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Raffaele Morelli

Come amare ed essere amati


INDICE

Prefazione di Maurizio Costanzo

Capitolo primo Quando nasce un amore


Capitolo secondo Dall'innamoramento all'amore
Capitolo terzo Le domande e i lamenti che uccidono una storia
Capitolo quarto Trovare la persona giusta
Capitolo quinto L'importanza di una buona sessualità
Capitolo sesto La coppia e la libertà
Capitolo settimo Il test. Sai amare liberamente?
Capitolo ottavo Quando l'amore finisce
PREFAZIONE

di Maurizio Costanzo

Qualunque cosa Raffaele Morelli e i suoi collaboratori possano


essersi inventati in proposito, sono propenso a pensare che se
veramente si sa come amare ed essere amati» equivale ad aver
firmato una polizza di assicurazione contro gli strappi sentimentali e
in favore di un bonus che garantisce la felicità. Come in altre
circostanze, mi sembra improbabile che possa esistere un decalogo
comportamentale che in ogni circostanza ci fa sapere come amare
una persona e nel contempo farsi amare dalla medesima. Penso, ma
forse sbaglio, che ognuno ha una propria storia sentimentale alle
spalle e quindi le sue parole, i suoi atteggiamenti, le sue reazioni
saranno inevitabilmente dettate da quel che l'esperienza gli ha
insegnato, da quel che lui, per come è fatto, riesce a dire o a fare.
Sarei ben contento se si trovasse il modo per garantirci una
abbastanza lunga stagione di stabilità amorosa. Ci credo poco.
Sigmund Freud era solito dire, un po’ per paradosso e un po’ per
convincimento, che ogni uomo in realtà sceglie sempre la stessa
donna e che se si potesse conoscere il carattere della prostituta
adocchiata nel chiaroscuro di un lampione, troveremmo in
quest'ultima segni di somiglianza, non già fisica ma psicologica, con
le altre donne, mogli, amanti o fidanzate, dell'uomo in cerca di
avventura "stradale". Eppure, se vogliamo dar per buona questa
provocazione di Freud, resta il fatto che sia gli uomini che le donne,
andando avanti negli anni, cambiano il modo di proporsi e di reagire
a circostanze ricorrenti come la gelosia, l'invasività dei genitori di lui
o di lei. Cose che a vent'anni vengono, almeno parzialmente,
tollerate, fra i trenta e I quaranta diventano oggetto di abbandono
ancor prima di convivenze o matrimoni. Ecco che il percorso è
veramente accidentato e anche chi si innamora, e fa bene, in tarda
età, deve sapere che l'esperienza nello specifico non conta nulla.
Conta la fortuna e una buona predisposizione degli altri.

Maurizio Costanzo
CAPITOLO PRIMO
QUANDO NASCE UN AMORE

Il pensare divide, il sentire unisce.


Ezra Pound.

Quando ci si innamora accadono cose con le quali, nella vita di


tutti i giorni, non siamo abituati a confrontarci: i giudizi e le
valutazioni passano in secondo piano, sfumano temporaneamente
per lasciare posto alle sensazioni e al nuovo sentimento. La fantasia e
l'immaginazione hanno la meglio sugli aspetti razionali della nostra
personalità e ciò che ci hanno insegnato i nostri genitori, i cliché che
ci siamo imposti di seguire vengono improvvisamente abbandonati.
All'inizio di una storia il desiderio prende il sopravvento e la
passione ci spinge a trovare le vie per renderci più attraenti agli occhi
dell'altro. Ci si sente pieni di energia, padroni del mondo, perché
l'amore stesso è un'energia, la più potente di tutte, che ci porta ad
abbattere le identificazioni con i nostri schemi, con i nostri ideali.
Non cambiamo mai così tanto come quando siamo innamorati, E
questo non avviene solo per compiacere l'altro. Piuttosto, è una
spinta naturale verso l'esplorazione di mondi diversi e di diverse
parti di noi stessi.
L'amore è sempre un'esperienza profondamente trasformativa
che ci aiuta a partorire la nostra vera natura. Gli stimoli al
mutamento che possiamo cogliere da una nuova relazione amorosa
investono gli ambiti più diversi: dalla vita professionale al modo di
gestire il tempo libero, ogni aspetto della nostra esistenza acquisisce
contorni nuovi.

Quando ci si innamora
Si cerca un partner per uscire dalla solitudine, dalla noia, per il
desiderio di trasgredire o di rimettersi in gioco, a volte per vendetta
verso un ex che non abbiamo ancora dimenticato. Ma le storie che
partono così (e sono la maggioranza) hanno qualcosa di
programmatico che rende poco autentica la relazione. Poi ci si abitua
lentamente alla presenza e al corpo dell'altro e si sta insieme per
mesi, a volte per anni, almeno fino a quando regge il presupposto di
partenza. Questi amori nascono da uno stimolo azione-reazione che
dovrebbe esser tenuto presente: quando frequento qualcuno per
raggiungere un particolare obiettivo o soddisfare un'esigenza devo
stare attento che l'esigenza non diventi l'essenza di tutto il rapporto.
Quando è così , c'è il rischio di vivere la relazione dentro uno schema
di aspettative che uccidono la naturalezza. E in queste condizioni,
anche se in qualche modo la magia si crea, è destinata a svanire non
appena l'altro ci mostra un aspetto di sé diverso da quello che
pensiamo ci serva. Oppure, nel peggiore dei casi, si trasforma in
attaccamento, un'adesione sterile e vana a un'idea di rapporto che ci
siamo costruiti nella nostra testa.
Diverso è invece quando l'amore nasce per caso. Jung parlava di
coincidenze significative: sono circostanze fortuite, lontane da ogni
prevedibilità o legge di probabilità, che preludono a sviluppi del tutto
inaspettati. Il loro potere è davvero sorprendente, soprattutto in
amore. Quando una coincidenza di questo tipo si affaccia, vuole
richiamare la nostra attenzione su qualcosa di particolare, che
magari avevamo trascurato sino ad allora. Ma per poterla cogliere
bisogna ragionare come il saggio taoista che guarda tutti gli eventi a
mente vuota, senza resistenze, senza giudizi. Solo così ci può svelare
il suo senso.

Le coincidenze che segnano il destino


Marta e Angelo sono compagni di liceo. Tra loro c'è una bella
amicizia, dalla quale dopo qualche mese sboccia una storia. I due
ragazzi si frequentano fino alla maturità, poi le loro strade dividono.
Lui va negli Stati Uniti a studiare, lei resta a Roma. Dopo qualche
mese di lontananza non riescono a mantenere il filo della relazione e
così scelgono di comune accordo di separarsi. Passano sei anni e
Marta prenota una vacanza a Creta. Decide di andarci da sola, perché
ha bisogno
di riprendersi da una storia finita male e vuole riflettere. Quando
arriva alla reception dell'albergo, il consierge costernato la avvisa che
la sua camera è già stata occupata per errore: a causa di un malinteso
la sua prenotazione era stata confusa con quella di qualcun altro. Il
consierge chiama l'occupante della stanza, per chiarire la cosa e
trovare la soluzione.
Davanti agli occhi sorpresi di Marta si presenta Angelo, anche lui
in vacanza da solo. I due iniziano a parlare, si raccontano gli ultimi
sei anni. Si riscoprono innamorati dopo tanto tempo. Il lieto fine?
Ora Marta e Angelo sono sposati felicemente e progettano di
trasferirsi proprio a Creta, dove apriranno una pizzeria.

Le aspettative sbagliate
Così come è sbagliato cercare un partner con un progetto preciso
in mente, altrettanto errato è cercarlo con un idea precisa di come
dovrebbe essere. C'è chi ha bisogno di protezione e quindi cercherà
un partner affettuoso e tutto coccole. Qualcuno invece ama dedicarsi
all'altro e inevitabilmente si dirigerà verso persone bisognose di
continue cure materne. E altri sognano il principe azzurro e rischiano
fatalmente di innamorarsi di abili millantatori dalle riconosciute
virtù teatrali.

Un partner per genitore


Cercare la mamma nella propria compagna è un atteggiamento
inconscio tipico di molti uomini. Il rapporto in questi casi vira sulle
componenti affettive, rischiando di lasciare in ombra l'erotismo.
Inoltre, un rapporto di coppia così concepito è ad alto rischio di
conflitto: se la donna non corrisponde all'ideale materno in tutto e
per tutto, l'uomo si sente affettivamente trascurato e abbandonato a
se stesso. Il medesimo discorso vale per le donne che chiedono al
partner una protezione tipicamente paterna. C'è la possibilità che
l'uomo, investito di questo ruolo, tenda a imporre la propria
posizione, appoggiandosi al vecchio ricatto affettivo: Lo sai che è per
il tuo bene». Così, può produrre nella compagna un senso di
inadeguatezza e fastidio.

Nel compagno si cerca una guida


Più tipicamente femminile, questo approccio alla vita di coppia
può essere rovinoso per il rapporto. Cercando una guida, spirituale o
intellettuale, nel proprio compagno, si finisce inevitabilmente per
proiettargli addosso tutte le proprie insicurezze, È comodo, perché
non si è costrette a decidere e a pensare con la propria testa. Così
però c'è il rischio, neanche troppo lontano, di dimenticare la propria
personalità e il proprio talento. Prima o poi, il desiderio di
camminare sulle proprie gambe si fa strada, creando
disorientamento nel partner e portandoci a vivere la storia con un
misto di insoddisfazione e frustrazione.

L'attesa del principe azzurro


L'uomo perfetto non esiste. E per fortuna: sono anche le nostre
debolezze a renderci unici e speciali. Sognare il principe azzurro vuol
dire anteporre il giudizio e la valutazione all'incontro vero con l'altro.
Così non possiamo fare altro che leggere nel comportamento altrui le
nostre aspettative e "misurare" la relazione, soffocando la libertà e il
piacere di stare insieme.

Vivere giorno per giorno


L'amore vive nel senza tempo. Non conosce i rigidi schemi
temporali che la mente quantitativa impone, e soffre ogni volta che lo
ingabbiamo in una scaletta, in un programma.
È una regola da tenere sempre presente, in particolar modo
quando una storia è appena nata. L'amore agli inizi ha bisogno di
buio e di silenzio per poter crescere.
Proprio come un seme posto nel grembo della terra, si costruisce
attimo dopo attimo e può dare i suoi frutti migliori solo se gli
consentiamo di svilupparsi con i suoi tempi.
Credere che esista un limite temporale entro il quale è opportuno
fare o ricevere la prima dichiarazione d'amore, programmare la
prima vacanza a due, proporre di mettere su casa, è come mettere un
bastone di quercia accanto a un tenero germoglio, per fargli prendere
una direzione precisa. Questa tendenza alla programmazione si fa
più forte man mano che il tempo passa. Pianificare un matrimonio
dopo due anni di fidanzamento, un figlio dopo tre anni di
matrimonio, il secondo a distanza di altri tre anni...
È uno schema in cui vive la maggior parte delle persone, perché è
rassicurante, perché I nostri genitori hanno fatto così, perché ci
hanno insegnato che non si può vivere senza le idee chiare su cosa
vogliamo fare. Senza un obiettivo, ci chiediamo, cosa mai resta di
noi? Intanto la vita, quella vera, ci scorre davanti agli occhi senza che
nemmeno ce ne accorgiamo e ci ritroviamo in pensione accanto a
una persona che non è altro se non il vuoto simulacro di
un'abitudine.
I figli se ne vanno per la loro strada e noi restiamo li, a fare i
contabili, mettendo in lista le entrate e le uscite di una vita che non ci
appartiene. Ma l'amore non è questo. La convivenza, il matrimonio, i
figli possono essere le sue logiche conseguenze. Se ce le poniamo
come obiettivi, da conseguire entro una certa scadenza, le eleviamo
al rango di cause, commettendo un errore che potremmo pagare
caro. Molte delle patologie del mondo d'oggi (ansia, panico,
depressione) nascono proprio dal voler imporre il nostro modello e le
nostre scansioni temporali alla Vita, che per sua natura sfugge alle
definizioni di qualsiasi tipo.
Così, ogni volta che le cose non avvengono nei tempi stabiliti la
nostra mente inizia a involversi su se stessa, chiudendosi nel
pericoloso vortice delle definizioni: È giusto che accada questo? Non
mi merito forse che adesso io debba vedere realizzato il mio sogno?»
Ma i sogni, soprattutto in amore, si realizzano se gli lasciamo
prendere la loro strada, senza imporre corsi forzosi, tappe e scadenze
fisse. Come insegnava il poeta Grazio alla bella Leuconoe, bisogna
vivere nel presente, del futuro non ci si può fidare.
Le tue speranze regola giorno per giorno. Mentre parliamo, l'ora
già scorre rapida. Cogli il tuo tempo, meno che puoi fidati del
domani». Soltanto così si realizza quel "carpe diem" che solo può
portare alla vera felicità.

