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SPAGNA

In Spagna il fenomeno dell’impresa pubblica ha conosciuto un periodo di forte impulso durante


la dittatura di Primo de Rivera (1923-1930) e quindi con il regime franchista: nel 1941 viene
creato l’Instituto Nacional de Industria de España (INI), sul modello dell’IRI italiano, con il
compito di “promuovere e finanziare, al servizio della Nazione, la creazione e la rinascita delle
nostre industrie, specialmente di quelle che si propongono come fine principale la soluzione dei
problemi imposti dall’esigenza di difesa del paese o che si rivolgono allo sviluppo della nostra
autarchia economica” (art. 1 della legge 25 settembre 1941). L’INI operò come gruppo
finanziario e industriale, da cui dipendevano moltissime imprese nei più diversi settori (cd.
“empresas nacionales”), tra le quali l’Instituto Nacional de Hidrocarburos (INH), l’Empresa
Nacional de Electricidad S.A. (Endesa) e l’Empresa Nacional Siderúrgica S.A. (Ensidesa).
A partire dal Piano di stabilizzazione del 1959, l’economia spagnola si apre maggiormente al
mercato, per cui l’impresa pubblica assume una funzione sussidiaria rispetto a quella privata.
Negli anni ’70 il settore dell’impresa pubblica conosce una fase di razionalizzazione, fondata sullo
sviluppo del carattere economico ed imprenditoriale delle imprese pubbliche, che continua
durante la fase della transizione dal franchismo alla democrazia. La Costituzione del 1978
riconosce, all’art. 38.1, “la libertà d’impresa nel quadro dell’economia di mercato”, e all’art.
128.2, “la pubblica iniziativa nell’attività economica. Mediante legge potranno riservarsi al
settore pubblico risorse e servizi essenziali, con particolare riferimento al caso di monopolio, e
così pure decidere l’intervento imprenditoriale quando lo esiga l’interesse generale”.
A partire dagli anni ’80, molte imprese pubbliche vengono privatizzate. Nel 1985 inizia il
processo di privatizzazione dell’INI, anche a causa delle perdite accumulate negli anni
precedenti. Mediante la Ley 21/1986, de 23 de diciembre, de Presupuestos Generales del Estado
para 1987, che modifica l’art. 6 della legge istitutiva dell’INI del 1941, si prevede che l’acquisto
o la vendita di azioni e la concessione di prestiti a medio o lungo termine, quando superino
l’importo di 500 milioni di pesetas, necessitino dell’autorizzazione del Governo. Gli atti di
acquisizione o perdita della posizione maggioritaria dell’INI nelle società nelle quali questa aveva
una partecipazione, dovevano essere concordati con il Consiglio dei ministri. Pur mantenendo un
controllo di tipo politico, negli anni successivi diventa così possibile per lo Stato liquidare le
partecipazioni che non ha interesse a mantenere.
Nel 1992 l’INI costituisce una società anonima, TENEO, a cui apporta tutte le azioni del capitale
delle imprese partecipate. Successivamente la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales
(SEPI), ente di diritto pubblico sottoposto al controllo del Ministero dell’economia e delle finanze,
creato nel 1995, sostituisce l’INI, con il compito di amministrare le imprese e le società a
partecipazione pubblica. A partire dal 1996 si intensifica il processo delle privatizzazioni, portato
avanti dal Governo Aznar (1996-2004): con l’approvazione dell’Accordo del Consiglio dei Ministri
del 28 giugno 1996 vengono poste le basi per l’avvio del processo di modernizzazione delle
imprese pubbliche e delle imprese a partecipazione statale in Spagna. Tale processo si conclude
nel 2001, allorquando in sostanza il programma di privatizzazioni delle imprese pubbliche
nazionali risulta completato.
Nell’ordinamento spagnolo, la nozione di impresa pubblica non è univoca, potendo comprendere
sia gli enti pubblici imprenditoriali che svolgono la loro attività in regime di diritto privato e le
società mercantili con partecipazione maggioritaria della pubblica amministrazione (imprese
pubbliche in senso stretto), sia le società mercantili con partecipazione pubblica minoritaria
(imprese pubbliche in senso improprio). La privatizzazione ha pertanto caratteristiche diverse
nei due casi: si ha una privatizzazione formale allorquando, pur passando da un regime
pubblicistico ad uno privatistico, la titolarità dell’attività rimane in capo a soggetti pubblici,
mentre si ha una privatizzazione sostanziale quando tale titolarità passa da soggetti pubblici a
soggetti privati. A sua volta, la privatizzazione sostanziale può assumere diverse modalità:
1) privatizzazione di compiti o di attività;
2) privatizzazione della gestione dei servizi pubblici;
3) privatizzazione del patrimonio;
4) privatizzazione delle fonti di finanziamento.
La privatizzazione sostanziale può poi configurarsi come una privatizzazione totale, nel caso in
