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gennaio 2006 n.

125 (1/06)
mensile Euro 13,00
Registrazione Tribunale di Milano n. 451 del 22 agosto 1994. Poste italiane spa – Spedizione in abbonamen-
to postale – Dl 353/2003 (conv. in legge 46/2004) articolo 1, comma 1, DCB Milano

L’intervento
La “direttiva Seveso” si applica anche ai rifiuti pericolosi pag. 3
di Sergio Baroni e Paolo Zoppellari

Il deposito di rifiuti, le ecopiazzole e i centri per la raccolta


separata dei Raee (prima parte) 7
di Leonardo Filippucci

Le caratteristiche di rischio dei rifiuti pericolosi,


problematiche di attribuzione e rapporti
con altre normative (prima parte) 17
di Claudio Rispoli

DI cosa parliamo quando parliamo di ambiente? Dopo anni di applica-


zione e plotoni di “addetti ai lavori” è ancora difficile che qualcuno fornisca Legislazione norme nazionali
la risposta esatta. Eppure è semplice: si tratta della allocazione di risorse scar- Discariche, accettazione fino al dicembre 2006
se e dei conseguenti conflitti della società. Ma perché il giurista dovrebbe oc- Decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 22
cuparsene? Infatti, molti pensano che sia un argomento di confine, se non il commento di Paola Ficco 22
addirittura marginale e certamente non si tratta di un metodo di indagine,
poiché con il metodo giuridico non ha nulla a che vedere, in quanto i metodi
di soluzione, di scelta e di distribuzione dei beni appartengono interamente Giurisprudenza
all’analisi economica. Però, la valutazione e la discussione su quale modo
beni o risorse particolarmente scarse o rare siano oggetto di diritti è compito È traffico illecito la gestione del rifiuto difforme dall’autorizzazione
del giurista, che è chiamato a risolvere il problema economico della distribu- Corte di Cassazione – III Sezione penale
zione di beni scarsi mediante l’attribuzione della titolarità del diritto (di pro- Sentenza 10 novembre 2005, n. 40828 24
prietà, di uso ecc.) ad alcuni soggetti e non ad altri. Da qui derivano quelle
È traffico illecito anche l’intermediazione irregolare
che Calabresi e Bobbit chiamavano le “scelte tragiche”, cioè quelle scelte che Corte di Cassazione – III Sezione penale
riguardano la vita e la morte o altri beni vitali (come l’acqua o l’aria o il Sentenza 10 novembre 2005, n. 40827 26
suolo), dove politiche alternative, tecnicamente possibili, hanno l’effetto di
distribuire questi beni in quantità diverse e/o in modo diverso tra i destinata- L’isola ecologica è uno stoccaggio e va autorizzata
ri. È da qui che nasce il conflitto di valori morali nei confronti della impossi- Corte di Cassazione – III Sezione penale
bilità di soddisfare la distribuzione di beni considerati essenziali. Si ripropo- Sentenza 28 settembre 2005, n. 34665 30
ne, dunque, la scelta tragica del gioco della torre “chi butteresti di sotto?”
Applicando quanto precede, cioè l’analisi economica del diritto, alla lettura
del nuovo testo sulla materia ambientale (cd. Testo unico) si evidenzia che Prassi
tale testo fa sua la elaborazione teorica di una serie di modelli politici di go-
verno, tra i quali si evidenziano la metodologia delle modificazioni (dove il No a bollo e tassa sul registro rifiuti perché non è di tipo contabile
libero mercato viene chiamato ad arbitro della tutela ambientale) e il decen- Agenzia delle Entrate
tramento (dove viene creata una lunga serie di organismi ed uffici). Risoluzione 11 novembre 2005, n. 159/E 34
Il futuro “Testo unico” segue l’andamento naturale di ogni scelta tragica
(nel senso più sopra indicato); infatti, si nota: Rubriche
– un andamento di primo grado, che definisce la composizione globale del
problema e detta una politica di controllo settore per settore dove si postula “Focus” giurisprudenza 36
che il bene ambiente è senza prezzo; a cura di Maurizio De Paolis
– un andamento di secondo grado, che contraddice il postulato del primo
poiché distribuisce risorse e funzioni. Punto imballaggi 37
La separazione fra primo e secondo grado di decisione e la loro interrelazione a cura di Conai
fanno sì che cambi la percezione del pubblico rispetto al particolare proble-
ma; infatti, si fa diventare necessario per tutti ciò che, invece, ha costituito Quesiti 38
frutto di una scelta tragica. a cura di Paola Ficco, Stefania Pallotta e Loredana Musmeci
Del resto, è noto che il mercato puro raggiunge l’ottimo paretiano allocando
risorse in modo che nessuno possa ulteriormente migliorare la sua situazione Come si fa... il formulario di identificazione
senza contemporaneamente peggiorare quella di un altro. per il trasporto di rifiuti 43
La sfida lanciata dal nuovo Testo unico è questa: un funzionamento meravi- a cura di Paola Ficco e Maurizio Santoloci
glioso dove la ricchezza di ambiente e di denaro è animata da una “mano in-
visibile”. Nella speranza che non sia una mano artritica, staremo a vedere. Check Ambiente 50
a cura della Redazione Reteambiente
Paola Ficco

Edizioni Ambiente
nuova versione 5.2 2006

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Premessa
Con il Dlgs 238/2005 di attuazione della direttiva 2003/1045/Ce (cd.
“Seveso-ter”) sono definitivamente fugati i dubbi sulla applicabilità
delle norme in materia di rischio di incidente rilevante agli impianti
di gestione di rifiuti pericolosi.
Il Dlgs 334/1999 in materia di controllo dei pericoli di incidente rile-
vante dispone, al comma 1 dell’articolo 2, che “il decreto si applica
agli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quan-
tità uguali o superiori a quelle indicate nell’Allegato I”.

L’intervento Poiché le disposizioni vigenti sulla classificazione delle sostanze pericolose


e dei rifiuti pericolosi risultano differenti, l’applicabilità delle norme in
materia di rischio di incidente rilevante al settore dei rifiuti, e in particola-
re ovviamente dei rifiuti pericolosi, è stata, in passato, caratterizzata da
non pochi dubbi e differenti interpretazioni.
Tuttavia, a conferma di una linea interpretativa, che chi scrive ha co-
munque sempre sostenuto, l’entrata in vigore del Dlgs 238/2005 (1)
di attuazione della direttiva 2003/1045/Ce “Seveso-ter” (che aveva
modificato la direttiva 96/82/Ce “Seveso-bis”, a sua volta attuata in
Italia con il Dlgs 334/1999) apporta alcune modifiche allo stesso Dlgs
334/1999 tali da fugare, a nostro parere, ogni ulteriore dubbio.
Appare decisivo in tal senso l’inciso aggiunto dal Dlgs 238/2005 al
La “direttiva Seveso” quarto capoverso nel testo della Nota 1 alla tabella della Parte 2
dell’Allegato I del Dlgs 334/1999 (e prima aggiunto dalla direttiva

si applica anche 2003/1045/Ce al testo della medesima nota nella direttiva 96/82/Ce),
di seguito evidenziato all’interno della nota stessa che si riporta per in-
tero: “Per quanto riguarda le sostanze e i preparati che non sono
ai rifiuti pericolosi classificati come pericolosi ai sensi di una delle suddette direttive,
ad esempio i rifiuti, ma che si trovano o possono trovarsi in uno

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


stabilimento e che presentano o possono presentare, nelle condi-
zioni esistenti in detto stabilimento, proprietà analoghe per quanto
di Sergio Baroni riguarda la possibilità di incidenti rilevanti, si seguono le proce-
Dirigente Servizio Ambiente dure di classificazione provvisoria conformemente all’articolo che
Provincia di Ravenna disciplina la materia nella corrispondente direttiva”.
e Paolo Zoppellari
Tale inciso, senz’altro decisivo, trova giustificazione in quanto desumi-
bile dai lavori preparatori della direttiva 2003/105/Ce “Seveso-ter”, du-
Consulente, Studio di Ingegneria rante i quali venne presa in considerazione la questione generale della
Zoppellari & Associati, Ravenna applicabilità della “direttiva Seveso” mediante presentazione di un e-
mendamento (il numero 43), poi non accolto, con il quale era stato ri-
chiesto di inserire un esplicito riferimento, nella direttiva in preparazio-
ne, alle direttive 2000/60/Ce sulle acque e 91/689/Ce sui rifiuti.

Il testo della motivazione, in cui si è evidenziato il passaggio di inte-


resse, è riportato di seguito (2): “l’emendamento 43 propone rife-
rimenti alle direttive 2000/60/Ce (direttiva quadro sulle acque) e
91/689/Cee sui rifiuti pericolosi. Tali riferimenti non sono con-
siderati necessari dalla Commissione. La direttiva prevede già il
caso di sostanze e preparati non classificati e i rifiuti pericolosi
possono quindi rientrare nel campo di applicazione della diretti-
va sulla base delle loro proprietà in quanto preparati”.

Risulta facile ipotizzare che esista un nesso, nelle intenzioni del Legi-
slatore europeo, tra l’inciso aggiunto al testo della Nota 1 precedente-
mente riportato e l’emendamento comunque non accolto.

La verifica delle soglie quantitative


Ad ulteriore riprova che la distinzione della classificazione tra sostanze
pericolose e rifiuti pericolosi non sia vincolante ai fini della applicabi-
lità delle norme in esame, è inoltre possibile argomentare come segue.
Si rileva innanzitutto, ai fini dell’assoggettamento degli stabilimenti
in cui sono presenti rifiuti classificati come pericolosi, la verifica delle
soglie quantitative. È infatti necessario che le quantità dei rifiuti peri-
colosi superino, in funzione delle singole caratteristiche di pericolo, i
valori di soglia indicati nel nuovo Allegato I al Dlgs 334/1999 (come
sostituito dall’Allegato A del Dlgs 238/2005), e in particolare ai valori
elencati nella parte 2 dell’Allegato I, relativa alle sostanze e preparati
3
raggruppati per categorie (cfr. Tabella 1).
L’intervento “Direttiva Seveso” e rifiuti pericolosi

Tabella 1. Valori di soglia (quantità limite) per l’applicazione dei diversi adempimenti previsti per le categorie di sostanze e
preparati non indicati in modo specifico nella Parte 1 (Parte 2, Allegato I – Dlgs 334/1999 come modificato da Dlgs 238/2005)

Colonna 1 Colonna 2 Colonna 3


Sostanze pericolose classificate come Quantità limite (tonnellate) della
sostanza pericolosa ai sensi
dell’articolo 3, paragrafo 5 ai fini
dell’applicazione
degli articoli 6 e 7 dell’articolo 8
1. molto tossiche 0005 00020
2. tossiche 0050 00200
3. comburenti 0050 00200
4. esplosive (cfr. nota 2)
sostanze, preparati o articoli assegnati alla UN/ADR 1.4 0050 00200
5. esplosive (cfr. nota 2)
sostanze, preparati o articoli assegnati alle divisioni: UN/ADR 1.1, 1.2, 1.3, 1.5 o 1.6 ovvero
classificati con frasi di rischio R2 o R3 0010 00050
6. infiammabili [sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3 a)] 5.000 50.000
7.a. facilmente infiammabili [sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3 b)1] 0050 00200
7.b. liquidi facilmente infiammabili [sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3 b)2] 5.000 50.000
8. estremamente infiammabili [sostanze o preparati che rientrano nella definizione di cui alla nota 3 c)] 0010 00050
9. sostanze pericolose per l’ambiente in combinazione con le seguenti frasi che descrivono il rischio:
i) R50: molto tossico per gli organismi acquatici 0100 00200
ii) R51/R53: tossico per gli organismi acquatici e può causare effetti negativi a lungo termine nell’ambiente acquatico 0200 500
10. altre categorie che non rientrano in quelle precedenti, in combinazione con le seguenti frasi che descrivono il rischio:
i) R14: reagisce violentemente a contatto con l’acqua (compreso R 14/15) 0100 00500
ii) R29: libera gas tossici a contatto con l’acqua 0050 00200
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

Che la verifica delle quantità non sia vincolata alla “forma” con cui si gio e all’etichettatura delle sostanze pericolose;
presenta tale quantità è ribadito più volte nel testo del Dlgs 334/1999. direttiva 1999/45/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del
Alla lettera e), punto 1, articolo 3 sono definite sostanze pericolose “le 31 maggio 1999, concernente il ravvicinamento delle disposizioni
sostanze, miscele o preparati elencati nell’Allegato I, parte 1, o ri- legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri re-
spondenti ai criteri fissati nell’Allegato I, parte 2, che sono presenti lative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei
come materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti in- preparati pericolosi.”
termedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi
generati in caso di incidente”: il termine “sostanza” è indubbia- Non vi è dubbio circa il fatto che qualsiasi sostanza pericolosa, ai
mente utilizzato con accezione generica mentre il rilievo è alla carat- sensi della direttiva 67/548/Cee e successive modifiche e adegua-
teristica oggettiva di pericolosità ad essa associata, indipendentemente menti, sia da considerare rifiuto pericoloso, ai sensi delle norme
dalla connotazione funzionale (materia prima, prodotto, sottoprodot- che regolamentano la classificazione dei rifiuti, nel momento in cui
to, residuo o prodotto intermedio) che la sostanza possa assumere. assuma la qualifica di rifiuto; e che valga lo stesso assunto per i pre-
E ancora è ribadito al punto 2 dell’Introduzione dell’Allegato I ove è parati pericolosi.
riportato “Le miscele e i preparati sono assimilati alle sostanze pu-
re, purché rientrino nei limiti di concentrazione stabiliti in base Infatti nell’Allegato III alla direttiva 91/689/Ce in tema di rifiuti perico-
alle loro proprietà nelle pertinenti direttive o degli ultimi adegua- losi (identicamente trasposto nell’Allegato I del Dlgs 22/1997 Ronchi),
menti al progresso tecnico di cui alla parte 2, nota 1, a meno che ove sono indicati i criteri per la individuazione dei rifiuti pericolosi, si
non siano specificati la composizione in percentuale o non sia for- fa espresso riferimento ai criteri stabiliti dalla direttiva 67/548/Cee rela-
nita un’altra descrizione”. tivamente all’attribuzione delle caratteristiche di pericolo. A tal propo-
Si è detto che la questione sulla applicabilità passa(va) attraverso le sito si riporta quanto contenuto nelle note dell’Allegato citato:
differenti norme sulla classificazione delle sostanze pericolose e dei ri- “1. L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo “tossico” (e
fiuti pericolosi, e pur tuttavia, ad un’approfondita disamina, tale diffe- “molto tossico”), “nocivo”, “corrosivo” e “irritante” è effettuata se-
renza appare non così significativa. condo i criteri stabiliti nell’Allegato VI, parte I.A e parte II.B della
direttiva 67/548/Cee del Consiglio, del 27 giugno 1967, concer-
Sostanze, miscele e preparati pericolosi nente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamen-
e rifiuti pericolosi tari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballag-
Nell’Allegato I del Dlgs 334/1999 (di seguito riportato nella versione gio e all’etichettatura delle sostanze pericolose, nella versione mo-
modificata dal Dlgs 238/2005), in cui vi è l’elenco delle sostanze, mi- dificata dalla direttiva 79/831/Cee del Consiglio.
scele e preparati pericolosi soggetti all’applicazione del decreto stesso, 2. Per quanto concerne l’attribuzione delle caratteristiche “cance-
sono indicati i riferimenti normativi per la classificazione della perico- rogeno”, “teratogeno” e “mutageno” e riguardo all’attuale stato
losità di sostanze e preparati. In particolare all’inizio della Nota 1 alla delle conoscenze, precisazioni supplementari figurano nella guida
tabella della Parte 2 dell’Allegato I è indicato che: per la classificazione e l’etichettatura di cui all’Allegato VI (parte II
“Le sostanze e i preparati sono classificati in base alla normativa D) della direttiva 67/548/ Cee, nella versione modificata dalla di-
di recepimento delle seguenti direttive e al loro attuale adegua- rettiva 83/467/Cee della Commissione.”.
mento al progresso tecnico:
direttiva 67/548/Cee dei Consiglio, del 27 giugno 1967, concer- Ulteriormente, e più recentemente, la decisione 2000/532/Ce, e succes-
nente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamen- sive modifiche, che ha introdotto il nuovo Catalogo europeo dei rifiuti
4
tari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballag- Cer ed è stata ripresa in Italia dalla direttiva del Ministero dell’am-
biente del 9 aprile 2002, nel definire la presenza di sostanze pericolose

L’intervento “Direttiva Seveso” e rifiuti pericolosi


nei rifiuti fa riferimento ai limiti di concentrazione previsti nella diret- Tabella 3. Natura dei rischi specifici attribuiti alle sostanze e
preparati pericolosi (Allegato III direttiva 548/67/Cee e s.m.i.
tiva 88/379/Cee (poi sostituita dalla 1999/45/Ce) in materia di classifi- e adeguamenti al progresso tecnico e scientifico)
cazione dei preparati pericolosi e ai numeri R di cui alla direttiva
67/548/Cee in materia di classificazione delle sostanze pericolose (cfr. Natura dei rischi specifici attribuiti alle sostanze
Tabella 2). e preparati pericolosi
R 1 – Esplosivo allo stato secco.
Tabella 2. Caratteristiche di pericolo per i rifiuti R 2 – Rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti
(Articolo 2, decisione 2000/532/Ce come successive d’ignizione.
modifiche con decisione 2001/118/Ce, decisione R 3 – Elevato rischio di esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre
2001/119/Ce e decisione 2001/573/Ce) sorgenti d’ignizione.
R 4 – Forma composti metallici esplosivi molto sensibili.
R 5 – Pericolo di esplosione per riscaldamento.
Articolo 2
R 6 – Esplosivo a contatto o senza contatto con l’aria.
Si ritiene che i rifiuti classificati come pericolosi presentino una o più
R 7 – Può provocare incendio.
caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 91/689/Cee e, in R 8 – Può provocare l’accensione di materie combustibili.
riferimento ai codici da H3 a H8 e ai codici H10 e H11 (*) del medesimo R 9 – Esplosivo in miscela con materie combustibili.
Allegato, una o più delle seguenti caratteristiche: R 10 – Infiammabile.
• punto di infiammabilità ≤ 55°C; R 11 – Facilmente infiammabile.
• una o più sostanze classificate (**) come molto tossiche in R 12 – Estremamente infiammabile.
concentrazione totale ≥ 0,1%; R 14 – Reagisce violentemente con l’acqua.
• una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale R 15 – A contatto con l’acqua libera gas facilmente infiammabili.
≥ 3%; R 16 – Pericolo di esplosione se mescolato con sostanze comburenti.
• una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale R 17 – Spontaneamente infiammabile all’aria.
≥ 25%; R 18 – Durante l’uso può formare con aria miscele esplosive/infiammabili.
• una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione R 19 – Può formare perossidi esplosivi.
totale ≥ 1%; R 20 – Nocivo per inalazione.
• una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione R 21 – Nocivo a contatto con la pelle.
totale ≥ 5%; R 22 – Nocivo per ingestione.
• una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione R 23 – Tossico per inalazione.
totale ≥ 10%; R 24 – Tossico a contatto con la pelle.
• una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37, R38 in R 25 – Tossico per ingestione.
concentrazione totale ≥ 20%; R 26 – Molto tossico per inalazione.

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


• una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in R 27 – Molto tossico a contatto con la pelle.
concentrazione ≥ 0,1%; R 28 – Molto tossico per ingestione.
• una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in R 29 – A contatto con l’acqua libera gas tossici.
concentrazione ≥ 1%; R 30 – Può divenire facilmente infiammabile durante l’uso.
• una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo R 31 – A contatto con acidi libera gas tossico.
(categorie 1 o 2) classificata come R60 o R61 in concentrazione R 32 – A contatto con acidi libera gas molto tossico.
≥ 0,5%; R 33 – Pericolo di effetti cumulativi.
• una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo R 34 – Provoca ustioni.
(categoria 3) classificata come R62 o R63 in concentrazione ≥ 5%; R 35 – Provoca gravi ustioni.
• una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in R 36 – Irritante per gli occhi.
concentrazione ≥ 0,1%; R 37 – Irritante per le vie respiratorie.
• una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in R 38 – Irritante per la pelle.
concentrazione ≥ 1%. R 39 – Pericolo di effetti irreversibili molto gravi.
R 40 – Possibilità di effetti cancerogeni – prove insufficienti.
(*) L’espressione “sostanza tossica per il ciclo riproduttivo” è stata introdotta R 41 – Rischio di gravi lesioni oculari.
con la direttiva 92/32/Cee recante settima modifica alla direttiva 67/548/Cee. R 42 – Può provocare sensibilizzazione per inalazione.
Il termine “teratogena” è stato sostituito dall’espressione “sostanza tossica per R 43 – Può provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle.
il ciclo riproduttivo”, in quanto più confacente dando una definizione più preci- R 44 – Rischio di esplosione per riscaldamento in ambiente confinato.
sa, senza tuttavia modificare il concetto alla base. Corrisponde dunque al codi- R 45 – Può provocare il cancro.
ce H 10 dell’Allegato III della direttiva 91/689/Cee. R 46 – Può provocare alterazioni genetiche ereditarie.
(**) La classificazione e i numeri R si basano sulla direttiva 67/548/Cee con- R 47 – Può provocare malformazioni genetiche.
cernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed am- R 48 – Pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata.
ministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle R 49 – Può provocare il cancro per inalazione.
sostanze pericolose (Gu L 196 del 16 agosto 1967, pag. 1) e successive mo- R 50 – Altamente tossico per gli organismi acquatici.
difiche. I limiti di concentrazione si riferiscono a quelli specificati nella direttiva R 51 – Tossico per gli organismi acquatici.
88/379/Cee per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari R 52 – Nocivo per gli organismi acquatici.
ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all’imballag- R 53 – Può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente
gio e all’etichettatura dei preparati pericolosi (Gu L 187 del 16 luglio 1988, acquatico.
pag. 14) e successive modifiche. R 54 – Tossico per la flora.
R 55 – Tossico per la fauna.
R 56 – Tossico per gli organismi del terreno.
È dunque evidente che i criteri da utilizzare per attribuire le caratteristi- R 57 – Tossico per le api.
che di pericolo per i rifiuti siano i medesimi secondo cui, ai fini della R 58 – Può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente.
disciplina sulla prevenzione del rischio di incidente rilevante, vengono R 59 – Pericoloso per lo strato di ozono.
R 60 – Può ridurre la fertilità.
classificate le sostanze e conseguentemente vengono identificati, in ba- R 61 – Può danneggiare i bambini non ancora nati.
se ai quantitativi delle stesse, gli adempimenti cui sono soggetti gli sta- R 62 – Possibile rischio di ridotta fertilità.
bilimenti in cui tali quantità di sostanze pericolose sono presenti. R 63 – Possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati.
In altre parole i rifiuti pericolosi, sulla base dei criteri contenuti nelle R 64 – Possibile rischio per i bambini allattati al seno.
direttive europee citate, vengono ad essere assimilati ai preparati peri- R 65 – Nocivo: può causare danni ai polmoni in caso di ingestione.
colosi collegando le categorie di pericolo H, proprie dei rifiuti, alle frasi R 66 – L’esposizione ripetuta può provocare secchezza e screpolature della
pelle.
di rischio R (cfr. Tabella 3), sulla base delle quali si identificano quel- R 67 – L’inalazione dei vapori può provocare sonnolenza e vertigini.
le sostanze pericolose la cui detenzione comporta l’assoggettamento R 68 – Possibilità di effetti irreversibili. 5
alle norme sul rischio di incidente rilevante.
È proprio alla luce della correlazione illustrata tra i criteri per la clas- tipologia di rifiuto individuata dal presente regolamento devono
L’intervento “Direttiva Seveso” e rifiuti pericolosi

sificazione delle sostanze e dei preparati pericolosi (mediante frasi R) rispettare le norme vigenti in materia di disciplina urbanistica,
e dei rifiuti pericolosi (mediante le categorie H) che, in effetti, tali dif- tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, rumore, igiene degli
ferenti sistemi di classificazione appaiono intimamente connessi e non ambienti di lavoro, industrie insalubri, sicurezza, prevenzione
sostanzialmente difformi. incendi e rischi di incidenti rilevanti”. Tale ultimo inciso fa ritenere
Pertanto già in precedenza, ancor prima delle decisive novità introdot- in maniera sufficientemente inequivocabile che il Legislatore abbia
te con il Dlgs 238/2005, era possibile, come in numerosi casi è stato considerato applicabili le norme in materia di rischi di incidente rile-
fatto, considerare applicabili le norme in materia di incidenti rilevanti vante alle attività di recupero dei rifiuti pericolosi.
al settore dei rifiuti pericolosi.
A conferma di questa linea interpretativa si potevano, e si possono tut- Conclusioni
tora senz’altro considerare, gli ulteriori seguenti elementi: Deve quindi concludersi, anche e soprattutto in considerazione del
– il Dlgs 334/1999 all’articolo 4, lettera f), comma 1, inserisce specifi- Dlgs 238/2005 recentemente pubblicato, che agli stabilimenti in cui
camente fra le attività escluse le sole discariche di rifiuti (tra l’altro, sono presenti determinate quantità di rifiuti pericolosi (ovviamente in
nella nuova formulazione della lettera f) come modificata dal Dlgs funzione delle singole caratteristiche di pericolo ed in quantità supe-
238/2005, con l’eccezione di determinati impianti di smaltimento riori ai valori di soglia indicati nell’Allegato I al Dlgs 334/1999) sia
connessi con l’industria mineraria considerati assoggettabili a seguito applicabile la disciplina sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti.
di quanto appreso con l’incidente di Baia Mare, Romania, che causò Ad esclusione delle discariche (eccezioni a parte) e delle attività di tra-
l’inquinamento del Danubio nel 2000); la specificazione di una tipo- sporto (comunque escluse per tutte le sostanze pericolose), sono per-
logia di impianto, tra le diverse attività possibili di smaltimento e re- tanto da considerare assoggettabili alle norme sul rischio di incidente
cupero, può essere considerata significativa; rilevante gli stabilimenti in cui sono svolte le attività di gestione di ri-
– il Dm 12 giugno 2002, n. 161, relativo al recupero di rifiuti pericolo- fiuti pericolosi con particolare attenzione, date le quantità e le tipolo-
si, recita al comma 5, articolo 1 che “le operazioni di messa in riser- gie di rifiuti usualmente presenti, agli stoccaggi provvisori, all’incene-
va e le attività, i procedimenti e i metodi di recupero di ciascuna rimento ed ai trattamenti di tipo chimico-fisico.

(1) Supplemento ordinario n. 189 alla Gazzetta ufficiale 21 novembre 2005 n. 271.
(2) Guce 29 aprile 2003 C 102 E/14.

ottava edizione completamente rinnovata


RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

piccole imprese
e ambiente guida agli adempimenti normativi

a cura di Paola Ficco con contributi di A. Bras, R. Caroselli,


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Piccole imprese e ambiente è una guida qualità, rifiuti, rischio di incidente rilevan- consultazione. Per ogni argomento gli e-
ai principali adempimenti normativi che le te, rumore, sicurezza, valutazione di im- sperti del settore propongono un percor-
PMI devono affrontare per essere in re- patto ambientale (Via). Ogni capitolo è so di lettura articolato in: quadro genera-
gola con la legislazione in materia di am- preceduto da una sintesi con le ultime le, individuazione dei soggetti obbligati e
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6 [ ] non autorizzo
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Premessa
Con le sentenze 26379 del 18 luglio 2005 (c.c. 21 aprile 2005) (1) e
34665 del 28 settembre 2005 (c.c. 27 giugno 2005) – riportata a pag.
30 – la Suprema Corte ha preso decisamente posizione in ordine alla
vexata quaestio delle cosiddette ecopiazzole comunali, affermando
che tale forma di deposito dei rifiuti costituisce un vero e proprio stoc-
caggio e necessita, pertanto, di autorizzazione ai sensi del Dlgs
22/1997, secondo la procedura ordinaria ovvero, sussistendone i pre-

L’intervento supposti, secondo la procedura semplificata.


Prima di prendere in esame le pronunce della Corte e le varie teorie
prospettate in dottrina in tema di ecopiazzole, giova ripercorrere sinte-
ticamente le varie qualificazioni giuridiche che, ai sensi della vigente
normativa, può assumere il deposito di rifiuti, cercando di rintraccia-
re, rispetto alle questioni più controverse, un “filo d’Arianna” nell’or-
mai intricato dedalo degli innumerevoli pronunciamenti giurispru-
denziali in materia.
Il deposito di rifiuti, Le problematiche qui affrontate trovano utile riferimento anche con
riguardo ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee),
sui quali si interverrà – nello specifico – nella seconda parte del pre-
le ecopiazzole sente intervento.

Il deposito di rifiuti
e i centri Stoccaggio e deposito temporaneo
L’articolo 6, Dlgs 22/1997, pur non fornendo una definizione espressa
di “deposito di rifiuti”, contempla due nozioni particolarmente signi-
per la raccolta ficative: quella di “stoccaggio” e quella di “deposito temporaneo”.
Ai sensi dell’articolo 6, lettera l), si intende per “stoccaggio” le attività

separata dei Raee di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito prelimina-


re di rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B, nonché le attività

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di ma-
(prima parte) teriali di cui al punto R13 dell’allegato C.

Si ha stoccaggio in tutti quei casi in cui viene realizzato un accumulo


di rifiuti non definitivo, bensì propedeutico allo svolgimento di
di Leonardo Filippucci un’altra operazione di smaltimento o di recupero.
Avvocato in Macerata
Peraltro, tanto il punto D15 dell’allegato B, quanto il punto R13 del-
l’allegato C escludono esplicitamente dalle operazioni di deposito pre-
La seconda parte, liminare e di messa in riserva (e conseguentemente anche dalla no-
dedicata nello specifico zione di stoccaggio) il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel
ai centri per la raccolta luogo in cui sono prodotti.
La nozione esatta di deposito temporaneo è data dall’articolo 6, lettera
separata dei Raee,
m), che lo definisce come “il raggruppamento dei rifiuti effettuato,
sarà pubblicata prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle seguenti
sul numero 126 (02/06) condizioni:
della Rivista. 1) i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossi-
ne, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità su-
periore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in quan-
tità superiore a 25 ppm;
2) i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle opera-
zioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno bime-
strale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in al-
ternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito
raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito tem-
poraneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non
supera i 10 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente dalle
quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti loca-
lizzati nelle isole minori;
3) i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle ope-
razioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno trime-
strale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in al-
ternativa, quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in depo-
sito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito
temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito
non supera i 20 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente
dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti
7
localizzati nelle isole minori;
4) il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e – all’infuori di detta ipotesi, l’avviamento dei rifiuti a smaltimento o
L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole

nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti peri- recupero deve avvenire ogni 2 o 3 mesi (a seconda che si tratti di rifiuti
colosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle so- pericolosi o non pericolosi) ovvero anche prima qualora, entro il bi-
stanze pericolose in essi contenute; mestre o il trimestre, venga raggiunto il limite quantitativo di 10-20
5) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio metri cubi;
e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi”. – se il deposito è effettuato nelle isole minori, quand’anche nell’arco
Mentre lo stoccaggio, integrando un’operazione di smaltimento o di di un anno venga superato il limite quantitativo di 10-20 metri cubi,
recupero, costituisce innegabilmente un’attività di gestione dei rifiuti e l’avviamento a recupero o smaltimento può avvenire anche oltre il li-
deve pertanto essere espressamente autorizzato dalla Regione (o mite temporale di 2 o 3 mesi, purché ciascun conferimento non superi
dall’Ente locale delegato) ovvero, ricorrendo i presupposti previsti dal il predetto limite quantitativo di 10-20 metri cubi.
Dm 5 febbraio 1998 o dal Dm 12 giugno 2002, n. 161, deve essere co-
municato alla Provincia affinché verifichi preventivamente la sussi- Secondo la dottrina prevalente (4), invece, nel limite temporale di 2
stenza di detti presupposti, il deposito temporaneo, collocandosi logi- o 3 mesi, il produttore può tenere in deposito temporaneo qualsiasi
camente e temporalmente prima della raccolta e dunque prima della quantitativo di rifiuti, mentre per potersi avvalere del più lungo ter-
vera e propria gestione, non necessita di autorizzazione, come confer- mine annuale è necessario che il quantitativo di rifiuti tenuti in de-
mato dall’articolo 28, comma 5 del Dlgs 22/1997, a mente del quale, posito non ecceda mai i 10-20 metri cubi (5).
“fatti salvi l’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico da
parte dei soggetti di cui all’articolo 12, ed il divieto di miscelazio- Un’altra questione affrontata sovente dalla giurisprudenza è quella del
ne, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposi- mancato rispetto delle condizioni previste dal più volte richiamato ar-
to temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite ticolo 6, lettera m).
dall’articolo 6, comma 1, lettera m)”. Secondo il prevalente orientamento dei giudici di legittimità (6), qua-
lora non vengano rispettate le condizioni dettate per il deposito tempo-
La richiamata disciplina nazionale appare in linea con quanto previ- raneo, è configurabile un deposito incontrollato, il quale, nel caso in
sto dalla normativa comunitaria. cui sia posto in essere da titolari di imprese (7) o da responsabili di
Infatti, la direttiva 75/442/Cee del 15 luglio 1975, come modificata enti, è sanzionato penalmente ai sensi dell’articolo 51, comma 2, Dlgs
dalla direttiva 91/159/Cee, prevede, agli articoli 9 e 10, che tutti gli 22/1997, mentre negli altri casi è punito solo con sanzione ammini-
stabilimenti o imprese che effettuano le operazioni di smaltimento e- strativa pecuniaria ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del medesimo
lencate nell’allegato II A o le operazioni di recupero elencate nell’alle- decreto.
gato II B debbono ottenere un’autorizzazione a tal fine. Minoritaria, invece, appare l’interpretazione giurisprudenziale (8) se-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

Peraltro, gli allegati II A e II B alla direttiva, nel prevedere rispettiva- condo la quale la mancata osservanza delle condizioni poste dall’arti-
mente le operazioni di deposito preliminare e di messa in riserva, e- colo 6, lettera m) comporta la configurabilità di uno stoccaggio (che
scludono espressamente da tali operazioni il deposito temporaneo, pri- richiede l’autorizzazione o la comunicazione in procedura semplifica-
ma della raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti. ta), mentre si ha deposito incontrollato o abbandono di rifiuti quando
La direttiva 75/442/Cee, a differenza del Dlgs 22/1997, non subordina il raggruppamento di essi viene effettuato in luogo diverso da quello in
la qualificabilità di un deposito come temporaneo alla ricorrenza di cui i rifiuti sono prodotti, e fuori dalla sfera di controllo del produttore
specifiche condizioni temporali, modali o quali-quantitative, ma nep- (9).
pure esclude che simili condizioni possano essere contemplate dalle
legislazioni nazionali. In ordine allo stoccaggio, infine, la Cassazione ha avuto occasione di
La Corte di Giustizia europea, con sentenza del 5 ottobre 1999 (proce- chiarire che esso non deve necessariamente avvenire nel suolo o nel
dimenti C-175/98 Lirussi e C-177/98 Bizzaro), nel pronunciarsi in via sottosuolo, bensì è configurabile anche quando i rifiuti vengono cu-
pregiudiziale su una questione interpretativa sollevata dal Pretore di stoditi all’interno di automezzi utilizzati per il loro trasporto, essen-
Udine, da un lato, ha confermato che il deposito preliminare non è dosi pur sempre in presenza di un’ipotesi di immagazzinamento
una vera e propria operazione di gestione, bensì è un’operazione pre- (10).
paratoria alla gestione in quanto avviene prima della raccolta, dall’al-
tro, ha opportunamente affermato che, sebbene le imprese che deten- La discarica
gono rifiuti e che procedono al loro deposito temporaneo possono non Un’ulteriore forma di deposito di rifiuti contemplata dal Dlgs 22/1997
essere soggette all’obbligo di registrazione o d’autorizzazione, ciò no- è la discarica. Di essa, il Dlgs 22/1997 non dà una definizione espressa
nostante le operazioni di deposito dei rifiuti, quand’anche effettuate a (al pari del previgente Dpr 915/1982), limitandosi a indicare la disca-
titolo temporaneo, potendo provocare gravi danni all’ambiente, sono rica quale ipotesi esemplificativa dell’operazione di smaltimento D1
sempre soggette al rispetto dei principi della precauzione e dell’azione (Deposito sul o nel suolo) e a sanzionare penalmente chiunque rea-
preventiva che l’articolo 4 della direttiva mira ad attuare e le compe- lizzi o gestisca una discarica non autorizzata (articolo 51, comma 3).
tenti autorità nazionali sono sempre tenute a vegliare sul rispetto degli È spettato, dunque, alla giurisprudenza individuare gli elementi di fat-
obblighi risultanti da detto articolo 4 (2). to necessari e sufficienti affinché potesse dirsi integrato il reato di rea-
In relazione alle nozioni di stoccaggio e di deposito temporaneo si so- lizzazione o gestione di discarica abusiva.
no poste diverse questioni. Anteriormente all’entrata in vigore del Dlgs 22/1997 (11), le Sezioni
La prima, in ordine di concreta rilevanza, è quella relativa all’inter- Unite (12) avevano sancito che:
pretazione dei punti 2 e 3 dell’articolo 6, lettera m), Dlgs 22/1997, os- – la realizzazione di discarica consiste nella destinazione e allesti-
sia alla cadenza con cui i rifiuti tenuti in deposito temporaneo devono mento a tale scopo di una data area, con l’effettuazione di norma del-
essere avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento. le opere a tal fine occorrenti: spianamento del terreno impiegato, aper-
È noto che la Suprema Corte, con sentenza 21 aprile 2000, n. 4957, tura dei relativi accessi, sistemazione, perimetrazione e recinzione;
Rigotti, successivamente richiamata in svariati pronunciamenti (3), – la gestione di discarica senza autorizzazione presuppone l’appresta-
ritenendo con ciò di aderire all’interpretazione più conforme alla nor- mento di un’area per raccogliervi i rifiuti, e consiste nell’attivazione di
mativa comunitaria e ai relativi principi, ha stabilito che: una organizzazione, articolata o rudimentale non importa, di perso-
– il deposito temporaneo può essere mantenuto fino al termine di du- ne, cose e/o macchine dirette al funzionamento della discarica.
rata di un anno solamente se, in tutto questo arco temporale, e cioè
complessivamente, non venga superato il limite di 10-20 metri cubi (a Ad integrazione di tale dictum, la Suprema Corte ha avuto occasione
8 seconda che si tratti di rifiuti pericolosi o non pericolosi); di affermare che:
a) ai fini della configurabilità del reato di realizzazione o gestione di tore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a

