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Storia antica

Le origini
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Resti del Teatro Romano Per ritrovare le origini di Torino bisogna risalire nel tempo a prima della colonizzazione romana, a quando la pianura del Po fu punto di incontro tra le popolazioni Liguri e quelle celtiche. Intorno alle modalit di fondazione ed all'etimologia del nome di Torino esistono varie leggende come quella che riporta dell'esistenza, nei pressi di un villaggio neolitico di un temibile drago. Un contadino dopo aver fatto inebriare il proprio toro con un otre di vino, avrebbe aizzato la bestia contro il grande rettile: la lotta tra i due animali fu cruenta, al punto che il toro, dopo aver sconfitto il mostro, mor per le ferite riportate. I popolani, in onore della vittima, decisero di chiamarsi Taurini. Le scarse fonti storiche a nostra disposizione, e che risalgono al III secolo a.C., riportano che la pianura piemontese nell'area ove attualmente sorge Torino era abitata dal popolo dei Taurini. Il nome, in seguito associato all'immagine del toro (attuale simbolo della citt), potrebbe derivare dalla radice indo-ariana taur che significa monte. L'avvenimento storico con cui Torino ed i suoi primi abitanti salgono agli onori della cronaca la discesa di Annibale in Italia nel 218 a.C. I Taurini, allora in guerra con un'altra popolazione locale, gli Insubri, decisero, unici tra le popolazioni galliche della pianura padana, di rimanere alleati di Roma e cercarono di sbarrare il passo al condottiero cartaginese. Il fatto riportato dagli storici Polibio[1] ed Appiano[2] che riferiscono come la citt principale dei Taurini, Taurasia, probabilmente posta come l'attuale Torino a controllo dei punti di attraversamento del Po, resistette tre giorni prima di dover capitolare. Cosa ne sia stato dei superstiti e degli avvenimenti successivi dei Taurini e della loro citt non riportato da alcuna fonte. Nei secoli che seguono prosegue le penetrazione romana in direzione delle Alpi, nel 100 a.C. viene fondata la colonia di Eporedia, l'attuale Ivrea, allo sbocco della Valle d'Aosta.

Nel 58 a.C., durante la campagna in Gallia, Giulio Cesare insedia, con ogni probabilit, un accampamento militare, un castrum, alla confluenza del Po e della Dora Riparia. Nel 44 a.C., poco dopo la morte di Cesare, il triumvirato deduce nell'area torinese una colonia detta Julia Taurinorum. La definitiva fondazione di Torino avviene per opera di Augusto, che intorno al 28 a.C., deduce una seconda colonia, il cui impianto quello che ancora adesso rilevabile nel centro di Torino, con il nome di Julia Augusta Taurinorum.

Torino romana

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La colonia, inscritta nella trib Stellatina, ebbe la sua strutturazione definitiva nel I secolo con l'erezione della cinta muraria nella forma giunta, anche se in modo molto frammentario, fino a noi. Augusta Taurinorum ebbe il caratteristico impianto urbanistico a scacchiera derivato dalla sua origine militare, impianto mantenutosi ed ampliato fino ai giorni nostri, almeno nel centro cittadino. Il perimetro della citt dovette misurare 2875 m racchiudendo una superficie di 45 ettari avendo la forma di un rettangolo con un angolo smussato. La cinta muraria era composta da mura che superavano i cinque metri di altezza ed i due metri di spessore in cui si aprivano quattro porte (Decumana, Praetoria, Principalis dextra, Principalis sinistra); la cinta era rafforzata da cinque torri angolari e da quattro torri su ciascun lato, pi o meno in corrispondenza dello sbocco delle vie cittadine; postierle si ritiene che fossero posizionate in corrispondenza di ciascuna torre. La strada principale fu il decumano maximo che collegava la porta Praetoria con la porta Decumana lungo quella che attualmente la Via Garibaldi; a circa un terzo della sua lunghezza il decumano incrociava il cardo maximo che collegava le porte Principalis dextra e Principalis sinistra sviluppandosi lungo le attuali vie S. Tommaso e Porta Palatina. Pur non essendo in presenza di dati diretti possibile valutare, per confronto con altre colonie analoghe, in 5000 abitanti la consistenza numerica della citt nel I secolo. La posizione del foro cittadino e degli altri edifici pubblici, tranne che del teatro, pu solamente essere supposta per analogia con altre fondazioni analoghe mancando i riscontri archeologici. Si suppone comunque,che il foro si trovasse presso l'intersezione delle due arterie principali della citt, corrispondendo all'incirca alla attuale piazza Palazzo di Citt (ex piazza delle Erbe tradizionalmente sede del mercato). Tranne che per il teatro, le cui fondazioni sono state rinvenute all'inizio del XX secolo nei pressi della Porta Principalis sinistra, i resti pi importanti della Torino romana consistono appunto nella porta citata (ora nota con il nome di

Porte Palatine) affiancata da tratti di mura e dalle fondamenta delle strutture interne alla porta stessa; nella porta Decumana inglobata nel castello di piazza Castello (torri verso Palazzo Madama); nelle fondamenta di una torre angolare in Via della Consolata ed in un tratto di muro visibile nelle sale sotterranee del Museo Egizio. Testimonianze dell'esistenza di un anfiteatro, posto fuori dalle mura nei pressi della porta Principalis dextra,[3] si hanno fino al 1508 quando Maccaneo ne descrive i ruderi. Unico possibile residuo di tale struttura una condotta per il deflusso delle acque (l'anfiteatro poteva ospitare anche naumachie) situata sotto l'attuale Via Roma. Torino poco si distinse nell'epoca romana, rimanendo una mera citt di provincia. Nel 69 la citt fu parzialmente distrutta da un incendio a seguito dello scontro tra gli eserciti di Otone e di Vitellio. Nel 240 anche Augusta Taurinorum minacciata dall'incursione dei Marcomanni. Primo avvenimento che la rese protagonista di un avvenimento storico rilevante si ebbe nel 312: Costantino I, nello scontro che lo contrappose a Massenzio, si scontr vittoriosamente con le truppe del rivale, presso il capoluogo piemontese, nell'area compresa tra Torino, appunto, e Rivoli. L'evento viene generalmente ricordato come Battaglia di Torino del 312. Durante il IV e V secolo anche Augusta Taurinorum interessata all'insediamento di gruppi di barbari spesso costituiti da truppe poste a guardia degli sbocchi dei passi alpini; prima sono i Dalmati Divitensi, insediati da Costantino I, poi i Sarmati, che lasceranno traccia del loro passaggio in vari toponimi sparsi per il Piemonte poi, forse, anche gli Alamanni. All'inizio del V secolo tutto il Piemonte fu vittima di numerose incursioni barbare, incursioni che portarono alla scomparsa di quei municipia che non possedevano una cinta muraria; cos finiscono Industria, Pollenzo, Augusta Bagennorum, Pedona, Libarna. Le ultime notizie che possediamo su Torino prima della caduta dell'impero romano d'occidente sono il nome di un suo vescovo: Massimo II e la circostanza che ormai la citt non pi nota come Augusta Taurinorum bens come Taurinos/Taurinis/Taurinus.

La diffusione del cristianesimo

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Non possibile, per carenza di dati, definire con precisione le tappe della diffusione della religione cristiana nella regione torinese. La prima epigrafe sicuramente cristiana databile al 341. In un'omelia attribuita al primo vescovo della citt, Massimo I vengono citati tre martiri che la tradizione assegna a Torino: Avventore, Ottavio e Solutore.

possibile che la diocesi di Torino sia stata costituita su iniziativa del vescovo di Vercelli, Eusebio. La diocesi aveva, nella sua fase iniziale una grande estensione in quanto oltre alla pianura torinese estendeva il suo potere anche sulle valli Lanzo, Susa, Chisone, Po, Varaita, Maira, Grana ed inizialmente anche sulla valle della Maurienne. L'importanza della diocesi taurinense pu essere ricavata dalla circostanza che nel 398, sotto la presidenza del vescovo Massimo I si riun in Torino un concilio di circa settanta vescovi allo scopo di dirimere una disputa tra il vescovo di Arles e quello di Vienne.

La dominazione gotica

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Con la caduta dell'impero d'occidente anche Torino venne coinvolta nelle lotte per il controllo dell'Italia. Intorno al 493 i Burgundi capeggiati da Gundobado, loro re, chiamati da Odoacre in suo aiuto si dedicarono al saccheggio della regione riportando oltre le Alpi un ampio bottino in beni e schiavi.[senza fonte] Quando, infine, Teodorico riusc ad avere il sopravvento sul suo avversario fu il vescovo di Torino, Vittore, che insieme ad Epifanio, vescovo di Pavia a ricevere l'incarico di recarsi a Lione, da Gundobado, per esigere la restituzione di coloro che erano stati catturati e resi schiavi durante le razzie. Oltre a questo avvenimento ben poco sappiamo di ci che accadde alla citt durante la dominazione dei Goti, tranne i nomi di alcuni vescovi che si succedettero nella guida della diocesi: Tigridio intorno al 501, Rufo tra il 550 ed il 560 e Ursicino dal 562 al 609. Ursicino, che fu spettatore della conquista longobarda, si oppose invano alla decisione del re franco di Borgogna, Gontrad, che aveva occupato le valli di Susa e di Aosta fino alle chiuse[4], di distaccare la Maurienne dalla diocesi di Torino.

Il ducato longobardo

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Per approfondire, vedi la voce Ducato di Torino.

Nel 569 la citt venne occupata dai Longobardi che la posero a capo di uno dei ducati di confine con le terre dei Franchi. Non si conosce l'estensione esatta del ducato, ma Luigi Cibrario afferma: ...ho ragione di credere che [il ducato longobardo] non fosse punto maggiore di quello del comitato. Anzi, dove il primo finiva alle Chiuse di Val di Susa, e appi del Mombasso, la Contea di Torino saliva fino ai gioghi eccelsi dell'Iserano, del Moncenisio, del Monginevro, dappoich Carlomagno restituiva al Regno d'Italia quelle valli apline gi occupate dai Franchi. Tra il levante e il mezzod la Contea comprendeva il territorio del Chierese e gli altri vicini, fino ai primi colli dell'Astigiano al di l di S. Paolo e Solbrito: e Savigliano col suo territorio, confinando ai contadi d'Asti, d'Alba e di Bredulo
(Luigi Cibrario, Storia di Torino, libro II, capo II)

probabile che a questo periodo risalga la trasformazione di alcune strutture cittadine in edifici fortificati. Nel 590 Agilulfo, duca di Torino, spos Teodolinda, vedova di re Autari, e l'anno seguente venne riconosciuto re dagli altri duchi longobardi. Agilulfo adatt a proprio palazzo (Curtis ducis) gli edifici esistenti nella attuale piazza IV marzo che corrispondevano, forse, alla antica sede delle magistrature romane.

