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La morte

L’accusa 
L’influenza di Socrate era diffusa in Atene, così tre democratici oltranzisti lo denunciarono alla città con l’accusa di non
riconoscere gli dei tradizionali, di introdurre divinità nuove e corrompere i giovani. Socrate poteva discolparsi
facilmente, o lasciare Atene, ma lui non volle. Difese invece il suo “compito educativo”. Dichiarò che non avrebbe mai
lasciato questo compito che era stato richiesto da un ordine divino. Socrate fu così, con piccola maggioranza,
riconosciuto colpevole, poteva andare in esilio o proporre una pena adeguata al verdetto, egli invece, sarcasticamente,
disse che si sentiva meritevole di essere nutrito a spese pubbliche nel Pritanèo come si faceva per i grandi della città. Ne
seguì una nuova condanna con più larga maggioranza… questa volta a morte. 

Le cause storiche e politiche del processo 


Socrate è stato reso famoso specialmente dal suo processo e dalla sua morte, che per anni sono apparsi oscuri, ma ora,
per noi che conosciamo bene il clima dell’Atene di quei tempi, non è più un qualcosa di oscuro, infatti la città usciva dal
regime oligarchico dei 30 tiranni, aveva appena restaurato la democrazia, questa era particolarmente conservatrice e
spaventata dalle novità, per via dello sconfitta che aveva subito ad opera degli Spartani. Perciò un uomo come Socrate,
indipendente e “spregiudicato” non poteva apparire se non come un elemento scomodo, che doveva essere eliminato.
Inoltre sembra che fosse aristocraticismo, perché concepiva il governo come un arte che necessita particolari
competenze, pertanto si opponeva a procedure di tipo democratico che permettevano di assumere una carica pubblica a
chiunque. Infine aveva legato amicizia con alcuni esponenti di coloro che avevano ordito il colpo di stato dei trenta
tiranni. Attualmente, per tutto questo, gli studiosi credono che l’accusa ai danni di Socrate sia stata solo un pretesto. 

I significati filosofici e ideali della morte di


Socrate
 
Socrate, fino alla fine della sua vita, mantenne fede ai suoi principi. Egli infatti, come detto, ritiene che l’uomo sia tale
solo rapportato con la società, con tutte le cose che ne conseguono, come anche sottostare alle leggi. Per il grande
filosofo, chi rifiuta le leggi del proprio Stato o della propria civiltà cessa di essere uomo, le leggi possono essere
cambiate e migliorate, non violate, altrimenti verrebbe meno la vita nella società. Egli preferì quindi morire più che
venir meno al suo pensiero. 
Socrate fu il primo martire del pensiero occidentale, dovette soccombere sotto la forza del potere organizzato che voleva
eliminarlo, ma non rinnegò mai il suo pensiero.
La discussione critica sulla morale di Socrate

- accusa di intellettualismo:
Socrate è stato accusato di sopravvalutare l’intelletto nel comportamento umano, dimenticando la presenza della
volontà e della parte istintivo-affettiva nella nostra psiche, le tesi socratiche infatti sembrano ignorare l’esperienza per
cui qualcuno, per un motivo o per l’altro, agisce “male”. Viene così accusato di esagerare la “potenza della ragione”. 
Qualche studioso difende Socrate dicendo che, se qualcuno è realmente “persuaso dal bene”, lo vuole al punto che non
può negarsi a questo, per cui, se questo non succede, vuol dire che la sua conoscenza del bene è troppo “superficiale”. 

- accusa di formalismo:
Socrate viene accusato di ciò perché non indica un concetto chiaro di virtù, non specifica il comportamento che l’uomo
deve realmente seguire. Questa accusa però, secondo molti, non regge, perché infatti Socrate vuole semplicemente
limitarsi a offrire uno schema generale per comportarsi in maniera corretta, senza stabilire assolutisticamente il concetto
di bene. Dando all’individuo la possibilità di scegliere di volta in volta in cosa consiste il bene. 

- accusa di relativismo
: Il pensiero di Socrate può essere confuso con un “soggettivismo o relativismo morale”, che lascerebbe l’uomo senza
saldi criteri etici, abbandonandolo in balìa delle varie situazioni. Ma a questo si oppone il fatto che, l’agire secondo
ragione socratico è accompagnato dalla convinzione che il bene è morale solo nel caso in cui rispetti la dignità del suo
prossimo.