cui l’intero capitale sociale passi a soggetti privati, o parziale, se l’alienazione riguarda solo una
parte del capitale sociale.
Lo strumento fondamentale adottato dalla Spagna in questo contesto è quello della
privatizzazione parziale, scelta che ha consentito comunque di garantire la continuità
imprenditoriale dell’impresa. Nel 1995 è stata poi approvata un’apposita legge che ha permesso
un controllo delle imprese che svolgevano attività di interesse pubblico, senza che i pubblici
poteri conservassero quote di capitale. Si tratta della Ley 5/1995, de 23 de marzo, de Régimen
jurídico de enajenación de Participaciones Públicas en determinadas empresas, che ha inteso
preservare l’integrità delle imprese pubbliche, favorendo al contempo le privatizzazioni,
mediante una procedura di autorizzazione amministrativa preventiva.
Attualmente la SEPI partecipa in forma diretta e maggioritaria a 21 imprese, che formano il
“Gruppo SEPI”, tra cui l’Agenzia EFE (comunicazioni), gli Astilleros Españoles (costruzioni navali)
ed altre imprese in diversi settori. Essa detiene inoltre partecipazioni minoritarie in altre
imprese, tra cui Corporacion RTVE, che gestisce il settore pubblico radiotelevisivo, e la
compagnia Iberia. Da essa dipende direttamente l’Ente RTVE (comunicazioni), peraltro in stato
di liquidazione.
La SEPI partecipa anche a due fondazioni: la Fundación Laboral, che gestisce programmi di
carattere sociale e formativo, e la Fundación SEPI, che realizza, tra l’altro, studi e pubblicazioni
di carattere economico e gestisce programmi di borse di studio.
Pur essendo un ente di diritto pubblico, le attività della SEPI si conformano all’ordinamento
giuridico privato, salvo per quanto concerne le materie in cui è applicabile la legge generale sul
bilancio (Ley General Presupuestaria). Nel disegno originario del 1995, il legislatore aveva
introdotto il principio dell’unità di titolarità e di gestione, affidata ad un azionista unico al quale
era vietata la possibilità di ricorrere al bilancio statale e che era quindi chiamato ad agire come
un investitore privato. Tuttavia, con la Ley 20/2006, de 5 de junio, de modificación de la Ley
5/1996, de 10 de enero, de creación de determinadas entidades de derecho público, la SEPI e le
società da essa partecipate in forma maggioritaria possono ricevere contributi a carico del
bilancio generale statale (Presupuestos Generales del Estado), così come raccogliere fondi nei
mercati nazionali o stranieri, mediante l’emissione e la collocazione di valori a rendita fissa, che
possono così godere della garanzia dello Stato nei confronti di terzi.
Le modifiche introdotte dalla legge 20/2006 hanno sostanzialmente mutato il regime finanziario
della SEPI e delle imprese partecipate, al fine di adeguarlo, nel rispetto del diritto comunitario,
ad una nuova fase imprenditoriale: risultava infatti difficile mantenere il principio dell’autonomia
di bilancio di cui esse godevano, una volta completate le privatizzazioni del quinquennio 1996-
2001.
La SEPI e il suo Gruppo sono sottoposti ad una serie di controlli:
· controllo economico-finanziario, mediante gli interventi dell’amministrazione generale dello
Stato e della Corte dei conti (Tribunal de Cuentas);
· controllo in materia di rapporti di lavoro, attraverso l’intervento della Commissione di
monitoraggio della negoziazione collettiva e della Commissione interministeriale sulle
retribuzioni;
· controlli specifici per le privatizzazioni, mediante il Consiglio consultivo sulle privatizzazioni,
l’amministrazione generale dello Stato e la Corte dei conti;
· controllo parlamentare, mediante audizioni presso il Congresso dei deputati e il Senato;
· controllo da parte dell’Unione europea, attraverso gli organi comunitari competenti.
Il versante delle imprese a partecipazione statale è affidato in Spagna, in aggiunta alla SEPI, alla
società Grupo Patrimonio, che è responsabile del settore non industriale e che dipende dalla
Direzione generale del Patrimonio dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze. Il
Grupo Patrimonio comprende essenzialmente un insieme eterogeneo di imprese pubbliche del
settore non industriale, che operano come strumenti flessibili nell’esecuzione delle politiche
pubbliche. Si tratta di società operanti, tra gli altri, nei settori dei servizi, degli investimenti e
delle attività culturali.
Nel marzo 2010, il Presidente del Governo Zapatero ha annunciato, in una sede ufficiale, la
presentazione di un piano di riduzione delle strutture e delle imprese pubbliche
dell’amministrazione generale dello Stato; in precedenza il Ministro dell’economia e delle finanze
Elena Salgado Méndez aveva annunciato una riduzione del numero delle imprese pubbliche.

