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28/09/2020

Concetti base, motivazioni scientifiche e normative per parlare di una progettazione sulla base dei
modelli della QdV.

Che cosa succede oggi alla scuola

La normativa che entra nella scuola con gli ultimi decreti non porta a norme solo ai confini all’interno della
scuola, ma anche sull’extra-scuola. I tre pilastri del cambiamento concettuale sono:

- INSERIMENTO (es. Legge 118 del 1971) Inserimento nelle classi degli studenti con disabilità
- INTEGRAZIONE (es. Legge 517 del 1977; Legge 104 del 1992) Non consiste solo chiudere le scuole
speciali ma anche nella partecipazione attiva dei ragazzi con disabilità, attraverso il PEI; tutto ciò
che prevede la formazione di Insegnante Specializzato; Didattica Speciale
- INCLUSIONE (es. Legge 170 del 2010; Direttiva Ministeriale 2012; D.lgs 66 del 2017; D.lgs 96 del
2019). Valore che ancora a livello pratico non vede la valorizzazione delle diversità; Universal
Design; Didattica inclusiva; Percorsi di personalizzazione e individualizzazione; Formazione di tutti i
docenti sui temi della disabilità.

La nuova normativa

1° Decreto 66/2017 «decreto inclusione» emana le norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli
studenti con disabilità.

2° Decreto 96/2019 Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante:
“Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità”

3°Bozza Decreto settembre 2020 Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e
delle correlate linee guida LA “NUOVA” NORMATIVA

I primi decreti portano a una confusione sul linguaggio. Questi documenti parlano di gruppi di lavoro e di
diversi livelli di inclusione. La base del linguaggio è l’ICF, manuale di classificazione del funzionamento e
considera la disabilità come la distanza del profilo di funzionamento di una persona alle richieste di un
contesto. Quindi più la persona è in una situazione di disabilità, più vuol dire che il livello di funzionamento
è lontano dalle richieste in un contesto.

In questo quadro concettuale nasce la declinazione di un linguaggio e di uno schema ICF che non fanno più
riferimento alla disabilità ma di profili di funzionamento.

Al linguaggio si applica un modello che non parte dal disturbo, da una condizione, da una malattia di una
persona ma calcola la persona, date le sue funzioni corporee, e il rispettivo livello di attività e
partecipazione che può in un contesto. L’attività e la partecipazione possono essere limitate o ristrette da
due elementi:

- Fattori ambientali, politiche, servizi tecnologie


- Fattori personali, autostima, senso di autoefficacia

Condizione di salute

(disturbo, malattia o dotazione)

Funzioni e strutture corporee Attività partecipazione

(menomazione) (limitazione) (restrizione)


Per descrivere la disabilità di un individuo bisogna descriverne le caratteristiche del corpo, l’attività che sta
svolgendo e i fattori ambientali. Con il modello ICF l’attenzione non si focalizza sul grado di disabilità ma sul
diverso profilo di funzionamento e perché esso non rende la persona capace di essere attiva e partecipe in
un contesto.

Sulla base del linguaggio ICF si sono edificati alcuni decreti che portano gli insegnati a formarsi e ad operare
e utilizzare il linguaggio ICF

Cosa cambia rispetto al passato?

Con il Decreto 66 del 2017 Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità
«decreto inclusione» si parla di Scuola inclusiva.

L’art. 1, comma 1:

a) riguarda le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, risponde ai differenti
bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle
potenzialità di ciascuno nel rispetto del diritto all'autodeterminazione e all'accomodamento ragionevole,
nella prospettiva della migliore qualità di vita;

Per la prima volta si parla di

- diritto di all’autodeterminazione; si pensa ad una scuola inclusiva dove si legittima il fatto che
persona dotate di profili di funzionamento abbiano il diritto di scegliere, di manifestare le loro
preferenze e fare in modo che tale diritto venga rispettato.
- migliorare la qualità della vita.

È un decreto che parla alla scuola attraverso norme di inclusione scolastica agli studenti con disabilità per
realizzare progetti di vita in rete.

L’art. 2, comma 2:

b) il PEI diviene parte integrante del progetto individuale

Il PEI non è un documento isolato, sincrono o asincrono rispetto alla vita di una persona, ma uno strumento
longitudinale che deve seguire la vita della persona in modo diacronico. Per questo è una parte integrante
del progetto individuale

Con il decreto quindi vi è un nuovo processo di elaborazione del PEI e delle sue componenti:

Non è più redatto sulla base della Diagnosi Funzionale e del Profilo dinamico-funzionale “il profilo indica le
caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di
apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità
possedute”.

Ma è redatto sul Profilo di funzionamento (D. Lgs. 66/17, art. 5, commi 3 e 4, e art. 7, comma 2) «i criteri del
modello bio-psico-sociale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della
Salute (ICF) adottata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), »

Il profilo di funzionamento descrive le capacità attuale della persona e il suo potenziale, non si focalizza sui
punti deboli ma su come funziona la persona e come si può realizzare il suo potenziale.

Inoltre, con il decreto, vengono istituiti diversi gruppi di lavoro che rappresentano livelli di inclusione fatti
da organizzazione e politiche sociali diverse. Vi sono delle politiche istituzionali, scolastiche e pratiche che
vengono attivate per organizzare l’inclusione.
A livello nazionale (Miur) viene istituito l’Osservatorio Permanente per l’inclusione scolastica, organo che
cerca di vedere l’andamento dell’inclusione, osserva l’attuazione delle politiche a pratiche.

A livello regionale (USR) ci sono due gruppi:

- il Gruppo di lavoro interistituzionale regionale (GLIR);


- i Gruppi per l’inclusione territoriale (GIT).

A livello scolastico sono presenti:

- Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI);


- Gruppo di Lavoro Operativo (GLO).

AZIONI STRATEGICHE A LIVELLO DI SINGOLA ISTITUZIONE SCOLASTICA

1. GLI = Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (sostituisce il GLHI art. 9, D.Lsg 66/2017) redige il Piano
Annuale per l’Inclusività
2. GLO = Gruppo di Lavoro Operativo (sostituisce il GLHO) ha il compito di redigere il PEI e indicare
una proposta di quantificazione delle ore di sostegno
3. Azioni di monitoraggio e valutazione del grado di inclusività della scuola

AZIONI STRATEGICHE A LIVELLO TERRITORIALE

- CTI = Centri Territoriali per l’Inclusione


- CTS = Centro Territoriale di Supporto
- SCUOLA POLO per l’INCLUSIONE

Con il decreto tutte le scuole possiedono Piano per l’inclusione, documento programmatico-attuativo della
scuola in materia di inclusione. È parte integrante della documentazione della scuola e contiene:

- lettura del grado di inclusività che la scuola offre;


- obiettivi di miglioramento;
- ipotesi globale di utilizzo funzionale delle risorse specifiche.

Decreto 96 del 2019 Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66,
recante: «Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità in vigore dal 12
settembre 2019

luci e ombre

1.Estensione dell’adozione dei criteri dell’ICF anche all’accertamento della condizione di disabilità
(certificazione)

2. Il Piano Educativo Individualizzato è ora definito univocamente come “facente parte del progetto
individuale”. Nel progetto individualizzato vi sono diversi servizi come il Pei, sostegni di nucleo familiare,
prestazioni di cura e riabilitazione.

