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Riccardo Di Segni Identit ebraica

Geremia (Jermiahu ben Chilqijahu) tra i profeti biblici quello di cui si hanno maggiori notizie biografiche. Di famiglia sacerdotale, nacque ad Anatot, un villaggio presso Gerusalemme. La sua attivit profetica si estese per un periodo di circa 40 anni, dai tempi del re di Giuda Giosia (626 av. e.v.) a poco dopo la distruzione del Santuario da parte dei Babilonesi (587 av. e.v.). Avvertendo la minaccia crescente della potenza babilonese, cerc di impedire la distruzione del regno di Giuda, suggerendo una politica accomodante; ma in tal modo si inimic la classe dirigente e il popolo e fu perseguitato e imprigionato. Dopo la distruzione del Tempio e la morte del governatore ebreo Ghedalia, Geremia fu costretto a seguire un gruppo di esuli verso lEgitto, e da quel momento non si hanno pi notizie di lui. Le notizie sulla vita di Geremia e le sue profezie sono raccolte nellomonimo libro biblico, che il canone colloca tra i "profeti maggiori"; le notizie biografiche sono frammentarie nella prima parte del libro, che essenzialmente di contenuto profetico, poi diffuse e dettagliate nei capitoli dal 26 al 45. Il libro di Geremia fu messo per iscritto, in parte sotto dettatura diretta, da Barukh figlio di Neriah, discepolo di Geremia, e suo segretario. La tradizione successiva ha attribuito a Geremia il breve libro biblico delle "Lamentazioni", che una raccolta di elegie per la distruzione di Gerusalemme, e una apocrifa "Lettera di Geremia". Lesperienza profetica di Geremia , per la sua ricchezza e drammaticit, tra le pi emblematiche e rappresentative del profetismo ebraico. Il profeta nella Bibbia non colui che, come banalmente si afferma, prevede il futuro. luomo che parla a nome di Dio, di cui esprime la volont e le concezioni anche contro la volont stesso del profeta. Il contenuto di questi interventi generalmente un ammonimento al popolo, e ai suoi dirigenti in particolare, per il loro comportamento scorretto, soprattutto su due temi fondamentali: la pratica di culti idolatrici e lingiustizia sociale. Il profeta ammonisce senza ritegno, invita al pentimento e annuncia -in questo prevedendo il futuro-, quali saranno le tristi conseguenze per coloro che non si allontaneranno dalla strada del male. In queste lunghe serie di invettive, ma anche di riflessioni sullanimo umano, sulle qualit divine, sulle sanzioni, ma anche sui premi e le speranze, lebraismo biblico raggiunge vertici spirituali ancora insuperati. Lopera del profeta Geremia non si discosta da questo schema essenziale, ma lo integra con aspetti caratteristici pieni di traboccante umanit e di profonda spiritualit. Geremia chiamato alla sua missione prima ancora della nascita; prescelto e consacrato gi nel ventre materno (1:4-5). A differenza di Isaia che dice "eccomi, mandami", Geremia, come Mos, cerca inizialmente di sottrarsi alla missione: "sono un ragazzo, non so parlare" (ibid. 6). Nella missione che gli viene affidata riceve lordine di farsi forza e non aver paura: "combatteranno contro di te, ma non prevarranno" (ibid. v. 19). Geremia difatti accetter questo impegno, con la forza di un soldato mandato a combattere, con la sensazione di eseguire un sacro dovere superiore, ma senza entusiasmo, anzi con un tormento interiore incomprimibile. Il capitolo 20 del suo libro esprime questa tremenda lotta tra il dovere di comunicare la parola di Dio prorompente, e la terribile condizione di solitudine ed emarginazione sociale che questo dovere comporta, destino di chi avverte e denuncia i mali della societ: "Mi hai sedotto o Signore, e mi sono lasciato sedurre; sei stato pi forte di me e hai prevalso; per questo sono divenuto oggetto di derisione ogni giorno; tutti si fanno beffe di me. Ogni volta che parlo devo gridare, contro la violenza e la rapina, ma la parola divina diventa per me ogni giorno vergogna e derisione. Ho provato a dire: Non voglio pi ricordarLo, non parler pi a nome Suo. Ma nel mio cuore come un fuoco che brucia,