Compagnia Telefonica Nazionale della Spagna:


 Fondata a Madrid il 19 apr ’24, con monopolio servizio telefonico
 ’45 stato ha interesse in compagnia del 79,6%
 ’67 diminuisce partecipazione statale, grazie a aumento di capitale
 ’96 Juan Villalonga incaricato di modernizzare società delle telecomunicazioni
 ’97 privatizzazione mercato telefonico, grazie a due offerte pubbliche (’95 e ’99): Telefónica è
una public company, senza azionista di controllo (maggiori partecipazioni: BBVA (5,17%), La
Caixa (5,013%))
 Ha perso monopolio ma è diventata una delle più grandi società telefoniche: leader in Spagna
e opera anche all’estero

Endesa (società di energia elettrica):


 Fondata nel ’44
 ’88 inizio privatizzazione: stato riduce propria partecipazione a 75% grazie a offerta pubblica
di vendita; azioni scambiate alla borsa di New York
 ’94 partecipazione stato=66,89%
 ’97 partecipazione stato=50%
 ’98 ultimazione privatizzazione, con vendita di ulteriore 33%
 ’06 Acciona acquista 10%
 ’07 Enel acquista 9,9%
 ’09 Enel detiene 92%
 ’14 Enel riduce partecipazione a 70%

ANDORRA
 Non esistono linee ferroviarie né aeroporti
 Legata a Francia da un’unione doganale, a Spagna da unione postale
 Non aderisce né al Trattato di Schengen né all’UE, ma utilizza la moneta dell’euro e vive le
stesse agevolazioni commerciali dei Paesi membri
 Sistema agricolo protezionista
 Andorra Telecom: società statale di telecomunicazione (da radio a Internet)
 Paradiso fiscale

AZERBAIGIAN
Le misure adottate in termini di privatizzazione dei terreni statali, riforme fondiarie,
liberalizzazione dei prezzi, riforme fiscali, creazione di un ambiente favorevole per il business e
per lo sviluppo di infrastrutture di mercato giocarono un ruolo fondamentale in questo periodo di
transizione. Sin dal 1995, le prime riforme agrarie della CSI e misure come l’abolizione dei
sovkhoz e dei kolkhoz con la distribuzione delle loro terre, del bestiame e delle proprietà diedero
luogo a seri cambiamenti strutturali e fecero emergere un nuovo tipo di relazioni in agricoltura.
Da un punto di vista istituzionale, le riforme fondiaria e agraria sono state già concluse. Più di
1350 migliaia di ettari di terreno sono stati distribuiti liberamente agli abitanti di villaggi rurali e
sono state costituite aziende agricole private in sostituzione dei sovkhoz e dei kolkhoz. Il privato
copre oggi quasi il 100% del settore agricolo. Un altro aspetto importante della politica
economica del periodo di transizione è stato anche lo sviluppo di infrastrutture. L’attuazione dei
progetti relativi ai corridoi per il trasporto Est-Ovest e Nord-Sud iniziò a favorire il sistema di
trasporti azerbaigiano, permettendo un utilizzo efficiente della sua portata di traffico. Uno degli
orientamenti più importanti nelle riforme economiche sistematiche e continuative attuate dal
1995 è stata la privatizzazione dei terreni statali e l’instaurazione di condizioni favorevoli allo
sviluppo di una libera imprenditorialità.
A quel punto, il primo passo nella privatizzazione delle proprietà statali era stato completato ed
era cominciato il secondo programma di privatizzazione. All’interno di questo programma, le
aziende di comunicazione, dei trasporti, della chimica, della manifattura e dell’energia furono
aperte alla privatizzazione. Di conseguenza, come risultato di una privatizzazione di massa, la
quota del PIL del settore privato raggiunse il 55% nel 2003. Si stima che durante la seconda
fase del periodo di transizione siano stati predisposti e attuati numerosi programmi
socioeconomici a sostegno dello sviluppo economico dell’Azerbaigian: Programmi statali per lo
sviluppo delle piccole e medie imprese; Programma statale per l’attuazione delle riforme nel
sistema statistico statale; Programmi statali per lo sviluppo del settore agrario; Programmi
statali per la privatizzazione delle proprietà statali, ecc. Dalla fine del 1995, fu registrato un
grande progresso nel passaggio del Paese alle relazioni commerciali; in sostanza, emerse un
modello di sviluppo economico profondamente rinnovato e furono formulati i parametri chiave
della politica socioeconomica. In seguito, vennero instaurate politiche fiscali e monetarie rigide e
vennero portate a termine serie riforme delle imposte e delle norme doganali. Vennero attuate
azioni globali in materia di liberalizzazione dei prezzi, attività economica estera e mercato
valutario, limitazione del potere dello stato nelle attività commerciali delle società, creazione di
istituti commerciali (Forex, credito, assicurazioni e leasing) e creazione di un ambiente
favorevole all’imprenditoria e ad attrarre investimenti esteri. Il periodo in questione è stato
caratterizzato da uno sviluppo continuo dell’economia del paese. Il PIL crebbe in media del 9%
all’anno mentre si triplicava il PIL pro-capite; anche il settore privato crebbe di tre volte
raggiungendo il 73% del PIL. Il salario mensile medio aumentò di 5,6 volte, gli investimenti
esteri e interni aumentarono rispettivamente di 8,8 e 5,6 volte. L’indice dei prezzi al consumo
calò dal 512% nel 1995 al 2,2% nel 2003. Le entrate del budget statale aumentarono di tre
volte mentre il deficit era ridotto al minimo. La presenza dell’Azerbaigian nell’economia del
Caucaso meridionale superò il 50%.