- Precisazione dei partecipanti alla stesura dei documenti per l’Inclusione (D.Lgs 96/2019, art. 4,
Modifica all’art. 5 del D.Lgs 66/2017, c. 3). Commissione per redazione del Profilo di
Funzionamento da parte di:
o 3 o 4 professionisti come neuropsichiatra/ terapisti della riabilitazione/assistente sociale
o Genitori
o Massima partecipazione dell’alunno
o Dirigente scolastico, docente di sostegno
3. Precisazioni funzioni GLO e struttura del PEI: D. Lgs 96/2019 «Gruppo di lavoro operativo per
l'inclusione»

Nel decreto precedente Il PEI tiene conto di:

- condizione di disabilità in età evolutiva [legge 104/1992];


- Profilo di funzionamento (facilitatori e barriere) secondo la prospettiva bio-psico-sociale (ICF, OMS,
2001)

intregrato con D.Lgs 96/2019 dove si indica che nel PEI vanno esplicitate:

- modalità di sostegno didattico;


- numero di ore di sostegno;
- modalità di verifica;
- criteri di valutazione;
- interventi di inclusione;
- valutazione e programmazione individualizzata;
- interventi di assistenza igienica e di base;
- risorse professionali per l'assistenza, l'autonomia e la comunicazione.

Decreto 66/2017 e Decreto 96/2019

Sintesi delle novità introdotte:

- Autodeterminazione e ‘accomodamento ragionevole’, nella prospettiva della migliore Qualità di


Vita
- Profilo di funzionamento
- Osservatorio permanente, il Gruppo di lavoro interistituzionale regionale (GLIR); i Gruppi per
l’inclusione territoriale (GIT); Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI); Gruppo di Lavoro Operativo
(GLO)
- PEI come parte integrante del Progetto di Vita
- Piano per l’inclusione (PaI)

IL BILANCIO SCIENTIFICO data la norma:

- ICF viene riconosciuta come base riconosciuta per il profilo di funzionamento;


- Compare l’aspetto longitudinale: si penda all’alunno con disabilità nel corso della vita;
- Compare l’autodeterminazione nei progetti educativi e didattici compare l’esigenza di formare le
persone all’autodeterminazione
- Si valorizza il GLO (gruppo di lavoro operativo), ovvero si valorizza chi conosce il ragazzo;
- Compare la sostenibilità: progetti e percorsi didattici sostenibili;
- Compare la valutazione dell’inclusione scolastica di un istituto.

I punti critici:

- Si deve ancora lavorare sulla formazione dell’insegnante specializzato per inserirlo nel quadro di co-
progettista dell’inclusione all’interno dell’ambiente scolastico;
- Passare dalle Teorie/Leggi alle Pratiche;
- Didattica Inclusiva Sostenibile
BOZZA Decreto settembre 2020 Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e
delle correlate linee guida

Cosa individua il decreto:

1. Modello nazionale di PEI, tutte le scuole di ogni o ordine e grado avranno come riferimento delle
strutture del PEI su base ICF;
2. Modalità di assegnazione delle misure di sostegno (in procinto di formulazione), distribuzione su
piano nazionale delle risorse di sostegno e tecnologiche;
3. Linee guida (in procinto di formulazione).

1.Modello nazione di PEI

Nel modello nazionale del PEI la formulazione del nuovo PEI prevede:

- una sezione dedicata al raccordo tra Profilo di funzionamento e PEI. I GLO devono prendere visione
del Profilo di funzionamento e fornire una sintesi ed evidenziare le informazioni relative alle
dimensioni che necessitano di progettazione e di interventi specifici;
- una sezione dedicata al raccordo tra PEI e progetto individuale. Nel PEI dovranno essere esplicitate
indicazioni relative al raccordo tra il PEI e il Progetto Individuale al fine di garantire “lo sviluppo
della persona e la sua piena partecipazione alla vita sociale”. Il profilo di funzionamento su base ICF
che percorre nella scuola un PEI orientato alla traiettoria che il progetto di vita deve avere una
determinata persona. Il modello nazionale del Pei sta nella cornice della qualità della vita e nella
visione longitudinale;
- una sezione di osservazione e progettazione secondo il linguaggio ICF. Le scuole dovranno
attrezzarsi con l’osservazione sistematica condotta su facilitatori e barriere e sulla progettazione
che tenga conto di facilitatore e barriere. Tutto ciò non deve avere solo l’obiettivo dell’attivazione
della partecipazione e quindi integrazione dell’alunno, ma anche la creazione dell’ambiente di
apprendimento inclusivo;
- una sezione dedicata al progetto di inclusione e utilizzo delle risorse. Il progetto di inclusione
diviene un prospetto riepilogativo, ovvero una sezione specifica del PEI che è volta ad organizzare le
strategie per l’inclusione e la definizione e l’utilizzo delle risorse.

Analisi SWOT

L’analisi SWOT (Strenghs – punti di forza; Weaknesses – punti di debolezza; Opportunities – opportunità;
Threats – rischi) è una strategia per progettare strategicamente un’attività riuscendo a prevedere e valutare
possibili punti di forza, criticità, opportunità e rischi.
29/10/2020

Progettazione e Modelli della Qdv: La progettazione su modello ICF dalla scuola al Dopo di Noi: partiamo
dall'osservazione

Osservare per includere

L’ osservazione è considerata come un:

 paradigma fondamentale dell’inclusione


 paradigma fondamentale di un profilo professionale
 paradigma fondamentale della progettazione
 come azione di monitoraggio e valutazione

L’osservazione è:

 un processo deliberato, continuo e sistematico di raccolta di informazioni rispetto ad un focus di


attenzione. Osservare implica una focalizzazione di un oggetto
 ha un ruolo essenziale nella costruzione della conoscenza
 non è un semplice meccanismo percettivo. È un atto congiunto di percezione e cognizione
 Osservare significa avere un focus d’attenzione; rilevare dati e aggregarli in un significato; è un atto
diretto e consapevole

Osservare significa SAPER GUARDARE:

 identificare un focus di attenzione e connettere le informazioni: NO NEUTRALITA’


 L’osservazione è una PROCEDURA PROFESSIONALE
 È guidato da uno schema; l’osservatore è sempre dentro il contesto
 Ogni procedura osservativa segue strumenti ben precisi

Il professionista inclusivo:

 Cosa osserva?
 Come osserva?
 Con quale assunto teorico?
 Per quale motivo:
o 1) Osservazione come base per individuare campi d’azione, dunque, per progettare
traiettorie di vita e organizzare cambiamenti funzionali alla costruzione di un ambiente che
diventi inclusivo.
o 2) Osservare per valutare e monitorare i progetti.

Il professionista inclusivo osserva le persone nel contesto.

