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La rivoluzione industriale inglese

STORIA ECONOMICA

Perché lo sviluppo economico è avvenuto proprio in Europa?

L'obiettivo della storia economica è capire come e perché avviene lo sviluppo economico. È qualcosa che
continua nel corso del tempo. La crescita economica l'hanno conosciuta diverse città, come ad esempio la
repubblica greca nel V secolo, e la Cina, l'impero musulmano, ecc.

Queste tre civiltà in particolare hanno conosciuto nel tempo la crescita economica, ma nessuna di esse ha
saputo superare la barriera delle risorse e farla trasformare in sviluppo economico. La crescita è
caratterizzata da disponibilità di risorse, terre, pesca, animali, ecc. Esaurite queste risorse si blocca la
crescita. Per continuare a crescere bisogna invece riuscire a rompere questi equilibri. A noi interessa
indagare su come e perché una civiltà mediterranea dell'Europa sia riuscita a rompere queste catene che
vincolano la crescita economica. Per fare ciò abbiamo bisogno di soffermarci su un orizzonte temporale
lunghissimo, partendo dalle società nomadi, infatti tra il nono e il settimo millennio avanti cristo iniziano a
fondarsi le società basate sull'agricoltura. Queste società preparavano terreni e allevavano le bestie, più
avanti si passerà ad una società agricolo-pastorale.

L'Europa ha iniziato a rompere queste catene. Nell'undicesimo secolo, infatti intraprende un nuovo sentiero
che la distingue da altre civiltà, questo si può capire mettendola in termini comparativi appunto con le altre
civiltà. Il vero momento che distingue queste civiltà è dal medioevo in poi, quando inizia ad instaurarsi in
Europa un clima che porta al momento di passaggio definitivo, ovvero la rivoluzione industriale (inizia alla
fine del 600 e si conclude con la Rivoluzione Francese).

La Gran Bretagna mostra la sua potenza e mostra che la rivoluzione industriale ha cambiato la società e
l'orizzonte economico in cui la società può operare. Ma per arrivare a questo vi sono diversi secoli di
preparazione.

Nel medioevo (metà dell'undicesimo secolo) l'Europa è attardata rispetto alle altre civiltà. Ma nell'arco di
diversi secoli essa ha intrapreso un cammino che la porta a recuperare le arretratezze e mostra alle civiltà la
rotta da intraprendere ovvero la rivoluzione industriale.

1. Capire come l'Europa ha rotto la catena delle risorse.


2. Capire come l'Europa è arrivata alla prima rivoluzione industriale.
3. Capire le componenti che spiegano lo sviluppo economico, ovvero serve un clima accogliente, una
connessione tra diverse componenti e poli che si scambiano merci e servizi e serve territorio
favorevole, che consenta anche gli scambi.

Il destino differente che ha caratterizzato l’Europa sta nelle diverse visioni religiose, filosofiche e culturali
che guidano il comportamento di chi ci abita e l'organizzazione della società. Questo è l’aspetto da
analizzare per capire lo sviluppo dell’Europa rispetto alle altre civiltà.

Douglass North, un grande economista, suggeriva che per capire la questione dello sviluppo economico
dobbiamo entrare nelle regole, nelle istituzioni adottate per gestire l’ambiente e trarne risorse per lo
sviluppo economico sociale. Le istituzioni regolano le relazioni tra le persone, quindi è importante capirle,
sono il riflesso delle culture che le costruiscono. In Europa sorgono alla fine dell'undicesimo secolo
(secondo Douglass North) e si differenziano rispetto alle altre perché garantiscono alla persona l'integrità
fisica e l'integrità nel comportamento, e nascono principalmente per permettere alla persona la libera
intraprendenza.

Il concetto è quello di fondare una società sulla persona, la persona umana è vista come concetto sacro e
inviolabile. Ovviamente ci sono voluti secoli ma il sentiero era già stata intrapreso. L'elaborazione delle
istituzioni è faticosa ma è volta a garantire l'intraprendenza della persona, ciò distingue sin dall'origine la
civiltà europea da tutte le altre. Se pensiamo alla Cina, per esempio, la persona in qualche modo è
condizionata o legata al successo collettivo. Un aspetto importante legato alla persona è che la razionalità è
assunta come metodo di comprensione, si introduce una mentalità orientata alla valutazione del rapporto
tra costi e benefici, tra le risorse che vengono utilizzate e i benefici che si ottengono, e questa è tutt’ora la
razionalità utilizzata in economia. Si introduce quindi una mentalità di comportamento razionale.

Da questo scaturisce anche la conoscenza della natura ai fini dell’uomo, la natura è vista come qualcosa che
serve ed è al servizio dell'uomo. (Galileo, capire attraverso il binocolo cosa vede, introduce la meccanica,
l'Europa è la prima che adotta l'orologio, ma questo non è solo di bellezza ma regola, disciplina e organizza
l'intero comportamento della società umana e ovviamente ci vorrà del tempo).

Questi elementi sono tutti orientati verso la libertà, che è il fondamento della persona e che poi genera la
concorrenza. Vi è protezione del comportamento della persona e quindi poi c’è la competizione non solo
fra le singole persone, ma anche in tutte quelle associazioni in cui l’uomo esprime le proprie capacità.

Poi iniziano a nascere gli ordinamenti, per dare ordine. La concorrenza deve essere ordinata, disciplinata,
non è in mano all’anarchia, perché è finalizzata al bene comune, si deve agire ed intraprendere ma nel
rispetto del bene comune. Come, per esempio le corporazioni nel medioevo che disciplinavano i rapporti
fra i lavoratori, sono praticamente la nascita dello stato, poi nasce la magistratura per giudicare chi fosse
colpevole.

Anche la giustizia si fonda sull'habeas corpus, ovvero ci devono essere le prove ed inoltre c’è la premessa
che la persona prima deve essere fisica e poi si deve verificare la colpevolezza o meno. Su questo si fonda la
giustizia, sulla sacralità della persona.

Anche le istituzioni e il potere devono fermarsi su questo: bisogna costruire tribunali che provino la
colpevolezza di qualcuno. Devono esserci procedure che dettano regole attraverso cui comprendere se una
persona è colpevole o no.

Altra differenza con le altre civiltà sono i beni pubblici, essi hanno valore e servono non per sovrastare i
beni personali ma per l'utilità pubblica. La costruzione delle infrastrutture è un esempio, sono beni che
servono per soddisfare le esigenze delle persone e sono orientate alla difesa, alla formazione o alla
valorizzazione della persona. Questi beni pubblici però poi costano, quindi c'è il problema di come
raccogliere le risorse, ovvero attraverso la tassazione. Parlando di tasse moderne, di finanza pubblica volta
a garantire i beni pubblici e le infrastrutture pubbliche.

Il primo ad occuparsi della difesa della persona è l'Inghilterra.

No taxation without representation: la monarchia inglese non ha più il potere di mettere tasse a tutti e
come vogliono e per questo la monarchia inglese è quella che è durata più di tutte (la monarchia non ha il
potere economico, come la tassazione, quindi gli inglesi sono soddisfatti). Nessuna tassa può esistere senza
rappresentazione, così nasce la camera dei comuni.

