Sei sulla pagina 1di 18

ELETTROMAGNETISMO

Premessa I concetti fondamentali della meccanica hanno permesso di interpretare un gran numero di fenomeni riguardanti il moto e, in particolare, di risolvere il problema del moto dei pianeti. Questa capacit interpretativa indusse una visione generale della realt fisica con un modello meccanicistico, secondo la quale tutta la realt fenomenica avrebbe dovuto essere descritta e interpretata mediante le leggi della meccanica. Lo studio dei fenomeni luminosi, in particolare dopo che la visione corpuscolare di Newton della luce mise in chiara evidenza la propria incompletezza e, successivamente, gli studi sui fenomeni elettrici imposero, a partire dai primi decenni dellottocento, un nuovo modello interpretativo dei fenomeni di interazione tra i corpi: il modello di campo. Considerazioni storiche A partire dal IV secolo a.C. i greci avevano notato che strofinando delle bacchette di ambra con della lana, esse erano in grado di attrarre oggetti molto piccoli, come le piume; poich il nome greco dellambra era electron, di qui deriva il termine elettrico assegnato a tutti quei fenomeni che manifestano un comportamento analogo a quello dellambra. La prima esposizione sistematica dei fenomeni elettrici si trova nel libro De Magnete (1600) di W. Gilbert. Le prime ipotesi significative sulla loro natura risalgono agli inizi del XVIII secolo. Losservazione che due bacchette di resina (ambra) strofinate con lana o due bacchette di vetro strofinate con seta si respingevano reciprocamente, mentre una bacchetta di vetro strofinata con seta e una bacchetta di resina strofinata con lana si attraevano, portarono il francese C. Du Fay a proporre uninterpretazione dei fenomeni elettrici basata sullesistenza di due fluidi: uno detto vetroso, tipico del vetro, e uno detto resinoso, tipico della resina; la presenza di questi due fluidi nei corpi conferisce loro uno stato di elettricit (vetrosa o resinosa), la cui caratteristica fondamentale consisteva nel fatto che fluidi dello stesso nome si respingevano tra loro e fluidi di nome diverso si attraevano. Verso la met del XVIII secolo B. Franklin propose una nuova interpretazione basata sullesistenza di un solo fluido il cui eccesso o la cui scarsit rispetto a un quantitativo tipico di ciascun corpo generava lo stato elettrico: positivo se il fluido era in eccesso, negativo se era in difetto. Queste due teorie rivaleggiarono fra loro fino alla fine del XIX secolo, quando la scoperta dellelettrone port ad una nuova descrizione dei fenomeni elettrici. CARICHE ELETTRICHE E LORO INTERAZIONE: IL CAMPO ELETTRICO Richiami sulla struttura atomica Questa descrizione si fonda sul modello nucleare dellatomo, in base alla quale: 1. la quasi totalit della materia atomica occupa un volume approssimativamente sferico di dimensioni dellordine di 10 14 m detto nucleo; 2. il nucleo costituito da protoni di massa 1,67 10 27 kg e carica convenzionale positiva e da neutroni con una massa equivalente a quella dei protoni con carica nulla; 3. intorno al nucleo entro un diametro dellordine di 10 10 m , su orbite approssimativamente circolari, ruotano gli elettroni con carica convenzionale negativa uguale a quella dei protoni e massa di circa 9,1 10 31 kg . Il numero degli elettroni di un atomo pu essere variato togliendogli o aggiungendogli elettroni: avremo cos ioni positivi e ioni negativi. Le particelle cariche negativamente (o positivamente) respingono le particelle cariche dello stesso segno, mentre attraggono quelle di segno opposto. Lipotesi corpuscolare dellelettricit consente di comprendere che cosa sia un corpo carico e come sia possibile generare carica su un corpo o trasferirla da un corpo allaltro.

La legge di interazione fra cariche elettriche puntiformi: la legge di Coulomb Fin dal 1700 i fisici tentarono di determinare la legge capace di descrivere il tipo di forza che si produce fra i corpi elettrizzati. Franklin, nel 1745, osserv che se si introduce una piccola sferetta carica in un recipiente anchesso carico, di forma sferica, cavo allinterno, sulla sferetta non si produce alcuna forza! Pochi anni dopo Priestley ravvis nel comportamento della sferetta carica una stretta analogia con il comportamento di una sfera materiale contenuta in una sfera cava, interpretabile sulla base di un teorema di Newton: se le uniche forze agenti tra la sfera cava e la sfera materiale sono quelle previste dalla legge di gravitazione, allora la forza agente sulla sfera materiale risulta nulla. Quindi Priestley fu in grado di dedurre che la forza tra due qualunque cariche q1 e q 2 molto piccole distanti d fra loro avrebbe dovuto essere del tipo: qq F 1 22 d Fu il lavoro sperimentale di Coulomb, utilizzando una bilancia a torsione, a far si che tale legge venisse accettata nel mondo scientifico. Manopola A per ottenere una torsione manuale del filo a) Struttura della bilancia