Agilulfo era di religione ariano, ma sub l'influsso della moglie cattolica, che tentava di avviare la conversione del suo popolo alla Chiesa di Roma. Per volere di lei, San Giovanni Battista venne proclamato patrono della citt e forse fu eretta la chiesa omonima nell'area che attualmente ospita il duomo cittadino, area che gi ospitava il tempio dedicato ai martiri torinesi Solutore, Avventore ed Ottavio. Altro duca longobardo di Torino, poi asceso al trono di Pavia, fu Arioaldo a cui segu una fase di continue lotte in cui la guida del ducato si intrecci con il titolo regale. Ultimo duca di Torino a portare il titolo di re fu Ariperto II che, secondo Paolo Diacono[5] regn in pace per nove anni fino alla sconfitta subita da parte di Liutprando intorno al 710. Torino ebbe una forte presenza longobarda anche tra la popolazione semplice e non solo nelle alte sfere del potere. Lo testimoniano le necropoli rinvenute sia in citt che nelle aree limitrofe, nelle quali sono presenti anche testimonianze archeologiche e toponomastiche - di numerosi insediamenti longobardi.

La dominazione franca ed il Sacro Romano Impero

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Nel 773 Carlo Magno, dopo aver sconfitto i longobardi, entr in Torino, che non oppose alcuna resistenza, ed insedi nella citt suoi rappresentati comitali rendendo la citt centro di una contea franca avente la stessa estensione territoriale del ducato longobardo. Alcuni documenti, prevalentemente arbitrati su dispute riguardanti diritti territoriali o individuali, riportano i nomi di alcuni conti della citt. Nell'818 divenne vescovo di Torino, su mandato di Ludovico il Pio, Claudio, che si distinse tra gli iconoclasti nella disputa sulla questione che attravers la chiesa di Roma. Tra i conti che governarono Torino in questi anni si annovera anche Ugo di Spoleto nel 889. Nel 940 il conte Arduino il Glabro venne investito da Ugo di Provenza, che cinse la corona di re d'Italia, del titolo di conte di Torino. Quando, pochi anni dopo, Berengario II strapp il trono ad Ugo, mise Arduino a capo della appena costituita marca di Torino, una realt feudale che riuniva, oltre a Torino, numerosi comitati franchi: Asti, Alba, Albentimillio (Ventimiglia) e Albenga. La nuova realt feudale non pose la citt al riparo dai pericoli costituiti da ungari e saraceni, secondo un cronista ungherese nel 954 sia Torino che Susa vennero saccheggiate dagli ungari. Negli anni seguenti furono i saraceni insediatesi a Frassineto, in Costa Azzurra a devastare le terre della marca torinese costringendo anche i monaci della abbazia di Novalesa ad abbandonarla per trovare rifugio prima a Torino e poi a Breme. Principale modifica edilizia, in Torino, legata alla costituzione della marca fu la trasformazione della Porta Decumana (porta segusina) in castello, ove risiedettero i marchesi arduinici. Ad Arduino successe il figlio Mangifredo che intorno al 1000 trasmise il titolo a Olderico Manfredi, suo figlio. Nel 1035 Olderico Manfredi mor lasciando solamente tre figlie, la maggiore delle quali Adelaide divenne, di fatto, l'erede della marca torinese. Poco dopo la morte del padre Adelaide spos Ermanno di Svevia, figliastro dell'imperatore Corrado il Salico. Ermanno per mor nel 1038 e nel 1042 Adelaide spos Enrico del Monferrato. Anche questo nuovo matrimonio dur poco in quanto Enrico mor probabilmente nel 1045. Nuovo consorte di Adelaide fu Oddone figlio

cadetto del primo conte di Moriana Umberto, detto Biancamano, di origini burgunde. Da questo matrimonio ebbero origine l'interesse e l'influenza della casa dei Savoia nei confronti di Torino.

Il vescovo ed il Comune

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Alla morte di Adelaide si pose il problema della successione nel controllo di Torino e delle sue dipendenze. Unico discendente dei Savoia, ancora in vita, era Umberto, figlio di Amedeo II ancora in giovane et. Nello scontro tra i vari "pretendenti", tra i quali oltre la Casa Savoia v'erano anche i conti di Albon e gli Aleramici, si inser il potere vescovile che, di fatto, ottenne il controllo della citt in cui andavano anche organizzandosi istituzioni di tipo comunale. Fra alterne vicende e complessi giochi di forze fra i numerosi signori delle aree confinanti, il XII secolo videro la nascita di una organizzazione comunale ad opera di famiglie vicine all'ambiente vescovile, preminenti fin dall'epoca di Arduino. Il comune e il vescovo fecero spesso fronte compatto contro i Savoia, i quali non avevano ancora rinunciato al controllo della citt. Nel 1125 Amedeo III ottenne il riconoscimento del titolo di Marchese di Torino ma solo nel 1131 riusc ad entrare in citt, citt che i Savoia persero nuovamente nel 1148 quando Amedeo III mor a Nicosia durante una crociata lasciando terre e titoli al figlio minorenne Umberto III. Ancora una volta fu il vescovo (Carlo) a reggere il potere in citt, potere che ottenne il riconoscimento imperiale, da parte di Federico Barbarossa nel 1159, riconoscimento confermato da Enrico IV che, nel 1196, soggiorn per breve tempo in Torino. Malgrado tutti questi eventi ed il passaggio di cos rilevanti personaggi la citt mut scarsamente il suo aspetto nei secoli, ancora rinchiusa nella cinta di mura eretta in epoca romana e costantemente riparata ma non modificata. Nuove vie interne, spesso strette e tortuose, ruppero la geometrica regolarit dello schema originale. Sorsero nuove chiese e nuovi conventi ma anche cos la citt fu ancora scarsamente popolata al punto che all'interno delle mura erano presenti anche orti e coltivazioni. Sul finire del XII secolo si accentu lo scontro tra i comuni di Torino e quelli di Asti, Chieri, Testona, scontro che si intrecci con la disputa tra impero e papato e con le mire espansionistiche del Savoia. Nel 1193 il Comune torinese ottenne, dal vescovo, il permesso di uso, in caso di guerra, di una serie di castelli eretti in zone adiacenti la citt. Nel 1218 Torino si schier a fianco di Federico II mentre Tommaso I di Savoia scelse il campo avverso e il vescovo di Torino, Giacomo di Carisio ottenne l'incarico di vicario imperiale.

Nel 1248 Federico II concesse "Torino ed il suo ponte" a Tommaso II, reggente della contea di Savoia, come riconoscimento per il cambio di alleanze deciso dai Savoia. Gli astigiani, che mal sopportavano il controllo sabaudo sulla citt, sobillarono i comuni limitrofi e, in poco tempo, si venne alle armi. Nella battaglia di Montebruno, tra Torino e Moncalieri, il 23 novembre 1255, Tommaso ebbe la peggio e fu costretto a riparare in citt, ove lo attese la sgradita sorpresa della ribellione del clero e del popolo, che lo imprigion nella porta Segusina per poi consegnarlo agli astigiani. In seguito di questo avvenimento ed al timore di una rappresaglia da parte del nuovo conte savoiardo Pietro II, i consoli della citt ordinarono di restaurare le mura facendo anche abbattere tutte le costruzioni che nei secoli erano state erette a ridosso delle mura stesse in modo da rendere nuovamente libera e transitabile la via che delimitava il perimetro interno delle mura stesse. A partire dal 1255 la citt fu controllata, attraverso gli istituti comunali, dalle famiglie di banchieri astigiani. Nel 1264 il nuovo vescovo Goffredo da Montanaro entra in contrasto sia con il conte di Savoia che con gli istituti comunali della citt per la gestione dei diritti di pedaggio ed anche per il controllo di alcuni castelli. Nel frattempo crebbe, anche in Piemonte, l'influenza di Carlo d'Angi che port sotto il suo controllo centri come Alba e Savigliano sottraendoli al comune di Asti. Nel 1269 anche i torinesi scelsero di schierarsi dalla parte angioina e scacciato il podest astigiano accettarono l'insediamento di un vicario reale nella figura di Pietro di Braida. La fase del controllo angioino fu di breve durata, nel 1276, dopo essersi messo a capo della fazione anti-agioina in Piemonte Guglielmo VII del Monferrato occupa Torino e vi si insedia come signore. A Guglielmo , per tradizione, attribuita la trasformazione della Porta Praetoria, detta al tempo Porta Fibellona[6] nel castello che ancora oggi possibile vedere in piazza Castello. Recenti ricerche di Aldo Settia attribuirebbero a Tommaso II l'inizio dei lavori di trasformazione.

Torino feudo dei Principi di Acaia

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Nel 1280 Guglielmo VII del Monferrato venne catturato, da truppe fedeli alla casa Savoia, mentre era in viaggio per la Castiglia. Come riscatto dovette cedere Torino e le sue dipendenze a Tommaso di Savoia, detto Tommasino, figlio di Tommaso II.

La convenzione stipulata il 21 di giugno ordinava: Guglielmo rendesse a Tommaso la citt di


Torino colla casa forte che v'avea edificata, e colla bastia del Ponte di Po, Collegno e Grugliasco [...] Promise ancora Guglielmo di non impedire a Tommaso la signoria di Cavoretto, Montosolo ed Alpignano, n degli altri luoghi posseduti dai Torinesi (Luigi Cibrario, Storia di Torino, libro IV, capo I)

Tommasino mor nel 1292 e tre anni dopo mor il conte di Savoia, Filippo, aprendo una complessa questione ereditaria che venne infine risolta con l'assegnazione del titolo comitale ad Amedeo, fratello di Tommasino, mentre al figlio di questi, Filippo, rimasero Torino e le terre piemontesi sotto il controllo dei Savoia. Essendo Filippo ancora minorenne Amedeo ne assunse la tutela a cui rinunci solamente nel 1294 ottenendo per in cambio la rinuncia del nipote a qualsiasi rivendicazione sul titolo comitale. Di fatto Torino divenne uno stato vassallo della contea di Savoia e i suoi signori furono noti come principi d'Acaia titolo giunto a Filippo attraverso il matrimonio. Per ragioni che non sono del tutto comprese la capitale del nuovo dominio non fu Torino, ove risiedette un vicario, bens Pinerolo. Nel settembre 1334 una congiura, pilotata dal signore di Milano Azzone Visconti rischi di togliere ancora il possesso della citt alla famiglia Savoia: l'odio tra le case pi influenti della citt venne sfruttato dai marchesi Federico I di Saluzzo e Teodoro I del Monferrato che, grazie all'aiuto del parroco torinese Giovanni Zucca, ordirono una congiura per entrare in possesso della citt. Sventata in tempo la ribellione, lo Zucca fu uno dei pochi che riuscirono a salvarsi: gli altri furono impiccati. La politica "indipendentista" di Filippo I, che nel 1335 tent di ottenere l'infeudamento sui suoi domini direttamente dall'imperatore, port allo scontro tra le due componenti della casata dei Savoia. Tra il 1359 ed il 1360 Amedeo VI, detto il Conte Verde occup militarmente Torino ed il resto del Piemonte.[7] Nel 1362 Torino viene restituita, dietro nuovi giuramenti di fedelt, a Giacomo di Savoia-Acaia, succeduto nel frattempo al padre. Amedeo VI, nel 1360, ridusse i poteri degli organi del comune ottenendo una nuova formulazione degli Statuti cittadini (quella precedente era del 1280).[8] L'Episodio pi celebre legato al Conte Verde ed alla citt fu, forse, la Pace di Torino del 1381, con la quale Amedeo VI riusc ad introdursi abilmente nella scena politica italiana: l'avvenimento, che stabil la firma degli accordi di pace tra Genova e Venezia, vide convenire tra le antiche mura romane i rappresentati della repubblica di Genova, di quella di Venezia, dei Visconti di Milano e del re d'Ungheria. Dell'epoca gotica sono sopravvissuti solamente la chiesa di San Domenico e la casa-forte degli Acaia (castello).