L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole


discarica non autorizzata di cui all’articolo 51, comma 3 Dlgs 22/ deposito temporaneo per più di un anno”.
1997, è necessario verificare la sussistenza di due elementi: da un lato, La stessa disposizione, poi, precisa che “sono esclusi da tale defini-
l’accumulo, più o meno sistematico ma comunque ripetuto e non oc- zione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere
casionale, di rifiuti in un’area determinata, dall’altro, il degrado, an- preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero,
che solo tendenziale, dello stato dei luoghi derivante dall’oggettivo e trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di
definitivo abbandono dei materiali nel sito (13); recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come
b) non è necessario verificare l’entità dei rifiuti abbandonati allorché norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento
risulti accertata la realizzazione di opere propedeutiche e/o funzionali per un periodo inferiore a un anno (16)”.
al conferimento di rifiuti, quali lo spianamento del terreno, l’apertura
di accessi, la recinzione del sito eccetera (14); L’introduzione di tale definizione normativa di discarica ha posto
c) in presenza di un’area oggettivamente destinata allo scarico ripetu- l’interrogativo se essa fosse applicabile anche ai fini sanzionatori e,
to di rifiuti, non è necessaria una specifica organizzazione di persone in caso affermativo, quale fosse la perdurante utilità del concetto di
o di mezzi, né è necessario il dolo specifico del fine di lucro, giacché il discarica in precedenza elaborato dalla giurisprudenza.
concetto di “gestione” evocato dall’articolo 51, comma 3, Dlgs 22/
1997 non va inteso in senso imprenditoriale, bensì va inteso in senso Sull’argomento la Suprema Corte si è espressa in due recenti sentenze
ampio, comprensivo di qualsiasi contributo (sia attivo sia passivo) di- (17), affermando che, con la citata norma di derivazione comunita-
retto a realizzare, tollerare e mantenere lo stato di fatto che costituisce ria, il Legislatore nazionale non solo ha recepito il sopra richiamato
il reato; sicché più soggetti possono concorrere, a titolo di dolo o colpa, indirizzo giurisprudenziale, ma si è altresì preoccupato di chiarire che
nella “gestione” di una discarica abusiva (responsabili di imprese che nessun dubbio può sorgere in ordine alla configurabilità di una disca-
smaltiscono rifiuti propri, responsabili di imprese che smaltiscono ri- rica (anche abusiva) allorquando un deposito di rifiuti superi i termi-
fiuti di terzi, trasportatori, proprietari dell’area interessati e pubblici ni massimi stabiliti dalla legge per il deposito temporaneo (1 anno) o
amministratori) (15). per lo stoccaggio (3 anni in caso di stoccaggio in attesa di recupero o
trattamento, 1 anno in caso di stoccaggio in attesa di smaltimento)
La sintesi della Cassazione (18).
Il percorso interpretativo seguito dalla Suprema Corte è stato dalla me-
desima recentemente sintetizzato nella sentenza n. 21963 del 10 giu- Il concetto di discarica abusiva
gno 2005 (c.c. 4 marzo 2005) laddove si afferma: A completamento dell’excursus giurisprudenziale e normativo sulla
“L’articolo 51, comma 3, del Dlgs 22/1997 sanziona penalmente nozione di discarica, è d’uopo accennare brevemente alle principali

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


‘chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata’ e la questioni affrontate dai giudici di legittimità in ordine alla contrav-
giurisprudenza di questa Corte Suprema ha evidenziato che: venzione di cui all’articolo 51, comma 3, Dlgs 22/1997.
a) la realizzazione di una discarica può effettuarsi attraverso di- Va ricordato, anzitutto, che il Supremo Collegio è stato spesso chiama-
verse attività: to a pronunciarsi in ordine alla configurabilità del reato de quo in
– anzitutto, il vero e proprio allestimento a discarica di un’area, presenza di ordinanze sindacali contingibili e urgenti.
con il compimento delle opere occorrenti a tal fine: spianamento A tal riguardo, è ormai principio assodato che:
del terreno, apertura dei relativi accessi, recinzione ecc. (vedi – l’autorizzazione per la realizzazione di una discarica deve essere
Cass., Sez. Unite 28 dicembre 2004, Zaccarelli e, più di recente, chiesta alla Regione anche dal Sindaco, sebbene costui sia obbligato
Sez. III, 30 aprile 2002, Francese); per legge allo smaltimento dei rifiuti urbani; spetta, infatti, alla Re-
– ma anche il ripetitivo accumulo nello stesso luogo di sostanze gione, nella sua potestà sovraordinata, quanto alla programmazione
oggettivamente destinate all’abbandono con trasformazione, sia in questa materia, decidere il rilascio o meno dell’autorizzazione, una
pure tendenziale, del sito, degradato dalla presenza dei rifiuti (ve- volta valutata la quantità dei rifiuti da smaltire, le strutture, la ido-
di Cass., Sez. III 10 gennaio 2002, Garzia; 24 settembre 2001, neità delle discariche all’interno del territorio regionale, sulla base
Bistolfi; 11 ottobre 2000, Cimini). Secondo un’interpretazione della comparazione di interessi pubblici e privati, che non può essere
giurisprudenziale, potrebbe integrare il reato di discarica abusiva riservata alla limitata prospettiva, nell’ambito comunale, del Sindaco;
anche un unico conferimento di ingenti quantità di rifiuti che – a fronte di un’ordinanza contingibile e urgente, il giudice penale
faccia però assumere alla zona interessata l’inequivoca destina- può e deve verificare se l’ordinanza sia adeguatamente motivata e se
zione di ricettacolo di rifiuti, con conseguente trasformazione del sussistano i presupposti che legittimano l’esercizio concreto della pote-
territorio (Cass., Sez. III, 4 novembre 1994, Zagni); stà sindacale (necessità eccezionale e urgente di tutelare la salute pub-
b) la gestione di una discarica si identifica in una attività auto- blica e l’ambiente; temporaneità del provvedimento straordinario, me-
noma, successiva alla realizzazione, che può essere compiuta dal- diante apposizione di un termine che può essere anche incertus
lo stesso autore di quest’ultima o da altri soggetti, e che consiste quando purché si tratti di un termine serio e ragionevole; inevitabilità
nell’attivazione di un’organizzazione, articolata o rudimentale, del ricorso alla misura extra ordinem), mentre è escluso ogni sinda-
di persone e cose diretta al funzionamento della discarica medesi- cato del giudice in ordine alle valutazioni tecnico-discrezionali com-
ma (vedi Cass., Sez. III, 11 aprile 1997, Vasco; Sez. Unite 28 di- piute dal Sindaco (19).
cembre 2004, Zaccarelli)”.
Parimenti assodato è il principio secondo il quale il reato di realiz-
Il concetto di discarica zazione o gestione di discarica non autorizzata è un reato permanen-
Sul concetto di discarica elaborato dai giudici di legittimità ai fini te che può realizzarsi solo in forma commissiva, per cui, salvo che
dell’applicazione del reato di discarica abusiva, è intervenuto il Dlgs risulti integrata una condotta concorsuale omissiva a carico del sog-
13 gennaio 2003, n. 36 (recante “Attuazione della direttiva 1999/ getto che aveva l’obbligo giuridico di impedire la realizzazione o il
31/Ce relativa alle discariche di rifiuti”), il quale, all’articolo 2, let- mantenimento dell’evento lesivo, non incorre nel reato in questione
tera g) prevede espressamente che, ai fini del medesimo decreto (ossia, il possessore del fondo che, pur consapevole del fatto che terzi e-
in primis, ai fini del rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione e stranei vi abbiano realizzato una discarica abusiva, si limiti al mero
alla gestione), deve intendersi per “discarica” “l’area adibita a mantenimento della medesima (20).
smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o
nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei Controversa, invece, è la questione se, a seguito dell’entrata in vigore
rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produt- del Dlgs 36/2003, durante la gestione post-operativa della discarica 9
non autorizzata possa ritenersi cessata la permanenza del reato. dai capi IV e V del titolo I del “decreto Ronchi”.
L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole

Sulla problematica (che assume evidente rilevanza ai fini del computo La principale argomentazione addotta a sostegno di questa tesi consi-
del termine prescrizionale del reato) la Suprema Corte si è pronuncia- ste nel ritenere che la raccolta differenziata di rifiuti all’interno dell’e-
ta in due occasioni, esprimendosi in termini diametralmente op- copiazzola non costituisca una forma di stoccaggio (D15 o R13), in
posti. Infatti: quanto si colloca nella fase gestionale della raccolta, ossia in una fase
– con sentenza 27 gennaio 2004, n. 2662, la III Sezione ha affermato che precede logicamente e temporalmente le fasi del trasporto e del re-
che il reato di cui all’articolo 51, comma 3, Dlgs 22/1997 ha natura per- cupero/smaltimento.
manente sino al decorrere di 10 anni dalla cessazione dei conferimenti Tale linea argomentativa è stata esplicitamente accolta dalla V Sezione
ovvero con l’ottenimento dell’autorizzazione o la loro rimozione; del Consiglio di Stato, la quale, con sentenza n. 609 del 17 febbraio
– al contrario, con sentenza 16 dicembre 2004, n. 48402, la medesima 2004, nel riformare la sentenza n. 8512 del 19 dicembre 2002 dal Tar di
Sezione ha ritenuto che la gestione post-operativa di una discarica Lecce, ha ritenuto legittima la delibera di una giunta municipale con
non autorizzata, pur ricompresa nella nozione di gestione dei rifiuti la quale era stato approvato, senza preventiva valutazione di impatto
introdotta dall’articolo 6, comma 1, lettera d), Dlgs 22/1997, non rap- ambientale e senza preventiva autorizzazione ai sensi dell’articolo 27,
presenta una protrazione del reato permanente di abusivo esercizio Dlgs 22/1997, il progetto preliminare di realizzazione di un’area ecolo-
della discarica, che è punito solo in relazione al funzionamento effet- gica per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani (anche pericolosi) e
tivo di essa, mentre con l’inizio della gestione post-operativa il sito di tutti i manufatti necessari ad attrezzare la medesima area quanto a
non è più destinato a luogo di scarico e deposito di rifiuti, seppure per- viabilità, parcheggi, urbanizzazioni secondarie e verde di rispetto.
durano nel tempo gli effetti del precedente illecito accumulo. A ulteriore conforto della tesi in esame, viene sovente argomentato che
l’attività di gestione dei rifiuti urbani, ai sensi dell’articolo 21, comma
Da ultimo, si ricorda che, in un recente pronunciamento (21), la 1, Dlgs 22/1997, viene svolta in privativa dai Comuni, i quali, in forza
Suprema Corte ha avuto modo di chiarire che il reato di gestione di del potere regolamentare loro riconosciuto dal secondo comma del
discarica abusiva deve ritenersi integrato anche nell’eventualità in medesimo articolo, provvedono a disciplinare detta attività, stabilendo,
cui vengano smaltiti in discarica rifiuti diversi da quelli per i quali è tra l’altro, “le modalità del conferimento, della raccolta differen-
stata rilasciata l’autorizzazione, atteso che il trattamento di un rifiuto ziata e del trasporto dei rifiuti urbani al fine di garantire una di-
diverso da quello autorizzato equivale a trattamento di rifiuti senza stinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il re-
autorizzazione. cupero degli stessi”; sicché sarebbe ultroneo ritenere che l’allestimen-
to di ecopiazzole da parte dei Comuni o di imprese affidatarie del ser-
Il raggruppamento di rifiuti vizio pubblico necessiti anche dell’ulteriore controllo amministrativo
Resta, infine, da chiedersi se abbia un’autonoma valenza e una speci- rappresentato dall’autorizzazione ex articoli 27 e 28 o dalla comuni-
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fica disciplina il concetto di “raggruppamento” di rifiuti, che, in più cazione ex articoli 31 e ss. Dlgs 22/1997.
occasioni, ricorre all’interno del Dlgs 22/1997. Non manca, infine, chi, in un’ottica più pragmatica che giuridica, e-
Infatti, come già detto, l’articolo 6, lettera m), nel fornire la definizio- videnzia come la repressione penale nei confronti di amministratori e
ne di deposito temporaneo, parla di “raggruppamento dei rifiuti ef- dirigenti comunali che, pur in assenza di autorizzazione, hanno co-
fettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti”. munque intrapreso iniziative volte a favorire la raccolta differenziata
Ma anche l’articolo 6, lettera e) parla di raggruppamento, definendo ed il recupero dei rifiuti urbani a scapito del loro smaltimento, rischi
la raccolta come “l’operazione di prelievo, di cernita e di raggrup- di ritorcersi contro lo stesso obiettivo di protezione dell’ambiente ed in-
pamento dei rifiuti per il loro trasporto”. centivi, al contrario, l’abbandono dei rifiuti da parte di quanti si vedo-
L’allegato B, infine, nell’elencare le operazioni di smaltimento, con- no negato l’accesso alle ecopiazzole.
templa al punto D13 il “raggruppamento preliminare prima di
una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12”. Il fronte del “sì”
L’utilizzo che il Legislatore delegato fa del concetto di “raggruppa- In frontale contrapposizione con la tesi testé esposta si pone quella li-
mento” è dunque molto eterogeneo: nel primo caso per delimitare nea di pensiero che vuole l’ecopiazzola sempre e comunque soggetta
un’attività antecedente alla vera e propria gestione, nel secondo per al regime autorizzatorio previsto dal “decreto Ronchi”.
individuare un momento della prima fase gestoria che è la raccolta, In tale direzione si registra anzitutto la nota 5 agosto 1999, avente per
nel terzo per identificare addirittura un’operazione di smaltimento. oggetto “Gestione delle ecopiazzole comunali”, con la quale il
Ministero dell’ambiente – Servizio per la tutela delle acque, nel ri-
Pertanto, sembra potersi affermare con sufficiente tranquillità che il spondere ad un quesito posto dalla Provincia di Udine, afferma te-
termine “raggruppamento”, nell’ambito del Dlgs 22/1997, abbia un stualmente: “In riferimento alla vs richiesta si ribadisce quanto già
significato atecnico e non voglia individuare, in senso statico, una precisato nella nota 20349/ARS/R secondo cui le ecopiazzole pres-
forma di cumulo di rifiuti diversa e ulteriore rispetto a quelle sopra so cui viene effettuato il conferimento dei rifiuti urbani differen-
prese in esame, bensì identifichi genericamente, in senso dinamico, ziati si configurano come centri di stoccaggio (messa in riserva
un’attività di accorpamento di rifiuti propedeutica ad altra attività (di nel caso in cui i rifiuti siano destinati a successive operazioni di
raccolta, di prelievo da parte del trasportatore, di smaltimento). recupero e deposito preliminare nel caso in cui gli stessi siano de-
stinati allo smaltimento).
Le ecopiazzole Le ecopiazzole devono pertanto essere autorizzate ai sensi degli ar-
Come annunciato in premessa, prendiamo ora in esame quella pecu- ticoli 27 e 28 del Dlgs 22/1997 o, qualora ricorrano tutte le con-
liare forma di deposito che, nella prassi, è nota come ecopiazzola (o i- dizioni ai sensi dell’articolo 33, nel rispetto della normativa tecni-
sola ecologica o ecocentro, secondo una nomenclatura alla quale, co- ca attualmente in vigore ai sensi dell’articolo 57, comma 1, Dlgs
me si vedrà, non sempre viene attribuito significato univoco). 22/1997.
Trattasi, in buona sostanza, di aree perlopiù perimetrate e/o presidiate Nel caso specifico si fa riferimento alle disposizioni di cui al punto
che i Comuni, nell’ambito del compito istituzionale loro attribuito 2.2 della delibera del 27 luglio 1984, in cui viene precisato che
dall’articolo 21, Dlgs 22/1997, predispongono per la raccolta differen- nelle stazioni di trasferimento dei rifiuti urbani e negli impianti
ziata dei rifiuti urbani. di stoccaggio provvisorio realizzati in funzione del successivo av-
vio dei rifiuti al trattamento o alla discarica, devono essere adot-
Il fronte del “no” tate, per quanto applicabili, le caratteristiche costruttive e le moda-
Secondo una prima impostazione, accolta in numerose realtà locali, lità di esercizio richieste per gli impianti di discarica nonché i tem-
10 le ecopiazzole non sarebbero soggette al regime autorizzatorio previsto pi massimi di permanenza dei rifiuti in relazione ai pericoli per
la salute dell’uomo o per l’ambiente. mento e gestione dei Rsu potrebbero distinguersi in quattro categorie:

L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole


Si ritiene inoltre che debbano essere rispettati i criteri generali per 1) le ecopiazzole: trattasi di piccole aree attrezzate di conferimento di
la ubicazione e la conduzione degli impianti stabiliti al punto 3.2 Rsu domestici per frazioni omogenee dove gli utenti, a propria cura, si
della stessa delibera relativi alla compatibilità degli stessi con l’as- recano per conferire rifiuti tramite versamento in contenitori apposita-
setto urbano nonché al rispetto delle norme vigenti in materia di mente predisposti dal gestore per categorie omogenee sostanzialmente
tutela dell’ambiente. identici alle attuali campane o contenitori stradali di uso comune;
Per ciò che concerne i contenitori adibiti alla raccolta e collocati 2) le isole ecologiche semplici: trattasi di strutture attrezzate e in varia
all’interno delle suddette aree si ritengono applicabili i requisiti ri- maniera presidiate, o altrimenti circoscritte, aventi l’obiettivo di “in-
chiesti al punto 2.1 della delibera secondo cui tali contenitori de- tercettare” rifiuti, voluminosi e non, conferiti dalla cittadinanza, per i
vono essere idonei a proteggere i rifiuti dagli agenti atmosferici e quali la costruzione di un apposito circuito di raccolta risulterebbe ol-
dagli animali e devono essere sottoposti a periodiche operazioni di tremodo oneroso, oltreché di non indifferente aggravio per la circola-
bonifica”. zione stradale qualora si desse vita ad una incontrollata proliferazione
La posizione ministeriale trova concorde autorevole dottrina (22), la di contenitori per le vie cittadine;
quale ha evidenziato che: 3) le isole ecologiche con pre-trattamento o gestione (definibili anche
a) anche se le ecopiazzole sono deputate alla raccolta differenziata dei ecocentri): trattasi di strutture custodite ed accessibili da parte dell’u-
rifiuti in frazioni merceologiche omogenee destinate al riutilizzo, al tenza o da parte delle ditte incaricate ad orari prestabiliti, finalizzate
riciclaggio e al recupero di materia prima, da tale raccolta esita uno alla raccolta di frazioni omogenee di rifiuti ove, a differenza del primo
stoccaggio che, a sua volta, prenderà la strada del trasporto e poi quel- caso, oltre al conferimento sempre possibile al pari di un’isola ecologi-
la dell’impianto di recupero; ca semplice, si effettuano o si possono effettuare altresì operazioni
b) le ecopiazzole non possono essere qualificate come depositi tempo- semplici di gestione quali ad esempio cernita, smontaggio, recupero di
ranei, poiché, essendo presupposto del deposito temporaneo il fatto che parti eccetera;
il raggruppamento dei rifiuti sia effettuato prima della raccolta e nel 4) le stazioni di trasferimento dei rifiuti urbani: trattasi di strutture
luogo in cui essi sono prodotti, si dovrebbe paradossalmente indivi- ove il gestore pone in essere operazioni di collettamento di ingenti
duare il soggetto produttore nell’intera comunità cittadina e il luogo quantità di rifiuti urbani e provenienti da raccolta differenziata effet-
di produzione nell’intero territorio comunale, in stridente contrasto tuata altrove, magari in diversi Comuni.
con la natura eccezionale e derogatoria dell’istituto regolamentato Chi propone tale quadripartizione ritiene che le prime due categorie
dall’articolo 6, lettera m), Dlgs 22/1997; (ecopiazzole e isole ecologiche semplici) non configurino alcuna ipo-
c) inoltre, la qualificazione delle ecopiazzole come depositi tempora- tesi gestionale di rifiuti e non siano quindi sottoposte ad alcuna pre-
nei sarebbe inconciliabile con la normativa sul trasporto dei rifiuti ventiva autorizzazione o comunicazione ai sensi del “decreto Ron-

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


speciali assimilati, in quanto il trasporto di tali rifiuti verso l’ecopiaz- chi”, a condizione che siano in regola sul versante urbanistico territo-
zola dovrebbe essere accompagnato dal formulario di identificazione, riale e non degenerino in depositi incontrollati; al contrario, le altre
ma quest’ultimo non potrebbe essere sottoscritto, alla voce “Firma del due categorie (ecocentri e stazioni di trasferimento) costituirebbero dei
destinatario”, da nessun titolare del deposito temporaneo; veri e propri centri di stoccaggio e necessiterebbero pertanto di autoriz-
d) affermare che la realizzazione e la gestione delle ecopiazzole sia a- zazione espressa o tacita.
vulsa dal controllo preventivo amministrativo in chiave autorizzatoria Classificazioni e distinzioni analoghe a quelle testé indicate sono ri-
può avere conseguenze pratiche dannose per l’ambiente, sia perché scontrabili anche in numerose prassi amministrative (25).
l’ecopiazzola potrebbe produrre un “effetto calamita” rispetto ai rifiuti
aziendali (specialmente rispetto a quelli non dichiarati come tali) ac- La posizione della Cassazione
cumulando grossi quantitativi di rifiuti e rischiando di diventare una Con le sentenze 18 luglio 2005, n. 26379 e 28 settembre 2005, n.
piccola discarica, sia perché si rischierebbe di rendere giustificabile 34665 (riportata a pag. 30), la Corte di Cassazione ha recepito inte-
l’assenza del formulario in occasione del trasporto di rifiuti speciali a gralmente la tesi della necessaria autorizzazione delle ecopiazzole.
tutto vantaggio di chi pone in essere traffici illeciti.
In particolare, nella sentenza 26379/2005, la Corte si preoccupa an-
Ecocentri, isole ecologiche, ecopiazzole e stazioni zitutto di sancire l’infondatezza giuridica della tesi secondo la quale
di trasferimento di Rsu “l’ecopiazzola altro non sarebbe che un centro di raccolta di ri-
A metà strada tra le due opposte teorie si pongono quegli Autori che si fiuti urbani, che i Comuni possono gestire in regime di privativa
sforzano di individuare diverse tipologie di ecopiazzole, attribuendo e disciplinare con regolamento e quindi in assenza di autorizza-
loro differenti nomenclature e differenti regimi autorizzatori. zione”.
In tal senso, è stato suggerito (23) di riprendere la distinzione lessica-
le contenuta nel “Piano regionale per la gestione dei rifiuti” della A tal riguardo, la Corte osserva che l’articolo 21, Dlgs 22/1997, nell’at-
Regione Lazio e di suddividere i centri in questione in “ecocentri” ed tribuire ai Comuni la competenza di disciplinare con appositi regola-
“isole ecologiche”: menti la gestione dei rifiuti urbani, “non vanifica affatto la compe-
– i primi (“ecocentri”) sarebbero aree in cui vengono conferiti rifiuti tenza che lo stesso decreto Ronchi affida allo Stato, in particolare
da parte di operatori e ditte del settore produttivo ovvero in cui vengo- per la determinazione dei requisiti soggettivi e tecnico-finanziari
no effettuate operazioni di trattamento (per esempio: cernita e/o com- per l’esercizio delle attività di gestione dei rifiuti [articolo 18, com-
pattazione) preliminari allo smaltimento o al recupero; ma 2, lettera g)], alla Regione, in particolare per l’autorizzazione
– le seconde (“isole ecologiche”) sarebbero, invece, configurabili nelle delle operazioni di smaltimento e di recupero [articolo 19, com-
residuali ipotesi in cui l’area viene destinata al conferimento, da parte ma 1, lettera e)] e alla Provincia, in particolare per la verifica e il
dei cittadini, dei propri rifiuti differenziati, come avviene sostanzial- controllo dei requisiti previsti per l’accesso alle procedure semplifi-
mente nelle campane e nei cassonetti posti lungo le strade, senza che cate di abilitazione [articolo 20, comma 1 lettera d)]”.
assuma rilievo la dimensione dell’area o i contenitori nella medesima Prosegue la Corte: “In altri termini, il Consiglio comunale, attra-
ubicati. verso il regolamento che gli compete, non può derogare alle sud-
Mentre gli “ecocentri” sarebbero soggetti ad autorizzazione espressa o dette vincolanti disposizioni di legge che impongono un preventivo
a procedura semplificata, la gestione delle “isole ecologiche” rimar- controllo regionale o provinciale per determinate attività di gestio-
rebbe sostanzialmente disciplinata dai regolamenti adottati dai ne dei rifiuti. Solo il sindaco, in situazioni di eccezionale ed ur-
Comuni ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera c), Dlgs 22/1997. gente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, può
Secondo altra più articolata classificazione (24), le aree di conferi- derogare a tali disposizioni emettendo ordinanza contingibile e 11
urgente secondo i precisi limiti di tempo, di contenuto e di proce- istituito il servizio, va di regola assicurata tutti i giorni lavorativi.
L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole

dura stabiliti dall’articolo 13 dello stesso Dlgs 22/1997”. I regolamenti comunali di cui al secondo comma dell’articolo 8
Fatta questa premessa, la Corte osserva come, nel caso di specie, l’eco- del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, pos-
piazzola non fosse destinata alla mera raccolta di rifiuti urbani da sono prevedere frequenze di raccolta diverse, purché adeguata-
parte dei cittadini (26) e dovesse pertanto essere qualificata come mente motivate, a condizione che non comportino maggiori rischi
centro di stoccaggio, soggetto, come tale, al regime autorizzatorio, or- per la salute dell’uomo e/o per l’ambiente e siano comunque sal-
dinario o semplificato, previsto dal “decreto Ronchi”. vaguardate le esigenze di decoro ambientale.
I tempi e le modalità di conferimento, le capacità dei contenitori
La sentenza 26379/2005 sembrava lasciare uno spiraglio alla possi- nei quali il conferimento viene effettuato, nonché le frequenze e le
bilità che non dovessero essere qualificate come centri di stoccag- capacità del sistema di raccolta, devono assicurare la corrispon-
gio, bensì come depositi temporanei, le isole ecologiche destinate e- denza, sia temporale che quantitativa, tra il flusso di ciascun ciclo
sclusivamente al conferimento, da parte dei cittadini, dei rifiuti urba- di conferimento ed il flusso di ciascun ciclo di raccolta.
ni in frazioni omogenee. I contenitori nei quali viene effettuato il conferimento devono esse-
Tale spiraglio è stato chiuso, oltre ogni possibile dubbio, dalla suc- re idonei a proteggere i rifiuti dagli agenti atmosferici e dagli ani-
cessiva sentenza 34665/2005. mali e ad impedire esalazioni moleste.
Detti contenitori devono essere sottoposti a periodiche ed adeguate
In quest’ultimo pronunciamento, infatti, la Cassazione, chiamata a bonifiche, al fine di impedire l’insorgere di pericoli di natura igie-
sindacare la legittimità del sequestro preventivo disposto sopra un’area nico sanitaria.
di circa 2.000 mq che un Comune aveva recintato e pavimentato per 2.2. Il trasporto dei rifiuti urbani di cui al terzo comma dell’arti-
consentire ai cittadini di conferire varie tipologie di rifiuti in forma colo 2) del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del
differenziata, ha affermato espressamente che i rifiuti urbani raccolti 1982, va effettuato secondo modalità e con l’impiego di mezzi tec-
nell’isola ecologica non possono dar luogo ad un deposito tempora- nici atti a impedire la dispersione di rifiuti e la fuoriuscita di esa-
neo, dal momento che il luogo in cui avviene la produzione (e la rac- lazioni moleste.
colta) dei rifiuti domestici individuati dall’articolo 7, comma 2, lettera I mezzi impiegati nel trasporto devono essere idonei a garantire la
a), Dlgs 22/1997 è l’insediamento adibito a civile abitazione, nel qua- protezione dei rifiuti trasportati dagli agenti atmosferici e vanno
le gli occupanti hanno svolto le attività produttrici dei rifiuti e hanno sottoposti a periodiche ed adeguate bonifiche.
inoltre provveduto alla loro cernita e raggruppamento per frazioni o- Nei casi in cui le Regioni, nell’ambito dei piani di organizzazione
mogenee. dei servizi di cui al primo comma dell’articolo 6 del decreto del
Da ciò discende, ad avviso della Corte, che anche la semplice piazzola Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, prevedano la realiz-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

ecologica destinata alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani confe- zazione di stazioni di trasferimento e/o di impianti di stoccaggio
riti dai cittadini costituisce un centro di stoccaggio e necessita di pre- provvisorio, in funzione del successivo avvio dei rifiuti al tratta-
ventivo controllo da parte dell’autorità amministrativa, attraverso mento o allo stoccaggio definitivo, per tali stazioni ed impianti de-
un’autorizzazione espressa o attraverso una procedura semplificata. vono essere adottate le caratteristiche costruttive e le modalità di e-
La Corte, poi, ribadisce il principio già espresso nella sentenza n. sercizio richieste per gli impianti di stoccaggio definitivo per quan-
26379 ed afferma: “In assenza di specifica norma derogatoria, que- to applicabili, e fissati tempi massimi di permanenza dei rifiuti, al
sta previa abilitazione è necessaria anche nel caso in cui lo stoc- fine di evitare pericoli per la salute dell’uomo e/o per l’ambiente.
caggio sia effettuato dai Comuni. Ad eccezione di tali casi, non sono ammessi stoccaggi provvisori di
Ciò significa che la competenza dei Comuni a curare la gestione rifiuti urbani dal momento della raccolta a quello del loro scarico
dei rifiuti urbani e assimilati e a disciplinarla con appositi regola- negli impianti di trattamento o di stoccaggio definitivo”.
menti comunali ai sensi dell’articolo 21 Dlgs 22/1997, non confi- In base alla delibera 27 luglio 1984, pertanto:
gura alcuna deroga alla disciplina di cui ai capi IV e V del titolo I – una cosa sono i contenitori destinati alla raccolta dei rifiuti urbani,
dello stesso decreto: in particolare non esonera gli stessi Comuni i quali, rappresentando un mero strumento per veicolare i rifiuti urba-
che intraprendono operazioni di smaltimento o di recupero, an- ni verso i centri di stoccaggio provvisorio o definitivo, devono essere
che nella forma incoativa dello stoccaggio, dall’obbligo di munirsi strutturati e organizzati in modo tale da assicurare la corrispondenza
del necessario titolo abilitativo”. temporale e quantitativa tra il flusso di ciascun ciclo di conferimento e
il flusso di ciascun ciclo di raccolta, nonché devono garantire il rispet-
La delibera 27 luglio 1984 to del decoro ambientale ed evitare il formarsi di sporcizia diffusa, per-
Le pronunce della Corte di Cassazione, per quanto condivisibili, non colamenti e cattivi odori;
devono portare a conclusioni affrettate, giacché sarebbe semplicistico, – altra cosa sono gli impianti di stoccaggio provvisorio, i quali, aven-
oltre che aberrante, ritenere che ogni cassonetto deputato alla raccolta do la funzione di concentrare i rifiuti per periodi e/o per quantità su-
differenziata dei rifiuti urbani, realizzando un accumulo di rifiuti al periori a quelli del sistema di raccolta, in attesa del successivo avvio al
di fuori del luogo di produzione, integri un’operazione di stoccaggio e trattamento o allo stoccaggio definitivo, pongono problematiche am-
necessiti conseguentemente di preventiva autorizzazione (27). bientali ben maggiori e devono, pertanto, possedere caratteristiche co-
Nella speranza di contribuire ad una riflessione collettiva che riesca a struttive e gestionali analoghe a quelle degli impianti di stoccaggio de-
trovare un punto di incontro tra il rigore dell’interpretazione normati- finitivo.
va e le esigenze della pratica, si osserva come già la delibera del Sebbene la nomenclatura utilizzata nella delibera 27 luglio 1984 sia
Comitato interministeriale 27 luglio 1984 (recante “Disposizioni per quella contenuta nel Dpr 915/1982, la distinzione funzionale e strut-
la prima applicazione dell’articolo 4, Dpr 10 settembre 1982, n. turale tra contenitori per la raccolta ed impianti di stoccaggio ben può
915” ) distinguesse chiaramente, sia a livello funzionale che a livello essere applicata anche dopo l’entrata in vigore del Dlgs 22/1997, il
infrastrutturale, tra: quale, peraltro, all’articolo 57, comma 1, fa espressamente salve, fino
– “contenitori” destinati alla “raccolta” dei rifiuti urbani; all’adozione di nuove disposizioni attuative, le norme regolamentari e
– “impianti” finalizzati al loro “stoccaggio” provvisorio. tecniche già disciplinanti la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei
In particolare, il punto 2.1 della citata delibera, nel dettare i criteri re- rifiuti.
lativi alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani, recita:
“2.1. La raccolta dei rifiuti urbani di cui al punto 1) del terzo In conclusione, dunque, sembra potersi affermare che un’ecopiazzola,
comma dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica qualora risponda ai requisiti funzionali e strutturali di cui al punto
12 n. 915 del 1982, prodotti all’interno dei perimetri entro i quali è 2.1 della delibera 27 luglio 1984, rientri ancora nella fase della raccol-
ta e del trasporto dei rifiuti urbani (fase che inizia certamente all’in- da avviare al recupero, non v’è dubbio che tale soggetto debba:

L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole


terno dei nuclei domestici, ma che non può ritenersi esaurita col sem- – ottenere l’autorizzazione alla messa in riserva;
plice conferimento del rifiuto nel cassonetto) e non necessiti, pertanto, – controfirmare tutti i formulari che accompagnano i rifiuti verso il
di autorizzazione o comunicazione a norma dei capi IV e V del titolo I centro;
del “decreto Ronchi”. Qualora, invece, l’ecopiazzola adempia alla di- – tenere un registro di carico e scarico;
versa funzione di ammassare rifiuti per periodi e/o quantità superiori – essere in grado di rilasciare l’attestazione di cui all’articolo 49, com-
a quelli del sistema di raccolta, si è in presenza di un vero e proprio ma 14, Dlgs 22/1997 (in caso di applicazione della tariffa).
stoccaggio, per cui le implicazioni ambientali che esso comporta devo-
no essere preventivamente valutate dall’autorità competente ai sensi Quanto vale per i centri gestiti da privati non può non valere per le
degli articoli 27 e 28 Dlgs 22/1997 (ovvero, laddove sussistano i pre- ecopiazzole comunali presso le quali vengono avviati al recupero an-
supposti della procedura semplificata (28), dalla Provincia destinata- che rifiuti speciali assimilati, giacché non v’è motivo per cui i
ria della comunicazione) nonché, se del caso, dall’autorità competen- Comuni possano attestarsi su standard di tutela ambientale inferiori
te in materia di Via (29). a quelli richiesti ai privati, soprattutto in un settore di mercato nel
quale non sussiste la privativa.
Un’ulteriore considerazione si impone con riguardo al conferimento
nelle ecopiazzole di rifiuti speciali assimilati. L’articolo 10, comma 2, Dlgs 22/1997 stabilisce che il produttore dei
Nel sistema configurato dal Dlgs 22/1997, i Comuni svolgono, in regi- rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le seguenti priorità:
me di privativa, il servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti as- a) autosmaltimento dei rifiuti;
similati avviati allo smaltimento (articolo 21, comma 1), provveden- b) conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni
do, tra l’altro, a regolamentare l’assimilazione per quantità e qualità vigenti;
dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubbli-
e dello smaltimento (articolo 21, comma 2, lettera g). co di raccolta dei rifiuti urbani, con i quali sia stata stipulata apposita
I rifiuti speciali, pertanto, possono essere assimilati ai rifiuti urbani ed convenzione;
essere gestiti come tali, in privativa comunale, solo limitatamente d) esportazione dei rifiuti con le modalità previste dall’articolo 16.
all’ipotesi in cui siano avviati allo smaltimento. La norma, dunque, è chiara nello stabilire che il produttore di rifiuti
Al contrario, come chiarito dall’articolo 21, comma 7, Dlgs 22/1997 speciali che intenda avviarli al recupero deve prioritariamente confe-
anche prima della riforma introdotta dalla legge 179/2002, la privati- rirli a soggetti a ciò autorizzati (siano essi pubblici o privati). L’ipotesi
va non ricomprende la gestione dei rifiuti assimilati avviati a recupe- sub c) (conferimento dei rifiuti al gestore del servizio pubblico di rac-
ro, per cui le attività di raccolta di Rsa per frazioni merceologiche o- colta dei rifiuti urbani) è soluzione da ritenersi praticabile solo in via

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


mogenee, di trasporto e di recupero dei medesimi possono essere svolte subordinata, nell’eventualità in cui il mercato locale non fornisca
anche da imprese private in regime di libera concorrenza. un’offerta adeguata e comunque previa stipula di convenzione che dia
Peraltro, qualora un soggetto privato intenda realizzare un centro do- garanzie analoghe a quelle che si avrebbero in caso di conferimento
ve trasportare, anche solo provvisoriamente, rifiuti speciali assimilati del rifiuto a soggetto autorizzato al recupero.

