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dopo ero ancora molto debole e mi SO�

no ripreso gradualmp.ntc solo dopo va­

ri giorni •.

qui

della

durata

affello da nevrosi ansiosa causava co­

sl.mtcmenle un attacco d'ansia che co­

minciava

l'inizio dell'infusione, diminuiva rapida­

mente dopo la fine di essa, ma era spes­

dal­

minuti

paziente

R iassumiamo

fatte.

di

le

osservazioni

di

in

due

fin

Un'infusione

venti

entro

lino

O

lattaio

un

minuti

so

seguito

da

un

periodo

variabile

da

uno

sintomi

giunto il calcio alla infusione di lattato

questi stessi pazienti non venivano col­

pili da attacchi d'ansia e riportavano

molti meno sintomi: quando erano sot­

toposti a infusione di glucosio in solu­

zione salina non presentavano quasi

nessun sintomo. I soggetti di controllo

accusavano molti meno sintomi e meno

gravi in risposta al lattato, solo pochi

sintomi dopo infusione di lattato e cal�

Il

gruppo di pazienti differiva significati�

vamente dai controlli soltanto nel caso

evidente che

i pazienti rispondevano a un effetto spe�

cifico del lattato e che non si trattava di

cio

a

tre

di

giorni

ansia.

di

spossateua

e

Quando

veniva

forti

ag­

e

quasi

nessuno

col

glucosio.

dell'infusione di lattaiO.

un effetto psicologico dovuto all'infu�

sione

Possiamo concludere che un'alta con·

endovenosa.

centrazione di ioni lattato può produr­

re alcuni sintomi dell'ansia in quasi tut­

ti gli individui, che essa produce rego�

larmente attacchi d'ansia nei pazienti

ma non nei controlli, e che gli ioni cal­

cio prevengono in buona misura i sin­

tomi sia nei pazienti sia nei controlli.

Pensiamo che i nostri esperimenti, in­

sieme a scoperte precedenti sull'anor­

male metabolismo del lattaIO in sogget­

ti affetti da nevrosi ansiosa, dimostrano

che gli ioni lattato possono operare in

modo altamente specifico per produrre

sintomi d'ansia riscontrabili in natura.

Abbiamo sviluppato una teoria, che è

ancora a uno stadio preliminare, secon­

do cui i sintomi dell'ansia possono, in

ultima analisi, essere spiegati mediante

un meccanismo biochimico comune: la

formazione di legami tra ioni calcio e

ioni lattato. Se questo fenomeno avvie­

ne nel fluido intercellulare alla superfi­

cie di membrane eccitabili come le ter­

minazioni nervose, un eccesso di lattato

potrebbe interferire col normale fun�

zionamen(o del calcio nella trasmissio­

ne degli

lat­

i

controlli non è una differenza di c tol�

tato?

impulsi

è

La

nervosi.

Qual

l'origine

differenza

dell'eccesso

tra

i

rli

pazienti

e

leranza.

al lattato o

di

capacità

di eli­

minare

tutti i nostri soggetti l'eccesso di lattato

in

il

lattato

dal

sangue;

infatti

introdotto

con

le

infusioni

veniva

nor�

malmente

eliminato

per

opera

del

fe­

gato

in

60-90

minuti.

Secondo

la

no­

stra

teoria

i

sintomi

dell'ansia

potreb­

bero,

in

persone

normali

in

stato

di

stress,

essere

dovuti

a una

eccessiva

produzione

di

lattato

a sua

volta

cau­

sata da

un

aumento

dell'adrenalina

nel

sangue;

si

�a

infatti

che questa

induce

i sintomi

dell'ansia

e

aumenta

la produ­

zione del

lattato.

L'individuo ansioso

sarebbe un

soggetto particolarmente su­

scettibile

di

una

a questo

meccanismo

a

causa

sovrapproduzione

cronica

di

adrenalina, di una

eccessiva attività

del

sistema

nervoso

centrale,

di

un

difetto

metabolico

che

risulta

in

una eccessiva

produzione

di

lattato, di

un difetto

del

metabolismo

del

calcio,

o

di

una com­

binazione

di queste condizioni.