L'Universit di Torino

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Per approfondire, vedi la voce Storia dell'universit di Torino.

Nel 1404 venne deciso di istituire in citt uno Studio in diritto civile e canonico e nelle scienze, a vantaggio ed onore della citt di Torino.

L'universit nacque con due legisti e due medici stipendiati dal comune. Nel 1405 il papa Benedetto XIII eman la bolla che erigeva giuridicamente lo Studio torinese e nel 1412 giunse anche il diploma imperiale che istituiva, in modo perpetuo, uno Studio generale in teologia, diritto civile e canonico, filosofia naturale e morale, medicina ed arti liberali". I primi anni di vita dell'universit torinese non furono facili per problemi finanziari ed anche a causa delle intemperanze degli studenti che spesso abusavano dei privilegi e delle immunit concesse allo Studio, al punto che, giunti ad una soglia estrema, di notte, agli studenti fu vietato di attraversare il ponte sul Po e venne istituito un corpo di vigilanza in ognuno dei quattro quartieri in cui era divisa la citt. Nel 1421, a causa di una epidemia che infuriava in citt, l'universit fu trasferita a Chieri e poi nel 1434 a Savigliano e solo nel 1436 il comune di Torino riusc a riottenere il trasferimento in citt. Malgrado queste vicissitudini gi nel 1456 lo Studio contava ben venticinque professori.

Torino e il Ducato di Savoia

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Nel 1418 mor, senza discendenti, Ludovico ultimo discendente della linea Savoia-Acaia e quindi Torino ed il Piemonte ritornarono sotto il dominio diretto di Amedeo VIII che nel 1416 aveva ottenuto dall'imperatore Sigismondo la trasformazione del titolo comitale in ducato. Nel 1424 il duca di Savoia istitu il Principato di Piemonte, titolo, da allora, assegnato all'erede ducale. Inizi allora un'opera di unificazione amministrativa tra le varie parti dello stato con l'istituzione di due Consigli ducali, uno in Savoia ed uno in Piemonte o, secondo la denominazione del periodo, un consiglio oltremontano ed uno cismontano. Relativamente al 1453, durante il regno del duca Ludovico da ricordare un avvenimento tradizionalmente noto come Miracolo eucaristico di Torino, in seguito al quale venne eretto prima una piccola cappella e poi la chiesa detta del Corpus Domini. Nel 1472 venne aperta in Torino la prima stamperia e nel 1495 fu pubblicato il primo testo in volgare: Fior di vita. L'edificio rinascimentale di maggior rilievo in Torino il duomo la cui costruzione inizi nel 1490 per terminare nel 1498 La morte, avvenuta nel 1472, del duca Amedeo IX che lasci un erede, Filiberto I minore apr una fase di lotte intestine e di instabilit nel ducato, instabilit che and a legarsi anche all'attrito tra la componente piemontese e quella savoiarda. Le lotte dinastiche ebbero termine quando nel 1496 divenne duca, anche se per breve tempo, Filippo di Bresse detto il senzaterra.

L'et moderna

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L'occupazione francese

Il XVI secolo si apre con lo scontro tra l'imperialismo francese di Francesco I e quello imperiale di Carlo V, scontro che coinvolse anche il Piemonte e la citt di Torino. Nel tentativo di evitare il peggio per anni i duchi di Savoia oscillarono tra i due campi senza poter evitare che le loro terre fossero attraversate dagli eserciti delle due fazioni. Nel 1510 la situazione venne aggravata anche da un'epidemia scoppiata in citt che caus un ulteriore impoverimento anche della popolazione. A risollevare le sorti della citt non bast, nel 1515, l'elevazione della stessa a sede arcivescovile, atto giunto dopo le proteste per la creazione della diocesi di Saluzzo che comport il distacco dalle sede torinese delle terre del marchesato. Tardivamente, resosi conto della vulnerabilit di Torino, il duca Carlo II ordin un potenziamento della cinta difensiva, che era, di fatto, ancora quella romana, con l'erezione di quattro bastioni di tipo moderno, ossia adatti a resistere al fuoco delle artiglierie, agli angoli della citt pi uno, detto il rivellino posto a protezione del castello. Nel 1536 il re Francesco I ordin l'occupazione del ducato di Savoia ed il 3 aprile le truppe francesi entrarono in Torino, abbandonata il 27 marzo dal duca che port con se le artiglierie della citt, senza trovare resistenza. Tra le prime iniziative degli occupanti vi fu quella di fortificare la citt. I bastioni costruiti in precedenza vennero completati e collegati tra lo da una nuova cortina difensiva addossata alle vecchie mura romane. Per permettere il tiro delle artiglierie poste sui bastioni vennero abbattute tutte le costruzioni fuori dalle mura limitrofe alla citt; cos scomparvero i borghi di Dora, di Po e di Porta Segusina, l'antica abbazia di San Solutore ed anche gli ultimi resti dell'anfiteatro romano. I nuovi bastioni della citt vennero ricordati nell'opera Gargantua e Pantagruel:

...Fra Gianni di rinforzo ai maggiordomi, scalchi, panettieri, coppieri, scudieri trincianti, tagliatori
credenzieri, port quattro orrifici pasticci cos grandi che mi sovvenne dei quattro bastioni di Torino... (Franois Rabelais, Gargantua e Pantaguele, cap. 64)

Allo scopo di integrare i nuovi territori nel regno di Francia nel 1539 venne istituito, in sostituzione del consiglio ducale, un parlamento analogo a quelli presenti nelle altre province francesi. Comunque i nuovi padroni non vennero visti in modo positivo a cause delle pesanti esazioni fiscali che vennero imposte

allo scopo di finanziare la guerra ed anche di azioni come la chiusura dell'Universit. Dopo anni di alterne vicende, nel 1557, i francesi sconfitti nella Battaglia di San Quintino, da Emanuele Filiberto, figlio di Carlo II, con la pace di CateauCambrsis nel 1559 dovettero restituire Torino, la Savoia ed il Piemonte al duca savoiardo.

Torino capitale del ducato

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Ancora prima di rientrare in possesso della citt, nel 1561, Emanuele Filiberto prese due decisioni "rivoluzionarie": decise di trasferire la capitale del suo stato da Chambery, in Savoia, a Torino ed ordin che tutti gli atti ufficiali del ducato fossero redatti in italiano. Entrambe queste decisioni discendevano dalla vulnerabilit militare, politica e sociale di avere una capitale troppo vicina al regno di Francia. Emanuele Filiberto si rese conto che le uniche speranze di espansione dei suoi domini erano verso l'Italia. Non appena rientrato in possesso di Torino il duca ebbe come prima preoccupazione renderla maggiormente difendibile e riprendendo un'idea, non realizzata, gi valutata dagli occupanti francesi fece realizzare una cittadella pentagonale posizionata nell'angolo ovest della citt, quello maggiormente vulnerabile. I lavori iniziarono il 7 febbraio 1563 e per alcuni anni assorbirono tutte le energie della citt al punto che un editto ducale vietava qualsiasi altra costruzione nel frattempo. All'interesse per la difesa della citt il duca affianc anche numerose iniziative destinate a rendere maggiormente sontuosa la sua capitale. Considerando non pi adatta, come residenza, la vecchia casa-forte degli Acaia venne dato inizio alla costruzione di un palazzo nell'area dietro il duomo, a fianco del palazzo del vescovo utilizzato come residenza provvisoria. Nei dintorni della citt vennero erette, o ammodernate, varie residenze di campagna destinati allo svago del duca, della corte e degli ospiti. Oltre ai lavori ai castelli di Lucento e Rivoli, Emanuele Filiberto fece anche acquistare la villa della famiglia Birago posta in riva al Po trasformandola in un castelletto circondato da un parco (da questo avranno poi origine il Parco del Valentino e l'omonimo castello). Nel 1568, con l'acquisto di alcune centinaia di giornate di terreno ebbe inizio lo sviluppo della residenza di campagna conosciuta in seguito come il Regio Parco (che verr poi devastata durante l'assedio di Torino del 1706 venendo trasformata nella successiva Manifattura Tabacchi mentre l'area del parco verr utilizzata, in parte, per la realizzazione del Cimitero Generale di Torino).

Nel 1566 il comune ottiene il ritorno in citt dello Studio che il duca aveva inizialmente concesso alla cittadina di Mondov e nel 1578 Torino meta di imponenti pellegrinaggi in seguito al trasferimento della Sindone, trasferimento voluto da Emanuele Filiberto per favorire il cardinale Carlo Borromeo che aveva espresso il desiderio di poter venerare la reliquia, da Chambery. L'abbattimento dei borghi fuori dalle mura ad opera degli occupanti francesi aveva portato ad un notevole aumento della popolazione cittadina che intorno al 1570 giunse, forse, alle 30000 unit[9], causando problemi di sovraffollamento che portarono ad utilizzare tutte le aree edificabili (nel medioevo la citt era ricca di orti). Oltre a questo si pose anche il problema di dove erigere i palazzi che il ruolo di capitale del ducato richiedeva e quindi negli ultimi anni del XVI secolo vennero realizzati vari progetti di ampliamento ma la costante carenza di fondi unita ad una epidemia scoppiata nel 1599 ed allo stato quasi permanente di guerra in cui si trova il ducato costrinse Carlo Emanuele I, successo al padre nel 1580, a rinviare l'espansione cittadina. Vennero comunque realizzate opere minori volte a migliorare la qualit della vita degli abitanti e ad abbellire la citt stessa come la pavimentazione delle strade e la copertura di una parte dei canali che svolgevano il ruolo di fogne a cielo aperto. Nel 1608, su progetto di Ascanio Vittozzi vennero realizzati i portici della parte pi antica di piazza Castello, mentre nel 1604 venne eretta la chiesa del Corpus Domini. Nell'ambito delle costruzioni sacre da ricordare la costruzione del Convento dei capuccini sulla collina prospiciente il Po e l'erezione, per soddisfare il voto fatto in occasione dell'epidemia del 1599 dell'Eremo dei Camaldolesi. Anche l'architettura mondana, oltre a quella sacra, produsse notevoli opere soprattutto nelle vicinanze della citt. Nel 1586 il duca Carlo Emanuele fece iniziare i lavori di costruzione della residenza conosciuta come Castello di Miraflores (nell'attuale quartiere di Mirafiori Sud) su progetto dell'architetto Carlo di Castellamonte. L'opera venne realizzata solamente in parte e, come altre residenza sabaude limitrofe alla citt, and distrutta all'inizio del XVIII secolo durante la guerra contro la Francia. Nel 1616 il cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca, inizi i lavori di costruzione, ai piedi della collina torinese, di quella che sarebbe poi diventata nota come Villa della Regina Solo nel 1620 Carlo Emanuele I pot dare inizio ai lavori di ampliamento della citt. La scelta cadde sul progetto realizzato da Carlo di Castellamonte, progetto che prevedeva lo sviluppo della citt moderna intorno ad un grande piazza centrale (attuale piazza San Carlo), con ruolo di mercato, dotata di portici per accogliere le botteghe artigiane e con le vie che mantenevano la struttura a scacchiera del reticolo viario. Anche la cinta difensiva sub alcune modifiche legate soprattutto allo spostamento delle porte: l'espansione della citt comport l'abbattimento della

porta detta Marmorea che fu sostituita dalla Porta Nuova al termine della omonima via (attuale Via Roma); la porta verso Susa venne spostata in prossimit di un bastione della cinta muraria mentre l'antica porta Segusina era gi scomparsa nel 1585; anche le Porte Palatine persero la loro funzione viaria e la Porta di Palazzo venne spostata tra i due bastioni eretti sul lato nord della cinta. Carlo Emanuele I si occup anche della cultura, e volle alla sua corte uomini di lettere, quali Torquato Tasso, Gabriello Chiabrera, Fulvio Testi, Gianbattista Marino, Alessandro Tassoni: il duca stesso, uomo colto e raffinato (suo precettore era stato Giovanni Botero), si cimentava in poesia.