Per cui l'Europa si distingue dal resto del mondo, dato che c’è il rispetto della persona e questo porta a
relazioni paritarie e universalistiche, che per esempio in Cina e nel mondo islamico sono diverse. Il re non
ha più potere sulla vita e le relazioni dei suoi sudditi. Nascono appunto i poteri separati per ridurre il
dispotismo, il potere nei confronti di una singola persona. Questi prerequisiti dello sviluppo economico poi
si sono evoluti, dobbiamo vedere come si sono tradotti in regole che hanno avviato il vero e proprio
sviluppo.
Le innovazioni e le istituzioni

A questo processo partecipano diverse aree europee, sono diversi territori che nel tempo collaborano,
perché l’Europa non era un’area unica, un’unica e omogenea identità, sottoposta ad un unico ordinamento,
era un crogiolo di tanti poli indipendenti, l’Europa è fatta di città. C’erano delle economie che partivano
dalle capitali, ma non capitale come inteso oggi, proprio capitale dell’economia, da cui partivano i maggiori
scambi.

La prima parte del mondo di cui ci parla Brodel è il mediterraneo e le città italiane, il primo luogo in cui si
cominciano a formare queste istituzioni, queste regole di comportamento. In seguito alle città italiane si
affacciarono altre capitali, altri centri del mondo. Il mediterraneo guida lo sviluppo dal X al XIII secolo,
un’epopea che precede il rinascimento.

Altri paesi ereditano dall'Italia queste esperienze, si affiancano alle capitali italiane le capitali delle fiandre,
le città del nord che si affacciano sull’atlantico e quindi si ampliano ancora di più di commerci, e sono in
competizione. Queste nuove capitali iniziano a proporre nuove istituzioni e innovazioni.

Le innovazioni non sono fisiche e materiali ma sono istituzionali e sono quindi regole che consentono la
piena intraprendenza delle persone (banca, assegni, contabilità). Sono quelle istituzioni che consentono di
supportare i traffici, gli scambi in tutta Europa. Dalla nascita dell'imprenditore cambia rapporto con la
società. L'imprenditore è una figura complicata da descrivere, in Italia nel XII/XIII secolo la prima immagine
nell'iconografia classica che definisce l'imprenditore è il catechismo di Giotto quando egli racconta le storie
di San Francesco. San Francesco non condanna il padre perché è ricco ma per il peccato di non usare il
denaro per il bene comune.

Filantropia: distribuzione della ricchezza accumulata, se si distribuisce il denaro in modo corretto. L'usura è
una pratica diffusa nella società ed è condannata, ma non per l’usura in quanto tale, ma per l'uso scorretto
della ricchezza. Alla costruzione di questo modello per lo sviluppo economico concorrono diverse entità,
l'Italia elabora delle istituzioni che diventeranno fondanti. Nel 400/500 le persone importanti a livello
europeo sono italiani e sono i Medici, Strozzi, Milanesi, Veneziani, Genovesi, che sono dei banchieri.

Le banche servono per distribuire la ricchezza in tutta Europa, da Bruges, per il commercio con i fiamminghi
a Siviglia (Spagna) che era importante nel 500/600 in quanto era a 50/60 km dal mare, ma era importante
soprattutto perché lì arrivavano i galeoni d'oro dall'America. L'oro non vale nulla se non tradotto in moneta
e deve essere usata nei traffici internazionali.

Per far funzionare una banca servono l’assegno e partita doppia, il linguaggio del denaro è la contabilità. La
partita doppia è la base del capitalismo odierno, la razionalità tra entrate e uscite che serve per verificare
l'efficacia di un buon affare.

Un monaco, Fibonacci, la istituisce nel 1200 e fino alla metà dell'800 è l'unico strumento per tenere la
contabilità, un elemento razionale per gestire le attività economiche, poi però serve altro per gli scambi di
lungo periodo e distanza e vengono creati nuovi meccanismi, anche perché ci sono dei rischi (come
malattie, pirateria e cambiamenti di prezzi).

Venezia, è una potenza marinare e ha bisogno, per far funzionare il commercio, delle assicurazioni, modo
per distribuire il rischio, per proteggersi. Si vuole anche far crescere le dimensioni economiche, e quindi
nasce la commenda, che è la base della società di capitali.

Bisogna però disciplinare tutte queste innovazioni e per questo nascono istituzioni importanti:

- la lex mercatoria (i codici del commercio), un insieme di regole che disciplinano i comportamenti
degli attori commerciali, è la base per i mercati come le borse (Anversa 1531, con cui nasce la borsa
intesa come oggi);
- la posta, una rete per le comunicazioni e si riesce ad essere più vicini in tutta Europa;

Il rinascimento, governato da Carlo V e dal figlio Filippo II e i Borboni, è un periodo di guerre, in Italia
economiche, che cessa di essere le guida economica dell’Europa, lascia spazio ad altri, è l’inizio del declino
dell’economia italiana.

La Gran Bretagna inizia a evolversi in questo periodo (fine 500 inizio 600), prima era rimasta un po’ in
ombra, e nel 1624 nasce il brevetto, che è una risposta alle grandi innovazioni, va a tutelarle. Si cerca
sempre di più quell'ambiente che prepara la rivoluzione industriale. Come Shakespeare dice il potere è il
centro di tutto, quello che l’uomo vuole davvero.

Nel 600 poi c’è un cambio, l’economia inizia ad essere globale, ci sono le grandi esplorazioni, che estendono
i confini del mondo e l’Europa si arricchisce di nuovi prodotti (es. mais quindi polenta, e patata che
diventano fondamentali durante la rivoluzione agraria). Alcuni prodotti vengono da altri paesi in Europa e
viceversa. Ad esempio, il caffè nasce in Arabia (le pecore mangiavano le piante ma ne saltavano alcune,
appunto quelle del caffè, da qui è stato scoperto). Quindi comincia lo scambio e il paniere dei beni si
arricchisce. Nascono le grandi compagnie mercantili, associazioni commerciali, c’è proprio un
cambiamento. I protagonisti del cambiamento sono i paesi del Nord e l’Inghilterra.

Perché la rivoluzione industriale è avvenuta proprio in Inghilterra?


In Inghilterra c’è la rivoluzione industriale, che è il punto di arrivo di un percorso che ha visto 5 secoli
succedersi e che hanno permesso all’Europa di evolversi economicamente. Ma perché proprio in Inghilterra
e non magari in Italia dove erano nati i commerci. L’Italia era alle soglie della rivoluzione industriale nel
'500/'600, a Bologna in quel periodo c'erano delle fabbriche con centinaia di operai. Manzoni descrive il
'600 italiano come un paese che era a guida dell'Europa.

L’Italia non riesce a dotarsi di quelle regole per lo sviluppo economico, ma anche il fatto che non esisteva
uno stato unico. L'Italia diventa territorio di saccheggio, come ad esempio con il sacco di Roma o
lanzichenecchi, questo perché l'Italia era un paese ricco.

La capitale dell'economia nel mondo passa da Milano, a Genova, Venezia, Anversa, Bruges, Amsterdam e
poi arriva a Londra. Questo permette di comprendere la rivoluzione industriale in quanto Londra nel '600
era la capitale economica europea come New York lo era nell' '800/'900. Poi fu la volta di Silicon Valley e
oggi lo è la Cina.