Tale meccanismo

è

ben

lontano

dal­

l'essere

stato

chiarito,

ma

la

teoria

è

compatibile

con

una

nuova

cura,

a

quanto

sembra

efficace,

della

nevrosi

ansiosa.

L'adrenalina

stimola

la

produ­

zione

di

lattato

metabolici della

vando

cosi nella

agendo

su siti

recettori

superficie

cellulare

cellula

il sistema

atti­

enzi­

matico

della glicolisi. Un

nuovo farma­

co,

l'analogo

dell'adrenalina

chiamato

propranololo, è

entrato recentemente in

commercio;

esso

blocca

questi

siti

me­

tabolici

c

anche

i

siti

(i

recettori

�-adre­

nergici)

sui

quali

l'adrenalina

il suo

effetto neurostimolante.

esercita

In

questi

ultimi

dra

e

due

anni

sono

stati

faui a

nel Sud

Africa esperimenti

Lon­

in cui

il propranololo veniva somministrato al­

ternativamente

 

con

una

soluzione

di

controllo

e

si

è

potuto

dimostrare

che

il propranololo può ridurre o addirittu�

ra eliminare in molti casi i vari sintomi

della sindrome ansiosa.

A bbiamo cosi alcuni dati sugli aspetti

fisiologici e biochimici dei sintomi

dell'ansia caratteristici della nevrosi an­

siosa; abbiamo anche un trattamento

apparentemente efficace e forse specifi­

co, che d'altra parte ci si aspetta sia

efficace alla luce delle conoscenze del­

la biochimica deU'ansia. Ancora molto

lavoro dovrà essere faUo per risponde­

re ad alcuni importanti interrogativi.

Può l'infusione di lattato causare sin­

tomi e attacchi d'ansia in altri gruppi

di

pazienti ansiosi, oppure c'è piu di

un

meccanismo alla base di questi sin­

tomi? L'infusione di adrenalina produce

sintomi d'ansia in individui affetti da

nevrosi ansiosa e in altri pazienti ansio­

si e, se è cosi, la produzione d'ansia è

correlata con la produzione di lattato

nel

sangue? Il propranololo può blocca­

re

i sintomi di ansia che sono stati in­

dotti da infusioni di lattato o di adre­

nalina in pazienti sensibili?

di Martin

Gardner

GIOCHI MATEMATICI

Una

manciata

di

piccoli

e

divertenti

problemi.

L a soluzione dci seguenti problemi

non richiede una cultura mate­

matica superiore a quella fornita

in genere dalla scuola secondaria, a

eccezione

co­

gnizioni elementari di teoria della pro­

babilità.

I.

del

secondo

che

implica

Questo imbarazzante problema nu­

merico, di inventore ignoto, mi è stato

comunicato da L. Vosburgh Lyons di

New York. Si devono collocare i nume­

ri da I ad 8 negli otto cerchi della fi�

gura in basso, rispettando la seguente

clausola: nessuna coppia di numeri or­

dinariamente adiacenti può venire col­

locata in cerchi direttamente connessi

da una linea. Se per esempio si mette

5 nel cerchio in cima, né 4 6 pos­

sono venir messi in alcuno dei tre cer­

chi sottostanti, dato che ognuno di que­

sti è congiunto direttamente al cerchio

in alto mediante una retta.

La soluzione è unica (non contando

come diverse una rotazione o una ri­

flessione speculare), ma è difficile tro­

varia senza l'aiuto di un processo logico.

2.

