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Linguistica romanza Lezione 7-3-2011

La nostra prospettiva sar quella di metterci una posizione diacronica: ci sono dei momenti capitali, di cui uno il V secolo, secolo delle invasioni barbariche. Intorno al IX secolo d.C. si produce uno dei primissimi documenti che attestano un uso scritto idioma volgare, laddove per volgare intendiamo lingua romanza. Il nostro obiettivo sar vedere cosa succede dal V al IX secolo, perch l'arco di tempo in cui si realizzano i pi grandi stravolgimenti linguistici del e nel latino. Per un momento dobbiamo spostarci ancora pi indietro, abbiamo tre tempi, uno va fino al V secolo (latino), uno che va dal V al IX secolo (latino volgare) e uno che va oltre il IX secolo (le lingue romanze). Il latino volgare comunque coesiste con il latino classico; il latino volgare non quello che viene studiato a scuola. Quindi, per il momento dobbiamo andare indietro, a cosa c'era prima del latino. La parola latino per noi incombente, non ce ne libereremo mai, perch il latino ha avuto una sua ampia vitalit, latino che si diffuso in un territorio enorme, si parla di impero romano, per tutto l'impero si parlava latino. Quello studiato scuola il latino classico ovvero, il latino della letteratura, il latino della cultura, il latino dei grandi oratori, il latino degli uomini politici, ma non abbiamo mai studiato il latino del supermarket o di quelli che aggiustavano la biga. La scuola ha quindi prodotto un'idea di latino sbagliata, cio un'idea di lingua che nel tempo non cambia mai. Per esempio la lingua scritta pi rigida della lingua parlata, non usiamo i congiuntivi mentre nello scritto si, nella lingua parlata siamo portati ad accorciare, semplificare. La lingua parlata quella che si presta maggiormente a cambiamenti, la lingua scritta no. Il latino che studiamo a scuola una lingua statica, monolitica che non ci restituisce un'immagine di quello che successo ai tempi. Il latino classico una lingua indoeuropea, il termine indoeuropeo un termine geografico, geo-linguistico, esso deriva dalla collocazione geografica dei popoli che parlavano e parlano le lingue che ne derivano, stanziati in India e in Europa. Ai primi del Novecento si scopr una lingua che ha costretto i primi linguisti di allora a porsi il quesito della provenienza di questa lingua, il palevi, l'antica lingua indiana, l'indiano classico. La linguistica una scienza piuttosto moderna, ricordiamo nasce alla fine dell'ottocento. Per intenderci si scopr che questa lingua possedeva degli elementi come le radici verbali, delle voci che sono comuni a latino e al greco, allora i linguisti coniavano quest'idea delle lingue indoeuropee, che includeva anche le lingue semitiche. Il latino viene classificato come una delle lingue indoeuropee. Le famiglie delle lingue indoeuropee si divide per gruppi: 1 gruppo include il germanico, slavo, baltico, il celtico che comprende il gallico, il britannico insulare e il gaelico, Enya per esempio canta in gaelico, l'ellenico il greco l'albanese, l'armeno, l'iranico, l'indiano e l'italico, ovvero l'umbro, losco, il sannitico e il ladino. Questo ci deve porre in allarme perch queste lingue erano lingue parlate in gran parte della penisola italiana prima dell'espansione del latino, ecco perch parliamo di lingue indoeuropee. Il latino si pone quindi sullo stesso piano di queste lingue; il latino all'inizio veniva parlato in un piccolo territorio che confinava con un territorio magari dove si parlano un'altra lingua l'umbro per esempio che a sua volta confinava un territorio dove parlava un'altra lingua l'etrusco per esempio, quindi abbiamo delle lingue preesistenti e questo significa che quando parliamo di lingue neo latine dobbiamo tenere conto che prima della latinizzazione, che cammina di pari passo con la formazione dell'impero, questo latino entra in contatto con diverse lingue indoeuropee e anche preindoeuropee, cio prima della formazione delle lingue indoeuropee come per esempio il basco nella penisola iberica. Infatti si parla una lingua abbastanza rara e singolare, il basco, che non una lingua neolatina ma una lingua indoeuropea. Tutte queste lingue parlate prima della latinizzazione si chiamano lingue di sostrato. Sostrato un termine che viene dalla geologia, fa riferimento agli strati