Principisti e Madamisti

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Nel 1630 la morte del duca, che apr una nuova fase di instabilit nella guida dello stato e una violenta epidemia di peste posero un pesante freno allo sviluppo della citt che sub l'abbandono a causa del morbo e le devastazioni causate dalla guerra civile. La peste [modifica] L'epidemia di peste che si scaten a Torino nel 1630 fu ben peggiore di quella che aveva colpito la citt nel 1599; nei giorni peggiori si raggiunsero, a detta dei cronisti dell'epoca, anche i 150-200 decessi al giorno. I moribondi, per i quali, come del resto era triste consuetudine a quel tempo, non si avevano cure efficaci, venivano ospitati nei lazzaretti siti oltre le mura cittadine, negli attuali Borgo Dora e Madonna di Campagna. La citt rapidamente si svuot. Chi poteva, ovvero i nobili e la loro servit, trovarono rifugio nelle tenute fuori Torino, ove il rischio di contagio era meno alto. La corte, dal canto suo, si stabil a Cherasco. Rimasero soltanto undicimila cittadini, dei quali ben tremila non sopravvissero al morbo. A sorvegliare la capitale, prestando soccorso alla popolazione, rimase anche il sindaco, Giovanni Francesco Bellezia: il comune lo ricord intitolandogli una delle vie pi antiche, nel cosiddetto Quadrilatero Romano. La guerra civile [modifica] Nel 1637 mor, di febbri malariche a Vercelli, il duca Vittorio Amedeo I lasciando lo stato al figlio Francesco Giacinto di pochi anni; la reggenza assunta da Maria Cristina di Borbone-Francia, consorte del defunto duca e sorella del re di Francia, venne contestata dai fratelli del duca scomparso: i principi Maurizio e Tomaso. Questi ultimi temendo un ulteriore spostamento della politica del ducato nella sfera d'influenza francese chiesero la creazione di un consiglio di reggenza, proposta che la reggente, detta Madama Reale rifiut. In breve lo scontro all'interno della famiglia sabauda divent scontro tra Francia e Spagna per il controllo di Savoia e Piemonte.

Il confronto divenne in breve tempo militare ed il 27 luglio 1639 i principisti appoggiati da truppe al servizio della Spagna conquistano Torino senza per riuscire ad entrare nella cittadella, presidiata da truppe francesi. Dalla cittadella di spar sulla citt, che sub danni abbastanza consistenti, dai bastioni si bombard la cittadella mentre a partire dal maggio 1640 un esercito francese assedi la citt minacciato a sua volta dall'esercito spagnolo. Questa situazione di doppio assedio viene citata nel romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris:

... e che Quasimodo difendeva, allo stesso tempo assedianti e assediati, si trovavano nella singolare situazione nella quale si ritrov poi, durante il famoso assedio di Torino del 1640, tra il principe Tommaso di Savoia che assediava e il marchese di Leganez che lo bloccava, Henri d'Harcourt, Taurinum obsessor idem et obsessus, come recita il suo epitaffio. Libro X, Capitolo VII.

Nel settembre dello stesso anno la situazione si risolse: i principi Maurizio e Tomaso lasciarono la citt con le loro truppe e nel 1642 si giunse ad un accordo definitivo tra i contendenti, accordo che vide la reggente, Madama Reale, ben salda al potere, posizione che mantenne fino alla morte anche dopo che il duca Carlo Emanuele II, successo al fratello morto in tener et, giunse alla maturit.

La citt si espande

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Malgrado lo spopolamento dovuto alla peste, i danni causati dalla guerra civile ed il continuo stato di guerra che caratterizza la seconda met del XVII secolo Torino aument la sua popolazione: dai 36.649 abitanti del 1631 ai 43.866 del 1702. Gli imponenti lavori di fortificazione e l'erezione, da parte della nobilt, di palazzi e residenze comportarono l'afflusso in citt di manodopera sia generica, sterratori, muratori, carpentieri, che maggiormente specializzata come, decoratori e tappezzieri. Tra gli edifici di maggior rilievo realizzati nella seconda met del XVII secolo: il nuovo Palazzo Ducale (architetto Amedeo di Castellamonte 1658), la Cappella della Sindone (architetto Guarini, 1666), il Palazzo Carignano (Guarini 1680), il Palazzo Barolo (Baroncelli), il nuovo Palazzo di Citt (Lanfranchi), l'Arsenale (Amedeo di Castellamonte), la ricostruzione della manica che collegava il palazzo ducale con il castello andata distrutta da un incendio nel 1657,i Giardini del palazzo (1697). Anche il circondario della citt vede l'edificazione, o il restauro, di nuove ville e palazzi: nel 1660 completato, nella forma che mantiene tuttora, il Castello del Valentino e nel 1661 Amedeo di Castellamonte inizia i lavori della Reggia di Venaria Reale

Per sopperire alla necessit di spazio edificabile si abbatterono le mura romane e filibertiane e la stessa Porta Nuova erette nel 1620 che ancora dividevano la citta vecchia dalla citt moderna (primo ampliamento) e si cominci a progettare un secondo ampliamento della cinta muraria. Il 23 ottobre 1673 il duca Carlo Emanuele II pos la prima pietra del secondo ampliamento cittadino, che questa volta includeva dentro le mura torinesi l'area verso il fiume: non a caso, l'arteria principale della nuova sezione, detta Contrada di Po, venne battezzata, appunto, Via di Po. I confini della nuova area correvano da Via Accademia delle Scienze a Via San Francesco da Paola, quindi toccavano le attuali Piazza Cavour, via Maria Vittoria, Piazza Vittorio Veneto, congiungendosi infine con i Giardini Reali. La piazza principale della nuova estensione torinese venne intitolata a Carlo Emanuele II. Tra il 1660 ed il 1682 venne realizzata, per volere ducale l'opera: Theatrum Statuum Sabaudiae allo scopo di conservare e illustrare citt, luoghi e monumenti di Savoia e Piemonte (una preziosa copia colorata dell'opera conservata presso la Biblioteca Reale). All'interno del nuovo ampliamento trov anche posto tra le vie San Filippo (attuale via Maria Vittoria), Scuderie del principe di Carignano (via Bogino), via d'Angennes (via Principe Amedeo) e via San Francesco da Paola il ghetto ebraico che venne istituito nel 1679.

Da capitale di un ducato a capitale di un regno


L'assedio del 1706 [modifica]

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All'inizio del XVIII secolo, durante la guerra di successione spagnola, Torino venne pi volte minacciata dall'esercito francese che, dopo alterne vicende, stava portando scompiglio nel Piemonte sabaudo. Nel 1705 l'assedio venne evitato per mancanza di rinforzi francesi ma, l'anno successivo, la citt venne circondata e sottoposta all'assedio per 117 giorni. La cittadella voluta dal duca Testa di Ferro resistette eroicamente,[10] anche grazie all'ausilio delle note gallerie di contromina e al sacrificio di uomini quali Pietro Micca, la cui morte ferm l'avanzata delle truppe nemiche nei cunicoli della Mezzaluna. Liberata infine dalle forze austro-piemontesi capitanate da Vittorio Amedeo II di Savoia e suo cugino Eugenio, la citt divenne, dopo il trattato di Utrecht, capitale del Regno di Sicilia, poi scambiato, in ottemperanza del Trattato di Londra del 1718, con il Regno di Sardegna. Inoltre, nello stesso anno, per ringraziare la Madonna per il voto fatto ed esaudito, il re fece costruire sulla collina che domina la citt, una chiesa che fosse visibile da ogni angolo di Torino: la celebre Basilica di Superga.

Torino reale

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Dopo la grande paura del 1706 Torino si espanse lentamente, grazie anche all'operato di grandi architetti che ebbero il compito di rendere la citt degna del nuovo rango di capitale di un regno. Malgrado le continue guerre in cui fu coinvolto il Regno di Sardegna solamente nel 1745 la citt fu nuovamente

minacciata direttamente dalla guerra, circostanza che caus un arresto nella crescita della popolazione. In citt, venne completato il Palazzo Reale, evoluzione della precedente residenza dei duchi di Savoia; piazza Castello venne completata con imponenti palazzi creati per farne il palcoscenico della vita politica. Venne anche inaugurato, nel (1740), il teatro Regio, realizzato da Benedetto Alfieri su un progetto originale di Carlo di Castellamonte. Nel 1752, su un'area gi destinata a spettacoli equestri e circensi venne realizzato il Teatro Carignano che distrutto da un incendio nel 1786 venne tosto ricostruito nella foggia che conserva tuttora. L'aumento della popolazione rese necessario l'innalzamento degli edifici cittadini che raggiunsero anche i cinque o sei piani presentando, spesso, una stratificazione sociale verticale: il primo piano, detto piano nobile, ospitava l'aristocrazia mentre il piano superiore era abitato dalle famiglie borghesi; al di sopra abitavano la servit ed i lavoratori delle botteghe e delle prime forme di industria. L'organizzazione della citt, divisa in quattro quartieri, si basava sui cantoni che raggruppavano, di regola, due isole ed erano gestiti da un capocantoniere, scelto dai decurioni che reggevano il comune. Agli inizi del XVIII secolo si contavano 119 isole raggruppate in 60 cantoni. Nel 1777 venne aperto il primo cimitero di Torino quello di San Pietro in Vincoli, fuori dalla Porta di Palazzo, quasi in riva alla Dora, segnando cos l'abbandono dell'usanza delle sepolture all'interno delle chiese. Un esercito di artisti lavor ai cantieri delle residenze sabaude tutto intorno alla citt, residenze tra le quali si ricordano la Reggia di Venaria Reale, il Castello di Moncalieri, la Palazzina di caccia di Stupinigi. Oltre alle grandi residenze sabaude il territorio intorno alla citt, e soprattutto la collina, ospit quelle che erano dette vigne, residenze estive delle famiglie pi abbienti, sia aristocratiche che borghesi, e contemporaneamente luoghi di produzione di frutta ed ortaggi destinati alle mense dei loro proprietari. Sempre all'esterno della citt incominciarono a delinearsi alcuni dei grandi viali alberati che saranno poi tipici della citt: il viale rettilineo che conduceva al castello di Rivoli (l'attuale corso Francia), quello che andava in direzione della Palazzina di Caccia di Stupinigi ( l'attuale corso Unione Sovietica) e quello che conduceva al Castello del Valentino, uscendo dalla Porta Nuova (lungo le attuali via Nizza e corso Marconi) I sovrani che si succedettero nel XVIII secolo: (Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III) fecero di Torino una citt in piena crescita, anche se la produzione industriale rimanesse scarsa e la povert molta. Il conservatorismo della monarchia, ritenuta assoluta, e la totale negazione di ogni principio non solo illuministico, ma anche della nascente industria, fecero del Piemonte uno stato s potente (se paragonato al resto d'Italia), ma arretrato rispetto alle grandi potenze commerciali quali l'Inghilterra.