Il famoso racconto di Franck Stock­

ton La dama o la tigre? narra di un re

semibarbaro che amava amministrare

uno strano tipo di giustizia. II re se­

deva su un alto trono in un lato della

sua arena pubblica. Sul lato opposto vi

erano due porte identiche. 11 prigionie­

ro sotto accusa poteva aprire una delle

due porte, guidato solo dal c caso im­

Dietro una

delle due porte c'era una tigre affama­

ta; dietro l'altra un'avvenente giovane

dama. Se dalla porta balzava fuori la

tigre il destino dell'uomo veniva consi­

derato una giusta punizione per il suo

crimine. Se ne usciva la dama l'inno­

cenza dell'accusato era ricompensata da

un matrimonio celebrato sul posto.

Il re, avendo scoperto la relazione

tra la propria figlia e un certo cortigia­

no, mette alla prova lo sfortunato gio-

parziale e incorruttibile

vane. La principessa sa quale delle por

te nasconde la tigre; e sa anche che

l'altra porta racchiude la piu bella da­

ma di corte, che ha vista far gli occhi

sa

che la principessa sa. Ella compie una

c lieve e rapida mossa. con la mano

verso destra. Egli apre la porta di de­

stra. Il racconto si chiude col tormen­

toso quesito: c Chi usci dalla porta a­

dolci

al

suo

amante.

Il

cortigiano

perta, la dama o la tigre? .

Dopo accurate ricerche su questo

caso sono in grado di fare il primo rap­

porto completo su quanto è successo in

seguito. Le due porte erano afliancate

e incernierate in modo da aprirsi l'una

contro l'altra. Dopo aver aperto la por­

ta sulla destra il cortigiano aperse ra­

pidamente anche la seconda e si bar­

ricò nel triangolo formato dalle porte e

dal muro. La tigre usci da una porta,

entrò neU'altra e mangiò la dama.

usci da una porta, entrò neU'altra e mangiò la dama. II re rimase un poco sconcertato,

II re rimase un poco sconcertato, ma,

essendo sportivo, concesse al cortigia­

no una seconda prova. Non volendo

fornire all'astuto giovane un'altra pos­

sibilità col 50 % di probabilità, fece ri­

costruire l'arena in modo tale che in�

vece di una coppia di porte ve ne fos·

seco tre. Dietro una delle coppie mise

due tigri affamate; dietro la seconda

una tigre e una dama; dietro la terza

due dame che erano gemelle identiche

vestite nello stesso modo.

Il crudele schema era il seguente: il

cortigiano doveva prima scegliere una

coppia di porte; successivamente dove­

va sceglierne una delle due, e gli sareb­

be stata lanciata la chiave per aprirla.

Se usciva la tigre, era finita. Se invece

usciva la dama la porta sarebbe stata

chiusa

suo ignoto partner (o la dama gemel­

la o la tigre) avrebbero allora cambia­

to segretamente posto nelle due stanze

in corrispondenza al risultato del lan·

immediatamente. La dama e· il

cio

di

una

speciale

moneta

d'oro

con

una

dama su

una faccia e

un tigre

sul­

l'altra.

AI

cortigiano

sarebbe

stata

of­

ferta

una

nuova scelta tra le

stesse

due

porte,

senza

sapere

se

la

disposizione

fosse

la

stessa

di

prima

o

no.

Se

sce-

glieva

una tigre,

era finita di nuovo; se

capitava

una

dama

la

porta

sarebbe

stata richiusa, e dopo aver ripetuto la

procedura del lancio della moneta al

cortigiano sarebbe stata offerta una ter­

za e ultima scelta tra le stesse due por­

te. Se anche l'ultima scelta era felice,

avrebbe infine sposato la dama.

Quando giunse il giorno della prova

tutto andò come stabilito. Per due vol­

te il cortigiano scelse una dama. Fece

del suo meglio per scoprire se la se�

conda dama era la stessa di prima, ma

non riusci a decidere. La sua fronte

era imperlata di sudore. La faccia del­

la principessa - che stavolta ignorava

la disposizione - era pallida come mar­

mo. Quale probabilità aveva il cortigia­

no di scegliere una dama alla terza

prova?

3.