della terra e i linguisti hanno usato questo termine per riferirsi al fatto che in realt i cambiamenti linguistici avvengono attraverso diverse stratificazioni: prima c' l'uso di certe lingue poi ne avvengono delle altre poi delle altre ancora. Se facciamo riferimento alla storia, noi sappiamo che latini vivevano su dei colli, erano un popolo di pastori, che in virt di una serie di circostanze iniziarono ad espandersi; in questa espansione progressiva guadagnarono territorio, ma al tempo stesso iniziarono ad annettere popolazioni che parlavano certe lingue; per queste popolazioni via via abbandonarono le proprie lingue a favore dell'adozione del latino, perch ritenuta la lingua pi prestigiosa, perch i latini erano via via muniti di un sistema giuridico assai pi raffinato. Diventare cittadini romani significava godere di un certo vantaggio economico, per esempio in termini moderni sgravi fiscali; a quel tempo conveniva conoscere il latino, perch i latini erano, soprattutto, quelli che man mano che conquistavano le zone costiere delle varie terre europee iniziavano a intraprendere scambi commerciali, quindi all'espansione territoriale segue un'espansione linguistica e queste lingue indoeuropee scompaiono. Ecco perch parliamo di lingue di sostrato. Il termine lingue di sostrato stato inventato da Grazieadio Isaia Ascoli, uno studioso di linguistica romanza dei primi del novecento che utilizza questo concetto per spiegare o giustificare il motore delle leggi fonetiche, cio lui ritiene che queste lingue che si collocano in uno strato sotto in qualche modo incidano su latino. Secondo Grazieadio Isaia Pascoli, per esempio, il francese possiede un modo di pronunciare la u molto particolare, questo tipo di pronuncia deriva dal latino, dalle lingue galliche che hanno occupato gran parte del territorio dove si sviluppato il francese. Questa pronuncia della u che il latino non possedeva, invece lo possedevano i galli (Asterix, per intenderci) Facciamo un esempio per la modernit: noi siciliani siamo caratterizzati linguisticamente dalle vocali aperte(es. signoooooora, teeeeerra). Se andiamo ad apprendere una lingua straniera, per quanto ci possiamo sforzare non la apprenderemo mai con le vocali chiuse. Il nostro modo di parlare inglese francese, spagnolo, tedesco, comunque risente di questo sostrato fonetico. Quindi i galli che apprendono il latino, lo apprendono utilizzando la loro struttura fonetica che caratterizzata, per esempio dal fatto che questa "u" veniva pronunciata in maniera diversa gi da allora, evidentemente. Questo tratto caratteristico caratterizza non solo il latino parlato nella Gallia ma anche quel latino volgare che si svilupper e trasciner fino poi al francese, allo sviluppo del francese. Ecco perch dobbiamo andare a ritroso, addirittura prima del latino, per capire perch ci sono determinati elementi fonetici. Questo lo facciamo, soprattutto, perch non sempre le lingue neolatine riescono a spiegare tutto con il latino, perch semplice dire che l'italiano proviene dal latino, per cui tutto quello che c'era nel latino ce lo ritroviamo nell'italiano. Ma non cos: per esempio perch solo in Toscana c' la gorgia, cio l' aspirantizzazione della c seguita dalla vocale a oppure o. Eppure il toscano si diffuso in tutta l'Italia; secondo le teorie di Ascoli quest'elemento fonetico doveva essere presente nell'etrusco, l'area di diffusione dell'etrusco combacia grosso modo con la zona che va dalla Toscana al Umbria e quindi chi parlava latino in quell'area probabilmente produceva la c con la a o con la o in maniera aspirata. Questo fatto caratterizza localizza quell'area geolinguistica. Non lo potremo spiegare diversamente se diciamo che deriva soltanto dal latino, perch il latino