L'esempio i danni delle proiezioni


Anna e Mauro sono fidanzati da un anno. Anna preme per il
matrimonio, mentre Mauro è ancora indeciso. Alla fine, dopo molte
insistenze, Anna riesce a ottenere una soluzione di compromesso: la
convivenza. Ma dopo sei mesi di idillio, passata la novità, iniziano i
primi bisticci. Liti per motivi futili, apparentemente senza senso. Ad
Anna non va più bene nulla di quello che fa Mauro.
Per quanto lui cerchi di mediare, di essere gentile, ogni volta che
si prende uno spazio per sé per Anna è una tragedia: si sente
abbandonata, trascurata e si chiude in un mutismo triste e
rassegnato. Dopo quattro mesi di questo clima Mauro fa le valigie.

L'errore di Anna
Anna sperava con la convivenza di riuscire a convincere Mauro a
sposarla. Un errore madornale, per due motivi: il primo, più
evidente, è l'aver proiettato sul rapporto delle aspettative e dei
progetti. Il secondo è l'idea di cambiare il partner, operazione
destinata già in partenza al fallimento.
CAPITOLO SECONDO
DALL'INNAMORAMENTO ALL'AMORE

Ama la vita e vivi per amare.


Proverbio inglese.

Secondo uno studio dell'Università di Pisa, l'innamoramento


dipende da fattori biologici. Responsabile ne è la serotonina, un
neurotrasmettitore le cui alterazioni nelle coppie innamorate
sarebbero del tutto analoghe a quelle riscontrabili in alcuni disturbi
ossessivocompulsivi. La ricerca va oltre e definisce anche la durata
massima del sentimento d'amore: due, al massimo tre anni o anche
meno. Anche il consolidarsi del rapporto dipenderebbe da un
ormone. Più alti sono i livelli di ossitocina, più l'unione è stabile e
gratificante.
Che una ricaduta biofisiologica possa esserci non è sorprendente.
Qualsiasi evento è in grado di cambiare la chimica del nostro cervello
e quindi può accadere che, mutate alcune condizioni nella vita
sentimentale, mutino anche le cascate ormonali che dal cervello
vengono prodotte. Quello che sorprende però in questa ricerca è il
proposito di definire e quantificare il fenomeno. Come se, dandogli
un ambito preciso, potessimo conoscerlo meglio, forse anche
controllarlo con maggior sicurezza. Come se, dato per buono il calo
degli ormoni, lo spegnersi dei sentimenti sia da considerare un
evento del tutto naturale.
Ciò che in realtà questa ricerca non rileva è che i sentimenti,
come ogni altra cosa, subiscono una loro naturale evoluzione. Un
ormone in più o in meno non decreta la fine di uno stato di grazia
qual è l'innamoramento.
Il feeling cala non per il tempo che passa, ma per gli errori che
commettiamo lungo il cammino. Quello più grave corrisponde a
un'attitudine così comune da essere diventata la regola: l'abitudine.
Cerchiamo rassicurazione nell'andare sempre nel solito ristorante,
nel fare sempre le stesse cose e alla fine troviamo solo noia. Un
amore vivo e eternamente giovane è al contrario un amore creativo,
che sa rinnovarsi, esplorare, giocare.

Il passaggio dall'innamoramento all’amore


L'innamoramento è la fase più creativa di un rapporto di coppia.
Si ha la sensazione di non avere più confini, di non avere più limiti, È
come un'intuizione folgorante, una luce che all'improvviso rischiara
il nostro mondo e nulla sembra più avere i contorni di prima.
Nell'innamoramento tutto è possibile: le distanze non contano, il
tempo passato insieme non basta mai. La presenza fisica dell'altro è
fondamentale per stare bene e la passione ha un ruolo centrale nella
storia. la fase in cui attraverso l'eros sentiamo di esistere. Le certezze
alle quali eravamo così affezionati non contano più e sperimentiamo
nuovi modi di esistere e di relazionarci con noi stessi.
Quando la storia inizia a collocarsi in un ambito preciso, di spazio
e di tempo, con dei ruoli stabiliti per ciascuno dei due partner, la
parte razionale diventa preponderante. In questa fase del rapporto ci
riappropriamo della nostra identità personale, che prima era fusa a
quella dell'altro e scegliamo il partner giorno per giorno, in una serie
continua di mediazioni, di attese. Ci si comprende, ci si aspetta, si
diventa consapevoli. Questo è lo stadio più delicato della relazione.
Se la consapevolezza non è reciproca, se uno dei due continua a
proiettare sull'altro i comportamenti agiti durante l'innamoramento
o a desiderarli, nella coppia si crea una sfasatura, che può anche
portare a una separazione. Tra innamoramento e amore c'è la stessa
differenza che passa tra un'illuminazione estemporanea e uno studio
di ore sui libri. Il rischio del passaggio tra l'una e l'altra condizione è
che si perdano di vista, nel tentativo di dare basi solide al rapporto,
quella magia e quella "parte bambina", giocosa e spensierata che ci
avevano fatto innamorare.

Come vivere il passaggio senza soffrirne


Simona, 28 anni, mi scrive del suo nuovo amore: Dottore non ci
capisco più nulla. Prima era sempre presente, mi chiamava quattro
volte al giorno, mi mandava i fiori a ogni compleanno. Poi
lentamente ha iniziato a diradare le telefonate, adesso ci sentiamo
solo alla sera. Ho paura che mi voglia lasciare». Simona è nella fase
in cui il rapporto si sta consolidando. Paolo, il suo fidanzato, si sente
sicuro dei sentimenti di lei e quindi non avverte più la necessità di
continue conferme. Ma Simona, che più di tutto ha paura di essere
lasciata, legge questo comportamento come forma di disinteresse.
Ogni tanto litighiamo e io gli dico che lo sento distante, che tanto lo
so che non è più come prima. Lui ogni volta nega, poi si comporta
bene un paio di giorni, quindi ritorna esattamente come prima».
Simona, probabilmente persa in un suo mondo fantastico nel quale
sogna il fidanzato perfetto, non si accorge che l'uomo che le è di
fianco la ama, solo che il rapporto sta virando verso la stabilità e
quindi l'ansia che lo faceva chiamare quattro volte al giorno ora non
esiste più. Invece di godersi la serenità, Simona entra in crisi da
abbandono e alla lunga potrebbe ottenere proprio ciò che più teme. I
fantasmi della mente prima o poi si materializzano.
Continuiamo a pensare che siano reali e alla fine il nostro
pensiero li produce. Continuando ad accusare Paolo di qualcosa che
non c'è Simona lo sta allontanando. E invece le basterebbe fermarsi
un attimo, fare il vuoto dentro di sé per sentire come stanno
realmente le cose.
Il problema di Simona, come di tante altre persone, è che si è
disabituata ad ascoltare il proprio istinto. Cerca di stare dietro alle
idee che le frullano nel cervello, senza avvedersi che è il consigliere
meno adatto nelle faccende di cuore.

GLI ESERCIZI
Se la paura di essere lasciati ci attanaglia, impedendoci di vivere
serenamente la storia, proviamo a fare questi esercizi. Ci aiuteranno
a centrare l'attenzione sul nostro mondo interiore , recuperando la
serenità e la capacità di stare da soli.

Al buio va via la sfiducia


Il buio, specie se ci poniamo in un luogo protetto della casa, può
diventare lo spazio perfetto per dissolvere l’inadeguatezza e la
disistima che accompagnano la paura di essere lasciati. L'oscurità e il
silenzio inducono una "microgestazione", che aiuta a cancellare i
giudizi sul proprio operato e su quello dell'altro.

COME SI FA
Se stiamo vivendo un momento di sfiducia nel rapporto, andiamo
nell'angolo più buio e silenzioso della casa e sediamoci
comodamente. Respiriamo profondamente fino a percepire il
disagio. Accogliamolo dentro di noi e guardiamolo sfumare piano,
finché nella mente si crea un vuoto. Restiamo li, nel buio e nel
silenzio, per qualche minuto. Questo esercizio produce in pochi
minuti una sensazione di benessere che restituisce tranquillità e
fiducia.

Al bando l'attaccamento
Per stare bene è fondamentale evitare l'attaccamento. Non è
l'amore a metterci in crisi, ma la dipendenza affettiva dalla persona
che sta con noi. La neurofisiologia insegna che quando siamo
innamorati il cervello lavora in maniera armonica, integrando le
componenti affettive con quelle razionali. Al contrario l'attaccamento
stimola solo alcune aree del cervello, quelle che governano l'istinto di
autoconservazione. E crea disarmonia nel funzionamento del
cervello.

Un'onda spazza via le frustrazioni


Quando ci siamo accorti che stiamo vivendo l'amore in modo
fusionale, esponendoci alla frustrazione ogni volta che il partner non
si comporta come ci aspetteremmo, proviamo a fare questa
visualizzazione. Ci aiuterà a ritrovare il nostro centro e a smettere di
focalizzarci su ciò che fa o dice il partner.

COME SI FA
Mettiamoci in posizione comoda, seduti o sdraiati, in un
ambiente tranquillo. Chiudiamo gli occhi. Facciamo due o tre respiri
profondi, scaricando la tensione. Visualizziamo un mare in burrasca.
Portiamo l'attenzione alle onde che ne increspano la superficie e
immaginiamo che ciò che del partner ci ferisce si muova col loro.
Lasciamo che il malessere arrivi a toccare il suo acme, proprio come
l'onda che s'ingrossa e arriva al massimo della sua potenza.
A questo punto immaginiamo di scendere lentamente dalla
montagna d'acqua e di collocarci nello spazio tranquillo che si apre
tra un'onda e l'altra. Immaginiamo di stare li in pace e, mentre lo
facciamo, troviamo nel corpo un "punto di tranquillità" che
amplifichi la sensazione di pace provata nell'immaginario.
Ritrovando il nostro punto di equilibrio saremo meno esposti
all'ansia e alla frustrazione quando i comportamenti del partner ci
deludono. Inoltre potremo imparare ad occuparci di noi stessi, senza
stare ad aspettare che sia l'altro a soddisfare i nostri desideri.

I CONSIGLI PRATICI

Non prendere subito decisioni


Non riusciamo più a reggere la paura della solitudine e stiamo
pensando di chiudere per primi la relazione? Se ci sentiamo indecisi
e rimandiamo perdendoci nelle valutazioni sui pro e i contro di
questa scelta, evitiamo di prendere una decisione. Pensiamo ad altro
e distraiamoci dal dubbio: così permetteremo alla risposta che è già
dentro di noi, quella vera e autentica, di affiorare senza fatica con i
suoi tempi. Così non ce ne pentiremo, qualsiasi sia poi la decisione.

Evitare le frasi fatte


Quando avvertiamo il bisogno di definire la storia, illudendoci in
questo modo di chiarirci le idee, evitiamo i luoghi comuni che
rendono la relazione scontata e imprevedibile. Bando a frasi come Fa
sul serio», <E un grande amore», Questa è la volta buona». Ma
anche, sul piano opposto, La nostra è solo una forte attrazione
sessuale», È giusto un'avventura». Pericolosissimi poi i confronti col
passato, anche in positivo: Era quello che ci voleva, dopo la storia col
mio ex!».

