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La scoperta della corrente indotta Lesperimento di Oersted aveva messo in evidenza che una corrente elettrica in grado di generare

e effetti magnetici. Molti fisici, compreso Ampre, si posero lobiettivo di vedere se un magnete (o un sistema di correnti) fosse in grado di indurre una corrente elettrica in un altro circuito nelle sue prossimit. Il primo che giunse a questo risultato fu Faraday nel 1831. Seguire i ragionamenti di Faraday, attraverso i suoi esperimenti dellanello di ferro dolce e quello del disco di rame rotante nel campo magnetico, sarebbe molto complesso. Diamo uninterpretazione moderna dei suoi risultati. Nel primo esperimento, esperimento dellanello di ferro dolce, si pu vedere che la variazione della corrente che si produce allatto della connessione o della interruzione dellavvolgimento A con il generatore determina una variazione nel tempo del flusso del campo magnetico concatenato al circuito B collegato allamperometro A.

Nel secondo esperimento, esperimento del disco di rame rotante nel campo magnetico, non si evidenzia alcuna variazione del flusso del campo magnetico; le espansioni polari entro le quale ruota il disco continuano infatti a mantenere un campo magnetico B costante. Tuttavia, in questo caso, possiamo descrivere il fenomeno considerando che un flusso del campo B viene tagliato dalle varie porzioni del disco.

Interpretazione formale dellinduzione elettromagnetica Lanalisi quantitativa dei fenomeni descritti effettuata alla luce del concetto di campo magnetico conduce alla seguente proposizione: quando a un circuito si concatena una variazione del flusso (B) del campo di induzione magnetica nel tempo t o quando una porzione mobile di un circuito, taglia, nel tempo t , un flusso (B) del campo B , nel circuito si produce una corrente indotta determinata dalla presenza di una forza elettromotrice espressa dalla relazione:

f .e.m. =

( B) t

legge di Faraday (o Faraday Henry)

La descrizione della forza elettromotrice espressa dalla legge di Faraday incompleta, perch in base ad essa non siamo in grado di stabilire il senso di circolazione della corrente indotta. La questione venne risolta da Lenz, il quale giunse alla seguente conclusione:

la forza elettromotrice indotta in un circuito deve generare una corrente ( corrente indotta ) il cui effetto dovr essere tale da opporsi alla causa che lo produce. Per tener conto anche della legge di Lenz, la legge di Faraday viene riscritta nel modo seguente:

f .e.m. =

( B) t

legge di Faraday Lenz

(in termini differenziali: f .e.m. =

d( B) ). dt

La relazione fra il verso della corrente indotta e la sua causa produttrice ha origine nel principio di conservazione dellenergia. Forza di Lorentz e corrente indotta La relazione che esprime la forza di Lorentz, insieme allinterpretazione microscopica della corrente, consentono di prevedere che, quando si sviluppa un moto relativo fra un circuito e un campo magnetico, nel circuito deve generarsi una corrente elettrica, detta corrente indotta. Una sbarretta conduttrice AB, recante ai suoi estremi due rotelline metalliche, pu scorrere avanti e indietro sul telaio metallico RCS. Il telaio, sui suoi rami lunghi, ha due scanalature destinate ad alloggiare le rotelline e a contenere del mercurio per dare origine a un buon contatto elettrico fra la sbarretta e il telaio.