Londra diventa da un punto di vista economico la capitale d’Europa, è il luogo della formazione della
rivoluzione industriale. Qui non si sviluppano le fabbriche ma si elaborano le regole per consentire al resto
di Inghilterra di industrializzarsi. La rivoluzione industriale sono quindi le regole per incentivare
l'intraprendenza delle persone. Queste regole sono date dal contesto che spinge gli inglesi ad attivarsi per
lo sviluppo economico.

Le regole sono:

 Magna carta, che è la prima carta costituzionale che riconosce i poteri del sovrano, ma limitandoli,
è un accordo tra governanti e governati che riconosce il potere ma lo limita. Questo è l’importante
la divisione e la separazione dei poteri. Nel '600 Shakespeare parla della regolazione del potere ad
esempio in Macbeth.

 Da questo arriviamo all'architettura istituzionale del potere monarchico che regola e condiziona il
potere del monarca, ad esempio il potere di tassazione del monarca viene tolto. Alla camera dei
lord può accedere chiunque perché i lord non hanno poteri, ma nella camera dei comuni ci sono i
proprietari, che hanno reddito e possono pagare le tasse, allora loro hanno diritto di votare e di
essere votati.

 Non è un caso e proprio in questo periodo c’è stata la nascita della prima grande banca centrale in
Inghilterra, nel 1694, che ha il potere di garantire il valore della moneta e che la emette (oggi
questo potere lo ha la Banca d'Europa), ci vuole un’istituzione che garantisca il valore, uguale per
tutti, che abbia un corrispettivo in oro fisso, non come prima che i sovrani per le guerre usavano
l’oro a piacimento e facevano svalutare la moneta.

 Il sistema giuridico inglese, diverso dalla tradizione latina dei Codici scritti che in Gran Bretagna non
ci sono perché si tratta di un paese a common law, che è un sistema di regole, di norme tratte dai
comportamenti, dalle consuetudini delle persone. Un sistema molto rapido, sono processi che
mutano con i comportamenti delle persone.

 Uno degli aspetti per capire come la common law sia importante sono le enclosure, ovvero le
chiusure dei campi. È un passaggio importante perché riconosce al proprietario della terra il potere
di chiudere i propri campi, quindi impedisce ai terzi di godere del mio terreno. Fino al '500 i poveri
potevano far pascolare le proprie pecore nei vari terreni, era una cosa positiva dal punto di vista
umanitario, ma non dal punto di vista economico, non è una grande soluzione perché il
proprietario non fa investimenti, non si preoccuperà di coltivare il terreno, in quanto tutti i sacrifici
vanno a beneficio di tutto il villaggio e lui non guadagna niente. L'enclosure diventa il simbolo della
common law a partire dal 1600, dal 1700 poi si favorisce la rivoluzione agricola inglese, che
permette l'introduzione del foraggio. La rivoluzione agricola inglese deriva da quella italiana del
1500 (con Leonardo Da Vinci).

La Rivoluzione industriale
La Gran Bretagna è stata la prima ad incamminarsi sul sentiero dello sviluppo economico, un percorso
molto lungo. Dalla sacralità della persona sono nate delle norme e poi delle istituzioni che hanno favorito
l'intraprendenza, la concorrenza e quindi lo sviluppo economico. La Gran Bretagna fu la prima per una serie
di ragioni climatico-pedologiche (territorio favorevole soprattutto per una serie di innovazioni in campo
agricolo) e quindi si è permessa dal '600 in poi di importare le migliori soluzioni elaborate in Europa in un
territorio "protetto" (dalle guerre e dalle invasioni, essendo l'Inghilterra un'isola).

Ci sono stati una serie di rivoluzioni (dalla gloriosa rivoluzione del '600 ecco) che hanno portato ad un
equilibrio istituzionale nella distribuzione dei poteri e nel limitare il potere della corona, che ha favorito
l'emergere dei ceti più intraprendenti, che hanno potuto esprimere al meglio le loro potenzialità(mercantili,
agricoli), e con queste anche una serie di norme (navigation acts, colico acts, nascita di un sistema
finanziario più adatto al territorio quindi le country banks e merchant banks). Tutto questo comporta
l'emergere di alcune figure che davano ordine alle pratiche consuetudini (es. Adam Smith fondatore
dell'economia politica classica, David Hume con l'illuminismo scozzese).

Interessante è analizzare il PIL, che ha una crescita del PIL abbastanza lenta:

- 0,6% periodo 1760-1780


- 1,4% periodo 1780-1201
- 1,9% periodo 1801-1831 Ci rendiamo conto che si tratta di valori bassi in quanto la Cina cresce da
più di vent'anni a un tasso del 7-8%. Si tratta quindi di una crescita molto lenta, un incremento
graduale. Le scoperte attribuite alla Rivoluzione industriale sono ad esempio la pompa a vapore
(che erano state messe a punto per la prima volta da Savery nel 1698 ma bisognerà aspettare Watt
nel 1781 per renderle perfette, le macchine a vapore), che consentendo lo scavo ampliò gli
orizzonti fino al sottosuolo, quindi avvia la rivoluzione energetica. Inoltre, nel’700 la Gran Bretagna
può svilupparsi economicamente perché rimane esterna alle guerre che in quel periodo avvennero
in Europa (con Napoleone).

Difficoltà degli anni '20 (lezione 4)


La sequenza dei piani per far pagare i danni della guerra alla Germania portò all'esaurimento, cioè non
vennero di fatto pagati -la Germania negli anni venti si trovò impossibilitata ad affrontare quanto avrebbero
preteso i paesi vincitori. Inoltre, non si procedette verso una strada -intesa anche come istituzioni- diretta a
integrare e collaborare tra le diverse economie che componevano il mosaico europeo e soprattutto con gli
Stati Uniti. L'esito di tutto questo processo portò all'implosione dell'economia alla fine degli anni '20,
ovvero la crisi del '29, che in realtà non ha delle ragioni specifiche ma ha le sue radici nelle scelte
perpetuate durante gli anni '20.

Germania

La Germania doveva affrontare il problema dell'indennità, e ciò che la caratterizzava in questo periodo era
sicuramente l'iperinflazione e la crisi. La Germania uscì dalla prima guerra mondiale abbastanza
ridimensionata nei suoi territori -perse il 13% sei suoi territori, per lo più aree minerarie, morirono più di
due milioni di soldati e tutto questo lasciò uno strascico di paura e sofferenza all'interno della società
tedesca, inoltre c'era la necessità di ricostruire le infrastrutture, recuperare in materie prime a causa della
perdita delle colonie e dei beni esteri confiscati. Il valore del marco rispetto alla sterlina fu completamente
distrutto e annullato, questo come risposta all'impossibilità di pagare le indennità ai paesi esteri. Questa
tremenda inflazione azzerò completamente i risparmi e il reddito, con grandi conseguenze soprattutto sul
timore e sui conflitti sociali. Solo con il piano Dawes la moneta fu stabilizzata grazie anche all'indebitamento
estero.