Dispositivo M per calare la sferetta E

Sottile filo metallico

Piccolo peso C

Dischetto di carta D come contrappeso dellasta B e che ne smorza le oscillazioni Seconda sferetta E caricabile dallesterno che per contatto carica la sferetta K

Sferetta metallica K da 1 cm

Scatola cilindrica di protezione

b) Modalit sperimentale Dopo aver caricato per contatto la sferetta K, mediante la sferetta E, si realizza una forza repulsiva agente tra le due sferette che ha come effetto una rotazione dellasticella B. La rotazione non prosegue indefinitamente perch la torsione del filo determina un momento di forze opposto a quello associato alla forza repulsiva elettrica. Si giunge pertanto a una situazione di equilibrio in corrispondenza della quale langolo di rotazione della sbarretta B avr un certo valore 1 . In questa posizione la distanza tra le due sferette cariche sar d1 e la forza agente fra esse sar proporzionale a 1 . Dal valore dellangolo di torsione del filo possibile determinare il momento della forza che produce tale torsione e, noto il braccio di tale momento, si pu conoscere il valore della forza che lo determina, ovvero la forza di repulsione che agisce fra le due sferette. A questo punto lesperimento prosegue con una torsione manuale del filo mediante la manopola A, di un certo angolo 2 ; in questo modo lasta B si porta in una nuova posizione che forma, rispetto a alla posizione di equilibrio, un angolo 2 < 1 . In questa posizione la distanza tra le due sferette d 2 e la forza agente fra esse proporzionale allangolo 2 + 2 . Con una sequenza di tali operazioni si riesce a determinare una serie di coppie di valori forza repulsione distanza tra sferette, in base alla quale si pu verificare la legge: qq F 1 22 . d c) Valutazione dei risultati I valori sperimentali ottenuti da Coulomb non furono molto soddisfacenti ma, molti esperimenti di tipo elettrostatico, possono essere interpretati solo se la legge di forza tra le cariche proprio qq F 1 22 . d Le ricerche di Coulomb non consentivano di individuare uneventuale dipendenza della forza agente tra le cariche dal mezzo materiale nella quale esse si trovano immerse! Ricerche successive condussero a perfezionare tale formula nel modo seguente:

F =k

q1 q 2 d2

dove k dipendente dal mezzo materiale che circonda le cariche.

Di solito ci riferiremo sempre a cariche elettriche poste nel vuoto ( o nellaria) e in tal caso la costante di Coulomb verr indicata con k 0 . Nel S.I. i valori delle cariche sono espressi in coulomb (C) e, in questo caso, k 0 ha il valore:

k 0 = 8,9876 10 9

Nm 2 Nm 2 9 10 9 2 C2 C

Conviene sostituire k 0 con unaltra costante, detta costante dielettrica del vuoto, definita come:

0 =

1 C2 = 8,854 10 12 4k 0 Nm 2

Quindi la formula della legge di Coulomb sar:

F=

q1 q 2 4 0 r 2 1

Formazione di carica elettrica sui corpi Se gli elettroni sono in eccesso rispetto a i protoni, si avr un corpo carico negativamente, se sono invece in difetto, si avr un corpo carico positivamente. Lo squilibrio di carica si pu ottenere in vari modi. - Elettrizzazione per strofinio Quando si strofina un corpo A con un corpo B si produce il passaggio di un certo numero di elettroni da A a B (ovvero da B a A). Nel primo caso il corpo A resta in difetto di elettroni e manifesta carica positiva mentre il corpo B possiede elettroni in eccesso e manifesta carica negativa; nel secondo caso avremo il contrario. - Elettrizzazione per contatto Trasferimento di carica negativa: leccesso di elettroni di un corpo A carico negativamente, posto a contatto di un corpo B neutro, si ridistribuisce, attraverso le zone di contatto, fra i due corpi. Il corpo B assume quindi uno stato di carica negativa. Trasferimento di carica positiva: leccesso di carica positiva di un corpo A si ha quando esso in difetto di elettroni; quando il corpo A viene posto a contatto con un corpo B neutro, i centri di carica positiva di A sviluppano forze attrattive sugli elettroni del corpo B i quali, attraverso le zone di contatto, si trasferiscono in parte da B ad A. Su B si realizza quindi un difetto di elettroni rispetto allo stato di neutralit e quindi manifesta una carica positiva. N.B. notiamo che anche nel caso della carica positiva, quello che realmente si trasferisce sono sempre elettroni. - Elettrizzazione per induzione Nel caso di corpi metallici lo stato di carica pu essere creato su di essi anche senza contatto diretto. Supponiamo di avere un corpo A di forma sferica carico positivamente a cui viene avvicinato un corpo B elettricamente neutro, anchesso di forma sferica. La carica positiva di A sviluppa sugli elettroni del corpo B una forza attrattiva che li avvicina il pi possibile al corpo A (senza uscire da B!) inducendo quindi su di esso uno squilibrio fra il numero di elettroni e di protoni sia sulla parte di B pi vicina ad A, dove si crea una carica negativa, sia sulla parte di B pi lontana da A, dove si crea una carica positiva. Se a questo punto si connette il corpo B con la Terra mediante un filo metallico, la carica positiva di B attrarr un certo numero di elettroni dalla Terra neutralizzandosi con questi. Staccando ora il corpo B dal filo conduttore e allontanando A, gli elettroni in eccesso su B si ridistribuiranno su di esso e B risulter quindi carico negativamente in modo uniforme. Nel trasferimento da un corpo a un altro la carica si conserva: la quantit di carica positiva e negativa dellUniverso rimane costante nel tempo (Principio di conservazione della carica). Concetto di campo elettrico La legge di Coulomb indica formalmente che fra due cariche elettriche si produce una forza; essa contiene le grandezze caratteristiche delle due cariche interagenti e del mezzo in cui si trovano. Tale formula, opportunamente verificata sul piano sperimentale, ineccepibile e non lascia dubbi sulla sua validit. Le difficolt sorgono quando ci si chiede in quale modo si stabilisca la forza espressa dalla legge di Coulomb. Storicamente a tale problema furono date essenzialmente due risposte: 1. la forza tra le due cariche si stabilisce a distanza e istantaneamente, cio nel momento stesso in cui le due cariche vengono create;

2. la forza tra le due cariche il risultato dellinterazione fra ciascuna carica e un ente fisico misurabile (campo) generato dallaltra carica. Questo ente fisico, il campo elettrico, richiede, per propagarsi, un tempo finito anche se brevissimo, e, quindi, listante in cui si stabilisce la forza tra le due cariche non quello stesso in cui le due cariche vengono create. Quindi il campo elettrico lente fisico generato da una o pi cariche elettriche, pervade lo spazio circostante le cariche che lo hanno generato propagandosi in esso con velocit finita. Secondo il modello di campo, allora, la forza F espressa dalla legge di Coulomb funzione dellintensit del campo nel punto P dove si trova q 2 e del valore della carica q 2 ; a sua volta lintensit del campo funzione della carica q1 , della distanza di P da q1 e dalle caratteristiche del mezzo circostante q1 . N.B. La differenza tra le due impostazioni notevole: nel primo caso se in P non ci fosse la carica q 2 , non ci avrebbe la forza F e P sarebbe da considerarsi fisicamente vuoto; nel secondo caso non ci sarebbe la forza F ma P sarebbe comunque sede di un ente reale, il campo elettrico. Definizione di campo elettrico Formalizziamo la grandezza fisica campo nel caso particolare, ma molto importante, in cui esso sia generato da una sola carica puntiforme q1 supposta nel vuoto. Tale grandezza di tipo vettoriale e viene denominata vettore campo elettrico: si definisce vettore campo elettrico nel punto P dalla carica q1 il vettore E espresso dalla relazione:

E=

F q

dove q indica il valore di una carica esploratrice (o di prova) molto piccola da non modificare il campo prodotto da q1 , posta in P, ed F indica la forza agente su q determinabile con la legge di Coulomb. Pertanto, lintensit del vettore campo elettrico, risulter:

E=

F = q

k0

q1 q r 2 = k q1 0 2 q r

La direzione del vettore E data dalla congiungente di P con q1 ; il verso di E risulta centrifugo rispetto a q1 se questa positiva, centripeto rispetto a q1 se questa negativa. Le unit di misura della grandezza vettore campo elettrico sono: E =

F N = . q C

N.B. Lespressione formale del campo elettrico contiene solo grandezze dipendenti dalla carica q1 che lo genera e dal mezzo in cui questa si trova, non da grandezze caratteristiche della carica esploratrice.