Niente rinunce
Le rinunce e i sacrifici per amore dell'altro o del quieto vivere
creano solo insoddisfazione in chi le fa ed espongono il rapporto al
rischio di rinfacci, recriminazioni e ricatti morali. Quindi, anziché
avvicinarci all'altra persona, alla lunga rischiano di allontanarcene
nostro malgrado o di farci vivere un rapporto costantemente teso.

Mai fare previsioni


Prevedere cosa l'altro dirà o farà può essere rassicurante, ma
chiude il rapporto in uno schema, con il rischio di etichettare il
partner. Inoltre, pronosticare una data reazione ci pone
automaticamente sulla difensiva e ci induce a pianificare delle
strategie. Tutto questo spegne la magia, e condanna la storia
all'abitudine.
Via i sensi di colpa
Se fino ad ora ci siamo appoggiati al partner, potremmo sentirci
in colpa nel riprenderci la nostra autonomia. Non importa: per
questa via potremo scoprire se il rapporto ha delle basi solide oppure
se si fonda solo sulla dipendenza.
Attenzione a questi comportamenti: essi segnalano che l'amore si
sta trasformando in attaccamento e che è bene correre subito ai
ripari.
Vi sentite a ore fisse. - Avete gli stessi hobby. - Fate tutto insieme.
- Frequentate gli stessi amici.
Tra di voi non esistono segreti.

La paura del nuovo


Spesso, quando si passa dall'innamoramento al consolidamento
del rapporto, si avverte la tentazione di tirarsi indietro. Può trattarsi
di una forma di immaturità affettiva, che si rivela proprio quando i
sentimenti iniziano a farsi più profondi. Tipico di chi idealizza la
relazione a due e non riesce a mettersi in gioco in maniera profonda,
questo atteggiamento, quando si ripete costantemente ad ogni nuova
storia, può nascondere anche la paura di lasciarsi andare alla novità
di un rapporto che si deve costruire giorno dopo giorno. La paura del
nuovo diventa così un freno più forte dell'innamoramento e
condanna la vita sentimentale a uno sterile ripetersi di seduzioni
infinite, mai sufficientemente appaganti.

Agire stempera i timori


Vorremmo abbandonarci all'amore ma non ne abbiamo il
coraggio. Sogniamo una vita a due ma temiamo di non esserne
all'altezza. Per uscire dall'impasse, ricordiamo che nessuna
trasformazione è autentica se non è pratica. Per questo anziché stare
a pensare a cosa ci sta accadendo, iniziamo ad agire. Nell'azione si
stemperano le paure ed emerge realmente ciò che siamo e che
vogliamo.

Spazio alle novità


Ogni giorno sperimentiamo qualche novità nella nostra vita
quotidiana. Potrà trattarsi di un cibo, di un attività sportiva, di un
programma televisivo che non avevamo mai voluto guardare. In
questo modo, gradualmente, ci abitueremo ad accogliere il nuovo,
spogliandolo del potere destabilizzante che sino ad allora aveva avuto
sul nostro equilibrio.
Col tempo poi, ci accorgeremo di quanto la nostra vita possa
cambiare in meglio, acquistando un nuovo sapore e colori mai visti
prima.
CAPITOLO TERZO
LE DOMANDE E I LAMENTI CHE UCCIDONO UNA
STORIA

L'amore è la risposta. Ma mentre aspetti la risposta, il sesso fa


nascere alcune buone domande.
Woody Allen.

I primi due mesi sono di solito entusiasmanti. Ci si conosce, ci si


piace e ogni esperienza è nuova, una scoperta ricca di gioie e di
sorprese. Poi» lentamente, si fa strada l'affetto o, quanto meno,
qualcosa che noi definiamo tale. La voglia di avere sicurezza diventa
preponderante e con essa la necessità continua di conferme.
Nel frattempo, magari, l'altro comincia ad abituarsi alla nostra
presenza e non avverte più la necessità di chiamarci tre volte al
giorno, di mandarci il messaggino di buona notte, di riempire la
nostra casella di posta elettronica con cartoline virtuali ed email
zuccherose.
Risultato: il cervello comincia a frullare, a macinare domande che
per pudore non confessiamo a nessuno.
Sarà vero amore? Durerà questa storia? Lui/lei sta solo giocando
o fa sul serio? Queste domande sono solo frutto di una modalità
sbagliata di approccio alla storia. Cercare di intuire la durata di un
rapporto, costringere l'amore nella scatola polverosa delle definizioni
sono operazioni che non producono altro che malessere.
Spesso infatti le conferme non sono sufficienti e anche quando ci
sono date sembrano non bastare mai. Perché una storia è per sua
natura in continua evoluzione e tentare di ricondurla a uno schema è
riduttivo e pericoloso.

Cosa provo per lui/lei?»


Con Mario sto bene mi confida Susanna, 34 anni. Stiamo insieme
da poco, ma ho la sensazione di conoscerlo da sempre. Non
litighiamo mai, siamo sempre d'accordo su tutto. Eppure quando mi
riaccompagna la sera mi ritrovo a guardare il soffitto per ore
chiedendomi; ma sono veramente innamorata?». Susanna non si
sente sicura, dice che ha paura di ferire Mario. Dice che con lui è
felice, ma non sente quello che dovrebbe sentire. Non le batte il
cuore quando lo sente al telefono, non le vengono le ginocchia molli
quando sta per incontrarlo.
Si sente quieta, tranquilla, e questo basta per far scattare in lei il
dubbio: Lo amo o non lo amo?» Il senso comune, le abitudini ci
porterebbero a consigliare a Susanna di "mollare il colpo", sull'amore
non si può e non si deve dubitare.
Ma è proprio così? In realtà, quando noi dubitiamo e
tentenniamo stiamo solo incanalando male la nostra energia. La
stiamo disperdendo inutilmente in domande che non hanno una
risposta certa e a breve, a meno di non agganciare l'esperienza che
stiamo vivendo a quelle che abbiamo già vissuto nel passato,
cercando così una rassicurazione fasulla nel déjà-vu.
L'unico risultato sicuro è il disorientamento, altre soluzioni facili
non ce ne sono. Dentro di noi sono già contenute tutte le risposte che
vogliamo, solo che noi siamo troppo abituati a guardare altrove.
Se Susanna mettesse a tacere i suoi pensieri la risposta
sgorgherebbe da sé, senza nessuna fatica. Se solo sapesse osservare,
vedrebbe che la sua storia funziona al di là degli stereotipi romantici
a cui è abituata a ricorrere per "capire". Si accorgerebbe che capire
non serve a nulla, e impaluda l'energia in una melma di pensieri
razionali che con Il sentimento hanno poco a che fare.

Durerà?
Da quando era bambina, Antonella, 37 anni, sogna il matrimonio.
È una bella donna, piena di fascino, qualità che le hanno offerto
molte possibilità di piacere ai numerosi partner che ha avuto.
Ma dopo sei, sette mesi, inevitabilmente arriva la crisi: Per me
non ha senso mi scrive portare avanti una relazione senza avere un
obiettivo. Così, quando vedo che lui nicchia, svicola da un discorso
serio, inizio a starci male. Però non voglio essere oppressiva quindi
non dico nulla, faccio finta di niente, cerco di essere sempre più
carina e gentile. Mi faccio andare bene tutto, dottore, ma tanto non
serve mai a nulla. Dopo un paio di mesi di questa manfrina il partner
di turno mi lascia. Così ad ogni nuova storia sono terrorizzata e mi
torturo chiedendomi se questa volta durerà o se invece mi attende il
consueto calvario».
Antonella non sa che l'amore vive nel Senza tempo. Non si può
definire a priori se e quanto sia destinato a durare né proteggerlo da
quello che verrà (e che nemmeno ancora conosci). Imporgli un corso
forzato equivale a spegnerlo perché si nutre di naturalezza e di
spontaneità.
La durata è un obiettivo e come tutti gli obiettivi è passibile di
fallimento perché racchiude le cose in un ambito limitato. È,
fuorviante, esattamente come lo è mettere un paraocchi a un cavallo:
potrà anche arrivare con fatica alla meta, ma intanto si perde il
paesaggio che gli sta intorno.

Mi dice la verità?
Marco è appena uscito da una brutta esperienza: un biglietto del
treno trovato per caso nell'auto della moglie gli ha rivelato che lei
aveva un amante.
Il matrimonio è finito ma Marco porta ancora i segni della
vicenda: Non riesco a fidarmi più di nessuno - mi dice. Sto sempre
con le antenne pronte a captare ogni segnale di malcontento, di
distrazione. Del resto le donne sono bugiarde e infedeli per natura,
basta che tu ti allontani un attimo e loro subito ne approfittano».
Con la sua paura d'essere di nuovo tradito e ingannato, Marco si
sta rendendo la vita impossibile. Mette al vaglio tutto quello che
sente, lo valuta attentamente e se poi ancora non è convinto parte a
pedinare la nuova partner, perché non sopporta proprio che cerchino
di "farlo fesso".
Quello che Marco sta facendo in realtà è mettere a rischio la
propria capacità d'amare e di essere felice. Tenta di dimostrare a se
stesso di non essere stupido, ma così si preclude la chance di lasciarsi
andare e di godersi il nuovo rapporto.
Ogni volta che iniziamo una relazione siamo completamente nelle
mani dell'altro. Essere cedevoli è sempre la strategia migliore: le
resistenze, di qualsiasi tipo, portano solo attriti e sofferenze.
Quando siamo cedevoli, il nostro cervello è al massimo del suo
potenziale plastico e creativo, perché è in grado di accogliere tutti gli
stimoli che riceve e metterli insieme in un mosaico sempre nuovo e
coloratissimo. Così anche la nostra storia si può rinnovare giorno
dopo giorno, mettendoci al riparo dalla noia e dalla ripetitività dei
soliti percorsi mentali.
Ma se diamo per scontato che l'altro ci stia "fregando" la mente si
involve in considerazioni sempre uguali, decretando inevitabilmente
e a priori la fine della storia. In questo modo per non perdere l'auto-
stima rischiamo di privarci della persona amata.

I lamenti che uccidono l'amore


In molte relazioni le incomprensioni sono all'ordine del giorno.
Spesso i lamenti sulla rispettiva condotta sono speculari: se lui si
sente recluso, lei si lamenta che la coppia non passa mai abbastanza
tempo da sola; se il marito soffre della maniacacità con la quale la
moglie tiene ordine in casa, lei ribatte che non riceve mai alcun aiuto.
Queste lamentele possono durare all’infinito: ciascuno dei due
finisce per arroccarsi sulle proprie posizioni e dopo un iniziale
miglioramento le cose sembrano tornare esattamente al punto di
partenza. In molti casi poi la lamentela non viene esternata, per
paura di perdere l'altro o per amore del quieto vivere. Con il tempo,
diventa un tarlo che lavora nell'ombra, alimentando rancori e
incomprensioni.

Lei: Non mi dice mai che mi ama


Mi ami? Ma quanto mi ami?
In questo vecchio spot televisivo si ritraeva una situazione tipo:
lei che chiede a lui la rassicurazione verbale della profondità del suo
amore. Molte donne soffrono e si lamentano di una presunta
anaffettività del partner, restio a coccolarle e a rassicurarle con
parole romantiche sulla sincerità dei suoi sentimenti.

CHE COSA NON FARE


È meglio evitare di continuare a chiedere conferme. Si otterrebbe
solo irritazione e risentimento.
provare a coinvolgere il partner su un piano diverso, magari
quello delle sensazioni, proponendogli nuove modalità per poter
esprimere i propri sentimenti.