Ricorda Giovanni Andrea Pauletti, storico secentesco:

In quanto alla Corte, bisogna assolutamente confessare ch'ella sia la pi considerabile d'Italia, attrahendo la primaria nobilt del Piamonte, della Sauoia e molti altri paesi remoti
(Andrea Pauletti, Historia di Torino)

Ferveva, nondimeno, l'attivit intellettuale, anche se la politica di Casa Savoia, poco avvezza alle idee professate dagli illuministi, cercava di arginare il sorgere di dottrine poco ortodosse mediante delle leggi che sono riportate dall'Alfieri:

Esisteva in quel tempo in Piemonte una legge che dice: sar pur anche proibito a chicchessia di
fare stampare libri o altri scritti furi de' nostri Stati, senza licenza de' Revisori, sotto pena di scudi sessanta od altra maggiore. [...] i vassalli abitanti ne' nostri Stati non potranno assentarsi dai medesimi senza nostra licenza in iscritto. (Vittorio Alfieri, Vita di Vittorio Alfieri da Asti)

A Torino, ciononostante, si trovavano in quegli anni, oltre a Vittorio Alfieri, anche Joseph-Louis Lagrange, Giovanni Battista Bodoni, Giovanni Battista Beccaria, Carlo Botta: l'Accademia delle Scienze di Torino era rinomata a livello internazionale. Sar tra personaggi intellettuali e dell'alta borghesia (in particolare, tra i sopra citati, il Botta) che sorgeranno rapidamente, sul finire del settecento, le prime logge massoniche torinesi e, allo scoppio della Rivoluzione Francese, molti teorizzarono un'analoga "Rivoluzione Piemontese".

XIX secolo

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Torino francese

L'8 dicembre 1798, dopo un conflitto durato alcuni anni, Carlo Emanuele IV di Savoia, alleato dell'impero asburgico, in contrapposizione alla Francia del Direttorio, sconfitto lasci Torino per ritirarsi in Sardegna dopo aver rinunciato ai suoi diritti sul Piemonte e la Savoia. In piazza Castello fu innalzato l'albero della libert, il consiglio decurionale fu sciolto e sostituito da una municipalit di tipo francese con a capo un maire, molte vie piazze cambiarono nome, sorsero svariati clubs politici e venne introdotto l'uso dell'appellativo cittadino: ... si aboliscono generalmente tutti i titoli, divise e distinzioni di nobilt, si user il solo titolo di cittadino... Secondo gli ordini espressi il 19 messidoro dell'anno VIII della Repubblica, l'articolo III Venne creata una entit statale detta Repubblica Piemontese ma subito si inizi a discutere se Torino, ed il Piemonte, dovessero unirsi alla Repubblica Cisalpina creata a Milano oppure dovessero unirsi direttamente alla Francia. Nel 1799, in seguito ad un plebiscito, pilotato dal governo francese, la citt ed

il Piemonte vennero uniti alla Francia; Torino divenne il capoluogo del dipartimento dell'Eridano. Questa prima fase di occupazione francese dur meno di un anno infatti il 25 maggio 1799 le truppe russe al comando del generale Suvorov entrarono in citt, grazie ad un accordo con alcuni comandanti della neonata Guardia Nazionale che permisero loro il passaggio dalla Porta di Po, e assediarono la guarnigione francese rinchiusasi nella cittadella. Il 22 giugno, dopo quattro giorni di scontri, la guarnigione francese capitol lasciando la fortezza torinese. I nuovi occupanti abolirono tutte le modifiche alla gestione della citt e dello stato sabaudo introdotte dai francesi richiamando Carlo Emanuele IV da suo esilio in Sardegna. Anche questa fase di restaurazione ebbe vita breve, il 22 giugno 1800, Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, entr in Torino dopo aver sconfitto a Marengo l'esercito austriaco. La prima decisione presa da Napoleone fu l'ordine di abbattere le porte ed i bastioni della citt salvando solamente la cittadella ed i bastioni di San Giovanni e Santa Adelaide ove in in seguito sorse il Giardino dei Ripari (attuali aiuola Balbo, piazza Maria Teresa e giardino Cavour). Anche i bastioni siti all'interno dei giardini del Palazzo Reale non furono abbattuti. In realt durante l'occupazione francese l'operazione riguard principalmente le porte della citt mentre il sistema dei bastioni scomparve negli anni successivi. Dal 1800 al 1814 Torino fu una citt francese; la lingua ufficiale dell'amministrazione e dell'istruzione divenne il francese, molte vie ebbero nomi di personaggi legati alla rivoluzione o agli ideali di questa, la ghigliottina, eretta in piazza Carlo Emanuele (piazza Carlina), sostitu il ceppo ed il capestro, la citt ed la regione fornirono coscritti agli imperiali. Nel 1803, anche in seguito alle difficolt nei rifornimenti di vettovaglie, comparve nei mercati della citt un nuovo cibo: la patata. La popolazione della citt diminu negli anni dell'occupazione francese soprattutto a causa della mancanza di lavoro per molti degli impieghi che ruotavano intorno alla presenza della corte sabauda, nel 1814 la citt conta 65.548 abitanti contro gli 80.752 del 1799.[11] Napoleone visit pi volte la citt, ove il palazzo reale venne ribattezzato Palazzo Imperiale, e nel dicembre del 1807 firm, durante una delle sue visite, il decreto che autorizz la municipalit ad erigere, a sue spese, un nuovo ponte sul Po in sostituzione di quello di legno. Come contributo all'opera la municipalit ebbe la possibilit di utilizzare i materiali ricavati dalla demolizione delle porte ed il lavoro di prigionieri di guerra spagnoli. Per ironia della sorte il nuovo ponte a cinque arcate, che esiste tuttora, venne inaugurato da Vittorio Emanuele I al suo rientro in citt nel 1814. Nel 1808 con l'intento di migliorare l'integrazione del Piemonte con la Francia il ruolo di governatore dei dipartimenti dell'Oltre Alpi venne assegnato ad un membro della famiglia imperiale e precisamente al principe romano Camillo Borghese consorte della sorella di Napoleone Paolina.

Il nuovo governatore si insedi non nel Palazzo Imperiale bens a Palazzo Chiablese ove organizz una corte sul modello di quella di Parigi senza per riuscire a soddisfare la consorte che trov sempre Torino "grigia e noiosa". Il 27 aprile 1814, in seguito alle ripetute sconfitte subite dai francesi, prima in Russia, poi a Lipsia, Camillo Borghese firm la convenzione per lo sgombero dei presidi francesi dalla citt abbandonandola subito dopo

Torino nella Restaurazione

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L'8 maggio 1814 truppe austriache entrarono in Torino, in sostituzione di quelle francesi appena partite, seguite, il venti dello stesso mese, da Vittorio Emanuele I restaurato nei suoi precedenti domini da un bando emesso il 25 aprile precedente. Tutte le leggi emanate nel periodo di occupazione furono abolite e coloro che avevano lavorato per l'occupante epurati ed allontanati dalle cariche ricoperte; questo tentativo di riportare indietro le lancette della storia come se nulla fosse accaduto pes pesantemente sul successivo sviluppo della citt che si ritrov fortemente indebitata e povera di validi amministratori. Il 30 agosto 1815 il collegio dei decurioni della citt, che aveva ripreso le sue funzioni, decise di erigere sulla sponda destra del Po, di fronte al ponte appena eretto una chiesa in ricordo e ringraziamento del ritorno della dinastia sabauda. La chiesa detta Gran Madre di Dio venne effettivamente edificata poi tra il 1818 ed il 1831. Sul frontone si possono ancora leggere le parole:

Ordo populusque Taurinus ob adventum Regis (la citt ed il popolo di Torino per il ritorno del re)

Nel 1821 la tensione tra progressisti e reazionari si accentu, anche in Torino, a seguito degli avvenimenti europei (sostituzione spagnola, rivolta del generale Pepe nel napoletano, l'uccisione dell'erede al trono di Francia). I progressisti erano rappresentati da Prospero Balbo, gi rettore dell'Universit durante il periodo napoleonico e da poco richiamato da un dorato esilio in Sardegna con il ruolo di vicer, la reazione trov voce in Guglielmo Borgarelli. Nei primi giorni del marzo 1821 la guarnigione della cittadella di Alessandria dette inizio al moto rivoluzionario chiedendo la proclamazione della costituzione spagnola anche in Piemonte e la guerra contro l'impero Asburgico. Il 12 marzo anche la cittadella di Torino si un al moto di rivolta. Il giorno stesso Vittorio Emanuele I bloccato tra la repressione ed il cedere alla rivolta scelse di abdicare in favore del fratello Carlo Felice. Essendo questi assente venne nominato reggente il principe di Carignano Carlo Alberto appartenente alla famiglia dei Savoia-Carignano. I moti del 1821 ebbero vita breve, privi di appoggi internazionali e sotto la minaccia dell'intervento militare austriaco, i rivoltosi furono sconfitti in breve

tempo. Gi l'8 aprile la cittadella di Torino venne abbandonata dalle truppe costituzionaliste. Carlo Felice, il nuovo re, che poco amava Torino, istitu un regime autoritario e bigotto dove la polizia e la chiesa soffocavano ogni accenno di idee anche solo lievemente progressiste. L'Universit, considerata crogliolo di idee pericolose, venne chiusa nell'aprile del 1821 per essere riaperta, anche se in tono minore e orbata di alcuni insegnamenti, solo nel 1823. Nel 1828 venne organizzato, da parte del sacerdote Giuseppe Benedetto Cottolengo, il Deposito de' poveri infermi del Corpus Domini che, dopo il suo trasferimento, nel 1832, in Borgo Dora, prese il nome, che conserva tuttora, di Piccola Casa della Divina Provvidenza, pi conosciuto come Cottolengo.

