Sei sulla pagina 1di 3

DEI SEPOLCRI

Il carme Dei Sepolcri è l’opera di Foscolo più compatta e conclusa poiché è stata scritta in poco
tempo e non è stata ritoccata dall’autore dopo la prima stampa.

L’opera affronta problematiche di tipo ideologiche, politiche, filosofiche che caratterizzano il


periodo tra la rivoluzione francese e la Restaurazione. Nonostante il carme sia quindi nato in
stretto rapporto con l’epoca di Foscolo, risulta essere caratterizzato da un’attualità che si ritrova
soltanto in pochi testo della nostra storia letteraria.
Questa attualità riguarda il senso della morte e il rapporto tra scomparsi e superstiti.
Una volta privati delle certezze garantite dalla fede religiosa riguardo l’aldilà,per affrontare un tema
del genere si hanno due possibilità:
● 1. Negare l’importanza del tema rischiando di dover negare la dimensione materiale della
vita umana e i limiti che la compongono
● 2. Ridefinire il valore della morte e dei riti che l’hanno storicamente accompagnata sin dalla
nascita della civiltà
Questa seconda scelta è la strada che Foscolo decide di intraprendere, quindi, il poeta decide di
riscrivere le coordinate di una antropologia laica che prendesse il posto di quella cristiana.

COMPOSIZIONE

La composizione del carme Dei Sepolcri avviene tra l’estate e l’autunno del 1806. I tempi precisi
della sua nascita non sono noti con sicurezza, anche perché le testimonianze dell’autore sono
scarse e inaffidabili. Nonostante ciò, nel gennaio del 1807 l’opera è terminata e viene inviata a
Monti per avere un parere.

Secondo alcuni studiosi Foscolo ha compiuto dei depistaggi in modo tale da nascondere e
minimizzare il debito nell’ispirazione verso Pindemonte, che nello stesso periodo stava
componendo un poema sullo stesso argomento ( i cimiteri). Infatti, Foscolo si era recato a far
visita a Pindemonte nella primavera del 1806 in compagnia della Albrizzi e in quel tempo
Pindemonte aveva già composto parte del primo canto dei cimiteri.
È molto probabile che l’idea di scrivere Dei Sepolcri sia nata in Foscolo grazia a una discussione
avuta con Pindemonte e la Albrizzi: i due si erano lamentati dell’eccessiva severità della
legislazione francese, accusandola di non tenere conto dell’aspetto umano della morte e delle
tombe. Foscolo aveva rifiutato la loro posizione per ragioni politiche e filosofiche, poiché egli
aderiva alla cultura rivoluzionaria materialistica e laica.
Scrivendo i Sepolcri, Foscolo dichiara di voler ritrattare la sua posizione e facendo propria quella
del suo contraddittore, Pindemonte. Ma in realtà Foscolo rifiutava la regolamentazione francese
delle sepolture per ragioni più complesse di quelle sostenute da Pindemonte.
La nascita della discussione tra Pindemonte e Foscolo è generata da una nuova legislazione
sulle sepolture, attuata prima in Francia nel 1804, per poi estendersi in Italia nel 1806. Il decreto
stabiliva il divieto di seppellire i morti all’interno delle zone abitate per motivi igienici e prescriveva
un rigido controllo sulle iscrizioni funerarie.

Mandato a Monti i Sepolcri nel gennaio del 1807, Foscolo tenne probabilmente conto di alcune
correzioni apportate finché ai primi d’aprile la stampa era compiuta.
STRUTTURA E CONTENUTO

I sepolcri vengono definiti carme nella prima edizione, in questo modo, Foscolo rilanciava il
significato classico del termine che indicava un genere di poesia impegnata e solenne. Il termine
poi assume altro spessore quando è impiegato nelle lettere relative ai Sepolcri, definiti da lui
epistola. Il genere dell’epistola è utilizzato quando si ha la presenza di un destinatario esplicito,
cioè, Pindemonte a cui l’autore si rivolge più volte nel testo.
Infine sarebbe anche possibile considerare i Sepolcri come un poemetto filosofico, nonostante
manchi l’elemento narrativo tipico del genere del poemetto.

I Sepolcri presentano dei caratteri innovativi. L’innovazione sta in primo luogo nell'intento di
dimostrare, attraverso argomentazioni ed esempi; e poi sta nella forte carica attualizzante,cioè,
nel rapporto tra il passato e il presente.