Immergiamo tutto il sistema in un campo magnetico perpendicolare al piano del telaio e della sbarretta e muoviamo la sbarretta verso gli estremi del telaio con velocit costante v . Poich la sbarretta AB contiene elettroni di conduzione, dobbiamo ammettere che ciascuno di questi, oltre ai propri moti casuali di natura termica, si trover sottoposto a un moto traslatorio ordinato unitamente alla sbarretta AB, caratterizzato da velocit uniforme v . Su di essi allora si produrr una forza di Lorentz che, tenendo conto dellorientamento di v e B , risulta parallela alla sbarretta AB e ha verso che va da A a B (perch gli elettroni hanno carica negativa). Quindi, fino a che la sbarretta AB mantenuta in movimento, in essa si produce un flusso elettronico, cio una corrente elettrica. Laccumulo di elettroni in B determiner una forza repulsiva sugli elettroni di conduzione del ramo C che inizieranno a muoversi da B verso C; corrispondentemente la concomitante diminuzione di elettroni in A (che si sono spostati verso B) creer qui uno stato di carica positiva che svilupper forze attrattive sugli elettroni di conduzione del ramo C i quali si muoveranno quindi da C ad A. In definitiva, il moto della sbarretta produrr una circolazione di elettroni in ACB, cio una corrente elettrica, denominata ovviamente corrente indotta. Lespressione della f.e.m. che genera tale corrente, ovvero la d.d.p. ai capi AB, si ottiene utilizzando la definizione di campo elettrico e lespressione della forza di Lorentz:

F ev B = = v B campo elettromotore indotto dalla forza di Lorentz e e che, essendo v perpendicolare a B , in modulo sar Em = vB Em =
Poich E m agisce lungo tutto il tratto AB con lo stesso valore avremo, per la d.d.p. ai capi della sbarretta:

VAB = Em AB = AB vB da cui, in base alla legge di Ohm, avremo:


i= fem V AB vB AB corrente indotta dalla forza di Lorentz = = R R R

Come si vede anche qui possiamo parlare di un campo che muove cariche e che genera una differenza di potenziale elettrico: il campo elettromotore. Esso, per, ha propriet diverse dal campo elettrostatico: il motivo di ci evidente nella presenza di una velocit e di un campo magnetico nella formula Em = vB , a differenza del campo elettrostatico che conteneva una carica generatrice e una distanza r. Il risultato dei ragionamenti precedenti, espressi dalla formula V AB = Em AB = AB vB , del tutto equivalente a quello che si ottiene considerando il flusso tagliato dalla sbarretta AB ed applicando la legge di Faraday Lenz. Infatti, supponendo che allistante t1 la sbarretta si trovi in una certa posizione e che nellistante

t 2 si trovi in unaltra posizione essa avr tagliato, nel tempo t = t 2 t1, un flusso di B pari a:

B( S 2 S1 ) = Bv (t 2 t1 ) AB che, in base alla legge di Faraday, dar:


( B) Bv(t 2 t1 ) AB = = Bv AB t t 2 t1 Inizialmente abbiamo visto che il campo elettrostatico conservativo, ovvero la sua circuitazione zero. Questo voleva dire che un tale tipo di campo non poteva essere utilizzato per realizzare movimenti continui di cariche, cio correnti elettriche continue! Nei paragrafi precedenti abbiamo invece visto che possibile generare forze elettromotrici attraverso la variazione del flusso del campo induzione magnetica e ci aspettiamo quindi che questo fatto comporti un diverso valore della circuitazione del campo elettrico associabile a tale forza elettromotrice. In effetti si dimostra che la circuitazione del campo elettromotore diverso da zero, ovvero il campo elettromotore non conservativo. f .e.m. =
Corrente indotta e campo elettromotore indotto La corrente indotta non altro che leffetto, secondario e attuato solo in certe condizioni, di un campo elettromotore la cui circuitazione diversa da zero e fornisce la forza elettromotrice che compare nella legge di Faraday-Lenz. In sintesi: Se in una certa regione di spazio si realizza una variazione del campo B , ad esempio un aumento, alle linee di campo di B si concatenano le linee di campo di un campo

elettromotore E m . Queste linee sono chiuse su se stesse e, per ognuna di esse, si pu stabilire la relazione:

S ( B) circuitazione del campo elettromotore indotto t dove S (B ) indica il flusso del campo magnetico B che attraversa la superficie contornata dalla linea di campo considerata; Se nella regione in cui presente il campo elettromotore presente anche un circuito chiuso, allora nel circuito si genera una corrente indotta che, nel caso in cui il circuito si possa trattare come puramente ohmico, ha unintensit data da: fem 1 S ( B) corrente indotta dalla variazione nel tempo del flusso del i= = R R t campo magnetico. circuitazionediEm = f .e.m. =
Legge di Faraday e forza di Lorentz: qualcosa di troppo? Sia la legge di Faraday-Lenz, sia la forza di Lorentz vanno utilizzate per studiare in modo completo il fenomeno della corrente indotta: Utilizzando la legge di Faraday-Lenz quando il campo magnetico variabile e il circuito in cui si induce la corrente in quiete rispetto ad esso; Utilizzando la forza di Lorentz quando quando presente un moto relativo fra il circuito (o sue parti) e un campo magnetico uniforme; Scegliendo la pi comoda delle due negli altri casi. Fenomeni di autoinduzione

( B) , abbiamo sempre considerato leffetto t prodotto su un circuito da un campo elettrico esterno variabile. Ma un circuito in cui fluisce corrente un elemento che, a sua volta, genera un campo magnetico. A tale circuito, perci, quando attraversato da corrente, si concatena un flusso di campo di induzione magnetica! Ad esempio, se in un solenoide di lunghezza l costituito da N spire circola una corrente i, al suo interno si produce un campo magnetico pari a:
Quando abbiamo dedotto la formula f .e.m. =

N i l e quindi, concatenato ad esso, si stabilisce un flusso del campo magnetico pari a: B = 0

N 2 iS ( B) = BSN = 0 l

Se ora immaginiamo di aumentare la corrente nel solenoide, aumenter anche il flusso ad esso

( B) , determiner una corrente indotta che, in t questo caso, dovr avere verso opposto alla corrente che lha generata.
concatenato e ci, in base alla relazione f .e.m. =

Trattandosi di corrente indotta dalla variazione della corrente che fluisce nel circuito stesso, essa viene chiamata corrente autoindotta. Lentit di questa corrente determinata dal valore della variazione del flusso che si autoconcatena al circuito. Daltra parte il valore del flusso autoconcatenato dipende a sua volta dalle caratteristiche geometriche del circuito e dalle caratteristiche fisiche del mezzo in cui si trova. In generale, a ogni circuito possibile associare una grandezza, coefficiente di autoinduzione L, che connette il valore dellintensit di corrente che fluisce nel circuito con il valore (B) del flusso del vettore induzione magnetica auto concatenato, secondo ala relazione:

( B) = Li dipendenza flusso-corrente Tm 2 Lunit di misura di L uguale a , chiamato henry ( H ). A


Utilizzando il coefficiente di autoinduzione, la legge di faraday-Lenz f .e.m. = riscritta come:

( B) pu essere t

f .e.m. autoindotta =

( B) ( Li ) i = = L t t t

La presenza della f.e.m. autoindotta modifica radicalmente il regime di corrente nelle fasi transitorie (apertura, chiusura) dei circuiti a corrente continua. Infatti, in questi fasi, la semplice i legge di Ohm f .e.m. = Ri viene modificata e diviene: f .e.m. L = Ri . t In termini differenziali:

f .e.m. autoindotta =

di dt ,

f .e.m. L

di = Ri dt
t ( ) f .e.m. (1 e L ) R R

La soluzione dellequazione si ottiene con il calcolo differenziale, ottenendo: i =

i = Ri facile ricavare landamento della corrente subito dopo t i linterruzione del circuito. In tal caso la f.e.m. si annulla e avremo L = Ri , alla quale t
Dalla relazione

f .e.m. L

corrisponde una relazione funzionale i = imax e L dove imax rappresenta il valore dellintensit di corrente circolante nel circuito un istante prima della sua apertura.