(1) In questa Rivista n. 123 (11/05), pag. Infatti, lo schema di decreto legislativo di- sere raccolti ed avviati alle operazioni penale, sentenza 26 febbraio 2003, n.
24. ramato in data 24 ottobre 2005 dalla di recupero o di smaltimento secondo 9057, Costa; Corte di Cassazione, III
(2) L’articolo 4 della direttiva 75/442/Cee Commissione istituita dal comma 11 del- due diverse modalità alternative fra lo- Sezione penale, sentenza 5 febbraio 2004,
recita: la citata disposizione, contiene, all’artico- ro, a scelta del produttore: n. 4356; Corte di Cassazione, III Sezione
“Gli Stati membri adottano le misure lo 183, lettera m), la seguente definizione a) con cadenza almeno trimestrale penale, sentenza 27 aprile 2004, n. 19505,
necessarie per assicurare che i rifiuti di deposito temporaneo: “il raggruppa- dalla data di registrazione sul registro Ambrosi; Corte di Cassazione, III Sezione
siano ricuperati o smaltiti senza perico- mento dei rifiuti effettuato, prima della di cui all’articolo 188 del presente de- penale, sentenza 24 settembre 2004 n.
lo per la salute dell’uomo e senza usare raccolta, nel luogo in cui sono prodotti creto, indipendentemente dalle quan- 37879; Corte di Cassazione, III Sezione
procedimenti o metodi che potrebbero alle seguenti condizioni: tità in deposito; penale, sentenza 17 novembre 2004, n.
recare pregiudizio all’ambiente e in b) ovvero quando il quantitativo di ri- 44548.
particolare: m 1 – i rifiuti depositati non devono fiuti pericolosi in deposito raggiunge i (7) Ai fini della configurabilità della con-
– senza creare rischi per l’acqua, l’a- contenere policlorodibenzodiossine, po- 20 metri cubi. In ogni caso, allorché il travvenzione di cui all’articolo 51, com-
ria, il suolo e per la fauna e la flora; liclorodibenzofurani, policlorodibenzo- quantitativo di rifiuti non superi i 20 ma 2 Dlgs 22/1997, l’impresa può anche
– senza causare inconvenienti da ru- fenoli in quantità superiore a 2,5 parti metri cubi l’anno il deposito tempora- essere un’impresa di fatto, priva di perso-
mori od odori; per milione (ppm) né policlorobifenile, neo non può avere durata superiore ad nalità giuridica (in tal senso Corte di
– senza danneggiare il paesaggio e i si- policlorotrifenili in quantità superiore a un anno; lo stesso termine di durata Cassazione, III Sezione penale, sentenza
ti di particolare interesse. 25 parti per milione (ppm); massima si applica indipendentemente 10 novembre 2004, n. 43882).
Gli Stati membri adottano inoltre le m 2 – i rifiuti pericolosi devono essere dalle quantità, al deposito temporaneo (8) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione
misure necessarie per vietare l’abban- raccolti ed avviati alle operazioni di re- effettuato in stabilimenti localizzati penale, sentenza 19 giugno 2000, n. 7140,
dono, lo scarico e lo smaltimento in- cupero o di smaltimento secondo due nelle isole minori; Eterno; Corte di Cassazione, III Sezione
controllato dei rifiuti”. diverse modalità alternative fra loro, a m – 4 il deposito temporaneo deve esse- penale, sentenza 5 maggio 2004, n.
(3) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione scelta del produttore: re effettuato per tipi omogenei e nel ri- 21024, Eoli.
penale, sentenza 29 ottobre 2002; Corte di a) con cadenza almeno bimestrale spetto delle relative norme tecniche, (9) Sulla questione ho già avuto occasio-
Cassazione, III Sezione penale, sentenza dalla data di registrazione sul registro nonché, per i rifiuti pericolosi, nel ri- ne di sostenere la tesi secondo cui si a-
24 marzo 2003, n. 13113, Rofi; Corte di di cui all’articolo 188 del presente de- spetto delle norme che disciplinano il vrebbe un deposito incontrollato allor-
Cassazione, III Sezione penale, sentenza creto, indipendentemente dalle quan- deposito delle sostanze pericolose in essi quando il detentore dei rifiuti, pur rima-
20 maggio 2003, n. 22063, Mascheroni; tità in deposito; contenute; nendo tale, li tenga depositati direttamen-
Corte di Cassazione, III Sezione penale, b) ovvero quando il quantitativo di ri- m – 5 devono essere rispettate le norme te sul suolo, in modo disordinato, senza
sentenza 24 settembre 2004 n. 37879. fiuti pericolosi in deposito raggiunge i che disciplinano l’imballaggio e l’eti- controllo, come se giacessero in stato di
(4) Cfr. P. Ficco e M. Santoloci, “Discari- 10 metri cubi. In ogni caso, allorché il chettatura dei rifiuti pericolosi”. abbandono, mentre, nelle altre ipotesi di
ca abusiva e deposito temporaneo: i ter- quantitativo di rifiuti non superi i 10 (6) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione violazione delle condizioni previste
mini di una riflessione necessaria e non metri cubi l’anno il deposito tempora- penale, sentenza 15 luglio 1997, n. 9168, dall’articolo 6, lettera m), sarebbe inte-
rinviabile”, in questa Rivista n. 117 neo non può avere durata superiore ad Ciarcià; Corte di Cassazione, III Sezione grata la fattispecie di stoccaggio non au-
(4/05), pag. 10. un anno; lo stesso termine di durata penale, sentenza 3 luglio 2001, n. 31128, torizzato sanzionato dall’articolo 51,
(5) La questione, peraltro, sembra dover massima si applica indipendentemente Migliozzi; Corte di Cassazione, III Sezione comma 1 (cfr. “La violazione dell’articolo
presto ricevere soluzione normativa per dalle quantità, al deposito temporaneo penale, sentenza 5 marzo 2002, Amadori; 6, lettera m): stoccaggio non autorizzato
effetto dell’attuazione della delega conte- effettuato in stabilimenti localizzati Corte di Cassazione, III Sezione penale, o deposito incontrollato?”, in questa Rivi-
nuta nell’articolo 1 della legge 15 dicem- nelle isole minori; sentenza 28 maggio 2002, n. 20780, sta n. 118 (5/05), pag. 35). 13
bre 2004, n. 308. m 3 – i rifiuti non pericolosi devono es- Brustia; Corte di Cassazione, III Sezione Contrario a tale impostazione è V. Paone,
“Le sanzioni per abbandono e deposito temporaneo di rifiuti, ca non autorizzata” da “chiunque” illegittimo il ricorso alla disposizione
L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole

incontrollato di rifiuti”, in Ambiente – ma esclusi posta in essere ex articolo 51, 3 comma anzidetta per realizzare di fatto disca-
Consulenza e pratica per l’impresa, – gli impianti in cui i rifiuti sono scari- (cfr. Cass. 7746 del 1999; 34298 del riche permanenti, reiterando per anni
3/2004, pag. 271. L’Autore, pur ricono- cati al fine di essere preparati per il suc- 2002; 35551 del 2002; 1637 del le ordinanze, senza soluzione di conti-
scendo alla tesi indubbi profili di plausibi- cessivo trasporto in un impianto di re- 2003). nuità (vedi Corte di Cassazione, III Se-
lità, osserva come manchi nella vigente cupero, trattamento o smaltimento, e La Corte ha chiarito che “l’esercizio di zione penale, sentenza 17 aprile 1998,
normativa l’indicazione di chiare e precise – i depositi di rifiuti in attesa di recupe- discariche comunali di rifiuti senza n. 6292, Cuda; 15 luglio 1997, n.
precauzioni tecniche rispettando le quali ro o trattamento per un periodo infe- autorizzazione regionale” non costitui- 9157, Felice; 9 aprile 2002, n. 14762,
si possa parlare di deposito controllato. riore a tre anni come norma generale, sce solo “un reato in senso formale”, imp. Bluè). Non è neppure possibile fa-
(10) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione o ma un “reale pericolo per la salute e re ricorso ai poteri d’urgenza esclusiva-
penale, sentenza 16 gennaio 2002, n. – i depositi di rifiuti in attesa di smalti- l’ambiente”, beni primari che il sinda- mente per ragioni finanziarie, in
8526, Celano. mento per un periodo inferiore a un co ha il dovere di tutelare in concreto quanto non esiste un principio di giu-
(11) L’articolo 25, comma 2 del Dpr anno”. con tutte le iniziative pratiche necessa- stificazione di tipo economico nel siste-
915/1982, così come l’attuale articolo 51, (17) Corte di Cassazione, III Sezione pe- rio, stabilendo con la Regione un rap- ma del Dlgs 22/1997 come non esiste-
comma 3 Dlgs 22/1997, comminava una nale, sentenza 28 ottobre 2004, n. 42212; porto di reciproca e leale collaborazio- va nel Dpr 915/1982, giacché l’ente lo-
sanzione penale a carico di “chiunque Corte di Cassazione, III Sezione penale, ne (Corte di Cassazione, III Sezione pe- cale ha il dovere di dare la priorità alle
realizza o gestisce una discarica non au- sentenza 17 novembre 2004, n. 44548. nale, sentenza 16 maggio 1995, n. spese necessarie per un corretto smalti-
torizzata”. (18) Autorevole dottrina (P. Ficco e M. 7392, Alfieri) e che ogni incertezza deve mento dei rifiuti urbani, anche se il sito
(12) Corte di Cassazione penale, Sezione Santoloci, “Discarica abusiva e deposito essere evitata in ordine all’eventuale e- adatto si trovi ad una certa distanza e
Unite, sentenza 28 dicembre 1994 n. temporaneo: i termini di una riflessione sercizio dei poteri contingibili ed urgen- le risorse economiche comunali siano
12753, Zaccarelli. Successivamente, il necessaria e non rinviabile”, op cit.) ha e- ti. Già sotto la vigenza del Dpr 915/ limitate (vedi Corte di Cassazione, III
principio espresso dalle Sezioni Unite è spresso riserve in ordine a tale orienta- 1982 questa Corte aveva precisato Sezione penale, sentenza 13 ottobre
stato ripreso da Corte di Cassazione, III mento, ritenendo che “il dato letterale (Corte di Cassazione, III Sezione penale, 1995, n. 11336, Ranieri ed altri; Cass.
Sezione penale, sentenza 29 aprile 1997, dell’anno di giacenza del Dlgs 36/2003 sentenza 31 gennaio 1995, n. 1015, 10 maggio 1994, n. 1468, Meraglia; 3
n. 4013, Vasco e, in tempi più recenti, da non vada inteso in senso assoluto stanti Carpinelli), che il potere di ordinanza novembre 1993, n. 11041, Serafini; 21
Corte di Cassazione, III Sezione penale, le specifiche e peculiari caratteristiche del Sindaco ex articolo 12 Dpr 915/ ottobre 1993, n. 2180, Pm in proc.
sentenza 29 settembre 2004, n. 38318. della nostra normativa di settore ma 1982 era condizionato a precisi presup- Baffoni). Va infine precisato che l’ordi-
(13) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione soltanto come criterio di massima indi- posti per essere legittimo: a) la tempora- nanza di necessità non costituisce un
penale, sentenza 11 febbraio 1998, n. cativo di un termine che non può rite- neità; b) l’eccezionalità dell’evento ve- titolo di legittimazione sostitutivo del-
1654; Corte di Cassazione, III Sezione pe- nersi assoluto né in senso negativo né rificatosi; c) la necessità e l’urgenza di l’autorizzazione regionale ma, secondo
nale, sentenza 11 ottobre 2000, n. 3377; in senso positivo”. provvedere; d) la salvaguardia della l’orientamento di questa Corte (cfr. per
Corte di Cassazione, III Sezione penale, (19) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione salute e dell’ambiente; e) l’individua- tutte Cass. 25926 del 2002), configura
sentenza 13 novembre 2000, n. 11599; penale, sentenza 16 marzo 1998, n. 3257, zione delle concrete e positive misure una causa speciale di giustificazione
Corte di Cassazione, III Sezione penale, Santagata; Corte di Cassazione, III Sezio- con cui si doveva realizzare la forma per quelle attività di smaltimento non
sentenza 26 febbraio 2004, n. 8424; Corte ne penale, sentenza 29 maggio 1998, n. temporanea di smaltimento; f) una autorizzate che normalmente integre-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

di Cassazione, III Sezione penale, senten- 6292; Corte di Cassazione, III Sezione pe- motivazione specifica e dettagliata. rebbero gli estremi di reato. Proprio
za 8 giugno 2004, n. 25463; Corte di nale, sentenza 2 dicembre 1998, n. 12692; Questi principi sono stati recepiti nel- perché il decreto funge da causa di giu-
Cassazione, III Sezione penale, sentenza 8 Corte di Cassazione, III Sezione penale, l’articolo 13 del Dlgs 22/1997, con ul- stificazione di un reato è consentito al
settembre 2004, n. 36062. sentenza 16 giugno 1999, n. 7748; Corte teriori ed opportune precisazioni. giudice penale sindacarlo al fine di ve-
Secondo un’isolata pronuncia (Corte di di Cassazione, III Sezione penale, senten- Invero la temporaneità non può essere rificare la sussistenza della dedotta
Cassazione, III Sezione penale, sentenza za 27 marzo 2000, n. 3878, Stillitani; Cor- superiore a mesi sei; il potere di reitera- causa di giustificazione”.
17 giugno 2004, n. 27296) sarebbe altresì te di Cassazione, III Sezione penale, sen- zione non può essere esercitato più di (20) Cfr. Corte di Cassazione penale,
necessaria, ai fini dell’integrazione del tenza 14 ottobre 2002, n. 34298, Busca- due volte, per cui l’efficacia dell’ordi- Sezione Unite, sentenza 28 dicembre 1994
reato de quo, l’eterogeneità dell’ammasso rino; Corte di Cassazione, III Sezione pe- nanza non può protrarsi oltre 18 mesi, n. 12753, Zaccarelli; Corte di Cassazione,
dei materiali. A ben vedere, tuttavia, l’ete- nale, sentenza 2 dicembre 2004, n. 46735. e soprattutto non è possibile derogare III Sezione penale, sentenza 3 ottobre
rogeneità dei materiali accumulati, più Nella recente sentenza n. 859 del 18 gen- alle disposizioni vigenti in materia am- 1997, n. 8944, Gangemi; Corte di Cassa-
che un imprescindibile elemento materia- naio 2005, la III Sezione ha così efficace- bientale e di sicurezza pubblica, come zione, III Sezione penale, sentenza 26 set-
le della fattispecie illecita, rappresenta un mente riassunto il proprio orientamento è espressamente precisato nel preambo- tembre 2002, n. 1566; Corte di Cassazione
indizio oggettivo della volontà di disfarsi sul punto: lo dell’articolo 13 citato, il presupposto penale, Sez. Fallimentare, sentenza 12 no-
dei medesimi (e, dunque, della loro quali- “… va ribadito il consolidato indirizzo rimane quello dell’eccezionale ed ur- vembre 2004, n. 44274.
ficabilità come rifiuti) nonché della ripe- di questa sezione in base al quale an- gente necessità di tutela della salute (21) Corte di Cassazione, III Sezione pe-
titività dei conferimenti. che il sindaco, pur essendo obbligato pubblica e dell’ambiente dove la con- nale, sentenza 1° aprile 2005, n. 12349.
(14) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione per legge allo smaltimento dei rifiuti giunzione “e” ha sostituito la “o” del (22) M. Santoloci, “Ecopiazzole, la disci-
penale, sentenza 20 febbraio 2002, n. urbani, per la gestione di una discari- testo previgente. Tale potere può quindi plina giuridica dello stoccaggio comunale
6796, Garzia; Corte di Cassazione, III ca, deve chiedere l’autorizzazione alla essere esercitato in presenza di una si- per la raccolta differenziata”, in questa
Sezione penale, sentenza 29 settembre Regione – spettando solo a questa nella tuazione sopravvenuta che presenti il Rivista n. 110 (8/9-04), pag. 6; P. Ficco,
2004, n. 38318. sua posizione sovraordinata assumere carattere dell’eccezionalità, come ad e- “Le ecopiazzole comunali devono essere
(15) Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione le opportune decisioni in merito al rila- sempio un evento naturale straordina- autorizzate”, in www.reteambiente.it.
penale, sentenza 13 gennaio 1995, n. 163, scio dell’autorizzazione, valutate la rio (terremoto, alluvione, incendio, (23) E. Dello Vicario, “Ecopiazzole: isole
Zagni; Corte di Cassazione, III Sezione pe- quantità dei rifiuti da smaltire, le strut- ecc.), per cui si deve intervenire con ecologiche o ecocentri”? Un contributo al
nale, sentenza 29 luglio 1999, n. 1819; ture, l’idoneità delle discariche all’in- immediatezza, incompatibile con i dibattito (sul filo del lessico)”, in
Corte di Cassazione, III Sezione penale, terno del territorio regionale, sulla base tempi necessari per il rispetto della nor- www.dirittoambiente.com.
sentenza 31 gennaio 2005, n. 2950; Corte della comparazione di interessi pubbli- mativa vigente in materia. La deroga (24) C. Carruba e E. Quadraccia, “Eco-
di Cassazione, III Sezione penale, senten- ci e privati, trattandosi di attività che delle disposizioni vigenti, proprio perché piazzole, Isole ecologiche, Ecocentri. Con-
za 18 aprile 2005, n. 14285; Corte di non può essere riservata alla limitata deriva da una situazione contingente, tributo di analisi”, in www.lexambian-
Cassazione, III Sezione penale, sentenza prospettiva del sindaco. Tale principio, deve essere temporanea e limitata al te.com.
1° giugno 2005, n. 20499. già affermato sotto il vigore del Dpr periodo necessario per attivare la proce- (25) A titolo di mero esempio si cita l’at-
(16) Ai sensi dell’articolo 2, lettera g) 915/1982 (Corte di Cassazione, III Se- dura ordinaria. In altre parole la si- to di indirizzo concordato in sede di U-
della direttiva 26 aprile 1999, n. 1999/31/ zione penale, sentenza 23 ottobre tuazione emergenziale, che deve co- nione Regionale delle Province Marchi-
Ce deve intendersi per discarica: “un’area 1989, n. 2560, Cataldi; Corte di Cas- munque sussistere per giustificare il ri- giane in data 15 febbraio 2002:
di smaltimento dei rifiuti adibita al de- sazione, III Sezione penale, sentenza 8 corso alla procedura straordinaria, “In relazione al fatto se i centri-am-
posito degli stessi sulla o nella terra agosto 1989, n. 11017, Izzi; Corte di non deve poi costituire il pretesto per e- biente debbano o meno essere autoriz-
(vale a dire nel sottosuolo), compresa Cassazione, III Sezione penale, sentenza ludere la disciplina vigente in materia. zati ai sensi del Dlgs 22/1997, si fa rife-
– la zona interna adibita allo smalti- 21 aprile 1989 n. 6169, Porto; Corte di Da ciò consegue che il ricorso al provve- rimento al parere espresso dalla Re-
mento dei rifiuti (cioè la discarica in Cassazione, III Sezione penale, sentenza dimento d’urgenza non può essere in- gione Marche (nonché da altre Regioni
cui lo smaltimento dei rifiuti avviene 13 gennaio 1995, n. 163, Zagni, Corte vocato, in mancanza di situazioni ec- italiane) con Dgr n. 1115/ME/AMB del
nel luogo medesimo in cui essi sono di Cassazione, III Sezione penale, sen- cezionali, per risolvere l’ordinaria esi- 18 maggio 1998, la quale prevede che
stati prodotti e ad opera di chi li ha pro- tenza 30 giugno 1995, n. 7392, Alfieri) genza di smaltimento dei rifiuti e non “la conduzione delle stazioni e/o centri
dotti), e è stato, a maggior ragione, ribadito a può comunque protrarsi oltre il tempo di trasferimento e stazioni di conferi-
– un’area adibita in modo permanen- seguito del Dlgs 22/1997, che punisce necessario per adottare la procedura mento di rifiuti urbani è di competen-
14
te (cioè per più di un anno) al deposito la “realizzazione o gestione di discari- ordinaria. Questa Corte ha già ritenuto za e di privativa pubblica e rientra nel-
le operazioni di raccolta di cui all’arti- 1998, si effettuano operazioni ricom- rifiuti contenenti mercurio), 20.01.23*

L’intervento Depositi, stoccaggi ed ecopiazzole


colo 6, comma 1, punto e), del Dlgs prese nella fase di trasporto. (apparecchiature fuori uso contenenti
22/1997; infatti in tali strutture vengo- Le “stazioni di trasbordo” non sono clorofluorocarburi) e 20.01.35* (apparec-
no rispettivamente effettuate operazioni pertanto soggette ad autorizzazione ai chiature elettriche ed elettroniche fuori
di trasbordo da mezzi più piccoli a sensi del Dlgs 22/1997, a condizione uso, diverse da quelle di cui alla voce
mezzi più grandi ed il conferimento di che non vi siano effettuate operazioni 20.01.21* e 20.01.23*, contenenti compo-
rifiuti urbani differenziati in frazioni di smaltimento o di recupero cui agli nenti pericolosi) [20.01.36] (punto 5.19);
merceologiche omogenee, l’eventuale allegati B e C del medesimo decreto. – rifiuti di plastica, imballaggi usati in
cernita ed il raggruppamento per il lo- (26) Il giudice di merito, infatti, aveva plastica [15.01.02] [20.01.39] (punto
ro trasporto.” accertato che l’ecopiazzola non era “de- 6.1);
La definizione del termine “Centro- stinata esclusivamente al conferimento – scarti di legno e sughero, imballaggi di
Ambiente” (o “centro-raccolta” o “eco- di rifiuti urbani ingombranti da parte legno [15.01.03] [20.01.38] [20.03.01]
centro”) pur se non presente in tutti i dei cittadini”, ma costituiva un “sito ove (punto 9.1).
Piani Provinciali per la Gestione dei lo stesso servizio pubblico” conferiva “ri- (29) A conclusioni sostanzialmente ana-
Rifiuti, sulla base di una prassi termi- fiuti in vista del loro smaltimento defi- loghe perviene P. Milocco, “Le ecopiazzo-
nologica ormai consolidata, è da inten- nitivo o recupero” e compiva “un’atti- le devono essere autorizzate?”, Rivista
dersi riferita ad “aree custodita ed at- vità di cernita e separazione degli stes- giuridica dell’ambiente, 2002, 3-4, pag.
trezzate con contenitori idonei per il si” e infine li accumulava provvisoria- 512.
raggruppamento dei materiali della mente “in attesa della periodica attività L’Autore, partendo dal presupposto che il
raccolta differenziata e selettiva strada- di smaltimento”. concetto di luogo di produzione definito
le e per la ricezione di partite omogenee (27) La stessa dottrina fautrice della ne- nel “decreto Ronchi” non è applicabile in
e consistenti di esse conferite diretta- cessaria autorizzazione delle ecopiazzole senso stretto ai rifiuti urbani e che, per ta-
mente dai produttori”. I Centri Am- (M. Santoloci, “Ecopiazzole, la disciplina li rifiuti, il deposito temporaneo è quello
biente talora svolgono anche la funzio- giuridica dello stoccaggio comunale per che, nell’ambito territoriale in cui è orga-
ne di “impianti di secondo livello” in la raccolta differenziata”, op cit.) rileva nizzato il servizio di raccolta, precede l’a-
cui cioè si svolge la fase del raggruppa- “la diversa struttura, finalità, sistemazio- sporto a cura del Comune (purché per
mento o stoccaggio dei materiali prove- ne e soprattutto costituzione fisiologica tempistica della rimozione, dislocazione
nienti dalle “isole ecologiche” stradali dei cassonetti e delle ecopiazzole”. dei luoghi di conferimento e organizza-
(primo livello di raccolta). Inoltre, un’implicita conferma che un’e- zione complessiva del servizio non siano
Qualora i Centri siano impianti in cui copiazzola, a determinate condizioni, pos- pregiudicate le finalità di tutela della sa-
si svolgono operazioni di deposito preli- sa essere ricondotta alla fase della raccolta lute e dell’ambiente di cui all’articolo 4
minare o messa in riserva o di rag- anziché a quella dello stoccaggio, si trae della direttiva 75/442 e non si realizzi un
gruppamento, per esempio perché vi so- sia, a livello normativo, dall’articolo 9, sostanziale stoccaggio se non un deposito
no conferiti i rifiuti dei contenitori stra- comma 3, del Dpr 158/1999 (che prevede incontrollato), conclude affermando:
dali delle raccolte differenziate, è neces- l’attivazione da parte dei Comuni di “ser- “Ciò premesso, per comprendere qual è

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


saria l’autorizzazione per la realizza- vizi di raccolta differenziata dei rifiuti – i- il regime giuridico dell’ecopiazzola bi-
zione e gestione ex articolo 27 ss. Dlgs sole ecologiche, raccolta porta a porta o sogna, ovviamente, individuare la tipo-
22/1997 o, per le tipologie consentite, il similari”), sia, a livello giurisprudenziale, logia dell’infrastruttura.
ricorso alla procedura semplificata da Corte di Cassazione, III Sezione penale, Se l’ecopiazzola è il luogo in cui il
dell’articolo 33 della medesima legge. sentenza 3 gennaio 2002, Lanfranconi Comune ha organizzato il conferimen-
L’“isola ecologica” (o “stazione ecologi- (nell’occasione la Corte ha annullato con to da parte degli utenti dei rifiuti e nel
ca”) è un’area stradale incustodita ed rinvio la sentenza impugnata per totale cui ambito si realizzano movimenta-
attrezzata con contenitori idonei al carenza di motivazione, in quanto il giu- zioni, raggruppamenti e cernite fina-
conferimento di alcuni materiali della dice di merito, pur avendo riconosciuto lizzate al trasporto verso luoghi di
raccolta differenziata, accessibile ai cit- che la legislazione regionale lombarda di- smaltimento si ricade nella fase di rac-
tadini in qualsiasi momento, non ne- stingueva tra “piattaforme di servizio” e colta (che non va autorizzata).
cessita di autorizzazione alcuna. “piazzole per la raccolta differenziata” ri- Se l’ecopiazzola è un sito dove avvengo-
La “stazione di trasferimento” (o “tra- chiedendo l’autorizzazione solo per le pri- no, a cura del servizio pubblico, con-
sbordo” o “conferimento”) è invece un me, aveva condannato per deposito preli- centrazioni di rifiuti da vari punti di
impianto per il trasferimento dei rifiuti minare non autorizzato, senza adeguata raccolta, depositi finalizzati all’accu-
urbani da automezzi di modesta por- motivazione in punto di fatto, il Sindaco mulo di determinate quantità per otti-
tata ad altri di maggiori dimensioni di un Comune che, con più ordinanze mizzare le operazioni di smaltimento,
allo scopo di ridurre la movimentazio- contingibili ed urgenti, aveva consentito trattamenti preliminari in vista della
ne dei veicoli e rendere più efficiente il l’allestimento di un’apposita area da de- destinazione finale si tratta quantome-
conferimento agli impianti di recupero stinare a temporaneo conferimento sepa- no di una messa in riserva, in quanto
e smaltimento dei quantitativi raccolti; rato delle frazioni di rifiuti suscettibili di il trasporto è già preso in carico dal ser-
in tali aree possono essere effettuate o- raccolta differenziata). vizio e non dal produttore del rifiuto
perazioni di cernita e raggruppamento (28) Vale la pena di ricordare che, per urbano e l’ammasso è già l’esito di tale
per il trasporto. È evidente che, per le fi- molte delle tipologie di rifiuto general- trasporto e non opera di preparazione
nalità stesse di tali stazioni, l’eventuale mente raccolte nelle ecopiazzole, i Comu- al trasporto (secondo la definizione di
stoccaggio, raggruppamento e cernita ni possono avvalersi delle procedure sem- raccolta).
sono fasi funzionali al trasporto e plificate. In particolare, il Dm 5 febbraio In questo secondo caso la gestione del
quindi possono avere una breve durata 1998 (allegato 1, suballegato 1) prevede sito va autorizzata, eventualmente con
(24-72 ore) oltre la quale essa finisce la possibilità di recuperare in regime sem- le procedure semplificate, se ricorrono i
per assumere la funzione di un im- plificato i seguenti rifiuti: presupposti dell’articolo 33, Dlgs 22/
pianto di “secondo livello” soggetto ad – rifiuti di carta, cartone e cartoncino, in- 1997.
autorizzazione (vedasi quanto sopra clusi poliaccoppiati, anche di imballaggi È certo che la tecnologia e l’ottimale or-
chiarito per il “Centro Ambiente”). [15.01.01] [15.01.05] [15.01.06] ganizzazione delle varie fasi suggeri-
La “piattaforma ecologica” è invece un [20.01.01] (punto 1.1); scono o impongono situazioni in cui
impianto nel quale si procede già ad – imballaggi, vetro di scarto ed altri rifiuti conferimento, raccolta e messa in riser-
una prima fase di selezione e recupero e frammenti di vetro [15.01.07] va possono apparire momenti non net-
dei materiali per il successivo avvio ad [20.01.02] (punto 2.1); tamente distinti e che vanno necessa-
altre fasi di trattamento ed in cui quin- – vetro di scarto e frammenti di vetro riamente coordinati: è questo un ambi-
di, non ci si limita al solo stoccaggio o [15.01.07] [20.01.02] (punto 2 febbraio); to in cui utilmente, in relazione alla
raggruppamento dei rifiuti. – rifiuti di ferro, acciaio e ghisa pianificazione a cui sovrintende e alle
La “piattaforma ecologica” è quindi a [15.01.04] [20.01.40] (punto 3.1); concrete modalità operative degli enti e
tutti gli effetti un impianto di recupero – rifiuti di metalli non ferrosi o loro leghe imprese che gestiscono il servizio nel
soggetto ad autorizzazione a differenza [15.01.04] [20.01.40] (punto 3.2); suo territorio, che la Regione può eserci-
delle “stazioni di trasbordo” nelle qua- – apparecchiature elettriche ed elettroni- tare, nella cornice proposta dalla nor-
li, alla luce della citata deliberazione che fuori uso, diverse da quelle di cui alle mativa comunitaria e dal decreto
15
Gr n. 1115/ME/AMB del 18 maggio voci 20.01.21* (tubi fluorescenti ed altri Ronchi, una funzione chiarificatrice”.
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Premessa
Il sistema di classificazione dei rifiuti definito dal Dlgs 22/1997, im-
perniato sull’Elenco europeo dei rifiuti, pur apparendo molto nitido e
schematico, pone non poche difficoltà di applicazione e determina
delle ricadute gestionali pesanti in ambiti normativi diversi da quello
inerente i rifiuti. Tali ricadute sono, molto spesso, disattese sia dai pro-
duttori dei rifiuti che dagli operatori dello smaltimento/recupero e
contemporaneamente gli Enti competenti forniscono interpretazioni

L’intervento non univoche ed omogenee della stessa norma.


Pertanto, ad oltre otto anni dall’entrata in vigore di questo sistema di
classificazione, che già a livello di norme comunitarie presenta delle
ambiguità, occorre ancora approfondire l’argomento, mettendo in lu-
ce alcune consuetudini che, nel frattempo, si sono affermate e che
hanno offuscato i principi ispiratori della norma.

L’oggetto di questi interventi riguarda, quindi, i criteri di classificazio-


Le caratteristiche ne dei rifiuti pericolosi (siamo quindi già oltre l’annosa questione
della definizione di rifiuto, di centrale importanza, argomento com-
mentato già da molti altri illustri Esperti), la cui rilevanza è notevole e
di rischio dei rifiuti contrasta con l’apparente semplicità dell’Elenco europeo dei rifiuti.

Tale Elenco, infatti, ci consegna una nutrita serie di rifiuti pericolosi


pericolosi: già chiaramente individuati e delle istruzioni per andare a scovare il
codice giusto per ogni rifiuto. La prassi consolidata vuole che, una vol-
ta trovato il codice (Cer), basti annotare nel formulario e nel registro
problematiche una o più caratteristiche di rischio ed ecco che il rifiuto pericoloso è
ben definito; quindi, il gioco è fatto e la cosa termina qui.
Invece no: deve essere chiaro, infatti, che l’attribuzione di una “H”
di attribuzione piuttosto che di un’altra è il momento fondamentale della caratterizza-

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


zione di un rifiuto, poiché condiziona la gestione di questo in tutte le
e rapporti con altre diverse fasi e, contestualmente, può determinare ulteriori adempimenti
stabiliti da altre norme, quali quelle inerenti il trasporto di merci peri-
colose, gli incidenti rilevanti, la sicurezza sul lavoro e così via.
normative L’esperienza quotidiana evidenzia, purtroppo, una diffusa superficia-
lità nell’attribuzione delle caratteristiche di rischio:
– c’è chi abbonda trascurando le evidenti incoerenze nonché le conse-
(prima parte) guenze per sé e per gli eventuali successivi gestori;
– c’è chi, invece, si limita al minimo indispensabile, meglio se non di-
sturba troppo (evitando ad esempio rischi troppo pesanti come H7).
Pochi sono i casi (o con analisi mirate o con le schede di sicurezza
delle sostanze impiegate) in cui si giunge alla definizione di quelli che
sono i veri rischi associati ad un rifiuto realizzando poi la completa
“caratterizzazione” del rifiuto. (1)
di Claudio Rispoli I criteri di attribuzione delle caratteristiche di rischio forniti dalla di-
Chimico – Esperto ambientale rettiva MinAmbiente del 9 aprile 2002, sono apparentemente efficaci,
ma lasciano in realtà spesso ampio spazio ai dubbi e alle interpreta-
Si ringrazia il Dr. Roberto Montali zioni soggettive, quando non sono completamente ignorati. E così ci
per il prezioso contributo troviamo formulari che descrivono rifiuti che sono contemporanea-
sul tema della classificazione mente irritanti (H4), nocivi (H5) e tossici (H6), oppure infiammabili
delle sostanze pericolose. (H3B) e facilmente infiammabili (H3A); o, peggio ancora, capita che
siano omesse, in buona o cattiva fede, alcune caratteristiche di rischio
La seconda parte che condizionano fortemente le modalità di smaltimento quali ad e-
sempio comburente “H2” o sviluppo di gas tossici “H12” esponendo
sarà pubblicata gli operatori a probabili gravi incidenti.
sul numero 126 (02/06) Allo scopo di proporre un approccio rigoroso a questo problema, ten-
della Rivista. tando di fornire un metodo applicabile nella pratica quotidiana, è ne-
cessario effettuare una preliminare analisi dello sviluppo normativo
sul tema dei criteri di classificazione dei rifiuti pericolosi e sulla nasci-
ta del Catalogo europeo dei rifiuti.

Le fonti normative
Le direttive
La direttiva 91/156/Cee nei “considerando” recita: “(…) che per ren-
dere più efficace la gestione dei rifiuti nell’ambito della Comunità,
sono necessarie una terminologia comune e una definizione dei
rifiuti” e, all’articolo 1, che “La Commissione preparerà (…) un e-
lenco dei rifiuti che rientrano nelle categorie di cui all’allegato I. 17
Questo elenco sarà oggetto di un riesame periodico (…)”. L’allega- menclatura di riferimento con una terminologia comune per tut-
L’intervento Rifiuti pericolosi e altri ambiti normativi

to I citato descrive una serie di categorie di rifiuti a supporto della defi- ta la Comunità allo scopo di migliorare tutte le attività connesse
nizione di rifiuto sulla cui base sarà costituito poi il Catalogo europeo alla gestione dei rifiuti. A questo riguardo il Catalogo europeo dei
dei rifiuti, tale allegato corrisponde pienamente all’allegato A previsto rifiuti dovrebbe diventare il riferimento di base del programma
all’articolo 6, comma 1, lettera a) del Dlgs 22/1997. comunitario di statistiche sui rifiuti…”.
Ma, nel ritornare alla direttiva 91/689/Cee, si nota che essa va ben ol-
La direttiva 91/156/Ce, quindi, detta dei principi fondamentali cui le tre: “I metodi di prova sono intesi a conferire un significato specifi-
successive norme dovranno fare riferimento per i diversi dettagli co alle definizioni di cui all’allegato III. I metodi da utilizzare so-
tecnici e gestionali, il Catalogo è individuato come uno strumento no quelli descritti nell’allegato V della direttiva 67/548/Cee, (...) o
necessario a facilitare la comunicazione e lo scambio di dati in am- dalle successive direttive della Commissione che adeguano al pro-
bito comunitario. gresso tecnico la direttiva 67/548/Cee. Questi metodi sono basati
sui lavori e sulle raccomandazioni degli organismi internaziona-
La direttiva 91/689/Cee verte sui rifiuti pericolosi e, di nuovo, nei li competenti, in particolare su quelli dell’Ocse”.
“considerando” troviamo un riferimento alla necessità di uniformità:
“(…) considerando (…) è necessario usare definizioni precise ed Ecco quindi anche i metodi sperimentali per accertare le caratteri-
uniformi dei rifiuti pericolosi, basate sull’esperienza”, poi all’arti- stiche di rischio dei rifiuti; è inoltre chiaro che sia i metodi di prova
colo 1, comma 4, troviamo: “ai fini della presente direttiva, si inten- che i criteri di classificazione progrediscono di pari passo con i vari
de per “rifiuti pericolosi: adeguamenti (oggi siamo al 29°) della direttiva 67/548/Cee.
• i rifiuti precisati in un elenco da stabilirsi (…) e basato sugli
allegati I e II della presente direttiva (…). Tali rifiuti devono pos- L’Elenco europeo dei rifiuti
sedere almeno una delle caratteristiche elencate nell’allegato III. La successiva stesura del Catalogo, contenuta nella decisione 2000/
L’elenco precitato tiene conto dell’origine e della composizione dei 532/Ce (recepita nell’ambito del regolamento Ce 2557/2001 e oggetto
rifiuti e eventualmente dei valori limite di concentrazione (…); della MinAmbiente del 9 aprile 2002), migliora la situazione, inseren-
• qualsiasi altro rifiuto che (…) possiede una delle caratteristiche do molte nuove voci e, soprattutto, introduce per alcuni codici (i co-
indicate nell’allegato III”. siddetti codici a specchio) dei limiti di concentrazione: in tal modo, il
Quindi l’allegato III, di cui sopra, fornisce i riferimenti tecnici precisi: “criterio di provenienza” (il rifiuto è comunque pericoloso perché io
“L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo tossico (e molto tossi- Legislatore voglio/ho appurato così) è affiancato dal “criterio di con-
co), nocivo, corrosivo e irritante è effettuata secondo i criteri stabiliti centrazione” (se si dimostra che la concentrazione di sostanze pe-
nell’allegato VI, parte I. A e parte II. B della direttiva 67/548/ Cee ricolose è al di sotto delle soglie previste, il rifiuto non è pericoloso).
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

del Consiglio, del 27 giugno 1967 (...). Per quanto concerne l’attri- Quest’ultimo, pur presente nella direttiva 91/689/Cee, era stato del tut-
buzione delle caratteristiche cancerogeno, teratogeno e mutageno e to ignorato nella prima elencazione dei rifiuti.
riguardo all’attuale stato delle conoscenze, precisazioni supplemen- Quali soglie di concentrazione impone, dunque, il Legislatore comu-
tari figurano nella guida per la classificazione e l’etichettatura di nitario per i rifiuti? Nient’altro che quelle stabilite dalle norme per la
cui all’allegato VI (parte II. D) della direttiva 67/548/Cee (...). classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose.