Torino si trasforma
Sotto il regno di Carlo Alberto, Torino miglior la sua urbanistica, oltre che la sua potenza a livello politico: venne coperto il canale posto in via Garibaldi e dato inizio alla realizzazione di una rete fognaria. Vennero anche derivati sette nuovi canali lungo la Dora per fornire energia alle nascenti industrie, vennero lastricate vie importanti, quali Via Palazzo di Citt, e piazze (in particolare, venne riqualificata Piazza Castello), in Piazza San Carlo venne posta la grande statua di Carlo Marochetti raffigurante Emanuele Filiberto. Anche l'istruzione ricevette un incentivo:[12] nel 1845 vennero fondate le prime scuole professionali. Per il sistema di trasporti, il governo di Carlo Alberto approv la costruzione della linea ferroviaria Torino-Genova, che venne prima realizzata in prova nella tratta Torino-Moncalieri 27 marzo 1848, e poi continuata negli anni seguenti. In quello che venne successivamente definito decennio di preparazione, Torino si predisponeva a diventare la futura capitale d'Italia. La citt cresceva (nel 1849 contava 130.000 abitanti), e si espandeva verso le zone del Valdocco, di Vanchiglia e di Borgo San Donato.

Malgrado la scarsa vitalit della citt ritenuta da molti stranieri di passaggio come una delle citt pi noiose d'Europa Torino crebbe negli anni del regno di Carlo Felice passando da 89.000 abitanti nel 1821 ai 127.000 del 1831. Per

soddisfare la fame di alloggi ancora una volta vengono elargiti privilegi fiscali a coloro che costruiscono. Sul vasto spazio rimasto libero dall'abbattimento della Porta di Po e dei bastioni relativi viene edificata l'attuale piazza Vittorio,[13] mentre nell'area circostante costruito, a partire dal 1822, l'elegante Borgo Nuovo, caratterizzato ancor oggi dalle abitazioni neoclassiche destinate un tempo alla nobilt cittadina. Con la salita al trono di Carlo Alberto inizi anche per Torino una nuova fase di sviluppo. Il nuovo sovrano, pur muovendosi con grande attenzione e lentezza, oper per riorganizzare l'economia dello stato sabaudo e della sua capitale. Di questi anni la realizzazione del ponte Mosca (dal nome del suo progettista), sulla Dora, e l'apertura, sui terreni del rovinato parco ducale, del Cimitero Generale. La citt cresce soprattutto intorno ai viali alberati che hanno sostituito i demoliti bastioni cittadini, nella zona degli attuali corsi San Maurizio e Regina Margherita, intorno all'attuale Corso Palestro e nell'area del Viale dei Platani (ora corso Vittorio Emanuele II). Anche l'istruzione ricevette un nuovo impulso liberandosi, almeno in parte dalle pastoie imposte dal regime assolutista di Carlo Felice, nel 1844 la direzione dell'universit venne affidata ad un laico dopo decenni di controllo ecclesiastico. Gli insegnamenti che dopo il 1823 erano stati dispersi a Vercelli ed a Novara vennero riportati in citt e vennero istituite nuove cattedre. Nel 1847 sorse, su stimolo di Camillo Cavour, la Banca di Torino la cui fusione, poco dopo, con quella di Genova, gett le basi per la creazione successiva della Banca Nazionale del Regno ed infine, nel 1898, della Banca d'Italia. I fatti del 1848: la concessione dello Statuto Albertino e la inconcludente guerra contro l'impero Asburgico, vedono accendersi anche a Torino il dibattito politico, la citt turbata ed eccitata da manifestazioni di piazza per la concessione della costituzione e la dichiarazione di guerra, da parate militari delle truppe in partenza per il fronte e dalle polemiche seguite alla sconfitta. Anche gli antichi palazzi torinesi dovettero adattarsi alla nuova situazione: a Palazzo Carignano venne ospitata la Camera dei deputati mentre Palazzo Madama, in piazza Castello, divenne la sede del Senato. Dopo il 1849 il nuovo re, Vittorio Emanuele II, persegu (o sarebbe meglio dire il ministro Cavour) una politica improntata sulla preparazione del Piemonte per ritentare la guerra. Lo stato sabaudo, e Torino, ospitarono un grande numero di esuli politici fuggiti dalle altre regioni italiane dopo la sconfitta del 1848 e ci contribu a fare della citt un centro culturalmente e politicamente attivo e vivace caratterizzato da un dibattito politico, dentro e fuori dal parlamento, serrato e spesso rude, alla continua nascita e morte di periodici delle pi diverse tendenze. L'approvazione, nel 1850, delle legge Siccardi, che aboliva i privilegi ecclesiastici di stampo feudale, apr un lungo contenzioso tra la gerarchia della chiesa cattolica e lo stato sabaudo.

Nel decennio tra il 1849 ed il 1859 grande impulso ricevettero anche i trasporti: venne completata la ferrovia Torino-Genova, vennero realizzati collegamenti con altre citt del Piemonte, si cominci a ipotizzare la realizzazione di un grande nodo ferroviario a cui convergessero tutte le linee (la successiva stazione di Porta Nuova) e, nel 1857, vennero iniziati i lavori di scavo del traforo del Frejus che avrebbe dovuto collegare il Piemonte con la Savoia. In citt il continuo aumento della popolazione e la conseguente ricerca di terreni edificabili port alla scomparsa, nel 1856, della cittadella cinquecentesca che, dismesso ormai il suo ruolo militare, vide scomparire i suoi bastioni uno ad uno per fare spazio a nuove strade fiancheggiate da edifici; l'unica parte sopravvissuta il mastio. Nel 1861 al termine della seconda guerra di indipendenza e dell'Impresa dei Mille che portarono alla nascita del regno d'Italia, Torino divenne la prima capitale dell'Italia.

La capitale lascia Torino

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Nel 1865, varie valutazioni di tipo politico ed anche il desiderio di spiemontizzare la dinastia ora italiana portarono alla decisione di trasferire la capitale a Firenze. Il trasferimento della capitale non fu indolore: il 21 e il 22 settembre le proteste di piazza contro il re e, soprattutto, contro il bolognese Marco Minghetti,allora presidente del Consiglio dei ministri, accusato di aver architettato lo spostamento della capitale per un'antipatia verso i piemontesi, vennero sedate nel sangue, con un ingiustificato dispiegamento delle forze militari che costarono una trentina di morti e oltre centosessanta feriti.

La Chiesa torinese nell'Ottocento


Numerosi sono le figure rilevanti ricordate dalla chiesa cattolica nella Torino del XIX secolo: Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza; Giovanni Bosco fondatore del movimento salesiano; Leonardo Murialdo, fondatore della Congregazione di San Giuseppe; Giuseppe Cafasso, il rincuoratore degl'impiccati al Rond dla forca; Maria Domenica Mazzarello; Domenico Savio; Francesco Fa di Bruno

Causa delle proteste, oltre a motivi di ordine campanilistico, fu l'allontanamento dalla citt di un rilevante numero di posti di lavoro legati alla presenza dei ministeri con la conseguente costrizione verso gli impiegati degli stessi di trasferirsi o perdere l'impiego. Il sindaco, Emanuele Luserna, rifiut l'indennizzo in denaro offerto alla citt dal governo per la perdita del titolo di capitale. Cos lo scrittore Olindo Guerrini ricorda il trasferimento della capitale: Oh, i presagi tristi per l'avvenire di Torino che si facevano al tempo del trasporto della capitale! E

li facevano i torinesi stessi, che per un momento perdettero la fiducia in s medesimi. Pare invece che il perder la capitale sia stata una fortuna. Almeno questa ricchezza, questa operosit non sono artificiali, non sono dipendenti da uno stato di cose e da tutta una clientela variabili e mal fidi. Le capitali vogliono una ostentazione di lusso improduttivo che non ricchezza, ma simulacro di opulenza, spreco di capitali, fumo senza arrosto: e Firenze informi. Torino invece, perdendo la capitale, s' messo a cercare il lavoro produttivo, s' dato al serio e, invece di perdere, ha guadagnato (Olindo Guerrini, Brani di vita, libro primo)

Alla perdita di importanza politica la citt rispose negli anni seguenti dando inizio a quello sviluppo industriale che l'avrebbe resa in seguito cos rilevante per l'economia nazionale. In effetti, gi dal 1866 Giovanni Filippo Galvagno, appena divenuto sindaco, oper in direzione dello sviluppo dell'industria promuovendo la realizzazione di una rete di canali aventi la funzione di fornire, tramite mulini a ruota, energia alle prime industrie.

Lo sviluppo industriale della fine del XIX secolo

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Con il trasferimento della capitale ed il conseguente abbandono della citt da parte degli uffici, ed altre attivit, ad essa collegati (come ministeri, ambasciate, etc) per Torino inizi una fase di crisi che vide la popolazione calare dalle 220.000 unit del 1864 alla 193.000 del 1870. Tramontata la possibilit di divenire un importante polo di servizi la citt diresse il suo sviluppo verso l'industria dando inizio al processo che l'avrebbe portata a divenire, nel secolo seguente, uno dei principali centri industriali d'Italia. Nel 1860 venne fondata la Scuola di Applicazione per ingegneri che, agli inizi del XX secolo, si fuse poi con la Scuola Superiore del Museo Industriale (nata nel 1866) dando vita al prestigioso Politecnico di Torino. Nel 1861 la principale attivit industriale della citt era la lavorazione della seta che poteva contare su circa 1000 telai distribuiti tra una ventina di manifatture di cui la maggiore era la Regia Manifattura Privilegiata sita in Borgo Dora. Intorno agli anni '80 del secolo inizi a definirsi la vocazione meccanica della citt con la creazione delle Officine Savigliano destinate alla produzione di materiale rotabile per le ferrovie, che stavano vivendo una potente fase di sviluppo. Sempre nel 1880 inizi la produzione di cavi elettrici da parte dell'azienda che negli anni seguenti divent, poi, la CEAT. Nel 1898, proprio sulla fine del secolo, venne fondata la FIAT che diventer, nella seconda met del XX secolo, la fabbrica di Torino determinandone, per anni, lo stesso sviluppo. A fare da motore, e vetrina, allo sviluppo industriale furono le esposizioni che, con sufficiente regolarit, proposero nuove invenzioni e illustrarono la realt produttiva piemontese. Nel 1884 L'Esposizione Generale ebbe come punto focale il padiglione sull'elettricit, che stava allora muovendo i suoi primi passi dal punto di vista della tecnologia.