non ce l'aveva questo concetto di sostrato. Per questo concetto si presta a dei dubbi. Ritorniamo al caso della "u" francese e del gallico. Si presta a dei dubbi e degli equivoci, perch per esempio, bisogna verificare davvero se il celtico abbia avuto il fonema "u"(inserisci file audio), i galli sono arrivati fino alla parte settentrionale dell'Italia, fino quasi all' Emilia-Romagna, poi dobbiamo verificare se tutte le variet romanze che possiedono "u" corrispondono a stanziamenti celtici, cio se c' una corrispondenza territoriale, poi bisognerebbe stabilire l'et dello sviluppo, cio quando si passati da u alla u francese. [Domanda: in che modo l'et dello sviluppo pu implicare...? Risposta: perch per esempio i celti si stanziano in un determinato luogo, poi si spostano si spostano in un epoca posteriore e quindi probabilmente nello spostamento non detto che esercitino un'influenza linguistica oppure la esercitano in epoche diverse

quindi quando si sviluppa? Si sviluppa in tutti territori, in momenti diversi o in alcune zone non si sviluppa proprio perch magari i celti se ne sono andati e non hanno lasciato nessun tipo di influenza? Il sostrato come motore delle leggi fonetiche: cosa significa motore? Per Ascoli un fatto meccanico: quando parlo una lingua straniera, meccanicamente, sono portato a inserire le mie abitudini fonetiche. Meccanicamente si produce un cambiamento fonetio che si pu pi o meno estendere. Il concetto di sostrato quale motore delle leggi fonetiche funziona perch per esempio ci aiuta a capire che il latino era parlato da tutti nello stesso modo, in uno spazio cos grande, in egual misura. Era cos per il latino degli oratori, della politica, della letteratura, della religione; nel latino quotidiano c'erano, probabilmente delle differenze. Abbiamo gi visto l'esempio della gorgia toscana che imputabile ad un sostrato: secondo Ascoli gli etruschi (l'etrusco ancora una lingua di cui si sa poco, una lingua misteriosa) possedevano questa caratteristica fonetica. Peraltro ci che mette in dubbio questa ipotesi un documento, una grammatica del XVI secolo, in cui si dice che la c seguita dalla a o dalla o deve essere prodotta aspirata. Ma si tratta di un documento del XVI secolo, non ce ne sono altri prima che ci danno indicazioni in merito. Come mai prima no e a partire dal XVI secolo s? Probabilmente perch era un fenomeno cos diffuso che allora i grammatici ci hanno iniziato a pensare. In ogni caso questo fatto mette in discussione l'idea che l'etrusco possa aver inciso foneticamente sulla pronuncia della c seguita dalla a e dalla o. Alla luce di questi fenomeni possiamo dire che il latino ha goduto di periodi diversi, ha avuto una sua storia (gi leggendo un passo di Boccaccio ci rendiamo conto della diversit di lingua), una sua ampia vitalit. Il latino ha conosciuto periodi diversi e stili diversi: Cicerone, abile oratore, quando veniva chiamato a scrivere o parlare in situazioni formali usava un linguaggio di un certo tipo, ma non usava lo stesso linguaggio quando andava a comprare il pane o il pesce. il latino differenziato nel tempo e nello spazio. Peraltro Cicerone e Quintiniano nei loro scritti ci fanno osservare una cosa particolare: entrambi sostengono che il latino costituito da un sermo vulgaris. Sermo la parola, il discorso, vulgaris non significa fatto di cattive parole, ma fa riferimento al fatto che c' un latino grammaticalmente corretto differenziato dal latino parlato. Quindi se il latino ha una sua storia, noi abbiamo un latino arcaico (che va dal IV al III secolo a.C), un latino classico e un latino tardo (detto anche mediolatino, a partire dal V secolo d.C). Dobbiamo presupporre che il latino avesse anche registri linguistici diversi: c'era un latino di uso quotidiano, e il latino volgare era quello parlato dai ceti popolari, parlato da tutti nella comuncazione. Abbiamo un V secolo che rappresenta la fine dell'Impero romano, abbiamo un IX secolo (890) che ci porta nell'odierna Francia, tra Francia e Germania, per l'esattezza, la