Miranda batte Rosamaria in un set

di tennis, vincendo sei giochi contro

tre di Rosamaria. Cinque giochi sono

stati vinti dalla giocatrice che non di­

sponeva del servizio. Chi ha servito per

prima?

4.

Un ricco signore aveva due piste di

bowling nel seminterrato della propria

abitazione. In una pista usava dicci bi­

rilli scuri, nell'altra dieci chiari. Aven­

do un certo istinto matematico, una

sera mentre si esercitava nel tiro gli

venne in mente il seguente problema:

è possibile mescolare i birilli dei due

colori, e poi scegliere dieci birilli da

disporre nella solita formazione trian­

golare in modo tale che tre birilli dello

stesso colore non costituiscano mai

vertici di un triangolo equilatero?

Un

imbarazzan'e

problema

numerico.

95

Se è possibile il lettore mostri come. Altrimenti si dimostri che la cosa non

è possibile. I pezzi degli scacchi pos­ sono essere un ottimo ausilio per stu­ diare il problema.

Wilson; ancora studente osservò che il proprio nome completo, Lucius Sims Wilson, scritto in lettere maiuscole, era formato per intero di lettere topologica­ mente equivalenti tranne la O; questo gli diede tanto fastidio da cambiare le­

to senso. rispose. e Sto cercando di scoprire quante figure topologicamente distinte si possono fare con sei fiammi­ feri messi piatti sulla tavola, senza in­ crociarli e congiungendoli solo agli e­ stremi •.

 

5.

galmente nome. Incontrandolo recente­ mente a pranzo lo trovai che compone­

galmente nome. Incontrandolo recente­ mente a pranzo lo trovai che compone­

e Non

e Beh, è piu complicala di quello

deve

essere

difficile.

dissi.

Il

professar

Lucius

S.

Wilsun

è

un

va delle figure sulla tovaglia con sei ce­

che si potrebbe pensare. Ho appena fi­

brillante,

anche

se

talvolta

eccentrico,

rini. e Un nuovo rompicapo topologi­

nito di comporre tutte le possibili figu­

topologo.

Il

suo

nome

precedente

era

co? , gli chiesi speranzoso. e In un cer-

re con un numero inferiore di fiammi-

NUMERO

DEI

FIAMMIFERI

NUMERO

DElLE

FIGURE

TOPOLOGICAMENTE

DIVERSE

 

1

1

2

1

D

3

 

3

1\

 

\

1/

 

4

5

4 5 I l   \ (  

I l

 

\

(

 
 

 

!

 

\

/

1\

I

 

/

,

 
 

i

I

I

 

I

 

5

I

l,

Il

10

\

I

/

)/

(

 

/

 

i

l

 

/

/

 

I,

6

I

Il

?

 

Mappa

delle

 

configurazioni

topologicamente

diver.$f!

che

,i

poS$ono

costruire

con

fiammiferi.

96

feri.,

e

mi

porse

una

busta

sul

retro

della

quale

aveva

schizzato

una

versio­

ne approssimativa dello schema riporta­ to nella pagina a fronte.

e Non ha dimenticato una figura a

cinque cerini? gli chiesi. e Guardi la terza figura, il quadrato con la coda. Supponiamo di mettere la coda dentro il quadrato. Se i cerini restano sul pia­ no una figura non può ovviamente es­ sere deformata nell'altra. • Wilsun scosse la testa. e t un erro­ re comune a proposito dell'equivalenza topologica. r:. vero che se una figura può venire trasformata in un'altra allun­ gandola o allargandola senza rotture o lacerazioni le due devono essere topo­ logicamente identiche, o, come amiamo dire noi topologi, omeomorfe; ma non è vero il contrario; se due figure sono omeomorfe non sempre è possibile de­ formarne l'una nell'altra.•

e Mi

scuso.

dissi.