All'esposizione del 1884 legata anche la costruzione del Borgo Medioevale, struttura pensata come temporanea divenuta poi permanente, realizzata da Alfredo d'Andrade, e che volle essere una summa dell'architettura medioevale di Piemonte e Valle d'Aosta. Lo sviluppo edilizio si concentr sulle aree limitrofe ai grandi viali alberati che avevano preso il posto dei bastioni della cinta difensiva. Nell'area intorno all'incrocio tra gli attuali corsi Inghilterra e Vittorio Emanuele II sorsero tra il 1860 ed il 1870 vari edifici che caratterizzeranno la citt anche nel secolo seguente: le carceri nuove (1862), il mattatoio civico (1866, demolito nel 1973), il mercato del bestiame (1870). Nel 1864 ebbero inizio i lavori di costruzione della Mole Antonelliana che, inizialmente progettata con funzioni di sinagoga ebraica, vide, durante la lunga e travagliata fase di costruzione, mutare funzioni e aspetto fino a diventare, sul finire del secolo, la sede del Museo del Risorgimento (ora ospitato a Palazzo Carignano) ed il simbolo stesso della citt. La proibizione di edificare a scopo residenziale all'esterno della cinta daziaria della citt port alla formazione delle barriere operaie (Barriera di Milano (Torino), Barriera di Nizza) ossia dei quartieri sorti a ridosso dei punti di transito nella cinta del dazio posizionati il pi vicino possibile ai nascenti poli industriali che sorgevano al di fuori della cinta stessa e spesso in prossimit delle linee ferroviarie. Negli anni 1887/1888 una pesante crisi nella finanza comport un rallentamento nello sviluppo della citt, rallentamento i cui effetti si fecero sentire fino agli inizi del XX secolo. Anche la realt sociopolitica di Torino mut seguendo le trasformazioni della citt stessa . La presenza di una nutrita componente operaia[14] fu il sostrato per la formazione dei primi nuclei socialisti che nel 1897 entrarono anche nel consiglio comunale. Anche il movimento sindacale mosse i suoi primi passi e nel 1891 venne costituita la Camera del Lavoro. La stessa struttura viaria della citt risult influenzata dai cambiamenti sociali, nel 1885, anche in relazione a quanto accaduto a Parigi durante la Comune dove le strette strade della citta vecchia erano state facilmente ostruite con barricate dai rivoltosi, venne decisa l'apertura di via Pietro Micca, tagliando trasversalmente le antiche insule risalenti alla planimetria romana, per collegare con una via ampia, e quindi pi difficilmente bloccabile, piazza Castello e la zona circostante, ove si trovavano tutti i centri di potere della citt, con la caserma Cernaia sorta nell'area dei bastioni della demolita cittadella cinquecentesca.

Il XX secolo

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Inizio secolo e la I guerra mondiale

Nella prima met del novecento, Torino increment la sua caratterizzazione in senso industriale sviluppando una produzione che poi, durante la I guerra mondiale, divenne prevalentemente di tipo militare.

Nel 1911, in occasione delle celebrazioni per i cinquanta anni dell'unit d'Italia venne organizzata una nuova Esposizione Internazionale dedicata alla produzione industriale ancora una volta situata intorno all'area del Parco del Valentino ed i cui padiglioni, o almeno parte di essi, vennero poi adibiti a sedi universitarie per la facolt di medicina e per i corsi di laurea in chimica e fisica (questo il motivo per cui gli edifici che ospitano parte della facolt di medicina prospicienti corso Massimo d'Azeglio sono sormontati da un minareto essendo stati, in origine, eretti per ospitare i padiglioni degli stati del Medio Oriente). La presenza di una consistente realt operaia fu il substrato su cui si svilupparono, nella Torino degli inizi del XX secolo, sindacati, organizzazioni operaie, societ di mutuo soccorso che dettero vita ad un vivace, e talvolta aspro, confronto tra la componente operaia e le altre classi sociali. Anche in occasione della I guerra mondiale l'atteggiamento della citt fu abbastanza tiepido e con una forte adesione, soprattutto da parte dei ceti popolari, alle idee non interventiste. Nel 1917 si ebbero anche scioperi e manifestazioni di protesta che, nate dal malcontento causato dall'aumento dei prezzi, si svilupparono in vera e propria rivolta contro la guerra e furono duramente represse lasciando sul terreno anche numerosi morti. Tra le industrie che si svilupparono nella Torino dei primi anni del secolo va ricordata anche cinematografica che ebbe il maggior sviluppo negli anni precedenti la guerra con la realizzazione del film Cabiria, per la regia di Giovanni Pastrone, pellicola considerata il primo kolossal prodotto in Italia.

Il fascismo e la II guerra mondiale

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Il primo dopoguerra ed il Biennio Rosso [modifica] Con la fine della guerra si ebbe un acuirsi dei conflitti sociali. La popolazione difatti, gi pesantemente segnata dalla guerra, dovette far fronte ad un forte aumento dei prezzi dei viveri. Tutto questo combinato con le notizie del successo della Rivoluzione Russa e delle rivolte socialiste in molti paesi europei, come la Germania e l'Ungheria, contribuirono a portare il paese ad un passo dalla rivoluzione, durante il cosiddetto Biennio Rosso (1919-1920), di cui Torino fu una delle citt pi coinvolte. Durante gli scioperi ad oltranza, nati inizialmente per ottenere aumenti salariali, questi sfociarono in vere e proprie occupazioni delle fabbriche con gestione diretta della produzione da parte degli operai stessi.[15] Il periodo fascista [modifica] Anche a causa del fallito tentativo rivoluzionario, dovuto a divisioni interne ai socialisti che porteranno alla nascita del PCI, parte della societ si avvicin in chiave antisocialista a posizioni pi autoritarie che favorirono la salita al potere del fascismo. Negli anni trenta, molte zone della citt furono oggetto di trasformazioni che ne ridisegnarono la precedente architettura. In particolare, Via Roma, che dal 1933 al 28 ottobre 1937 venne completamente sventrata, al fine di crearvi i

monumentali portici che ancora la sovrastano. Vennero eretti nuovi edifici e altri vennero abbattuti: tra le innovazioni, quello che viene ricordato come il trenino, una corriera che, lungo Corso Francia, raggiungeva Rivoli, poi soppresso con gli anni: la sua sede era presso via Principi d'Acaia, e correva nella prima tratta nel centro cittadino lungo un percorso sotterraneo, ritrovato durante i lavori per la metropolitana. Presso Piazza Castello, il fascismo decise la costruzione della Torre Littoria, forse il primo grattacielo di Torino (se si esclude la Mole Antonelliana): l'architetto incaricato della costruzione, che ovviamente venne eseguita abbattendo i precedenti edifici, fu Armando Melis de Villa. L'opposizione al fascismo [modifica] Nell'ambito culturale, forte fu l'influenza di due grandi personalit: Piero Gobetti ed Antonio Gramsci. Il primo fu attivo nelle riviste Energie Nove, Il Baretti, La Rivoluzione liberale, il secondo fu giornalista e direttore dell'Ordine Nuovo. Tali giornali, ma soprattutto Gobetti e Gramsci, saranno vittime del fascismo insieme a numerosi altri intellettuali. Gobetti sar costretto a riparare in Francia, dove morir in seguito alle lesioni di un'aggressione squadrista, Gramsci sar invece arrestato e morir in prigione, dove scriver peraltro i famosi "Quaderni del carcere". Nel 1931 il regime impose ai professori universitari il giuramento di fedelt al fascismo; vi si opposero soltanto in dodici, di cui molti dell'Universit di Torino, tra cui Lionello Venturi, Mario Carrara e Francesco Ruffini. A quest'ultimi due, dopo la caduta del regime, la citt dedicher due importanti parchi cittadini: il Parco Carrara ed il Parco Ruffini. Lo scoppio della seconda guerra mondiale [modifica] A causa della sua industrializzazione, con l'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, il capoluogo piemontese fu la prima citt ad essere bombardata e quella pi pesantemente danneggiata dalle incursioni aeree alleate, che procurarono ingentissime perdite e provocarono lo sfollamento di parte della popolazione verso i paesi della cintura torinese o verso le campagne. Il pi tremendo bombardamento che la citt ricordi si ebbe il 13 luglio 1943: in tale occasione, 295 aerei britannici scaricarono su Torino, avendo come bersaglio gli stabilimenti FIAT della zona Lingotto, 762 tonnellate di bombe, causando la morte di 792 persone e il ferimento di altre 914. 1500 abitazioni rimasero danneggiate, e 431 furono rase al suolo.[16] La gestione dei rifugi antiaerei non fu peraltro ottimale in quanto solo nel 1942 si cominciarono a costruire veri e propri rifugi "antibomba", in precedenza si era adottata l'inutile strategia delle trincee; in ogni caso, al dicembre 1944, sommando la capienza di tutti i rifugi solo il 15% della popolazione cittadina poteva avere un riparo antiaereo.[17] Gli scioperi del marzo '43 [modifica] Con il proseguire della guerra e con lo scemare del consenso popolare verso il regime, la produzione viene scossa da scioperi di protesta. Dal 1943, per, il fenomeno di dissenso al regime viene fatto manifesto mediante scioperi ad

oltranza, che si susseguirono fino al 1945, col risultato di paralizzare, molte volte, l'industria: il primo di essi si verific l'8 marzo del '43, quando incrociarono le braccia sette stabilimenti,[18] seguiti, nei giorni tra il 9 e l'11 del mese, da un'altra ventina di industrie. Oltre al dissenso, gli scioperanti erano motivati dalla sempre pi evidente penuria di alimentari e dai disastrosi risultati delle campagne d'Africa e di Russia: conseguenza delle manifestazioni di protesta torinesi fu che anche altre citt industriali del Nord, come Milano, registrarono fenomeni di sciopero. Resistenza e liberazione [modifica] Con l'avanzata degli Alleati, Torino fu nuovamente vittima dei bombardamenti, il 3, l'8, il 13 ed il 17 agosto 1943. Intanto gli operai tornarono a scioperare a luglio e ad agosto, ma in entrambi i casi il generale Enrico Adami Rossi diede ordine di sparare sui manifestanti, provocando delle vittime. Il fascismo inizi a dare segni di cedimento e, quando l'Italia si arrese agli Alleati diramando il proclama Badoglio, l'esercito tedesco invase il centro-nord Italia, occupando cos le aree intorno a Torino dopo numerosi e cruenti scontri tra le divisioni hitleriane e le prime formazioni partigiane. La citt venne presa nel pomeriggio del 10 settembre; i nazisti, guidati dal tenente colonnello Hugo Kraas, insediarono il loro comando generale nel Palazzo degli Alti Comandi Militari di corso Oporto (l'attuale corso Matteotti). Nel frattempo, liberato Mussolini, i tedeschi lo misero a capo della RSI, i territori ancora sotto il controllo dell'Asse in Italia. Dal 12 settembre venne imposto il coprifuoco alle otto di sera, il 14 venne emanata una disposizione che obbligava gli operai a riprendere il loro lavoro, il 18 fu intimato ai militari sbandati di presentarsi al comando tedesco, il 22 iniziarono i primi arresti. Finirono prigionieri anche Bruno Villabruna, il podest, ed altri funzionari, nominati dal governo Badoglio ed accusati di favorire i soldati alla diserzione. Tuttavia alcuni di essi si erano gi riforniti di armi nelle caserme cittadine ed avevano intrapreso la lotta partigiana sulle montagne; altri invece decisero di rimanere in citt, come Alessandro Brusasco, prima vittima partigiana nella capitale sabauda, che, dopo essere stato arrestato per aver effettuato un agguato ai tedeschi in stanza a Porta Nuova, si suicid per non consegnarsi vivo. Il 17 novembre si verific un nuovo sciopero generale che costrinse i tedeschi a far aumentare le paghe del 30% e ad inviare in citt, con pieni poteri, il 30 dello stesso mese, il generale delle SS Zimmermann.[19][20] Proprio durante l'occupazione tedesca si raggiunse l'apice della violenza nella repressione. I luoghi simbolo delle torture divennero tristemente famosi. La Sipo-SD, polizia politica delle SS, guidata dal famigerato capitano Alois Schmidt, si insedi nella "Pensione Nazionale", nell'attuale piazza CLN, dove le SS effettueranno gli interrogatori e le torture oltre che nei vari bracci del "Carcere Le Nuove"[21]. La caserma di via Asti divenne invece il quartier generale dell'Ufficio Politico Investigativo (UPI) dei repubblichini; anch'essa diverr tristemente famosa per le torture e le sevizie inflitte ai sospettati di connivenza con la Resistenza.[22]