La religione
Socrate dà alla propria opera un carattere religioso, afferma che il
filosofare è una missione che gli è affidata dalla divinità e parla di un

La religione
demone che lo consiglia nei momenti importanti della vita consigliandogli
d non fare certe cose. Questo demone è stato interpretato come la
coscienza, esso però è probabilmente non semplicemente la morale (come
la coscienza), bensì un vero e proprio concetto religioso. Socrate aveva
oltrepassato le vecchie credenze religiose greche basate su dei
antropomorfi. Egli prestava ossequio agli dei solo perché, in Grecia, era
dovere del buon cittadino, ma ammetteva in realtà solo la “divinità”, della
quale gli dei sono solo manifestazioni. Dopo la condanna Socrate dice:
“per l’uomo onesto non vi è male né nella vita né nella morte” e che la sua
causa è “nelle mani degli dei” (intendendo la divinità). Pertanto la divinità
è custode del destino umano. La religiosità socratica è quindi per tutto
questo un qualcosa che non si basava su credenze, ma che era animata
dalla ricerca continua. 
La virtù per Socrate
La virtù come ricerca
Il punto più importante della morale socratica è la concezione della Virtù come scienza e ricerca. Con virtù si intendeva il
modo di essere ottimale di qualcosa, per gli uomini indicava quindi la maniera migliore di essere uomo, il modo migliore di
comportarsi durante la vita. Inizialmente la virtù era considerata come qualcosa di innato, con i sofisti questa visione
cambia, Socrate si colloca in questa corrente di pensiero, per lui la virtù non è un dono, ma una faticosa conquista, che si
ottiene con la ricerca, ed essa dipende dall’educazione, in quanto virtuosi si diviene tramite, appunto, la Paideia, la cultura.
l’esser uomini è l’arte più difficile e più importante di tutte.

La virtù come
Socrate inoltre sostiene che la virtù è una forma di sapere. Socrate cerca di sottoporre la vita umana sotto la legge
scienzainfatti, per Socrate, per essere uomini virtuosi è necessario filosofare, cioè riflettere criticamente
dell’intelletto,
sull’esistenza. Infatti per Socrate non esistono bene o giustizia come entità metafisiche precostituite, ma essi sono valori
umani che dipendono di volta in volta dal nostro lucido ragionare. Il sapere a cui Socrate si riferisce è quindi il: Sapere
quando è bene fare una certa azione, che è buona perché so che, in questo momento, é bene farla. Da questo ragionamento
il “razionalismo morale” di Socrate, la sua concezione di virtù come scienza.

L’insegnabilità della virtù


La virtù socratica può essere insegnata e comunicata a tutti, deve costituire il patrimonio di ogni uomo, infatti ogni uomo,
per Socrate non deve solo esser esperto nel proprio mestiere, ma deve imparare anche il mestiere di vivere, la scienza del
bene e del male. Da questo capiamo come, per Socrate, l’essere uomini e l’essere filosofi siano due concetti pressoché
identici. Infine, per Socrate la virtù è unica, ciò che gli uomini chiamano virtù infatti non sono altro che i modi di essere al
plurale della virtù, la scienza del bene. 
Socrate fa coincidere, a differenza di come si faceva nel mondo greco, i campi della virtù con i valori dell’interiorità e
della ragione, cioè con quelli dell’anima, dove si assommano tutti nella conoscenza. Questo però non deve far credere ad
un messaggio etico di stampo “ascetico”. Socrate infatti non intende abolire i valori vitali del benessere, ma
semplicemente sottoporli alla ragione. Infatti per Socrate la virtù, come è intesa da lui, è un modo per rendere migliore e
più felice la nostra vita tramite, appunto, la ragione. Solo il virtuoso (colui che segue i dettami della ragione), infatti, per
Socrate, è realmente felice, il non-virtuoso invece si abbandona ad istinti, a causa dell’ignoranza, che, alla lunga, lo
rendono infelice. Infine per Socrate la virtù è anche politicità, perché, essendo l’uomo un essere sociale, l’arte del “saper
vivere” si identifica anche nell’arte del “saper vivere bene con gli altri”, cioè saper ragionare insieme sulle cose della città
per cui deve scaturire il bene comune.