Lui: In casa è sempre sciatta


Tra le mura domestiche molte donne presentano un aspetto
trasandato: indossano sempre la solita vecchia tuta smunta e senza
forma, i capelli non sono proprio freschi di parrucchiere, il grembiule
è pieno di macchie. Nella maggior parte dei casi dipende
dall'esigenza di essere più comode e "sciolte". Altre volte invece può
nascondere un periodo di depressione momentanea o un'aggressività
inconscia nei confronti del compagno. Comunque sia, se l'uomo
parte all'attacco su questo punto... la crisi è inevitabile!
Evitare i commenti critici o piccati del tipo: In casa sei sempre
sciatta» Oltre a creare un senso di frustrazione nella partner si corre
il rischio di essere messi a propria volta sotto accusa, con frasi tipo:
Tanto non mi guardi neanche» La lite è garantita.

CHE COSA FARE


Avvicinarsi alla partner con un atteggiamento dolce e
comprensivo. Chiedendole con calma e pacatezza cosa le sta
succedendo, come mai si sta trascurando, il dialogo si apre e più
facilmente lei tornerà ad essere complice e alleata negli infiniti giochi
della seduzione.

Lei: Non si ricorda mai dell'anniversario


Per lei ricordare il momento in cui la relazione è iniziata è
fondamentale. Evento ciclico, come ciclico è il tempo naturale della
donna, è un modo per lanciare all'uomo un messaggio ben preciso:
Tu sei mio da quel giorno» non devi dimenticartelo». Questo
messaggio ha la finalità inconscia di riportare il compagno alle sue
responsabilità, con il pretesto cosciente di ricordare i bei momenti.
Invece, per l'uomo linearmente proiettato nel futuro, l'anniversario è
qualcosa di diverso, niente più che una semplice ricorrenza. Quindi,
senza implicazioni sul presente della coppia.

CHE COSA NON FARE


Mai farne un dramma. La dimenticanza dipende da una diversa
prospettiva che non significa per forza mancanza di cure, amore o
attenzione.

CHE COSA FARE


Organizzare a sorpresa un anniversario strepitoso, magari
realizzando un desiderio del partner. In questo modo più facilmente
lui si ricorderà della prossima ricorrenza e sarà desideroso di
ricambiare l'attenzione... se non altro per orgoglio maschile.
Lui: Ha le lacrime sempre in tasca
La donna vive in contatto diretto con le proprie emozioni e quindi
entro certi limiti è naturale che reagisca con il pianto a una
situazione che l'ha ferita.
Quando però il piagnisteo è all'ordine del giorno, lui vive le
lacrime come espressione di debolezza e immaturità e si irrita.

COSA NON FARE


Evitare nella maniera più assoluta di arrabbiarsi e dare in
escandescenze: si sortirebbe l'effetto opposto a quello sperato, con
fiumi di lacrime difficili da arginare e frasi tipo: Lo vedi che tu non
mi capisci?»

CHE COSA FARE


Aspettare che la crisi sia passata e riprendere solo allora un
dialogo sereno e costruttivo. Aiuterà a far crescere emotivamente la
partner che si sentirà finalmente accolta e compresa.

Lei: A letto pensa solo a se stesso


I rapporti frettolosi, con poca attenzione ai preliminari danno alla
donna la sensazione che lui sia meno passionale e meno coinvolto di
un tempo. Spesso questo comportamento maschile ha il suo
corrispettivo nell'abitudine che magari da anni spegne la coppia in
una serie di comportamenti standard e ripetitivi.

CHE COSA NON FARE


fare il muso lungo o negarsi per giorni: si otterrebbe solo un
ulteriore raffreddamento.

CHE COSA FARE


Cercare il momento più adatto e con disinvoltura raccontare di
avere incontrato un vecchio filarino dei tempi del liceo. Mi ha fatto
molto piacere. Pensa che è stato gentilissimo, abbiamo bevuto
insieme un aperitivo». Che il fatto sia vero o no, poco importa:
questa frase risveglierà l'istinto competitivo e lui sarà stimolato a fare
di tutto per sgominare la possibile concorrenza. Soprattutto tra le
lenzuola...
Lui: Da quando è nato il bambino io non conto più nulla
Per quanto Felici della paternità, molti uomini si lamentano che
la compagna dopo il parto non dedica più a loro le dovute attenzioni,
anche da un punto di vista erotico. Questo atteggiamento,
marcatamente infantile, è un sintomo di "sindrome da abbandono"
che se non viene affrontata nel modo giusto rischia di far saltare la
coppia.

CHE COSA NON FARE


Le recriminazioni, le ripicche, gli atteggiamenti vendicativi, il solo
risultato possibile è esacerbare la partner e peggiorare la situazione
di distacco.

CHE COSA FARE


Avvicinarsi dolcemente alla coppia mamma-bambino,
manifestando un atteggiamento protettivo nei confronti di entrambi.
La presenza dell'uomo gratifica molto la donna, che ripagherà questa
protezione con una maggior cura affettiva e anche sessuale.
CAPITOLO QUARTO
TROVARE LA PERSONA GIUSTA

Quando vuoi davvero l'amore lo troverai che ti aspetta.


Oscar Wild.

Esiste una ricetta per vivere un amore sempre giovane,


eternamente appagante? E soprattutto, la persona che ci sta accanto
sarà veramente la nostra metà? Sono interrogativi che tutti, prima o
poi, ci siamo posti. In genere, ci interroghiamo quando il nostro
rapporto di coppia va in crisi, quando le abitudini quotidiane
spengono la magia che ci teneva avvinti al partner e l'amore era in
cima ai nostri pensieri e ai nostri obiettivi.
Sono domande che spesso ereditiamo dai nostri genitori, che ci
dicevano a mo di consolazione per una storia finita: Stai tranquilla,
vedrai che quando arriva quello giusto le cose andranno meglio. Così
viviamo nella costante attesa dell'uomo (o della donna) capace di
regalarci quel sogno che abbiamo così a lungo accarezzato. Nessun
partner ci pare mai all'altezza e ai primi, inevitabili scontri ci
ritroviamo con la spiacevole amarezza di "aver sbagliato un'altra
volta". Ci condanniamo a vivere di proiezioni, perdendo di vista le
cose belle che il nostro amore può regalarci, giorno dopo giorno. Ci
chiudiamo in uno schema precostituito, che può solo nuocere alla
nostra felicità sentimentale. Sa dottore, io avevo un ideale racconta
Elisa, 36 anni, reduce da una separazione recente. Poi mi sono
accorta che l'uomo che avevo sposato non era che la brutta copia dei
miei sogni. Quando ho aperto gli occhi mi è parso tutto senza senso.
La mia vita coniugale era un susseguirsi infinito delle solite
discussioni, delle stesse noiose frasi. Persino in vacanza era così.
Persino a letto. Un giorno ho guardato mio marito seduto sul bordo
della vasca da bagno. Mi osservava mentre mi truccavo e io lo vedevo
riflesso nello specchio. Mi è sembrato di vederlo per la prima
volta..,». Le attese di Elisa, che desiderava un uomo brillante, in
carriera, sempre pronto a partire per un viaggio nuovo, sono state
tradite da un marito abitudinario, stanco.
L'ho sposato perché era così buono dottore... Mi dava tranquillità
e così mi sono accomodata in un nido di emozioni dalle tinte
pastello, così familiari e rassicuranti. Tanto, pensavo, con il
matrimonio le cose cambieranno. Quando avremo la nostra casa, la
nostra indipendenza, potremo disporre del nostro tempo come
vogliamo. Dopo cinque anni, lui è rimasto il solito abitudinario e io
mi sentivo così irrequieta... e ora che l'ho lasciato sono disorientata e
non so più cosa fare».
La storia di Elisa era votata al fallimento già dall'inizio. Ogni volta
che scegliamo qualcuno sulla base delle nostre convinzioni razionali
ci stiamo allontanando dalla felicità. Non si può dividere la vita con
un partner solo perché siamo convinti che "vada bene per noi".
L'amore non ha a che fare con le definizioni, i ragionamenti, le
valutazioni. Ogni volta che ce ne scordiamo apriamo la porta alla
delusione.

Ascoltare il corpo
Nella nostra cultura la mente predomina sul corpo. Ciò che
pensiamo e crediamo sembra essere più importante di quello che
sentiamo, e così non ci accorgiamo che proprio la nostra fisicità ci
invia dei messaggi importanti, da non sottovalutare mai.
Ho il ciclo da due mesi mi racconta Sandra, 26 anni, torinese e
fidanzata con Augusto, di Venezia. Sono piccole perdite, molto
fastidiose che diventano più abbondanti quando sto per vedere il mio
fidanzato. Non so cosa fare. La ginecologa dice che è tutto a posto ma
io sono preoccupata».
Da qualche tempo i rapporti con il fidanzato si sono fatti freddi,
distanti. La lontananza sta uccidendo il rapporto mi racconta. Anche
il sesso non è più quello di una volta. Però gli voglio bene, non posso
pensare di lasciarlo».
La volontà, tutta razionale, di mantenere in vita il rapporto non
corrisponde a ciò che realmente Sandra desidera. Il corpo, attraverso
il sintomo, la avvisa in modo inequivocabile che è giunto il momento
di lasciar perdere.

I SEGNALI DEL CORPO


Un disturbo occasionale può anche capitare. Ma se uno di questi
sintomi compare con una certa frequenza soprattutto quando siete
con il partner è meglio chiedersi cosa c'è che non va.

QUALI SONO...

Mal di testa
Di solito segnala un ingorgo di pensieri: meglio lasciar fluire le
sensazioni senza volerle a tutti i costi classificare razionalmente.
Colite
È il sintomo che state reprimendo la vostra parte più istintiva.
Mal di schiena
Attenzione: vi occupate troppo del partner e poco di voi stessi. Vi
fate carico dei suoi problemi, pratici e affettivi e le responsabilità
gravano sulla vostra schiena come uno zaino troppo pesante.

E COME RIMEDIARE

Mal di testa
Evitate di "capire" o di dare una spiegazione al comportamento
vostro o dell'altro. Le interpretazioni ingolfano la testa di pensieri
inutili e spengono il rapporto di coppia.
Colite
Date più spazio all'aspetto giocoso del rapporto: imparate a
divertirvi di nuovo, a ridere insieme. Nel sesso, date spazio alle
sensazioni pure. Vivetelo con libertà, mettendo al bando il timore di
essere giudicati.
Mal di schiena
Smettete di considerare il vostro compagno come un bambino e
lasciate che si sbrighi da solo: vi sorprenderete di come sia in grado
di farcela anche senza di voi e sperimenterete una nuova leggerezza
nel rapporto.

Il corpo innamorato
Tutti, prima o poi, ci siamo sentiti chiedere: Come sei in forma...
Hai un nuovo amore?». Una domanda di questo tipo è la più chiara
dimostrazione di come l'amore influisca sull'aspetto fisico. Gli occhi
sono più luminosi, il viso diventa radioso, la pelle è più liscia... La
presenza di questi segnali esteriori è senz'altro importante per capire
se la nostra storia è veramente appagante ma ce ne sono alcuni
ancora più specifici e rivelatori, che esprimono una condizione di
benessere diffuso a tutto l'organismo. Uno "stato di grazia",
insomma, che solo l'amore vissuto nel modo giusto può regalare.

Si recupera il peso forma


Il vero amore aiuta a dimagrire. Quando siamo innamorati,
infatti, tendiamo a compensare meno con il cibo le nostre
insoddisfazioni e così istintivamente ci teniamo alla larga da tutti
quegli "spezzafame" che sono così pericolosi per la linea. Ma la
spiegazione va anche più a fondo: l'innamoramento mette in circolo
la vitalità, e ci dona un senso di pienezza che ci fa dimagrire senza
alcuno sforzo. Lo conferma una recente indagine della rivista
Dimagrire: il 77% degli italiani ritiene che l'amore sia la vera molla
per perdere peso, contro un 73% che invece trova nel cibo
l'occupazione più gratificante in assenza di un partner. Da un punto
di vista neurofisiologico, l'eros stimola le aree limbiche del cervello,
che sono la sede delle emozioni. A sentire gli studi più recenti la
sostanza responsabile dell'inappetenza amorosa la vitalità. È per
questo che quando siamo innamorati ci sentiamo anche più giovani:
il rinnovamento arriva fin nel profondo delle nostre cellule,
caricandole di vitalità e predisponendole a ricrearsi.