prima testimonianza scritta di un documento che arreca una scrittura che latino non . Cosa succede dal V al IX secolo? Quali fenomeni si verificano per cui assistiamo al cambiamento continuo di questo latino? Stiamo parlando di quattro secoli. A questo punto, per capire cosa sia successo, dobbiamo andare a caccia di una documentazione che in qualche modo ci dica quali sono stati questi documenti, che ci documenti fenomeni romanzi. In questo caso si esaminano tutti i testi, i documenti, anhce testi letterari che sono stati prodotti in questa epoca, andando a caccia degli elementi romanzi e non quelli latini. Su quale corpus ci possiamo basare? Si pone il problema di quelle che sono le fonti del latino volgare. Con il termine fonti ci riferiamo a quei testi che contengono materiali utili che ci documentano le prime tracce di qualcosa che poteva poi essere una lingua romanza. Pi che delle forme corrette del latino andremo a caccia delle forme scorrette. Per esempio, "ma per" oggi accettato, ma un tempo le maestre massacravano gli allievi, probabilmente tra 20 anni le grammatiche diranno che si deve dire ma per. Il primo di questi documenti Appendix Probi, cio l'appendice di Probo. E' un testo prodotto tra il V e VI secolo, consta di 227 parole in calce ad una grammatica scritta in lingua latina destinata agli scolari. Questa grammatica aveva la funzione di dare delle norme su come si parla e come si scrive. La grammatica probabilmente era stata scritta da Valerio Probo, ma l'elenco non suo, stato aggiunto dopo, attribuito quindi ad un altro. Questo elenco era composto da una colonna di parole brute (casa,

albero, ecc) e accanto una colonna delle parole corrette. Chi ha redatto questo elenco aveva l'obiettivo di insegnare agli scolari a parlare e scrivere bene. Era una specie di glossario. Per esempio: - calda non calda: il grammatico sta cercando di dirci che che la pronuncia corretta nel latino classico era calda e non calda e sta indicando allo stesso tempo un fenomeno che si verificava nella lingua parlata, cio la caduta della vocale postonica (i). Calda era pi diffuso tra il V e VI secolo. Ad esempio in spagnolo ci insegnano a dire para ti, para mi, ma andando in Spagna sentiamo, pa mi, pa ti; nella lingua parlata c' un troncamento, un'elisione per la rapidit. Processo simile, sempre in spagnolo, la caduta della -d in posizione intervocalica (he hablado con tu mujer > he hablao con tu mujer) -vetulus non veclus, i parlanti avevano la tendenza a mutare il nesso consonantico -tl in -cl che in italiano porta all'aspirantizzazione (vecchio). Altro esempio, oclus > oclum > occhio. Vetulus > veclus > vieux (in francese) > viejo (in spagnolo). Altro documento le Iscrizioni di Pompei sui resti di Pompei, chi doveva trascrivere era un po' ignorante, possibilmente trascriveva non copiando da un testo scritto ma riproducendo a suono. Quindi commetteva degli errori comuni. Le iscrizioni di Pompei ci rivelano tantissimo della lingua parlata in un determinato periodo. Altri testi che sono utili per l'identificazione di questi segnali di una lingua latina che sta andando verso il romanzo sono: trattati di agricoltura e architetura, perch usavano termini tecnici Le opere letterarie, per esempio, Plauto e Terenzio che scrivono delle commedie, i cui personaggi sono soldati, gente di strada, che parlano un latino non chiaramente forbito. Le Epistolae di Cicerone, che usava un latino molto controllato grammaticalmente, ma le Epistolae erano le lettere che mandava ai familiari, e l non si controllava molto. Il Satiricon di Petronio, la cena di Trimalcione, un'opera in cui si descrive questa cena di Trimalcione, un arricchito, la grandezza di Petronio quella di far parlare questo personaggio con un latino popolare. Le traduzioni nel Medioevo della Bibbia, scritta in greco poi tradotta in un latino accessibile agli ignoranti, tra il V e il VI secolo nessuno conosceva il latino colto. La gente veniva indottrinata alla fede attraverso la lettura corale o la predicazione. Altro