I sepolcri sono costituiti da 295 endecasillabi sciolti, ed è possibile suddividere il testo in quattro
parti seguendo il suggerimento dell’autore.

● Prima parte (vv 1-90). Viene affrontato il tema dell’utilità delle tombe e dei riti dedicati ai
morti. Da un punto di vista materialistico e laico, essi sono inutili e non riscattano la perdita
della vita. Ma c’è un senso legato alla dimensione sociale dell’uomo, i cari possono
piangere l’estinto e ricordarlo, restando anche in contatto con lui, e per garantire questo
contatto acquistano senso e un’utilità le tombe e le iscrizioni. La morte però non è uguale
per tutti e non rende tutti uguali, i cattivi possono sperare solo nel perdono di Dio perché
sono giustamente esclusi dal ricordo positivo, mentre i buoni sono ricordati a lungo. Quindi
risulta ingiusta la nuova legge che propone di cancellare le differenze sociali e sottolineare
l’eguaglianza tra gli uomini, poiché nega di poter dare il giusto riconoscimento ai
migliori. In merito alla questione viene fatto l’esempio del poeta Parini che non ha avuto
una sepoltura adeguata e giace in una fossa comune.
● Seconda parte (vv 91-150) viene fatta una ricognizione dei vari usi e delle varie concezioni
che si sono susseguiti riguardo alla morte nel corso della civiltà umana. È stabilito un nesso
fondamentale tra civiltà e cura dei morti, questo non significa che esiste un unico modo per
onorare i defunti . Per dimostrare la varietà storica degli usi, Foscolo usa esempi
contrapposti: da una parte viene condannato il modello cattolico medievale e
controriformistico, che presenta la morta in modo angoscioso; dall’altro lato viene
idealizzato il modello antico delle civiltà classiche, che prevede un rituale affettuoso in
cui il legame tra morti e vivi è conservato. Un esempio di questo modello si ha in Inghilterra.
La possibilità di poter colloquiare con i prodi cari scomparsi è un illusione, un'illusione
benefica e positiva, dotata di un dorate significato civile.
● Terza parte (vv 151-212) è ripreso è trattato a fondo il rapporto tra significato privato e
significato pubblico della morte e dei riti. Le tombe dei grandi comunicavano ai virtuosi il
loro esempio e li stimolavano a seguirlo. Ne è prova la chiesa di Santa Croce a Firenze
dove sono sepolti molti dei grandi italiani del passato come Machiavelli, Michelangelo. Da
queste tombe dovrà partire il riscatto italiano, sia in senso politico, sia in senso civile e
culturale. Un esempio di questo riscatto è Alfieri, che era solito visitare la chiesa e ora è
seppellito nella stessa. Questo è l’unico sentimento di sacralità che può essere accettato
da un punto di vista laico, ed è lo stesso sentimento che ha spinto l’impegno dei Greci nella
battaglia di Maratona, dove molti hanno accettato di morire per difendere la propria patria e
dunque la morte dimostra di poter avere un senso storico e terreno.
● Quarta parte (vv 213-295) la parte conclusiva è introdotta da un esempio tratto dal mondo
classico: secondo una leggenda, il mare avrebbe deposto sulla tomba di Aiace le armi di
Achille che Ulisse aveva ottenuto con l’inganno, spingendo Aiace al suicidio. Questo serve
a riflettere sul valore morale della morte che compensa le ingiustizie della vita,
riconoscendo i meriti ai virtuosi e garantendo loro la gloria ma perché questo possa
accadere è necessario che qualcuno si dedichi a ricordare questi grandi e che garantisca la
continuità storica. Se le tombe sono un simbolo di civiltà e di continuità, la poesia assume
la stessa funzione delle tombe ma si rivela calce di esercitarla oltre i limiti. Foscolo
inserisce un riferimento al mondo classico, nello specifico alle vicende di Troia, vinta e
distrutta dai Greci ma diventata eterna nel ricordo delle generazioni successive grazie alla
poesia di Omero. Il poeta è stato capace di dare il giusto riconoscimento al valore dei
troiani sconfitti, arrivando a fare di Ettore un modello immortale di lealtà e virtù

Potrebbero piacerti anche