R t ( )

Energia dei campi elettrico e magnetico Precedentemente abbiamo dimostrato che lenergia immagazzinata in un condensatore piano di capacit C le cui armature sono sottoposte alla d.d.p. V data dallespressione: 1 energia = CV 2 . 2 S Tenendo conto che V = Ed e che C = 0 , possiamo scrivere: d

energia =

1 1 S 1 CV 2 = 0 E 2 d 2 = 0 E 2 Sd 2 2 d 2

La descrizione dei fenomeni in termini di campo ci porta a considerare il campo stesso come sede di energia elettrica e perci, tenendo conto che il prodotto Sd rappresenta il volume entro il quale definito il campo elettrico, potremo scrivere: densit di energia immagazzinata nel condensatore = Pi in generale densit di energia associata a un campo elettrico =

1 0E2 2

1 0E2 2

Energia e densit di energia associata a un campo magnetico Senza entrare troppo nei dettagli matematici si vede che: energia impegnata per la creazione del campo magnetico in un circuito = dove L il coefficiente di autoinduzione e I 0 Pi in generale energia associata al campo magnetico del circuito =

1 2 LI 0 2 il valore massimo dellintensit di corrente

1 2 LI 0 2

densit di energia associata al campo magnetico =

1 B2 2 0

N.B. Trattando del fenomeno di produzione di corrente indotte ci siamo limitati a considerare casi in cui si generano correnti indotte di breve durata e, pertanto, pu essere sfuggita limportanza tecnologica di questo fenomeno. Infatti, con esso siamo in grado di produrre la corrente che fa girare i motori elettrici delle industrie, fa funzionare gli elettrodomestici, attiva i computer e illumina le nostre case. Questa corrente non il risultato di un campo elettromotore impulsivo, ma di un campo elettromotore di verso variabile alternativamente ed per questo che viene chiamata corrente alternata.

La correlazione fra campo elettrico e campo magnetico variabili La circuitazione del campo magnetico in un mezzo materiale Nelle nostre considerazioni precedenti abbiamo sempre associato i campi alle particelle: il campo elettrico alla carica elettrica, il campo magnetico alla carica elettrica in moto (alla corrente elettrica). Mostreremo ora che i campi elettrici e i campi magnetici possono essere generati anche senza limmediata presenza di cariche elettriche, ma solo attraverso limpiego di altri campi elettrici e magnetici aventi caratteristiche opportune.

S ( B) traduce il fatto che: una variazione del flusso t del campo magnetico B attraverso una superficie S genera un campo elettrico E .
La relazione circuitazionediE = f .e.m. = Si pu dimostrare che a questa proposizione ne corrisponde unaltra nella quale il campo magnetico e il campo elettrico si scambiano di ruolo: una variazione del flusso del campo elettrico E attraverso una superficie S genera un campo magnetico B , la cui relazione formale, stabolita da Maxwell, : circuitazionediB =

S ( E ) . t

( E ) viene denominato corrente di spostamento. t (corrente di spostamento per ricordare che associata allo spostamento di carica entro le molecole del dielettrico).
Il termine La circuitazione del campo magnetico nel vuoto Maxwell estende la validit della relazione precedente al caso del vuoto:

S ( E ) t Occorre per chiedersi che cosa corrisponda fisicamente, nel vuoto, alla corrente di spostamento delle molecole di un mezzo materiale dielettrico. Secondo le concezioni del tempo, condivise da Maxwell, i campi elettrici e magnetici richiedono, per propagarsi e interagire tra loro, di un supporto materiale. Secondo Maxwell il mezzo portante unipotetica sostanza, denominata etere, che pervade tutto lo spazio. In assenza di molecole materiali da deformare, una variazione del campo elettrico deforma quindi le molecole di etere. Oggi non consideriamo pi il concetto di etere e attribuiamo la corrente di spostamento semplicemente alla variazione del flusso del campo elettrico. Ci non ha mutato il valore della teoria di Maxwell, che conserva tutto il suo valore interpretativo e predittivo. circuitazionediB = 0 0
La circuitazione del campo magnetico in presenza di correnti Le considerazioni precedenti impongono un completamento della formula circuitazionedi B = 0 i , relazione tra il campo magnetico B e la corrente che lo genera. Tenendo conto anche delleventuale presenza di una corrente di spostamento, il completamento avverr nel modo seguente:

circuitazionediB = 0 i + 0 0

( E ) circuitazione del campo magnetico. t

Applicando tale relazione al caso in cui nella regione di spazio considerata non esistono n cariche