I “paradossi” dell’etica socratica 


Dalla teoria della virtù come scienza derivano alcuni concetti secondo cui “nessuno pecca 
volontariamente” e “chi fa il male, lo fa per ignoranza del bene”. Questo perché, per Socrate, chi fa del male non lo fa
scientemente, lo fa perché ignora quale sia il vero bene e crede che in quel momento per lui sia una cosa buona. Così
scambia i vizi per un bene, confondendo un’apparenza di momentaneo piacere con una futura realtà di tristezza. Un altro
nuovo concetto del socratismo è: è preferibile subire il male che commetterlo. Questo si collega al ragionamento di prima
per cui, solo la virtù e la giustizia rendono l’uomo felice, l’immoralità e la giustizia alla lunga portano solo infelicità.
I momenti del dialogo
socratico
Il non sapere 
il Sapiente è chi sa di non sapere.  La filosofia socratica assume la forma di una denuncia contro tutti quegli
individui che credono di sapere la verità: i presuntuosi. L’affermazione iniziale comunque non rende inutile la
possibilità di una ricerca sull’uomo, è solo una condizione necessaria, infatti solo chi sa di non sapere cerca il
sapere, chi crede di sapere non sente il bisogno di cercare una verità che è convinto di avere già tra le mani. La
tesi socratica pone quindi dei limiti alla ricerca, ma è un invito ad indagare entro questi limiti
L ’ironia 
La prima preoccupazione di Socrate è rendere consapevole il presuntuoso della propria ignoranza. Per questo lui
utilizza l’ironia, questa è il metodo che usa Socrate per mostrare l’ignoranza del presuntuoso e impelagarsi nel
dubbio, facendo così in modo che egli si impegni nella ricerca. 
- Consiste nel chiedere ad un “maestro” di qualche arte qualcosa circa le sue conoscenze principali, adulare
oltremodo, per poi fare domande che poco a poco distruggono la sua risposta, gettandolo nel ridicolo
(Confutazione). Con questo gioco di finzioni il filosofo raggiunge il proprio scopo: invogliare alla ricerca del
vero. L’ironia ha quindi lo scopo di liberare la mente e ridestare l’uomo dal suo sonno intellettuale.
La maieutica 
Socrate dopo aver liberato la mente del discepolo non la riempie con nuove idee. Egli non ha lo scopo di
imporre una propria dottrina, bensì stimolare alla ricerca di una personale. Ecco quindi la maieutica (ostetricia),
Socrate, come le ostetriche aiutano le donne a partorire i propri figli, aiuta le anime a partorire un genuino punto
di vista. Per Socrate quindi, da questo, la vera educazione è sempre auto-educazione, cioè un processo in cui il
discepolo, aiutato dal maestro, matura autonomamente proprie idee. 
Lo scopo
Il compito che si pone Socrate è di far generare delle definizioni, per permettere questo egli pone l’interrogativo
del: Ti ésti (che cos’è), cioè la richiesta di una definizione precisa di un qualcosa. A una domanda del genere
l’interlocutore di solito risponde con un elenco di casi che rappresentano ciò di cui si parla (cosa è la virtù? La
virtù è…, la virtù è anche…), ma Socrate non vuole questo, egli richiede una definizione sempre valida. 
Ai lunghi discorsi sofistici Socrate contrappone discorsi corti e veloci (brachilogie), che obbligano
l’interlocutore a risposte veloci e precise. Questo metodo fa in modo di demolire l’”avversario” che così scopre
la pochezza delle proprie definizioni e si sente costretto ad una più profonda ricerca. La domanda “cos’è?” ha
quindi due volti: 
 Negativo: mette in crisi il dialogante per privarlo dei suoi preconcetti. 
 -Positivo: Lo conduce alfine verso una definizione soddisfacente dell’argomento. 
La mancata scrittura di Socrate
Socrate durante la sua vita non scrisse nulla, ciò che sappiamo di lui é grazie agli scritti tramandati da altro personaggi
come Platone o Aristofane.
secondo il mito, Theut era la divinità che secondo gli egizi aveva inventato la scrittura un giorno un re egiziano, disse
alla divinità: il tuo alfabeto non aumenterà la sapienza e la memoria dei tuoi sudditi ma sarà il contrario. fidandosi della
sapienza scritta gli egiziani non eserciteranno più la memoria, non richiameranno più le cose dall'interno di se stessi, ma
dal di fuori attraverso segni estranei. si crederanno in possesso di tante conoscenze, pure essendo rimasti ignoranti
perché avranno soltanto la presunzione della sapienza.
La scelta di Socrate, di non scrivere, dipende dal suo pensiero filosofico.
Lui pensa che la verità deve essere una ricerca incessante e costante e che, quindi, non può mai fermarsi; la scrittura
ferma questa ricerca perché dá punti fissi nero su bianco che vengono dati all'uomo per essere imparati e non per essere
ricercati.
La filosofia  é "oralitá", è un dialogo continuo e la scrittura ne limita la ricerca.