Gli allegati I, II e III citati sono ripresi fedelmente negli allegati G, H Riassumendo, appare evidente che:
ed I al Dlgs 22/1997 e rispettivamente indicano: – la classificazione dei rifiuti pericolosi ha come riferimento vinco-
– un elenco di categorie generali di rifiuti o processi produttivi (at- lante le norme per la classificazione e l’etichettatura delle sostanze
tenzione, sono queste le categorie di rifiuti che non possono es- pericolose, necessarie per valutare i rischi associati al rifiuto;
sere mescolate come recita l’articolo 9 del Dlgs 22/1997); – i criteri di classificazione dei rifiuti pericolosi si adeguano all’evo-
– un elenco di sostanze costituenti il rifiuto che lo rendono perico- luzione delle norme per la classificazione e l’etichettatura delle so-
loso “quando tali rifiuti possiedono le caratteristiche di cui stanze pericolose, anche per quanto riguarda i metodi di prova;
all’allegato III”; – il Catalogo europeo dei rifiuti è uno strumento necessario di orga-
– l’elenco delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti, cui corrispon- nizzazione e pianificazione, nato al fine di semplificare la raccolta e
dono le diverse sigle “H” da 1 a 14. lo scambio di dati; lo stesso Legislatore riconosce che non è esausti-
vo (e non lo potrà mai essere) ed è per questo soggetto a revisione
Non siamo quindi ancora al Catalogo, ma vengono sanciti i riferi- periodica.
menti per la costruzione di questo e per la definizione di rifiuto perico-
loso, che sono cioè le norme per la classificazione e l’etichettatura del- Le ambiguità della disciplina legislativa
le sostanze pericolose. Va ricordato che tutti tali criteri e riferimenti so- I rifiuti pericolosi che non sono pericolosi
no presenti tal quali nella normativa italiana attualmente vigente, Il Legislatore comunitario nella realizzazione dell’Elenco europeo dei
quindi occorre tenerne conto nella gestione dei rifiuti. rifiuti, al fine di prevenire danni all’uomo ed all’ambiente, in confor-
mità al principio di precauzione, ha ritenuto che alcuni rifiuti sono
Il Catalogo europeo dei rifiuti sempre pericolosi, cioè tali rifiuti presentano sempre una o più carat-
Successivamente, la decisione della Commissione 94/3/Ce e la decisio- teristiche di rischio perché contengono sempre sostanze pericolose. È,
ne del Consiglio 94/904/Ce (ora abrogate dalla decisione 2000/532/Ce, quindi, prevalso il criterio di provenienza rispetto ai criteri di concen-
istitutiva dell’unico Elenco europeo dei rifiuti, dove trovano posto an- trazione pur previsti dalla direttiva 91/689/Cee, corrispondenti a quelli
che i rifiuti pericolosi), ci hanno consegnato il Catalogo europeo dei ri- della direttiva 67/548/Cee. Nella pratica quotidiana si verifica spesso il
fiuti (prima versione). Tale Catalogo fu frutto di un estenuante com- caso di rifiuti che sono chiaramente individuati come pericolosi (con
promesso fra gli interessi dei diversi Stati e non rifletteva i rigorosi crite- codice non a specchio) che però, grazie ad accertamenti analitici o al-
ri tecnici sopra citati, sacrificati a fronte di ben altre esigenze. Né è que- la verifica delle schede di sicurezza dei prodotti impiegati, non presen-
sta la sede per elencare i vistosi errori ed omissioni ivi presenti, così co- tano alcun rischio secondo i criteri delle norme sull’etichettatura di
me gli errori ulteriori aggiunti dalla traduzione italiana e nella tran- sostanze e preparati pericolosi e che quindi non sarebbero classificabili
scodifica dai vecchi codici del Catasto dei rifiuti, va piuttosto ribadito come pericolosi. È noto, poi, che per motivi di riduzione dell’impatto
che i criteri sopra elencati, pur traditi nella redazione del Catalogo, so- ambientale delle merci e per considerazioni relative alla sicurezza del
no tuttora i criteri che determinano se il rifiuto è pericoloso o meno. loro impiego è in atto la tendenza generale ad evitare o a ridurre l’im-
18 La stessa decisione 94/3/Ce recita: “il Catalogo vuole essere una no- piego di sostanze pericolose. Il risultato è che molti prodotti pericolosi
impiegati in diversi processi produttivi, cui corrispondevano rifiuti ratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 al momento l’articolo 2

L’intervento Rifiuti pericolosi e altri ambiti normativi


classificati correttamente come pericolosi anni or sono, attualmente della presente decisione non specifica alcunché”.
sono stati sostituiti da altri non pericolosi del tutto. Perciò il caso sue- A ben guardare, la direttiva MinAmbiente 9 aprile 2002 al punto 6
sposto si verifica con sempre maggiore frequenza, anche grazie ai dell’allegato A ha un contenuto un po’ diverso: “mentre le caratteri-
tempi lunghi delle procedure previste per l’adeguamento del catalogo stiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 non devono essere prese in
alla realtà normativa e produttiva. considerazione in quanto mancano i criteri di riferimento sia a
Fermo restando il vincolo normativo (pur nella sua ambiguità) che ci livello comunitario sia a livello nazionale, e si ritiene che la classi-
impone di classificare tutti questi rifiuti come pericolosi, rimane il ficazione di pericolosità possa comunque essere correttamente ef-
problema di quale caratteristica di rischio associarvi. È chiaro che fettuata applicando i criteri di cui al suddetto punto 4”.
questa sarà avulsa da qualsiasi riferimento tecnico/normativo e sarà Nel ricordare che le definizioni delle caratteristiche di pericolo fornite
scelta con criteri ampiamente soggettivi (vedremo nella seconda parte per i rifiuti dalla direttiva 91/689/Cee sono le stesse indicate nella di-
le modalità di attribuzione delle “H”). rettiva 67/548/Cee, ad eccezione di H9 e H13, e che al momento dell’e-
Si ritiene, quindi, opportuno che gli eventuali certificati di analisi atte- manazione della direttiva 91/689/Cee, mentre per le sostanze erano
stino che il rifiuto è classificato pericoloso “per provenienza” in stati già introdotti i criteri di valutazione della pericolosità ambientale
conformità all’Elenco europeo dei rifiuti, precisando contestualmente non altrettanto era stato fatto per i preparati in miscela (quali in gene-
che la caratteristica di rischio è assegnata solo per conseguente neces- re sono i rifiuti), cosa avvenuta solo con la direttiva 1999/45/Ce, soste-
sità, senza alcun riferimento al superamento di limiti di concentrazio- nere che per H1, H2 e H14 mancano i criteri di riferimento non è cor-
ne o parametri fisici riferiti alle norme vigenti in tema di etichettatura retto. Infatti, i criteri che stabiliscono se una sostanza (o un prepara-
di sostanze e preparati pericolosi. È chiaro che la decisione 2000/532/ to) sia esplosiva, comburente o ecotossica sono chiaramente definiti
Ce, con l’introduzione dei codici a specchio, ha affrontato questo pro- sempre nella direttiva 67/548/Cee (o nella direttiva 1999/45/Ce).
blema, risolvendolo però solo parzialmente. Ove i metodi ivi previsti non siano applicabili al caso specifico si ricorre
(come previsto dalla direttiva 91/689/Cee) ad altri metodi internazional-
Gli oggetti pericolosi mente riconosciuti come il manuale Onu delle prove e dei criteri (2).
Il caso della discordanza tra la pericolosità di un rifiuto asserita dal Per quanto concerne H12, questa descrive una proprietà caratteristica
Catalogo e le norme per l’etichettatura delle sostanze pericolose si ri- di alcune sostanze cui non corrisponde una classe di pericolosità ai fi-
propone in modo ancora più accentuato per alcuni manufatti quali i ni della direttiva 67/548/Cee ma le frasi di rischio R29, R31, R32. Tali
tubi fluorescenti contenenti mercurio, i tubi catodici dei televisori e dei sostanze sono già classificate come pericolose per altre caratteristiche
monitor per computer, le apparecchiature con clorofluorocarburi, i chimico-fisiche o tossicologiche che possiedono, quindi le frasi di ri-
veicoli fuori uso eccetera. schio citate sono aggiuntive ad altre che riconducono ad altre “H” con

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


Tutti questi rifiuti – e altri – sono chiaramente individuati nel Ca- i relativi limiti di concentrazione (ad esempio i cianuri possono svi-
talogo, alcuni con codici a specchio, ma che caratteristiche di rischio luppare gas tossici in certe condizioni, quindi si applica H12, ma sono
hanno? La norma è vincolata, come già fin troppe volte ho ricordato, anche tossici, quindi H6).
alla direttiva 67/548/Cee, che però non è applicabile agli oggetti, così Per quanto riguarda H13 la definizione di questa caratteristica di ri-
come le norme inerenti i preparati pericolosi (direttiva 1999/45/Ce e schio è: “sostanze e preparati suscettibili, dopo l’eliminazione, di
successive, recepita con Dlgs 14 marzo 2003, n. 65). Va aggiunto che dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio
tali manufatti all’origine non presentano alcuna indicazione di ri- ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche so-
schio (proprio perché le norme citate non sono applicabili) quindi an- pra elencate”. Tale dizione appare svincolata da qualsiasi limite o cri-
che eventuali schede o istruzioni d’uso fornite all’origine dai produtto- terio di riferimento; ispirata sempre dal principio di precauzione, sem-
ri in genere non forniscono direttamente indicazioni utili ai fini bra dipendente solo da interpretazioni soggettive. L’esempio in essa
dell’individuazione delle caratteristiche di rischio quando gli stessi di- contenuto porta a riferirla principalmente ai rifiuti da conferirsi in di-
ventano un rifiuto. Il risultato è che la consultazione di formulari re- scarica, ma ricordando che risale alla direttiva 91/689/Cee, si nota
lativi a queste tipologie di rifiuti mostra la più ampia varietà di scelte quanto sia lontana dagli attuali criteri di smaltimento dei rifiuti in di-
tra le “H” assegnate (quando ci sono), nonostante una discreta omo- scarica di cui al decreto 3 agosto 2005 che sono estremamente precisi e
geneità di composizione nell’ambito di ogni singola tipologia. dettagliati.
Anche il termine “eliminazione” è generico, non è inoltre previsto tra
Neppure le normative specifiche per alcuni di questi rifiuti (i cosid- le definizioni di cui all’articolo 6 del Dlgs 22/1997, né, mi pare, in altre
detti Raee, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche di cui disposizioni comunitarie. Personalmente ritengo che il maggior rischio
al decreto 25 luglio 2005, n. 151, e il Dlgs 24 giugno 2003, n. 209 sia “prima” dell’eliminazione, nelle fasi cioè di raccolta, trasporto e
sui veicoli fuori uso) forniscono indicazioni in merito. trattamento: se queste sono svolte bene non ci devono essere rischi di ri-
lascio di sostanze pericolose “dopo” lo smaltimento definitivo.
Per alcuni di questi rifiuti sono stati effettuati studi ove, sia attraverso L’aleatorietà della definizione di questa caratteristica di rischio ha de-
un lavoro analitico particolarmente delicato, sia grazie alle informa- terminato due conseguenze: la prassi di assegnarla, da sola, ai rifiuti
zioni fornite dai produttori, si è giunti a disporre delle concentrazioni “pericolosi non pericolosi” descritti prima, e il fatto (grave) che alcuni
delle sostanze pericolose presenti. Al fine di valutare le effettive caratte- Enti di controllo sostengono che proprio l’assenza di riferimenti di
ristiche di rischio, e in mancanza di norme di riferimento, i manufatti qualsiasi tipo fa sì che questa sia una caratteristica di rischio sempre
sono stati assimilati a dei preparati applicando quindi i criteri delle applicabile ai rifiuti, anche a quelli codificati con codici a specchio
norme sulla classificazione dei preparati pericolosi (che costituiscono che quindi non sono più declassificabili (!).
il criterio più conservativo esistente), giungendo così, con questo ap- La conseguenza è che non ci sono più rifiuti pericolosi, a meno che
proccio ampiamente conservativo, a dei risultati spesso sorprendenti. non si faccia un’analisi centesimale che attesti l’assenza di qualsiasi
sostanza pericolosa (!). Non credo che ciò sia stato nelle intenzioni del
Non è questa la sede idonea per illustrare le conclusioni di questi la- Legislatore.
vori, né tanto meno si propone di farli effettuare dai produttori di ri-
fiuti, ma credo che risulti chiara la necessità di colmare il vuoto nor- Quanto sopra, si ritiene che dimostri la necessità di aggiornare e inte-
mativo esistente dettando disposizioni specifiche in merito. grare i criteri di pericolosità dei rifiuti, uniformandoli esplicitamente a
quelli delle sostanze e preparati pericolosi attualmente vigenti. Se poi,
Le “H” di cui mancano i criteri di riferimento in conformità al condivisibile principio di precauzione, si vuole che
La decisione 2000/532/Ce, al punto 6 dell’allegato, recita: “Per le ca- alcuni rifiuti siano gestiti sempre come pericolosi, occorre dettare delle 19
norme gestionali specifiche, svincolate dalle norme per la classifica- pericolosi, quindi riferita alle categorie 3 e 5).
L’intervento Rifiuti pericolosi e altri ambiti normativi

zione della sostanze pericolose, com’è già stato fatto peraltro per i ri- Anche qui, nei provvedimenti di iscrizione all’Albo, non troviamo altro
fiuti sanitari, introducendo H9 e definendo dei codici del Catalogo che che elenchi di codici rifiuto associati a targhe di veicoli, spesso questi
esprimono esplicitamente la necessità o meno di adottare “precauzio- ultimi sono poco o male descritti; non c’è alcun riferimento alle carat-
ni particolari”. teristiche di rischio. Eppure esistono norme specifiche che disciplinano
il trasporto e in particolare quello delle merci pericolose: il Codice del-
Le autorizzazioni la strada e le note norme Adr nell’edizione 2005 vigente. Queste ultime
Ciò che si riscontra nella norma italiana e nell’intero sistema gestio- sono in strettissima relazione con le caratteristiche chimico-fisiche ed
nale dei rifiuti è l’assoluta centralità del Catalogo dei rifiuti: tutto il si- i rischi delle merci da trasportare (3). In questo caso l’Ente compe-
stema autorizzativo è fondato esclusivamente sui codici rifiuto, come tente ne ha, a suo modo, tenuto conto: infatti è prevista tra le docu-
se l’unica discriminante fosse il codice, non le caratteristiche di rischio mentazioni da presentare ai fini dell’iscrizione, la comunicazione del-
che, al contrario erano state oggetto dell’attenzione primaria da parte la classificazione Adr di ogni codice Cer per cui si vuole essere abilitati
del Legislatore europeo. al trasporto (si veda la delibera Albo gestori 27 settembre 2000, sui
Certamente l’uso dei codici semplifica molto l’attività degli Enti com- contenuti della perizia giurata).
petenti e degli utenti: infatti il controllo tipico sull’idoneità degli ope-
ratori dello smaltimento/recupero si limita a verificare se l’autorizza- Ora è necessario chiarire due punti fondamentali:
zione è in corso di validità e se contiene il codice del rifiuto da conferi- – non tutti i rifiuti pericolosi sono merci pericolose ai fini del tra-
re. Eppure è evidente a tutti che moltissimi codici del Catalogo hanno sporto su strada, occorre infatti verificare per ogni rifiuto se questo
definizioni assolutamente generiche e che ognuna di queste può quin- soddisfa i requisiti per essere classificato come merce pericolosa in
di giustamente essere associata a rifiuti molto diversi e con caratteristi- conformità ai criteri di classificazione previsti nella norma; questi
che di rischio molto diverse che determineranno la necessità di dispor- criteri sono precisi e dettagliati, ma sono in molti casi diversi dai
re di impianti, di attrezzature e di modalità gestionali diverse. criteri di pericolosità dei rifiuti;
Altrettanto certamente, queste specificità dovrebbero essere oggetto di – è impossibile sostenere che ad un codice Cer corrisponda una
attenzioni particolari nella fase istruttoria del procedimento autorizza- classificazione Adr univoca (tranne che in due o tre casi molto parti-
tivo, ove l’Ente competente valuta in profondità tutti gli aspetti proget- colari), questo perché, come abbiamo già visto prima, le codifiche
tuali, tecnici e gestionali di un impianto che deve trattare rifiuti peri- del Catalogo sono generiche e le caratteristiche di rischio di rifiuti
colosi, ma nel documento di autorizzazione finale tali diversità si per- con lo stesso Cer possono essere le più varie (quindi diffidare dei
dono. Si giunge, infatti, a definire un elenco di codici cui corrisponde prontuari con tabelle di corrispondenza codice Cer = numero Onu e
un quantitativo totale massimo ammesso di rifiuti pericolosi (annuo o classe Adr).
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

giornaliero, i criteri sono i più vari), ma è chiaro che se, ad esempio,


l’impianto sarà autorizzato per 500 tonnellate l’impatto ambientale Ciò fa comprendere la totale mancanza di senso di questa dichiarazio-
sarà ben diverso se questo quantitativo sarà costituito da rifiuti irritan- ne richiesta dall’Albo, che è contenuta nella cosiddetta “perizia giura-
ti (H4) o molto tossici (H6). Non cito altre caratteristiche di rischio, né ta di idoneità dei mezzi”. Tale perizia deve essere rilasciata da parte di
le possibili combinazioni di queste per non dilungarmi, lascio ai letto- professionisti in possesso di titoli di studio diversi, tra i quali non è
ri questo esercizio e la valutazione delle conseguenze. però prescritta l’abilitazione quale consulente per la sicurezza dei tra-
sporti di merci pericolose di cui al decreto 4 febbraio 2000, n. 40 (at-
Si potrà obiettare che questi sono temi regolamentati da norme spe- tuazione della direttiva 96/35/Ce).
cifiche quali quelle inerenti la valutazione di impatto ambientale, i Questa abilitazione, riconosciuta a livello europeo, individua l’unica
rischi rilevanti, la prevenzione incendi: è vero, e ciò dimostra pro- figura professionale competente in tema di trasporto di merci pericolo-
prio l’importanza che ha la corretta attribuzione delle caratteristiche se, che quindi avrebbe titolo esclusivo ad effettuare tale dichiarazione
di rischio, poiché determina ricadute in altri ambiti normativi (que- data la formazione specifica che possiede, a prescindere dal titolo di
sto tema sarà sviluppato più avanti). studio.

La lettura di moltissimi provvedimenti di autorizzazione rilasciati ai A nostro avviso questa perizia è inutilmente ridondante: infatti sono
sensi dell’articolo 28 del Dlgs 22/1997 mostra quanto la considerazio- sempre le norme Adr a sancire tutti i requisiti di un mezzo adibito al
ne dei rischi associati ai rifiuti non sia la regola ma un’eccezione. trasporto di merci pericolose per il quale possono essere previste
Infatti, solo raramente si possono ritrovare tra le prescrizioni alcuni ri- anche delle omologazioni particolari, che si riscontrano poi nei do-
chiami molto generici, caso che capita ad esempio ove siano svolti cumenti del mezzo rendendo così superfluo ogni ulteriore atto. Se
trattamenti specifici su alcune linee di impianto particolari, quando mai sarebbe più utile richiedere copia della lettera di comunicazio-
poi però si vanno a vedere i codici autorizzati per quel trattamento si ne della nomina del consulente di cui sopra, inviata dal responsabile
trova un po’ di tutto e si comprende quindi come la prescrizione sia dell’impresa di trasporto al Dipartimento trasporti terrestri compe-
un blando consiglio cui non corrispondono dei criteri gestionali rigidi. tente per territorio.
Ciò pone seri dubbi circa la qualità con cui è stata svolta l’istruttoria e,
a prescindere dalla buona o cattiva fede di colui che chiede l’autoriz- Quanto esposto si ritiene che descriva in modo succinto la risposta su-
zazioni e dei funzionari che la concedono, il risultato è una bassa perficiale e pasticciata data dalle Istituzioni alle richieste di qualità e
qualità del sistema di gestione dei rifiuti con il conseguente mancato rigore sancite dal Legislatore europeo; inoltre la focalizzazione sui co-
conseguimento delle finalità di cui all’articolo 2 del Dlgs 22/1997. Né dici Cer ha fatto perdere di vista quelli che sono i reali rischi per l’uo-
giovano altri fattori quali la mole di alcuni provvedimenti autorizzati- mo e l’ambiente.
vi o la loro frammentazione su più atti diversi e successivi, che ne Di fatto l’ideale “catena della sicurezza”, fatta di formazione ed infor-
complicano la leggibilità, così come la non uniformità che si riscontra mazione che ha origine nel posto ove vengono prodotte le materie pri-
nei contenuti e nella stesura di provvedimenti rilasciati da ammini- me, che continua nelle fasi di utilizzazione e trasformazione delle
strazioni regionali o provinciali diverse. stesse ed in tutti i trasporti intermedi, già precaria, si interrompe
quando si forma il rifiuto.
L’iscrizione all’Albo gestori rifiuti Si potrebbe dire, in altri termini, che l’attenzione dei diversi soggetti
Ancora con riguardo alle caratteristiche di rischio, si formulano alcu- coinvolti (Enti competenti e di controllo, produttori di rifiuti, operatori
ne osservazioni circa l’altro provvedimento previsto dalla norma: l’i- dello smaltimento e del recupero) è volta troppo su aspetti formali e
20 scrizione all’Albo gestori per i trasportatori di rifiuti (nel nostro caso poco su quelli sostanziali.
Per concludere questo breve esame della situazione attuale, giova ri- origine sia indispensabile ai fini della classificazione del rifiuto

L’intervento Rifiuti pericolosi e altri ambiti normativi


cordare la sentenza della Corte Ue del 22 giugno 2000, C-318/98, che stesso come pericoloso. Infatti, l’origine di un rifiuto non è l’unico
nel processo di classificazione del rifiuto, restituisce la priorità alle ca- criterio di qualificazione della sua pericolosità, bensì costituisce
ratteristiche di rischio rispetto ai contenuti del Catalogo dei rifiuti, uno dei fattori di cui l’elenco dei rifiuti pericolosi si limita a tener
fondati sui flussi produttivi di origine dei rifiuti. conto”.
Infatti, il punto 56 recita: “il criterio determinante consiste nell’ac- Più avanti la sentenza così conclude: “la determinazione dell’origi-
certamento se il rifiuto possegga almeno una delle caratteristiche ne di un rifiuto non costituisce una condizione necessaria per po-
indicate nell’allegato III della direttiva 91/689. Se l’inclusione terlo classificare, in un caso concreto, come rifiuto pericoloso”; vie-
nell’elenco dei rifiuti pericolosi si basa effettivamente sull’origine ne così di nuovo ribadita la priorità delle caratteristiche di rischio ri-
del rifiuto, ciò non implica che la determinazione precisa di tale spetto ai codici Cer.

(1) È d’obbligo un riferimento al “decre- 3. La caratterizzazione di base è effet- sclusi dal conferimento in discarica i ri- non la definizione data dal Cer che è in-
to discariche” del 3 agosto 2005 che rece- tuata in corrispondenza del primo con- fiuti che presentano particolari caratteri- sufficiente, le operazioni di smaltimento/
pisce la direttiva 33/2003, premesso che è ferimento e ripetuta ad ogni variazione stiche di rischio, precisate all’articolo 6 recupero cui è conforme (sigle D/R come
limitato ai rifiuti da conferirsi in discari- significativa del processo che origina i del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. da allegati B e C al Dlgs 22/1997), la clas-
ca, l’articolo 2 così recita: “Caratterizza- rifiuti e, comunque, almeno una volta 36, si comprende come l’individuazione sificazione ai fini Dpr 915/1982 (ancora
zione di base – 1. Al fine di determina- l’anno. delle effettive “H” del rifiuto è un passo necessaria poiché molti impianti di smal-
re l’ammissibilità dei rifiuti in ciascu- 4. Se le caratteristiche di base di una ti- fondamentale della caratterizzazione di timento hanno dei limiti/prescrizioni al
na categoria di discarica, così come de- pologia di rifiuti, dimostrano che gli stes- base; spicca il livello di dettaglio voluto riguardo), la classificazione ai fini del
finite dall’articolo 4 del decreto legisla- si soddisfano i criteri di ammissibilità dal Legislatore in questo che è il punto di trasporto merci pericolose, la classifica-
tivo 13 gennaio 2003, n. 36, il produt- per una categoria di discarica, tali rifiu- partenza della gestione di un rifiuto. Sono zione ai fini Dlgs 334/99 inerente gli inci-
tore dei rifiuti è tenuto ad effettuare la ti sono considerati ammissibili nella da notare le responsabilità poste – final- denti rilevanti.
caratterizzazione di base di ciascuna corrispondente categoria. La mancata mente in modo inequivocabile – in capo (2) A titolo di esempio si veda quanto sta-
tipologia di rifiuti conferiti in discarica. conformità ai criteri comporta l’inam- al produttore del rifiuto e la focalizzazio- bilito nella norma francese “Arrêté du 8
Detta caratterizzazione essere effettuata missibilità dei rifiuti a tale categoria. ne sulla composizione del rifiuto e sui ri- juillet 2003” che appunto esplicita i meto-
prima del conferimento in discarica 5. Al produttore dei rifiuti, o, in caso di schi associati ad esso, anziché sul codice di Onu come riferimento per le caratteri-
ovvero dopo l’ultimo trattamento effet- non determinabilità del produttore, al Cer. Questo procedimento di raccolta di stiche di rischio H1 H2 e H3.
tuato. gestore ai sensi dell’articolo 2, comma informazioni, di cui l’analisi chimica co- (3) Attenzione, ci può essere una corri-
2. La caratterizzazione di base deter- 1, lettera o) del decreto legislativo 13 stituisce un passaggio necessario ma non spondenza diretta delle H con una o più
mina le caratteristiche dei rifiuti attra- gennaio 2003, n. 36, spetta la respon- sufficiente, dovrebbe, a mio avviso, essere classi Adr, ma ciò non è sempre vero; il
verso la raccolta di tutte le informazio- sabilità di garantire che le informazio- preso come modello di valenza generale problema della classificazione Adr dei ri-
ni necessarie per lo smaltimento finale ni fornite per la caratterizzazione sono per la gestione dei rifiuti in condizioni di fiuti (tranne pochi casi ben definiti) è

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


in condizioni di sicurezza. La caratte- corrette. sicurezza. La caratterizzazione di un rifiu- particolarmente complesso e non può es-
rizzazione di base è obbligatoria per 6. Il gestore è tenuto a conservare i dati to, a prescindere dalla destinazione, do- sere svolto in questa sede; può essere suffi-
ciascun tipo di rifiuti ed è effettuata nel richiesti per un periodo di cinque vrebbe infatti portare a definire oltre al ciente ricordare che occorre disporre di
rispetto delle prescrizioni stabilite anni”. codice Cer ed alle “H”, i seguenti parame- dati analitici specifici per ogni rifiuto, a
nell’allegato 1 al presente decreto. Ricordando che sono esplicitamente e- tri: l’esatta denominazione del rifiuto, prescindere dal codice Cer.

Karl-Ludwig Schibel e Silvia Zamboni

le città
contro
l’effetto serra
280 pag. 18,00 e cento buoni esempi da imitare
L’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto missioni dei gas serra, ma se si allarga lo favore della sostenibilità.
costringe finalmente i governi nazionali a u- sguardo al di fuori delle politiche centrali il Le città contro l’effetto serra si propone di
scire dall’inerzia per attuare misure efficaci quadro risulta molto diverso. descrivere e discutere questi progetti sot-
che contrastino l’effetto serra, nel rispetto In Italia, come in Europa, sono stati infatti to forma di 100 schede dettagliate “pronte
degli impegni sottoscritti. Finora pochi so- soprattutto i Comuni ad aver preso l’inizia- all’uso”, a formare una sorta di ricettario di
no stati i paesi che hanno intrapreso con tiva con coraggio, realizzando efficaci pro- buone pratiche che hanno già dimostrato
coerenza la strada della riduzione delle e- getti e sperimentando misure concrete a la loro efficacia.

R
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città prov. cap 2) Consenso al trattamento dei dati.
Letta l’informativa di cui sopra:
tel. fax [ ] autorizzo
[ ] non autorizzo 21
sito internet e-mail l’utilizzo dei miei dati per l’invio di informazioni commerciali ed iniziative della Casa
Editrice.
data firma Firma ............................................................................
Decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (*)
(Gazzetta ufficiale 3 ottobre 2005 n. 230)

Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni


urgenti in materia tributaria e finanziaria.
Legislazione
norme
nazionali

(omissis) “31 dicembre 2006”. La disposizione del pre-


Discariche, sente comma non si applica alle discariche di
Articolo 11-quaterdecies II categoria, di tipo A, cui si conferiscono ma-
(omissis) teriali di matrice cementizia contenenti a-
accettazione 9. All’articolo 17, commi 1, 2 e 6, lettera a), mianto, per le quali il termine di conferimento
del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, è fissato alla data di entrata in vigore della leg-
e successive modificazioni, le parole: “31 di- ge di conversione del presente decreto.
fino al cembre 2005” sono sostituite dalle seguenti: (omissis)
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

dicembre 2006 (*) Convertita con modificazioni in legge, con legge 2 dicembre 2005, n. 248. Data di entrata in vigore delle modifiche: 3
dicembre 2005.

Premessa mento, ma del resto il disincentivo economico è


il commento Slitta dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2006 il
termine fino al quale si potrà continuare ad accet-
uno degli elementi fondanti della filosofia che sot-
tende all’“addio alla discarica”. Del resto, in nes-
tare i rifiuti in discarica osservando i criteri di cui suna parte del Dlgs 36/2003 si evince la possibilità
La proroga al 31 dicembre alla delibera 27 luglio 1984, anziché quelli di cui di destinare a discariche per inerti rifiuti pericolosi.
al Dm 3 luglio 2005 (sostitutivo del Dm 12 marzo
2006 del regime transitorio 2003). La proroga è disposta dall’articolo 11- Vale la pena di osservare che la non estensio-
della disciplina quaterdecies, comma 9, della legge 2 dicembre ne della proroga al cemento-amianto contiene
2005, n. 248, di conversione del Dl 203/2005. (di fatto) una sanatoria a favore di chi fino ad
sulle discariche Il termine, originariamente previsto nel 16 luglio ora ha continuato a smaltirlo in discariche per
2005 dall’articolo 17, Dlgs 36/2003 (attuativo del- inerti. Infatti, la nuova legge dispone che “il
la direttiva 31/1999/Ce), è stato oggetto di una termine di conferimento è fissato alla data
prima proroga al 31 dicembre 2005, disposta dal di entrata in vigore presente legge”; il che
Dl 115/2005, convertito, con modificazioni in leg- sana eventuali condotte difformi dal divieto di
ge 168/2005. conferimento già disposto dalla legge di con-
versione del Dl 115/2005 dalla data del 23 a-
La sanatoria simulata per l’amianto gosto 2005 ed ora “posticipato” al 3 dicembre
A beneficiare della proroga sono sia le discariche 2005.
esistenti (quelle già autorizzate alla data del 27
marzo 2003) sia le nuove (quelle autorizzate dopo Sarà solo dal 1° gennaio 2007 che tutte le discari-
tale data). La nuova proroga (al pari della prece- che (vecchie e nuove) dovranno rispettare i criteri
dente) non estende la sua efficacia alle discariche di ammissibilità di cui al Dm 3 agosto 2005, che
II A, nelle quali si conferiscono materiali di matri- ha ripreso le disposizioni della decisione del
ce cementizia contenenti amianto. Tali discariche Consiglio del 19 dicembre 2002, n. 2003/33/Ce.
sono assimilate, dal Dlgs 36/2003, alle discariche
per inerti. Quindi, poiché anche la nuova proroga Come agisce la proroga
non si estende allo smaltimento dei rifiuti di a- Fino al 31 dicembre 2006:
mianto di discarica II A, di fatto, esclude la loro 1) le “discariche già autorizzate” al 27 marzo
destinazione in discariche per inerti. Tali rifiuti 2003 “possono” continuare a ricevere i rifiuti per
pertanto, essendo sempre pericolosi, potranno es- cui sono state autorizzate (articolo 17, comma 1,
sere smaltiti in discariche per pericolosi oppure Dlgs 36/2003);
per non pericolosi, ma a precise condizioni previ- 2) “è consentito” lo smaltimento nelle “nuove
ste dal Dlgs 36/2003. discariche”, in osservanza della delibera intermi-
22 Certamente, questo ne aumenta il costo di smalti- nisteriale 27 luglio 1984 e delle deliberazioni re-
gionali connesse: questa proroga, consentirà al Governo, di modifi-

Legislazione norme nazionali Dl 30 settembre 2005, n. 203


a) nelle discariche per rifiuti inerti, dei rifiuti care (ancora una volta e, si spera definitivamen-
precedentemente avviati alle discariche II A; te) i criteri di accettazione dei rifiuti in discarica.
b) nelle discariche per rifiuti non pericolosi, dei
rifiuti precedentemente avviati alle discariche
IIB;
Infatti, tra le varie inspiegabili “distonie” si cita:
l’assenza dei fanghi di depurazione tra i rifiuti
ammessi in discarica per non pericolosi senza
RIFIUTI
c) nelle discariche per rifiuti pericolosi, dei rifiuti
precedentemente avviati alle discariche II C o III
preventiva caratterizzazione; allargamento del
campo di applicazione per le monodiscariche che
bollettino di
(articolo 17, comma 2, Dlgs 36/2003);
3) “ai fini di cui al comma 2”, restano validi i
possono essere autorizzate dalle autorità compe-
tenti derogando, praticamente, a tutti i parame-
informazione
valori limite e le condizioni di ammissibilità pre- tri; ammissione di inerti senza caratterizzazione, normativa
visti dalla delibera 27 luglio 1984 (articolo 17, non previsti dalla decisione Ue (Cer 170904) (1). gennaio 2006 n. 125 (1/06)
comma 6, lettera a), Dlgs 36/2003).
Paola Ficco
Direttore responsabile
Le criticità del Dm 3 agosto 2005 (1) Sul punto, si rinvia per un maggiore livello di Paola Ficco
In ordine al Dm 3 agosto 2005, si osserva che la dettaglio a L. Musmeci “Discariche: le non confor-
“ripresa” della cennata decisione 2003/33/Ce ad mità comunitarie del Dm 3 agosto 2005” in que- Vice Direttore
opera di tale Dm non è proprio perfetta e, forse, sta Rivista n. 124 (12/05), p. 14. Maurizio Santoloci
Redazione
Vincenzo Dragani, Maurizio Quaranta,
Monica Rocca

Progetto grafico e
Videoimpaginazione
Laura Petri
Ufficio stampa
Iride Baldo, Milano
iride.baldo@reteambiente.it
Hanno collaborato a questo numero
Sergio Baroni
Maurizio De Paolis
Leonardo Filippucci

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


Loredana Musmeci
Stefania Pallotta
Claudio Rispoli
Paolo Zoppellari

Le opinioni sono espresse a titolo personale,


impegnano esclusivamente gli Autori
e non sono riferibili né alle Istituzioni
o agli Enti di appartenenza, né alla Rivista

Il presente numero è stato chiuso


in Redazione il 16 dicembre 2005
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Comitato Scientifico di Coordinamento delle attività di Edizioni Ambiente in campo normativo


Rifiuti – Bollettino di informazione normativa/Attività di formazione sulla normativa ambientale/Area normativa di Reteambiente
Presidente: Paola Ficco (Giurista ambientale, Docente universitario) Vice Presidente: Maurizio Santoloci (Magistrato di Cassazione) 23
Corte di Cassazione – III Sezione penale
Sentenza 10 novembre 2005, n. 40828

La massima
Rifiuti – Attività organizzata difforme dall’autorizzazione
– Reato di traffico illecito – Costituisce
La nozione giuridica di condotta abusiva di cui all’articolo 53 bis,
Giurisprudenza comma 1, Dlgs 22/1997 comprende – come attività organizzata
al traffico illecito di rifiuti – oltre quella cosiddetta “clandestina”
(ossia quella effettuata senza alcuna autorizzazione) e quella aven-
te per oggetto una tipologia di rifiuti non rientranti nel titolo abilita-
tivo, anche tutte quelle attività che, per le modalità concrete con
cui si esplicano, risultano totalmente difformi da quanto autorizza-
to, sì da non essere più giuridicamente riconducibili al titolo abili-
tativo rilasciato dalla competente Autorità amministrativa.
L’ingiusto profitto richiesto dall’articolo 53 bis, Dlgs 22/1997 non
È traffico illecito deve avere carattere necessariamente patrimoniale, potendo es-
sere costituito anche da vantaggi di altra natura. La circostanza
che la riduzione dei costi da parte dell’azienda, costituisca soltanto
la gestione del rifiuto uno dei parametri da valutare ai fini del conferimento dei premi di
produzione, non esclude affatto che detto parametro concorra a
determinare l’erogazione dei citati incentivi economici, con conse-
difforme guente profitto personale e patrimoniale da parte degli interessati.
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

dall’autorizzazione (omissis) l’annullamento dell’ordinanza im-


pugnata.
Svolgimento del processo La difesa di (…), con memorie di-
Presidente: De Maio Il Tribunale del Riesame di Palermo, fensive, pervenute il 30 settembre
Relatore: Gentile con ordinanze emesse l’11 maggio 2005, chiedeva il rigetto del ricorso.
2005 provvedendo sull’appello propo- Il Pg della Cassazione, nell’udienza
sto dal Pm presso il Tribunale di in Camera di Consiglio del 6 ottobre
Palermo avverso l’ordinanza del Gip 2005, ha chiesto l’annullamento del-
del citato Tribunale, in data 12 aprile le ordinanze impugnate.
2005, con la quale erano state respin-
te le richieste di applicazione della Motivi della decisione
misura cautelare della sospensione I ricorsi sono fondati.
dal pubblico servizio, avanzate dal Nella fattispecie è stato contestato il
Pm nei confronti di (…), nella qua- reato di cui all’articolo 53 bis, Dlgs
lità di funzionari dell’A.M.I.A – re- 22/1997, nei confronti, tra gli altri, di
spingeva il gravame. (…) perché, nella qualità di funzio-
Il Pm presso il Tribunale di Palermo nari dell’A.M.I.A., con più operazioni
proponeva distinti ricorsi per ed attraverso l’allestimento di mezzi
Cassazione (di identico contenuto), ed attività continuative organizzate
deducendo: Violazione dell’articolo nella citata azienda, gestivano abusi-
606, lettera b) ed e) C.p.p. vamente ingenti quantitativi di rifiu-
In particolare, il Pm ricorrente espo- ti; il tutto in riferimento alla discarica
neva che nella fattispecie ricorrevano di Bellolampo, con le modalità e nel-
tutti gli elementi costitutivi, soggettivi le condizioni di tempo e di luogo co-
ed oggettivi del reato di cui all’artico- me analiticamente indicate nei capi
lo 53 bis Dlgs 22/1997, come conte- di imputazione formulati dal Pm.
stato ai citati indagati ed ossia: In riferimento al citato reato veniva
1. la natura organizzata ed impren- avanzata dal Pm la richiesta della
ditoriale dell’attività di traffico illeci- misura cautelare della interdizione
to di rifiuti come individuata in atti; dai pubblici uffici e servizi ex articoli
2. la gestione abusiva di rifiuti; 287-289 C.p.p; richiesta respinta, pri-
3. l’ingente quantità di rifiuti gestiti ma dal Gip del Tribunale di Palermo
abusivamente; con ordinanza del 12 aprile 2005, poi
4. il conseguimento di un ingiusto dal Tribunale del Riesame di Paler-
profitto, costituito dai premi di pro- mo, in sede di appello ex articolo 310
duzione percepiti dagli indagati, nel- C.p.p., con ordinanza in data 11
la qualità di dirigenti apicali della maggio 2005, avverso la quale è stato
Società A.M.I.A. proposto l’attuale ricorso per Cassa-
24
Tanto dedotto il ricorrente chiedeva zione.
Il Tribunale del Riesame ha respinto stesso oggetto della citata autorizza- liquame; queste ultime attività esclu-