Quadro concettuale (approccio teorici di fondo/i nostri occhiali):

- Osservazione

- Progettazione
Pluralità degli approcci di fondo (es. all’inizio quello diagnostico/medico; poi ICHD/funzionale; infine
ICF/bio-psicosociale)

CON QUALE «LENTE» SI CONCETTUALIZZAVA LA DISABILITA’ PRIMA? L’ICIDH MODEL (WHO, 1980)

MENOMAZIONE  DISABILITA’  HANDICAP

 apparato  persona  interazione con l’ambiente

funzionale

Perdita o anomalia Limitazione di cui una lo svantaggio che limita o impedisce il

strutturale o funzionale, persona fa esperienza nello raggiungimento di una condizione di

fisica o psichica svolgimento di una attività normalità

La prospettiva bio-psico sociale

Saluteè frutto di equilibro fisico, psichico, sociale + scuola, lavoro, tempo libero, servizi sociali/sanitari…

- Persona menomazioni, disturbi, patologia e


- Tutte le altre dimensioni del FUNZIONAMENTO UMANO: fisico, psicologico e sociale SEMPRE
- Negli AMBITI DI VITA

INTERNATIONAL CLASSIFICATION OF FUNCTIONING DISABILITY AND HEALTH (ICF)

Secondo l’ICF la disabilità è una: «condizione generale che può risultare dalla RELAZIONE COMPLESSA tra
la condizione di salute della persona e i fattori contestuali, ovvero le circostanze in cui la persona vive».

IL MODELLO DI FUNZIONAMENTO SECONDO L’ICF

Condizioni di salute (disturbo/malattia/dotazione biologica)



Funzioni e strutture corporee  Attività  Partecipazione

(menomazione) (limitazione) (restrizione)


  

- Fattori ambientali (politiche, servizi, tecnologie…


- Fattori personali
Funzioni  sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei (incluse le funzioni psicologiche)

Strutture corporee sono le parti anatomiche del corpo, come gli organi, gli arti e le loro componenti.

Attivitàriguardano l’esecuzione di un compito o di un’azione da parte di un individuo

Partecipazione riguarda il coinvolgimento in una situazione di vita

DOMINI:

1. Apprendimento e applicazione della conoscenza

2. Compiti e richieste di carattere generale

3. Comunicazione

4. Mobilità (e prassie)

5. Cura della propria persona

6. Vita domestica

7. Interazioni e relazioni interpersonali

8. Principali aree della vita

9. Vita di comunità, sociale e civica

I fattori contestuali:

- Fattori ambientali: ambiente fisico e sue caratteristiche, le altre persone, i loro atteggiamenti e
valori, servizi, politiche, leggi ecc.
o prodotti e tecnologie
o ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall’uomo
o relazioni e sostegno sociale
o atteggiamenti, valori, convinzioni
o servizi, sistemi e politiche
- Fattori personali: età, genere, background sociale, l’educazione, la professione, carattere,
esperienze passate…

I COSTRUTTI DELL’ICF

- CAPACITA’: descrive l’abilità di un individuo di eseguire un compito o un’azione in un «contesto


neutro»
- PERFORMANCE: descrive ciò che una persona fa nel suo ambiente attuale
- BARRIERA: fattori che mediante la loro presenza o assenza, peggiorano il funzionamento e
creano disabilità
- FACILITATORE: fattori che mediante la loro presenza o assenza, migliorano il funzionamento e
riducono la disabilità
LESSICO DELL’ICF:

Capacità + performancefattori ambientali

  fattori personali

Struttura e

Funzioni corporee

le performance vanno osservate in contesto:


attività e partecipazione

L’ICF bisogna utilizzarlo per osservare le persone con il contesto. Individua componenti e domini, costruttori
e qualificatori. Più c’è funzionamento e meno c’è disabilità; meno funzionamento c’è e più disabilità è
presente. Il funzionamento dichiara che in quell’attività che sto svolgendo non ho restrizioni; la disabilità
invece esplicita il fatto che in quell’attività sto riscontrando delle restrizioni nei miei contesti di vita.

L’ICF ha portato delle innovazioni:

- Pone l’attenzione al funzionamento: ovvero alle funzioni, capacità e abilità della persona in un
determinato contesto
- Si basa su un approccio globale alla persona
- nessuna valutazione è valida se sì non specifica in quale contesto essa viene effettuata
- si pone al centro la Qualità di Vita delle persone
- segue un protocollo generale per osservare il funzionamento umano
5/10/2020

La progettazione su modello ICF: dall'osservazione alla progettazione a scuola.

L’ICF introduce il concetto di funzionamento, che può essere risultante di un equilibrio bio-psico-sociale.
Tale concetto rappresenta un elemento fondamentale e innovativo rispetto alle diverse concettualizzazione
utilizzate precedentemente per la definizione di disabilità. Infatti, la disabilità veniva definita come una
limitazione della partecipazione. Invece, con l’introduzione del ICF, la disabilità subisce una nuova
concettualizzazione: non è più la menomazione il problema fondamentale ma il quesito è rintracciato
all’interno dei contesti. Per questo la disabilità viene descritta come la distanza che esiste tra il
funzionamento di una persona e le richieste di uno specifico contesto.

I fattori contestuali sono:

- i fattori personali, seppur importanti, non rientrano nella classificazione ICF;


- i fattori ambientali sono qualificati all’interno di 5 capitoli del manuale ICF.

Capacità  ciò che la persona potenzialmente saprebbe fare in un contesto neutro e generale

Performance ciò che la persona che sa fare in un contesto

Le barriere e i facilitatori rappresentano tutto ciò che può, in un contesto, influenzare la performance. Se
incontriamo una barriera o un facilitatore, la performance sarà diversa e possono variare da persona a
persona, quindi devono essere inclinati a livello personale: ciò che può essere per un facilitatore, per l’altra
persona può essere una barriera.

Le capacità attraversano dei filtri rappresentati dai fattori contestuali (personali e ambientali). Se tali fattori
rappresentano dei facilitatori, vi è una performance che supera le capacità. Mentre, se i fattori contestuali
sono ostacolanti, la performance è meno funzionale rispetto alla capacità.

L’ICF rappresenta uno strumento valido per la progettazione e osservazione e utilizza dei codici standard e
universali utilizzabili in diversi ambiti a livello internazionale. I primi codici sono:

- B, (body), funzione corporee;


- S, strutture corporee;
- D, (dominio) attività e partecipazione
- E, (envirorment) fattori ambientali

Tali codici indentificano i capitoli dell’ICF.

- B. FUNZIONI CORPOREE
- S. STRUTTURE CORPOREE
- D. ATTIVITA’ PARTECIPATIVE Componente
o d 1. APPRENDIMENTO E APPLICAZIONE DELLE CONOSCENZE Capitolo
 d 110 - d 129 ESPERIENZE SENSORIALI INTENZIONALI
 d 110 GUARDARE Dominio
 d 115 ASCOLTARE
 d 120 ALTRE PERCEZIONI SENSORIALI INTENZIONALI
 d 129 ESPERIENZE SENSORIALI INTENZIONALI, ALTRO SPECIFICATO E NON
SPECIFICATO

B. Funzioni corporee (funzione cognitiva, sistema circolatorio…) quindi funzioni fisiologiche e psicologiche
dei sistemi corporee

- b1. Funzioni Mentali


- b2. Funzioni sensoriali e dolore
- b3. Funzioni della voce e dell'eloquio
- b4. Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico e dell'apparato respiratorio
- b5. Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
- b6. Funzioni genitourinarie e riproduttive
- b7. Funzioni neuro-muscoloscheletriche e correlate al movimento
- b8. Funzioni della cute e delle strutture correlate