Si lavora meglio
Lo stress da ufficio diminuisce drasticamente, e con esso sparisce
quel corredo di sintomi che ci segnalavano una situazione di
insoddisfazione lavorativa o di sovraccarico di compiti. Quando
viviamo una bella storia d'amore infatti siamo più carichi,
affrontiamo i doveri con più entusiasmo e così più facilmente
portiamo a buon fine i nostri compiti. Soprattutto, l'apertura al
nuovo che caratterizza lo stato di grazia dell'innamoramento stimola
la nostra capacità di affrontare brillantemente le difficoltà, trovando
soluzioni fantasiose ai problemi e alle situazioni critiche.

Come capire se è "quello giusto"


Esistono alcuni piccoli segnali che ci aiutano a capire se siamo
veramente di fronte alla persona giusta per noi. In gioco non ci sono
soltanto le affinità di gusti e l'identità di vedute. Quelle fanno parte
dell'aspetto mentale della relazione, che costituisce solo la superficie.
Il vero amore si riconosce per un'atmosfera del tutto particolare che
si crea all'interno della storia. Ecco come riconoscerla.

Quando i minuti non contano


Il tempo è un concetto della mente quantitativa, che vuole
misurare e spiegare tutto ciò che ci capita. L'amore però vive nel
Senza Tempo, in una dimensione infinita che non conosce
progettualità e scansioni cronologiche. Contano solo la voglia e il
piacere di stare insieme, quindi "è quello giusto" se non ci viene da
pensare alla durata della storia, a quante ore o giorni passiamo con
l'altro.
Se ci asteniamo spontaneamente dal fare il conteggio dei minuti o
degli incontri settimanali, siamo sulla buona strada.

I giudizi non affiorano


I giudizi, che ci portano a delineare un profilo della persona
amata e a tentare di prevederne le mosse dovrebbero essere estranei
alla relazione di coppia. Rompono l’incontro con la parte magica che
è in noi e che l'amore risveglia. Quindi, quanto meno ci viene da
definire l'altro (dicendo ad esempio che è dolce, rude> simpatico,
noioso ecc..) tanto più stiamo vivendo l'incontro della nostra vita.

Aumentano gli interessi


L'amore è una forza espansiva che sollecita la nostra voglia di fare
e conoscere cose nuove. Se dopo l'incontro sorge il bisogno di fare
esperienze mai fatte prima, ci sono buone possibilità che sia proprio
"quello giusto".

Non si parla delle cose di tutti i giorni


Come è andata la giornata?» È una domanda classica, soprattutto
quando il rapporto si sta consolidando. Meno la comunicazione di
coppia verte su queste tematiche, meglio è: i discorsi di questo tipo
inseriscono la progettualità nella coppia, allontanandola da quella
forza attrattiva misteriosa che invece la dovrebbe portare lontano dal
quotidiano.

Si sta bene senza motivo


La persona giusta è quella con la quale si sta bene senza bisogno
di dare una spiegazione a questo benessere, che non dipende né
dall'intelligenza dell'altro, né dalla sua sensualità, né dal sense of
humor. Si sta bene, punto e basta. Le spiegazioni inaridiscono la
coppia. La costringono a riconoscersi in uno schema precostituito di
valutazioni razionali che poco hanno a che fare con l'amore.

Non ci sono contrasti


La persona giusta si riconosce anche dall'assenza di lotte (di
coppia e interiori), Non c'è alcun bisogno di lottare: se al contrario
c'è attrito, è segno che esistono forti resistenze e che l'armonia di
coppia non fluisce spontaneamente.

Il primo appuntamento
Il primo appuntamento è sempre un momento carico di
emozioni, di paure. C'è il timore di non piacere all'altro, la
preoccupazione che non scatti il feeling che ci aspettiamo e che
magari abbiamo coltivato a lungo. Già in questo atteggiamento, più
che comune, e è il presupposto per una delusione, che scatta presto o
tardi ogni volta che sovrapponiamo delle aspettative all'incontro.
Lasciamo spazio alla sorpresa, invece. Stiamo solo per andare a un
appuntamento, non stiamo per decidere la nostra intera esistenza!

Il SÌ e NO del primo appuntamento

QUATTRO COSE DA FARE...

1. Si alla scaramanzia
2. Se abbiamo un oggetto che considerate di buon auspicio
portatelo con noi. Ma non riveliamo il nostro segreto, per nessun
motivo
3. Stare bene nei propri panni
4. Il corpo deve essere comodo per metterci in relazione con
l'altro in maniera naturale. Quindi, meglio non essere troppo tirati a
lucido, se l'abito scelto non ci consente di muoverci liberamente.

Vivere l'istante
1. Concentriamoci sul presente: via il passato e niente voli
pindarici per il futuro.
2. Scegliere un'immagine diversa
3. L'immagine che scegliamo non deve sovrapporsi ad altre volte
in cui ci siamo trovati di fronte al presunto "partner giusto". Spazio
alle novità, nel look e nei comportamenti.

E QUATTRO COSE DA NON FARE

Parlare del passato


1. Teniamoci i nostri segreti, il passato (soprattutto quello
sentimentale) appartiene solo a noi. È prematuro e inopportuno
parlarne la prima sera: rischieremo di perdere il nostro fascino.
2. Le tecniche di seduzione abituali Se continuiamo a sedurre con
le solite barzellette, con i soliti argomenti non possiamo che trovare
un partner simile a quello che già abbiamo trovato.
Il sesso
1. IL sesso la prima sera spegne l'attesa che è un ingrediente
fondamentale dell'erotismo.
2. Le cene di piombo Scegliamo cibi che non esaltano le parti
materiali: preferiamo l'acqua al vino, pesce e verdure alle carni rosse.
Questo accorgimento ci consentirà di mostrare all'altro una parte
diversa di noi, rendendoci più seducenti.
CAPITOLO QUINTO
L'IMPORTANZA DI UNA BUONA SESSUALITÀ

Nell'amore non bisogna mai affrettare il piacere.


Ovidio.

Una buona sessualità è la miglior garanzia di lunga vita per un


rapporto a due. Il sesso infatti nutre il rapporto di coppia, lo alimenta
con la complicità, il piacere di stare insieme. Ma c'è di più: la
sessualità è un "cibo" anche per il nostro cervello e il sistema
nervoso. Gli fornisce energia, esattamente come le pietanze che
siamo abituati a consumare dando benzina al motore del nostro
organismo e la prova è proprio nella condizione di benessere e di
vitalità che ci pervade dopo un rapporto pienamente appagante.
Entrambi i processi di nutrimento (quello che origina dal cibo e
quello che ha luogo grazie a una buona sessualità) avvengono per
combustione. Il fuoco alimentare e il fuoco della passione sono in
grado di trasformarci, bruciando la vecchia forma e creandone una
nuova. E come mangiamo ogni giorno, così dovremmo
quotidianamente lasciarci attraversare dall'eros, senza opporre
resistenza. E il modo migliore per ricaricarci, evolvendo a livelli di
coscienza superiori.
Per rendersi conto di quanto l'energia erotica possa trasformarci,
basta osservare un adolescente alle prese con i suoi primi
turbamenti.
Vivere bene la capacità trasformativa della sessualità e trasferirla
nella coppia è il vero segreto per rinnovare sempre il rapporto, per
non lasciarlo cadere nella noia e nella ripetitività. Ecco come fare.

Niente regole
L’energia sessuale deve scorrere liberamente. Come una fiamma,
se brucia al chiuso si spegne. Quindi, evitiamo di imporgli delle
regole, di qualsiasi tipo, l’erotismo pretende stupore e sorpresa.
Farlo al buio
Le stimolazioni della vista, tra i sensi quello più vicino al pensiero
razionale, vincolano l'eros a una dimensione mentale, ove gli istinti
trovano poche occasioni per esprimersi. Il buio invece rende
protagonisti gusto, olfatto, udito e tatto.

Alimentare il desiderio
Mai sottovalutare le coccole, i baci e le carezze. I preliminari
accendono il gusto dell'attesa e nutrono la passione.

Liberare le emozioni
Allegria, gioia, entusiasmo, eccitazione... Ridere con il partner,
aprire l'erotismo al gioco e al divertimento rafforza l'intesa di coppia.

Arrendersi
Se non c'è una "resa totale" non c'è passione. Arrendersi significa
non permettere ai dubbi, opinioni e convinzioni di condizionarci.

Stare nel presente


L'altra volta è stato più bello» Prima era diverso» Il ricordo dei
momenti indimenticabili vissuti nel passato ci spinge a ricercare lo
stesso piacere.
La delusione è dietro l'angolo. Ma se viviamo nel qui ed ora, senza
fare confronti, il piacere è sempre un'esperienza unica e
indimenticabile.
Creare la distanza Per quanto lo stare insieme sia il desiderio più
urgente degli innamorati, azzerare completamente la distanza fisica
può spegnere l'attrazione. Ogni tanto, quindi, creare uno spazio di
lontananza (è sufficiente una serata libera con gli amici, un weekend
per conto nostro) rafforza il desiderio di stare insieme. Si può usare
questo espediente anche quando si è al culmine della passione: in
questo modo il sentimento diventa più raffinato e l'attrazione più
forte che mai.

Gli atteggiamenti che spengono l'eros


Farlo per dovere
Fare l'amore per accontentare il partner o peggio per "dovere
coniugale" fa scomparire la spontaneità e allontana il piacere.
Se proprio non è la serata giusta, meglio dirlo chiaramente: se
invece ci si obbliga a dire di si difficilmente poi la voglia torna.

Delegare il piacere
Tipico delle persone che dipendono affettivamente dal partner,
questo atteggiamento ci toglie spazio nel rapporto. Così Uniamo per
fare l'amore come piace all'altro, cercando di soddisfare le sue
aspettative. E l'eros presto o tardi si affievolisce.
Pianificare Se si fa l'amore sempre alla stessa ora, nello stesso
giorno perché al sabato abbiamo tempo e i figli sono fuori casa», la
passione langue e il rapporto rischia di andare in crisi.

Dare spazio alle aspettative


Io ho fatto il primo passo, adesso tocca a lui» Errore: se si vuole
vivere l'eros in maniera soddisfacente, è meglio evitare questi
ragionamenti. Il sesso è libertà. Perché vincolarlo a considerazioni
"da contabile"?

Il sesso mordi e fuggi


Durante l'atto sessuale è importante lasciarsi andare alla
seduzione e al piacere e soprattutto rilassarsi. Per questo è meglio
aspettare di avere a disposizione tutto il tempo necessario, piuttosto
che consumarlo in fretta tanto per farlo.

Come capire se stiamo vivendo una sessualità appagante


Quando la nostra relazione è veramente appagante non c'è mal di
testa o stanchezza che tenga. La sola presenza dell'amato bene ci fa
affiorare alla mente pensieri dolci e sensuali. La sessualità scorre
senza fatica, senza sforzo. Fare l'amore è come un poema sinfonico in
cui i movimenti e i desideri fluiscono in totale armonia, in una danza
di ritmi naturali e sincronici. Il sesso vissuto bene ha una finalità
trasmutativa: vale a dire che ci conduce su altri piani dell'essere, ci
aiuta a trascendere le nostre identificazioni abituali e ci conduce al
fondo di noi stessi. In questo senso l'erotismo è assolutamente libero.
E un incontro con il caos che per sua natura non ha schemi, non ha
regole. Ogni volta che ci viene un desiderio e lo reprimiamo,
ritenendolo sconveniente o temendo che il partner possa giudicarci
male, poniamo un ostacolo tra noi e l'energia trasformativa che
l'erotismo può regalarci.
I segnali per capire se funziona davvero
L'olfatto ci da l'oli La pelle emana un suo particolare profumo,
che si intensifica con l'eccitazione sessuale. Se annusare l'altro ci da
piacere e ci fa sentire bene significa che l'erotismo è vivo e
appagante. Se invece l'odore del partner ci da fastidio, meglio
chiedersi cosa c'è che non va.

