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Gli elementi costitutivi dello stato

Il mondo è diviso in circa 200 Stati, ma questo numero tende a mutare, difatti ci sono Stati che si dividono
(URSS) e stati che si uniscono (due Germanie).
La parola Stato assume due diversi significati, viene usata ad indicare lo Stato comunità e lo Stato apparato.
Lo stato apparato è l’organizzazione che esercita concretamente il potere sovrano o di governo nello Stato
comunità. Esso è considerato una persona giuridica pubblica. In Italia le funzioni pubbliche sono svolte per
mezzo degli organi costituzionali che sono:
 Comuni, i cui organi sono il sindaco, la giunta e il consiglio comunale;
 Regione, i cui organi sono il presidente, la giunta e il consiglio regionale;
 Altri enti, tra cui l’INPS e l’INAIL;
Tutto ciò forma l’ordinamento statale che è l’insieme creato dall’ Stato apparato con gli altri enti pubblici.
Lo stato comunità coincide con la definizione di Stato ovvero:
Lo Stato è una realtà costituita da un popolo che vive stabilmente su un territorio delimitato da confini ed è
governato da un proprio apparato sovrano.
Da questa definizione abbiamo potuto constatare che gli elementi costitutivi di uno Stato sono:
1. Un territorio
2. Un popolo
3. La sovranità
Il territorio è lo spazio delimitato da confini all’interno del quale lo Stato esercita il proprio potere sovrano.
Se lo Stato perde il suo territorio cessa di esistere, visto che viene privato di un luogo nel quale possa
esercitare la propria sovranità. Il territorio è composto da: terraferma, acque territoriali, spazio aereo e
sottosuolo.
Le acque territoriali sono una fascia di mare di circa 12 miglia entro la quale lo Stato estende la sua
sovranità.
Lo spazio aereo è soggetto alla sovranità dello Stato; si estende fino al limite dell’atmosfera, in questo
modo i satelliti possono orbitare in maniera tranquilla.
Il sottosuolo è soggetto allo Stato fin dove arriva la possibilità di sfruttamento.
Le navi e gli aerei costituiscono il territorio flottante di uno Stato e quindi a bordo sono applicate le leggi del
luogo dove sono stati immatricolati.
I confini terrestri solitamente sono stabiliti con accordi sottoscritti dagli Stati confinanti; tuttavia non
sempre sono necessari in quanto può succedere che questi confini siano frutto di una situazione prolungata
nel tempo e mai contestata. Questa tipologia di confini, detti taciti, è agevolata dalla presenza di confini
naturali.
I confini marittimi segnano il limite tra le acque territoriali e il mare libero dove la navigazione deve
sottostare alle norme del diritto internazionale. Questi confini però rappresentano un problema, ovvero
quello che gli Stati costieri tendono ad ampliare le proprie acque territoriali per sfruttare maggiori risorse.
Essi possono fare ciò in quanto il diritto internazionale non comprende norme imperative ma solo trattati e
consuetudini alle quali gli Stati decidono di aderire se lo trovano conveniente. È stata inoltre riconosciuta
l’esistenza della zona economica esclusiva, la quale si estende per 200 miglia marine dalla costa; le risorse
economiche di quella zona appartengono allo Stato costiero, ma gli altri Stati hanno il diritto di navigare e di
sorvolare il territorio.
Il popolo di uno Stato è composto dall’insieme dei suoi cittadini, cioè da quelle persone a cui la legge
attribuisce la cittadinanza, che è uno status che comporta l’attribuzione di diritti e di doveri che possono
essere estesi solo in parte a stranieri e apolidi.
Gli stranieri sono i cittadini di altri Stati, invece gli apolidi sono persone che sono prive di ogni cittadinanza.
Si diventa cittadini italiani:
 Per DISCENDENZA (ius sanguignis) ovvero per chi ha uno o entrambi i genitori italiani anche se la
nascita avviene all’estero.
 Per NASCITA SUL TERRITORIO (ius soli) ovvero chi nasce sul territorio italiano e ha entrambi i
genitori apolidi o ignoti.
 Per ADOZIONE ovvero il cittadino straniero adottato da uno italiano.
 Per MATRIMONIO il coniuge straniero di un cittadino italiano acquisisce la cittadinanza solamente
dopo il matrimonio e solo dopo due anni di residenza in Italia.
 Per PROLUNGATA RESIDENZA il cittadino straniero che risiede legalmente in Italia per almeno 10
anni.
 Per DECRETO DEL CAPO DELLO STATO
Ogni Stato determina autonomamente i metodi di acquisizione della cittadinanza ed è quindi possibile che
una stessa persona si trovi ad essere cittadino di più Stati.