e Non formalizziamoci. Due figure sono omeomorfe se, muovendosi con continuità da punto a punto lungo una figura si può compiere un movimento corrispondente da punto a punto lun­ go l'altra - ovviamente i punti delle due figure devono essere in corrispon­ denza biunivoca. Per esempio un pezzo

di filo congiunto alle estremità è omeo­

morfo con un pezzo di filo annodato

prima che le estremità vengano con­

giunte, anche se ovviamente l'uno non può venire deformato nell'altro. Due sfere che si toccano esternamente sono omeomorfe a due sfere di grandezza

diversa, la piccola dentro l'altra, che

si

toccano in

un

punto .•

Devo essergli sembrato sconcertato. perché aggiunse subito: e Guardi, c'è un modo semplice per spiegarlo ai suoi lettori. Le figure di cerini giacciono su un piano, ma possono venire concepite come segmenti di elastici uniti alle e­ stremità. Si possono prendere, manipo­ lare come si vuole, rivoltarle anche, e rimetterle giu. Se una figura può ve­

nir trasformata nell'altra in questo mo­ do vuoi dire che le due figure sono to­ pologicamente identiche.•

e Capisco,. dissi e se si concepisce

una figura come incorporata in uno spazio di ordine piu elevato, allora è possibile deformare una figura in tutte le altre figure a essa topologicamente identiche .•

e Precisamente. Immaginiamo il filo infinito o le due sfere in uno spazio quadrimensionale. Il filo può venire an­ nodato o snodato mentre le estremità rimangono unite. La piccola sfera può venire spostata dentro e fuori la sfera piu grande .• Con questo concetto di equivalenza topologica si chiede al lettore di deter­ minare l'esatto numero di figure topo-

1

- itlt 1JlIl

.!

L�
L�

Problema del minimo

-
-

Problemi' del massimo

attacco.

attacco.

l

97

scacchi

di

problemi

bei

Molti

non

competiti­

atteggiamento

implicano

un

logicamente

nir

formate

differenti

nel

piano

feri.

Si

ricordi

che

i

rigidi

devono

e

delle

venir

stesse

piegati

che

con

possono

ve­

sei

fiammi­

fiammiferi

dimensioni.

o

allungati,

sono

Non

non

devono

sovrapporsi

e

si

devono

tocca­

re solo alle

estremità.

Ma

una

volta co­

struita

una

figura

questa

deve

venir

concepita come

una

struttura

elastica

che può

essere

presa, deformata in

uno

spazio

tridimensionale

e poi

rimessa sul

piano.

CosI

il

triangolo

è

equivalente

a

un

lettere

quadrato

o

maiuscole

a

E,

un

F,

pentagono:

le

T,

e

Y

sono

tutte equivalenti;

R

è

identico

alla pro­

pria

immagine

speculare;

e

cosi

via.

6.

vo;

impiegano

i

pezzi

e

la

scacchiera

porre impegnativi problemi ma­

solo per

Presentiamo

tematici.

due

classici

pro­

blemi

di

questo

tipo,

collegati

tra

loro

in

evidente.

maniera

I)

Problema del

minimo attacco:

piaz­

zare

gli

otto

pezzi

di

uno

stesso

colo­

re

(re, regina,

due alfieri,

due torri,

due

cavalli)

sulla

scacchiera

in

modo

tale

che sia

sotto attacco

il

minimo

numero

possibile

di caselle.

Un

pezzo

non

at­

tacca

la

casella

su

cui

è

posato,

ma

naturalmente

può

occupate

da altri

attaccare

le

caselle

pezzi.

Nell'illustrazio­

ne

in

alto

nella pagina

precedente sono

sotto attacco

22

caselle

( in

grigio),

ma

questo

num�ro

può

venire

considerevol­

mente

ridotto.

Non

è indispensabile che

gli

alfieri siano

su

colori opposti.

 

A

B

2

C 3

 

D

4

E

5

F

6

G

7

H 6

 

I

9

J

IO

K

+

L

N

O

P

x

a

A

ELEVAMENTO

A

POTENZA

S

100

T 1000

 

U 1/10

V

1/100

W

Y

Z

,

(PER

I

NUMERI

DECIMALI)

9!!