Il desiderio non si esaurisce mai


Il corpo del partner è sempre attraente e fonte di gioia.
I sensi sono tutti svegli Durante l'amplesso, i sensi sono sollecitati
e amplificano la loro ricettività. Se fatto bene, l'amore ci rende più
curiosi verso nuove sensazioni olfattive, tattili, uditive.
Non stupitevi quindi se vi aprite con interesse a musiche mai
apprezzate prima o se vi viene voglia di assaggiare piatti esotici!
Eccitazione... senza motivo Durante la giornata, magari al lavoro
o guidiamo, ci coglie un improvviso desiderio? Tutto bene: significa
che l'erotismo ha smosso la nostra energia più profonda,
potenziando la creatività.

I trucchi che riaccendono il fuoco


Dopo qualche tempo di convivenza la scintilla non scatta più. Non
dovrebbe essere così, non ce lo saremmo aspettato e non lo avremmo
certo voluto. Però è accaduto e ora la tentazione di rimettere in
discussione il rapporto è davvero forte. Spesso però si confonde un
calo fisiologico della libido (dovuto a situazioni temporanee, come un
periodo di stress o di superlavoro o a un momento di stanchezza
nella coppia) con un calo irreversibile di amore e passione. E un
momento particolarmente delicato, che se non viene affrontato in
maniera adeguata può seriamente mettere in crisi la coppia.
Per uscire dall'impasse, bisogna anzitutto tenere presente che,
come avviene normalmente nel regno animale e vegetale, la
sessualità è ciclica anche per la specie umana.
Purtroppo quando avviene a noi, ci facciamo prendere da ansie
divoranti circa la "bontà" del nostro rapporto rischiando così di
innescare un circolo vizioso che inevitabilmente peggiora la
situazione. Ci sono casi però in cui la lontananza fisica dura da
molto, troppo tempo.
Di solito in queste unioni, che i partner di solito danno per
spacciate, l'eros avrebbe ancora molto da dire, solo che è
cristallizzato In una serie di comportamenti fissi e abituali che
spengono la fantasia e azzerano il desiderio. Dopo tanti anni, si
pensa di conoscere il partner alla perfezione, che non ci siano più
sorprese... e così si crede di non poter osare fantasie nuove, nel
timore che l'altro non le possa accettare. Al contrario basterebbe
spogliarsi del ruolo di moglie o marito, di padre o di madre per far
rifiorire l'eros e, insieme, la coppia.

Più spazio ai segreti e l'eros si riaccende


Siamo abituati a pensare che l'intimità di una coppia si misuri dal
dirsi tutto.
In realtà non è così e lo dimostrano gli sguardi persi del partner
che, dopo una giornata di lavoro, spesso ha ben poca voglia di stare a
sentire i nostri problemi. Raccontare tutto o pretendere che l'altro
faccia altrettanto è una modalità d'approccio infantile: del resto, non
si dice tutto alla mamma? Va bene raccontare solo quando è una
libera scelta, mai quando lo si avverte come una costrizione. Solo così
il piacere non diventerà mai un dovere e il rapporto non si
trasformerà in dipendenza. Conservare un segreto è anche un piccolo
trucco per rafforzare l'autostima, liberandoci dal bisogno di
consenso. Il segreto poi accende il mistero, che è uno degli
ingredienti fondamentali dell'erotismo.

COME RITROVARE L'EROS

STARE DA SOLI
Priorità assoluta al tempo da passare insieme, senza nessuna
distrazione. Quello che si pensa si possa fare quando si è soli col
partner, senza intorno figli, amici, parenti, è diverso e può riservare
piacevoli sorprese.
SPEGNERE IL CELLULARE
Nei momenti di intimità, nessuna distrazione è concessa. Lo
spazio che si condivide è sacro!
NIENTE CONFIDENZE
Guai a confidare a qualcuno i dettagli della propria vita intima,
soprattutto se c'è in corso una crisi nel rapporto. Il rischio è di creare
giudizi esterni che possono fuorviare la valutazione personale.
FARE COSE DIVERTENTI
Ridere, divertirsi, uscire per un film o per una passeggiata. Il
tempo che utilizziamo per il piacere fuori dalle lenzuola ci ripaga con
una maggior intimità e soddisfazione a letto. E con gli interessi!
PROPORRE LE PROPRIE FANTASIE
Comunicare all'altro le proprie fantasie è la prima mossa per
vederle realizzate. Fantasia chiama fantasia...
CAPITOLO SESTO
LA COPPIA E LA LIBERTÀ

Ama e fai ciò che vuoi.


Sant'Agostino.

C'era un tempo, quando eravamo fidanzati, in cui non facevamo


nulla senza l'altro - mi racconta Angela, 36 anni, sposata da quattro.
Ora lui vuole uscire da solo la sera e alla domenica mattina, quando
potremmo finalmente stare insieme, va a giocare a calcetto e torna
alla una stanco e affamato. Poi mangia e si sdraia sul divano a
guardare la tv. È come non averlo. Io intanto saccheggio il frigorifero
per la rabbia, mentre per lui va tutto bene. Non c'è problema mi dice,
io sono felice. Mi dica dottore, si può andare avanti così?». Angela è
in crisi per un matrimonio che non risponde alle sue aspettative. Ha
sposato un uomo sempre attento, presente, pieno di iniziativa e si
ritrova un egoista, che pensa solo al suo divertimento e non mi aiuta
mai in casa».

La donna cerca di riproporre in una situazione diversa uno


schema che di norma la quiete matrimoniale, tende a far tramontare.
Vede le mancanze dell'altro e non coglie l'essenza del rapporto: tutta
concentrata su cosa lui fa o non fa, non ha più punti di riferimento.
Un'attitudine di questo genere, peraltro molto comune quando
l'innamoramento si concretizza in un'unione stabile, è il frutto di un
errore di prospettiva. Angela non si chiede, come dovrebbe fare, se
lei stessa si diverte con il marito, ma si tortura sulle piccole gioie che
lui si prende da solo, indipendentemente dalla sua presenza.

Ribaltare la prospettiva
Ho bisogno dei miei spazi» Una frase che tutti, prima o poi,
abbiamo detto o che ci siamo sentiti dire. Una frase che, in ogni
modo, ha scatenato inevitabilmente liti furibonde o musi lunghi. La
libertà dell'altro è vissuta perlopiù come un pericolo per la coppia.
C'è il timore che "dare la corda lunga" porti l'altro lontano da noi, lo
induca a trovare nuovi stimoli, quelli che noi non siamo in grado di
dargli, o addirittura a incontrare nuovi partner, chiudendo così
l'ultimo atto della storia. Ma non è così.
L'esperienza insegna che negare la libertà a qualcuno (compresi
noi stessi) è il modo migliore per rendere invitante la trasgressione.
A parte questo, rende la relazione chiusa, soffocante, noiosa e
ripetitiva. Quando il partner ci dice che ha bisogno dei suoi spazi, è il
nostro modo di vivere il rapporto che deve essere messo in
discussione. La simbiosi dei primi tempi è una fase, di sicuro
gratificante per certi versi, ma è solo una fase. Poi la storia si evolve,
per fortuna, e ciascuno dei due partner deve ritrovare la propria
identità personale per farne dono all'altro in maniera completa.
Pensiamoci bene: una coppia non è un'anima in due corpi. E
piuttosto l'armonica fusione di due individualità, che mettono in
comune il piacere di stare insieme. Quindi, sentirsi abbandonati se
l'altro decide di coltivare qualche interesse al di fuori della coppia è
solo il sintomo di un approccio sbagliato: quello che fa del possesso e
del controllo la ragione per cui continuiamo a stare dentro la storia.

Aprirsi al cambiamento
La vera ragione per cui molte storie finiscono è la resistenza al
cambiamento. SI cerca di mantenere il più a lungo possibile le cose
immutate, perché siamo abituati così e sappiamo che così ci stanno
bene. Ma come scriveva Eraclito, "tutto scorre" e il mutamento è una
legge dell'universo. Pensiamo solo al passare delle stagioni, a quanto
la natura cambi mese dopo mese.
Anche noi siamo soggetti alle medesime leggi. In ogni istante il
nostro corpo si ricrea completamente, nascono nuove cellule e quelle
vecchie muoiono. Resistere al cambiamento quindi è un processo
contro natura: tutte le cose, incluso l'amore, hanno una loro naturale
evoluzione, attraversano fasi diverse, tutte ricche della loro
specificità e del loro fascino. Purtroppo noi, presi dalle nostre paure
o dall'attaccamento agli ideali poniamo un argine alle novità. Così
possiamo sortire un unico effetto: spegnere i sentimenti in una serie
di abitudini sempre uguali a se stesse.

Come evitare di stare male


Quando il partner ci chiede spazio, a parole o con i fatti, all’inizio
il disorientamento può essere forte. Ma è fondamentale evitare di
trasformare questa sensazione in un motivo di lite o di
allontanamento. E importante in questa fase così delicata per la
coppia centrarci su noi stessi, senza sensi di colpa: in fondo il partner
sta facendo la medesima cosa, iniziando a mettere in gioco le sue
esigenze personali al di là della simbiosi di coppia.

Liberarsi dal bisogno di possesso


IL senso di abbandono è un sentimento più che naturale, se
siamo abituati a proiettare sulla coppia le nostre insicurezze e il
nostro desiderio di possesso. Proviamo a ribaltare la frittata: ci
farebbe piacere pensare di essere appannaggio esclusivo di
qualcuno? Abituiamoci a pensare che l'altro non è un nostro bene
personale, ma un individuo che sceglie liberamente di stare con noi
giorno per giorno.

Guardare il proprio disagio


D'accordo, stiamo male. Ma continuare a covare propositi di
vendetta lasciarsi andare allo scoramento è perfettamente inutile.
Anche cercare di scacciare il pensiero a tutti i costi non serve ad
allontanare il disagio, anzi lo rinforza. Piuttosto, lasciamo che esso
viva quietamente in un angolo della nostra mente e quando si
affaccia limitiamoci a osservarlo e a prenderne coscienza. Pian piano
svanirà lasciando il posto a pensieri felici e sereni.

Riprendersi il proprio spazio


Il partner sembra allontanarsi? Anziché accumulare frustrazione,
cogliamo l'occasione per riprendere o iniziare attività che avevamo
rimandato.
Qualsiasi cosa va bene, purché sia stimolante e creativa: può
essere un corso di cucina, di fotografia, di yoga... Occupandoci di più
di noi stessi siamo meno concentrati sull'altro ed evitiamo di stare a
casa a piagnucolare chiedendoci: Cosa sta facendo? Con chi sarà?
Perché non è con me?».
La coppia ne trae grande giovamento: si eliminano mugugni e
rancori e si trovano nuovi stimoli e argomenti di conversazione.

Quando il partner ci nega spazio


Un partner che ci tiene vincolati ci sta mostrando tutte le sue
insicurezze, i suoi dubbi. In prima istanza, ci sta facendo subire la
sua gelosia: ci vorrebbe solo per sé, sempre e completamente
disponibili a soddisfare i suoi bisogni e pronti a mettere in primo
piano le sue esigenze.
La paura di fondo è che qualcun altro possa rompere l'idillio,
interferire con quel meccanismo apparentemente perfetto che è la
coppia. E a nulla valgono i nostri disperati tentativi di riprenderci la
libertà, le discussioni, i litigi.
Ogni volta che tentiamo di opporci a questo schema che ci sta
stretto, parte la solita sequela di lamentele e musi lunghi.