S. Strutture corporee (organi, arti, polmoni, cuore..)

- s1. Strutture del sistema nervoso


- s2. Occhio, orecchio e strutture correlate
- s3. Strutture coinvolte nella voce e nell'eloquio
- s4. Strutture dei sistemi cardiovascolari, immunologico e dell'apparato respiratorio
- s5. Strutture correlate all'apparato digerente e ai sistemi metabolico ed endocrino
- s6. Strutture correlate ai sistemi genitourinario e riproduttivo
- s7. Strutture correlate al movimento
- s8. Cute e strutture correlate

D. Attività e Partecipazione

- d1. Apprendimento e applicazione delle conoscenze


- d2. Compiti e richieste generali (compiti articolati: azioni contemporaneamente)
- d3. Comunicazione (comunicare con, produrre un messaggio in uscita o comprendere un messaggio
in entrata)
- d4. Mobilità (cambiare la posizione corporea)
- d5. Cura della propria persona (igiene personale)
- d6. Vita domestica (attività della quotidianità)
- d7. Interazioni e relazioni interpersonali (interazioni formale)
- d8. Aree di vita principali (vita scolastica e lavorativa)
- d9. Vita sociale, civile e di comunità (tempo libero, gestire una carriera lavorativa)

E. Fattori Ambientali

- e1. Prodotti e tecnologia (farmaco, strumenti tecnologici per la comunicazione)


- e2. Ambiente naturale e cambiamenti ambientali effettuati dall'uomo (cambiamenti climatici)
- e3. Relazioni e sostegno sociale (rete di supporto della persona)
- e4. Atteggiamenti
- e5. Servizi, sistemi e politiche

Esercitazione
Il caso di Luca (transizione tra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado)

1- Luca è nel periodo della transizione tra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado  d8
2- Luca ha un lieve deficit intellettivo b1
3- caratterizzato da difficoltà nel mantenere l’attenzione sia su compiti semplici e ancor più su compiti
articolati, dove ha maggiori difficoltàd2
4- per le quali riceve aiuto dall’insegnante di sostegno e3
5- La difficoltà cognitiva e le sue fragilità emotive b1
6- rendono difficoltosa la capacità di risolvere autonomamente i problemi di vita quotidiana d2
7- fa fatica a gestire e portare a termine le incombenze quotidiane, come prepararsi per andare a
scuola, riordinare la sua camera, ecc. d6
8- parla con grande difficoltà e ha moderate difficoltà nella comprensione del linguaggio. d3
9- La presenza di un’altra persona aiuta sia nell’espressione che nella comprensione, ma solo in modo
limitatoe3
10- Non ha nessun problema nel movimentod4
11- ed è completamente autonomo nella cura della persona d5
12- Durante il percorso scolastico ha fatto solo piccoli miglioramenti nell’apprendimento della lettura,
che avviene attraverso strumenti compensativi d1 e1
13- ha ancora difficoltà a scrivere e far di conto d1
14- in questa attività l’utilizzo del pc e di programmi per la didattica determina un parziale
miglioramentoe1

Qualificatori

I qualificatori sono dei codici numerici che specificano l’estensione o la gravità del funzionamento o della
disabilità in quella categoria, o il grado in cui un fattore ambientale rappresenta un facilitatore o una
barriera. La scala numerica dell ICF non è ordinale. Sono gli stessi per ciascun componente (variano solo
leggermente tra i costrutti capacità/performance/barriere e facilitatori). Attribuzione: osservazione negli
ultimi 30 giorni, in particolar modo quando valuteremo le Performance.

Attività e partecipazione: qualificatori:

- 0 nessuna difficoltà: nessun problema (assente, trascurabile, mai)


- 1 problema lieve: problema lieve (leggera, piccola, quasi mai)
- 2 problema medio: problema medio (moderato, discreto, metà delle volte)
- 3 problema grave: problema grave (notevole, estremo, quasi sempre)
- 4 problema completo: problema totale (totale, sempre)
- 8 non specificato: significa che l’osservazione non è sufficiente per effettuare una valutazione.
Non ci sono elementi sufficienti, è un codice provvisorio.
- 9 non applicabile: significa che è inappropriata l’applicazione di un determinato codice. Il codice
non può essere applicabile ad una persona

DOMINI: QUALIFICATORI:

- d1. Apprendimento e applicazione delle conoscenze PERFORMANCE: CAPACITÀ:


- d2. Compiti e richieste generali
- d3. Comunicazione
- d4. Mobilità
- d5. Cura della propria persona
- d6. Vita domestica
- d7. Interazioni e relazioni interpersonali
- d8. Aree di vita principali
- d9. Vita sociale, civile e di comunità

ex. d.4500.2_  d.4500 camminare per brevi distanze. Il dominio si riferisce all’andare in giro a piedi, con
l’ausilio, su diverse tipologie superfici. D: attività e partecipazione; 4: numero del capitolo; 4500: cosa c’è
nel capitolo; . :finito descrizione; 2: performance ovvero problema medio.

d.4500._3 3: capacità ovvero problema grave

Se nelle perfomance è presente un problema medio e nelle capacità un problema grave vuol dire che nel
contesto vi sono dei facilitatori
Ex: d5101.1_--> capacità: problema lieve

d5101._2 perfomance: problema medio

- quando la capacità è più alta rispetto alla performance allora vuol dire che è presente un
facilitatore
- quando la performance è più alta rispetto alla capacità vuol dire che è presente una barriera.

Cosa descrive la distanza tra le seguenti capacità e performance?

- Capacità 1 - performance 0 presenza di un facilitatore


- Capacità 1 - performance 2 presenza di una barriera più assenza di facilitatori
- Capacità 0 - performance 0 nessuna azione
- Capacità 0 - performance 3 presenza di una barriera
- Capacità 2 - performance 1 presenza di facilitatore più facilitatori insufficienti

FATTORI AMBIENTALI: qualificatori

 barriera:
- 0 nessuna barriera
- -1barriera lieve
- -2 barriera media
- -3 barriera grave
- -4 barriera completa
 facilitatore:
- 0 nessun facilitatore
- +1 facilitatore lieve
- +2 facilitatore medio
- +3 facilitatore sostanziale
- +4 facilitatore completo
Es: e130.2 per indicare che i prodotti per l’istruzione sono una barriera media.

E130+2 indicherebbe che i prodotti per l’istruzione sono un facilitatore medio.

Le strutture corporee sono codificate con tre qualificatori: (non è oggetto di esame)

- Il primo qualificatore: descrive l’estensione o la gravità della menomazione


- Il secondo qualificatore viene usato per indicare la natura del cambiamento
- Il terzo indica la collocazione della menomazione

12/10/2020

Qualità della Vita e adulti con disabilità. Percorsi di ricerca e proposte inclusive
Le recenti acquisizioni scientifiche ci conducono a considerare la Qualità della vita come un costrutto
complesso costituito da una pluralità di aree rilevanti sia di carattere oggettivo che soggettivo.

La dimensione soggettiva ha una rilevanza maggiore all’interno del costrutto ed è composta da:

- Percezioni;
- Aspettative;
- livelli di soddisfazione.

La dimensione oggettiva è composta da:

- caratteristiche dell’ambiente fisico;


- quantità e qualità dei sostegni reali;
- condizioni alimentari e di salute della persona.