(CIRCA

UGUALE

T.

(PI

GRECO)

A)

Chiave

del meuauio

inrerplanetario.

98

2) Problema del massimo attacco: si

1.

(Presentazione

dei

24

simboli.)

piazzino sulla scacchiera i medesimi

2.

(Identificazione

dei

primi

lO

simbo­

ouo pezzi in modo tale da porre sotto

attacco il massimo numero possibile di

caselle. Anche in questo caso un pezzo

non attacca la propria c3:,sclla ma può

attaccare altre caselle già occupate. Non

è indispensabile che i due alfieri siano

su colori diversi. Nell'illustrazione in

basso nella pagina precedente sono sot­

to attacco 55 caselle (in grigio); il nu­

mero è molto inferiore al massimo.

Esiste una dimostrazione del numero

ca­

dello stesso colore. Non c'è anco­

nessuna dimostrazione per il caso in

massimo

selle

ra

quando gli

alfieri

sono su

li, da

A

a

l,

con i

numeri

da

l

a

lO.)

3. ( I ntroduzione

dei

simboli

c piu *

e

uguale •.)

I

+

I

= 2;

I

+

I

+

I

=

3;

I

+

I

+

I

+

l

= 4;

l

+

I

= 2;

2

+

+

l

=

3;

3

+

l

= 4;

4

+

l

=

5;

2

+

+

5

=

7;

7

=

5

+

2; 6

+

4

=

lO; lO =

=

6

+ 4.

4.

(Introduzione

del

segno

c meno *.)

3 - I

=

2;

4 - l

=

3;

9 -7

=

2.

5. (Introduzione dello zero.) 3 + O = 3;

8

6.

zionale

nella forma decimale

posi­

= O;

+ O

= 8;

4 - 4

5 - 5

= O.

( I ntroduzione

in

base

della

IO.

notazione

J

= AN

lO.)

lO

esprime

+ I

=

I

J

I ;

cui gli alfieri sono su caselle di colore

IO

+

2

= 12;

11

+

I

= 12;

IO + lO =

differente. Si ritiene che il minimo sia

=20;

lO

+

lO +

lO

= 30; 60

+7 = 67.

lo stesso indipendentemente dal fatto

che

stesso

gli

alfieri

siano

o

no

sullo

7. (Introduzione

plicazione.)

2

x

del simbolo di molti­

2. = IO;

3

= 6;

5

x

colore, ma in entrambi i casi non c'è

6

X

lO = 60.

dimostrazione. Questi problemi sono

8.

(Introduzione

del simbolo di divisio­

stati studiati da tanti esperti di scac­

chi che è improbabile che le risposte

IO: 2 = 5; 60: 6 = IO.

9. (Introduzione degli esponenti.) 32 = 9;

ne.)

6: 2

=

3;

ipotizzate vengano modificate. Se qual­

2' =

32.

che lettore dovesse andare al di là di

IO.

(Introduzione

dei

simboli

per

100

queste ipotesi sarebbe una grande noti­

e

1000.)

lO

X

lO

=

IO' =

S

=

100;

zia per tutti i circoli scacchistici.

lO

X

lO

X

lO

=

IO'

=

T

=

1000.

IO

X

100

=

1000; IO

X

1000

=

IO'.

7.

I

I .

(Introduzione dei

simboli

per

1/ IO

 

e

1/100.)

l

:

lO =

l / IO;

l/IO

:

IO =

Lo scorso capodanno un matematico

=

I

: 100 = 1/100.

 

fu stupito dallo strano modo in cui la

12.

(Intraduzione

della

virgola

per

i

figlia

di

pochi

anni

cominciava

a

con­

tare sulle

dita della mano sinistra. Par­

tiva

chiamando

l

il

pollice,

2

l'indice,

mignolo,

poi proseguiva chiamando 6 l'anulare,

3

il medio,

4 l'anulare

e

5

il

7 il medio, 8 l'indice, 9 il pollice e ri­

tornando poi all'indice per il IO, al me­

dio per l'I I, e cosi via. Continuò cosi

a

contare

andando

avanti

e

indietro

in

quella

sua

strana

maniera

finché

non

arrivò

a

cOQtare

20

sull'anulare.