S ( E ) , simmetrica alla relazione che t esprime la circuitazione del campo elettrico nel vuotoin funzione della variazione del flusso del campo magnetico. Infatti ponendo i = 0, abbiamo:
n correnti, si torna alla relazione circuitazionedi B = 0 0 circuitazione di B = 0 0

( E ) t

Sintesi formale dellelettromagnetismo Tutto quanto si detto pu essere interpretato da poche equazioni fondamentali. Quattro di queste descrivono le caratteristiche dei campi e la loro reciproca interazione:

1. S ( E ) =

q
i =1

2. S ( B) = 0

3. circuitazione di E = in termini differenziali

( B) t

equazioni di Maxwell

E dl =

d( B) dt

4. circuitazione di B = 0 i + 0 0 in termini differenziali:

( E ) t
0 0 0

B dl = i +

d( E ) dt

Una quinta equazione descrive linterazione fra i campi e le cariche elettriche elementari: 5. F = q( E + v B) equazione di Lorentz

Le equazioni precedenti svolgono un ruolo fondamentale nellambito dellelettromagnetismo, non solo per la loro capacit di interpretare un numero enorme di fenomeni, ma anche per la loro capacit di condurre alla previsione di fenomeni nuovi. Vedremo, infatti, come le ultime due equazioni di Maxwell hanno condotto a ipotizzare lesistenza della radiazione elettromagnetica e, infine, a inglobare tutti i fenomeni ottici nellambito dellelettromagnetismo.

La radiazione elettromagnetica Quando si riferiscono ad una regione di spazio priva di cariche e di correnti, e quando il mezzo materiale esistente in quella regione il vuoto, le ultime due equazioni di Maxwell si scrivono:

( B) ( E ) circuitazione di B = 0 0 t t La prima afferma che una variazione del flusso di B concatena a s un campo elettromotore E m . La seconda afferma che una variazione del flusso di E concatena a s un campo magnetico B . In generale, un flusso variabile di B (o di E ) non genera un campo E (o un campo B ) anchesso variabile; tuttavia, in opportune condizioni, ci accade!
circuitazione di E =

Ad esempio, se B variasse sinusoidalmente secondo lequazione B = C1 sin(t ) , il campo elettromotore associato alla variazione del flusso di B rispetto al tempo sarebbe del tipo E = C2 cos(t ) perch la variazione della funzione sin(t ) rispetto al tempo ha un andamento cosinusoidale. Daltra parte, a un campo elettrico del tipo E = C2 cos(t ) associato un flusso la cui variazione rispetto al tempo generer un campo B del tipo B = C3 sin(t ) . Riassumendo: un campo di induzione magnetica variabile in modo opportuno concatena a s un campo elettromotore, variabile in modo tale da concatenare a s un campo di induzione magnetica, variabile in modo tale da concatenare a s un campo elettromotore, variabilee cos via. Maxwell elaborando le sue equazioni fu in grado di ipotizzare lesistenza di un campo elettromagnetico che si deve propagare nello spazio secondo le modalit tipiche delle onde. In questo caso, i campi elettrico e magnetico concatenati costituiscono un ente fisico denominato con il termine di radiazione elettromagnetica. Le sue caratteristiche fondamentali sono: in un prefissato punto delle spazio (per esempio lorigine di un sistema di riferimento, x = 0) raggiunto dalla radiazione elettromagnetica i valori di E e B variano nel tempo, in fase, secondo le relazioni: E = E0 sin(t ) B = B0 sin(t ) in un prefissato istante (per comodit listante zero) un punto distante x dalla sorgente produttrice della radiazione elettromagnetica caratterizzato da valori di E e B espressi dalle relazioni seguenti: x E = E0 sin( 2 )