Vi sono diverse proposte per definire al meglio la Qualità della Vita

1.Modello Multidimensionale di Schalock e Verdugo Alonso composta da:

- Domini di base: ambiti o dimensioni rilevanti nella vita di una persona


1. Benessere emozionale;
2. Relazioni interpersonali;
3. Benessere materiale;
4. Sviluppo personale;
5. Benessere fisico;
6. Autodeterminazione;
7. Inclusione sociale;
8. Diritti.
- Indicatori: condizioni che ci permettono concretamente di specificare il significato generale di queste
due dimensioni della Qualità della Vita (Es. Alimentazione, igiene personale, salute, assistenza sanitaria,
tempo libero). Ci permettono di specificare ciò che si andrà ad osservare nel dominio, rendendo più
concreto, seguendo il processo di operazionalizzazione: passaggio da un concetto astratto alla
possibilità di declinare quel concetto in una osservazione più concreta nel contesto.
- Descrittore: comportamenti o situazioni osservabili e rilevanti per il contesto di riferimento (Es. Nella
struttura è prevista un’attenzione alla progettazione del tempo libero)

Processo di operazionalizzazione: Domini  Indicatori descrittori

EX: Autodeterminazione  opinioni e preferenze personali, decisioni e scelte, controllo personale le


persone che lo assistono tengono conto delle preferenze e scelte? Vengono adottate misure specifiche per
permetterle di fare delle scelte?

L’esercizio di individuazione dei domini, dei relativi indicatori e descrittori rinvierebbe direttamente alla
valutazione dei risultati personali, dei programmi e dei servizi rivolti alle persone con disabilità in termini di
Qualità della Vita.

Diversi studi segnalano la diretta relazione tra autodeterminazione e Qualità della Vita: «a maggiori livelli di
autodeterminazione corrisponderebbero elevati livelli di Qualità della Vita e, viceversa, i maggiori livelli di
Qualità della Vita delle persone con disabilità si rintraccerebbero in soggetti con buoni livelli di
autodeterminazione»

Focus: Autodeterminazione

L’autodeterminazione è il risultato di un processo decisionale complesso e articolato, basato su una serie di


opzioni desiderabili, che può essere raggiunto attraverso la vicendevole relazione che si istaura tra l’azione.
È importante l’autodeterminazione nelle persone con disabilità? Perché rappresenta un diritto, un ideale o
un principio, che consente alla persona, anche con disabilità, di raggiungere ciò che maggiormente desidera
nella propria vita del soggetto con disabilità e le dinamiche ambientali con cui lo stesso interagisce

Come ci si lavora?

1.Osservazione in ogni contesto di riferimento della persona con disabilità:

- Famiglia
- Scuola
- Ambienti educativi

In ogni fase di vita della persona con disabilità:

- Infanzia
- Adolescenza
- Adultità

2. Rilevazione

- Utilizzo di strumenti di valutazione che consentano di produrre un profilo del livello di


autodeterminazione;
- Triangolazione delle procedure;
- Attuazione di programmi e protocolli di intervento per implementare le aree carenti;
- Tenerne traccia dei progressi nel tempo.

2. Proposta di Aree trasversali

Gli autori Renwick e Brown definiscono la Qualità della Vita come quel grado di soddisfazione attraverso il
quale le persone usufruiscono delle possibilità e delle opportunità ritenute importanti per la loro esistenza.

Il costrutto di Qualità della Vita è sviluppato in tre aree trasversali:

- Essere (ambito fisico, psicologico e spirituale)


- Appartenere (ambito fisico, sociale e comunitario)
- Divenire (ambito pratico, ricreativo e evolutivo)

3.La proposta di Cottini e Fedeli (2007):

Aree trasversali:

- Centralità permette di apprezzare se la struttura e gli interventi educativi sono orientati sulle
caratteristiche fondamentali della Qualità della Vita in riferimento ai bisogni della persona;
- Controllo e la Continuità, permettono di valutare se «questi aspetti sono potenzialmente
controllabili dalla persona e se sono presenti con continuità nel tempo e nel progetto di vita.

4.La proposta di Schalock e Verdugo Alonso (2010):

Aree trasversali:

- Indipendenza (sviluppo personale e autodeterminazione)


- Partecipazione sociale (relazioni interpersonali, inclusione sociale e diritti)
- Benessere (materiale, emotivo, fisico)

Linee condivise
Il costrutto della Qualità della Vita nasce come ricerca nel campo del benessere ed è applicabile anche alle
persone con disabilità. (influenza della tipologia della disabilità, pluridisabilità, ecc.)

I Domini sono gli stessi per tutti ma varia il “contenuto” in termini di valori e di importanza, che cambia nel
corso della vita.

È presente un ruolo rilevante delle esperienze e dei diversi contesti che influenzano le nostre vite, la
rilevanza di un indicatore può variare in base al contesto.

Rilevanza della dimensione spazio-temporale della Qualità della Vita è sensibile a una dimensione spazio-
temporale poiché essa e la sua percezione cambiano potenzialmente sull’asse diacronico, nei diversi spazi e
tempi della vita e, sull’asse sincronico, nei tempi e negli spazi attuali di esistenza della persona.

Qualità della vita nella progettazione: criticità

La correlazione tra funzionamento, Qualità della Vita e interventi educativi è l’aspetto di maggiore
interesse, così come il principio guida è la Qualità della Vita delle persone all’interno della comunità di
appartenenza.

Per questo bisogna ripensare la progettazione:

1. dalla Frammentazione bisogna passare ad una prospettiva lifespan «quanto emerge dalla diagnosi
clinica e funzionale non può non essere confrontato con i domini della Qualità della Vita. Non progetto solo
per oggi ma soprattutto per domani.

2. Progettazione lineare VS progettazione inclusiva bisogna procedere nell’allineamento «tra i bisogni


effettivi degli adulti con disabilità e i sostegni di cui essi necessitano per aumentare il livello di indipendenza
della propria vita e migliorarne la qualità»

3. Mancato collegamento tra obiettivi dell’intervento e QdV: bisogna procedere nell’allineamento tra «i
desideri e i bisogni percepiti della persona con disabilità e dai familiari e quelli rilevati dagli operatori della
struttura». Non procedere in tale direzione significa «compromettere la realizzazione di un sistema di
intervento integrato e funzionale alla Qualità della Vita. Se progetto solo su un obiettivo non conoscendo la
finalità, si migliora solo la performance rispetto ad un determinato contesto: manca una traiettoria di
senso. Non bisogna risolvere la distanza tra capacità e performance ma bisogna pensare ad una traiettoria
di senso scegliendo uno dei domini (autodeterminazione, benessere emotivo ecc).

Gli obiettivi del progetto di vita e dei diversi livelli di intervento (clinico, riabilitativo, educativo e sociale)
devono essere orientati a promuovere il miglioramento della Qualità della Vita e favorire le condizioni per
una vita adatta al proprio contesto.

L’allineamento nella progettazione è uno dei concetti più importanti nella stesura dei progetti educativi

Allineamento dell’assessment e dei bisogni dei domini della QdV L’allineamento della progettazione deve
procedere dal profilo di funzionamento ai domini della qualità della vita.