 

le domandò il

padre.

batté il piede per terra

c Adesso mi hai fatto dimenticare do­

v'cro arrivata, e devo ricominciare. Sto

su

quale dito arrivo *'.

11 matematico chiuse gli occhi facen­

do un semplice calcolo mentale: e Ar­

riverai sul

Quando la ragazzina fini di contare e

scopri che il padre aveva ragione rima­

se cosi impressionata dalla capacità di

previsione della matematica che decise

di applicarsi con intensità raddoppiata

alle proprie lezioni di aritmetica.

Come fece il padre a compiere la

sua previsione, e quale fu il dito indi­

cato?

contando

e Cosa stai facendo? *

La

bambina

fino

*.

al

1969

disse.

per

vedere

Decrittazione del messaggio interpla­

chiave

completa è data nella figura qui a si­

nistra).

netario

di

Ivan

Beli

( la

numeri

X 2

1/100 = 0,01;

1/100 : lO = 0,001;

= 0,0001. IO X 5,678 = 56,78; 100 X

l/IO X

l/ IO.

decimali.)

1,4 -

l /IO = 0,1;

l

= 0,4

=

4

X

= 0,2;

1/100 X 3 = 0,03;

1/100

:

100 =

X 5,678 = 567,8.

13. (Introduzione di c circa uguale a *.)

79,98 '" 80; 1000 + 3 '" 1000. (Intro·

duzione di 1t.) 1t '" 3,1416.

14.

4

X 1t X 0,0092'

3

Questa espressione rappresenta il vo­

lume di una sfera di raggio 0,0092. Lo

stesso Bell, nel dare la spiegazione del

messaggio (c lapan Times *, 29 gen­

naio 1960) ammise che quest'ultimo

paragrafo era ambiguo, e che per es­

sere chiaro avrebbe dovuto essere pre­

ceduto da una spiegazione

del­

le parentesi, o almeno da qualche in­

dicazione sull'ordine da seguire nel

compiere le operazioni aritmetiche. La

formula suggerisce che si tratti di una

sfera reale; se chi riceve il messaggio

si trova nel nostro sistema solare non

dovrebbe avere difficoltà a capire che

l'unità di lunghezza è il raggio del S0-

Ie, e che il pianeta il cui raggio è 0,0092

volte quello soLare è il terzo a partire

dal Sole. L'espressione, infatti, che e­

sprime

un'indicazione del luogo di provenien­

za del messaggio.

fornisce

sull'uso

il

volume

della

Terra,

SCIENZA IN CASA

a

cura

di

C.L.

Stong

Effetti elettrostatici e correnti di convezwne nel liquidi.

I n un inverno secco è facile avvertire

una scossa elettrica quando si tocca

la maniglia della portiera dell'au­

tomobile, si sentono crepitare gli in­

ùumenti di lana o di nylon, orlon, etc.

quando ci si sveste, i capelli puliti ten­

dono a restare ritti sulla testa dopo al­

cune passate di pettine. L'energia e­

lettrica responsabile di questi fenome­

ni si genera ogni volta che si strofina­

no tra loro due corpi; tuttavia, quando

il tempo è umido, essa si disperde nel­

l'aria e attraverso le superfici umide

prima che si possa accumulare una ca­

rica apprezzabile. Se l'aria è secca, in­

vece, come in certe giornate d'inverno,

è possibile che una persona accumuli

una carica elettrica anche di 50 000

volt semplicemente camminando su un

tappeto. i:: anche possibile che corpi

ben isolati mantengano una carica elet­

trica per giorni interi; per questa ragio­

ne l'inverno è la migliore stagione per

effettuare esperienze di elettrostatica.