B = B0 sin( 2

dove indica la lunghezza donda della perturbazione elettromagnetica. In generale, nel generico punto distante x dallorigine del sistema di riferimento, e nel generico istante t, i valori di E e B sono dati da:

t x E = E0 sin 2 campo elettrico di una radiazione elettromagnetica T t x B = B0 sin 2 campo magnetico di una radiazione elettromagnetica T
dove T il periodo della radiazione.

I valori di E e B variano a seconda dellintensit della radiazione, del punto x e del tempo t considerati; tuttavia si dimostra che essi stanno fra loro sempre nel rapporto:

E =v B
essendo v la velocit di propagazione dellonda. E La formula = v coinvolge una caratteristica della radiazione elettromagnetica, la sua velocit di B propagazione, il cui valore si dimostrato determinante per convalidare lipotesi che la luce non altro che una radiazione elettromagnetica. Una elaborazione delle ultime due equazioni di Maxwell conduce infatti ad assegnare a v lespressione:

v=

0 0
12

Poich: 0 = 8,854 10

C2 N , 0 = 4 10 7 2 , 2 A Nm

v = 3 10 8

m s

valore della velocit di propagazione della radiazione elettromagnetica nel vuoto, che coincide m con il valore della velocit di propagazione della luce nel vuoto: c = 3 10 8 . s Quindi la luce una radiazione elettromagnetica!

La generazione delle radiazioni elettromagnetiche Maxwell non fece nessuna verifica sperimentale della sua ipotesi! Questo compito venne assunto da Hertz che, nel 1882 (20 anni dopo la previsione teorica di Maxwell!), fu in grado di generare radiazioni elettromagnetiche di natura non ottica e rilevarne il carattere ondulatorio. Lapparecchiatura utilizzata da Hertz per generare la radiazione, nella sua essenzialit, era costituita da un trasformatore di differenza di potenziale che produce fra due elettrodi una differenza di potenziale molto elevata, capace di provocare una scarica elettrica.

Daltra parte, la teoria elettromagnetica permette di dimostrare che una scarica elettrica genera un campo elettrico e un campo magnetico variabili molto rapidamente. Se, lipotesi di Maxwell sulla propagazione dei campi elettrico e magnetico vera, allora il congegno sopra illustrato dovrebbe costituire un generatore di radiazione elettromagnetica in grado di propagarsi nello spazio. Hertz cerc di verificare questa ipotesi ponendo nelle sue vicinanze un secondo circuito avente caratteristiche elettriche del tutto simili (rivelatore) e osservando se in questo secondo circuito si manifestava un qualche effetto fisico dovuto alla scarica fra le sferette 1 e 2. In effetti, Hertz constat che, ogniqualvolta fra di esse si innescava una scarica, anche fra gli elettrodi del circuito rivelatore ne veniva indotta unaltra: qualcosa doveva essersi propagata fra gli elettrodi del generatore e quelli del rivelatore e, dal momento che questo qualcosa produceva forze sulle cariche elettriche (che infatti generavano una seconda scarica), ammise che si doveva trattare di un ente di natura elettromagnetica: la radiazione elettromagnetica ipotizzata da Maxwell ventanni prima! Successivamente Hertz fu in grado di produrre radiazioni di frequenza voluta e di analizzarne le caratteristiche fisiche, confermando pienamente il loro carattere ondulatorio e la loro trasversalit.