Giurisprudenza Corte di Cassazione – Sentenza 10 novembre 2005, n. 40828


l’appello del Pm, sostenendo sostan- zione. se dall’ipotesi di condotte abusive,
zialmente che nella fattispecie non ri- Le ulteriori molteplici condotte illeci- con motivazione incongrua, come ar-
correvano i gravi indizi di colpevolez- te, come indicate sopra ai punti a), gomentato sopra.
za del reato de quo per la carenza dei b), c), d), e), f), g), h) sono state rite- Ancora, è stata negata la sussistenza
seguenti elementi costitutivi del me- nute inosservanze delle prescrizioni dell’elemento soggettivo del reato de
desimo, ed ossia: richiamate nella predetta autorizza- quo (ossia il dolo specifico) per la
a) l’abusività delle condotte addebi- zione, tutte riconducibili alla diversa mancanza di perseguimento da parte
tate agli indagati; ipotesi di reato di cui all’articolo 51, degli indagati di un ingiusto profitto;
b) l’ingente quantità dei rifiuti abusi- comma 4, Dlgs 22/1997. non potendosi ritenere tale il conferi-
vamente gestiti; Trattasi di argomentazione errata in mento del premio di produzione a fa-
c) l’elemento soggettivo, con partico- diritto. vore degli stessi.
lare riferimento all’ingiusto profitto. All’uopo va affermato che la nozione In particolare il Tribunale ha affer-
Tanto premesso sui termini essenziali giuridica di condotta abusiva di cui mato che il risparmio dei costi di ge-
della vicenda in esame, questa Corte all’articolo 53 bis, comma 1, Dlgs stione da parte dell’azienda A.M.I.A.
rileva che la motivazione dell’ordi- 22/1997 comprende – come attività (risparmio conseguente alle attività
nanza impugnata, in relazione ai ci- organizzata per il traffico illecito di illecite contestate agli indagati) costi-
tati punti è carente, lacunosa, con- rifiuti – oltre quella cosiddetta “clan- tuisce uno solo dei parametri richiesti
traddittoria e comunque non con- destina” (ossia quella effettuata sen- per il conferimento del premio di pro-
gruamente argomentata in diritto. za alcuna autorizzazione) e quella a- duzione agli interessati, per cui detto
In primo luogo va osservato che la vente per oggetto una tipologia di ri- elemento di per sé solo non è idoneo
condotta contestata agli indagati era fiuti non rientranti nel titolo abilitati- a costituire fatto rilevante ai fini dell’
consistita: vo, anche tutte quelle attività che, per ingiusto profitto richiesto dalla nor-
a) nel trattamento del percolato della le modalità concrete con cui si espli- ma in esame.
discarica non conforme alle prescri- cano, risultano totalmente difformi Trattasi, anche a tal riguardo, di mo-
zioni indicate nel provvedimento au- da quanto autorizzato, sì da non esse- tivazione carente, contraddittoria e
torizzativo; re più giuridicamente riconducibili al comunque errata in diritto.
b) nella non corretta procedura ge- titolo abilitativi rilasciato dalla com- Innanzitutto – in riferimento alla no-
stionale del percolato medesimo; petente Autorità amministrativa. zione giuridica di ingiusto profitto ri-
c) nella circostanza che le operazioni Orbene, nella fattispecie in esame, il chiesto dall’articolo 53 bis, comma 1,
di ricircolo erano avvenute non solo Tribunale del Riesame ha omesso di Dlgs 22/1997 – va affermato che detto

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


per irrorazione cioè mediante il rila- indicare i termini precisi dell’autoriz- profitto non deve avere carattere ne-
scio del percolato sui rifiuti, ma an- zazione prefettizia del 20 maggio cessariamente patrimoniale, potendo
che per iniezione, cioè per introdu- 2002 nonché il contenuto delle pre- essere costituito anche da vantaggi di
zione massiccia e forzata nel pozzo scrizioni ivi richiamate, per cui man- altra natura.
sul colmo della vasca in esercizio; ca qualsiasi congrua valutazione – Nella fattispecie in esame gli indagati
d) nel fatto che la pratica del ricirco- sotto il profilo logico giuridico e di consentendo, mediante la citata atti-
lo aveva favorito gli eventi di piena pertinenza fattuale – del grado di vità organizzata per il traffico illecito
del percolato, con conseguente eleva- difformità, in termini qualitativi e di rifiuti, un rilevante risparmio dei
to rischio di contaminazione am- quantitativi, tra le attività autorizzate costi di produzione dell’azienda, raf-
bientale; e quelle concretamente realizzate da- forzavano notevolmente la loro posi-
e) nell’inquinamento 4 contamina- gli indagati. zione apicale nell’ambito della strut-
zione di percolato di una falda pro- Parimenti, per quanto attiene al re- tura dirigenziale dell’A.M.I.A., con
fonda sita in contrada “Pozzo Pe- quisito degli ingenti quantitativi dei conseguente vantaggio personale, im-
trazzi”; rifiuti, il Tribunale ne ha escluso la mediato e futuro.
f) nell’inquinamento, la contamina- sussistenza, con riferimento però ai Ancora, la circostanza che la riduzio-
zione di percolato delle acque superfi- soli frigoriferi, perché (detto requisi- ne dei costi da parte dell’azienda, co-
ciali nel Vallone Celona; to) non era stato provato. stituisse soltanto uno dei parametri
g) nella dispersione di liquame sul Trattasi di motivazione apparente e, da valutare ai fini del conferimento
suolo della sponda del Vallone Celo- comunque, erronea. dei premi di produzione, non esclude
na, a causa di un trabocco per so- Il Tribunale, invero, non ha indicato affatto che detto parametro concor-
vrappieno; i parametri obiettivi – in relazione al resse a determinare l’erogazione dei
h) nella contaminazione del suolo li- contesto delle attività illecite addebi- citati incentivi economici, con conse-
mitrofo alla discarica; tate agli indagati – cui ricondurre la guente profitto personale e patrimo-
i) nello smaltimento di rifiuti non determinazione di ingenti quantità. niale da parte degli interessati.
conferibili nella discarica, come fri- In altri termini la nozione giuridica Vanno annullate, pertanto, per vizio
goriferi; di ingente quantità così indicata in di motivazione, ex articolo 606, lette-
il tutto in relazione all’attività di motivazione, risulta vaga, incerta e ra e) C.p.p. le ordinanze emesse dal
smaltimento dei rifiuti solidi urbani soprattutto priva di elementi specifici Tribunale di Palermo il 16 maggio
ed assimilabili, esercitata nella disca- che consentano di determinare, con 2005 nei confronti di (…), con rin-
rica comunale di Bellolampo, auto- sufficiente congruità e plausibilità, la vio, per un nuovo esame, a detto uffi-
rizzata con ordinanza prefettizia del sussistenza o meno di tale requisito cio giudiziario, che si atterrà ai prin-
20 maggio 2002. in relazione alla fattispecie concreta cipi di diritto sopraenunciati.
Orbene, a fronte di una così articolata in esame.
contestazione, il Tribunale di Pa- Va evidenziato, altresì, che vi è stata P.Q.M.
lermo, mediante una succinta e lacu- una valutazione parziale dell’ingente
nosa motivazione, ha circoscritto in quantità, perché circoscritta ai soli ri- La Corte,
modo probabilistico l’ipotesi di atti- fiuti costituiti dagli elettrodomestici, annulla le ordinanze impugnate con
vità abusiva addebitata agli indagati senza alcun riferimento alle altre at- rinvio al Tribunale di Palermo.
al solo smaltimento di frigoriferi ed tività contestate e relative al tratta-
25
elettrodomestici, non costituendo lo mento e gestione del percolato e del Così deciso in Roma il 6 ottobre 2005.
Corte di Cassazione – III Sezione penale
Sentenza 10 novembre 2005, n. 40827

La massima
Rifiuti – Gestione dei rifiuti – Irregolare attività di inter-
mediazione – Reato di traffico illecito – Costituisce
Giurisprudenza Le condotte sanzionate dall’articolo 53 bis del Dlgs 22/1997 si
riferiscono a qualsiasi gestione dei rifiuti, anche attraverso attività
di intermediazione e commercio, che sia svolta in violazione della
normativa speciale disciplinante la materia, sicché esse non pos-
so intendersi ristrette alla definizione di gestione di cui all’articolo
6, comma primo, lettera d), del Dlgs 22/1997, né limitate ai soli
casi in cui l’attività venga svolta al di fuori delle prescritte autoriz-
zazioni.

(omissis) Dai primi accertamenti effettuati


presso gli stabilimenti della spa
È traffico illecito Fatto e diritto “C&C” è emerso che:
Il Gip del Tribunale di Venezia, con – lo stato degli impianti di Pernumia
provvedimento del 16 febbraio 2005, è tutto diverso da quello descritto dal-
anche l’intermediazione disponeva (tra l’altro) – in relazione
ad ipotesi di reato qualificate come at-
la società nell’ambito del procedi-
mento finalizzato al rilascio dell’au-
tività organizzate per il traffico illecito torizzazione alla sua realizzazione;
irregolare di rifiuti, ex articolo 53 bis del Dlgs
22/1997 – il sequestro preventivo di:
– solo una minima parte dei rifiuti
ricevuti da entrambi gli impianti po-
– due stabilimenti della spa “C&C”, teva essere utilizzata per la produzio-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

per la produzione di conglomerato ne di conglomerati cementizi;


cementizio di derivazione, siti in – il prodotto derivante dal trattamen-
Malcontenta di Mira e Pernumia; to effettuato presso gli impianti di
– del cantiere della nuova linea fer- Pernumia e di Malcontenta di Mira
Presidente: De Maio roviaria di alta capacità della R.F.I., non era costituito da conglomerato
Relatore: Fiale sito in Arino di Dolo (ove il conglo- cementizio “pronto per l’utilizzo
merato cementizio di derivazione presso cantieri edili”;
prodotto dalla “C&C”, risulta essere – i quantitativi di cemento e di sab-
stato immesso); bia realmente acquistati dalla spa
– del cantiere del cavalcavia Came- “C&C” erano notevolmente inferiori
rini-Giucciardini, sito in Padova (ove rispetto ai quantitativi minimi neces-
il conglomerato cementizio di deriva- sari per porre in essere il processo
zione prodotto dalla “C&C”, risulta produttivo di rea1izzazione dell’im-
essere stato immesso); pasto (nella misura costantemente
– degli impianti della srl ‘‘Niagara” indicata dai gestori degli impianti al-
siti in Poggio Renatico (fornitrice di la P.a. ed agli inquirenti).
fanghi, anche pericolosi utilizzati In una consulenza tecnica disposta
dalla “C&C”, per la produzione di dal Pm è stato evidenziato, quindi,
conglomerato cementizio di deriva- che quanto prodotto dalla spa “C&C”
zione). non è in alcun modo classificabile
In relazione a questi ultimi impianti, come “conglomerato cementizio”,
lo stesso Gip consentiva che l’attività perché la società, nei processi di iner-
proseguisse pur dopo il sequestro, tizzazione di fanghi e rifiuti, inserisce
“con la verifica e vigilanza di tutte le quantità di cemento, sabbia e additivi
operazioni di gestione dei fanghi pro- in quantità insufficienti a produrre il
dotti a cura del personale della PG conglomerato medesimo e la misce-
delegato dalla Procura di Venezia”. lazione risulta scadente, in quanto
La spa “C&C” è un’impresa legitti- connotata da evidente disomogeneità
mata a gestire attività di recupero di del materiale.
rifiuti non perico1osi, a carattere pre- Sono stati prelevati diversi campioni
valentemente organico (classificati del prodotto in oggetto e, attraverso le
come RS e come R13) in forma cd. analisi effettuate sugli stessi, è stata
semplificata per la produzione di rilevata la presenza di idrocarburi po-
“conglomerati cementizi”. liciclici aromatici in concentrazioni
Detta attività viene svolta presso gli elevate; i test di cessione effettuati
stabilimenti di Pernumia e di Mal- hanno evidenziato, inoltre, che i va-
contenta di Mira, ove viene altresi e- lori pertinenti ad alcuni metalli pe-
sercitata attività di stoccaggio di rifiu- santi (particolarmente il rame) supe-
ti destinati ad impianti di recupero ravano i limiti definiti dal Dm 5 feb-
26
diversi da quelli gestiti dalla “C&C”. braio 1998.
Ulteriori ed analoghe analisi sono centrazioni superiori ai limiti con- zione), nella formulazione dell’istan- recepisce le direttive della

Giurisprudenza Corte di Cassazione – Sentenza 10 novembre 2005, n. 40827


state effettuate su campioni di fanghi sentiti per idrocarburi e la società za finale di sequestro preventivo, lo Commissione europea 2000/532 e
trattati dalla srl “Niagara” – prelevati medesima avrebbe sistematicamente stabilimento di Poggio Renatico di 2001/73) distingue i fanghi prodotti:
sia presso gli impianti di trattamento ed irrazionalmente omesso di verifi- detta società – formulava comunque – da trattamenti chimico-fisici di ri-
siti in Poggio Renatico, sia dai cumu- care detta componente analitica; implicitamente detta istanza allor- fiuti industriali contenenti sostanze
li di stoccaggio rinvenuti presso gli e) la srl “Niagara” avrebbe sistemati- quando rilevava (al fol. 122), proprio pericolose (19 02 05) e non conte-
insediamenti della “C&C”. camente effettuato controlli inade- in sede di esposizione delle ragioni nenti sostanze pericolose (19 02 06);
Il sequestro degli impianti in Poggio guati sui rifiuti conferiti alla spa che imponevano l’applicazione della – dal trattamento biologico di rifiuti
Renatico della srl “Niagara” è stato “C&C”, in ordine ai parametri di cui misura di cautela reale agli impianti industriali contenenti sostanze peri-
disposto previo accertamento che al punto 12.16.2 del Dm 5 febbraio e siti in precedenza individuati, che colose (19 08 11) e non contenenti
quella società – esercente attività di 1998 (e particolarmente su arsenico, “lo stabilimento di Poggio Renatico sostanze pericolose (19 08 12);
trattamento di rifiuti speciali anche mercurio e solventi clorurati), pur es- della Niagara srl costituisce una vera – da altri trattamenti di rifiuti indu-
pericolosi – aveva conferito alla spa sendo una costante ed attenta verifica e propria mina vagante nel panora- striali contenenti sostanze pericolose
“C&C” 3.000 tonnellate di fanghi, razionalmente imposta dalla tipolo- ma del traffico dei rifiuti, fuoriuscen- (19 08 13) e non contenenti sostanze
nell’anno 2003 e di oltre 1.000 ton- gia dei processi produttivi dai quali do continuativamente da essa ingenti pericolose (19 08 14).
nellate nell’anno 2004. quei residui provenivano (lavorazioni quantitativi di rifiuti (anche pericolo- Nella nozione di “altri trattamenti”
Il Tribunale di Venezia, con ordinan- meccaniche con ineluttabile compo- si) artatamente classificati con codici non possono comunque ricompren-
za del 3 marzo 2005, rigettava l’istan- nente di oli e di grassi di origine in- di comoda e caratterizzati in maniera dersi – tenuto conto della ratio della
za di riesame proposta nell’interesse dustriale). incompleta”. suddistinzione normativa riconduci-
di Carretta Mauro, quale rappresen- Avverso tale ordinanza ha proposto ri- bile alla diversificazione dei profili
tante legale della srl “Niagara”, con- corso il difensore del Carretta, il quale 2. Il “fumus” del delitto di cui inquinanti – quelli caratterizzati an-
dividendo le argomentazioni svolte al ha eccepito: all’articolo 53 bis del Dlgs che da sub-procedimenti chimico-fi-
riguardo dal Gip, secondo le quali, in 1. violazione dell’articolo 321 C.p.p., 22/1997 sici.
particolare: in quanto il sequestro degli impianti Il delitto previsto dall’articolo 53 bis 2.2 Quanto al superamento dei para-
a) i fanghi conferiti dalla srl “Niaga- della srl “Niagara” sarebbe stato di- del Dlgs 22/1997 (introdotta dalla metri fissati dal Dm 5 febbraio 1998,
ra” alla spa “C&C” non avrebbero sposto dal Gip in carenza di espressa legge 23 marzo 2001, n. 93) riguarda le contestazioni circa la ritualità (con
potuto circolare con il codice “19 08 richiesta del Pm di adozione della chiunque, al fine di conseguire un particolare riguardo alle modalità dei
(..)”di cui all’Allegato “D” del Dlgs misura cautelare; ingiusto profitto, abbia allestito una prelievi) e l’attendibilità delle analisi
22/1997 (rifiuti prodotti dagli im- 2. violazione ed erronea applicazione vera e propria organizzazione profes- effettuate non possono trovare ingres-
pianti per il trattamento di acque dell’articolo 53 bis del Dlgs 22/1997, sionale con cui gestire continuativa- so in sede cautelare, né valgono ad e-
ref1ue, non specificate altrimenti), per l’insussistenza – nella fattispecie mente in modo illegale, ingenti scludere la sussistenza “fumus” del

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


dovendo, invece, imporsi ad essi l’at- concreta – degli elementi costitutivi quantitativi di rifiuti. superamento medesimo.
tribuzione del codice “19 02 (..)”, di tale reato; La gestione dei rifiuti e le altre condot- 2.3 Non può porsi in discussione,
(prescritto per i residui da specifici 3. la insussistenza di un “periculum te previste come illecito devono con- nella specie, le sussistenza dell’ele-
trattamenti chimico-fisici di rifiuti in mora” effettivo e concreto tenuto cretizzarsi in più operanzioni ed inter- mento dello “allestimento di mezzi e
industriali). anche conto che dall’8 attobre del venire attraverso allestimento di mezzi attività continuativamente organiz-
Detti rifiuti, pertanto – non essendo il 2004 gli impianti della “C&C” sono e attività continuative organizzate ed zate”, a fronte di una struttura orga-
codice “19 02 (..)” inserito al punto chiusi e la società “Niagara” non entrambi gli aspetti devono configu- nizzativa, di tipo imprenditoriale, i-
12.8 dell’Allegato 2 (fanghi da tratta- conferisce più alcun rifiuto agli stessi rarsi cumulativamente (vedi Cass. Sez. donea ed adeguata a realizzare l’o-
mento acque di processo) – non po- ma effettua conferimenti solo in di- III, 17 gennaio 2002, Paggi). biettivo criminoso preso di mira.
trebbero, già solo per questo, essere scarica; Le condotte sanzionate, a giudizio di Tale struttura, giova evidenziarlo, non
avviati al recupero; 4. la illegittima imposizione, con il questo Collegio, si riferiscono a qual- deve essere destinata in via esclusiva
b) i fanghi medesimi, inoltre – che provvedimento di sequestro, di un ob- siasi “gestione” dei rifiuti (anche at- alla commissione di attività illecite.
per la loro composizione non poteva- bligo di “facere” consistente nell’im- traverso attività di intermediazione e Le contestazioni riferite, poi, alla
no essere destinati al riutilizzo – non posta esecuzione di controlli generali commercio) che sia svolta in viola- mancata verifica della componente
avrebbero potuto essere in alcun mo- sul ciclo industriale di produzione zione della normativa speciale disci- analitica degli idrocarburi e dei para-
do conferiti ad un gestore della classe fanghi della società “Niagara”. plinante la materia, sicché esse non metri di arsenico, mercurio e solventi
della spa “C&C” (legittimata, come si possono intendersi ristrette dalla defi- clorurati si pongono, nella prospetti-
è detto, unicamente all’esercizio di Il ricorso deve essere rigettato perché nizione di “gestione” delineata dal- va accusatoria. quale dato sintomati-
attività di recupero di rifiuti non peri- infondato. l’articolo 6, 1° comma, lettera d) del co, quanto meno, della consapevole e
colosi, in regime cd. semplificato); Dlgs 22/1997, né limitate ai soli casi volontaria accettazione del rischio di
c) anche qualora si ammettesse la le- 1. L’eccezione procedimentale in cui l’attività venga svolta al di fuo- conferimento di rifiuti pericolosi.
gittimità della qualificazione con il Infondata è anzitutto la doglianza di ri delle prescritte autorizzazioni. 2.4 Correttamente è stata ravvisata la
codice “19 08 (..)”, i fanghi della srl pretesa violazione dell’articolo 321 Nella vicenda in esame risulta corret- sussistenza dell’elemento della gestio-
“Niagara” non risponderebbero, co- Codice procedura penale. tamente verificata la sussistenza di ne di “ingenti quantitativi” di rifiuti.
munque – per superamento dei limiti Secondo la giurisprudenza di questa tutti gli elementi costitutivi della fat- Il termine “ingente” ha un chiaro si-
normativi – alle caratteristiche del ri- Carte Suprema, il giudice può dispor- tispecie incriminatrice. gnificato semantico nel linguaggio
fiuto come specificamente imposte al re il sequestro preventivo solo su ri- 2.1 Lo svolgimento abusivo di una comune e – a giudizio di questo
punto 12.16.2 del Dm 5 febbraio 1998 chiesta del Pm e sulla base degli ele- pluralità di operazioni di gestione dei Collegio – deve riferirsi all’attività a-
(secondo cui deve trattarsi di fanghi menti dallo stesso presentati (vedi rifiuti si ricollega al reiterato conferi- busiva nel suo complesso, cioè al
di natura prevalentemente inorgani- Cass. Sez. V, 1° aprile 1999, n. 1050; mento di fanghi pericolosi e non re- quantitativo di rifiuti complessiva-
ca con contenuto in acqua inferiore Sez. III, 25 novembre 1994, n. 2594). cuperabili, classificati con un codice mente gestiti attraverso la pluralità di
al 70%, frazione organica inferiore al Nella specie, la richiesta rivolta dal Cer errato per giustificarne surrettizia- operazioni (le quali singolarmente
30%, cromo totale inferiore a 1.000 Pm al Gip in data 21 dicembre 2004 mente la ricuperabilità; fanghi che considerate potrebbero avere ad og-
ppm, cromo VI inferiore a 1 ppm; conteneva una diffusa esposizione de- comunque non avrebbero potuto esse- getto anche quantità modeste) e non
piombo inferiore a 1.500 ppm; arse- gli elementi di prova acquisiti in rela- re in alcun modo conferiti ad un ge- può essere desunto automaticamente
nico, cadmio e mercurio inferiori a 1 zione agli illeciti iscritti agli organi store della classe della spa “C&C” (le- dalla stessa organizzazione e conti-
ppm in totale; solventi aromatici e societari della “Niagara” srl (foll. gittimata unicamente all’esercizio di nuità dell’attività di gestione dei ri-
clorurati inferiori a 220 ppm); 101-102 e 107-108) e – pur non ri- attività di recupero di rifiuti non peri- fiuti (in senso conforme vedi Cass.,
d) i fanghi conferiti dalla srl “Niaga- comprendendo (evidentemente per colosi, in regime cd. semplificato). Sez. VI, 13 luglio 2004, n. 30373, Pm
27
ra” avrebbero, peraltro, anche con- mera omissione della relativa trascri- L’Allegato “D” del Dlgs 22/1997 (che in proc. Ostuni).
Nella fattispecie in esame risulta che fiuti medesimi). dunque, non deve instaurare un pro- menti della spa “C&C”; essendo e-
Giurisprudenza Corte di Cassazione – Sentenza 10 novembre 2005, n. 40827

la srl “Niagara” aveva conferito alla La effettiva sussistenza del dolo non è cesso nel processo, ma svolgere l’indi- merso che la medesima srl conferiva
spa, “C&C” 3.000 tonnellate di fan- questione da verificare in sede di cau- spensabile ruolo di garanzia, tenendo anche ad altri impianti (ad esempio
ghi, nell’anno 2003 e di oltre 1.000 tela reale, però più che evidente deve nel debito conto le contestazioni di- la Inerteco e la Vallortigara Servizi
tonnellate nell’anno 2004 e, a fronte ritenersi, allo stato (la stessa ordinan- fensive sull’esistenza della fattispecie Ambientali);
di dati quantitativi di un’imponenza za impugnata palesa “la necessità di dedotta ed esaminando sotto ogni a- – non contrasta con la circostanza
oggettiva siffatta, non si pone sicura- più approfondite stime” dei prezzi del spetto l’integralità dei presupposti che (meramente assertiva) secondo la
mente la necessità (prospettata dal ri- conferimento dei fanghi nel regime legittimano il sequestro” (Cass., Sez. quale attualmente la srl “Niagara”
corrente) di “relativizzare tali dati as- di mercato), l’ipotizzabilità razionale Un., 29 gennaio 1997, n. 23, ric. Pm effettuerebbe conferimenti soltanto in
soluti” verificandone l’incidenza sul- anche dell’elemento soggettivo ri- in proc. Bassi e altri). discarica, trattandosi di decisione im-
l’intera produzione di rifiuti ricondu- chiesto dalla norma incriminatrice. prenditoriale comunque modificabile
cibile alla stessa srl “Niagara”. 4. Il “periculum in mora” e le nel tempo.
2.5 Il reato ipotizzato è punibile a tito- 3. I limiti dell’accertamento prescrizioni imposte 4.2 Il Gip, infine con il provvedimen-
lo di dolo specifico, in quanto la nor- incidentale demandato al 4.1 Il “periculum in mora” che – ai to di sequestro in oggetto, non ha im-
ma richiede in capo all’agente il fine Tribunale del riesame sensi del 1° comma dell’articolo 321 posto prescrizioni, né ha disciplinato
di conseguire un “profitto ingiusto”. Alla stregua della giurisprudenza del- C.p.p. – legittima il sequestro preven- lo svolgimento di una attività im-
Tale “profitto” non deve necessaria- le Sezioni Unite di questa Corte Su- tivo, deve intendersi come concreta prenditoriale sostituendosi surretti-
mente assumere natura di ricavo pa- prema, nei procedimenti incidentali possibilità desunta dalla natura del ziamente all’autorità amministrativa:
trimoniale; ben potendo lo stesso es- aventi ad oggetto il riesame di prov- bene e da tutte le circostanze del fat- ha soltanto consentito – con disposi-
sere integrato del mero risparmio di vedimenti di sequestro: to, che il bene stesso assuma carattere zione eccezionale di favore di cui la
costi o dal perseguimento di vantaggi – la verifica delle condizioni di legit- strumentale rispetto all’aggravamen- società interessata non ha interesse a
di altra natura. timità della misura da parte del Tri- to o alla protrazione delle conseguen- dolersi – che nello stabilimento se-
Non è affatto necessario, però – ai fi- bunale non può tradursi in una anti- ze del reato ipotizzato o alla agevola- questrato (qualora gli organi societa-
ni della perfezione del reato – l’effet- cipata decisione della questione di zione della commissione di altri reati. ri ne ravvisino l’opportunità), la pro-
tivo conseguimento di un vantaggio merito concernente la responsabilità Nella fattispecie in esame, corretta- secuzione dell’esercizio dell’attività di
siffatto. dell’indagato in ordine al reato o ai mente il Tribunale ha rilevato che il trattamento di rifiuti speciali anche
Nella fattispecie in esame – tenuto reati oggetto di investigazione ma de- conferimento ripetuto e non estempo- pericolosi possa eventualmente conti-
conto che l’impresa che conferisce i ve limitarsi al controllo di compatibi- raneo di rifiuti con codice di comodo nuare “con la verifica e vigilanza di
fanghi normalmente paga i propri lità tra fattispecie concreta e fattispe- “evidenzia un comportamento stabi- tutte le operazioni di gestione dei fan-
conferimenti – un’ipotesi di profitto cie legale ipotizzata, mediante una lizzato nel tempo e quindi induce a ghi prodotti, a cura del personale del-
può ragionevolmente ipotizzarsi non valutazione prioritaria ed attenta del- reputare una probabile ripetizione di la Pg delegato dalla Procura di Ve-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

solo in un risparmio di costi nell’ef- la antigiuridicità penale del fatto tale condotta illecita” e che la libera nezia”.
fettuazione dei conferimenti ad una (Cass., Sez. Un. 7 novembre 1992, ric. disponibilità dell’impianto può age- 5. Al rigetto del ricorso segue la con-
ditta riutilizzatrice piuttosto che ad Midolini); volare “la commissione di ulteriori danna del ricorrente al pagamento
un’altra, ovvero ad un’impresa di ge- – “l’accertamento della sussistenza reati dello stesso tipo”. delle spese del procedimento.
stione di una discarica, ma anche (e del fumus commissi delicti va com- Detta valutazione:
ciò, nella specie, assume valenza pre- piuto sotto il profilo della congruità – viene corroborata dalla circostanza P.Q.M.
gnante) nella stessa possibilità di ef- degli elementi rappresentati che non che la srl “Niagara”, anche dopo i
fettuare conferimenti che non sareb- possono essere censurati in punto di primi riscontri di polizia giudiziaria La Corte Suprema di Cassazione,
bero possibili, ovvero richiederebbero fatto, per apprezzarne la coincidenza inerenti alla pericolosità del materia- visti gli articoli 127, 325 e 616 C.p.p.,
costi maggiori, in considerazione con le reali risultanze processuali, le fuoriuscente dal proprio impianto, rigetta il ricorso e condanna il ricor-
dell’effettivo grado di pericolosità dei ma che vanno valutati cosi come e- non aveva modificato il consueto rente al pagamento delle spese pro-
rifiuti che si intende conferire (onde sposti al fine di verificare se essi con- “modus operandi”; cessuali.
il vantaggio connesso al maschera- sentono di sussumere l’ipotesi formu- – non può considerarsi inficiata dal-
mento dei componenti effettivi dei ri- lata in questa tipica. Il Tribunale, l’intervenuto sequestro degli stabili- Così deciso in Roma il 6 ottobre 2005.

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Corte di Cassazione – III Sezione penale
Sentenza 28 settembre 2005, n. 34665 (*)

La massima
Rifiuti – Ecopiazzole – Stoccaggio di rifiuti e necessità
dell’autorizzazione – Legittimità del sequestro preventivo
Giurisprudenza – Sussiste
La gestione delle isole ecologiche è uno stoccaggio di rifiuti; se
non si vuole incorrere nel reato di gestione illecita di rifiuti ex arti-
colo 51 del Dlgs 22/1997, tale attività va autorizzata dalla Re-
gione o comunicata in via semplificata alla Provincia.
L’ecopiazzola deve essere considerata “stoccaggio” di rifiuti nella
forma del deposito preliminare per lo smaltimento o della messa
in riserva per il recupero: è cioè un’attività tramite la quale “il de-
posito entra nella sfera pericolosa dello smaltimento e del recu-
pero” che la legge richiede “sia previamente controllata dall’auto-
L’isola ecologica rità amministrativa”.
Il Comune deve quindi ottenere l’autorizzazione ex articolo 28 del
Dlgs 22/1997 o effettuare la comunicazione ex articoli 31-33
è uno stoccaggio dello stesso Dlgs.

e va autorizzata Repubblica italiana


In nome del popolo italiano
senza la prescritta autorizzazione il
Comune aveva attivato la cd. isola e-
cologica nella quale esercitava un’at-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

La Corte Suprema di Cassazione tività di gestione dei rifiuti, consisten-


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Ma- te nella raccolta e nello stoccaggio de-
gistrati: gli stessi, nella duplice forma del de-
(omissis) posito preliminare in funzione di suc-
cessive operazioni di smaltimento e
ha pronunciato la seguente: della messa in riserva in attesa di suc-
cessive operazioni di recupero.
Sentenza Infatti i Carabinieri del Noe avevano
accertato che i cittadini residenti nel
Sul ricorso proposto da: Comune conferivano i rifiuti già dif-
(...), nella qualità di Sindaco del ferenziati nell’area suddetta, dove,
Comune di Cascia, previo controllo qualitativo e quanti-
avverso tativo da parte di alcuni dipendenti
l’ordinanza resa il 21 marzo 2005 dal comunali, gli stessi venivano deposi-
Tribunale di Perugia, Sezione per il tati in appositi contenitori, e talvolta
riesame direttamente sul pavimento, in attesa
di smaltimento o di recupero da parte
(omissis) di ditte specializzate.
2. Il difensore del (...) ha presentato
Svolgimento ricorso per Cassazione in data 6 apri-
del procedimento le 2005, poi rinunciato e sostituito da
1. Con ordinanza del 21 marzo 2005, un nuovo ricorso tempestivamente
depositata il 22 marzo 2005, il Tri- depositato l’8 aprile 2005, in cui arti-
bunale di Perugia, quale Giudice del cola cinque motivi a sostegno.
riesame, ha confermato il decreto di In particolare lamenta:
sequestro preventivo disposto il 23 2.1. Violazione e falsa applicazione
febbraio 2005 dal Gip del Tribunale dell’articolo 6, lettera 1), Dlgs 22/
di Spoleto sopra un’area di circa 1997, che definisce lo stoccaggio.
2.000 mq, istituita dal Comune di Ca- Sostiene che lo stoccaggio non era
scia, recintata e pavimentata, presso realizzato dal Comune, ma dagli stes-
cui venivano conferiti dai cittadini si cittadini che conferivano diretta-
varie tipologie di rifiuti in forma dif- mente i rifiuti negli appositi conteni-
ferenziata (denominata “isola ecolo- tori, mentre il dipendente comunale
gica”. si limitava a registrare i conferimenti
Il Sindaco del Comune, (...), veniva al fine di elargire i piccoli compensi
sottoposto a indagini per il reato di che il Comune aveva stabilito per in-
cui all’articolo 51, comma 1, Dlgs vogliare i cittadini alla raccolta diffe-
22/1997. renziata.
(*) Il testo della sentenza è riportato nei suoi termini testuali, ritenendosi arbitrario pro- Il Tribunale ha ritenuto che sussisteva 2.2. Violazione e falsa applicazione
30
cedere a correzioni. il fumus dell’ipotizzato reato, giacché dell’articolo 6, lettera m), Dlgs 22/
1997, che definisce il deposito tempo- della parte assistita. Si tratta quindi di quantitativo da parte di alcuni dipen- nel luogo di produzione dei rifiuti.