Gran Bretagna

Per la Gran Bretagna gli anni '20 si rivelarono essere anni di stagnazione, con una crescita pressoché nulla.
Questo perché non sfruttò l'occasione per riprendere la leadership che aveva perso. Le altre cause possono
essere sintetizzate nel primato della sterlina a qualunque costo: il governo e la società furono concordi nel
considerare come obiettivo primario il ritorno della sterlina al suo valore pre anni bellici, senza capire
quanto fosse obsoleta e miope questa politica economica -lo capì solo Keynes. La più grande perdita
britannica fu quella di non rinnovare il proprio apparato produttivo. Solo alla fine degli anni '20 il contrasto
con i fatti, e quindi il rivelarsi di queste politiche troppo restrittive, si accettò che fosse necessaria una
svalutazione della sterlina, cioè il valore della sterlina era troppo elevato rispetto alle condizioni reali
dell'economia, e solo quando questa comprensione fu accettata l'economia inglese poté riprendersi, anche
se troppo tardi. La prova del fallimento della riconversione post bellica della Gran Bretagna l'abbiamo con la
Francia, che invece conseguì risultati positivi.

Francia

La Francia preferì accettare una stabilizzazione monetaria realistica, e accettare di svalutare la propria
moneta dai 5,18 franchi in rapporto con la sterlina a 25,53 dopo la guerra. Questo processo di accettazione
della realtà fu attuato in un periodo di grande subbuglio politico -tra il '23 e il '25 la Francia conobbe più di
11 governi, un forte ricambio della classe politica che sfociò poi nel '26 con le elezioni di Poincaré, cosa che
diede ossigeno alla ripresa. Italia L'economia in Italia ebbe una sorta di accelerazione con la prima guerra
mondiale, che ebbe un impatto di appunto accelerare alcuni processi che erano già in atto, cioè il processo
di industrializzazione che era già iniziato qualche decennio prima (soprattutto nel nord-ovest). L'Italia esce
quindi rinvigorita pur riscontrando grandi perdite dal punto di vista umano e pur non ricavando grandi
benefici economici. Sullo sfondo c'è il tragico passaggio dalla democrazia alla dittatura, e la difficile
riconversione dalla produzione bellica alla produzione difficile, anche causa di forti tensioni sociali, insieme
alle questioni di genere -le donne erano state coinvolte nella produzione bellica finché gli uomini erano al
fronte, da una parte non volevano tornare tra le mura e inoltre costavano meno, ma dall'altra gli uomini
volevano ricominciare a lavorare. Nel '19 e '20 ci fu l'ascesa dei due partiti popolari di maggiore significato,
ovvero il partito di ispirazione cattolica e quello socialista -partiti di massa, che avevano consenso ma
mancavano di esperienza. Tutto questo facilitò poi l'ascesa del partito fascista e la debolezza e
arrendevolezza della monarchia nel favorire un'uscita non democratica dalla crisi. Da una parte negli anni
'20 ci fu l'ascesa del regime ma dall'altro quest'ultimo si appoggiò -per quanto riguarda le politiche
economiche- ad un ministro di ispirazione liberale ovvero De Stefano, che nei suoi anni di governo puntò ad
una politica di continuità rispetto al passato, volta al risanare la finanza pubblica e di moderata accettazione
della svalutazione della lira. La prima metà degli anni '20 fu un periodo di ritorno dell'economia nazionale,
del contenimento del debito pubblico e tutto sommato furono anni abbastanza positivi. L'esito degli anni
'20 in Italia non fu quindi male, anche grazie ad investimenti agricoli nelle bonifiche e all'emergere di alcune
grandi imprese innovative (es. Montecatini, SNIA Viscosa).

Stati Uniti

Gli Stati Uniti furono -loro malgrado- protagonisti dei primi anni post bellici, in quanto chiamati a farsi
carico delle difficoltà dell'economia europea. Gli USA approdarono nella società dei consumi di massa, del
benessere, della produzione non solo di beni di base (acciaierie, petrolio ecc) ma anche e soprattutto di
beni di consumo di massa (elettrodomestici, coca cola, automobili, ecc.).

Furono però anche anni contraddittori, dal proibizionismo al jazz (società che da una parte vieta il consumo
di alcol e dall'altra esplode in una sorta di febbre danzatrice).

La grande depressione: interpretazione


Gli anni 20’ furono anni di confusione, in cui la riconversione bellica in seguito alla Prima guerra mondiale
non sfociò in una ripresa dello sviluppo economico e una stabilizzazione delle relazioni internazionali, bensì
furono caratterizzati da un accattivarsi delle relazioni, perché erano fondate sull’assenza di cooperazione.
La guerra, ormai finita nelle trincee, continua nelle politiche economiche, nei rapporti economici fra i
diversi stati, che inasprirono la loro divisione, acuirono le loro differenze e spinsero tutti i paesi a chiudersi
in sé stessi con l’illusione di poter ritrovare una nuova via di crescita anche senza cooperazione. Ogni
economia, ogni nazione, raggiunse dei risultati nel complesso negativi con alcune differenze.

Questo è il preludio della grande depressione, il contesto in cui si innescò. La grande depressione è un po’
una mappa, che ci aiuta a capire le crisi e anche come risolverle, o se possibile evitarle.

Ci sono vari modi per interpretare la crisi e per comprenderla:

- Instabilità: c’è catastrofismo, il capitalismo è destinato a soccombere, a cadere su sé stesso; questa


è caratteristica dell’instabilità che è insita nel capitalismo, è cronica, infatti molti studiosi come
Malthus (successore di Keynes), Marx (cercò di dare una visione analitica con il suo materialismo
storico) ci spiegano come e perché accadono queste crisi, che derivano sostanzialmente da
sottoconsumo cronico tale da determinare la fine del capitalismo. Ad un certo punto il capitalismo,
come diceva Keynes, genera un sottoconsumo o un’appropriazione del profitto di alcune classi
sociali rispetto ad altre (diseguale distribuzione del reddito) tale che in questo meccanismo di
rapina si potevano trovare le ragioni della crisi. Secondo Keynes c’è quindi la necessità di
intervenire periodicamente sostenendo la domanda, cioè in presenza di una domanda scarsa, che
generava disoccupazione e che quindi non utilizzava tutti i fattori della produzione come il lavoro, lo
stato si doveva far carico di intervenire sulla domanda aggregata in maniera di ripristinare la piena
occupazione e quindi evitare che ci fosse un sottoutilizzo dei fattori produttivi. Keynes, quindi
suggerisce che con le politiche anticicliche attraverso spese ed investimenti pubblici, politiche fiscali
e monetarie, dello stato, si può sostenere nei momenti di crisi la domanda aggregata;

- Stabilità: secondo altri studiosi invece il capitalismo è caratterizzato da stabilità, cioè lasciandolo
stare si sarebbe autocorretto, perché i mercati funzionano in maniera tale da autoregolarsi, cioè
riescono ad intervenire attraverso i prezzi a ritrovare l’equilibrio; è una tipica politica liberista che
presuppone che i mercati abbiano quella intelligenza e razionalità intrinseca che gli consente di
ritrovare i suoi equilibri; c’è una specie di fiducia nella trasmissione delle conoscenze attraverso la
regolamentazione dei prezzi che consente di riequilibrare le diverse componenti che compongono il
mercato; sono gli studiosi neoclassici, i marginalisti

- Scuola dei cicli di Schumpeter, che si ispirava un economista russo Kondrat’ev, che vedeva nel
capitalismo un andamento ciclico, con cicli più o meno lunghi (che sono anche i cicli delle
rivoluzioni industriali), fatti da innovazioni, cambiamento, crescita e poi stabilizzazione. Questi cicli
secondo Schumpeter potevano essere di diversa natura e di diversa lunghezza. Altro studioso
importante Kuznetz che parla dei cicli delle Infrastrutture, legati alla formazione interna
infrastrutture, che quindi consentono riprese e poi una stabilizzazione. Si volevano cercare i
fenomeni che portavano alla crescita e allo sviluppo, che hanno una loro vita naturale.