Sovrapposizione del campi elettrici Dalla conoscenza attuale della struttura della materia sappiamo che qualunque distribuzione di carica pu essere ricondotta a una distribuzione di numerosissime particelle cariche positivamente o negativamente puntiformi rispetto alle usuali distanze macroscopiche. Ognuna i queste cariche genera un proprio campo elettrico e quindi un punto P situato in prossimit di una qualunque distribuzione di carica sar investito da unenorme numero di campi elettrici. Si osserva sperimentalmente che in questo caso il campo elettrico obbedisce ad un principio di sovrapposizione, ovvero il campo elettrico in un punto P caratterizzato da un vettore campo elettrico E che si ottiene come somma vettoriale dei campi E1 , E2 , , generati in P dalle cariche q1 , q 2 , .. Rappresentazione del campo elettrico mediante linee di campo Per descrivere in modo approssimato le caratteristiche del vettore campo elettrico nei diversi punti dello spazio circostante le cariche che generano il campo, si possono tracciare le linee di campo (o linee di forza) secondo le seguenti modalit. Sia P1 un punto di un generico campo elettrico e E 1 il vettore rappresentativo del campo in esso. Si immagini di spostarsi nella direzione e nel verso di E1 , da P1 a P2 ; in questo nuovo punto il campo elettrico caratterizzato da un vettore E 2 generalmente diverso da E 1 . Ci si sposti ora da P2 , nella direzione e verso indicati da E 2 , fino a un punto P3 e sia E 3 il vettore rappresentativo del campo in tale punto. E cos via. Si ottiene una successione di punti P1 , P2 , P3 , , Pn , estremi di una spezzata i cui lati individuano la direzione e il verso del vettore campo elettrico nei punti P1 , P2 , P3 , , Pn . Se gli spostamenti P1 P2 , P2 P3 , , sono molto piccoli, si possono identificare con gli archi corrispondenti sulla linea curva che raccorda la successione di punti P1 , P2 , P3 , , Pn . La linea cos definita detta linea di campo del campo elettrico. Pertanto: si dice linea di campo quella linea orientata le cui tangenti coincidono con la direzione del campo nel punto di tangenza. Tale linea consente di individuare in ogni suo punto direzione e verso del campo.

Campo uniforme Il campo elettrico uniforme caratterizzato dal fatto che il vettore campo elettrico definito nei punti del campo identico in direzione, verso e intensit. Un tale tipo di campo si realizza, per esempio, tra due file di cariche di segno opposto e tra due distribuzioni superficiali di cariche di segno opposto ( N.B. : in prossimit degli estremi il campo non uniforme!). Nel caso di una distribuzione superficiale di cariche se Q la carica totale distribuita su una superficie di area S, allora: Q Q . = = e il modulo del vettore campo elettrico : E = 0 0S S

Flusso del campo elettrico e teorema di Gauss La trattazione di numerosi problemi fisici richiede lintroduzione del concetto di flusso di un vettore V (flusso del vettore campo elettrico, gravitazionale, magnetico) attraverso una superficie di area S. Il termine flusso ha una chiara origine idraulica. Immaginiamo in una regione di spazio in cui presente un campo di tipo vettoriale V un certo numero di linee di forza e una superficie S attraversata da esse. (si pu pensare a delle linee di forza che "sgorgano" dalla sorgente del campo andando ad attraversare la superficie S rispetto alla quale si intende calcolare il flusso). Supponiamo che il vettore V sempre identico in direzione, verso e intensit (campo uniforme) e la superficie piana S posta perpendicolare alle linee di campo. Si chiama flusso del vettore V attraverso la superficie S il prodotto dellintensit di V per larea A della superficie S:

S (V ) = V A

Se la superficie piana immersa nel campo V non disposta perpendicolarmente alle linee del campo, allora:

S (V ) = V n A = V A cos

dove langolo che il vettore V forma con il vettore unitario n (versore) perpendicolare alla superficie S. Esempi: se = 0 cos 0 = 1 S (V ) = V A se = 90 cos 90 = 0 S (V ) = 0 se = 45 cos 45 =