È possibile che un cittadino italiano sia privato della propria cittadinanza, ma questo non può accadere per
motivi politici. Questo provvedimento può essere preso in considerazione in due casi estremi:
a) Quando chi, dopo aver accettato un impiego pubblico presso un altro Stato, non obbedisca
all’intimazione del governo italiano di abbandonare l’impiego;
b) A chi abbia accettato un impiego pubblico in uno Stati in guerra con l’Italia.
Lo Stato è un ente necessario al quale si appartiene e dal quale ci si scioglie solo nei casi stabiliti dalla legge;
può rinunciare alla cittadinanza italiana solo che risiede in un altro Stato del quale ha la cittadinanza.
A tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano spettano i diritti fondamentali poiché si tratta di diritti che
spettano alla persona umana in quanto tale, ma oltre questi sono presenti trattamenti differenziati. Grande
diversità si nota nel trattamento giuridico riservato agli stranieri facenti parte dell’unione europea, che
godono di una tutela accentuata e assimilabile a quella dei cittadini italiani, e agli stranieri extracomunitari,
che possono essere soggetti a restrizioni in particolare per quanto riguarda il permesso di entrata e di
soggiorno.
L’estradizione viene regolata nell’art.10 ed è un istituto per il quale lo straniero, imputato di un reato o
sfuggito all’esecuzione di pena, viene riconsegnato alle autorità del proprio Paese su domanda di queste. La
domanda di estradizione non può essere accolta dalle autorità italiane se lo straniero è imputato di reati
politici. È consentita l’estradizione per il reato di genocidio anche se commesso per motivazioni politiche.
Il diritto di asilo è una forma do ospitalità accordata con lo straniero che nel proprio paese non gode delle
libertà democratiche a causa di regimi politici illiberali.
Cittadinanza, etnia e nazionalità hanno tre significati differenti:
La cittadinanza indica l’appartenenza delle persone ad uno Stato;
Le etnie sono gruppi sociali di antica formazione i cui componenti hanno sviluppato e conservato
fattori culturali comuni. Oggi all’interno di uno Stato convivono più etnie.
La nazione indica un popolo che ha saputo trovare una propria unità sviluppando un patrimonio
culturale comune.
La sovranità sta ad indicare la superiorità di uno Stato. Esso è sovrano in quanto si pone in una posizione di
superiorità rispetto a qualsiasi altro soggetto che opera sul territorio.
Il compito fondamentale di uno Stato è quello di regolare gli aspetti principali della vita sociale all’interno
dei propri confini; tutto ciò è possibile solamente se esso assume e conserva una posizione di assoluta e
indiscussa superiorità. Ogni stato ha la possibilità di avvalersi delle forze di polizia e delle forze armate per
imporre, in casi estremi anche con la violenza, il rispetto delle proprie regole. È pressoché impossibile che
un apparato statale possa operare efficacemente privato del potere di coercizione, anche se alcuni Stati
come il Vaticano hanno rinunciato ad avere un esercito ma non al corpo di polizia.
Tutti gli Stati moderni hanno in comune quattro caratteri: sovranità, indipendenza, originarietà e generalità
dei fini.
Ogni Stato deve essere indipendente da poteri esterni. L’indipendenza consiste nell’assenza di
subordinazione giuridica nei confronti di soggetti esterni siano essi altri Stati o organizzazioni
sovranazionali. Tutti gli Stati si dichiarano sovrani ed indipendenti e non riconoscono alcuna autorità
superiore alla propria. Quando si parla di indipendenza si prende in considerazione quella giuridica, in
quanto uno Stato seppur dipenda politicamente da un altro più grande è libero di sciogliere questo legame.
Lo Stato è definito ente originario perché il potere sovrano nasce con lo Stato stesso; possiamo quindi
definire che l’attributo della originarietà comporta che lo Stato non deriva i suoi poteri da autorità esterne
ma dalla sua sola forza.
Lo Stato viene definito ente a fini generali in quanto entro i limiti della Costituzione non ha vincoli al suo
campo d’azione e determina da solo gli obiettivi specifici da raggiungere nell’interesse della collettività.
Lo Stato garantisce solo a sé stesso il monopolio della forza, questo perché solo impedendo a qualsiasi altro
soggetto di affermarsi con la violenza realizzerà lo scopo di garantire la pace sociale. L’unico modo di
contrastare questo fenomeno è la rivoluzione.