dispone secondo le linee di forza del

campo magnetico. Questo è stato il pri­

mo esperimento da me effettuato allo

scopo di osservare dove il campo elet­

trico fosse piu intenso, prima di stu­

diarne l'influenza sui liquidi.

e Preparai l'esperienza versando cir­

ca mezzo litro di cherosene in una pa­

della di Pyrex del diametro di 20 cen­

timetri. Tagliai quindi le setole di una

spazzola di peli di cammello in pez­

zetti lunghi circa 2 millimetri che ri­

mescolai nel cherosene. Posai infine la

bacinella su una piastra di polistirolo

espanso di circa 2 cm di spessore.

c L'andamento delle linee di forza

di un campo elettrico è determinato in

parte dalla forma degli elettrodi. La

mia prima coppia di elettrodi era co­

stituita da un sottile filo metallico im­

merso verticalmente nel liquido al cen-

tra

della

bacinella

e

da

un

filo

metal­

lico

disposto

circolarmente

vicino

al­

l'orio interno della bacinella. Gli elet­

trodi erano

costoso,

di un

generatore

connessi

ai

terminali

poco

elettrostatico

to del tipo Wimshurst, che avevo compra­

di seconda mano.

mes­

sa in funzione, le setole. si disponeva­

no secondo le linee di forza ael campo

elettrico, disegnando linee radiali che

univano il centro alla circonferenza.

Nei campi di potenziale di questo tipo,

l'intensità del campo elettrico è propor­

zionale alla densità delle linee di for­

za. Nel caso di un campo radiale la

densità delle linee. e quindi l'intensità

del campo elettrico, sono massime al

centro. In effetti, quando azionai il ge­

neratore, l'intensità del campo al cen­

tro fu cosi elevata che il liquido spriz­

zò al di sopra del filo per piu di un

centimetro, distruggendo, in quella re­

gione, il disegno delle linee di forza.

Ritornai a osservarlo azionando piu

lentamente la macchina, cioè applican­

do una differenza di potenziale mino­

re. Invertendo infine la polarità degli

elettrodi non osservai nessun cambia­

mento nella forma del campo.

c In seguito tolsi il filo ad anello e

inserii nel liquido, verticalmente e di­

stanziati di una decina di centimetri,

due fili metallici che collegai ambedue

a un terminale della macchina. mentre

l'altro terminale era collegato a terra.

Le linee radiali si dipartivano ora da

e Quando

la

macchina

veniva

Roger Hayward ha di recente effet­

tuato una serie di esperienze riguar­

a

campi elettrici ad alto potenziale e il

comportamento, in quei campi, di par­

ticelle di sostanze conduttrici e isolanti

sospese nei liquidi. Hayward scrive :

c La maggior parte delle classiche espe­

rienze di elettrostatica che si effettua­

no normalmente nell'aria possono es­

sere fatte vantaggiosamente in un die­

lettrico liquido, come per esempio il

tetracJoruro di carbonio o il cherosene.

La viscosità relativamente alta di tali

liquidi fa si che i fenomeni procedano

con lentezza tale da consentire l'osser­

vazione diretta di quello che accade.

c Oltre a ciò, molti fenomeni che si

verificano nei liquidi non possono es­

sere osservati nell'aria. Per esempio,

particelle isolanti di forma allungata,

galleggianti nel cherosene, si dispongo­

no secondo la direzione delle linee di

forza del campo elettrico, tracciando­

ne

me la limatura di ferro sparsa su un

foglio

danti

la

risposta

di

dielettrici

liquidi

il

disegno

di

carta

classico,

steso

esattamente

su

un

magnete

co­

si

COPERCHIO

PER RIDURRE

EFFETIO

PER

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BOMBOLETTA SPRAY \I�I LE PERDITE � � CORONA
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COLLEGAMENTI

AL GENERATORE

ELETIROSTATICO

PUNTA SPORGENTE DAL LIQUIDO CIRCA 0,7 mm

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