2 2 S (V ) = V A 2 2

Il flusso del vettore campo elettrico attraverso una superficie chiusa: teorema di Gauss 1.Flusso del vettore campo elettrico uscente attraverso una superficie che non contiene cariche. Nel caso di una superficie cubica (come in figura) tenendo conto dellorientamento degli spigoli del cubo rispetto alla direzione delle linee di forza, si comprende che il campo elettrico entra solo dalla faccia ADHE ed esce solo dalla faccia BCGF. Tenendo conto del verso di E e del verso dei due versori normali alle due superfici indicate, entrambe di area A, si ha:

tot ( E ) = ADHE ( E ) + BCGF ( E ) = EA cos180 + EA cos 0 = EA + EA = 0


Quindi il flusso totale vale zero! Questo risultato generalizzabile a una qualunque superficie chiusa immersa nel campo elettrico e non richiudente cariche elettriche. 2.Flusso del vettore campo elettrico uscente attraverso una superficie sferica contenente una carica elettrica disposta nel suo centro. Data la grande simmetria del sistema, la valutazione del flusso uscente molto semplice; infatti, i vettori campo elettrico definibili nei punti della superficie sferica hanno tutti lo stesso valore: 1 q e sono tutti perpendicolari alla superficie. Pertanto il flusso uscente risulter: E= 4 0 R 2

S (E) = V S =

q q 4R 2 = 2 4 0 R 0

Il flusso non dipende dal raggio R della superficie ma solo dalla carica in essa contenuta!

3.Flusso del vettore campo elettrico uscente attraverso una superficie chiusa contenente una o pi cariche elettriche comunque disposte. Il risultato precedente pu essere generalizzato al caso in cui la superficie abbia una forma qualunque e contenga un qualunque numero di cariche:

S (E) =

q
i =1

, che lenunciato generalizzato del teorema di Gauss.

Facciamo notare che se per una causa qualsiasi dovessero modificarsi le linee di forza che attraversano una certa superficie S (perch la sorgente del campo si muove o perch la superficie S a spostarsi o ancora perch muta l'intensit del campo vettoriale), il flusso attraverso la superficie S risulta variare nel tempo. Quest'ultima situazione della massima importanza per spiegare il fenomeno dellinduzione elettromagnetica. Energia potenziale, potenziale, capacit elettrica Poich il concetto di campo associato al concetto di forza, possiamo prevedere la possibilit di collegarlo in qualche modo ai concetti di lavoro e di energia potenziale. a) Campo elettrico uniforme Consideriamo un campo elettrico uniforme e una carica q positiva posta in un punto A del campo. Spostando la carica q dal punto A a un punto B posta sulla medesima linea di campo che passa per A, le forze prodotte dal campo eseguono un lavoro positivo:

AB

= F AB = q E AB

dove il segno di LAB dipende sia dal verso del vettore AB rispetto al verso del vettore E sia dal segno della carica q. Assumiamo come energia potenziale elettrica di una carica q in un punto A il lavoro che le forze del campo compiono su q quando essa si sposta dal punto A a un punto qualunque di un certo livello di riferimento arbitrario. In questo caso possiamo esprimere lunit di lavoro come la variazione del valore della grandezza energia potenziale elettrica della carica q nei due punti A e B:

La relazione fra lavoro delle forze del campo e variazione dellenergia potenziale elettrica, stabilita in questo caso molto semplice, non cambierebbe anche se il cammino che la carica segue per andare da A a B non fosse quello che segue la linea di campo che congiunge i due punti, ma fosse un cammino qualunque! b) Campo generato da una singola carica In questo caso ovviamente il campo generato da una singola carica non uniforme. La principale differenza fra questo caso e quello precedente che nel caso del campo uniforme la forza resta costante su tutto il tratto AB lungo la quale si vuol calcolare il lavoro delle forze, mentre nel caso del campo generato da una singola carica la forza varia con linverso del quadrato della distanza; ci non consente di calcolare il lavoro delle forze del campo elettrico come prodotto L = F S , perch F varia continuamente. In questo caso per calcolare il lavoro totale L della forza elettrica si pu utilizzare una procedura di questo tipo:

LAB = qEz A qEzB

si suddivide lintero spostamento AB in una sequenza di piccoli spostamenti identici s ; si calcola il valore della forza elettrica F i nel punto medio di ciascun spostamento s i ; si suppone che ciascuna forza F i non vari per tutto il tratto dellintervallo e si calcolano i lavori elementari relativi a ciascun tratto; si sommano tutti i lavori Li , ponendo

L AB = Li = Fi s
i =1 i =1

Per intervalli s sufficientemente piccoli, la procedura indicata conduce a un valore del lavoro elettrico praticamente coincidente con larea racchiusa sotto la curva, che si ottiene da una formula ricavata dal calcolo integrale:

L AB = F (r )dr =
rA

rB

Qq 1 1 4 0 rA rB


1 0 e quindi: rB

Se B fosse su un punto allinfinito il termine

LA =

Qq 1 , 4 0 rA

che esprime il lavoro che le forze del campo elettrico compiono sulla carica q quando essa si sposta dal punto A allinfinito. Questo risultato suggerisce di assumere la relazione precedente come espressione dellenergia potenziale elettrica di una carica q nel generico punto A, stabilendo come livello di riferimento quello a distanza infinita:

Lq , P = LP =

Qq 1 4 0 r

che rappresenta lenergia potenziale elettrica di una carica q posta in un punto P distante r dalla carica Q generatrice del campo. Il campo elettrico conservativo In meccanica avevamo utilizzato il termine circuitazione per mostrare il carattere conservativo della forza peso, ovvero il fatto che la forza peso nelleseguire un cammino chiuso compie un lavoro nullo e quindi non richiede alcun impiego netto di energia per eseguire tale cammino. Tale propriet conservativa vale anche nel caso delle forze associate a un campo elettrico. Abbiamo visto che il lavoro prodotto dalle forze di un campo elettrico uniforme su una carica che viene posta in esso quando essa passa da un punto A a un punto B era LAB = qEz1 qEz2 . Se ora facciamo compiere alla carica q un cammino chiuso che partendo da A, la riporti nello stesso punto, avremo:

LAA = qEz qEz = U A U A = 0 , avendo posto z1 = z2 = z .

Quindi il lavoro delle forze del campo sar espresso da una sommatoria di prodotti scalari F i si ; perci, per un cammino chiuso, si ha:

F
i =1

s i = qE i s i = 0 ovvero, la circuitazione uguale a zero.


i =1

Questo risultato, enunciato per un campo uniforme, generalizzabile a campi elettrostatici non uniformi. N.B. Con una sequenza logica di passaggi inversi a quella precedente avremmo potuto concludere che: se un campo vettoriale caratterizzato dallavere una circuitazione nulla, il lavoro che le forze del campo compiono quando il loro punto di applicazione esegue un cammino chiuso pari a zero. Inoltre in un campo a circuitazione nulla lenergia impegnata per far compiere alla carica un cammino chiuso nulla, ovvero lenergia del sistema che determina lo spostamento si conserva durante lo spostamento un campo a circuitazione nulla conservativo. Il concetto di potenziale elettrico Abbiamo visto come lenergia potenziale elettrica funzione sia delle caratteristiche del campo sia delle caratteristiche della carica in esso posta. Ci proponiamo ora di definire una nuova grandezza caratterizzante i punti di un campo indipendentemente dal fatto che in tali punti si trovi o meno una carica elettrica. Tale grandezza detta potenziale elettrico (V) ed definita come il rapporto fra lenergia potenziale elettrica di una carica elettrica e la carica stessa:

VP , z =

qEz = Ez q

potenziale elettrico in un punto P posto in un campo elettrico uniforme distante z da un livello di riferimento.

1 VP , r =

4 0 q

Qq r

1 Q 4 0 r

potenziale elettrico in un punto P posto in un campo elettrico radiale distante r da una carica generatrice Q.

J = V (volt ) . Lunit di misura del campo elettrico, C mediante lunit volt, sar allora V/m; ricordando che E = F/q ha come unit di misura N/C, avremo luguaglianza N/C = V/m.
Lunit di misura del potenziale elettrico : N.B. Quando si esprimono le energie potenziali elettriche di singole particelle cariche (elettroni, protoni, ioni, ecc.) utilizzando le unit volt e joule del S.I., si ottengono sempre potenze negative dellordine di 10 19 10 17 ; per evitare ci, si preferisce esprimere le energie in ununit detta elettronvolt (eV): si definisce elettronvolt lenergia acquisita da un elettrone nel passare da un punto A a un punto B di un campo elettrico fra i quali esiste una differenza di potenziale di 1V ( VB VA ). Allora: 1eV = 1,6 10 19 C 1V = 1,6 10 19 J .

Campo elettrico e differenza di potenziale in due punti Consideriamo un campo uniforme. Dati due punti a e B del campo come in figura, possiamo scrivere:

VA VB = E ( z A z B ) = E AB
che esprime un collegamento fra il campo e la differenza di potenziale, in base alla relazione:

E=

VA VB V VA = B AB AB

Nel caso il campo non sia uniforme i ragionamenti fatti perdono di validit; tuttavia, se si considerano intervalli sperimentali infinitamente piccoli in modo da considerare in essi il campo come uniforme, la relazione trovata conserva la sua validit; pertanto in generale:

E=

dV ds

Moltiplicando la seconda formula per il valore di una carica q che si immagina inizialmente in A e che viene poi spostata da A a B, otteniamo: qV qVB qE = A AB Dove il termine a sinistra rappresenta il modulo della forza agente sulla carica mentre il numeratore a destra rappresenta la variazione dellenergia potenziale elettrica della carica q nei punti A e B. Campo elettrico e superfici equipotenziali elettriche Landamento dei valori del potenziale che caratterizzano lo spazio circostante una distribuzione di carica si ottiene disegnando le superfici in cui i punti hanno tutti lo stesso valore del potenziale: superfici equipotenziali. Poich su una medesima line potenziale il potenziale ha sempre lo stesso valore, uno spostamento di una carica q su di essa, da un punto A a un punto B, non comporta alcun lavoro elettrico. Energia di un campo elettrico Se consideriamo due lastre metalliche inizialmente scariche, di superficie molto grande S e separate da una distanza d molto piccola, quando vengono caricate, tra esse si stabilisce un campo elettrico uniforme di modulo: Q E= = 0 0S Questa formula stabilisce una stretta correlazione fra il campo E prodotto e la carica elettrica Q distribuita sulle lastre. Analogamente possiamo trovare una formula che stabilisce una correlazione tra lintensit del campo elettrico E e lenergia E ad esso associata:

V , dove V indica la differenza di potenziale fra le lastre d corrispondente alla carica Q e Q, poste a distanza d. Sostituendo in questa la relazione Q , E= = 0 0S Qd si ha V = , rappresentata graficamente da 0S
ricordando che, in valore assoluto, E =

Sulla base di tale grafico possibile stabilire che lenergia necessaria per creare la differenza di 1 potenziale V fra le lastre e la carica Q e Q sulle medesime data da: E = QV . 2 A questo punto possiamo esprimere E in funzione dellintensit del campo elettrico E presente fra

1 le due lastre dopo la loro carica, utilizzando le espressioni precedenti, E = 0 E 2 ( Sd ) : il campo 2


elettrico sede di energia, il cui valore dipende dallintensit del campo elettrico e dal volume da esso occupato. 1 Inoltre abbiamo: DE = 0 E 2 , densit di energia di un campo elettrico. 2 Analogie e differenze tra il campo elettrico e il campo gravitazionale Abbiamo visto che la forza F agente fra due masse m1 e m2 , distanti r fra loro, espressa dalla legge di gravitazione universale:
2 m1m2 11 Nm F = G 2 , con G = 6,67 10 r kg 2 La forza F agente fra due cariche q1 e q2 , distanti d fra loro, espressa dalla legge di Coulomb:

Nm 2 q1q2 , con k0 = 8,98 109 2 F = k0 2 d C


Il confronto fra le due relazioni mostra, a parte le costanti G e k0 (d = r ) , che sono formalmente identiche. Questa identit suggerisce la possibilit di estendere allinterazione fra masse ci che si introdotto per linterazione fra cariche; in particolare suggerisce che anche linterazione gravitazionale si produce mediante un campo, il campo gravitazionale. Data una generica distribuzione di masse, si definisce campo gravitazionale in un punto P dello spazio ad essa circostante la grandezza vettoriale:

H=

F m

dove m una piccola massa esploratrice, abbastanza piccola da non perturbare in modo significativo il campo prodotto dalla distribuzione di massa posta in P, e F la forza che si produce su m. Lunit di misura del campo gravitazionale : H =

N kg m . Poich N = , abbiamo: kg s2

N kg m 1 m = 2 = , che ha le dimensioni di unaccelerazione! kg s kg s 2 Allora il campo gravitazionale caratterizza i punti dello spazio mediante il valore dellaccelerazione di gravit in essi registrabile, accelerazione che prodotta dalle masse che creano quel campo. Nel caso particolare in cui a generare il campo sia una sola massa m1 puntiforme, lintensit di H in un punto P distante r da m1 , e in cui posta m, sar: H=
F = m G m1m r 2 = G m1 m r2

H=

Come per il campo elettrico, possibile tracciare un insieme di linee di forza per il campo gravitazionale. Tenendo cono che le forze gravitazionali sono solo attrattive, il loro andamento nel caso del campo generato da una sola massa m o da due masse uguali il seguente:

Non esiste, per il campo gravitazionale, una corrispondente della situazione creata da due distribuzioni di carica elettrica di segno opposto affacciate tra loro; tuttavia possibile ottenere un campo gravitazionale praticamente uniforme, immaginando una distribuzione di materia molto estesa rispetto alla distanza che la separa dal punto P in cui si valuta il campo. Tale situazione si realizza in prossimit della superficie terrestre, entro una decina di km.