Le testimonianze
Le testimonianze che ci sono arrivate sono molte e spesso incoerenti tra loro: 

Aristofane Policrat Senofont


La testimonianza risale a quando Socrate era e “Accusa
nell’ contro e le opere molto
Redige
ancora vivo, è contenuta nella commedia “Le Socrate”, scritta poco tempo dopo la morte del
nuvole”. Socrate viene rappresentato come un tempo dopo la morte del filosofo. Appare un
chiacchierone perdigiorno che infonde filosofo, lo accusa di aver Socrate moralista e
insegnamenti corruttori ai giovani. Questa
disprezzato le procedure predicatore, emerge
testimonianza è polemica e satirica in gran
parte, ma ci permette di capire come era il della democrazia e, come quindi un ritratto della
clima sociale dell’Atene socratica, Aristofane, di aver corrotto sua quotidianità,
estremamente conservatore, e non poteva che i giovani e aver insegnato vengono infatti
veder male un Socrate che appare, con credenza contrarie allo stato raccontati aneddoti
un’attenta lettura, spregiudicato e critico. familiari

Platone
Era un allievo di Socrate, scrive tanti dialoghi che realizzano un ritratto amoroso (si parla di omofilia) del suo maestro.
Nonostante fosse un allievo e quindi, seguendo I pensieri di Socrate, non avrebbe dovuto lasciare testimonianze scritte, lui
lo fa per esaltarlo, ma sottoforma di dialogo per esaltare il suo modo di approcciarsi alla filosofia.
Socrate
la vita
Socrate segna un momento fondamentale nella storia intellettuale dell’Occidente.
Nacque nel 470-469 a.C. Dal padre Sofronisco un artigiano-scultore e dalla madre
Fenarete, una levatrice, figura importante per il metodo "Socratico".
Viene descritto come un uomo brutto, con gli occhi sporgenti, basso, stempiato,
grassotto, non rispettava i canoni greci, tanto che veniva definito brutto quanto un
Sileno. Si narra che partecipò ad un concorso di bellezza per far capire che la bellezza
esteriore non era l'unica cosa che contava.
Si sposa con Santippe dalla quale avrà tre figli.  Socrate, venne educato ad Atene, a
cui era particolarmente legato così tanto da accettare la sua condanna a morte per non
tradirla. Si arruola nonostante non volesse far parte della vita politica, e dagli scritti di
Platone, emerge un uomo coraggioso e instancabile da camminare a piedi scalzi sulla
neve. Si astenne dalla vita politica attiva, la sua unica vocazione fu la filosofia.
Socrate studia geometria, astronomia, allievo di Anassagora.

Il rapporto con la
sofistica
Socrate è da considerarsi figlio e avversario della sofistica.
Socrate è legato alla sofistica specialmente da questi aspetti: 
- L’ attenzione per l’uomo e disinteresse per le questioni che non gli riguardano 
- Il cercare nell’uomo i criteri del pensiero e dell’azione. 
- La mentalità razionalistica, anticonformista e antitradizionalista, nel non accettare alcunché se  non dopo un attento
vaglio critico e la discussione. 
- Tendenza alla dialettica e al paradosso. 

Ciò che allontana Socrate dai sofisti consiste principalmente nel suo modo di porsi e nel non fare della cultura una
professione, ed è: 
- Un maggior amore per la verità e la voglia di non ridurre la filosofia a semplice retorica. 
- Il tentativo di superare il relativismo conoscitivo e morale della sofistica dopo Protagora (Gorgia, tutto è falso). In
Socrate vi è infatti la necessità di trovare verità comuni. 
Per lui la ricerca filosofica era un esame incessante così trascurò ogni attività pratica e visse con semplicità.

La filosofia come ricerca e dialogo sui problemi


dell’uomo
Inizialmente Socrate seguì le ricerche Naturaliste, deluso però ad un certo punto le abbandonò, convinto che alla
mente umana non è dato capire i perché delle cose e conoscere con certezza l’essere e i principi del mondo. Socrate
pertanto iniziò a concepire la filosofia come un’indagine in cui l’uomo tenta, con la ragione, di comprendere se stesso,
rintracciare il significato di esser-uomo. 
Così Socrate fa suo il motto dell’oracolo di Delfi: “Conosci te stesso”, perché in esso vi è, insita, quella che, per
Socrate, é motivazione del filosofare. 
Il suo "insegnamento" era finalizzato alla ricerca della verità che non si trova al termine di un'indagine naturalistica,
ma alberga in sé stessi; per trovarla deve esserci alla base il dialogo con gli altri, ma anche con noi

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