Che cos'è la gelosia


Ci sono gelosie fredde, ragionate e altre passionali, esplosive.
Esistono gelosi che negano di esserlo e altri che ne vanno fieri. C'è
chi giudica il geloso un personaggio antiquato, altri che lo ritengono
normale e di indiscutibile attualità. La gelosia è difficile da valutare,
ma di sicuro è in grado di rovinare la vita sia a chi ne soffre sia chi gli
vive accanto. È il caso di Giacomo, 37 anni, sposato da 10. Mia
moglie un giorno ha trovato sul cellulare un messaggio di una donna.
Era un errore, io quella non l'avevo mai vista, Ho provato a
convincerla ma lei non ne vuole sapere: dice che le racconto delle
storie e ha perso la fiducia. Ora ogni volta che rientro con dieci
minuti di ritardo mi fa l'interrogatorio. Sono due anni che va avanti
così, io cerco di rassicurarla ma questa storia mi sta devastando». In
questo caso la gelosia è un'ossessione ed entra nel campo della
psicopatologia.
L’unica via d'uscita possibile sarebbe una terapia di coppia che
però, nella maggior parte dei casi, il geloso rifiuta di intraprendere; è
convinto di avere ragione, che i suoi sospetti siano fondati e non
vuole mettersi in discussione. Forte di vecchi pregiudizi culturali
(come "Amore vuol dire gelosia" e simili) il geloso si costruisce un
suo mondo personale in cui il dubbio sulla fedeltà del partner
diventa l'unica certezza incrollabile. Più spesso, per fortuna, la
gelosia assume toni più moderati. Lungi dall'essere ossessiva, può
anzi essere un collante per la coppia. Ma a patto di essere gestita nel
modo corretto, senza che si trasformi in una dinamica opprimente e
soffocante.
La gelosia buona
La gelosia sana è quella che riesce a trasformarsi, lasciando
affiorare le forze che in essa sono imprigionate. In sé questo
sentimento nasconde tanta passione, una gran voglia di trasgredire,
un sacco di fantasie di tradimento, ma anche tanto amore tenuti a
freno da una morale troppo rigida, da un modello di vita nel quale ci
siamo identificati. Il più delle volte siamo inconsapevoli di queste
forze. Nascondiamo le nostre emozioni e le proiettiamo sugli altri.
Piuttosto, dobbiamo prenderne coscienza della gelosia e farla vivere
con noi quietamente, lasciando che sfumi da sé. Cosa che può
avvenire solo se sappiamo riconoscerne le componenti profonde»
così da favorirne una naturale metamorfosi.

La gelosia buona è quella che non si è fissata, cristallizzata ma


diventa un potente stimolo energetico. Ecco tre indizi per
riconoscere se questo è il nostro caso.
IL desiderio di avere l'altro accanto a noi, di essere ammirati non
rende inutili le ore trascorse in sua assenza ma le riempie di sprint,
di voglia di realizzarci, di stare bene in ogni situazione.
La paura di non piacere più fisicamente al partner diventa lo
spunto per occuparci del nostro aspetto fisico e per cercare
quotidianamente un motivo per suscitare erotismo.
Ci sentiamo grintosi, con un pizzico di aggressività che ci guida in
ogni occasione.

Le ripercussioni sulla salute Da un'indagine di Riza psicosomatica


risulta un dato allarmante. L'eccesso di gelosia rischia di far
ammalare. L'88% degli intervistati ammette infatti di aver provato
veri disagi fisici per colpa di un "attacco di gelosia".
La casistica è varia: le donne, più portate a dare sfogo ai loro
sentimenti, se la cavano con cefalee martellanti (23%) eruzioni
cutanee (14%) e disordini mestruali (8%) Mentre gli uomini, abituati
a "fare i duri" rischiano ipertensione, depressione, ulcere e infarto.
Questi rischi sono figli di una tendenza ad arroccarsi nella
gelosia, e a non permettere che essa evolva. Il disagio psicologico si
fissa nella materia corporea, causando disturbi a vari livelli. Ci sono
alcuni atteggiamenti mentali però che possono essere un'efficace
ancora di salvezza. Vediamoli.
SOLUZIONI ANTI GELOSIA

PER LUI
Affrontare il problema.
Evitare di chiudersi a riccio.
Allontanare la tentazione
di diventare pedanti e dispettosi.
Imparare a perdonare.

PER LEI!
Evitare di aggredire il partner senza motivo.
Smettere di lamentarsi con le amiche.
Evitare le ripicche.
Bandire i rancori inutili.
CAPITOLO SETTIMO
IL TEST. SAI AMARE LIBERAMENTE?

La gelosia è un sentimento che prima o poi tutti sperimentano.


Alcuni se ne vergognano e non la ammettono nemmeno di fronte a se
stessi. Altri temono che possa distruggere la coppia e preferiscono
nasconderla, riservandosi magari di indagare nell'ombra. Altri
ancora poi se ne lasciano travolgere, perdendo la testa e cedendo alla
tentazione di plateali scenate. Ma c'è anche chi riesce a trasformare
quest'ondata travolgente in un gioco che tiene alta la carica dell'eros,
stimola a mettersi in gioco e a dare il meglio di sé. In questo caso
l'ansia di possesso cede il passo alla creatività, rinnovando
continuamente il rapporto. Ecco un semplice test, che ci aiuterà a
capire qual è il nostro modo di vivere la gelosia. Così potremo
imparare ad utilizzarne l'energia, senza lasciarcene travolgere.

LE DOMANDE

I figli unici sono


Più viziati
Più fortunati
Più soli

Quando attraversi un momento difficile


Ti ammali più facilmente
Ti disperi e cerchi consolazione
Stringi i denti e aspetti che passi

Il tradimento è
Una possibilità
Un rischio
Una scelta
Un armadio chiuso a chiave è
Un custode di intimità
Un invito irresistibile
Un mistero

Le persone silenziose ti sembrano


Riservate
Subdole
Affascinanti

A quale di questi giochi assomiglia la tua vita di coppia?


A una partita a poker
Alla roulette
Alle montagne russe

Gli amici del tuo partner


Sono anche amici tuoi
Ti stanno antipatici
Li conosci poco

Al lavoro il capo assegna a un altro un incarico che aveva


promesso a te
Incassi il colpo
Ti senti tradito e lavori male
Gli chiedi spiegazioni

Le doti che ti rendono più attraente agli altri sono


La calma e la serietà
La tenerezza e la sensibilità
La spontaneità e il calore

Quando il tuo partner ritarda la tua reazione è


Apprensione
Irritazione
Curiosità e impazienza

LE RISPOSTE

MAGGIORANZA DI A Possessivo e... discreto


Detesti le scenate e fai fatica a esprimere i tuoi sentimenti,
specialmente l'aggressività. Dietro il tuo apparente sangue freddo
arde la fiamma della gelosia. Difficile che tu la dia a vedere e che sia
disposto ad ammetterlo, ma ogni tanto serpeggia nel malumore
immotivato, nei suoi silenzi, o anche in disturbi come mal di testa
gastrite ipertensione... Il consiglio - Impara ad accettare le tue
emozioni anche quelle che giudichi sconvenienti. Negarle non serve.
Così diventerai più consapevole di te stesso.

MAGGIORANZA DI B In balia delle tue paure


Sempre appeso a un filo. Cosa ci senti nei rapporti affettivi. Più ci
tieni e più vanno male. La gelosia ti tiene sempre all'erta e ti fa
sentire costantemente minacciato. Ti rende insicuro, irritabile,
sempre pronto a recriminare e al vittimismo. I timori nascono dalla
tua parte "bambina" che ha paura di essere rifiutata e considera
l'altro uno specchio in cui riflettersi: se lui/lei ti ama, allora vali
qualcosa. Attento: più il partner acquista importanza, più avrai paura
di perderlo e diventerai appiccicoso. Proprio il compagno che si
desidera mollare... Il consiglio - Occupati di te stesso, dei tuoi
interessi, dei tuoi desideri. Hai una vita, non vivere di riflesso.

MAGGIORANZA DI C Complice e giocherellone


Se è vero che un rapporto di coppia si fonda sulla fiducia e sulla
reciproca libertà, è anche vero che passione e spontaneità per te sono
irrinunciabili. Ecco perché quando si presenta un valido motivo può
scattare la gelosia e allora viene fuori la tua parte passionale: Ti
accendi, ti arrabbi, accetti le sfide e diventi capace di fare cose che
sorprendono il partner ma anche te stesso. Insomma la gelosia ti
stimola e a volte può diventare un gioco che riaccende il fuoco e crea
una nuova complicità.
CAPITOLO OTTAVO
QUANDO L'AMORE FINISCE

Nulla è più fatale alla felicità che il ricordo della felicità stessa.
Andre Gide.

Ogni volta mi sembra di cominciare daccapo mi confessa Giorgia,


31 anni, appena lasciata dal suo fidanzato. Ogni volta mi convinco di
aver trovato il vero amore, quello che mi farà stare bene e dopo un
paio di mesi la storia si esaurisce o finisce. io sto male, penso che non
mi rassegnerò mai... E poi incontro una nuova persona e il film si
ripete, sempre uguale a se stesso».
Sono poche le persone che, come Giorgia, pensano ad ogni nuovo
incontro di aver finalmente trovato fine alle loro peregrinazioni
affettive. Ogni storia diventa una fatica di Sisifo, una corsa a
dimostrare che "questa volta è tutto diverso", che il nuovo partir è
quello senza il quale non si potrà più stare... In ogni relazione si vede
la possibilità di realizzare se stessi, di completarsi, dopo tante
sofferenze, con la propria "metà". Leggendo le descrizioni
dell'innamoramento ci si accorge che è caratterizzato da una sorta di
"corteo di sintomi" che lo rendono immediatamente riconoscibile:
l'irrequietezza, la tachicardia, una maggior labilità emotiva. Sono gli
stessi sintomi che rivelano la presenza di una paura.
Quando qualcosa ci spaventa ci sentiamo più vulnerabili ci batte
forte il cuore. Questo, insieme a tanta letteratura sugli struggimenti
causati da Eros, induce molti a porre un'inconscia equazione tra
amore e sofferenza. Non è così.
L'amore ‘è, e deve essere soprattutto gioia, deve dare un senso di
pienezza affettiva. Se non è così, è solo un bene che una storia finisca
e capirlo è il modo migliore per evitare di cristallizzare la nostra
sofferenza per mesi, magari per anni. Razionalmente so che è stato
giusto che quella relazione finisse ammette Aldo, 45 anni. Con la
testa lo so, cerco di persuadermi che è stata una fortuna, ma quando
torno a casa e non la trovo, mi prende un nodo in gola... Sono
disperato dottore, da quando lei se ne è andata non sono più uscito
con una donna. Sono passati sei mesi e ho voglia solo di rimanere in
casa, a guardare i programmi televisivi che guardavamo insieme, a
sedermi sul nostro divano, a ricordare i bei momenti.,.».
Quando un amore finisce la tentazione di accomodarsi nei ricordi
è tanto facile quanto pericolosa. Spesso si rimane aggrappati al
passato per non sentirsi soli, per rivivere anche se in tono minore
quelle emozioni. Ma c'è da chiedersi: è questo l'amore? O non è
piuttosto uno sterile e doloroso attaccamento? Il problema è tutto
qui: L’attaccamento. Rimanere saldamente ancorati a qualcosa che
non è più, potrà darci un'illusione di sicurezza, mantenendo in vita
un'identità che ci era cara. Ma osserviamo quanto ci fa stare male. Ne
vale la pena?