Nel 1944 fu predisposta la partenza, dalla stazione di Porta Nuova, di diversi treni carichi di ebrei ed oppositori politici, arrestati durante uno sciopero generale, verso i campi di concentramento nazisti, in particolare quelli di Mauthausen e Ravensbrck.[23] L'uccisione, nella primavera del 1944, del giornalista fascista Ather Capelli, da parte del comandante partigiano Giovanni Pesce fu seguita da una violenta rappresaglia fascista, che cost la vita a molti innocenti. Il 5 aprile otto componenti di spicco del CLN piemontese, tra cui il generale Giuseppe Perotti, furono catturati e giustiziati nell'attuale Sacrario del Martinetto, teatro delle numerose fucilazioni nazifasciste. Nel territorio torinese avvennero anche diverse stragi nazifasciste come quelle del Pian del Lot e della famiglia Arduino. Nonostante ci, durante il periodo della Resistenza, in citt furono particolarmente attive le formazioni partigiane dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP), con azioni per lo pi di sabotaggio ed agguati, che nonostante le numerose perdite subite, tra cui quella eroica di Dante Di Nanni[24], tennero sotto scacco le forze nazifasciste tanto da far inviare un messaggio di aiuto dal federale fascista Solaro direttamente a Mussolini, perch a suo avviso in citt erano presenti pi di 5000 gappisti. In realt questi erano diverse decine di persone ma organizzati in modo tale da farlo credere compiendo numerose azioni mirate.[25] Il cardinale Maurilio Fossati e il clero torinese si impegnarono al massimo per frenare i soprusi fino alla liberazione della citt da parte prima delle truppe partigiane, poi di quelle del Regno: sono infatti i reparti partigiani dell'VIII zona (il Monferrato) i primi ad appropriarsi dei quartieri periferici dell'oltre Po, il 25 aprile. Il 27 giungono anche le formazioni delle valli alpine, che erano state trattenute dalla confusione creata dal colonnello inglese Stevens, il quale intendeva ritardare l'attacco: di questa data l'espugnazione della caserma fascista di via Asti e la costrizione imposta all'esercito tedesco di asserragliarsi presso il palazzo degli Alti Comandi di Corso Matteotti. Il 28 aprile i tedeschi sono costretti alla resa. Nonostante ci il 30 aprile 1945, tra Grugliasco e Collegno, i tedeschi in ritirata massacrarono sessantasei civili. Il 29 maggio 1959, la l'Invitta capitale di una regione guerriera, come venne definita Torino in tale occasione, ricevette la Medaglia d'oro al Valor Militare per l'ingente numero di morti e per le lotte partigiane qui accaduti. Viene qui riportato un frammento della motivazione:

Capitale e cuore di una regione guerriera non pieg sotto l'urto ferrigno e per diciannove mesi
oppose invitta resistenza all'oppressore sdegnando le lusinghe e ribellandosi alle minacce. Rifiut compromessi, tregue e accordi indegni che avrebbero offuscato la limpidezza delle sue nobili tradizioni e si eresse, con la stessa fierezza dei padri, nuovo baluardo alla continuit e all'intangibilit della Patria

Il tributo pagato da Torino fu infatti altissimo: 11 impiccati, 271 fucilati, 12.000 arrestati, 20.000 deportati, 132 caduti e 611 feriti in fatti d'arme.[26]

La nascita della Repubblica [modifica] Dopo la guerra venne indetto un referendum popolare, il 2 giugno 1946, per scegliere tra la forma repubblicana o quella monarchica. Nonostante il fatto di essere la terra natale dei Savoia, la Repubblica vinse nella circoscrizione di Torino, che comprendeva anche il nord Piemonte, con la preferenza di quasi il 60% degli elettori (803.191 voti per la repubblica contro i 537.693 per la monarchia[27]), a fronte di una media nazionale del 55% circa che sanc comunque la nascita della Repubblica Italiana.

Torino nella Prima Repubblica


Immigrazione [modifica]

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La Tragedia di Superga
Il 4 maggio 1949 l'aereo che, di ritorno da Lisbona, stava trasportando i giocatori del Grande Torino, si schiant contro il muraglione della basilica di Superga, causando la morte dei giocatori, dei dirigenti, degli accompagnatori, dell'equipaggio e di tre giornalisti sportivi. L'impatto emotivo fu enorme, anche perch la squadra torinese era stata uno dei vanti della nazione in ambito sportivo: quasi un milione di persone parteciparono ai funerali, a Torino, mentre ancora oggi, sul muro della basilica, una lapide ricorda l'avvenimento Per approfondire, vedi la voce Tragedia di Superga.

Tempesta sulla Mole


Il 23 maggio 1953 Torino venne colpita da una forte tempesta che causer il crollo di circa 40 metri della guglia della Mole Antonelliana. La ricostruzione di questa avvenne rinforzando la struttura con uno scheletro d'acciaio e termin nel 1961. In precedenza la Mole era gi stata coinvolta da due incidenti: il 23 febbraio 1887 l'edificio fu parzialmente danneggiato da un terremoto mentre l'11 agosto 1904 un altro violento nubifragio abbatt il genio alato posto sulla sua sommit e che sar sostituito dall'attuale stella.

La rinascita della citt, a livello industriale, quasi immediata, data la presenza degli stabilimenti FIAT: gi nel 1955 veniva lanciata sul mercato la 600, un modello destinato ad avere una grande diffusione su larga scala. L'amministrazione civica e quella FIAT acconsentirono, cos, a dare il via ai lavori per ampliare gli stabilimenti torinesi, aumentando anche i posti di lavoro disponibili: la citt fu invasa da moltissimi italiani provenienti dalle regioni ancora prevalentemente agricole del Sud, e Torino si trov impreparata a gestire un cos grande flusso di persone. La situazione fu pi tesa nei quartieri periferici, ove la maggiore presenza di immigrati meridionali cre spesso notevoli screzi con gli inquilini torinesi. Italia '61 [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Italia '61.

Nel 1961, per celebrare i cent'anni dell'unit del paese, venne allestita la grande mostra Italia '61 nella zona presso Nizza Millefonti, un tempo, quando ancora la citt era piccola e non si era ancora conosciuta la spinta delle macchine, area di aperta campagna, luogo degli svaghi della corte sabauda. La grande mostra storica progettata dal comune si svolse nel Palavela, nel Palazzo del lavoro (o Palazzo Nervi) e nei 20 padiglioni dedicati ognuno ad una regione italiana. Notevole interesse viene posto attorno alla monorotaia che collegava i due estremi dell'area espositiva, dismessa tuttavia alla fine dell'esposizione e mai pi utilizzata. Tra i visitatori della mostra, si ricordano anche nomi illustri, quali Giovanni Gronchi, che la inaugur, e la regina Elisabetta II d'Inghilterra. Agitazioni [modifica] Dal luglio 1962 si susseguirono molte ondate di violenza in citt, nonostante il "miracolo economico" fosse in pieno svolgimento, catalizzate dai conflitti sociali. Nel '62, infatti, il problema del rinnovo del contratto dei metallurgici, che la UIL aveva accettato in contrasto con Cgil e Cisl, port molti salariati in Piazza Statuto 20, sede dell'Unione dei Lavoratori e, dopo i lanci di sassi contro le vetrate del palazzo, la polizia caric i dimostranti con il risultato di un centinaio di feriti. Anche il 3 luglio 1969 si registrarono seri incidenti in Corso Traiano tra i dimostranti in sciopero per l'aumento del costo della vita e la polizia, che provocarono duecento contusi. Il cardinale Michele Pellegrino cerc anch'egli, insieme alla Curia, di sanare le proteste. Nel 1973 si rec perfino allo sciopero dei metalmeccanici, proponendo una propria "pastorale del lavoro" che proseguir fino al 1977, anno delle sue dimissioni. Da ricordare, inoltre, nel tema di problematiche legate all'industria, la decisione della FIAT di reclutare, nell'area torinese, nel 1969, oltre 15.000 operai, prevalentemente dalle regioni meridionali. Secondo molti, questa nuova ondata migratoria avrebbe creato notevoli disagi, soprattutto per la scarsa disponibilit di abitazioni. Il 3 luglio la provincia scioper per protestare contro l'aumento della popolazione cittadina. Le lotte sindacali, talvolta molto aspre, portarono comunque ad importanti conquiste in ambito sociale come l'introduzione della pensione sociale (1969) e soprattutto dello Statuto dei Lavoratori (1970). Negli anni '70 ci fu un'escalation delle tensioni sociali e politiche che caratterizzeranno quelli che

saranno in seguito ribattezzati gli anni di piombo. Sempre in questo periodo per vi furono anche altre importanti conquiste come la legge sul divorzio (1974) e l'introduzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978). Crisi industriale [modifica] La crisi invest la FIAT negli anni ottanta, e a molti parve che l'amministrazione del Lingotto volesse espellere gli operai pi sindacalisti con il pretesto delle difficolt di mercato. La marcia dei 40.000 (in realt molti meno), riveler la debolezza dei sindacati confederali, sancendo la nascita di sindacati autonomi, ma il problema dell'industria rimase aperto e colp tutta l'Italia, anche se Torino fu, ovviamente, la citt pi danneggiata. Questa crisi fu solo uno dei tanti problemi che Torino venne chiamata in quegli anni (e non solo) a risolvere, tra cui si annover la prima ondata migratoria di extracomunitari. Nel 2002 la crisi FIAT si fece sentire in maniera pi evidente in seguito alla nuova ricaduta dell'industria torinese.

Torino d'oggi

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Nel 2006 Torino ospita i XX Giochi olimpici invernali ed i IX Giochi Paralimpici Invernali e questi eventi possono essere presi come punto di rinascita della citt. Sempre in occasione delle Olimpiadi Invernali viene inaugurata la prima linea della metropolitana di Torino. Altre opere pubbliche come il "passante ferroviario" e i lavori per la nuova stazione ferroviaria di Torino Porta Susa insieme ad altre grandi opere di riqualificazione che sono state compiute e continuano ad effettuarsi, intendono rendere la capitale dei Savoia, dopo essere stata capitale d'Italia e capitale dell'Industria, anche capitale di un turismo in costante ascesa.

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