- Possibile incidenza dei cicli finanziari: vanno considerati anche i cicli finanziari, che sono legati alla
struttura e al funzionamento dei sistemi finanziari. In questi ultimi decenni alcuni studiosi hanno
suggerito che nei c'è un’incidenza delle crisi finanziaria, perché solitamente il pensiero economico
prevalente riteneva che sistemi finanziari servissero solo per allocare le risorse finanziarie
(risparmio e investimenti) e che operassero come dei sistemi di servizio del tutto neutri, e che
quindi non venissero attaccati dalle crisi.

In realtà dal 2008 (questo porta a ripensare anche alle crisi precedenti) si capisce che anche i
sistemi finanziari possono innescare o essere cause di crisi economiche. Bisogna quindi dare
importanza a come funzionano i sistemi finanziari. Nel 2008 la crisi del sistema americano era
dovuta soprattutto all'eccessiva esposizione del sistema finanziario negli investimenti immobiliari e
quando questi investimenti persero quasi tutto il loro valore, ci fu la bolla immobiliare e anche tutto
il sistema finanziario fu trascinato.

Questo ci fa capire che dobbiamo guardare le crisi finanziarie considerando tutti questi aspetti, più o meno
ciclici, più o meno intrinsechi al funzionamento dei sistemi, che ci suggeriscono la necessità di
regolamentare i comportamenti, perché le economie, lasciate alla loro libera composizione, difficilmente
riescono a mantenersi nel lungo tempo, soprattutto perché mancano di regolamentazione, un esempio è la
disuguaglianza in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza.

Uno studioso, Piketty, nel ricostruire le vicende economiche dell'ultimo secolo sosteneva che la
disuguaglianza nella distribuzione del reddito poteva diventare una delle cause principali, perché dove c’è
una eccessiva concentrazione di ricchezza in un numero limitato della popolazione, si genera un
sottoconsumo con un'eccessiva capitalizzazione delle risorse, un aumento degli investimenti, a cui però non
corrisponde un aumento dei consumi.

Nel corso del Novecento la concentrazione di ricchezza negli Stati Uniti è stata talmente ampia da
corrispondere a momenti di apice di concentrazione a momenti di maggiore crisi. Nei momenti in cui la
ricchezza era maggiormente distribuita tra le classi sociali si assisteva ad una maggiore crescita economica
complessiva, quando invece la ricchezza tendeva a essere concentrata eccessivamente nelle Elite (1% della
popolazione) si assisteva ad una riduzione della crescita e addirittura alle crisi economiche. Quindi c’è
corrispondenza tra distribuzione del reddito e andamento dell'economia.

La grande depressione: la crisi del ‘29


L’episodio simbolico di questa grande crisi è la crisi di Wall Street del 24 ottobre del ’29, che non è l’apice
della crisi, ma è il momento in cui diventa ufficiale, conosciuta fra tutti e che costringe tutti gli agenti
economici a rendersi conto che l'economia non funziona più, che c’è un momento di rottura, che ufficializza
la crisi generale dell'intero sistema economico occidentale mondiale.

In realtà la crisi del ’29, era già stata anticipata già dalla fine del ‘28 in Germania, perché c’erano segnali
continui che la ripresa non ci sarebbe stata, che il sistema finanziario e bancario erano sempre più in
difficoltà e che le imprese non trovavano sbocchi produttivi, c’è quindi un crescendo della crisi, nel ‘28 in
Germania stavano già cadendo i titoli in borsa. Questo ci fa capire che la crisi si sta inasprendo.

Punti forti della crisi furono:

 la caduta industriale complessiva di grande entità (a -39 in Germania, a -38 in Usa, a -14 in Italia);
 il commercio internazionale che cadde e perse tre volte il volume precedente alla crisi;
 il crollo del PIL (In Italia da 100€ nel ‘29 passiamo a 98€ nel ’32; in Usa da 100€ nel ‘29 passiamo a
73€ nel ’32)

Ma questa crisi da dove nasce? È semplicemente finanziaria dovuta al crollo di WallStreet o c'è qualcosa in
più?

Le interpretazioni della crisi del ‘29 sono molteplici perché ovviamente gli studiosi sono richiamati a
rileggere continuamente, alla luce degli avvenimenti contemporanei, quanto successo nel ’29, cioè vengono
continuamente aggiunti elementi di comprensione sul manifestarsi della crisi e della sua durata.

Anche in precedenza c'erano stati momenti di crisi economiche, ma il problema vero di questa grande
depressione è la sua durata, perché dura tanti anni (4-5 anni) e costrinse tutti gli operatori, in primo luogo
lo stato, ad intervenire. Questa lunga durata significava che non c’erano elementi esterni al sistema
economico traumatici come per esempio una guerra o un annata agricola difficile o una guerra economica e
commerciale tra i paesi per i commerci, come era stato in precedenza.

È il sistema economico stesso che non funziona e che quindi impone agli agenti ad intervenire
massicciamente nell'economia. Sullo sfondo c’è anche questo, cioè gli stati capitalistici vanno in crisi e
dall’altra parte c’è questo stato sovietico che si fa carico completamente dell'economia e che sta ottenendo
risultati positivi.

Ci sono degli elementi che servono a spiegare, interpretare e comprendere questa crisi:

 Mutamenti strutturali
Nel corso degli anni 20 c'erano state le conseguenze della seconda rivoluzione industriale, che
aveva portato alla fuoriuscita della libera concorrenza e all'emergere di Monopoli sempre più
incisivi e solidi, che avevano aumentato di molto il potere economico di contrattazione, riducendo il
peso della concorrenza e quindi accentrando i vantaggi soprattutto sui produttori
monopolisti/oligopolisti, rispetto ai consumatori.
C’è quindi uno spostamento dei poteri economici tra i produttori e i consumatori, che avevano una
scarsa capacità di incidere sui prezzi, sulla distribuzione della ricchezza e sul potere economico di
questi grandi concentrati economici.
Nel frattempo, erano state introdotte una serie di normative anche nel mondo del lavoro che
avevano reso molto più rigido il funzionamento dei mercati. Quindi questa perdita di flessibilità
delle economie di adeguarsi ai cambiamenti fu una delle cause della crisi.
Negli Stati Uniti ai mutamenti strutturali corrispondeva una cresciuta capacità produttiva, perché
l'esplosione della produttività della catena di montaggio portò anche a mercati produttivi molto
rigidi, che funzionavano bene solo se si raggiungevano determinati livelli di consumo. Questo per la
parte strutturale, della produzione dell'economia. Ora passiamo ai meccanismi finanziari.