Successive modifiche al generatore di Hertz ha condotto alle moderne antenne ricetrasmittenti. In esse, gruppi di cariche di segno opposto oscillano con moto armonico, generando intensi campi elettromagnetici che si staccano dallantenna stessa (unestrema schematizzazione di unantenna costituita da un dipolo elettrico oscillante).

La caratteristica fondamentale alla quale si deve lemissione della radiazione elettromagnetica da parte di un dipolo elettrico o di unantenna lo stato di accelerazione delle cariche che costituiscono il dipolo o che si muovono nellantenna. Questa associazione fra emissione di radiazione elettromagnetica e accelerazione di una carica elettrica si manifesta anche quando la carica accelera uniformemente su una traiettoria rettilinea o circolare, e tantissimi casi ancora. Questa grande variet di fenomeni sono fortemente dipendenti dalla frequenza del campo elettromagnetico, perci le radiazioni elettromagnetiche vengono classificate proprio in base alla frequenza.

Energia e quantit di moto della radiazione elettromagnetica Uno dei caratteri principali di unonda meccanica quello di poter trasportare energia associata alle vibrazioni delle particelle del mezzo attraversato. Poich la radiazione elettromagnetica ha carattere ondulatorio, dobbiamo aspettarci che anchessa trasporti con s energia. Senza entrare nei dettagli, si vede che:

1 DE = 0 E 2 densit di energia associata al campo E 2


DB = 1 B2 2 0
densit di energia associata al campo B

DE , B

1 1 B2 2 densit di energia associata al campo elettromagnetico = 0E + 2 2 0

I valori di E e di B sono funzioni del empi t:

E = Emax sin(t ) B = Bmax sin(t )

densit di energia media associata alla radiazione elettromagnetica =

2 1 1 Bmax 2 0 E max + 4 4 0

La densit di energia pu essere espressa o in funzione del solo E max o in funzione del solo Bmax :
2 1 1 Bmax 1 2 2 0 Emax + = 0 Emax 4 4 0 2

2 2 1 1 Bmax 1 Bmax 2 0 E max + = 4 4 0 2 0

Con queste formule si pu calcolare lenergia elettromagnetica attraversa lunit di superficie nellunit di tempo ovvero al potenza della radiazione per unit di superficie (irragiamento):
2 B 2 1 1 1 Bmax 2 2 I = c 0 Emax + max = 0 Emax c = c 4 0 2 2 0

Cos come le equazioni di Maxwell ci hanno condotto a prevedere lesistenza dellassociazione fra radiazione elettromagnetica ed energia, lequazione di Lorentz conduce ad associare alla radiazione elettromagnetica anche una quantit di moto. Abbiamo visto che il campo elettrico di una radiazione elettromagnetica di ampiezza massima E0 descritto dalla legge E = E0 sin(t ) . Se un tale campo investe una carica q, svilupper su di essa una forza del tipo FE = qE = qE 0 sin(t ) . Tale forza far oscillare la carica elettrica trasversalmente alla direzione di propagazione della radiazione. Tenendo presente che in una radiazione elettromagnetica il campo magnetico oscilla trasversalmente e in fase al campo elettrico, si pu dedurre che sulla carica si produrr una forza vettoriale F = qv B , la quale ha un verso sempre concorde con quello della velocit di propagazione della radiazione. In pratica, la radiazione elettromagnetica in grado di generare sulle cariche una forza equiversa alla propria direzione di propagazione. Questa concordanza di verso produce sulla carica un impulso medio, dando origine a una variazione della quantit di moto della particella la quale, essendo un effetto della radiazione elettromagnetica, possiamo affermare che la radiazione elettromagnetica reca con s una quantit di moto: energia della radiazione quantit di moto associata alla radiazione = velocit della luce nel vuoto U qm = c

Dispense a uso interno per le classi 5^TA-5^TC A.S. 2010/2011 Elaborate ed integrate dal Prof. Antonio Grandieri sul testo di P.Marazzini - M.E. Bergamaschini - L.Mazzoni