Energia potenziale e potenziale gravitazionale Seguendo sempre lanalogia con il campo elettrico, possiamo dedurre facilmente le formule relative allenergia potenziale di una massa m posta in un campo gravitazionale uniforme o radiale generato da una sola massa M: 1. Campo gravitazionale uniforme

LAB = mHz1 mHz2 = mH ( z1 z2 )


lavoro necessario per spostare una massa m dal livello z1 al livello z2 .

U m , z = mHz
energia potenziale gravitazionale di una massa m posta a distanza z dal livello di riferimento.

VP , z =

mHz = Hz m

potenziale gravitazionale di un punto P di un campo gravitazionale uniforme distante z da un livello di riferimento. 2. Campo gravitazionale radiale

LAB = GMm

1 1 1 1 + GMm = GMm r r ) rA rB A B

lavoro necessario per spostare una massa m dalla distanza rA alla distanza rB .

U m, z = GMm

1 rA

energia potenziale gravitazionale di una massa m posta a distanza r dal livello da una massa M.

VP , z =

m1m r = G M m r

potenziale gravitazionale di un punto P di un campo gravitazionale radiale distante r da una massa generatrice M. Flusso e circuitazione del campo gravitazionale

Confrontando le due relazioni E =

Q 4 0 d 2

H =G

1 M , si deduce che il rapporto 2 4 0 d

corrisponde a G, ovvero che 0 corrisponde a

1 . 4G

Quindi la relazione che esprime il teorema di Gauss sar:

S (E) =

Q
i =1

S ( H ) = 4G M i
i =1

Tenendo conto che il campo gravitazionale sempre orientato verso le sue sorgenti (le masse), riscriveremo:

S ( H ) = 4G M i
i =1

Per quanto riguarda la circuitazione del vettore H , possiamo affermare: il campo gravitazionale un campo a circuitazione nulla, ovvero un campo conservativo. Traiettorie nel campo elettrico e gravitazionale Capovolgendo le nostre analogie, ora possiamo applicare il moto di un punto materiale in prossimit della superficie terrestre, cio in presenza di un campo gravitazionale uniforme, al moto di una carica in un campo elettrico uniforme. Teniamo solo presente che: alla massa corrisponde la carica elettrica; alla forza gravitazionale F = m g corrisponde la forza elettrica F = q E ; allaccelerazione di gravit g corrisponde laccelerazione

qE . m

Quindi stabiliamo le seguenti analogie:

1)Moto di una massa dotata di una velocit v diretta secondo la verticale ovvero secondo le linee di campo del campo gravitazionale:

1) Moto di una carica elettrica dotata di una velocit v diretta secondo le linee di campo del campo elettrico:

y = vt +

1P 2 1 t = vt + gt 2 2m 2

y = vt +

1F 2 1 qE 2 t = vt + t 2m 2 m

2)Moto di una massa dotata di una velocit v non diretta come le linee di campo del campo gravitazionale:

2)Moto di una carica elettrica dotata di una velocit v non diretta secondo le linee di campo del campo elettrico:

x = (v cos )t
y = (v sin )t 1 2 gt 2

x = (v cos )t
y = (v sin )t 1 qE 2 t 2 m

1 x2 y = x tan g 2 2 v cos2

y = x tan

1 qE x2 2 m v 2 cos2

N.B. Il segno della carica q determina il segno posto davanti al fattore

1 . 2

Confronto fra campo elettrico e campo gravitazionale Mentre relativamente agevole constatare sperimentalmente lesistenza del campo elettrico attraverso gli effetti da esso prodotti su sistemi adeguatamente progettati in laboratorio, la stessa cosa non si pu dire per il campo gravitazionale. Il motivo di questa differenza risiede nelle diverse intensit dei due campi prodotti dalla medesima sorgente. Come particelle assumiamo un protone, con carica elettrica 1,6 1019 C e carica gravitazionale 1,67 1027 kg . Il diametro di un protone 1015 m . Calcoliamo lintensit del campo e della forza elettrica e gravitazionale di un protone posto a 100 diametri del protone generatore del campo elettrico e gravitazionale:

E100 = 1,44 1017

N , C

H100 = 1,11 10 11

N kg

FE ,100 = 2,3 102 N

FH ,100 = 1,85 1038 N

Quindi per ottenere una forza gravitazionale identica a una certa forza elettrica prodotta da un certo numero di particelle elettriche, occorre disporre di un sistema generatore di campo gravitazionale costituito da un numero di particelle enormemente pi grande: intere stelle o galassie!

Dispense a uso interno per le classi 5^TA-5^TC A.S. 2010/2011 Elaborate ed integrate dal Prof. Antonio Grandieri sul testo di P.Marazzini - M.E. Bergamaschini - L.Mazzoni