Giurisprudenza Corte di Cassazione – Sentenza 28 settembre 2005, n. 34665


raneo. Sostiene che erroneamente, in una rinunzia invalida e inefficace. denti comunali – i rifiuti già diffe- Invero, il deposito temporaneo, che è
particolare senza alcuna giustifica- 3.1. Ma l’eccezione è infondata. renziati conferiti dai residenti, in at- espressamente escluso dalle operazio-
zione probatoria, il Tribunale ha e- Così come opportunamente ricordata tesa che alcune ditte debitamente au- ni di smaltimento (D 15 dell’allegato
scluso la ricorrenza di un deposito dalla ordinanza impugnata, la giuri- torizzate li prelevassero per destinarli B) e dalle operazioni di recupero (R
temporaneo per mancanza dei pre- sprudenza di questa Corte è costante allo smaltimento o al recupero. 13 dell’allegato C), e come tale è sot-
supposti di legge (raggruppamento nel sostenere che “in tema di riesame Orbene, per escludere che la gestione tratto alle autorizzazioni prescritte
dei rifiuti nel luogo di produzione, li- di misure cautelari reali, la mancata non autorizzata della piazzola o isola dall’articolo 28, coincide con il rag-
miti temporali e quantitativi). tempestiva trasmissione degli atti non ecologica integri la contravvenzione gruppamento dei rifiuti effettuato,
2.3. Violazione e falsa applicazione determina la inefficacia del provvedi- di cui all’articolo 51, comma 1, Dlgs prima della raccolta, nel luogo in cui
dell’articolo 6, lettera a), Dlgs 22/ mento, in quanto il richiamo al com- 22/1997, il difensore in buona sostan- sono prodotti, purché siano rispettate
1997, che definisce la nozione di ri- ma 10 dell’articolo 309 C.p.p., conte- za propone una interpretazione delle alcune condizioni dettate dalla lettera
fiuto. Sostiene che ha errato il Tri- nuto nel comma 7 dell’articolo 324 nozioni di produzione, di raccolta, di m) dell’articolo 6 in relazione alla
bunale laddove ha escluso il deposito stesso Codice, è da ritenersi effettuato stoccaggio e di deposito temporaneo qualità dei rifiuti, al tempo di giacen-
temporaneo nella considerazione che con riferimento al testo precedente al- di rifiuti che contrasta con le defini- za, alla quantità dell’accumulo, alla
i rifiuti erano prodotti in luogo diver- la modifica introdotta con legge 8 a- zioni positive che ne dà l’articolo 6 del omogeneità dei tipi di rifiuti accumu-
so da quello in cui erano poi raccolti. gosto 1995, n. 332. Invero, il previ- Dlgs 22/1997. In particolare sostiene lati, nonché all’imballaggio e alla e-
Infatti – secondo il ricorrente – i ri- gente testo dell’articolo 309 non con- che, così come avviene per il conferi- tichettatura per i rifiuti pericolosi.
fiuti dovevano ritenersi prodotti templava la sanzione della perdita di mento dei rifiuti domestici negli ap- Il Legislatore evidentemente conside-
quando i cittadini manifestavano i- efficacia del provvedimento; la modi- positi contenitori sistemati nei luoghi ra che i rifiuti temporeanamente rag-
nequivocabilmente la volontà di di- fica della disciplina, pertanto, attiene pubblici (cassonetti), erano i cittadini gruppati nel luogo in cui sono pro-
sfarsi delle sostanze, vale a dire quan- alle sole misure cautelari personali e residenti – e non il Comune – ad ef- dotti, quando siano rispettate le con-
do li conferivano nei cassonetti o non anche a quelle reali” (Cassazio- fettuare la produzione e la raccolta dizioni predette, non escano dalla sfe-
contenitori della piazzola ecologica. ne, Sezione V, n. 698 del 22 marzo differenziata dei rifiuti, mentre il ra di controllo del produttore e non
2.4. Violazione e falsa applicazione 1999, Zamponi, rv. 212862. Nello Comune si limitava a organizzarne il costituiscano un rischio per l’am-
dell’articolo 6, lettera e), Dlgs 22/ stesso senso, da ultimo, Cassazione deposito temporaneo nella piazzola e- biente, tale da richiedere il preventivo
1997, che definisce la nozione di rac- Sezione I, 19 aprile 1999, n. 1836, cologica in attesa delle successive ope- controllo della pubblica autorità.
colta come prelievo, cernita e rag- Rocca, rv. 213065; Cassazione Sezio- razioni di smaltimento o di recupero. Se però una di queste condizioni non
gruppamento dei rifiuti per il loro ne III, 18 dicembre 2002, n. 42508, 5. La tesi, però, è giuridicamente è rispettata, ad esempio perché il rag-
trasporto. In buona sostanza il ricor- Scarpa, rv. 225401). infondata. gruppamento dei rifiuti avviene in
rente sostiene che non era il Comune Né può sostenersi che tale interpreta- È indubbiamente vero che i rifiuti do- luogo diverso da quello in cui sono

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


ad effettuare la raccolta, ma le ditte zione violi il diritto di difesa consa- mestici, individuati dall’articolo 7, prodotti, o perché il periodo di gia-
che poi trasportavano i rifiuti per lo crato nell’articolo 24 Costituzione, at- comma 2, lettera a) Dlgs 22/1997, cenza si prolunga oltre il tempo de-
smaltimento o il recupero. teso che il Legislatore, nella sua legit- come quelli provenienti dai luoghi a- terminato dalla legge in relazione al-
2.5. Ancora violazione e falsa appli- tima discrezionalità, ha ritenuto che dibiti ad uso di civile abitazione, sono la quantità, ovverosia perché i rifiuti
cazione delle suddette lettere d), e) ed il privato ha comunque la possibilità prodotti e raccolti da coloro che occu- non sono avviati allo smaltimento o
1) Dlgs 22/1997. Ripete che la produ- di ottenere il riesame della misura pano l’abitazione. A maggior ragione al recupero con la periodicità pre-
zione dei rifiuti era effettuata dai cit- cautelare. ciò è vero nel caso della raccolta dif- scritta, il deposito temporaneo diven-
tadini al momento del conferimento, In particolare, il privato è garantito ferenziata, in cui gli abitanti provve- ta stoccaggio, cioè deposito prelimi-
ed era libera; che la successiva gestio- nel suo diritto a ottenere un imme- dono anche a un raggruppamento nare in attesa di una delle altre ope-
ne, con il prelievo e il trasporto ai diato riesame collegiale della misura dei rifiuti in frazioni omogenee (car- razioni di smaltimento o messa in ri-
luoghi di smaltimento e di recupero, cautelare in forza della norma che ta, vetro, plastica, alluminio) (artico- serva in attesa di una delle altre ope-
era effettuata dalle ditte specializzate. stabilisce la decadenza della misura lo 6, lettera f) stesso decreto). razioni di recupero.
cautelare (reale o personale) se il Tri- Ma è altrettanto incontestabile che il In altri termini, diventando stoccag-
Motivi della decisione bunale del riesame non decide entro luogo in cui avviene la produzione (e gio, il deposito entra nella sfera peri-
3. Va premesso che il ricorso deposi- dieci giorni dalla ricezione degli atti. la raccolta) è appunto l’insediamento colosa dello smaltimento o del recu-
tato il 6 aprile 2005 e successivamen- L’ulteriore garanzia della decadenza adibito a civile abitazione, nel quale pero, qualificandosi come attività di-
te rinunziato conteneva gli stessi mo- della misura nel caso in cui l’autorità gli occupanti hanno svolto le attività rettamente preparatoria di una delle
tivi successivamente riproposti col ri- procedente non trasmetta gli atti al produttrici dei rifiuti (arg. ex lettera altre operazioni finali di smaltimento
corso successivamente (e tempestiva- Tribunale nel termine di cinque gior- b) e i) dell’articolo 6) (e hanno inol- (quali la messa in discarica, il lagu-
mente) depositato l’8 aprile 2005; ma ni da quello in cui ha ricevuto l’avvi- tre provveduto alla loro cernita e rag- naggio, l’incenerimento, ecc.) o di
formulava in più una eccezione di so della presentazione dell’istanza di gruppamento per frazioni omoge- recupero (quali la riutilizzazione co-
decadenza del sequestro per violazio- riesame, invece, vale solo per le misu- nee). me combustibile, il riciclo di sostanze
ne dell’articolo 324, comma 7, C.p.p. re cautelari personali, e non per le Luogo di produzione non è invece – organiche o inorganiche, la rigenera-
in relazione all’articolo 309, commi misure cautelari reali, in considera- come pretende il ricorrente – la piaz- zione degli oli, lo spandimento al
5 e 10, C.p.p., e prospettava in subor- zione della maggiore valenza che la zola ecologica dove gli abitanti del suolo a beneficio dell’agricoltura, ec-
dine questione di legittimità costitu- Costituzione assegna alla libertà per- Comune conferiscono i rifiuti diffe- cetera).
zionale delle stesse norme laddove sonale rispetto alla proprietà privata. renziati, anche perché – se pure si Perciò la legge richiede che l’opera-
siano interpretate nel senso che, in te- 4. Così riaffermata la persistente effi- vuol riprendere la prospettazione del zione di stoccaggio sia previamente
ma di misure cautelari reali, queste cacia della misura cautelare, occorre ricorrente – non è la piazzola ecolo- controllata dall’autorità amministra-
non perdono efficacia quando l’auto- ora esaminare congiuntamente le gica (o il cassonetto), bensì la privata tiva, attraverso un’autorizzazione ri-
rità procedente trasmette gli atti al censure di merito proposte dal ricor- abitazione, il luogo dove il soggetto lasciata dalla Regione ai sensi del-
Tribunale del riesame oltre il termine rente in ordine al fumus dell’ipotiz- ha deciso di disfarsi delle sostanze. l’articolo 28, o attraverso una proce-
di cinque giorni dalla presentazione zato reato. 5. Deriva da quanto sopra che l’atti- dura semplificata di comunicazione
dell’istanza di riesame. Nonostante la Occorre mettere in evidenza in linea vità gestita dal Comune nella piazzola alla Provincia territorialmente com-
rinuncia, la eccezione resta all’esame di fatto che – come accertato con ecologica doveva qualificarsi come de- petente ai sensi degli articoli 31 e 32
di questa Corte, giacché la rinuncia motivazione insindacabile dal Giu- posito preliminare in vista dello smal- decreto legislativo 22/1997.
non è sottoscritta dall’indagato, ma dice di merito – il Comune di Cascia timento o come messa in riserva in vi- In assenza di specifica norma deroga-
soltanto dal suo difensore, il quale – aveva organizzata una cd. piazzola o sta del recupero, non già come deposi- toria, questa previa abilitazione è ne-
com’è noto – non ha il potere di di- isola ecologica, in cui venivano rac- to temporaneo, atteso che quest’ulti- cessaria anche nel caso in cui lo stoc-
31
sporre del diritto di impugnazione colti – previo controllo qualitativo e mo è ipotizzabile soltanto se avviene caggio sia effettuato dai Comuni.
Ciò significa che la competenza dei tativo è penalmente sanzionato come 6. Alla luce di questi principi, non v’è condanna del ricorrente alle spese
Giurisprudenza Corte di Cassazione – Sentenza 28 settembre 2005, n. 34665

Comuni a curare la gestione dei rifiu- contravvenzione ex articolo 51, com- dubbio che il Comune di Cascia, e per processuali. Considerato il contenuto
ti urbani e assimilati e a disciplinarla ma 1, (in tal senso cfr. Cassazione esso il Sindaco, gestendo la piazzola o dell’impugnazione, non si ritiene di
con appositi regolamenti comunali ai Sezione III, sentenza n. 7140 del 19 isola ecologica sopra menzionata, ab- comminare anche la sanzione pecu-
sensi dell’articolo 21 Dlgs 22/1997, giugno 2000, Eterno, rv. 216977, se- bia effettuato operazioni di raccolta niaria a favore della Cassa delle am-
non configura alcuna deroga alla di- condo cui “Il deposito temporaneo di (assieme a quelle realitzzate dai resi- mende.
sciplina di cui ai capi IV e V del titolo rifiuti ai sensi dell’articolo 6, punto denti che conferivano i rifiuti da loro
I dello stesso decreto: in particolare m), del Dlgs 5 febbraio 1997 n. 22 è prodotti) e – quel che più conta – PQM
non esonera gli stessi Comuni che in- legittimo soltanto ove sussistano al- abbia esercitato attività di stoccaggio,
traprendono operazioni di smalti- cune precise condizioni temporanee che, in assenza del prescritto titolo a- la Corte Suprema di Cassazione riget-
mento o di recupero, anche nella for- quantitative o qualitative; in assenza bilitativo, è soggetta alla sanzione pe- ta il ricorso e condanna il ricorrente
ma incoativa dello stoccaggio, dal- di tali condizioni, il deposito di rifiuti nale di cui all’articolo 51, comma 1, al pagamento delle spese processuali.
l’obbligo di munirsi del necessario ti- nel luogo in cui sono stati prodotti è Dlgs 22/1997.
tolo abilitativo. equiparabile giuridicamente all’atti- In conclusione, tutti i motivi dedotti Così deciso in Roma il 27 giugno
Orbene, lo stoccaggio (deposito preli- vità di gestione di rifiuti non autoriz- devono essere disattesi e il ricorso va 2005
minare o messa in riserva) effettuato zata, prevista come reato dall’articolo respinto.
in assenza del necessario titolo abili- 51 del decreto legislativo 22). Consegue ex articolo 616 C.p.p. la (omissis)

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Risoluzione 11 novembre 2005, n. 159/E
Oggetto: Trattamento tributario della bollatura
e vidimazione dei registri carico e scarico rifiuti. (*)

È stato chiesto se è corretta l’interpretazione previsione relativa a modalità di bollatura e vi-


Prassi secondo la quale per la vidimazione dei registri
di carico e scarico dei rifiuti speciali non è do-
dimazione di registri.
Dal combinato disposto delle norme sopra ri-
vuta la tassa di concessione governativa e – es- chiamate consegue che il registro di carico e
sendo uguale la formulazione letterale della scarico rifiuti non è soggetto all’imposta di
norma – non è dovuta neanche l’imposta di bollo di cui all’articolo 16 della più volte citata
bollo. tariffa. Infatti, lo stesso non è un registro di ti-
Preliminarmente si osserva che l’articolo 12 po contabile ai sensi dell’articolo 2214 del
del decreto legislativo del 5 febbraio 1997, n. Codice civile, né è bollato nei modi previsti dal
22, prevede per “i soggetti di cui all’articolo citato articolo 2215 del Codice civile, cioè dal
11, comma 3, (…) l’obbligo di tenere un registro delle imprese o da un notaio (ai sensi
No a bollo e tassa registro di carico e scarico, con fogli nume-
rati e vidimati dall’Ufficio del registro su
dell’articolo 12 del decreto legislativo 5 feb-
braio 1997, n. 22, i fogli dello stesso sono “…
cui devono annotare, le informazioni qua- numerati e vidimati dall’Ufficio del Registro
sul registro rifiuti litative e quantitative dei rifiuti, da utilizza-
re ai fini della comunicazione annuale al
(ora Uffici locali dell’Agenzia delle Entrate)”.
Per quanto concerne la tassa sulle concessioni
catasto”. governative, l’articolo 23 della tariffa allegata
Ai sensi dell’articolo 11, comma 3, del decreto al Dpr 26 ottobre 1972, n. 641 ne prevede l’ap-
perché non è legislativo citato, è obbligato alla tenuta di det- plicazione, nella misura di euro 67,00 per le
to registro “Chiunque effettua a titolo profes- formalità di “bollatura e numerazione di li-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

sionale attività di raccolta e di trasporto di bri e registri (articolo 2215 del Codice civi-
di tipo contabile rifiuti, compresi i commercianti e gli inter- le) per ogni 500 pagine o frazione di 500”.
mediari di rifiuti, ovvero svolge le operazio- La nota n. 1 al predetto articolo precisa inoltre
ni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, che “la tassa (…) è dovuta per i registri di
nonché le imprese e gli enti che producono cui all’articolo 2215 del Codice civile e per
rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti che tutti gli altri libri o registri che per obbligo
producono rifiuti non pericolosi di cui di legge o volontariamente (…) sono fatti
all’articolo 7, comma 3, lettere c), d) e bollare nei modi ivi indicati, tranne quelli
g)…”. la cui tenuta è prescritta soltanto da leggi
L’articolo 16 della tariffa allegata al Dpr 26 ot- tributarie”.
tobre 1972, n. 642, prevede, tra l’atro, l’impo- Dal tenore letterale della norma sopra riporta-
sta di bollo nella misura di euro 14,62 per ogni ta risulta evidente che le motivazioni esposte
cento pagine o frazione di cento pagine, riferi- che portano ad escludere il pagamento del-
ta ai: “repertori; libri di cui all’articolo l’imposta di bollo sono valide anche per esclu-
2214, primo comma, del Codice civile; ogni dere il pagamento della tassa sulle concessioni
altro registro se bollato e vidimato nei modi governative .
di cui agli articoli 2215 e 2216 del Codice Per completezza di argomento è opportuno
civile:…”. rammentare che per la bollatura e vidimazione
L’articolo 2214 del Codice civile prevede che dei predetti registri sono, invece, dovuti i ‘tribu-
l’imprenditore che esercita un’attività com- ti speciali’ nella misura di euro 3,72 per dirit-
merciale deve tenere il libro giornale, il libro to fisso e euro 1,24 prima pagina, in confor-
degli inventari e ogni altro libro necessario, a mità alle disposizioni tariffarie della tabella A –
seconda delle dimensioni e della natura Titolo II – allegata al Dpr 26 ottobre 1972, n.
dell’impresa. 648, come sostituita dall’articolo 3, comma 85
Inoltre, l’articolo 2215 del Codice civile stabili- della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
sce che “… qualora sia previsto l’obbligo Con riferimento al “diritto d’urgenza” “…
della bollatura …” i libri contabili “… de- per la restituzione entro il giorno successivo
vono essere bollati in ogni foglio dall’Ufficio degli atti sottoposti alla registrazione e dei
del registro delle imprese o da un no- registri vidimati” lo stesso non è dovuto
taio…”. quando per prassi l’ufficio rende il servizio en-
Dopo le modifiche al Codice civile recate tro il termine stabilito per la richiesta del dirit-
dall’articolo 7 bis del decreto legge 10 giugno to d’urgenza o inferiore allo stesso.
1994, n. 357, convertito con modificazioni dal-
la legge 8 agosto 1994, n. 489, e dall’articolo 8
della legge 18 ottobre 2001, n. 383, il rinvio
(*) Si veda anche S. Pallotta: “Registri e formulari: il re- dell’articolo 16 della tariffa allegata al Dpr
gime della vidimazione”, in questa Rivista n. 124 (12/05), 642/1972 all’articolo 2216 non risulta più at-
34
Rubrica “Quesiti”. tuale, poiché lo stesso non contiene più alcuna
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giornamento costante per acquisire to costante su specifici flussi di rifiu- costante su tematiche che prescindo-
Edizioni Ambiente

e mantenere la necessaria dime- ti per mantenere e consolidare la co- no dalle disposizioni specifiche di set-
stichezza con gli obblighi e gli adem- noscenza degli obblighi e degli adem- tore e trovano la loro soluzione attra-
pimenti connessi alla gestione dei ri- pimenti. L’eventuale integrazione con verso l’approfondimento dell’apparato
fiuti. il primo e il terzo livello consente una codicistico e regolamentare di base
Destinatari: imprese manifatturiere, visione sistematica della disciplina. (es: traffico illecito, tecniche investiga-
commerciali e di servizi (produttori di Destinatari: produttori e gestori; re- tive). L’integrazione con il primo e il se-
rifiuti); raccoglitori, trasportatori, re- sponsabili ambiente di imprese, as- condo livello consente la creazione di
cuperatori e smaltitori (gestori di ri- sociazioni e enti pubblici; consulenti una professionalità specifica.
fiuti); responsabili ambiente di im- specializzati. Soggetti con esigen- Destinatari: produttori e gestori; con-
prese, associazioni e enti pubblici; ze di approfondimento su uno o più sulenti; decisori pubblici e privati; au-
consulenti di base. flussi specifici. torità di controllo.
a cura di Maurizio De Paolis
Direttore Servizio Massimario e Ruolo Generale del Consiglio di Stato

Rubriche “Focus” giurisprudenza

Riferimenti Massima
Tar Lazio, Pres. Mastrocola Rifiuti – Centro per la rottama- È illegittima e, di conseguenza, si deve sospendere l’efficacia dell’ordinanza del
Roma, Rel. Raggio zione di veicoli a motore – Città Ministro dell’interno 23 giugno 1999, n. 2992, nella parte in cui ha conferito al
ordinanza di Ric. G.C. di Roma (Comune e Provincia) Commissario governativo per l’emergenza dei rifiuti nella città di Roma (Comune e
sospensiva Res. Min. Interno – Poteri attribuiti al Commis- Provincia) poteri extra ordinem per la costruzione di centri per la rottamazione di
15 febbraio sario governativo per l’emer- veicoli a motore.
2001, n. 1143 genza rifiuti – Ordinanza Mini-
stro degli interni 23 giugno
1999, n. 2992 – Illegittimità –
Sospensione – Necessità

Rifiuti – Centro integrato per la È illegittimo e, di conseguenza, si deve sospendere l’efficacia del decreto del
rottamazione di veicoli a motore Commissario governativo per l’emergenza dei rifiuti nella città di Roma (Comune e
– Città di Roma (Comune e Provincia) 20 novembre 2000, n. 6 mediante cui è stato approvato il progetto de-
Provincia) – Commissario go- finitivo relativo al centro integrato per la rottamazione dei veicoli a motore ubicato
vernativo per l’emergenza rifiuti in località Maglianella e contestualmente autorizzata l’occupazione d’urgenza dei
– Decreto 20 novembre 2006, terreni necessari, in quanto non supportato da specifiche ed eccezionali esigenze
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

n. 6 – Progetto – Approvazione derivanti dall’anno giubilare 2000.


– Illegittimità – Occupazione
d’urgenza delle aree – Illegitti-
mità – Sospensione – Neces-
sità

Tar Campania, Pres. Coraggio Rifiuti – Rifiuti solidi urbani – In applicazione delle disposizioni incardinate nel decreto legislativo 5 febbraio
Napoli, Sez. I, Rel. Monaciulini Servizio pubblico di smaltimen- 1997, n. 22, ciascun Comune ha piena autonomia nell’organizzare il servizio pub-
22 marzo Ric. Comune di to – Spazzamento, raccolta, blico per la gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli ad essi
2000, n. 791 Caivano trasporto e raccolta differenzia- assimilati, nella fase di avvio allo smaltimento, che comprende lo spazzamento, la
Res. Pres. Giunta ta – Comune – È competente – raccolta, il trasporto e la raccolta differenziata, mentre compete alla Regione la
regionale Delimitazione degli ambienti ot- fase successiva, a partire dalla delimitazione degli ambienti ottimali per gestire i
Campania ed altro timali per gestire i rifiuti, appro- rifiuti e l’approvazione dei relativi impianti fino al rilascio dell’autorizzazione all’e-
vazione dei relativi impianti fino sercizio delle operazioni relative allo smaltimento e al recupero in forma integrata.
al rilascio dell’autorizzazione al-
l’esercizio delle operazioni rela-
tive allo smaltimento e al recu-
pero in forma integrata – Re-
gione – È competente

Tar Basilicata, Pres. Perticone Atto amministrativo – Ordi- Il presupposto per adottare le ordinanze del sindaco contingibili e urgenti si identi-
20 marzo Rel. Fortunato nanze – Ordinanze del sindaco fica in una situazione di necessità grave ed urgente nata in maniera accidentale e
2000, n. 150 Ric. Consorzio di contingibili e urgenti – Pre- imprevedibile che non può essere fronteggiata con i mezzi ordinari messi a dispo-
bonifica di supposti – Individuazione sizione dall’ordinamento giuridico.
Bradano e di
Metaponto Rifiuti – Area – Sgombero – L’ordine del sindaco di sgomberare i rifiuti da un’area ha natura di sanzione ripri-
Res. Comune di Ordinanza sindacale – Obbligo stinatoria dello status quo ante, di conseguenza presuppone il preventivo accerta-
Scanzano a carico del proprietario incol- mento della responsabilità da fatto illecito da attribuirsi al soggetto destinatario
pevole – Esclusione dell’ordinanza; pertanto, non è attribuibile alcun obbligo di smaltimento a carico
del proprietario del terreno qualora il proprietario dell’area sulla quale sono stati
abbandonati i rifiuti risulti non colpevole.

Tar Campania, Pres. Coraggio Rifiuti – Rifiuti solidi urbani – È illegittimo il provvedimento amministrativo adottato dal prefetto, su delega con-
Napoli, Sez. I, Rel. Monaciulini Concessione – Rinnovo – Prov- cessa dal Presidente del Consiglio dei Ministri mediante ordinanza, al fine di fron-
28 dicembre Ric. Comune di vedimento del Prefetto delegato teggiare una situazione di emergenza ambientale, con cui disponga il rinnovo di
1999, n. 3394 Ariano Irpino dal Presidente del Consiglio dei una concessione per la gestione di una discarica per i rifiuti solidi urbani.
Res. Prefetto di Ministri mediante ordinanza – (Nella fattispecie, il Comune di Ariano Irpino impugnava un provvedimento con cui
Napoli ed altri Illegittimità – Fattispecie il Prefetto di Napoli, delegato con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Mi-
nistri, emanata al fine di fronteggiare la situazione di emergenza verificatesi nel
settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella Regione Campania, dispo-
neva il rinnovo della concessione per la gestione di una discarica per rifiuti solidi
urbani ubicata nel Comune di Ariano Irpino, località Difesa Grande).
36
a cura di Conai – Consorzio nazionale imballaggi

Rubriche Punto imballaggi

La raccolta differenziata tività di riciclaggio e recupero, con validità Unificazione) vi sono:


in Italia: la normativa 1° gennaio 2004-31dicembre 2008 (articolo – nel 2002 le norme sui contenitori stazio-
sui contenitori per la raccolta 41, Dlgs 22/1997). nari:
dei rifiuti • Uni En 12574-1:2002;
La raccolta differenziata costituisce un’attività In base a tale accordo è stato definito, in par- • Uni En 12574-2:2002;
molto importante, propedeutica all’avvio a rici- ticolare, che: • Uni En 12574-3:2002;
clo e recupero dei materiali provenienti dai co- – spetta ai Comuni realizzare un adeguato si- • Uni En 13071:2002;
siddetti giacimenti metropolitani, i rifiuti urbani. stema di raccolta differenziata attraverso i re- – nel 2003 le norme sui sacchi:
I giacimenti metropolitani sono una sorta di golamenti comunali; • Uni En 13592:2003;
miniera costituita, per esempio, dai materiali – Conai si impegna ad attivare accordi volon- • Uni En 13593:2003;
di imballaggio come acciaio, alluminio, carta, tari con P.a., soggetti gestori e operatori del – nel 2004: le norme sui contenitori mobili:
legno, plastica e vetro, valorizzabili attraverso servizio per promuovere: • Uni En 840-1:2004;
le operazioni di riciclo e recupero, che costi- • l’applicazione di sistemi di gestione inte- • Uni En 840-2:2004;
tuiscono quasi il 32% dei rifiuti urbani an- grata dei rifiuti ad alto contenuto di sostenibi- • Uni En 840-3:2004;
nualmente prodotti sul territorio nazionale. lità e ad alto livello qualitativo dei processi di • Uni En 840-4:2004;

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


Più di undici milioni di tonnellate di rifiuti, de- raccolta e recupero dei rifiuti di imballaggio; • Uni En 840-5:2004;
gli oltre trenta prodotti a livello urbano, così • l’avvio e lo sviluppo della raccolta differen- • Uni En 840-6:2004.
composti: 2,5% è costituito da alluminio, 3% ziata con particolare attenzione ai sistemi ter-
da legno, 5,3% da imballaggi in acciaio, ritoriali di difficile gestione. L’ottimizzazione dei risultati di raccolta diffe-
11,3% da vetro, 37,2% da carta, 40,3% da renziata può dipendere anche da interventi di
plastica. Un possibile passo da compiere per raggiun- standardizzazione, nonché di semplifica-
La raccolta differenziata è il primo passo che gere l’obiettivo del 35% di raccolta differen- zione, delle modalità di raccolta dei rifiuti ur-
permette la valorizzazione dei materiali. I ri- ziata, potrebbe essere, ad esempio, la nor- bani a livello nazionale, che riguardino, in
sultati medi nazionali ad oggi parlano del malizzazione del servizio di raccolta dif- particolare, le caratteristiche dei conteni-
23% di rifiuti raccolti: un risultato in crescita ferenziata a livello nazionale. Nel caso tori (cassonetti): colore, tipologia, modalità
rispetto al 1998, ma ancora lontano dall’o- particolare dei cassonetti. Si potrebbero in- di trasporto e carico/scarico.
biettivo del 35% stabilito dalla legge (Dlgs dividuare soluzioni per uniformare le differen-
22/1997). ze tra un Comune e l’altro e, soprattutto, ren-
dere più semplice per il cittadino riconoscere
1998 2004 le modalità di conferimento in raccolta, an-
Totale rifiuti 26.845 30.300 che quando è lontano dal Comune di resi-
indice 100 113
denza.
Raccolta differenziata 3.006 7.000
% su rifiuti 11,2% 3,1% Tra le attività di normazione a livello europeo,
indice 100 233 svolte dal Comité Européen de Normalisation,
Raccolta imballaggi 1.200 2.850 c’è quella della commissione tecnica Cen/Tc
% su Rd 39,9% 40,7% 183 “Waste management”, e in particolare il
indice 100 238
gruppo di lavoro WG1 “Waste container” (ge-
stito dall’Italia), che ha elaborato norme tec-
La Pubblica amministrazione ha il compito di niche su:
organizzare sistemi adeguati di raccolta diffe- • requisiti dei cassonetti;
renziata in modo da permettere al consuma- • requisiti dei contenitori per la raccolta dei
tore di conferire al servizio pubblico rifiuti di rifiuti (comprendendo anche le “campane”
imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e per la raccolta differenziata).
da altri tipi di rifiuti di imballaggio (articolo La Commissione Tecnica del Comité Euro-
39, Dlgs 22/1997). péen de Normalisation Cen/TC 261 “Packa-
In questo ambito il Consorzio nazionale im- ging”, invece, elabora anche norme tecniche
ballaggi può stipulare, e di fatto ha stipulato, su:
un accordo di programma quadro su base • sacchi per la raccolta differenziata dei rifiuti.
nazionale con l’Anci al fine di stabilire anche
le modalità di raccolta dei rifiuti da imbal- Tra le norme tecniche pubblicate e recepite
37
laggio in relazione alle esigenze delle at- in Italia dall’Uni (Ente Nazionale Italiano di
a cura di Paola Ficco
Stefania Pallotta Responsabile sanzioni e contenzioso ambientale Provincia di Venezia – Settore Ambiente
Loredana Musmeci Direttore Reparto Suolo e Rifiuti dell’Istituto superiore di Sanità

Rubriche Quesiti
coordina la bonifica di un sito, utilizzan- caso, sull’ambiente (ad esempio ponendo in
La Rubrica si propone di offrire un supporto opera-
tivo alla soluzione dei numerosi problemi interpre- do, nelle diverse fasi dell’attività, impre- essere su di essi una riduzione volumetrica
tativi ed applicativi che sorgono nella produzione, se di scavo/movimentazione, trasporto e o un trattamento chimico/fisico/biologico –
nella gestione e nel controllo dei rifiuti. smaltimento regolarmente autorizzate al cd. “produttore secondario”).
La Rubrica non esercita attività di consulenza, di- trattamento di rifiuti o iscritte all’Albo Della fondamentale diversificazione del con-
retta o indiretta, e non fornisce supporto a privati
nelle specifiche sezioni, può individuare cetto di produttore, è prova l’articolo 1, let-
per motivi personali.
I Curatori risponderanno solo a quesiti ritenuti, a come produttore dei rifiuti decadenti tera b), direttiva 91/156/Cee che, modifica-
loro insindacabile giudizio, di valenza generale. dall’attività di bonifica e usare registro, tiva della direttiva 75/442/Cee e che rappre-
Ciò al fine di operare una collaborazione culturale formulari e Mud a lei intestati, indicando senta la direttiva-quadro in materia di rifiuti,
e conoscitiva con il Pubblico direttamente coinvolto come luogo di produzione l’indirizzo del recepita nell’ordinamento positivo nazionale
con le tematiche specifiche.
cantiere e come attività di provenienza mediante il Dlgs 22/1997. La definizione ivi
Il servizio fornito dalla Rubrica è gratuito ed è ri- l’attività di bonifica? in proposito fornita dal Legislatore comuni-
servato agli abbonati alla Rivista (sia cartacea che
on line) e agli abbonati di “Osservatorio di norma-
tario è la seguente: “La persona la cui atti-
tiva ambientale” di ReteAmbiente; pertanto si pre- La definizione legislativa di “produttore” di vità ha prodotto rifiuti (“produttore iniziale”)
ga di evidenziare nel quesito il nome del soggetto rifiuti è rinvenibile nell’articolo 6, comma 1, e/o la persona che ha effettuato operazioni
intestatario dell’abbonamento. lettera b), Dlgs 22/1997 laddove esso è in- di pretrattamento, di miscuglio o altre ope-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

I quesiti (la cui formulazione non deve superare le dividuato come “la persona la cui attività ha razioni che hanno mutato la natura o la
10 righe) possono essere inviati al seguente indiriz-
zo quesiti@reteambiente.it e troveranno risposta, prodotto rifiuti e la persona che ha effettuato composizione di detti rifiuti”.
ogni mese, su queste pagine. operazioni di pretrattamento o di miscuglio o Quindi, le definizioni comunitaria e nazionale
altre operazioni che hanno mutato la natura di “produttore” di rifiuti sono pressoché ana-
o la composizione dei rifiuti”. loghe, fatta salva la corretta precisazione
La lettura di tale disposizione non lascia che in sede comunitaria è stata espressa tra
Risponde Paola Ficco spazio a dubbi interpretativi, poiché è asso- parentesi, con riferimento al “produttore ini-
lutamente evidente che la nozione di produt- ziale”.
1. Chi è il produttore del rifiuto tore di rifiuto è riferita alle seguenti catego- Tutta la giurisprudenza di legittimità al ri-
a) Una società di pulizia, che opera sia rie di soggetti: guardo intervenuta, si è sempre e solo e-
per clienti pubblici che privati, conferisce – colui il quale esercita una qualsivoglia atti- spressa con riferimento ai rifiuti da costru-
i rifiuti prodotti dai clienti presso le aree vità che dia origine al rifiuto. Per sua intima zione e demolizione, ciò nulla toglie alla sua
da questi indicate (i clienti poi procedono natura tale attività genera un qualsivoglia ri- valenza interpretativa, e precisamente: Corte
autonomamente allo smaltimento). fiuto, poiché non esiste attività antropica che di Cassazione, III Sezione penale, sentenza
La società di pulizia, inoltre, con il tacito non generi rifiuti. Tale rifiuto, dunque, è pro- 21 aprile 2000, n. 4957 (Rigotti e altri); il
assenso del committente, conferisce i ri- dotto da colui il quale ha esercitato quella cui assunto è stato, successivamente, rifor-
fiuti generati dalla sua attività di pulizia attività; il rifiuto non si sarebbe generato da mato da:
(stracci, carta, flaconi vuoti). tale soggetto se costui non avesse intrapre- – Corte di Cassazione, III Sezione penale,
I contratti non indicano nulla circa la re- so quella determinata attività; sentenza 1° aprile 2003, n. 15165 (Capec-
sponsabilità per il relativo smaltimento. – colui il quale ha effettuato operazioni di chi);
È stato sollevato il dubbio che la società pretrattamento o di miscuglio o una qualsi- – Corte di Cassazione, III Sezione penale,
di pulizia non possa smaltire presso il voglia altra operazione che, agendo sui rifiuti sentenza 19 ottobre 2004, n. 40618 (Lilli e
committente i propri rifiuti derivanti dalle prodotti da terzi, ha mutato la natura o la altri) (1);
attività di pulizia svolte per conto di tale composizione dei rifiuti. – Corte di Cassazione, III Sezione penale,
committente presso il suo domicilio. Come è evidente, dunque, si è in presenza sentenza 12 ottobre 2005, n. 36963 (Re-
Si ritiene, invece, che la società di puli- di un duplice concetto di “produttore” che becchi) (2).
zie sia il produttore del rifiuto, mentre il risiede: Tali sentenze si concentrano sulla sussisten-
committente è il detentore del rifiuto – sia nella figura di colui il quale ha consen- za o meno della posizione di garanzia del
stesso e pertanto ai sensi del Dlgs 22/ tito con la propria attività che il rifiuto venis- committente di lavori edili dei confronti del-
1997 (articolo 10, comma 1) sia respon- se ad esistenza (cd. “produttore iniziale”); l’esecutore (sulla non sussistenza di tale po-
sabile del loro smaltimento. – sia nella figura di colui il quale, agendo su sizione militano, comunque, le due sentenze
Chi ha ragione? rifiuti prodotti da terzi, ha consentito che del 2003 e del 2004). Tutte e quattro le
quei rifiuti prodotti da un altro soggetto ve- sentenze sono conformi nel ritenere produt-
b) Una società commerciale di consulen- nissero reinseriti nel ciclo di gestione tal tore del rifiuto colui che pone in essere
38 za in campo ambientale che organizza e quali o diversi, ma meno impattanti, in ogni un’attività materiale. In tal modo, anche la
giurisprudenza di legittimità, fa sua (ovvia- te in relazione due o più parti per la conclu- fotostatica del formulario”. Come appare e-

Rubriche Quesiti
mente) la definizione legislativa di produttore sione di un affare, senza essere legato ad vidente, la figura dell’intermediario è di ca-
di rifiuto ravvisabile in chi “ha prodotto rifiu- alcuna di esse da rapporti di collaborazione, rattere suppletivo rispetto a quella dei tre
ti” (ex articolo 6, comma 1, lettera b), Dlgs di dipendenza o di rappresentanza”. protagonisti principali della transazione (pro-
22/1997), con riferimento al dato meramen- Pertanto, caratteristica della figura del me- duttore/detentore-trasportatore-destinata-
te materiale della condotta. diatore è la sua autonomia, cioè la sua im- rio), tanto da consentirgli (unico caso censito
Il principio giurisprudenziale, dunque, è or- parzialità, rispetto ad altri soggetti del rap- dalla disciplina) l’allegazione di una fotoco-
mai consolidato: per produttore di rifiuto si porto. Costui, quindi, non può operare nel- pia del formulario di spettanza del produtto-
deve intendere solo colui la cui attività ha l’interesse di nessuna delle parti. Avrà diritto re. Il che è corretto, poiché (nella configura-
prodotto i rifiuti. al compenso (provvigione) solo se l’affare, zione astratta della norma) l’intermediario
grazie alla sua opera, giunge a buon fine senza detenzione non è mai entrato in rap-
Quindi, alla luce di quanto precede, si ritiene (articolo 1755 C.c.). porto diretto con l’oggetto della transazione
che: L’intermediario con detenzione di rifiuti, (il rifiuto).
– con riferimento al quesito sub a), il pro- però, si qualifica come un gestore (come Pertanto, si ritiene che la presenza di un in-
duttore del rifiuto da pulizia (flaconi ecc.) sia correttamente ricorda la circolare Ambien- termediario vada indicata nello spazio del
la società di pulizie. Come tale essa è re- te/Industria 4 agosto 1998 sui registri e sui formulario riservato alle “annotazioni”. Al ri-
sponsabile del relativo smaltimento. È appe- formulari, n. 2, punto i). Infatti, costui pone guardo si osserva che non esiste alcuna in-
na il caso di notare che il “detentore” è colui in essere sui rifiuti o una operazione di dicazione formale, come non esiste neanche
il quale ha un rapporto materiale con la cosa smaltimento o una operazione di recupero o uno spazio apposito all’interno del modello
(la detenzione, che è la situazione possesso- il trasporto. Tale operazione si sostanzia ove censire l’intermediario; però, poiché il
ria base e che prescinde dal titolo giuridico (quantomeno) in uno stoccaggio (deposito formulario è l’unico documento che consen-
sottosostante). Quindi, nel caso di specie, il preliminare se i rifiuti vanno a smaltimento; te la “tracciabilità” del rifiuto, è necessario
detentore è la società di pulizie; poi divente- messa in riserva se i rifiuti vanno a recupe- riportare nel formulario tutte le indicazioni
ranno tali i soggetti che entrano in un rap- ro). Quindi, in questo caso l’intermediario si necessarie per consentire di rintracciare sia
porto materiale (cd. “signoria di fatto”) con “trasforma” in gestore di rifiuti a tutti gli ef- il carico specifico di quella singola tipologia
la cosa (rifiuto). fetti, con tutto quel che ne consegue. di rifiuto, sia tutti i soggetti che hanno parte-
In ragione di quanto precede, l’intermedia- cipato alla sua eliminazione (smaltimento o
Con riferimento, invece, al quesito sub b), si rio, per essere tale, deve essere autonomo recupero). Per gli stessi motivi, si ritiene che

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


ritiene che il produttore dei rifiuti sia la so- rispetto agli altri soggetti della transazione. i tre citati protagonisti principali della transa-
cietà di scavo/movimentazione coordinata e Inoltre, se l’intermediario è anche trasporta- zione debbano indicare l’esistenza di un e-
non la società commerciale; pertanto, è tore, costui è direttamente gestore a nulla ventuale intermediario (senza detenzione)
questa società coordinata quella obbligata a rilevando il fatto che sia intermediario. nell’ambito dello spazio del formulario riser-
registri, formulari e Mud che devono essere Quindi, non dovrà compilare il modello B, vato alle “annotazioni”.
a lei intestati, indicando come luogo di pro- Dm 145/1998 sui registri di carico e scarico, Nel caso in cui l’intermediario sia “puro”
duzione l’indirizzo del cantiere e come atti- bensì il modello A; non dovrà essere indicato (cioè senza detenzione) costui dovrà tenere
vità di provenienza del rifiuto l’attività di bo- nelle annotazioni del formulario come mero il registro conforme al modello B allegato al
nifica. Per la società commerciale resta l’ob- intermediario, bensì come trasportatore nella Dm 148/1998; laddove, invece, tale inter-
bligo introdotto dall’articolo 1, comma 29, parte del documento ad esso dedicata. mediario abbia la detenzione del rifiuto egli
lettera a), legge 308/2004 (cd. “Legge dele- sarà – ovviamente – un ordinario gestore;
ga ambientale”), che ha aggiunto la lettera 3. Formulario: dove inserire l’in- pertanto, dovrà adottare il registro conforme
q-ter) all’articolo 6, comma 1, Dlgs 22/1997 termediario senza detenzione del al modello A allegato al citato Dm 148/
circa l’iscrizione ad un’apposita sezione del- rifiuto 1998. Sul punto, anche la citata circolare 4
l’Albo gestori rifiuti – si veda “Rifiuti- Bolletti- Se un produttore affida in appalto il ser- agosto 1998, precisa che (n. 2, lettera i) “i
no di informazione normativa” n. 115 (2/05). vizio di trasporto e smaltimento dei rifiu- soggetti che effettuano attività di interme-
ti ad una società e questa si serve di un diazione e commercio con detenzione dei ri-
2. Chi è l’intermediario intermediario per accedere all’impianto fiuti sono equiparati, ai fini della tenuta dei
È corretto considerare l’intermediario di discarica, nelle annotazioni al formu- registri, ai soggetti che effettuano attività di
come mediatore tra produttore, destina- lario deve essere indicato l’intermedia- recupero e smaltimento; quindi, l’obbligo di
tario e trasportatore e quindi completa- rio? E quali sono i soggetti obbligati ad annotazione va adempiuto entro le 24 ore
mente autonomo rispetto a questi tre annotarlo sui registri? Quale modello di dalla presa in carico”.
soggetti? Sul formulario l’intermediario registro deve adottare l’intermediario?
può anche essere trasportatore? 4. Nozione di “rifiuto” ancora so-
La circolare Ambiente/Industria 4 agosto spesa tra Cassazione e Corte Co-
Il Dlgs 22/1997 individua la figura dell’inter- 1998 sui registri e i formulari, al suo n. 2) stituzionale
mediario (e quella del commerciante) di ri- lettera j) ritiene che “il modello B (relativo ai La Società XY è obbligata alla gestione
fiuti come entità assolutamente nuova ri- registri di carico/scarico) va compilato solo dei rifiuti (fresato stradale) in procedura
spetto al precedente regime (Dpr 915/ per i rifiuti che sono oggetto di intermedia- semplificata quando esegue con propri
1982). Per capire esattamente chi sia l’in- zione o di commercializzazione senza che mezzi e con contratto di appalto, la
termediario è necessario rinominarlo in ter- l’intermediario o il commerciante ne abbia la schiarifica del manto stradale, il traspor-
mini esatti e precisamente: “mediatore” e, detenzione. In tal caso l’annotazione sul re- to e il riutilizzo, senza alcun trattamento
quindi, porre attenzione alla definizione che gistro è da riferire al formulario emesso dal preventivo, del fresato nel suo ciclo pro-
di esso viene fornita dall’articolo 1754 C.c. produttore ed ai fini dell’integrazione con il duttivo per generare conglomerati bitu-
e precisamente “È mediatore colui che met- registro, l’intermediario dovrà allegare copia minosi vergini? 39
Nel caso di specie, si ritiene che la società caso in cui trasferisca la propria sede le- variazione, è ragionevole ritenere che il
Rubriche Quesiti