chiuso nelle mie ossa; mi sforzo a trattenerlo, ma non ci riesco". E quindi il grido disperato, che nella Bibbia ha riscontro solo in Giobbe: "Maledetto sia il giorno in cui sono nato; non sia benedetto il giorno in cui mia madre mi ha partorito... Perch sono uscito dal ventre materno, per vedere fatica e dolore, perch la mia vita finisse nella vergogna?" I temi della predicazione e della critica di Geremia, che tanto prepotentemente prorompono dalle sue labbra e che lo mettono alla gogna della societ, sono sociali e religiosi. Il primo tema compare con insistenza in tutta lopera, e trova espressioni che in apparenza suonano rivoluzionarie, ma che in sostanza esprimono lessenza del pensiero religoso ebraico. In sostanza Geremia segue la linea gi segnata dai suoi predecessori, sulla preminenza dellimpegno sociale nella vita religiosa. Non serve a nulla fare sacrifici e atti rituali, se si accetta una societ altrimenti violenta e basata sullingiustizia. Geremia arriva a dire, quasi contraddicendo una intera tradizione precedente che "non ho parlato con i vostri padri, n li ho comandati, nel giorno in cui li ho fatti uscire dalla terra dEgitto, di questioni di olocausti e di sacrifici; ma solo questo gli ho ordinato: ascoltate la mia voce, e sar per voi Dio e voi sarete per me popolo" (21:22-23). Solo una condotta retta la garanzia e la speranza di salvezza, davanti alle minacce imminenti di distruzione: "giustizia tra luno e laltro, non opprimere orfani e vedove, non versare sangue innocente in questo luogo, non andare appresso altri dei" (7:5-6). Durante il regno di Sedecia, ultimo re di Giuda, Geremia intervenne perch fosse rispettata la norma biblica dellemancipazione degli schiavi dopo un periodo di sette anni; un impegno iniziale, sottoscritto dal re, fu nella pratica disatteso. Geremia intervenne duramente, vedendo in questa offesa alla dignit umana lannuncio dello scatenamento della punizione divina: "Poich voi non mi avete ascoltato, proclamando la libert ciascuno al suo fratello e ciascuno al suo prossimo, ecco Io proclamo la libert, dice il Signore, alla spada, alla peste e alla fame, e vi porr come oggetto di orrore per tutti i regni della terra" (34:17). Laltro grande tema della predicazione di Geremia quello dellabbandono del servizio divino, contro ogni forma di degenerazione del sentimento religioso, fino alle diverse forme di idolatria. Dopo aver criticato la religiosit formale dei sacrifici, che non hanno senso in una societ ingiusta, estende la sua polemica contro altri formalismi religiosi, scalzando la fiducia magica nel potere dei luoghi sacri; non ha senso invocare, a tutela della propria salvezza : "questo il Tempio del Signore"(7:4); il comportamento, non il luogo, lunica garanzia di salvezza. Ma un discorso pericoloso, perch agli occhi dei formalisti, tanto ciechi da non capirne il reale significato, come una dissacrazione: e Geremia per questo deve sopportare un processo (cap. 26). Sullidolatria latteggiamento del profeta talvolta violento e sprezzante, altre volte problematico e sofferto. In questultimo approccio come se Geremia si stupisse sulla enormit del reato che i suoi fratelli stanno compiendo, non rendendosi conto della grandezza del bene che abbandonano, e della nullit di ci che Gli preferiscono: "due mali ha commesso il mio popolo: hanno abbandonato Me, pozzo di acque vive, per andarsi a scavare dei pozzi, ma dei pozzi rotti, che non contengono lacqua" (2:13). Geremia rimprovera la perdita di memoria storica di Israele, che dimentica la protezione divina del passato, e rileva lassurda infedelt del suo popolo a Dio, che non ha confronti con altri popoli, sempre fedeli alle loro divinit, che pure non sono vere divinit (ibid. 10). Geremia non si sa dar ragione dellincoerenza di Israele, e addita lesempio di una setta del suo tempo, i Rechaviti. Costoro si erano imposti una rigorosa disciplina, che vietava loro di bere vino, esercitare lagricoltura e possedere e vivere in case di pietra. Geremia li provoca simbolicamente, invitandoli a bere il vino, sapendo in anticipo che rifiuteranno la

proposta, in ossequio alle loro norme; e quindi fa il confronto con Israele, che ha dimenticato i suoi impegni. I Rechaviti, fedeli alla loro tradizione familiare saranno premiati; Israele, sordo a ogni richiamo, sar punito (cap. 35). Il problema religioso del rifiuto di Dio , nella grande intuizione di Geremia, un problema di dignit umana. Chi corre appresso alla vanit diventa egli stesso vano (2:5). "Maledetto luomo che pone fiducia negli esseri umani, e che ritiene che la carne possa essere la sua forza, allontanando il cuore da Dio... Benedetto invece luomo che ha fiducia in Dio, perch Dio sar la sua sicurezza; egli sar come un albero piantato sullacqua, che estende le radici sul torrente, che non teme larrivo del caldo, con le foglie sempre fresche, che non dovr temere in anni di carestia, e non smetter mai di fare frutti" (16:5-8). Il valore profondo e vero, posto al culmine di tutti gli altri la conoscenza di Dio: "Cos dice il Signore: Il sapiente non si vanti della sua sapienza, leroe del suo eroismo, il ricco della sua ricchezza; ma di questo che bisogna vantarsi, comprendere e conoscere Me, perch Io sono il Signore, che opera il bene, il diritto e la giustizia nella terra, perch ci che io desidero, dice il