Allineamento dell’area dei sostegni con i domini della qualità della vita In questo allineamento devono
essere scelti gli obiettivi, le finalità e i sostegni da mettere in atto

Allineamento tra le aspettative, i bisogni della persona e dei familiari con quelli della struttura bisogna
tenere conto delle aspettative della persona, della famiglia e della struttura. Se vengono allineate si può
ambire ad una azione sinergica rispetto al raggiungimento di una finalità o di un obiettivo.

19/10/2020
Quality of life e procedure di valutazione

La valutazione (intesa come processo di restituzione di giudizi qualitativi) orienta, informa e indirizza la
progettazione educativa

Vi sono delle fasi procedurale imprescindibili dopo l’applicazione dello strumento di valutazione: ovvero
considerare la progettazione educativa sempre parte integrante nel progetto individuale. Qualsiasi parte
spazio-temporale si colloca il progetto educativo di un ragazzo con disabilità (scuola, centro diurno ecc.), c’è
un progetto educativo che lavora sulle attività semestrali e annuali, ma sempre legato ad ampio progetto di
vita.

Fasi procedurali nella costruzione di progetti di vita (a scuola/centro diurno/residenziale):

1. Presa in carico;
2. Assessment o valutazione iniziale in cui si applicano gli strumenti di valutazione;
3. Bilancio ecologico, l’esito della valutazione portano ad un bilancio ecologico ovvero ad una
fotografia della situazione di partenza e le aree più importanti della QdV e si va a vedere quali
domini hanno la priorità su cui progettare;
4. Definizioni di obiettivi, indicati nel PEI;
5. Pianificazione dei sostegni, attraverso l’utilizzo dell’ICF (assetto epistemologico che indica la
persona, con un certo profilo di funzionamento, si distanza dalle richieste del contesto) si
pianificano i sostegni (figure come l’educatore, tecnologie assistite ecc.);
6. Erogazione dei sostegni/svolgimento delle attività di sostegno;
7. Monitoraggio in itinere, ogni 3 o 6 mesi;
8. Valutazione finale, fatta con gli stessi strumenti utilizzati nella valutazione iniziale.

È importante valutare la Qualità di Vita perché:

- Supporta le prassi educative nella pianificazione di strategie volte all’implementazione delle


situazioni e condizioni di benessere,
- Semplifica il processo di individuazione delle priorità di intervento e di mappatura delle risorse
e i supporti,
- Aiuta a rilevare l’efficacia degli interventi adottati.

Principi teorici della rilevazione della QdV

La complessità del costrutto rende molto più complessa la valutazione in quanto la multidimensione della
QdV:

- È al contempo universale e individuale,


- Individua ciò che è comunemente intesto come fonte di benessere,
- Individua descrittori personali e situazionali,
- Attenzione ai valori personali e scarto tra aspettative e soddisfazione personale.

I principi teorici in cui la comunità scientifica si è riconosciuta rispetto agli strumenti di valutazione che
mirano a valutare la QdV. Nella QdV bisogna:

- Rilevare la multidimensionalità del costrutto (fattori oggettivi e soggettivi);


- Procedere secondo un pluralismo metodologico in grado di integrare diverse valutazioni;
- simultanea rilevazione delle caratteristiche personali e delle variabili ambientali;

La valutazione della QdV ha come obiettivo:


- Accrescere il benessere della persona;
- Contribuire al cambiamento a livello di persone, programmi, comunità ecc.
- Aumentare il grado di controllo personale e le possibilità individuali;
- Avere un ruolo decisivo nell’accumulare dati e informazioni necessarie ad una identificazione
dei fattori predittivi di una vita di qualità;
- Esercitare un’influenza nell’indirizzare le risorse, al fine di massimizzare gli effetti positivi

Australian Centre on Quality of life ha individuato 1200 strumenti di rilevazione di cui solo una trentina
possiedono un fondamento psicometrico e corrispondenza metodologica ai principi di valutazione.

Solo 6 (+1) strumenti possono essere utilizzati per persone con disabilità intellettiva e solo 1 per persone
con disabilità complessa

Strumenti di rilevazione della QdV

Scale di valutazione; Scale di atteggiamento e Questionari:

- Collocano il giudizio delle persone rispetto ad oggetti, eventi, ambienti.


- semplici nella costruzione e accessibili nella risposta,
- principale criticità: non possono essere considerate né attendibili né valide.

Per poter essere utilizzate è necessario:

1. dichiarare la loro base teorica;


2. calcolare l’attendibilità test-retest;
3. la validità di contenuto e costrutto.

Procedure di valutazione di tipo funzionale:

- Sono scale con un buon grado di affidabilità;


- Tipicamente utilizzano scale Likert a 3 o 5 punti;
- Permettono di ottenere una descrizione della situazione che sta vivendo la persona e il suo
coinvolgimento sociale.

Indicatori sociali o nazionali: «Le ricerche in questo ambito non hanno ancora prodotto dati tali da poter
valutare le tendenze su questa percezione, tuttavia vi è un crescente interesse rispetto all’influenza
esercitata dai fattori a livello macro o sociale sulla percezione della Qualità della Vita da parte di un
individuo»

Processo di costruzione degli strumenti per la valutazione della QdV

1. Modello multidimensionale della QdV


2. Domini della Qdv
3. Indicatori
4. Descrittori
5. Strumenti di valutazione

20/10/2020
Criticità metodologiche relative alla somministrazione di strumenti di valutazione:

1. Indagare la soddisfazione personale: Procedure di autovalutazione la letteratura indica la


tendenza a indicare un buon livello di appagamento anche in situazioni di vita poco agiate.
2. modalità di formulazione delle domande e delle risposte
- Facilità di comprensione
- No interferenza dell’intervistatore
- Criticità domande con risposta Sì/No
- Criticità domande a scelta multipla
3. Distorsioni delle risposte
a. bias dell’accondiscendenza
b. l’effetto recency

Per questo è importante l’utilizzo della Triangolazione come metodologia di rilevazione e di analisi.

Per quanto riguarda la rilevazione vi sono due tipi di triangolazione.

1. La triangolazione condotta rispetto a:


- Autovalutazione, si somministra la scala alla persona stessa
- Eterovalutazione, si somministra ad una persona significativa vicina
- Osservazione diretta, osservatore in contesto e in più prospettive diverse
2. Inoltre, la procedura della triangolazione può essere fatta attraverso:
- Osservatore/Informatore 1
- Osservatore/Informatore 2
- Osservatore/Informatore 3

Si utilizza la triangolazione come metodologia di analisi secondo i seguenti criteri:

- convergenza delle percezioni, quando i tre osservatori sono su uno stesso livello di valutazione,
- complementarietà, le informazioni dei tre osservatori si completano l’una con l’altra,
- divergenza delle rilevazioni effettuate, quando uno degli osservatori si sposta nettamente
dall’altro.

La triangolazione permette di facilitare lo sviluppo di una più accurata e autentica comprensione della
Qualità di Vita delle persone con disabilità

Gli strumenti

Scala San Martín è uno strumento ideato nel 2014 da Schalock e Verdugo Alonso nasce per una necessità di
estendere le procedure di valutazione della QdV in persona con disabilità complessa, si basa sugli 8 domini
della QdV e deve essere somministrata ai soggetti che conosco la persona interessata per almeno tre mesi.