 Ott ’17 156 beni pubblici all’asta (25 società per azioni, 64 piccole imprese statali, 67 area
non-residenziali)
 Legislazione su elettricità volta a creare quadro giuridico per la liberalizzazione del mercato
entro il 2025, consentendo la privatizzazione delle centrali elettriche statali e i generatori
privati per sviluppare nuovi impianti e vendere energia.

KAZAKISTAN
Gran parte dell'economia del Kazakistan, gestita esclusivamente dallo stato fino al 1991, è stata
privatizzata, comprese le compagnie televisive, elettriche e petrolifere. Circa 17.000 aziende
sono state vendute. Il settore privato è dominato da un piccolo gruppo di importanti compagnie
con interessi diversificati, che vanno dalle attività finanziarie e di investimento a negozi e
ristoranti, tutte con legami stretti, spesso di parentela, con il governo.
La privatizzazione della terra e dell'agricoltura è stata più lenta, poiché i kazaki temevano che
ciò avrebbe consolidato il dominio coloniale russo e avrebbe distrutto i diritti terrieri storici delle
orde e dei clan. Molti kazaki vivono ancora nelle vecchie fattorie collettive, in genere molto
povere.
L'Astana Bank, terzo istituto di credito nel Paese, è stata acquisita nel 2007 dall'Unicredit.

Nel 2015 il Kazakhstan ha sviluppato un piano di privatizzazione con l’obiettivo di diminuire la


partecipazione dello Stato nell’economia del Paese fino al 15% del prodotto interno lordo. Nel
novembre 2018, Kazatomprom, l’operatore nazionale della Repubblica del Kazakistan per
l’importazione e l’esportazione di uranio, metalli rari, combustibile nucleare per centrali nucleari
– nonché il più grande produttore e venditore mondiale di uranio naturale – ha depositato il 15%
delle sue azioni presso la Borsa di Londra e l’Astana International Financial Centre, raccogliendo
451 milioni di dollari.
Arriviamo quindi al presente: delle 806 società incluse nel piano quinquennale, ben 506 sono
state vendute generando 629,5 miliardi di tange (ovvero 1,5 miliardi di dollari); 301 sono invece
state riorganizzate o liquidate. “Nel corso del 2020 – ha detto Zhamaubayev durante una
riunione del governo – sono state vendute 12 società per un totale di 241,6 milioni di dollari);
55 sono state incluse nel nuovo piano di privatizzazione per il 2021-2025”.
Al netto dei risultati già promettenti, nel 2021 KazPost e Samruk Energo saranno vendute a un
investitore strategico; nel 2022, la holding prevede un’IPO (offerta pubblica iniziale) della
compagnia aerea KazMunaiGas e Air Astana, oltre alla privatizzazione della compagnia aerea
Qazaq Air e della compagnia mineraria Tau Ken Samruk. Infine, l’IPO della compagnia
ferroviaria nazionale del Kazakistan Temir Zholy è prevista nel 2023. L’importanza di tutte
queste privatizzazioni è fondamentale. Il Kazakhstan, infatti, è un Paese che per molti anni ha
basato l’economia soltanto sulle entrate derivanti dall’estrazione del petrolio.
Privatizzare le imprese statali è stato un passo importante per sviluppare un proprio mercato
finanziario e, quindi, diversificare l’economia. Grazie a standard internazionali di
regolamentazione, una borsa locale, tribunali arbitrali indipendenti e all’apertura di istituti
finanziari internazionali, è stato gradualmente creato un mercato di capitali liquidi capace di
attirare investitori locali e stranieri.

Fonti: Wikipedia, Repubblica, Camera dei Depu tati, Zeppelin, Treccani, Ambasciata della
repubblica dell’Azerbaigian, Energia Oltre, Inside Over

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