Con rivoluzione si intende il tentativo da parte del popolo di abbattere lo Stato vincendo la sua forza con
una ancora maggiore; esse non durano in eterno quindi possono concludersi in due modi:
 Con il fallimento ed il conseguente ritorno al vecchio apparato, che riconferma la propria sovranità;
 Con la riuscita e la nascita di un nuovo Stato;
tutti gli organi sono soggetti alla legge e per questo essi non possono usufruire del potere di cui sono
beneficiari per usi impropri, tuttavia capita che qualche apparato tenti di violare la legge dando inizio ad un
colpo di Stato.
La tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica è affidata alle forze di polizia, che vengono specificate
nell’art.16 e sono: la Polizia di Stato; l’Arma dei carabinieri; il Corpo della guardia di finanza; il Corpo degli
agenti di custodia; il Corpo forestale dello Stato; la Polizia provinciale; e in seguito a qualifica anche i vigili
urbani. Secondo l’art.53 l’uso di armi da parte di pubblico ufficiale è legittimo se dettato dalla necessità di
respingere una violenza, diventa illegittimo se sproporzionato al caso analizzato. In nessun Paese civile è
previsto l’utilizzo della violenza fisica sulle persone arrestate.
Il riconoscimento è un atto politico con il quale ciascun paese riconosce l’esistenza di un nuovo Stato e
manifesta la propria disponibilità a intrattenere con essi relazioni diplomatiche, commerciali e militari.
Forme di governo e di Stato
o FORMA DI STATO è un’espressione che indica il rapporto tra l’apparato statale che esercita la
sovranità e i cittadini.
o FORMA DI GOVERNO è un’espressione con la quale indichiamo il modo in cui il potere sovrano è
ripartito tra i diversi organi che compongono l’apparato statale.
Nel Medioevo non esistevano organizzazioni simili ai moderni Stati; lo Stato moderno è il punto di arrivo di
un lungo processo storico che inizia con la fine dell’ordinamento feudale e si sviluppa attraverso varie fasi: il
consolidamento delle monarchie assolute, la fine dell’assolutismo e la nascita dello Stato liberale, e
l’evoluzione allo stato liberal-democratico. Ci sono però Paesi che hanno seguito strade diverse:
 in RUSSIA nel 1917 venne costituito lo Stato socialista; solo nel 1990 l’organizzazione politica ha
iniziato ad orientarsi verso uno Stato liberal-democratico.
 In ITALIA all’inizio del Novecento si costituì lo Stato fascista, così accadde anche in Spagna,
Germania e Portogallo; anche questi paesi sono poi rientrati nel solco liberaldemocratico.
Nel sistema feudale la sovranità spettava formalmente all’imperatore anche se in verità apparteneva a ogni
feudatario, in quanto entrambi disponevano di una propria forza armata e quindi il monopolio della forza
non apparteneva al sovrano. La situazione mutò con l’affermarsi delle monarchie assolute.
Questa affermazione avvenne grazie ad alcuni fattori:
 La trasformazione del sistema economico, che passò da un’economia fondata sullo scambio di
prodotti con scarso impiego di moneta a un’economia mercantile.
 La vera ricchezza divenne quella data dalla commercializzazione dei prodotti artigiani, dalle attività
bancarie e dalle spedizioni verso le Americhe; i nobili che non si adeguavano perdevano il loro
potere economico.
 La costruzione di un esercito permanente comandato dal re.
In questo modo i nuovi Stati assunsero nuovi caratteri: sovranità, indipendenza e originarietà.
Tra il 14 e 15 secolo cresceva il ceto borghese, che comprendeva professionisti, artigiani, commercianti,
banchieri, assicuratori e industriali. La borghesia si considerava la spina dorsale dello Stato in quanto
produttrice di ricchezza ma non era correlata con il potere politico. Questo motivo portò malcontento che
sfociò in Francia con la rivoluzione francese. Seguendo questo esempio altri Stati fecero la stessa cosa e le
monarchie caddero. La borghesia ne approfittò per entrare nella sfera politica e organizzare un nuovo
Stato: quello liberale. Lo Stato liberale ottocentesco era uno Stato di diritto monarchico organizzato
secondo la divisione dei poteri. (Stato di diritto=tutti sono soggetti alla legge, anche il re; Monarchico=al
vertice dell’organizzazione statale si trova il monarca; fondato sulla divisione dei poteri=le funzioni
fondamentali sono ripartite tra organi diversi. Potere legislativoapprovare le leggi, Parlamento; potere
esecutivogovernare lo Stato, Governo; potere giudiziariogiudicare l’inosservanza delle leggi,
Magistratura).