 Gold Standard
Il Gold standard venne reintrodotto in condizioni alquanto squilibrate, cioè tutte l'economia
tentarono di recuperare l’illusione del passato attraverso la forza della moneta, quindi con politiche
monetarie restrittive, che voleva dire sostanzialmente meno moneta circolante, aumento dei tassi
di interesse, che rendono più costosi gli investimenti e anche la conversione industriale. Tutto
questo non contribuiva alla crescita economica.
Il Gold standard poteva essere introdotto in economie forti, cioè che avevano una capacità di
commerciare con l'esterno forte e l'unica economia che aveva una colonia forte, cioè una
possibilità di accumulare ricchezze, quindi oro, in grado di sostenere il proprio cambio, il valore
della propria moneta erano gli Stati Uniti, che divennero i più grandi creditori, facendo credito a
tutt’Europa.
Ovviamente devono anche farsi carico di questo, perché essere creditori nei confronti dell'Europa
significa anche che, per mantenere le economie, si deve continuare a finanziare l'Europa, ossia
consentirle di riprendersi economicamente, ristrutturarsi, per poter ripagare quanto ottenuto. Gli
Stati Uniti però, riducendo sempre più le risorse e i finanziamenti a favore dell'Europa, la resero
incapace di restituire ciò che le era stato dato.

 Caduta di Wallstrett
La caduta di WallStreet incide non tanto come causa della crisi economica, ma soprattutto sulle
aspettative, perchè crea un clima di aspettative negative, soprattutto sull'immaginario collettivo che
spinse le persone a risparmiare, a ridurre i consumi.

 Politiche monetarie di UK e USA


Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna adottarono politiche sempre più restrittive, quindi innescarono
fallimenti, ma soprattutto una deflazione che colpiva in un momento già così critico la crescita
economica.

 Trasmissione della crisi


Attraverso il Gold standard, attraverso il valore sulle monete, questa crisi si trasmesse, ci fu un
effetto di passaggio da un’economia e l'altra, proprio perché mancava un coordinamento
monetaria e fiscale, che consentisse a tutte le economie di coordinare le proprie politiche.
Inoltre, gli stati, per difendersi, adottarono ulteriori politiche protezionistiche, e ovviamente se tutti
adottano politiche protezionistiche l'effetto finale è la caduta della domanda.

Uno dei motivi di questo protrarsi della crisi fu la simultaneità degli errori, tutti in qualche modo,
anche se in maniera diversa, adottarono le stesse politiche e quindi tutti adottarono lo stesso
errore, quello di restringere le capacità economiche di relazionarsi all'interno di singoli stati, quindi
mercati sempre più chiusi. Questo ebbe un effetto moltiplicatore della crisi, inoltre, non furono
adottate politiche anticicliche e non furono nemmeno coordinate tra gli stati. Keynes osservò
proprio questa assenza di coordinamento e di cooperazione tra i diversi stati.
La crisi del ’29: le ripercussioni
La crisi quindi si innestò e si allargò in tutta Europa. C’è una crisi economica che portò alla caduta
della domanda e ad una caduta dei consumi, che si riversò anche sulle imprese, che si trovavano
nell’impossibilità di restituire i debiti che avevano accumulato, perché a fronte della caduta della
domanda, le imprese cominciavano a registrare sempre più perdite ed erano incapaci di far fronte
ai propri indebitamenti.
Questo ovviamente si riversò immediatamente sui sistemi finanziari, sulle banche, soprattutto su
quelle banche universali sul modello tedesco, che reggevano l'intera economia, cioè che si erano
fatte carico di sostenere le grandi imprese.

In Austria abbiamo il Credinstalt, la principale banca universale austriaca, che fallisce nel ‘31 e a
fronte della caduta di queste grandi banche, proprio per il ruolo che esercitavano all'interno
dell'economia, si obbligò lo stato a intervenire, a farsene carico.
Lo stato, quindi, deve acquistare circa 60% del capitale azionario di questa banca, e quindi non ha
solo il ruolo di finanziatore, ma anche di decisore, per capire cosa fare per risanare la banca, ma
anche l'intero sistema economico.

La crisi parte dall’Austria, ma arrivò anche in Ungheria, Romania, fino a colpire anche la Germania.
Nel ‘32 in Germania crollò la Danatbank, la più grande banca universale tedesca, che obbligò lo
stato ad intervenire con una fusione con altre banche. Lo stato intervenne risanando le banche per
poi riportarle sul mercato. Nel caso austriaco e tedesco, quindi, lo stato acquisì il controllo delle
banche universali, ma si prefigge il compito di risanarle e restituirle al mercato, lasciando che
ritrovassero la loro autonomia.

La scelta dell'Italia fu diversa, quando la crisi la colpì si comportò diversamente, anche magari per
motivi come l'impossibilità dello Stato italiano di farsi carico interamente di risanare queste banche
e restituirle al mercato, e anche l'assenza di un mercato capace di riprendersi queste banche. La
scelta dello Stato italiano non fu solo quella di acquisire queste banche, ma ci furono anche alcuni
interventi finanziari come nel ‘31 con la nascita dell'Istituto mobiliare italiano (IMI), poi nel ‘33 con
l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) e poi con una legge finanziaria.

Lo Stato italiano, quindi, a differenza di altre economie decise “involontariamente”, fu costretto


dagli avvenimenti a farsi carico delle banche italiane, a risanarle e ad utilizzarle come strumento di
politica economica e di politiche industriale, cioè continuarono a rimanere dello Stato e divennero
degli strumenti per poter investire e risanare o farsi carico anche del sistema industriale, e questo
durò fino agli anni ‘90.

La Gran Bretagna nel settembre del ‘31 uscì dal Gold Standard. Negli Usa, a seguito di restrizioni
monetarie, si registrarono fallimenti bancari. Dopo la crisi di Wallstreet, si dovette creare ed
arrivare ad un nuovo assetto finanziario, e dopo inadeguati provvedimenti, Roosvelt impose una
netta separazione tra banche d’investimento (crediti a medio-lungo periodo, risorse a medio-lungo
periodo) e banche commerciali (crediti a breve periodo, risorse di famiglie e privati) e venne creata
la SEC, l’organo di controllo delle spa e in particolare delle società quotate in borsa che doveva
vigilare affinché non ci fossero dei comportamenti compromissori per i risparmi.

Da tutto questo si nota l’assenza assoluto di cooperazione, solo nel ’30 si iniziò a pensare che fosse
necessaria e venne creata a Zurigo la BRI, la Banca dei regolamenti internazionali, che non ebbe
potere verso gli stati, ma divenne luogo d’incontro dei banchieri centrali e in seguito di
coordinamento dei prestiti internazionali nonché di formazione di economisti. Fu fondamentale nel
secondo dopoguerra per la cooperazione.

Molto importante fu anche il convegno economico a Londra del ’33, in cui si evidenziò che la
ragione di una crisi così prolungata fosse l’assenza di cooperazione. Solo nel 1936 ci fu un primo
atteggiamento di vera coordinazione con l’accordo tripartitico fra USA, UK e la Francia di aiuto
monetario reciproco, è l’anno della guerra civile spagnola, e si sta andando verso lo scoppio della
Seconda guerra mondiale.

Gli anni 30: la ripresa e il riarmo


Ora analizzeremo come le singole economie cercarono di uscire dal periodo di grande depressione
e a ritrovare una sorta di equilibrio e di sicurezza interna, in relazione anche all’aspetto più critico,
la disoccupazione, che era l'elemento cardine che incise sulla conflittualità sociale. Il problema della
disoccupazione è delicato e urgente, soprattutto in quei paesi che più si erano spinti sul livello di
industrializzazione, perché nei paesi che erano rimasti ancorati al livello agricolo esistevano ancora
delle forme di mantenimento legate alla terra, ma che non erano più possibili in contesti di forte
urbanizzazione e di estesa proletarizzazione della società.