XY sia il produttore del rifiuto rappresentato gale in ordine alle intestazioni del regi- Legislatore abbia concepito tali documenti
dalla schiarifica del manto stradale per i mo- stro di carico/scarico e dei formulari? come riferiti alla realtà di un determinato
tivi esposti nella risposta al quesito sub 1). Invece, cosa accade in caso di variazio- momento societario cristallizzata e fissata in
Pertanto, tale società deve rispettare tutto ne della ragione sociale? È possibile mo- un determinato momento, a prescindere da
quanto previsto in termini autorizzatori e do- dificare tali intestazioni (o farle modifi- modifiche.
cumentali dalla disciplina dettata dal quadro care) oppure deve dotarsi di nuovi bol-
legislativo di cui al Dlgs 22/1997 e succes- lettari? 6. Rifiuti C & D, rocce e terre di
sivi decreti attuativi, ivi compreso il Dm 5 scavo
febbraio 198 sul recupero agevolato dei ri- L’impresa economica opera sul mercato, Con riferimento al quesito n. 7), pubbli-
fiuti non pericolosi. per lo più, in regime di concorrenza; pertan- cato sul numero di novembre 2005 di
Chi scrive appartiene a quella scuola di pen- to, deve poter essere individuata e localizza- questa Rivista, si chiede come vadano
siero che ritiene disapplicabile l’articolo 14, ta. Come vi sono mezzi di individuazione e letti gli articoli 7, comma 3, lettera b); 8,
Dl 138/2002. È vero che con sentenza 13 punti di localizzazione della persona fisica, comma 1, lettera f-bis) e 11, comma 3,
maggio 2005, n, 17836, la III Sezione pena- parimenti, vi sono mezzi di individuazione e Dlgs 22/1997 in ordine ai rifiuti da co-
le della Corte di Cassazione ha ritenuto che punti di localizzazione dell’impresa. Vi sono, struzione/demolizione ed alle rocce e
questo non sia possibile. Però è altrettanto dunque, i cd. “segni distintivi dell’impresa”, terre di scavo?
vero che la giurisprudenza di legittimità, sul individuabili nei seguenti: ditta, insegna e Il Ministero dell’ambiente, con lettera del 1°
punto, non è affatto univoca. marchio. Tra questi, la ditta assume partico- marzo 2004 (in questa Rivista, n. 107
Non è un caso che, con ordinanza emessa il lare rilevanza, poiché si tratta del nome sot- (5/04) ha precisato che le analisi del terre-
29 giugno 2005 dal Tribunale di Terni, in to il quale l’imprenditore svolge la propria no, secondo i criteri previsti dal Dm 471/
ordine ad una causa penale relativa al regi- attività. A differenza del marchio e della in- 1999 sulle bonifiche, debbono eseguirsi so-
me dei rottami ferrosi ed alla loro esclusione segna (che sono meramente facoltativi), la lo qualora vengano utilizzate tecnologie di
dalla normativa dei rifiuti, in dipendenza del ditta è il mezzo di individuazione necessario scavo o perforazione che prevedono l’impie-
contrasto con la nozione di “rifiuto” della dell’impresa economica. Come la persona go di sostanze inquinanti. Pertanto, secondo
Corte di Giustizia europea, sia stata solleva- ha necessariamente un nome, l’impresa ha, il Ministero per adempiere alle indicazioni
ta eccezione di legittimità costituzionale per altrettanto necessariamente una ditta. previste dalla “Legge Lunardi” (come modi-
la inosservanza dei vincoli derivanti dall’ordi- Pertanto, nel sistema del Codice civile, la ficata dall’articolo 23 della “Legge
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

namento comunitario contro l’articolo 1, ditta è il mezzo di individuazione della per- Comunitaria 2003”), è sufficiente trasmette-
commi da 25 a 29 della legge 308/2004 sona in quanto imprenditore. La ragione so- re all’Arpa un’attestazione dell’impresa circa
(cd. “Delega ambientale”), dove il comma ciale è dunque il “nome di battesimo” della le metodologie di scavo e l’indicazione della
25 fa salvo il citato articolo 14, per violazio- singola azienda. destinazione finale del materiale. Il parere
ne degli articoli 11 e 117 Cost. (Gazzetta uf- La sede dell’impresa, invece, ha rilevanza del Ministero dell’ambiente è stato espresso
ficiale, I serie speciale, Corte Cost. n. 46 del sotto diversi aspetti: iscrizione nel registro mediante una lettera, in risposta ad uno
16 novembre 2005). Pertanto, allo stato at- delle imprese, competenza del tribunale per specifico quesito dell’Ance (Associazione
tuale della disciplina, è opportuno agire u- la dichiarazione di fallimento; invio di comu- nazionale costruttori edili), il che riduce la
sando il canone interpretativo relativo alla nicazioni all’imprenditore eccetera. (già ridotta) valenza interpretativa ufficiale
nozione di rifiuto deve essere improntato alla Alla luce di quanto precede, il registro e la il che normalmente viene affidata ad una cir-
maggiore estensività possibile, come chiara- formulario nella loro qualità di strumenti che colare ministeriale.
mente indicato dalla sentenza 18 aprile consentono il controllo e la tracciabilità dei Inoltre sembra che alcuni aspetti ancora
2002, C-9/00, Palin Granit Oy, dove al pun- flussi di rifiuti sono riferiti a quella impresa debbano essere chiariti, e cioè:
to 23, stabilisce che “Il verbo “disfarsi” deve che ha quella specifica ragione sociale e • chi sia il soggetto cui compete l’obbligo di
essere interpretato alla luce della finalità quella specifica sede come dichiarati nel richiedere il parere all’Arpa (committente o
della direttiva 75/442 che, ai sensi del terzo frontespizio dei singoli bollettari. Ogni modi- impresa);
considerando, è la tutela della salute umana fica intervenuta sulla ragione sociale e sulla • quale sia l’iter del parere dell’Arpa (modu-
e dell’ambiente contro gli effetti nocivi della sede introduce un mutamento sostanziale listica, tempi necessari, ufficio referente);
raccolta, del trasporto, del trattamento, nella possibilità concreta di reperimento ed • se sussista o meno l’obbligo di indicare la
dell’ammasso e del deposito dei rifiuti, ma individuazione del soggetto che deve essere destinazione finale del materiale di scavo.
anche alla luce dell’articolo 174, n. 2, Ce, reso palese a fronte della natura partecipati- Ciò premesso, si possono formulare le se-
secondo il quale la politica della Comunità in va degli obblighi relativi a registri e formula- guenti osservazioni.
materia ambientale mira ad un elevato livello rio. Poiché nel momento in cui si varia la ra- a) L’articolo 7, comma 3, lettera b) (che tra i
di tutela ed è fondata in particolare sui prin- gione sociale si dà luogo ad una persona rifiuti speciali cita “i rifiuti derivanti dalle atti-
cipi della precauzione e dell’azione preventi- giuridica diversa dalla prima (anche se la vità di demolizione, costruzione, nonché i ri-
va. Ne consegue che la nozione di rifiuto seconda subentra alla prima in termini di at- fiuti pericolosi che derivano dalle attività di
non può essere interpretata in senso restrit- tività e passività) e poiché nel momento in scavo” ) ha indotto taluni a ritenere che i ri-
tivo (come già in precedenza stabilito dalla cui si varia la sede legale, muta il principale fiuti non pericolosi derivanti da attività di
sentenza 15 giugno 2000, C-418/97 e C- e più significativo fattore di reperibilità scavo non siano rifiuti. Tale assunto si ritie-
419/97, Arco, punti 36-40). dell’impresa sul territorio, si ritiene che a ne sia destituito di fondamento in considera-
fronte di tali eventi sia indispensabile dotarsi zione della definizione di rifiuto di cui all’arti-
5. Modifica sede e segni distintivi di nuovi bollettari regolarmene vidimati e nu- colo 6, Dlgs 22/1997 (a prescindere dalla
dell’impresa: registri e formulari merati. Inoltre, poiché il Dm 145/1998 sul successiva “interpretazione autentica” che
ex novo formulario e il Dm 148/1998 sul registro di viene applicata a “macchi di leopardo” sul
40 Come si deve comportare una ditta nel carico e scarico nulla prevedono in caso di territorio nazionale) (si veda risposta a que-
sito n. 7, pubblicato sul numero di novem- autentica” nazionale di rifiuto). Inoltre, se è contengono la materia prima (plasma) per la

Rubriche Quesiti
bre 2005 di questa Rivista). Infatti, tali rifiuti vero che la citata sentenza Ue 11 settembre produzione di emoderivati non appaiono a-
non pericolosi sono speciali, ancorché non 2003, correttamente, stabilisce che è ben naloghi (in termini di rischio) ai rifiuti perico-
citati in dipendenza della loro derivazione possibile che uno Stato membro disciplini losi a rischio infettivo, poiché tali rifiuti sono
dalle attività che li generano. Infatti, le lette- con “altra normativa” (ex articolo 2, n. 1, definiti dall’articolo 2, comma 1, lettera d),
re c) e d) del citato articolo 7, comma 3, in- lettera b), direttiva 91/156/Cee) alcuni ma- Dpr 254/2003 solo tra quelli di cui ai Cer 18
dicano come “speciali” i rifiuti derivanti (ri- teriali, ma “a condizione che tale legge ri- 01 03 e 18 02 02 che versino nelle condi-
spettivamente ed inevitabilmente) da “lavo- guardi la gestione dei rifiuti”, si osserva che zioni declinate nei successivi punti da 1 a 3
razioni industriali” e “artigianali”. Quindi, alla la “Legge Lunardi” – in modo espresso – b), tra le quali figura la visibile contamina-
luce della legislazione vigente, sono rifiuti non riguarda la gestione dei rifiuti (poiché zione da sangue.
(speciali) anche i rifiuti non pericolosi deri- nega l’appartenenza di terre e rocce di sca- Le sacche di plasma, infatti, sono puntual-
vanti da attività di scavo, fato salvo il princi- vo a tale alveo concettuale). mente censite con il Cer 18 01 02 come ri-
pio comunitario di cui alla sentenza 11 set- c) L’articolo 11, comma 3, è relativo ai sog- fiuti sempre non pericolosi insieme alle parti
tembre 2003 (C-114/01) secondo il quale i getti obbligati a presentare il Mud. Poiché anatomiche e agli organi e alle riserve di
residui di produzione, laddove riutilizzati nel- per i motivi su esposti si ritiene che rifiuti da sangue. Sempreché, però, non debbano es-
lo stesso processo del produttore (e non costruzione e demolizione siano (appunto) sere smaltiti applicando precauzioni partico-
nello steso ciclo posto in essere da un sog- rifiuti a tutti gli effetti al pari delle terre e lari per evitare infezioni. In tal caso il Cer 18
getto diverso), e purché ciò sia necessario al rocce di scavo, tali rifiuti dovranno essere 01 02 (non pericoloso) si trasforma in 18 01
processo medesimo, non sono rifiuti (fatti- gestiti nel pieno rispetto delle regole dettate 03 (pericoloso).
specie: detriti o sabbia di scarto da opera- dal Dlgs 22/1997 (autorizzazioni – ordinarie Le sacche di plasma, dunque:
zioni di arricchimento di minerale provenien- o semplificate –, iscrizione all’Albo, registri, – laddove possano generare infezioni diver-
ti dallo sfruttamento di una miniera utilizzati formulari e Mud). rebbero rifiuti sanitari pericolosi a rischio in-
per riempire gallerie della stessa miniera, fettivo (18 01 03), contaminati da sangue in
fornendo garanzie sufficienti sull’identifica- 7. Non sempre le sacche di pla- modo visibile;
zione l’uso effettivo di tali sostanze e purché sma per produrre emoderivati in- – in caso contrario, invece, non si appliche-
tale riutilizzo sia una tappa del processo di dustriali sono rifiuti sanitari rebbe il principio dell’assimilazione ai rifiuti
produzione originario). In questa sentenza la Produciamo emoderivati; le sacche di sanitari (articolo 1, comma 5, lettera g ) in
Corte ha richiamato la sua giurisprudenza plasma che giungono in azienda, dopo quanto non presenterebbero rischio infettivo

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


del 2002 ricordando che La Corte Ue ha ri- l’uso, sono rifiuti sanitari a rischio infet- e sarebbero dei meri rifiuti di imballaggio in
cordato sue precedenti pronunce in base al- tivo soggetti al Dpr 254/2003? Possiamo plastica di cui al Cer 15 01 02.
le quali i detriti derivanti dallo sfruttamento continuare a classificare il rifiuto della
di una cava di pietra, depositati a tempo in- sacca di plasma come rifiuto non perico- (1) Rispettivamente in questa Rivista n. 113
determinato in attesa di un possibile utilizzo loso (Cer 15 01 02)? (12/04).
(2) In “www.reteambiente.it”, sezione “Rifiuti”,
sono rifiuti, a prescindere dal fatto che essi spazio “Documentazione complementare”.
non comportino reali pericoli per la sanità Il Dm 219/2000 era riferito solo ed esclusi- (3) Sentenza 18 aprile 2002, C9/00 (Palin Gra-
pubblica o l’ambiente (3) e ha ricordato che vamente ai rifiuti sanitari e questi si limitava nit).
“un rifiuto è ciò che viene prodotto acciden- a disciplinare. Nel contesto di tale Dm il cri- (4) Sentenza 15 giugno 2000, cause riunite C-
418/97 e C-419/97 (Arco Chemie Nederland).
talmente nel corso della lavorazione di un terio della “provenienza” del rifiuto era fon-
materiale o di un oggetto e che non è il ri- damentale, nel senso che per trattarsi di “ri-
sultato cui il processo di fabbricazione mira fiuto sanitario” in senso tecnico era neces-
direttamente” (4). sario che esso provenisse dalle strutture sa- Risponde Stefania Pallotta
b) L’articolo 8, comma 1, lettera f-bis), e- nitarie propriamente dette ed individuate
sclude dal campo di applicazione del Dlgs all’interno del provvedimento medesimo. 8. Il termine per impugnare il ver-
22/1997 “le terre e le rocce di scavo”, ma Tale Dm, come noto, è stato sostituito dal bale di contestazione è perentorio
lo fa ad una condizione reperibile nell’incipit Dpr 15 luglio 2003, n. 254 che opera in mo- Cosa accade nel caso in cui, dopo aver
del medesimo comma 1: “in quanto discipli- do diverso; infatti, il citato criterio della “pro- ricevuto un verbale per incompleta tenu-
nati da specifiche disposizioni di legge”. venienza” è venuto meno ai fini della indivi- ta dei registri di carico e scarico dei ri-
Tale specifica disposizione non esiste. duazione del rifiuto come sanitario. Ad esso fiuti, dove si indicava un termine per
Proprio per porre argine a tale inesistenza (e si è sostituito il criterio “oggettivo”; cioè i ri- presentare la relativa memoria difensiva,
cercare di rendere applicabile una disposi- fiuti sono considerati “rifiuti speciali sanitari” tale termine – per una dimenticanza –
zione inapplicabile), nel dicembre 2001 ve- (quindi, soggetti al Dpr 254/2003) “anche se non sia stato rispettato e la difesa sia
niva varata la “Legge Lunardi” (legge 21 di- prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, stata inviata con lieve ritardo?
cembre 2001, n. 443, peraltro oggetto di che come rischio risultano analoghi ai rifiuti
specifica procedura di infrazione comunita- pericolosi a rischio infettivo, con l’esclusione L’articolo 18, legge 689/1981 prevede che,
ria, ancora in corso) che, in quanto “specifi- degli assorbenti igienici” (articolo 1, comma entro il termine di trenta giorni dalla data
ca disposizione di legge” si poneva l’obietti- 5, lettera g), Dpr 254/2003 cit.). della contestazione o notifica della violazione
vo di sottrarre terre e rocce di scavo dal re- Come è evidente, lo scenario è profonda- amministrativa, gli interessati possano far
gime dei rifiuti. Tale legge è in evidente con- mente mutato. Quindi, ciò che condiziona la pervenire all’autorità competente scritti di-
trasto con la citata sentenza europea 11 venuta ad esistenza di un rifiuto sanitario fensivi, allegazioni documentali e richiesta di
settembre 2003 oltreché con quella dell’11 non è più solo il flusso che lo genera (strut- audizione personale.
novembre 2004 (C-457/02, che interpreta tura sanitaria o meno) ma anche, e soprat- Al potere di difesa, riconosciuto al trasgres-
la definizione comunitaria di rifiuto, in dipen- tutto, il rischio infettivo che lo connota. sore da tale articolo 18, legge 689/1981,
denza dell’articolo 14 sulla “interpretazione Nel caso di specie, le sacche di plasma che corrisponde un vero e proprio obbligo per 41
l’amministrazione procedente di sentire l’in- Risponde Loredana Musmeci ciali assimilati agli urbani;
Rubriche Quesiti

teressato e ricevere i suoi scritti difensivi, • II scenario: smaltire i bicchierini tal quali,
pena il sorgere di un vizio procedimentale secondo quanto previsto dal Dpr 254/2003
che si riverbera in termini di invalidità sul 9. Rifiuti e metadone in materia di rifiuti sanitari (incenerimento in
provvedimento finale di applicazione della Come devono essere smaltiti i bicchieri- impianti autorizzati ai sensi della disciplina
sanzione. ni di plastica (del genere casalingo usati sui rifiuti di cui al Dlgs 22/1997), ma il tra-
Tuttavia, il trasgressore deve esercitare le anche per il caffè) utilizzati per sommini- sporto rimane disciplinato dal Dpr 309/
sue difese entro il termine perentorio di strare il metadone a coloro che sono in 1990; pertanto, andranno differenziati dagli
trenta giorni previsto dal citato articolo 18, terapia disintossicante nei Sert, tenuto altri rifiuti.
legge 689/1981. Tale termine – che decor- conto che nell’arco della giornata in un
re dalla data della contestazione immediata Sert se ne producono tanti? Per i flaconcini vuoti in vetro che hanno con-
o della notifica degli estremi della violazione Non mi riferisco all’eventuale residuo di tenuto il metadone, si ritiene che possano
da parte dell’organo di controllo – si compu- metadone eccedente la dose sommini- essere ipotizzati gli stessi due scenari qui
ta secondo le ordinarie regole del Codice di strata, ma alla gocciolina di metadone tracciati. Ove si operi il lavaggio, e solo dopo
procedura civile. Va sottolineato che la legge che è parte integrante della dose som- questa operazione, si potranno raccogliere
richiede che la memoria difensiva e/o la ri- ministrata e che rimane sulle pareti del unitamente al vetro recuperabile.
chiesta di audizione personale debbano bicchierino. Il problema nasce dalla mole
“pervenire” alla P.a. nel termine di trenta di bicchierini prodotti quotidianamente 10. Rifiuti e flebo da pronto soc-
giorni, non rilevando la mera data di spedi- da un Sert e che necessariamente devo- corso
zione da parte dell’interessato (1). no essere smaltiti. Il Dm 5 febbraio 1998 al punto 2.2.1 (“ri-
Si definisce tardiva la difesa pervenuta Alla fine della giornata, all’interno del fiuti di vetro in forma non dispersibile”)
all’amministrazione competente dopo che sacco di raccolta, le tante goccioline for- preclude la possibilità di raccolta diffe-
sia decorso il termine perentorio individuato mano un piccolo strato residuale di me- renziata del vetro sanitario proveniente
dal citato articolo 18, legge 689/1981. tadone. oltre che da reparti infettivi anche dai
Nel quesito proposto si chiede se le difese È proponibile l’inserimento della segatura luoghi di pronto soccorso. Pertanto, men-
pervenute oltre tale termine abbiano qualche (che assorbirebbe eventuali gocce di me- tre in tutto l’ospedale posso avviare a
rilevanza all’interno del procedimento ammi- tadone) all’interno dei sacchi deputati al- raccolta differenziata le bottiglie di flebo,
nistrativo sanzionatorio. la raccolta dei bicchierini ed il successivo se queste vengono tolte al pronto soccor-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

Il termine previsto dall’articolo 18, legge allontanamento degli stessi attraverso il so devo smaltirle in maniera diversa. Tali
689/1981 è posto a pena di decadenza, per circuito urbano o bisogna avviare il tutto flebo vanno smaltite come rifiuti perico-
cui l’autorità competente ad irrogare la san- a termodistruzione? losi a rischio infettivo? Come rifiuti assi-
zione non ha alcun obbligo di valutare le di- In quest’ultimo caso sarebbe proponibile milati agli urbani o altro? Qual è la logica
fese tardive ai fini dell’emanazione del prov- l’allontanamento con la ditta che effettua di tale divieto (le flebo di glucosate, fisio-
vedimento di ingiunzione, né è tenuta a sen- il ritiro dei rifiuti sanitari pericolosi a ri- logiche ecc. che genere di rischio posso-
tire l’interessato che ne abbia fatto richiesta. schio infettivo o il percorso deve essere no determinare e come possono conta-
Tuttavia, sembra rientrare nella discreziona- differenziato? minarsi in pronto soccorso)?
lità dell’amministrazione procedente l’esame E i flaconcini vuoti che hanno contenuto
delle memorie difensive pervenute in ritardo: il metadone possono essere raccolti as- Il Dm 5 febbraio 1998 individua esclusiva-
infatti, in virtù del principio di buona ammi- sieme al vetro sanitario? mente quali tipologie di rifiuti possono esse-
nistrazione, si ritiene che l’autorità ammini- re avviate a recupero con procedure sempli-
strativa possa prendere in considerazione gli Fermo restando che il metadone deve esse- ficate. L’esclusione dei rifiuti in vetro da
elementi risultanti dalle difese dell’interessa- re considerato una sostanza stupefacente e pronto soccorso, ivi prevista, è stata fatta in
to, in modo da evitare l’adozione di un’ordi- come tale smaltita secondo le procedure base al “principio di precauzione/cautela”, in
nanza ingiunzione suscettibile di essere an- previste dal Dpr 9 ottobre 1990, n. 309 e quanto quando un paziente arriva al pronto
nullata dal giudice civile in caso di opposi- dal Dpr 15 luglio 2003, n. 254 (articolo 14, soccorso non è dato sapere se costui abbia
zione giudiziale. comma 3), per quanto riguarda i bicchierini o meno contratto – ad esempio – una pato-
Ad ogni modo, è importante sottolineare che contaminati da “gocce” di residuo di meta- logia di tipo infettivo. Quest’ultima, infatti,
un eventuale rifiuto della pubblica ammini- done si possono considerare due scenari: porta all’esclusione del recupero del vetro u-
strazione di fronte a memorie o richieste di tilizzato per flebo e quant’altro in procedura
audizione tardive non costituisce vizio di legit- • I scenario: effettuare un lavaggio di tali semplificata, perché potenzialmente infetto,
timità della successiva ordinanza ingiunzione. bicchierini con acqua; raccogliere le acque essendo entrato in contatto con il paziente.
di lavaggio in bidoni ed avviarle a smalti- Pertanto, si ritiene che tale vetro da pronto
(1) Corte di Cassazione, I Sezione penale, sen- mento come sostanze stupefacenti; conferi- soccorso vada conferito, in via cautelativa,
tenza 6 agosto 1992, n. 9317. re i bicchieri lavati nel circuito dei rifiuti spe- tra i rifiuti a rischio infettivo.

42
a cura di Paola Ficco e Maurizio Santoloci

Come si fa...
il formulario di identificazione
Rubriche per il trasporto dei rifiuti

Con questo numero della Rivista, si dà l’avvio ad


una serie di schede operative, ideate per una com-
prensione immediata della singola disciplina da
parte dei destinatari dei diversi, singoli obblighi.
Le schede di prossima pubblicazione saranno relative a:
– registri di carico e scarico;
– autorizzazione ambientale integrata (Aia) e rifiuti;
– incenerimento e coincenerimento di rifiuti;
– discariche e Dm 3 agosto 2005;
– rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche
(Raee).

Scheda n. 1 (S1)
Nozioni generali

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


Cos’è il formulario Sotto il profilo formale il formulario si sostanzia in un bollettario. Sotto il profilo sostanziale, invece, il
formulario di identificazione è il documento cardine previsto dalla legislazione vigente finalizzato alla re-
golare articolazione (controllata) delle varie fasi del trasporto, dal produttore/detentore al sito finale. È
un documento di tipo formale, che nessuno può realizzare in proprio e/o fotocopiare o modificare.

Quali norme lo prevedono Dlgs 5 febbraio 1997, n. 22:


• disciplina sostanziale: articoli 10, commi 3 e 15;
• disciplina sanzionatoria: articolo 52, comma 3.

Quali norme lo disciplinano Dm 1° aprile 1998, n. 145 che è entrato in vigore il 13 giugno 1998 (si aggiunge la circolare Ambien-
te/Industria 4 agosto 1998).

A cosa serve Il formulario rappresenta la prova della tracciabilità del ciclo del viaggio dei rifiuti. Costituisce dunque
l’unica impronta identificatrice in itinere e a posteriori del ciclo del viaggio operato per quel determina-
to carico di rifiuti.

Cosa deve risultare dal formulario a) Nome e indirizzo del produttore e del detentore (anche se coincidono);
b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell’instradamento;
e) nome e indirizzo del destinatario.

Cosa sostituisce il formulario Sostituisce tutti gli altri documenti previsti per il trasporto di rifiuti ad esclusione di quanto previsto:
– dalla normativa Adr;
– dal regolamento Cee 259/93 sui transiti transfrontalieri;
– dall’allegato F al Dm 392/1996 (olio minerale usato);
– scheda di accompagnamento allegata al Dlgs 99/1992 (fanghi di depurazione).

Ambito di applicazione e profili soggettivi


Quali sono i trasporti di rifiuti esclusi Quelli di cui all’articolo 15, comma 4, Dlgs 22/1997:
dall’obbligo di formulario – trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico (1);
– trasporto di rifiuti (pericolosi e non pericolosi) che non ecceda le quantità di 30 kg/litri al giorno effet-
tuato dal produttore dei rifiuti stessi.
Quelli di cui all’articolo 58, comma 7-quater, Dlgs 22/1997:
– trasporto di rifiuti (pericolosi e non pericolosi) effettuato da soggetti abilitati allo svolgimento delle atti-
vità medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.
Si aggiungono gli spostamenti effettuati all’interno dello stesso luogo di produzione non separati da
strada soggetta al Codice della strada. In pratica, all’interno dell’area aziendale di produzione un depo-
sito temporaneo o uno stoccaggio possono essere (previa osservanza del regime disciplinatorio) sposta-
ti purché non si fuoriesca dall’ambito chiuso e delimitato del recinto aziendale. Appena si varca tale so-
glia ed il carico viene immesso – anche se per pochi metri – all’esterno e sulla viabilità pubblica inizia
formalmente il “trasporto” soggetto al formulario. 43
Quali sono i trasporti Tutti gli altri.
Rubriche Come si fa

di rifiuti soggetti
al formulario

Chi deve emetterlo Uno dei seguenti soggetti:


– produttore/detentore dei rifiuti
oppure
– detentore dei rifiuti
oppure
– soggetto che effettua il trasporto.

Come usare il formulario


Su cosa va redatto Su apposito bollettario a ricalco, conforme agli allegati A e B al Dm 145/1998. Se si usano strumenti informatici, il formulario
dovrà essere stampato su carta a modulo continuo a ricalco. La carta deve essere idonea a garantire che le indicazioni ripor-
tate su una delle facciate non pregiudichino la leggibilità delle indicazioni apposte sull’altra facciata. Ma quanto stampato su
carta a modulo continuo ha semplice valenza interna per l’impresa. Infatti, potranno essere usati solo i formulari predisposti
dalle tipografie autorizzate dal Ministero delle finanze ai sensi e per gli effetti dell’articolo 11, Dm 29 novembre 1978 (Gu 30
novembre 1978 n. 335), in attuazione del Dpr 6 ottobre 1978, n 627. Ciascuno stampato dovrà recare gli estremi autorizza-
tori della tipografia, unitamente ai dati identificativi della stessa.
Tali stampati devono essere conformi sostanzialmente al modello riportato negli allegati A e B al Dm 145/1998 (quindi è pos-
sibile usare il formulario con l’indicazione del marchio dell’impresa, purché esso contenga tutti i dati e gli estremi voluti dalla
disciplina sostanziale vigente al riguardo).

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera c) ed e).

Come vendere Il rivenditore deve rispettare quanto previsto dall’articolo 10, Dm Finanze 29 novembre 1978.
il formulario
Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera d).

Come iniziare Innanzitutto occorre compilare il frontespizio del bollettario (o la prima pagina del modulo continuo) riportando gli elementi i-
ad usarlo, dove dentificativi richiesti (ditta, residenza o domicilio, codice fiscale, ubicazione esercizio, formulario dal n. … al n. …).
numerarlo e vidimarlo
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

Cfr. Allegato C (descrizione tecnica), Dm 145/1998.

Dove numerarlo Dopo tale compilazione (e solo dopo), il formulario deve essere numerato e vidimato da parte dell’Ufficio del Registro o della
e vidimarlo Cciaa. In difetto di tale compilazione la numerazione e la vidimazione non può essere effettuata.
Solo l’indicazione della “Ubicazione dell’esercizio” può essere compilata anche dopo la numerazione e la vidimazione.
In ogni caso, tutte le citate indicazioni devono essere apposte prima della emissione del primo formulario.
Poiché ciascun formulario si compone di 4 esemplari di cui 3 a ricalco, la vidimazione può essere apposta sul primo di essi
purché risulti visibile sugli altri 3.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera a), f) e g).

Dove registrarlo Va registrato sul registro Iva-acquisti; cioè su tale registro dovrà essere registrata la fattura di acquisto del formulario. Da tale
fattura dovranno risultare gli estremi seriali e numerici del formulario. La registrazione deve avvenire prima dell’utilizzo del for-
mulario.
I soggetti che per esigenze operative utilizzano contestualmente più bollettari dovranno prestare particolare attenzione al ri-
spetto di questa disposizione, curando, inoltre, che la registrazione delle operazioni di trasporto sul registro di carico/scarico
rispetti l’ordine cronologico di emissione dei formulari.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1) lettera b).

In quante copie deve In 4 esemplari e deve essere:


essere redatto – datato e firmato su tutti e quattro gli esemplari dal detentore dei rifiuti;
– controfirmato su tutti e quattro gli esemplari dal trasportatore;
– la prima copia resta al detentore;
– le altre tre copie sono acquisite dal trasportatore e devono essere controfirmate e datate in arrivo dal destinatario.
• Di queste tre:
– una copia resta al destinatario;
– due copie sono acquisite dal trasportatore.
• Di queste due:
– una copia resta al trasportatore;
– una copia viene inviata dal trasportatore al detentore entro i 3 mesi successivi alla data del conferimento (6 mesi in caso di
spedizioni transfrontaliere).

Come descrivere Alla voce “descrizione” dovrà riportarsi l’aspetto esteriore dei rifiuti che consente di identificare il rifiuto con il massimo grado
il rifiuto di accuratezza, tenuto conto che la descrizione del Cer non è sempre esaustiva, soprattutto in riferimento ai codici che negli
ultimi due campi numerici recano le cifre “99”.

Cfr. Circolare Ambiente /Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera o).

Se e dove indicare Se si tratta di un rifiuto pericoloso, le caratteristiche di pericolo (H) vanno sempre indicate subito dopo lo stato fisico. Nulla è
le caratteristiche mutato in esito alla direttiva Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 9 aprile 2002 che non è fonte normativa.
di pericolo (H)
44
Rubriche Come si fa
La differenza tra Le “caratteristiche di pericolo” sono quelle proprie del singolo rifiuto pericoloso oggetto del trasporto.
“caratteristiche Le “caratteristiche chimico-fisiche”, invece, sono i tratti distintivi di un rifiuto a prescindere dal fatto che esso sia pericoloso o
di pericolo” e meno. Esse vanno indicate solo nel caso in cui il rifiuto sia destinato allo smaltimento in discarica; infatti sono necessarie per
“caratteristiche accertare la compatibilità del rifiuto con le prescrizioni dell’autorizzazione della discarica.
chimico-fisiche”
Cfr. Allegato C (descrizione tecnica), Dm 145/1998 e circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera s).

A cosa è riferita La dizione “serie e numero” (riportata in alto a destra del formulario) è riferita solo al prefisso alfabetico di serie e al numero
la dizione progressivo attribuito a quel foglio dalla tipografia autorizzata. Quindi, il relativo campo non va mai compilato dall’impresa.
“serie e numero”
Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera h).

Qual è la “data È quella di compilazione (in alto a destra) e deve essere, ovviamente, uguale per tutte le 4 copie del formulario. Questa data
di emissione” va riportata dall’impresa accanto a “serie e numero”.
La data di emissione non va confusa con la data di inizio del trasporto; infatti, essa può non corrispondere a quella riportata
alla voce “data/ora inizio trasporto” di cui allo specifico punto del formulario (in basso a sinistra).
Infatti, quest’ultima data si riferisce alla data ed ora effettiva di partenza del trasporto.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, punto 1), lettera h).

Qual è il “numero È il numero progressivo che individua l’annotazione sul registro dell’operazione di carico o di scarico relativa ai rifiuti traspor-
di registro” da inserire tati.
nel formulario Per questo le singole annotazioni delle operazioni di carico/scarico sul registro devono essere contraddistinte con un numero
progressivo.
Questo numero è quello proprio del registro del soggetto che rimane in possesso della copia del formulario di sua competen-
za. Quindi, è un numero che varia sulle diverse copie del formulario, poiché il produttore/detentore, il trasportatore e il desti-
natario finale apporranno ciascuno il numero del “proprio” registro, nel rispetto delle diverse cadenze temporali di annotazione
del registro di cui all’articolo 12, comma 1, lettera da a) a d), Dlgs 22/1997.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera j) e k).

Quando deve essere Il “numero di registro” è noto solo dopo aver annotato il registro di carico/scarico. Quindi il “numero di registro” potrà e dovrà

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


apposto il “numero essere riportato sul formulario entro i termini previsti dall’articolo 12, comma 1, lettera da a) a d), Dlgs 22/1997 per le anno-
di registro” tazioni dei registri da parte dei singoli soggetti, e precisamente:
sul formulario – produttore/detentore, entro una settimana dallo scarico;
– trasportatore, entro una settimana dalla effettuazione del trasporto (2);
– destinatario finale, entro 24 ore dalla presa in carico;
– commerciante e intermediario entro una settimana dalla relativa transazione (3).
Questo comporta che durante il trasporto il formulario può essere sprovvisto del “numero di registro”. A parte tale eccezione,
che discende dal sistema, il formulario deve essere sempre compilato in ogni sua parte.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera k).

Come indicare Il “numero di registro” deve essere apposto sul formulario da parte dei soggetti obbligati alla tenuta del registro di carico/sca-
il “numero di registro” rico. Laddove un soggetto non sia obbligato alla tenuta di tale registro (ad esempio i commercianti per i rifiuti non pericolosi),
da parte dei soggetti pur essendo tuttavia obbligato in ordine al formulario, costui dovrà indicare l’esonero dall’obbligo registro nell’apposito spazio
che non sono obbligati del formulario relativo alle “annotazioni” e conservare la copia del formulario di sua competenza.
alla tenuta del registro
medesimo Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera l).

Come indicare In chilogrammi o in litri.


le “quantità” Se i rifiuti sono individuabili in quantità numeriche, l’indicazione delle “quantità” può essere espressa indicando anche il nu-
mero delle unità trasportate.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera p).

Come comportarsi nei Alla voce “quantità” deve sempre essere indicata la quantità di rifiuti trasportati.
confronti della voce Inoltre, dovrà essere sempre contrassegnata la casella “(.)” relativa alla voce “Peso da verificarsi a destino” nel caso in cui,
“Peso da verificarsi a per la natura del rifiuto o per l’indisponibilità di un sistema di pesatura, si possano, rispettivamente, verificare variazioni di pe-
destino” so durante il trasporto o una non precisa corrispondenza tra la quantità di rifiuti in partenza e quella a destinazione.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera t).

Quali documenti Il trasporto di rifiuti rappresentati da oli minerali usati deve essere accompagnato sia dal formulario sia dall’allegato F al Dm
devono accompagnare 16 maggio 1996, n. 392.
il trasporto di rifiuti
rappresentati da oli Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1, lettera u).
minerali usati

Quali documenti Il trasporto di rifiuti rappresentati da fanghi di depurazione deve essere accompagnato dal formulario al quale allegare la
devono accompagnare scheda di accompagnamento di cui all’articolo 13, Dlgs 99/1992.
il trasporto di rifiuti
rappresentati da fanghi Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1, lettera z).
di depurazione
45
Cosa si intende per La sottoscrizione da parte della persona fisica che effettua il trasporto e ne assume la relativa responsabilità.
Rubriche Come si fa

firma del trasportatore


Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera q) (4).

Cosa fare se Il nuovo percorso e il nuovo destinatario, nonché i motivi della variazione devono essere riportati nello spazio del formulario re-
il trasportatore lativo alle “annotazioni”.
è costretto a cambiare
destinatario Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera m).
(es. quello previsto
è impossibilitato Inoltre, si consiglia di avvisare il produttore/detentore, la Provincia e una Autorità di polizia o vigilanza (preferibilmente Polizia
a ricevere il rifiuto) provinciale se esistente, oppure Arpa o Forza di Polizia statale o locale) affinché l’evento possa essere reso visibile alla P.a. ai
fini del controllo e delle verifiche tese ad inibire attività fraudolente.