È costruita in cinque sezioni:

1. Quadro per informazioni,


2. Tabella con 95 item e scala di frequenza
3. Sezione aperta per ulteriori info
4. Quadro riassuntivo per raccolta dei punteggi
5. Il Profilo della Qualità di Vita: illustrazione grafica della valutazione complessiva

Scala di frequenza:

- Mai (M)
- Qualche volta (Q)
- Frequentemente (F)
- Sempre (S)

Personal Outcomes Scale: POS

 Scala per la valutazione della QdV di adulti con Disabilità intellettiva


 Si compone di due sub-scale (Autovalutativa; Eterovalutativa)
 La scala di risposta è di tipo Likert a tre alternative: frequenza (spesso/Sempre; a volte;
raramente/mai), quantità (molti/alcuni/pochi), o valore (sì, più o meno, no)
 Somministrazione: intervista semi-strutturata alla persona con DI (Scala Autovalutativa) e alla proxy
(Scala Eterovalutativa)

Si compone di 4 sezioni:

1. Informazioni socio-anagrafiche
2. Due tabelle contenti i 48 items che indagano gli 8 domini della Qdv (6 per ciascun dominio)
3. Schema dei punteggi
4. Grafico del profilo dei punteggi

26/10/2020

Precisazioni concettuali e procedurali

Nell’iter dell’alunno con disabilità:

- Si effettua una diagnosi funzionale, la quale diviene la base che permette agli insegnati di
redigere il PEI
- Sulla base di tali strumenti, la famiglia si rivolge ad un’equipe socio-sanitaria, la quale andrà a
stilare un profilo di funzionamento (con un modello di raccordo degli obiettivi), la consegna alla
scuola la quale andrà a redigere il Profilo Educativo Individuale

Non si parla più solamente di PEI ma di Progetto di vita in quanto le aree di intervento, il modello di
raccordo degli obiettivi e i domini della qualità della vita, si inseriscono a cavallo tra la scuola e l’extra-
scuola.

All’interno del percorso scolastico, accanto all’iter dell’alunno con disabilità, si affianca un’altra sezione
ovvero l’iter dell’alunno con DSA-BES. Questo perché, dopo la parte diagnostica, l’insegnante potrà
chiedere il Piano Didattico Personalizzato, supporto degli insegnati per fare un raccordo tra il profilo di
funzionamento e gli obiettivi della scuola e quindi la scelta di strumenti compensativi.

Nella scuola vi è un fascicolo dell’alunno con disabilità che contiene tutto l’iter diagnostico e la diagnosi
funzionale delle varie edizioni. Quando si parla di diagnosi funzionale, nella diversa accezione che adesso si
da al profilo di funzionamento, si va sempre ad individuare un processo che porta in profondità nella
conoscenza del caso. Se si parla di diagnosi funzionale, il termine già nella concezione alla base del PEI
redatto su schema classico, è sempre quello di un’azione di un’equipe che si avvaleva di diversi strumenti e
procedure per conoscere in profondità il caso.

DALLA TERMINOLOGIA DIA-GNOSISS, UNA CONSOCENZA IN PROFODITà. QUESTO ASPETTO FUNZIONALE


ERA LEGATA ADIVERSI CONCEZIONI:

1. Diagnosi funzionale perché verteva alla descrizione della funzioni della personalità (punti di forza e
di debolezza)
2. Funzionale alla costruzione del PEI, documento base alla realizzazione concreta e quotidiana di
attività didattiche educative appropriate.
Tali ambiti di azione sono fondamentali per capire ciò che era lo schema classico, prima dell’uso del
linguaggio ICF. Quindi vi era una diagnosi funzionale, ovvero una descrizione analitica delle funzioni, delle
compromissioni funzionali dello stato psico-fisico dell’alunno in situazione di handicap. Vi è un richiamo a
un linguaggio tipico dello schema classico che viene sostituito da un iter diagnostico su schema icf, in cui la
comprensione in profondità è estesa al concetto di funzionamento del soggetto in riferimento a contesti di
vita: si analizzano vari aspetti, vari interconnessioni, punti di forza e di debolezza, i facilitatori e le barriere,
ovvero ciò che ostacola o il funzionamento del soggetto in riferimento alle richieste di un contesto.

Nello schema classico, in riferimento alla diagnosi, vi sono delle aree/ambiti che vanno ad indicare le
funzioni base della persona:

- Cognitivo
- Affettivo-relazionale
- Linguistico
- Sensoriale
- Motorio-prassico
- Neuro-psicologico
- Autonomia personale e sociale

Ancora oggi vi sono delle diagnosi funzionali in cui vi è una descrizione dei punti di forza e di debolezza del
ragazzo su questi ambiti.

Il documento diagnostico funzionale ha all’interno due eccezioni:

- Di essere un documento che va in profondità nelle funzioni


- Documento funzionale alla redazione del PEI, in quanto viene indicato quanto è necessario
garantire il diritto allo studio.

Si ha una situazione dove l’equipe individua la necessità dei sostegni per la didattica e la necessità di
assistenza (accompagnamento, assistenza per l’igiene personale).

Nel documento vengono indicati gli ausili specifici, ausili motori, posturali, tecnologie compensative. Tali
strumenti sono gratuiti per la famiglia solo se vengono inseriti nel PEI.

Schema delle diagnosi funzionali: i Profili di funzionamento

È redatta secondo i criteri del modello bio-psico-sociale sulla base del modello ICF e si articola in:

- Approfondimento amnestico e clinico,


- Descrizione del quadro di funzionalità nei vari contesti di vita del bambino con disabilità,
- Definizione degli obiettivi in relazione ai possibili interventi clinici sociali ed educativi e delle
strategie integrate di intervento. Nel decreto inclusione si fa riferimento ad un PEI come parte
integrante del Piano individualizzato stilato da diverse agenzie educative.
- Individuazione delle tipologie di competenze professionali e delle risorse strutturali necessarie
per l’integrazione scolastica e sociale, in quanto nello schema ICF la visione è sempre molto più
ampia e non fa riferimento solo a quella scolastica.

In questa nuova versione la diagnosi funzionale corrisponde al profilo di funzionamento della persona.

Differenze tra schema ICF e schema classico:

- Passare da una diagnosi che descrivono i punti di forza e debolezza ad una diagnosi che indica
un qualificatore di performance e di capacità, mette in evidenza un qualificatore che indica i
facilitatori e le barriere.
- La parte del funzionamento che già il soggetto può fare da sola e so che può fare con alcuni
facilitatori. A differenza funzionale, la diagnosi su schema ICF permette di vedere qual è la zona
di sviluppo prossimale all’interno della quale lavorare e permette di individuare gli obiettivi di
breve-medio-lungo termine e quali facilitatori possono essere funzionali degli altri. D’altra
parte, ci permette di intervenire sulle barriere.

Lo schema attuale di diagnosi su base ICF fa riferimento alla cornice di senso della QdV, in qunto, dal profilo
di funzionamento della persona, il PEI è sempre orientato verso la realizzazione dei domini o aree
significative della vita.

Il Piano Educativo Individualizzato

Entrando all’interno del PEI, si ha come base uno schema classico di diagnosi, in quanto le regioni non
hanno aggiornato tutti i profili di funzionamento, oppure si ha uno schema su base ICF

Il paino educativo individualizzato segue il profilo di funzionamento della persona.