Gran Bretagna
Era l’ultima che viveva in una sorta di apparenza di stabilità, cioè da una parte era il grande impero
britannico, ma aveva un peso economico sempre più marginale e minoritario rispetto al contesto
mondiale.
Nel ‘31 abbandona il Gold standard, accetta che il valore della sua moneta è troppo alta rispetto
alla forza della sua economia. Inizia a svalutare la sua moneta, rinunciando a mantenere il rapporto
tra il valore della sua moneta e l’oro. Questa politica ebbe effetti positivi, perché fu accompagna
anche da un intervento pubblico consistente e da un sostengo alla politica economica industriale,
quindi un incentivo a modernizzare l’apparato produttivo che era ormai perdente e obsoleto
rispetto a quello dei diretti concorrenti.

Questa svalutazione che favorì anche l’esportazione e questa politica che favorì
l’ammodernamento del sistema produttivo, non ebbero grandi ripercussioni sui livelli di
disoccupazione, perché non diede grande lavoro. Ristrutturare l’apparato produttivo voleva dire
concentrare le attività produttive, incentivare la meccanizzazione dei sistemi produttivi e quindi
espellere forza lavoro, più che assorbirne, se non in quei settori maturi, come il tessile, che
accoglievano più manodopera.
L’aver ritardato la modernizzazione non consentì agli investimenti pubblici e alle politiche espansive
monetarie di incidere positivamente sulla disoccupazione. Nel lungo periodo la scelta fu di chiudersi
nel protezionismo nei confronti dell’Europa, quindi ergere delle barriere doganali, che rendevano
difficile lo scambio con i paesi dell’Europa, e legarsi sempre di più ai paesi del Commonwealth,
ovvero le colonie.

Questi libero scambio all’interno della Gran Bretagna e delle sue colonie (anche in quelle che si
stavano rendendo autonome come il Canada) ebbe conseguenze di lungo periodo dal punto di vista
economico non brillanti, perché favori lo scambio dalle colonie verso la Gran Bretagna, ma non il
contrario, e quindi invece che rafforzare lo scambio internazionale, rese difficile l’equilibrio della
bilancia commerciale britannica e quella dei pagamenti. Questo agevolò la grande epopea della
decolonizzazione del secondo dopo guerra, in cui le ex colonie rivendicavano autonomia e
indipendenza rispetto alla madrepatria imperialista ovvero la Gran Bretagna (esempio Gandhi e
l’uscita dell’India).
L’unica scelta che poi incise e che comportò una riduzione della disoccupazione fu dal ‘38 in poi con
il riarmo. Ormai era chiaro, anche in seguito alla guerra civile spagnola, che si stava delineando una
guerra a livello europeo, che lo sbocco della politica espansionista hitleriana era un conflitto, e
quindi la Gran Bretagna decise di investire sulle armi.
Questo riarmo consentì un recupero della disoccupazione è una ripresa economica, ma ad un
prezzo assai caro ovvero prepararsi alla guerra. Già dal 38-39 era chiaro (anche grazie a
dichiarazioni di Alifax che era l’ambasciatore inglese negli Stati Uniti) che il rapporto con gli Stati
Uniti avrebbe cambiato le sorti della guerra e del futuro, che questo legame sarebbe stato il passe-
partout per dare un ruolo agli Stati Uniti in Europa. La visione degli inglesi era una subalternità degli
Stati Uniti alla politica di potenza della Gran Bretagna, che però non era possibile per la dimensione
economica dei due paesi.

Germania
La politica di Weimar sta per esaurirsi, perché verso la fine degli anni 20 alla Germania, solo sulla
carta, era chiesto di pagare le indennità della guerra, ma non era in grado di farlo veramente, e allo
stesso tempo l’afflusso dei capitali esteri si esaurisce. Dalla crisi degli 29 gli Stati Uniti ritirano
dall’Europa i loro capitali e si chiudono in se stessi, quindi non ci sono più quei flussi di denaro che
avrebbero consentito alla Germania di riprendersi.

La Germania quindi deve fare ricorso solo alle sue risorse ed usa delle politiche deflative, ovvero di
riduzione della politica monetaria, che era attenta a mantenere il valore del ReichsMark introdotto
nel ‘24, inoltre ha anche la difficoltà di dover crescere per non dover pagare le indennità.
Il Marco è sottoposto a controllo e isolamento nei confini tedeschi, perché se ci fosse stata la
svalutazione, ci sarebbe stato un ulteriore indebitamento e delle importazioni ancora più care, dato
che la Germania aveva perso gran parte delle sue miniere e territori rilevanti e quindi doveva
ricorrere a importare molte merci.

La repubblica di Weimar venne sconfitta e questo portò ad un inasprimento dei conflitti sociali, che
vedono le ali estreme del sistema democratico contrapporsi l’una con l’altra, dalle quali uscì
vincitore Hitler. Nei primi anni Hitler iniziò una politica di investimento civile nelle infrastrutture,
nelle strade e in quei settori che consentivano un recupero della manodopera e un
ammodernamento delle infrastrutture tedesche. Ci fu un allargamento della base monetaria, con
l’accettazione di politiche di svalutazione del marco, con una riduzione dei salari e un aumento tassi
di interesse, quindi questo pesava ancora di più sulla società tedesca.

Le soluzioni monetarie però erano intelligenti ed innovative, ad esempio per evitare di incidere
troppo sulla moneta, quindi politiche monetarie troppo espansive che avrebbero svalutato troppo il
marco, si decide di emettere dei certificati bancari, che però circolavano solo fra banche ed imprese
e non finivano nelle mani dei consumatori e quindi non portavano alla svalutazione della moneta.
Quindi si introducono metodi finanziari innovativi ed utili per consentire l’ampliamento delle
capacità produttive e degli investimenti.

Il momento cruciale fu nel ’36, quando dopo queste politiche di intervento pubblico sempre più
consistenti, in cui lo stato diventava sempre più rilevante nel peso della domanda globale,
attraverso proprie spese ed investimenti, l’economia puntò sul riarmo. Ci furono politiche
autarchiche, ovvero di contenimento con tentativi di produrre tutto ciò di cui aveva bisogno nel
paese e ci riuscì, soprattutto in ambito chimico. Divenne autonoma in tutti gli ambiti del settore
produttivo. La sua autarchia si estende anche ai paesi confinanti, ovvero il desiderio della Germania
di costruire una sorta di cuscinetto pan-germanico di paesi, dai quali attingere le risorse per il
proprio potenziamento militare e sostentamento.

Queste furono anche le direttive militari perseguite da Hitler dal ‘36 al ‘38. Dal ‘36 la politica fu di
programmazione economica volta a potenziare la capacità bellica, orientata ad acquisire un
territorio pangermanico capace di garantire alla Germania le risorse necessarie per la sua crescita
ed avere un potenziale militare per conquistare l’Europa, con politiche opposte alla prima guerra
mondiale, e quindi basate sulla velocità e non più sulle trincee. Per queste ragioni fu coinvolta nella
guerra civile spagnola, che fu la prova del modello militare aereo con elementi basati sulla rapidità
per non impantanarsi nelle trincee della prima guerra mondiale.
Questo in parte riuscì, perché nella prime fasi della Guerra la Germania riuscì a guadagnare molto
territorio, ma il cuscinetto pangermanico era incapace, inadeguato, troppo debole e quindi quando
lo sforzo bellico attuato dal regime nazista non trovò acceso a quelle risorse (come il petrolio) che
gli servivano per il suo sostentamento. Questo spiega la velocità con cui la Germania cercò di
arrivare ai pozzi petroliferi russi, anche se non ci riuscì. Gli unici pozzi che raggiunse furono in
Romania, che però erano insufficienti alle necessita belliche.

