITI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA


Inammazione cronica
quando lo stimolo lesivo persiste la reazione pu assumere le caratteristiche della inammazione cronica

ESITI DELL'INFIAMMAZIONE ACUTA

INFIAMMAZIONE CRONICA
L'inammazione cronica pu essere considerata una reazione inammatoria di lunga durata (settimane, mesi)

Nell!inammazione cronica la distruzione del tessuto ed i tentativi di riparazione coesistono Molto frequentemente l'inammazione cronica preceduta da un esordio insidioso

INFIAMMAZIONE CRONICA
Molte malattie croniche invalidanti presentano una insorgenza subdola:
Artrite reumatoide Aterosclerosi Tubercolosi Malattie polmonari croniche

INFIAMMAZIONE CRONICA
L'inammazione cronica si instaura nei seguenti casi:
Infezioni persistenti ( Mycobacterium tubercolosis, Treponema pallidum) granulomi Esposizione prolungata ad agenti potenzialmente tossici esogeni come il silice (silicosi) e berillio (berillosi) endogeni come i lipidi plasmatici (ateriosclerosi) Autoimmunit (artrite reumatoide, Lupus eritematoso, Tiroiditi)

INFIAMMAZIONE CRONICA
CARATTERISTICHE ISTOLOGICHE

Inltrazione di cellule mononucleate


macrofagi, linfociti, plasmacellule, mastociti, granulociti eosinoli I macrofagi originano dai monociti del sangue I monociti migrano dal sangue nel tessuto dove si trasformano in macrofagi I macrofagi sono i principali responsabili del danno locale e persistono nella sede per: Neoreclutamento Immobilizzazione Proliferazione in loco

INFIAMMAZIONE CRONICA
CARATTERISTICHE ISTOLOGICHE Distruzione tissutale
ad opera dei macrofagi che rilasciano metaboliti reattivi dell'ossigeno, metalloproteasi, collagenasi, lipasi, fosfatasi etc

Fibrosi
il tessuto danneggiato va inconto a tentativi di guarigione e viene sostituito da tessuto connettivo e nuovi vasi

GRANULOMA
Il granuloma un processo inammatorio cronico istologicamente ben denito E' innescato dall'ingresso nei tessuti di sostanze insolubili o scarsamente degradabili in grado di permanere all'interno dei fagociti per lungo tempo Se la sostanza ha propriet antigeniche si sviluppa una sensibilizzazione dei linfociti che si trasformano in plasmacellule (linfociti B) o cellule producenti linfochine (linfociti T)

GRANULOMA
La cellula predominante il macrofago Il macrofago attivato pu assumere un aspetto simile a quello di una cellula epiteliale (cellula epitelioide) caratteristica di questo tipo di lesione I macrofagi e le cellule epitelioidi si dispongono concentricamente, come una palizzata, intorno all'agente lesivo circondati, a loro volta, da un alone di linfociti

GRANULOMA
TUBERCOLARE

GRANULOMA
TUBERCOLARE

EFFETTI SISTEMICI DELL'INFIAMMAZIONE


Febbre
un fenomeno attivo, regolato a livello ipotalamico Si manifesta con innalzamento della temperatura corporea di 1-4 C Aumenta l'efcienza dei meccanismi leucocitari di eliminazione dei patogeni; interferisce con la replicazione di molti microrganismi

EFFETTI SISTEMICI DELL'INFIAMMAZIONE


Leucocitosi
aumento del numero di globuli bianchi circolanti Nella risposta inammatoria il numero dei leucociti pu aumentare no a 15.000-20.000 (normali 4.000-10.000) La leucocitosi pu assumere proporzioni imponenti nelle infezioni batteriche con valori che possono raggiungere 40.000-100.000 cellule/l (reazioni leuchemoidi)

EFFETTI SISTEMICI DELL'INFIAMMAZIONE


Leucopenia
diminuzione del numero di globuli bianchi circolanti osservabile in alcune infezioni sostenute da virus, protozoi, rickettsie

Aumento della VES


aumento della velocit di eritrosedimentazione per aumento del brinogeno ed altre proteine di fase acuta

Proteine di fase acuta


proteina C reattiva, "1-antitripsina, aptoglobina, C3, C4, ceruloplasmina

LEUCOCITOSI
Per leucocitosi si intende l!aumento del numero assoluto dei leucociti tenuto conto dell!et del soggetto in esame

LEUCOCITOSI FISIOLOGICA
un aumento dei leucociti (neutroli) prodotto da fattori o situazioni che non comportano danno ai tessuti esercizio sico, ipossia; stress; somministrazione di corticosteroidi a scopo terapeutico

LEUCOCITOSI
LEUCOCITOSI PATOLOGICA
un aumento dei leucociti in seguito a malattia ed , di solito, una risposta al danneggiamento dei tessuti Infezione; Tossicosi; Emorragie, Emolisi; leucemie.

LEUCOCITOSI
La maggior parte delle infezioni batteriche si accompagna a neutrolia Nelle malattie virali (quali rosolia, mononucleosi e parotite) si osserva linfocitosi Malattie parassitarie e malattie allergiche si associano ad eosinolia

DECORSO DELLA FEBBRE


Fase prodromica
E! caratterizzata da sensazione soggettiva di freddo con comparsa di brividi Riscontro obiettivo di pallore cutaneo (vasocostrizione) con rialzo termico Aumento della pressione e delle pulsazioni (8 pulsazioni/min per grado)

DECORSO DELLA FEBBRE


Fastigio
in questa fase i meccanismi di termoregolazione hanno raggiunto il nuovo equilibrio e la temperatua si stabilizza Scompaiono la sensazione di freddo ed i brividi (la temperatura mantenuta dall'aumento delle attivit metaboliche)

DECORSO DELLA FEBBRE


Defervescenza
E! caratterizzata da sensazione soggettiva di caldo a cui puo' associarsi sudorazione Abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 37C con normalizzazione della frequenza cardiaca La caduta della temperatura pu avvenire con due modalit differenti: per lisi (gradualmente) o per crisi (rapidamente)

TIPI DI FEBBRE
Febbre continua
rialzo termico al di sopra di 37C che si mantiene costante, senza defervescenza, durante tutto il periodo del fastigio con oscillazioni giornaliere inferiori ad 1C

TIPI DI FEBBRE
Febbre remittente
simile alla febbre continua ma con oscillazioni giornaliere molto ampie senza che per si abbia mai defervescenza (febbre di tipo settico)

TIPI DI FEBBRE
Febbre intermittente
alterna periodi di rialzo termico a periodi di apiressia di durata variabile raggiunti dopo deferfescenza per crisi (malaria) L'intermittenza pu essere
quotidiana con apiressia nelle ore serali terzana con rialzo termico a giorni alterni (ciclo di tre giorni di cui quello centrale senza febbre) quartana con rialzo termico dopo due giorni di apiressia

TIPI DI FEBBRE
Febbre ricorrente
Rialzo termico della durata di alcuni giorni seguita da defervescenza per lisi della durata di alcuni giorni Quando la defervescenza avviene per crisi e il periodo di apiressia supera i 3-4 giorni la febbre ondulante

Queste diapositive sono state realizzate per i Corsi di Patologia Generale CdL Infermieristica e Fisioterapia Facolt di Medicina e Chirurgia, Universit di Roma Sapienza

Nel caso riscontraste errori o inesattezze potete inviare una e-mail allindirizzo s.messina@unicas.it Nel caso voleste utilizzare queste diapositive per i vostri corsi vi saremmo molto grati se lo segnalaste allo stesso indirizzo di posta