L’organizzazione dello Stato liberale è stabilita nella Costituzione, che è la legge che contiene le regole e i
principi fondamentali dell’ordinamento giuridico. Le costituzioni contengono norme che tutelano i diritti
fondamentali del cittadino e regolano l’attività degli organi dello Stato. Queste norme possono essere
modificate attraverso due diverse procedure:
A. Flessibili: normemodificabili con una legge ordinaria del Parlamento;
B. Rigide: normemodificate solo attraverso una procedura molto complessa;
Nello Stato liberale solo che ha un alto reddito ha il diritto e l’onere di guidare lo Stato; a seguito del
malcontento delle classi più povere cominciò ad essere presente un processo di democratizzazione che
trasformò lo Stato liberale in uno liberal-democratico, ossia uno Stato di diritto nel quale si attuano gli
elementi fondamentali della democrazia. La democrazia è un sistema nel quale il potere appartiene a tutto
il popolo, che ne delega l’esercizio a rappresentanti liberamente eletti.
Gli elementi fondamentali di uno Stato democratico sono:
 Suffragio universalepossibilità per tutti i cittadini di votare;
 Pluralismo politicopresenza di più partiti che si fanno portavoce del popolo;
 Libertà di riunione, associazione e espressione del pensiero;
 Accettazione metodo democraticole decisioni politiche vengono assunte a maggioranza;
La democrazia può essere:
DIRETTAil popolo elegge i propri rappresentanti (es. elezione del sindaco)
INDIRETTAil popolo si pronuncia direttamente sui provvedimenti riguardanti la vita del Paese (es. riunioni
nelle piazze nella Roma repubblicana)
Nella seconda metà del 900, nei paesi più avanzati, lo Stato liberal-democratico assume i connotati di
quello sociale. Lo Stato sociale (welfare state) è un modello nel quale è garantito a tutti i cittadini un livello
minimo di benessere attraverso l’erogazione di servizi pubblici essenziali e forme di assistenza e previdenza
sociale. Si distinguono due modelli di Stato:
1. Liberalelo Stato interviene in aiuto delle fasce economicamente più deboli solo in caso di
estrema indigenza (Paesi ex blocco sovietico)
2. Socialdemocraticol’erogazione da parte dello Stato di servizi pubblici a condizioni non speculative
ha favorito un aumento del reddito disponibile alle famiglie che si è tradotto in un aumento dei
consumi e dei risparmi (Paesi Europa occidentale)
Lo Stato sociale ha un costo e poiché lo Stato non ha i redditi propri queste spese debbono essere coperte
dai tributi pagati da cittadini e aziende. Proprio per questo molti Paesi tendono a guardare con maggiore
interesse alla privatizzazione dei servizi pubblici.
L’idea di uno Stato comunista deriva dall’800, dalle teorie marxiane. Marx sosteneva che la storia era una
continua lotta tra le classi sociali e che lo Stato rappresentasse lo strumento del dominio della borghesia;
proprio per questo dominio di classe esso è destinato a estinguersi con la fine della divisione delle classi
sociali. Marx sosteneva che per superare la divisione delle classi sociali era necessario che la proprietà degli
strumenti di produzione passasse allo Stato. Nuova organizzazione sistema produttivotutte le persone
idonee vengono impiegatel’essere umano liberato dal bisogno. Proprio per questo uno Stato gendarme
non è più richiesto: lo Stato come apparato repressivo si estingue. La realizzazione di questo progetto
comunista richiedeva la messa in atto di una rivoluzione e la conseguente instaurazione della dittatura di
proletariato.
Proletariopresa in mano delle redini dello Stato. Solo quando il dominio borghese sarebbe stato
abbattuto lo Stato si sarebbe estinto e quindi si sarebbe venuta a creare la società comunista.
Fascismosingolare modello di dittatura fondato sull’imposizione autoritaria e sul consenso di massa.
In Italia la dittatura fascista si realizzò:
o Concentrando il potere politico in un’unica figura: il capo del Governo;
o Ponendo fuori legge i partiti politici diversi da quello fascista;
o Limitando la libertà di associazione e di manifestazione del pensiero;
o Eliminando il pluralismo culturale;
Le forme di governo descrivono il modo in cui il potere sovrano è distribuito tra i diversi organi che
compongono l’apparato statale. Prime forme di distinzione: MONARCHICA (al vertice dello Stato si trova il
re, che diventa tale per diritto di nascita e rimane al potere tutta la vita) e REPUBBLICANA (al vertice si trova
un presidente, che viene eletto e rimane in carica il tempo indicato dalla Costituzione).

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