Il PEI è un piano mette per iscritto i diversi interventi che sono calibrati sul funzionamento della persona, sui
punti di forza e debolezza, sui facilitatori e sulle barriere e su potenziali di sviluppo, lo scarto tra capacità e
performance. Ciò che viene messo in evidenza nel PEI sono gli obiettivi di sviluppo e il raccordo degli
obbiettivi della programmazione di classe e gli obiettivi di sviluppo della persona. Si stabiliscono anche gli
itinerari del lavoro, quali attività specifiche, metodologie ei sostegni (insieme di sistemi di mediatori e
supporti tecnologici, risorse umane e materiali che si hanno a disposizione). Nel PEI viene messa in evidenza
l’organizzazione dei tempi e degli spazi e i criteri, gli strumenti e le modalità di verifica, i quali hanno una
rilevanza importante in quanto nel PEI il caso dovrebbe essere valutato per se stesso. Ciò è la grande area
critica nell’ambiti della scuola: i criteri, strumenti e modalità di verifica portano il soggetto stesso che ha
fatto il percorso individualizzato a essere valutato con i criteri della classe.

Le forme di integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche ricoprono una parte importante in
quanto il soggetto ha il diritto di svolgere attività scolastiche ma anche extrascolastiche (la riabilitazione).

All’interno del PEI si va ad indicare una sezione legata all’individuazione delle attività fondamentali per
costruire l’inclusione: degli spazi di partecipazione del soggetto o degli spazi in cui sia la classe che il
soggetto possano partecipare attivamente.

Il pei è una parte integrante della programmazione didattica della classe, è redatto dal team dei docenti e
dall’insegnate di sostegno con la collaborazione della famiglia e dell’unità operativa socio-sanitaria di
riferimento.

La tempistica, per redigere il PEI, è il primo semestre della scuola (entro il 30 novembre di ogni anno
scolastico) e si verifica periodica.

Le caratteristiche del PEI:

- Deve essere sostenibile nel tempo da parte di tutte le componenti che hanno partecipato alla
realizzazione del PEI,
- Deve essere fruibile da parte delle persone coinvolte
- Deve essere flessibile, aperto a delle modifiche a delle revisioni e delle evoluzioni degli
strumenti e della persona.

Il pei è composto da:

- Una parte generale:


 dati dell’alunno, della famiglia e degli operatori sanitari, sociali e scolastici
 una indicazione (si trova solo se si segue ragazzi della scuola secondaria di secondo grado),
in cui viene indicato se è un PEI che lavora all’interno degli obiettivi della classe (PEI
Semplificato) o se è un PEI che ha preso delle forme di lavoro e di attività che vanno a
lavorare sulle aree della QdV (PEI differenziato).
 Gli interventi riabilitativi ed educativi che il ragazzo svolge sia nell’orario scolastico che
extra scolastico. Vengono indicati le azioni di interconnessioni (pet terapy, musicoterapia)
- Una parte reanamnestica
- Una parte relativa all’alunno nella scuola, dove vi è un profilo sintetico di funzionamento che
l’insegnate redige sulla base del documento che proviene dall’ume (?)
- Una parte dedicata agli aspetti didattici e organizzativi della progettazione in funzione
dell’inclusione, il consiglio di classe indica ciò che può essere utile per l’inclusione
- Orario della classe e dell’alunno, in quanto diverse volte, nelle diverse PEI a seconda del profilo
di funzionamento, possono esserci degli orari diversi tra quelli della classe e quello dell’alunno
con disabilità.
- Una parte dedicata alla progettazione educativa e didattica e una più legata alla
programmazione didattico- disciplinare.
- Richiesta l’esecuzione di una sola parte del compito
- La modalità di lavoro, anche questa può essere semplificata e può essere utilizzato un
programma di supporto alla lettura o alla scrittura ma anche all’esecuzione di una mappa
concettuale (modalità di lavoro diversa da quella della classe)
- Modalità di raccordo con gli obiettivi della classe denominata scomposizione dei nuclei
fondanti. L’obiettivo in questo caso è diverso per la persona con disabilità e per la classe. Il
punto di contatto va trovato nei nuclei fondanti (uso del denaro, competenze trasversali
(capacità di argomentare, farsi capire..)
- Modalità di raccordo alla partecipazione alla cultura di un compito; si attiva quando è difficile
trovare agganci con gli obiettivi e contenuti programmati per la classe—>si è immersi in quel
contesto e si programma un intervento dell’alunno (l’alunno interviene in quel determinato
compito somministrato attraverso una sua modalità)
Correlazione Pei e progetto di vita—> avviene quando sono presenti due dimensioni: presente
(allineamento degli obiettivi della classe con quelle che sono le finalità/aree più importanti della vita di una
persona) e futuro (ottica al futuro).

P 89 qualità della vita: prima di tutto si osserva se gli obiettivi del progetto educativo sono rilevanti e
significativi per il progetto di vita individuale (cioè gli obiettivi scelti sono allineati con le aree della qualità
della vita)

Il secondo elemento da osservare è l’osservabilità che è una delle caratteristiche critiche del pei; cioè si
stilano degli obiettivi troppo astratti. Gli obiettivi sono traducibili in comportamenti osservabili?

Il terzo elemento da osservare è l’appropriatezza. Gli obiettivi sono appropriati all’età cronologia dei
soggetti alle condizioni di salute?

Il quarto elemento da osservare è Misurabilità. Gli obiettivi sono qualificabili e quantificabili? sono
traducibili in comportamenti osservabili e quantificabili?

Il quinto elemento è la partecipazione. Si va vedere se gli obiettivi stabili nel Pei favoriscono o meno la
partecipazione sociale.
PROVA SIMILE PER ESAME!
Obiettivi PEI:
 Sviluppare strategie per l'autonomizzazione e il distacco dal supporto del docente, favorendo la
crescita del controllo emotivo e motivazionale dell'eventuale insuccesso in ambito lavorativo
 Implementare la capacità comunicativa in particolare nella condivisione e reciprocità della
conversazione
Gestire in autonomia le relazioni sociali, prendersi cura di sé e degli altri

Capire se IL 1° obiettivo è:
-rilevanti SI
-osservabili SI
-appropriati SI
-funzionaliSI
-Temporalità carenti
-Monitoraggiocarenti
-Misurabilicarenti
-realisti adeguato
- se lavorano nell’ambito dell’inclusione e partecipazioneSI
-

PROVA SIMILE PER ESAME!

Obiettivi PEI:

 Sviluppare strategie per l'autonomizzazione e il distacco dal supporto del docente, favorendo la
crescita del controllo emotivo e motivazionale dell'eventuale insuccesso in ambito lavorativo;

 Implementare la capacità comunicativa in particolare nella condivisione e reciprocità della


conversazione;

Gestire in autonomia le relazioni sociali, prendersi cura di sé e degli altri. 

Capire se IL 1 obiettivo è:

 -rilevanti🡪 SI

 -osservabili🡪 SI

 -appropriati🡪 SI

 -funzionali🡪SI

 -Temporalità🡪 carenti

 -Monitoraggio🡪carenti

 -Misurabili🡪carenti

 -realisti 🡪adeguato
- se lavorano nell’ambito dell’inclusione e partecipazione🡪SI

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