Il produttore dei rifiuti Il produttore che effettua il trasporto deve barrare la parentesi inserita dopo le parole “trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti
non pericolosi da se nel proprio stabilimento”; la preposizione “di” deve indicare il luogo e lo stabilimento di produzione dei rifiuti trasportati.
stesso prodotti che, Costui non deve compilare il punto 3 del formulario, limitatamente ai seguenti dati “Trasportatore del rifiuto… CF… N.
quindi, non è iscritto Aut/Albo… del…”.
all’Albo nazionale
gestori rifiuti, Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1) lettera r).
come deve compilare
il formulario

Cosa fare se, per Gli estremi identificativi dei diversi trasportatori (nominativo, codice fiscale, n. aut. Albo) e quelli dei diversi mezzi usati (es.
esigenze operative o targa), il nominativo del conducente e la firma di assunzione di responsabilità possono essere riportati sulle 3 copie che ac-
imprevisti tecnici, un compagnano il trasporto nello spazio riservato alle “annotazioni”.
trasporto di rifiuti In caso di trasporto misto (es. gomma/ferrovia; gomma/nave), occorre specificare nello spazio per le “annotazioni” la tratta
viene effettuato dallo ferroviaria o marittima interessata e allegare al formulario i documenti previsti dalle norme che disciplinano il trasporto ferro-
stesso trasportatore viario o marittimo.
con veicoli diversi o da Poiché in questo caso le 4 copie del formulario sono insufficienti poiché i soggetti che partecipano alla movimentazione sono
trasportatori diversi più di 3 (in quanto non esiste un solo trasportatore) è possibile conservare le fotocopie del formulario, fermo restando che il
trasporto dovrà essere sempre accompagnato dagli originali del formulario.
Quindi, a conclusione del trasporto gli originali dovranno rimanere:
– 2 al produttore/detentore;
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

– 1 al trasportatore che consegna i rifiuti al destinatario finale;


– 1 al destinatario finale che effettua le operazioni di recupero/smaltimento.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera v).

Cosa fare in caso Il trasportatore deve emettere un nuovo formulario relativo al quantitativo di rifiuti conferito al secondo mezzo di trasporto.
di trasbordo parziale Nel nuovo formulario, il trasportatore deve indicare (nello spazio riservato al produttore/detentore) la propria ragione sociale e,
del carico su un mezzo nello spazio per le “annotazioni”:
diverso per motivi – motivo del trasbordo;
eccezionali – codice alfanumerico del primo formulario;
– nominativo del produttore di origine.
Nel primo formulario, nello spazio per le “annotazioni” devono essere indicati:
– codice alfanumerico del nuovo formulario emesso;
– estremi identificativi del trasportatore che prende in carico i rifiuti.
Al produttore dovrà comunque essere restituita la quarta copia del primo e del secondo formulario emesso.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera v).

Per quanto tempo 5 anni.


occorre conservare
le copie Cfr. Articolo 15, comma 2, Dlgs 22/1997.

Dove conservare Nel medesimo luogo dove viene conservato il registro. Quindi per “Ubicazione dell’esercizio” si deve intendere:
le copie – sede dell’impianto di produzione, stoccaggio, recupero e smaltimento dei rifiuti o la sede operativa delle imprese che effet-
tuano attività di raccolta e trasporto, intermediazione e commercio di rifiuti;
– sede di coordinamento organizzativo o centro equivalente di cui all’articolo 12, comma 3, Dlgs 22/1997.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 1), lettera i).

Quanti formulari usare In caso di raccolta di rifiuti speciali della stessa tipologia ed individuati con lo stesso codice (Cer) da parte di un unico racco-
in caso glitore/trasportatore presso più produttori/detentori, il raccoglitore/trasportatore provvede ad effettuare un’unica annotazione
di “microraccolta” sul proprio registro di carico e scarico.
La registrazione unica, però, dovrà riguardare le utenze servite nell’arco della stessa giornata e dovrà contenere gli estremi
dei formulari emessi nell’arco della medesima giornata. Quindi, ogni presa deve essere assistita da un singolo formulario.

Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 2), lettera n).

Quale formulario va Nel caso in cui in una transazione avente ad oggetto rifiuti, si inserisca un intermediario che, privo di detenzione, è tenuto a
annotato sul registro compilare il modello B allegato al Dm 148/1998 (relativo ai registri di carico/scarico), il formulario da prendere in considera-
dell’intermediario zione ai fini dell’annotazione sul registro è quello del produttore; mentre – ai fini dell’integrazione con il registro – l’interme-
senza detenzione diario dovrà allegare al suo registro “copia fotostatica del formulario”.

46 Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998, n. 2), lettera j).


Rubriche Come si fa
Dove indicare Nello spazio riservato alle “annotazioni”. Al riguardo si osserva che non esiste alcuna indicazione formale, come non esiste
l’eventuale presenza neanche uno spazio apposito all’interno del modello ove censire l’intermediario; però, poiché il formulario è l’unico documento
di un intermediario che consente la “tracciabilità” del rifiuto, è necessario riportare nel formulario tutte le indicazioni necessarie per consentire di
senza detenzione rintracciare sia il carico specifico di quella singola tipologia di rifiuto, sia tutti i soggetti che hanno partecipato alla sua elimina-
zione (smaltimento o recupero).

Profili sanzionatori
Quali sono le sanzioni 1) Trasporto dei rifiuti pericolosi senza formulario di identificazione (articolo 52, comma 3, prima parte, seconda i-
potesi, con rinvio quoad poenam all’articolo 483 Codice penale).

Condotta
Trasportare rifiuti pericolosi senza il prescritto formulario di identificazione (articolo 15).
A nostro avviso tale illecito è integrato da tutti i soggetti attivi nel sistema del trasporto, ivi incluso il soggetto che conferisce i
rifiuti al terzo trasportatore e che, dunque, attiva il meccanismo del viaggio dei rifiuti (e che avrebbe dovuto firmare per primo
il formulario, contribuendo alla sua stesura e realizzazione con precisi e conseguenti criteri di assunzione diretta di responsa-
bilità).

Sanzione
Reclusione fino a 2 anni (pena prevista dall’articolo 483 C.p.).
Con la sentenza di condanna o di “patteggiamento”, il giudice dispone obbligatoriamente la confisca obbligatoria del mezzo di
trasporto (articolo 53, comma 2, Dlgs 22/1997).
Ciò presuppone, in via logica, l’obbligo del sequestro da parte della Polizia giudiziaria al momento dell’accertamento del reato.
Tale sequestro può essere realizzato sia per esigenze probatorie (ex articolo 354 C.p.p.), sia con finalità preventive (articolo
321, comma 3-bis, C.p.p.) per evitare che la libera disponibilità del mezzo di trasporto possa aggravare o protrarre le conse-
guenze del reato, o agevolare la commissione di altri reati.

2) Trasporto di rifiuti pericolosi con indicazione di dati incompleti o inesatti nel formulario di identificazione (artico-
lo 52, comma 3, prima parte, seconda ipotesi, con rinvio quoad poenam all’articolo 483 Codice penale).

Condotta
Indicare dati incompleti o inesatti nel prescritto formulario di identificazione (articolo 15) per il trasporto di rifiuti pericolosi.

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


A nostro avviso anche tale illecito è integrato da tutti i soggetti attivi nel sistema del trasporto, ivi incluso il soggetto che confe-
risce i rifiuti al terzo trasportatore. In caso di sistematicità nella condotta possono essere ipotizzate illegalità di più ampia por-
tata.

Sanzione
Reclusione fino a 2 anni (pena prevista dall’articolo 483 C.p.).
Con la sentenza di condanna o di “patteggiamento”, il giudice dispone obbligatoriamente la confisca obbligatoria del mezzo di
trasporto (articolo 53, comma 2).
Anche in questo caso consegue l’obbligo del sequestro da parte della Polizia giudiziaria al momento dell’accertamento del
reato. Come nel caso precedente, tale sequestro può essere realizzato sia per esigenze probatorie (ex articolo 354 C.p.p.), sia
con finalità preventive (articolo 321, comma 3-bis, C.p.p.) per evitare che la libera disponibilità del mezzo di trasporto possa
aggravare o protrarre le conseguenze del reato, o agevolare la commissione di altri reati.
A questo caso, che riguarda i rifiuti pericolosi, non si applica l’ipotesi minore depenalizzata prevista dall’articolo 52, comma
4 (applicabile solo al trasporto dei rifiuti non pericolosi).

Cfr. Corte di Cassazione, III Sezione penale, sentenze 1134/2000 e 1040/2000; si veda oltre in “Giurisprudenza di legitti-
mità”, sub 3) e 4).

3) Trasporto di rifiuti non pericolosi senza formulario di identificazione (articolo 52, comma 3, prima parte, prima i-
potesi, in relazione all’articolo 15).

Condotta
Trasportare rifiuti non pericolosi senza il prescritto formulario di identificazione (articolo 15). Anche tale illecito, a nostro avvi-
so, è integrato da tutti i soggetti attivi nel sistema del trasporto, ivi incluso il soggetto che conferisce i rifiuti al terzo trasporta-
tore.

Sanzione
Sanzione amministrativa da euro 1.549 a euro 9.296.

Competenza per l’irrogazione


Provincia.

4) Trasporto di rifiuti non pericolosi con indicazione di dati incompleti o inesatti nel formulario di identificazione
(articolo 52, comma 3, prima parte, prima ipotesi, in relazione all’articolo 15).

Condotta
Indicare dati incompleti o inesatti nel prescritto formulario di identificazione (articolo 15) per il trasporto di rifiuti non pericolosi.
Anche tale illecito, a nostro avviso, è integrato da tutti i soggetti attivi nel sistema del trasporto, ivi incluso il soggetto che con-
ferisce i rifiuti al terzo trasportatore. In caso di sistematicità della condotta possono essere ipotizzate illegalità di più ampia
portata e di rilevanza penale.

Sanzione
47
Sanzione amministrativa da euro 1.549 a euro 9.296.
Competenza per l’irrogazione
Rubriche Come si fa

Provincia.

Ipotesi minore
Se le indicazioni sono formalmente incomplete o inesatte, ma contengono tutti gli elementi indispensabili per ricostruire le
informazioni dovute per legge, si applica la più mite sanzione amministrativa pecuniaria da euro 258 a euro 1.549 (arti-
colo 52, comma 4). Si tratta, in pratica, di caso di errore materiale grossolano e senza conseguenze di frode per la rego-
larità delle verifiche e degli accertamenti di rito.

5) False indicazioni nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti (articolo 52, comma 3, seconda
parte, con rinvio quoad poenam all’articolo 483 Codice penale).

Condotta
Fornire false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti, nella predisposi-
zione di un certificato di analisi di rifiuti. A nostro avviso, tale illecito è integrato da tutti i soggetti attivi nel sistema di ge-
stione, ivi incluso il produttore/detentore.

Pena
Reclusione fino a 2 anni (pena prevista dall’articolo 483 C.p.).
Con la sentenza di condanna o di “patteggiamento”, il giudice dispone obbligatoriamente la confisca obbligatoria del
mezzo di trasporto (articolo 53, comma 3).
Ciò presuppone – in via logica – l’obbligo del sequestro da parte della Polizia giudiziaria al momento dell’accertamento
del reato.
Tale sequestro può essere realizzato sia per esigenze probatorie (ex articolo 354 C.p.p.), sia con finalità preventive (arti-
colo 321, comma 3-bis, C.p.p.) per evitare che la libera disponibilità del mezzo di trasporto possa aggravare o protrarre
le conseguenze del reato, o agevolare la commissione di altri reati.

6) Uso di certificato falso di analisi di rifiuti durante il trasporto (articolo 52, comma 3, seconda parte, con rinvio
quoad poenam all’articolo 483 Codice penale).

Condotta
Utilizzare, durante il trasporto di rifiuti, un certificato falso di analisi di rifiuti. A nostro avviso, tale illecito è integrato da
tutti i soggetti attivi nel sistema del trasporto, ivi incluso il soggetto che conferisce i rifiuti al terzo trasportatore.
Questo reato è ricorrente in sede di trasporto di rifiuti liquidi di acque reflue verso il depuratore comunale per dimostrare
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

– falsamente – che tali liquami rispettano i valori limite per lo scarico in fognatura ai sensi dell’articolo 36, comma 3,
Dlgs 152/1999 e poter essere così accettati nell’impianto che altrimenti non potrebbe riceverli.

Pena
Reclusione fino a 2 anni (pena prevista dall’articolo 483 C.p.).
Con la sentenza di condanna o di “patteggiamento”, il giudice dispone obbligatoriamente la confisca del mezzo di tra-
sporto (articolo 53, comma 2).
Consegue – in via logica – l’obbligo del sequestro da parte della Polizia giudiziaria al momento dell’accertamento del reato.
Tale sequestro può essere realizzato sia per esigenze probatorie (ex articolo 354 C.p.p.), sia con finalità preventive (arti-
colo 321, comma 3-bis, C.p.p.) per evitare che la libera disponibilità del mezzo di trasporto possa aggravare o protrarre
le conseguenze del reato, o agevolare la commissione di altri reati.

Quante volte si applica L’articolo 8, legge 689/1981, prevede la possibilità di applicare un’unica sanzione per più violazioni di una o più norme,
la sanzione ma solo nel caso in cui le stesse siano state commesse con un’unica azione od omissione (concorso formale di illeciti).
amministrativa a fronte Pertanto, la pluralità delle violazioni è invece riconducibile a condotte distinte (concorso materiale di illeciti).
della pluralità Questo significa che ogni trasporto di ogni singola tipologia di rifiuto (ricordiamo che ad ogni tipologia di rifiuto e ad ogni
delle violazioni suo viaggio corrisponde un formulario) rappresenta una condotta a sé, caratterizzata da uno specifico mezzo di trasporto,
uno specifico soggetto trasportatore, uno specifico destinatario ed un altrettanto specifico formulario (nonché da una spe-
cifica annotazione sul registro).
In altri termini, ogni trasporto di rifiuti ed ogni annotazione devono essere realizzati nei modi previsti dalla legge; diversamen-
te si incorre in un illecito amministrativo per il quale il Dlgs 22/1997 stabilisce un’apposita sanzione che viene applicata per
ogni trasporto di rifiuti non pericolosi senza formulario e/o per ogni formulario relativo ai rifiuti non pericolosi che conten-
ga dati inesatti o incompleti.

(1) Poiché questa disposizione non nel territorio del Comune o dei Co- urbani debba dotare ogni veicolo adi- (3) Si tratta, ovviamente, dei com-
precisa quale specifica figura giuridi- muni per i quali il servizio medesimo bito al trasporto di una copia dell’atto mercianti e degli intermediari senza
ca debba assumere tale “soggetto”, è gestito. Tuttavia, si ritiene che l’eso- di affidamento della gestione dal qua- detenzione. I commercianti e interme-
va da sé che esso può essere rappre- nero dall’obbligo del formulario di i- le risulti, appunto, l’impianto cui sono diari con detenzione rientrano inevita-
sentato da chiunque, nei modi con- dentificazione sia applicabile anche destinati i rifiuti); bilmente nel concetto di gestione;
sentiti, gestisca il servizio pubblico nel caso in cui il trasporto dei rifiuti 2) il conferimento di tali rifiuti ai pre- pertanto, costoro, devono rispettare (a
(Comune, municipalizzata, società mi- urbani venga effettuato al di fuori del detti impianti sia effettuato diretta- seconda dei casi) i tempi di annota-
sta, concessionario, Consorzio inter- territorio del Comune o dei Comuni mente dallo stesso mezzo che ha ef- zione previsti per produttori/detentori,
comunale). per i quali è effettuato il predetto ser- fettuato la raccolta. trasportatori e destinatari finali.
Inoltre, si ricorda che, sul punto, la vizio qualora ricorrano entrambe le Resta fermo che il trasporto di rifiuti (4) Sul punto, la circolare Albo nazio-
circolare Ambiente/Industria 4 agosto seguenti condizioni: urbani effettuato da un centro di stoc- nale gestori rifiuti 18 giugno 2003, n.
1998, n. 1), lettera n), ha precisato 1) i rifiuti siano conferiti ad impianti di caggio a un centro di smaltimento o 3934, “considerato che l’articolo 15,
che “in via di principio il trasporto di recupero o di smaltimento indicati recupero deve sempre essere accom- comma 2, del Dlgs 22/97 stabilisce
rifiuti urbani che non deve essere ac- nell’atto di affidamento del servizio di pagnato dal formulario di identifica- che il formulario di identificazione dei
compagnato dal formulario di identifi- raccolta e trasporto dei rifiuti urbani (e zione”. rifiuti è “compilato, datato e firmato”
cazione ai sensi dell’articolo 15, com- a tal fine si ritiene che il concessiona- (2) Si ritiene che tale data coincida dal detentore del rifiuto, mentre è solo
ma 4, Dlgs 22/1997, è quello effet- rio del servizio di raccolta di rifiuti ur- con l’inizio e non con la fine del tra- “controfirmato” dal trasportatore, ri-
48 tuato dal gestore del servizio pubblico bani e/o frazioni differenziate di rifiuti sporto. tiene che i due diversi termini utilizzati
dal Legislatore, firma per il detentore ai due soggetti. Pertanto, posto che la e totale per quanto il medesimo ha in- e dichiara e che non firma ma “con-

Rubriche Come si fa
e “controfirma” per il trasportatore, responsabilità del detentore del rifiu- dicato e dichiarato, la responsabilità trofirma”, può logicamente ritenersi
siano già indicativi della diversa natu- to, compilatore e sottoscrittore del assunta dal trasportatore che non diversa dalla prima, quindi non piena
ra delle responsabilità che fanno capo formulario, non può che essere piena compila il formulario, che nulla indica e non totale”.

Letture consigliate
Di seguito si evidenziano le “letture consigliate”, cioè gli interventi, i questi risolti e le sentenze di legittimità che, in ordine all’argomento, sono
già stati pubblicati da questa Rivista: tra parentesi è indicato il riferimento di pubblicazione.

Interventi
S. Pallotta e M. Santoloci “Procedimento amministrativo sanzionatorio in materia ambientale, il pagamento in misura tra Dlgs 22/1997 e Dlgs 152/1999”,
n. 107 (5/04).
S. Pallotta “L’atto di contestazione degli illeciti amministrativi in materia di rifiuti tra “Decreto Ronchi” e legge 689/1981”, n. 111 (10/04).
M. Santoloci “Il formulario questo (ancora) sconosciuto”, I-II, nn. 112 (11/04) e 114 (1/05).
M. Santoloci“Tecnica di polizia giudiziaria ambientale – Il trasporto illecito di rifiuti. Tecnica e procedura di controllo su strada”, inserto n. 1, n. 117 (4/05).
S. Baroni e P. Zoppellari “Caratterizzazione di rifiuti pericolosi: attribuzione della caratteristica di pericolo H”, n. 113 (12/04).

Risposte a quesiti
P. Ficco “Importazione dei rifiuti in Lista verde con trasportatore tedesco: è impossibile applicare le regole del Formulario”, n. 119 (6/05).
P. Ficco “I codici del recupero e dello smaltimento è opportuno che siano indicati anche sul formulario”, n. 122 (10/05).
P. Ficco “Giardinaggio e formulario”, n. 123 (11/05).
S. Pallotta “Formulari di identificazione dei rifiuti trasportati: divergenze tra il peso indicato dal produttore alla partenza e quello annotato dal destinatario
all’arrivo”, n. 119 (6/05).
S. Pallotta “Registri di carico e scarico dei rifiuti e compilazione da parte del produttore: il termine settimanale per eseguire le annotazioni in carico decorre
dalla produzione”, n. 122 (10/05).
S. Pallotta “Registri di carico e scarico dei rifiuti e compilazione da parte dei trasportatori: il termine settimanale per eseguire le annotazioni in carico decorre
dall’inizio del trasporto”, n. 122 (10/05).
S. Pallotta “Formulari e omessa indicazione dell’ora di inizio del trasporto”, n. 122 (10/05).

Giurisprudenza di legittimità
Estremi Massima

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


1) Corte di Cassazione, L’articolo 7 del Dlgs 389/1997, nel modificare l’originario testo dell’articolo 52, Dlgs 22/1997, ha limitato la sanzione meno gra-
I Sezione civile, sentenza ve ai casi in cui le informazioni dovute, pur complete dal punto di vista formale, siano comunque ricostruibili.
17 marzo 2003,
n. 12229
2) Corte di Cassazione, Il controllo dell’autorizzazione, il ricevimento della quarta copia del formulario (o in caso di non ricevimento della comunicazione
III Sezione penale, alla Regione, per i transiti transfrontalieri, o alla Provincia) non esauriscono la gamma di regole di diligenza che viene richiesta al
sentenza 16 febbraio detentore o produttore di rifiuti. Infatti, è necessario tenere presenti le regole del concorso di persone nel reato di cui all’articolo
2000, n. 1767 110 C.p. Pertanto, le esenzioni dalla responsabilità per il non corretto smaltimento o recupero di cui all’articolo 20, Dlgs
22/1997 operano solo se il produttore o il detentore non hanno posto in essere un comportamento doloso, tale da renderlo com-
partecipe della commissione del reato posto in essere dallo smaltitore o recuperatore.
3) Corte di Cassazione, In mancanza di formulario o di sua incompletezza o inesattezza è previsto un sistema sanzionatorio differenziato: sanzioni ammi-
III Sezione penale, nistrative per i rifiuti non pericolosi; sanzione penale per i rifiuti pericolosi (siano essi urbani o speciali).
sentenza 4 maggio L’articolo 52, comma 4, Dlgs 22/1997 non è applicabile ai rifiuti pericolosi trasportati per varie ragioni:
2000, n. 1134 a) perché la norma introduce una semplice attenuazione della misura della sanzione amministrativa e non appare ispirata dalla
intenzione di una depenalizzazione per il trasporto dei rifiuti pericolosi carenti di formulario o con formulari incompleti ed inesatti;
b) perché il particolare rigore sanzionatorio penale, nel caso di trasporto di rifiuti pericolosi, si traduce nel richiamo “quoad poe-
nam” del delitto ex articolo 483 C.p., implicante una falsa attestazione da parte di un soggetto al quale incombe un particolare
dovere giuridico di dire la verità;
c) perché l’articolo 52, comma 3, Dlgs n. 22/1997 parifica “quoad poenam” il trattamento sanzionatorio del trasporto di rifiuti
pericolosi (senza formulario o con formulario inesatto o incompleto) alle condotte di falsificazioni di certificati di analisi dei rifiuti o
di uso di essi, dimostrando con ciò di considerare essenziale e formale ogni prescrizione del formulario medesimo.
(in “Rifiuti”, n. 68 (11/00), pag. 23)
4) Corte di Cassazione, Il trasporto di batterie esauste (rifiuti pericolosi) con formulario nel quale non sia indicato il percorso d’instradamento, contraria-
III Sezione penale, mente a quanto previsto dal Dm 1° aprile 1998, n. 145, configura il reato di cui all’articolo 52, comma 3, Dlgs 22/1997. A nulla
sentenza 29 maggio rileva in contrario l’assunto secondo il quale tale omessa indicazione sarebbe dipesa dal fatto che le batterie erano state raccolte
2000, n. 1040 presso vari detentori e nel modello di formulario mancherebbe lo spazio per indicarli tutti. Infatti, il modello di formulario è appo-
sitamente concepito per documentare il trasporto dei rifiuti da un unico produttore-detentore ad un unico destinatario, per cui il
trasportatore autorizzato deve utilizzare tanti formulari quanti sono i singoli percorsi d’instradamento da ogni produttore-detento-
re al destinatario.
Quando nei relativi formulari manca la prescritta indicazione del percorso non è possibile individuare inequivocabilmente tale per-
corso d’instradamento dei rifiuti trasportati; pertanto, non è possibile la degradazione dell’illecito penale di cui all’articolo 52,
comma 3, Dlgs 22/1997 nell’illecito amministrativo di cui al comma 4 del medesimo articolo.
(in “Rifiuti”, n. 68 (11/00), pag. 20)
5) Corte di Cassazione, In materia di smaltimento di rifiuti la divergenza tra i dati riportati nel formulario di trasporto e quanto concretamente emerso dal
III Sezione penale, trasporto rientra nella fattispecie criminosa prevista dal comma 3, articolo 52, Dlgs 22/1997 poiché costituisce una inesattezza
sentenza 8 agosto 2001, determinata da un contrasto reale, sanzionato come reato e non da un difetto puramente formale, cioè tale da consentire co-
n. 30903 munque di ricostruire le informazioni dovute, sanzionato come illecito amministrativo dal successivo comma 4.
Inoltre, è legittimo il sequestro preventivo dei mezzi usati per il trasporto di rifiuti pericolosi con formulario contenente dati inesatti
o incompleti, integrante l’ipotesi di reato di cui all’articolo 52, comma 3, Dlgs 22/1997 stante il disposto del comma 2 dello stes-
so articolo 52, che ricollega al reato di cui al comma 3 una ipotesi di confisca obbligatoria. 49
a cura della Redazione Reteambiente

Rubriche Check Ambiente


Con questo numero si dà avvio
alla rassegna mensile delle principali notizie
di carattere normativo-ambientale
pubblicate nella pagina “News”
della testata on line reteambiente.it
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Acque La Commissione Ue ha presentato sette proposte Stato di approdo (sostituzione della direttiva 95/
legislative per prevenire e gestire le conseguenze 21/Ce) ed infine, di modificare la direttiva 2002/
Milano, 29 novembre 2005 degli incidenti in mare; principi cardine la re- 59/Ce sul monitoraggio del traffico.
A Bruxelles nuovo pacchetto sponsabilità e la sana concorrenza – basata sul Nel settore relativo al trattamento delle conse-
rispetto delle regole – tra operatori. guenze la Commissione propone un quadro ar-
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)

per la sicurezza marittima


Per una migliore prevenzione (4 proposte) la monizzato europeo per l’indipendenza delle in-
Commissione Ue propone di responsabilizzare le chieste ed una migliore definizione – sia appli-
autorità marittime nazionali, di rafforzare le nor- cando la Convenzione di Atene (2002) sulla tute-
mative su società di classificazione (maggiore la dei passeggeri, sia obbligando gli armatori a
trasparenza e inasprimento delle sanzioni, abro- forme assicurative – delle responsabilità.
gazione della direttiva 94/57/Ce) e controllo dello Per info: www.europa.eu.int

Aria Con l’approvazione degli ultimi regolamenti ope- Il sì dell’ex Unione Sovietica ha infatti consentito
rativi da parte della Conferenza Mondiale sul cli- di raggiungere il quorum necessario per l’entrata
Milano, 1° dicembre 2005 ma di Montreal è dal 30 novembre 2005 a pieno in vigore dell’accordo (la ratifica da parte dei
Protocollo di Kyoto a pieno regime regime il protocollo per la riduzione dei gas serra. Paesi che rappresentano almeno il 55% delle e-
L’accordo per la riduzione entro il 2012 dell’8% missioni di Co2), superando così l’ostacolo rap-
dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 è entrato presentato dal dissenso degli Usa (che costitui-
in vigore – lo ricordiamo – lo scorso 16 febbraio scono da soli oltre il 36% delle emissioni prodot-
2005 con l’adesione della Russia avvenuta nel te dai Paesi industrializzati).
precedente settembre.

Elettrosmog All’Autorità giudiziaria ordinaria i ricorsi sulle san- atti autoritativi a tutela di interessi della colletti-
zioni amministrative, al Giudice amministrativo i vità fa degradare ad interessi legittimi i diritti sog-
Milano, 15 novembre 2005 ricorsi verso le ordinanze contingibili ed urgenti a gettivi sui quali tali provvedimenti incidono, con la
Controversie su inquinamento tutela della sanità pubblica. conseguente competenza del Giudice ammini-
elettromagnetico, Sezioni Unite A pronunciarsi sulla ripartizione di giurisdizione è strativo a decidere sulle relative controversie.
sulla giurisdizione la Corte di Cassazione, che a Sezioni Unite ha ri- La giurisdizione del Giudice ordinario sugli stessi
cordato lo spartiacque tra diritti soggettivi e inte- provvedimenti, avverte la Corte, sussiste (al di
ressi legittimi tracciato dai principi costituzionali e fuori di specifiche ipotesi di legge) solo quando
dalle norme ordinarie n materia. ad essere contestato è, alla radice, il potere in sé
Per la Cassazione (sentenza 28 ottobre 2005, n. esercitato dalla P.a.
20994) il potere attribuito al Comune di emanare

Energia Aggiornate dal Ministero delle attività produttive fonti rinnovabili da parte dei loro detentori), sia a
le regole di dettaglio sulla produzione obbligatoria livello generale che con particolare riferimento al-
Milano, 15 novembre 2005 di energia da fonti rinnovabili prevista dai decreti la produzione di energia termica da biomasse de-
Energia da fonti rinnovabili, nuove legislativi 79/1999 e 387/2003. stinata al teleriscaldamento.
regole per produttori ed importatori Con due omonimi decreti ministeriali (entrambi La nuova disciplina sostituisce quella dettata dal
targati 24 ottobre 2005) il Dicastero ha rivisitato Dm 11 novembre 1999, emanata in attuazione
le regole sull’emissione dei cd. “certificati verdi” del citato Dlgs 79/1999.
(i titoli che attestano la produzione di energia da
50
Rubriche Check Ambiente
Qualità In arrivo dall’Ue i criteri ecologici per griffare con ottobre 2005 nella forma di uno schema di deci-
il marchio europeo di qualità i prodotti della carta sione.
Milano, 15 novembre 2005 stampata che rispondono a determinati standard Le caratteristiche che apriranno alla carta stam-
Ecolabel, è il momento di libri e riviste ambientali. pata le porte dell’Ecolabel saranno l’alto tasso di
Le regole che declineranno i parametri del rego- riciclabilità dei materiali utilizzato ed il basso uti-
lamento Ce n. 1980/2000 sui prodotti editoriali lizzo di sostanze dannose per l’ecosistema.
sono state approvate dalla Commissione Ue il 7

Rifiuti Italia pronta ad allinearsi alla sentenza Ue 7 otto- diretta modifica del Dm 5 febbraio 1998 (il prov-
bre 2004 che ha sancito l’inesatta individuazione vedimento messo sotto accusa dalla Corte Ue di
Milano, 1° dicembre 2005 sul piano nazionale di tipi e quantità massime di Giustizia), modifica che sarà operata da un omo-
Recupero non pericolosi, pronta rifiuti non pericolosi sottoponibili a procedure nimo provvedimento targato MinAmbiente già li-
la revisione del Dm 5 febbraio 1998 semplificate. cenziato dalla Conferenza Stato-Regioni con pa-
La correzione delle norme interne avverrà con la rere favorevole lo scorso 24 novembre 2005.

Milano, 24 novembre 2005 Stabilito dal Dicastero con Dm 27 ottobre 2005 il se alla legge 7 novembre 2000, n. 327 (Gazzetta
Smaltimento rifiuti, il MinLavoro costo orario del lavoro del personale dipendente ufficiale n. 146 del 27 aprile 2005), recante “Va-
ridetermina il costo del personale da imprese di igiene ambientale, smaltimento ri- lutazione dei costi del lavoro e della sicurezza
fiuti, espurgo pozzi neri, depurazione delle acque. nelle gare di appalto” ed al Dm 12 aprile 2005
Il provvedimento è riferito ai mesi di luglio, set- relativo al personale del settore in parola.
tembre e ottobre 2005 ed è stato emanato in ba-

Milano, 23 novembre 2005 Siglato il 23 novembre un protocollo d’intesa tra realizzazione di strutture funzionali collocate in
Raccolta rifiuti natanti, Cobat, Coou Consorzio obbligatorio batterie esauste, Consor- punti strategici dove gli utenti della nautica da di-
e ItaliaNavigando insieme zio obbligatorio oli usati e la società controllata porto e non possono conferire i rifiuti in questione.
da Sviluppo Italia (agenzia nazionale per lo svilup- ItaliaNavigando è la nuova società del turismo
po d’impresa). nautico italiano costituita nel 2002 con l’obiettivo

RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 125 (1/06)


L’accordo mira a dotare la rete turistico-portuale di promuovere lo sviluppo dei flussi turistici, na-
italiana di punti di conferimento dei rifiuti perico- zionali ed internazionali, attraverso la realizzazio-
losi prodotti dai natanti, come le batterie al piom- ne di una rete di porti turistici, tutti dotati di infra-
bo esauste e gli oli lubrificanti esausti. strutture e servizi specializzati per la nautica da
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Isole diporto.
nel porto”, decollato nel 1999, e consistente nella

Sicurezza Legittima l’astensione dall’attività lavorativa in ca- della corrispettività delle prestazioni sottesa al rap-
so di mancanza sui luoghi di lavoro delle misure di porto di lavoro – la controparte a sospendere il
Milano, 21 novembre 2005 sicurezza necessarie nel caso concreto a garantire proprio adempimento (ossia la prestazione dell’at-
Cassazione: legittimo non lavorare l’incolumità dei lavoratori esposti a rischi. tività lavorativa) ex articolo 1460 del Codice civile.
in assenza di condizioni di sicurezza Per la Suprema Corte di Cassazione la mancata Di conseguenza, avverte la Corte nella relativa
predisposizione da parte del datore di lavoro delle sentenza (7 novembre 2005, n. 21479), è illegit-
misure richieste dai lavoratori per essere tutelati timo il licenziamento per giusta causa o per giu-
da particolari rischi lavorativi configura un grave i- stificato intimato dal datore di lavoro al lavoratore
nadempimento contrattuale che giustifica – in virtù astenutosi dall’attività lavorativa.

Milano, 11 novembre 2005 Licenziato il 10 novembre dal Consiglio dei Mini- Con il recepimento della direttiva verranno ab-
Abbassamento dei decibel in vista stri il Dlgs di attuazione della direttiva 2003/10 bassate le soglie in decibel che rendono neces-
sulla protezione dei lavoratori dal rumore. Le sari gli interventi di protezione dei lavoratori, ma
nuove disposizioni sostituiranno quelle del Dlgs la scansione rimarrà su tre livelli, come già pre-
277/1991, stabilendo valori limite più bassi. visto dal Dlgs 277/1991.
Oltre a quanto già previsto dal Dlgs 277/1991, la Esteso l’uso obbligatorio dei dispositivi di prote-
valutazione dei rischi dovrà avere ad oggetto parti- zione individuale già a partire dagli 85 decibel.
colari fattori, come i rumori brevi e ripetuti (cd. “im- Con il superamento della stessa soglia sarà inol-
pulsivi”) e l’interazione tra rumori e altri fattori fisici, tre obbligatorio adottare misure necessarie per
come le vibrazioni presenti sul luogo di lavoro. ridurre l’esposizione.

51
I temi di maggiore interesse trattati nei numeri precedenti
[numero 117 (4/05): Il precedente giurisprudenziale na- trali termoelettriche • L’autorizzazione integrata • Procedure bientali: le funzioni di polizia giudiziaria del personale di
zionale nell’ordinamento interno • Deposito temporaneo e di- e prime esperienze regionali • Aia e rifiuti • Le migliori tecni- controllo Arpa” (5° fascicolo) [ numero 123 (11/05):
scarica, la Cassazione rilegge gli istituti in modo non giustifi- che disponibili • Aia e variazioni della titolarità dell’impianto Incenerimento e coincenerimento alla luce del Dlgs 133/2005
cato • La sospensione dal registro del recupero è automatica • Industria cartaria • Disciplina sanzionatoria [ numero • Le carogne di animali, morti in azienda, sono rifiuti disci-
ma non coinvolge l’iscrizione all’Albo gestori • Inserto: 121 (8-9/05): Le discariche e il sistema Emas • Il diritto co- plinati dal regolamento 1774/2002 e non dalla direttiva
Tecnica di polizia giudiziaria ambientale, a cura di M. munitario ambientale negli Stati membri • Discariche, proro- 75/442 (Corte di Giustizia Ue, 8 settembre 2005, C-416/02) •
Santoloci “Il trasporto illecito di rifiuti: tecnica e procedure di ga al 31 dicembre 2005 (Dl 30 giugno 2005) • Recepimento Ecopiazzole, è attività di stoccaggio soggetta ad autorizzazio-
controllo su strada” (1° fascicolo) [numero 118 (5/05): della direttiva 2000/76/Ce su incenerimento e coincenerimen- ne regionale (Cass. pen., 18 luglio 2005, n. 26379) • Cam-
Dlgs 36/2005, le sanzioni specifiche per i rifiuti animali • E in- to (Dlgs 133/2005) • Albo gestori esteso a piccoli trasporti e al pionamento dei reflui, il punto di prelievo è a valle (Consiglio
controllato il deposito temporaneo difforme dalla norma • conto proprio (Corte Giustizia Ue 9 giugno 2005) • Inserto: di Stato, 9 settembre 2005, n. 4648) • Rifiuti farmaceutici,
Quesiti: Reato di gestione non autorizzata e violazione degli Tecnica di polizia giudiziaria ambientale a cura di M. Santo- l'accordo 25 maggio 2005 rispetta le regole fondamentali del-
obblighi di tenuta dei registri; Trasporto di rifiuti in Lista Verde loci “Controllo ed accesso in azienda da parte degli organi di la gestione [numero 124 (12/05): • Rifiuti ed emission
e formulario • Inserto: Tecnica di polizia giudiziaria ambien- vigilanza: ispezioni, prelievi e analisi” (4° fascicolo) [nu- trading • Discariche, le non conformità comunitarie del Dm 3
tale, a cura di M. Santoloci “Vasche, cisterne e reflui azienda- mero 122 (10/05): Discariche, abrogato il Dm 13 marzo agosto 2005 • Bonifiche, la sospensione condizionale della
li” (2° fascicolo) [numero 119 (6/05): Acquisti verdi: l’e- 2003 • Raee e impianti esistenti: domande di adeguamento • pena è subordinata all’eliminazione totale dell’inquinamento
sperienza della Provincia di Bologna • Il problema della com- I reflui dei frantoi oleari tentano (senza successo) la fuga dai (sentenza Cassazione 12343/2005) • Chiunque, anche se non
patibilità tra parchi e discariche • Inserto: Tecnica di polizia rifiuti • Bonifica dei siti inquinati, via all’iscrizione all’Albo professionista del settore, può gestire abusivamente i rifiuti
giudiziaria ambientale, a cura di M. Santoloci “L’accerta- • La sospensione condizionale della pena può subordinarsi al- (sentenza Cassazione 3322/2005) • Le discariche vecchie, ma
mento delle responsabilità soggettive durante il controllo in a- la riparazione anche dove non previsto dal “Ronchi” adeguate, equivalgono alle nuove (Tar Veneto, 27 giugno
zienda – la delega interna” (3° fascicolo) [numero 120 (Sentenza Cassazione 48061/04) • Inserto: Tecnica di polizia 2005, n. 2671) • Gomme e pneumatici: gli acquisti verdi della
(7/05) Numero speciale IPPC-AIA: Dlgs 59/2005 per cen- giudiziaria ambientale a cura di M. Santoloci “Verifiche am- P.a. (Circolare MinAmbiente 19 luglio 2005) • Indici annuali.

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