testo fondamentale del IV secolo l'Itinerarium Aegeriae ad Loca Santa, questa Egeria era una monaca piuttosto ignorante chce decide di andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, quando ritorna miracolosamente, perch immaginiamo cos'era fare un pellegrinaggio a Gerusalemme nel IV secolo, scrive il proprio itinerarium, mettendo in evidenza il significato simbolico-religioso di questo viaggio, ma dando anche le informazioni sottoforma di guida turistica, essendo una popolana, la monaca scrivendo commette una serie non di errori, ma inserisce nel suo latino una serie di elementi fonetici, linguistici, lessicali, morfologici o sintattici, quindi a tutti i livelli della lingua, che ci fanno capire che il latino gi al IV secolo era pronto per subire grossi scossoni. Abbiamo visto finora documenti del latino classico. Vediamo ora quali sono i documenti prodotti dal latino tardo che ci danno un aiuto per caprie come il latino volgare si caratterizza. Sono testi che documentano la lingua dal latino tardo al latino medievale, quando gi la fase del latino volgare stata

superata. Questi documenti sono atti notarili e testamenti in cui venivvano descritti lasciti utilizzando latino e latino tardo. Le opere storiografiche (l'Historia francorum, cio la storia dei franchi). Ma quelli che pi di tutti ci aiutano sono testi che si collocano cronologicamente a ridosso dei primi testi di lingue romanze, prodotti per iscritto tra l'VIII e il X secolo, ovvero le glosse. Glossa in greco la lingua, glossare un testo era un'attivit molto in voga e utile ai medievali, anche per noi. Per esempio studiando si incontra un termine di cui si disconosce il significato, normalmente si dovrebbe cercare il termine e scrivere sulla pagina il significato o un sinonimo. Sono come delle note. [consultare il sito www.garzantilinguistica.com]. Quella di glossare un testo era un'attivit molto in voga nel Medioevo in quel periodo, gi citato sopra, perch si usava il latino classico, ma la lingua pi parlata era il latino volgare, per cui i copisti nella trascrizione dei testi spesso incappavano in parole che non conoscevano o si rendevano conto che il destinatario avrebbe avuto difficolt a capire, cos glossavano il testo a margine scrivendo il significato delle parole oppure alla fine del testo compilavano un elenco di quelle che ritenevano le parole pi complicate. Il glossario pi antico si trova nell'odierna Germania, a Reichenau (cos si pronuncia raichenau), che glossa parole latine con un latino volgare, pi comune. Per esempio: - pulchra, pulcher in latino significa bello, il glossario glossa la parola pulchra con bella, il che significa che la parola pi diffusa era bella. Ma bella deriva da bellum (=guerra), se bellum significa pulcher e bella significa pulchra, allora guerra come si dice? La parola guerra non deriva pi da belluum, ma allora da dove deriva? Questo un caso in cui dal passaggio dal latino classico al latino volgare, ci sono stati degli stravolgimenti a livello semantico, teniamo presente che nel V secolo sono arrivate le popolazioni germaniche che non hanno sostituito la loro lingua con il latino, perch il latino sempre la lingua di prestigio, ma hanno introdotto delle parole nuove. Per cui la parola italiana "guerra", la parola francese guerre, la parola spagnola guerra, derivano da un germanico werra con una w che il latino non aveva che veniva pronunciato con una v. L'introduzione di questa parola che si andata diffondendo sempre pi ha sostituito bellum e bellum ha sostituito pulcher. Le lingue neolatine dal latino non hanno mai smesso di attingere, ci sono dei cultismi, cio delle parole di provenienza dotta che continuano a sopravvivere in italiano. Per esempio i latini avevano il caballum e l'ekus, il primo era il cavallo castrato da tiro (volgare), il secondo quello delle bighe, caballum si diffusa di pi tra le due, ekus rimane come cultismo in parole come equino, equestre. In qualche modo lo si recuperato come termine dotto, ma l'evoluzione popolare stata un'altra.