Signore" (9:2223). Vivissimo presupposto di questa idea la coscienza della fragilit delluomo rispetto a Dio "come la creta in mano al vasaio" (18:6)" che la plasma a suo piacimento. Motivo costante, opprimente e angosciante di gran parte dellopera di Geremia lannuncio della catastrofe imminente e delle terribili punizioni che colpiranno a tutti i livelli la societ che si rifiutata di piegarsi alla volont divina. La descrizione di queste sciagure si ripete in molti capitoli, con nuove immagini simboliche, insieme allorrore del profeta per lo strazio che deve annunciare. Linsistenza di queste descrizioni, che pure non manca in molti altri libri profetici, ha procurato a Geremia la fama di profeta cupo e lamentoso per eccellenza, di Cassandra ebraica terribile e inascoltata. Ma se Geremia arriva alle espressioni pi violente nella critica del male, in coerenza alla sua visione che non pu consentire alcun compromesso, egli anche luomo capace di consigliare e indirizzare i suoi fratelli in pace e serenit, nella prospettiva di tempi migliori. Suo un importante messaggio ai primi esuli ebrei in Babilonia, che si chiedevano come reagire alla violenza subita, se e come iniziare una nuova vita, ed erano disorientati da promesse e annunci falsi di liberazione. A loro Geremia indirizza una lettera che un lucido documento di realismo politico, che tuttavia in nulla cede moralmente, e che chiarisce i termini della salvezza; questa vi sar, ma non subito, per cui sar bene che gli esuli riprendano una vita normale, costruendo case, lavorando e sposandosi, e adoperandosi per la pace della societ che li ospita (29:1-15). Pochi versi come questi hanno avuto tanto impatto nelle successive vicende della storia ebraica, come guida al comportamento nella Diaspora. Ma soprattutto Geremia lannunciatore della speranza, della ricostruzione, del futuro luminoso di Israele. Nella Gerusalemme assediata e mentre imprigionato, il profeta riceve lordine divino di comprare una campo da un suo parente; il segno, spiega Dio, che malgrado limminente sciagura politica e lesilio, in futuro le terre abbandonate e desolate saranno nuovamente comprate, coltivate e abitate (cap. 32). Vi sar una distruzione, ma non sar mai totale, e dal residuo sopravvissuto la nazione verr ricostituita, e le dispersioni verranno raccolte; e il nuovo miracolo sar maggiore di quello antico delluscita dallEgitto: "Verranno dei giorni, dice il Signore, in cui non si dir pi Viva il Signore che ha fatto uscire i figli dIsraele dalla terra dEgitto, ma Viva il Signore che ha fatto salire e condotto la stirpe della casa di Israele dalla terra del nord e da tutte le terre dove li ho dispersi, e risiederanno nuovamente sulla loro terra" (23:7-8). Geremia grande nella descrizione del male, ma raggiunge vertici insuperabili nelle pur non numerose visioni e immagini di riparazione e di consolazione. Una di queste immagini compare allinizio del secondo capitolo, come un breve flash che reinterpretando simbolicamente la storia degli ebrei nel deserto, e il rapporto sacro e inscindibile tra Dio e Israele, propone due

similitudini: quella della devozione di una giovane sposa, e quella della consacrazione di una primizia: "Cos dice il Signore: ricordo in tuo favore laffettuosa bont di quando eri giovane, lamore delle tue nozze, il tuo seguirmi nel deserto, in una terra non seminata. Israele sacro per il Signore, la prima parte del Suo raccolto; tutti coloro che lo mangeranno saranno colpevoli, su di loro cadr del male". Il discorso diventa pi articolato e ricco nei capitoli dal 30 al 33, che insistono sul ritorno degli esuli e la ripresa della vita, sotto il segno della fedelt irrevocabile di Dio al suo popolo; a questi testi ha fatto continuo riferimento il popolo ebraico, fino ad oggi, ripetendoli nello studio e nella liturgia, come fonte di speranza anche nei momenti pi negativi, mentre la tensione messianica che li pervade ha impressionato e ispirato la fede cristiana. Geremia, luomo del lamento e del tormento, stato anche capace di esprimere la tenera visione di un Padre che pensa al suo popolo come a un figlio piccolo: "Efraim per me assai caro, un bambino di cui mi delizio. Appena ne parlo, lo ricordo con affetto. Per questo le vie viscere fremono per lui; ne avr misericordia, dice il Signore!" (31:19).
Nota bibliografica Le fonti dirette sono il libro biblico di Geremia e le altre due opere tradizionalmente attribuitegli ("Lamentazioni" e "Lettera di Geremia"). Per un inquadramento critico cfr. la voce "Geremia" in Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi, Firenze 1970. Sul profetismo ebraico importante lopera di A. Heschel, Il messaggio dei profeti, Borla, Roma 1981.