Quindi la sua politica militare aveva delle basi troppo deboli che si sfarinarono in poco tempo.
All’interno di questa politica autarchica, di autosufficienza, adottata dalla Germania, per
conquistare terreno per garantire il proprio sostentamento, possiamo capire le scelte che
attuarono gli altri paesi.

Italia
La scelta di lungo periodo che più incise sulla struttura e sulla economia produttiva italiana,
soprattutto nel secondo dopo guerra, fu l’intervento dello stato, che venne chiamato in seguito al
fallimento delle banche miste a farsi carico prima del sistema finanziario e poi di una parte
considerevole del sistema produttivo. Affidano tutto questo al dittatore economico degli anni ’30,
Alberto Beneduce, che era un socialista con antipatie verso il regime, ma Mussolini dovette affidarsi
a questo personaggio perché era l’unico tecnocrate insieme al suo gruppo di lavoro, capace di
porre rimedio alla crisi che stava colpendo a fondo l’economia italiana.

Francia
In Francia abbiamo la disfatta. Negli anni ‘20 aveva ottenuto i maggiori risultati, perchè accettando
la svalutazione della moneta aveva dato fiato alle esportazioni e aveva avviato una certa
modernizzazione. Negli anni ‘30 però si avvitò in un circuito vizioso, molto conflittuale al suo
interno, con una forte instabilità politica e conflittualità sociale, ed era incapace di progredire e
mantenere le stesse linee economiche ovvero mettere aderenza fra valore della propria moneta e
la reale consistenza dell’economia.

Poincaré si ancorò alla difesa della propria moneta negli anni 30, con politiche deflattive e di
rivalutazione, che esaurirono la spinta propulsiva e creativa dell’economia francese. Poi nel ‘36
abbiamo il governo del fronte popolare di Blum, con i socialisti ed i comunisti alleati, che ottennero
la maggioranza, anche se questo aumentò le tensioni e la rigidità attraverso altre scelte, come la
settimana lavorativa a 40 ore e l’aumento della rappresentanza sindacale. Ciò rispose a delle ragioni
umanitarie, ma irrigidì troppo l’economia e spinsero ad una certa astensione degli investimenti da
parte delle imprese. In questo contesto governato dalle sinistre le imprese si ritrassero dagli
investimenti e portarono all’impreparazione dell’economia e della società francese all’avvento della
guerra.
Nel ‘38 ci fu una sorta di cambio di governo e una presa di coscienza della perdita dell’economia
francese negli anni ‘30 ed a una sorta di recupero verso il riarmo, dato che era palese che la
Germania aveva dei vantaggi su questo fronte. Sul fallimento francese di questi anni, c’è da dire che
ci fu la preparazione delle élite, ovvero la preparazione di un corpo di tecnocrati che comprese i
problemi della Francia, e che sarà fondamentale nel secondo dopo guerra.
La sua disfatta si misura nella sua inconsistenza agli attacchi tedeschi, che con un blitz di pochi
giorni, abbattendo la Linea Maginot, entrando dal Belgio e conquistando in poco tempo la Francia.

Stati Uniti
La politica era il New Deal di Roosevelt. La crisi era stata molto pensante e si era protratta fino al
32-33, fino al cambio della presidenza americana e all’avvento di Roosevelt e dei democratici.
L’aspetto interessante delle politiche di Roosevelt è che furono un intervento a livello federale, non
furono i singoli stati o le singole città ad intervenire, ma fu intervento a livello federale che
intervenne pesantemente su almeno tre fronti che sono la sintesi del New Deal.

Con la crisi ci fu anche la caduta dei prezzi, che si riflette anche su tutti i settori, non solo su attività
industriale ma anche su agricoltura, ci fu la caduta dei prezzi agricoli, la caduta dei salari e quindi un
impoverimento della popolazione. Per porre fine a questo circolo vizioso, Roosevelt attraverso degli
atti governativi:
 intervenne sul mondo agricolo fissando i prezzi e stabilendo un limite minimo dei prezzi
agricoli, per ridare slancio e salari ai braccianti e riattivare i consumi interni, quindi da
sostegni al reddito.

 approva un salario minimo a livello industriale, ovvero una condizione minima per i
lavoratori, e ciò innescò dei processi di inversione rispetto alla sfiducia e alle aspettative
negative, innescate dalla grande crisi. Questo determina un ritorno ai consumi, una spinta
verso i consumi interni ed una spinta espansiva.

 Il terzo grande punto su cui intervenne nella prima fase, ovvero tra il ‘32 ed il ‘35 fu un
intervento nel sistema previdenziale e pensionistico. Doveva dare delle garanzie e
sicurezza a ceti sociali incerti e impoveriti dal crollo dei titoli azionari.

L’ultimo grande sforzo che determinò il successo di Roosevelt, che venne rieletto ed ottenne la
maggioranza nelle due camere, fu che intervenne anche con delle politiche industriali mirate ad una
modernizzazione di sistemi infrastrutturali che erano stati trascurati in precedenza.

Ad esempio, il più famoso investimento è il Tennessee Valley Authority che era interessato alla creazione di
infrastrutture elettriche e alla costruzione di un sistema per la distribuzione di energia elettrica nella valle
del Tennessee, che divenne un modello di riferimento di come attraverso lo sfruttamento di risorse anche
naturali, come le dighe, si potesse modernizzare un inferno territorio. Fu un intervento diretto che divenne
modello di riferimento per tanti altri paesi nel secondo dopo guerra, ed ebbe molti benefici.

A livello simbolico fu un riavvio, una fiducia di una ripresa, che comunque fu lenta ed insufficiente rispetto
alle necessità per recuperare ed assorbire l’alto tasso di disoccupazione, che trovò sbocco nel riarmo del 39,
ed infatti le spese e militari furono l’ultimo tassello per la fuoriuscita dalla crisi.

Giappone

Negli anni 30 tutti trovarono la loro strada. Il Giappone nel silenzio dell’oceano pacifico strinse rapporti
sempre più stretti con il patto d’acciaio e l’asse Roma, Berlino, Tokyo, dato che si trovava in sintonia anche
dal punto di vista ideologico. C’è un rafforzamento del regime giapponese e l’imperialismo attorno alla
figura autoritaria dell’imperatore e il riarmo che preparò il Giappone a svolgere lo stesso ruolo che Hitler si
apprestava a svolgere in Europa, cioè la conquista del territorio vitale per l’economia del Giappone e quindi
l’attacco alla Korea e l’espansione verso la Cina.

Da un punto di vista economico, Il Giappone e la Germania sono coloro che ottennero i risultati migliori in
termini di mix fra svalutazione della moneta e riarmo. La Gran Bretagna e l’Italia invece ottenere un
risultato intermedio perché adottarono un mix di queste politiche. Invece la Francia e gli Stati Uniti
ottennero dei risultati peggiori in termini economici perché la crisi si protrasse più a lungo e fu più lenta la
fuoriuscita, che culminò nella seconda guerra mondiale

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