Gli atteggiamenti tipici


Questo orientamento generale, comune più o meno a tutti coloro
che soffrono per amore, si declina poi in modi e percorsi personali.
C'è chi sta per ore accanto al telefono, nell'attesa che l'ex di turno si
faccia vivo. Altri invece, preferiscono buttarsi a capofitto nel lavoro,
nelle nuove attività "tanto per non pensare". Ma i possibili
comportamenti che il mal d'amore detta non sono solo questi. Al di
là delle mille variabili individuali esistono alcuni comportamenti più
frequenti, tipici di questa condizione. E ciascuno, se non ci si pone
rimedio subito, rischia di creare un circolo vizioso di emozioni
difficili da gestire, che alimentano di continuo la sofferenza.
Passavo per caso...» Non ne voglio più sapere di lei, mi ha deluso
e ferito profondamente racconta Alfredo, 39 anni. Ma spesso mi
ritrovo a passare davanti a casa sua o sotto il suo ufficio, nella
speranza di incontrarla. Una volta l'ho vista da lontano, il cuore mi
batteva a mille come quando ci eravamo conosciuti, ma non ho
nemmeno avuto il coraggio di avvicinarla. Mi impongo di resistere
alla tentazione, ma è più forte di me..,». I pedinamenti, gli
appostamenti, i controlli telefonici sono solo alcune modalità messe
in atto per fronteggiare l'inaccettabilità dell'abbandono.
In generale, l'errore di fondo in questo tipo di comportamento è
l'ansia di possesso, che sempre mal si accorda con l'amore e perde
completamente di senso quando la relazione è finita. È bene liberarsi
da questa dimensione affettiva, altrimenti si rischia di ripeterla
anche nel prossimo rapporto d'amore. Con il medesimo esito.

Ma dove ho sbagliato?
Senza di lui mi sembra di non poter vivere. Stavamo così bene
insieme e lui non ha mai dato segni di scontentezza. Per questo,
quando mi ha lasciata per un'altra mi sono sentita disorientata. Ora
non faccio che ripercorrere il nostro rapporto. Devo capire dove ho
sbagliato, perché altrimenti sento che mi ricapita la stessa cosa».
Antonia si mette in discussione per ricostruire la propria serenità,
cercando in se stessa i punti di riferimento che le mancano.
In generale il suo è un atteggiamento costruttivo e produttivo:
capire fino a che punto l'altro sia realmente l'unico colpevole è una
buona base di partenza per vivere meglio e con maggior
consapevolezza la prossima relazione. Ma c'è un pericolo. Che questa
autoanalisi diventi una tortura, con l'unica finalità di alimentare i
sensi di colpa e inadeguatezza. Quindi, fare ammenda dei propri
errori va bene. Mettersi in croce in maniera ossessiva invece non
risolve nulla e ci fa solo stare male.
Perché non chiama?» Avrei tanta voglia di risentirla confessa
Fabrizio, 44 anni, appena lasciato dalla sua giovane amante. Ma non
me la sento di chiamare per primo. Sono troppo orgoglioso. Così
aspetto un messaggio sul cellulare, una email, uno squillo quando
esco dal lavoro. Invece niente. Quando il telefono suona e scopro che
è un'altra persona... beh. L’unica tentazione che mi viene è di
chiudere la comunicazione, per liberare subito la linea». Anche in
questo caso, la modalità di approccio affettivo è errata: l'amore è
vincolato al soddisfacimento di un eccessivo bisogno di
rassicurazioni, che perdura anche quando la storia non c'è più.
Ecco allora che quella telefonata diventa una conferma del nostro
valore ("mi pensa ancora..."). È in pericolo l'autostima, minacciata da
un atteggiamento troppo dipendente dal giudizio e dal
comportamento dell'altro.

Mi devo distrarre»
Da quando l'amore della sua vita se n'è andato, Marinella è
diventata iperattiva come non mai: Mi sono iscritta a un corso di
teatro, che mi impegna tre sere la settimana. Poi, al sabato ho il
tennis e la domenica faccio del volontariato. Quando sono a casa mi
dedico al bricolage... non ho un minuto libero». Marinella tenta di
non pensare. Ogni minuto da ferma è un'occasione per rimuginare,
per ritornare sulle solite vecchie malinconie. E lei preferisce distrarsi.
Questo tentativo però ha l'unico effetto di soffocare il rimpianto,
cercare di allontanarlo. Non è la tattica giusta: il dolore non va
scacciato, ma osservato con la mente quieta. Solo permettendogli di
esistere senza costringerlo in un angolo potrà esaurirsi, lasciando il
nostro cuore finalmente libero.

Parliamone»
L'unica esigenza di Aldo, 43 anni, single da due mesi, è cercare di
capire perché Anna, sua compagna da 13 anni, lo ha lasciato dalla
sera alla mattina. Vorrei almeno sapere perché, parlarne con lei,
tentare una riconciliazione. Ma lei resiste a qualsiasi mio tentativo di
apertura».
In questo atteggiamento la mente domina su tutto. Le spiegazioni
non bastano mai, manca sempre un dettaglio per completare il
puzzle. È necessario imparare a valorizzare di più gli aspetti istintivi
e affettivi delle relazioni, altrimenti si ripiomba facilmente nella
stessa situazione alla prossima storia.

La vita non ha più senso...


Un destino crudele si è accanito contro di me mi scrive Augusta,
45 anni. Non c'è nulla da fare, lui mi ha detto che non mi ama più e
io mi sento così debole e impotente. Trascorro le mie giornate sul
letto, immersa nei ricordi, in preda a cupi pensieri. Non so come
uscire da questa situazione».
Prima ci si crogiola nel dolore, poi piano piano questa sofferenza
diventa sempre più invadente e non si cerca nemmeno più la
compagnia degli amici. L'unica certezza è che "non lo
dimenticheremo mai", tutto il resto sembra privo di senso e di punti
di riferimento. Attenzione: una situazione così è ad alto rischio di
depressione.

Come superare il distacco


Fin qui abbiamo analizzato i comportamenti più diffusi quando
un amore finisce. Ma cosa si può fare per superare il distacco? Cosa
può sedare il dolore, aiutarci a rinascere, a ritrovare l'autonomia e la
felicità? La mossa determinante è fare piazza pulita del passato.
Quando la storia è finita magari dopo mesi o addirittura anni,
dell'amore che c'era non è rimasto più nulla. È così, anche se la
nostra mente ci induce a pensare che la perdita non può essere
superata, che il lutto è troppo pesante per poter essere dimenticato.
Temiamo che la cicatrice resti per sempre, minando la sicurezza
in noi stessi e la possibilità di trovare un altro amore così... e sulla
base di tutte queste convinzioni ci mettiamo in testa che il
sentimento perdura, nonostante tutto, oltre il tempo e lo spazio. Non
è vero.
Siamo noi che vogliamo che sia così , perché siamo abituati a
pensare a noi stessi come parte di una coppia, perché siamo avvezzi a
credere che senza quella persona non siamo nulla.
L'errore è proprio questo, pensare che il dolore resti per sempre,
credere che tanto anche la prossima volta andrà così , quindi perché
cercare altrove?» Niente è per sempre, nemmeno la sofferenza.
Diventa eterna perché noi la rendiamo tale, rimanendole attaccati e
identificandoci con lei. L'unico modo, invece per liberarci dal dolore
è cancellare i ricordi, ripulire la mente da tutto quello che non serve
più (e che ci fa così male.

GLI ESERCIZI ANTIMALINCONIA

Mai più negli stessi posti


I ricordi del passato sono li, nei locali e nei luoghi che eravamo
abituati a frequentare con l'ex. Sappiamo che ci fa male ma ogni
tanto torniamo a visitarli, per ricordare i bei momenti. Non è giusto
cancellare un pezzo della nostra storia», pensiamo. E così
continuiamo a rinforzare il senso di abbandono.

COME SI FA
Evitiamo di andare nei locali, nei pub, nei ristoranti che
frequentavamo con l'ex.
Evitiamo anche, quanto è più possibile, i consueti percorsi "di
coppia" No alle solite passeggiate,
al posticino al mare che ci piaceva tanto...
Anche quando troviamo un nuovo partner, portiamolo in posti
diversi dai soliti: meglio
non rinvangare i ricordi, si rischia di compromettere la storia
nascente.
L’EFFETTO
Questi semplici accorgimenti ci consentono di fare "piazza pulita"
di ciò che non è più, allontanando da noi la sofferenza e il senso di
solitudine. In più ci aprono a spazi nuovi, consentendoci di rinnovare
la creatività e di non fissarci sul passato.
Restituire i regali
Restituire i regali alla fine di una storia non è solo buona
educazione. E un atto simbolico che ci consente di recuperare la
nostra autonomia. I regali infatti spesso sottolineano un legame tra
due persone. Tenerli è come tenere in vita quel vincolo affettivo,
perpetrando la frustrazione per la sua fine.

COME SI FA
Raccogliamo in una scatola tutti i regali che abbiamo ricevuto
dall'ex. Insieme ai regali mettiamo tutto quello che è rimasto di
lui/lei (spazzolino da denti, abiti, libri...). Mettiamo la scatola al
centro di una stanza e circondiamone il perimetro con uno scotch da
pacco.
Teniamo la scatola li fino a quando la sua presenza non ci darà
più alcun fastidio, fino a quando riusciremo a guardarla senza
provare alcun sentimento di tristezza, malinconia, rimpianto.
A questo punto togliamo lo scotch e iniziamo a smistare gli
oggetti, quelli da restituire, quelli da buttare, quelli da regalare.
Senza lasciar passare altro tempo, liberiamoci delle cose contenute
nella scatola.

L’EFFETTO
Cercare di scacciare il dolore quando non è ancora arrivato il
momento giusto rischia di renderlo più forte. Invece, tenere accanto
a noi i simboli di questa sofferenza, farli convivere quietamente con
la nostra quotidianità ci aiuta a liberarcene una volta per tutte.
Eliminare lettere, cartoline ed email
Lettere, email, bigliettini, messaggi sul cellulare sono tra le cose
più pericolose per la nostra serenità. Nero su bianco, recano le
vestigia del passato in maniera inequivocabile e fanno affiorare i
ricordi, alimentando la frustrazione e portandoci a rimuginare senza
fine.
COME SI FA
Prendiamo tutte le testimonianze scritte della storia (lettere,
biglietti di auguri, cartoline) Appallottoliamole, mettendo al centro la
lettera o il biglietto al quale siamo più affezionati. Formiamo una
specie di grande cipolla e leghiamo la palla con uno spago.
Ogni giorno, sfogliamo il nostro "cipollone", levando uno strato di
carta. Prendiamo i fogli che leviamo man mano e facciamoli
dissolvere in una bacinella d'acqua, dove avremo messo qualche
goccia del nostro olio essenziale preferito (rosa, benzoino, arancio...).
Leghiamo di nuovo la pallottola di carta e procediamo così fino a
quando non si è esaurita.

L’EFFETTO
Riunire le lettere in una pallottola significa delimitare lo spazio
da destinare ai ricordi, evitando così di tornarci sopra in
continuazione e nostro malgrado. Dissolverle nell'acqua
aromatizzata ci aiuta invece a sbarazzarci dolcemente delle memorie,
associandole a un evento gradevole come il profumo.

Conclusioni
Amare ed essere amati è il sogno di tutti. Spesso non è facile
trovare l'anima gemella e sono molte le persone che ne soffrono.
Nella maggior parte dei casi, la solitudine, così come le storie
sbagliate e cariche solo di sofferenza, sono figlie del passato. In ogni
nuova storia proiettiamo le nostre esperienze ormai concluse, le
facciamo rivivere e diamo loro il diritto di asilo nelle nostre
emozioni.
Anche inseguire un ideale nella ricerca di un compagno è
un'operazione dello stesso segno: gli ideali sono figli degli
insegnamenti che abbiamo ricevuto, degli esempi che abbiamo avuto.
Ma per trovare la felicità in amore bisogna tenere presente una cosa
fondamentale: ogni storia è a sé, non assomiglia alla precedente.
È un'esperienza del tutto nuova, che ha modalità proprie perché
diverse sono le persone che compongono la coppia. Fino a quando si
cede alla tentazione di voler classificare e catalogare un amore, di
qualsiasi natura esso sia, le chance di viverne uno veramente
appagante si assottigliano. Le paure (paura dell'abbandono, della
fine della storia, della noia) prendono corpo, i fantasmi diventano
materia. In queste condizioni, anche le sensazioni e le emozioni che
viviamo tra il primo bacio e l'addio sono mediate, filtrate, al solo
scopo di proteggerci. È un'operazione senza senso, come indossare
un impermeabile in agosto per paura che piova. Solo quando
sapremo accettare la pioggia senza temerla anzitempo saremo
veramente pronti per l'amore.

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